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mercoledì 7 aprile 2021

Recensione SAVANA - Il profumo del sole - William Bertoia/Rosanna Gasparotto - Ed. L'Omino Rosso -





SAVANA

Il profumo del sole

William Bertoia 

Rosanna Gasparotto

Ed. L'Omino Rosso

Anno di pubblicazione 2021

Formato Brossura 

Pag. 193

€ 15


CONOSCIAMO GLI AUTORI

WILLIAM BERTOIA 
Nato nel 1943 a Casarsa ( Pordenone ), William Bertoia si diploma alla Scuola Mosaicisti dei Friuli di Spilimbergo.
Dopo un proficuo passato da ciclista dilettante che lo vide sul podio una trentina di volte e con la gratificante qualifica da Sommelier professionista che lo vede impegnato nell'enogastronomia, nel 1987, da autonomo, fonda la Friul Mosaic, un'affermata azienda leader nel settore pubblico e privato del mosaico artistico decorativo. 
Le opere dei centri benessere, musei, negozi grandi firme della moda , Chiese e Santuari italiani, hotel russi, brasiliani e kenioti portano la sua firma.
Finalmente in pensione, pur sempre impegnato nella sua azienda, dopo viaggi ed esperienze lavorative che lo vedono impegnato in oltre cinquanta Paesi del mondo, si dedica ad uno dei suoi hobby preferiti, la scrittura creativa e l'iconografia.

Tra le sue pubblicazioni spiccano alcuni testi teatrali e, nel 2015, i libri Meraviglie del mosaico, un viaggio nella storia dell'arte musiva e Il Tesoro di Cromazio, un noir ambientato nel sito archeologico di Aquileia. Nel 2018 pubblica,  per Kappa Vu edizioni, Rosa e Noir sul grande fiume, un romanzo di amori e tragedie lungo le sassose rive del Tagliamento. Di questo romanzo, che consiglio caldamente, potete leggere la mia recensione al seguente link https://valigiadeltempo.blogspot.com/2021/02/recensione-rosa-e-noir-sul-grande-fiume.html

ROSANNA GASPAROTTO

Nata nel 1953 a Valvasone , insieme al marito William ha condiviso ogni iniziativa lavorativa, sia pratica che burocratica., il volontariato nelle Missinoni alle pendici della Rift Valley in Kenya e, per qualche mese, anche in Brasile, impiegando quasi tutto il suo tempo nella raccolta fondi volta a sostenere le adozioni a distanza e progetti sanitari.
In questo romanzo è contenuto il suo contributo attivo di memoria, a testimonianza dell'operato svolto durante gli anni di volontariato nei villaggi più sperduti della savana.

TRAMA

L'Africa, quella vera, con la savana e le sue spinosissime acacie, gli animali selvaggi e la terra riarsa dall'acerrimo sole dell'equatore.
I villaggi di capanne, privi di pozzi e corrente elettrica, quasi nascosti tra cespugli ed euforbie giganti.
La scuola, molto ambita ma sempre troppo lontana, obbliga i bambini a lunghe camminate, spesso a piedi nudi.
I pascoli e i piccoli terreni coltivati, soggetti al volere della carenza di pioggia e, le persone, costrette al razionamento di acqua potabile. 
Questo è il quadro in cui viene svolto l'operato dei due giovani protagonisti del romanzo, impegnati a migliorare la vita dei villaggi, a volte rischiando la propria. 
Personaggi senza scrupoli stanno depredando di ogni ricchezza naturale e fonti di sostentamento quelle terre. È una guerra combattuta senza armi da fuoco, ma con una più potente e pericolosa, il denaro, usato per impossessarsi di tutto ciò che la terra può offrire.
E se si trovasse l'acqua, l'offerta sarebbe ancora più grande.
I profumi dei fiori selvatici, gli acri odori delle mandrie e dei fieri pastori, gli sguardi grandi e profondi dei bambini penetrano lentamente nel più profondo dell'anima dei lettori.
Gli altipiani del Kenya, le numerose etnie che li popolano entreranno nei vostri cuori, senza mai abbandonarvi.

IMPRESSIONI


Jambo karibu Kenya Bwana!

Qualche settimana fa, con mia grande sorpresa e riconoscenza, sono stata omaggiata dalla generosità e gentilezza due scrittori conosciuti da poco e da subito entrati nella mia classifica dei preferiti, che mi hanno inviato una bellissima copia cartacea e autografata del loro ultimo romanzo.  
Chi mi conosce può immaginare quanto grande sia stata la mia gioia nel ricevere un dono simile. 
Amo l'Africa e, fortunatamente, qualche anno fa, ho avuto la possibilità di volare in Kenya, visitando una parte della sua sconfinata savana.
Trovare dentro al pacco un libro che racconta proprio di quella terra, è stato come tornare a calpestare quei fiumi di terra rossa e polverosa, sulle tracce delle eleganti, delle zebre e dei maestosi leoni. 
Tsavo East, picha ya punda milia - foto personale -


William e la moglie Rosanna hanno scritto un romanzo che racconta la cruda realtà di una terra baciata dal sole, ricca e generosa ma violentata per mano della sete mai placata di denaro dell'uomo: l'Africa equatoriale.
La coppia, da anni presta volontariato nelle missioni di Makuyo, in Kenya, una vasta zona ai piedi della Rift Valley, donando, grazie alla costruzione di scuole e pozzi, una vita dignitosa e di speranza a molti bambini e famiglie. 
Il ricavato stesso dalle vendite del romanzo, sarà devoluto in beneficienza alle sopracitate missioni.


Kenya Parco TSAVO EAST, SIMBA IL RE DELLA SAVANA -foto personale-
 
SAVANA Il profumo del sole, racconta la storia di due fratelli orfani, David e Kevin, in fuga già da qualche giorno, dopo essere usciti dal carcere di Laikipia, dopo essere stati incarcerati per aver dimostrato contro gli abusi e le speculazioni del Governo, al soldo del muzungu, verso la loro terra, primo fra tutti il diritto all'acqua potabile.

Tsavo East, Kiboko nel Galana River. Acqua, vita - foto personale -


Grazie all'aiuto del poliziotto John Ayan, che credeva nella loro innocenza, i due fratelli erano riusciti a fuggire, nascondendosi in luoghi di fortuna, per paura di arrecare danno agli abitanti dei vari villaggi attraversati durante la fuga.
Lo scopo dei due ragazzi era quello di riunirsi quanto prima  alle fidanzate Mercy e Kenny, arrestate a loro volta per lo stesso motivo, nel carcere femminile di Nanyuki, la città dell'Equatore. 
Certo non erano  carceri di massima sicurezza e loro non avevano commesso nessun reato grave, se non quello di far valere i loro diritti, e tutti gli altri detenuti erano povere anime accusate di piccoli furti o spaccio, ma la vita la dentro era ancora più dura che fuori. 
Anche per questo il poliziotto, che conosceva i ragazzi fin da bambini, decise di aiutarli a fuggire.


Malindi, vita nel bush - foto personale -


I fatti descritti con sensibile realismo, raccontano la cruda realtà di uno dei paesi più belli e più poveri dell'Africa nera. 
Il Kenya, una terra immensa, arsa dal sole impietoso, dove la sopravvivenza alla povertà è strappata a mani nude dalle giornate che si rincorrono tutte uguali nelle manyatte di paglia, sterco e fango, nascoste tra i rovi del bush. 
Le donne  si svegliano all'alba, per godere di qualche attimo di frescura prima che i raggi roventi solchino  la loro pelle spessa e rugosa e, avvolte nei loro coloratissimi suka, si mettono in cammino anche per 10 km in mezzo alla savana alla ricerca di acqua ''potabile'', per cucinare, per vivere.
Tutto può servire a contenere il prezioso nettare di linfa vitale: secchi rattoppati, vecchi contenitori del latte o  bottiglie di plastica che, in tempi migliori, avevano contenuto bevande mai potute assaggiare. 
Passo dopo passo, stampato nella millenaria terra rossa, arriveranno al fiume, dal quale sarebbero rientrate dopo una veloce rinfrescata e col prezioso bottino portato elegantemente in bilico sul capo. Poi la vita sarebbe andata avanti, badando al fuoco per cuocere qualche razione di ugali, la tipica polenta keniota a base di farina di mais e acqua, badando agli animali domestici che non necessitano di pascoli e ai figli in fasce. 

Malindi, i bambini nelle scuole del bush - foto personale -
Quelli più grandi e fortunati, dopo aver attraversato per molti km la savana, sarebbero sarebbero arrivati alla scuola delle missioni dove si sarebbero accese le speranze di una vita migliore.
Kevin e David, lungo il loro peregrinare, ricordavano molto bene questi episodi della loro infanzia vissuta coi i nonni. Il padre era scomparso già prima che nascessero e la loro madre era venuta a mancare troppo presto, insieme al  fratellino più piccolo ancora attaccato al seno, per un cancro al cervello che aveva vinto la guerra contro i medici che avevano fatto di tutto per salvarla.
I nonni materni si presero cura di loro visto che il destino il aveva privati dei genitori  e nemmeno il fratellino si era potuto salvare. 
Loro erano ancora troppo piccoli per capire il significato di un funerale, ma avevano sempre impresso nella mente il momento in cui una bambina, troppo magra per la sua età, durante la processione funebre, forse per il caldo, forse per la fame, forse per il peso della sorellina piccola avvolta sulle sue spalle o, forse, per tutti quei fattori associati, stava per svenire su un cespuglio di acacia spinosa. 
Manyatte nel bush - foto personale -

Don Nicola se ne accorse in tempo e, dopo aver scartato una caramella, la mise tra le labbra della piccola. Dopo aver gustato avidamente la dolcezza zuccherina, la piccola se la tolse di bocca per condividerla con la sorellina. Anche lei ne aveva bisogno. 
Quel gesto d'amore e di condivisione toccò gli animi di tutti i presenti al funerale e i due fratelli non lo avrebbero mai dimenticato, lottando per portare avanti l'ideale di condivisione e benessere per tutti. 
Tsavo East, pastore tra i rovi - foto personale -

Questa è l'Africa che ho trovato, la prima volta che vi misi piede, nel 2001, durante un viaggio nel Sahara. 
Un luogo selvaggio, sconfinato, ammaliante ma estremamente duro, se non sei un ''muzungo'', uno straniero, un turista. 
Sotto il sole bollente di mezzogiorno, scalando dune altissime, coperta di sabbia da capo a piedi e con la sete che mi bruciava la gola, un gruppetto di bambini apparse dal nulla. Coi loro vestiti logori, stinti, smessi chissà quanti anni prima dai fratelli e, prima ancora prima da qualche turista che percorse quelle piste, mi circondarono per avere un bon bon o qualsiasi altra cosa che attirasse l'attenzione dei loro occhi, che non si erano mai riempiti di nulla oltre la povertà, fino agli sporadici momenti in cui i turisti battevano quelle piste. 
Nello zaino avevo alcune penne e qualche post-it. Non sarebbero bastati per tutti. 
Col cuore in tempesta le consegnai all'avidità di quelle manine sporche e moccicose, che presto finirono per litigarsele, strattonandole e rompendole. 
Presumo fossero due sorelline, si presero per i capelli prima, a schiaffi poi, per un solo tappino ormai rotto, il tappino rotondo, quello posteriore di una penna a sfera bic, all'epoca 200 lire nei tabacchini...
Quella notte, in hotel, comodamente sdraiata sul mio letto, riuscire a dormire fu un'impresa. Davanti agli occhi avevo sempre la scena delle piccole che si litigavano un inutile pezzo di plastica microscopico di nessun valore, mentre noi, ogni giorno buttavamo via ogni cosa che ai nostri occhi sembrava fuori moda o inutile, per non parlare poi del cibo. 
Istantanee di un viaggio che mi è entrato nell'anima e, come David e Kevin, mai dimenticherò proprio per quel gesto egoista, dettato dalla ''fame'' di vita e di ''lusso'' a loro proibito.

Un gesto di condivisione e di amore invece, Kevin e David lo ritrovarono nell'aiuto di padre Nicola e nei nonni, che tanto si prodigarono per dar loro una vita migliore non facendogli mai mancare cibo e studi. 
Ai ragazzi piaceva studiare e, grazie anche alle borse di studio, riuscirono ad arrivare a compiere studi universitari, dove conobbero le fidanzate e dove iniziarono a progettare l'idea di portare acqua ed elettricità nel loro villaggio e ovunque ce ne fosse bisogno. 
Mentre il viaggio dei fratelli proseguiva, nella prigione di Nanyuki arrivò l'ordine di scarcerare Mercy e Kenny.
Le ragazze, studentesse di agraria, avevano preso accordi con padre Nicola e i fidanzati per ritrovarsi, subito dopo la scarcerazione, nella città dell'Equatore, dove avrebbero iniziato a lavorare per cercare di portare l'acqua potabile a quanta più gente possibile, visto che la siccità cominciava ad affondare i lunghi denti su ogni cosa che ostacolasse il suo avanzare.
Qualcosa però andò storto, loro malgrado. 
Dopo la scarcerazione, Mercy e Kenny, alla ricerca di un passaggio e di qualche spicciolo per affrontare il lungo viaggio, cercarono un lavoretto al mercato di Nanyuki. L'occasione gliela offrì un sedicente venditore di manghi che, all'inizio sembrò quasi infastidito dalla presenza delle ragazze ma, non appena si accorse della bellezza e procacità di Mercy, decise di assumerle come venditrici in cambio di qualche scellino e di un passaggio, con la promessa di offrire loro un buon lavoro in una grande e nuovissima azienda agricola.
Le ragazze, ingenuamente, furono ben contente. Un passaggio gratuito e la possibilità di guadagnare facendo il lavoro che amavano e per il quale stavano studiando con tanti sacrifici. 
Mercy e Kenny, dopo aver iniziato abilmente la vendita dei manghi però si convinsero che c'era qualcosa di losco in  quello strano tipo che diceva di chiamarsi Tommy. 
All'inizio le aveva scartate, poi era diventato improvvisamente cerimonioso e sembrava apprezzarle così tanto da offrire loro pure un buon lavoro.
Ma alle ragazze il passaggio serviva, così decisero di fidarsi.
Al pomeriggio, dopo aver venduto tutta la frutta, partirono con Tommy verso l'azienda dove avrebbero dovuto lavoro. 
Il proprietario era un olandese di nome Erik Van Poel e lui le avrebbe fatte lavorare nei suoi campi di pomodori, cocomeri, manghi.
Dopo un lungo tratto di strada, il furgoncino arrivò in prossimità di un grosso cancello di ferro: l'entrata di villa Van Poel, le ragazze vennero fatte scendere con la scusa di aprire il cancello; in realtà qualcuno le legò e le mise dentro a due grandi sacchi e le caricò sul furgone. Arrivate in prossimità di quella che, con tutta probabilità era la casa del fattore, sentirono una sgradevole voce di ''muzungo''  trattare con Tommy sul ''prezzo'' delle ragazze.
Erano appena uscite da un carcere per finire nella prigione di aguzzino che voleva schiavizzarle per i suoi piaceri lussuriosi.
Le ragazze, sempre legate nei scacchi, vennero portate in una stanza dove Van Poel, senza mezzi termini, diede loro un'ora di tempo per decidere se scegliere di diventare le sue concubine e vivere una vita agiata o finire in un bordello di Nairobi o Mombasa, se non peggio, poi le lasciò sole a pensare.
Le parole dure del bwana muzungo risuonarono minacciose nella mente delle ragazze che non volevano fare la fine del topo.
Kenny, la più snella e scattante tra le due, cercò quindi di approfittare dell'occasione per cercare di liberarsi da quel sacco che le stava soffocando. Divincolandosi come un serpente e usando i denti per tagliare il sacco, le ragazze riuscirono prima ad uscire dal sacco, poi a liberare le loro mani e quindi a scappare, saltando dalla finestra nel giardino sottostante, verso la foresta. Avrebbero cercato aiuto più avanti, intanto dovevano correre più velocemente possibile per scappare da quel mostro.
La furia di Van Poel, non appena si accorse della fuga delle ragazze, fu indescrivibile. All'inizio se la prese coi suoi uomini, Tommy  compreso, incapaci di averle legate bene, poi convenne che cinque nerboruti giovani contro un anziano come lui erano troppi, quindi cambiò tono, diventando più mansueto e augurandosi che le ragazze finissero in pasto ai leoni, pensando già alle prossime succulente giovani che sarebbero presto arrivate.

Questa, ancora oggi, è la realtà di molte donne africane. Ragazze belle, desiderose di una vita migliore, che si affidano a mani di uomini senza scrupoli, pronti a svenderle al miglior offerente, in cambio di qualche scellino o di qualsiasi cosa che possa valere ai loro occhi di povertà liquida. Kenny e Mercy rappresentano la ribellione, sono scaltre, veloci, hanno studiato e tutto sommato non hanno mai conosciuto la miseria più cruda della maggior parte delle loro coetanee, ma non tutte purtroppo sono riuscite a raccontare di essere fuggite, non tutte ce l'hanno fatta. A chi è andata bene, è riuscita a vivere una vita di schiavitù alle dipendenze di un despota che comunque garantiva loro i pasti e un tetto. A chi è andata male, se non ha trovato sollievo nella morte eterna, sta morendo ogni giorno schiavizzata da un protettore che vende i loro corpi come carne da macello, in Africa e nel resto del mondo.

Mentre Mercy e Kenny correvano a perdifiato per la foresta, cercando un riparo per la notte, David e Kenny erano riusciti a raggiungere il villaggio dei nonni, dove furono accolti a braccia aperte.
La nonna si prodigò subito a preparare del buon cibo e un corroborante chay, ansiosa di conoscere le ultime avventure dei ragazzi. Il nonno invece non vedeva l'ora di mostrare loro il suo sparuto orticello strappato alla siccità che quell'anno era ancora più incarognita verso la loro terra.
I ragazzi, non appena fossero riusciti a raggiungere padre Nicola e le ragazze, avrebbero cercato di adoperarsi al meglio per riuscire a dotare di acqua potabile il villaggio dei nonni e tutti i villaggi della Nazione. 
Per loro l'acqua significava vita, per l'uomo bianco era diventata invece la nuova moneta con la quale piegarli al loro volere. Violentandoli, facendogli perdere la moralità e la dignità.

<< Molti, troppi politici si lasciavano corrompere con la lusinga del denaro facile, pronti a tradire il proprio popolo per un vantaggio privato e questo, purtroppo, accadeva anche nei paesi vicini al centro Africa. >>

Proprio in quei giorni si stavano svolgendo importanti trattative per la costruzione di nuovi pozzi e importanti sistemi di fonti rinnovabili, come l'energia elettrica prodotta dal grande sistema eolico di Laikipia. 
Gli scontri e i tafferugli furono inevitabili. Nessuno voleva piegarsi allo strozzinaggio di un governo corrotto, venduto al muzungo per pochi scellini. 
I due fratelli decisero che avrebbero fatto fruttare i loro studi per cercare di migliorare la situazione e allargare la produzione agricola di Babu Kenu, il nonno.
Mercy e Kenny, dopo aver passato una notte nella foresta si svegliarono sotto lo sguardo indagatore di un kifaru ( rinoceronte ) che, fortunatamente decise di fare colazione con qualcosa di diverso dalla carne umana.
Tsavo East, Otarde, faraone selvatiche le cui uova sostennero Marcy e Kenny nel lungo cammino - foto personale -


Con la paura a far da combustibile, le ragazze si rimisero presto in marcia. Fecero colazione con delle uova di faraona selvatica trovate tra le sterpaglie e poi  cercando di evitare i cespugli spinosi che avrebbero potuto ferirle, allungarono il passo. 
La fatica sotto il sole cocente mordeva i loro corpi, ma dovevano allontanarsi il più possibile dall'aguzzino, anche sino ad allora non avevano avuto segni di possibili inseguimenti.
Dopo una giornata ardente, in cui il sole fu ancora più duro del solito, sopraggiunsero in prossimità di un villaggio masai. Non era della loro etnia, ma si sarebbero fatte ugualmente capire e avrebbero chiesto riparo per una notte.
Nel villaggio, nonostante i diversi idiomi parlati, vennero accolte benevolmente. Le ragazze cercarono di raccontare a gesti la brutta avventura subita e, la donna che le aveva accolte nella manyatta sembrava averle comprese. Dopo essersi rifocillate, vennero offerte loro delle pelli di capra come giaciglio per la notte, e le ragazze accettarono volentieri, dopo il brutto risveglio col rinoceronte che le fissava cisposo.

Uno dei grandi pregi che ho avuto modo di vivere di persona in Kenya, è la generosa ospitalità, l'accoglienza che hanno verso l'ospite. C'è sempre un tetto con un giaciglio per chi ha bisogno e il cibo che sfama tre persone ne può sfamare quattro. Gente povera ma dignitosa dietro a profondi occhi scuri e radiosi sorrisi.

Il mattino arrivò presto e si rimisero in viaggio di buona lena assaporando il sapore il profumo del sole, profumo di erba e fiori arsi dal calore dei raggi solari, profumo di polvere rossa che si librava in aria ad ogni passo, il profumo della savana, che nessuno avrebbe mai potuto portare via dal cuore dai loro cuori.
Tsavo East, elegante Swala Thompson (Gazzella) - foto personale -


Quella mattina il sole già non dava tregua nonostante la leggera brezza e la sete dilaniava i loro corpi tesi allo stremo dalle ardue scalate. Kenny sembrava reggere meglio la fatica, più snella rispetto a Mercy e con lunghe gambe muscolose, sembrava un'elegante gazzella che saltellava beata nella savana, senza sentire fatica e sete. D'altronde Kenny proveniva dall'etnia dei Kalenjin, infaticabili corridori che annoveravano tra loro ottimi maratoneti di fondo e mezzofondo a livello olimpionico internazionale. 
Un grosso albero di macadamia, sulle sommità di un pendio appena scalato, offrì loro del cibo  col quale placare la fame e un po' di riparo dai raggi solari che trafiggevano da ore la pelle lucida di sudore. Dopo essersi  riempite le tasche di noci e col cuore in subbuglio discesero la collina per arrivare, prima di sera, al villaggio che si intravedeva in lontananza. 

Un grande villaggio, alle pendici della montagna, probabilmente alle porte di Nyahururu, dove avrebbero dovuto incontrarsi con David e Kevin e finalmente denunciare la tratta delle giovani donne da parte del perfido olandese senza scrupoli.
Poco dopo avrebbero scoperto che quel villaggio non solo era prossimo alla destinazione e le avrebbe riunite a David e Kevin,  ma avrebbe radicalmente cambiato le loro vite.
Le vite dei ragazzi, una volta riusciti a ritrovarsi, presero una svolta più rosea. 
Il loro futuro si presentava luminoso e pieno di buone aspettative, grazie anche all'aiuto di don Nicola che si prese talmente a cuore la disavventura subita da Mercy e Kenny da iniziare subito le indagini per fermare il terribile traffico umano.
Ma c'era ancora da debellare un'ultima ombra scura che stava tramando ai danni della nazione e soprattutto alle loro spalle: Erik Van Poel.
Dopo la fuga delle ragazze, sperando nella loro morte per mezzo dei felini della savana, il perfido olandese non solo aveva continuato i suoi loschi traffici sessuali, ma adesso stava cercando di truffare interi villaggi col miraggio di nuovi pozzi e la falsa promessa di acqua a volontà per tutti.   
Pozzi e sistemi di irrigamento per i quali si stavano battendo i fidanzati delle due ragazze che avevano osato sfidarlo con la loro fuga. Quattro sovversivi che andavano tolti di mezzo al più presto....
Tsavo Est, socializzazione coi Masai Tsavo - foto personale -

Ovviamente il romanzo continua, ma conquistare la meta con le proprie forze è più entusiasmante che arrivarci senza fatica, trasportati da aiuti esterni. Il mio consiglio è quindi di munirvi di buone scarpe, un  bel cappello da sole e una buona bevanda e partire di buona lena insieme a Kenny e Macy per raggiungere David e Kevin. Non preoccupatevi, lungo il viaggio troverete sempre qualcuno pronto a tendervi una mano e ad offrirvi un chay caldo. 
Potrete godere dell'incontro di giovani madri leonesse coi loro cuccioli, in cammino verso lo stagno per abbeverarsi, vi delizierete gli occhi ammirando l'eleganza delle agili gazzelle dalle lunghe ciglia e vi riempirete l'anima dei grandi sorrisi dei bambini che corrono felici verso la scuola coi loro piedi nudi e polverosi.
Ma soprattutto potrete anche voi bearvi del profumo del sole e della savana, quelli che nessuno potrà mai rubare.
Tsavo East, Ndofu - Foto personale -


Savana Il profumo del sole è un romanzo che si legge con voracità, spinti dalla sete di sapere come andrà a finire la storia di Mercy e Kenny.
La scrittura di Bertoia e di Rosanna Gasparotta è come l'abbraccio di una madre, che oltre a proteggere, dona al lettore e al Kenya la speranza di un futuro migliore e salutare. La speranza e la gioia nel sorriso dei bambini e della sua gente, che nei gesti a noi scontati e insignificanti, trova motivo di gioire ogni giorno. 
Apprezzerete l'amore e la solidarietà che regna tra i ragazzi e il popolo, quello onesto e incorruttibile, pronto a tendere una mano nelle difficoltà.
Leggendo vi indignerete, vi salirà una profonda rabbia verso chi, dopo anni di sevizie, continua a depredare senza scrupoli la culla della civiltà, quella culla che ci ha visto nascere, evolverci e diventare ciò che siamo perché, non dimentichiamolo, l'umanità intera ha avuto inizio dall'assolata savana ai piedi della Rift Valley.
Di questo romanzo ho apprezzato la cura della descrizione dei paesaggi che solo chi ama ed ha vissuto quei luoghi può ricreare in maniera così viva. 
I rumori, i colori, i profumi e i sapori sembrano prendere vita tra le pagine, come se ci trovassimo magicamente catapultati in mezzo alla savana o nei soko rumorosi di Nanyuki. 
La voglia di saltare sul primo aereo si è innescata già dai primi capitoli che partono pole pole, prendendo velocità insieme all'evolversi delle situazioni vissute dai ragazzi.
Pole pole, hakuna matata, arriverete alla fine della storia col cuore colmo di speranza e con un bel sorriso stampato in faccia, perché anche dal male può nascere qualcosa di buono, che riscatterà, almeno in parte, da tutte le violenze subite.



Ringrazio dal profondo del cuore William e Rosanna per avermi riportato in Kenya proprio in un periodo in cui non si può viaggiare. Grazie a loro ho rivissuto quei giorni meravigliosi all'insegna dell'amicizia e della fratellanza, passati insieme ai miei compagni di viaggio e alle meravigliose persone conosciute sul luogo, con alcune delle quali ancora sono in contatto.
Se anche voi come me soffrite di mal d'Africa e, soprattutto in questo periodo ne sentite fortemente il richiamo, vi consiglio di lasciarvi trasportare dalle pagine di questo romanzo, perché veramente vi sembrerà di trovarvi nella savana in mezzo ai leoni e agli elefanti. 
Vi assicuro che sarà un'esperienza indimenticabile anche per chi non conoscesse la realtà del Kenya e volesse approcciarsi per la prima volta. 
Ma soprattutto, alla fine del viaggio, oltre ad aver aiutato i  molti David, Kenny, Marcy e Kevin, cogliere l'invito alla riflessione contenuto tra le pagine verrà spontaneo e ci ritroverà diversi rispetto alla partenza.
Grati di avere tutto ciò che fino a poco prima davamo per scontato, soprattutto il superfluo.

Buona lettura, 
Tania C.



 

martedì 2 febbraio 2021

Recensione di IO SONO L'ABISSO di Donato Carrisi - Ed. LONGANESI -

 



IO SONO L'ABISSO

Donato Carrisi

Ed. Longanesi

Anno di pubblicazione 2020

Formato Cartonato

Pag. 384

Temi Maestri del thriller

Genere Thriller 

€ 22,00

Ebook disponibile in tutti i principali store online


CONOSCIAMO L'AUTORE

Donato Carrisi - foto dal sito  https://www.longanesi.it/autori/donato-carrisi/ -

Donato Carrisi nasce a Martina Franca nel 1973 e vive fra Roma e Milano. Dopo aver conseguito una laurea in giurisprudenza, si è specializzato in criminologia e scienza del comportamento.

Oltre ad essere scrittore è anche regista e sceneggiatore di serie televisive e per il cinema, sua la firma di molti articoli per il  Corriere della Sera. Tra i suoi romanzi, bestseller internazionali pubblicati da Longanesi, spiccano Il suggeritore, Il tribunale delle anime, La donna dei fiori di carta, L’ipotesi del male, Il cacciatore del buio, La ragazza nella nebbia – dal quale ha tratto il film omonimo con cui ha vinto il David di Donatello per il miglior regista esordiente –, Il maestro delle ombre, L’uomo del labirinto – da cui ha tratto il film omonimo – , Il gioco del suggeritore e La casa delle voci.

Ha vinto prestigiosi premi in Italia e all’estero come il  Prix Polar e il Prix Livre de Poche in Francia e il Premio Bancarella in Italia.

Tradotti in più di 30 lingue,  tutti i suoi romanzi  hanno venduto milioni di copie.

TRAMA

Le cinque meno dieci in punto. All’orizzonte il lago è una lunga linea di grafite, nera e argento. L’uomo che pulisce sta per iniziare una giornata scandita dalla raccolta della spazzatura. Gli piace il suo lavoro, sa che è necessario. E sa che proprio tra i rifiuti che le persone buttano via si celano i più oscuri segreti.

Lui sa bene come interpretarli e come usarli. Lo sa perché anche lui nasconde un segreto.

L’uomo che pulisce vive al ritmo di una routine ormai consolidata, con l’eccezione di sporadiche ma memorabili serate speciali.

Quello che ignora è che nel giro di poche ore la sua vita precisa sarà rivoltata dall’incontro con la ragazzina col ciuffo viola. Nonostante abbia scelto di essere invisibile, un’ombra appena percepibile ai margini del mondo, si troverà coinvolto nella realtà inconfessabile della ragazzina. Il gioco non c’è solo il rischio che qualcuno scopra chi è o cosa fa realmente.

Sin dalla più tenera età il vero rischio è sempre stato quello di contrariare l’uomo che si nasconde dietro la porta verde.

Ma c’è un’altra cosa che l’uomo che pulisce ignora: là fuori qualcuno lo sta cercando. La cacciatrice di mosche è determinata non vuole fallire nella sua missione: fermare la violenza, salvare il maggior numero possibile di donne. Niente può impedirglielo: né la sua pessima forma fisica, né l’oscura fama che la accompagna.

Quando dal fondo del lago emerge una traccia, la cacciatrice sa che è un messaggio che solo lei può capire. C’è solo una cosa che può, anzi, deve fare: stanare l’ombra invisibile che si trova al centro dell’abisso.


IMPRESSIONI



Donato Carrisi. 

Credo che nemmeno Don Abbondio abbia problemi a ricordare chi sia ''costui''. Una delle penne più brillanti e prolifiche della narrativa thriller/noir italiana. Un giovane autore che nel giro di poco tempo è riuscito ad arrivare alla regia delle sue stesse pubblicazioni riscuotendo grande successo.

Devo confessare che non avevo mai letto nessuno dei suoi romanzi, quasi ''snobbandolo''.

All'uscita di Io sono l'abisso ho trovato la scheda di presentazione del romanzo e, leggendo la trama, mi sono incuriosita. Un bel thriller contorto dall'aria nebbiosa e lacustre! Dovevo dargli una possibilità, così grazie alla disponibilità di Elisa di Longanesi, che ringrazio, ho ricevuto subito una bella copia digitale. 

<< La sua presenza passava inosservata come quella di uno scarafaggio in una festa danzante. >>

Il romanzo in cui i protagonisti principali sono  il male e l'acqua come simbolo del male stesso, si apre con una cartolina di un paesaggio lacustre del Comasco, dove '' l'uomo che pulisce '' svolge con cura maniacale il suo lavoro di ''spazzino''. 

Ama il suo lavoro, lo fa con passione, con la stessa passione che impegna un cercatore d'oro col metal detector in una zona  archeologica. 

Per lui i rifiuti sono una fonte di ricchezza. Non esiste psicologo migliore al mondo dei  rifiuti di una persona: parlano, raccontano e svelano i segreti più intestini di ognuno di noi. 

Svolge il suo lavoro nell'ombra, anche di se stesso. Non ha un nome, non ha un volto vero e proprio pur essendo riconoscibile nel suo anonimato. Non ha una vita virtuale, nemmeno un cellulare. Un uomo ombra cresciuto nella culla del male, impersonato dalla madre che non lo ha mai amato, che lo ha sempre sbeffeggiato chiamandolo mostro grasso, deridendolo e prendendosi gioco di lui, al punto da disfarsene cercando di farlo affogare in una piscina lutulenta, dopo avergli regalato bellissimi braccioli arancioni: bucati!

L'uomo che pulisce non dimentica il male e le umiliazioni subite, ne porta ancora i segni addosso, aggiungendo nuove ''medaglie'' ogni volta che commette un errore, anche microscopico.  Con l'idea fissa ben elaborata di vendetta, passa i suoi giorni tessendo le trame di un piano minuzioso e dettagliato, collezionando rifiuti, soprattutto organici appartenenti in particolar modo ad una donna sulla sessantina, bionda e sola. 

Tra quei rifiuti, che maneggia con scrupolosità chirurgica, trova un frammento di unghia laccato di rosso.

 << Ovunque andrai, ti basterà dipingere una porta di verde e io verrò da te. >>

Un bene prezioso, una reliquia da custodire con cura, di cui renderà subito partecipe  Micky, colui che porterà a termine quella pantagruelica fame di vendetta che non gli da tregua da anni.

Miky, l'unico che in tutta la vita, non lo avrebbe mai abbandonato, nemmeno dopo aver chiuso alle spalle la porta verde...

Mentre sta pulendo un parco sul lungo lago, l'attenzione dell'uomo che pulisce viene attratta dal grido di aiuto di un bambino che sta annegando.

Nonostante riaffiorino, nella sua mente psicotica, gli atroci ricordi di  bambino grassottello coi braccioli arancioni che rischiò di affogare in piscina, si tuffa. 

Quell'io bambino, ancora vivente nel suo delirio, deve essere salvato. L'impatto con l'acqua e col corpo riporta l'uomo che pulisce alla realtà, rivelando ai suoi occhi che il bambino che stava affogando, in realtà, è una tredicenne, la ragazza dal ciuffo viola, vittima anch'essa di abusi da parte di un mondo perverso.

<< Pochi secondi e il loro legame si sarebbe sciolto. Pochi secondi e sarebbero stati entrambi liberi. Per sempre. >>

Quel ciuffo viola spera di trovare nell'uomo che pulisce un'ancora di salvezza da una famiglia che non si prende cura di lei e da un  ragazzo coetaneo che la ricatta e abusa sessualmente. L'uomo che pulisce, invece, ha il solo fine di farla scomparire, dal momento che la ragazza lo ha visto, sfilandogli il mantello dell'invisibilità, dissolvendo il muro d'ombra che proteggeva la sua vulnerabilità.

<< In quegli occhi si riconoscevano  smarrimento, impotenza ma, soprattutto, paura. >>

Trait d'union delle loro anime in delirio, è '' la cacciatrice di mosche '', una coriacea '' Miss Marple''  votata alla causa, emersa da un passato tormentato, che cerca di aiutare chi, come lei, è stata vittima della violenza degli uomini. Una madre martoriata che cerca la pace aiutando altre donne come lei, ma intrappolata nella rete dell'odio , costretta a vivere alla continua ricerca di un perdono che non riesce a concedere a causa delle ferite troppo profonde riportate.

Il sottile fil rouge che sviscera le trame della storia, come ho scritto all'inizio è l'acqua, emblema dell'oscurità in cui si cela il male. 

L'acqua inghiotte, nasconde, uccide. 

L'acqua, con il suo abisso maligno, che forgia e insidia il male nell'uomo che pulisce, segnando per sempre la sua vita.

L'atmosfera dark e opprimente che aleggia per tutta la narrazione fluente e ricca di particolari, accompagna piacevolmente il lettore in un finale dal colpo di scena forse troppo amaro, ma necessario al completamento e al senso  della storia. 

Personalmente, essendo il primo romanzo di Carrisi che leggo, posso dire che l'ho trovato molto accattivante e manipolatore. Ti ipnotizza, giocando con la tua mente, portandoti a costruire soluzioni perfette che verranno ribaltate continuamente sino a dubitare del male stesso per poi arrivare alla verità, sotto il naso per tutta la lettura.

Il romanzo, sospeso tra  quel sottile limbo tra finzione e realtà, è nato sulla base di una storia di cronaca nera, in cui l'autore, citando le sue parole, ha costruito un corpo di mostro, assemblato da parti di assassini e criminali, costretto a chiedersi perpetuamente : '' sono buono o sono cattivo? ''.

Un romanzo che consiglio a chi è alla ricerca di un noir ''diverso'' dai soliti schemi, con quel pizzico di tenerezza a ricordarci che la follia, spesso è tale per mancanza d'amore e umanità. 

Buona lettura

Tania C.




mercoledì 30 settembre 2020

Recensione TUTTO ACCADE PER UNA RAGIONE di Anna Dalton - Ed. GARZANTI -





TUTTO ACCADE PER UNA RAGIONE


Anna Dalton

Ed. Garzanti 2020

Collana: Narratori moderni

Uscita 1 ottobre 2020

Pag, 352

Rilegato (Ebook disponibile)

€ 17,60


    CONOSCIAMO L'AUTRICE 



Anna Dalton - foto dal web -


Anna Dalton è nata nel 1986 ad Arzignano, in provincia di Vicenza, ma ha origini irlandesi. Sin da piccola insegue il sogno di diventare attrice studiando recitazione e ballo, riuscendo ad avverarlo. Dopo aver conseguito gli studi alla Scuola Duse di Roma e Londra, inizia a recitare in teatro e per il cinema. Ottiene una parte nella seguitissima serie L'Allieva, tratta dal bestseller di Alessia Gazzola. In campo letterario esordisce con L'apprendista geniale, seguito dal sequel La ragazza con le parole in tasca, pubblicato da Garzanti, ottenendo uno strepitoso successo. Esce oggi, 1 ottobre 2020, il capitolo conclusivo della trilogia Tutto accade per una ragione.


TRAMA



È tempo degli Tempo di esami al Longjoy College, difficili e duri, ma per raggiungere la meta, ormai vicina, bisogna superarli. Il sogno di Andrea è quello di diventare una giornalista di successo, proprio come la madre, che le manca ogni giorno di più e superare brillantementeesami sarebbe la realizzazione del suo sogno. 

A distoglierla dai libri però, c'è il pensiero fisso di una misteriosa  lettera lasciatale dalla madre, che le rivela di averle lasciato qualcosa di molto importante da trovare, senza darle indizi.

Per risolvere il mistero e poter spiccare il volo, Andrea sa che deve iniziare dalle sue origini, nel luogo sicuro che le ha dato i natali: Dublino.

Decide di partire per l'Irlanda, spinta dalla scusa di preparare la tesi di laurea, ma nel suo cuore sa che le ragioni non sono solo quelle.

Consapevole della pressante competizione dei colleghi, Andrea decide di proseguire le sue ricerche senza commettere passi falsi che possano infrangere il suo sogno. Ma capire quello che la madre le ha voluto dire con quella lettera è altrettanto importante.

Così importante da arrivare a mentire alla sua famiglia "adottiva": gli amici Andre e Marilyn, il fidanzato Joker... soprattutto lui. Ma adesso che hanno chiarito i loro sentimenti e le loro paure Joker non la prenderà bene ad essere messo da parte. 

Le vecchie ferite di Andrea tornano a galla lasciando spazio all'ansia, all'insicurezza e alla mancanza di affetto materno che la accompagna si da bambina.

Se vuole trovare delle risposte, sa che deve curare le sue ferite da sola, anche se da sola non sarà finché avrà accanto a se un foglio e una penna a fare da scudo alla sua vita e ai suoi sogni.

Anna Dalton ha regalato ai suoi lettori un personaggio che ha saputo farsi amare rendendosi indimenticabili nei loro cuori, tanto da diventarne compagni di vita tra le mura del Longjoy. 

Perché Andrea è una di noi.


IMPRESSIONI

È finalmente arrivato il dolce autunno e con lui le nuove letture che  Linda di Garzanti mi ha gentilmente offerto in anteprima in modo da recensirle per voi amici della Valigia. Colgo l'occasione per ringraziarla della possibilità e della fiducia che mi ha concesso. 

È sempre bello vedere i propri sforzi apprezzati, soprattutto dopo questi mesi difficili che hanno tentato di togliermi la voglia di andare avanti e buttare all'aria anni di sacrifici e lavoro. Ma, proprio grazie a queste nuove letture, mi sento rinata e pronta per nuove avventure.

Oggi, 1 ottobre 2020, esce in libreria il capitolo conclusivo della trilogia "Andrea Doyle" di Anna Dalton: 

TUTTO ACCADE PER UNA RAGIONE.

Non preoccupatevi se non avete letto gli esordi della storia, questo romanzo è scritto talmente bene e in maniera comprensibile, quasi come fosse un romanzo autoconclusivo,  che si può leggere dalla fine per poi leggere l'inizio come fosse un prequel senza correre il rischio di incappare in buchi temporali o storici. 

Protagonista della storia è Andrea Doyle, una giovane donna aspirante giornalista, desiderosa di seguire le orme della madre scomparsa prematuramente quando lei era ancora una bambina. Andrea ha origini irlandesi, capelli rossi, efelidi e un carattere caparbio formatosi negli anni fatti di ansie, paure e determinazione.

Studia giornalismo al College Longjoy di Venezia e in questo capitolo la troviamo insieme agli amici storici Andre e Marilyn, al fidanzato Joker ma orfana del suo sostegno, il suo migliore amico  e compagno di stanza Uno,  trasferitosi a Londra per lavoro. Uno è l'amico che tutti vorremmo avere, dolce, sensibile ma con un pizzico di follia a dare brio alla vita e sempre pronto ad aiutarci a rimetterci in piedi ogni volta che cadiamo. Andrea sentirà molto la mancanza fisica di Uno, ma le videochiamate le saranno di aiuto durante i periodi più difficili. Un vero amico sa sempre di cosa hai bisogno. 

Per Joker invece, dopo un tira e molla amoroso di Andrea, si presenta l'occasione giusta per trasferirsi nella sua camera e dare così una svolta importante alla loro storia. Ma Andrea, anche se ha fatto la sua scelta, è ancora dubbiosa e sa di non essere ancora pronta per iniziare quella convivenza forzata. Mentendo a Joker, il letto vacante di Uno verrà occupato da una nuova allieva del College: Marietta.

Una giovane ragazzina che sembra quasi sbucata dal passato, al suo primo anno di College, goffa e insicura, infagottata nei suoi abiti fuori moda e avvolta in un mantello di ansia e dubbi nella quale Andrea si rispecchia, felice di averla fortemente  voluta come compagna di stanza.

Marietta e Andrea si conoscono per una serie di sfortunati eventi che vedranno Andrea in una situazione compromettente, ma pronte a saldare una nuova amicizia che le accompagnerà durante l'anno accademico. Due personaggi che matureranno nel corso della storia aiutandosi a vicenda.

Ho apprezzato tantissimo il personaggio di Marietta, quasi un'ombra tra le pagine, timorosa e pacata, dall'aria antiquata e loquace ma che ha dato tanto ad Andrea, aiutandola nella sua formazione.

L'ultimo anno di studi per Andrea, Joker, Marilyn e Andre sarà una sfida. Un anno senza potersi permettere distrazioni, pena il mancato conseguimento della laurea e la perdita della borsa di studio per il New Yorker, l'importante testata giornalistica alla quale Andrea e molti altri compagni aspirano, come l'odiosa Barbie che sembra stia tramando uno dei suoi loschi piani...

Ma il passato di Andrea irrompe nella placida routine del suo presente veneziano: la madre, mancata dieci anni prima, le aveva scritto una lettera da consegnarle l'anno della laurea. Nella lettera  rivela di averle lasciato qualcosa di veramente importante che lei deve trovare.

<<E infatti era proprio li che mi trovavo: non nei vicoli del centro di Dublino, ma nei meandri del mio passato, nelle strade della mia infanzia, negli angoli della mia memoria.>>

Nessun indizio, solo una certezza: se voleva scoprire il mistero del dono della madre e fare pace col passato, Andrea doveva cominciare dalla sua infanzia. Da Dublino, la città nella quale era nata e che sentiva sua, dove aveva preso forma il suo sogno di diventare giornalista, all'Irish Times, la testata giornalistica per la quale la madre lavorava e dove lei passava le sue giornate a disegnare e colorare. 

Prima di cominciare l'ultimo anno di studi Andrea parte per Dublino. Da sola, speranzosa di poter finalmente dare una risposta alle mille domande scaturite dalla lettera della madre, si reca nella sede dell'Irish Times, travolta dal vortice di ricordi d'infanzia e della grinta della madre, all'epoca direttrice del giornale. 

Chiede di poter parlare col direttore, forte dell'appoggio delle referenze di una sua professoressa del College e del nome della madre. 

<<"F" come Fallire. Nessuno ci insegna l'importanza del fallimento.>>

Ma il muro della realtà è un imprevisto quasi inaspettato contro cui sbattere. Al giornale, pur mostrandosi gentili verso quella che un tempo era stata una bambina appollaiata sotto la scrivania della madre a colorare, nessuno l'aiuta a fare luce sul mistero, mettendola alla porta senza tanti complimenti. 

Andrea non si da per vinta e, facendo leva sull'autocompiacimento di un improbabile tragicomico stagista del giornale, cerca di scoprire qualcosa  entrando di nascosto nell'archivio privato del giornale dove sono raccolti tutti gli articoli della madre.

Ma anche i vecchi articoli trovati in archivio sfociano in un vicolo cieco. Per la ragazza è giunta l'ora di rientrare a Venezia, studiare per conseguire la laurea e cercare di far luce sul mistero più avanti.

I tre giorni a Dublino sono volati lasciandole l'amarezza di non aver concluso nulla. Questo pensiero fisso le si incolla addosso come una seconda pelle, facendo riemergere tutte le fragilità del passato, non ancora elaborate. Ad aggravare la situazione delicata, lo spettro di dover consegnare una tesi di laurea che le avrebbe aperto le porte per l'ammissione agli esami finali e la tanto sognata borsa di studio. 

Andrea, carota per gli amici, ama Guerre Stellari, i dolci e il caffè. Ama il vento freddo e la pioggia di Dublino. E ama Venezia con i suoi canali e la sua placidità malinconica. La ama così tanto da renderla viva attraverso la sua voce. 

È un personaggio delicato, che fa della propria fragilità il perno che la spinge ad andare avanti senza mai lasciarsi sopraffare dal destino a volte troppo beffardo. Forse la paura di mettersi a nudo le fa compiere qualche passo falso, ma sempre in buonafede e spinta dal desiderio di capire finalmente chi è e cosa desidera, perché è anche tenace e non è disposta ad arrendersi davanti a nulla pur di realizzare il suo sogno. 

Lo sa benissimo Joker, il suo fidanzato e compagno di studi dai capelli verdi, dal carattere piuttosto ombroso, ma pronto a sciogliersi in mille abbracci accoglienti e a mettersi in disparte pur di fare felice la donna che ama.

Il loro amore, una forza uguale e contraria che li unisce e respinge allo stesso tempo, è messo a dura prova dai troppi silenzi voluti di Andrea. Assorbita dallo studio e dalla lettera, si trova spesso a dover fare chiarezza coi sentimenti e nonostante tutto a metterli da parte, mentendo,  a scapito di un perplesso Joker.

A tenere la barca in pari, gli amici storici: la bizzarra coppia formata dal placido Andre e dalla "demoniaca" Marilyn, quest'anno con una clamorosa novità che porterà scompiglio nel gruppo e nel già troppo grintoso carattere dark punk di Marilyn.

Chi si occupa smuovere le acque della routine accademica è Barbie, personaggio ambiguo. Bella e ricchissima, perennemente insoddisfatta della vita e di se stessa, l'aspirante giornalista è pronta a tutto pur di mettere in cattiva luce Andrea e sbarrarle che porta a New York. 

Tra libri, indagini e ripetizioni di inglese alla piccola Diletta e i suoi dinosauri, per Andrea il tempo vola, gli esami si avvicinano e c'è da preparare la tesi. 

Le idee le ha chiare, la preparerà   a Dublino, scrivendo un articolo sul nuovo direttore dell' Irish Times, l'acerrimo nemico della madre. Ha a disposizione un'intera settimana finanziata dal College per scrivere l'articolo e cercare indizi preziosi per risolvere l'enigma della lettera e soprattutto per trovare la sua strada. Ce la farà, ne è sicura.

<<Ad ogni modo non volevo che tu partissi pensando che ti odio. Io non ti odio.>>

Ma non ha fatto i conti con Joker che, spinto dall'amore per Andrea, ha organizzato una settimana nella romantica Parigi, tra vecchi cinema e teatri. 

Ancora una volta sarà lui a farsi da parte per lasciare il suo amore libero di trovare il suo posto nel mondo?

Riuscirà Andrea a far luce sul passato ingombrante della madre e  vincere la borsa di studio che le aprirà le porte per New York? 

Cosa sta tramando l'intrigante Barbie con tanta frenesia?

Quale sorpresa hanno in serbo Marilyn e Andre? 

Per scoprirlo, l'indizio che vi do è quello di andare in libreria dal 1 ottobre ed acquistare l'ultimo capitolo della trilogia di Andrea Doyle firmata Anna Dalton. Per gli amanti della lettura digitale, sempre dal 1 ottobre è disponibile una comoda versione ebook.

Un romanzo perfetto per questo dolce autunno, che si legge veramente in una notte piovosa al caldo di una coperta o nei pomeriggi tiepidi, magari nel vostro angolo di natura preferito.

I personaggi che ritroverete o  imparerete a conoscere durante la storia sapranno coinvolgervi con la loro simpatia e la voglia di stare insieme, di fare gruppo e, alla fine, vi dispiacerà lasciarli alla loro vita cartacea, tanto hanno saputo coinvolgervi nella storia. 

Più volte mi sono sentita parte della storia, aggirandomi per le calle di Venezia o ammirandola dall'alto del tetto del Longjoy. Ho sentito la pioggia irlandese scorrermi sul vivo e il vento gelido arruffarmi i capelli. Ho creato scompiglio dando manforte all'esuberanza di Marilyn ed ho spiato Barbie durante i suoi "traffici". Potrei definirlo un romanzo empatico per quanto siamo entrati subito in sintonia.

Di questo romanzo, oltre ad uno stile dolce e scorrevole, ho apprezzato come la Dalton abbia delicatamente messo in luce quanto sia importante l'amicizia per ogni persona, quanto sia forte il legame tra amici, al di la di ogni barriera o diversità,  definendo gli amici come "la famiglia che ci scegliamo". Senza un amico, a volte, è difficile anche alzarsi dal letto la mattina nonostante i buoni propositi. 

L'autrice ha plasmato "amici" sempre presenti, protettivi ma non invadenti, sempre pronti a buttarsi nella mischia, anche quando la vita si fa più dura. Non si possono non amare, capitolo dopo capitolo. 

Così come non si può non amare la descrizione dei paesaggi, un racconto che nasce dal cuore e ti immerge nella dolce malinconia di Venezia, nel verde bagnato di pioggia dell'Irlanda e nelle dorate colline venete. 

Per chi già conosce la storia di Andrea Doyle, questo ultimo capitolo sarà la ciliegina sulla torta, per chi si volesse farlo per la prima volta, spero di avervi incuriosito e di avervi invogliato a fare amicizia con Andrea e il suo strampalato gruppo. Non ve ne pentirete e garantisco sulla calorosa accoglienza.

Vi auguro una buona lettura e vi aspetto con altre nuove recensioni.


Tania C.


Ps. durante la lettura potrebbe venirvi voglia di dolcetti e cioccolato in tazza. È perfettamente normale, assecondate la vostra voglia, il racconto vi svelerà tutti i suoi sapori...




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