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mercoledì 2 marzo 2022

Recensione LA TELA DI ARAKNE Storia ispirata dalla indomabile vita di una donna in carriera - di Romano Montanari - Ed AltroMondo Editore -

 



LA TELA DI ARAKNE

Storia ispirata alla indomabile vita di una donna in carriera


Autore Romano Montanari

Ed. AltroMondo Editore

Anno di pubblicazione 2022

Genere Narrativa d'impresa

Collana Imprese d'Impresa 

Formato Brossura

Pag. 168

€ 14


CONOSCIAMO L'AUTORE


Nato a Lugo di Romagna nel 1933, Romano Montanari consegue la Laurea in Scienze statistiche e Attuariali. Sposato, tre figli e quattro nipoti. Ha lavorato come ricercatore di marketing nel centro studi di una multinazionale statunitense; come consulente di organizzazione commerciale e marketing presso uno studio professionale; autonomamente si è occupato di business development sui mercati esteri. Nel 1994 ha fondato una società per la produzione di dispositivi medici seguendo le tecniche e metodiche dell'automazione totale.


TRAMA


Nata nella seconda metà del Novecento, Sophie vive in una bella casa alla periferia di Monaco di Baviera. La sua è una famiglia di onesti lavoratori, scampata agli orrori della Seconda Guerra Mondiale.

Già da bambina ha la spiccata abilità di catturare le attenzioni di chi la circonda dimostrando da subito un carattere molto dolce ma altrettanto fermo: sa sostenere le sue volontà con naturale diplomazia.

La bellezza delle cose e della vita stessa è il perno  dei suoi sogni di adolescente.

Con la tenacia tipica di Aracne, riesce a costruire il suo mondo nonostante tutte le vicissitudini che deve affrontare e superare.


IMPRESSIONI


Ringrazio la premurosa Alice di AltroMondo Editore che nei giorni scorsi mi ha omaggiato di una copia cartacea del nuovo romanzo di Romanzo Montanari, che andrà ad arricchire la Collana dei pionieri, raccolta di romanzi ispirati a storie vere di imprenditori, custodita gelosamente nella mia libreria.

Mi ha fatto veramente piacere ricevere questo romanzo dal titolo  curioso e interessante: La tela di Arakne storia ispirata dalla indomabile vita di una donna in carriera.

In un settore aziendale prevalentemente dominato da uomini, mi è piaciuto leggere la scalata al successo di una donna reale, Sophie che, nella Baviera degli anni '70 ha saputo crearsi il futuro che sognava da quando era bambina puntando sulla sua dote principale, la pazienza. 

Nomi, luoghi e ditte sono stati cambiati per rispettare la privacy della protagonista, ma le  imprese di Sophie sono frutto della sua costanza e passione. 

Nata in Germania, in una famiglia medio borghese che dal dopoguerra è riuscita a crearsi una buona agiatezza economica contando sul lavoro di squadra dei genitori, Sophie  cresce amata da tutti e curiosa, alla continua ricerca di tutto ciò che si cela dietro alla bellezza, dall'arte alla natura.

La sua passione per la tecnologia in continua evoluzione, la spinge a frequentare, contro il volere del padre Otto, ma col benestare della madre che la voleva felice, studi artistici. 

Il padre amava profondamente quella figlia, ultimogenita e tanto desiderata. La considerava quasi una sua unica creazione e proprietà e spesso accadeva che si ritrovasse a volerne manipolare il futuro in modo da assicurarle, a suo parere,  una vita di agi e successi. 

Il tutto senza rispetto per le doti naturali di Sophie e per la sua felicità.

Se sulle scelte scolastiche Otto nulla poté, di sicuro sarebbe riuscito ad annientare le simpatie giovanili della figlia, manovrando i fili di una trovata geniale per far dimenticare il ragazzo che sta frequentando, a favore di un suo impiegato, molto più congeniale per lei, a suo umile avviso. Ovviamente, il tutto senza tener conto né del parere contrario della moglie, assertiva per buona pace familiare, né del volere e della felicità figlia.

È pur vero che erano altri tempi e un'altra cultura ma ciò non toglie che, di primo acchito, leggere di come un padre che asseriva di amare profondamente la figlia, volesse fare della sua vita, il suo ''sogno di gloria'', solo per soddisfazione personale e dare lustro alla famiglia, fa salire il nervoso.

È aberrante oltre che inconcepibile e, quello che mi ha infastidita più di ogni altra cosa, è il fatto che Sophie, per amore del padre, si sia piegata al suo  volere  senza battere ciglio e con tanta remissività, con grande dubbio e dispiacere della madre che, nonostante tutto, continuava a perseverare nel suo silenzio ''terapeutico''. Ma, andando 

Ad ogni modo la ragazza sposa  Daniel, l'impiegato modello del padre, infaticabile lavoratore e ragazzo di buon cuore.

I primi tempi tutto sembra filare liscio, Sophie ha trovato un buon lavoro in una importante azienda meccanica, continuando, nel tempo libero, a coltivare con amore gli studi sull'arte e l'estetica mentre Daniel è stato assunto da una casa automobilistica per produrre pezzi speciali per le macchine da Formula uno

La vita scorre placida seguendo la corrente della routine quotidiana, tra casa, lavoro e qualche cena con amici e parenti.

<< La vita di coppia riprese dalle situazioni lasciate provvisoriamente una ventina di giorni prima, ognuno impegnato a percorrere la sua strada professionale nel migliore dei modi che gli era consentito dalla situazione oggettiva che stava vivendo in quel momento e dal suo talento personale. >>

La routine si trasforma ben presto in stallo, e la coppia è ben felice di valutare nuove proposte di lavoro.

Per Daniel si aprono le porte della carriera ma il prezzo da pagare è alto: avrebbe dovuto trasferirsi in un'altra città a 250 km da casa, trasformandosi in uno dei tanti pendolari settimanali con lo stress che ne consegue.

Per Sophie  tutto ciò significa quello che in cuor suo probabilmente ha sempre saputo: rinunciare alla sua carriera per seguire il marito, ricominciando tutto dall'inizio oppure restare e veder crollare il suo ''matrimonio'' giorno dopo giorno.

Una decisione troppo pesante da prendere dal momento che sono in gioco la stima e l'affetto (non amore?) per Daniel, l'uomo che ha  sposare per far felice il padre, rinunciando ai suoi sogni. 

A dare una svolta decisiva ai dubbi di Sophie arriva un'importante proposta di lavoro con possibilità di carriera, proprio nel settore della tecnologia e della bellezza.

Un grosso brand cosmetico vuole lanciare una linea innovativa dall'ottimo rapporto qualità prezzo, rivolta alla maggior parte delle donne e il curriculum di Sophie sembra fare al caso.

Così la donna decide di accettare e mettersi in gioco in un campo a lei nuovo ma ricco di stimoli.

Questo però significa due cose: realizzare finalmente il suo sogno da un lato, la fine del suo matrimonio dall'altro.

In contemporanea con la fine del matrimonio, accolta forse con sollievo da entrambi, arriva una dura batosta per Sophie.

Il suo amato padre, omone forte e sano, da tempo accusa strani malesseri ed ha bisogno di cure.

L'esito degli esami clinici non lascia scampo, un aggressivo tumore osseo lo sta spegnendo giorno per giorno e gli restano pochi mesi di vita.

Il mondo crolla addosso a Sophie, ma non può permettersi di piangersi addosso, bisogna reagire e, anche su consiglio dell'ormai ex marito, la donna decide di restare vicino ai genitori diventando un nuovo membro dell'Azienda Cosmetica.

È proprio a questo punto della lettura che si conferma il carattere forte di Sophie, all'apparenza remissiva per amore verso la famiglia, ma colonna portante capace di sorreggere il peso delle difficoltà che la vita le mette lungo il percorso di vita.

Pur non essendoci una descrizione fisica di Sophie, me la immagino bellissima, alta e bionda, con lo sguardo azzurro e sbarazzino, con un leggero velo di malinconia, ma fiera e sicura del fatto suo. Donna che non si lascia sopraffare dalle avversità, decisa a portare a termine i suoi sogni, anche se questo significa scendere a compromessi che la rallenteranno.

Il nuovo lavoro rappresenta una novità e una sfida, ma il Presidente dell'Azione ripone piena fiducia nella donna e le affida da subito l'importante progetto del lancio di una linea innovativa di prodotti cosmetici dedicata alle donne. Prodotti di nicchia, di buona fattura e soprattutto con un buon rapporto qualità prezzo.

Sophie, nonostante qualche dubbio dettato dalla novità, è pronta a dedicare tutte le sue forze e la sua conoscenza e il frutto delle sue fatiche risulta innovativo e volto a produrre un buon guadagno. 

Il Presidente è soddisfatto del suo lavoro e la apprezza come donna, la linea di prodotti sta per essere introdotta sul mercato grazie alla sua propaganda pubblicitaria, cosa può andare storto?

Che la vita non è un film lo sappiamo tutti, ma che spesso riservi amari colpi di scena è all'ordine del giorno e Sophie sta per scoprirlo.

<<Purtroppo, cara Sophie, le sporche canaglie vanno sempre in giro con gli insospettabili panni dei gran signori e, sciaguratamente, è molto difficile difendersi dai loro attacchi.>>

Tutti pronti per l'imminente evento della messa sul mercato dei prodotti di punta della S&M Kowalczyk Shönhetesstil und Mode che l'Azienda rivale ESE Eleganza e Stile di Eva ha appena lanciato il promo pubblicitario di una linea cosmetica appena creata, in tutto e per tutto identici ai prodotti della S&M.

Lo shock iniziale è peggio di una doccia fredda, in tanti anni non era mai capitato.

Chi è la talpa che ha trafugato la documentazione aziendale?

Come riuscirà Sophie ad arginare il danno subito senza rimetterci il buon nome dell'Azienda, proprio adesso che è riuscita a realizzare il suo sogno?

Il futuro che si prospetta di certo non è una passeggiata, ma Sophie è una donna forte, disposta ad andare avanti anche a piccoli passi, superando tutti i nuovi ostacoli che si pareranno lungo il percorso della sua brillante e soddisfacente carriera...

Nonostante la troppa remissività dettata dall'amore verso i genitori, il personaggio ''Sophie'' mi è piaciuto tantissimo. È il simbolo della speranza, seguita dalla realizzazione.

L'insegnamento che mi è arrivato è che non dobbiamo fermarci al primo ostacolo, a volte se non lo si può superare, dobbiamo cercare di raggirandolo, altre bisogna scendere a compromessi per poter proseguire, ma senza mai perdere di vista il progetto nel quale crediamo.

Sophie, lavorando pazientemente come un ragno, giorno dopo giorno, spesso ricominciando tutto da capo, ha saputo tessere la tela del futuro che ha sempre desiderato, elastico ma resistente.

Anche questa volta Romano Montanari ci ha regalato una storia interessante che oserei definire evolutiva in quanto viene ben delineato il percorso di crescita, non solo fisica ma anche professionale della protagonista.

La lettura scorre piacevole e veloce grazie allo stile semplice ma coinvolgente, incuriosendo il lettore anche nelle parti più tecniche che riguardano le aziende, senza però perdersi in descrizioni complicate che potrebbero distogliere l'interesse dalla trama. 

Per chi già conoscesse Montanari non deve assolutamente perdersi questa nuova ''esperienza'', per chi ne sentisse parlare solo oggi, è un motivo valido per anche per apprendere il momento in cui ha conosciuto i personaggi dei suoi romanzi. 

Buona lettura,

Tania C.






martedì 21 dicembre 2021

Recensione LA PRINCIPESSA AFGHANA E IL GIARDINO DELLE GIOVANI RIBELLI di Tiziana Ferrrario - Ed. CHIARELETTERE -






LA PRINCIPESSA AFGHANA 

E IL GIARDINO DELLE GIOVANI RIBELLI  


Tiziana Ferrario 

Ed. Chiarelettere 2021

Collana Chiarelettere Narrazioni

Formato Brossura

Pag. 216

€ 18,00

Disponibile in formato digitale in tutti gli store online


CONOSCIAMO L'AUTRICE


Tiziana Ferrario, giornalista, il suo volto è entrato nelle nostre case durante la lettura delle notizie del Tg1, documentando guerre e crisi umanitarie. Reportage sull'Afghanistan presidiata dal dominio talebano, sulla loro caduta e sulle infinite difficoltà che il paese ha cercato di superare per abbattere le leggi tribali che lo governano.

Questo è il suo primo romanzo, dove racconta la storia di Homarira, principessa afghana esiliata a Roma, conosciuta personalmente durante il suo lavoro come giornalista, diventandone una cara amica.

Come in tutti i suoi libri, anche in questo suo romanzo emerge la forza di un problema del quale ha sposato la causa: la difesa dei diritti delle donne.

Tra le sue opere: Il vento di Kabul ( Baldini Castoldi Dalai 2006 ), Orgoglio e pregiudizi ( Chiarelettere 2017 ) e Uomini, è ora di giocare senza falli! ( Chiarelettere 2020 ).


TRAMA

Dopo averci documentato la situazione dell'Afghanistan come inviata di guerra, Tiziana Ferrario torna ai piedi dell'Hindukush per dare voce alla protagonista del suo romanzo, una donna afghana, caparbia divulgatrice di pace, la cui famiglia è stata crudelmente cacciata per essere condannata all'esilio.

Homarira, principessa che dà il nome al romanzo, è stata l'amata nipote dell'ultimo sovrano afghano, Re Zahir Shah, colui che ha governato dal 1933 al 1973 il paese, prima di essere spodestato dal trono con un golpe.

In una sorta di ''isola che non c'è'', sospesa tra vita e morte, Homarira è testimone del nuovo sangue che sta scorrendo nella sua terra, si rende cura delle donne che bussano alla sua porta mentre gli integralismi prendono terreno seminando odio e terrore. 

Il ricordo di un Afghanistan terra di viaggiatori e di hippie, culla di cultura e tradizioni millenarie, dove le donne non subivano la pubblica lapidazione, è una fiamma ancora accesa che arde nel cuore di Homarira.

Nelle pagine appassionate e struggenti, la Ferrario dà voce ad un continuo scambio di storie sulla quotidianità di un paese a rischio dell'abbandono a sé stesso.

Voci e storie appartenenti a donne che hanno deciso di seguire il loro estinto e la loro vocazione: giornaliste, insegnanti, medici e sminatrici, giudici, sportive e poliziotte.

L'anima di una generazione che non intende fermarsi, nemmeno di fronte all'impossibile.

Per raccontare quasi un secolo di storia è servita tutta la forza motrice delle guerriere della grande battaglia per la libertà, ancora in corso in Afghanistan.

Donne orgogliose di essere audaci nel mezzo di un mondo fatto di uomini che le vuole sottomesse.


IMPRESSIONI





L'Afghanistan è un paese che mi ha sempre affascinato per i suoi meravigliosi paesaggi e la sua storia travagliata che, come sotto al sortilegio di un potente maleficio, continua a ripetersi nel tempo, nonostante gli sforzi per cercare di far trionfare la pace e la democrazia.

Un paese di polvere, ma ricco di piccole oasi tranquille dove rifugiarsi dal caldo che attanaglia durante i mesi estivi e dal gelo che d'inverno scende dall'Hindu Kush.

Paese che, dopo qualche decennio di fioritura e parità dei diritti, è nuovamente tenuto in pugno dal nuovo regime dei talebani, figli del vecchio governo, molto più agguerriti e integralisti. 

Nonostante gli sforzi di Re Zahir Shah, che dal 1933 al 1973 cercò di risollevare l'economia del paese e dare tutti i diritti alle donne, la primavera vissuta è stata spodestata da un ''Generale'' ed eterno inverno di crimini, ricatti, e imposizioni che portano solo ad un ulteriore impoverimento economico e  socio sanitario del popolo e del territorio, compresa una nuova ondata di violenza feroce verso le donne.

Tiziana Ferrario ha vissuto per molto tempo come cronista la difficile situazione del paese, diventando amica della principessa Homarira, nipote di Re  Zahir Shah. 

In nome della forte amicizia e per dare voce a tutte le amiche della principessa, ha raccolto, nel tempo, testimonianze e confidenze di donne coraggiose che, nell'invisibilità, cercano ed hanno cercato di opporre resistenza alla dittatura non solo talebana, ma anche dell'Isis, raccontandole sotto forma di romanzo nel libro La principessa Afghana e il giardino delle giovani ribelli.

<< Dovevo raccontare le loro storie e la tua storia, perché chi ancora non si è arresa non sia abbandonata. >>

Ho fortemente voluto questo libro e, grazie a Tommaso e Ali di Chiarelettere, che ringrazio per avermi accontentata ancora una volta, ho avuto la mia bella copia cartacea da leggere e ''rileggere'', per cercare di dare un senso, una spiegazione, all'odio atavico verso le donne. 

Donne, madri, studentesse, bambine, ognuna col suo bagaglio di dolore e speranza, di voglia di vincere, di bloccare la mano d'acciaio che ogni giorno da millenni cerca di metterle a tacere, fino ad ucciderle, si ritrovano nel paradisiaco giardino della principessa Homarira.

Come una sorta di Shahrazade, la principessa accoglie  a braccia aperte,  nel suo protettivo eden personale, qualsiasi donna abbia subito violenza o stia cercando di frenare il delirio omicida integralista.

Sono tutte donne che non hanno voluto piegarsi alla dittatura talebana e alla tirannia dell'uomo padrone. 

Madri, studentesse, sportive, medici e  donne di legge, ognuna di loro col pesante bagaglio di una vita in prima linea, guadagnata con tutta la loro forza pur restando nell'ombra per paura di ritorsioni. 

Molte di loro ce l'hanno fatta, altre si sono arrese, altre ancora, sfinite, hanno dovuto piegarsi con la forza al volere talebano, senza mai perdere la speranza di un Afghanistan libero  e la voglia di giustizia.

<< La cruda verità è che quando sono solo gli uomini a comandare le donne possono soltanto soccombere,    ovunque. >>

Nascere donna in Afghanistan, ha da sempre rappresentato una pesante disgrazia. 

In Afghanistan non solo le donne non sono mai state considerate al pari dell'uomo che, tirando in ballo Dio, continua a sostenere che due donne non valgono un uomo, ma sono da sempre condannate a morire prima e più facilmente di un uomo, in particolare per problemi sanitari che nell'occidente sono stati debellati da quasi due secoli. 

Il giardino segreto di Homarira è come il ventre di una madre senza età e senza tempo, caldo e accogliente, pronto a custodire e coccolare tante vite bisognose di rinfrancare il corpo, ma soprattutto l'anima.

Nel giardino non esiste il tempo terreno, il giorno si alterna alla notte nei racconti di ogni ospite giunta in quell'oasi di pace eterna seguendo sentieri e varcando porte sempre diverse.

<< Ci sono tanti cambiamenti in meglio, nessuna di noi vuole fare passi indietro, ma ogni giorno è una sfida tra la paura e il coraggio >> aveva risposto timidamente Nabila. 

<< Talvolta prevale la paura, quasi sempre, però, il coraggio ci spinge ad andare avanti. Ne abbiamo tantissimo. >>

C'è la giovane Nabila, col volto celato dietro una visiera. 

Madre coraggiosa e guerriera, Nabila fa la sminatrice, convinta da un terribile incidente accaduto a sette fratellini. 

I piccoli pastorelli, un giorno si spinsero verso la cima della montagna per trovare pascoli più lussureggianti per i loro animali. Presero un sentiero sconosciuto, di nascosto dalla madre, che sicuramente glielo avrebbe impedito a causa degli ordigni anti uomo disseminati un po' ovunque. Molti sentieri erano stati bonificati o segnalati come pericolosi, perciò i fratellini li evitarono, ma c'era quella bella valle rigogliosa ad attenderli, e sicuramente lassù, così vicino al cielo, pericoli non ce ne sarebbero stati.

Arrivati sulla spianata, ci fu una forte detonazione, le capre scapparono impaurite rifugiandosi su uno sperone di roccia. I fratellini, nel tentativo di salvare i loro preziosi animali, saltarono per aria uno dopo l'altro a causa delle mine nascoste lungo il sentiero.

Nabila rimase talmente colpita da quella storia che decise di attivarsi a diventare sminatrice per impedire ulteriori stragi di innocenti. 

Ogni giorno combatte la sua battaglia con le mine, consapevole di rischiare la vita e di poter lasciare orfani i figli, ma sa anche che grazie al suo lavoro riesce a dare un po' di serenità in più alla sua famiglia.

Grazie al suo gesto, altre donne si sono unite a lei nel tentativo di bonificare il paese, contente e orgogliose di aver dimostrato che uomini e donne sono uguali e che sono in grado di lavorare duro quanto gli uomini.

La consapevolezza di Nabila la spinse a non arrendersi, a cercare di migliorarsi nel suo lavoro, finché un giorno, il livore misogino dell'uomo non la condusse al giardino di Homarira. 

<< Solo se si è in pace con sé stessi si può portare la pace nel mondo in cui si vive >> aveva aggiunto la principessa. << E chi è in pace fa paura. >>

Col dilagante terrorismo provocato dallo Stato Islamico, meglio conosciuto come Isis, i  Talebani che firmarono il negoziato di Doha, capirono che per raggiungere i loro scopi la maniera più facile era quella di far fare il lavoro sporco  all'Isis, fomentando altro odio e orrore in un popolo già troppo martoriato da guerre ataviche e dal covid, che ha finito per annientarli del tutto.

Lo sa bene Tahmina, una giovane insegnante di yoga giunta nel giardino incantato senza paura, ma con la voglia di proseguire e far proseguire la pratica yoga a più donne possibile. Anche a costo di essere uccisa.

Insegnare yoga a Kabul scatenò l'ira dei fondamentalisti che videro la disciplina yogica come un rinnegamento delle tradizioni afghane, tanto da considerarla antislamica, dal momento che le radici della pratica nascono dall'induismo. 

Quale offesa oltraggiosa scaturita dalle donne! Dovevano smettere e subito quella ribellione verso l'islam! 

Tahmina aprì una palestra grande e luminosa dove donne di ogni età avrebbero potuto ritrovare il proprio equilibrio fisico e mentale oltre che ad un po' di pace dopo mezzo secolo di guerre feroci.

Molte donne cominciarono a frequentare la palestra, ma di nascosto dagli uomini che vedevano la pratica come una forma di indipendenza. 

L'equilibrio e la nuova consapevolezza di sé, derivate dalla pratica yoga, incutevano paura a chi voleva la donna come un burattino da manovrare fisicamente e mentalmente, così cominciarono le minacce verso Tahmina, sfociate nella  jihad ( guerra santa ) spingendola, per proteggere le allieve e sé stessa, a chiudere la palestra. 

Ma non per questo si fermò e, grazie alla sua intelligenza, riuscì a sviluppare un'app che consentì ad ancora più donne di seguire le lezioni in sicurezza da casa.

Ogni donna che visita il giardino incantato della principessa Homarira  è una guerriera instancabile. 

Anche se messa in ginocchio dalla violenza dell'uomo, ogni sua piccola battaglia combattuta è stata e sarà comunque una vittoria che ha posto le basi per nuove battaglie condotte da altre donne coraggiose. 

Una donna da sola può fare poco, ma l'unione serve a quel poco a non far abbassare la testa e a combattere le angherie e le cattiverie inflitte da chi le vorrebbe soggiogate.

La disamina della Ferrario mette in luce come dopo il primo regime talebano l'Aghanistan abbia cercato di ricostruirsi, giorno dopo giorno, grazie anche  all'aiuto delle donne alle quali erano stati riconosciuti i loro diritti più importanti.

In un paese ridotto a macerie, la forza e il coraggio delle tante Nabila, Tahmina, Halima, una delle rare donne sindaco afghane, Sara, impegnata nella lotta contro l'oppio,  ha portato a molti progressi che sono stati nuovamente soffocati dal  regime dittatoriale dei nuovi talebani. 

Nuove reclute, ancora più agguerriti e motivati a soffocare il progresso nazionale e femminile. 

<< Facciamo dei passi avanti, ma troppe persone vorrebbero riportarci indietro. E non sono solo i talebani ricomparsi di nuovo a Kabul. I giorni bui stanno tornando e noi dovremo andare di nuovo in esilio. >>

Ma i racconti delle donne non riportano solo dolore. Delicatamente, le ragazze di Homarira, ci rendono partecipi della loro immensa ospitalità, solleticando i nostri sensi con golose ricette di profumatissimi tea (chai) speziati e naan (pani più o meno conditi) appena sfornati tra le note di soavi musiche suonate, ora in libertà, da altrettante donne guerriere e amanti di quell'arte musicale che gli integralisti stanno cercando di sopprimere nuovamente.

La principessa Homarira insieme a tutte le sue amiche, attraverso uno struggente racconto, che parte dall'Afghanistan più costituzionale e democratico del nonno, paese corridoio al centro della Via della Seta, e arriva  all'Afghanistan dittatoriale e martoriato dei nostri giorni, ci conduce lungo un percorso fatto di dolore, sangue e nuova speranza.  

Testimone ormai inerte del nuovo martirio, il popolo chiede solo un aiuto a tutto il mondo affinché si possa trovare una via di comunicazione coi talebani per non vedere vanificato il progresso costruito negli ultimi vent'anni. 

Perché con loro si può anche ragionare, con l'Isis no.

Consiglio vivamente questa lettura, non tanto agli uomini quanto alle donne, soprattutto a tutte le donne che per stanchezza o paura vogliono mollare: unite e a testa alta, affidandovi agli aiuti esterni, si possono sfondare muri che sembrano indistruttibili. 

Studiate, leggete, divulgate la musica, la bellezza e i racconti delle principesse del giardino di Homarira affinché nessuno dimentichi quelle donne e il loro paese così travagliato.

Il mondo ne ha tanto bisogno.

Auguro a tutti un buon Natale con la speranza che possiate trovare tante belle letture sotto l'albero. 

Buona lettura

Tania C.


 



lunedì 8 marzo 2021

Recensione MUSA E GETTA Sedici scrittrici per sedici donne indimenticabili ( ma a volte dimenticate ) AA.VV. - Ed. Ponte Alle Grazie -

 



MUSA E GETTA

Sedici scrittrici per sedici donne indimenticabili (ma a volte dimenticate)

Autori Vari

Ed. Ponte Alle Grazie

Anno di pubblicazione 2021

Formato Brossura

Pag. 384

€ 18,00 

Formato digitale disponibile nei principali store online


CONOSCIAMO LE AUTRICI

A cura di Arianna Ninchi e Silvana Siravo, sedici tra le più apprezzate e amate scrittrici, raccontano sedici storie di donne che hanno passato la loro vita accanto a grandi uomini che hanno vissuto accanto a grandi donne.

Ritanna Armeni

Angela Bubba

Maria Grazia Calandrone

Elisa Casseri

Claudia Durastanti

Ilaria Gaspari

Lisa Ginzburg

Chiara Lalli

Cristina Marconi

Lorenza Pieri

Laura PUgno

Veronica Raimo

Tea Ranno

Igiaba Scego

Anna Siccardi

Chiara Tagliaferri


TRAMA

In questa straordinaria raccolta, sedici tra le più apprezzate e amate autrici italiane raccontano storie di altrettante <<muse>>.

Tutte donne bellissime e sfrontate o, al contrario, miti e riservate che, nell'attimo di una notte o  per la vita intera, hanno intrecciato relazioni pericolose e complesse con uomini di successo. 

Muse non sempre <<gettate>> ma soprattutto ma spesso  ignorate - dando quindi vita al fastidioso luogo comune secondo cui <<dietro ogni grande uomo c'è una grande donna>> - che finalmente riscattano il loro posto al centro del palcoscenico letterario.

Dalle pioniere della psicanalisi a Kate Moss, star delle copertine patinate, Kiki regina di Montparnasse per una notte e Maria Callas la Divina immortale, Nadia Krupskaja che lavora per realizzare il socialismo, Rosalind Franklin che scopre la struttura del DNA, le ispiratrici di pittori, musicisti, filosofi e scrittori: un viaggio fra epoche e luoghi differenti, destini felici e infelici, Musa e getta approda al cospetto di leggende viventi, addirittura sbarcate su Instagram, come Amanda Lear.

Sedici scrittrici di prim'ordine raccontano altrettante donne meravigliose, proponendo ai lettori una nuova visione sul rapporto tra i sessi, l'identità femminile, la lotta per l'emancipazione.


IMPRESSIONI

Ringrazio Matteo di Ponte Alle Grazie Edizioni per l'omaggio dell'accattivante copia cartacea di MUSA E GETTA. La grafica della copertina ''buca'' l'occhio ben esprimendo filo conduttore della raccolta di racconti di vita vissuta.

Come già  scritto sopra, il libro non è un romanzo, ma un'antologia di  racconti narrati in prima persona dalle sedici donne protagoniste e riportati su carta dalla penna di sedici famose e amate autrici odierne. 

Ogni racconto riporta uno spaccato di vita di donne che, anche se solo nel mordi e fuggi di una notte, hanno avuto un ruolo importante nella vita di personaggi famosi e di potere, ispirandone la loro arte, la scalata al potere e al successo.

Donne famose, ma anche donne vissute nell'ombra, usate per scopi personali, artistici o politici, ma mai dimenticate e divenute emblema della donna che ''nonostante tutto'' ha trovato la propria strada da protagonista.

Donne che si raccontano e che raccontano, donne raccontate, donne che hanno lasciato una grossa impronta nel mondo dello spettacolo, nella storia, in politica, in medicina... 

Donne la cui bellezza spesso si dissociava dagli stereotipi collettivi per divenire arte, poesia al capezzale di uomini arrivati e ancora sulla cresta dell'onda.

Maria Callas

bella e fragile, talmente tormentata dall'amore per Pasolini da annullarsi pur di arrivare a toccare quel cuore che non poteva amarla, se non di un folle e disperato amore platonico. 

Un racconto passionale, forte e amaro come solo l'utopia di un grande amore può essere, scaturisce dalle parole di Maria, all'epoca impegnata come protagonista sul set cinematografico di un kolossal diretto da Pasolini. 

La Callas si dona anima e corpo al lavoro, per compiacere quell'uomo proibito, con la speranza, un domani, di coronare il suo sogno in  bianco, col benestare della ''suocera''.

<< Per un attimo aveva fantasticato, aveva creduto a un sentimento canonico, normale avrebbe detto qualcuno, che l'avrebbe condotta in una chiesa vestita di bianco. Aveva immaginato il percorso verso l'altare, e l'aveva fatto nella frazione di qualche secondo. >>

La realtà è ben diversa, così difficile da accettare, ma per amore si può scendere a compromessi che dureranno in eterno: Maria vivrà nell'incarnazione della Divina del cinema e del canto, immortalata nelle tristi spire di un amore che va oltre il suo significato più puro e Pasolini resterà per sempre quell'amico ''innamorato'' dell'aura voluttuosa e mediterranea della Diva che, con le sue ali, lo ha elevato nell'Olimpo degli dei immortali, regalando un sogno ai loro fans.

Amanda Lear

l'androgina e camaleontica soubrette dei psichedelici anni '70, famosa anche per la sua relazione con Dalì, durata sedici anni, durante i quali furono legati soprattutto da una profonda affinità mentale. 

Il pittore, talmente fu attratto dal  corpo scheletrico e asessuato di Amanda  la fece diventare sua personale musa, ritraendola spesso nelle sue opere. La donna lo seguiva ovunque, diventando l'attrattiva durante le conferenze stampa e le interviste. Dove c'era Amanda c'era spettacolo e interesse. 

<< Uomo? Donna? Io sono ciò che mi si crede. >>

Dalì chiamava Amanda ''mi Angèl'', usando volutamente il maschile. Questo nomignolo contribuì  a far crescere la fama ambigua di Amanda che approfittando della sua figura slanciata, la mascella volitiva e una voce profonda e gutturale, seppe sfruttare quell'occasione, giocando sull'ambiguità sessuale e diventando così un'icona immortale del jet set. 

La sua carriera esplose grazie anche ai consigli di David Bowie, col quale aveva intrecciato una relazione. Fu proprio il Duca Bianco che la spinse ad entrare nel mondo della musica. Bowie seppe riconoscere il talento musicale della donna e convincerla a farne buon uso senza smettere di ''giocare'' sulla sua identità. Sarebbe stato il suo coronamento tra le stelle più influenti del mondo dello spettacolo.

Amanda racconta tutta la sua storia alla penna di Maria Grazia Calandrone. Un dialogo immaginario fatto di botta e risposta spesso taglienti con Salvador Dalì.

Quasi come una confessione, Amanda continua a giocare al gatto col topo, spiata dal buco della serratura, deliziando il lettore con la malizia del vedo-non vedo mettendo in risalto una spiccata autoironia e un'intelligenza acuta che l'hanno resa la femme fatale che è ancora oggi. Una donna grintosa, carismatica, capace di coinvolgere, stimolare e stravolgere  l'intelletto maschile come solo lei sa fare. 

Kiki de Montparnasse, 

nata Alice Prin, fu una ragazza dalla bellezza magnetica e ammaliatrice. 

<< Ho solo bisogno di una cipolla, un tozzo di pane e una bottiglia di vino rosso, e troverò sempre qualcuno che me li offre. >>

Povera, ma con le idee ben chiare sulla propria femminilità che nel tempo diverrà  la sua moneta di scambio nel jet set parigino degli anni '20.

Pittrice, cantante, ma soprattutto modella, simbolo della donna emancipata e indipendente, Kiki seppe sfruttare la sua avvenenza per attrarre e ispirare grandi artisti, da Hemingway, Modigliani a Man Ray, il fotografo e compagno dadaista che la ritrasse senza veli immortalandola in preziose opere d'arte, all'epoca considerate spudorate e irriverenti ma che la resero orgogliosa della propria femminilità.

Una vita borderline tra alcol, sesso e droga, vissuta con la consapevolezza di essere un modello di sfrontatezza, la consacrò sull'Olimpo come la prima donna simbolo di indipendenza degli anni ruggenti.

''La regina di Montparnasse'', come la definì Hemingway, lei che non era mai stata nemmeno una signora.

Nadia Krupskaja, 

moglie di Vladimir Lenin, figlia di una nobile famiglia ormai decaduta, dedica la sua vita al socialismo e all'insegnamento, sua grande passione.

La storia vuole che il matrimonio con Lenin fu solo di interesse politico. In realtà, anche se la politica ne divenne solide fondamenta, Nadja fu perdutamente innamorata del marito, pur non esternando pubblicamente il sentimento che li univa.

Scelse di vivere ''nell'ombra'' di Lenin, soffrendo della particolare amicizia instauratasi da l'uomo e Inessa Armand, una giovane  e bellissima donna votata alla causa del socialismo. 

Lenin instaurò con Inessa un legame che andò ben oltre quello professionale. Un'amicizia intensa e intima che si trasformò in un amore, che Nadia fu costretta ad accettare per amore del marito.

A causa di quel legame la Krupskaja propose al marito il divorzio, che rifiutò rompendo con la Armand pur restandone profondamente legato.

Nadia restò al fianco di Lenin lottando per la causa collettiva finché l'uomo la scelse di nuovo come sua compagna di vita.

Nel 1922, dopo essere stato colpito da un ictus, Lenin venne sostenuto e curato da Nadia che gli insegnò di nuovo a leggere, scrivere e parlare finché, nel '24, dopo una lieve ripresa, morì.

<< È un prezzo duro da pagare ma non posso accettare che la mia vita venga cancellata. Non mi farò buttare via anche dalla Storia. >>

Da quel giorno iniziarono anni bui e difficili per Nadia, riconosciuta e stimata come compagna di Lenin dal popolo, si ritrovò ad essere ignorata e odiata da Stalin in quanto la sua sfrontatezza nell'esporgli in faccia in modo schietto le proprie idee politiche, venne da lui percepita come un affronto.

Tanto fu odiata in vita da Stalin, quanto fu rispettata nella morte. Fu Stalin stesso a porre l'urna con le sue ceneri nel tumulo del Cremlino, poco distante dal Mausoleo dove riposa la  salma imbalsamata del suo amato Lenin.

Rosalind Franklin, 

icona della chimica e della biologia molecolare che nel '62 scoprì la struttura del DNA. 

Suo lo scatto che mostrava il segreto custodito nei geni. Sfortunatamente, l'Accademia svedese ignorò il suo  importante contributo, attribuendo il Nobel per la medicina e la scoperta della struttura del DNA a Crick, Watson e Wilkins che stavano compiendo studi analoghi e approfittarono dell'occasione per appropriarsi  indebitamente della sua scoperta.

Watson si impossessò, trafugandoli dallo sturdi di Rosalind  degli scatti ai raggi x da lei eseguiti, usandoli  per modellare la definitiva struttura a doppia elica del DNA. 

All'inizio la Frankllin prese il fatto come un'opportunità per farsi conoscere, ma ben presto capì il raggiro ignobile compiuto dai tre scienziati che non ricordarono in nessun modo il suo prezioso contributo, neppure durante il discorso di ringraziamento per il Nobel appena ricevuto

Il suo contributo venne alla luce solo nel '68, quando Watson la nominò insieme alle sue scoperte nel libro che ''Doppia Elica'', ritraendo la Franklin in modo diffamatorio e eticamente scorretto.

Solo il movimento femminista e l'amica ricercatrice Anne Sayre, nel 1975, riscattarono la sua memoria e il suo grande operato in campo genetico.

<< Come ogni individuo puoi crearti il tuo futuro e il tuo destino, sei tu il solo artefice. >>

Nel 1958, a soli 38 anni, a causa della continua esposizione ai raggi x, la Franklin si ammalò di tumore e morì, dopo aver speso tutta la sua vita, fino all'ultimo giorno, dedicandosi alla scienza.

La vita che l'aveva ingiustamente ''defraudata'' del Nobel, le ha invece regalato un gran riconoscimento nel 2020: il rover  utilizzato nella missione ExoMars, approdato sul pianeta rosso alla ricerca di vita marziana, porta con onore il suo nome.

Altre grandi muse si avvicendano nell'antologia

Sedici scrittrici che raccontano sedici tra le più o meno conosciute donne del panorama storico femminile mondiale. 

Storie da conoscere, da scoprire e riscoprire, da approfondire o da rileggere sotto nuova luce. 

Storie che presto diventeranno un progetto teatrale dal momento che Arianna Ninchi e Silvana Siravo sono anche due attrici.

Nel giorno che il calendario ci ricorda come giorno delle donne, ho scelto questa raccolta di storia per ridare vita al grido di liberazione di tutte le donne.

Lascio a voi scoprire  le altre coinvolgenti storie, sicura che sarete catturati dall'anima di ognuna delle protagoniste.

Buona lettura,

Tania C.





Recensione TUTTO NASCE PER FIORIRE di DEMETRA COSTA

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