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martedì 28 maggio 2019

Recensione de IL VIAGGIO DI JENNY KARROL di Tatiana Zuccaro






IL VIAGGIO DI JENNY KARROL

Tatiana Zuccaro
AltroMondo Editore
Pag. 106
Copertina brossura
Genere: Narrativa per ragazzi - young adult
€ 10,00
Ebook disponibile



CONOSCIAMO L'AUTRICE

Tatiana Zuccaro - foto dal web -

Tatiana Zuccaro, nata a Sassuolo, classe 1980, tutti la chiamano Taty ma in famiglia abbreviano in Ta' , per non sprecare lettere. Bella, sorridente, con la battuta sempre pronta e impegnata nel sociale sin da ragazzina.
"Il viaggio di Jenny Karrol", edito da AltroMondo Editore,è il suo racconto di esordio. La passione per la scrittura la porta a pubblicare altri due romanzi: "Io, acrofobica", dal sapore fortemente autobiografico e "Il respiro di Eric", una storia d'amore tormentata e stravolegente. Comincia a lavorare prestissimo, attualmente è una giornalista freelance e il suo desiderio è quello di fare carriera. Già da bambina la fantasia la porta a scrivere tutto ciò che le passava per la testa, ma col tempo molte di quelle cose, a causa della vita in continua evoluzione, sono andate "perdute". Un giorno, però, ecco che un'illuminazione la porta a riaprire i cassetti dell'intelletto dove aveva riposto tutti i suoi sogni e tutto ciò che credeva perduto, facendo riaffiorare il desiderio a lei più caro: "la scrittura". Con una forza prorompente ha ripreso a scrivere tutto quello che la mente e il cuore le dettavano, portando in luce i suoi sogni di bambina e riempendo di passione la vita attuale. 
(cit. dal web)





   


   TRAMA



Jenny Karrol vive in un mondo di favola nel quale affronta un "viaggio" tra difficoltà intricate e fantastici, improbabili personaggi. Il viaggio avrà un finale che nemmeno io mi aspetterei.
Un abbraccio, Ta'. (Tatiana Zuccaro)


IMPRESSIONI



                                  

Ringrazio AltroMondo Editore e la gentilissima Alice che mi hanno omaggiato di questo ebook. 
Oggi vi racconto una favola, un viaggio fantastico che ci riporta vagamente al magico mondo di Alice e le sue meraviglie.
Tatiana Zuccaro, con questa sua prima favola fantastica, vuole riportare alla luce quel mondo fatto di magia e meraviglie che solo i bambini sanno creare, vedere e capire coi loro cuori puri e intrepidi. 
Per arrivare a meravigliarci, dobbiamo partire da molto prima dell'inizio del viaggio fantastico, cominciato  con un altro viaggio  avventuroso: quello di un giovane , Jason  che lasciata la casa dei genitori, incontrerà l'amore della sua vita. La donna lo renderà padre di una bella bambina: Jenny, indiscussa protagonista di un misterioso e fantastico viaggio compiuto verso la metà del XIX secolo. 
Jason, venuto a sapere brutte notizie riguardanti la madre si vedrà ad affrontare il ritorno nella terra e casa natia del padre, dopo aver intrapreso uno strano e lungo viaggio insieme alla moglie e a Jenny.

"Il viaggio li portò in un luogo dove accaddero avvenimenti surreali e inimmaginabili. Jenny così si ritrova a fare una scoperta sconvolgente sull'avvenimento riguardante la nonna paterna, si trova a dover affrontare alcune difficili prove e a fare i conti con inimmaginabili creature surrealistiche che cercheranno di confonderla e rendere il suo percorso tortuoso e si può quasi dire inaffrontabile."

Nella misteriosa avventura, la bambina sarà accompagnata da due piccoli amici,  peloso a 4 zampe il primo, pennuto e alato l'altro, ai quali Jenny da lo stesso nomignolo.
La scelta di usare nomi identici per identificare i compagni di viaggio di Jenny, è stata usata dall'autrice per creare una sorta di accomunamento e intimità condivisa tra due creature così diverse. 

"Si dice fosse un luogo dove non ci furono mai le fredde stagioni, un posto misterioso, un luogo senza tempo, ove lo spazio faceva da guanto attorno a chi si addentrasse."

Inghilterra, nei pressi periferici di Oxford. Si narra che al riparo tra ciliegi sempre fioriti, ci fosse una casetta bianca disabitata con le finestre profilate di color oro, capaci di illuminare oltre le fronde dei ciliegi durante gli infuocati tramonti.
Poco importa l'ubicazione della casetta, si narra che mai nessuno che si fosse, anche per sbaglio, avventurato nei pressi di quello strano luogo, fu in grado di ricordare dettagliatamente quando avvenuto. Solo pochi e confusi ricordi, destinati a dissolversi come neve al sole, lasciando un alone di foschia atto a distorcere la realtà di quanto vissuto in quel luogo.
La bianca villetta apparteneva al signor Karrol, padre di Jason, rinomato psichiatra oramai in pensione. Uomo completamente dedito alla famiglia, perse la moglie poco tempo prima della sua morte. La coppia ebbe un figlio:Jason, del quale si fecero una passione quando il ragazzo decise di sposare Sandy giovanissimo e di andare a vivere lontano, in un altro paese, lasciandoli soli e con poche possibilità di vedersi e sentirsi.
Il signo Karrol, dopo la scomparsa della moglie, cadde in profonda depressione sino a perdere la ragione, tanto da aver bisogno di aiuto. 

"Si mise a cercarla ovunque, a gridare, chiamando il nome di Beatrice e aggirandosi per tutta quella grande casa, sia esternamente che internamente e gridava, gridava, gridava a squarciagola il suo nome invano, ma purtroppo non ricevette mai una risposta."

Come erano soliti fare, il signor Karrol e Beatrice, ogni mattina dopo colazione, si accomodarono in giardino. Beatrice amava dipingere ed era impegnata nel ritrarre la loro casa e il giardino, mentre il marito la guardava estasiato. Il povero signor Karrol si distrasse un attimo e quando tornò a guardare la mogie, questa era scomparsa. Il pover'uomo passava notti insonni e giorni disperati senza pace per l'assurda scomparsa della moglie. I vicini non videro ne seppero mai nulla, in quanto la piccola villetta sembra invisibile agli occhi. In un momento di lucidità il signor Karrol scrisse un telegramma al figlio, raccontando della misteriosa scomparsa della madre e chiedendo un aiuto per ritrovarla, pur sapendo che avrebbe impiegato tempo a riceverlo. Dopo aver spedito il telegramma, decise di riporre gli attrezzi per la pittura della moglie nella sua camera preferita, quella dove era solita rifugiarsi per cercare ispirazione, in compagnia di un piccolo canarino giallo di nome Dd, anche lui depresso per la scomparsa di Beatrice.
Intanto nel Salento, luogo dove era andato a vivere Jason, Jenny era arrivata all'età di 12 anni, bella e solare, amante del disegno e della lettura, proprio come la scomparsa nonna materna. Mentre era presa dai suoi disegni, la piccola Jenny, venne distratta da un flebile miagolio che la spinse a cercarne la provenienza e chi lo stava emettendo. Perlustrando il fianco della casa, dietro ad un vaso di gerani, trovò un cucciolo di gatto, a pelo medio lungo color panna con occhi neri e la coda a punta. Intenerita da quel batuffolo peloso, la bambina chiese ai genitori di poterlo tenere, chiamandolo Dd, proprio come il canarino della nonna, memore dei racconti del padre al riguardo.

"E finalmente il viaggio volse al termine, mancava un altro piccolo percorso ed era fatta, arrivò l'ennesima carrozza, ma questa volta insolita, ove non c'era cocchiere, solo un paio di cavalli neri."

Le giornate di Jenny trascorsero serene, allietate dal suo nuovo amico Dd, sino a che, un giorno, il postino, consegnò un telegramma con la richiesta d'aiuto del nonno.
Così, una mattina, tornando da scuola, trovò davanti casa una carrozza e il padre che stava caricando i loro bagagli. La carrozza li avrebbe portati alla stazione e sarebbero saliti su un treno. Dopo un lungo viaggio, sarebbero arrivati alla casa paterna. Ovviamente Dd avrebbe compiuto il viaggio con loro. 
L'entusiasmo di Jenny durò per tutto lo strano e lungo viaggio, cercando di carpire i sussurri del padre che stava raccontando alla moglie nuovi aneddoti sulla casa dei genitori.
Scesi dal treno c'era una nuova carrozza ad aspettarli, arrivata chissà come e chissà da dove, senza cocchiere e con un paio di cavalli.
Quell'ultimo tratto di strada che li divideva da casa del nonno si rivelò alquanto insolito: sporgendosi dal finestrino, Jenny notò che la carrozza sembrava sospesa da terra, quasi come se stesse galleggiando su una nuvola luminescente. Nonostante tutto era stato un viaggio piacevole.
Arrivati dal nonno, l'emozione fu tanta da far scendere le lacrime alla famiglia riunita. Jenny era emozionata, finalmente poteva entrare in quella casa che conosceva a memoria e sognava spesso. Sperava, altresì, che alcuni suoi sogni non diventassero realtà, proprio come era successo sino a quel momento. Tutto ciò che aveva sognato sino ad allora riguardo ai nonni e alla casa, stava trasformandosi in realtà.
Vista l'ora tarda, Sandy e Jenny si addormentarono subito, affaticate anche dal lungo viaggio.
Nel mezzo del suo sonno, la bambina si svegliò: le era sembrato che una voce la stesse chiamando, ma probabilmente lo aveva solo immaginato. Provò ad addormentarsi, ma di nuovo quella voce, una voce familiare, che cullava i suoi sonni sin da piccola, la chiamava da un luogo non ben definito e lontano. La piccola si alzò, cercando di capirne di più, ma il padre la rispedì a letto, dove si addormentò serenamente sino al mattino.  Jenny, finalmente, si sentiva  a casa.

"Era sempre più vicina al dipinto, quando a un tratto si sentì chiamare da una voce lontana, il canarino cominciò a fischiare e sbatteva le ali, era diventato molto agitato."

La notte dopo Jenny decise di seguire nuovamente quella voce che la chiamava insistentemente. Preso un lume per guidare i suoi passi, arrivò in una stanza che conteneva un dipinto e una gabbietta con il canarino di nonna Beatrice, Dd. 
L'autrice, per distinguere i due animali, chiamerà il gattino Ddg e il canarino Ddc.
Il canarino, felice di vedere Jenny, le volò in mano e si lasciò accarezzare. Ma il sonno ebbe il sopravvento e la bambina tornò a dormire, decisa a continuare le ricerche l'indomani. 
Il mattino seguente, tornata nella stanza verde, ritrovò Ddg insieme a Ddc che cominciò a parlare con lei telepaticamente spigandole che era felice di rivederla e che la stava aspettando.
La bambina fu attratta dal dipinto della nonna che sembrava la stesse chiamando. Più si avvicinava e più la voce si faceva chiara e forte e, quando fu così vicina da distinguere la figura di una donna, capì che si trattava della nonna, intrappolata non si sa come e perché, nel suo dipinto, risucchiata da una forza misteriosa mentre stava dipingendo.
Ddc le disse di stare tranquilla, che la stava aspettando da tempo proprio per aiutare la nonna ad uscire dal quadro, perché solo lei era in grado di farlo. Ma come?
All'improvviso una nuova energia suggerì alla bambina di prendere il suo album da disegno.
Tornata nella stanza verde col suo album, Jenny trovò Ddg circondato da topi giganteschi che lui stesso aveva materializzato, generandoli dalle sue paure intrinseche. Ddc, invece stava cercando di riportare l'ordine sbattendo le sue ali. Con tre battiti provocò un vento di  fuoco che fece sparire i topi dopo averli inceneriti.
Ingrandì quindi Ddg,  in modo da tale da non avere più problemi in futuro se si fossero presentati altri topi o difficoltà da superare. 
Jenny tirò fuori il suo album da disegno e cominciò a ritrarre dettagliatamente la stanza verde e il dipinto incompleto nel quale la nonna era stata risucchiata. Jenny , sapientemente, disegnava prestando molta attenzione ai particolari, quando, improvvisamente il disegno, come animato da vita propria le sfuggì di mano risucchiando lei e i suoi amici Ddc e Ddg, in un mondo parallelo buio e tetro.
Il tutto accadde sotto agli occhi intimoriti della madre, esterrefatta davanti alla scena alla quale aveva appena assistito. Messi al corrente di quanto accaduto il marito e il suocero, il signor Karrol ebbe un malore, ben conscio delle strane cose che stavano succedendo nella stanza verde, in preda a fulmini, lampi e tuoni che facevano tremare il pavimento.

"Jenny e i suoi amici entrati in quel mondo parallelo vennero avvolti da una fitta foschia che li avvolgeva insistentemente e lasciava poco intravedere cosa ci fosse all'orizzonte."

Avvolti da quella cappa di tenebra,   la      bambina, insieme ai suoi amici, piombarono in uno stato di smarrimento e paura ma, in lontananza, una luce quasi impercettibile, sembrava voler rischiarare il loro cammino. Ma intorno a loro il terreno cominciò a tremare e si ritrovarono circondati da rami spinati.
Salendo in groppa a Ddg, il tre, riuscirono a raggirare l'ostacolo, riprendendo il loro cammino sino a che non gli si parò davanti un portone di ferro e una grossa testa di leone  nel centro. Come Jenny la toccò, gli occhi del leone divennero di fuoco...
Riusciranno Jenny, Ddg e Ddc, ad oltrepassare il leone di fuoco e a liberare la nonna?
La piccola Jenny avrà realmente vissuto questa avventura oppure è stato solo un frutto della sua fervida fantasia, fuori dal comune?
Lo scoprirete solo leggendo, manca poco e il finale vi lascerà veramente stupefatti così come ha meravigliato me.
Un finale che racchiude un forte messaggio sociale, capace di non lasciare indifferente il lettore.
Visto il clima impazzito di questi giorni non mi resta che dirvi di iniziare questa  meravigliosa avventura accoccolati in  una poltrona comoda nel vostro angolo preferito, un plaid morbido e caldo nel caso vi prendesse freddo e con una tazza bollente di buon tea nero al bergamotto. 
Questo breve racconto, da leggere come una fiaba, scorre via in poco più di un'ora. L'autrice, anche se con uno stile ancora acerbo, visto che si tratta della sua prima pubblicazione, ha saputo plasmare una storia con un forte contenuto, rendendola alla portata di grandi e ragazzi, mantenendo quella giusta miscela di suspense e mistero sino alla fine. 
Un libricino che mi sento di consigliare soprattutto ai genitori dei bambini delle fate ...
Buona lettura, 

Tania C.




martedì 2 aprile 2019

Recensione di COLPEVOLE DI SPONTANEITA' di Anna Gelain



COLPEVOLE DI SPONTANEITA'

Anna Gelain
Ed Altromondo del 2018
Collana Mondo di fuori 
Pag.178
Brossura
€ 14,00 

CONOSCIAMO L'AUTRICE

foto dal web

Anna Gelain è nata a Torino nel 1965 ma vive a Verona. E' un'autrice emergente della quale, a parte qualche foto, non ho trovato molte notizie. 
Nel 2013 pubblica il suo primo romanzo. Una storia d'amore intitolata Una come te. Nel 2018 pubblica, per la Casa Editrice Altromondo Colpevole di spontaneità, un romanzo che spazia dal fantasy al rosa. Ha al suo attivo anche una raccolta di poesie spiritose in rima. E' pure una brava cuoca, amante del bricolage e della pittura. Si divide tra la famiglia e il nipote.


TRAMA

Erika è una donna che, pur avendo avuto tutto ciò che di "materiale" può offrire la vita, non ha ricevuto la cosa per lei più importante: l'amore. Per poterlo trovare ed essere finalmente felice e realizzata, Erika sa che deve anche fare pace col suo passato. Scopre di avere un dono, quello di poter viaggiare nel tempo, sia nel passato che nel futuro. Sfrutterà questa opportunità per cercare di riassestare la sua vita, cercando di trovare l'amore con la A maiuscola e viverlo come ha sempre desiderato. Durante la ricerca imparerà invece una grandissima lezione di vita.


IMPRESSIONI

"Sai quando si dice: se tornassi indietro, oppure sarebbe bello viaggiare nel tempo, o magari se avessi una macchina del tempo tornerei a quel periodo della mia giovinezza ... o meglio ancora se potessi capire come va a finire ..."

Erika è una giovane donna, professionalmente realizzata, con una bella casa e degli amici che riempiono le sue giornate. Non ha ancora trovato, nonostante l'infaticabile ricerca che dura da anni, l'amore vero, quello con la A maiuscola. Erika, in una calda notte d'estate è a letto e sta sognando la sua adolescenza, quando si sveglia di soprassalto... era così bello quel sogno, ma nemmeno li aveva trovato qell'amore che tanto brama. E' sabato mattina, il sogno l'ha scombussolata così tanto che decide di alzarsi , farsi un caffè e affacciarsi al balcone per vedere cosa le riserva la giornata visto che non deve recarsi a lavoro. Aprendo la porta della verandina, un lieve sussulto la catapulta in un bel giardino. Attonita, sconcertata e sbalordita, Erika si rende conto che il suo sogno di viaggiare nel tempo si è improvvisamente realizzato. Si trova in un'altra epoca, in un luogo che ben conosce: il giardino di casa di un'amica a lei cara. Ricordando benissimo quel determinato momento, dopo lo sbigottimento iniziale, Erika oltrepassa il giardino per entrare in casa dell'amica che, in quel giorno, ha deciso di dare una festa con tutti i loro amici. Tra i tanti c'è anche Gio', il tenebroso ragazzo che fa battere il cuore ad Erika.
Gio' ha tutto quello che lei desidera in un uomo, ma continua a sfuggirle e ad eludere le sue domande sul perchè di tanta ritrosia.
Non fa in tempo ad avere una risposta, all'improvviso si ritrova nella sua quotidiana realtà di un week end che le si prospetterà un po' confuso a causa dell'esperienza appena vissuta. 
Il lunedì, rientrata un po' prima del solito allo Studio Legale nel quale lavora come procuratore legale ,   Erika racconta la sua fantastica esperienza ad una incredula ma interessata amica e collega. 
Dopo il racconto, vista la mole di pratiche da sbrigare, si mette alla scrivania, ma la concentrazione devia tutta sull'esperienza del suo ''viaggio''.

"Se sono riuscita ad andare indietro negli anni, riuscirò mai ad andare nel futuro? E poi: no dai figurati, è stato un caso, non ci credo ancora, quindi dubito che possa succedere ... però sarebbe bello ... magari potrei dare una sbirciatina e vedere come ... no no è impossibile!"

Si, se la sta suonando e cantando da sola, e il lavoro incombe. Avviatasi verso la fotocopiatrice , aprendo la porta dello stanzino, una lieve spinta la fa ritrovare improvvisamente nel magazzino di un colorificio, scoprendo quasi cono spavento, di essere ben dieci anni avanti, nel futuro!
Oltretutto scopre anche che si trova in quel preciso magazzino perchè deve tinteggiare le pareti di casa, dove vive da sola in quanto è ancora single ed ha bisogno della tinta. 
Con la tachicardia a mille, la donna scopre anche che l'addetto al reparto pitture è nientemeno che Gio', l'amore tempestoso dei suoi vent'anni.
Approfittando dell'occasione di questa incursione nel futuro, accolta come una seconda occasione, Erika parlando con Gio' scopre che anche lui è single ed è ben felice di iniziare a frequentarla. Il tempo è clemente, lascia vivere alla coppia una bella notte  di intimità in quel futuro tutto nuovo per Erika. Ma come tutte le cose belle c'è una scadenza e il giorno dopo la donna si ritrova nel suo presente, dentro allo stanzino della fotocopiatrice. Dopo aver fatto le fotocopie torna al suo lavora, dubbiosa e curiosa sul fatto che d'ora in avanti sarebbe potuto accadere di tutto all'apertura delle porte o delle finestre. A ridestarla dai suoi pensieri è un collega, al quale Erika  è interessata da tempo. Lorenzo, così si chiama l'uomo, prova lo stesso interesse per Erika e, fattosi coraggio, le offre il suo aiuto  e la invita ad uscire dopo il lavoro. Ancora incredula, ma felice, accetta e con sorpresa si ritrovano a raccontarsi del loro interesse reciproco , sino ad allora quasi represso, ma ben felici di avere, ora, l'opportunità di stare insieme a parlare, a ridere e a raccontarsi aneddoti esilaranti riguardo il loro lavoro. Man mano che la serata prosegue verso la fine, il dolce sentimento che provano l'uno per l'altra viene a galla e, con la promessa di rivedersi l'indomani a lavoro, si salutano con un caloroso abbraccio.
E l'indomani li vede di nuovo insieme, gioco di sguardi a pesce lesso, di amorevole aiuto, il pranzo insieme... proprio come una coppia. A quella giornata ne seguirono altre fatte di pranzi e romantiche cene, perchè Lorenzo è anche un ottimo cuoco. Con la promessa di rivedersi a lavoro il lunedì, dopo una notte di forti emozioni, la donna torna a casa.
Una volta a casa, dando libero sfogo ai suoi pensieri, inizia a fare dei confronti tra Gio', l'uomo del suo passato e del suo futuro, e Lorenzo, l'uomo del suo presente. Gio' che conosce da una vita ed ha potuto vivere anche nel futuro, Lorenzo, collega e amico, improvvisamente diventato qualcosa di più nel presente.
Due persone completamente diverse delle quali è innamorata.
Il lunedì mattina Erika si reca in ufficio, ancora avvolta dalle belle sensazioni provate insieme a Lorenzo: rimettersi al lavoro sarà dura. La concentrazione viene meno ogni volta che incrocia l'uomo nei corridoi dell'ufficio. Nel pomeriggio, mentre si reca dal capo per portare dei documenti, Erika è di nuovo catapultata in un lontano passato, durante le vacanze estive in una località molto in voga. In quel periodo si divertì molto, complice la giovane età e la spensieratezza, insieme al gruppo di amici e del ragazzo del momento. Ma anche all'epoca il vero amore non si era presentato. Quando torna al presente, Erika, documenti ancora in mano, incontra Lorenzo il quale, vendendola  un po' scombussolata, si preoccupa chiedendole se volesse da bere per riprendersi. Rassicuratolo, la giornata di Erika scorre senza altri viaggi ma con un pensiero fisso:

"Ma che senso ha tutto ciò? Perchè torno nel passato, incontro persone gia conosciute, ne conosco di nuove, si crea una storia e poi sul più bello torno al presente? Sembra quasi una sorta di assaggio di quello che è stato ..."

Le sue elucubrazioni vengono interrotte da Lorenzo che, invitandola ad uscire le propone di passare il week end insieme in Romagna. Un week end di divertimento, relax, coccole e tanto shopping. Erika accetta  la coppia parte con tanti buoni propositi. Se all'inizio del romantico week end tutto fila liscio, col passare del tempo cominciano a farsi strada grandi dubbi per Erika. Lorenzo, dolce, protettivo e presente o Gio, burbero, egocentrico e nel futuro, ma da sempre nel suo cuore? Il povero Lorenzo comincia ad accorgersi che c'è qualcosa che non va e, dopo un'animata discussione durante la quale Lorenzo palesa di essersi accorto del distacco della donna, finiscono per litigare ed  Erika si ritrova improvvisamente a casa sua, nella sua casa del futuro.
Questo significa solo una cosa: l'appuntamento per cena che ha la sera stessa con Gio. I preparativi per la cena sono nervosi, è emozionata, non vede l'ora di dichiarare il suo amore a Gio. Finalmente arrivano le 20.00 ed Erika per paura che l'ascensore la catapulti in qualche altra dimensione spazio temporale, scende di corsa le scale per raggiungere Gio che l'aspetta in auto.
Con il proposito di passare una bella serata con l'uomo che ama, molto complimentoso e smanioso di starle accanto, Erika si lascia andare, convinta di avere aperto una breccia nella dura corazza del tenebroso Gio, dichiarando il suo amore e passando la notte con lui. Il mattino dopo li vede ancora insieme nel futuro a progettare una bella gita con la moto di Gio.
Nonostante la sintonia, proprio durante la scampagnata, il carattere dominante e narcisista di Gio si palesa agli occhi di Erika. La donna, turbata dal repentino cambio di umore dell'uomo che crede di amare, comincia a porsi delle domande e ad avere dei dubbi. 

"Se non sono riuscita e non riesco ad aiutare Gio, a cambiarlo ... chi sono io? A cosa servo? Forse stavo meglio quando ero ragazza, quando niente era complicato e quando tutto era divertente e non serioso; stavo meglio quando potevo liberamente scegliere come agire senza essere appunto analizzata e dover stare attenta a cosa dire o fare; stavo meglio quando andavo in moto con la compagnia senza dover io per forza scegliere una meta ..."

E con questi pensieri in testa si ritrovò in sella ad un'altra moto, nel 1982, quando aveva 17 anni ...
Dopo varie incursioni nel tempo capisce che, se veramente vuol essere felice, deve chiudere sia con Lorenzo nel presente che con Gio nel futuro.

"Lorenzo nel mio presente l'ho lasciato nella camera d'albergo durante il week end che organizzò per me; Gio è ancora in giro in moto nel mio futuro; 
Lorenzo non mi da il libero arbitrio; Gio è troppo tradizionalista ..."

Ritrovatasi improvvisamente in futuro ''più futuro di quello con Gio'',  intenta a fare il punto della situazione, Erika si imbatte in una nuova conoscenza. Un uomo interessante e del quale si sente subito attratta: Leonardo, detto Piffero. Talmente tanto ne è attratta che fa in modo e maniera di iniziare una relazione molto passionale. Ma anche questa è destinata a finire presto: Erika scopre che l'uomo ha una compagna e non ha nessuna intenzione di lasciarla.
Di nuovo i soliti pensieri: se gli uomini del passato sono solo avventure, quello del presente la soffoca, quello del passato/futuro è troppo egocentrico e quello del futuro ancora più futuro è impegnato, quale potrà mai essere l'uomo giusto per lei?
In mezzo a tutto questo caos sentimentale, per la donna sembra giunto il momento di prendersi una settimana di ferie. Una settimana non proprio di ferie ma di bagordi con nuovi amici. Rientrare alla realtà dopo una settimana simile, non fa che farla sentire ancora più sola. L'unica certezza è che ha finalmente chiarito con tutti, lasciandoli in balia del loro destino. Ma quale sarà il suo?

"Se il destino fosse una persona e potessi incontrarla, forse potrebbe farmi capire almeno se il mio è gia definito! Potrebbe magari farmi vedere qualcosa... se potessi incontrare gli occhi del destino e vedere attraverso gli stessi cosa riserva per me... Quale uomo ideale ha trovato per me... Allora potrei capire lo scopo della mia vita!"

Mentre i giorni e le settimane si susseguivano, con le esperienze chiuse e passate come bagaglio, Erika decide di uscire per andare ad acquistare una pianta per il suo appartamento, ignara di quanto stava per accaderle..
Entrando nel vivaio si ritrova in una sorta di giardino incantato popolato da fiori meravigliosi, farfalle e uccellini, immerso un delicato e piacevole profumo. Ad un certo punto vede una luce intensa venirle incontro. La luce ha sembianze umane, è una figura umana, vestita di bianco.
Erika chiede gli chiede subito chi fosse :

"Sono il tuo angelo del destino e sono qui per guidarti nel tuo cammino alla ricerca del tuo essere." 

Chi sarà la bianca figura umana che si presenta come Angelo del destino? E cosa vorrà da Erika? La condurrà veramente verso il suo destino e verso la felicità?
Siccome oggi mi sento un po' carognetta , vi lascio col dubbio che potrete chiarirvi solo leggendo il libro. 
Potrei continuare a raccontarvi la storia , dirvi che Erika verrà guidata dal suo Angelo a trovare la pace dei sensi attraverso un percorso ben preciso da seguire da sola, in totale libertà, ma non lo farò, sarebbe come svelare chi è l'assassino al terzo capitolo...

Arrivata alla fine del romanzo, dopo i saluti dell'autrice, mi ronzava in testa una sorta di deja vu: no, non gia letto, ma visto, vissuto. Chi si ricorda il film "Peggy sue si è sposata con Cathleen Turner , Nicolas Cage e Jim Carrey? Peggy -sue, un po' come Erika, viaggiò nel tempo. 
Peggy-sue solo nel suo passato, ma le servì per riscoprire quali fossero le sue priorità, le cose che veramente contavano e voleva per lei stessa e chi le stava intorno.
Erika, con le sue avventure mi ha ricordato Peggy-sue.
Un susseguirsi di storie intense, scandite dal lento scorrere del tempo dell'adolescenza e da repentini stacchi spazio temporali del futuro. 
Storie travagliate, agitate, a coronamento di  una bella storia a lieto fine, adatta per lettori adolescenti, young adult, o per chi è alla ricerca del vero amore, quello con la A maiuscola.

Buona lettura Tania C.


martedì 19 marzo 2019

Recensione di OLTRE L'AZZURRO di Andrea Bazzotti



OLTRE L'AZZURRO

Andrea Bazzotti
Ed. Altromondo
Collana Mondo di sopra 2018
Pag. 210 brossura
Copertina flessibile


CONOSCIAMO L'AUTORE

Foto dal web CANOA CLUB RIMINI


Andrea Bazzotti, classe 1975, nato a Riccione. Conseguita la maturità scientifica, si laurea con lode in ingegneria nucleare, proseguendo i suoi studi con un Dottorato di ricerca che lo farà viaggiare tra nord Europa e Messico per alcuni mesi. Finito il dottorato, il suo amore per il mare lo porta ad arruolarsi come Ufficiale in Marina Militare, dove avrà la possibilità di approfondire le sue conoscenze sulla nautica. Finita la carriera militare per alcuni anni si dedica, come libero professionista, al settore edile ed immobiliare. Ad oggi lo possiamo trovare tra i banchi delle scuole medie e superiori della provincia di Rimini come docente di materie scientifiche.

TRAMA

"Mentre navigo in uno scenario addormentato, in un silenzio rotto solo dal rumore dell'acqua e dal mio respiro, con la stella Polare che mi fa da timorniera, a poco a poco, perdo la sensazione di assistere solamente a un favoloso spettacolo. All'improvviso tutto torna a vivere, tutto riprende il proprio ritmo palpitante. Mi accorgo che anche le stelle hanno mutato la loro posizione e io non sono più un semplice spettatore ma faccio parte di tutto questo. Non sono più un uomo solo in mezzo al mare. No! Ora io sono acqua, sono vento, sono mare."
In questo romanzo realtà e autoanalisi si fondono dando vita ad una emozionante avventura sportiva che evade dai comuni canoni di un diario di viaggio, probabilmente il primo della storia, atto a raccontare i motivi che spingono un giovane ad attraversare il mare con una semplice canoa. Più che un'avventura è una continua introspezione alla ricerca di se stesso: un uomo con i propri dubbi, i propri sentimenti e soprattutto i tanti limiti da superare, come la sfida e la meraviglia più grande della natura.

IMPRESSIONI

Ho contattato la Casa Editrice Altromondo incuriosita dalle sue pubblicazioni. Interessanti e al di fuori dei soliti testi d'amore o thriller che siamo abituati a leggere. Ho proposto la mia candidatura come recensore e sono stata contattata dalla gentilissima Alice, che ringrazio tantissimo per la disponibilità, la quale mi ha proposto di scegliere un titolo tra le varie pubblicazioni in catalogo. Inutile dire che amando il mare, la copertina e il titolo hanno subito catturato la mia attenzione. 
La trama poi mi ha subito travolta come un'onda fresca e spumeggiante. Volevo conoscere l'impresa marina di Andrea Bazzotti, così scelsi Oltre l'azzurro. Alice mi inviò gentilmente il pdf e, inutile dirlo, mi ci tuffai dentro appena ricevuto. 
E' un racconto che si legge con curiosità e fila liscio proprio come una canoa su un mare piatto...

"Non mi basteranno né la forza, né la resistenza, né tanto meno la determinazione e la grinta per poter attraversare il mare.
Dovrò invece infondermi con il tutto, diventare parte di ciò che mi circonda, vibrare con il ritmo degli elementi. Non dovrò sentirmi un uomo solo in mezzo al mare, ma diventare mare, essere acqua, essere aria , essere vento. Dovrò vedere senza occhi e sentire senza orecchie."

Andrea Bazzotti è un giovane trentenne quando, nel 2006, decide di intraprendere la traversata Misano-Croazia in canoa, senza l'appoggio di una barca e soprattutto senza gli ausili tecnologici atti a questo tipo di impresa.
Non è uno sprovveduto, sa benissimo che andrà incontro ad un'impresa che richiederà molte energie fisiche ma soprattutto psicologiche. I km che separano Misano da Pola non sono tantissimi e con un adeguato allenamento fisico sa che sarebbe in grado di compierli in poco più di 24 ore. Inizia così, su una spiaggia di Misano, con l'aiuto dell'amico Bruno, il bagnino, il duro allenamento fisico e morale per la realizzazione del progetto. 

"Vedere sorgere il sole dall'acqua ogni giorno, seguire il suo ritmo e respirare sulla spiaggia l'aria fresca e pulita del mattino, mi dava un'energia e un equilibrio interiore che duravano per tutta la giornata!".

Preso dalla voglia di mettersi in gioco, Andrea, si butta corpo anima nella preparazione fisica, allenandosi sia su ''strada'' che in acqua notte e giorno, dividendosi tra lavoro, famiglia e allenamenti pesanti. Non ha, però, fatto i conti col suo fisico. Esasperato e portato allo stremo dalla voglia di partire e dall'allenamento troppo intenso e improvvisato, inizia un calvario doloroso per Andrea. Un dolore persistente che dal gluteo si estende sino al ginocchio,  fatto di cure e trattamenti che non vanno a buon fine e non trovano il motivo scatenante. Il ragazzo si vede così costretto a rimandare la sua partenza progettata per la fine estate 2006, in modo da avere tutto il tempo per recuperare fisicamente e prepararsi ancora, al meglio. 
Dopo allenamenti più o meno mirati ed intensi e un peregrinare di quasi un anno tra medici, fisioterapisti e psicologi, alla fine del 2007, scopre la causa fisica che gli impediva di dedicarsi intensamente ai suoi allenamenti : infiammazione del nervo piriforme. Col morale sollevato, finalmente può iniziare a progettare la partenza più volte rimandata e la costruzione di una canoa adatta alla traversata.


"<<Dove è che vai?>> mi chiede Bruno che è a tavola coi ragazzi del salvataggio, come d'abitudine.
So che la mia risposta susciterà scalpore, perciò ho un attimo di esitazione.
<<Vado di là!>> rispondo, guardando il mare."

Grazie all'aiuto del fratello ed al sostegno di pochi ma fidati amici, prende forma, giorno dopo giorno, la costruzione di un'imbarcazione semplice e funzionale, se pur spartana.
I suoi studi gli sono di grande aiuto per quel che riguarda la parte tecnica. Per quella fisica ci vuole un po' più di impegno, il dolore non è del tutto scomparso, ma è gestibile. Sul morale, invece, dovrà lavorare parecchio. Andrea è sempre stato un ragazzo introverso, solitario e indipendente, ma sa che la traversata in solitaria e senza l'aiuto dei comuni mezzi tecnologici atti a tracciare le rotte, sarà una sfida enorme, che gli porterà via tante energie e lo metterà in competizione con se stesso. Tra un allenamento notturno e la messa  punto della canoa e la presa di coscienza di se stesso e delle proprie potenzialità, il tempo passa velocemente e, i primi di giugno del 2008, Andrea, col supporto di amici e familiari, è finalmente pronto a salpare l'Adriatico in solitaria e senza aiuti esterni di nessun genere se non con  "le stelle come guida e il vento suo padrone", come direbbero i Nomadi in una loro canzone, superando, tra l'altro, il record di distanza in acque aperte.

"Alle 18.30, dopo alcune foto, le ovvie raccomandazioni, i saluti, le strette di mano a Stefano, a Miki e per ultimo a mio fratello, punto l'ago della bussola sui 45 gradi, mi stacco dalla scorta e proietto il mio sguardo e i miei pensieri verso il mare. Sono partito, si, finalmente sono partito!"

Inizia così, sul calar del sole, la traversata dell'Adriatico e dell'anima di Andrea. Complice la notte e la placidità delle acque costiere, c'è tutto il tempo per riflettere, per ripassare la propria vita dall'infanzia al momento della partenza. Andrea, un brillante ingegnere, amante del mare, dello sport e della natura, un ragazzo semplice, che quasi non credeva in se stesso a causa di un'educazione severa e quasi succube di scelte ''imposte'' da una famiglia patriarcale, finalmente era riuscito a realizzare un suo sogno. Il sogno dal quale tutti avevano cercato di strapparlo, di fare in modo che lo abbandonasse. 
Ma la forza di volontà e la voglia di provare a se stesso e a chi gli stava intorno, hanno funzionato da propulsore durante i momenti di sconforto nel nero profondo di una notte in mare aperto che sta volgendo in tempesta,  tra le piattaforme adriatiche, ancora distante dalla costa Croata.

"Improvvisamente mi rendo conto di possedere tutto quello di cui ho bisogno, una ricchezza immensa, incalcolabile: il mio corpo, un corpo umano sano e vivo, la macchina più perfetta che ci sia al mondo, che risponde alla mia volontà e, ancora più preziosi, i mei pensieri liberi e illimitati, custoditi dallo scrigno della mia testa. Ora più che mai, mi compiaccio di essere un uomo con i propri pensieri."

La voglia di mollare passa quando un piccolo pesciolino gli accarezza un braccio. Il segnale a continuare che stava aspettando, nonostante la fatica e il dolore fisico, ma soprattutto la girandola di emozioni che gli aveva provocato il prendere coscienza di se stesso, un uomo in grado di provare dei sentimenti profondi, di sbagliare e di rimediare ai propri errori.
Pagaiando sino allo stremo, con la schiena distrutta e piegata dalle ore passate in una posizione scomoda sotto il peso dello zaino coi viveri e con un braccio stirato dallo sforzo di remare contro corrente e col vento a sfavore, dopo circa 27 ore di mare aperto, ecco apparire la costa di un'isola Croata. 

"Vorrei esultare ma mi sembrerebbe un gesto prematuro e poco scaramantico e così getto soltanto uno sguardo al cielo pieno di gratitudine e doveroso rispetto."

Andrea tocca finalmente terra stremato. Non gioisce, non si sente in grado di esultare. Si sente quasi svuotato e demotivato dopo aver raggiunto il suo tanto agognato traguardo. Sa che ancora non è finita, ad attenderlo ci sarà la, spera, placida navigazione tra gli isolotti dell'arcipelago, sino a Zara dove si imbarcherà per tornare ad Ancona e riprendere la navigazione costiera sino a casa, dove ad attenderlo ci saranno tutti i suoi affetti. Cercando di rimettersi in sesto e recuperare la fatica, con il braccio ancora fuori uso, le mani piagate da dolorose vesciche, il rientro sembra molto più difficoltoso della partenza. 
Andrea, orgogliosamente non vuole mollare, anche se ha realizzato il suo sogno e battuto un record, vuole portare a termine il suo viaggio... 
A causa di una tempesta, soprattutto emotiva, capisce finalmente di essere arrivato alla conclusione di quel lungo viaggio dentro se stesso, di avere compreso lo scopo della sua vita e, finalmente, può considerarsi libero di essere ciò è realmente. 
Un uomo, con pregi e difetti, capace di amare e di assestare i dissapori familiari, di poter finalmente sentirsi libero di abbracciare i genitori dicendogli quel difficile ''ti voglio bene'', fino ad allora relegato nel profondo del suo animo, di portare a termine, nel senso più intimo della parola, tutti i progetti che ha iniziato. 
Ma soprattutto è un uomo libero di lasciarsi trasportare dalle onde di quel mare che tanto ama ...

Arrivata in fondo al diario, dopo il punto della fine, mi sono sentita quasi come Andrea. Ho sofferto con lui durante l'elaborazione del suo rapporto verso gli affetti familiari, ho provato il dolore fisico durante le pagaiate profonde controcorrente e controvento in piena tempesta, ho ammirato la Stella Polare che lo guidava nella notte buia come un gps ed ho esultato meravigliata all'avvistamento della costa Croata. 
Sicuramente Oltre l'azzurro non è solo un semplice ''diario di bordo'' di un pazzo benestante che decide, forse per noia o per dimostrare quanto è bravo, di compiere una sorta di ''goliardata sportiva'', sfidando la natura e la legge. 
E' molto di più, e solo un anima sensibile, rispettosa del mare e della natura, attento alla salvaguardia dell'ambiente come quella di Andrea, ha saputo trascrivere su carta, o meglio affidare al "piccolo", un i-pod sul quale registrerà ogni momento saliente del suo viaggio, rumori della natura compresi. 
Come ho già detto all'inizio, il diario si legge velocemente, lo stile è semplice e descrittivo, mai noioso, nemmeno nelle parti più tecniche che descrivono l'assemblaggio della canoa. Bazzotti ha reso tutto molto comprensibile, anche al lettore più estraneo alla nautica. 
Dovessi dare un voto alla trama e  al testo, tra l'altro arricchito di fotografie dei momenti più intensi del viaggio,  sarebbe un 9, ma soprattutto,  lo consiglio a voi lettori,  in particolare a chi sente il bisogno di mettersi a confronto con la propria vita, perchè prendendo coscienza di noi stessi e dei nostri limiti abbiamo gia vinto.

Buona lettura.
Tania C.






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