lunedì 11 marzo 2019

Recensione di SEMPRE PIÙ MAGRE di Victoire Dauxerre





SEMPRE PIÙ MAGRE
LA DENUNCIA DI UNA GIOVANE TOP MODEL


Victoire Dauxerre con Valérie Péronnet
Ed. Chiarelettere settembre 2017
Pag. 242
€ 16,00
Copertina flessibile 
Ebook disponibile


CONOSCIAMO L'AUTRICE

Victoire Dauxerre foto dal web

Victoire Maçon Dauxerre è, ad oggi, una bella ventenne in salute che studia recitazione a Londra intraprendendo i primi passi in teatro, la sua vera passione.
Dopo la fine del liceo viene notata da un talent scout di modelle che le prospetta una vita di lusso sotto i riflettori delle Capitali della moda, decantandola come la nuova Schiffer.
Per Victoire, attirata dal mondo del cinema e del teatro, la prospettiva è talmente allettante che decide di accettare la proposta di diventare la nuova top model mondiale. 
Inizia così il suo calvario che, passerella dopo passerella, la trascinerà nel buco nero dell'anoressia pur di riuscire ad entrare in una taglia 36.
Con Sempre più magre,  diario denuncia, divenuto best seller in Francia vendendo oltre cinquantamila copie, ispira la legge francese contro l'anoressia, che, oltralpe, costringe le agenzie di modelle a sottoporre le mannequin ad accurati controlli medici che attestino il loro stato di salute, con particolare riferimento all'indice di massa corporea.


Valérie Péronnet foto dal web



Valèrie Pèronnet nasce nel 1964 a Dakar. Diventata giornalista indipendente collabora con la rivista Psychologies Magazine. Scrive oltre trenta racconti, saggi e testimonianze come ghost writer. Nel 2013 pubblica il suo primo romanzo.

TRAMA


"Ma tu sei la nuova Claudia Schiffer!". 

Victoire ha diciassette anni, ha appena finito il liceo a Parigi, la città dove vive, quando per strada viene fermata da un talent scout di modelle che non fa che decantare le lodi della sua bellezza e prospettarle un futuro da top model. Come molte sue coetanee, a maturità finita, non ha ancora chiaro cosa fare nella vita. Non ha superato i test d'ingresso  per l'Università ed entra in crisi. L'offerta di fama e guadagni facili, bella vita tra viaggi e hotel di lusso, abiti di alta moda e feste vip che le fa il talent scout sembra  allettante.
Un metro e settantotto per 56 chili , Victoire, prepara il suo book fotografico con la paura di non riuscire ad entrare nei vestiti da passerella. Con la spada di Damocle della famigerata taglia 36, comincia a nutrirsi di 3 mele al giorno per perdere peso velocemente. La sua prima fashion week la vede sfilare a New York, ma in sei mesi ottiene ventidue défilé tra Parigi e Milano dove sfila per Céline, Alexandre Mc Queen, Miu Miu  e altri marchi famosi. Adorata dagli stilisti, alla fine dell'anno, si piazza nella top 20 di modelle più richieste, grazie alla sua taglia 36, la più richiesta.
Mentre la sua carriera vola verso il culmine della gloria, la sua vita scivola sempre di più verso l'inferno.
Manipolata dalla vocina che la spinge verso la magrezza, ridotta al peso di 47 chili e all'anoressia, Victoire inizia a vedere il mondo delle top model e della moda per quello che è realmente, una catena di montaggio dove le modelle sono considerate come oggetti, costrette ad estenuanti attese per un casting ed a farsi la guerra tra di loro per la prima pagina. Ridotta pelle e ossa quasi come fosse una gruccia, vuota ed isterica, Victoria arriva a toccare il fondo del baratro prima di potersi rialzare e ritrovare la strada della salvezza che la porterà verso il futuro che ha sempre sognato.


IMPRESSIONI

Ho notato questo diario biografico tra le pubblicazioni di Chiarelettere e , sempre gentili e disponibili me ne hanno mandato una copia omaggio per poterla recensire: per questo la ringrazio ancora tantissimo. 
Sapevo a cosa sarei andata incontro leggendo quelle pagine di vita vissuta e sofferta. Sapevo che non sarebbe stata una lettura spensierata e leggera, ma volevo saperne di più su quello che si cela dietro al dorato mondo delle griffes prestigiose. Un mondo torbido, fatto di guerre intestine tra ragazze disperate e scheletriche, manipolate dal clichè del magro è bello, dal mito che "taglia 36 è perfezione assoluta". 
Leggendo la storia di Victoire ho provato una girandola di sentimenti, devo dire non tutti positivi, che alla fine mi hanno lasciato una morsa nello stomaco. No, non la morsa della fame, ma del dolore, quello che si prova quando ci rendiamo conto che spesso l'essere umano è considerato solo un oggetto per il piacere e l'arricchimento altrui: carne da macello! 
Tra rabbia, impotenza e dolore fisico ogni volta che stava male Victoire, mille pensieri hanno affollato la mia mente.  Ammetto che per un attimo mi sono vista scorrere davanti uno di quei filmati sui campi di concentramento: le modelle costrette alla fame ed ai ritmi serrati dei casting, oggetti da sfruttare come gli Ebrei nei campi. 
Il primo pensiero, comunque, è stato quello della famiglia, che sembra quasi spingere la ragazza verso il baratro per un momento di gloria. Magari per dei sogni infranti in gioventù. E'giusto costringere un figlio che soffre, che sta male a proseguire su una strada sbagliata, farlo arrivare quasi alla distruzione solo per denaro o fama?
Il secondo pensiero che continua tutt'ora a rigirarmi nella mente è che, consapevoli di tutta la sofferenza e lo squallore che gira attorno al mondo della moda, si continua ad osannare e idolatrare gli stilisti (i quali nonostante tutto, non smettono di trattare i loro modelli anoressici come grucce), a sostenerli acquistando le loro creazioni a prezzi esorbitanti, incentivando e propagandando i canoni errati  di corpi vuoti, grigi e fragili come cristallo, pari a bellezza e salute. E' giusto tutto ciò? Non bisognerebbe fare qualcosa per mettere fine al clichè del sottopeso è bello e salutare perchè lo impone la moda?

"La bruttezza immonda, scheletrica, schifosa, in mezzo a tutte quelle bellezze. La morte ornata di luci, trucco, pellicce, seta, merletti, raso, pelli preziose e tacchi diciotto. La morte che per poco non mi cattura."

Victoire è una bella ragazza francese, solare, educata, socievole e gentile.  Ha diciassette anni e vive a Parigi coi genitori, due fratelli che ama più di se stessa e la sua gatta confidente Plume. Finita la maturità, con una storia sentimentale fallita a causa del fidanzato che la molla per la ex e coi test di ammissione all'Università falliti, il suo futuro sembra nero e privo di opportunità. Ma Parigi è una delle  capitali della moda, e sarà un talent scout di top model , Seb, a convincerla, mentre la incontra a fare shopping, che è la nuova Claudia Schiffer. Dopo il primo momento di perplessità, per la ragazza, quelle parole diventano un richiamo. Lei che ha sempre sognato una  vita sotto i riflettori, di fare l'attrice. Seb ha saputo essere convincente, Elite, un'importante agenzia di modelle vuole farne la top model rivelazione, che tutti gli stilisti si contenderanno. Con l'aiuto del padre che la segue nel contesto burocratico e col sostegno dei fratelli e della madre, finalmente contenta che abbia trovato una strada da seguire, Victoire fa il suo primo book fotografico, pronta per volare a New York senza perdere tempo, sotto l'ala protettrice di Seb. 
Deve però mettersi in testa che la sua taglia 40 è troppo per le passerelle: dovrà scendere alla 36 se vorrà sfilare ed essere la top.

"Subito va bene, ma non prima di aver scelto con lui la mia <<divisa da mannequin>>: jeans neri ultraslim per mettere in evidenza il lato B, maglietta nera Petit Bateau per esaltare il lato A, e poi <<un accessorio vintage e uno di lusso: è questo che crea l'equilibrio magico della moda, baby>>.

Inizia per Victoria una nuova avventura nella capitale USA, lontana dalla famiglia che il sedicente Seb è riuscito ad estromettere, con la compagnia di un peluche di nome Yuki intriso del profumo della madre e di due colleghe con le quali dividerà un appartamento. 
Arrivata a New York il suo peso è drasticamente calato in pochi giorni da 56 a 47 kg, i suoi pasti si suddividono in 3 mele al giorno innaffiate da pepsicola zero, perchè le bolle gonfiano e danno sazietà.

<<Per le campagne prendono anche una ragazza taglia 40 ma per la passerella devi indossare assolutamente una 36>>

Con la fashion week newyorkese inizia per Victoria un periodo difficile. I casting da fare, sotto pressione, trattata come un oggetto e lasciata per ore in attesa seduta sul pavimento di capannoni o uffici improbabili, circondata sempre più spesso  dalla rivalità e  cattiveria pressante tra colleghe. La solitudine e la mancanza della famiglia a stringerle lo stomaco in una morsa, d'altronde Seb le aveva detto che la madre non poteva seguirla durante i suoi spostamenti. E la fame che inizia ad attanagliarla insieme al freddo . Ma in agenzia sono stati chiari: se vuole essere una top model, la Top Model rivelazione, non deve aumentare di peso e deve riuscire a mantenere la taglia 36. 

"<<Ho ricevuto il tuo secondo messaggio, amore. Quarantasette chili sono davvero pochi per la tua statura. Promettimi che non scenderai oltre questa soglia>> <<Te lo prometto, mamma, non scenderò oltre>> a meno che non me lo chiedano, naturalmente."

A causa della sua tenace costanza e alla voce che le rimbomba nel cervello come un mantra "se mangi ingrasserai e non entrerai nei vestiti", Victoire viene risucchiata nel buco nero nell'anoressia senza rendersene conto. L'ossessione per la bilancia, lo specchio che le rimanda continuamente la visione di una ragazza sempre troppo grassa per poter sfilare, la spingono all'uso e abuso di lassativi, clisteri e sonniferi. I suoi pasti sempre più scarni e privi di calorie consistono in verdure al vapore scondite o frutta consumati sotto l'occhio indagatore di Seb e dei vari agenti, seguiti, ogni tanto da proteine magre come pesce e carne bianca e , una volta a casa, da lassativi e clisteri. E' sempre più dura per Victoire tenere il ritmo frenetico e competitivo di N.Y., la stanchezza e la nostalgia di casa cominciano a farsi sentire e il suo corpo a cedere. 
La pelle che brucia, sembra sgretolarsi come cristallo sotto i piedi ad ogni movimento, il ciclo è scomparso, i capelli stanno cadendo a ciocche. Il suo colorito diventa grigio, il sorriso viene strappato via da un broncio affilato e uno sguardo vuoto, perso nel nulla della demotivazione.
Ma per Victoire tutto ciò è normale, dipende solo dalla tensione delle campagne e dei casting a ritmo serrante. 
Tornata a Parigi per poi partire per la fashion week a Milano iniziano i primi dubbi. Dopo un casting andato male, sentitasi come un oggetto inutile tra le mani della guro degli stilisti italiani, Victoria decide di mollare. E' stanca, sente che quel lavoro non fa per lei. Capisce che Seb l'ha usata e manipolata per i suoi scopi lucrosi. 
Pronta a mettere fine a tutto e  tornare a casa, sarà l'arrivo della madre a farle cambiare idea, a darle un motivo per continuare almeno sino alla fine della fashion week che si terrà a Parigi. C'è un contratto in ballo e un budget consistente oltre al successo e alla fama ... L'esperienza italiana non è del tutto positiva, ma la fashion week di Parigi, a casa sua, tra i suoi affetti, sembra andare meglio. 
Gli stilisti fanno a gara per averla nelle loro catwalks. Le riviste di moda si contendono il suo corpo, ma Victoire è sempre più stanca e inorridita da quel mondo che la sta trasformando in uno scheletro musone, privo di sentimenti e educazione. 

"Non ne posso più di questa sofferenza. Della voce malefica che mi ripete in continuazione <<Sei grassa, sei brutta, sei una buona a nulla. Hai fallito su tutti i fronti. Mangiare, mangiare, non sai fare altro.>> Voglio riposare. Uscire da questo corpo immondo che odio. Voglio che finisca.>>

Lei, gentile e solare, che aveva sempre avuto una buona parola per colleghe e truccatori, per gli stilisti e gli agenti, sta diventando isterica e capricciosa, manipolata dai fili di un perfido burattinaio, quale è il mondo delle top model. 
E soprattutto è affamata. I morsi della fame sono troppo pesanti per lei, tanto da farla cedere al richiamo nevrotico e inconsulto del cibo troppo a lungo ignorato e così ingrassare. 
Nemmeno la vocina può nulla contro la sua fame d'amore e di comprensione, contro la sua voglia di essere amata e voluta per ciò che è realmente. 
Victoire, oramai nella morsa della distruzione cede, lascia il mondo delle passerelle, le guerre tra modelle e gli abiti taglia 36. 
Una manciata di pillole e tutto finirà: fame, solitudine, stanchezza ... 
Fortunatamente l'aiuto tempestivo del fratello e il sostegno della famiglia sono serviti a salvare Victoire dalla morte e, col tempo, a farle finalmente trovare la sua strada e l'amore, salvandola da un mondo che invece di portarla al successo voleva portarla alla distruzione per opera delle sue stesse mani.
Oggi Victoire sembra aver trovato la sua strada nel teatro, come desiderava da sempre. Ha trovato una forma fisica accettabile e un fidanzato. Ma soprattutto ha trovato il coraggio di denunciare i soprusi ai quali è stata sottoposta e, grazie ad un deputato, è riuscita a far passare la legge contro l'anoressia, che dovrebbe valutare le modelle non più in base alla taglia ma all'indice di massa corporea. Purtroppo c'è ancora molto da fare per migliorare questa legge e per far entrare in testa agli stilisti che una taglia 36, un corpo scheletrico e un viso imbronciato non sono indice di salute e bellezza, nemmeno con la griffe più prestigiosa ...

Che altro aggiungere? Ci sarebbe tanto da dire, da analizzare. Il diario di Victoire è forte, duro, a tratti spietato come gli otto mesi di passerella lo sono stati con lei. Chi avrà voglia di leggerlo potrà scoprire tutti i particolari di cui non ho volutamente parlato. E' una storia che si legge d'un fiato, scritta con uno stile semplice, scorrevole e con un pizzico di verve che sprona il lettore ad andare avanti, alla curiosità di conoscere qualcosa in più sulla vita di Victoire. 
Può piacere o non piacere, ma è una storia vera, vissuta realmente sulla ''pelle'' o sarebbe meglio dire sulla "pelle e ossa" della protagonista e non lascia indifferenti. 
Non aggiungo altro, solo, nel caso decideste di immergervi nella lettura di questo libro, di armarvi di tanta calma, di immedesimarvi in Victoria e di comprendere a cosa può portare la fame d'amore e di gloria.

Buona lettura Tania C.








martedì 5 marzo 2019

Recensione de L'ULTIMO MELOGRANO di Bachtyar Ali















L'ULTIMO MELOGRANO
di Bachtyar Ali
Ed. Chiarelettere 2018
Pag.261
Copertina flessibile
Euro 16,90
Ebook disponibile



CONOSCIAMO L'AUTORE



Foto dal web

Bachtyar Ali è un autore curdo molto amato ed uno dei maggiori autori del Medio Oriente. Nasce a Sulaymaniyah, nel Kurdistan iracheno, nel 1966. Ad appena 20 anni prende parte alle proteste studentesche contro il regime dittatoriale di Saddam Hussein, riportando delle ferite. Col tempo abbandona gli studi di geologia per dedicarsi  a tempo pieno alla scrittura. 
Nel suo paese gli sono riconosciuti numerosi premi letterari: Hardi nel 2009 e Sherko Bekas nel 2014. Le sue opere arrivano anche in Europa, dove gli viene assegnato, nel 2015, l'English Pen award e, nel 2017, il premio Nelly Sachs.
Scrittore poliedrico, pubblica romanzi, poesie e saggi e firma il primo romanzo curdo tradotto  in inglese, un passo importante nella storia.
Le sue opere sono pubblicate in numerosi paesi in tutto il mondo, Germania, Regno Unito, Francia e Usa. 
Vive a Colonia, in Germania dal 1998.

TRAMA

L'amore di un padre verso il figlio, quasi come una fiaba moderna, è diventata parabola per un'intera popolazione.
Dopo ventun anni di prigionia in un castello in mezzo al deserto iracheno, un ex rivoluzionario curdo, si ritrova di colpo libero. L'unico scopo che spinge Muzafari Subhdam a lasciare la sua prigione dorata, protetta dalla sabbia del deserto e lontana da un mondo a lui sconosciuto, è il pensiero di ritrovare suo figlio, costretto ad abbandonare ancora in fasce.
A bordo di una barca, insieme ad altri profoughi, inizia l'avventura che porterà Muzafari in Europa e, su quella barca, racconterà ai suoi compagni di traversata, tutta la sua storia, simile a tutte le altre storie di chi si è ritrovato in mezzo agli orrori della  guerra che ha devastato un'intera generazione.
Una fiaba moderna e attuale, avvolta da un velo di magia, quasi da Mille e una notte. Una favola poetica che racconta di angeliche creature, di un ragazzo dal cuore di vetro e di un melograno, l'ultimo, che sarà il sottile fil rouge che collega le vite dei personaggi.


IMPRESSIONI


Ho scoperto Bachtyar Ali e L'ultimo melograno grazie al gentile invio di una copia omaggio da parte di  Chiarelettere. Li ringrazio tantissimo per questa opportunità. Interessata sin da sempre agli autori mediorientali e alla loro cultura, mi ha incuriosito la storia di Muzafari, in modo particolare anche la copertina con una bella melagrana  rossa e succosa raffigurata. Immaginate la mia felicità quando ho aperto il piego libri...

<<Fino al settimo anno di prigionia avevo contato con cura le ore di ogni singolo giorno, secondo per secondo. Poi un mattino ti svegli ed è tutto confuso, non sai più se sei li da un anno o un da secolo, non ricordi che aspetto abbia il mondo fuori. Ma il pensiero più atroce è che di la ci sia qualcuno che sta aspettando. Solo quando sei certo che non ti aspetta più nessuno, che ti hanno dimenticato, puoi concentrarti su te stesso.>>

Muzafari era appena ventenne quando venne arrestato e fatto prigioniero in un castello in mezzo al deserto iracheno. Passeranno ventuno anni in completo isolamento, lontano dal mondo civile, prima che per Muzafari si aprano le porte della libertà. Costretto alla prigionia, con la sola compagnia di qualche guardia e del suo ''guardiano'', divenuto ''amico, confidente e protettore'' nel tempo. A Muzafari, superati i primi dolorosi anni in solitudine nel suo carcere ''dorato'' , viene naturale sentirsi quasi a casa, protetto dalla  sabbia del deserto e dalle stelle che ogni notte diventano custodi dei suoi pensieri più profondi e dei suoi racconti. Non gli resta che arrendersi al fatto che quella sarà la sua nuova vita, al sicuro dal mondo flagellato da una nuova e contagiosa pestilenza. Passano gli anni e per l'uomo arriva il momento della libertà. Si spalancano le porte della gabbia dorata e, quel mondo tanto sognato ma tanto brutto, gli si para davanti come una pagina bianca da riempire. Dopo le prime insicurezze verso la vita da uomo libero, torna a martellargli in testa il pensiero di quel figlio, Seriasi, costretto ad abbandonare appena nato nel momento in cui fu arrestato. Il desiderio più grande è quello di ritrovarlo, di riunirsi di nuovo al suo sangue.

<< E quel sielnzio... Non c'era traccia di vita. Quel luogo rievocava il mio esilio nel deserto accecante. E non pensiate che è perchè non riesca a staccarmi dai miei anni oscuri, ne che stia vaneggiando: la sua tomba, piccola come quella di un uccello, era circondata da uno spiazzo deserto così sconfinato che l'ombra della lapide si estendeva in lontananza. Forse anche a lui l'orizzonte infinito aveva fatto un grande dono: quello di risvegliare i pensieri dell'universo.>>

Inizia un lungo peregrinare che lo porterà a ritrovare al'inizio un Seriasi, col tempo altri due. Il percorso di Muzafari arriverà davanti alla tomba del primo dei tre Seriasi, ancora ignaro dell'esistenza degli altri due. Sarà accompagnato dalle "bianche sorelle", due sorelle che per amore l'una dell'altra, avevano rinunciato all'amore di Seriasi.


Col tempo e con la scoperta dei tre Seriasi, sarà difficile riuscire a capire quale sia il suo vero figlio, soprattutto perchè a legare i ragazzi è una piccola riproduzione in vetro del  frutto di melograno. Una melagrana di vetro fragile come la vita di ognuno di loro, figli del Kurdistan devastato dagli artigli di una spietata guerra crudele contro un regime dittatoriale che li ha piegati per anni.
Muzafari si troverà costretto a "scegliere" uno dei tre figli del popolo curdo come suo figlio, il suo Seriasi. Una scelta dolorosa e difficile, che sarà il tassello che si incastrerà perfettamente all'intreccio fine e delicato della trama ordita da Bachtyar Ali. 

<<Ventun anni fa io accolsi i Seriasi, e da allora li porto nel cuore. Tre neonati mezzi morti, ciascuno con la sua melagrana di vetro, tu che ci hai dato il vino e le taverne ... Ricordo come se fosse ieri che Jakubi Snawbar portò da me quei tre lattanti, senza darmi spiegazioni. Erano tre angeli tristi nati dal divino. Erano così deboli che riuscii solo a dire: "Hanno bisogno di linfa vitale. Di linfa vitale.">>

Per chi si approcciasse per la prima volta agli autori e alla cultura mediorientale, questo romanzo potrebbe sembrare difficile, quasi privo di una logica e di un filo temporale. Avvolto dal mantello della magia e del mistero che riporta alle fiabe de Le Mille e una notte , l'autore ha intrecciato una trama sottile e fragile che solo nel finale svela il suo delicato disegno. La scrittura mediorientale, come quella di Bachtyar Ali,  è intrisa di metafore e allegorie, tipiche della cultura Islamica. Ed è attraverso di loro che prende vita la storia di un albero melograno dai frutti di vetro. Il melograno, simbolo di rinascita, fratellanza, fertilità e unione, in rappresentanza di un Paese e del suo popolo , quello curdo, alla ricerca del suo posto nel mondo e dei suoi frutti, in questo caso di vetro, fragili come le vite dei suoi figli, tutti i Seriasi, fratelli nella vita fatta di guerra, dolore e orrore. Un giorno si ritroveranno tutti sotto i rami protettori di quell'ultimo melograno per ricominciare, insieme una nuova vita.
Con uno stile poetico e crudo allo stesso tempo, Bachtyar Ali ha saputo incantare il pubblico incollandolo sino all'ultima pagina per assaporare appieno il sapore di ogni chicco di melagrana che ha magicamente incastonato nel corso della storia.
No, L'ultimo melograno non è un romanzo facile, richiede impegno e concentrazione durante la lettura, ma alla fine, proprio come il frutto, rilascia tutta la dolcezza del succo rosso e brillante. 
Del romanzo ho amato tantissimo la forza di Muzafari, il quale, nonostante tutti gli anni di prigionia e l'aver trovato una sua dimensione quasi ''divina'' in mezzo al deserto, trova il coraggio di riprendere la sua vita dove l'aveva lasciata al momento dell'arresto. Non si perde d'animo e, se pur in un mondo nuovo e a lui sconosciuto, devastato, ferito dalla guerra, si arma di coraggio per cercare il figlio abbandonato e mai dimenticato. L'amore di un padre verso il figlio , come quello del popolo verso la sua terra. Il valore di un amore che ad oggi,  purtroppo, sembra quasi perso... 

<<Amici miei non so cosa vi racconterò domani notte. La mia storia su quei giovani di vetro che vivevano in un Paese di vetro e in un'epoca di vetro non ha fine. Forse domani ricomincerò dall'inizio, ma cambierò prospettiva, e vi condurrò su questa barca seguendo un altro tragitto. A restare invariata sarà solo la figura dell'uomo che arriva dal deserto e si perde in mezzo al mare, su una barca piena di profughi. Quell'uomo sono io.>>

Un romanzo delicato e magico come questo non è facile da abbinare ad una pietanza. La trama fitta e labirintica, lo stile soave e poetico, rendono il romanzo dolce e fresco, con un leggero retrogusto agrodolce. Lo vedrei abbinato, per rispettare la cultura mediorientale, ad un bicchiere di latte alle mandorle e fiori d'arancio, seguito da una torta molto speziata di carne di piccione, la pstilla.




Buona lettura Tania C.

martedì 26 febbraio 2019

Recensione di MARIA ACCANTO di Matteo B. Bianchi






MARIA ACANTO

Matteo B. Bianchi
Ed. Fandango
Pag. 260
Copertina flessibile
Ebook disponibile
€18,00



CONOSCIAMO L'AUTORE


Foto dal web


Matteo B. Bianch, classe 1966, ha al suo attivo i romanzi Generations of love ('99), Fermati tanto così (2002) ed Esperimenti di felicità provvisoria (2006) per Baldini & Castoldi e Apocalisse a domicilio (2010) per Marsilio. 
Nel 2016 Fandango ha pubblicato l'edizione ampliata del suo primo romanzo Generations of love - Extension. 
Nel 2008, sempre per Fandango, insieme a Giorgio Vasta, cura il Dizionario Affettivo della Lingua Italiana. 
Per Radio 2 ha scritto il programma Dispenser ed è fra gli autori di vari programmi televisivi come Quelli che il calcio, X Factor, E poi c'è Cattelan, Victor Vicotoria. Per chi volesse conoscerlo meglio lo può fare ai seguenti indirizzi:
e sul suo sito http://www.matteobb.com/ 


TRAMA


Solitamente lo scenario delle commedie romantiche è la love story, in questo caso pensate contro corrente, perchè la love story non c'è o meglio, non come dovrebbe esserci.
Prendete come protagonista la Beata Vergine e vestitela jeans H&M e sneakers e lasciate che lo stupore vi trasporti. Elisabetta, Betty, è una ragazza di venticinque anni, milanese, semplice, senza grandi aspettative né ambizioni. Vive assieme alla madre a Lambrate, dove lavora a tempo indeterminato come segretaria presso un dentista. In questo caso, si ritiene veramente fortunata, vista la situazione di precariato dei suoi amici: Vero e Luchino. Passa le sue giornate nella rassicurante routine del lavoro, dividendo il tempo libero tra il fidanzato e le serate in compagnia. Una sera, dopo alcuni segnali ai quali non ha dato peso, le appare Maria, proprio la Madonna, nella sua camera. Una visita che la Santa Vergine le ha concesso in esclusiva a carattere privato, una visita di cortesia. Non ha nessuna profezia catastrofica imminente o segreti da rivelarle. Maria ha solo bisogno di un'amica. Una persona  umile, quasi banale, con la quale poter condividere tutto ciò che fanno di solito le amiche nel quotidiano. La Beata Vergine desidera vivere come una ragazza qualunque, quella che non ha mai potuto essere. 
Maria accanto è un romanzo speciale, che parla di un'amicizia speciale.
Lo stile ironico e brillante di Matteo B. Bianchi, ci da uno spunto per riflettere su quali siano le cose veramente importanti, su come i piccoli particolari servano da a rinsaldare e rendere più forti le amicizie e i rapporti umani. In fondo le amicizie, soprattutto quelle divine, alla base, sono fatte di pochi ingredienti: sostegno, condivisione e partecipazione. Con o senza miracolo.


IMPRESSIONI

Durante un periodo di blocco del lettore, in piena sindrome da abbandono dall'ultimo romanzo letto, una mia carissima amica scrittrice, mi consigliò Maria accanto. 
Un po' per la comicità, un po' perchè è una storia fuori dagli schemi e, soprattutto perchè sapeva che avevo bisogno di divertirmi. 
Il romanzo è un concentrato di ironia, comicità, simpatia e divertimento. Betty è una simpatica ragazza comune, senza troppe pretese e grata per ciò che ha: una famiglia, un fidanzato, due amici fidati e soprattutto un lavoro a tempo indeterminato. 
Non è certo una ragazza di fede che passa il tempo pregando, quindi immaginate come possa rimanere sconcertata dalle continue apparizioni della Santa Vergine che vanno al di la di ogni suo percorso religioso sino ad allora intrapreso.

<< "Ma io sono una ragazza qualsiasi!"
Maria scuote le spalle. "Oh, siamo tutte ragazze qualsiasi. Sono le esperienze a renderci speciali."
"Intendo dire , cioè, non è che sia proprio una santa... E neanche tanto religiosa, L'ultima volta che sono andata a messa è stato due Natali fa ..."
"Non sono qui per valutare la tua religiosità"
"Ma allora ..."
"A me basta che tu abbia voglia di passare un po' di tempo con me ogni tanto. Che mi permetti di tornare a trovarti ..../... Vuoi essere mia amica?">>

Dopo il primo stupore e superato qualche dubbio sulla salute mentale di Betty, accentuato dai periodi di pausa delle apparizioni, tra la ragazza e Maria prende vita un legame di amicizia singolare.  
Betty e la sua nuova Santa amica, cominciano a fare tutto quello che fanno le vere amiche. Decidendo di darsi del tu, discutono sui problemi quotidiani, sulla vita, di moda e macke-up, andando insieme per locali e negozi alla ricerca di abiti più consoni per la vita ''terrestre'' di Maria. Ovviamente solo Betty è in grado di vedere la Santa Vergine, all'inizio avvolta nel suo mantello azzurro, poi, dopo ore di ''shopping'' da Zara e H&M, in jeans e scarpe da ginnastica. Una situazione alquanto bizzarra, per Betty, la quale cerca di non sembrare una pazza mentre sta parlando e gesticolando all'aria che la circonda. Il problema verrà risolto con l'uso degli auricolari, insegnando pure alla Vergine a mandarle dei messaggi sul cellulare per annunciare il suo arrivo senza spaventarla ogni volta, presa alla sprovvista dalle apparizioni improvvise.

<<"Perchè invece non mi mandi un messaggio?"
" Di che tipo?" 
"Un sms" Estrae il cellulare dalla tasca e glielo mostra, come per rendere più chiaro il concetto. "Sul telefonino". Maria sbatte le ciglia, osservando perplessa l'apparecchio.
"E tu pensi che possa funzionare?"
"Si, assolutamente. E' la cosa migliore."

Capita, a volte, come tra vecchie amiche, anche di litigare. E se succede, Maria per un po' di tempo latita nelle sue apparizioni. Capita, purtroppo, che un'amica di Betty ha un grave incidente: la diagnosi non è buona. Betty sa che la Santa Vergine è in grado di aiutarla a guarire, ma alla sua richiesta la Beata rifiuta, ribadendole che, essendo in visita privata, non è in grado di fare il miracolo che le chiede. Betty, presa dallo sconforto la caccia in malo modo, restando sola.

<<Ricordi quando ti avevo detto  "ci saranno momenti nei quali rimpiangerai di essere mia amica?" Ti ricordi? Tu avevi risposto "Impossibile".
Ecco, come vedi non è affatto impossibile.
La mia è la vista di un'osservatrice, che guarda, ascolta, impara ma non può e soprattutto non deve, intervenire".

Ad aiutare Betty  nei momenti bui, senza la sua Santa amica, sarà anche Luchino, il suo saggio migliore amico e l'unico ad essere a conoscenza dell'amicizia che lega la ragazza alla Beata Vergine. Luchino è anche l'unico ad aver parlato con Maria tramite Betty, e si sente onorato questa opportunità, anche se deve restare un segreto. E sarà Luchino ad aiutarla il giorno in cui Maria dice a Betty che sta per andarsene e, questa volta, è un addio ... Il tempo passa, Betty cresce spiritualmente, diventa una donna più forte e più saggia, consapevole che, anche se non più ''fisicamente'', la sua amicizia speciale durerà per sempre, la ritroverà nel suo cuore ogni volta che ne avrà bisogno.

Se Betty poteva passare per pazza parlando e gesticolando al nulla, io, sicuramente le avrò fatto buona compagnia ridendo sino alle lacrime durante la lettura delle vicende dell'improbabile coppia Betty-Maria Vergine, con l'aggiunta di un estasiato Luchino, sotto l'ombrellone di un rovente ferragosto in spiaggia (ma i miei vicini ci sono abituati).
Se vogliamo trovare una pecca al romanzo, è quella del mancato approfondimento dei personaggi che ruotano intorno a Betty. L'autore ha fatto comparire la madre e il fidanzato della ragazza per poi relegarli nello sfondo della trama, senza la possibilità di dar loro voce al riguardo della particolare amicizia di Betty. Peccato, avrebbe potuto essere interessante lo sviluppo. Nonostante tutto, il romanzo scorre, si legge da solo e le vicende tragicomiche coinvolgono  il lettore a passare qualche ora in completo svago e col sorriso. Anzi, spesso proprio una bella risata di pancia ...

Ed eccoci all'abbinamento culinario. Vista la Santa importanza della co - protagonista a qualcuno potrebbe venire in mente ''il pane e il vino'' ed il miracolo è compiuto ... Troppo scontato e troppo lontano da una Vergine moderna, che usa il cellulare e i social per comunicare, che veste jeans e scarpe da ginnastica e frequenta i locali in di una Milano giovane e divertente. 
Ci ho pensato su parecchio e, come un'apparizione, ecco un classico dei dessert post pizza: panna cotta con un topping alla fragola.  
Il candore e la dolcezza della panna cotta ben si abbina alla Beata Vergine e la semplicità della fragola, dolci ma con quel retrogusto leggermente acidulo a ricordare  Betty e il suo carattere semplice e frizzante.

Buona lettura Tania C.













sabato 23 febbraio 2019

Recensione di VIVIAN di Christina Hesselholdt


VIVIAN

Ed. Chiarelettere 
Ottobre 2018
Pag. 185
Copertina flessibile
ebook disponibile


CONOSCIAMO L'AUTRICE

foto dal web

Christina Hesselholdt, nata a Copenaghen nel 1962, è una scrittrice di grande fama, molto acclamata tra le autrici della letteratura nordica. Vincitrice di importanti premi, tra i quali Beatrice, Jytte Borberg e del Premio della Critica danese, entra a far parte dell'Antologia internazionale Best European Fiction 2013 di Dalkey Archive Press. Con Vivian  vince il Romanprisen 2017, come miglior romanzo danese dell'anno. Con Vivian, la Hesselholdt si classifica tra i finalisti al Premio del Consiglio nordico.



TRAMA

Vivian Maier è un'anonima bambinaia presso varie famiglie borghesi americane. Durante un'asta di Chicago, avvenuta dopo la sua morte, il ritrovamento casuale di alcune sue fotografie, elegge Vivian  una delle fotografe più amate di tutti i tempi. I suoi innumerevoli scatti, spesso ritratti ''rubati'' alla quotidianità, descrivono la realtà dell'America nella seconda metà del '900.
Christina Hesselholdt, in un'alternarsi di voci e  prospettive, disegna una enigmatica biografia, quasi come un racconto, della donna e dell'artista.
A dar voce al racconto sono i genitori di "Viv",  i membri di una delle famiglie per le quali ha lavorato e Vivian stessa, moderati da un Narratore che plasma i personaggi.
Con la freschezza che ricorda lo spirito degli scatti di Vivian, l'autrice mette in luce un ritratto intimo e sfaccettato della fotografa, invogliandoci a conoscere il suo difficile passato a New York durante l'infanzia, la vita benestante nei lussuosi quartieri di Chicago durante i movimenti socio politici del centro città, risalendo il percorso, attraverso i suoi primi scatti sulle Alpi francesi ,  della sua appassionante carriera di fotografa. Con originale vivacità, la Hesselhdolt , ci racconta il mondo di Vivian attraverso il suo sguardo, lasciandole la scena che, in vita, si è sempre negata nascondendosi.



IMPRESSIONI


Non finirò mai di ringraziare Giulia  di Chiarelettere che, a sorpresa mi ha omaggiato, in edizione cartacea, di  questo romanzo. 
Non conoscevo Christina Hesselhdolt, ma conoscevo Vivian Maier avendo assistito ad una sua mostra l'estate scorsa, proprio nella Torre del Castello dei Vescovi di Luni a Castelnuovo Magra, solo cinque minuti da casa mia! 
Sono rimasta piacevolmente sorpresa nell'apprendere che una delle sue opere  descrivesse la biografia romanzata di una delle più singolari ed originali fotografe rimaste nell'ombra per anni. 
Vivian Maier è considerata, ad oggi, una delle maggiori esponenti di un gruppo di fotografi appartenenti al genere Street Photography, i fotografi di strada. 

" (VIV) Ad alcuni piace essere fotografati, ad altri no. Molti non se ne accorgono neppure. In ogni caso li fotografo, che gli piaccia o meno" ... 

Vivian Maier è una eccentrica tata, alta un metro e ottanta, dinoccolata e secca, con la Rolleiflex sempre al collo, sempre pronta allo scatto, ma molto riservata e schiva, tanto da usare differenti nomi per farsi chiamare. Nomi che ritroveremo come voci narranti tra le pagine del romanzo, quasi come fossero persone a se.
Nata a New York nel 1926 in una famiglia problematica, il padre alcolizzato e il fratello con disturbi mentali. 
Visse alcuni anni in Francia, per poi tornare a New York, dove imparò l'arte fotografica da autodidatta,  con l'aiuto delle nuove apparecchiature fotografiche , molto più comode e semplici da trasportare a tracolla.
Nonostante il suo carattere schivo e burbero è molto mata dai bambini che accudisce, se pur usando spesso metodi poco ortodossi, per crescerli forti e indipendenti.  Viv non riesce invece a creare legami con gli uomini che la circondano, a causa di dolori e dispiaceri personali provocati dalle persone che le stanno intorno e, molto probabilmente, anche a causa di violenze subite durante l'infanzia.  
Col tempo e grazie alla fotografia, Vivian è diventata una donna indipendente ed emancipata: non più una donna ''Kodak'', apparecchiatura  simbolo, seducente e di facile utilizzo  che "persino le donne potevano riuscirci", bensì una donna Rolleiflex, più complicata, non alla portata di tutti e che sa bene ciò che vuole.
Quello che vuole Vivian lo esprime nel suo elemento naturale, la strada, ritraendo per lo più le persone che incontrava, dagli emarginati alle ricche dame, mettendo sul banco degli imputati l'enorme abisso tra i ceti sociali. Lo faceva senza chiedere il permesso, irrompendo nell'intimità delle persone, pur rimanendo in ombra, senza farsi notare, in modo da poter proseguire coi suoi scatti.

"(VIV) Lascio che la mia ombra cada sulle persone e la fotografo coi gomiti sollevati. Divento parte del loro mondo senza che lo sappiano. Mi sono immersa nelle loro vite"

Vivian ritrae la società americana con la sua Rolleiflex custodita in grembo , mirando verso l'alto, in modo da portare in primo piano la vera essenza della persona che stava immortalando.

" (VIV) Il panettiere ha domandato <<Perchè scatta così tante foto?>> <<Le ha contate?>> ho ribattuto io. Non ha saputo cos'altro dire."

Di Vivian Maier non si sa molto altro, i suoi scatti, più di 1500, sono stati rinvenuti come negativi durante un'asta a Chicago. A Vivian non piaceva sviluppare le sue foto anche se a chiunque le chiedesse di poterle vedere non diceva mai no, ma trovava modo e maniera per non farle vedere o trovare, adducendo spesso alla scusa dello smarrimento tra i mille scatti e ritagli collezionati compulsivamente.
I suoi primi approcci col mondo della fotografia ebbero come scenario  le Alpi francesi, dove un fotografo, fece delle cartoline con gli scatti migliori della donna. 

Questa biografia romanzata, narrata a più voci, è un piccolo diamante grezzo con cui l'autrice ha voluto omaggiare Vivian, una donna dall'aspetto ''grezzo'' ma che, smussata della scorza più dura, rivela un arcobaleno di luci e ''colori'' racchiusi anche nell'animo di ogni suo scatto. 
Lo stile delicato, quasi etereo, usato dalla Hesselholdt è un alternarsi di memorie che prendono voce dalle varie persone che hanno incrociato la vita di Vivian. Per buona parte del romanzo, sarà Viv stessa ad intrattenere uno scambio di dialoghi col narratore. 
C'è, forse, il rischio di andare un po' in confusione cercando di seguire i numerosi personaggi e i salti temporali, ma  la voglia di conoscere, di sapere di più sulla misteriosa e brusca tata fotografa, tiene legati alle pagine sino al finale. 
Che non è un finale, perchè la schiva, bisbetica e misteriosa Vivian vive e continua a raccontarsi nei suoi scatti. Lei, che è sempre voluta restare in ombra ...

"La terra si è sollevata, incombendo su di me, io ho cercato un appiglio , ma ho mancato la presa. Poi, dopo che hanno chiamato l'ambulanza, ho tentato di aggrapparmi alla panchina, tuttavia le mie mani non riuscivano ad afferrarla, e ho pensato al lembo del vestito di mia madre, a come lo tenevo stretto, e a come alla fine lei riuscisse sempre a divincolarsi."

Vivian Maier - Foto dal web

La Maier morirà a Chicago, divenuta ormai sua residenza definitiva, il 21 aprile 2009 a causa dell'aggravarsi di danni conseguenti ad una caduta sul ghiaccio alla fine del 2008.


Per chi volesse saperne di più sulla mostra di Vivian  Maier tenutasi la scorsa estate a Castelnuovo Magra (La Spezia), lascio il link della pagina dove potrete ammirare alcuni dei suoi primi approcci sulle Alpi Francesi e alcuni scatti inediti



Sempre per chi volesse approfondire, lascio il link di un video youtube molto suggestivo con gli scatti di Vivian



Voler abbinare questa biografia corale romanzata ad una pietanza non è facile. Vivian è un personaggio dal carattere brusco, schivo e spesso scostante, ma al contempo fragile e sensibile quando si tratta della sua vita privata. Tanto da conservare compulsivamente tutte le sue cose nella sua camera chiusa a chiave ed impedirne l'accesso a chiunque. Era una donna compulsiva, accumulava ritagli di foto di giornale e i suoi stessi scatti. 

"Narratore <<Le cose ritornano; una conduce all'altra come i pensieri: ecco perchè non riesce a buttare un oggetto oppure un altro. Interromperebbe la catena.>>"

Un personaggio difficile, dai retrogusti sfaccettati soavemente agrodolci al primo approccio e con un cuore corposo e amaro. A questo punto la potrei abbinare ad un vino, il Negroamaro, dal retrogusto amarognolo dal sapore asciutto e secco, vellutato, dolce e nel contempo  armoniosamente fruttato.

Buona lettura Tania C.












martedì 19 febbraio 2019

Recensione di BIANCO LETALE di Robert Galbraith








BIANCO LETALE

Ed. Salani 
Pubblicazione 2019
Pag. 784
Euro 24,00 
Copertina rigida, rilegato
Ebook disponibile


CONOSCIAMO L'AUTORE

foto dal web

Credo che, ad oggi, la vera identità di Robert Galbraith sia ben nota a tutti, o per lo meno a tutti i Potterhead. Robert Galbraith altri non è che lo pseudonimo con cui Zia J.Ro, ovvero J.K. Rowling firma i suoi thriller. Il genere crime è sempre stato la sua passione di lettrice, tanto da spingerla a scrivere dei gialli classici ma consolidati nell'ambientazione. La scelta dello pseudonimo nasce dopo la notorietà raggiunta dalla saga Harry Potter. La Rowling desiderava che i suoi romanzi sotto pseudonimo venissero giudicati,apprezzati e inseriti nel mondo del thriller per lo stile e la capacità dell'autore, Robert Galbraith, e non per la sua fama di ''mamma'' del famoso maghetto. 
Inutile dire che il pubblico restò affascinato dalla nuova saga di Cormoran Strike, portando quindi Galbraith al successo e in vetta alle classifiche nazionali ed internazionali. 
I primi tre romanzi della saga Strike sono stati adattati ad una miniserie televisiva della Brontë Film and Television.
Nonostante la vera identità di Galbraith sia ormai nota a tutti, la Rowling continua a scrivere usando lo pseudonimo per tenere distinte le sue opere in giallo dalle altre, di modo che il pubblico sia cosciente di cosa aspettarsi dalla saga di Cormoran Strike.

I titoli della saga completa:

Il richiamo del cuculo 
Il baco da seta
Le vie del male
Bianco letale

TRAMA

"Ho visto uccidere un bambino"

Scosso da una forte agitazione, il giovane Billy, irrompe nell'agenzia investigativa di Strike per denunciare un brutto crimine al quale crede di aver assistito da bambino. Nonostante gli evidenti problemi psichiatrici di Billy, Cormoran Strike rimane turbato dal racconto scarno, privo di particolari che il ragazzo fatica a ricordare, anche se nel suo animo sa che Billy non mente. Ma subito prima di riuscire ad approfondire il racconto con un accurato interrogatorio Billy, in preda alla paura, fugge. 
Per Strike è tempo di agire. Insieme alla sua ex assistente, ora socia, la bionda Robin Ellacot, comincia a seguire una tortuosa pista che si snoda dai sobborghi di una fumosa Londra, nelle stanze segrete del Parlamento, tra i preparativi delle prossime olimpiadi, sino ad una  incantevole ma inquietante tenuta di campagna.
Se le trame dell'indagine si fanno intricate e tediose, la vita  di Strike è tutt'altro che una strada in discesa. Dopo aver raggiunto la fama e notorietà con un'indagine andata a buon fine, il suo lavoro da investigatore comincia a risentirne in quanto, proprio la fama, è d'intralcio all'azione nell'ombra come una volta, prima della notorietà. A risentirne è anche il suo rapporto con Robin. 
Senza ombra di dubbio la donna, grazie alle sue qualità di investigatrice, è indispensabile per l'agenzia, ma la loro relazione personale sta vivendo sull'orlo di un precipizio di sottointesi  e pensieri mai detti... 
La coppia Cormoran Strike e Robin Ellacot, ancora una volta insieme per un'altra delicata indagine nel nuovo epico thriller mozzafiato  di Robert Galbraith. 


IMPRESSIONI

Ringrazio infinitamente #adrianosalanieditore e @matteocolumbo dell'Ufficio Stampa Salani per la copia omaggio di Bianco Letale, arrivatami, quasi a sorpresa il giorno di San Valentino.
Per una Potterhead come me, è stato un regalo speciale, avendo gia letto anche gli altri volumi della saga Strike e stimando la cara Zia J.Ro.
Il prezioso volume, con la sua suggestiva sovracopertina che mi ricorda il colore dell'involucro delle mie caramelle preferite, i toffee liquirizia e menta, aspettava solo di essere aperto e letto. Così, inforcati gli occhiali e appollaiata sulla mia poltrona, cominciai questa nuova avventura. 
Quasi 800 pagine, ma chi ama e segue zia Ro sa quanto siano scorrevoli e avvincenti anche se la trama intricata richiede attenzione. E' facile perdersi e confondersi nell'intricato labirinto di intrecci tra personaggi e luoghi suggestivi.

<<E' tale il desiderio universale di fama che coloro che la conquistano per caso o controvoglia non riceveranno alcuna pietà>>

Dopo aver brillantemente risolto il caso ''Squartatore'', seppur usciti un po'malconci, Strike e Robin, sono pronti a proseguire le loro vite. Robin convola a nozze con l'ambiguo e subdolo fidanzato Matthew.
Durante il matrimonio di Robin, Strike la raggiunge per chiederle di tornare a lavorare di nuovo con lui all'Agenzia, dopo il brusco licenziamento, volto a proteggere la donna dai pericoli in cui si caccia a causa della sua impulsività. La donna accetta l'offerta  e accetta pure di sposare Matthew, nonostante i suoi sentimenti, da sempre repressi, per Strike. 
La sfarzosa festa di matrimonio non serve però a mitigare il turbinio di pensieri di Robin, eccitata per aver riavuto il lavoro e pronta a mettere fine al matrimonio subito dopo il viaggio di nozze, per poter finalmente essere libera di esternare ciò che prova all'affascinante Cormoran e dedicarsi completamente alla carriera. Ma ancora una volta è la vita a  decidere per loro, non è quello il momento, non lo è mai, nonostante il matrimonio galleggi tra una crisi e l'altra.
Mentre Robin è felice per aver ripreso il suo lavoro, il matrimonio, basato comunque su fatti taciuti e sentimenti soffocati, comincia a risentirne anche  a causa degli orari improbabili dettati dai casi da seguire, adesso anche sotto copertura. Ad aggiungere carico all'equilibrio precario di Robin, ecco la nuova relazione di Strike che sembra allontanare emotivamente i due investigatori. La situazione diventa più complicata quando Strike, seguendo il suo istinto, decide aprire le indagini sul caso di Billy, un ragazzo piuttosto malconcio che un giorno si presenta nella sua agenzia sostenendo di essere stato testimone di un omicidio durante l'infanzia.

<<Come ti chiami?>> domandò Strike sedendosi dall'altra parte della scrivania.
<<Billy>> rispose l'uomo portando la mano dal naso al petto per tre volte di fila. Alla terza si afferrò la mano con l'altra e la tenne stretta.
<<E hai visto un bambino che veniva strangolato, Billy?>> disse Strike senza scomporsi. <<Dimmi di questo bambino>>...
<<Lui l'ha strangolato, sopra al cavallo>> ...

Gli indizi sono pochi e confusi, Billy ha paura ed è fuggito, ma Strike non demorde, sa che in quel racconto si nasconde una terribile verità. E, con l'aiuto di Robin, la porterà  in luce.
Attraverso i vicoli uggiosi di Londra, frugando tra i più torbidi segreti nascosti tra le mura del Parlamento, seguendo  piste che non porteranno a nulla, coinvolti in nuovi intricati casi delle imminenti olimpiadi che stanno accendendo gli animi della città  e sembrano non essere collegati tra loro, Robin e Cormoran, pagina dopo pagina, conquisteranno il lettore, anche chi si approccia per la prima volta alle vicende della scombinata coppia di investigatori. Unica pecca per chi, come me, sperava finalmente in un risvolto  rosa del legame tra Robin e Cormoran. Anche questa volta dovremo attendere un nuovo capitolo, e la cosa comunque non è disdicevole, anzi aumenta la curiosità e il piacere dell'attesa .
Lo stile inconfondibile dell'autrice, magico e incantatore, soddisfa la mente e  l'occhio del lettore, plasmando sapientemente i profili psicofisici dei suoi personaggi e dei luoghi in cui prendono vita, tanto da percepirne la fisicità, gli odori, i rumori o il clima come se fossero reali.
Chi conosce Rowling/Galbraith sa quanto possano essere dense, intricate ed a volte quasi apparentemente prive di una logica le sue storie. 
Una bella squadra di personaggi, quasi buttati qua e la a caso, che solo alla fine, dopo mille colpi di scena e vicoli ciechi, si incastreranno al giusto posto nella storia ribaltando situazioni che sembravano senza via d'uscita.
Come in tutti i suoi romanzi, tenendo alto il ritmo incalzante della narrazione, la verità viene allo scoperto alla fine, dopo aver dissipato l'intricata matassa delle vicende, avvolta però in un alone di malizia che lascia sottintendere anche all'occhio meno allenato ... 
Tipico della maestria di ribaltare le situazioni che zia J.Ro applica in ogni suo romanzo.
Ancora una volta la Rowling ha fatto centro, a dispetto delle quasi 800 pagine, il romanzo vola veloce sotto gli curiosi e indagatori del lettore, smanioso di arrivare alla fine per unire, finalmente tutti i puntini di un disegno grande e intricato che ha dato non pochi grattacapi alla nostra coppia.  
Per chi si avvicinasse a Robert Galbraith per la prima volta, il mio consiglio è iniziare da Il richiamo del cuculo e proseguire in ordine cronologico. Non è strettamente necessario, ma da un buon aiuto a capire le ordite trame tessute nella stesura di tutti gli altri romanzi della saga.  Lo stile Rowling, all'occhio attento e allenato è inconfondibile, il suo marchio magico è impresso a fuoco, come un Horcrux in ogni pagina, ma non aspettatevi di veder uscire da un nebbioso vicolo londinese Harry Potter con la bacchetta tesa al grido di "Expecto patronum", sarebbe fuori luogo, anche per uno scombinato investigatore come Cormoran Strike. 
Perchè il carismatico e affascinante Cormoran Strike, vicino alla cinquantina, ex militare dell'esercito, fisico da pugile e con un arto artificiale, un po' in sovrappeso e spesso scarmigliato,  va oltre ogni aspettativa di ogni lettore di crime ...

Eccoci arrivati alla fine, all'abbinamento del romanzo ad una pietanza. Questa volta, a dispetto di una trama complicata, mi viene naturale accostare queste pagine ad una mai scontata, succulenta bistecca di manzo alla griglia. Alta, cottura media con una leggera marinatura agro/piccante al sale nero che rimanda alla chimica tra Strike e Robin, il tutto accompagnato da una pinta, come Strike insegna ...

Buona lettura Tania C.





Recensione TUTTO NASCE PER FIORIRE di DEMETRA COSTA

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