Visualizzazione post con etichetta #marocco. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta #marocco. Mostra tutti i post

lunedì 18 settembre 2023

Recensione: "UN TRENO PER MARRAKESH" di Dinah Jefferies - Ed. Newton Compton -

 






UN TRENO PER MARRAKESH


Dinah Jefferies

Ed. Newton Compton

Anno di pubblicazione 2023

Traduzione Tessa Bernardi

Genere Romanzo rosa

Formato Cartonato con sovraccopertina

Pag. 384

€ 9,90

Ebook presente in tutti gli store digitali


CONOSCIAMO L'AUTRICE

Dinah Jefferies nasce a Malacca, in Malesia e, all'età di otto anni, si trasferisce in Inghilterra.

Insegna teatro e inglese e inizia a scrivere durante i cinque anni che trascorre in un piccolo villaggio tra le montagne dell'Andalusia.

Pe Newton Compton ha pubblicato il suo romanzo: "I segreti della famiglia Cartwright", "Il profumo delle foglie di tè", "La figlia del mercante di seta", "Il silenzio della pioggia d'estate", "Il segreto del mercante di zaffiri", "La sorella perduta", "La ragazza nel giardino degli ulivi", "Il profumo segreto della lavanda", "Il palazzo segreto".


TRAMA

Vicky Baudin, lo sguardo assorto fuori dal finestrino, sta viaggiando su un treno che la porta verso Marrakech. Col cuore in frantumi ha lasciato la Francia, con la speranza  questo viaggio la possa portare sulle tracce del grande stilista Yves Saint Laurent e, finalmente, ritrovare sé stessa.

Ammetterlo è difficile, ma la ragione che l'ha portata in Marocco è molto diversa da quella ufficiale.

Suo desiderio è quello di incontrare sua nonna, la donna che non ha mai conosciuto e che circa vent'anni prima abbandonò suo padre.

Clemence Petier vive sulle montagne dell'Atlante, in un'antica kasbah, custodendo gelosamente i suoi scottanti segreti del passato.

L'arrivo inaspettato della nipote, che mai si sarebbe immaginata di avere, la mette di fronte ad una scelta ostica: è disposta a confessare la sua vera identità e affrontarne le conseguenze?

Percorrendo le strade di un Marocco seducente e voluttuoso, meta di artisti e rockstar provenienti da tutto il mondo, Vicky cercherà di usare tutta la sua determinazione per trovare le risposte che da anni sta cercando.

E Clemence sembrerebbe essere l'unica persona in grado di darle un aiuto quando tutto sembra perduto.


IMPRESSIONI


La Stazione di Marrakech - foto personale -


Buongiorno lettori della Valigia, il romanzo che voglio presentarvi oggi è una storia che mi ha fatto compagnia sotto l'ombrellone, durante una pausa del blog. Cercavo una lettura tranquilla, ma che potesse placare la mia voglia ''di casa''.

Chi mi segue da un po' ormai conosce bene le mie passioni, che mi portano spesso a dedicar loro molte letture. Il Marocco è la mia passione più grande, la più importante, quella che mi riscalda il cuore, il rifugio sicuro quando ho bisogno di ritrovare me stessa e la strada "della casa dell'anima".

Complice una nostalgia mordace e una "crisi di astinenza" da Djemaa El Fnaa, "Un treno per Marrakesh", non poteva quindi restare in bella mostra sullo scaffale della libreria e, anche se romanzo di fantasia, dovevo assolutamente leggerlo.

Il prezzo era pure scontato, così lo acquistai senza ripensamenti: i lettori sanno e comprenderanno cosa significa vedere sparire parte dei propri risparmi in fantastiche pile di libri che bisogna assolutamente avere, anche se non c'è più spazio in libreria.  Cominciai la lettura in spiaggia, tutta d'un fiato, avida di ritrovare luoghi, colori e profumi che amo tanto

Il periodo di ambientazione è intorno agli anni '60, quando il Marocco stava per finire il dominio del protettorato francese e diventare indipendente.


<< Rintracciare sua nonna avrebbe potuto aiutarla a riempire quel vuoto, arrivando in un certo qual modo a supplire all'assenza di suo padre alla freddezza di sua madre ...>>


Vicky Baudin, giovane donna morbida e un po' goffa, ai propri occhi insignificante, da sempre in competizione con la madre e col mondo, durante una brutta crisi esistenziale, parte alla ricerca di sé stessa, lasciando la sua terra natia, la Francia, per inseguire il suo sogno e alla ricerca delle proprie origini, in una terra che richiamava sempre di più artisti e sognatori  in cerca di una possibilità.


Un treno per Marrakech - foto personale -


Col cuore distrutto da una relazione finita male e con un bagaglio di timore, speranza e fiducia, sale sul treno che la porterà a Marrakech, attraversando i sottili confini dei paesaggi e dei suoi pensieri.

Una volta giunta nella "città rossa", comincia la ricerca dell'uomo che potrebbe aiutarla nella sua carriera di stilista: Yves Saint Laurent. 

Alla base di questa ricerca, un'altra più profonda, il richiamo del sangue, quello della madre paterna che non ha mai conosciuto, avendo la donna abbandonato il figlio al proprio destino circa vent'anni prima della sua nascita.

Arrivata a Marrakech riesce da subito a conoscere nonna Clemence, donna con un cuore grande, dal carattere schivo e forte ma dagli occhi velati da una triste luce, a protezione di un misterioso e turbolento passato, che l'ha portata a vivere in una grande Kasbah arroccata tra le montagne dell'Ourika, una lussureggiante valle sull'Atlante, a poco meno di un'ora da Marrakech.

Protetta da quelle alte mura erose dal tempo, Clemence, insieme alla madre malata, aveva cercato  fuggire dal passato troppo ingombrante che la perseguitava fin da quando era adolescente. La tranquillità della kasbah, il conforto dell'isolamento, rotto solo dal sibilo dei venti freddi che scendono dagli erti pendii, avevano solamente assopito il suo travagliato passato, sempre pronto a riaccendersi, come un tizzone mai spento, per fare, finalmente i conti col presente e chiudere quel vortice oscuro e soffocante nel quale aveva vissuto per anni.

Clemence, se pur inizialmente perplessa,  accetta di buon grado la nipote, promettendole di aiutarla a conoscere lo stilista e lasciandole la scelta di vivere nella frescura della kasbah o nella confortevole tranquillità della medina di Marrakech, nel riad di una cara amica. 

La giovane, sempre più ansiosa di cominciare le sue ricerche, sceglie la brulicante Marrakech.

La città si rivela un caleidoscopio di sensazioni forti e sconosciute, spesso soffocanti per chi non è abituato al forte aroma di spezie e menta e al gran caldo.  

Nonostante tutte le difficoltà, la ragazza cerca di integrarsi, di scoprire e vivere la medina, facendo conoscenza con due ragazzi inglesi un po' particolari che, presto, le faranno vivere un'avventura spiacevole.

Per non affrontare tutte quelle emozioni e la ricerca dello stilista  da sola, la giovane cerca il sostegno della cugina Bea.

La cugina è tutto l'opposto di lei, è bella, bionda, con un fisico mozzafiato che non passa inosservato, ma non troppo sveglia per essere quasi una giovane donna.

Bea accetta di raggiungere Vicky a Marrakech, dove fa subito amicizia coi due strani ragazzi inglesi che metteranno  le due ragazze sulle tracce di Yves Saint Laurent e altri personaggi dello sfavillante mondo della moda, oltre che in grave pericolo.

Per Vicky, inebriata dai colori e dalla voluttuosa morbidezza degli splendidi tessuti in vendita nel souk della medina, si stanno aprendo, finalmente, le porte della carriera.

Flatori e tintori della medina - foto personale -

<<... Lei e Hamed si rimisero in cammino, superando vere e proprie tende dai colori vivaci, che in realtà erano formate da matasse di fili viola, arancioni e verdi che ciondolavano dall'alto. Passarono accanto ai filatori di seta e alla fine scoprirono il mondo dei tintori. >>

Durante una festa a casa dello stilista, le due ragazze cercano di integrarsi tra modelle, attori e personaggi dello spettacolo presenti alla festa nella villa di Saint Laurent. Vicky riesce anche a vedere lo stilista ma, nel frattempo, perde le tracce della cugina, che ha appena lasciato la villa nel Palmeraie insieme a uno dei due ragazzi conosciuti giorni prima.

Tornata in medina, Vicky si mette a dormire, ma viene svegliata poco dopo da un'euforica Bea, in preda ad una colossale sbronza. 

La ragazza, per farsi perdonare di aver lasciato la cugina sola alla festa, le dona un souvenir della serata che sicuramente le sarà di grande aiuto per la sua carriera: i bozzetti della nuova collezione di Yves Saint Laurent.

Ancora incredula, Vicky, non riesce a capacitarsi della stupidità della cugina. Anche se in buona fede, ha appena commesso un furto importante e la galera, in Marocco, non è certo una seduta dal parrucchiere. Dovevano assolutamente riconsegnare i bozzetti. Magari avrebbero potuto di nuovo intrufolarsi nella villa e rimettere l'album dove la sprovveduta Bea lo aveva trafugato.

Quell'album, che avrebbe dovuto aiutare Vicky a sfondare nel mondo della moda, darà il via a una rocambolesca e pericolosa avventura che vedrà le ragazze coinvolte in un'omicidio, misteriosi incidenti mortali lungo le strade di montagna e il rapimento di Bea...

Dove sarà finita Bea e cosa si nasconde nel terribile e ingombrante passato di Clemence?

Riuscirà Vicky a consegnare i bozzetti e conoscere il suo stilista preferito? 

Tutto questo lo potrete scoprire solo leggendo e viaggiando lungo le strade di terra rossa che da Marrakech si inerpicano sulle impervie vette dell'Atlante.



Nel cuore della medina - foto personale -

<< Devi provare a perderti. Così sarà più divertente...>>

Durante la lettura, mentre passeggiavo tra i labirintici vicoli del souk di Marrakech insieme a Vicky, mi sembrava di sentire il ritmo dei tamburi degli artisti della Piazza Djemaa El Fnaa, mentre il profumo di cumino e curcuma mi pizzicava il naso, avvolgendomi nelle spire ammalianti della città.

La storia in sé, per quanto improbabile e assurda anche per l'epoca storica, non sarebbe neanche male, considerando  che, pur nella sua lentezza, riesce a catturare il lettore e a trasportarlo nel dedalo intricato di vicoli della medina fin su per i pendii della Valle dell'Ourika. Ma... c'è un qualcosa che frena, che non riesce a dare al racconto lo sprint necessario per decollare come si deve, rimanendo spesso invischiato nella staticità degli eventi.


La fresca Valle De l'Ourika - foto personale -



Villaggi dell'Atlante, verso Imlil - foto personale -


Di questo romanzo ho invece apprezzato le descrizioni ricche di particolari, così realistiche da sembrare di essere in quei luoghi a me tanto cari, segno di chi veramente ha vissuto e amato quella terra immensa e così varia, camaleontica.

I personaggi sono abbastanza delineati, forse l'autrice avrebbe potuto approfondirne un po' di più carattere e pensieri, scavando più a fondo nell'intimità di Bea e altri personaggi coprotagonisti, tralasciando qualche particolare forse troppo ricorrente.

Quello che mi ha lasciato un leggero retrogusto amaro, come il miglior tè alla menta che si rispetti, è stato il finale un po' affrettato, quasi come se la Jefferies avesse voluto chiudere in fretta e furia la storia senza approfondire e definire alcune situazioni rimaste un po' sospese, aggrappate a se stesse, giusto per dare un finale. 

Insomma un po' buttato là senza dare un senso più "realistico" e definito a tutta storia.

Tutto sommato, però, è stata una lettura piacevole e scorrevole, giusta per passare qualche ora in assoluto relax, conformandosi ai ritmi lenti e inebrianti del Marocco.


Cafè de France, vista sulla Piazza Djemaa El Fnaa, Marrakech - foto personale -


Mai come in questi giorni la nostalgia e la tristezza mi stringono il cuore in una morsa feroce, facendo volare ogni mio pensiero tra i vicoli della Medina di Marrakech, tristemente implosa su se stessa, schiacciata dal volere, a volte troppo infame, di Madre Natura.


Marrakech, la Kotubia - foto personale -



<< Cinque volte al giorno sentirai il richiamo alla preghiera dalla mosche della Kotubia >>, le spiegò Hamed. << Quella torre veglia sulla città vecchia dal dodicesimo secolo.>>


Pensare che quei luoghi, nei quali mi sono riempita cuore e anima di meraviglia e vita, oggi non ci sono più, mi fa riflettere su quanto siamo impotenti e piccoli in questa terra. 

Ogni volta che parto per rientrare in Italia, un pezzo del mio

cuore  rimane ancorato, ben saldo, a quella terra rossa così 

viva, calda e accogliente.


Marrakech, panorama in partenza dall'aeroporto La Menara - foto personale -



Mentre il carrello si stacca da terra e l'aereo  prende quota,  

vedere la immensità  dal cielo mi rassicura l'anima: so che 

quando ho bisogno di ritrovarmi e rinascere è lì, sempre 

pronta ad accogliermi tra le sue braccia immense, proprio come

Vicky, alla ricerca del mio posto nel mondo.

La luce del tramonto proietta raggi infuocati, come un mantello ramato, sulle case, sulle piazze e sui minareti che  diffondono il richiamo del muezzin, scandendo placidamente il passare tempo.

Dalla pancia comincia a salire una bolla di emozioni che mi  riempie gli occhi e il cuore  di lacrime e nostalgia ed è sempre più dura tornare alla quotidianità frenetica dell'Italia, così presa da sé stessa per fermarsi a scambiare un saluto, anche con un turista.

Profumo di tè alla menta, Valle de l'Ourika - foto personale -


Il profumo di menta e cumino che aveva riempito i miei giorni e le mie narici, lentamente va dissolvendosi nelle note di sporadiche  cene a tema, per riassaporare ancora quei momenti di pace e serenità, passati perdendomi nei colori e aromi della Medina.

La nostalgia, lentamente, si placa tra un morso a un msemmem e un sorso di tè alla menta, nell'attesa di tornare,  ancora una volta.

Oggi Marrakech è una leonessa ferita, piegata sotto una mano molto più grande di lei, contro la quale non si ha scampo.

Ma è anche una fenice che risorgerà dalle proprie ceneri ancora più bella e luminosa di prima e io sarò lì, con la mia valigia, pronta a percorrere di nuovo i suoi vicoli e i sentieri 

delle sue montagne. 

C'è chi lo chiama mal d'Africa, io lo chiamo richiamo del 

sangue, perché tutto ha avuto inizio lì, tra quei fiumi di terra 

rossa!

Se anche voi siete curiosi di vivere le avventure di Vicky e Bea,

se volete scoprire i segreti di nonna Clemence e i loschi intrighi

che ruotano attorno al suo passato, non mi resta che 

consigliarvi questa lettura e farvi immergere nel turbine goloso di aromi e colori del Marocco, sicura che ne rimarrete piacevolmente intrigati.



Souk di Marrakech - foto personale -


Souk di Marrakech - foto personale -


Ora non avete più scuse, dopo aver percorso coi vostri occhi tutti i luoghi di Vicky e Clemence, potrete immergervi nelle ammiccanti atmosfere marocchine, e perdervi tra le pagine della storia.

Buona lettura,

Tania C.





 



martedì 19 gennaio 2021

Recensione AFRA Cento batoste e un amore di Fatiha Mor a cura di Iginio Carvelli - Ed. AltroMondo -

 




AFRA

Cento batoste e un amore

Fatiha Mor

Curatore Iginio Carvelli

Ed. AltroMondo Editore

Collana Mondo di Sopra

Genere Biografia

Copertina flessibile

Pag. 234

€ 17,00

Link per l'acquisto https://www.cinquantuno.it/shop/altromondo-editore/afra/


CONOSCIAMO GLI AUTORI


Fatiha Mor è una giovane ragazza di origine marocchina. Vivein Italia ed è alla sua prima esperienza letteraria. Scrive sotto pseudonimo.


Iginio Carvelli è un pubblicista e giornalista. 

In Calabria è impegnato nel campo socio-culturale ed è autore di numerose opere.

Tra le sue pubblicazioni: Danuta (Edizioni Lavoro), Donna d’onore (Stango), Diario di un cane randagio (Falco edizioni), La spina di rovo, donne nel buio della mala (Europa edizioni), ha pubblicato con Rubbettino editore: Rughe di pietra, Scende la sera, Uguali ma diversi, Una straordinaria esperienza, Gino Scalise (biografia).


TRAMA


Fatiha è una bambina marocchina e già da piccola, viene usata dal padre, dalle zie e da chi la circonda come merce di scambio. 

Solamente al raggiungimento della maggiore età e grazie all'arrivo di un lavoro come badante, riuscirà a prendere in mano la sua vita e a raccontarla. 

Questa è la sua storia.


IMPRESSIONI


Apro questa recensione con un ringraziamento di vero cuore ad Alice di AltroMondo Editore che mi ha inviato questo diario biografico intitolato 

Afra Cento batoste e un solo amore 

di Fatiha Mor e curato da Iginio Carvelli, facendomi un grandissimo regalo.

Come molti di voi ormai sapranno, ho un amore sconfinato per il Marocco, talmente grande da averlo visitato tutto per ben dieci volte, riscoprendolo ogni volta con gli occhi pieni di meraviglia. Sempre uguale e così diverso ogni volta, con le sue tradizioni ataviche fuse nella modernità che sta prendendo sempre più campo. Amo i suoi paesaggi, i profumi accattivanti provenienti dai negozi degli speziali  e quelli acri delle concerie, amo il cibo ricco di sapori e sfumature e amo la calorosa ospitalità del suo popolo. 

Seguo con interesse anche la letteratura marocchina e sono sempre contenta di conoscere nuovi autori e nuove persone, come nel caso di Fatiha Mor.

<< Sì sono marocchina e sono orgogliosa di esserlo. >>

Fathia Mor, pseudonimo di una delle tante Aicha, Fatima, Meryem e di tutte le donne marocchine e non, dall'infanzia rubata dagli adulti ma che, grazie alla volontà e all'innato orgoglio della propria forza d'animo, sono riuscite a trovare la loro strada nel mondo.

È questo un lungo racconto di uno spaccato di vita che va dai sei anni circa ai venti di Fatiha, un racconto denuncia sulla difficoltà di integrazione di una bambina marocchina, strappata alla sua terra e ai suoi affetti con l'inganno. È un racconto che parla di vita, d'amore, di volontà ma anche di miseria, razzismo e violenza psicologica, accompagnando il lettore a riflettere sul significato di razzismo, emarginazione  e indifferenza. 

Alla fine, vi assicuro, vedrete il mondo con occhi diversi, scavando oltre l'apparenza di un ''vu cumprà" o del mendicante davanti al supermercato.

<< I troppi soldi induriscono il cuore e i cuori induriti non sentono il lamento del povero. >>

Fatiha era ancora una bambina quando arrivò, insieme alla zia, alla stazione Termini a Roma, nella capitale d'Italia.

Trovandosi in una nuova realtà, così diversa dalla sua, rimase perplessa nel vedere tanti senza tetto lungo i bordi delle strade, abbandonati alla loro miseria, constatando che  in Italia, considerata una terra di ricchi, ci fosse forse più povertà che in Marocco e tanta indifferenza verso i disagiati.

Quello che più le fece stupore fu il fatto che i ''ricchi'' non si fermassero a donare qualcosa a quella povera gente, come accadeva ogni giorno nella sua terra, dove chi possiede anche poco più di niente, lo condivide col mendicante.

In questa cartolina così ben descritta da Fatiha ho rivissuto un pomeriggio di tre anni fa, durante una passeggiata a Jamaa El Fna, la famosa piazza di Marrakech: un pover'uomo di età indefinita, vestito di stracci e seduto su una carrozzella di fortuna, se ne stava in disparte aspettando che una buon'anima gli donasse qualche dirham. Ogni persona che si trovava a passare davanti a quel pover'uomo lasciava sempre uno spicciolo, ringraziato dalla riconoscenza di un paio di occhi scuri e stanchi. Anche noi donammo qualcosa, veramente pochi spiccioli, per noi europei. Un amico locale di vecchia data mi spiegò che le persone in difficoltà non passavano mai inosservate agli occhi di un marocchino, c'era sempre qualche monetina da donare, perché ''il povero di oggi potrei essere io domani e, aiutandolo oggi, verrò aiutato io domani''.

Una lezione di vita che arrivò al cuore come una pugnalata, costringendomi a riflettere sulla troppa indifferenza che regna ancora in certe zone del mondo.

<< Si nasce poveri e si potrà diventare ricchi. >>

Fatiha venne al mondo da una madre bambina, appena quindicenne, ma consapevole della sua scelta e dei sentimenti verso il padre della piccola. I suoi genitori ebbero altri figli, a pochi mesi di differenza tra loro, tutti nati sul letto della nonna paterna e tutti donati al mondo con la speranza che il destino riservasse loro una vita di agi. Quelli che mancavano in quel mondo fatto di amore e povertà. 

Il  destino della piccola  nel 2002, finì nelle mani della zia Rania, quella zia ''ricca'' di Marrakech, della quale aveva, sino ad allora, ignorato l'esistenza. 

Zia Rania doveva recarsi in Italia e desiderava portare con sé la piccola  per compagnia. Avrebbe imparato l'italiano e visto tante cose belle. Poi avrebbero fatto ritorno in Marocco. Il padre cedette ben volentieri alla ''richiesta'' di zia Rania e la bambina fu contenta di affrontare quel viaggio in aereo, ma la mamma le mancava così tanto.

Soprattutto ora che da Roma, la zia l'aveva lasciata a Torino, a casa di una famiglia sconosciuta con la promessa di tornare presto a prenderla per riportarla in Marocco, nella sua terra.

Certo, in quella famiglia composta dal signor Massimiliano e dalla signora Rosaria erano gentili con lei, le avevano regalato una Barbie e delle costruzioni e le avevano preparato i calamaretti fritti. Il signore poi le aveva pure insegnato i nomi delle stoviglie e lei li aveva imparati subito, ma quella notte, nella sua nuova cameretta, con la luce accesa per paura che il buio la inghiottisse, la sua mamma le mancava ancora di più. 

E quanto ci rimase male, il giorno dopo, scoprendo da Akida, la sua insegnante di italiano, che la zia ''per il momento'' era partita e non sarebbe tornata!

Triste realtà di molti bambini poveri, così fu anche quella di Fatiha, ancora troppo piccola per decidere del suo futuro. Ma i bambini si abituano presto e la piccola, tra una lezione di italiano e la curiosità di conoscere Torino, passò le sue giornate giocando e facendo lunghe passeggiate per il centro, trasformando i giorni in settimane e poi in mesi, vivendo la nuova vita in Italia e paragonando spesso le eleganti vie di Torino alle viuzze polverose del suo paese. 

Sempre più spesso ripensava al suo primo amichetto Simone, conosciuto nel lungo viaggio in treno da Roma a Torino, col quale aveva giocato ad un gioco simile alle costruzioni. Chissà dov'era e se ci giocava ancora col fratello Mario. Ogni tanto parlava con lui, proprio come se fosse presente al suo fianco. Ma le piaceva anche parlare con Adika, soprattutto in arabo. Quando parlava con lei, in arabo, le sembrava che un pezzo del suo Marocco fosse li, nella sua cameretta. 

Certo ''mami'' Rosaria avrebbe preferito che parlasse con lei, ma lei non era la sua mamma e soprattutto era molto più grande della sua mamma. 

Chissà perché mami non aveva fatto una bambina, tutte le mamme ne fanno una e chissà chi era Angela, la bella bambina bionda che abitava molto lontano, raffigurata nel ritratto fatto dal signor Massimiliano, che lei aveva voluto appendere nella sua cameretta per sentirla vicina e poterle parlare.

I giorni passarono ed arrivò il Natale, una festa del tutto nuova per la piccola, che a malapena era a conoscenza dell'esistenza di Allah e del Profeta Maometto.

Il Natale rappresentava la nascita del Profeta Gesù, era una festa luminosa, la gente accendeva tante lucine colorate e rivestiva enormi alberi con tante palline colorate. Lei, per abbellire il suo primo albero, d'istinto scelse una stella da mettere sulla cima. Una stella, come quella raffigurata sulla bandiera del suo Marocco.

<< Qui sono trattata bene, ricevo tutte le attenzioni possibili, sono considerata come una figlia, posso vivere da principessa, perché non dovrei essere contenta. Manca la mamma. Come farò a rassegnarmi? >>

Un giorno, parlando con Akida che le fece promettere di mantenere il segreto, la piccola  venne a sapere che Angela era venuta a mancare tempo prima, e lei aveva preso il suo posto per il signor Massimiliano e la signora Rosaria. Doveva ritenersi fortunata ad essere capitata in una ricca  famiglia come quella. 

Ma Fatiha, con gli occhi pieni di pianto, continuava a ripetere che desiderava tornare dalla sua mamma.

Vi confesso che non ho potuto fare a meno di provare pietà per la piccola, ingannata dal suo stesso sangue e  commiserando  quei poveri genitori disposti a tutto pur di ''rimpiazzare'' l'amore per la figlia deceduta. 

È vero che bisogna provare sulla propria pelle una tale disgrazia, ma l'amore non si compra, non si vende e non si sceglie  al mercato contrattando facendo l'offerta più alta. Molto probabilmente, anche se ancora piccola,  aveva già capito tutto. Una bambina sveglia e orgogliosa, che ha fatto subito breccia nel mio cuore.

Un giorno la signora Rosaria portò la piccola a conoscere la nuova ''zia'' e i ''cuginetti'' che le regalarono un piccolo bassotto da coccolare.

La nuova vita cominciava a piacere alla piccola, aveva nuovi amici, un cane, due quasi genitori che l'amavano come una figlia e adesso aveva anche cominciato ad andare a scuola. Ma quando tutto sembrava andare per il meglio, arrivò la nuvola nera a minacciare tempesta.

Nella quiete di una giornata in famiglia, ecco piombare un'accigliata zia Rania con le assistenti sociali. Impose alla bambina di raccogliere le sue cose: presto sarebbero ripartite. 

Ma Fatiha non voleva partire, stava bene nella sua nuova casa e il signor Massimiliano le promise che nessuno le avrebbe fatto nulla.

Purtroppo però la legge sull'immigrazione non poteva fare finta di nulla, nemmeno sulle buone intenzioni di Rosaria e Massimiliano.

La coppia, a tre anni dalla scomparsa della figlia Angela, si recò a Marrakech per una vacanza. Presso l'Hotel Ibis conobbe la ''strega'', zia Rania, la quale, venuta a conoscenza della tragica storia di Angela, chiese ai coniugi se avessero potuto ospitare per qualche giorno sua nipote, con la possibilità di adozione una volta espletata la burocrazia sull'immigrazione. Felici di questa buona notizia, rientrarono in Italia, pronti a prendersi cura di una nuova figlia, riversando su di lei tutto l'amore che non avevano potuto dare ad Angela.

Rientrati in Italia, aspettarono che tutto fosse a posto, ma Rania piombò all'improvviso con la piccola Fatiha, promettendo di tornare a prenderla quanto prima per sistemare i documenti, loro avrebbero dovuto, al momento prendersi cura della piccola solo per alcuni giorni, poi avrebbero iniziato le pratiche per l'adozione. 

Così non fu, i giorni diventarono settimane e poi mesi e i signori ritennero giusto prendersi cura della piccola, fino a quel momento parcheggiata come un pacco ingombrante. Adesso, però la ''strega'' era tornata per riprendersela, intenzionata a fargli passare guai se avessero fatto storie a lasciarla partire.

Nonostante anche gli assistenti sociali avessero capito il gioco sporco di zia Rania, non si poteva fare nulla, e il giorno dopo si presentò al cospetto di Fatiha il padre Farid, dicendole che anche la madre e i fratelli erano in Italia. Erano tornati a prenderla per riportarla in Marocco: desiderava ancora tornare nella sua terra natia dalla sua mamma?

Così, col suo zainetto colmo di regali da parte di mami Rosaria, la bambina partì insieme al padre verso la Calabria, dove ad attenderla c'era mamma Amina coi fratelli. 

Arrivata clandestinamente a bordo di un gommone in Spagna, la famiglia di Fatiha si era spinta in Italia sperando di trovare il paradiso, ma così non fu e Farid si ritrovò a vivere in uno scantinato buio, umido e piccolo per 150 euro al mese, vivendo di miseri proventi ricavati dalla vendita di ombrelli e cianfrusaglie che spesso non erano abbastanza  nemmeno per mettere insieme pranzo e cena.

Per Fatiha, ormai abituata agli agi della sua ''famiglia'' torinese, fu uno shock ritrovarsi in quel buco troppo freddo e troppo stretto. Mamma Amina era così cambiata, sembrava più interessata al denaro che a lei. 

Avrebbe tanto voluto salire su un treno e tornare a Torino, ma come? Non aveva soldi con se e anche se viaggiare era un suo diritto, non avrebbe potuto farlo gratis. 

Ogni volta che le sembrava di adattarsi, di avere la speranza di trovare nuove amicizie, il destino faceva tabula rasa riportandola alla realtà dura della fame e del disagio.

Un giorno mentre girava per le vie della città, la padrona di un negozio le chiese se le avesse fatto piacere pulire le vetrine in cambio di qualche euro. La piccola accettò volentieri e guadagnò i suoi primi 10 euro. 

Li portò subito a casa e li consegnò alla madre, sicura che li avrebbe protetti e non li avrebbe consegnati al padre che sicuramente li avrebbe persi giocando alle slot machine.

La felicità di quel momento durò poco, il padre decise che dal giorno dopo la piccola sarebbe andata a lavorare con lui. 

Dopo aver discusso con Amina che desiderava far studiare la piccola, venne deciso, senza possibilità di replica, che la bambina dopo la scuola sarebbe andata con lui ai semafori a vendere quella misera paccottiglia agli automobilisti.

Così, indottrinata da Farid, la piccola cominciò una vita fatta di freddo, pioggia, screzi con la zingara che l'accusava di aver rubato la postazione di lavoro migliore e fame. 

I pochi spiccioli guadagnati lei avrebbe tanto voluto usarli per comprare un paio di jeans, ma dovevano mangiare, pagare l'affitto in arretrato di tre mensilità e Farid spendeva il resto in sigarette e al gioco.

I giorni passati a mendicare ai semafori volarono via uno dopo l'altro senza riuscire a portare un po' di serenità in famiglia, lo spettro dell'affitto e dello sfratto sempre dietro l'angolo  e la minestra arrangiata alla meno peggio ormai non sfamava più. 

Fatiha aveva già dodici anni, era diventata donna e cominciava ad attirare le attenzioni di uomini senza scrupoli che cercavano di approfittare della sua innocenza. 

Più volte Fatiha pregò la madre di chiedere al padre di farla mendicare in luoghi più sicuri, e alla fine, sfiniti dall'insistenza della ragazzina, cedettero.

I giorni passarono mendicando tra supermercati e chiese, dove certi ricchi la domenica andavano a Messa 

<< per farsi perdonare gli abusi e l'avarizia verso la gente povera. >> 

Ormai stanca di vivere di accattonaggio, una mattina, sui gradini di un supermercato, per la piccola si presentò l'occasione per cambiare vita. La Polizia Municipale, avvisando i servizi sociali la fece portare in una casa famiglia gestita da suore.

Nonostante avesse pasti caldi, un letto e un tetto sicuro sopra la testa, la nostalgia della madre la spinse a scappare più volte per tornare a casa. Per quanto Amina cercasse di farle capire che era meglio per lei restare in quella casa famiglia, Fatiha continuava a scappare.

Ma ogni volta finiva per essere riportata dalle suore, finché il tribunale minorile decise di trasferirla in un'altra casa famiglia più distante, dove fu bullizzata da una ''capetta'' intrigante ed emarginata dalle altre ragazze. 

In quella casa passò quattro lunghi anni di  bullismo, cattiveria e pazienza, ma anche di una nuova amicizia con Davide e la sua famiglia, che l'accolse come una figlia. 

La pazienza e l'orgoglio l'aiutarono a superare quegli anni che le regalarono anche qualche piccola soddisfazione, come quella di vedere la sua aguzzina confinata in una casa famiglia lontana e l'affetto di un assistente della casa famiglia, il signor Serti . 

<< Gira e rigira, la povertà è sempre barriera invalicabile per soddisfare legittimi desideri. >>

Il signor Serti l'aveva presa a benvolere, e lei, forte degli anni di  accattonaggio, aveva imparato come far leva sulla pietà pur di ottenere ciò che le stava a cuore, anche se alla fine restava comunque nella sua povertà e molto grata a quel buon uomo.

Un giorno, Serti l'accompagnò a trovare la madre dalla quale apprese che il padre era in libertà provvisoria. Decise di scappare di nuovo dalla casa famiglia. per tornare dai suoi affetti più cari, ma venne bloccata e fatta tornare nella sua stanza. 

Anche davanti al giudice del Tribunale dei minori la giovane continuò a sostenere che il suo posto era quello vicino alla madre, nella sua casa, ma anche stavolta fu spedita in uno sperduto paese della Sila, freddo e umido, a casa degli zii paterni.

Nel suo zainetto, a sorpresa trovò un I-Phone con un biglietto, ennesimo dono dell'unico uomo che le avesse mai voluto bene senza secondi fini, il signor Serti. L'orgoglio però, le impedì, i primi tempi, di usare quel telefono. 

Zia Amina aveva cinquantasei anni e due figlie che studiavano fuori ed erano l'orgoglio di famiglia, lei avrebbe potuto dormire nella loro camera e, in cambio di vitto e alloggio, avrebbe dovuto aiutarla visto che temporaneamente immobilizzata sulla sedia a rotelle a causa della frattura del femore.

La serenità sembrava sempre sfuggirle di mano. Ancora una volta la povera ragazza venne venduta al miglior offerente dal suo stesso sangue. Obbligata ad indossare il velo e a piegare la testa nel nome del Corano,  venne continuamente vessata dalla zia che continuava a farle domande tendenziose sulla sua verginità. 

<< Il farmacista è bruttino. Però è straricco. I soldi a volte sono come i cerotti che coprono le ferite. Se si accoppia con una bella, lui si gode un corpo e lei la ricchezza. Tu che ne pensi? >>

Ma negli anni aveva imparato a difendersi e rispondere a tono anche alle domande insinuanti della perfida zia Amina. 

La corda si strappò il giorno in cui zia Amina cercò di obbligare la  nipote a cedere alla "corte" del Dottor De Mico, il ricco farmacista sgorbio, per un beffardo scherzo della natura.

Per Fatiha era troppo, al gioco del pollo da spennare poteva anche abbassarsi per un po', giusto per sfidare la zia e per guadagnare qualcosa che mai aveva avuto in tutta la sua vita, ma la sua giovinezza non avrebbe mai permesso a nessuno di venderla e comprarla. Così un giorno,  alle soglie del diciottesimo compleanno, smesso il velo e indossati i suoi amati jeans simbolo di ribellione,  scappò di nuovo dalla casa di un'altra ''strega'' vestita da zia.

A porgerle una mano, come sempre, Pierpaolo Serti...

Quanto amo e stimo Fatiha, una bambina cresciuta troppo in fretta, ma con un cuore grande e puro, che nonostante le difficoltà che la vita le ha messo sulla strada, è stata in grado di andare sempre avanti, modellandosi alla cruda realtà della strada, senza farne mai parte. Conservando dei valori e dei principi nati insieme a lei.

Quanta tenerezza ho provato mentre, dopo essersi ricongiunta con l'amata madre dopo i mesi passati a Torino,  le chiedeva con l'innocenza e la purezza di un bambino che vede il buono ovunque, il perché erano venuti in Italia a vivere di stenti nell'indifferenza dei cuori di pietra di tante persone. Avrebbero potuto rimanere in Marocco, sarebbero stati poveri anche laggiù, ma un pasto e qualche monetina per loro ci sarebbero sempre stati. La gente, anche se povera, li avrebbe sempre aiutati. Lo dice anche il Corano, ma soprattutto lo dice il cuore dei suoi conterranei.

Tipica fattoria della Valle dell'Ourika, ai piedi dell'Alto Atlante ( Marrakech ). 
Sacro rito della condivisione del tè alla menta - foto personale -

Una qualità che ho sempre ammirato, ogni volta che tornavo in Marocco, è quella della porta di casa sempre aperta all'accoglienza. Offrono quello che hanno, condividendo un tè alla menta con pane appena sfornato, miele olio e burro fatto in casa o un tajine di verdura coltivata con fatica nei campi aridi, arroccati sulle irte viuzze di montagna. 

Offrono un sorriso, un racconto o un giaciglio su cui riposare, offrono vita.

Non importa essere ricchi o poveri, si condivide e si dona col cuore quello che si ha a disposizione in quel momento e, se non si ha, amici e vicini sono sempre pronti e felici di aiutare. 

Dio, un giorno li ripagherà se dovessero trovarsi nel bisogno. 

Fatiha ci pensa spesso, faticando a capire l'indifferenza degli italiani verso ''gli invisibili''. Pensieri che una bambina, di qualsiasi nazionalità sia, non dovrebbe mai fare o avere. 

La storia di Fatiha, Afra dalla faccia di cioccolata, come ho già detto, potrebbe essere la storia di migliaia di bambine figlie del mondo, usate come merce di scambio. Non tutte, purtroppo, hanno la forza e la caparbietà di Fathia che non si è mai arresa, nemmeno quando tutto sembrava perduto, anche il suo più grande amore.

Mentre mi avvicinavo alla fine del racconto di Fatiha narrato in prima persona dalla sua stessa voce, ho provato più volte il desiderio di abbracciarla forte e offrirle la mia amicizia, come simbolo di tutte le amicizie negate perché povera e straniera o additata come poco di buono solo perché povera e indipendente.

La lettura di questa biografia mi ha insegnato molto, molto di più di quanto non avessi imparato durante i miei viaggi o dai racconti di amici immigrati in Italia dal Marocco  e comunque ben integrati. 

Non tutti gli immigrati poveri sono disgraziati, anzi arrivano in Italia sognando un futuro migliore, ma la realtà è diversa dai sogni e spesso la fame li costringe a scendere a patti con la dura legge della vita al margine, ma chi ha il cuore puro e tanta forza di volontà non si spezza, riuscendo a mantenere saldi quei principi che riempiono il loro bagaglio di vita.

La piccola è cresciuta col valore dell'onestà, la vita è stata ingrata con lei, ma il suo coraggio l'ha aiutata a riscattarsi.

In che modo, vi chiederete?  Lo lascio scoprire a voi, seguendo il lungo viaggio di Fatiha da Marrakech alla Calabria, spingendosi fino in Sicilia dove incontrerà Giorgio Marino, ma non vi dico di più...

Il racconto è scorrevole, crudo nella sua semplicità, ma è vero. Coinvolge fino ai suoi vent'anni che segnano la fine di questo lungo e travagliato percorso di vita. Ma non sarà la fine, ci sono ancora tante strade da percorrere e da scoprire e spero con tutto il cuore che Fatiha riesca a trovare quella della felicità.

Personalmente mi farebbe piacere incontrarla e stringerla in un forte abbraccio, chissà...

Per il momento ho condiviso con lei una parte della sua vita e, mi auguro lo facciate pure voi, proprio per capire cosa significa essere un immigrato in Italia.

Auguri Fatiha, Tbarkelah 3lik .

Sperando che questa storia vi abbia incuriositi vi lascio nella scheda del libro il link per l'acquisto e vi auguro una buona lettura.


Tania C.

mercoledì 13 febbraio 2019

Recensione de LA CITTA' DI IRAM di Younis Tawfik - Febbraio, love is in the air -

LA CITTA' DI IRAM

Younis Tawfik
Ed. Bompiani 2002
pag. 137
euro 12,00
Copertina flessibile


CONOSCIAMO L'AUTORE



foto dal web

Younis Tawfik è un autore iracheno, naturalizzato italiano, nato nel 1957 a Mosul (Ninive - Iraq -). Conseguì la laurea in Lettere presso l'Università di Torino, dove iniziò a collaborare con le maggiori testate giornalistiche quali Il Messaggero, La Stampa e Il Mattino. Divenne docente di lingua e letteratura araba presso l'Università di Genova, e Presidente del Centro Culturale Italo-Arabo ''Dar Al Hikma'' a Torino.
La Straniera, pubblicato nel 1999 da Bompiani, è il suo romanzo d'esordio, seguito da La Città di Iram, Il Profugo, da La Sposa ripudiata e La Ragazza di Piazza Tahrir nel 2012.
Ricevette,  oltre al Grinzane Cavour, numerosi riconoscimenti come il Premio Internazionale Ostia, il Premio Rhegium Julii, il Premio Fenice-Europa, il Premio Giovanni Comisso e il Premio Via Po come opera esordiente. Nel 2002 la Città di Torino gli assegnò il Premio Bogianen, riconosciuto ogni anno, ad una personalità di nascita o adozione piemontese.

TRAMA

Isabella, ma si narra che fu chiamata anche Bella o Jamila, è una donna italiana che sta rischiando di annegare nel vortice doloroso di un amore perduto.
Persa nelle dolci carezze del vento marino della sera, non riesce a dare risposte alle mille domande che le affollano la mente. Ma sarà proprio dietro alle onde increspate dal vento che, "come un immenso libro antico" si apre agli occhi del lettore, Isabella troverà alcune risposte ai suoi interrogativi, proseguendo in un lungo percorso che la porterà oltre quel mare, in Marocco.
Sarà durante un lungo viaggio attraverso il Marocco che la donna riuscirà, finalmente a dare una risposta ai suoi perchè , a ritrovare se stessa e il senso della vita.
La città di Iram è il luogo immaginario della conoscenza e della saggezza; un luogo pronto ad accogliere e a spalancare le sue porte a chiunque sappia ascoltare l'altro da sé.


IMPRESSIONI


Chi mi conosce, anche solo un pochino, sa quanto io ami il Marocco. Un amore che mi ha spinto a riempirmi il cuore e gli occhi di quella immensa terra per dieci volte. Dieci viaggi. Viaggi nati dalla voglia di conoscere una terra che mi ha affascinato sin da bambina. Viaggi in cui ritrovare me stessa dopo periodi difficili. Viaggi in cui sentirmi a casa, protetta da tramonti infuocati e dal vento che profuma di menta. 
Divorando in poco più di un'ora questo romanzo, che potrei definire poesia pura, ho rivisto in me Isabella. Una donna che ha vacillato per un istante, ma ha saputo reagire e ritrovare se stessa tra le proprie ceneri.


"Avrei voluto avere una vita serena, un amore e una famiglia. Avrei voluto vedere il mondo con gli occhi del sorriso"

Isabella è una giovane donna che custodisce il sogno di formare una bella famiglia col fidanzato. Ma il destino ha altri piani in serbo per lei. Un giorno, quasi di passaggio, il fidanzato Carlo la informa  che, a causa delle conseguenze di un tradimento estivo con la migliore amica della donna, si vede costretto a lasciarla.
I sogni e le aspettative della donna si infrangono come vetro sul pavimento, lasciandola in uno stato di totale apatia. Una sera, mentre sta guardando il mare increspato dal vento, persa tra mille perchè senza risposta, Isabella, decide che è arrivato il momento di reagire, di partire per cercare quelle risposte che non trovano luce nella nebbia dei suoi pensieri. 

"Quante volte avevo sognato di perdermi in un mondo diverso dal mio, di immergermi nel suo calore e di impossessarmi del suo profumo. Un mondo capace di emozionarmi. Era arrivato il momento di concedermi, anche al rischio. Volevo essere rapita dal caldo vento del deserto, assorbita dalla luce misteriosa del mattino e avvolta dal manto della sabbia ardente"

E' arrivato il momento, per Isabella, di partire verso il Marocco. Prima tappa nella città del vento e dei sogni: Essaouira. La città, a picco sull'Oceano, con le sue case bianche e le persiane azzurre, ispirazione per pittori e artisti dall'aria un po' hippie, fa da sfondo alla nascita di una nuova consapevolezza per la donna. Tra le sue spiagge dorate incontra un pittore marocchino al quale chiederà di farle un ritratto. L'uomo accetta, a patto che Isabella non metta limiti al tempo di conclusione del ritratto.

"Marrakech cattura lo sguardo e muta lo spirito, tu puoi smarrire la via, ma la città non ti perde mai."


Marrakech - Il mio Marocco - foto personale

Così, tra un te alla menta, una passeggiata per i vicoli delle città marocchine e le dune del Sahara, prende vita tra i due, un legame che va oltre il rapporto pittore-modella. Un sentimento profondo, un confronto tra due mondi e due culture così differenti, sfocia in un'attrazione molto più che fisica che segnerà per sempre la rinascita fisica e spirituale di Isabella.


Dune di Merzouga, Erfoud - Il mio Marocco - foto personale

"Tu sei straniera in questa terra, ma se impari ad amarla condurrà i tuoi passi e i suoi elementi saranno tuoi alleati"

L'autore ha saputo, con uno stile dolce, semplice e poetico, trasmettere l'amore in tutte le sue forme. L'Amore, con la A maiuscola, quello tra due persone, quello verso se stessi, che ci spinge ad andare avanti nonostante tutto, quello grande e infinito verso un luogo, uno stato, lo stato dell'anima ...
Tawfik, con la magia che ha nascosto tra le pagine del suo romanzo, mi ha aperto il cuore e l'anima, non solo verso una terra che gia conoscevo e amavo, ma verso tutto il bello  che non si rivela subito agli occhi, che va cercato tra la gente, tra i vicoli stretti della medina o in un caldo bicchiere di te alla menta.



Un te alla menta nella valle dell'Ourika - Il mio marocco - foto personale


Il romanzo mi rimanda ad un succoso frutto, il melograno. Bello rosso, dalla scorza un po' dura e difficile da sbucciare, ma che rivela al suo interno succosi chicchi di dolcezza. Dolci come l'Amore che sta intorno a noi ...

"La pace era dentro di me. Avevo appreso che si poteva amare senza interessi e senza progetti. Avevo amato l'amore, avevo imparato ad amare la vita, in ogni sua forma."

Buona lettura Tania C.






sabato 26 gennaio 2019

Recensione di UNA SCONOSCIUTA A TANGERI


UNA SCONOSCIUTA A TANGERI
Christine Mangan
Ed. Piemme pag.307
Euro 19.50 copertina rigida
Ebook disponibile
Prima edizione ottobre 2018

CONOSCIAMO L'AUTRICE

Christine Mangan è un’autrice al suo primo romanzo. Laureata in letteratura inglese con una tesi sulla narrativa gotica del diciottesimo secolo, al suo esordio con Una sconosciuta a Tangeri, vede aprirsi le porte del grande schermo con Scarlett Johansson come protagonista. Il suo romanzo, conteso da undici editori americani e venduto in più di venti Paesi, è stato definito da Vogue <<Atmosferico e intenso come il talento di Mr. Ripley>>

TRAMMA

‘’Mi ero sbagliata : riguardo al passato, riguardo alla scatola, chiusa. Ormai ne ero certa ‘’

Marocco, per la precisione Tangeri, 1956. La città è nel pieno del suo quotidiano fervore, un’esplosione di luci, colori e profumi speziati che si mescolano a personaggi di ogni sorta, dai seducenti perdigiorno in cerca di turisti da raggirare, ad indomiti avventurieri sbarcati in Nord Africa in cerca di una nuova dimensione.
Alice è una donna americana, emigrata in Marocco col marito John, lasciandosi alle spalle un passato turbolento. Vive la sua vita in silenzio, nascosta tra le mura di casa , protetta dal turbinio di vite del mondo e da un passato ingombrante e poco chiaro, dietro alla finestra della sua nuova casa.
Il sottile equilibrio dell'apparente serenità di Alice comincia a vacillare quando, tanto inaspettatamente quanto prepotentemente, irrompe nella sua vita africana il passato. Un passato che ha un volto e un nome: Lucy. Amata/odiata amica dei tempi del college. L’amica affascinante e ammaliatrice, gelosa e possessiva, che conosce perfettamente ogni sfumatura e ogni debolezza del suo carattere. 
La sorpresa del ritorno Lucy, dopo tanti anni di silenzio, fa, per un attimo, dimenticare ad Alice tutto il passato, la sofferenza e il momento tragico che ha messo fine alla loro morbosa amicizia.
Alice è una persona fragile, a differenza di Lucy, non riesce ad integrarsi nella sua nuova vita in Marocco. E’ insicura, il suo matrimonio, all’apparenza felice, sta crollando sotto il peso di incomprensioni, umiliazioni, rassegnazioni e menzogne. 
Lucy la conosce fin troppo bene, sa tutto quello che sta passando e ne approfitta per manipolare l'amica, approfittando del ritrovamento del cadavere di John. E’ proprio durante la tragica scoperta della morte del marito che il passato di Alice  irrompe nelle loro vite violentemente. Quel passato che Alice aveva disperatamente cercato di dimenticare e che diventa un’arma tra le mani dell’ammaliatrice Lucy, la quale, approfittando del momento di disperazione, cercherà di unire per sempre a lei, come ai tempi del college, l’amica.

Per Christine Mangan si tratta del primo romanzo. Scelta non facile il thriller, e altrettanto impegnativa l’ambientazione tra le strette viuzze della medina di Tangeri. Un dedalo di colori, profumi e suoni che possono stordire chi si avventura per la prima volta in una città marocchina, non percependone, di primo acchito, il fascino avvolgente e sinuoso che solo le città del Marocco hanno. Due donne protagoniste, Alice, dal carattere mite, riservato e remissivo, dolce, come i paesaggi del Marocco; Lucy, affascinante ammaliatrice, sempre allegra e vitale, spirito camaleontico che si ben si adatta tra luci ed ombre della caotica medina di Tangeri.
Ad accomunarle è un passato tragico e torbido, che le ha viste unite da un legame che va oltre l’amicizia, per poi diventare quasi due estranee, divise da un lungo periodo di silenzio e da un Oceano tra due continenti così diversi tra loro, proprio come Lucy ed Alice.
La storia, narrata in prima persona dalle voci alternate di Lucy e Alice, conduce il lettore tra i colori e le grida del souq, il mercato della medina di Tangeri, nei piccoli locali dove si beve te alla menta e si fuma il narghilè, potendo quasi percepire il profumo fresco e frizzante della menta marocchina e i voluttuosi effluvi delle spirali di fumo fruttato del narghilè. 
Vicolo dopo vicolo, si arriva al cuore pulsante della città, un luogo dove mille sentimenti ed emozioni si scontrano, dove il sole non penetra, lasciando padrone il buio che nasconde ogni cosa, così come fosse il cuore dell’amicizia morbosa, gelosa, malsana, protettiva e avvolgente tra le due donne …
Riuscirà Alice a divincolarsi dai tentacoli di Lucy? Riuscirà Lucy a trovare pace e un amore pulito, puro che la faccia sentire finalmente felice? Lo scoprirete tra le pagine di Una sconosciuta a Tangeri.

Tipica finestra marocchina

IMPRESSIONI

Oltre ad essere una lettrice, sono anche una viaggiatrice. Il Marocco lo porto nel cuore sin da bambina. Crescendo ho potuto coronare il sogno di visitarlo. Ben dieci volte, e ogni volta scoprendo qualcosa di nuovo e di bello, che mi appagava cuore e vista. Ho iniziato ad appassionarmi alla sua storia, alle sue tradizioni, leggendo tutto quello che poteva farmi viaggiare con la mente attraverso le Capitali Imperiali, attraverso il Sahara o le montagne dell’Atlante, per poi tuffarmi nell’azzurro gelido dell’Atlantico. Durante una delle mie visite rilassanti in libreria mi è saltata subito all’occhio la sovra copertina sinuosa e sensuale, che quasi vuol lasciar trapelare i suoi segreti celati tra le mille mashrabiyya (le gelosie) di Una sconosciuta a Tangeri.  Grazie al mio fidanzato, lettore infaticabile pure lui, ne ho avuto una copia in regalo.
Non ho iniziato a leggerlo subito, sentivo che dovevo dedicarmi totalmente a quelle pagine, senza distrazioni e con attenzione. Il suo tempo è arrivato i primi di dicembre, al rientro di una gita a Milano, accovacciata al caldo, nel sedile di un pullman. L’atmosfera nebbiosa e grigia di una Milano pre natalizia, caotica e rumorosa mi ha aiutata a calarmi tra quelle pagine, quasi come fossi stata tra i vicoli stretti e chiassosi di una medina …
Lo stile narrativo del romanzo è abbastanza scorrevole, con lampi poetici che compensano qualche lacuna descrittiva, dove, forse, l’autrice avrebbe dovuto approfondire un po’ di più evitando di cadere nella prevedibilità del racconto. Nonostante tutto, la storia va avanti da sola, arrivando al finale, forse un po’ scontato ma che potrebbe aprire nuove ed interessanti porte.
Abbinare questo thriller ad una pietanza è piuttosto facile per chi, come me, conosce bene il Marocco, le sue tradizioni e la sua cucina. Tra le mille golose pietanze, più o meno speziate, abbino Una sconosciuta a Tangeri alla zuppa Harira, una zuppa di lenticchie, ceci e carne che si gusta alla fine delle giornate di digiuno del Ramadan assieme ad un biscotto dolcissimo, la chebakia, a base di miele, sesamo, aceto e spezie. La zuppa calda ricorda l’avvolgente calore della città, le spezie la briosità di Lucy, mentre il miele la dolcezza e la fragilità di Lucy.

Buona lettura
Tania C.

Recensione TUTTO NASCE PER FIORIRE di DEMETRA COSTA

  TUTTO NASCE PER FIORIRE Autore: Demetra Costa Editore: IoScrittore Formato: Brossura Pag.: 503 Uscita: Giugno 2025 € 18 formato cartaceo F...