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giovedì 19 gennaio 2023

Recensione UN GRAMMO DI FELICITÀ AL GIORNO di Sidi Østili - Ed. Garzanti Libri -

 





UN GRAMMO DI FELICITÀ AL GIORNO  


Sidi Østili 

Ed. Garzanti Libri

Genere Narrativa straniera

Pag. 360

Formato Cartonato

€ 18,60

Formato ebook presente in tutti gli store digitali


            CONOSCIAMO L'AUTRICE

SIRI ØSTLI

Siri Østli è laureata in letteratura francese e russa, e in psicologia. Autrice e giornalista pluripremiata in patria, esordisce in Italia con Un grammo di felicità al giorno. Vive a Oslo con il marito e cinque figlie.

 

TRAMA

 

È mattina, e Fie sta per ricevere il suo messaggio quotidiano, non vede l’ora che arrivi. Sono solo poche righe con le quali le viene assegnato un compito da svolgere per tornare a vivere davvero e spezzare la routine monotona delle sue giornate sempre uguali. Da alcune settimane, infatti, segue un calendario dell’Avvento personalizzato, in cui a ogni casella corrispondono un consiglio, un obiettivo o una motivazione. Ife non sa se riuscirà a farcela ma, non avendo nulla da perdere, decide di accettare la sfida: solo in questo modo potrà mettersi in gioco davvero. Ad architettare questo ‘’gioco’’ è stata la sorella Sara, consapevole che Fie ha bisogno di qualcuno che la esorti a uscire dal guscio in cui si è rinchiusa dopo essere stata lasciata dal marito e il figlio che sembra averle voltato le spalle per sempre. Seguendo le indicazioni contenute nei messaggi, piano piano, la vita di Fie comincia a cambiare. Il primo passo consiste nel trovare un nuovo arredamento per la casa, seguito dalla preparazione di squisiti dolci al tepore del forno per poi arrivare alla socializzazione adottando un cane e facendo amicizia con i vicini. Piccoli gesti quotidiani dal valore inestimabile grazie ai quali si rende conto che non è vero che intorno a lei c’è solo un presente grigio. Nuovi colori vengono alla luce rivelando come suo figlio sia solo a un passo di distanza e come, forse, separarsi dal marito non sia stata una cattiva idea. Perché c’è sempre una ragione in tutto ciò che accade. Anche se a prima vista sembra negativo. Bisogna solo trovare la forza di riscoprire valori importanti come amicizia, condivisione, realizzazione di sé.

Un grammo di felicità al giorno è un inno al potere della vita di sorprendere e alla possibilità di ricominciare. A volte ci vuole qualcuno che ci venga in soccorso, a volte bastano un messaggio, un abbraccio, la parola giusta al momento giusto. La forza è dentro ognuno di noi, dobbiamo solo trovarla.

 

 

IMPRESSIONI

 

Cari lettori della Valigia ben ritrovati.

Natale è passato da un po’ ma avendo dei conti in sospeso proprio con me stessa e le festività, ho deciso di portare a termine un impegno che mi ero presa e, per cause di forza maggiore, non ho potuto portare a termine durante il periodo natalizio.

“Un grammo di felicità al giorno” era il testo scelto per un gruppo di lettura condivisa del quale facevo parte. Facevo, perché  un problema tecnico mi ha costretta ad uscirne. Ho voluto comunque leggere il testo per chiudere il cerchio.

Attirata dal titolo e dalla trama, acquistai fiduciosa il romanzo ma, una volta a casa, lo impilai sul comodino, senza un perché apparente e senza rimorso.

Non riuscivo ad aprirlo, ma non ne ero dispiaciuta come per le altre letture che stavo tralasciando. Continuando a chiedermi il motivo del perché di tanta svogliatezza, sono arrivata alla sera del 17 gennaio, quando decisi che era arrivato il momento di tuffarmi tra quelle pagine, alla ricerca della dolce atmosfera natalizia, passata troppo in fretta.

Dopo aver letto le prime pagine cominciai a capire il perché del mio allontanamento dopo l’acquisto. I libri hanno un’anima e sanno quando è il momento giusto per essere letti. Così è stato per “Un grammo di valium al giorno” (sarebbe il titolo più indicato).

Man mano che le pagine scorrevano più lente di un carro trascinato da un bradipo nella sua giornata no, la tentazione di chiudere e mettere la parola fine a quel calvario di mestizia, ansia e squallore, fu quasi soddisfatta. 

Dopo aver chiesto consiglio a chi già lo aveva letto, decisi di arrivare alla fine, si sarebbe trattato di superare i primi capitoli e poi la storia avrebbe preso un ritmo più frizzante. (...)

Il personaggio principale, oltre al fantomatico calendario dell’avvento, è Fie, una donna norvegese di mezza età, assistente alla poltrona e succube di un marito dentista narcisista e malato di pulito, con un figlio altrettanto succube del padre e apatico.

Una famiglia solo all’apparenza felice, benestanti, metodici. Tristi.

Fie, debole di carattere, si lascia annullare dal marito quasi subdolo, tanto da finire nel tunnel della dipendenza da psicofarmaci e alcool, con conseguente esaurimento nervoso. Diventata l’ombra sciatta della bella ragazza che era prima del matrimonio, la donna viene lentamente allontanata dal marito e buttata letteralmente fuori dalla sua casa e dalla vita del figlio, per lasciare spazio all’amante quasi coetanea ma brutta fotocopia anche se molto più curata e brillante di lei.

Lo stato di Fie è pietoso, fatta di alcol e benzodiazepine, si lascia ancora una volta manovrare dall’ormai ex marito, pronto a decidere per lei della sua vita.

A poche settimane da Natale si ritrova così a vivere in un quartiere ‘’popolare’’, squallido e umile, in un loft impostole senza reagire dall'ex marito, al quarto piano di una palazzina, senza mobili né vestiti.

Qui entra in gioco Sara, la sorella incoerente e manipolatrice, che in preda agli ormoni della menopausa, oltre ad assillare ogni cinque minuti Fie sul fatto che avrebbe dovuto passare il Natale con lei e la sua famiglia, senza far nulla di concreto per aiutarla, si inventa un immaginario calendario dell’avvento al bisogno, per crearle nuovi stimoli e farla tornare quella di un tempo.

A seconda dell’ormone del giorno, e senza una logica, Sara, quando si ricorda, apre un’immaginaria casella del calendario tirando fuori la frase magica, quasi un mantra ripetuto all’infinito, che di sicuro avrebbe aiutato Fie a rimettersi in carreggiata.

Le prime caselline contengono il consiglio di arredare il loft, trovarsi un lavoro, prendere un cucciolo. In realtà Sara avrebbe voluto rifilarle il criceto scomodo di famiglia, ma per fortuna Fie ha saputo ragionare lucidamente.

Per un po’ il calendario sembra messo da parte, ma l’autrice, in preda ad un climaterio infinito, decide che Sara deve in qualche modo dare il consiglio definitivo e risolutivo per rimettere Fie in pista. Nulla di male, per una sorella in difficoltà si fa di tutto, se il consiglio del calendario, tornato in auge col risveglio dell’ormone giusto, non fosse ‘’lavati, truccati, vestiti, vai al bar e buttati nel letto del primo che riesci a rimorchiare.’’

Un mantra, un martello pneumatico giornaliero, con tanto di passo indietro di Sara: ‘’Non ho mai detto che devi farci sesso, ho solo detto che devi rimorchiare il primo che ti passa davanti al bancone del bar e finirci a letto’’. 

Passo indietro, ovviamente, dopo che Fie decide di seguire letteralmente il consiglio in preda al risveglio ormonale annegato in vino rosso, pane e salame. 

Ah, le gioie della meravigliosa arte di lanciare il sasso e nascondere la mano!

Il suo primo rimorchio è Trym, ambiguo proprietario de ‘’I cinque tavoli’’, una sorta di pub davanti al negozio dove lavora Fie. Il ‘’playboy’’ di turno, senza una storia definita e senza carattere, che sa solo affettare formaggio e salame e versare vino, ma sembrerebbe essere sexy col dolcevita nero, i jeans sdruciti e il piercing all'orecchio.

Con Trym tesserà una trama di equivoci, incomprensioni e collaborazione sul filo del nonsense.

Le giornate di Fie sono scandite tra il lavoro nel negozio di antiquariato, appartenente alla nonna un po' squilibrata della sua nuova amica Lykke, giovane ragazza madre figlia dei fiori del duemila, e il tentativo di addestrare il suo cane, fresco di adozione su consiglio del calendario, tanto gigante quanto pigro,  chiamato Cane.  

Eppure l’ironia nordica è dissacrante e stimolante, cosa non ha capito l’autrice?

Lo spirito natalizio dovrebbe essere lo scenario di fondo del testo, ma con le descrizioni lente e scialbe  passa in un piano di contorno. Qualche alberello sparuto buttato a caso qua e là, qualche decorazione scovata al mercato dell’usato per essere rivenduta nel negozio dell’usato, con qualche modifica a prezzi triplicati (business is business) e biscotti pieni di zucchero e ingredienti che col Natale poco hanno a che fare, ma  pare piacciano ai norvegesi.

Tra una decorazione da inventare per far colpo sui clienti, le avventure di Lykke che deve trovare su Tinder un padre per il figlio Adam, lo strano rapporto col Trymm e la sorella che quando si ricorda apre una casella del calendario, la vita di Fie scorre in preda alle sue paturnie. Psicofarmaci sempre a portata di mano, vedere ma non toccare se non all’occorrenza, vino rosso e tè che le vengono regalati come non ci fosse un domani, Fie si trova pure ad avere un vis a vis con l’amante frustrata dell’ex marito.

Questo incontro, voluto da quella faccia tosta che osa pure indossare i suoi abiti griffati dimenticati ‘’a casa’’, dà a Fie la forza per riavvicinarsi Jens, il figlio rammollito che sta perdendo giorno dopo giorno.

Costellato di neve, ghiaccio e dialoghi dello spessore di ‘’The book in on the table’’, la ripresa del rapporto con Jens rimane sospesa in una bolla di nulla cosmico. 

Forse all’autrice non stava simpatico il personaggio, o forse aveva saltato la puntata quotidiana di Beautiful, vai a saperlo.

La vita di Fie, con una lentezza talmente densa da tagliare con la motosega, a poco a poco comincia ad ingranare. Adesso ha nuovi amici, un lavoro che le  piace, una pseudo relazione col sexy formaggiaio, un cane pigro e pauroso e dei nipoti acquisiti. 

Cosa manca in quella routine improbabile? 

Ma certo, il consiglio geniale e arguto della sorella, ripetuto come un disco rotto in ogni logorroica e snervante telefonata: “Ho avuto un’idea geniale e innovativa. Perché non vieni a passare il Natale da noi?”.

Mancano pochi giorni a Natale, quella routine calda e accogliente, conquistata con le sue forze piace a Fie, la fa sentire quasi al sicuro, quasi rinata.

Deve ancora lavorarci su, ma sa che ce la può fare, adesso non è più sola e insicura, soggiogata da un marito despota che ha cercato di affogarla nelle sue insicurezze. Tra poco sarà Natale, chissà non si compia il miracolo…

Cari lettori non prendetelo come uno spoiler, non lo è, ma il miracolo non si è compiuto, o meglio ho solo capito che se avevo aspettato due mesi per leggere ‘’Un grammo di felicità al giorno’’, i motivi c’erano tutti.

Noioso, lento, a tratti soporifero, vuoto.

Personaggi non ben definiti. Luoghi, dialoghi e situazioni surreali, ridicole, lasciate cadere dall’altro per rovinare a terra e rimanerci. Punti di interruzione dove avrebbero dovuto esserci virgole, approfondimenti.

La letteratura nordica non è facile, è vero, altra cultura, altro senso dello humor, altri “p.o.v.”, lo so, ma arrivata a pag.360 il pensiero che Paasilinna si rivoltasse nella tomba mi è passato più volte nella mente. Se questo è il romanzo d’esordio dell’autrice, non oso pensare al futuro, ma volendo essere ottimisti (…) spero in meglio.

Ovviamente queste sono solo le mie impressioni da lettrice, da prendere col beneficio del dubbio e, l’unico modo per fugare quel dubbio, è quello di leggere, ricredervi e tentare di convincermi che ‘’Un grammo di felicità al giorno’’ al giorno sia l’Opera Omnia del secolo.

È il primo romanzo che stronco di netto, di solito trovo sempre qualcosa da salvare ma in questo caso l’unica cosa da salvare sono la mia voglia di leggere e le mie letture future.

Buona lettura, io intanto faccio un salto in libreria...

Tania C.











sabato 18 settembre 2021

Recensione LA BOTTEGA DELLE ESSENZE di Erica Bauermeister - Ed. Garzanti -

 



LA BOTTEGA DELLE ESSENZE

Erica Bauermeister

Ed. Garzanti

Collana Narratori Moderni

Genere Narrativa Straniera

Formato Cartonato con sovraccoperta

Anno di pubblicazione: 2019

Pag. 352

€ 18,60

Versione digitale disponibile in tutti gli store online


CONOSCIAMO L'AUTRICE

Erica Bauermeister
Foto da Garzanti

Erica Bauermeister è stata insegnante di letteratura alla University of Washington.

Insieme ai figli e al marito vive a Seattle, dove si è trasferita dopo aver vissuto due anni nell'Italia settentrionale.


TRAMA

<< Ogni profumo racchiude una storia. Se impariamo a proteggerlo, diventa parte di noi. >>


L'unica stanza della casa che ad Emmeline ha sempre ispirato una forte curiosità è il laboratorio del padre dove, su alti scaffali fanno bella mostra di sé numerose file di bottigliette.

Non sono comuni ampolle di profumo e nessuno deve toccarle: al loro interno custodiscono una piccola pergamena su cui sono impresse rarissime essenze: l’odore della pioggia in una mattina di temporale, il sentore del fumo nell’istante in cui fuoriesce dalla pipa, la dolcezza del miele di cui profumano le promesse di una madre. 

Emmeline ne è ipnotizzata: la curiosità la spinge a saperne sempre di più: quanto vorrebbe che il padre le raccontasse la storia di ciascuna ampolla e le insegnasse a catturare quei profumi! 

Ogni volta, però, il carattere chiuso e brusco del padre,  le impedisce di apprendere i segreti di quel mestiere e, soprattutto, di avere notizie di sua madre, la donna che l'ha messa al mondo e che  non ha mai incontrato. 

Ma l'improvvisa scomparsa del padre cambia tutto. 

Rimasta sola, Emmeline inizia a interrogarsi sulle proprie origini, sa che è giunto il momento di scoprire le sue origini e se ha altre radici oltre a quelle che ha imparato a conoscere. 

Per scoprirlo, però deve prima escogitare un modo di arrivare alle boccette dalle quali è tanto attratta e sciogliere il velo di  mistero che riguarda la creazione di quelle essenze. 

È consapevole che solo una di quelle ampolle potrà indicarle la strada giusta da percorrere per capire chi è davvero e trovare e abbracciare quella madre che è sicura esistere da qualche parte là fuori.

Dall’autrice di La scuola degli ingredienti segreti, bestseller mondiale grazie al passaparola dei lettori e alle recensioni entusiastiche della stampa internazionale, un nuovo romanzo lirico ed evocativo. 

La storia di una ragazza pronta ad attraversare i confini del cuore e dell’immaginazione per trovare la propria identità. 

Un inno al seducente fascino dei profumi che sanno risvegliare emozioni sopite e ricordi capaci di deviare il corso della nostra esistenza.


IMPRESSIONI

Ringrazio di cuore Linda di Garzanti che mi ha concesso l'opportunità di leggere La Bottega delle essenze, anche a due anni dall'uscita. I libri e le recensioni non passano mai di moda, soprattutto quando contengono magia e in questo romanzo la magia ci accompagna lungo il viaggio tra le essenze della protagonista.

Erica Bauermeister, dopo il successo de La scuola degli ingredienti segreti nel 2009, La casa dei destini intrecciati nel 2011 e L'arte di cucinare desideri, nel 2019 torna a scalare le classifiche editoriali con questo romanzo ricco di alchimia, drammaticità e sentimenti, riscontrando grande favore tra i suoi fans. 

Una nota speciale va alla copertina. 

Gioia per gli occhi e per l'olfatto, raffigura il bancone di un erborista, con ampolle, spezie, fiori e un pizzico di magia che lascia presagire il voluttuoso contenuto. 

Insomma, se avevate dei dubbi, questo libro vale già dalla copertina.

<< Noi esseri umani siamo fatti quasi interamente di acqua, a parte i massi dei nostri segreti. >>

Once upon a time Emmeline...

Chi di noi, sentendo improvvisamente un odore, non si è lasciato trasportare da ricordi tornati a galla magicamente.

Un luogo, una persona, un oggetto, un momento, un sentimento. 

Ogni cosa che ci circonda e che ha a che fare col mondo ha un proprio odore che stimola i nostri sensi, anche a distanza di decenni.

Quante volte abbiamo pensato a quanto sarebbe bello poter racchiudere l'aroma di un particolare momento della nostra vita per poterlo annusare in seguito, quando ne abbiamo più bisogno?

Questo era proprio il lavoro del padre di Emmeline: catturare gli odori su dei foglietti e rinchiuderli in ampolle sigillate con la ceralacca in modo da poterli ritrovare nel tempo, eternamente impressi in quei foglietti. 

<< Le bottiglie proteggono i foglietti, se le apriamo troppo spesso, gli odori scompariranno. >>

Ma gli aromi, così come i ricordi, sono eterei e labili. Non si possono imprigionare per sempre. Saranno loro a trovarci al momento giusto.

Lo aveva capito subito il burbero padre di Emmeline.

L'uomo, lasciata la moglie, quando la figlia era ancora molto piccola, si rifugiò con la bambina su un'isola deserta dell'arcipelago di Broughton, nella British Columbia, per portare a termine un importante esperimento sui profumi. 

L'isola, raggiungibile solo una volta al mese, durante le notti di luna piena, avrebbe protetto Emmeline dalla società cosmopolita, aiutandolo nella sua formazione di ''naso'' cattura essenze, facendola crescere in maniera semplice, a stretto contatto con i profumi della natura e lontana da ogni inquinamento.

Aveva inventato, quando ancora stava insieme alla madre di Emmeline, un macchinario che, partendo dal principio di scattar foto istantanee della Polaroide, avrebbe catturato su dei foglietti l'essenza di qualsiasi cosa presente sulla terra, materiale o spirituale e, una volta ''stampato'', avrebbe custodito il foglietto in centinaia di ampolle raccolte ordinatamente negli scaffali del capanno sull'isola. 

Quelle ampolline racchiudevano un tesoro prezioso agli occhi di Emmeline: l'essenza di ogni cosa, della vita stessa.

Non solo essenze materiali come quelle sprigionate dalla natura o dal fumo della pipa, ma anche odore di casa, di coccole, di felicità o odori acri come la paura, il disagio. Ogni singolo aroma era classificato in quelle allettanti boccette alle quali ad Emmeline non era concesso accedere, accrescendo in lei la curiosità verso quel mistero.

Un giorno, quando finalmente sarebbe stata in grado di creare le sue essenze, tutto avrebbe avuto un senso.

<< Non sai mai cosa può fare una sirena. >>

La vita sull'isola trascorse tranquilla, fuori dal tempo, quasi sospesa in un mondo fatato dove Emmeline e il padre raccoglievano molluschi, funghi, frutta selvatica e coltivavano un piccolo orto. 

Una volta al mese le sirene  lasciavano  sulla baia pacchi con generi di prima necessità e qualche sorpresa per la piccola, rendendo la vita sull'isola ancora più magica.

Ma la bambina, così come non aveva accesso alle ampolle, non aveva nemmeno il permesso di accedere alla scogliera e alla baia, il padre era stato tassativo!

Crescendo Emmeline cominciò a porsi le domande più naturali per una ragazzina: dove era la sua mamma e perché il padre non ne parlava mai evitando l'argomento in modo duro? 

Cosa c'era nel mondo fuori dall'isola e perché il padre non voleva che si avvicinasse a quella strana macchina cattura odori e alle boccette? 

La convinzione che quelle boccette potessero contenere le risposte ad ogni suo perché, crebbe con  lei finché un giorno,  dopo un litigio col padre, decise di distruggerle lanciandole dalla scogliera proibita.

<< Stava arrivando un cambiamento, ne percepivo l'odore. Somigliava al fruscio dei sogni prima del risveglio, la mattina. Quel delicato strattone ai fili della gravità mentre la marea lenta cambia direzione e inizia a trascinarti verso il mare aperto.

Fu quello il giorno in cui il padre scomparve tra le onde della scogliera per cercare di recuperare le preziose boccette e fu quello il giorno che segnò la  vita della nuova Emmeline.

Adesso non era più la bambina che correva felice sull'isola alla ricerca di nuove essenze. 

Non era più la bambina che festeggiava il compleanno il giorno dello spuntar delle viole.

Non c'era più il padre che ogni sera leggeva per lei le favole da quel libro consunto al quale alcune pagine erano state strappate senza saperne il motivo. 

Adesso avrebbe veramente dovuto contare solo su stessa e sul suo ''naso'', fare affidamento alle sensazioni che quella nuova nuova vita le avrebbe procurato.

Sola!

Era rimasta sola coi suoi sensi di colpa e da ora in poi avrebbe dovuto pensare a sé stessa, ai suoi boschi pieni di odori, ai molluschi da raccogliere ed essicare, alla legna da accatastare e alla sua mamma.

Ma il destino aveva progetti diversi per lei. 

Dopo aver distrutto le boccette e la macchina cattura odori e con la scomparsa del padre, i giorni si fecero bui e tristi, presa dallo sconforto la piccola si lasciò andare finché non arrivò qualcuno a salvarla da quell'oblio in cui era precipitata.

Emmeline, che ormai aveva circa tredici anni, per la prima  volta da che aveva ricordi, mise piede sulla terraferma, in una cittadina di una landa battuta dai venti del nord ma di una bellezza selvaggia, coi suoi cottage colorati e le piccole barche dei pescatori e dei rifornitori degli innumerevoli isolotti presenti nell'arcipelago.

La terraferma rappresentò la crescita di Emmeline, il suo debutto nella società moderna ed evoluta, dove il cibo era sempre presente in tavola ogni giorno, senza bisogno di procurarselo a mani nude nel bosco facendo scorta per il rigido inverno.

L'arrivo nella piccola cittadina la vide  affrontare il mondo della scuola e il contatto coi coetanei per la prima volta. 

Un mondo duro e difficile, non tanto per lo studio, il padre le aveva insegnato a leggere, scrivere e la scienza, sua materia preferita, quanto per l'approccio coi compagni. 

Invece di ricevere aiuto per integrarsi, la ragazza fu da subito vittima di bullismo da parte dei gradassi della classe. Presa di mira perché ''diversa'', veniva vessata e tormentata continuamente a causa del suo dono di catturare nuovi profumi.

<< Sentii l'odore del nervosismo su di lui, ma sotto c'era l'aroma di fumo di legno di ontano, pulito e sincero. >>

Se non fosse stato per Fisher, un ragazzo dai capelli rossi che le dimostrò da subito amicizia e protezione, Emmeline avrebbe smesso di frequentare le lezioni.

Si trovava così bene con Fisher, forse perché, come lei, anche lui era diverso, sensibile e sapeva leggere l'anima delle persone come lei sapeva leggerne gli odori. 

Grazie a Fisher diventò adulta e scoprì sé stessa, la sua essenza più intrinseca. 

<< ''Segui il tuo naso, Emmeline.''

Erano le parole di mio padre, ma la voce che sentivo nella testa era la mia. >> 

Insieme alla consapevolezza di sé arrivò anche il momento di mettersi alla ricerca delle proprie origini, di quella madre della quale non sapeva nulla ma che in cuor suo sapeva essere viva in qualche posto e che presto avrebbe trovato e finalmente avrebbe potuto non solo abbracciarla, ma scoprirne quell'aroma di miele caldo così tipico delle mamme.

Aveva già tutto in mente. 

Tutto programmato e studiato punto per punto coi pochi indizi che aveva. 

Solo una volta trovata la madre avrebbe potuto lasciarsi andare, risolvere i suoi dubbi, dare tutte le risposte alle domande alle quali il padre non aveva mai voluto rispondere. Quel padre che le mancava così tanto e che lei aveva spinto tra quelle onde per recuperare le ampolle perdute per sempre, quel padre che le aveva sempre mentito e tenuto nascosto importanti segreti.

Ma lo scontro con la realtà non fu poi  così dorato e profumato di torta di mele e cannella come aveva immaginato.

A volte la realtà gioca scherzi poco simpatici, mettendo a dura prova il cuore e la logica.

E allora non rimane che lasciarsi guidare dai profumi per trovare la via giusta...

Questa è la storia di Emmeline, ovviamente molto più ricca di emozioni e sensazioni che potrete ritrovare leggendo.

La bottega delle essenze è un romanzo che ho letto d'un fiato, togliendo ore al sonno.

Ne ho assaporato ogni pagina che mi ha ispirato, metaforicamente, le quattro stagioni.

L'estate, ricca di colori, come la vita in libertà sull'isola, coi suoi profumi rossi e gialli di sole, di sale, di gaultheria e mirtilli rossi; 

l'autunno, dolce e malinconico come il ricordo del padre scomparso, dai profumi aranciati, avvolgenti e speziati, di legna che arde sul fuoco, funghi e mele alla cannella;

l'inverno, che segna il difficile percorso di Emmeline dopo l'arrivo in città, col profumo argenteo e metallico  della pioggia fredda che pizzica il naso e fa lacrimare gli occhi;

la primavera, simbolo di rinascita e di nuova consapevolezza, nuove prospettive, desideri finalmente realizzati, con un profumo verde brillante di rugiada e di fiori di melo, di erba tagliata e menta, di viole.

Per chi conoscesse già l'autrice sarà facile ritrovare lo stile calmo e pacato, soave, che prende il lettore per mano conducendolo fino alla fine, quasi ipnotizzato dalle emozioni.

Per chi invece non conoscesse ancora Erica Bauermeister, è questo il momento giusto per farlo, magari proprio con La bottega delle essenze.

Se amate i profumi e i ricordi ad essi legati, se amate i paesaggi nordici aspri e selvaggi, non potrete fare a meno di conoscere Emmeline e il suo dono speciale, sono sicura che gli animi più romantici e spirituali ne saranno estasiati.

Unica raccomandazione, durante la lettura è d'obbligo accoccolarsi in poltrona, accendere un incenso alla cannella e lasciar vagare la mente nella scia aromatica.

Buona lettura,

Tania C.








domenica 6 dicembre 2020

Recensione di LA FELICITÀ SULLA PORTA DI CASA Jason F. Wrigt - Ed. Garzanti

 





LA FELICITÀ SULLA PORTA DI CASA

Jason F. Wright

Ed. Garzanti 

Prima edizione: novembre 2020

Genere Narrativa straniera

Traduzione: Vera Sarzano

Pag. 144

Copertina: Cartonato

€ 16,90 edizione cartacea


CONOSCIAMO L'AUTORE

Jason F Wright - foto Garzanti libri Emily Drew

 -

Jason F. Wright oltre ad essere un giornalista è anche uno scrittore di grande fama. Sempre presente nelle classifiche del <<New York Times>> e <<Wall Street Journall>>, scrive anche per <<The Washington Times>>, <<The Chicago Tribune>> e <<Forbes>>.

Vive nella Shenandoah Valley, in Virginia, insieme alla moglie e ai figli.


TRAMA


Una storia che ha portato la felicità nella vita di molte persone.

Il 25 dicembre Hope Jensen riceve un regalo inatteso: sulla soglia della porta di casa trova un barattolo pieno di monete, fasciato da un grande fiocco rosso.

Nessun biglietto o traccia del mittente, ma quel dono ha il potere di farla sorridere dopo tanto tempo. Per Hope è un Natale difficile, ha infatti perso da poco la donna che l’ha cresciuta come se fosse sua figlia.

Grazie al suo talento di giornalista, Hope, incredula,  scopre di non essere l’unica ad aver ricevuto il <<barattolo di Natale>> da parte di  un  anonimo benefattore. Le sue indagini la portano a scoprire una vera e propria gara di solidarietà  ispirata dalla gentilezza e dall’amore. Un gesto  piccolo, ma capace di cambiare  la vita alle persone  che hanno passato o stanno vivendo momenti di sofferenza.   

È per questo motivo che queste persone decidono di  ricambiare il pensiero continuando la catena del barattolo.

La missione di Hope è quella di scoprire le origini di quella tradizione che le ha fatto riscoprire il significato  e la magia delle luci di Natale in città, ritrovando lo spirito che aveva perduto.

Hope non sa dove la condurrà la sua ricerca, ma sa che il desiderio più bello è quello che non abbiamo ancora espresso.

Il caso editoriale che ha dato inizio al fenomeno dei barattoli di Natale, sempre più amato e diffuso, perché basta davvero poco per fare del bene e donare un po’ di felicità.

Quel piccolo gesto d’amore tornerà indietro, racchiuso in un barattolo di vetro o in altre mille forme, pronto a cambiarci la vita


IMPRESSIONI

Ringrazio di cuore Linda di Garzanti per avermi donato una copia de ''La felicità sulla porta di casa.'' Avevo sentito parlare di questo romanzo particolare, considerato il caso editoriale dell'anno, e la mia curiosità, unita al bisogno di cose belle e positive mi ha spinta a chiedere di poterlo recensire. L'ho letto subito, in pochissimo tempo, davanti alle lucine del mio albero di Natale, allestito già da fine novembre, in previsione di un piccolo intervento che mi impedirà l'uso della mano per circa due mesi. Chiedo quindi scusa se doveste trovare degli errori, scrivere con una sola mano non è facile per me abituata ad usare velocemente dieci dita.

Già dalla copertina il romanzo lascia trasparire la magia del Natale e i buoni sentimenti. Leggerlo è stata poi una rivelazione. Sono sincera, non avevo mai sentito parlare del ''barattolo di Natale''. Solo poco tempo fa, nella home di Facebook mi è capitato di vedere un post sulla ''Scatola di Natale'', da regalare a chi ne ha bisogno. Non contiene soldi ma generi di prima necessità. Il principio è il solito, un piccolo gesto d'amore che ci tornerà indietro in altre forme d'amore e un'immensa pace nel cuore e mai come in questo periodo ne abbiamo bisogno.

<< Non ho molto da darle, ma con il nuovo anno le offro la vita che suo padre non potrebbe mai donarle. E un  po' di speranza. >>

Hope è appena nata quando, il 31 dicembre, viene abbandonata dalla madre naturale sulla soglia del "Chuck's Chicken 'n' Biscuits'', un fast food dove Louise era solita pranzare. 

Insieme a quel piccolo fagottino Louise Jensen trova anche una lettera anonima scritta a mano dalla madre naturale. Nella lettera spiegava il triste motivo per il quale si trovava costretta ad abbandonare la piccolina. Un passato fatto di povertà e violenza da parte del marito verso di lei che l'amava dal primo momento in cui aveva  saputo di portarla in grembo. Proprio perché amava così tanto la sua bambina, fu costretta al gesto estremo di lasciarla sulla porta del fast food: solo così l'avrebbe protetta evitandole un futuro fatto di stenti e probabilmente di altra violenza.

Hope venne cresciuta da Louise, madre single e premurosa che la amò come se fosse la sua vera figlia e, proprio questo amore la spinse a rivelarle fin da subito il suo passato donandole la lettera della madre. 

Per Hope ogni compleanno, passato al "Chuck's Chicken 'n' Biscuits'', con la lettera della vera madre gelosamente custodita in tasca e l'amorevole Louise accanto, il desiderio era sempre lo stesso, quello di veder varcare la soglia dalla sua vera madre. 

Ed ogni volta un pizzico di delusione le pervadeva il cuore  vedendo che il suo desiderio non si era realizzato nemmeno quell'anno. Pazienza, avrebbe potuto riprovarci l'anno dopo. 

L'amore di Louise aiutò Hope a crescere fiduciosa e caparbia, spronandola a portare a termine gli studi e inseguire il suo sogno di diventare giornalista. 

Ogni successo lavorativo raggiunto era una grande gioia per Hope, ma anche per Louise, che preparava sempre un pranzo speciale   per festeggiare l'evento.

<< La vita mi ha portato via mia madre ... ma non può portarmi via le parole. >>

Un'ombra scura stava però per avvolgere madre e figlia nelle sue spire. A Louise venne diagnosticato un cancro alle ovaie e, per quanto fosse combattiva e amorevolmente curata da Hope, a Natale di ventinove anni dopo, venne presto il giorno dell'addio. 

Il mondo crollò addosso a Hope, il Natale con le sue luci perse improvvisamente significato. Era rimasta sola, le due donne che amava di più al mondo l'avevano lasciata.

Cominciò così a buttarsi nel lavoro, il suo scopo era quello di riuscire a pubblicare un articolo in prima pagina sul giornale per il quale lavorava, impegnando tutto il suo tempo e le sue risorse.

Il Natale dell'anno seguente alla morte di Louise. al rientro dal fast food dove era solita cenare per Natale, un'amara sorpresa l'attese nella sua casa, così vuota da quando era rimasta sola. I ladri le avevano fatto visita mettendo tutto a soqquadro e rubando poche cose ma di valore affettivo. 

<< Tutte quelle case, tutte quelle famiglie e ma, mai un furto? Non potevi lasciarmi almeno un pizzico di fortuna? >>

Mentre la polizia stava raccogliendo la denuncia di Hope, un poliziotto le fece notare un barattolo davanti alla porta. Il barattolo era anonimo, con un bel fiocco rosso e una scritta dipinta al centro che riportava la scritta ''Barattolo di Natale'' e pieno di soldi a formare una discreta somma. Ancora stupita per quello strano barattolo, Hope provò a chiedere ai vicini se per sbaglio l'avessero lasciato davanti al suo portone. 

Nessuno sembrava sapere nulla e la ragazza decise di tenerlo con sé, in fondo era appena stata derubata e quei soldi, anche se non interamente, le sarebbero serviti per sistemare ciò che i ladri avevano distrutto. Quel barattolo fu per Hope un motivo di speranza, forse il futuro non sarebbe stato poi così brutto se c'erano persone con il cuore talmente grande da donare soldi a sconosciuti in difficoltà.

Lo spirito investigativo da giornalista la indusse a fare ricerche su quel misterioso barattolo che era diventato un chiodo fisso. Avrebbe scoperto da dove proveniva e perché, in modo da scrivere l'articolo che le avrebbe assicurato la scalata al successo in redazione. 

Le ricerche portarono alla luce lettere inviate al giornale da  persone in difficoltà che nella continuità degli anni, a Natale ,avevano ricevuto il Barattolo di Natale pieno di soldi. Alcuni con cifre esigue, altri più cospicue, ma tutti con lo scopo di migliorare la loro vita.

Scrivere l'articolo diventò per Hope il suo scopo principale. Disposta a risalire all'autore di quel nobile gesto, decise di partire dagli autori delle lettere, intervistandoli e riuscendo a carpire due nomi preziosi: Lauren e Adam Maxwell, i probabili benefattori, inventori del Barattolo di Natale, insieme alla numerosa famiglia.

<< Adam Maxwell, abilissimo artigiano del legno e delle parole, si accinse a intessere il racconto che avrebbe cambiato per sempre il modo in cui Hope vedeva la propria vita. >>

Concentrata sul suo articolo scoop, Hope si preparò ad intervistare la famiglia Maxwell, fingendosi una studentessa impegnata nell'elaborazione di una tesina sui mestieri artigianali che stavano scomparendo. L'idea era perfetta, i Maxwell erano piccoli artigiani restauratori di mobili antichi o rotti e, a tempo perso anche costruttori di piccoli accessori di arredo per la casa. Avevano adibito il garage a piccola officina e si mantenevano coi numerosi restauri. 

Accolta da quella famiglia come una figlia, Hope, scoprì così che il Barattolo di Natale nacque il primo anno di matrimonio di Adam e Lauren con lo scopo di risparmiare per i regali di Natale. All'epoca erano giovani sposini, con pochi soldi, così decisero che da novembre di quell'anno gli spiccioli che rimanevano a fine giornata sarebbero andati tutti dentro al barattolo. A Natale li avrebbero usati per farsi un dono, simbolo del loro amore. L'idea ebbe successo e decisero che negli anni a venire avrebbero riempito lo stesso barattolo, anticipando il risparmio prima di qualche giorno sino a stabilire che il 26 dicembre avrebbero ricominciato.

Il tempo passò e i Maxwell furono allietati dalla nascita dei loro figli. 

La tradizione del Barattolo per i regali alla famiglia continuò fin quando un giorno di trenta anni prima Hannah la figlia maggiore , ancora piccola, fuori dal centro commerciale in cui avrebbero dovuto acquistare i regali per la famiglia, decise di donare il Barattolo di Natale, lo stesso che ogni anno riempivano con amore, ad una donna seduta sul marciapiede che stringeva in mano una lettera con aria affranta e le lacrime agli occhi. 

La donna ringraziò la bambina, rifiutando la gentilezza, ma la tenacia della piccola la convinse ad accettare quella piccola, immensa, somma che di sicuro le sarebbe stata di grande aiuto.

Sul principio i genitori sembrarono contrariati dal gesto della bambina, ma la videro talmente convinta che quella donna infelice  avesse realmente bisogno di quel denaro che non poterono fare altro che accettare di buon grado, decidendo che avrebbero ripetuto quel gesto d'amore ogni anno a Natale...

Il nobile gesto dei Maxwell da quel giorno diventò tradizione, diffondendosi tra la gente beneficiata che ricambiò spargendo i Barattoli d'amore in tutta la città.

Finché un giorno, sulla porta di casa Maxwell, trovarono il loro primo barattolo pieno di soldi...

Questa è la magia di Natale racchiusa tra le pagine de La felicità sulla porta di casa. 

Un romanzo che mi ha commosso e fatta sentire ancora più fortunata di quanto già non la sia. 

Molto spesso diamo per scontato il regalo più grande che riceviamo giorno dopo giorno: l'amore della nostra famiglia e l'affetto delle persone a noi care, dando troppa importanza all'apparenza dei beni materiali.

La lettura semplice, scorrevole e coinvolgente ci porta a riflettere e ritrovare il senso del Natale che, in anni di consumismo e materialismo sfrenato, sembra essersi sopito. 

Se cercate un dono da mettere sotto l'albero per una persona cara o un lettore alla ricerca di una trama originale, questo è sicuramente il libro che fa al vostro caso. Chissà che non possa essere da spunto per continuare la tradizione dei Maxwell.

Augurandovi una piacevole lettura, davanti al vostro albero acceso, vi invito a seguirmi per altre nuove recensioni a tema natalizio.

Stay tuned,

Tania C.








martedì 20 ottobre 2020

Recensione NELLE PROFONDITÀ DEL LAGO di S.K. Tremayne Ed. Garzanti

NELLE PROFONDITÀ DEL LAGO




S.K. Tremayne

Ed. Garzanti

Uscita 15 ottobre 2020

Pag.336

Collana Narrativa straniera

Serie Novità in Libreria

Traduzione Claudia Marseguerra

€ 17,90 Cartonato

Ebook disponibile


CONOSCIAMO L'AUTORE

S.K. Tremayne . foto dal sito https://sktremayne.com/about/

S.k. Tremayne nasce nel Devon ma vive insieme alle due figlie a Londra. 

Scrive per giornali e riviste internazionali.

Tra le sue opere il thriller pubblicato da Garzanti nel 2015 La gemella silenziosa, suo romanzo d'esordio che ha ricevuto i favori del pubblico e della critica. Sull'onda del successo dell' sfavillante esordio, nel 2016 sempre per Garzanti pubblica Il bambino bugiardo, thriller psicologico che ne consacra il successo.

Il 15 ottobre 2020, per Garzanti, esce la sua nuova fatica, Nelle profondità del lago, un thriller psicologico che lascia col fiato sospeso sino alla fine. 

TRAMA


Kath, si risveglia in ospedale in una glaciale giornata d’inverno. È miracolosamente scampata ad un orribile incidente del quale non ricorda nulla. Lei vuole solo tornare a casa dal marito Adam e dalla figlia Lyla, le persone che più ama al mondo. Una volta tornata nella sua casa immersa nel silenzio della brughiera del Dartmoor, nulla è più come prima dell’incidente. La tranquillità del passato è scomparsa. Adam è distaccato e sfuggente, chiunque la conosca continua a ripeterle che il suo non è stato un incidente ma un tentato suicidio.
Per Kath è impossibile crederci: non avrebbe mai potuto abbandonare la figlia, così dipendente dal suo affetto e dalle sue cure. Ma anche Lyla sembra essere cambiata, è diventata indecifrabile e continua a chiederle “perché lo hai fatto mamma, non mi vuoi più bene?”, continuando a ripetere di vedere la sagoma di uomo nella brughiera che le sta osservando ed è identico ad Adam.
Kat inizia così a dubitare di tutto e tutti, anche di sé stessa, in balia di una memoria che continua a confondere i suoi ricordi e a tradirla. Ma la donna sa bene che non deve lasciarsi sopraffare dalla paura e deve combattere per trovare la verità su quello che é realmente accaduto la notte del suo incidente.
È l’unico modo per uscire dall’incubo che ha risucchiato la sua vita senza che lei ne fosse consapevole.
S.K. Treyman grazie a La gemella silenziosa e Il bambino bugiardo è diventato un fenomeno internazionale. I suoi romanzi, grazie ad un portentoso passaparola hanno scalato le classifiche più importanti e sono stati tradotti con alta percentuale di gradimento in tutto il mondo.
Col suo nuovo romanzo, inquietante e suggestivo, attraverso mezze verità e sorprendenti colpi di scena, l’autore fa crollare qualsiasi certezza convincendoci che, certe volte, è meglio non fidarsi di nessuno.
Nemmeno di noi stessi.

 



 

IMPRESSIONI

Qualche giorno fa, grazie a Linda di Garzanti, che ringrazio per la copia inviatami, ho avuto l'opportunità di leggere l'ultimo romanzo, di quello che è diventato uno dei miei autori stranieri preferiti: S.K. Tremayne. 

Dopo essersi confermato nel firmamento dei maggiori autori internazionali con La gemella silenziosa e Il bambino bugiardo, il 15 ottobre 2020 esce Nelle profondità del lago, un thriller psicologico con interessanti velature horror. 

L'ho letto in una notte, rapita dall'atmosfera suggestiva che traspira da ogni pagina, complice un tempo freddo e incerto e la luce tremolante del mio e-reader. Incollata alle pagine quasi fino all'alba, trattenendo il respiro capitolo dopo capitolo, ad alta tensione.

Mai avrei pensato mi potesse coinvolgere così tanto da sentire il vento della brughiera  sulla pelle e il crepitio dei fuochi programmati del Dartmor a riscaldarmi dopo qualche colpo di scena.

Mai avrei pensato che un romanzo del genere potesse trattare un argomento come l'autismo in maniera tanto profonda e delicata. 

Veramente curato e approfondito sotto ogni aspetto, questo nuova opera di Tremayne,  mi ha piacevolmente sorpresa.

Il romanzo è suddiviso in capitoli, alternati dalla narrazione in prima persona dalla voce di Kath e dell'autore, legati dall'avvicendarsi dei ricordi frastagliati riemersi dalla memoria della donna, all'isolamento sempre più serrato di Lyla e alle bugie del fratello Dan e di Adam.

Un linguaggio semplice e scorrevole, dialoghi brevi e intensi, intervallati da accurate e suggestive descrizioni paesaggistiche e da piccoli brividi lungo la schiena, fanno si che le 336 pagine scorrano via veloci arrivando  con nostalgia ai ringraziamenti finali.

<<Sono sopravvissuta a un incidente potenzialmente mortale e sono decisa a elencare le mie benedizioni, come fossi una bimba che conta sulle dita.>>

Kath è una giovane madre e moglie, reduce da un brutto incidente che l'ha fatta finire con l'auto nel lago Burrator  dal quale ne è uscita salva ma con un lieve trauma cranico che le ha comportato un'amnesia temporanea. 

All'apparenza felice, Kath vive in affitto in un cottage isolato nel mezzo della splendida brughiera del Dartmor.

La scelta di vivere isolati in mezzo alla natura è in parte dovuta al fatto che la madre di Kath,  morta di cancro, nella follia degli ultimi giorni di vita lasciò la casa e tutti i suoi averi più importanti a Dan, il figlio prediletto e a Kath solo inquietanti statuette e bamboline rituali provenienti dai suoi viaggi in paesi mistici. 

Adam, il marito ha speso tutto ciò che aveva per pagarsi le cure di una lunga malattia ma, essendo un ranger, come tale, deve vivere in brughiera, così la famiglia ha dovuto ripiegare su quel piccolo e accogliente cottage in mezzo ai boschi, l'unico alla loro portata finanziaria. Ma c'è un motivo ben più importante che ha costretto la famiglia ad isolarsi in mezzo ai lunghi inverni di gelo e nebbia: Lyla.

<< Non vuoi che passi il tempo a mettere in fila gli uccelli morti? Mi stai dicendo che non è un comportamento appropriato?>>

La loro amata figlia di nove anni, bellissima con quegli occhi azzurri e i folti capelli scuri del padre e dalla delicata pelle diafana, è una bambina che soffre di un autismo ancora non diagnosticato per scelta dei genitori, soprattutto di Adam, ma identificato come Asperger. 

È una bambina speciale, che ama la natura tanto da viverla sulla pelle, ama le leggende che ruotano attorno alla brughiera e ama anche la solitudine nella quale i coetanei l'hanno confinata, additandola come la bambina  ''strana che fa versi strani come le scimmie''. 

I suoi migliori amici sono i suoi cani, i suoi angeli custodi che la seguono in ogni sua escursione nella brughiera e vegliano il suo sonno.

Lyla è anche molto sensibile e, ogni emozione forte, la manifesta con una gestualità delle mani molto marcata, simile al battito d'ali di un uccello, un movimento definito ''stimming''. 

L'anomala manifestazione delle sue emozioni non fa altro che isolarla e chiuderla sempre più in se stessa,, nel suo mondo fatto di lunghe passeggiate nella brughiera alla ricerca di insetti rari o fiori particolari.

Dopo l'incidente di Kath, la piccola Lyla sembra essere peggiorata, ancor più chiusa in se stessa, passando intere giornate a disegnare strani simboli satanistici con uccelli morti a causa del gelo della brughiera. 

Dove avrà visto e quei simboli così inquietanti? E perché continua a cantare la canzoncina su una morte prossima, associata al suicidio di Kitty Jay, la giovane suicidatasi molti anni prima, dopo aver scoperto una gravidanza inattesa. 

Sul principio Adam e Kath sembrano non preoccuparsi più di tanto, ma quando la bambina comincia a chiedere alla madre il perché quella notte si è gettata nel lago, la madre comincia a preoccuparsi. 

Il suo è stato un incidente, lei non si è gettata nel lago. Perché sua figlia ha questa idea in testa? Perché crede che lei, sua madre, non la ami più e soprattutto perché ha cominciato ad avere un atteggiamento ostile verso il padre che la ama più della sua stessa vita?

Kath, su insistenza del marito che le chiede di farsi aiutare per conoscere finalmente cosa veramente accadde la notte maledetta, viene a sapere dalla cognata Tessa,  psicologa, che la notte dell'incidente, in realtà lei ha tentato di uccidersi gettandosi con l'auto nel lago. 

Nessuno riusciva ancora a spiegarsi il perché e questo aveva infierito non poco sull'emotività fragile di Lyla.

Da quel momento per Kath inizia un calvario ancora più doloroso dell'incidente. Lei non è pazza come vogliono farle credere. È vero, sua madre era una donna molto eccentrica, amante della stregoneria e delle antiche leggende sulla brughiera, faceva uso di stupefacenti e alcol,  amava sedurre gli uomini,  ma lei non è sua madre e mai si sarebbe suicidata, a meno che non fosse stata costretta da qualcosa o qualcuno. E non avrebbe, per nessuna ragione dipendente dalla sua volontà, lasciato sola Lyla. 

Anche Adam, nel frattempo,  iniziò a tenere  un atteggiamento strano, schivo, ambiguo e Lyla, pur amando il padre, accortasi del cambiamento, sembrava essergli ostile, quasi covasse del rancore.

Sempre più spesso raccontava di vedere un uomo identico al padre, anzi era proprio lui, che osservava lei e la madre, nascosto nella nebbia della brughiera o nel buio, dietro le finestre di casa. Succedeva sempre quando Adam diceva di essere al suo lavoro, tra i tor e i menhir del Dartmor. 

Brughiera del Dartmor e in lontananza il Tor. Foto dal web

L'accurata e dettagliata descrizione dei luoghi e dell'atmosfera sono talmente realistici che, mentre stavo leggendo, mi sembrava di sentire l'umidità della nebbia entrarmi nelle ossa mente calava la cappa scura della notte. Tremayne ha ricreato un'atmosfera perfetta, talmente palpabile al punto di farmi sentire i brividi scaturiti dalla tensione ad ogni capitolo. 

È stato facile immedesimarsi nel dolore e nelle paure di Kath, nella sofferenza di Lyla, quasi una forza magnetica mi avesse risucchiata lungo ad ''Hobajob'', la foresta dei pony selvatici dove Lyla amava trascorrere le sue giornate.

Pony Dartmor - foto dal web -

Con l'aggravarsi dei sintomi dell'Asperger, che spinge la figlia ad isolarsi nel suo mutismo e ad odiare il padre e con le accuse da parte del marito sul suo tentato suicidio, Kath è sempre più decisa a far luce su quanto avvenne quella notte.


Lago Burrator

Kath inizia così a far luce nel buio della sua amnesia grazie all'aiuto di Tessa, la quale, con delle tecniche psicologiche mirate, riuscirà a far aprire qualche piccola fessura tra i suoi ricordi confusi.

<< Una brezza gelida increspa le acque di Burrator, sollevando le pieghe nere che vanno ad infrangersi contro i mattoni. Poi si attenua e la calma immobile ritorna. Come se il mondo stesse aspettando che io sistemi le cose.>>

Ma per Kath ricordare significa anche fare nuove scoperte che potrebbero compromettere la vita di altre persone. Come quella di suo fratello Dan, il primo ad essere accorso da lei dopo l'incidente. 

C'è però qualcosa che non torna. 

Lei quella notte stava scappando da Dan ed aveva paura. 

Lui sta mentendo a tutti, ne è sicura, ma non riesce a ricordare perché.

E anche Adam mente quando dice di non essere lui a spiarle. A rischio di distruggere il matrimonio Kath vuole la verità,  perché Lyla lo ha visto nascosto tra la nebbia davanti a casa, lo ha visto il giorno che erano andate a Hobajob ed avevano fatto quella macabra scoperta e lo ha visto anche la notte in cui lei aveva tentato il suicidio. 

Erano insieme macchina e le stava urlando contro. Suo padre stava facendo qualcosa di brutto a sua madre, qualcosa che poi l'ha spinta a buttarsi nelle acque gelide del Burrator per lasciarla per sempre orfana. E una notte, dopo essere scomparsa misteriosamente per poi essere ritrovata nella brughiera, vicino ai menir addormentata e protetta dai pony selvatici, Lyla lo caccia.



Menir nella brughiera di Dartmor - foto Wikipedia -

Non lo voleva più con loro in casa, doveva andarsene, perché lei  aveva paura di suo padre pur amandolo ancora tanto. 

Per Adam non resta che allontanarsi, pur continuando a vegliare da lontano sulla sua famiglia diventata così ostile. Ama ancora Kath, ma la odia anche per quello che ha fatto col suo tentato suicidio, allontanando da lui la sua adorata figlia. 

Sa anche che probabilmente Kath non è pazza, ma ultimamente  si comporta in modo strano, affermando di aver visto la madre morta da tempo, le cui ceneri sono state sparse sulla tomba di Kitty Jay, alla fermata dell'autobus e di averne sentito la voce in chiesa, davanti alla vetrata dell' "Uomo verde". 

Ma sa anche che lui stesso ha un segreto terribile che non può confessare.

Cosa sta succedendo a Kath, sono veramente le conseguenze del trauma cranico che ha avuto la notte dell'incidente a farle vedere e sentire il fantasma della madre o sta impazzendo? 

Era veramente Adam l'uomo che Lyla ha visto spiarle dalla brughiera e che quella maledetta notte era in auto con lei?  L'ha veramente violentata prima di spingerla a suicidarsi? Perché aveva paura di Dan tanto da scappare via e perché il fratello ha mentito? Che tipo di relazione c'era tra la suicida Kitty Jane e sua madre?

Troppe domande alle quali dare una risposta ragionevole e Kath non si fida più, la sua memoria fa ancora troppa acqua, non può fidarsi nemmeno  di Tessa che sta lottando per il suo matrimonio in crisi a causa delle bugie di Dan.

Solo Lyla sempre rinchiusa nel suo mondo, sembra essere sicura di ciò che ha visto e Kath sa che la figlia non mente. Se vuole scoprire la verità deve fidarsi di Lyla... 

Come ogni thriller che si rispetta, cari lettori, lascio a voi scoprire cosa succederà a Kath e alla sua famiglia. Vi assicuro che sarà un viaggio carico di adrenalina e ricco di colpi di scena che nessuno potrebbe mai immaginare.

Il mio consiglio è di correre in libreria o scaricare dall'apposito store una copia di Nelle profondità del lago e immergervi insieme a Kath e Lyla nella fitta nebbia della brughiera per sciogliere il mistero che aleggia sul lago Burrator.

Se amate il brivido e le atmosfere suggestive, è il romanzo che fa per voi, soprattutto adesso che sta arrivando Halloween.

Sperando di avervi incuriosito, vi lascio in compagnia di Kath e Lyla.

Buona lettura,

Tania C.










 

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