Visualizzazione post con etichetta #morte. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta #morte. Mostra tutti i post

mercoledì 31 marzo 2021

Recensione QUASI ARZILLI di Simona Morani - Ed. GIUNTI EDITORE -

 



QUASI ARZILLI

Simona Morani

Ed. Giunti Editore

Anno di pubblicazione 2016

Formato Brossura

Pag. 176

€ 8,90

Ebook disponibile in tutti i principali store digitali


CONOSCIAMO L'AUTRICE

Simona Morani nasce nel 1982 a Firenze, ma cresce a Canossa, in provincia di Reggio Emilia.

Dopo aver conseguito la laurea in lingue, si trasferisce in Germania, lavorando come giornalista culturale, redattrice per cinema e tv e come interprete. 

È anche docente di italiano all'università di Volkshochsule di Monaco.

Quasi arzilli, il suo romanzo d'esordio per Giunti 2015, vinse nel 2016 il Premio Zocca Giovani  riscuotendo il favore di pubblico e critica.

Nel 2017, sempre per Giunti, ha pubblicato Cuore delicato, lavare a mano.


TRAMA

Nel cuore dell'Appennino Reggiano si trova lo storico bar La Rambla, dove ultimamente la briscola è più triste del solito.

Elvis, coi suoi caffè alla sambuca ce la mette tutta, ma non riesce a sollevare il morale. 

La dipartita di Ermenegildo non ha lasciato solo una sedia vacante al tavolo da gioco, ma un'immenso vuoto nei cuori degli amici e uno spettro al quale rendere conto: dopo la vecchiaia c'è la morte. E dopo la morte? 

Ognuno di loro reagisce a modo suo: ogni mattina Ettore si presenta nell'ambulatorio del dottor Minelli accusando un nuovo sintomo.

Gino, nominato ''Apecar'' a causa dell'improbabile mezzo col quale circola, nonostante il grave stato di ipovisione nel quale versa e nonostante sia un serio pericolo pubblico, non vuole abbandonare la guida.

Basilio, ex comandante della 26ª Brigata Garibaldi, combatte la sua battaglia contro il ''nemico'', un giovane bosniaco che gestisce il negozio di frutta e verdura appartenuto al compianto Ermenegildo.

Intanto, sulla brigata, incombe lo spettro di una nuova minaccia. Corrado,  giovane vigile urbano, sembra animato da un'unica missione: rinchiudere la combricola de La Rambla alla Villa dei Cipressi, la nuova casa di riposo che sta per essere inaugurata.

Commedia dal pathos inconfondibile dove si ride sino alle lacrime con un pizzico di malinconia.


IMPRESSIONI 

Qualche giorno fa, grazie alla gentilezza di Marilou di Edizioni Giunti, ho ricevuto Quasi Arizilli, il divertente romanzo di Simona Morani che ha attirato la mia curiosità non solo per la trama ma anche per l'ambientazione tra le vallate dell'Appennino reggiano, luoghi dove ho imparato a camminare e a parlare.

Ambientato in uno dei piccoli paesini bomboniera che si snodano tra i dolci pendii tra Reggio Emilia e Collagna, Quasi Arzilli è il racconto tragicomico di un gruppo di amici tra i settanta e i novant'anni che, arrivati all'età in cui ogni giorno che passa è un giorno regalato, si ritrovano nell'unico bar del paese ''La Rambla'', a giocare a briscola circondati da una coltre di fumo e bicchieri di sambuca.

Il bar è il fulcro del paese, il luogo di svago, dove si intrecciano le vite di Ettore, Gino, Basilio, Cesare e Elvis, figlio del proprietario, da tempo passato all'eterno riposo.

Negli ultimi giorni nemmeno la briscola e le sambuchine di Elvis sembrano riuscire a sollevare il morale al gruppetto di amici,  riuniti al gioco più per dovere che per piacere, ora che l'Ermenegildo aveva deciso di andarsene per sempre lasciando vuota non solo la sedia ma anche i loro animi.

Quando gli amici più cari vengono a mancare, raggiunta una certa età, è facile lasciarsi prendere dallo sconforto e cominciare ad elucubrare sul senso della vita, soprattutto quella rimasta e sul ''dopo''. Dopo il trapasso. 

<< Entrò in ambulatorio in punta di piedi per non disturbare anche se nella sala non era rimasto più nessuno. Arrivava sempre verso le nove e mezza; lo faceva apposta per trovare l'atrio pieno di gente. Era il suo modo per distrarsi e far passare la mattinata... >>

Pensieri lugubri, ogni notte, attraversavano la mente di Ettore, edentulo, ipocondriaco e insonne, che si ritrovava a rotolarsi nel letto in preda ad attacchi di panico che gli impedivano di riposare serenamente. 

Al mattino, con gli occhi cerchiati dal sonno, il pover'uomo, si ritrovava nell'ambulatorio del dottor Minelli, un giovane medico che si era dovuto adattare a diventare anche psicologo, consigliere e amico in quella piccola comunità di anziani.

Ettore, superati da tempo i settanta e in dirittura di arrivo agli ottanta, si era trovato a vivere solo nella sua casa, senza mai aver conosciuto le gioie di una compagnia femminile. L'unico conforto erano gli amici del bar, ma piano piano si stavano decimando e lui aveva paura di fare la loro fine, soprattutto aveva paura delle malattie, di soffrire per le malattie in solitudine. 

Il dottore sembrava quasi non capire il suo malessere, tal è che ormai aveva imparato a curare da solo i suoi attacchi di panico notturni, sperimentando ogni notte nuove tecniche di rilassamento inventate al momento e che sembravano dargli un po' di sollievo. 

La morte dell'Ermenegildo lo aveva scombussolato al punto che riuscire a riposare la notte era diventato impossibile, anche coi suoi trucchetti ben sperimentati. Sogni inquietanti ogni notte venivano a fargli visita, lasciandolo in uno stato di disagio e tutto sudato. 

Nemmeno don Zuseppe, con la sua ''zeppola'' incastrata tra i denti, era riuscito a dargli un po' di sollievo durante l'omelia funebre. Nulla riusciva ad allentare quel nodo stretto che sentiva comprimergli l'anima.

Solo gli amici de La Rambla riuscivano a capirlo, non proprio coetanei, ma tutti accomunati dal fatto che ultimamente sentivano gravare sulle loro vite il peso degli anni e dei giorni strappati alla vita,  in scivolata verso il riposo eterno ma, sia ben chiaro, nessuno di loro ancora pronto a mollare la presa.

Ne sapeva qualcosa Basilio, combattente in prima linea sul fronte al comando della gloriosa Brigata Garibaldi, benché un po' più giovane rispetto agli altri ma sempre combattivo e ardito, rimasto solo, viveva con la nipote Rebecca, una bellissima ragazza che, a causa della sua bellezza, si diceva in giro fosse rimasta poco istruita e scaltra. Basilio era sempre pronto a difendere i diritti di tutti, soprattutto il diritto alla vita libera.

Cesare il più giovane e il più sordo, l'unico ad essere ancora sposato, godeva dei suoi momenti di libertà al bar con gli amici, nonostante la Irma ultimamente si fosse fatta più assillante del solito. Sembrava una pentola di fagioli, sempre a brontolare: '' Cesare, prendi la pastiglia! Cesare attacca l'apparecchio acustico che poi non senti ve'! Cesare non bere, guida piano, cambiati la maglia che è stinta e ci prendono per straccioni!'' Però senza la sua Irma si sentiva perso. Come se gli mancasse l'aria o la libertà.

Che gentile questo vigile a prendersi a cuore mio padre, pensò.

<< Lo sai che tuo padre da qualche parte tiene nascosta un'Ape che guida senza patente? >> domandò dopo i convenevoli.

<< Ma se vede solo ombre! >> esclamò Nicola perplesso. Poi chinò il capo, amareggiato. 

<< No, non me lo aveva mai detto. >>

E poi c'era Gino.

Gino era il più anziano tra loro, il comandante della brigata. 

Gino, nome in codice ''Apecar''.

Gino il terrore di Corrado, il nuovo giovane e arrogante vigile urbano che si era incarognito contro di lui solo perché era un ultranovantenne quasi cieco, senza patente e continuava a guidare la sua ape arrugginita che andava in moto solo dopo che i bambini lo avevano spinto  per qualche metro nella discesa della piazza. La sua ape, che al massimo faceva i 25! Ma Corrado non lo avrebbe mai preso. Piuttosto sarebbe andato a far compagnia all'Ermenegildo!

La moglie lo aveva lasciato da tempo a causa del suo carattere brusco. Il figlio, dopo il matrimonio, si era trasferito in Piemonte e Gino si era ritrovato a vivere solo, ipovedente, con l'unica compagnia di tre galline che avevano preso dimora in casa, sul suo divano. Galline rispettose ve', lui le aveva ben educate le bestiole e loro, esserini intelligenti, avevano capito che potevano vivere in casa senza però oltrepassare la soglia della camera da letto. Quella soglia era lo stargate che proteggeva l'intimità di Gino, e la Cocca, la Linda e Genoveffa sapevano ben che non dovevano oltrepassarlo!

A movimentare la tranquillità della vallata c'era Corrado, un giovane vigile urbano, nipote del sindaco del paese ( che tanto mi ricorda Casina ), completamente impegnato nel cogliere lo sfuggente Gino con le mani nel sacco, o meglio sul manubrio della sua apetta. Per Corrado il povero Gino era diventato una missione. Doveva catturarlo e rinchiuderlo nella nuovissima Villa Cipressi, la casa di riposo dove non avrebbe più potuto nuocere a nessuno. Prima o poi le sue scorribande a tutto gas con quel ferrovecchio, sarebbero finite in tragedia.

Se Corrado fosse riuscito a rinchiudere il sovversivo Gino, sarebbe stato più facile convincere anche gli altri ''delinquenti'' che avevano occupato La Rambla facendolo diventare un fumoso luogo di perdizione col fine del gioco d'azzardo. Che poi l'azzardo consistesse in una sambuchina e in una spuma bionda, aveva poca rilevanza agli occhi attenti della legge.

Ma Gino sembrava un'anguilla, ogni volta che Corrado si avvicinava alla cattura del perfido ''Apecar'', questo come per magia gli sfuggiva di mano senza lasciare tracce. Talmente sfuggente che Corrado arrivò a dubitare dell'esistenza dell'ape.

<< Il nostro è sempre stato un paese tranquillo e pacifico ... Non vogliamo casini, ci siamo capiti? >>

Le giornate si susseguirono placide nel paese che sembrava vivere in una bolla rimasta indietro anni luce dalla globalizzazione. Le poche novità erano rappresentate dalla costruzione del ricovero Villa Cipressi e dal  giovane Goran, un bel ragazzone Jugoslavo, ancora devoto a Tito, che aveva rilevato il negozio di frutta e verdura dell'Ermenegildo e sembrava ammaliato dalla bellezza di Rebecca.

Per Basilio fu quasi un affronto vedere il negozio del loro compagno di briscola in mano allo straniero dei balcani. Cosa ne poteva sapere quel ragazzo delle loro tradizioni? Dovevano sabotarlo a tutti i costi e fargli chiudere il negozio. Lo dovevano all' Ermenegildo che di sicuro non avrebbe apprezzato quell'affronto. 

Ma c'è un vecchio adagio col quale la combricola de La Rambla, Basilio al comando, non aveva fatto i conti: '' se non puoi batterli, fatteli amici '' . 

Così, il gruppetto sotterrò l'ascia di guerra innalzata verso Goran e cercò di far integrare il nuovo fruttivendolo, che non era poi così male come ''compagno''.

Col passare dei giorni si placò il dolore per la perdita dell'Ermenegildo, grazie anche all'imminente inaugurazione di Villa Cipressi. Il sindaco aveva pensato in grande, sua intenzione era di accattivarsi la premiata ditta a delinquere e ricoverarla presso la struttura, col miraggio di una nuova vita agiata, come essere in vacanza. Una volta messi fuori combattimento, avrebbe potuto far abbattere il famigerato luogo di perdizione de La Rambla per rimodernare e lucrare sul nuovo locale.

Fu proprio durante l'inaugurazione della R.s.a., che successe il fattaccio. Una donna quasi ottantenne, l'elegante e verginale Teresa, tutta imbellettata e profumata, approfittando della confusione per la festa in corso, si era assentata da Villa Cipressi, intrufolandosi a La Rambla per un cicchetto e un giro di morra, ignara che in quel luogo così fumoso avrebbe finalmente incontrato l'amore.

Un amore sincero, puro, ingenuo, edentulo: Ettore che con la complicità di don ''Zuseppe'' e del dottor Minelli  combinò l'irreparabile provocando un'infinita reazione a catena di accadimenti che coinvolsero tutto il paese. 

Nel trambusto tragicomico, ovviamente, Gino ebbe il suo ruolo da protagonista, al grido di '' Vaffancül '' supportato dal condottiero Basilio, in nome dell'amicizia che legava la combricola, spiccò il volo verso la libertà, alla brutta faccia di Corrado...

Che dirvi ancora di questo romanzo, se non che ogni volta che ripenso a Gino, rido fino alle lacrime!  Una risata che sale dalla pancia, carica di tenerezza e comprensione. Di voglia di abbracciare uno ad uno i ''ragazzacci'' de La Rambla.

Come ho raccontato all'inizio, è stata una sorpresa ritrovarmi nell'ambiente in cui sono cresciuta,  tra quelle verdi vallate incastonate  nell'appennino reggiano, dove ho imparato a camminare, sulla Pietra di Bismantova, tanto cara a Cesare e alla Irma, dalla cui prateria si può ammirare a tutto tondo il panorama dei piccoli presepi sparsi nel verde. 

E, a guardar proprio bene, si può anche vedere l'Orvilla che va per boschi a cercar gatti selvatici, accompagnata da Ettore, e Gino che, spinto dai bambini del paese, sfreccia ai 20 all'ora con la sua apetta, facendo mangiar polvere a Corrado. 

Ho adorato la scrittura soave di Simona Morani, attenta ai particolari e ricca di sfumature, alle finezze che solo una persona che ha vissuto l'anima di quei luoghi può descrivere così bene.

Il tema affrontato, l'accettazione dell'invecchiamento, delle malattie e della morte, è stato trattato coi guanti. Con una delicatezza che è sfociata naturalmente nella comicità bonaria di gente sanguigna e verace pur nella loro semplicità. I nonnetti sbarazzini, che potrebbero essere i nostri nonni, arditi e risoluti nella loro dignitosa fragilità.

La Morani, col suo racconto solo all'apparenza leggero, mi ha regalato emozioni di gioia e di infinito amore verso gli anziani, quelli che saremo noi un giorno, coi nostri difetti accentuati ma che ci rendono unici. 

Per un giovane, raccontare gli anziani oggi non è facile, considerando la vita frenetica che ci travolge da mattina a sera. Incastrati tra lavoro, palestra, figli, scuola e spesa, arriviamo a sera senza magari aver pensato ai nostri nonni che trascorrono la loro vita nella pace di una vallata montanara dalla quale manchiamo da troppo tempo.

I loro ritmi sono ormai tutti in discesa, ogni giorno che passa viene apprezzato e vissuto in pieno, a volte anche sull'orlo della sfrontatezza, tanto non c'è più nulla da perdere e le occasioni vanno sfruttate. 

Simona Morani ha saputo rendere vivo, fuori dalle pagine, questo spaccato di vita che mi riporta all'infanzia vissuta a Cervarezza, dove c'erano il vecchio Cirillo, con la cicca in bocca e la fiaschetta in mano, la bisbetica Velia alla quale chiedevo sempre il ''momo'', il Zuseppe che non voleva farmi bere il contenuto della bottiglia dallo straccetto e il  buon Dario, con la sua ape gialla, carica di bombole dal gas, da consegnare a domicilio. 

Spaccati di vita di un tempo ormai andato, sempre più rari da rivivere, ma che ancora mi stampano un sorriso in faccia, a nascondere tanta malinconia...

Un libro consigliato a tutti, per passare qualche ora in piacevole compagnia, senza perdere interessanti spunti di riflessione.

Buona lettura,

Tania C.





venerdì 13 novembre 2020

Recensione SCUSATE LA POLVERE cimiteri, sospiri e piccoli miracoli di Paolo Patui - Ed. Bottega Errante -

 




SCUSATE LA POLVERE

cimiteri, sospiri e piccoli miracoli

Paolo Patui

Ed. Bottega Errante

Copertina flessibile

Prima edizione 2019

Formato tascabile

Collana Camera con vista

Pag. 175

€ 15


CONOSCIAMO L'AUTORE

Paolo Patui - foto da

 https://www.google.com/url?sa=i&url=https%3A%2F%2Fwww.sandanielemagazine.com%2Fen%2Fpaolo-patui-2%2F&psig=AOvVaw3idYXevuxnY5plqgIuy2uY&ust=1605348668456000&source=images&cd=vfe&ved=0CAMQjB1qFwoTCJjmofuj_-wCFQAAAAAdAAAAABAN

Paolo Patui è un insegnante in pensione. Dalle sue idee nasce la rassegna "Leggermente", da quindici anni tenuta a San Daniele del Friuli e rinomata a livello nazionale.

Insieme a Elio Bartolini ha composto Bigatis per il teatro e per Rai Tv regionale ha tradotto in friulano alcune puntate della Pimpa e Lupo Alberto.

Dopo aver plasmato la Maratona di New York al Friuli, ha abbandonato la corsa a piedi in favore della bicicletta, testimoniandolo anche sul suo Decalogo semiserio di un ciclista anomalo, edito da Ediciclo nel 2018.

Porta la sua firma Volevano essere i Tupamaros, edito nel 2005 da Kappa Vu, definito da Gianni Mura come << i cinque racconti di calcio che sarebbero piaciuti a Pasolini>>.

Nonostante si diletti a vagare per cimiteri perduti, scrive col sorriso per i suoi lettori e per sé.


TRAMA


Sotto la guida di un inverosimile custode, sfinito dall'amico runner che si allena lungo la perimetrale dei cimiteri, affascinato da una misteriosa studentessa dark gothic, un narratore spaventato da nuova vita a storie sepolte nei cimiteri che si ritrova a visitare. Lungo il suo peregrinare nei giardini del silenzio scoprirà necropoli insolite, si addentrerà nell'intimità nascosta del cimitero dei ''senza nome'', incastonato nella foresta berlinese. 

Si trasferirà nel Fairview Cemetery dove sono sepolti le vittime del Titanic, attraverserà la desolazione del cimitero abbandonato di San Finocchi a Volterra, camposanto privato degli ospiti del manicomio.

Le sue escursioni lo vedono partire spesso dal cimitero di San Vito a Udine, dove fa interessanti scoperte su sconosciuti di riti di sepoltura orientali, come quello indonesiano che vede restituire le salme alla natura deponendole dentro alle cavità degli alberi. 

Attraverso un viaggio all'apparenza lugubre e buio, si ritroverà nell'accogliente abbraccio fraterno e universale delle vite perdute, dei sorrisi dimenticati e delle speranze realizzate e polverizzate dal quel grande mistero che è l'esistenza.


IMPRESSIONI

"Per quanto tu ti prepari non è mai tutto a posto, alla perfezione. In ordine come avrebbe detto mio papà. Un po' di polvere la lasci sempre in un angolo della tua vita."

Poco tempo fa ho scoperto le pubblicazioni di Bottega Errante Editore e ne sono rimasta colpita. 

Mi ha attirato subito la copertina di un romanzo, raffigurante un cancello simil gotico con due cipressi sotto una falce di luna immersa in un cielo blu, che quasi ricorda il cancelletto degli Addams.

Né lugubre né macabra ma affascinate e ipnotica su uno sfondo grigio polvere.

Anche il titolo è altrettanto curioso: Scusate la polvere cimiteri, sospiri e piccoli miracoli

Ho letto la trama e subito decisi che quel libro dovevo assolutamente leggerlo e recensirlo.

Così grazie alla gentilezza di Alessandro ne ricevetti  una bella copia cartacea. Trama singolare, copertina accattivante, formato maneggevole e un buon profumo di libri, cosa desiderare di più? 

Il mio sesto senso anche questa volta ha fatto centro regalandomi nuove emozioni e nuove avventure. 

Mi piacciono i cimiteri, sono pure iscritta ad un gruppo a tema su Facebook, trovo che abbiano un fascino magico. 

<< A tutti capita prima o poi di correre verso un cimitero. >>

Come il protagonista del romanzo, quando mi trovo in un luogo nuovo sono spinta dalla curiosità di vedere il cimitero, ammirarne lo stile, gironzolare tra le tombe, cercare quelle più singolari o antiche e immaginare la storia dietro a volti sconosciuti e spesso sorridenti. 

Certo io entro volutamente e soprattutto non per caso e in tenuta da runner inseguendo i miei compagni di corsa, ma alla fine il risultato della visita è il medesimo. Scoprire volti dimenticati dal tempo e rispolverare le loro storie, ridare vita  a chi si è addormentato nel sonno del riposo eterno perché

<< La vita non muore mai. Viene affidata a chi resta. >>

Il nostro runner sta correndo lungo le mura di cinta del cimitero di Udine insieme ad un amico. Piove, è una giornata grigia, l'ideale per una bella corsa, anche per lui che non è abituato. Tenere il tempo dell'amico al momento sembra abbastanza facile, senza scatti veloci e andatura costante ma, ad un certo punto il compagno di corsa si infila dentro al cimitero scomparendo tra i vari settori e, per il povero runner improvvisato non resta che aggirarsi sconsolato tra i colombai e le tombe. Ogni tanto soffermandosi su una foto o un nome che attirava l'attenzione.

Durante il vagabondaggio tra le lapidi fa uno strano incontro: un uomo intabarrato sotto ad un cappello grondante e in un pastrano inzuppato. Il signore, alto e serio, sembrerebbe essere il custode del cimitero e della sapienza.

Dietro ogni foto che si soffermeranno a guardare c'è una storia di vita vissuta, spezzata troppo presto o mai venuta al mondo, finita tragicamente o spentasi in serenità e per ogni anima dietro quelle foto, il custode filosofo, sembra avere sempre a disposizione l'aforisma giusto. Che sia De André o Proust, dalle tasche del pastrano spuntava sempre il libro giusto al momento giusto per approfondire la storia di quelle anime e di quella del professore-runner.  Passando di lapide in lapide  l'insegnante friulano, runner per caso, scoprirà tombe di persone che hanno fatto parte del suo passato, ognuno con la propria storia da raccontare o da rispolverare attraverso una fotografia o un epitaffio sbiadito dall'usura del tempo.

Passare il suo tempo  tra le tombe dei cimiteri diventerà per lui un'abitudine quasi quotidiana. E lo farà durante le gite scolastiche al Cimitero Monumentale di Torino, in mezzo al quale racconterà ai suoi studenti la storia del grande Torino finita in tragedia a Superga, la storia dei soldati deceduti durante la Prima Grande Guerra o quella di Isa Bluette la famosa e avvenente attrice teatrale scomparsa alla fine degli anni '30.

Giunto a Milano si addentrerà tra i lotti che sembrano giardini scultorei tale è le bellezza delle tombe monumentali, visitando quelle di grandi artisti che hanno fatto la storia dello spettacolo italiano da Wanda Osiris a Dario Fo, da Jannacci a Gaber e molti altri personaggi di spicco mescolati al riposo eterno di gente comune ma dal vissuto non meno intenso o drammatico.



Cimitero Ebreo di Praga - foto personale -

Le gite scolastiche lo vedranno nel Cimitero Monumentale Ebreo di Praga, con le sue tombe stratificate e all'apparenza buttate li a caso, a dimora sotto l'ombra protettiva di ippocastani e platani. In quel luogo mistico e pieno di fascino gotico, intriso di dolore ma di una dolcezza tranquillizzante, il professore avrà modo di conoscere un'alunna molto particolare che ha catturato la sua attenzione. 


Cimitero Ebreo di Praga - foto personale-

La ragazzina dall'aria appariscente, nascosta dentro ai suoi vestiti punk, truccata come un'insegna al neon e i capelli altrettanto variopinti, nasconde la storia di una tragedia famigliare che l'ha colpita nel profondo: quella del padre morto suicida. 

Proprio grazie (o a causa) a quella tragedia, la ragazza cominciò ad interessarsi ai cimiteri, curiosa di conoscere  costumi e usanze funebri di tutto il mondo e, dell'archivio del suo sapere ne farà un interessante racconto al professore.

Il continuo viaggio necrologico lo porterà a Parigi nel famoso Cimitero di Père-Lachaise, un parco museale, meta del continuo pellegrinaggio di fans e curiosi, alla ricerca dell'ultima dimora di miti del rock, del calibro di Jim Morrison, della letteratura, per citarne uno tra tanti Molière  e personaggi storici come gli amanti leggendari Abelardo ed Eloisa.

In Europa raggiungerà la Romania dove rimarrà rapito dal fascino di un piccolo cimitero caleidoscopio, un giardino pieno di colore e di positività.

<< Nei cimiteri non valgono le leggi dei vivi. Bello e giusto, ma non sempre vero. >>

A Berlino scoprirà anche il Cimitero dei Senza Nome, un'area di foresta dove vengono seppelliti tutte quelle persone che si sono suicidate in quella foresta. Il cimitero è conosciuto anche come Cimitero dei suicidi.

Il nostro runner si spingerà anche oltreoceano, visitando il Cimitero delle Stelle di Hollywood, quello sottomarino di Halifax, a Miami, dedicato alle vittime della tragedia del Titanic. In Africa scoprirà che i defunti verranno ricordati raffigurando il loro mestiere sulla lapide-scultura.

In oriente potrà rendersi conto di quanto l'uomo sia legato con la natura vedendo salme tumulate dentro agli alberi.

Ma saranno i cimiteri friulani e quello di Udine in particolare dove il professore passerà la maggior parte del suo tempo alla ricerca del significato della vita ripercorrendo una sorta di albero genealogico formato da amici, parenti e sconosciuti. Tutti con qualcosa da raccontargli.

<< Lasciamo tutti qualcosa. >>

Questo viaggio geo-cimiteriale (concedetemi il termine) attraverso le usanze funebri di tutto il mondo sarà, oltre che un arricchimento storico e sociale anche un viaggio introspettivo per imparare ad elaborare la morte per comprendere meglio la vita di ognuno di noi.

Mi è piaciuto questo romanzo così profondo e così dolcemente ironico.

L'autore ha toccato delicatamente le corde di un argomento che fa paura a tutti, cercando di esorcizzarlo con un linguaggio leggero e poetico, spingendoci a confrontarci con la nostra paura di ciò che non conosciamo e che abbiamo sempre associato alla negatività.

Cimitero marino di Madhia ( Tunisia ) - foto personale -

Come vi ho già raccontato i cimiteri mi sono sempre piaciuti, soprattutto quelli dei paesini, piccole bomboniere, incastonati tra boschi e vallate coperte di neve o  quelli che si affacciano sul mare come a Madhia (Tunisia), con in mezzo un grosso faro marino ad illuminarlo e i panni del custode stesi ad asciugare al vento riparati dal candore delle mura imbiancate a calce della sua abitazione.

Leggendo ho avuto modo di rispolverare ricordi d'infanzia che mi vedevano bambina, a 4 anni, davanti alla lapide di un'anziana vecchina, classe 1878, perfetta sconosciuta ma con la faccia buona e gioiosa, a portarle e fiori e un saluto. La vecchina, che avevo nominato Claudia (non sapevo ancora leggere) c'è ancora. Si chiama Maria ed ha mantenuto il suo sorriso buono e accogliente, da nonnina delle fiabe, nonostante non abbia mai conosciuto la sua storia. Abbandonata a se stessa all'epoca, lo è ancora oggi e ogni volta che passo davanti a quella lapide un sorriso e un pensiero per lei non mancano mai . 


Consiglio fortemente questo romanzo-saggio a chiunque voglia scoprire aneddoti particolari sui cimiteri del mondo, ma in particolar modo a chi ha bisogno di elaborare il concetto della morte e il significato di vita, ad di la del credo professato.

Lo stile scorrevole e il linguaggio semplice rendono il testo alla portata di ogni lettore, da quello più scettico e curioso a quello più esigente.

Le pagine scorrono in fretta, incuriosendo il lettore e stimolando alla ricerca di nuovi aneddoti e notizie sui luoghi citati. Per molti sarà come ripercorrere un viaggio già fatto e ricordarne i momenti più significativi, per altri sarà il paese delle meraviglie, una matrioska di persone, culture e storie che non avranno mai fine.

Sperando di avervi incuriositi vi invito a dare uno sguardo al sito di Bottega Errante, dove eventualmente potrete anche acquistare il libro. Lascio il link qui sotto:

https://www.bottegaerranteedizioni.it/?post_type=product&paged=2

Ringrazio ancora Bottega Errante per l'opportunità e vi auguro una buona lettura.

Tania C.













domenica 24 novembre 2019

Recensione di NECROPOLI di Giordano Tedoldi - Ed. Chiarelettere -





NECROPOLIS

Giordano Tedoldi
Ed. Chiarelettere
Collana Narrazioni 2019
Pag. 282
Copertina flessibile
€ 16,60
Ebook disponibile



CONOSCIAMO L'AUTORE

Giordano Tedoldi - foto dal web -



Tedoldi, nato a Roma nel 1971, nel  panorama della letteratura italiana è considerato un cattivo. Per Fazi 2006 e Minimun Fax 2016 pubblica Io odio John Updike; per Fazi pubblica alcuni alcuni romanzi, nel 2013 I segnalati, nel 2017 Tunué. In molti hanno scritto di lui.



TRAMA

Il Maresciallo Yarden, costretto, come ogni cittadino, a schierarsi da vivo per la morte dovendo scegliere la propria sepoltura, sembra avere un pensiero fisso. Il pensiero di liberarsi della storia, della verità. Di quelle abitudini che avevano usurpato il regno della Costituzione e delle vecchie leggi scritte. Estinguere le tradizioni ormai morte che soffocano l'esistenza umana. La Necropoli Ovest aveva un motto: "Vivi per la tua morte". La Necropoli Est rispondeva al motto: "Muori per la vita degli altri". Insieme al nipote tredicenne Rama ed al flemmatico segretario Pierre con al seguito il negromante Max, il protagonista di questo spiazzante e sulfureo romanzo, ci conduce nel suo lungo viaggio nell'oltretomba. 
Una full immersion dal vivo, in un regno popolato da filosofi, artisti, scienziati, rivoluzionari e terroristi, militari e poeti, che sembra convincere Yarden del fatto che la decisione migliore che possa prendere sia quella di non decidere. Il libero arbitrio, divenuto ormai parodia di se stesso e strumento di manipolazione di massa, deve essere boicottato, con la consapevolezza che il suo non scegliere potrebbe mettere in crisi il sistema. Ma a quale scopo? Forse, nell'essenza del dualismo forzato e del superamento, Yarden è riuscito a captare tutto ciò che gli altri non sono riusciti a vedere o che ogni giorno vedono si troppo chiaramente.
Una storia incomparabile, da percorrere come un viaggio in un mondo simile al nostro. Un apologo politico sul senso degli estremi e degli opposti, scritto con stile  tagliente e sfrenato. Una voce unica.


IMPRESSIONI

Necropolis è uscito ad aprile 2019 riscuotendo i favori dei lettori. Io l'ho scoperto un po' più tardi, non essendo un'amante del fantasy e della distopia. Ma c'era un qualcosa che mi incuriosiva e affascinava nella sua copertina ipnotica. Un volto tra fiori intagliati, quasi fossero stencil, sui toni del grigio e nero. Lugubre, potreste pensare, invece no, il caleidoscopio di immagini emana una luce nebulosa che da pace agli occhi e accende la curiosità. Lessi velocemente la trama e chiesi subito a Chiarelettere di poterne avere una copia. Valeria Frigau e Tommaso Gobbi, sempre disponibili, mi hanno gentilmente offerto una copia omaggio, insieme ad un bigliettino di buona lettura che mi ha fatto veramente piacere. Mi scuso per il ritardo di questa recensione causato da alcuni problemi familiari, per fortuna risolti.
Nonostante continuassi ad essere un po' prevenuta sul genere del romanzo, man mano che i capitoli scorrevano via, mi sono ritrovata a percorrere gli stessi sentieri di Yarden, quasi come Dante accompagnato da Virgilio nei gironi dell'Inferno e Purgatorio. E più le pagine scorrevano, più lo stile intrigane, misterioso e ipnotizzante di Tedoldi mi affascinava. A dire che è stata una lettura semplice potrei fuorviarvi, almeno per me. Posso dirvi invece che è stata spunto di riflessioni, spesso amare, sul mondo che influenza le nostre scelte di  vita. 

Perciò era tanto più urgente scegliere: perché non sapevamo nulla di preciso e, a differenza dei secoli scorsi, avevamo perso la speranza di saperlo.

Il romanzo è un tripudio di allegorie, di simboli metaforici che accompagnano il lettore nelle neoplastiche società delle Necropoli del Maresciallo Yarden, alla ricerca di un luogo dove essere seppellito dopo la sua morte, spronandolo alla riflessione non solo sulla propria esistenza, sui ricordi che sembravano sepolti, ma anche sul logorio acido che corrode sempre di più l'anima della  società.

Le Necropoli sono due modi diversi per non essere solo mortali: attraverso la deposizione in un idolo di conservazione e isolante rammemorazione, e attraverso la compressione e decompressione digitale delle informazioni.

In un imprecisato luogo della terra, in un altrettanto imprecisato futuro, la società, ancora nel pieno della vita, viene obbligata a decidere sul postmortem. Ci troviamo in un non-luogo chiamato Campo Terzo, ed è qui che le persone vengono poste davanti ad un bivio: la scelta della loro sepoltura. Due sono le  Necropoli alle quali possono accedere, quella Ovest, che affonda le proprie radici nella terra, viscerale, intricata e buia, e quella Est, più eterea,  freddamente impersonale, tecnologicamente avanzata.
Il Maresciallo Yarden, in compagnia del nipote Rama, del negromante Max e di un androide di nome Pierre, decidono di visitare le due Necropoli per cercare di dare una risposta alle loro molte domande. Le risposte cominciano ad arrivare quando, una volta entrati nel cuore delle  Necropoli, si ritroveranno a confronto con strani personaggi, defunti da tempo, ma tornati alla vita con lo scopo di far luce sui loro quesiti.
Senza colpi di scena ne azioni rocambolesche, in un alternarsi di tenebra e luce, il Maresciallo Yarden, Rama e Max arriveranno a scegliere? Sarà la scelta giusta e soprattutto spontanea? Oppure sarà frutto del gioco di un burattinaio che tira i fili di una farsa oscura? Come nei migliori gialli, che confondono e rimescolano le carte in tavola facendo crollare ogni certezza, lascio a voi la decriptazione del messaggio che Tedoldi ha astutamente messo in luce confondendolo tra i pensieri dei personaggi incontrati. 
Non è una lettura facile, vi avverto, vi richiederà impegno e ingegno, ma è una bella sfida per un week end grigio e freddo o per chi volesse cimentarsi con la labirintica filosofia di un mondo misterioso e sconosciuto.
Il mio consiglio è quello di leggerlo con la mente aperta, senza porsi troppe domande, le risposte, anche quelle a domande che mai avreste pensato di porvi, arriveranno da sole, portando luce nell'oscurità delle Necropoli dell'anima. La promessa di Tedoldi, quella di lasciare il lettore esterrefatto, è stata pienamente mantenuta, non lasciatevi quindi scappare l'opportunità di conoscere questo autore irriverente e criptico, non ve ne pentirete. Per chi già lo conoscesse, sarà un piacere scoprire nuove sfumature della distopia. 
Ringraziando ancora Chiarelettere per questa opportunità, auguro a tutti una buona lettura.

Tania C.








giovedì 18 aprile 2019

Recensione di SEMPLICEMENTE PERFETTO di Jostein Gaarder






SEMPLICEMENTE PERFETTO

Jostein Gaarder
Ed. Longanesi 2019
Pag. 134
Traduzione I. Basso
Collana La gaia scienza
Copertina rigida 
€ 14,90
Ebook disponibile


CONOSCIAMO L'AUTORE


Foto dal web - Autore  Picasa -


Jostein Gaarder è nato nel 1952 a Oslo. Conseguiti gli studi in filosofia, teologia e letteratura, per dieci anni, ha insegnato filosfia. 
Il 1986 lo vede esordire come scrittore, diventando presto uno degli autori di maggior fama del suo paese. 
Il mondo di Sofia, sempre edito da Longanesi nella collana la Gaia Scienza, ha raggiunto in poco tempo il successo internazionale. Pubblicato prima in Norvegia nel 1991, è stato tradotto in 41 lingue rimanendo ai primi posti della classifica dei best seller in Europa, negli Stati Uniti e in Italia, dove ha vinto il prestigioso Premio Bancarella nel 1995. 

TRAMA

Al suo primo giorno di Università ad Oslo, il diciannovenne Albert viene attratto da bella una ragazza: il suo nome è Eirin. 
Non si conoscono e non si sono mai visti prima, ma da quel momento in poi nono si lasceranno più. 
Dopo trentasette anni vissuti insieme, Eirin si trova in Australi ad un congresso di biologia marina mentre Albert riceve dal suo medico una notizia sconvolgente. Come si può continuare a guardare al futuro dopo aver saputo? Per avere una risposta, Albert si rifugia nella Casa delle fiabe, un cottage incastonato in un bosco di larici in riva al lago, dove solitamente si ritira con la famiglia per passare qualche giorno di relax. Nella pace e tranquillità di quel posto isolato, ha ventiquattro ore a disposizione per scrivere una lettera d'addio al mondo e alle persone che ama. Vuole raccontare tutto, anche i segreti custoditi gelosamente per anni, ma vuole anche interrogarsi su quale sia il senso ultimo dell'esistenza umana. Solo quando è sicuro di aver perso anche la più piccola speranza,  quando scopre di avere davanti solo il buio fitto delle notti passate remando sino al centro del lago per scrutarne l'abisso, Albert capisce che una risposta c'è, uno spiraglio che sta facendo luce su quelle tenebre...

IMPRESSIONI

Ho iniziato ad amare Jostein Gaarder dal 1995, quando vinse il Premio Bancarella con Il Mondo di Sofia. Rimasta affascinata da questo autore, mi si è aperto un nuovo mondo, quello degli autori nordici, che sapientemente plasmano la leggenda nella realtà, la mitologia nella quotidianità, coinvolgendomi a seguire Gaarder nelle prossime pubblicazioni. Posso dire che, ad oggi, è uno dei miei autori preferiti, grazie al suo stile delicato e soave, che rende ogni romanzo una fiaba fantastica.
Contattai la Longanesi, che ringrazio infinitamente, in vista dell'uscita di Semplicemente Perfetto e, esaudendo la mia richiesta, Benedetta mi inviò gentilmente una copia omaggio  dell'ebook in modo da poterlo  leggere e recensire.
In poco più di un'ora ho divorato l'ultima perla di Gaarder. Poche pagine, a prima vista una lunga lettera d'addio che si rivelerà un inno alla vita, quella che l'autore ci regala, narrandola come una leggenda capace di rapire anche i più giovani.

"Il motivo per cui in tutti questi anni vi abbiamo tenuto nascosto come sia cominciata la nostra storia è pressoché incomprensibile, ma in quasi tutte le famiglie ci sono dei segreti mai svelati."

Albert ed Eirin sono due studenti universitari di appena diciannove anni. Non si conoscono ne si sono mai incrociati nella vita sino a quel momento. E da quel momento decisero di non lasciarsi mai più. 
Nasce così una lunga storia d'amore tra due giovani studenti, lei bella e intelligente da diventare biologa e ricevere un prestigioso riconoscimento per la scoperta di un importante batterio al quale darà il suo nome. Lui uno studente mite e tranquillo che si innamora a prima vista di Eirin, decidendo di chiudere la storia con l'attuale fidanzata Marianne. Ma la chiusura della storia non precluderà l'amicizia, tanto che Marianne diventerà medico curante della famiglia di Albert.
Durante un week end romantico Eirin ed Albert scoprono, in mezzo ad un parco di larici e betulle un meraviglioso lago e, a pochi metri dalla riva, un grazioso chalet chiamato Casa dei cristalli ma che ribattezzano come Casa delle fiabe. Sopraggiunse la sera e i due ragazzi decisero di forzare la serratura per cercare un riparo per la notte.  La serratura cedette alla lieve pressione del piede di porco e lo chalet si rivelò nel suo splendore, ricordando loro  la fiaba di "riccioli d'oro" coi suoi tre lettini che, come la riccioli d'oro della fiaba, Eirin provò sino a trovare quello semplicemente perfetto per dormire: ne troppo duro, ne troppo morbido. 
Nello chalet consumano una frugale cena a base di riso, latte in polvere, cioccolato e succo di mirtilli, coronano il loro amore e si addormentano sul letto semplicemente perfetto. Al mattino però scappano furtivamente con la paura di essere scoperti.

"Gli anni possono essere lunghissimi mentre li si vive e si cerca in qualche modo di farsi strada a tentoni verso un futuro ignoto, ma quando ci si ripensa, tempo dopo, sembrano volati."


Passano dieci anni durante i quali il loro amore si rafforza con la nascita di un figlio. Ma arrivano anche i primi problemi, la coppia entra in crisi, Albert, all'insaputa di Eirin, il marito riallaccia una breve relazione con Marianne, che troncherà dopo poco per amore della famiglia. Eirin scopre che lo Chalet dove è iniziato il loro amore è in vendita e decide di acquistarlo come rifugio dalla routine quotidiana. E tra alti e bassi, la famiglia comincia a passare tutto il tempo libero nella Casa delle fiabe, sulle rive del lago azzurro, affidando i propri pensieri, le paure e i desideri ad un quadernone, il libro della Casa delle fiabe. 

"La vita di un uomo si riassume semplicemente così: C'era una volta ... E venne una notte. Adesso è arrivata la notte."

Di anni, dal giorno dell'acquisto della Casa delle fiabe, ne passano altri ventisette. La famiglia si allarga con l'arrivo della nuora e di una nipotina: Sarah. La Casa delle fiabe e il libro continueranno ad essere i testimoni della vita felice della famiglia. Ma qualcosa va storto. Una nube nera e minacciosa avvolge Albert, proprio ora che Eirin è partita per l'Australia per un importante convegno dove esporrà la relazione sulla scoperta di un batterio al quale ha dato il suo nome.
Dopo alcune visite specialistiche, Albert riceve da Marianne, suo medico, una notizia che sconvolgerà la sua vita per sempre. Il futuro di una vecchiaia in tranquillità con l'amata Eirin, il figlio e la nipotina sembra essere compromesso per sempre. Non c'è via di scampo, le tenebre stanno scendendo sulla sua vita. La sofferenza sta per travolgere lui stesso e la sua famiglia.

"Prima di tutto devo scrivere. A me stesso. Per trovare la risposta alla domanda <<chi sono?>> devo scandagliare l'universo. Ho urgenza di avere una risposta sul mio stato ontologico. Prima di prendere qualsiasi decisione, devo fare una stima, un calcolo. Perchè non sono ancora completamente spalle al muro, ho ancora delle alternative."

Albert decide così di ritirarsi per tutto il tempo che gli serve a capire il senso della vita, nella Casa delle fiabe, tenendo all'oscuro la famiglia e rompendo i ponti con Marianne.
Immerso nel lento scandire del tempo in riva al lago, Albert comincia a scrivere sul libro della Casa delle fiabe, una lunga lettera d'addio, forse più a se stesso, raccontando e raccontandosi, mettendo a nudo segreti che sino ad allora erano rimasti chiusi a chiave nel profondo dei suoi ricordi. 

"L'idea di non avere più la capacità di prendere in mano il mio destino mi pare un vero incubo. E' insopportabile, ed è gia troppo tardi. Questo è il terrore. Questo è ciò che temo dell'impotenza."

Ripercorrendo la sua vita attraverso le confidenze sul quaderno, Albert si interroga sul senso dell'esistenza, su cosa veramente significhi essere un uomo e sull'esistenza della felicità. Si domanda spesso quanto sia giusto tenere all'oscuro la famiglia sul suo stato di salute, facendoli, un domani, sprofondare in uno stato di tristezza e vuoto invece di cercare insieme un modo per continuare ad essere felici.

"Il fatto è che in realtà non siamo mai: c'è soltanto il divenire, perché non c'è nulla al mondo che duri."

Grazie ai suoi studi filosofici, ma soprattutto all'amore a 360 gradi, Albert, riuscirà ad uscire dal tunnel del vuoto cosmico nel quale la presa di coscienza della sua malattia lo aveva risucchiato. Il futuro ora non lo spaventa più, una piccola luce lo sta riportando alla realtà, tra le braccia di Eirin, pronta ad aiutarlo ad essere ancora un uomo felice a dispetto del tempo tiranno.

"Penso al tempo che mi resta, ne troppo lungo ne troppo corto: il tempo perfetto per un addio."

Questo piccolo gioiello di Gaarder l'ho letteralmente divorato, vuoi perché l'autore è capace di tradurre in poesia anche la scissione dell'atomo, vuoi perché comunque la trama scorre semplice e lieve da non rendersi conto che le pagine sono volate via sino al punto finale.
Metabolizzare il messaggio è stato, invece, più difficile. Come Albert, ho iniziato a pormi anch'io domande esistenziali e, immedesimandomi nel personaggio, mi sono spessa chiesta: "cosa farei io se domani mi dicessero che mi restano solo pochi anni di vita?". 
Il bello della gioventù è la spensieratezza, il progettare il futuro senza però pensare al domani. Con gli anni il concetto di vita si modifica, assume un significato meno etereo e più consistente, quasi una presa di coscienza della vita stessa e le domande arrivano da sole. Più difficile è trovare delle risposte. Può aiutarci la fede, se crediamo, la scienza, se non professiamo un credo, ma tutte le risposte sono racchiuse in noi. Dobbiamo solo accettare chi siamo stati, chi siamo e cosa diventeremo. Solo allora saremo veramente liberi di vivere appieno e felicemente ogni giorno della nostra vita.
Una lettera aperta, questa di Jostein Gaarder, a chi sta attraversando un momento di difficoltà, che consiglio a tutte le persone che spesso, nel percorso degli anni si perdono e non sanno come ritrovarsi. 
Accettarci per quello che siamo, coi nostri limiti e paure, afferrando la mano di chi, per amore, la tende verso di noi: l'amore può ...


Buona lettura, Tania C.



  

Recensione TUTTO NASCE PER FIORIRE di DEMETRA COSTA

  TUTTO NASCE PER FIORIRE Autore: Demetra Costa Editore: IoScrittore Formato: Brossura Pag.: 503 Uscita: Giugno 2025 € 18 formato cartaceo F...