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venerdì 13 novembre 2020

Recensione SCUSATE LA POLVERE cimiteri, sospiri e piccoli miracoli di Paolo Patui - Ed. Bottega Errante -

 




SCUSATE LA POLVERE

cimiteri, sospiri e piccoli miracoli

Paolo Patui

Ed. Bottega Errante

Copertina flessibile

Prima edizione 2019

Formato tascabile

Collana Camera con vista

Pag. 175

€ 15


CONOSCIAMO L'AUTORE

Paolo Patui - foto da

 https://www.google.com/url?sa=i&url=https%3A%2F%2Fwww.sandanielemagazine.com%2Fen%2Fpaolo-patui-2%2F&psig=AOvVaw3idYXevuxnY5plqgIuy2uY&ust=1605348668456000&source=images&cd=vfe&ved=0CAMQjB1qFwoTCJjmofuj_-wCFQAAAAAdAAAAABAN

Paolo Patui è un insegnante in pensione. Dalle sue idee nasce la rassegna "Leggermente", da quindici anni tenuta a San Daniele del Friuli e rinomata a livello nazionale.

Insieme a Elio Bartolini ha composto Bigatis per il teatro e per Rai Tv regionale ha tradotto in friulano alcune puntate della Pimpa e Lupo Alberto.

Dopo aver plasmato la Maratona di New York al Friuli, ha abbandonato la corsa a piedi in favore della bicicletta, testimoniandolo anche sul suo Decalogo semiserio di un ciclista anomalo, edito da Ediciclo nel 2018.

Porta la sua firma Volevano essere i Tupamaros, edito nel 2005 da Kappa Vu, definito da Gianni Mura come << i cinque racconti di calcio che sarebbero piaciuti a Pasolini>>.

Nonostante si diletti a vagare per cimiteri perduti, scrive col sorriso per i suoi lettori e per sé.


TRAMA


Sotto la guida di un inverosimile custode, sfinito dall'amico runner che si allena lungo la perimetrale dei cimiteri, affascinato da una misteriosa studentessa dark gothic, un narratore spaventato da nuova vita a storie sepolte nei cimiteri che si ritrova a visitare. Lungo il suo peregrinare nei giardini del silenzio scoprirà necropoli insolite, si addentrerà nell'intimità nascosta del cimitero dei ''senza nome'', incastonato nella foresta berlinese. 

Si trasferirà nel Fairview Cemetery dove sono sepolti le vittime del Titanic, attraverserà la desolazione del cimitero abbandonato di San Finocchi a Volterra, camposanto privato degli ospiti del manicomio.

Le sue escursioni lo vedono partire spesso dal cimitero di San Vito a Udine, dove fa interessanti scoperte su sconosciuti di riti di sepoltura orientali, come quello indonesiano che vede restituire le salme alla natura deponendole dentro alle cavità degli alberi. 

Attraverso un viaggio all'apparenza lugubre e buio, si ritroverà nell'accogliente abbraccio fraterno e universale delle vite perdute, dei sorrisi dimenticati e delle speranze realizzate e polverizzate dal quel grande mistero che è l'esistenza.


IMPRESSIONI

"Per quanto tu ti prepari non è mai tutto a posto, alla perfezione. In ordine come avrebbe detto mio papà. Un po' di polvere la lasci sempre in un angolo della tua vita."

Poco tempo fa ho scoperto le pubblicazioni di Bottega Errante Editore e ne sono rimasta colpita. 

Mi ha attirato subito la copertina di un romanzo, raffigurante un cancello simil gotico con due cipressi sotto una falce di luna immersa in un cielo blu, che quasi ricorda il cancelletto degli Addams.

Né lugubre né macabra ma affascinate e ipnotica su uno sfondo grigio polvere.

Anche il titolo è altrettanto curioso: Scusate la polvere cimiteri, sospiri e piccoli miracoli

Ho letto la trama e subito decisi che quel libro dovevo assolutamente leggerlo e recensirlo.

Così grazie alla gentilezza di Alessandro ne ricevetti  una bella copia cartacea. Trama singolare, copertina accattivante, formato maneggevole e un buon profumo di libri, cosa desiderare di più? 

Il mio sesto senso anche questa volta ha fatto centro regalandomi nuove emozioni e nuove avventure. 

Mi piacciono i cimiteri, sono pure iscritta ad un gruppo a tema su Facebook, trovo che abbiano un fascino magico. 

<< A tutti capita prima o poi di correre verso un cimitero. >>

Come il protagonista del romanzo, quando mi trovo in un luogo nuovo sono spinta dalla curiosità di vedere il cimitero, ammirarne lo stile, gironzolare tra le tombe, cercare quelle più singolari o antiche e immaginare la storia dietro a volti sconosciuti e spesso sorridenti. 

Certo io entro volutamente e soprattutto non per caso e in tenuta da runner inseguendo i miei compagni di corsa, ma alla fine il risultato della visita è il medesimo. Scoprire volti dimenticati dal tempo e rispolverare le loro storie, ridare vita  a chi si è addormentato nel sonno del riposo eterno perché

<< La vita non muore mai. Viene affidata a chi resta. >>

Il nostro runner sta correndo lungo le mura di cinta del cimitero di Udine insieme ad un amico. Piove, è una giornata grigia, l'ideale per una bella corsa, anche per lui che non è abituato. Tenere il tempo dell'amico al momento sembra abbastanza facile, senza scatti veloci e andatura costante ma, ad un certo punto il compagno di corsa si infila dentro al cimitero scomparendo tra i vari settori e, per il povero runner improvvisato non resta che aggirarsi sconsolato tra i colombai e le tombe. Ogni tanto soffermandosi su una foto o un nome che attirava l'attenzione.

Durante il vagabondaggio tra le lapidi fa uno strano incontro: un uomo intabarrato sotto ad un cappello grondante e in un pastrano inzuppato. Il signore, alto e serio, sembrerebbe essere il custode del cimitero e della sapienza.

Dietro ogni foto che si soffermeranno a guardare c'è una storia di vita vissuta, spezzata troppo presto o mai venuta al mondo, finita tragicamente o spentasi in serenità e per ogni anima dietro quelle foto, il custode filosofo, sembra avere sempre a disposizione l'aforisma giusto. Che sia De André o Proust, dalle tasche del pastrano spuntava sempre il libro giusto al momento giusto per approfondire la storia di quelle anime e di quella del professore-runner.  Passando di lapide in lapide  l'insegnante friulano, runner per caso, scoprirà tombe di persone che hanno fatto parte del suo passato, ognuno con la propria storia da raccontare o da rispolverare attraverso una fotografia o un epitaffio sbiadito dall'usura del tempo.

Passare il suo tempo  tra le tombe dei cimiteri diventerà per lui un'abitudine quasi quotidiana. E lo farà durante le gite scolastiche al Cimitero Monumentale di Torino, in mezzo al quale racconterà ai suoi studenti la storia del grande Torino finita in tragedia a Superga, la storia dei soldati deceduti durante la Prima Grande Guerra o quella di Isa Bluette la famosa e avvenente attrice teatrale scomparsa alla fine degli anni '30.

Giunto a Milano si addentrerà tra i lotti che sembrano giardini scultorei tale è le bellezza delle tombe monumentali, visitando quelle di grandi artisti che hanno fatto la storia dello spettacolo italiano da Wanda Osiris a Dario Fo, da Jannacci a Gaber e molti altri personaggi di spicco mescolati al riposo eterno di gente comune ma dal vissuto non meno intenso o drammatico.



Cimitero Ebreo di Praga - foto personale -

Le gite scolastiche lo vedranno nel Cimitero Monumentale Ebreo di Praga, con le sue tombe stratificate e all'apparenza buttate li a caso, a dimora sotto l'ombra protettiva di ippocastani e platani. In quel luogo mistico e pieno di fascino gotico, intriso di dolore ma di una dolcezza tranquillizzante, il professore avrà modo di conoscere un'alunna molto particolare che ha catturato la sua attenzione. 


Cimitero Ebreo di Praga - foto personale-

La ragazzina dall'aria appariscente, nascosta dentro ai suoi vestiti punk, truccata come un'insegna al neon e i capelli altrettanto variopinti, nasconde la storia di una tragedia famigliare che l'ha colpita nel profondo: quella del padre morto suicida. 

Proprio grazie (o a causa) a quella tragedia, la ragazza cominciò ad interessarsi ai cimiteri, curiosa di conoscere  costumi e usanze funebri di tutto il mondo e, dell'archivio del suo sapere ne farà un interessante racconto al professore.

Il continuo viaggio necrologico lo porterà a Parigi nel famoso Cimitero di Père-Lachaise, un parco museale, meta del continuo pellegrinaggio di fans e curiosi, alla ricerca dell'ultima dimora di miti del rock, del calibro di Jim Morrison, della letteratura, per citarne uno tra tanti Molière  e personaggi storici come gli amanti leggendari Abelardo ed Eloisa.

In Europa raggiungerà la Romania dove rimarrà rapito dal fascino di un piccolo cimitero caleidoscopio, un giardino pieno di colore e di positività.

<< Nei cimiteri non valgono le leggi dei vivi. Bello e giusto, ma non sempre vero. >>

A Berlino scoprirà anche il Cimitero dei Senza Nome, un'area di foresta dove vengono seppelliti tutte quelle persone che si sono suicidate in quella foresta. Il cimitero è conosciuto anche come Cimitero dei suicidi.

Il nostro runner si spingerà anche oltreoceano, visitando il Cimitero delle Stelle di Hollywood, quello sottomarino di Halifax, a Miami, dedicato alle vittime della tragedia del Titanic. In Africa scoprirà che i defunti verranno ricordati raffigurando il loro mestiere sulla lapide-scultura.

In oriente potrà rendersi conto di quanto l'uomo sia legato con la natura vedendo salme tumulate dentro agli alberi.

Ma saranno i cimiteri friulani e quello di Udine in particolare dove il professore passerà la maggior parte del suo tempo alla ricerca del significato della vita ripercorrendo una sorta di albero genealogico formato da amici, parenti e sconosciuti. Tutti con qualcosa da raccontargli.

<< Lasciamo tutti qualcosa. >>

Questo viaggio geo-cimiteriale (concedetemi il termine) attraverso le usanze funebri di tutto il mondo sarà, oltre che un arricchimento storico e sociale anche un viaggio introspettivo per imparare ad elaborare la morte per comprendere meglio la vita di ognuno di noi.

Mi è piaciuto questo romanzo così profondo e così dolcemente ironico.

L'autore ha toccato delicatamente le corde di un argomento che fa paura a tutti, cercando di esorcizzarlo con un linguaggio leggero e poetico, spingendoci a confrontarci con la nostra paura di ciò che non conosciamo e che abbiamo sempre associato alla negatività.

Cimitero marino di Madhia ( Tunisia ) - foto personale -

Come vi ho già raccontato i cimiteri mi sono sempre piaciuti, soprattutto quelli dei paesini, piccole bomboniere, incastonati tra boschi e vallate coperte di neve o  quelli che si affacciano sul mare come a Madhia (Tunisia), con in mezzo un grosso faro marino ad illuminarlo e i panni del custode stesi ad asciugare al vento riparati dal candore delle mura imbiancate a calce della sua abitazione.

Leggendo ho avuto modo di rispolverare ricordi d'infanzia che mi vedevano bambina, a 4 anni, davanti alla lapide di un'anziana vecchina, classe 1878, perfetta sconosciuta ma con la faccia buona e gioiosa, a portarle e fiori e un saluto. La vecchina, che avevo nominato Claudia (non sapevo ancora leggere) c'è ancora. Si chiama Maria ed ha mantenuto il suo sorriso buono e accogliente, da nonnina delle fiabe, nonostante non abbia mai conosciuto la sua storia. Abbandonata a se stessa all'epoca, lo è ancora oggi e ogni volta che passo davanti a quella lapide un sorriso e un pensiero per lei non mancano mai . 


Consiglio fortemente questo romanzo-saggio a chiunque voglia scoprire aneddoti particolari sui cimiteri del mondo, ma in particolar modo a chi ha bisogno di elaborare il concetto della morte e il significato di vita, ad di la del credo professato.

Lo stile scorrevole e il linguaggio semplice rendono il testo alla portata di ogni lettore, da quello più scettico e curioso a quello più esigente.

Le pagine scorrono in fretta, incuriosendo il lettore e stimolando alla ricerca di nuovi aneddoti e notizie sui luoghi citati. Per molti sarà come ripercorrere un viaggio già fatto e ricordarne i momenti più significativi, per altri sarà il paese delle meraviglie, una matrioska di persone, culture e storie che non avranno mai fine.

Sperando di avervi incuriositi vi invito a dare uno sguardo al sito di Bottega Errante, dove eventualmente potrete anche acquistare il libro. Lascio il link qui sotto:

https://www.bottegaerranteedizioni.it/?post_type=product&paged=2

Ringrazio ancora Bottega Errante per l'opportunità e vi auguro una buona lettura.

Tania C.













martedì 14 gennaio 2020

Recensione NADIA TOFFA NON FATE I BRAVI La testimonianza che ci ha lasciato - Ed. Chiarelettere -




NADIA TOFFA
NON FATE I BRAVI
La testimonianza che ci ha lasciato

Nadia Toffa
Ed. Chiarelettere 2019
Pag. 177
Rilegato con sovracopertina
€ 16,00
Ebook disponibile

NADIA TOFFA

Nadia Toffa - foto Vaniti dal web - 

Non sono sbagliata, sono solo diversa dagli altri. Ho sempre lasciato il certo per l'incerto senza paura. L'istinto ha ragione e bisogna avere il coraggio di guardarsi dentro e seguirlo. Si soffre nella separazione ma si inizia a vivere per davvero.

Per questa copia cartacea di NON FATE I BRAVI La testimonianza che ci ha lasciato,   ringrazio infinitamente Tommaso e Valeria di Chiarelettere che me la hanno gentilmente inviata. Ci tenevo particolarmente e, come sempre disponibili, mi hanno accontentata anche questa volta.
Peccato solo che il portalettere, durante la consegna nella  piovosa giornata della Vigilia di Natale, abbia pensato bene di non suonare il campanello né di allungare un braccio sotto la tettoia e di depositare il piego libri sotto la pioggia. Per fortuna me ne sono accorta in tempo e non si è rovinato molto. Che nervoso! Ad ogni modo l'ho fatto asciugare bene  ed ho cominciato la lettura subito dopo Natale. 
Questa mia recensione non è strutturata secondo gli schemi che sono solita usare: presentazione dell'autore, trama, impressioni. Questo libro è una raccolta di pensieri, testimonianze, confidenze che Nadia ha scritto durante gli ultimi mesi di lotta all'attacco mediatico, subito dopo aver rivelato le sue condizioni di salute e la scelta di rimanere in silenzio per smontare ogni polemica. Ho scelto quindi di ricordarla tramite la sua vita e  i suoi pensieri su carta, che la madre Margherita ha voluto pubblicare, esaudendo il desiderio di Nadia di non nascondersi ed essere se stessa fino alla fine.

<<Non fate i bravi>> Se sei sul libro delle partenze  non incide fare o meno i bravi. 
Se non fumi e non bevi hai una settimana in più di vita, ma potrebbe essere che in quella settimana tu abbia l'influenza.

Chi è Nadia Toffa lo sappiamo tutti, anche se non l'abbiamo seguita nelle sue indagini o nei suoi interventi in tv, la cassa di risonanza mediatica che ha avuto la sua lotta contro il cancro - mi piace chiamare le cose col loro nome - non è passata inascoltata. 
Nadia è nata il 10 giugno, come me, anche se a Brescia e  quattro anni dopo, nel 1979. Questa cosa di condividere il giorno di nascita mi ha sempre incuriosita, soprattutto per quanto riguarda il carattere di una persona, l'aspetto psicologico e umano, spingendomi a cercare quel sottile fil-rouge che lega le persone accomunate dalla data di nascita. Chissà se pure lei aveva questa curiosità?

Disimpari a stare al mondo se non leggi libri, arrugginiscono gli ingranaggi del tuo cervello. Interroga i libri e vedrai che risponderanno; accendi le orecchie e fagli una domanda. La tua forza è modellabile come la creta, puoi fare tesoro dei viaggi altrui.

Probabilmente si, visto che mi ritrovo in questa sua riflessione sui libri e sulla lettura. Sull'amore verso la lettura e nel trovare le risposte che cerchiamo chiedendo al libro che stiamo leggendo. Immedesimandoci nei personaggi, viaggiando in loro e con loro nella storia, all'infinito. 

Un libro contiene sempre una parte di te.
L'amore ha preso ispirazione da altri 
ma tu assorbi ciò che ti risponde.
Leggi senza fine;
viaggerai per sempre.


Diventata un'eroina suo malgrado, Nadia Toffa è stata una giornalista che ha condotto numerose inchieste scottanti per la trasmissione televisiva Le Iene, dalle inchieste sulle truffe al S.s.n da parte delle farmacie, alla proliferazione delle slot-machines e gioco d'azzardo, passando per la diffusione incontrollata dell'A.i.d.s. fino ad arrivare alla Camorra e lo smaltimento dei rifiuti tossici. 
Scabrosi i servizi sull'inquinamento prodotto dall'Ilva  sulla Terra dei fuochi. 
Molto forte la sua intervista a Roberto Mancini, agente della Polizia di Stato che con l'aiuto della sua squadra ha dato il via alle indagini sullo smaltimento dei rifiuti tossici nella Terra dei fuochi, ammalatosi così di linfoma 
non-Hodkin e venuto a mancare dopo una lunga lotta nell'aprile 2014. 
Un destino simile, dal 2017, quello di Nadia.
Una ragazza verace sempre sorridente e solare, dalla simpatia spontanea e amata dal pubblico di ogni età.

Un uomo ferito scappa; una donna ferita non la trovi più nemmeno se ti è al fianco. Le storie che finiscono sono amori mai iniziati; lasciamoli andare; le vere storie d'amore non finiranno mai; non si possono cancellare; sono parte di noi.

Questo inno alla vita di Nadia raccoglie anche pensieri sull'amore per un uomo che ha amato tantissimo, verso gli animali e in particolare sull'amore che la legava a mamma Margherita e verso tutte quei genitori che sopravvivono ai figli. L'amore più importante e più forte, quello per il quale Nadia si struggeva al pensiero di staccarsi dalla madre. 

<<Viviamo in una fotografia con contrasto: e più lo scuro è scuro e più la luce sarà luminosa.>>

Nadia era coraggiosa, ma anche fragile e della sua fragilità di giovane donna che vede la sua vita spegnersi dopo aver lottato con tutte le sue forze, non ne fa un mistero: sceglie di condividere con i suoi fans, gli amici e chi le sta intorno, il male che la sta spegnendo. 

Guardo i problemi che ho
specchiandomi negli occhi di chi ho di fronte.
Osservo i loro sguardi che mi riflettono 
e vedo me stessa limpida;
dipinta in un laghetto puro d'alta quota.
Se hai occhi aperti guarda con fiuto sincero.
Il loro riflesso ti dirà la verità.

Sceglie di farlo avvicinandosi soprattutto a chi, come lei, sta vivendo una situazione simile, cercando di portare un sorriso e alleviare quella solitudine dell'anima che si prova nel decorso di una malattia. 
Nadia è mancata il 13 agosto 2019, ma non si è arresa, non ha ceduto fino alla fine, raccontando il suo male e le sue battaglie come "occasione di rinascita", rimanendo  immortale tra noi grazie ai suoi libri e a questa raccolta di pensieri, poesie e riflessioni. 

Compatti e fedeli l'un l'altro vinsero la loro battaglia, conquistando la città quartiere dopo quartiere.
Uniamoci e vinciamo insieme la battaglia.

Per volere di Nadia, il suo funerale è stato celebrato da don Patriciello, parroco di Caivano, conosciuto per l'operato di sensibilizzazione sulla Terra dei fuochi.  Ad un mese circa dalla sua morte, grazie all'esito di una petizione on-line che ha raccolto più di centomila firme, si è arrivati alla decisione che il reparto di oncoematologia pediatrica dell'Ospedale Santissima Annunziata di Taranto verrà intestato a Nadia Toffa.

Ho imparato a non odiare il dolore per imparare ad amare la vita.

Nadia aveva tutto il diritto di sentirsi "arrabbiata", di provare odio verso quel destino che ha deciso per lei, ma ha saputo incanalare tutta la negatività del dolore trasformandola in amore verso la vita in tutte le sue forme. C'è troppo odio gratuito al mondo che tenta di piegarci e farci diventare automi anaffettivi, non serve aggiungerne altro. Questo Nadia lo aveva capito ed ha fortemente voluto, con la pubblicazione di questo libro, farlo capire anche a noi. 
Non dobbiamo avere paura del futuro, sarebbe come togliere ossigeno al presente. Il presente lo stiamo vivendo adesso ed abbiamo il dovere di viverlo ricordandoci che siamo vivi nella "stupenderia" che ci circonda.

"Per l'umanità, la carica vitale e l'esempio che Nadia ci ha lasciato, abbiamo verso di lei un debito di riconoscenza." 

Don Maurizio Patriciello - Brescia 16 agosto 2019 -

Grazie Nadia.

Questo è il messaggio che mi è arrivato tramite le parole di un'amica, una donna che potrebbe essere la nostra compagna di scuola, collega o vicina di casa. Una persona che con la sua umiltà e il suo sorriso rimarrà nei cuori di chi l'ha amata.
Non perdete l'opportunità di conoscerla un po' di più leggendo Non fate i bravi. 
È un regalo che farete a voi stessi, uno di quelli che durerà per sempre!

Buona lettura,

Tania C.





domenica 29 dicembre 2019

LE SOTTIGLIEZZE DELLA VITA di Emilio Fenice - Ed. Cinquantuno.it -






LE SOTTIGLIEZZE DELLA VITA
Emilio Fenice
Ed. Cinquantuno.it 
Pubblicato il 23/05/2019
Pag.60
Formato Brossura

€ 10,00



CONOSCIAMO L'AUTORE

Emilio Fenice, classe 1956 dalle umili origini del sud italia, sin da ragazzo è sempre stato attratto dalla saggezza e dalla filosofia antica, moderna, esoterica sino a quella dei giorni nostri.
Le sottigliezze della vita è la sua prima opera letteraria, nella quale incoraggia il lettore ad una sottigliezza unica. "Aprire il palcoscenico in una unicità ai misteri della vita".



TRAMA

Nella vita tutto ha un senso... dipende tutto dal senso che diamo noi alla vita!

IMPRESSIONI

Auguri amici della Valigia, spero abbiate passate un buon Natale e che sotto l'albero abbiate trovato tanti bei libri.
Questo piccolo libricino mi è stato gentilmente inviato da Cinquantuno.it che ringrazio per il pensiero. È la prima opera  di Emilio Fenice, un uomo umile, dai forti valori e forgiato dal sole del sud Italia. La sua passione per la filosofia lo ha spinto a mettere su carta i suoi pensieri sulla vita e il suo senso, dando forma ad un piccolo "saggio filosofico" che, nell'umiltà di un uomo che ha contato solo sulle proprie forze ed ha cercato di scavare nel profondo della propria vita, invita il lettore a riflettere su ciò che noi rappresentiamo per noi stessi e  nel mondo. Non tanto come persone fisiche, quanto come il frutto di ogni nostra azione seguita da una  conseguenza. 

Ora io mi domando e dico perché parlare delle sottigliezze della vita? Forse perché non tutti ci arrivano o ci hanno mai riflettuto su questo argomento, di quanto sia importante e fondamentale.

Le sottigliezze della vita mi è arrivato la settimana scorsa, alla Vigilia di Natale; un gradito regalo! 
L'ho letto in poco meno di mezz'ora, ma ho aspettato volutamente questi giorni per raccontarvi le mie impressioni. 
Siamo alla fine dell'anno, per molti e per me, un altro anno difficile, che spesso ci ha piegati e messi all'angolo, ma contando soprattuto sulla nostra forza siamo riusciti ad andare avanti a testa alta, proprio grazie alle piccole "sottigliezze" che quotidianamente viviamo. 
È usanza, in questo periodo, fare bilanci sull'anno che sta per finire e su quello che sta per iniziare, riflettere sui nostri errori e come rimediare, sulle cose buone e belle che ci sono capitate, che abbiamo fatto e che faremo. Questa opera di Fenice mi è quindi sembrata un ottimo spunto per aiutarci a  riflettere.

Nella vita frenetica di tutti i giorni ci si distoglie da tutte queste riflessioni si fa davvero fatica a "catturare" l'attimo!

Desiderio dell'autore è quello di invitarci a riflettere su quanto piccoli gesti quotidiani, ai quali spesso non diamo importanza, siano l'innesco di una reazione a catena di azioni che scandiranno le nostre giornate e il senso.

Noi solo noi decidiamo di cambiare la direzione non per apparire più buoni ma per diventare più saggi.

Molto spesso compiamo dei gesti e delle azioni che ci possono sembrare banali, di routine, ma che nel tempo ci si ripresentano sotto forma di ricordi spingendoci a pensare al perché di quella determinata situazione, di quel gesto o di quel pensiero in quel determinato momento. Sono queste le sottigliezze della vita: piccoli momenti all'apparenza insignificanti, ma che giorno dopo giorno hanno costruito il nostro Io, "l'essere" che siamo oggi e che scegliamo di "essere" domani. 
Le riflessioni di Fenice fanno pensare ad un testo "lento", quasi flemmatico, ma la lettura si è invece rivelata veloce, scattante. Lo stile dell'autore, strutturato sulla sua personalità, è impetuoso e travolgente. Pensieri su carta, eviscerati direttamente dalla purezza di un'anima in continua evoluzione, forse a scapito della punteggiatura e  con  qualche piccolo lapsus, ma di grande saggezza e di una consapevolezza conquistata giorno dopo giorno. Perché come dice lui stesso "nessuno nasce maestro", ogni cosa ha il suo tempo e fortunati sono quelli che ci arrivano prima.

Consiglio questo libricino, dalla copertina carismatica, a chi è alla ricerca di se stesso, a chi si è perso durante le difficoltà e a chi vuole capire come apprezzare ogni piccolo istante della vita. Non è un manuale da prendere alla lettera, ma uno spunto alla presa di coscienza di se stessi, un invito ad agire con saggezza in ogni cosa che facciamo.

Augurandovi un buon Anno Nuovo, ricco di tante belle nuove letture, vi lascio per qualche giorno, subito dopo l'Epifania. 

A presto e buona lettura
Tania C.


domenica 24 novembre 2019

Recensione di NECROPOLI di Giordano Tedoldi - Ed. Chiarelettere -





NECROPOLIS

Giordano Tedoldi
Ed. Chiarelettere
Collana Narrazioni 2019
Pag. 282
Copertina flessibile
€ 16,60
Ebook disponibile



CONOSCIAMO L'AUTORE

Giordano Tedoldi - foto dal web -



Tedoldi, nato a Roma nel 1971, nel  panorama della letteratura italiana è considerato un cattivo. Per Fazi 2006 e Minimun Fax 2016 pubblica Io odio John Updike; per Fazi pubblica alcuni alcuni romanzi, nel 2013 I segnalati, nel 2017 Tunué. In molti hanno scritto di lui.



TRAMA

Il Maresciallo Yarden, costretto, come ogni cittadino, a schierarsi da vivo per la morte dovendo scegliere la propria sepoltura, sembra avere un pensiero fisso. Il pensiero di liberarsi della storia, della verità. Di quelle abitudini che avevano usurpato il regno della Costituzione e delle vecchie leggi scritte. Estinguere le tradizioni ormai morte che soffocano l'esistenza umana. La Necropoli Ovest aveva un motto: "Vivi per la tua morte". La Necropoli Est rispondeva al motto: "Muori per la vita degli altri". Insieme al nipote tredicenne Rama ed al flemmatico segretario Pierre con al seguito il negromante Max, il protagonista di questo spiazzante e sulfureo romanzo, ci conduce nel suo lungo viaggio nell'oltretomba. 
Una full immersion dal vivo, in un regno popolato da filosofi, artisti, scienziati, rivoluzionari e terroristi, militari e poeti, che sembra convincere Yarden del fatto che la decisione migliore che possa prendere sia quella di non decidere. Il libero arbitrio, divenuto ormai parodia di se stesso e strumento di manipolazione di massa, deve essere boicottato, con la consapevolezza che il suo non scegliere potrebbe mettere in crisi il sistema. Ma a quale scopo? Forse, nell'essenza del dualismo forzato e del superamento, Yarden è riuscito a captare tutto ciò che gli altri non sono riusciti a vedere o che ogni giorno vedono si troppo chiaramente.
Una storia incomparabile, da percorrere come un viaggio in un mondo simile al nostro. Un apologo politico sul senso degli estremi e degli opposti, scritto con stile  tagliente e sfrenato. Una voce unica.


IMPRESSIONI

Necropolis è uscito ad aprile 2019 riscuotendo i favori dei lettori. Io l'ho scoperto un po' più tardi, non essendo un'amante del fantasy e della distopia. Ma c'era un qualcosa che mi incuriosiva e affascinava nella sua copertina ipnotica. Un volto tra fiori intagliati, quasi fossero stencil, sui toni del grigio e nero. Lugubre, potreste pensare, invece no, il caleidoscopio di immagini emana una luce nebulosa che da pace agli occhi e accende la curiosità. Lessi velocemente la trama e chiesi subito a Chiarelettere di poterne avere una copia. Valeria Frigau e Tommaso Gobbi, sempre disponibili, mi hanno gentilmente offerto una copia omaggio, insieme ad un bigliettino di buona lettura che mi ha fatto veramente piacere. Mi scuso per il ritardo di questa recensione causato da alcuni problemi familiari, per fortuna risolti.
Nonostante continuassi ad essere un po' prevenuta sul genere del romanzo, man mano che i capitoli scorrevano via, mi sono ritrovata a percorrere gli stessi sentieri di Yarden, quasi come Dante accompagnato da Virgilio nei gironi dell'Inferno e Purgatorio. E più le pagine scorrevano, più lo stile intrigane, misterioso e ipnotizzante di Tedoldi mi affascinava. A dire che è stata una lettura semplice potrei fuorviarvi, almeno per me. Posso dirvi invece che è stata spunto di riflessioni, spesso amare, sul mondo che influenza le nostre scelte di  vita. 

Perciò era tanto più urgente scegliere: perché non sapevamo nulla di preciso e, a differenza dei secoli scorsi, avevamo perso la speranza di saperlo.

Il romanzo è un tripudio di allegorie, di simboli metaforici che accompagnano il lettore nelle neoplastiche società delle Necropoli del Maresciallo Yarden, alla ricerca di un luogo dove essere seppellito dopo la sua morte, spronandolo alla riflessione non solo sulla propria esistenza, sui ricordi che sembravano sepolti, ma anche sul logorio acido che corrode sempre di più l'anima della  società.

Le Necropoli sono due modi diversi per non essere solo mortali: attraverso la deposizione in un idolo di conservazione e isolante rammemorazione, e attraverso la compressione e decompressione digitale delle informazioni.

In un imprecisato luogo della terra, in un altrettanto imprecisato futuro, la società, ancora nel pieno della vita, viene obbligata a decidere sul postmortem. Ci troviamo in un non-luogo chiamato Campo Terzo, ed è qui che le persone vengono poste davanti ad un bivio: la scelta della loro sepoltura. Due sono le  Necropoli alle quali possono accedere, quella Ovest, che affonda le proprie radici nella terra, viscerale, intricata e buia, e quella Est, più eterea,  freddamente impersonale, tecnologicamente avanzata.
Il Maresciallo Yarden, in compagnia del nipote Rama, del negromante Max e di un androide di nome Pierre, decidono di visitare le due Necropoli per cercare di dare una risposta alle loro molte domande. Le risposte cominciano ad arrivare quando, una volta entrati nel cuore delle  Necropoli, si ritroveranno a confronto con strani personaggi, defunti da tempo, ma tornati alla vita con lo scopo di far luce sui loro quesiti.
Senza colpi di scena ne azioni rocambolesche, in un alternarsi di tenebra e luce, il Maresciallo Yarden, Rama e Max arriveranno a scegliere? Sarà la scelta giusta e soprattutto spontanea? Oppure sarà frutto del gioco di un burattinaio che tira i fili di una farsa oscura? Come nei migliori gialli, che confondono e rimescolano le carte in tavola facendo crollare ogni certezza, lascio a voi la decriptazione del messaggio che Tedoldi ha astutamente messo in luce confondendolo tra i pensieri dei personaggi incontrati. 
Non è una lettura facile, vi avverto, vi richiederà impegno e ingegno, ma è una bella sfida per un week end grigio e freddo o per chi volesse cimentarsi con la labirintica filosofia di un mondo misterioso e sconosciuto.
Il mio consiglio è quello di leggerlo con la mente aperta, senza porsi troppe domande, le risposte, anche quelle a domande che mai avreste pensato di porvi, arriveranno da sole, portando luce nell'oscurità delle Necropoli dell'anima. La promessa di Tedoldi, quella di lasciare il lettore esterrefatto, è stata pienamente mantenuta, non lasciatevi quindi scappare l'opportunità di conoscere questo autore irriverente e criptico, non ve ne pentirete. Per chi già lo conoscesse, sarà un piacere scoprire nuove sfumature della distopia. 
Ringraziando ancora Chiarelettere per questa opportunità, auguro a tutti una buona lettura.

Tania C.








giovedì 18 aprile 2019

Recensione di SEMPLICEMENTE PERFETTO di Jostein Gaarder






SEMPLICEMENTE PERFETTO

Jostein Gaarder
Ed. Longanesi 2019
Pag. 134
Traduzione I. Basso
Collana La gaia scienza
Copertina rigida 
€ 14,90
Ebook disponibile


CONOSCIAMO L'AUTORE


Foto dal web - Autore  Picasa -


Jostein Gaarder è nato nel 1952 a Oslo. Conseguiti gli studi in filosofia, teologia e letteratura, per dieci anni, ha insegnato filosfia. 
Il 1986 lo vede esordire come scrittore, diventando presto uno degli autori di maggior fama del suo paese. 
Il mondo di Sofia, sempre edito da Longanesi nella collana la Gaia Scienza, ha raggiunto in poco tempo il successo internazionale. Pubblicato prima in Norvegia nel 1991, è stato tradotto in 41 lingue rimanendo ai primi posti della classifica dei best seller in Europa, negli Stati Uniti e in Italia, dove ha vinto il prestigioso Premio Bancarella nel 1995. 

TRAMA

Al suo primo giorno di Università ad Oslo, il diciannovenne Albert viene attratto da bella una ragazza: il suo nome è Eirin. 
Non si conoscono e non si sono mai visti prima, ma da quel momento in poi nono si lasceranno più. 
Dopo trentasette anni vissuti insieme, Eirin si trova in Australi ad un congresso di biologia marina mentre Albert riceve dal suo medico una notizia sconvolgente. Come si può continuare a guardare al futuro dopo aver saputo? Per avere una risposta, Albert si rifugia nella Casa delle fiabe, un cottage incastonato in un bosco di larici in riva al lago, dove solitamente si ritira con la famiglia per passare qualche giorno di relax. Nella pace e tranquillità di quel posto isolato, ha ventiquattro ore a disposizione per scrivere una lettera d'addio al mondo e alle persone che ama. Vuole raccontare tutto, anche i segreti custoditi gelosamente per anni, ma vuole anche interrogarsi su quale sia il senso ultimo dell'esistenza umana. Solo quando è sicuro di aver perso anche la più piccola speranza,  quando scopre di avere davanti solo il buio fitto delle notti passate remando sino al centro del lago per scrutarne l'abisso, Albert capisce che una risposta c'è, uno spiraglio che sta facendo luce su quelle tenebre...

IMPRESSIONI

Ho iniziato ad amare Jostein Gaarder dal 1995, quando vinse il Premio Bancarella con Il Mondo di Sofia. Rimasta affascinata da questo autore, mi si è aperto un nuovo mondo, quello degli autori nordici, che sapientemente plasmano la leggenda nella realtà, la mitologia nella quotidianità, coinvolgendomi a seguire Gaarder nelle prossime pubblicazioni. Posso dire che, ad oggi, è uno dei miei autori preferiti, grazie al suo stile delicato e soave, che rende ogni romanzo una fiaba fantastica.
Contattai la Longanesi, che ringrazio infinitamente, in vista dell'uscita di Semplicemente Perfetto e, esaudendo la mia richiesta, Benedetta mi inviò gentilmente una copia omaggio  dell'ebook in modo da poterlo  leggere e recensire.
In poco più di un'ora ho divorato l'ultima perla di Gaarder. Poche pagine, a prima vista una lunga lettera d'addio che si rivelerà un inno alla vita, quella che l'autore ci regala, narrandola come una leggenda capace di rapire anche i più giovani.

"Il motivo per cui in tutti questi anni vi abbiamo tenuto nascosto come sia cominciata la nostra storia è pressoché incomprensibile, ma in quasi tutte le famiglie ci sono dei segreti mai svelati."

Albert ed Eirin sono due studenti universitari di appena diciannove anni. Non si conoscono ne si sono mai incrociati nella vita sino a quel momento. E da quel momento decisero di non lasciarsi mai più. 
Nasce così una lunga storia d'amore tra due giovani studenti, lei bella e intelligente da diventare biologa e ricevere un prestigioso riconoscimento per la scoperta di un importante batterio al quale darà il suo nome. Lui uno studente mite e tranquillo che si innamora a prima vista di Eirin, decidendo di chiudere la storia con l'attuale fidanzata Marianne. Ma la chiusura della storia non precluderà l'amicizia, tanto che Marianne diventerà medico curante della famiglia di Albert.
Durante un week end romantico Eirin ed Albert scoprono, in mezzo ad un parco di larici e betulle un meraviglioso lago e, a pochi metri dalla riva, un grazioso chalet chiamato Casa dei cristalli ma che ribattezzano come Casa delle fiabe. Sopraggiunse la sera e i due ragazzi decisero di forzare la serratura per cercare un riparo per la notte.  La serratura cedette alla lieve pressione del piede di porco e lo chalet si rivelò nel suo splendore, ricordando loro  la fiaba di "riccioli d'oro" coi suoi tre lettini che, come la riccioli d'oro della fiaba, Eirin provò sino a trovare quello semplicemente perfetto per dormire: ne troppo duro, ne troppo morbido. 
Nello chalet consumano una frugale cena a base di riso, latte in polvere, cioccolato e succo di mirtilli, coronano il loro amore e si addormentano sul letto semplicemente perfetto. Al mattino però scappano furtivamente con la paura di essere scoperti.

"Gli anni possono essere lunghissimi mentre li si vive e si cerca in qualche modo di farsi strada a tentoni verso un futuro ignoto, ma quando ci si ripensa, tempo dopo, sembrano volati."


Passano dieci anni durante i quali il loro amore si rafforza con la nascita di un figlio. Ma arrivano anche i primi problemi, la coppia entra in crisi, Albert, all'insaputa di Eirin, il marito riallaccia una breve relazione con Marianne, che troncherà dopo poco per amore della famiglia. Eirin scopre che lo Chalet dove è iniziato il loro amore è in vendita e decide di acquistarlo come rifugio dalla routine quotidiana. E tra alti e bassi, la famiglia comincia a passare tutto il tempo libero nella Casa delle fiabe, sulle rive del lago azzurro, affidando i propri pensieri, le paure e i desideri ad un quadernone, il libro della Casa delle fiabe. 

"La vita di un uomo si riassume semplicemente così: C'era una volta ... E venne una notte. Adesso è arrivata la notte."

Di anni, dal giorno dell'acquisto della Casa delle fiabe, ne passano altri ventisette. La famiglia si allarga con l'arrivo della nuora e di una nipotina: Sarah. La Casa delle fiabe e il libro continueranno ad essere i testimoni della vita felice della famiglia. Ma qualcosa va storto. Una nube nera e minacciosa avvolge Albert, proprio ora che Eirin è partita per l'Australia per un importante convegno dove esporrà la relazione sulla scoperta di un batterio al quale ha dato il suo nome.
Dopo alcune visite specialistiche, Albert riceve da Marianne, suo medico, una notizia che sconvolgerà la sua vita per sempre. Il futuro di una vecchiaia in tranquillità con l'amata Eirin, il figlio e la nipotina sembra essere compromesso per sempre. Non c'è via di scampo, le tenebre stanno scendendo sulla sua vita. La sofferenza sta per travolgere lui stesso e la sua famiglia.

"Prima di tutto devo scrivere. A me stesso. Per trovare la risposta alla domanda <<chi sono?>> devo scandagliare l'universo. Ho urgenza di avere una risposta sul mio stato ontologico. Prima di prendere qualsiasi decisione, devo fare una stima, un calcolo. Perchè non sono ancora completamente spalle al muro, ho ancora delle alternative."

Albert decide così di ritirarsi per tutto il tempo che gli serve a capire il senso della vita, nella Casa delle fiabe, tenendo all'oscuro la famiglia e rompendo i ponti con Marianne.
Immerso nel lento scandire del tempo in riva al lago, Albert comincia a scrivere sul libro della Casa delle fiabe, una lunga lettera d'addio, forse più a se stesso, raccontando e raccontandosi, mettendo a nudo segreti che sino ad allora erano rimasti chiusi a chiave nel profondo dei suoi ricordi. 

"L'idea di non avere più la capacità di prendere in mano il mio destino mi pare un vero incubo. E' insopportabile, ed è gia troppo tardi. Questo è il terrore. Questo è ciò che temo dell'impotenza."

Ripercorrendo la sua vita attraverso le confidenze sul quaderno, Albert si interroga sul senso dell'esistenza, su cosa veramente significhi essere un uomo e sull'esistenza della felicità. Si domanda spesso quanto sia giusto tenere all'oscuro la famiglia sul suo stato di salute, facendoli, un domani, sprofondare in uno stato di tristezza e vuoto invece di cercare insieme un modo per continuare ad essere felici.

"Il fatto è che in realtà non siamo mai: c'è soltanto il divenire, perché non c'è nulla al mondo che duri."

Grazie ai suoi studi filosofici, ma soprattutto all'amore a 360 gradi, Albert, riuscirà ad uscire dal tunnel del vuoto cosmico nel quale la presa di coscienza della sua malattia lo aveva risucchiato. Il futuro ora non lo spaventa più, una piccola luce lo sta riportando alla realtà, tra le braccia di Eirin, pronta ad aiutarlo ad essere ancora un uomo felice a dispetto del tempo tiranno.

"Penso al tempo che mi resta, ne troppo lungo ne troppo corto: il tempo perfetto per un addio."

Questo piccolo gioiello di Gaarder l'ho letteralmente divorato, vuoi perché l'autore è capace di tradurre in poesia anche la scissione dell'atomo, vuoi perché comunque la trama scorre semplice e lieve da non rendersi conto che le pagine sono volate via sino al punto finale.
Metabolizzare il messaggio è stato, invece, più difficile. Come Albert, ho iniziato a pormi anch'io domande esistenziali e, immedesimandomi nel personaggio, mi sono spessa chiesta: "cosa farei io se domani mi dicessero che mi restano solo pochi anni di vita?". 
Il bello della gioventù è la spensieratezza, il progettare il futuro senza però pensare al domani. Con gli anni il concetto di vita si modifica, assume un significato meno etereo e più consistente, quasi una presa di coscienza della vita stessa e le domande arrivano da sole. Più difficile è trovare delle risposte. Può aiutarci la fede, se crediamo, la scienza, se non professiamo un credo, ma tutte le risposte sono racchiuse in noi. Dobbiamo solo accettare chi siamo stati, chi siamo e cosa diventeremo. Solo allora saremo veramente liberi di vivere appieno e felicemente ogni giorno della nostra vita.
Una lettera aperta, questa di Jostein Gaarder, a chi sta attraversando un momento di difficoltà, che consiglio a tutte le persone che spesso, nel percorso degli anni si perdono e non sanno come ritrovarsi. 
Accettarci per quello che siamo, coi nostri limiti e paure, afferrando la mano di chi, per amore, la tende verso di noi: l'amore può ...


Buona lettura, Tania C.



  

mercoledì 13 febbraio 2019

Recensione de LA CITTA' DI IRAM di Younis Tawfik - Febbraio, love is in the air -

LA CITTA' DI IRAM

Younis Tawfik
Ed. Bompiani 2002
pag. 137
euro 12,00
Copertina flessibile


CONOSCIAMO L'AUTORE



foto dal web

Younis Tawfik è un autore iracheno, naturalizzato italiano, nato nel 1957 a Mosul (Ninive - Iraq -). Conseguì la laurea in Lettere presso l'Università di Torino, dove iniziò a collaborare con le maggiori testate giornalistiche quali Il Messaggero, La Stampa e Il Mattino. Divenne docente di lingua e letteratura araba presso l'Università di Genova, e Presidente del Centro Culturale Italo-Arabo ''Dar Al Hikma'' a Torino.
La Straniera, pubblicato nel 1999 da Bompiani, è il suo romanzo d'esordio, seguito da La Città di Iram, Il Profugo, da La Sposa ripudiata e La Ragazza di Piazza Tahrir nel 2012.
Ricevette,  oltre al Grinzane Cavour, numerosi riconoscimenti come il Premio Internazionale Ostia, il Premio Rhegium Julii, il Premio Fenice-Europa, il Premio Giovanni Comisso e il Premio Via Po come opera esordiente. Nel 2002 la Città di Torino gli assegnò il Premio Bogianen, riconosciuto ogni anno, ad una personalità di nascita o adozione piemontese.

TRAMA

Isabella, ma si narra che fu chiamata anche Bella o Jamila, è una donna italiana che sta rischiando di annegare nel vortice doloroso di un amore perduto.
Persa nelle dolci carezze del vento marino della sera, non riesce a dare risposte alle mille domande che le affollano la mente. Ma sarà proprio dietro alle onde increspate dal vento che, "come un immenso libro antico" si apre agli occhi del lettore, Isabella troverà alcune risposte ai suoi interrogativi, proseguendo in un lungo percorso che la porterà oltre quel mare, in Marocco.
Sarà durante un lungo viaggio attraverso il Marocco che la donna riuscirà, finalmente a dare una risposta ai suoi perchè , a ritrovare se stessa e il senso della vita.
La città di Iram è il luogo immaginario della conoscenza e della saggezza; un luogo pronto ad accogliere e a spalancare le sue porte a chiunque sappia ascoltare l'altro da sé.


IMPRESSIONI


Chi mi conosce, anche solo un pochino, sa quanto io ami il Marocco. Un amore che mi ha spinto a riempirmi il cuore e gli occhi di quella immensa terra per dieci volte. Dieci viaggi. Viaggi nati dalla voglia di conoscere una terra che mi ha affascinato sin da bambina. Viaggi in cui ritrovare me stessa dopo periodi difficili. Viaggi in cui sentirmi a casa, protetta da tramonti infuocati e dal vento che profuma di menta. 
Divorando in poco più di un'ora questo romanzo, che potrei definire poesia pura, ho rivisto in me Isabella. Una donna che ha vacillato per un istante, ma ha saputo reagire e ritrovare se stessa tra le proprie ceneri.


"Avrei voluto avere una vita serena, un amore e una famiglia. Avrei voluto vedere il mondo con gli occhi del sorriso"

Isabella è una giovane donna che custodisce il sogno di formare una bella famiglia col fidanzato. Ma il destino ha altri piani in serbo per lei. Un giorno, quasi di passaggio, il fidanzato Carlo la informa  che, a causa delle conseguenze di un tradimento estivo con la migliore amica della donna, si vede costretto a lasciarla.
I sogni e le aspettative della donna si infrangono come vetro sul pavimento, lasciandola in uno stato di totale apatia. Una sera, mentre sta guardando il mare increspato dal vento, persa tra mille perchè senza risposta, Isabella, decide che è arrivato il momento di reagire, di partire per cercare quelle risposte che non trovano luce nella nebbia dei suoi pensieri. 

"Quante volte avevo sognato di perdermi in un mondo diverso dal mio, di immergermi nel suo calore e di impossessarmi del suo profumo. Un mondo capace di emozionarmi. Era arrivato il momento di concedermi, anche al rischio. Volevo essere rapita dal caldo vento del deserto, assorbita dalla luce misteriosa del mattino e avvolta dal manto della sabbia ardente"

E' arrivato il momento, per Isabella, di partire verso il Marocco. Prima tappa nella città del vento e dei sogni: Essaouira. La città, a picco sull'Oceano, con le sue case bianche e le persiane azzurre, ispirazione per pittori e artisti dall'aria un po' hippie, fa da sfondo alla nascita di una nuova consapevolezza per la donna. Tra le sue spiagge dorate incontra un pittore marocchino al quale chiederà di farle un ritratto. L'uomo accetta, a patto che Isabella non metta limiti al tempo di conclusione del ritratto.

"Marrakech cattura lo sguardo e muta lo spirito, tu puoi smarrire la via, ma la città non ti perde mai."


Marrakech - Il mio Marocco - foto personale

Così, tra un te alla menta, una passeggiata per i vicoli delle città marocchine e le dune del Sahara, prende vita tra i due, un legame che va oltre il rapporto pittore-modella. Un sentimento profondo, un confronto tra due mondi e due culture così differenti, sfocia in un'attrazione molto più che fisica che segnerà per sempre la rinascita fisica e spirituale di Isabella.


Dune di Merzouga, Erfoud - Il mio Marocco - foto personale

"Tu sei straniera in questa terra, ma se impari ad amarla condurrà i tuoi passi e i suoi elementi saranno tuoi alleati"

L'autore ha saputo, con uno stile dolce, semplice e poetico, trasmettere l'amore in tutte le sue forme. L'Amore, con la A maiuscola, quello tra due persone, quello verso se stessi, che ci spinge ad andare avanti nonostante tutto, quello grande e infinito verso un luogo, uno stato, lo stato dell'anima ...
Tawfik, con la magia che ha nascosto tra le pagine del suo romanzo, mi ha aperto il cuore e l'anima, non solo verso una terra che gia conoscevo e amavo, ma verso tutto il bello  che non si rivela subito agli occhi, che va cercato tra la gente, tra i vicoli stretti della medina o in un caldo bicchiere di te alla menta.



Un te alla menta nella valle dell'Ourika - Il mio marocco - foto personale


Il romanzo mi rimanda ad un succoso frutto, il melograno. Bello rosso, dalla scorza un po' dura e difficile da sbucciare, ma che rivela al suo interno succosi chicchi di dolcezza. Dolci come l'Amore che sta intorno a noi ...

"La pace era dentro di me. Avevo appreso che si poteva amare senza interessi e senza progetti. Avevo amato l'amore, avevo imparato ad amare la vita, in ogni sua forma."

Buona lettura Tania C.






Recensione TUTTO NASCE PER FIORIRE di DEMETRA COSTA

  TUTTO NASCE PER FIORIRE Autore: Demetra Costa Editore: IoScrittore Formato: Brossura Pag.: 503 Uscita: Giugno 2025 € 18 formato cartaceo F...