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venerdì 28 gennaio 2022

Recensione UN UOMO FELICE di Arto Paasilinna - Ed. IPERBOREA -

 





UN UOMO FELICE

Arto Paasilinna

Traduttore: Nicola Rainò

Editore: Iperborea

Anno edizione:2021

In commercio dal:27 ottobre 2021

Pagine:208 

Formato: Brossura

€ 17


CONOSCIAMO L'AUTORE

Aarto Paasilinna (20 aprile 1942 - 15 ottobre 2018) è stato un ex guardaboschi, ex giornalista ed ex poeta. In Finlandia è diventato uno scrittore di fama grazie alla capacità di raccontare ogni storia tragica ridendo. Dopo L'anno della lepre, che in Italia ha superato le 120.000, Iperborea ha pubblicato altri suoi diciassette romanzi tra i quali Piccoli suicidi tra amici, Il bosco delle Volpi Impiccate e Il miglior amico dell'orso.

 
TRAMA


Incaricato di costruire un nuovo ponte a Kuusmäki, piccolo paese sperduto tra i boschi e i laghi della Finlandia, teatro di un efferato eccidio di Rossi durante la Guerra civile, Akseli Jaatinen è destinato a suscitare una sospettosa diffidenza fin dalla sua comparsa, una nebbiosa mattina di marzo: possibile che sia davvero un ingegnere quell’energumeno che si presenta in camicia a scacchi e stivali di gomma, arriva in pullman come qualsiasi squattrinato e familiarizza subito con gli operai? Che non sia tipo da badare alle convenzioni è più che evidente, e basta poco perché i suoi modi liberi, la sua refrattarietà ai codici e alle gerarchie sociali e la sua insofferenza per ogni ipocrisia e sopruso trasformino la diffidenza dei notabili locali in guerra aperta: le autorità, la polizia e perfino il prete fanno di tutto per ostacolarlo e umiliarlo, finché non riusciranno a espellere dalla piccola comunità quell’estraneo che disturba la legge e l’ordine. Ma come in un western in salsa finnica, Jaatinen tornerà in veste di rampante imprenditore a compiere la sua beffarda vendetta di giustiziere. La rivincita dei Rossi contro i Bianchi, di un costruttore di ponti contro i difensori dei muri di una società chiusa e classista, che perpetua nell’immobilismo le sue disuguaglianze: scritto subito dopo L’anno della lepre, il romanzo rivela l’aperto intento politico, senza però mai perdere la vena ironica e paradossale di Paasilinna. E quel fondo di sottile malinconia, che è la sigla della sua genialità. Nelle umoristiche peripezie, i suoi protagonisti si ritrovano sempre a combattere contro i conformismi inseguendo obiettivi libertari, ma forse raggiungerli non basta, forse anche un uomo felice alla fin fine sogna di fuggire.


IMPRESSIONI


Per chi non dovesse conoscere Arto Paasilinna, questo è il momento giusto per recuperare.

Un uomo felice,  mi è stato gentilmente offerto, in edizione cartacea da Lucia di Casa Editrice Iperborea che ringrazio di cuore.

Un cenno speciale voglio dedicarlo al formato del testo, maneggevole  e leggero, che amo da impazzire per la comodità  e alla copertina, che esprime felicità già solo a guardarla. Nei toni di un tenue arancio e verde, quasi setificata al tatto, raffigura una scena esilarante delle avventure del protagonista del romanzo, il rozzo e prestante Ingegner Jaatinen Akseli.

Un uomo felice, questo il titolo del romanzo, racconta le imprese tragicomiche di un rozzo ma sempre felice ingegnere costruttore di ponti, nella cittadina finlandese di Kuusmäki.

Detto in confidenza e col beneficio del dubbio, pare che l'autore. durante un viaggio, avesse conosciuto realmente lo strampalato ingegnere del quale sto per raccontarvi la storia.

Kuusmäki è una fantomatica cittadina finlandese che  sorge nella foresta bagnata dall'ipotetico fiume Eccidio e omonimo lago. 

Il ponte che  attraversa il fiume è molto usurato e rappresenta un pericolo per chiunque voglia transitarvi, perciò, nonostante le ritrosie dei cittadini, è stata indetta una gara d'appalto per iniziare i lavori di messa in opera di un nuovo ponte, moderno e più funzionale.

L'appalto è stato vinto dal plus ultra degli ingegneri costruttori di ponti, il rozzo ma prestante Jaatinen Akseli.

Uomo dall'importante fisicità e di sopraffina scaltrezza negli affari come nella vita, l'ingegnere, a causa della sua intraprendenza irruente, non è ben visto dai cittadini e dal circolo di allegre comari rappresentato dal Sindaco, dal Direttore della Scuola, dal Reverendo e dal corpo delle Forze dell'Ordine, che stanno facendo l'impossibile per levarselo dai piedi, senza riuscirsi e finendo per vedere ritorcersi contro i loro malefatti ai danni del povero ingegnere.

<< Le male lingue ricordavano che l'ingegnere era un ubriacone, un rovinafamiglie, un simpatizzante comunista, un trasformista ... >>

Di diversa opinione sono gli operai del cantiere. Da quando Jaatinen ha iniziato la messa in opera del ponte, la città non conosce disoccupazione, gli operai, contagiati dalla felicità del loro capocantiere lavorano più volentieri e, per velocizzare la fine dei lavori, le paghe sono molto laute. 

Certo si lavora di più, ma il capo non ha paura di mettere le mani in pasta per aiutare i suoi operai e, da quando c'è lui, il suo buonumore e ottimismo fungono da corroborante per lavorare più alacremente.

Tanto è che in quattro e quattr'otto il ponte è pronto per l'inaugurazione, con tanta soddisfazione da parte del cantiere e di Jaatinen.

<< La festa del cantiere era al culmine. Gli operai ballavano sulla soletta dell'impalcato, qualcuno suonava la fisarmonica, l'ingegnere faceva bisboccia... >>

Anche il circolo delle allegre comari non sta in sé dalla gioia, ma per altri motivi, molto più gratificanti.

Finalmente ora che il ponte è finito quel maledetto arrogante se ne andrà.

Ma l'ambizioso Jaatinen sembra non aver nessuna voglia di andarsene anzi, nonostante tutto sembri remargli contro sarà proprio la sua voglia di riscatto, di provare le sue capacità tecniche e umane che lo porterà a stabilirsi definitivamente in città, proprio ora che c'è un imminente bisogno di una ferrovia...

L'ironica irriverenza, mai volgare, di Paasilinna, lo ha reso capace di descrivere la realtà, spesso amara e difficile, col sorriso e il buonumore.

L'autore ha avuto la capacità di raccontare una storia si improbabile, un po' come alla Don Camillo contro Peppone, ma che racchiude una grande morale.

Quella che ho imparato dalle avventure di Jaatinen è che se siamo felici dentro e se si ha buon cuore, non importa preoccuparsi dei problemi che la quotidianità ci presenta perché, dopotutto, domani è un altro giorno.

La  rocambolesca freschezza dello stile di Paasilinna fa si che il lettore venga trascinato dentro alle avventure narrate, curioso di sapere come l'irruento ''escapologo'' ingegnere riuscirà a districarsi con abile maestria dalle imbarazzanti situazioni in cui riesce a cacciarsi con una naturalezza quasi ingenua.

Pagina dopo pagina, in poche ore, si arriva ad un finale non solo divertente, ma soddisfacente per tutti, allegre comari permettendo...

Sperando che questo romanzo possa regalarvi un po' di buonumore, vi auguro una buona lettura e vi invito a conoscere meglio il grandioso Arto Paasilinna. Sono sicura che non ve ne pentirete.

Buona lettura,

Tania C.

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lunedì 20 settembre 2021

Recensione IL GUARDIANO di Peter TERRIN - Ed. IPERBOREA -

 







IL GUARDIANO

Peter TERRIN

Ed. Iperborea

Anno di uscita 2014

Prima edizione italiana 2021

Traduzione: C. Cozzi

Formato Brossura

Collana Narrativa

Genere Surreale, fantascienza, distopia, thriller psicologico, nonsense

Pag. 288

€ 17


CONOSCIAMO L'AUTORE

Autore di romanzi, racconti e opere teatrali, Peter Terrin (1968) è uno dei più importanti scrittori di lingua olandese e una voce unica nel panorama della letteratura belga contemporanea. Tradotto in numerosi paesi e vincitore di riconoscimenti internazionali, come il Premio dell’Unione Europea per la Letteratura 2010 e il Premio AKO 2013, è considerato dalla critica un autore dallo stile magistrale, che coniuga eleganza classica, atmosfere kafkiane e un raffinato ingegno sperimentale, indagando con lucido disincanto l’individuo contemporaneo per toccare tematiche universali.


TRAMA

In un’atmosfera sospesa e irreale, Il guardiano riesce a fondere con sottile ironia l’inquietudine e lo straniamento esistenziale e la tensione di un thriller all’ultimo respiro.

Harry e Michel, in servizio nel garage sotterraneo di un lussuoso condominio, scandiscono giornate sempre uguali tra turni di guardia e giri d’ispezione finché qualcosa di insolito spezza la loro routine: improvvisamente tutti i residenti – tranne uno – lasciano il palazzo in gran fretta. Sicuramente in città è successo qualcosa di terribile, forse un’esplosione nucleare, forse un virus, forse addirittura una guerra; ma Harry e Michel non possono saperlo, perché dall’esterno, al di là del blindatissimo cancello d’ingresso che non possono varcare, non arriva nessun rumore. Fuori, un mondo indecifrabile, un «deserto dei Tartari» muto e inquietante; dentro, una fortezza inespugnabile dove Harry e Michel, ligi al dovere, non possono che aspettare gli ordini dell’onnipotente Organizzazione da cui dipendono, ma che sembra essersi dimenticata di loro. Con divertita ironia, Peter Terrin tratteggia i tic dei due protagonisti nella semioscurità claustrofobica del seminterrato deserto: il veterano Harry, così compreso nel suo ruolo da vedere il pericolo anche nell’arrivo del furgone delle provviste, e lo spaesato Michel, maniaco dell’ordine e della pulizia, che fa il bucato, cuoce il pane ed è più attento allo sgocciolio dello sciacquone che al pericolo di un attacco esterno. Come Vladimiro ed Estragone, Harry e Michel aspettano il loro Godot, ma quando finalmente qualcosa succede, con l’arrivo di un terzo guardiano, la paranoia di Harry prende il sopravvento e la situazione precipita. In un crescendo di suspense, Michel si ritrova coinvolto, e i lettori con lui, in una spirale di eventi che mettono a nudo la fragilità di un uomo lasciato solo a decidere il proprio destino quando tutto intorno è incomprensibile.


IMPRESSIONI

Ringrazio le gentili ragazze di Iperborea per questa bellissima copia cartacea de Il Guardiano.

Come sempre, il formato rettangolare tascabile lo rende comodo e maneggevole nella lettura; 

la copertina è favolosa, nei toni caldi dell'ocra che ricordano un paesaggio surreale, desertico, per riprendere  l'ambientazione del romanzo.

No, non è un romanzo ambientato nel deserto, o meglio non nella visione collettiva e romantica di deserto formato da enormi dune sabbiose.

In un imprecisato luogo nel mondo, che potrebbe spaziare dall'Europa all'America, dall'Asia alla Russia, Peter Terrin narra la vita di due ''Guardie Giurate'' a tempo pieno di un grattacielo  con servizio di un hotel extra lusso.

Come in una sorta più cupa di Grande Fratello, Harry e Michel trascorrono le loro giornate rinchiusi nell'enorme garage seminterrato di un grattacielo, sorvegliando l'incolumità dei residenti e dell'edificio, senza poterne mai uscire. Sono stati minuziosamente addestrati alla difesa e sanno che devono attendere un qualcosa che avverrà  presto. O sta già avvenendo?

Del mondo fuori captano suoni, odori, scorci, dalle feritoie del seminterrato, dall'uomo dei rifornimenti e da qualche residente, spesso senza volto e nome, che ogni tanto si ferma a scambiare convenevoli di rito. Chiacchiere sterili, asettiche su eterei e confusi accenni alla vita fuori. Nessuna confidenza, nessuna empatia. Il palazzo stesso è stato progettato di modo che i residenti non possano incontrarsi, evitando così il fastidioso obbligo di interagire.

<< C'è stato un tempo in cui contavo sempre i miei passi, regolarmente, a ogni giro d'ispezione. >>

Le giornate trascorrono tutte uguali, raccontate con ricostruzione quasi maniacale, in prima persona dalla voce metodica di Michael e cadenzate da una routine di gesti quasi paranoici e claustrofobici, alle dipendenze ''dell'Organizzazione''.

Al lettore non è concesso sapere chi sia a capo di questa Organizzazione e da quanto tempo i due guardiani si trovino nel garage. I mesi trascorrono senza ''tempo'', proiettando i personaggi in uno spazio temporale in cui le settimane si sovrappongono formando uno strano puzzle  dove le tessere sono formate dai giorni di un calendario immaginario.  L'unica certezza è che, appena formato a dovere, dovrebbe arrivare un terzo guardiano a portare una ventata di novità, ma anche di timore, in quell'ambiente così piatto e perpetuo. Harry, dall'alto della sua longeva esperienza di Guardiano veterano lo sa.

D'altro canto, a che servirebbe un nuovo Guardiano se già loro due riescono a gestire egregiamente il proprio lavoro? 

<< L'Organizzazione dimostra che si fida di noi. Il nostro impegno non è passato inosservato. >>

Quindi, vista la buona preparazione ricevuta, se ancora non hanno mandato il terzo guardiano significa che il loro operato è talmente buono da non ritenere necessario il rinforzo di un terzo elemento. No, ora Harry sa con sicurezza che non sarebbe servito un terzo Guardiano.

Perciò tutto sarebbe rimasto così com'è e nulla avrebbe dovuto essere fuori posto. 

Nemmeno il lento stillicidio della cassetta del bagno!

La routine quotidiana prevede cinque ore di sonno a turno ciascuno, la ronda per controllare ogni angolo del seminterrato, il controllo delle munizioni delle loro pistole più quelle in dotazione,  ordinatamente raccolte in scatoloni e stipate in un'intercapedine ricavata tra i pilastri della struttura, il controllo delle videocamere di sorveglianza che da un po' di tempo sembrano non funzionare. 

Chissà perché il segnale non arriva più?

Nella routine quotidiana, Michel è riuscito a trovare, tra i rifiuti dei residenti una macchina del pane, imparando a produrlo (di nascosto dall'Organizzazione'') per integrare gli scarni pasti quotidiani rappresentati da una scatoletta di carne, spesso da dividere in due. 

Raramente qualche pietanza veniva gentilmente offerta dalla comparsata fugace e inespressiva del personale di servizio dei condomini. 

<< Tra me e lui, sul pavimento, c'è una macchia scura. Ancora scosso dagli avvenimenti, mi manca la forza per chiedermi cosa potrebbe essere. >>

La vita nel seminterrato è talmente destabilizzante che pure il volo di una mosca o un barattolo di marmellata di fragole destinato ai residenti e accidentalmente finito in terra, può  rappresentare un pericolo e al contempo la novità, quella di cui raccontare un domani ai nipoti.

Qualcosa però sta succedendo, proprio fuori dal garage, in una città ormai quasi deserta. 

I condomini da un po' di giorni sembrano presi da una strana frenesia, uno dopo l'altro stanno abbandonando il lussuoso palazzo. 

Fuggono, chissà dove, con le loro macchinone lucide e cariche di bagagli. Tutti, meno uno, l'inquilino sempre in nero, quello che, a questo punto, bisogna proteggere ad ogni costo, fino alla fine.

Ma la fine di cosa?

C'è una guerra in corso? 

Un disastro nucleare o sanitario? 

Perché là fuori respirano con le mascherine? 

Perché non stanno più arrivando i rifornimenti e il ragazzo del furgone ha delle semplici scarpe di gomma al posto di quelle fornite dall'Organizzazione? 

Forse i suoi vestiti borghesi sono a prova di proiettile? 

Meglio controllare, soprattutto le scarpe! Le scarpe possono nascondere immani pericoli!

 << Le autorità hanno dichiarato il coprifuoco; spareranno senza preavviso a chiunque si avventuri per strada di notte. I cecchini usano i silenziatori per non seminare il panico. >>

Il confronto tra Michel ed Harry diventa sempre più delirante, un crescendo di ansia e folli elucubrazioni, nelle quali viene messo a nudo l'essere umano e la sua fragilità psichica dopo un lungo periodo di prigionia.

Perché, anche se travestita da lavoro, di prigionia si tratta. Non nel palazzo in sé, ma nella propria mente che diventa un circuito in loop di gesti, pensieri e sentimenti, dove la realtà è allucinazione e il delirio è realtà.

Proprio come è capitato ad Harry, l'irreprensibile veterano e al flemmatico Michel ...

Topi!

A questo pensavo a fine lettura: Harry e Michel, due enormi toponi nascosti in un lugubre scantinato, pronti ad attaccare non appena ''odorano'' il pericolo. 

Due cavie sperimentali di un qualche progetto socio-scientifico non meglio identificato, chiuse in una prigione di metallo e cemento che altro non possono fare se non rosicchiare i muri, accontentandosi di qualche rifiuto della classe abbiente ed elucubrare su imminenti catastrofi apocalittiche.

Una sensazione polverosa e soffocante mi ha guidato nei primi capitoli, tanto da ritrovarmi, una notte, a rotolare tra le lenzuola in preda ad un sogno Kafkiano-Orowelliano, sentendomi un po' come Michel nel suo bozzolo angusto durante le ore di riposo.

Nonostante un primo impatto un po' opprimente, la lettura  scorre veloce, ''simil colpo di scena compreso'', incuriosendo il lettore grazie allo scenario esasperato, come in un'opera teatrale del nonsense. 

Un gesto, un pensiero, una descrizione sono spesso il riflettore dell'ironia celata dietro ai bizzarri rituali delle pedine di un gioco quasi sardonico.

Le battute tra i personaggi sono veloci, botta e risposta, pur rivestendo l'apparente lentezza delle scene tra personaggi dall'identità impersonale: il Guardiano, il ragazzo delle consegne, il residente.

Se ancora non lo avete letto, vi consiglio di lasciarvi guidare da Harry e Michel nei mille metri quadri di seminterrato, sotto le luci traballanti dei faretti, alla scoperta del loro microcosmo. 

Se riuscirete ad oltrepassare il tunnel d'entrata delle prime pagine, che bloccano un po' il respiro, scoprirete uno stile unico e irriverente, portentoso e coinvolgente che appagherà anche il lettore più esigente, alla continua ricerca di esperienze innovative, pur restando nella classicità dei grandi romanzi distopici.

Lascio però a voi scoprire cosa si cela nel mondo apparentemente piatto oltre le grate di aerazione del seminterrato, così come lascio a voi   capire se veramente l'Organizzazione sta pensando di mandare un nuovo Guardiano a difesa dell'ultimo residente.

Sono certa che il finale saprà stupirvi, come un bicchiere di whisky bevuto d'un fiato.

Buona lettura,

Tania C.














sabato 23 gennaio 2021

Recensione IL TEMPO E L'ACQUA di Andri Snær MAGNASON - Ed. IPERBOREA -











IL TEMPO E L'ACQUA

 

Andri Snær

Ed. Iperborea

Anno di uscita 30 settembre 2020

Traduzione di Silvia Cosimin

Pag. 333

Copertina flessibile

€ 19,50

Versione digitale disponibile nei maggiori stori online

 

 

 

CONOSCIAMO L'AUTORE

  


Andri Snær Magnason - foto dal sito https://iperborea.com/autore/11059/

 

Poeta, narratore, drammaturgo, già da tempo mette tutto il suo impegno nella divulgazione scientifica, nell'attivismo ambientale e in politica come candidato alle presidenziali islandesi del 2006.

Alla scomparsa del primo ghiacciaio islandese, nel 2019, depose in sua memoria una lapide con incisa una << lettera al futuro >>:

'' L'Okjökull è stato il primo ghiacciaio islandese a perdere il titolo di ghiacciaio. Nei prossimi 200 anni tutti i nostri ghiacciai potrebbero seguire la stessa sorte. Questo monumento è la testimonianza che sappiamo cosa sta avvenendo e cosa bisogna fare. Solo voi sapete se lo abbiamo fatto.'' Tra le sue pubblicazioni, per Nottetempo 2016, la raccolta di poesie Bonus, Lo scrigno del Tempo, libro per bambini edito da Giunti nel 2019 e vincitore del Premio Letterario Islandese 2013, Draumalandið, Premio Letterario Islandese 2016, il saggio-denuncia sullo sfruttamento delle risorse naturali islandesi, diventato anche lungometraggio diretto dallo stesso Magnason e dal regista islandese Porfinnur Guonason.

***Chiedo scusa per avere italianizzato il nome del regista. L'uso dei caratteri speciali islandesi collima con l'impostazione del blog e non mi permette più di giustificare i margini rendendo sgraziata la stesura del testo, pertanto se dovessi aver bisogno di inserire nomi di luoghi o di persona, sarò costretta ad italianizzarli.


TRAMA


Fin da tempi immemorabili l'Okjökull, il ghiacciaio islandese, ne occupava quasi venti chilometri quadrati del territorio. Oggi è ridotto ad un misero lembo di ghiaccio letargico e, nei prossimi 200 anni tutti i ghiacciai Islandesi potrebbero fare la stessa fine.

Come non è mai successo sino a quel momento, i nostri eredi vivranno in un ambiente molto diverso da quello che circondava le generazioni passate.

Il cambiamento climatico che sta provocando l'innalzamento delle temperature marine e lo stravolgimento chimico delle acque provocato dalle smodate attività umane saranno la causa della distruzione di ecosistemi millenari.

Si potenzieranno gli uragani e le inondazioni, le specie viventi saranno costrette a migrare a causa dell'erosione delle terre abitabili, compresa la nostra. 

Perché, consapevoli dell'immane disastro che sta compiendosi giorno per giorno, restiamo immobili o quasi? Forse perché i duecento anni sono ancora lontani e gli appelli degli scienziati al riguardo dell'acidificazione degli oceani e sul riscaldamento globale non hanno la capacità di sensibilizzarci, rimanendo in sottofondo come rumore bianco fino a che il passato collettivo non ci consegnerà l'anima di quel che è successo, aprendoci gli occhi su una fotografia desolata. 

Magnason, dedicando la sua vita alla scienza e alla tutela dell'ambiente, continua a svolgere il suo compito  di narratore del suo operato. 

Incrociando storie famigliari, conversazioni future coi figli e pronipoti, interviste al Dalai-Lama, poesia scaldica e romantica, scoperti di nessi inimmaginabili come quello di mucche appartenenti a mitologie ancestrali così distanti tra loro, Il tempo e l'acqua << racconta >> dati scientifici rivelandone il senso che ci aiuterà a fare un passo avanti.


IMPRESSIONI

Chi conosce Iperborea sa quanto preziosi siano i suoi testi. Ringrazio di cuore Martina per avermi spedito una bellissima copia cartacea di Il tempo e l'acqua di Magnason. 

Come tutte le loro copertine, anche questa è favolosa e, nella sua semplicità, molto intrigante. Colori rilassanti che rimandano agi splendidi ghiacciai nordici, un patrimonio da salvaguardare per la nostra sopravvivenza.

Il tempo e l'acqua non è un romanzo, e non è un saggio ma  si legge come un romanzo biografico con riferimenti storici e tecnici. Un lungo racconto dell'operato dell'autore, impegnato da anni nella lotta per la tutela dell'ambiente.

<< Gli elementi fondamentali della Terra non seguono più i tempi geologici, ma si stanno modificando ai ritmi dell'uomo, ormai si verificano in un secolo evoluzioni che avvenivano in centinaia di migliaia di anni. >>

Quando si prova a registrare i rumori prodotti dall'eruzione di un vulcano gli strumenti, oltre un certo livello, non riescono più a distinguere la diversa intensità e tipologia di rumore cominciando a registrare solo un ronzio, comunemente chiamato ''rumore bianco''.

Questo rumore bianco è paragonabile alla percezione che la maggior parte dell'umanità ha riguardo ai ''cambiamenti climatici'': non se ne comprendono le dimensioni, distratti dal ronzio di sottofondo.

Vivendo in un mondo altamente globalizzato e ipertecnologico l'unico pensiero di chi tesse trame e orditi dell'economia mondiale è quello di sfruttare il più possibile il territorio ambientale per ricavarne un alto profitto, a scapito dell'incolumità terrestre che inesorabilmente, giorno dopo giorno si deteriora velocemente sotto i nostri occhi ciechi al disastro. 

L'ipotesi di Magneson è che in alcuni casi ormai sia già troppo tardi per invertire l'avanzata del disgregamento ambientale. Quel futuro, così lontano dal nostro orizzonte, si è ormai avvicinato inesorabilmente senza possibilità di poterne arrestare l'avanzata deleteria, ma qualcosa ancora  si può e si deve fare.

Per spiegare questo ''rumore bianco'', Magneson ci conduce nella sua terra, l'Islanda, per raccontarci la tragica fine del millenario ed immenso ghiacciaio Okjökull, dichiarato morto nell'estate del 2019, tra l'indifferenza dei potenti della terra, riunitisi per discutere lo sfruttamento turistico di un territorio.

I ghiacciai sono un ponte carico di informazioni che, nel presente, collegano il passato al futuro. Col loro scioglimento e la conseguente ''morte'' si perde tutto il bagaglio storico universale, scatenando una reazione a catena di danni devastanti e irreparabili per l'uomo e il pianeta causata dai gas prodotti durante liquefazione e l'evaporazione.

I miseri resti dell'imenso e antichissimo ghiacciaio islandese Okjökull

Secondo l'autore il compito di divulgare le notizie della catastrofe annunciata, inascoltata e purtroppo così ben avviata dall'essere quasi sul punto del non ritorno, non sarebbe suo compito, ma proprio a causa della cattiva informazione fatta da chi non ha saputo farsi ascoltare, si è sentito in dovere, in quanto scrittore e comunicatore, di porre all'attenzione dell'umanità il grave problema che sta attanagliando il pianeta. 

Chi meglio di lui, che la situazione la tocca con mano, osservandola coi propri occhi nella quotidianità della sua amata Islanda, terra di ghiacci, che ha appena svolto i funerali di uno dei suoi più grandi e antichi ghiacciai?

<< Secondo gli scienziati, l'impatto dell'uomo sul pianeta è ormai di proporzioni tanto grandi da segnare l'inizio di una nuova epoca geologica: '' l'epoca dell'uomo ''.

L'estinzione dei dinosauri, le grandi glaciazioni seguite dal disgelo sono tutte ere che si sono evolute naturalmente e in maniera graduale. Con l'avvento dell'uomo e dell'industrializzazione repentina poi, il degrado sta progredendo a velocità troppo sostenute per riuscire ad arginarne l'avanzamento.

Oggi purtroppo si vive il presente senza volgere lo sguardo al futuro. Per molti il futuro non esiste, dal momento che un giorno non ci saremo più, non riuscendo a ragionare sul fatto che di questo passo, un domani, potrebbe non esserci più nemmeno la terra oltre che la nostra progenie e, per i fortunati che sopravvivranno, il nostro pianeta sarà molto diverso e inospitale da come è oggi.

<< Vedremo soltanto una sfera di fuoco, più grande del sole, più vasta del mondo; nemmeno un grido risuonerà, solo il silenzio come un sudario si stenderà fra il cielo e la terra, per mille secoli almeno, ma noi non ci saremo... >>

(Francesco Guccini - 1967 - Noi non ci saremo - )

Leggendo, non ho potuto fare a meno di paragonare la denuncia di Magnason a quella contenuta in  una bellissima canzone del '67 di Guccini: Noi non ci saremo, dove il cantautore emiliano denuncia  lo scempio che l'uomo apporterà alla terra con guerre e bombe atomiche invasive. Le guerre distruggeranno il pianeta, sopravvivranno solo le foreste e gli abeti, ma non esisterà più l'uomo e non esisteranno più gli animali.  

Guccini aveva visto lungo, sbagliando, comunque di poco, sul fatto che il mondo verrà distrutto da un'altra bomba nucleare.

La sfera di fuoco che ''vedremo'' prima di estinguerci, in realtà, come possiamo leggere in Il tempo e l'acqua, sarà causata dal riscaldamento terrestre e dai gas che si libereranno dallo scioglimento del permafrost. I gas liberati, unendosi all'anidride carbonica e a quelli prodotti dall'inquinamento dell'industrializzazione, potenzieranno l'effetto serra sino a far diventare la terra un'immensa sfera di fuoco.

<< La riuscita non è certa: ogni cosa finisce e questo vale per il genere umano come per tutto il resto. Se ce la faremo però, il mondo forse non sarà perfetto, ma di sicuro sarà più bello di quanto le parole possano mai descriverlo. >>

Perché, nonostante le cronache di un disastro annunciato c'è ancora così tanta indifferenza riguardo al problema?

Cosa troveranno i nostri pronipoti e cosa dovranno fare per cercare sopravvivere in un ambiente ostile?

Cosa possiamo fare oggi per assicurare loro un domani?

La pandemia ci ha dimostrato che durante il periodo di ''fermo'' mondiale, da marzo a maggio, qualcosa è cambiato. Noi abbiamo capito che possiamo vivere senza il superfluo e la terra, per un breve periodo ha tirato un sospiro di sollievo.

Sapremo fare tesoro di quest'esperienza e tramandarla alle generazioni future?

<< Questa è una gara in cui tutti vincono o tutti perdono. >>

Prima o poi il ciclo vitale terrestre è destinato a finire, ma per ora esistiamo e quello che possiamo fare oggi, sarà un grande aiuto per il domani.

Il congedo di Magnason, prima delle note finali è un dono. L'autore ci regala una parola con la speranza che sapremo metterla in pratica: ''rallentare'', solo così potremo cercare di evitare la catastrofe.

333 pagine sono lunghe un anno. Un anno duro e difficile come il 2020 che ci ha visti piegati da un virus subdolo e assassino. Ma dietro al dolore, alla rabbia e alla disperazione, questo anno ci ha dato una lezione importante: ritornare alla semplicità di un tempo per apprezzare la nostra vita e quella che ci circonda. Per un trimestre il mondo si è fermato, l'aria, improvvisamente è divenuta più salubre, alcune città hanno potuto scoprire la bellezza del cielo in primavera e seguire il volo delle rondini tornate a nidificare dopo anni di assenza.

Il messaggio che mi è arrivato da queste 333 pagine è proprio questo: tornare alla semplicità per poter rivedere il cielo. 

Il tempo e l'acqua, nonostante la lettura scorra via limpida e sciolta, non è un libro facile da metabolizzare, ma è il libro che tutti dovremmo leggere per renderci conto del male che nell'arco di una manciata di anni, siamo riusciti ad infliggere alla nostra casa, quella che dovrebbe proteggerci e ripararci, quella che dovrebbe assicurarci una vita sana e naturale.

Spero che parte di questo messaggio arrivi anche a voi lettori e vi invogli a leggere questa lunga '' lettera aperta al mondo '' di Magnason. 

Scritto con uno stile  semplice, anche se ricco di dati e statistiche, si legge in fretta proprio per l'interessante documentazione riportata, ma in particolar modo grazie agli aneddoti e ai ricordi dell'autore, messi in risalto da splendide fotografie del suo vissuto, dall'infanzia ai viaggi, dai ritratti di famiglia, all'incontro suggestivo col Dalai-Lama.

<< Dovrei annunciare al mondo che un miliardo di vite umane sono a rischio? E a che titolo parli, mi chiederebbero? >>

<< Mi è apparsa in sogno Auðhumla, la mucca universale. Parlo a suo nome. >>

Se Magnason non dovesse essere stato abbastanza convincente, provate ad ascoltare il parere di Auðhumla, la mucca universale, simbolo di vita grazie alla sua abbondanza  e generosità infinita,  incarnazione di nostra Madre Terra, origine del bene materiale e spirituale.

Anticamente la Terra, trovandosi in difficoltà, si presentò sotto le spoglie di una mucca al cospetto degli dei per chiedere aiuto. La terra chiese a Brahma di mettere fine alla devastazione che i demoni stavano provocando, ma Brahma non potendo fare nulla si recò da Shiva per chiedere il suo sacro intervento. Shiva si trasformò in essere umano uccidendo i demoni e salvò la Terra. 

Da quel momento la terre venne rappresentata sotto da una mucca...

Gli spunti di riflessione sono tanti e tutti diversi pur se accomunati dalla stessa causa.

Un regalo prezioso da fare e da farsi, soprattutto in questo periodo, per capire e ricordarci che il nostro domani dipende dal nostro oggi. 

Il futuro è l'unica ricchezza che abbiamo, non aspettiamolo crogiolandoci nell'indifferenza, andiamogli incontro con fiducia e rispetto. 

Augurandovi buona lettura, vi lascio con la speranza che la situazione sanitaria e terrestre possa migliorare presto grazie alle nostre azioni.

Tania C.



mercoledì 22 gennaio 2020

Recensione di AADAM ED EEVA di Arto Paasilinna - Ed. IPERBOREA -




AADAM ED EVA
Aarto Paasilinna
Ed. IPERBOREA 29 novembre 2019
Prima pubblicazione 1993 ad Helsinki
Pag. 243
Coperitina semirigida goffrata
Traduzione dal finlandese di Marcello Ganassini
€ 17,00


CONOSCIAMO L'AUTORE

Aarto Pasilinna - foto dal web-

Aarto Paasilinna (20 aprile 1942 - 15 ottobre 2018) è stato un ex guardaboschi, ex giornalista ed ex poeta. In Finlandia è diventato uno scrittore di fama grazie alla capacità di raccontare ogni storia tragica ridendo. Dopo L'anno della lepre, che in Italia ha superato le 120.000, Iperborea ha pubblicato altri suoi diciassette romanzi tra i quali Piccoli suicidi tra amici, Il bosco delle Volpi Impiccate e Il miglior amico dell'orso.

TRAMA

Aadam Rymättylä è un piccolo imprenditore svedese che si giostra tra una fila interminabile di crediti, debiti e pignoramenti e una squadra di figli da mantenere: sette figli con tre diverse madri, a dimostrazione della sua passione inarrestabile per l'amore, che ovviamente, come tutte le cose, ha il suo prezzo.
Costretto a vivere nel magazzino della ditta di Tattarisuo a Helsinki, non si lascia abbattere dagli eventi e, continuando i suoi esperimenti esplosivi, spera di riuscire un giorno, a mettere a punto una nuova batteria ultra leggera in grado di rivoluzionare il sistema energetico mondiale. Ma la malasorte sembra accanirsi contro di lui facendolo finire dietro le sbarre.
Spesso, nei romanzi di Paasilinna, la resilienza dei suoi personaggi viene aiutata dall'arrivo di una donna che salva la situazione. Così accade allo sfortunato Aadam: un'intraprendente avvocatessa, Eeva Kontupohja, crede nella sua innocenza e nella potenzialità del suo genio inventivo. Lassù, finalmente, qualcuno li ama: il prototipo della batteria miracolosa inventata da Rymättylä funziona veramente, dando il via alla rivoluzione energetica, proiettando l'improbabile coppia Aadam-Eeva nella scalata ai vertici della ricchezza mondiale. 
Ma quali sono le conseguenze di un'invenzione che minaccia  gli affari dei potenti della terra e mette a rischio gli equilibri politici ed economici del mondo?
Precursore dei temi scottanti e dei protagonisti  del presente, Paasilinna accompagna insieme al fidato tassista Sorjonen, il suo Adamo novello tra riunioni segrete dei petrolieri, reginette del latte innamorate e sicari professionisti, fino ai confini del mondo con una domanda: può una ricchezza senza limiti convivere con le migliori intenzioni?

IMPRESSIONI

Per questa allegra e colorata copia cartacea di Aadam ed Eeva di Paasilinna ringrazio infinitamente Irina per avermela gentilmente offerta. Non conoscevo Paasilinna, nemmeno di fama, l'ho scoperto grazie all'uscita di questo romanzo e me ne sono innamorata, dispiacendomi di averlo conosciuto solo ad un anno dalla sua morte. Ma voglio leggere tutti i suoi romanzi, è una promessa che faccio a me stessa. Di Aadam ed Eeva mi ha catturatto fin da subito la copertina dai colori accesi, divertenti e dal disegno naif che mi ricorda un baobab con un grosso serpente attorcigliato al tronco, sulla riva di un assolato fiume. Psichedeliche zampette di passerotto fanno da sfondo, fluttuando in una cornice dai toni arancio e azzurro. Insomma, una bellissima copertina che cattura lo sguardo incuriosendo il lettore. La trama poi, esilarante e originale, mi ha richiamato alla memoria le tragicomiche avventure del Marcovaldo di Calvino, pur nella loro diversa unicità.

Aadam Rymättylä capì che aveva fatto la scoperta del secolo. Quando un uomo si mette in gioco anima e corpo, la vittoria finale non è mai impossibile.

Adam Rymättylä (Rumattula) è una persona resiliente, un uomo che nonostante le insidie del destino non si è mai lasciato abbattere. Un po' per  indole, un po' per gran botta di fondo schiena, è sempre caduto in piedi, trovando, ogni volta, il lato buono in ogni cosa, anche la più spiacevole.
Aadam, con una grande passione per l'amore, caduto in disgrazia dopo vari divorzi e sette figli con tre mogli diverse, vive e lavora nel capannone di una ditta di Tattarisuo, in Finlandia,  producendo batterie.
Da qualche tempo sta cercando di mettere a punto una batteria ultrapiatta e leggera, ma con un buon potenziale di durata e resistenza a scarso impatto ambientale. Un prototipo in grado di rivoluzionare il mondo delle batterie e il sistema energetico mondiale, apportando grandi benefici anche al pianeta.
Dopo vari tentativi saltati letteralmente in aria, sembra che il suo prototipo sia finalmente riuscito, potente e leggero, pronto per essere lanciato sul mercato.
Messo alle strette dal marito dell'ex moglie, un professore di educazione fisica, che pretendeva il saldo degli alimenti per i figli affidati alla madre, e dai debiti con il gestore della telefonia che gli aveva tagliato i fili del telefono per bollette insolute, l'inventore decide di provare a mettere sul mercato la sua invenzione in modo da racimolare qualche soldo. Preparò due prototipi, li caricò al massimo della loro potenza e andò a sperimentarli di persona su dei veicoli in una fabbrica della vicina Järvenpää. 
L'invenzione suscitò meraviglia e stupore e l'uomo, soddisfatto, ripresi i suoi prototipi e le sue formule, tornò a Tattarisuo. Ad attenderlo una spiacevole sorpresa. Il capannone della ditta, la sua casa, stava ardendo tra alte fiamme e nessuno ancora aveva chiamato i soccorsi. La spiegazione fu che al centralino dei pompieri era arrivata una chiamata con l'ordine di non spegnere l'incendio, su richiesta di Rymättylä stesso. 
Allibito il povero Aadam restò inerme a guardare il propagarsi delle fiamme. Era quella una ventosa estate e il fuoco si spinse alla foresta, così il Vigili del fuoco dovettero intervenire per forza.

Quando tutto va male ci si consola al pensiero che peggio di così non può andare.

L'incendio fu domato, ma Aadam aveva perso tutto: la ditta, la casa, i pochi risparmi e il lavoro. Ma il peggio era in agguato. Una denuncia anonima alla polizia lo aveva incastrato come responsabile dell'incendio. Il fatto che fosse in grave crisi economica e che la ditta fosse sull'orlo del fallimento era un buon movente per appiccare l'incendio e raggirare le assicurazioni. Qualcuno lo aveva incastrato, chissà forse proprio Lottoperä, il marito dell'ex moglie, approfittando del fatto che lui fosse fuori sede per provare le batterie. Poteva anche provarlo, i meccanici avrebbero testimoniato, ma la polizia sembrava non voler sentir ragione: prima le indagini e intanto in prigione!
Lo sventurato ometto, in realtà omone vista la stazza, si ritrovò dietro le sbarre nella prigione, a Tattarisuo nell'attesa delle indagini. Avrebbe dovuto trovarsi un buon avvocato per venire fuori dalle accuse di incendio doloso premeditato. Ma i soldi dove li avrebbe presi? Il suo portafoglio era bruciato nel rogo del capannone insieme alla sua auto. Poco importa, gli avrebbero dato un avvocato d'ufficio, ma al momento l'importante era che il carcere gli avrebbe offerto un tetto, un letto e del cibo. Arrivato nella sua cella, il buon carattere di Aadam riuscì a trovare il buono della situazione: una piccola cella con letto e coperte, del cibo, un bagno privato e tanto tempo a disposizione per rifinire e migliorare la sua batteria, tutto gratis. Aveva con se i prototipi e le formule, chiese carta e penna e si mise all'opera. Passò alcuni giorni nell'attesa che le indagini facessero il loro corso e lo scagionassero, gli venne anche affidato un avvocato: una strampalata rossa, molto appariscente e dalla parlantina spigliata: Eeva Kontupohja. 
La donna, all'inizio un po' reticente per questa "causa persa" , fece un passo indietro quando Aadam le raccontò della batteria miracolosa: quell'uomo non era uno sprovveduto! Avrebbe fatto i suoi controlli e perorato la sua causa e poi chissà, magari avrebbe potuto mettersi in società con lui per il lancio della batteria miracolosa.
Intanto ne avrebbero potuto parlare davanti ad un bicchiere di vino, di birra, di cognac...
Eeva era un avvocato scaltro, con una spiccata furbizia ma, come Aadam amava l'amore per le donne, lei amava l'alcool. Non era un'etilista, no. O forse si? Non era importante, se la batteria avesse funzionato e fosse riuscita a mettersi in società con Aadam, l'alcool sarebbe stato l'ultimo dei suoi problemi.
Per Aadam la ruota cominciò a girare dalla parte giusta: lasciato l'alloggio provvisorio sul divano dell'ufficiale giudiziario che gli aveva pignorato tutto, si ritrovò a vivere, mantenuto, nello spazioso appartamento di Eeva. Avrebbe voluto tanto farsi aiutare dal suo amico tassista con la passione per la medicina, Sorjonen, ma al momento era in viaggio, quindi la soluzione ideale era accettare l'invito dell'avvocato. Avrebbe avuto una bella camera tutta per lui, un grande bagno con tutto il necessario per la toelette, qualche soldino nel portafoglio e del cibo fresco, oltre a tanto alcool. Ma non solo, la casa, quasi sempre vuota, era il luogo ideale per proseguire nella messa a punto della batteria. Ancora una volta la resilienza del personaggio viene a galla. Delicatamente, in maniera bonaria, tipica del carattere bonaccione di Aadam. 

Era chiaro che se quella batteria fosse entrata in produzione avrebbe inferto un colpo mortale al mercato del petrolio.

Ubriaca di manie di grandezze e di shortini, Eeva, all'insaputa di Aadam, decise di testare sul campo il potere della batteria. Il bosco intorno al capannone bruciato sarebbe stato l'ideale in quella serata piovosa. Eeva fece arrivare una grossa betoniera, attaccò la batteria e, sotto la pioggia torrenziale e il vento si gongolò allo sprigionarsi della potenza. Lasciata la betoniera in funzione per tutta la notte, fece ritorno a casa. Quella notte, Eeva e la piccola batteria scatenarono l'inferno. Con la complicità della tempesta, lo sferragliare della betoniera, richiamò alcuni curiosi. Nessuno osò avvicinarsi a quella strega coi capelli rossi che sembrava stesse giocando coi feroci demoni atmosferici.
Da quel momento in poi si costituì la società di Aadam ed Eeva per la produzione di batterie ultraleggere e super potenti.
Dopo un tragicomico viaggio  con tappa a Nuova Delhi, dove Eeva in preda ai fumi di diversi drink voleva mettersi in società con un ingegnere  che voleva costruire dighe sul fiume sacro, la coppia fece finalmente scalo in Nuova Zelanda. Sceso dall'aereo dopo una notte insonne a causa della sbornia di Eeva, il povero Aadam salì sull'autobus che li avrebbe portati all'hotel dove si sarebbe tenuto il congresso sull'energia, e si addormentò. Disastro!
Arrivato in hotel si accorse di aver perso l'avvocatessa. Dove era finita? L'autobus aveva fatto una sosta e lei era scesa per una sigaretta e poi? Svanita nel nulla e l'autobus ripartì con un assonnato Aadam.
Il giorno dopo la polizia consegnò una recalcitrante avvocatessa in piena sbornia e in uno stato pietoso al perplesso inventore. L'avevano ritrovata che stava cantando a squarciagola  canzoni sulla tosatura delle pecore, bevendo insieme a degli operai che l'avevano aiutata a rialzarsi quando era caduta in una buca fangosa, ad Auckland.
Mentre la donna smaltiva la sbornia al fresco di un pascolo tra placide mucche, Aadam partecipò come conferente al congresso, annunciando la sua invenzione e tutti i benefici che avrebbe apportato all'umanità.
In molti erano interessati alla batteria, Russi, Giapponesi, Europei. Gli arabi no. Per i magnate del petrolio, la messa in commercio della batteria avrebbe rappresentato un'ingente perdita nell'estrazione e vendita petrolifera. 
Questa cosa non s'aveva da fare. Qualcuno avrebbe dovuto fermare Rumattula prima che la batteria finisse sul mercato.
Da quel giorno la vita di Aadam ed Eeva subirà una svolta positiva: la coppia strampalata si fidanzerà, e per festeggiare inizierà per loro un tour alcoolico in giro per il mondo. 
Intanto i Giapponesi, dopo un ennesimo  trgicomico viaggio d'affari con Aadam ed Eeva, firmeranno un miliardario contratto per la produzione delle batterie che sbancheranno il mercato mondiale dell'energia.

Il sicario professionista Luigi Rapaleore aveva i piedi congelati. Non che ci fosse da stupirsi: dovevano esserci quaranta gradi sotto zero.

Ma c'era qualcuno che stava tramando alle spalle di Aadam. Gli arabi, con lo spettro di un'imminente crisi petrolifera, vogliono far fuori Rumattula ed assoldano un infallibile killer italiano, il siciliano Luigi Rapaleore. 
Killer spietato e infaticabile, si mise presto sulle tracce dell'inventore, sapendo che non avrebbe dovuto fallire se avesse voluto guadagnare una cospicua ricompensa.
Eeva però aveva messo in preventivo la loro tutela, ora che erano diventati miliardari, perciò assoldò due anonime guardie del corpo giapponesi. Avrebbero svolto il loro compito sino a che le batterie non avessero sfondato nel mercato.
Durante il viaggio in Lapponia coi Giapponesi Rapaleore si nascose nella foresta innevata aspettando che Rumattula gli capitasse a tiro per sparargli. La morsa del freddo polare si impossessò del suo corpo e quando vide Aadam che sfrecciava su una motoslitta rincorrendo una renna impazzita che trainava i giapponesi, non riuscì nel suo intento. Il freddo lo aveva paralizzato, non sentiva più una gamba e i piedi e si risvegliò in ospedale senza una gamba e tre dita dell'altro piede.
Ma non si sarebbe dato per vinto, avrebbe portato a buon fine il suo incarico, anche se il contratto era stato firmato. Dotato di una protesi, presto si rimise in piedi pronto a far fuoco sul suo bersaglio, adesso era una questione personale...
Rumattula, oltre ad essere un resiliente amante dell'amore, aveva anche l'ingenuità dei buoni di cuore. Suo desiderio, ora che le possibilità finanziarie non gli mancavano era quello di aiutare chi si fosse trovato in difficoltà come lui. In fondo anche lui aveva ricevuto aiuto: l'amico tassista, l'ufficiale giudiziario, Eeva... Decise quindi, dopo aver finanziato gli studi in medicina dell'amico tassista, di aiutare un'anziana bisognosa che si era impossessata di un cimelio appartenente allo Stato. Scovata la donna, partì per portarle il suo aiuto, seguito dalle guardie del corpo e da Rapaleore, pronto a farlo fuori alla prima occasione. Ma l'impresa del killer finì in tragedia: dopo un conflitto a fuoco dove ebbe la peggio finendo le munizioni, fu costretto alla fuga dalle guardie del corpo di Aadam e, nel darsi alla macchia nella foresta perse la protesi che si spezzò, facendolo nuovamente finire in ospedale... Ora più che mai la questione era diventata veramente personale...
Nel frattempo le batterie stavano facendo impazzire il mondo, tutti le volevano, tutti volevano Rimättylä, che diventava ogni giorno più ricco. Mentre la coppia si arricchiva, Eeva, dopo una lite col fidanzato,  passò le sue giornate  alcoliche  da un locale etilico all'altro  comprando appartamenti in ogni parte del mondo. Aadam, molto più oculato e pratico, dopo aver aiutato chi si trovava in difficoltà, aveva solo un desiderio, quello di essere lanciato in orbita e vedere alba e tramonto della sua amata Finlandia dallo spazio. I soldi, si sa, aprono tante porte, e organizzare un lancio spaziale non fu poi così difficile e proibitivo per Aadam. 
Ma prima del lancio bisognava portare a termine una spedizione di lavoro in Russia. La coppia, fatta pace in Portogallo, nel nuovo vigneto di Eeva, insieme  alle fidate guardie del corpo, l'amico tassista diventato medico e un gruppetto di mogli di diplomatici con servitù al seguito ed altre persone, partì su un treno che sfrecciando lungo i binari della Transiberiana li avrebbe portati in Siberia. Durante il viaggio, però, ci fu un incidente. Il vagone sul quale viaggiavano si staccò improvvisamente dal trattore fermandosi in mezzo al nulla, con pochi viveri ed un povero cameriere  fortemente claudicante che prestava servizio per la moglie di un diplomatico.
E adesso come avrebbero fatto ad arrivare in Siberia o a tornare indietro? Erano dispersi, fermi su un binario ed  esposti al pericolo di un incidente ferroviario col prossimo treno che avesse compiuto quella tratta. Ma pensandoci bene una possibilità di salvarsi esisteva, Aadam doveva portare a termine la sua missione e partire per lo spazio...

Il romanzo, diviso in due parti, scorre veloce come il treno sulla Transiberiana trasportandoci al colpo di scena finale, inaspettato e "resiliente". 
Tra una risata in sordina e una a squarciagola, in una notte, sono arrivata alla fine con le lacrime agli occhi. 
Lo stile semplice, coinvolgente e comico trascina il lettore dentro alle pagine senza permettergli di uscirne. I personaggi catturano, diventano membri della famiglia e la loro storia viene presa a cuore dal lettore. Non si può non amare Aadam, un omone buono, fiducioso ed ingenuo, generoso e riconoscente, che ricorda tantissimo il Marcovaldo nell'ingenuo entusiasmo di fare, ma a differenza sua, è proprio l'ingenuità bonaria che lo farà arrivare molto lontano. Eeva è più schiva, avida di potere e denaro, ma non venale, generosa a modo suo e sotto una corazza rigida forgiata dall'alcool si nasconde un cuore grande e sentimentale, capace di vedere al di la delle apparenze.
Il libro, pubblicato per la prima volta ad Helsinki nel 1993, precursore dei tempi per l'argomento trattato, ad oggi è un ottimo spunto di riflessione sui passi fatti dalla tecnologia e sull'impatto ambientale.
Il mio consiglio è quello di passare qualche ora all'insegna del buon umore in compagnia di Aadam ed Eeva, perché come ci ricorda il nostro protagonista, la vita va vissuta con un pizzico di leggerezza e tutto si sistemerà. 
O quasi ...

Buona lettura,

Tania C.




mercoledì 20 novembre 2019

Recensione de LA VIA DEL BOSCO Una storia di lutto, funghi e rinascita di Long Litt Woon - Ed IPERBOREA-





LA VIA DEL BOSCO
Una storia di lutto, funghi e rinascita

Long Litt Woon
Ed. IPERBOREA 2019
Pag. 288
€ 18,50
Copertina flessibile
Traduzione Alessandro Storti
Ebook disponibile


CONOSCIAMO L'AUTRICE

Long Litt Woon . foto dal web -


Long Litt Woon, classe 1958, è un'antropologa e micologa norvegese dai natali malesi. Ancora studentessa, si trasferì ad Oslo, dove si stabilì permanentemente. La via del bosco è stato il caso editoriale del 2017 alla Fiera di Francoforte. Visto il successo riscosso, la storia di Long Litt Woon è in corso di traduzione in quindici paesi.

TRAMA

Long, norvegese dalle origini malesi, alla soglia dei cinquanta anni, vede la sua vita subire un brusco cambiamento. Rimane vedova dell'amato marito Eiolf. Il lutto improvviso la paralizza, ma la fa anche, casualmente, inciampare nell'affascinante mondo della micologia e dei funghi. Un meraviglioso viaggio che non solo le permetterà di riscoprire la natura e la sua bellezza, ma anche il bello della vita. La sua vita. Sino a quel momento non aveva mai compreso il piacere provato dagli scandinavi nel camminare nei boschi, ma adesso il sottobosco sembra averla rapita con la sua magia e la gioia che può dare la ricerca.  La via del bosco racchiude due viaggi paralleli, uno interiore, sull'elaborazione del lutto attraverso lo sfogo del dolore nel silenzio della tristezza, l'altro attraverso l'infinito ciclo del mondo dei funghi. Ciclo di morte e rinascita della natura, sempre uguale ma meravigliosamente diversa ad ogni ciclo. Lo studio e l'amore per questo nuovo percorso, portano l'autrice a conoscere e fare amicizia con l'eccentrica comunità dei raccoglitori di funghi. Una grande famiglia allargata di persone unite dall'amore per la micologia, accoglienti, spesso ossessivi verso le regole non dette  e i riti di passaggio. Si ritroverà a viaggiare dalle magiche foreste norvegesi alle anonime aiuole urbane, dalle coste sabbiose della Corsica, sino a Central Park, inseguendo il piacere di scoprire le meraviglie della natura spesso nascoste agli occhi comuni: piccoli funghetti malefici che sembrano essere appena usciti dai calderoni delle streghe; sanguinelli rosei come salmone che stillano un liquido rosso al taglio; deliziose spugnole capaci di far vivere <<un'esperienza sensoriale ultraterrena>>; funghi bioluminescenti che rendono luminosa la foresta durante la notte. Durante il percorso immersa nella natura, Long Litt Woon scoprirà che il suo amore e le sue attenzioni rivolte al mondo naturale la possono trasformare, dandole un motivo per sopravvivere la morte di Eiolf e sentirsi di nuovo viva.


IMPRESSIONI

Sin da bambina, ma proprio piccola, avevo appena imparato a camminare, i miei nonni mi hanno introdotto al meraviglioso mondo dei funghi. Pur non essendo micologi "studiati" e chiamando i vari esemplari, eduli o tossici che fossero, col nome dialettale del territorio d'origine, mi hanno insegnato quel tanto che basta da non uscire mai dal bosco a mani vuote. 


Boletus aestivalis - foto personale -

La natura ci offre regali in continuazione, basta solo saperli riconoscere per farne buon uso. Sono cresciuta meravigliandovi e gioendo ogni volta che, entrata in un bosco, spesso senza nemmeno troppa ricerca, riuscivo a scovare quello che molti "fungiat" definiscono il Re del bosco: il boleto. Sodo, pieno, col suo cappello che spazia dal bianco al caramello,  dal rosso  al marrone scurissimo, a seconda dell'habitat in cui è nato. E nel bosco bisognava far silenzio, quasi si spaventassero i funghi e rientrassero nelle calde viscere del terreno per sfuggire ai gridolini di gioia e sorpresa di chi scovava il loro nascondiglio. 



 Craterellus cornucopioides o trombetta dei morti - foto personale -

Andare nel bosco, per me, è sempre stato sinonimo di pace e relax, poco importa la fatica, basta procedere poco per volta, con calma, attingendo il più possibile alle energie positive degli alberi.
E ci vado ancora a cercar funghi, ogni anno, anche se non è la stagione buona: non si sa mai. Mi sono pure iscritta, su Facebook, a vari gruppi a tema: quelli più eruditi e impegnativi, dove viene insegnato l'abc della micologia ai meno esperti, a quelli fotografici che ritraggono gli splendidi esemplari in natura e a quelli culinari. Il mondo della micologia è infinito e insidioso. Può essere un piacevole passatempo per ricaricare le energie e fare succulenti manicaretti, ma può nascondere pericoli mortali se non lo si conosce bene. Quante volte, ci capita di leggere sulle cronache locali, in stagione da funghi, di intere famiglie intossicati o addirittura decedute a causa dell'affascinante e mortale Strega Malefica dei boschi, l'amanita phalloide, spesso confusa, allo stadio primordiale, con la deliziosa amanita cesarea. È perciò utile, per chi si volesse approcciare, che sia per passione o golosità, al mondo della micologia, sapere tutte le regole fondamentali non solo per la propria sopravvivenza ma anche quella del bosco. 


steccherino dorato - foto personale -

Quando Casa Editrice Iperborea pubblicò, qualche mese fa, per la prima volta in Italia La via del bosco, mi incuriosì subito la copertina colorata. Non essendo ancora a conoscenza della trama del testo, la copertina mi rimandava ad una splendida famigliola di funghi, i "galletti" nel mio dialetto, gallinacci o cantharelli cibarius per la scienza. Il periodo di uscita era quello giusto, in piena e abbondante stagione. Dovevo saperne di più. Ovviamente copertina e titolo a tema mi anticiparono il contenuto,  la trama che avevo poi letto in rete, profonda e così diversa dalle mie solite letture, mi incuriosirono al punto di chiederne una copia da recensire. La mia richiesta è stata subito accolta dalla disponibile Martina che me ne inviò una copia cartacea. 
Mi scuso anche con loro per il ritardo della recensione, problemi familiari mi hanno un po' rallentata, ma mi sto rimettendo in pari.
Come sempre il testo ha soddisfatto pienamente le mie aspettative. La copertina accattivante e rilassante che richiama i colori dell'autunno e i suoi frutti, il formato elegante e chic, una bomboniera!



Amanita Muscaria - foto personale -

Qualcuno mi aveva parlato del corso, e mi ero iscritta senza rifletterci troppo. Era un'idea di cui io  ed Eiolf avevamo parlato, senza però concretizzarla. Così una buia sera d'autunno, senza aspettative mi sono presentata nel seminterrato del Museo di storia naturale.

Long Litt Woon è una cinquantenne di origini malesi, emigrata in Norvegia, dove ancora risiede, per amore. La sua vita da moglie e antropologa scorre felicemente sino a che un giorno il disegno che il destino aveva in serbo per lei fu portato a compimento, sconvolgendole la serenità. 
Il marito Eiolf, dopo averla salutata amorevolmente, esce di casa come ogni mattina. Ma non farà più ritorno. Un malore metterà fine alla vita di Eiolf mentre si trova al lavoro, seppellendo Long Litt Woon in uno strato di macerie di dolore e rifiuto della morte del marito. La donna si ritrova così, in un battito d'ali, vuota, risucchiata in un buco nero fatto di vuoto e dolore.

Nel tempo, piano piano ma fermamente, il calendario è cambiato. Nelle ore libere potevo andare a funghi, ed è stato allora che la mia nuova esistenza ha cominciato poco a poco a fiorire.

Non è facile continuare da soli il percorso di una vita di coppia. Lo sconforto paralizza Long Litt Woon, la voglia di lasciarsi vegetare sembra avere il sopravvento ma, un giorno, la donna viene a sapere che sta per iniziare un corso di micologia. Ne avevano discusso, in passato, con Eiolf, di frequentare questo corso, anche se a lei non interessava molto, avrebbe assecondato il marito. Adesso più che mai era arrivato il momento, quasi come fosse l'ultimo desiderio di Eiolf da esaudire. Long si iscrive al corso, anche per staccare la spina dalla routine grigia in cui era avvolta, ignara che la sua vita ormai vuota e apatica stava per intraprendere uno sconvolgimento totale.
Da antropologa, elaborando il suo lutto cercando di fare chiarezza, di capire ed elaborare le "informazioni" che il suo nuovo stato di vedova le stava inviando.

La <<ricerca sul campo del cuore>> è un compito gravoso.

La micologia e la ricerca dei funghi era un aiuto concreto per le risposte alle domande che la attanagliavano dopo il lutto. Passeggiare in un bosco, cercare e trovare un fungo era come trovare il senso alla domanda "Chi sono io adesso che Eiolf non c'è più?".
Più passava il tempo al corso e nei boschi, più Long si appassionava all'affascinante mondo della micologia. Era piacevole socializzare con gli altri membri più esperti di lei. Erano fonte di insegnamento, di innovazione, di scoperta e di segreti svelati... le fungaie! Già, quei luoghi, nel bosco, dove si concentra un'elevata nascita di funghi eduli e rari. Ognuno custodiva le proprie gelosamente, tramandandole di padre in figlio come un'eredità preziosa. Ma in tanti erano disposti a condividere questi "segreti" con lei, aiutandola a capire le sottili differenze insidiose tra edule, tossico e mortale, ignari di quanto fosse prezioso per la sua rinascita, quell'aiuto. 
La micologia entra nel sangue e nell'anima di Long Litt Woon, dolcemente, pervadendola di nuova linfa vitale e di nuovo amore verso la natura così generosa ed energetica. L'amore della donna lo ritroviamo non solo nei suoi racconti, ma anche in dettagliate schede tecniche con  disegni fatti a mano dei suoi amati funghi. Accurati, scrupolosi ed esaurienti disegni corredati da importanti informazioni che ritraggono l'ambito trofeo di ogni fungaiolo, dalla nascita alla maturazione completa. Sembra quasi di percepirne il profumo e il colore e il sapore.Ogni scheda è spesso arricchita anche da qualche divertente aneddoto riguardante il fungo e il fungaiolo.  


Amanita Phalloide, la regina del male assoluto 
MORTALE 
- foto dal web -

Esilarante il racconto della coppia adultera che, per fuggire alla routine degli incontri clandestini mordi e fuggi, si concede un rilassante e romantico week end nei boschi alla ricerca di funghi per farne un delizioso pasto, facendo credere ai rispettivi familiari di essere lui ad un seminario di lavoro, lei in gita con le amiche. Ma qualcosa va storto... funghi ad alta tossicità vengono malauguratamente scambiati per funghi eduli e consumati dalla coppia che finisce in ospedale a rischio della vita. Se non ci fosse di mezzo la vita sarebbe una situazione comica ritrovarsi in quell'ospedale coi rispettivi parenti e le conseguenze tragicomiche... 

Il veleno è un aspetto dei funghi che affascina molta gente. È opinione diffusa che un solo boccone possa portare alla morte quasi istantanea. Conati di vomito sopra il piatto una schiuma dalla bocca o altre scene drammatiche. È questo più o meno quello che credevo anch'io, ma con il tempo ho imparato che i gradi di tossicità possono essere svariati.

Man mano che Long Litt Woon prende confidenza con la natura, ritrova anche una nuova consapevolezza. La natura, a differenza di certi momenti della nostra vita, ci riserva mille sfumature che possono esserci d'aiuto nell'accettare noi stessi. 
Il messaggio che mi è arrivato leggendo queste pagine d'amore dell'autrice, verso il marito e la natura, ma soprattutto verso se stessa, è che per quanto buia e difficile possa essere la nostra vita in un determinato momento, dobbiamo prendere spunto dal bosco. Nel bosco nulla si distrugge e nulla si crea, è una continua evoluzione. Un continuo rinascere dalla fine di un ciclo. E così è stato anche per l'autrice, come il bosco rifiorisce tornando a splendere con nuovi, profumati doni dopo un periodo di morte apparente invernale,  anche lei è tornata alla vita, sotto una forma nuova e con nuove passioni, rinnovando ogni giorno anche l'amore per il marito. 


Omphalotus Olearius- Clitocybe olearia - TOSSICO - 
Foto personale

Di questo testo ho molto apprezzato anche le ricette , ovviamente a base di funghi, semplici e gustose dall'antipasto al gelato, che l'autrice incastona tra le pagine proprio come un funghetto nascosto tra muschi e frasche. Ovviamente, per chi volesse cimentarsi con pentole e fornelli, il consiglio che impregna le pagine e che vi rinnovo, se non siete esperti in materia, è quello di acquistare le varie qualità di funghi, senza improvvisare.

Regola n. 1: Se non sei completamente sicuro della commestibilità di un fungo, non mangiarlo.

La vita è una e coi funghi non si scherza. È questo un dei punti fermi dell'autrice, a conclusione della sua esperienza. Un sorta di vademecum del "buonsenso micologico", regole base per diventare un buon cercatore di funghi.
Ringrazio ancora Iperborea per avermi concesso la possibilità di conoscere l'esperienza di Long Litt Woon.
Ho sempre amato andare nei boschi alla ricerca di funghi, da ora in poi lo farò con un rispetto ancora maggiore.
Consigliare questo libro a chi ama i funghi potrebbe sembrare scontato, ma non lo è. Le emozioni e il messaggio che ci regala va ben oltre al piacere di saper riconoscere una amanita muscaria da una cesarea, è un inno alla vita e al rispetto di noi stessi e della natura.
Per chi i funghi li ama solo degustare, può essere un ottimo spunto per appassionarsi anche alla conoscenza e alla raccolta, mentre per chi è completamente digiuno è una piacevole lettura istruttiva .
Lo stile della Litt Woon è accurato e delicato. Come una mamma che si prende cura del suo piccolo, l'autrice coccola i suoi racconti cullandoli con una dolce melodia, a volte lenta e malinconica come i boschi d'autunno, spesso allegra e frizzante, come l'esplosione della natura ai primi caldi.
La stagione dei funghi sta concludendosi con alle spalle un ottimo e abbondante raccolto, approfittatene per raccogliere voi stessi questo piccolo gioiello Iperborea.

Buona lettura, 
Tania C.

Recensione TUTTO NASCE PER FIORIRE di DEMETRA COSTA

  TUTTO NASCE PER FIORIRE Autore: Demetra Costa Editore: IoScrittore Formato: Brossura Pag.: 503 Uscita: Giugno 2025 € 18 formato cartaceo F...