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venerdì 4 ottobre 2019

Recensione di GASPARE MUTOLO - La mafia non lascia tempo - di Anna Vinci, Ed. Chiarelettere






GASPARE MUTOLO
La mafia non lascia tempo


Anna Vinci
Ed. Chiarelettere settembre 2019
Pag. 238
Collana Reverse
Copertina flessibile
€ 16,00



CONOSCIAMO L'AUTRICE

Anna Vinci - foto dal web -




Nata a Roma, dove vive e lavora dopo una lunga parentesi a Parigi, è stata autrice, documentarista e conduttrice per la Rai. Tra i diversi saggi pubblicati ricordiamo: 
Tina Anselmi. Storia di una passione politica, edito da Sperling & Kupfer;
La politica con il cuore con Stefania Pezzopane edito da Castelvecchi;
Le notti della democrazia, Tina Anselmi e Aung San Suu Kyi, due donne per la libertà edito da Ediesse.
Tra i romanzi:
Calcutta, abbinato al racconto di Vasco Pratolini Lungo viaggio di Natale, edito da Guida;
Il Signore del sorriso edito da Iacobelli.
Amica e biografa di Tina Anselmi e curatrice del suo archivio, per Chiarelettere ha pubblicato La P2 nei diari segreti di Tina Anselmi, un saggio fortunato riedito nel 2018 con una nuova prefazione dove sono raccolti gli appunti della presidente della commissione parlamentare sulla loggia massonica, ex partigiana, cattolica e coraggiosa di sinistra.


TRAMA

"Insomma ti sei pentito dei tuoi ventidue omicidi?" 
Una domanda che Gaspare Mutolo non può più eludere. Uomo d'onore di Cosa nostra, guardaspalle del boss palermitano Rosario Riccobono e killer-autista al soldo del pericoloso e sanguinario Totò Riina. Per diciannove anni è stato un soldato "operativo" della mafia, autore di una  importante collezione di estorsioni, minacce e assassini cruenti. In parallelo, la sicurezza e il calore della moglie e dei quattro figli che pur al corrente dei fatti, scelgono di non fare domande.
Nel giugno 1992 la scelta di dissociarsi "perché non pesa ammazzare gente del proprio ambiente", ma uccidere magistrati, cittadini e guardie sì.
Quasi come se esistesse "una mafia buona", rispettosa del codice d'onore, e "una mafia spavalda", assassina e vendicativa verso uno Stato non più connivente.
Dopo anni di silenzio, Mutolo alza bandiera bianca all'urgenza di parlare. Spinto dalla coscienza e braccato dalle domande senza via d'uscita se non la verità che l'autrice gli pone, racconta la cronaca vissuta in prima linea, di uno dei periodi più bui della recente storia italiana, quello delle stragi e delle trattative tra Stato e mafia. 
"Oggi sono un uomo libero".
Un'ammissione estrema e autoassolutoria, quella di un soldato di mafia rimasto solo, dopo la scomparsa della moglie.
Un uomo solo per il quale è arrivato il momento di confrontarsi col suo passato.


IMPRESSIONI

Questo libro confessione edito da Chiarelettere l'ho fortemente voluto, in parte per completare il quadro generale dopo avere letto Fermate Capitano Ultimo (Chiarelettere), in parte perché mi piace il genere. Fa parte della nostra storia attuale  che tutti dovrebbero conoscere. L'ho chiesto a Chiarelettere e Tommaso Gobbi e Valeria Frigau hanno accolto subito la mia richiesta, sempre attenti e disponibili offrendomi una copia cartacea.  Li ringrazio tantissimo per tutte le possibilità e la fiducia che mi concedono.
Credo sia inutile dire che l'ho divorato in due giorni, completamente rapita dalla storia di uno dei più importanti killer della mafia del secolo scorso, Gaspare Mutolo, assoldato dal pericoloso "Mangiamorte", del quale era fedele soldato, Totò Riina.

"Mi dissocio formalmente dall'organizzazione  Cosa nostra, alla quale io sono appartenuto, facendo parte della famiglia di Partana-Mondello, famiglia famiglia che aveva come capomandamento Saro Riccobono."

Così inizia l'accorato racconto di Gaspare Mutolo, dalla fine di un viaggio durato vent'anni. Il 26 giugno 1992 quelle parole pronunciate davanti al giudice Pier Luigi Vigna e alla dottoressa Silvia Della Monica, hanno segnato la rinascita di Mutolo. Un anno importante, non scelto a caso, l'Italia travolta dagli attentati a stampo mafioso di Falcone e Borsellino, la mafia che perdeva colpi,  torchiata dallo storico processo dell'attacco  allo Stato e gli attentati dinamitardi nelle città chiave d'Italia. 
Era da tempo che ci stava riflettendo. Era stanco di fare una vita da pendolare tra carcere e Cosa nostra, costretto a ritagliare poco tempo per la moglie e i figli, ma soprattutto di nascosto, per la paura di ritorsioni da parte di chi oramai lo considerava un traditore. Una vita in fuga forse più da se stesso che dalla legge, una vita al margine con la spada di Damocle del carcere pronta a trafiggerlo in ogni momento, ma soprattutto con la consapevolezza che dopo vent'anni i tempi erano cambiati anche per la Mafia, nella quale, considerate le nuove vesti assunte negli ultimi anni, non si riconosceva più. 

Quel che non è morto è il mio vecchio modo d'agire. Quando mi arrabbio si sente chiaramente che sto trattenendo la violenza: chiunque mi si trovi davanti in quel momento coglie quel piccolo dettaglio che fa la differenza tra un uomo <<normale>> e uno che ha ammazzato, uno che è andato oltre. Qualcosa ti resta addosso: un po' del sangue versato.

Parole forti, dure, che fanno accapponare la pelle. Quando Mutolo, nel 1973, coi pregressi di vari furti, decide di entrare nella grande famiglia di Cosa nostra, vede la sua vita di ragazzaccio di strada, cambiare dall'oggi al domani. Conosce e si mette al seguito di un giovane Riina che ancora non aveva scalato la gerarchia del potere.  Comincia a maneggiare denaro  facile proveniente dal narcotraffico, denaro macchiato di sangue ma utile per  tirare avanti, viene indottrinato all'obbedienza e alla fedeltà verso i capi e alle regole ''etiche'' dei potenti. Viene plasmato e istigato alla violenza. La sete di sangue è forte, gli sgarri  tra clan vengono ripagati con le ammazzatine e le sparatine, d'altronde uccidere gente di quell'ambiente non gli è mai pesato più di tanto. Tutto pur di obbedire e dimostrare di essere un buon soldato. Come un albero che affonda le sue radici in un terreno friabile, la mafia comincia a scorrere come linfa vitale nelle sue vene.
All'epoca anche le forze dell'ordine, in un modo tutto loro, avevano rispetto di Cosa nostra, non era quindi un fatto strano se molte famiglie meno abbienti, affidavano l'educazione  dei loro figli al clan. Era quasi una fortuna, per quei ragazzi, essere proiettati in un destino di furti e contrabbando. Se poi la famiglia d'origine aveva le conoscenze che contano, i figli avrebbero anche potuto  finire per essere accolti sotto l'ala protettrice dei mafiosi di quartiere. E Gaspare Mutolo comincia proprio così la sua scalata a soldato di mafia.

Un tempo si era orgogliosi di avere un amico mafioso, ma all'epoca il mafioso era una tomba, zitto stava. Perché? Se tu favorisci il mafioso e poi questo parla, sei finito.

Le regole all'interno della cosca erano semplici e rigorose: vieni accolto in famiglia, vieni ricompensato a dovere ma devi obbedire e tacere. Rispetta e sarai rispettato. La crescita di Mutolo in Cosa nostra avviene in parallelo a quella di Riina, solo che la marcia in più di Riina lo portò a diventare il capo, l'uomo al vertice: il capo dei capi.
Con l'ascesa al potere di Riina, per Mutolo non è difficile diventarne uomo di fiducia. È fedele, instancabile lavoratore e affidabile. Certo, non infallibile e ogni tanto, quando una missione falliva, un soggiorno nelle carceri più famosi d'Italia ci scappava. Ma nonostante tutto rimaneva sempre e comunque l'uomo d'onore, quello al quale puoi affidare qualsiasi compito e puoi contare sulla sua cieca obbedienza.
Dal canto suo Mutolo cominciava a intravvedere i primi segnali di squilibrio del capo dei capi. I mandati dei crimini diventavano sempre più feroci e vendicativi, se si fosse potuto, oltre la follia. Riina, si trasforma in un vampiro  sempre più avido di potere e assetato di sangue di chiunque potesse essere un ostacolo al suo delirio di onnipotenza, dalla comune gente in strada, arrivando ai bambini. Vittime innocenti del delirio di un pazzo despota.
A Gaspare tutto questo spargimento di sangue innocente comincia a dare fastidio: un conto sono gli omicidi tra clan, un conto i bambini e gli estranei. Comincia così per lui un lungo periodo di riflessione sul suo ruolo di mafioso e quanto ancora gli potesse calzare. Era arrivato il momento di defilarsi, di tagliare il cordone ombelicale marcio per collaborare con la giustizia. La decisione di Riina di fare guerra allo Stato si stava rivelando una missione suicida, non volendo far parte di questa nuova guerra al massacro, Mutolo decide di "tradire" la mafia che lo aveva tradito. 

Il fatto è che io, per Falcone, mi sarei fatto uccidere. E non esagero, perché io sono un soldato. Soldato di Mafia, certo, ma so riconoscere il generale a cui affidare la mia vita. Falcone era un Napoleone. E quanti militari sono morti per Napoleone!

Forte dell'amore verso la propria famiglia, che pur essendo a conoscenza della sua vita lo ha sempre sostenuto accettando silenziosamente e senza domande, e forte della stima che aveva iniziato a provare per Falcone e Borsellino prima della tragedia, decide di "tradire" quella che per anni era stata l'altra sua famiglia. Sarà proprio Falcone a portarlo sulla retta via, a farlo decidere di affidarsi a Borsellino, molto più qualificato di lui per seguire le procedure di collaborazione con la giustizia. Ma i fatti sono andati diversamente. Erano i tempi in cui iniziavano le prime collaborazioni di giustizia, nomi di pentiti più o meno di spicco saltavano fuori da ogni dove. Per quanto Mutolo avesse cercato di tener nascosta la sua decisione, un'indiscrezione trapelò al telegiornale: "Forse Mutolo ha deciso di collaborare."
La fuga di notizie fu una sorta di salvezza per Gaspare, la sua amata famiglia, quella vera formata dalla moglie e i quattro figli venne messa in sicurezza e si aprirono le porte verso un nuovo futuro,  pulito e mai più da latitante: la libertà...

Sto cercando la proporzione giusta, non solo pittorica, ma interiore, tra un passato di morte e questo presente che voglio sia vita.

opera di Mutolo - foto dal web -

Ad oggi Mutolo e famiglia vivono sotto copertura, si sente rinato, senza però rinnegare tutto ciò che è stato in passato. È un artista, fa il pittore e i suoi quadri sono luminosi e colorati e, a differenza delle sue prime opere in cui venivano raffigurati solo paesaggi, oggi appaiono anche piccole figure umane, appena abbozzate e vestite di scuro.
Recensire la biografia di chi per anni è stato al soldo del Capo dei capi e artefice di delitti efferati e morti innocenti, per il gusto di uccidere, non è facile. Entrano in gioco sentimenti contrastanti e, purtroppo, l'indice accusatorio sul tema scottante "è giusto o no dare una possibilità ad un pentito di mafia?" fa fatica a restare al suo posto. 
No, non vi parlerò delle mie opinioni personali al riguardo, lascio a voi la possibilità di farvene una tutta vostra leggendo non solo questa recensione, ma anche la confessione completa dettata alla penna di Anna Vinci. 
La Vinci ha saputo trattare un argomento scabroso con empatia e  delicatezza, senza andare oltrepassare il sottile fil rouge che lega il protagonista all'autore. Le confessioni di un uomo alle soglie dell'ottantesima primavera, raccontate in maniera cruda e semplice, quasi fosse una fiction, vi aspettano in libreria. 
Buona lettura,

Tania C.








domenica 29 settembre 2019

Recensione di DETONATOR di Andy McNAB - Ed. Longanesi




DETONATOR
Andy McNAB
Ed. Longanesi Luglio 2019
Collana La Gaja Scienza
Pag. 394
Traduttori Ragazzi I.- Tettamanti S.
Formato Rilegato 
€ 18,70
Ebook disponibile


CONOSCIAMO L'AUTORE

Andy McNAB - foto dal web 


Andy McNab è lo pseudonimo dietro il quale l'autore si cela per motivi di sicurezza. Nel 1984 è entrato nel SAS e da allora ha preso parte a operazioni in ogni parte del mondo, fino al 1993. Nel '93 ha cominciato a scrivere, dapprima raccontando le sue esperienze come soldato in Pattuglia Bravo Two Zero e Azione immediata. Si dedica poi alla narrativa d'azione. Con Controllo a distanza, suo primo romanzo e grande successo internazionale, ha regalato agli appassionati del genere un nuovo eroe: Nick Stone. In Italia, tutti i suoi romanzi sono pubblicati da Longanesi.

TRAMA

Tradito e abbandonato ad un terribile  destino sulle Alpi, quando riprende conoscenza Nick Stone capisce subito di essere vivo per miracolo.
Il s sangue sulle mani sembra provenire dalla sua testa. Ha una ferita che non riesce a vedere e la nebbia che avvolge i suoi pensieri ne è la conferma. Privo dei suoi ricordi,  l'unica cosa certa è che qualcuno ha tentato di ucciderlo. E pensa di esserci riuscito. Vendetta, il suo unico pensiero. Ma un bambino di sette anni è il suo unico aiuto e di certo non è il compagno ideale per l'inseguimento di un gruppo di spietati assassini. Sa che deve proteggere il bambino a costo della sua stessa vita, cercando di far luce su chi lo ha tradito e su cosa è realmente accaduto prima dell'incidente. Tra vittime in aumento e rocambolesche fughe in tutta Europa, diventa il ricercato numero 1 delle Squadre Speciali di tre nazioni, sulla scia di sconosciuti criminali senza scrupoli che lucrano sulle miserie umane. Il suo scopo è quello di fermare un terrorista solitario che minaccia di scatenare l'inferno nel mondo occidentale. La miccia è stata accesa, ma chi ha davvero in mano il detonatore? 


IMPRESSIONI

Sono pochi gli autori di romanzi d'azione che catturano la mia pazienza e attenzione. Se togliamo il Maestro Clive Cussler e un giovane autore australiano, Matthew Reilly, poco conosciuto in Italia, la mia biblioteca finisce li. Mi sono innamorata della copertina di Detonator mentre spulciavo il catalogo Longanesi. Letta la trama, senza conoscere l'autore, non so il perché, ma pensai subito ad un racconto autobiografico. Era invece un romanzo, ma la biografia dell'autore lasciò trasparire l'influenza del suo passato che aveva preso vita nei suoi romanzi. Chiesi speranzosa a Longanesi di poterlo recensire e, grazie a Francesca, mi arrivò subito una copia ebook.
Spinta dalla curiosità di cominciare una nuova avventura, in quanto Detonator fa parte di una serie di romanzi autoconclusivi ma legati dal filo conduttore delle avventure del protagonista, Nick Stone, mi buttai a capofitto sulle pagine luminose del Kindle durante il tragitto in pullman di una domenica fuori porta. 
Il romanzo è diviso in tre parti, la prima, più lenta e descrittiva, dove vengono presentati i protagonisti e i loro ruoli, la seconda, meditativa e di preparazione all'azione di salvataggio e la terza, quella conclusiva, di azione e terrore.  

Qualcuno - chissà chi - mi ha detto una volta che a un corpo in caduta occorrono circa cinque secondi per raggiungere la velocità limite. Allora, quanto ci vuole prima che io colpisca la terra? Ho la sensazione che un tempo avrei saputo come calcolarlo. Adesso so soltanto che è la distanza tra continuare a vivere ed essere completamente fottuto una volta per tutte.

Nick Stone, protagonista di questo nuovo capitolo, si ritrova senza ricordare come e perché, a bordo di un moderno suv in bilico su un baratro, tra le vette delle Alpi. La sua memoria è offuscata da una brutta ferita aperta alla testa, ma sa per certo che qualcosa o qualcuno lo ha fatto finire fuori strada mentre stava fuggendo.
Il circolo vizioso nel quale sembrano finiti i suoi ricordi rallenta ogni azione del suo corpo intorpidito dall'impatto dell'auto con la foresta innevata e il pericoloso dirupo. Ma la sua calma e sangue freddo riescono a metterlo in salvo. Mentre cercava di recuperare i ricordi perduti ripassando le tabelline, qualche flash lacera i suoi pensieri: non era un dottore, ma doveva aiutare qualcuno. Aveva ricevuto chiare istruzioni al riguardo da un uomo in una stanza verde. L'uomo lo chiamava Nick, quindi quello doveva essere il suo nome. Ma chi era l'uomo della stanza verde, e cosa voleva da lui?
Dei passi pesanti, poco distanti da lui, fecero scricchiolare la neve, delle voci fendevano il silenzio del bosco: doveva nascondersi, chiunque lo avesse buttato fuori strada lo voleva morto e stava cercando conferma. Erano così vicini che poteva vedere la pelle d'ebano e l'anello con le aquile di uno e la figura tarchiata dell'altro. Guardando nel dirupo i due uomini si congratularono per il buon lavoro svolto e se ne andarono.
L'aquila, Albania. Nick conosceva quel simbolo, tipico della bandiera albanese, ma perché e dove lo aveva visto? Le tempie pulsano e i pensieri scattano come ingranaggi di un meccanismo sconosciuto. Mentre cerca di ritrovare una strada sicura e lontana dagli aggressori, Nick scopre di essere armato e di avere un bagaglio degno di un soldato, poi all'improvviso la sua mente è squarciata da un ricordo...

Un gigantesco autoarticolato con un nome sulla fiancata posteriore e il logo di un'aquila impressa sui due paraurti. Il genere di aquile che immagini aggrappate a una svastica. Sento lo stridore degli pneumatici, vedo il fumo uscire dai cerchioni. Avverto l'odore di bruciato del liquido dei freni e della gomma sull'asfalto.


È un piccolo flash, ma può aiutarlo a ricordare cosa era successo prima. Attraversando la foresta innevata, descritta così minuziosamente che sembrava di sentire lo scricchiolio dei rami spezzati e della neve sotto ai piedi, Nick arriva sulla strada, poco distante dal punto del suo incidente. Una scena poco consona per il luogo gli si para davanti: un elegante suv blindato era parcheggiato davanti ad un capanno nei pressi di una cascata. Quel suv, apparentemente vuoto, gli ricorda qualcosa. Un inseguimento forse, anzi una scorta. Lui stava proteggendo il suv e quando all'improvviso un grosso camion lo ha speronato mandandolo fuori strada con lo scopo di ucciderlo. Ma chi stava proteggendo? E che fine avevano fatto i passeggeri del suv? Le voci che echeggiano nella sua testa, una lingua straniera, donne, bambini. In preda al caos Nick sale sul suv, i sedili ancora caldi, schiacciati dal peso non indifferente di una persona. Un corpo riverso coperto di sangue, fori di proiettili. Un uomo minuto, Frank. Lo aveva assoldato per proteggerlo e portare a buon fine una missione, ma quale? E quell'uomo, Frank, aveva un figlio, che fine aveva fatto il bambino di sette anni? Controllando meglio il cadavere di Frank si accorse che sotto c'era quello di un bambino di circa sette anni. Il figlio di Frank. Non era riuscito a proteggerli ed ora erano morti, uccisi da dei proiettili di qualche delinquente senza scrupoli.
Ben presto Nick si accorge che il bambino respira. Il piccolo Stephan, figlio di Frank, è vivo, era solo svenuto per la paura e per il peso del corpo del padre che gli ha fatto da scudo.
La memoria sembra fare scintille, ombre e luci si fanno largo tra la nebbia degli ultimi minuti. Stephan è vivo, si è ripreso e, anche se un po' frastornato sembra stare bene. Devono scappare da li, gli assassini potrebbero tornare e sarebbe pericoloso restare in zona se venissero a sapere che sono entrambi vivi.

Mai fare segni su una cartina. Perché dire al nemico dove stai andando e cosa stai facendo?

Per Nick e Stephan comincia così rocambolesco peregrinare da una città all'altra, confondendosi e nascondendosi per non farsi trovare. A quest'ora avranno capito che non sono morti e la caccia è di nuovo aperta e ancora più feroce.
Stephen aiuta Nick a ricordare, a far luce su spezzoni di ricordi che gli affiorano durante la fuga. Nick aiuta Stephan a capire il perché si ritrova orfano di padre, in Svizzera e in compagnia di uno strampalato agente segreto inglese che annovera un passato nei corpi speciali delle missioni nelle zone calde del mondo, sempre in prima linea.
C'è una matrigna da scovare e far "cantare", un castello da espugnare e un killer senza scrupoli da stanare. Non sarà facile, la notizia dell'incidente si è diffusa ovunque, la morte del ricco imprenditore russo Frank Timis ha riscosso clamore, soprattutto perché il figlio di sette anni, con lui al momento dell'uccisione, è stato rapito. Probabilmente da un pedofilo e quando c'è di mezzo un bambino e un pedofilo, nascondersi diventa ancora più difficile. Nick è pronto a tutto, non sarà facile, ma riuscirà a portare a termine la sua missione. Stephen è un bambino sveglio, mangia broccoletti, tifa Brindisi e legge Dostoevskji, non sarà un problema addestrarlo alla vita dura che si prospetta loro davanti. In gioco c'è la loro pelle e probabilmente molto di più. C'è la pista albanese da seguire e quella russa che sembra avere sede in Svizzera...
Attraverso un viaggio senza legge , Nick e Steve, piccolo rapper biondo sotto copertura, si vedranno coinvolti in pericolosi appostamenti e inseguimenti. Steve è ben addestrato, sa perfettamente quali sono i suoi compiti: interpretare la parte del figlio di Nick, stare nascosto nel bagagliaio della polo verde, imparare le parole d'ordine e i piani di emergenza se qualcosa fosse andato storto.
Nick lo avrebbe salvato dalle grinfie della matrigna e degli assassini che gli davano la caccia da giorni.

Riesci sempre a cacciarti nei guai. Non puoi farci niente... sei fatto così.

Nonostante i piani di Nick studiati al dettaglio anche se spartani, i conti sembrano non tornare mai. C'è sempre qualcosa che sfugge, qualcosa che all'ultimo rovina tutto e li costringe a fuggire di nuovo, finendo spesso nei guai. Svizzera, Francia, adesso Italia, precisamente verso Brindisi. In Puglia. Li  erano incentrati  gli affari di Timis. Li avrebbe trovato la risposta al perché della fuga di Frank. Li si trova il terrorista che non solo ha distrutto una famiglia e lo vuole morto ma è accecato dal delirio di onnipotenza che lo ha spinto in un gioco al potere pericoloso per una buona parte dell'umanità  occidentale.
Riuscirà Nick a fermare il conto alla rovescia e salvare l'occidente dal pericolo che sta correndo? 

Da sempre il mio mantra era: perché preoccuparsi di ciò che non si poteva cambiare? Forse, se l'avessi ripetuto all'infinito, avrei potuto iniziare a crederci ...

Con un ritmo incalzante e avvincente Andy McNab mette a segno un altro centro nel suo bersaglio. Il lettore si ritrova a percorrere strade tortuose insieme a Nick, sentendo il calore che si sprigiona nel bagagliaio incollando i vestiti addosso al piccolo Stephan. Sente le tempie pulsare e vede la nebbia diradarsi lasciando spazio ai ricordi. Sente il sapore del cioccolato sciogliersi morbido in bocca e l'accattivante profumo delle salsicce grigliate insinuarsi nelle  narici voluttuosamente. Ma sente anche scorrere l'adrenalina durante i corpo a corpo e le fughe rocambolesche di Nick.
Mille emozioni e un caleidoscopio di colori e profumi pervadono le pagine di questo romanzo. 
Anche se è un nuovo capitolo di una lunga serie, non ho riscontrato problemi ad entrare in confidenza col personaggio, a conoscerlo e capire i fantasmi che lo attanagliano. È un romanzo che può essere letto tranquillamente come qualsiasi altro romanzo autoconclusivo: c'è sempre tempo per conoscere il passato. Chi già conosce Andy McNab di sicuro apprezzerà l'emozione di questa nuova avventura del protagonista, per chi come me non ne avesse mai sentito parlare, è una possibilità per conoscere un nuovo interessante autore ed innamorarsi dello scapestrato protagonista. La prossima volta, però, cominciando dall'inizio ...

Buona lettura,
Tania C.


Recensione TUTTO NASCE PER FIORIRE di DEMETRA COSTA

  TUTTO NASCE PER FIORIRE Autore: Demetra Costa Editore: IoScrittore Formato: Brossura Pag.: 503 Uscita: Giugno 2025 € 18 formato cartaceo F...