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mercoledì 30 agosto 2023

Recensione LA CENTENARIA CON LA PISTOLA di Benoît Philippon - Ed. Ponte Alle Grazie -

 




LA CENTENARIA CON LA PISTOLA 

Benoît Philippon

Ed. Ponte Alle Grazie

GENERE: Narrativa straniera

COLLANA: SCRITTORI

ANNO DI USCITA: 2023

PAGINE: 384

TRADUZIONE:  Rossella Monaco, Letizia Fusini

PREZZO: € 18.90 

Formato digitale presenti in tutti gli store on line


CONOSCIAMO L'AUTORE


Benoît Philippon (1976), cresciuto tra Costa d’Avorio, Antille, Canada e Francia, è scrittore, sceneggiatore e regista. 

La centenaria con la pistola, suo secondo romanzo, l’ha imposto

come uno dei migliori autori di polar francesi.




TRAMA


Centodue anni, ribelle, serial killer.

Massiccio Centrale francese, in un piccolo e sperduto villaggio. È l’alba e la calma del villaggio è lacerata da alcuni spari. Un’anziana nonnina ha imbracciato la doppietta facendo fuoco sul il vicino di casa e contro i poliziotti sopraggiunti. 

È con aria allibita e perplessa che l’ispettore André Ventura incontra la centoduenne Berthe Gavignol, ancora arzilla, mira impeccabile e cinque volte vedova.

Durante l’interrogatorio che ne  consegue, l’ispettore e il lettore avranno modo di conoscere la vivace vecchietta dalla lingua tagliente e dal grilletto facile, spronata  a riesumare gli episodi più importanti della sua lunga vita e della sua carriera da criminale di prima qualità. 

La domanda che ricorre più spesso durante la lettura è chi è stata davvero Berthe: una serial killer spietata, una sorta di Barbablù al femminile o una donna libera, una femminista ante litteram, capace di conquistarsi l’emancipazione impugnando una calibro 22 di fattura tedesca? 

La certezza è che Philippon ha dato vita e voce a un personaggio memorabile,  riuscendo a creare un giallo unico, che avvince il lettore dalla prima all’ultima pagina, fa molto ridere, commuove a volte e dà anche parecchio da riflettere.


IMPRESSIONI


Amici della Valigia buongiorno e ben ritrovati dopo una lunga pausa estiva. 

Prima di ricevere la proposta di recensione de La Centenaria con la pistola dai Ragazzi di Ponte Alle Grazie, mi ero lasciata ispirare da quello che viene definito "consiglio non richiesto" da uno dei miei autori preferiti, italo-francese e consumato consigliere di noir.

Una trama seducente, ammiccante e irriverente: solo questo basta a convincere il lettore più reticente.

Poi è arrivata la proposta di Matteo e Alice: come tirarsi indietro? Già pregustavo la lettura comodamente spiaggiata sotto l'ombrellone e accarezzata dalla brezza marina.

Accettata al volo la proposta dei ragazzi, che ringrazio per la copia cartacea che mi hanno celermente inviato, non vedevo l'ora di conoscere la simpatica nonnina centenaria che se ne andava in giro ad impallinare gente come fosse una sorta di tiro al bersaglio del Luna Park.

Fin da subito l'ironia pungente e dissacrante di Philippon catturò la mia completa attenzione e fiducia, mista a qualche sguardo stranito dei vicini di ombrellone che, vedendomi ridere con le lacrime agli occhi e le convulsioni da attacco di risata ingestibile, non sapevano se tirarmi una secchiata di acqua gelata o chiamare direttamente i soccorsi per farmi riprendere fiato.

Il primo incontro con Berthe fu folgorante: capii subito che sarebbe nato un lungo e grande "amore al primo capitolo" con Philippon. 

Sopravvissuta a due guerre, la vita di Berthe Gavignol comincia nel 1914 con un lungo racconto che ci porta alla tragicomicità della sua ultima bravata, nel 2012.

Geniale, irriverente, beffarda e spesso irritante, con buona padronanza di parola e maneggio delle armi, la simpatica centoduenne entrò subito nel mio cuore presentandosi come colei che aveva appena impallinato,  aprendo una voragine a suon di colpi di doppietta, le sacre terga del vicino di casa.


"Bam! Bam! 

Berthe ricarica il fucile. 

Le tremano le mani. Quante emozioni per una vecchia di centodue anni."


Berthe è una risoluta vedova (con esperienza) di centodue anni, costretta a lottare sin da piccola contro le avversità della vita. 

Cinque mariti, alcuni cani e gatti, una collezione di omicidi alle spalle e svariati scheletri, non nell'armadio ma sepolti in cantina. 

Un curriculum da serial killer che avrebbe fatto impallidire Leonarda Cianciulli proprio per la disinvolta naturalezza di Berthe nel compierli e occultarli.

Cresciuta tra le aride colline del Massiccio centrale francese, Berthe passava le sue giornate osservando la nonna alcolizzata produrre, di contrabbando, acquavite "bruciabudella"  nella cantina di casa. 

La nonna aveva tutto ciò che serviva al caso: alambicco, botticelle e una grande cantina polverosa dal pavimento di terra battuta, dove poter nascondere quell'attività poco etica.

La sua famiglia era sempre stata ai margini della società per le maniere poco ortodosse praticate nell'approccio con i vicini di casa.

Berthe perse la madre in tenera età e fu costretta a crescere con la nonna, in fretta, quasi in solitudine, emarginata dagli altri bambini e dagli adulti che non vedevano di buon occhio quella nonna dalle maniere spicce e poco socievoli.

Non ancora adolescente, ma già molto procace nelle forme, la piccola  scoprì la sensualità del proprio corpo e capì subito che nella vita, quelle forme generose, avrebbero potuto tornarle molto utili.

Si approcciò al mondo della sessualità senza tabù, con curiosità e voglia di capire come ottenere ciò che desiderava dagli uomini, senza tanti giri di parole.

Ogni medaglia ha il suo rovescio e, nonostante la sua procacità attirasse sguardi e favori di ogni uomo, la giovane si ritrovò, suo malgrado, a conoscere il lato nascosto della propria sensualità. Un lato fatto di abusi, violenze e sfruttamento.

Il primo marito, padrone dell'emporio del paese, cadde nella sua seducente rete  durante una calda giornata estiva, mentre la ragazza stava riparando il tetto di casa, senza lasciare troppo all'immaginazione ciò che si celava sotto i suoi miseri e logori abiti.

All'uomo non sembrò vero che tanta grazia si fosse così generosamente offerta ai suoi occhi e, dopo un capitombolo che gli costò qualche costola, la chiese in moglie, col benestare della donna.

La giovane reagì positivamente alla richiesta dell'uomo per l'impellente bisogno di procurare le cure necessarie alla nonna ormai anziana e malata e poter finalmente riparare quella vecchia dimora che stava andando in rovina. 

Il matrimonio con Lucien non poté capitare in un momento migliore e di sicuro avrebbe portato medicine, buon cibo e calore durante i lunghi e freddi inverni.

Ben presto però, la vita coniugale lasciò cadere la maschera dorata dei primi giorni rivelando il lato oscuro  di Lucien. Smessi i panni dell'uomo innamorato, col passare del tempo  diventò ogni giorno sempre più prepotente e intollerante verso nonna Nana, ormai in fin di vita. 

Non passava giorno che non le augurasse di morire, attizzando il livore e l'odio di Berthe, che per il benessere della nonna era disposta a tutto, anche a subire abusi ma soprattutto a sporcarsi le mani.

Le mani se le sporcò, senza pensarci troppo su. 

Stanca di dover sopportare le violenze di Lucien e i suoi continui rimbrotti contro la nonna morente, la donna si ritrovò, una notte, a scavare una buca in cantina, tra le botti di acquavite, dove poter nascondere il cadavere di quel despota buono a nulla, ormai utile solo grazie al rigor mortis.


" E dunque ha accolto le forze di polizia dicendo: - 'Potevate pulirvi le scarpe prima di entrare!' -

Embè? Già è poco cortese arrestare una vecchina alle prime luci dell'alba, ma entrare in casa con gli scarponi sudici... i vostri soldati mancano davvero di buone maniere."


Berthe  è una donna che ha fatto delle difficoltà che la vita le ha posto lungo il cammino i suoi punti di forza. 

Scaltra e sopraffina è stata capace di rivoltate situazioni perse a suo favore, da brava manipolatrice.

Carattere aspro come le more selvatiche ancora acerbe, forte come le canne che si piegano al vento senza spezzarsi, l'ultima parola è sempre la sua, diretta, dissacrante, mordace, ma con un lato nascosto, sensibile e delicato come le rose di rovo. 

Sarà proprio quella sensibilità che le farà provare sentimenti forti e veri verso un uomo, l'unico che aveva saputo leggere le sue fragilità celate nei suoi occhi. 

L'unico che non si era mai approfittato della sua disponibilità e del suo corpo. 

Luther, l'unico che abbia mai amato veramente ricambiando i suoi sentimenti sinceri e profondi. 

Come ogni amore leggendario che si rispetti, anche la storia di Berthe e Luther, finì troppo presto tra le insidiose spire vendicative del destino, sepolta da qualche badilata di terra.

Un dolore immenso, implacabile, fece da innesco e miccia al rancore di Berthe. 

Stanca di essere continuamente umiliata, sbeffeggiata, stanca di dover combattere contro i pregiudizi di una società maschilista e chiusa, che vedeva la donna procace ed emancipata come un oggetto sessuale, la vita di Berthe diventò un continuo evolversi di omicidi per legittima difesa, per istinto di sopravvivenza. 


" ... immaginarsi questa vecchietta chiusa in una cella, dopo tutto quello che ha passato, sembra disumano. ' Questa donna ha sofferto abbastanza, no? La legge non potrebbe chiudere un occhio? Per una volta? E... comprendere?' "


La sua cantina si trasformò in un'improvvisata ecatombe di uomini malvagi e violenti, fino ad arrivare al 2012 quando, alla tenera età di 102 anni,  verrà arrestata per tentato omicidio, scoprendo il Vaso di Pandora del suo travagliato passato da serial killer provetta.

Ma chi è in realtà Berthe Gavignol, anni 102, ipovedente, all'occorrenza ipoudente e abile cecchina? 

Come si può non amare questa dolce e tenera nonnina che tutti vorremmo avere come paladina delle ingiustizie subite?

Mai come in questo periodo, questa lettura ci porta a riflettere, purtroppo, su un tema di grande attualità: il femminicidio dilagante, lo stupro, l'omicidio e la legittima difesa.

Berthe è un personaggio di fantasia che però rispecchia la realtà di molte donne sole vissute dalle due guerre ai giorni nostri. 

Donne di tutto il mondo, senza diritti, solo doveri da compiere, da sempre considerate macchine da lavoro, incubatrici e oggetti sessuali per compiacere l'ego maschile, che hanno dovuto crearsi il loro posto nel mondo con le unghie e coi denti, anche sporcandosi le mani. 

Oggi, nonostante l'emancipazione raggiunta, i tempi sembrano essersi fermati a quegli anni. Troppa violenza, troppi abusi senza possibilità di difesa.

Solo perché si è donne e si indossa un reggiseno, secondo la logica malata del branco famelico, bisogna sottomettersi alle sevizie maschili, alla violenza gratuita, alla mancanza di rispetto e all'umiliazione del dopo. 

Cosa non ha funzionato nel tempo, cosa non ha capito la "bestia umana"?

Leggendo questo romanzo sicuramente approfondimenti e risposte verranno a galla.


"Lei si dimentica di aver sparato più volte al suo vicino, de Gore. Tra gli altri, due colpi alla schiena."

"Mi è scivolato il dito."

"Non sono sicuro che questa scusa terrà davanti al giudice..."

"Miravo al culo".

"È sicura di aver preso bene la mira?"


L'ironia incalzante aiuta a rendere la lettura scorrevole e piacevole,  la soddisfazione più grande arriverà sempre dai gesti e dalle risposte taglienti della Centenaria con la pistola, la dolce vecchietta che avrà sempre l'ultima parola...

Consiglio col cuore questo romanzo, vi aiuterà a passare qualche ora in piacevole compagnia, senza risentire troppo della fine dell'estate e della bella stagione: sarà la carica giusta per affrontare le nuove giornate lavorative.

Una sferzata di aria fresca e frizzantina vi accompagnerà fino alla fine facendovi quasi rimpiangere di esservi giunti troppo presto, visto che il romanzo è autoconclusivo. 

Mi piace però pensare, vista l'imprevedibilità di Berthe, che abbia ancora qualche pallottola in canna. 

Chissà che Philippon non voglia stupirci prima o poi...

Ringrazio i ragazzi di Ponte alle Grazie per la copia inviatami e vi auguro buona lettura.

Tania C.




  • Centodue anni, ribelle, serial killer.

    Un piccolo villaggio nel Massiccio Centrale francese. L’alba. Risuonano degli spari. Un’anziana signora ha imbracciato la doppietta e si è messa a far fuoco contro il vicino di casa, poi contro i poliziotti sopraggiunti. È così che l’ispettore André Ventura incontra la centoduenne Berthe Gavignol, cinque volte vedova, ancora piuttosto arzilla e ancora dotata di buona mira. Nell’interrogatorio che segue, l’ispettore e il lettore impareranno a conoscere la vivace vecchietta dalla lingua affilata e dal grilletto facile, indotta a ripercorrere gli episodi principali della sua lunga vita e della sua carriera criminale. Chi è stata davvero Berthe: una serial killer, una sorta di Barbablù al femminile o una donna libera, una femminista ante litteram, capace di conquistarsi l’emancipazione a colpi di pistola? Di certo è un personaggio memorabile; e Benoît Philippon, dandole voce, è riuscito a creare un giallo unico, che avvince il lettore dalla prima all’ultima pagina, fa molto ridere, commuove a volte e dà anche parecchio da riflettere.fGENERE
    : Narrativa straniera
  • COLLANA: SCRITTORI
  • PAGINE: 384
  • PREZZO: 18.90 €


  • GENERE: Narrativa straniera
  • COLLANA: SCRITTORI
  • PAGINE: 384
  • PREZZO: 18.90 €
  • GENERE: Narrativa straniera
  • COLLANA: SCRITTORI
  • PAGINE: 384
  • PREZZO: 18.90 €
  • GENERE: Narrativa straniera
  • COLLANA: SCRITTORI
  • PAGINE: 384
  • PREZZO: 18.90 €

martedì 2 febbraio 2021

Recensione di IO SONO L'ABISSO di Donato Carrisi - Ed. LONGANESI -

 



IO SONO L'ABISSO

Donato Carrisi

Ed. Longanesi

Anno di pubblicazione 2020

Formato Cartonato

Pag. 384

Temi Maestri del thriller

Genere Thriller 

€ 22,00

Ebook disponibile in tutti i principali store online


CONOSCIAMO L'AUTORE

Donato Carrisi - foto dal sito  https://www.longanesi.it/autori/donato-carrisi/ -

Donato Carrisi nasce a Martina Franca nel 1973 e vive fra Roma e Milano. Dopo aver conseguito una laurea in giurisprudenza, si è specializzato in criminologia e scienza del comportamento.

Oltre ad essere scrittore è anche regista e sceneggiatore di serie televisive e per il cinema, sua la firma di molti articoli per il  Corriere della Sera. Tra i suoi romanzi, bestseller internazionali pubblicati da Longanesi, spiccano Il suggeritore, Il tribunale delle anime, La donna dei fiori di carta, L’ipotesi del male, Il cacciatore del buio, La ragazza nella nebbia – dal quale ha tratto il film omonimo con cui ha vinto il David di Donatello per il miglior regista esordiente –, Il maestro delle ombre, L’uomo del labirinto – da cui ha tratto il film omonimo – , Il gioco del suggeritore e La casa delle voci.

Ha vinto prestigiosi premi in Italia e all’estero come il  Prix Polar e il Prix Livre de Poche in Francia e il Premio Bancarella in Italia.

Tradotti in più di 30 lingue,  tutti i suoi romanzi  hanno venduto milioni di copie.

TRAMA

Le cinque meno dieci in punto. All’orizzonte il lago è una lunga linea di grafite, nera e argento. L’uomo che pulisce sta per iniziare una giornata scandita dalla raccolta della spazzatura. Gli piace il suo lavoro, sa che è necessario. E sa che proprio tra i rifiuti che le persone buttano via si celano i più oscuri segreti.

Lui sa bene come interpretarli e come usarli. Lo sa perché anche lui nasconde un segreto.

L’uomo che pulisce vive al ritmo di una routine ormai consolidata, con l’eccezione di sporadiche ma memorabili serate speciali.

Quello che ignora è che nel giro di poche ore la sua vita precisa sarà rivoltata dall’incontro con la ragazzina col ciuffo viola. Nonostante abbia scelto di essere invisibile, un’ombra appena percepibile ai margini del mondo, si troverà coinvolto nella realtà inconfessabile della ragazzina. Il gioco non c’è solo il rischio che qualcuno scopra chi è o cosa fa realmente.

Sin dalla più tenera età il vero rischio è sempre stato quello di contrariare l’uomo che si nasconde dietro la porta verde.

Ma c’è un’altra cosa che l’uomo che pulisce ignora: là fuori qualcuno lo sta cercando. La cacciatrice di mosche è determinata non vuole fallire nella sua missione: fermare la violenza, salvare il maggior numero possibile di donne. Niente può impedirglielo: né la sua pessima forma fisica, né l’oscura fama che la accompagna.

Quando dal fondo del lago emerge una traccia, la cacciatrice sa che è un messaggio che solo lei può capire. C’è solo una cosa che può, anzi, deve fare: stanare l’ombra invisibile che si trova al centro dell’abisso.


IMPRESSIONI



Donato Carrisi. 

Credo che nemmeno Don Abbondio abbia problemi a ricordare chi sia ''costui''. Una delle penne più brillanti e prolifiche della narrativa thriller/noir italiana. Un giovane autore che nel giro di poco tempo è riuscito ad arrivare alla regia delle sue stesse pubblicazioni riscuotendo grande successo.

Devo confessare che non avevo mai letto nessuno dei suoi romanzi, quasi ''snobbandolo''.

All'uscita di Io sono l'abisso ho trovato la scheda di presentazione del romanzo e, leggendo la trama, mi sono incuriosita. Un bel thriller contorto dall'aria nebbiosa e lacustre! Dovevo dargli una possibilità, così grazie alla disponibilità di Elisa di Longanesi, che ringrazio, ho ricevuto subito una bella copia digitale. 

<< La sua presenza passava inosservata come quella di uno scarafaggio in una festa danzante. >>

Il romanzo in cui i protagonisti principali sono  il male e l'acqua come simbolo del male stesso, si apre con una cartolina di un paesaggio lacustre del Comasco, dove '' l'uomo che pulisce '' svolge con cura maniacale il suo lavoro di ''spazzino''. 

Ama il suo lavoro, lo fa con passione, con la stessa passione che impegna un cercatore d'oro col metal detector in una zona  archeologica. 

Per lui i rifiuti sono una fonte di ricchezza. Non esiste psicologo migliore al mondo dei  rifiuti di una persona: parlano, raccontano e svelano i segreti più intestini di ognuno di noi. 

Svolge il suo lavoro nell'ombra, anche di se stesso. Non ha un nome, non ha un volto vero e proprio pur essendo riconoscibile nel suo anonimato. Non ha una vita virtuale, nemmeno un cellulare. Un uomo ombra cresciuto nella culla del male, impersonato dalla madre che non lo ha mai amato, che lo ha sempre sbeffeggiato chiamandolo mostro grasso, deridendolo e prendendosi gioco di lui, al punto da disfarsene cercando di farlo affogare in una piscina lutulenta, dopo avergli regalato bellissimi braccioli arancioni: bucati!

L'uomo che pulisce non dimentica il male e le umiliazioni subite, ne porta ancora i segni addosso, aggiungendo nuove ''medaglie'' ogni volta che commette un errore, anche microscopico.  Con l'idea fissa ben elaborata di vendetta, passa i suoi giorni tessendo le trame di un piano minuzioso e dettagliato, collezionando rifiuti, soprattutto organici appartenenti in particolar modo ad una donna sulla sessantina, bionda e sola. 

Tra quei rifiuti, che maneggia con scrupolosità chirurgica, trova un frammento di unghia laccato di rosso.

 << Ovunque andrai, ti basterà dipingere una porta di verde e io verrò da te. >>

Un bene prezioso, una reliquia da custodire con cura, di cui renderà subito partecipe  Micky, colui che porterà a termine quella pantagruelica fame di vendetta che non gli da tregua da anni.

Miky, l'unico che in tutta la vita, non lo avrebbe mai abbandonato, nemmeno dopo aver chiuso alle spalle la porta verde...

Mentre sta pulendo un parco sul lungo lago, l'attenzione dell'uomo che pulisce viene attratta dal grido di aiuto di un bambino che sta annegando.

Nonostante riaffiorino, nella sua mente psicotica, gli atroci ricordi di  bambino grassottello coi braccioli arancioni che rischiò di affogare in piscina, si tuffa. 

Quell'io bambino, ancora vivente nel suo delirio, deve essere salvato. L'impatto con l'acqua e col corpo riporta l'uomo che pulisce alla realtà, rivelando ai suoi occhi che il bambino che stava affogando, in realtà, è una tredicenne, la ragazza dal ciuffo viola, vittima anch'essa di abusi da parte di un mondo perverso.

<< Pochi secondi e il loro legame si sarebbe sciolto. Pochi secondi e sarebbero stati entrambi liberi. Per sempre. >>

Quel ciuffo viola spera di trovare nell'uomo che pulisce un'ancora di salvezza da una famiglia che non si prende cura di lei e da un  ragazzo coetaneo che la ricatta e abusa sessualmente. L'uomo che pulisce, invece, ha il solo fine di farla scomparire, dal momento che la ragazza lo ha visto, sfilandogli il mantello dell'invisibilità, dissolvendo il muro d'ombra che proteggeva la sua vulnerabilità.

<< In quegli occhi si riconoscevano  smarrimento, impotenza ma, soprattutto, paura. >>

Trait d'union delle loro anime in delirio, è '' la cacciatrice di mosche '', una coriacea '' Miss Marple''  votata alla causa, emersa da un passato tormentato, che cerca di aiutare chi, come lei, è stata vittima della violenza degli uomini. Una madre martoriata che cerca la pace aiutando altre donne come lei, ma intrappolata nella rete dell'odio , costretta a vivere alla continua ricerca di un perdono che non riesce a concedere a causa delle ferite troppo profonde riportate.

Il sottile fil rouge che sviscera le trame della storia, come ho scritto all'inizio è l'acqua, emblema dell'oscurità in cui si cela il male. 

L'acqua inghiotte, nasconde, uccide. 

L'acqua, con il suo abisso maligno, che forgia e insidia il male nell'uomo che pulisce, segnando per sempre la sua vita.

L'atmosfera dark e opprimente che aleggia per tutta la narrazione fluente e ricca di particolari, accompagna piacevolmente il lettore in un finale dal colpo di scena forse troppo amaro, ma necessario al completamento e al senso  della storia. 

Personalmente, essendo il primo romanzo di Carrisi che leggo, posso dire che l'ho trovato molto accattivante e manipolatore. Ti ipnotizza, giocando con la tua mente, portandoti a costruire soluzioni perfette che verranno ribaltate continuamente sino a dubitare del male stesso per poi arrivare alla verità, sotto il naso per tutta la lettura.

Il romanzo, sospeso tra  quel sottile limbo tra finzione e realtà, è nato sulla base di una storia di cronaca nera, in cui l'autore, citando le sue parole, ha costruito un corpo di mostro, assemblato da parti di assassini e criminali, costretto a chiedersi perpetuamente : '' sono buono o sono cattivo? ''.

Un romanzo che consiglio a chi è alla ricerca di un noir ''diverso'' dai soliti schemi, con quel pizzico di tenerezza a ricordarci che la follia, spesso è tale per mancanza d'amore e umanità. 

Buona lettura

Tania C.




Recensione TUTTO NASCE PER FIORIRE di DEMETRA COSTA

  TUTTO NASCE PER FIORIRE Autore: Demetra Costa Editore: IoScrittore Formato: Brossura Pag.: 503 Uscita: Giugno 2025 € 18 formato cartaceo F...