Visualizzazione post con etichetta #storievere. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta #storievere. Mostra tutti i post

giovedì 13 gennaio 2022

Recensione IL DIGIUNATORE di Enzo Fileno Carabba - Ed. Ponte Alle Grazie -

 



IL DIGUNATORE


Enzo Fileno Carabba
Ed. Ponte Alle Grazie 
Data di uscita 13 gennaio 2022
Copertina: Brossura
Pag. 254
€ 16,00

RECENSIONE

Cari lettori della Valigia buongiorno. 

Come promesso vi lascio la recensione  de 

IL DIGIUNATORE 

di Enzo Fileno Carabba, edito da Ponte Alle Grazie, che ringrazio per l'opportunità concessami di leggerlo in anteprima.

Esce oggi in libreria il romanzo basato sulla vita di un personaggio realmente esistito: Giovanni Succi, il digiunatore di Cesenatico che ispirò Kafka.

Nell'opulenza gastronomica della cittadina romagnola di  Cesenatico di Ponente, nel 1850 nacque Giovanni Succi, personaggio curioso, sempre in cerca di stimoli e sfide, che diventerà il più famoso digiunatore di tutti i tempi. Tanto famoso da ispirare a Kafka il racconto '' Un artista del  digiuno ''.

Sin dalla nascita, Giovanni, ha sempre vissuto in una famiglia benestante, dove il cibo non è mai mancato, anzi.

A mancargli, invece, era la tranquillità. 

Giovanni continuava a sentire lo stimolo di trovare sempre qualcosa di meglio con cui confrontarsi, mettersi in gioco. Una continua ricerca di qualcosa di grande che potesse vederlo trionfare sul podio dell'Olimpo delle grandi imprese.

Si sentiva attratto da tutto ciò che lo circondava, facendo vagare la mente a situazioni in cui si vedeva primeggiare in ogni percorso che avrebbe voluto intraprendere.

Il circo coi saltimbanco fu la sua prima grande fonte di  ispirazione: lui sapeva che avrebbe potuto benissimo riuscire ad imitarli, anzi a superarli, diventando impareggiabile.

Le manie di grandezza lo spinsero a tentare fortuna in Africa, dove avrebbe  aperto una non ben definita attività commerciale che avrebbe ricoperto di lustro e gloria la sua persona. 

Proprio in Africa, dopo vari fallimenti, la malaria lo costrinse ad arrestare la sua corsa al podio, facendogli rischiare gravemente la vita. 

In Africa, un potente stregone, lo farà guarire grazie al potere di un miracoloso elisir e di un lungo digiuno. 

Nel cuore profondo di un'Africa pagana e sciamanica,  il digiuno si rivelerà la giusta panacea per tutti i suoi problemi.

Rientrato dall'Africa, farà del digiuno la sua filosofia di vita, decidendo di  mettersi in mostra al pubblico che non lesinava denaro per vederlo digiunare.

Il digiuno divenne così la sua linfa vitale, digiunando per vivere, fu per lui come nutrirsi senza cibo, traendo nutrimento dalle sue stesse forze. 

Più si trovava al centro dell'attenzione, più il digiuno diventava cibo per corpo ed anima.

Ovviamente la cassa di risonanza della sua stravaganza risuonò talmente forte sia in Italia che nel mondo, tanto da attirare molti curiosi, soprattutto ristoratori, che lo reclamavano nel loro locale per esibirlo come fenomeno sensazionale, dove la gente pagava per mangiare, ma soprattutto per vedere digiunare Giovanni, rinchiuso in una gabbia al centro della sala.

La novità ''del digiunatore'' fu come un fuoco d'artificio, spumeggiante e brillante, ma molto effimera e per Giovanni si aprirono bel presto le porte del manicomio. Dopo lo sprint della novità, il pubblico cominciò a stancarsi ben presto di quella ingombrante presenza e cominciò ad additarlo come truffatore.

<< Il digiunatore aveva un sincero entusiasmo per il mondo, perfino per l'organizzazione del manicomio in cui era rinchiuso. >>

Entrò e uscì più volte da strutture psichiatriche, senza farsene troppo cruccio anzi, riuscendo ogni volta ad integrarsi perfettamente proprio grazie alla sua affabilità e versatilità e, molto probabilmente anche a  causa di una leggera personalità borderline narcisista.

La sua indole comunicativa, fece si che riuscisse a stabilire rapporti di auto aiuto coi pazienti, affinando il suo nuovo potere. quello di '' calmare col respiro '' le ansie di chi gli stava vicino.

Per ogni volta che venne internato per le sue follie, additato come ciarlatano, seguirono le dimissioni con l'esito di una persona sana e guarita. Ma poco dopo, come per un beffardo gioco del destino, gli si aprivano di nuovo le porte dei manicomi.

Tra un ricovero e l'altro, la sua voglia di mettersi in gioco e la sua curiosità, così difficili da arginare, lo spinsero a errare per il mondo, dove  poté confrontarsi con  personaggi come Buffalo Bill, Salgari, Verdi e Franz Kafka

<< Non erano solo le cose che diceva a cambiare le persone. Era soprattutto come respirava >>.

Personaggio manipolatore e affabulatore, Giovanni riuscì a catturare l'attenzione di Kafka che gli dedicò uno dei suoi racconti più belli.

Eterno fanciullo nel paese dei balocchi, Giovanni Succi mi ha ricordato, di primo acchito, Pinocchio di Collodi. 

Per essere più precisi, il precursore del famoso burattino di legno.

Curioso e giocoso, capace di adattarsi ad ogni circostanza per cercare di essere al centro dell'attenzione, spesso finì per bruciarsi i piedi al fuoco della smania di successo. Imprigionato, come Pinocchio da Mangiafuoco, finirà per avere la libertà a patto di rigare dritto e con qualche spicciolo in tasca. 

Ma per uno spirito libero e ribelle come Giovanni, rigare dritto significava vivere sempre sul filo del rasoio, col rischio di essere ingoiato dalla balena, il ventre avido della vita, che lo costringerà a fare chiarezza con il suo io più intimo: quello di ''burattino'' in balia di un pubblico sempre più esigente e svogliato o quello di ''bambino'', premiato dalla fatina/volontà e bisogno di attenzioni,  reso ''immortale'' grazie alle sue rocambolesche avventure.

Come finisce Pinocchio è un fiaba conosciuta, scritta e riscritta. Come finisce il percorso, concedetemi il termine, evolutivo di Giovanni Succi, è storia vera e vissuta.

Come Pinocchio, anche il  ''burattino'' Succi, grazie alla sua voglia di vincere ed alle sue forti doti persuasive, riuscì nel suo intento: quello di diventare un ''highlander'' del digiuno, famoso nel mondo e pure nella sua città dove esiste ancora una via a lui dedicata.

Se pur molte delle avventure di Succi sono state inventate dall'autore per ''esigenze di copione'', ho letto questo romanzo con la stessa curiosità che immagino avrebbe avuto Succi, al cospetto di un altro ''sé stesso'', assetata di attingere alle sue  nuove peripezie strampalate.

La lettura è filata via liscia, grazie al linguaggio fine e leggiadro dei capitoli brevi ma pieni di verve, che donano al romanzo la marcia in più per arrivare alla fine.

<< Ma Dio ti parla? Non me ne ero accorto >> chiese Filsero.

<< Dio è muto ma io sono telepatico >>.

Delicate le scene di humor irriverente.

L'umanità di Enzo Fileno Carabba traspare dalle descrizioni esilaranti, nella loro tragicità, dei ricoveri in manicomio. Mai traspare l'aria pesante e cupa, spesso di terrore, che si respirava in quelle strutture. 

Sicuramente Il digiunatore è un romanzo che fa riflettere molto su noi stessi, sull'etica e su ciò di cui abbiamo realmente bisogno non solo come persona singola, ma come società.

A cosa possiamo realmente rinunciare nella vita per arrivare ad essere veramente ''immortali'', non attaccati al materiale?

L'autore fa leva su questa domanda per aprire il contest #fareameno, invitando voi lettori a farci sapere di cosa potreste fare a meno oggi. Come già scrissi nella presentazione del romanzo, io posso  #fareamenodiquellochemistastretto

Per chi volesse approfondire la lettura, lascio il link della presentazione del romanzo 

https://valigiadeltempo.blogspot.com/2022/01/segnalazione-di-novita-il-digunatore-di.html

Sperando che la vita di Succi abbia incuriosito anche voi, vi invito  alla lettura e a partecipare al contest.


Buona lettura


Tania c.






giovedì 6 gennaio 2022

Segnalazione di novità: IL DIGUNATORE di Enzo Fileno Carabba - Ed. Ponte Alle Grazie -

 



IL DIGIUNATORE
Enzo Fileno Carabba
Ed. Ponte Alle Grazie 
Data di uscita 13 gennaio 2022
Copertina: Brossura
Pag. 254
€ 16,00


CONOSCIAMO L'AUTORE

Enzo Fileno Carabba nato a Firenze nel 1966. 

Autore di romanzi pubblicati in Italia e all’estero, di racconti, sceneggiature radiofoniche, libri per bambini, libretti d’opera e poesie, nel 1990 vinse il Premio Calvino con il romanzo Jakob Pesciolini.

Il suo ultimo libro è Vite sognate del Vasari (Bompiani, 2021). 

Vive a Impruneta.

www.enzofilenocarabba.it



 
ANTEPRIMA

Cari lettori della Valigia buon anno e buona Epifania.
Sono veramente contenta di anticiparvi l'opportunità concessami da Matteo di Ponte Alle Grazie, al quale vanno i miei ringraziamenti per la copia cartacea ricevuta circa un mesetto fa, di un un romanzo dai toni pacati ma molto intenso, basato di su una storia vera. Questa non è una recensione vera e propria, dal momento che il testo ancora non è uscito in vendita ma, ai blogger che hanno  aderito al contest #fareameno, spiegato più avanti, dopo la lettura in anteprima, è stato concesso di parlare del romanzo solo dopo i primi di gennaio. Mi sembra più corretto pubblicare la recensione il giorno dell'uscita in libreria.

Queste le parole di Ponte Alle Grazie.

<< Ecco in anteprima, esce il 13 gennaio 2022, il romanzo di Enzo Fileno Carabba '' Il digiunatore '', un'uscita alla quale teniamo moltissimo e che crediamo si distingua dalla maggior parte della narrativa attuale. >>

IL DIGIUNATORE, questo il titolo del romanzo, racconta la storia di Giovanni Succi, il digiunatore (per vocazione e per spettacolo) che ispirò un racconto di Kafka.
Con forza immaginifica e documentazione sorprendente, Carabba racconta e inventa le incredibili vicende di questo personaggio storicamente esistito, che incrociò Freud e Salgari, i viaggi di esplorazione e il circo, intercettò la nascita del cinema, del socialismo e della psicanalisi.
Carabba ci porta con maestria nel mondo delle carovane e dei prodigi, in un percorso tra spiritismo e ascetismo, abitato da saltimbanchi, freaks e profeti. 
Lo fa attraverso un personaggio che pare anticipare e illuminare molte correnti che inneveranno il Novecento. Ma il romanzo di Carabba ha moltissimo da dire anche sul nostro presente, e con il percorso unico e divertito di Succi, sorta di felice connubio fra Candide e Forrest Gump, l'autore (de)scrive, con una penna calviniana, molte delle domande che ci visitano ancora.


Dal libro

'''Ora che devo fare? '' Chiese Giovanni a fine giornata, pervaso da un sentimento di onnipotenza. Avvertiva dentro di sé lo spirito del leone. Era pronto a un esercizio difficile.    ''Io consiglio la felicità'' disse il maestro. Aveva una voce bellissima. ''

''Per questo gli piaceva digiunare: fronteggiava Oppa Oba, cercava di raggiungere l'essenziale. Per questo gli piaceva stare in gabbia, replicando condizioni di vita sempre identiche. Per sconfiggere l'ubiquità.''


Opinioni di autori, critica e stampa


''Un grande mito moderno: la vita di Giovanni Succi, il più grande digiunatore di tutti i tempi''
( Emanuele Trevi )

''Enzo Fileno Cabarra narra una storia dal fascino assoluto con la voce dell'aedo e la penna del compositore di una sinfonia fantastica. Il digiunatore è un romanzo picaresco e avventuroso, sostenuto da una scrittura raffinata e ipnotica.''
( Matteo Strukul )

'' La prosa sorprendente di Enzo Fileno Carabba intreccia sogno e realtà come fili indissolubili dell'incanto meraviglioso e pauroso dell'esistenza ''
( Elisabetta Rasy )


TRAMA

Nato a metà Ottocento a Cesenatico Ponente, terra di mangiatori, Giovanni Succi si impone sulla scena del mondo come il più grande digiunatore di tutti i tempi.

C’è qualcosa in lui di invulnerabile, che non si arrende neanche all’evidenza. Qualcosa che ha imparato ancora bambino dalle carovane dei circhi, quando scendevano dal Paradiso Terrestre verso la pianura romagnola. Alla saggezza errante dei saltimbanchi, Giovanni deve la sua gioia e la sua salvezza, l’urgenza di diventare quello che è: uno spirito sensibile, un leone indomabile, un profeta immortale-

Guidato dall’utopia del socialismo e dal battito del suo cuore, veleggia libero come un elisir attraverso deserti e savane, cespugli e radure, nuvole e gabbie, e mette il suo digiuno al servizio dell’umanità. Coltivando in sé la sorgente di una speranza illimitata – riflessa in donne dai nomi armoniosi quali Ginevra, Gigliola, Guerranda –, segue il suo respiro per il mondo, dal Canale di Suez al manicomio della Lungara, dalle strade del Cairo e di Milano alle corsie della Salpêtrière.

Incontra donne-belve e grandi esploratori, Sigmund Freud e Buffalo Bill, mentre l’Occidente sfocia nella modernità e perde per sempre l’innocenza.

In questa biografia sentimentale, Carabba parte da una storia vera per trasfigurarla in un grande romanzo, che ci svela il valore del dubbio, le acrobazie dell’entusiasmo, la fierezza della semplicità. Perché è proprio lì, sul confine tra il pieno e il vuoto, dove la nebbia personale si dissolve nell’incontro con gli altri, che si nasconde la promessa dell’eternità.


LA PROPOSTA SOCIAL

Scopo dell'autore e della Casa Editrice è quello di spronare il lettore alla riflessione su cosa o chi si possa fare a meno oggi. 
La privazione da qualcuno o qualcosa può veramente investirci di un superpotere?
Da una perdita, una sottrazione, un'astinenza, si può trarre un inaspettato vantaggio?
Usando l'hastag #fareameno, viene quasi naturale domandarsi se, in un mondo di opulenza di materialismo, sovrabbondanza di informazione, overdose di oggetti e stimoli, si possa rinunciare e a cosa, per riconquistare noi stessi e quale ''digiuno'' potrebbe essere quello giusto da iniziare a praticare oggi.

Che sia materiale o spirituale, quale sarà la vostra rinuncia per migliorare la vostra vita?
Lettori e followers, a voi le proposte.

Per quanto mi riguarda, ho iniziato a #fareameno di tutto quello che ormai mi va ''stretto'', che siano abiti, cibi o persone. Voglio stare bene con me stessa, senza essere condizionata da fattori esterni o subire imposizioni solo perché ''bisogna''.
#fareamenodiquellochemistastretto.

Ho scelto il giorno dell'Epifania per parlarvi di questa nuova uscita perché volevo farvi un piccolo dono: quello di aprire l'anno con un pizzico di magia e col proposito di una vita più leggera e serena.

Vi ricordo l'uscita in libreria, 13 gennaio 2022, in contemporanea con l'uscita della mia recensione completa.

Per il momento auguro buona lettura.

Tania C.



martedì 17 agosto 2021

AFGHANISTAN DOVE DIO VIENE SOLO PER PIANGERE Siba Shakib - Ed. Piemme -

 


Afghanistan dove Dio viene solo per piangere

Siba Shakib
Traduzione Fabrizia Fossati
Pag. 350
Formato Brossura Pocket
€ 11
Pubblicazione Italia 2004

Buonasera amici della Valigia.
Lessi questo libro nel 2004, trovandolo in offerta in libreria. Ero curiosa di conoscere e capire qualcosa in più sul popolo afghano e sui talebani, qualcosa che andasse oltre ai reportage delle testate giornalistiche e dei media che si limitano a mostrare la disperazione di un popolo celata dal burqa.

《All'inizio sembra che cose si stiano finalmente aggiustando. L'inizio di una nuova fase è sempre promettente. Ma solo l'inizio.》

La protagonista di questo straziante racconto è Shirin-Gol, una giovane donna afghana che Siba Shakib conobbe in un campo profughi.
Shirin-Gol visse in uno sperduto villaggio incastonato tra i polverosi monti dell'Hindu Kush, ancora lontano dalla guerra. Buona e ubbidiente, le sue giornate erano scandite da una routine di ataviche mansioni prestabilite da tempi immemori.
Sottomessa al volere e piegata dal potere dell'uomo, dopo l'avanzata dei russi e la conseguente guerra che decimò intere famiglie, Shirin- Gol cominciò la sua fuga da tutto ciò che negava i diritti umani, soprattutto i più basilari.

《È proprio un talebano 》
《 E allora, cosa c'è di male? Cos'hanno i talebani che non va? Vogliono portare la pace a noi e alla nostra terra. Vogliono liberarci.》
《Proprio una bella pace.》

Per un debito di gioco, contro la sua volontà, venne ceduta in moglie ad un talebano, partorendone i figli.
Ma Shirin-Gol non si arrese, piegata e segnata dalla vita, imparò a leggere e scrivere, per proteggere i figli e continuando a cercare l'indipendenza tanto sognata, finalmente pensando con la propria testa.

La storia di Shirin-Gol è la voce di tutte le donne dalla voce e dal corpo negati, senza un volto, senza diritto ad una vita libera e autonoma.
È una storia di coraggio e di speranza, ogni giorno più forti nonostante la lotta contro un destino segnato per tutte le Shirin-Gol afghane.
Una storia che ci permette di comprendere come il fanatismo religioso è terrorizzato dalla serenità della forza femminile.
Non è stata una lettura leggera, mi ha portata in un mondo sconosciuto e stretto, soffocante, dove ogni piccolo gesto quotidiano, scontato per noi donne occidentali, era ed è ancora una conquista da custodire gelosamente sotto al velo.
A distanza di anni questa storia è sempre radicata nella mia mente, tra dolore, rabbia, impotenza per le angherie subite e gioia per le piccole e grandi conquiste.
Mai come in questi giorni mi martella di nuovo in testa, tanto da spingermi a rileggerla e consigliarla a voi.
Buona lettura.

Tania C.

sabato 26 giugno 2021

Recensione di LOKA Il racconto tratto dalla storia vera di Walter Locatelli di Romano Montanari - Ed. AltroMondo Editore -

 




LOKA

Il racconto tratto dalla storia vera di Walter Locatelli


Romano Montanari

Ed. AltroMondo Editore

Collana La collana dei pionieri

Anno di uscita 2021

Formato Brossura

Pagine 156

€ 14 formato cartaceo

Link per l'acquisto https://www.cinquantuno.it/shop/altromondo-editore/loka/


CONOSCIAMO L'AUTORE


Nato a Lugo di Romagna nel 1933, Romano Montanari consegue la Laurea in Scienze statistiche e Attuariali. Sposato, tre figli e quattro nipoti. Ha lavorato come ricercatore di marketing nel centro studi di una multinazionale statunitense; come consulente di organizzazione commerciale e marketing presso uno studio professionale; autonomamente si è occupato di business development sui mercati esteri. Nel 1994 ha fondato una società per la produzione di dispositivi medici seguendo le tecniche e metodiche dell'automazione totale.


TRAMA


Walter Locatelli è il figlio di una coppia che rappresenta la tradizionale famiglia contadina milanese. 

La sua cultura diviene il portabandiera della piccola comunità. Verso i trent'anni, dopo aver terminato il percorso di studi, si ritrova frequentemente ad annoiarsi al bar del paese insieme agli amici. 

Durante un caldo pomeriggio estivo, un attrezzista locale gli chiede un piccolo favore. Con un pizzico di orgoglio Walter pensa di poter aiutare l'uomo, non immaginando che quel semplice favore gli sconvolgerà completamente la vita.

Il messaggio è rivolto particolarmente ai giovani che si preparano ad intraprendere la strada del mondo del lavoro: anche un incontro all'apparenza banale può rappresentare l'occasione della vita.


IMPRESSIONI


Con questo racconto di vita vissuta, Romano Montanari continua la Collana dei pionieri. Spero vivamente che in futuro possa raccontarci nuove storie perché la sua scrittura, la sua capacità di mettere su carta spaccati di vita intensa e avventurosa è veramente stimolante e appagante. 

Ho letto voracemente gli altri racconti e, prima di recensire Loka, che mi è stato gentilmente offerto dalla cara Alice di AltroMondo Editore, ho voluto assaporarne lentamente ogni pagina, entrare in punta di piedi nella vita di Walter Locatelli, cercando di provare le stesse emozioni e la stessa curiosità che lo hanno portato ad essere un imprenditore di successo. Di questa storia ho apprezzato la freschezza con la quale è stata raccontata, la delicatezza nell'affrontare un tema serio come il rapimento, gli attimi che sembravano ore e le ore che sembravano giorni. La paura, lo sgomento e l'attimo impercettibile di rassegnazione che precedono la speranza di una prossima liberazione.

Emozioni forti e contrastanti, brivido e adrenalina che scorrono nell'inchiostro col quale è forgiato il racconto. 

Emozioni arricchite e accresciute dal fatto di aver vissuto, qualche anno fa, l'ansia di un sequestro di un giovane imprenditore mio concittadino.

Ancora una volta Montanari ha saputo catturare l'attenzione del lettore con semplicità e pathos, tipici del suo mettere su carta le esperienze dei protagonisti, dando vita alla loro angoscia, alla paura di non farcela, alla speranza e alla voglia di non lasciarsi andare nonostante la via della rassegnazione potesse sembrare allettante. 

La storia è semplice.

Walter Locatelli, un ragazzo della campagna milanese, classe '27, da sempre appassionato di tecnologia e ingegneria, con una grande passione per il calcio che lo vedrà palleggiare dalle giovanili alla prima squadra del Milan. 

La strada del pallone venne presto lasciata per un brutto incidente in campo e per la guerra che stava imperversando.

Proseguì invece gli studi di ingegneria, laureandosi con ottimi voti, anche se qualche anno fuori corso. 

<< Ingegnere, quando ha finito la sua partita avrei bisogno di parlare un attimo con Lei ... >>

Dopo la laurea, non avendo alcun bisogno di lavorare, amava passare il suo tempo con gli amici nei bar del paese, finché un giorno, nel '55, mentre stava tranquillo con gli amici, un meccanico lo contattò mostrandogli una biella del motore di una vettura. 

Il pezzo doveva essere modificato per adattarlo ad un motore e l'uomo chiese a Walter se fosse stato in grado di eseguire le modifiche da lui richieste in tempi piuttosto stretti. La ricompensa sarebbe stata adeguata e gli avrebbe sicuramente portato nuove opportunità di lavoro.

Da quel giorno, non lo avrebbe mai immaginato,  si sarebbe aperta la porta di numerose commissioni, sebbene limitate dal tempo serrato di consegna. 

Sarebbe stato in grado di svolgere quel delicato compito in così poco tempo?

Mettendoci tutto l'impegno possibile, Walter riuscì a portare a termine il suo compito e non solo, gli venne offerta la possibilità di produrre i pezzi in larga scala, per il fabbisogno locale e regionale.

Mentre la carriera ingegneristica procedeva alla grande, il cuore di Walter venne rapito da Francesca, una bellissima ragazza conosciuta durante una vacanza con gli amici a San Martino di Castrozza. 

La passione travolse i giovani, e presto si mutò in amore, che crebbe di pari passo con la carriera di Walter.

Grazie anche all'aiuto di Francesca, con la quale era convolato a nozze, la piccola impresa  Locatelli, specializzata nella produzione e assemblaggio di pezzi meccanici per macchinari industriali, chiamati LOKA matricola A-1, iniziò il suo decollo diventando l'eccellenza nel settore.

Quasi senza rendersene conto, il tempo   cominciò a volare e la piccola impresa diventò  sempre più grande e produttiva, espandendosi a vista d'occhio. 

<< RALLENTARE, INCIDENTE A 300 METRI. >>

Insieme all'impresa si espanse anche la famiglia e per Walter si aprirono orizzonti lavorativi oltreoceano che lo fecero atterrare in Brasile, a Curitiba, dove Daniel, un collaboratore, lo attendeva per mostrargli il lavoro e fargli passare qualche momento di svago in quella terra immensa e festosa.

Mentre  si stavano recando ad un appuntamento di lavoro, comodamente seduto sulla berlina guidata da Daniel, improvvisamente, si trovarono di fronte ad un brutto incidente che gli sbarrò la strada.

In mezzo alla larga carreggiata, un furgoncino bianco sembrò avere un principio di incendio, mentre poco distante videro un uomo a terra apparentemente privo di vita, dei feriti  e una grossa moto rovinosamente ribaltata sul ciglio della strada.

L'intervento dei sanitari confermò l'ipotesi di Walter: l'uomo a terra, coperto da un telino, non avrebbe più avuto bisogno di assistenza. 

Destò invece stupore il fatto che una moto, se pur di grossa cilindrata, avesse provocato quell'enorme disastro, visto il tratto di strada ampio e comodo.

Uno dei poliziotti intimò a Daniel di accostare a bordo strada e attendere. 

I due uomini scesero per offrire il loro aiuto quando, improvvisamente il morto resuscitò, i feriti li circondarono e i ''poliziotti'' gli puntarono le armi contro. 

''Gentilmente'', Walter e Daniel furono invitati a salire sull'ambulanza, guidata dal ''morto'' resuscitato, mentre uno dei barellieri si mise alla guida della moto '' incidentata ''. 

Ci volle poco a capire che quello fu un sequestro in piena regola e, come se non bastasse, i sequestratori requisirono loro tutti gli effetti personali, orologio compreso, di modo che non potessero rendersi conto dell'ora.

Dopo quella che sembrò una mezz'ora di strada tortuosa, cambiarono mezzo di trasporto, tornando indietro, percorrendo il percorso a ritroso.

Nel frattempo i sequestratori si cambiarono  d'abito, ''trucco e parrucco'', assumendo toni più gentili nei loro riguardi, ma continuando a ribadire di non tentare passi falsi, se non avessero voluto assaggiare un pugno più duro. 

Sballottati da un mezzo all'altro e da un luogo all'altro, a A Walter e Daniel fu impedito di conversare tra di loro, costringendoli a creare un linguaggio personale fatto di gesti e occhiate.

Da qualche giorno sentivano in lontananza il ronzio di un elicottero che, continuando a sorvolare quella zona, diede loro la speranza che qualcuno li stesse cercando.

Dopo alcuni giorni la speranza diventò quasi certezza, quando un elicottero fermò il volo proprio sopra al capanno dove furono nascosti. Ma poco più tardi, dopo aver sostato qualche minuto sopra le loro teste alimentando la fiamma della speranza, si allontanò frettolosamente lasciandoli con l'amaro in bocca, come una secchiata di acqua gelida in pieno inverno.

I due prigionieri vennero quindi fatti salire a bordo di un furgone che, dopo aver percorso poca strada, fu affiancato da una berlina.

Su quella berlina venne fatto salire Walter. 

Daniel rimase sul furgone con l'autista, e da quel giorno sparì nel nulla...

A questo punto la curiosità vi porterà a domandarvi se e, nel caso, come si risolse il sequestro di Walter Locatelli, che fine abbiano fatto fare a Daniel, ma non vi racconto altro.

Lascio a voi il piacere di sentir scorrere l'adrenalina lungo la schiena, il brivido che accompagnerà queste torride notti estive o una giornata sotto l'ombrellone, certa che verrete, permettetemi il gioco di parole, ''rapiti'' da questa emozionante storia.

Se vi piacciono le avventure e le storie biografiche, quelle che vi fanno viaggiare comodamente per paradisi esotici, seduti in poltrona, questo è il libro che vi soddisferà.

Ringrazio Alice per avermi dato l'opportunità di continuare la Collana dei pionieri e vi invito, se ancora non lo aveste fatto, ad approfondire anche con le altre due storie già recensite e che potete trovare a questi link:

https://valigiadeltempo.blogspot.com/2021/02/recensione-la-luce-che-venne-da-est-un.html


https://valigiadeltempo.blogspot.com/2020/11/recensione-il-dubbio-un-uomo-curioso-di.html


Buona lettura e buona estate.

Tania C.








mercoledì 19 febbraio 2020

Recensione di LA FIGLIA DEL PECCATO di Emily Gunnis - Ed. GARZANTI -




LA FIGLIA DEL PECCATO

Emily Gunnis
Ed. Garzanti 
Uscita 20 febbraio 2020
Collana Narratori Moderni
Traduzione Valdré E.
Pag. 348
€ 18.60
Cartonato
Ebook disponibile

CONOSCIAMO L'AUTRICE


Emily Gunnis - foto dal web -


Emily Gunnis è una nuova autrice che vive nell'East Sussex, a Bringhton con le figlie e il marito. Conseguita la laurea, ha lavorato come sceneggiatrice per la tv.
La figlia del peccato è il suo romanzo d'esordio edito da Garzanti il 20 febbraio 2020.



TRAMA

1956. La notte è calata sul convento di Saint Margaret  avvolto dal buio e dal silenzio. Col buio a favore, Ivy si aggira furtiva per i corridoi. Desidera fortemente  trovare una via di fuga dalla prigione che le ha tolto il suo unico figlio senza darle nemmeno il tempo di abbracciarlo. Non ha più possibilità di salvarsi, ma forse può ancora aiutare Elvira, l’unica bambina cresciuta tra le mura del convento. La piccola, da poco venuta a conoscenza di avere una sorella gemella  vuole raggiungerla a tutti i costi. Ma tentare una fuga dal Saint Margaret sembra impossibile. Il convento ha il vanto  di essere una casa di accoglienza per ragazze madri che qui trovano un rifugio sicuro per dare alla luce bambini destinati all’adozione. La realtà invece nasconde l'oscura natura del convento: è infatti una fortezza, scrigno di loschi segreti. Una prigione in cui centinaia di giovani donne sono private degli affetti e della libertà, vittime di atrocità destinate da essere tenute nascoste al mondo esterno.  Sessanta lunghi anni sono passati e tutta la verità sul Saint Margaret è racchiusa in una lettera di Ivy. Solo un foglio con qualche riga scritta con una grafia tremante, che Samantha, madre single e giornalista in cerca di uno scoop, rinviene per caso nel vecchio armadio della nonna. Leggendo, si rende conto di aver scoperto quello che desiderava da tempo: una storia che ha bisogno di essere raccontata e deve essere lei a farlo. È come se fosse stata la lettera a trovarla e le chiedesse di andare fino in fondo perché l'indagine potrebbe rivelarle particolari sconosciuti del proprio passato.  Samantha ha le ore contate. Il convento sta per essere abbattuto e la verità rischia di restare sepolta sotto le macerie.

Emily Gunnis confeziona un esordio perfetto, ricco di colpi di scena e suspense, che ha conquistato pubblico e critica, balzando in cima alle classifiche e dando il via a un passaparola straordinario. Basato su fatti realmente accaduti in Irlanda tra il diciottesimo e il ventesimo secolo, La figlia del peccato è un romanzo intenso e coinvolgente che ci parla dei sacrifici che una madre è disposta a fare pur di proteggere il proprio figlio e garantirgli una vita migliore.


IMPRESSIONI

Oggi, 20 febbraio 2020, esce in tutte le librerie italiane, La figlia del peccato, romanzo d'esordio di Emily Gunnis. Ho avuto il piacere di leggerlo in anteprima grazie al gentile omaggio in  versione ebook di Garzanti che ringrazio per la possibilità accordatami. 
Il romanzo è ispirato a fatti realmente accaduti in Irlanda  e nel Regno Unito sul finire del 1800, che ben si prestano ad una trama ricca di suspense e mistero,  sapientemente raccontata dalla fervida fantasia dell'autrice.

<<Una madre non può dimenticare la sua bambina più di quanto una bambina non possa dimenticare sua madre.>>

Ivy è una ragazza madre che, come molte altri giovani donne, ha trovato tra le mura del convento Saint Margaret, un rifugio sicuro per poter dare alla luce il figlio che porta in grembo. Ma il convento, dietro all'austera facciata di protezione cela terribili segreti. Subito dopo il parto, i bambini vengono strappati alle madri per essere dati in adozione. Così è successo anche ad Ivy,  le strappato dall'anima la sua unica creatura, rischiando di farle perdere la forza per andare avanti, per rimanere a galla. 
In mezzo al dolore e alla prigionia forzata, Ivy ritrova la forza per lottare e sperare in un futuro di libertà grazie ad Elvira, una bambina del collegio non ancora adottata. La donna, venuta a conoscenza che la piccola ha una gemella,  scrive una lettera alla bambina raccontandole che ha una gemella di nome Kitty e spronandola a scappare dal convento per cercarla dalla famiglia che l'ha adottata. Per agevolare la fuga, le dona la chiave che servirà per condurla al cimitero del convento. Una volta arrivata li, la piccola potrà finalmente essere libera  e la domenica avrebbe potuto finalmente vedere la sorella che avrebbe partecipato alla Santa Messa proprio nella cappella adiacente al cimitero del convento. Ma adesso deve correre e nascondersi, senza mai voltarsi indietro.
Quanto ad Ivy, persa ogni speranza di ritrovare la libertà fuori da quella prigione, avrebbe usato le sue ali per un volo che l'avrebbe condotta verso una libertà che alternativa e dopo essersi assicurata che Elvira avesse ricevuto la lettera con la chiave, saltò...

Già da queste poche pagine il romanzo si fa coinvolgente. Il velo del mistero avvolge il lettore irradiandolo con la polvere magica della curiosità. Addentrarsi nelle pagine e nei segreti del Saint Margaret viene naturale, quasi come fosse una missione andare a fondo alla storia. Riportare la luce nelle tenebre del convento, esorcizzarlo dalle atrocità commesse segretamente, al riparo della falsa facciata protettiva di quelle mura.

<<Che cosa può esserci di tanto brutto nella vita," avrebbero detto, "perché qualcuno faccia una cosa simile a se stesso? Terribile, tragica."

Dal giorno della fuga di Elvira e del folle volo di Ivy sono passati tantissimi anni. Lunghi, intensi. Alti e bassi, gioie e dolori. Kitty è una donna affermata nel mondo dello spettacolo, ormai vicina al declino, pronta per essere rimpiazzata da una nuova "Kitty" più giovane e fresca. E   a nulla servono i riflettori puntati sulla sua celebrità, la compiacenza della giovane e impeccabile assistente: il suo tempo sembra essere arrivato al traguardo. 
Basterebbe un salto di trenta metri: dai Roof Gardens sarebbe planata su Kensington High Street lasciando gli involontari spettatori a domandarsi il perché senza risposta di quel gesto tragico. 

<<Amore mio,
sono spaventata per non aver ricevuto tue notizie. Tutti i miei timori hanno trovato conferma. Sono incinta di tre mesi. È troppo tardi per fare qualsiasi cosa; è volontà di Dio che avremo un bambino.>>

Mentre Kitty cerca di fare il punto della situazione sulla sua vita, nell'appartamento di "nana", Sam rinviene una lettera ingiallita dal tempo, scritta su carta sottile dalla mano tremante di una donna al suo amante, rivelandogli di essere incinta e spaventata. 
Per quale motivo il nonno ormai defunto di Sam possedeva quella lettera?
L'unica spiegazione plausibile fornita dalla nonna è che il marito, essendo stato commerciante di mobili antichi, abbia trovato al loro interno quella lettera  che riporta la firma di Ivy. Chissà se ne esistevano altre? 
Ivy era davvero disperata, i genitori volevano rinchiuderla in un luogo chiamato St. Margaret, un convento per ragazze madri. Li avrebbe partorito e il bambino sarebbe andato in adozione, la richiesta di aiuto della donna al padre del bambino era una supplica, quella di sposarla. 
Mentre Samantha continua a lambiccarsi il cervello e ad interrogare la nonna sulla possibile relazione tra il nonno e la lettera, mille pensieri, nuovi scenari e labirintiche trame prendono vita nella mia mente di lettrice, ormai rapita dal mistero di Ivy e Sam. 
La nonna, facendo leva sull'attività di antiquario del marito, sembra non dar peso alla lettera, facendo quasi sentire in colpa Sam per la sua curiosità.
Testarda e guidata da un richiamo viscerale, la ragazza non si da per vinta, vuole saperne di più e comincia a fare le sue prime indagini su Google: 

<<Istituto per l'infanzia Saint Margaret, Sussex>>

Le ricerche le mostrano l'immagine di un convento per madri nubili, in stile gotico-vittoriano, con due suore sullo sfondo bucolico.
La storia del St. Margaret rivela una scoperta che la  traumatizza non poco: prima che entrasse in vigore la fecondazione in vitro e prima che il convento chiudesse, molte coppie erano disposte a pagare lautamente un neonato, strappato con la forza alla madre naturale la quale, spesso, non aveva intenzione di cederlo. Per questo motivo molte donne, dopo aver visto strapparsi dalle braccia il loro bambino, venivano brutalmente torturate.  Per i bambini che non erano ancora stati venduti, si prospettava un futuro di violenza e torture atroci. Leggendo la lettera di Ivy e la testimonianza di altre sfortunate mamme, si rende conto che, se  prima del 1960 le fosse capitato di rimanere incinta senza essere sposata, la famiglia e la società del tempo le avrebbero imposto il confino forzato e la separazione dalla creatura che portava in grembo. E quella sarebbe stata la sua unica possibilità per salvarsi: finire imprigionata in un convento senza possibilità di avere una vita normale, esposta a torture e sevizie. Per fortuna i tempi sono cambiati e la piccola Emma vive con lei e la nonna senza che nessuno si scandalizzi di una giovane  madre nubile.
Mentre le ricerche vanno avanti, un articolo continua a riproporsi ai suoi occhi quasi in loop. Vinta dall'insistenza, decide di aprirlo. L'articolo datato una settimana prima, riporta la cronaca del ritrovamento dei resti di un prete scomparso. Il rinvenimento delle spoglie di Padre Benjamin è avvenuto nel cantiere del convento  Saint Margaret, dentro alla residenza. Il convento verrà presto demolito per lasciare spazio alla costruzione di strutture moderne e di lusso.
Qui il mistero si palesa in tutta la sua oscurità: Ivy, nella sua lettera racconta di Padre Benjamin. Il prete avrebbe dovuto decidere del suo futuro tra le mura di quel convento, per questo nella lettera implorava il suo amore di sposarla. Non voleva entrare e restare in quel luogo spaventoso per sempre senza il piccolo e senza di lui.

Come nei thriller dei grandi maestri, l'autrice ha saputo miscelare la dolcezza di Sam nell'entrare in empatia con Ivy e la suspense fredda del ritrovamento del prete, creando un effetto collante che mi ha spinta a proseguire la lettura senza interromperla, fino alla fine, proprio come Samantha con le sue indagini.

Sam è una giornalista, il suo sogno è quello di trovare uno scoop importante, quello che la incoroni tra i più importanti giornalisti delle migliori testate. Ma sente che in quella lettera e nel ritrovamento di Padre Benjamin non c'è solo un mistero da risolvere, ma qualcosa di più profondo che la spinge ad andare avanti, servendosi di tutti i mezzi a disposizione per portare alla luce la verità. Non si spiega il perché, ma dentro di lei sa che deve farlo, non solo per il suo scoop.
Il prete scompare misteriosamente nel 2000 ed i resti sono sono altrettanto misteriosamente tornati alla luce nel 2016, all'interno di quel convento, anche se l'autopsia è fin troppo chiara: morte accidentale.
Scavando a fondo nel rinvenimento del cadavere e sulla conseguente istruttoria, Sam si imbatte in un nome importante: Kitty Cannon, conduttrice del Talk show che si occupa della storia e parte in causa nell'istruttoria sulla morte di padre Benjamin. Pare che la Cannon abbia abbandonato l'istruttoria prima del verdetto. Perché? 
Se fosse riuscita a contattarla e ad ottenere un'intervista le si sarebbe aperto l'Olimpo del giornalismo, non avrebbero più ostacolato il suo avanzamento di carriera e finalmente la stabilità economica di cui lei ed Emma hanno disperato bisogno. Non possono più continuare a vivere nella casa della nonna, per quanto le volessero bene.
Avrebbe iniziato a scavare nella vita di Kitty Cannon e nelle viscere del convento.

Durante le indagini, i capitoli si alternano tra passato e presente, il racconto di Ivy, la scoperta di essere incinta, la vergogna gettata sulla famiglia e il bisogno di allontanarla in fretta, senza che nessuno sapesse nulla, il terrore di Sam nell'apprendere le angherie subite dalle puerpere e dalle loro creature e Kitty, alle prese col ricordo di della gemella ritrovata e perduta. Quella sorella che alla nascita suor Carlin strappò da lei perché avendo sofferto durante il parto  aveva bisogno di cure. Una bambina uguale a lei ma sfortunata. Turbolenta l'avevano definita, pericolosa: aveva tentato di fare del male al fratellino, figlio naturale della coppia che l'aveva adottata e, per quel motivo, fu rispedita al mittente del St. Margaret come un pacco non richiesto. La sorella che aveva ritrovato in quel cimitero adiacente il convento. E adesso non sapeva se realmente fosse morta come le era stato riferito o ancora fosse viva. In un alternarsi di paure della Kitty del passato e del presente   le indagini di Sam vanno avanti. Con uno stratagemma riesce ad entrare nel convento con la guida del custode che ha corrotto con un paio di drink. Tra quelle mura lugubri e intrise del dolore delle povere madri e dei loro bambini, Sam scova una specie di strozzatoio  con una bara rimediata alla meglio, incastonato nel pavimento dell'ufficio di una suora. Sembrava un piccolo loculo per torturare i bambini o per custodire quella piccola bara. L'orrore provato dalla descrizione scaturisce dal pathos col quale la Gunnis ha plasmato la scena. Raccapricciante, ma struggente, quasi il punto di non ritorno per il lettore: se la storia non ha ancora coinvolto, forse è meglio lasciare ma nel caso in cui la curiosità è al culmine, non resta che andare avanti, dal momento che la macabra scoperta conduce ad un nuovo nome: suor Carlin. Chissà se ancora è viva questa suora? 
Non le resta che chiederlo  al custode,  incuriosito da quella strana ragazza che sta indagando sulle proprie origini. 
Per quanto ne sa il ragazzo, madre Carlin è morta ma, se fosse viva, potrebbe trovarsi in una casa di riposo poco distante. A Sam non resta che andare a cercarla per saperne di più, non prima di aver sondato il terreno con il servizio stampa di Kitty Cannon al riguardo dell'abbandono dell'istruttoria su Padre Benjamin.

A questo punto la mia fantasia ha iniziato a volare, catapultandomi in un vecchio cinema d'essai inizio anni '80, su una scomoda poltrona di legno, l'orangina stretta in mano e il fumo denso che invade la sala. 
Una piccola Shirley Temple nel doppio ruolo di Kitty-Elvira bambina, Judy Garland nel ruolo di Ivy, la dolce Sandra Dee nei panni dell'intraprendente Sam e Marlene Dietrich nei panni di madre Carlin. Un cast importante nato da un folle trailer sfuggito al controllo della fantasia ma dettato dal coinvolgente intreccio della trama, frutto della genialità dell'autrice.

<<Sta attenta, bambina Satana si traveste da angelo della luce.>>

La caparbietà di Sam che la porta a scoprire che madre Carlin è deceduta, la spinge ugualmente a far visita alla casa di riposo. Forse avrebbe scoperto qualcosa di interessante, servendosi dello stratagemma di importanti documenti da consegnare a madre Carlin. Una delle infermiere della casa, Gemma, dopo averla ascoltata le fa presente che anche se madre Carlin è deceduta, può scrivere a Suor Mary Francis, sua consorella e amica, ricoverata in quella struttura. La suora è molto anziana e cagionevole, ma a tempo debito  avrebbe letto tutta la storia e l'avrebbe contattata per aiutarla. In quel momento, però non era proprio possibile. 

Secondo voi Sam cede all'alt di Gemma?

Nemmeno la  Gunnis sembra avere indole remissiva, infatti permette a Sam, dopo aver raggirato la povera infermiera, di intrufolarsi nella stanza di suor Mary Francis. Sul principio recidiva e quasi apatica, suor Mary Francis sembra riprendersi quando Sam, incalzante, le racconta del rinvenimento della bara nell'ufficio di suor Carlin e del legame con Kitty Cannon. La suora cerca di sviare il discorso facendo ricadere la "colpa" sul padre di Kitty, donnaiolo incallito dalla dubbia moraltà, spiegando che è a perfetta conoscenza di tutti i pettegolezzi che girano sull'operato del convento e su madre Carlin. Instilla pure un dubbio nella mente di Sam raccontandole che la notte in cui la suora è venuta a mancare, lei l'ha sentita gridare ma nessuno l'ha aiutata. 
Poi non una parola in più dalla bocca di suor Mary.
A questo punto Sam sente che deve trovare ad ogni costo altre lettere di Ivy e la nonna è l'unica in grado di aiutarla. Le dispiace mentirle, ma la ricerca della verità per lei è troppo importante. E di lettere la nonna ne troverà altre, commoventi e tragiche. Ma perché nana si è presa così a cuore il fatto che lei stia indagando proprio su quelle lettere e sul St. Margaret, cosa nasconde?
La determinazione non ferma Sam, nemmeno quando Kitty viene a sapere che una giornalista di nome Samantha vuole intervistarla sull'istruttoria su padre Benjamin e scopre che la direzione giornalistica non è a conoscenza dei piani di Sam. 
Non può mollare, ci sono troppi misteri da svelare, la nonna che scopre essere stata adottata, la misteriosa donna che parlò al funerale di padre Benjamin e la morte della perfida suor Carlin, cardiopatica, deceduta per un attacco cardiaco causato dall'ingestione di un pezzo di tortino all'hashish e acido finito nella sua camera. 
Poi c'è Elvira. È morta veramente? Cosa nasconde Kitty riguardo alla sorella? Deve sbrigarsi, il convento sta per essere demolito, ma un incendio...

Più si va avanti, più la storia intricata, strutturata in salti temporali legati dal sottile fil rouge dei comuni ricordi dei protagonisti, mi rimanda ad una Matrioska. La tipica bambolina dell'est Europa che nasconde al suo interno tante altre bamboline, sino ad arrivare al cuore che di solito è una minuscola bambolina che non ne contiene altre, come la verità che si cela dietro a misteri inglobati in altri misteri ad incastro, tutti da scoprire per passare al prossimo ed arrivare alla soluzione.
Emily Gunnis, tessendo le trame labirintiche di questo enigma è stata capace di tenere viva la curiosità di chi legge, senza mai cadere nel retorico o annoiare con l'alternarsi delle vari personaggi.
La suspense accompagna fino alla fine, che lascerà stupito anche il lettore più esigente e il più acuto dei Poirot.
Un mistero tutto da scoprire senza mai dare nulla per scontato perché nulla è come sembra. E Sam lo scoprirà, con voi, alla fine.
Le pagine scorrono veloci, sono tante ma piacevolmente scorrevoli che vi ritroverete ai ringraziamenti finali in poco tempo.
Una lettura che consiglio non solo a chi ama il genere thriller ma anche a chi piace il mistery e gli intrighi ''famigliari''. Una storia che ben si presterebbe per una nuova serie tv...
Un romanzo che merita di essere letto e di far conoscere Emily Gunnis, nuova voce della narrativa straniera da seguire attentamente con la speranza che pubblichi presto altre storie avvincenti.
Sperando di avervi incuriosito, vi consiglio di correre in libreria per conoscere gli sviluppi del mistero del St. Margaret.
Buona lettura,

Tania C.



               



Recensione TUTTO NASCE PER FIORIRE di DEMETRA COSTA

  TUTTO NASCE PER FIORIRE Autore: Demetra Costa Editore: IoScrittore Formato: Brossura Pag.: 503 Uscita: Giugno 2025 € 18 formato cartaceo F...