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mercoledì 30 agosto 2023

Recensione LA CENTENARIA CON LA PISTOLA di Benoît Philippon - Ed. Ponte Alle Grazie -

 




LA CENTENARIA CON LA PISTOLA 

Benoît Philippon

Ed. Ponte Alle Grazie

GENERE: Narrativa straniera

COLLANA: SCRITTORI

ANNO DI USCITA: 2023

PAGINE: 384

TRADUZIONE:  Rossella Monaco, Letizia Fusini

PREZZO: € 18.90 

Formato digitale presenti in tutti gli store on line


CONOSCIAMO L'AUTORE


Benoît Philippon (1976), cresciuto tra Costa d’Avorio, Antille, Canada e Francia, è scrittore, sceneggiatore e regista. 

La centenaria con la pistola, suo secondo romanzo, l’ha imposto

come uno dei migliori autori di polar francesi.




TRAMA


Centodue anni, ribelle, serial killer.

Massiccio Centrale francese, in un piccolo e sperduto villaggio. È l’alba e la calma del villaggio è lacerata da alcuni spari. Un’anziana nonnina ha imbracciato la doppietta facendo fuoco sul il vicino di casa e contro i poliziotti sopraggiunti. 

È con aria allibita e perplessa che l’ispettore André Ventura incontra la centoduenne Berthe Gavignol, ancora arzilla, mira impeccabile e cinque volte vedova.

Durante l’interrogatorio che ne  consegue, l’ispettore e il lettore avranno modo di conoscere la vivace vecchietta dalla lingua tagliente e dal grilletto facile, spronata  a riesumare gli episodi più importanti della sua lunga vita e della sua carriera da criminale di prima qualità. 

La domanda che ricorre più spesso durante la lettura è chi è stata davvero Berthe: una serial killer spietata, una sorta di Barbablù al femminile o una donna libera, una femminista ante litteram, capace di conquistarsi l’emancipazione impugnando una calibro 22 di fattura tedesca? 

La certezza è che Philippon ha dato vita e voce a un personaggio memorabile,  riuscendo a creare un giallo unico, che avvince il lettore dalla prima all’ultima pagina, fa molto ridere, commuove a volte e dà anche parecchio da riflettere.


IMPRESSIONI


Amici della Valigia buongiorno e ben ritrovati dopo una lunga pausa estiva. 

Prima di ricevere la proposta di recensione de La Centenaria con la pistola dai Ragazzi di Ponte Alle Grazie, mi ero lasciata ispirare da quello che viene definito "consiglio non richiesto" da uno dei miei autori preferiti, italo-francese e consumato consigliere di noir.

Una trama seducente, ammiccante e irriverente: solo questo basta a convincere il lettore più reticente.

Poi è arrivata la proposta di Matteo e Alice: come tirarsi indietro? Già pregustavo la lettura comodamente spiaggiata sotto l'ombrellone e accarezzata dalla brezza marina.

Accettata al volo la proposta dei ragazzi, che ringrazio per la copia cartacea che mi hanno celermente inviato, non vedevo l'ora di conoscere la simpatica nonnina centenaria che se ne andava in giro ad impallinare gente come fosse una sorta di tiro al bersaglio del Luna Park.

Fin da subito l'ironia pungente e dissacrante di Philippon catturò la mia completa attenzione e fiducia, mista a qualche sguardo stranito dei vicini di ombrellone che, vedendomi ridere con le lacrime agli occhi e le convulsioni da attacco di risata ingestibile, non sapevano se tirarmi una secchiata di acqua gelata o chiamare direttamente i soccorsi per farmi riprendere fiato.

Il primo incontro con Berthe fu folgorante: capii subito che sarebbe nato un lungo e grande "amore al primo capitolo" con Philippon. 

Sopravvissuta a due guerre, la vita di Berthe Gavignol comincia nel 1914 con un lungo racconto che ci porta alla tragicomicità della sua ultima bravata, nel 2012.

Geniale, irriverente, beffarda e spesso irritante, con buona padronanza di parola e maneggio delle armi, la simpatica centoduenne entrò subito nel mio cuore presentandosi come colei che aveva appena impallinato,  aprendo una voragine a suon di colpi di doppietta, le sacre terga del vicino di casa.


"Bam! Bam! 

Berthe ricarica il fucile. 

Le tremano le mani. Quante emozioni per una vecchia di centodue anni."


Berthe è una risoluta vedova (con esperienza) di centodue anni, costretta a lottare sin da piccola contro le avversità della vita. 

Cinque mariti, alcuni cani e gatti, una collezione di omicidi alle spalle e svariati scheletri, non nell'armadio ma sepolti in cantina. 

Un curriculum da serial killer che avrebbe fatto impallidire Leonarda Cianciulli proprio per la disinvolta naturalezza di Berthe nel compierli e occultarli.

Cresciuta tra le aride colline del Massiccio centrale francese, Berthe passava le sue giornate osservando la nonna alcolizzata produrre, di contrabbando, acquavite "bruciabudella"  nella cantina di casa. 

La nonna aveva tutto ciò che serviva al caso: alambicco, botticelle e una grande cantina polverosa dal pavimento di terra battuta, dove poter nascondere quell'attività poco etica.

La sua famiglia era sempre stata ai margini della società per le maniere poco ortodosse praticate nell'approccio con i vicini di casa.

Berthe perse la madre in tenera età e fu costretta a crescere con la nonna, in fretta, quasi in solitudine, emarginata dagli altri bambini e dagli adulti che non vedevano di buon occhio quella nonna dalle maniere spicce e poco socievoli.

Non ancora adolescente, ma già molto procace nelle forme, la piccola  scoprì la sensualità del proprio corpo e capì subito che nella vita, quelle forme generose, avrebbero potuto tornarle molto utili.

Si approcciò al mondo della sessualità senza tabù, con curiosità e voglia di capire come ottenere ciò che desiderava dagli uomini, senza tanti giri di parole.

Ogni medaglia ha il suo rovescio e, nonostante la sua procacità attirasse sguardi e favori di ogni uomo, la giovane si ritrovò, suo malgrado, a conoscere il lato nascosto della propria sensualità. Un lato fatto di abusi, violenze e sfruttamento.

Il primo marito, padrone dell'emporio del paese, cadde nella sua seducente rete  durante una calda giornata estiva, mentre la ragazza stava riparando il tetto di casa, senza lasciare troppo all'immaginazione ciò che si celava sotto i suoi miseri e logori abiti.

All'uomo non sembrò vero che tanta grazia si fosse così generosamente offerta ai suoi occhi e, dopo un capitombolo che gli costò qualche costola, la chiese in moglie, col benestare della donna.

La giovane reagì positivamente alla richiesta dell'uomo per l'impellente bisogno di procurare le cure necessarie alla nonna ormai anziana e malata e poter finalmente riparare quella vecchia dimora che stava andando in rovina. 

Il matrimonio con Lucien non poté capitare in un momento migliore e di sicuro avrebbe portato medicine, buon cibo e calore durante i lunghi e freddi inverni.

Ben presto però, la vita coniugale lasciò cadere la maschera dorata dei primi giorni rivelando il lato oscuro  di Lucien. Smessi i panni dell'uomo innamorato, col passare del tempo  diventò ogni giorno sempre più prepotente e intollerante verso nonna Nana, ormai in fin di vita. 

Non passava giorno che non le augurasse di morire, attizzando il livore e l'odio di Berthe, che per il benessere della nonna era disposta a tutto, anche a subire abusi ma soprattutto a sporcarsi le mani.

Le mani se le sporcò, senza pensarci troppo su. 

Stanca di dover sopportare le violenze di Lucien e i suoi continui rimbrotti contro la nonna morente, la donna si ritrovò, una notte, a scavare una buca in cantina, tra le botti di acquavite, dove poter nascondere il cadavere di quel despota buono a nulla, ormai utile solo grazie al rigor mortis.


" E dunque ha accolto le forze di polizia dicendo: - 'Potevate pulirvi le scarpe prima di entrare!' -

Embè? Già è poco cortese arrestare una vecchina alle prime luci dell'alba, ma entrare in casa con gli scarponi sudici... i vostri soldati mancano davvero di buone maniere."


Berthe  è una donna che ha fatto delle difficoltà che la vita le ha posto lungo il cammino i suoi punti di forza. 

Scaltra e sopraffina è stata capace di rivoltate situazioni perse a suo favore, da brava manipolatrice.

Carattere aspro come le more selvatiche ancora acerbe, forte come le canne che si piegano al vento senza spezzarsi, l'ultima parola è sempre la sua, diretta, dissacrante, mordace, ma con un lato nascosto, sensibile e delicato come le rose di rovo. 

Sarà proprio quella sensibilità che le farà provare sentimenti forti e veri verso un uomo, l'unico che aveva saputo leggere le sue fragilità celate nei suoi occhi. 

L'unico che non si era mai approfittato della sua disponibilità e del suo corpo. 

Luther, l'unico che abbia mai amato veramente ricambiando i suoi sentimenti sinceri e profondi. 

Come ogni amore leggendario che si rispetti, anche la storia di Berthe e Luther, finì troppo presto tra le insidiose spire vendicative del destino, sepolta da qualche badilata di terra.

Un dolore immenso, implacabile, fece da innesco e miccia al rancore di Berthe. 

Stanca di essere continuamente umiliata, sbeffeggiata, stanca di dover combattere contro i pregiudizi di una società maschilista e chiusa, che vedeva la donna procace ed emancipata come un oggetto sessuale, la vita di Berthe diventò un continuo evolversi di omicidi per legittima difesa, per istinto di sopravvivenza. 


" ... immaginarsi questa vecchietta chiusa in una cella, dopo tutto quello che ha passato, sembra disumano. ' Questa donna ha sofferto abbastanza, no? La legge non potrebbe chiudere un occhio? Per una volta? E... comprendere?' "


La sua cantina si trasformò in un'improvvisata ecatombe di uomini malvagi e violenti, fino ad arrivare al 2012 quando, alla tenera età di 102 anni,  verrà arrestata per tentato omicidio, scoprendo il Vaso di Pandora del suo travagliato passato da serial killer provetta.

Ma chi è in realtà Berthe Gavignol, anni 102, ipovedente, all'occorrenza ipoudente e abile cecchina? 

Come si può non amare questa dolce e tenera nonnina che tutti vorremmo avere come paladina delle ingiustizie subite?

Mai come in questo periodo, questa lettura ci porta a riflettere, purtroppo, su un tema di grande attualità: il femminicidio dilagante, lo stupro, l'omicidio e la legittima difesa.

Berthe è un personaggio di fantasia che però rispecchia la realtà di molte donne sole vissute dalle due guerre ai giorni nostri. 

Donne di tutto il mondo, senza diritti, solo doveri da compiere, da sempre considerate macchine da lavoro, incubatrici e oggetti sessuali per compiacere l'ego maschile, che hanno dovuto crearsi il loro posto nel mondo con le unghie e coi denti, anche sporcandosi le mani. 

Oggi, nonostante l'emancipazione raggiunta, i tempi sembrano essersi fermati a quegli anni. Troppa violenza, troppi abusi senza possibilità di difesa.

Solo perché si è donne e si indossa un reggiseno, secondo la logica malata del branco famelico, bisogna sottomettersi alle sevizie maschili, alla violenza gratuita, alla mancanza di rispetto e all'umiliazione del dopo. 

Cosa non ha funzionato nel tempo, cosa non ha capito la "bestia umana"?

Leggendo questo romanzo sicuramente approfondimenti e risposte verranno a galla.


"Lei si dimentica di aver sparato più volte al suo vicino, de Gore. Tra gli altri, due colpi alla schiena."

"Mi è scivolato il dito."

"Non sono sicuro che questa scusa terrà davanti al giudice..."

"Miravo al culo".

"È sicura di aver preso bene la mira?"


L'ironia incalzante aiuta a rendere la lettura scorrevole e piacevole,  la soddisfazione più grande arriverà sempre dai gesti e dalle risposte taglienti della Centenaria con la pistola, la dolce vecchietta che avrà sempre l'ultima parola...

Consiglio col cuore questo romanzo, vi aiuterà a passare qualche ora in piacevole compagnia, senza risentire troppo della fine dell'estate e della bella stagione: sarà la carica giusta per affrontare le nuove giornate lavorative.

Una sferzata di aria fresca e frizzantina vi accompagnerà fino alla fine facendovi quasi rimpiangere di esservi giunti troppo presto, visto che il romanzo è autoconclusivo. 

Mi piace però pensare, vista l'imprevedibilità di Berthe, che abbia ancora qualche pallottola in canna. 

Chissà che Philippon non voglia stupirci prima o poi...

Ringrazio i ragazzi di Ponte alle Grazie per la copia inviatami e vi auguro buona lettura.

Tania C.




  • Centodue anni, ribelle, serial killer.

    Un piccolo villaggio nel Massiccio Centrale francese. L’alba. Risuonano degli spari. Un’anziana signora ha imbracciato la doppietta e si è messa a far fuoco contro il vicino di casa, poi contro i poliziotti sopraggiunti. È così che l’ispettore André Ventura incontra la centoduenne Berthe Gavignol, cinque volte vedova, ancora piuttosto arzilla e ancora dotata di buona mira. Nell’interrogatorio che segue, l’ispettore e il lettore impareranno a conoscere la vivace vecchietta dalla lingua affilata e dal grilletto facile, indotta a ripercorrere gli episodi principali della sua lunga vita e della sua carriera criminale. Chi è stata davvero Berthe: una serial killer, una sorta di Barbablù al femminile o una donna libera, una femminista ante litteram, capace di conquistarsi l’emancipazione a colpi di pistola? Di certo è un personaggio memorabile; e Benoît Philippon, dandole voce, è riuscito a creare un giallo unico, che avvince il lettore dalla prima all’ultima pagina, fa molto ridere, commuove a volte e dà anche parecchio da riflettere.fGENERE
    : Narrativa straniera
  • COLLANA: SCRITTORI
  • PAGINE: 384
  • PREZZO: 18.90 €


  • GENERE: Narrativa straniera
  • COLLANA: SCRITTORI
  • PAGINE: 384
  • PREZZO: 18.90 €
  • GENERE: Narrativa straniera
  • COLLANA: SCRITTORI
  • PAGINE: 384
  • PREZZO: 18.90 €
  • GENERE: Narrativa straniera
  • COLLANA: SCRITTORI
  • PAGINE: 384
  • PREZZO: 18.90 €

giovedì 24 febbraio 2022

Recensione MASSUD Il leone del Panshir di Michael Barry - Ed. Ponte Alle Grazie -

 




MASSUD

Il Leone del Panshir


Autore Michael Barry

Traduzione di Marina Visentin

Ed. Ponte Alle Grazie

Anno di uscita della nuova edizione 2022, gennaio

Formato Brossura

Genere Biografia

Pag. 288

€ 18

Ebook disponibile in tutti gli store digitali


CONOSCIAMO L'AUTORE


Michael Barry, nato a New York nel 1948, è uno storico del Medio Oriente e del mondo islamico. Dal 2004 insegna cultura islamica presso il Dipartimento di studi sul Vicino Oriente dell'Università di Princeton e dal  2009 ricopre la carica di consulente speciale per l'Aga Khan Trust for Culture. La sua conoscenza dell’Afghanistan, dove guidò molte missioni umanitarie, gli è valsa la fama internazionale di esperto di questo Paese. Con Massud ha vinto nel 2002 il prestigioso Prix Femina.



TRAMA


Il 9 settembre 2001, due giorni prima dell'attentato alle Twin Towers, Massud muore, vittima di un attentato suicida. Cala il sipario sulla vita di un personaggio leggendario dell'Afghanistan contemporaneo. Il capo carismatico dell'opposizione ai sovietici prima e ai Talebani poi. Ma chi era veramente questo uomo carismatico e misterioso? Uno dei tanti signori della guerra che hanno fatto leva sulla propria etnia per saccheggiare il paese? Un condottiero convinto della necessità di introdurre la democrazia in Afghanistan? Un capo musulmano più intelligente e subdolo di altri, capace di sfruttare l'entusiasmo degli operatori umanitari e dei giornalisti occidentali per i suoi scopi? Un mistico che non ripudia l'azione, appassionato di poesia e sostenitore di una spiritualità dell'Islam? Per Michael Barry, uno dei più importanti conoscitori della storia afghana, Massud è soprattutto l'unico leader che avesse come scopo l'unità del suo paese. In questo saggio, l'autore ricostruisce un periodo della vita di un personaggio che si è trovato coinvolto nella doppia lotta contro i totalitarismi, lotta che ha combattuto con estremo coraggio e da cui ne è uscito in un certo senso sconfitto, diventando un martire e incarnando così <<l'emblema di un eroismo della libertà, di un genio strategico messo generosamente al servizio di una tenace lotta per l'indipendenza nazionale>>.


IMPRESSIONI

Per questa copia cartacea di MASSUD Il Leone del Panshir, ringrazio di cuore Carolina e Matteo di Ponte Alle Grazie che me l'hanno gentilmente offerta.

Il mio interesse per l'Afghanistan mi ha spinta a conoscere qualcosa in più sull'uomo che ha lottato fine alla fine per liberare il suo paese dai regimi totalitari che lo hanno messo in ginocchio da sempre. 

Ho impiegato tempo ed energie nella lettura, il testo si presenta  molto compatto, un concentrato di storia antica e moderna dell'Afghanistan, spesso difficile da comprendere e accettare.

Vista la complessità dei fatti storici viene quindi naturale, per ogni fatto riportato,  fare ricerche, aprire nuove piste e porte della conoscenza, lasciando sfociare la lettura nell'approfondimento infinito, come una gigantesca matrioska.


<< Lo scacchiere geopolitico mondiale fu l'oggetto costante delle sue attive riflessioni. >>


La ''biografia'' di Massud è un lungo racconto ricco di fatti, aneddoti e approfondimenti psico-politici del fiero paladino che ha combattuto fino alla morte per i suoi ideali democratici, per liberare il suo paese e il suo popolo dalla dittatura sovietica e talebana.


<< Fino al 1992, sono stato dunque piuttosto diffidente nei confronti di Massud. Sospettavo fosse un abile tattico islamista, che nascondeva i suoi disegni per raccogliere appoggi dall'esterno nell'attesa di prendere il potere e di svelare, una volta a Kabul, un programma probabilmente orrendo. >>

Un condottiero che a volte è stato anche messo in dubbio dal suo popolo e dagli occidentali, con l'accusa di fare il doppiogioco a causa le sue idee liberali  a favore di un  paese più occidentalizzato e laico.

Barry, dopo un'iniziale diffidenza nei riguardi di Massud, sfociata poi in salda amicizia, ci presenta in modo chiaro e completo un quadro complesso di storia e geopolitica dal punto di vista, forse un po' coinvolto ma sempre molto obiettivo, di chi conosce approfonditamente anche l’Afghanistan grazie alle sue esperienze in prima linea con le numerose missioni umanitarie vissute tra le ostili montagne afghane.

Durante la prima occupazione talebana dell’Afghanistan, qualche giorno prima dell’attentato  alle Torri Gemelle negli Stati Uniti, i fondamentalisti islamici tesero un agguato, con  brutale esito, alla vita di chi non aveva mai voluto scendere a compromessi con loro, combattendoli su ogni fronte.


<< Il suo viso è famoso in tutto il mondo: barba rada, naso aquilino, sguardo tagliente come una lama, fissato per sempre nel momento della sua morte violenta a quarantotto anni... >>


Ahmad Sahah Massud, leader afghano dal grande carisma, mussulmano praticante ma moderato, studioso della filosofia, abile giocatore di scacchi e votato alla causa della libertà.

Un uomo umile ma fiero, colto, ma soprattutto un brillante stratega militare fin da giovanissimo.

Nato nel Panshir nel 1953, da una famiglia tagika, la sua formazione culturale segue gli spostamenti del padre, ufficiale della polizia afghana poi promosso a capo della polizia di Herat.

Non aveva ancora trent'anni, negli anni '70, che la sua resistenza e le sue battaglie contro l'invasione russa erano  già leggenda, ma la fama crebbe con la guerriglia contro i talebani negli anni successivi al totalitarismo sovietico.

Il suo sogno di un Afghanistan finalmente libero da ogni regime dittatoriale stava per avverarsi, quando i talebani terrorizzarono il popolo e devastarono il paese per poi togliere definitivamente di scena, nel 2001, Massud, l'uomo che aveva osato contrastarli.

È il 9 settembre 2001 e due falsi giornalisti di una tv marocchina si presentarono al Leone del Panshir, all’epoca eletto Generale  Ministro della Difesa, per intervistarlo. L’intervista si rivelò una trappola, infatti dentro alla macchina da presa era nascosta una bomba che ucciderà sul colpo il Generale e uno dei due terroristi, mentre il secondo perirà sotto il fuoco delle guardie del corpo di Massud.

La rivendicazione dell’attacco venne attribuita da una parte ad Al Qaeda, dall’altra a una cellula facente parte di un’organizzazione con sede a Bruxelles.

Il mondo verrà a conoscenza della morte di Massud solo due giorni dopo l’attentato, in concomitanza con la strage dell’11 settembre.

Nonostante la resistenza del Panshir, guidata dal figlio Ahmad, dopo l'assassinio del padre ''Shir-e Panjshir'', il Leone del Panshir - Massud, nulla impedì ai talebani di tornare al potere con un nuovo governo dittatoriale lo scorso agosto.

Ripercorrendo minuziosamente il periodo storico dagli anni '70 ai giorni nostri, Barry mette in luce la figura di un Condottiero nostalgico e riservato, risoluto e grande stimatore della cultura occidentale che ha pagato troppo caro il sogno di vivere, finalmente, in una terra democratica e libera.

Sicuramente non è una biografia da leggere sotto l'ombrellone per svagare la mente, ma credo che questo testo debba essere letto e studiato in modo da capire chi era e cosa è diventato oggi l'Afghanistan.

Consigliato a chi ama la storia, le strategie e le riflessioni di uno dei più importanti personaggi storici moderni divenuto leggenda agli inizi del secolo. 

Con un pizzico di impegno e buona volontà riuscirete a catapultarvi nella resistenza di Massud, che sarà felice di accompagnarvi nel suo lungo percorso verso la libertà.

Buona lettura,


Tania C.





giovedì 13 gennaio 2022

Recensione IL DIGIUNATORE di Enzo Fileno Carabba - Ed. Ponte Alle Grazie -

 



IL DIGUNATORE


Enzo Fileno Carabba
Ed. Ponte Alle Grazie 
Data di uscita 13 gennaio 2022
Copertina: Brossura
Pag. 254
€ 16,00

RECENSIONE

Cari lettori della Valigia buongiorno. 

Come promesso vi lascio la recensione  de 

IL DIGIUNATORE 

di Enzo Fileno Carabba, edito da Ponte Alle Grazie, che ringrazio per l'opportunità concessami di leggerlo in anteprima.

Esce oggi in libreria il romanzo basato sulla vita di un personaggio realmente esistito: Giovanni Succi, il digiunatore di Cesenatico che ispirò Kafka.

Nell'opulenza gastronomica della cittadina romagnola di  Cesenatico di Ponente, nel 1850 nacque Giovanni Succi, personaggio curioso, sempre in cerca di stimoli e sfide, che diventerà il più famoso digiunatore di tutti i tempi. Tanto famoso da ispirare a Kafka il racconto '' Un artista del  digiuno ''.

Sin dalla nascita, Giovanni, ha sempre vissuto in una famiglia benestante, dove il cibo non è mai mancato, anzi.

A mancargli, invece, era la tranquillità. 

Giovanni continuava a sentire lo stimolo di trovare sempre qualcosa di meglio con cui confrontarsi, mettersi in gioco. Una continua ricerca di qualcosa di grande che potesse vederlo trionfare sul podio dell'Olimpo delle grandi imprese.

Si sentiva attratto da tutto ciò che lo circondava, facendo vagare la mente a situazioni in cui si vedeva primeggiare in ogni percorso che avrebbe voluto intraprendere.

Il circo coi saltimbanco fu la sua prima grande fonte di  ispirazione: lui sapeva che avrebbe potuto benissimo riuscire ad imitarli, anzi a superarli, diventando impareggiabile.

Le manie di grandezza lo spinsero a tentare fortuna in Africa, dove avrebbe  aperto una non ben definita attività commerciale che avrebbe ricoperto di lustro e gloria la sua persona. 

Proprio in Africa, dopo vari fallimenti, la malaria lo costrinse ad arrestare la sua corsa al podio, facendogli rischiare gravemente la vita. 

In Africa, un potente stregone, lo farà guarire grazie al potere di un miracoloso elisir e di un lungo digiuno. 

Nel cuore profondo di un'Africa pagana e sciamanica,  il digiuno si rivelerà la giusta panacea per tutti i suoi problemi.

Rientrato dall'Africa, farà del digiuno la sua filosofia di vita, decidendo di  mettersi in mostra al pubblico che non lesinava denaro per vederlo digiunare.

Il digiuno divenne così la sua linfa vitale, digiunando per vivere, fu per lui come nutrirsi senza cibo, traendo nutrimento dalle sue stesse forze. 

Più si trovava al centro dell'attenzione, più il digiuno diventava cibo per corpo ed anima.

Ovviamente la cassa di risonanza della sua stravaganza risuonò talmente forte sia in Italia che nel mondo, tanto da attirare molti curiosi, soprattutto ristoratori, che lo reclamavano nel loro locale per esibirlo come fenomeno sensazionale, dove la gente pagava per mangiare, ma soprattutto per vedere digiunare Giovanni, rinchiuso in una gabbia al centro della sala.

La novità ''del digiunatore'' fu come un fuoco d'artificio, spumeggiante e brillante, ma molto effimera e per Giovanni si aprirono bel presto le porte del manicomio. Dopo lo sprint della novità, il pubblico cominciò a stancarsi ben presto di quella ingombrante presenza e cominciò ad additarlo come truffatore.

<< Il digiunatore aveva un sincero entusiasmo per il mondo, perfino per l'organizzazione del manicomio in cui era rinchiuso. >>

Entrò e uscì più volte da strutture psichiatriche, senza farsene troppo cruccio anzi, riuscendo ogni volta ad integrarsi perfettamente proprio grazie alla sua affabilità e versatilità e, molto probabilmente anche a  causa di una leggera personalità borderline narcisista.

La sua indole comunicativa, fece si che riuscisse a stabilire rapporti di auto aiuto coi pazienti, affinando il suo nuovo potere. quello di '' calmare col respiro '' le ansie di chi gli stava vicino.

Per ogni volta che venne internato per le sue follie, additato come ciarlatano, seguirono le dimissioni con l'esito di una persona sana e guarita. Ma poco dopo, come per un beffardo gioco del destino, gli si aprivano di nuovo le porte dei manicomi.

Tra un ricovero e l'altro, la sua voglia di mettersi in gioco e la sua curiosità, così difficili da arginare, lo spinsero a errare per il mondo, dove  poté confrontarsi con  personaggi come Buffalo Bill, Salgari, Verdi e Franz Kafka

<< Non erano solo le cose che diceva a cambiare le persone. Era soprattutto come respirava >>.

Personaggio manipolatore e affabulatore, Giovanni riuscì a catturare l'attenzione di Kafka che gli dedicò uno dei suoi racconti più belli.

Eterno fanciullo nel paese dei balocchi, Giovanni Succi mi ha ricordato, di primo acchito, Pinocchio di Collodi. 

Per essere più precisi, il precursore del famoso burattino di legno.

Curioso e giocoso, capace di adattarsi ad ogni circostanza per cercare di essere al centro dell'attenzione, spesso finì per bruciarsi i piedi al fuoco della smania di successo. Imprigionato, come Pinocchio da Mangiafuoco, finirà per avere la libertà a patto di rigare dritto e con qualche spicciolo in tasca. 

Ma per uno spirito libero e ribelle come Giovanni, rigare dritto significava vivere sempre sul filo del rasoio, col rischio di essere ingoiato dalla balena, il ventre avido della vita, che lo costringerà a fare chiarezza con il suo io più intimo: quello di ''burattino'' in balia di un pubblico sempre più esigente e svogliato o quello di ''bambino'', premiato dalla fatina/volontà e bisogno di attenzioni,  reso ''immortale'' grazie alle sue rocambolesche avventure.

Come finisce Pinocchio è un fiaba conosciuta, scritta e riscritta. Come finisce il percorso, concedetemi il termine, evolutivo di Giovanni Succi, è storia vera e vissuta.

Come Pinocchio, anche il  ''burattino'' Succi, grazie alla sua voglia di vincere ed alle sue forti doti persuasive, riuscì nel suo intento: quello di diventare un ''highlander'' del digiuno, famoso nel mondo e pure nella sua città dove esiste ancora una via a lui dedicata.

Se pur molte delle avventure di Succi sono state inventate dall'autore per ''esigenze di copione'', ho letto questo romanzo con la stessa curiosità che immagino avrebbe avuto Succi, al cospetto di un altro ''sé stesso'', assetata di attingere alle sue  nuove peripezie strampalate.

La lettura è filata via liscia, grazie al linguaggio fine e leggiadro dei capitoli brevi ma pieni di verve, che donano al romanzo la marcia in più per arrivare alla fine.

<< Ma Dio ti parla? Non me ne ero accorto >> chiese Filsero.

<< Dio è muto ma io sono telepatico >>.

Delicate le scene di humor irriverente.

L'umanità di Enzo Fileno Carabba traspare dalle descrizioni esilaranti, nella loro tragicità, dei ricoveri in manicomio. Mai traspare l'aria pesante e cupa, spesso di terrore, che si respirava in quelle strutture. 

Sicuramente Il digiunatore è un romanzo che fa riflettere molto su noi stessi, sull'etica e su ciò di cui abbiamo realmente bisogno non solo come persona singola, ma come società.

A cosa possiamo realmente rinunciare nella vita per arrivare ad essere veramente ''immortali'', non attaccati al materiale?

L'autore fa leva su questa domanda per aprire il contest #fareameno, invitando voi lettori a farci sapere di cosa potreste fare a meno oggi. Come già scrissi nella presentazione del romanzo, io posso  #fareamenodiquellochemistastretto

Per chi volesse approfondire la lettura, lascio il link della presentazione del romanzo 

https://valigiadeltempo.blogspot.com/2022/01/segnalazione-di-novita-il-digunatore-di.html

Sperando che la vita di Succi abbia incuriosito anche voi, vi invito  alla lettura e a partecipare al contest.


Buona lettura


Tania c.






giovedì 6 gennaio 2022

Segnalazione di novità: IL DIGUNATORE di Enzo Fileno Carabba - Ed. Ponte Alle Grazie -

 



IL DIGIUNATORE
Enzo Fileno Carabba
Ed. Ponte Alle Grazie 
Data di uscita 13 gennaio 2022
Copertina: Brossura
Pag. 254
€ 16,00


CONOSCIAMO L'AUTORE

Enzo Fileno Carabba nato a Firenze nel 1966. 

Autore di romanzi pubblicati in Italia e all’estero, di racconti, sceneggiature radiofoniche, libri per bambini, libretti d’opera e poesie, nel 1990 vinse il Premio Calvino con il romanzo Jakob Pesciolini.

Il suo ultimo libro è Vite sognate del Vasari (Bompiani, 2021). 

Vive a Impruneta.

www.enzofilenocarabba.it



 
ANTEPRIMA

Cari lettori della Valigia buon anno e buona Epifania.
Sono veramente contenta di anticiparvi l'opportunità concessami da Matteo di Ponte Alle Grazie, al quale vanno i miei ringraziamenti per la copia cartacea ricevuta circa un mesetto fa, di un un romanzo dai toni pacati ma molto intenso, basato di su una storia vera. Questa non è una recensione vera e propria, dal momento che il testo ancora non è uscito in vendita ma, ai blogger che hanno  aderito al contest #fareameno, spiegato più avanti, dopo la lettura in anteprima, è stato concesso di parlare del romanzo solo dopo i primi di gennaio. Mi sembra più corretto pubblicare la recensione il giorno dell'uscita in libreria.

Queste le parole di Ponte Alle Grazie.

<< Ecco in anteprima, esce il 13 gennaio 2022, il romanzo di Enzo Fileno Carabba '' Il digiunatore '', un'uscita alla quale teniamo moltissimo e che crediamo si distingua dalla maggior parte della narrativa attuale. >>

IL DIGIUNATORE, questo il titolo del romanzo, racconta la storia di Giovanni Succi, il digiunatore (per vocazione e per spettacolo) che ispirò un racconto di Kafka.
Con forza immaginifica e documentazione sorprendente, Carabba racconta e inventa le incredibili vicende di questo personaggio storicamente esistito, che incrociò Freud e Salgari, i viaggi di esplorazione e il circo, intercettò la nascita del cinema, del socialismo e della psicanalisi.
Carabba ci porta con maestria nel mondo delle carovane e dei prodigi, in un percorso tra spiritismo e ascetismo, abitato da saltimbanchi, freaks e profeti. 
Lo fa attraverso un personaggio che pare anticipare e illuminare molte correnti che inneveranno il Novecento. Ma il romanzo di Carabba ha moltissimo da dire anche sul nostro presente, e con il percorso unico e divertito di Succi, sorta di felice connubio fra Candide e Forrest Gump, l'autore (de)scrive, con una penna calviniana, molte delle domande che ci visitano ancora.


Dal libro

'''Ora che devo fare? '' Chiese Giovanni a fine giornata, pervaso da un sentimento di onnipotenza. Avvertiva dentro di sé lo spirito del leone. Era pronto a un esercizio difficile.    ''Io consiglio la felicità'' disse il maestro. Aveva una voce bellissima. ''

''Per questo gli piaceva digiunare: fronteggiava Oppa Oba, cercava di raggiungere l'essenziale. Per questo gli piaceva stare in gabbia, replicando condizioni di vita sempre identiche. Per sconfiggere l'ubiquità.''


Opinioni di autori, critica e stampa


''Un grande mito moderno: la vita di Giovanni Succi, il più grande digiunatore di tutti i tempi''
( Emanuele Trevi )

''Enzo Fileno Cabarra narra una storia dal fascino assoluto con la voce dell'aedo e la penna del compositore di una sinfonia fantastica. Il digiunatore è un romanzo picaresco e avventuroso, sostenuto da una scrittura raffinata e ipnotica.''
( Matteo Strukul )

'' La prosa sorprendente di Enzo Fileno Carabba intreccia sogno e realtà come fili indissolubili dell'incanto meraviglioso e pauroso dell'esistenza ''
( Elisabetta Rasy )


TRAMA

Nato a metà Ottocento a Cesenatico Ponente, terra di mangiatori, Giovanni Succi si impone sulla scena del mondo come il più grande digiunatore di tutti i tempi.

C’è qualcosa in lui di invulnerabile, che non si arrende neanche all’evidenza. Qualcosa che ha imparato ancora bambino dalle carovane dei circhi, quando scendevano dal Paradiso Terrestre verso la pianura romagnola. Alla saggezza errante dei saltimbanchi, Giovanni deve la sua gioia e la sua salvezza, l’urgenza di diventare quello che è: uno spirito sensibile, un leone indomabile, un profeta immortale-

Guidato dall’utopia del socialismo e dal battito del suo cuore, veleggia libero come un elisir attraverso deserti e savane, cespugli e radure, nuvole e gabbie, e mette il suo digiuno al servizio dell’umanità. Coltivando in sé la sorgente di una speranza illimitata – riflessa in donne dai nomi armoniosi quali Ginevra, Gigliola, Guerranda –, segue il suo respiro per il mondo, dal Canale di Suez al manicomio della Lungara, dalle strade del Cairo e di Milano alle corsie della Salpêtrière.

Incontra donne-belve e grandi esploratori, Sigmund Freud e Buffalo Bill, mentre l’Occidente sfocia nella modernità e perde per sempre l’innocenza.

In questa biografia sentimentale, Carabba parte da una storia vera per trasfigurarla in un grande romanzo, che ci svela il valore del dubbio, le acrobazie dell’entusiasmo, la fierezza della semplicità. Perché è proprio lì, sul confine tra il pieno e il vuoto, dove la nebbia personale si dissolve nell’incontro con gli altri, che si nasconde la promessa dell’eternità.


LA PROPOSTA SOCIAL

Scopo dell'autore e della Casa Editrice è quello di spronare il lettore alla riflessione su cosa o chi si possa fare a meno oggi. 
La privazione da qualcuno o qualcosa può veramente investirci di un superpotere?
Da una perdita, una sottrazione, un'astinenza, si può trarre un inaspettato vantaggio?
Usando l'hastag #fareameno, viene quasi naturale domandarsi se, in un mondo di opulenza di materialismo, sovrabbondanza di informazione, overdose di oggetti e stimoli, si possa rinunciare e a cosa, per riconquistare noi stessi e quale ''digiuno'' potrebbe essere quello giusto da iniziare a praticare oggi.

Che sia materiale o spirituale, quale sarà la vostra rinuncia per migliorare la vostra vita?
Lettori e followers, a voi le proposte.

Per quanto mi riguarda, ho iniziato a #fareameno di tutto quello che ormai mi va ''stretto'', che siano abiti, cibi o persone. Voglio stare bene con me stessa, senza essere condizionata da fattori esterni o subire imposizioni solo perché ''bisogna''.
#fareamenodiquellochemistastretto.

Ho scelto il giorno dell'Epifania per parlarvi di questa nuova uscita perché volevo farvi un piccolo dono: quello di aprire l'anno con un pizzico di magia e col proposito di una vita più leggera e serena.

Vi ricordo l'uscita in libreria, 13 gennaio 2022, in contemporanea con l'uscita della mia recensione completa.

Per il momento auguro buona lettura.

Tania C.



lunedì 8 marzo 2021

Recensione MUSA E GETTA Sedici scrittrici per sedici donne indimenticabili ( ma a volte dimenticate ) AA.VV. - Ed. Ponte Alle Grazie -

 



MUSA E GETTA

Sedici scrittrici per sedici donne indimenticabili (ma a volte dimenticate)

Autori Vari

Ed. Ponte Alle Grazie

Anno di pubblicazione 2021

Formato Brossura

Pag. 384

€ 18,00 

Formato digitale disponibile nei principali store online


CONOSCIAMO LE AUTRICI

A cura di Arianna Ninchi e Silvana Siravo, sedici tra le più apprezzate e amate scrittrici, raccontano sedici storie di donne che hanno passato la loro vita accanto a grandi uomini che hanno vissuto accanto a grandi donne.

Ritanna Armeni

Angela Bubba

Maria Grazia Calandrone

Elisa Casseri

Claudia Durastanti

Ilaria Gaspari

Lisa Ginzburg

Chiara Lalli

Cristina Marconi

Lorenza Pieri

Laura PUgno

Veronica Raimo

Tea Ranno

Igiaba Scego

Anna Siccardi

Chiara Tagliaferri


TRAMA

In questa straordinaria raccolta, sedici tra le più apprezzate e amate autrici italiane raccontano storie di altrettante <<muse>>.

Tutte donne bellissime e sfrontate o, al contrario, miti e riservate che, nell'attimo di una notte o  per la vita intera, hanno intrecciato relazioni pericolose e complesse con uomini di successo. 

Muse non sempre <<gettate>> ma soprattutto ma spesso  ignorate - dando quindi vita al fastidioso luogo comune secondo cui <<dietro ogni grande uomo c'è una grande donna>> - che finalmente riscattano il loro posto al centro del palcoscenico letterario.

Dalle pioniere della psicanalisi a Kate Moss, star delle copertine patinate, Kiki regina di Montparnasse per una notte e Maria Callas la Divina immortale, Nadia Krupskaja che lavora per realizzare il socialismo, Rosalind Franklin che scopre la struttura del DNA, le ispiratrici di pittori, musicisti, filosofi e scrittori: un viaggio fra epoche e luoghi differenti, destini felici e infelici, Musa e getta approda al cospetto di leggende viventi, addirittura sbarcate su Instagram, come Amanda Lear.

Sedici scrittrici di prim'ordine raccontano altrettante donne meravigliose, proponendo ai lettori una nuova visione sul rapporto tra i sessi, l'identità femminile, la lotta per l'emancipazione.


IMPRESSIONI

Ringrazio Matteo di Ponte Alle Grazie Edizioni per l'omaggio dell'accattivante copia cartacea di MUSA E GETTA. La grafica della copertina ''buca'' l'occhio ben esprimendo filo conduttore della raccolta di racconti di vita vissuta.

Come già  scritto sopra, il libro non è un romanzo, ma un'antologia di  racconti narrati in prima persona dalle sedici donne protagoniste e riportati su carta dalla penna di sedici famose e amate autrici odierne. 

Ogni racconto riporta uno spaccato di vita di donne che, anche se solo nel mordi e fuggi di una notte, hanno avuto un ruolo importante nella vita di personaggi famosi e di potere, ispirandone la loro arte, la scalata al potere e al successo.

Donne famose, ma anche donne vissute nell'ombra, usate per scopi personali, artistici o politici, ma mai dimenticate e divenute emblema della donna che ''nonostante tutto'' ha trovato la propria strada da protagonista.

Donne che si raccontano e che raccontano, donne raccontate, donne che hanno lasciato una grossa impronta nel mondo dello spettacolo, nella storia, in politica, in medicina... 

Donne la cui bellezza spesso si dissociava dagli stereotipi collettivi per divenire arte, poesia al capezzale di uomini arrivati e ancora sulla cresta dell'onda.

Maria Callas

bella e fragile, talmente tormentata dall'amore per Pasolini da annullarsi pur di arrivare a toccare quel cuore che non poteva amarla, se non di un folle e disperato amore platonico. 

Un racconto passionale, forte e amaro come solo l'utopia di un grande amore può essere, scaturisce dalle parole di Maria, all'epoca impegnata come protagonista sul set cinematografico di un kolossal diretto da Pasolini. 

La Callas si dona anima e corpo al lavoro, per compiacere quell'uomo proibito, con la speranza, un domani, di coronare il suo sogno in  bianco, col benestare della ''suocera''.

<< Per un attimo aveva fantasticato, aveva creduto a un sentimento canonico, normale avrebbe detto qualcuno, che l'avrebbe condotta in una chiesa vestita di bianco. Aveva immaginato il percorso verso l'altare, e l'aveva fatto nella frazione di qualche secondo. >>

La realtà è ben diversa, così difficile da accettare, ma per amore si può scendere a compromessi che dureranno in eterno: Maria vivrà nell'incarnazione della Divina del cinema e del canto, immortalata nelle tristi spire di un amore che va oltre il suo significato più puro e Pasolini resterà per sempre quell'amico ''innamorato'' dell'aura voluttuosa e mediterranea della Diva che, con le sue ali, lo ha elevato nell'Olimpo degli dei immortali, regalando un sogno ai loro fans.

Amanda Lear

l'androgina e camaleontica soubrette dei psichedelici anni '70, famosa anche per la sua relazione con Dalì, durata sedici anni, durante i quali furono legati soprattutto da una profonda affinità mentale. 

Il pittore, talmente fu attratto dal  corpo scheletrico e asessuato di Amanda  la fece diventare sua personale musa, ritraendola spesso nelle sue opere. La donna lo seguiva ovunque, diventando l'attrattiva durante le conferenze stampa e le interviste. Dove c'era Amanda c'era spettacolo e interesse. 

<< Uomo? Donna? Io sono ciò che mi si crede. >>

Dalì chiamava Amanda ''mi Angèl'', usando volutamente il maschile. Questo nomignolo contribuì  a far crescere la fama ambigua di Amanda che approfittando della sua figura slanciata, la mascella volitiva e una voce profonda e gutturale, seppe sfruttare quell'occasione, giocando sull'ambiguità sessuale e diventando così un'icona immortale del jet set. 

La sua carriera esplose grazie anche ai consigli di David Bowie, col quale aveva intrecciato una relazione. Fu proprio il Duca Bianco che la spinse ad entrare nel mondo della musica. Bowie seppe riconoscere il talento musicale della donna e convincerla a farne buon uso senza smettere di ''giocare'' sulla sua identità. Sarebbe stato il suo coronamento tra le stelle più influenti del mondo dello spettacolo.

Amanda racconta tutta la sua storia alla penna di Maria Grazia Calandrone. Un dialogo immaginario fatto di botta e risposta spesso taglienti con Salvador Dalì.

Quasi come una confessione, Amanda continua a giocare al gatto col topo, spiata dal buco della serratura, deliziando il lettore con la malizia del vedo-non vedo mettendo in risalto una spiccata autoironia e un'intelligenza acuta che l'hanno resa la femme fatale che è ancora oggi. Una donna grintosa, carismatica, capace di coinvolgere, stimolare e stravolgere  l'intelletto maschile come solo lei sa fare. 

Kiki de Montparnasse, 

nata Alice Prin, fu una ragazza dalla bellezza magnetica e ammaliatrice. 

<< Ho solo bisogno di una cipolla, un tozzo di pane e una bottiglia di vino rosso, e troverò sempre qualcuno che me li offre. >>

Povera, ma con le idee ben chiare sulla propria femminilità che nel tempo diverrà  la sua moneta di scambio nel jet set parigino degli anni '20.

Pittrice, cantante, ma soprattutto modella, simbolo della donna emancipata e indipendente, Kiki seppe sfruttare la sua avvenenza per attrarre e ispirare grandi artisti, da Hemingway, Modigliani a Man Ray, il fotografo e compagno dadaista che la ritrasse senza veli immortalandola in preziose opere d'arte, all'epoca considerate spudorate e irriverenti ma che la resero orgogliosa della propria femminilità.

Una vita borderline tra alcol, sesso e droga, vissuta con la consapevolezza di essere un modello di sfrontatezza, la consacrò sull'Olimpo come la prima donna simbolo di indipendenza degli anni ruggenti.

''La regina di Montparnasse'', come la definì Hemingway, lei che non era mai stata nemmeno una signora.

Nadia Krupskaja, 

moglie di Vladimir Lenin, figlia di una nobile famiglia ormai decaduta, dedica la sua vita al socialismo e all'insegnamento, sua grande passione.

La storia vuole che il matrimonio con Lenin fu solo di interesse politico. In realtà, anche se la politica ne divenne solide fondamenta, Nadja fu perdutamente innamorata del marito, pur non esternando pubblicamente il sentimento che li univa.

Scelse di vivere ''nell'ombra'' di Lenin, soffrendo della particolare amicizia instauratasi da l'uomo e Inessa Armand, una giovane  e bellissima donna votata alla causa del socialismo. 

Lenin instaurò con Inessa un legame che andò ben oltre quello professionale. Un'amicizia intensa e intima che si trasformò in un amore, che Nadia fu costretta ad accettare per amore del marito.

A causa di quel legame la Krupskaja propose al marito il divorzio, che rifiutò rompendo con la Armand pur restandone profondamente legato.

Nadia restò al fianco di Lenin lottando per la causa collettiva finché l'uomo la scelse di nuovo come sua compagna di vita.

Nel 1922, dopo essere stato colpito da un ictus, Lenin venne sostenuto e curato da Nadia che gli insegnò di nuovo a leggere, scrivere e parlare finché, nel '24, dopo una lieve ripresa, morì.

<< È un prezzo duro da pagare ma non posso accettare che la mia vita venga cancellata. Non mi farò buttare via anche dalla Storia. >>

Da quel giorno iniziarono anni bui e difficili per Nadia, riconosciuta e stimata come compagna di Lenin dal popolo, si ritrovò ad essere ignorata e odiata da Stalin in quanto la sua sfrontatezza nell'esporgli in faccia in modo schietto le proprie idee politiche, venne da lui percepita come un affronto.

Tanto fu odiata in vita da Stalin, quanto fu rispettata nella morte. Fu Stalin stesso a porre l'urna con le sue ceneri nel tumulo del Cremlino, poco distante dal Mausoleo dove riposa la  salma imbalsamata del suo amato Lenin.

Rosalind Franklin, 

icona della chimica e della biologia molecolare che nel '62 scoprì la struttura del DNA. 

Suo lo scatto che mostrava il segreto custodito nei geni. Sfortunatamente, l'Accademia svedese ignorò il suo  importante contributo, attribuendo il Nobel per la medicina e la scoperta della struttura del DNA a Crick, Watson e Wilkins che stavano compiendo studi analoghi e approfittarono dell'occasione per appropriarsi  indebitamente della sua scoperta.

Watson si impossessò, trafugandoli dallo sturdi di Rosalind  degli scatti ai raggi x da lei eseguiti, usandoli  per modellare la definitiva struttura a doppia elica del DNA. 

All'inizio la Frankllin prese il fatto come un'opportunità per farsi conoscere, ma ben presto capì il raggiro ignobile compiuto dai tre scienziati che non ricordarono in nessun modo il suo prezioso contributo, neppure durante il discorso di ringraziamento per il Nobel appena ricevuto

Il suo contributo venne alla luce solo nel '68, quando Watson la nominò insieme alle sue scoperte nel libro che ''Doppia Elica'', ritraendo la Franklin in modo diffamatorio e eticamente scorretto.

Solo il movimento femminista e l'amica ricercatrice Anne Sayre, nel 1975, riscattarono la sua memoria e il suo grande operato in campo genetico.

<< Come ogni individuo puoi crearti il tuo futuro e il tuo destino, sei tu il solo artefice. >>

Nel 1958, a soli 38 anni, a causa della continua esposizione ai raggi x, la Franklin si ammalò di tumore e morì, dopo aver speso tutta la sua vita, fino all'ultimo giorno, dedicandosi alla scienza.

La vita che l'aveva ingiustamente ''defraudata'' del Nobel, le ha invece regalato un gran riconoscimento nel 2020: il rover  utilizzato nella missione ExoMars, approdato sul pianeta rosso alla ricerca di vita marziana, porta con onore il suo nome.

Altre grandi muse si avvicendano nell'antologia

Sedici scrittrici che raccontano sedici tra le più o meno conosciute donne del panorama storico femminile mondiale. 

Storie da conoscere, da scoprire e riscoprire, da approfondire o da rileggere sotto nuova luce. 

Storie che presto diventeranno un progetto teatrale dal momento che Arianna Ninchi e Silvana Siravo sono anche due attrici.

Nel giorno che il calendario ci ricorda come giorno delle donne, ho scelto questa raccolta di storia per ridare vita al grido di liberazione di tutte le donne.

Lascio a voi scoprire  le altre coinvolgenti storie, sicura che sarete catturati dall'anima di ognuna delle protagoniste.

Buona lettura,

Tania C.





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