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lunedì 20 settembre 2021

Recensione IL GUARDIANO di Peter TERRIN - Ed. IPERBOREA -

 







IL GUARDIANO

Peter TERRIN

Ed. Iperborea

Anno di uscita 2014

Prima edizione italiana 2021

Traduzione: C. Cozzi

Formato Brossura

Collana Narrativa

Genere Surreale, fantascienza, distopia, thriller psicologico, nonsense

Pag. 288

€ 17


CONOSCIAMO L'AUTORE

Autore di romanzi, racconti e opere teatrali, Peter Terrin (1968) è uno dei più importanti scrittori di lingua olandese e una voce unica nel panorama della letteratura belga contemporanea. Tradotto in numerosi paesi e vincitore di riconoscimenti internazionali, come il Premio dell’Unione Europea per la Letteratura 2010 e il Premio AKO 2013, è considerato dalla critica un autore dallo stile magistrale, che coniuga eleganza classica, atmosfere kafkiane e un raffinato ingegno sperimentale, indagando con lucido disincanto l’individuo contemporaneo per toccare tematiche universali.


TRAMA

In un’atmosfera sospesa e irreale, Il guardiano riesce a fondere con sottile ironia l’inquietudine e lo straniamento esistenziale e la tensione di un thriller all’ultimo respiro.

Harry e Michel, in servizio nel garage sotterraneo di un lussuoso condominio, scandiscono giornate sempre uguali tra turni di guardia e giri d’ispezione finché qualcosa di insolito spezza la loro routine: improvvisamente tutti i residenti – tranne uno – lasciano il palazzo in gran fretta. Sicuramente in città è successo qualcosa di terribile, forse un’esplosione nucleare, forse un virus, forse addirittura una guerra; ma Harry e Michel non possono saperlo, perché dall’esterno, al di là del blindatissimo cancello d’ingresso che non possono varcare, non arriva nessun rumore. Fuori, un mondo indecifrabile, un «deserto dei Tartari» muto e inquietante; dentro, una fortezza inespugnabile dove Harry e Michel, ligi al dovere, non possono che aspettare gli ordini dell’onnipotente Organizzazione da cui dipendono, ma che sembra essersi dimenticata di loro. Con divertita ironia, Peter Terrin tratteggia i tic dei due protagonisti nella semioscurità claustrofobica del seminterrato deserto: il veterano Harry, così compreso nel suo ruolo da vedere il pericolo anche nell’arrivo del furgone delle provviste, e lo spaesato Michel, maniaco dell’ordine e della pulizia, che fa il bucato, cuoce il pane ed è più attento allo sgocciolio dello sciacquone che al pericolo di un attacco esterno. Come Vladimiro ed Estragone, Harry e Michel aspettano il loro Godot, ma quando finalmente qualcosa succede, con l’arrivo di un terzo guardiano, la paranoia di Harry prende il sopravvento e la situazione precipita. In un crescendo di suspense, Michel si ritrova coinvolto, e i lettori con lui, in una spirale di eventi che mettono a nudo la fragilità di un uomo lasciato solo a decidere il proprio destino quando tutto intorno è incomprensibile.


IMPRESSIONI

Ringrazio le gentili ragazze di Iperborea per questa bellissima copia cartacea de Il Guardiano.

Come sempre, il formato rettangolare tascabile lo rende comodo e maneggevole nella lettura; 

la copertina è favolosa, nei toni caldi dell'ocra che ricordano un paesaggio surreale, desertico, per riprendere  l'ambientazione del romanzo.

No, non è un romanzo ambientato nel deserto, o meglio non nella visione collettiva e romantica di deserto formato da enormi dune sabbiose.

In un imprecisato luogo nel mondo, che potrebbe spaziare dall'Europa all'America, dall'Asia alla Russia, Peter Terrin narra la vita di due ''Guardie Giurate'' a tempo pieno di un grattacielo  con servizio di un hotel extra lusso.

Come in una sorta più cupa di Grande Fratello, Harry e Michel trascorrono le loro giornate rinchiusi nell'enorme garage seminterrato di un grattacielo, sorvegliando l'incolumità dei residenti e dell'edificio, senza poterne mai uscire. Sono stati minuziosamente addestrati alla difesa e sanno che devono attendere un qualcosa che avverrà  presto. O sta già avvenendo?

Del mondo fuori captano suoni, odori, scorci, dalle feritoie del seminterrato, dall'uomo dei rifornimenti e da qualche residente, spesso senza volto e nome, che ogni tanto si ferma a scambiare convenevoli di rito. Chiacchiere sterili, asettiche su eterei e confusi accenni alla vita fuori. Nessuna confidenza, nessuna empatia. Il palazzo stesso è stato progettato di modo che i residenti non possano incontrarsi, evitando così il fastidioso obbligo di interagire.

<< C'è stato un tempo in cui contavo sempre i miei passi, regolarmente, a ogni giro d'ispezione. >>

Le giornate trascorrono tutte uguali, raccontate con ricostruzione quasi maniacale, in prima persona dalla voce metodica di Michael e cadenzate da una routine di gesti quasi paranoici e claustrofobici, alle dipendenze ''dell'Organizzazione''.

Al lettore non è concesso sapere chi sia a capo di questa Organizzazione e da quanto tempo i due guardiani si trovino nel garage. I mesi trascorrono senza ''tempo'', proiettando i personaggi in uno spazio temporale in cui le settimane si sovrappongono formando uno strano puzzle  dove le tessere sono formate dai giorni di un calendario immaginario.  L'unica certezza è che, appena formato a dovere, dovrebbe arrivare un terzo guardiano a portare una ventata di novità, ma anche di timore, in quell'ambiente così piatto e perpetuo. Harry, dall'alto della sua longeva esperienza di Guardiano veterano lo sa.

D'altro canto, a che servirebbe un nuovo Guardiano se già loro due riescono a gestire egregiamente il proprio lavoro? 

<< L'Organizzazione dimostra che si fida di noi. Il nostro impegno non è passato inosservato. >>

Quindi, vista la buona preparazione ricevuta, se ancora non hanno mandato il terzo guardiano significa che il loro operato è talmente buono da non ritenere necessario il rinforzo di un terzo elemento. No, ora Harry sa con sicurezza che non sarebbe servito un terzo Guardiano.

Perciò tutto sarebbe rimasto così com'è e nulla avrebbe dovuto essere fuori posto. 

Nemmeno il lento stillicidio della cassetta del bagno!

La routine quotidiana prevede cinque ore di sonno a turno ciascuno, la ronda per controllare ogni angolo del seminterrato, il controllo delle munizioni delle loro pistole più quelle in dotazione,  ordinatamente raccolte in scatoloni e stipate in un'intercapedine ricavata tra i pilastri della struttura, il controllo delle videocamere di sorveglianza che da un po' di tempo sembrano non funzionare. 

Chissà perché il segnale non arriva più?

Nella routine quotidiana, Michel è riuscito a trovare, tra i rifiuti dei residenti una macchina del pane, imparando a produrlo (di nascosto dall'Organizzazione'') per integrare gli scarni pasti quotidiani rappresentati da una scatoletta di carne, spesso da dividere in due. 

Raramente qualche pietanza veniva gentilmente offerta dalla comparsata fugace e inespressiva del personale di servizio dei condomini. 

<< Tra me e lui, sul pavimento, c'è una macchia scura. Ancora scosso dagli avvenimenti, mi manca la forza per chiedermi cosa potrebbe essere. >>

La vita nel seminterrato è talmente destabilizzante che pure il volo di una mosca o un barattolo di marmellata di fragole destinato ai residenti e accidentalmente finito in terra, può  rappresentare un pericolo e al contempo la novità, quella di cui raccontare un domani ai nipoti.

Qualcosa però sta succedendo, proprio fuori dal garage, in una città ormai quasi deserta. 

I condomini da un po' di giorni sembrano presi da una strana frenesia, uno dopo l'altro stanno abbandonando il lussuoso palazzo. 

Fuggono, chissà dove, con le loro macchinone lucide e cariche di bagagli. Tutti, meno uno, l'inquilino sempre in nero, quello che, a questo punto, bisogna proteggere ad ogni costo, fino alla fine.

Ma la fine di cosa?

C'è una guerra in corso? 

Un disastro nucleare o sanitario? 

Perché là fuori respirano con le mascherine? 

Perché non stanno più arrivando i rifornimenti e il ragazzo del furgone ha delle semplici scarpe di gomma al posto di quelle fornite dall'Organizzazione? 

Forse i suoi vestiti borghesi sono a prova di proiettile? 

Meglio controllare, soprattutto le scarpe! Le scarpe possono nascondere immani pericoli!

 << Le autorità hanno dichiarato il coprifuoco; spareranno senza preavviso a chiunque si avventuri per strada di notte. I cecchini usano i silenziatori per non seminare il panico. >>

Il confronto tra Michel ed Harry diventa sempre più delirante, un crescendo di ansia e folli elucubrazioni, nelle quali viene messo a nudo l'essere umano e la sua fragilità psichica dopo un lungo periodo di prigionia.

Perché, anche se travestita da lavoro, di prigionia si tratta. Non nel palazzo in sé, ma nella propria mente che diventa un circuito in loop di gesti, pensieri e sentimenti, dove la realtà è allucinazione e il delirio è realtà.

Proprio come è capitato ad Harry, l'irreprensibile veterano e al flemmatico Michel ...

Topi!

A questo pensavo a fine lettura: Harry e Michel, due enormi toponi nascosti in un lugubre scantinato, pronti ad attaccare non appena ''odorano'' il pericolo. 

Due cavie sperimentali di un qualche progetto socio-scientifico non meglio identificato, chiuse in una prigione di metallo e cemento che altro non possono fare se non rosicchiare i muri, accontentandosi di qualche rifiuto della classe abbiente ed elucubrare su imminenti catastrofi apocalittiche.

Una sensazione polverosa e soffocante mi ha guidato nei primi capitoli, tanto da ritrovarmi, una notte, a rotolare tra le lenzuola in preda ad un sogno Kafkiano-Orowelliano, sentendomi un po' come Michel nel suo bozzolo angusto durante le ore di riposo.

Nonostante un primo impatto un po' opprimente, la lettura  scorre veloce, ''simil colpo di scena compreso'', incuriosendo il lettore grazie allo scenario esasperato, come in un'opera teatrale del nonsense. 

Un gesto, un pensiero, una descrizione sono spesso il riflettore dell'ironia celata dietro ai bizzarri rituali delle pedine di un gioco quasi sardonico.

Le battute tra i personaggi sono veloci, botta e risposta, pur rivestendo l'apparente lentezza delle scene tra personaggi dall'identità impersonale: il Guardiano, il ragazzo delle consegne, il residente.

Se ancora non lo avete letto, vi consiglio di lasciarvi guidare da Harry e Michel nei mille metri quadri di seminterrato, sotto le luci traballanti dei faretti, alla scoperta del loro microcosmo. 

Se riuscirete ad oltrepassare il tunnel d'entrata delle prime pagine, che bloccano un po' il respiro, scoprirete uno stile unico e irriverente, portentoso e coinvolgente che appagherà anche il lettore più esigente, alla continua ricerca di esperienze innovative, pur restando nella classicità dei grandi romanzi distopici.

Lascio però a voi scoprire cosa si cela nel mondo apparentemente piatto oltre le grate di aerazione del seminterrato, così come lascio a voi   capire se veramente l'Organizzazione sta pensando di mandare un nuovo Guardiano a difesa dell'ultimo residente.

Sono certa che il finale saprà stupirvi, come un bicchiere di whisky bevuto d'un fiato.

Buona lettura,

Tania C.














domenica 14 febbraio 2021

Recensione CACAO CITY di Antonietta Usardi - Ed. DALIA EDIZIONI -

 



CACAO CITY

Antonietta Usardi

Ed. Dalia Edizioni

Formato Brossura

Anno di pubblicazione 2015

Pagine 270

Genere Narrativa - Romanzo - Distopia

€ 14,00 cartaceo

€ 4,99 ebook

link per l'acquisto https://www.daliaedizioni.it/book/cacao-city/


CONOSCIAMO L'AUTRICE

Antonietta Usardi è una sognatrice ha fatto della scrittura la sua vita.

Responsabile di ''Officine Milanesi'', ne è anche l'ideatrice; le sue scritture raccontano di cinema, fotografia e cultura, collaborando con diversi blog e siti.

Tra i suoi appunti, racconti e ricette troviamo anche alcuni romanzi.

Ogni volta che posa la penna, un nuovo viaggio è già in programma. Sua ferma convinzione è che, almeno una volta nella vita, ogni essere umano, dovrebbe avere i piedi di un vagabondo.

Ama i boschi, gli spazi vuoti e le stazioni.

Ha perso il vizio del cioccolato anni fa, per lasciar spazio a nuovi che coltiva con interesse.

Cacao City è il terzo romanzo, rocambolesco e peccaminoso.

TRAMA

Sullo sfondo di una contemporanea ma distopica Milano, impazza una nuova droga. Il caco è lo sballo fate preferito dagli anziani, spopolando soprattutto nelle case di riposo e nei circoli ricreativi.

Delizia, responsabile degli abbracci in un megastore, aiutata dal fratello poliziotto Calude, sta cercando disperatamente i nonni Belinda e Costante, fuggiti da un centro di disintossicazione..

Un giornalista, votato alla cronaca d'assalto, ma sciaguratamente impiegato al ''Gazzettino delle Buone Notize'', segue le indagini dei fratelli alla ricerca dei nonnetti.

Sotto i riflettori di Chinatown nulla è come appare: omicidi, scomparse avvolte nel mistero, spaccio.

Come e chi ha fornito di cacao la città?

Perché i fratelli, un tempo rapinatori professionisti, si sono dati alla macchia insieme a tutta la vecchia banda?


IMPRESSIONI

Buongiorno amici della Valigia. Per questa dolce giornata dedicata all'amore e alla passione, senza dimenticare i tragici eventi storici, ho scelto di recensire Cacao City, un curioso romanzo distopico che mi è stato gentilmente offerto in una bella edizione cartacea da Dalia Edizioni alla quale vanno i miei ringraziamenti.

Se vi state chiedendo il perché di questa strana scelta, posso dirvi che l'amore e la passione per il cacao è una cosa veramente seria! Travolgente al punto di diventarne dipendenti, con conseguenze tragiche.

Anche se in versione romanzata e, per ipotesi dell'assurdo, secondo il mio punto di vista, questo romanzo ben si ambienta nella rappresentazione di questa giornata, mettendo in luce l'amore, la passione e la tragedia.

<< Il cacao è diventato in breve tempo una vera e propria piaga sociale: Milano è piena di anziani fatti come zucchine che vagano con l'aria beata se sembrano non accorgersi di nulla. Niente li turba, almeno fino a quando reggono le arterie e il fegato. >>

Le nuove normative appena emanate dal Ministero della Salute, avevano imposto il coprifuoco dalle sedici agli over settanta, con una catena di conseguenze caotiche davanti agli asili ed alle scuole.

Non ricorda anche a voi qualcosa di familiare?

Su questi ultimi accadimenti stava rimuginando Robespierre, un giornalista con l'anima e la capacità di un pioniere della cronaca d'assalto ma, ahi lui, destinato allo stucchevole ''Gazzettino delle Buone Notizie''.

Lui avrebbe tanto voluto raccontare storie di cronaca nera, di guerra, di lotte, proprio come quelle che gli raccontava sempre lo zio prima di dormire, ma gli unici articoli che riusciva a scrivere erano basati solo su notizie felici e a lui tutto questo buonismo zuccheroso non era mai piaciuto.

Delizia, giovane milanese ribelle che per vivere accettava i lavori più assurdi, era preoccupata.

Aveva appena ricevuto una telefonata che l'aveva messa in allarme e cercare aiuto ''nell'incorruttibile'' Claude, il fratello poliziotto, era l'unica cosa da farsi.

Il Centro di disintossicazione per cacao dipendenti aveva appena avvisato Delizia che i suoi nonni erano scappati per la quinta, si spera ultima, volta dal Centro dove stavano seguendo un percorso di disintossicazione dal cacao. 

I terribili nonnetti Costante e Belinda erano nuovamente stati rinchiusi nel Centro ma, armati di cesoie, avevano tranciato le reti fuggendo fra il  trambusto generale.

La loro dipendenza era cominciata anni prima, col pensionamento di nonno Costante.

A.A.A. alto indice glicemico, leggere con precauzione e con volontà di ferro, cadere nella dipendenza è un attimo, uscirne un'odissea.

La loro vita, sino al giorno del primo ricovero, scorreva serenamente pulita nella routine quotidiana. Dopo la pensione, con tanto tempo libero, i nonni cominciarono a frequentare sempre più freneticamente circoli  ricreativi e parchi dove vennero contattati da una giovane spacciatrice di seducenti bon bon svizzeri ripieni di deliziosa crema al limone. Come resistere a tali e invitanti delizie, quando il cacao era stato bandito dal Paese?

<< '' Possiamo controllarci tranquillamente '' - avevano giurato. >>

Venuta a conoscenza della trasgressione dei nonni, Delizia li fece confessare, ma ormai era già troppo tardi. 

I nonni,  consapevoli di mentire, vennero ricoverati per la prima volta in un centro anti cioccolato. 

La permanenza durò due giorni e vennero ritrovati alla Bocciofila di Palmanova in stato di minima coscienza. Seguirono altri ricoveri, cinque per la precisione, in strutture di media sicurezza sparse per il Paese, ai quali seguirono ripescaggi che videro gli arzilli fuggiaschi con le valigie pronte per i Caraibi.

Ora invece, passate 36 ore , dopo una sommossa nel braccio C della nuova struttura in cui erano ricoverati, i nonni si erano dati alla macchia scomparendo nel nulla.

Delizia e Claude si trovarono sgomenti a riflettere su quanto sarebbe stato tutto più leggero se l'unico problema fosse stato il limite di sigarette pro die per nonno Costante.

Claude, pignolo e scrupoloso, avrebbe voluto mettersi all'opera per ritrovarli, Delizia non voleva fare più nulla.

Tra i due fratelli erano sempre volate scintille, ora ancor di più.

Delizia: il destino di quel nome sembrava essersi preso gioco di lei da dalla nascita. Non la rappresentava ed era sempre stata bullizzata dai compagni a causa del nome associato all'aspetto fisico. Col tempo, famigliare e gli amici intimi non la chiamarono più in quel modo.

Con malavoglia e dopo aver riflettuto sull'amore e la riconoscenza che lei e il fratello provavano per quegli strani nonnini, decise di seguire il consiglio di Claude e di cominciare le ricerche.

<< Con ordine affronta il disordine; con calma l'irruenza. Questo significa avere il controllo del cuore. >>

Claude, a differenza di Delizia, è sempre stato un bambino ribelle, la pecora nera. In cerca di un riscatto dell'anima e sociale, credeva che arruolarsi nelle forze dell'ordine e diventare un rispettabile agente, avrebbe risolto tutto il marcio che si voleva lasciare alle spalle e i genitori, scomparsi quando era ancora piccolo, sarebbero tornati proprio grazie alla sua conversione alla legge e alla bontà.

<< Il segreto è il contatto e Chi abbraccia l'uomo abbraccia il mondo ... >>

Delizia, dopo mille lavori assurdi, trovò un lavoro nel grande magazzino Armati, in centro. 

Un lavoro che non amava, in un iperbolico casermone che vendeva abbigliamento e oggettistica di lusso a buon mercato. 

Una crisi improvvisa fece calare le vendite e lo staff del marketing pensò subito al business ''abbracci''. 

Cosa c'era di più economico ed appagante di un abbraccio, magari elargito da una bella ragazza?

Così Delia si ritrovò a vendere abbracci a chi ne sentiva bisogno, per l'irrisoria cifra di cinque euro!

Questo romanzo è stato pubblicato nel 2015, ma leggendo, in particolare la  frase che ho trascritto sopra, mi sono venuti i brividi. Chi lo avrebbe mai detto che oggi, nel 2021, a distanza di sei anni, gli abbracci sarebbero diventati una sorta di ''droga'' proibita e bandita nel mondo dove il cioccolato viene venduto liberamente anche se crea ''dipendenza'' spesso insana? ( È infatti risaputo che se consumato a dosi elevate, l’alcaloide  teobromina, presente nelle fave di cacao,  a causa dei suoi effetti psico-stimolanti, potrebbe causare gravi danni come tremore, aritmia,  nausea e vomito, inappetenza, ansia. )

Autrice lungimirante  o profetica? 

Delizia , cercando di ritrovare i nonnetti briganti incrociò, in questura, la vita di Robespierre, il mancato giornalista d'assalto, che amava passare le sue giornate in questura alla ricerca dello scoop che avrebbe dato una svolta di qualità alla sua carriera.

Galeotta fu l'agenda che Delia perse nello scontro con Robespierre. 

Il ragazzo la trovò e decise di restituirla dando appuntamento alla dispensatrice di abbracci per la sera dopo in questura. Delia accettò e da quel giorno iniziò l'avventura dei due strampalati investigatori. 

Robespierre, venuto a conoscenza della storia dei nonni, fiutò lo scoop che aspettava da tempo infinito e si incollò alle calcagna di Delizia, dal momento che Claude avrebbe intrapreso indagini per conto suo seguendo altre piste.

 << Penso che non ne verremo mai a capo della faccenda del cacao. Sono convinto che ci siano sotto gli interessi di un sacco di persone. C'è una rete e qualcuno li protegge, anche dei nostri... >>

Questa volta la fuga di Costante e Belinda fu davvero ben organizzata: gli arzilli cacao dipendenti, forti di un passato poco etico, anzi piuttosto malavitoso, avevano fatto in modo di non lasciare tracce dietro di loro, nascondendosi insieme alla ''vecchia banda'' di balordi in cui militavano, in una Milano sempre più in preda agli spacciatori di cioccolato, nonostante tutte le forze dell'ordine impiegate per mettere un freno allo spaccio incontrollato.

Sembrava impossibile mettere fine al contrabbando e spaccio di cacao. Il sistema di protezione aveva delle falle, probabilmente intestine, e il cacao entrava indisturbato in Italia  per mano di pugnaci contrabbandieri.

I vecchietti, attirati da persuasivi spacciatori di accattivante cioccolato, rimanevano impigliati nella diabolica rete della dipendenza, finendo per affollare le costose strutture di disintossicazione.

<< In una Milano assolata e deserta risuonano le sirene. Le autorità cittadine hanno dichiarato lo stato d'emergenza e istituito il coprifuoco fino alle otto di domani mattina. >>

Le ricerche di Delia , Robespierre  e Claude, anche se su strade diverse, proseguirono lungo strane piste che li condussero sulle tracce di loschi individui,  di un cadavere datosi alla macchia e di un Convento gestito dalle  Suore, convertito in Centro di disintossicazione per cioccolato dipendenti, che sembra custodire ambigui segreti.
Dubbi e domande affollano le loro menti: dove saranno i terribili vecchietti, cosa li ha spinti a fuggire di nuovo da una struttura dove loro stessi avevano chiesto di essere ricoverati? 

E, a quale scopo, avevano ripristinato la '' vecchia associazione a delinquere? ''

Incrociando le loro indagini tra bizzarri personaggi in cerca di identità, per indagatori del mistero, non mancheranno i colpi di scena e un soave risvolto ''ruby chocolate''.

Nello scorrere incalzante delle giornate scandite da nuove restrizioni governative, la Milano descritta dalla Usardi, potrebbe essere quella attuale, moderna, veloce e ricca di pittoreschi personaggi che muovendosi come ombre tra le pagine, tendono a fuorviare le idee e a far accrescere i dubbi. 

Come se l'autrice volesse perfidamente giocare al ''gatto col topo'' col lettore.  

Ma il bello di questo goloso gioco è proprio la fusione di tante anime perdute che, con le loro storie, che riconducono alla chiave di questo ''cioccolatoso''  distopico giallo dalle ironiche tinte noir.

Sicuramente Cacao City è un romanzo fuori dal comune, con una trama originale ed unica, che cattura i sensi già a partire dall'invitante copertina nei caldi toni di un finissimo cioccolato al latte e fondente. 

Dalle prime pagine trasuda l'inconfondibile aroma di theobromina che irretisce in una iniziale e sibillina assuefazione, pronta a sfociare in vera e propria dipendenza dalla metà in poi.

Un romanzo che consiglio a chi possiede una volontà di ferro ed una buona conoscenza del training autogeno, perché col cacao non si scherza ...

Una piacevole lettura che riscalderà qualche ora di queste fredde giornate.

Buona lettura, 

Tania C.







domenica 24 novembre 2019

Recensione di NECROPOLI di Giordano Tedoldi - Ed. Chiarelettere -





NECROPOLIS

Giordano Tedoldi
Ed. Chiarelettere
Collana Narrazioni 2019
Pag. 282
Copertina flessibile
€ 16,60
Ebook disponibile



CONOSCIAMO L'AUTORE

Giordano Tedoldi - foto dal web -



Tedoldi, nato a Roma nel 1971, nel  panorama della letteratura italiana è considerato un cattivo. Per Fazi 2006 e Minimun Fax 2016 pubblica Io odio John Updike; per Fazi pubblica alcuni alcuni romanzi, nel 2013 I segnalati, nel 2017 Tunué. In molti hanno scritto di lui.



TRAMA

Il Maresciallo Yarden, costretto, come ogni cittadino, a schierarsi da vivo per la morte dovendo scegliere la propria sepoltura, sembra avere un pensiero fisso. Il pensiero di liberarsi della storia, della verità. Di quelle abitudini che avevano usurpato il regno della Costituzione e delle vecchie leggi scritte. Estinguere le tradizioni ormai morte che soffocano l'esistenza umana. La Necropoli Ovest aveva un motto: "Vivi per la tua morte". La Necropoli Est rispondeva al motto: "Muori per la vita degli altri". Insieme al nipote tredicenne Rama ed al flemmatico segretario Pierre con al seguito il negromante Max, il protagonista di questo spiazzante e sulfureo romanzo, ci conduce nel suo lungo viaggio nell'oltretomba. 
Una full immersion dal vivo, in un regno popolato da filosofi, artisti, scienziati, rivoluzionari e terroristi, militari e poeti, che sembra convincere Yarden del fatto che la decisione migliore che possa prendere sia quella di non decidere. Il libero arbitrio, divenuto ormai parodia di se stesso e strumento di manipolazione di massa, deve essere boicottato, con la consapevolezza che il suo non scegliere potrebbe mettere in crisi il sistema. Ma a quale scopo? Forse, nell'essenza del dualismo forzato e del superamento, Yarden è riuscito a captare tutto ciò che gli altri non sono riusciti a vedere o che ogni giorno vedono si troppo chiaramente.
Una storia incomparabile, da percorrere come un viaggio in un mondo simile al nostro. Un apologo politico sul senso degli estremi e degli opposti, scritto con stile  tagliente e sfrenato. Una voce unica.


IMPRESSIONI

Necropolis è uscito ad aprile 2019 riscuotendo i favori dei lettori. Io l'ho scoperto un po' più tardi, non essendo un'amante del fantasy e della distopia. Ma c'era un qualcosa che mi incuriosiva e affascinava nella sua copertina ipnotica. Un volto tra fiori intagliati, quasi fossero stencil, sui toni del grigio e nero. Lugubre, potreste pensare, invece no, il caleidoscopio di immagini emana una luce nebulosa che da pace agli occhi e accende la curiosità. Lessi velocemente la trama e chiesi subito a Chiarelettere di poterne avere una copia. Valeria Frigau e Tommaso Gobbi, sempre disponibili, mi hanno gentilmente offerto una copia omaggio, insieme ad un bigliettino di buona lettura che mi ha fatto veramente piacere. Mi scuso per il ritardo di questa recensione causato da alcuni problemi familiari, per fortuna risolti.
Nonostante continuassi ad essere un po' prevenuta sul genere del romanzo, man mano che i capitoli scorrevano via, mi sono ritrovata a percorrere gli stessi sentieri di Yarden, quasi come Dante accompagnato da Virgilio nei gironi dell'Inferno e Purgatorio. E più le pagine scorrevano, più lo stile intrigane, misterioso e ipnotizzante di Tedoldi mi affascinava. A dire che è stata una lettura semplice potrei fuorviarvi, almeno per me. Posso dirvi invece che è stata spunto di riflessioni, spesso amare, sul mondo che influenza le nostre scelte di  vita. 

Perciò era tanto più urgente scegliere: perché non sapevamo nulla di preciso e, a differenza dei secoli scorsi, avevamo perso la speranza di saperlo.

Il romanzo è un tripudio di allegorie, di simboli metaforici che accompagnano il lettore nelle neoplastiche società delle Necropoli del Maresciallo Yarden, alla ricerca di un luogo dove essere seppellito dopo la sua morte, spronandolo alla riflessione non solo sulla propria esistenza, sui ricordi che sembravano sepolti, ma anche sul logorio acido che corrode sempre di più l'anima della  società.

Le Necropoli sono due modi diversi per non essere solo mortali: attraverso la deposizione in un idolo di conservazione e isolante rammemorazione, e attraverso la compressione e decompressione digitale delle informazioni.

In un imprecisato luogo della terra, in un altrettanto imprecisato futuro, la società, ancora nel pieno della vita, viene obbligata a decidere sul postmortem. Ci troviamo in un non-luogo chiamato Campo Terzo, ed è qui che le persone vengono poste davanti ad un bivio: la scelta della loro sepoltura. Due sono le  Necropoli alle quali possono accedere, quella Ovest, che affonda le proprie radici nella terra, viscerale, intricata e buia, e quella Est, più eterea,  freddamente impersonale, tecnologicamente avanzata.
Il Maresciallo Yarden, in compagnia del nipote Rama, del negromante Max e di un androide di nome Pierre, decidono di visitare le due Necropoli per cercare di dare una risposta alle loro molte domande. Le risposte cominciano ad arrivare quando, una volta entrati nel cuore delle  Necropoli, si ritroveranno a confronto con strani personaggi, defunti da tempo, ma tornati alla vita con lo scopo di far luce sui loro quesiti.
Senza colpi di scena ne azioni rocambolesche, in un alternarsi di tenebra e luce, il Maresciallo Yarden, Rama e Max arriveranno a scegliere? Sarà la scelta giusta e soprattutto spontanea? Oppure sarà frutto del gioco di un burattinaio che tira i fili di una farsa oscura? Come nei migliori gialli, che confondono e rimescolano le carte in tavola facendo crollare ogni certezza, lascio a voi la decriptazione del messaggio che Tedoldi ha astutamente messo in luce confondendolo tra i pensieri dei personaggi incontrati. 
Non è una lettura facile, vi avverto, vi richiederà impegno e ingegno, ma è una bella sfida per un week end grigio e freddo o per chi volesse cimentarsi con la labirintica filosofia di un mondo misterioso e sconosciuto.
Il mio consiglio è quello di leggerlo con la mente aperta, senza porsi troppe domande, le risposte, anche quelle a domande che mai avreste pensato di porvi, arriveranno da sole, portando luce nell'oscurità delle Necropoli dell'anima. La promessa di Tedoldi, quella di lasciare il lettore esterrefatto, è stata pienamente mantenuta, non lasciatevi quindi scappare l'opportunità di conoscere questo autore irriverente e criptico, non ve ne pentirete. Per chi già lo conoscesse, sarà un piacere scoprire nuove sfumature della distopia. 
Ringraziando ancora Chiarelettere per questa opportunità, auguro a tutti una buona lettura.

Tania C.








venerdì 26 aprile 2019

Recensione di TRUMP SKY ALPHA





TRUMP SKY ALPHA

Mark Doten
Edizione Chiarelettere 2019
Traduzione Teresa Ciuffoletti
Collana Narrazioni
Genere Distopico Narrativa straniera
Pag.315
Copertina flessibile
€ 19,00
Ebook disponibile

CONOSCIAMO L'AUTORE


Mark Doten - foto dal web -


Mark Doten, Minnesota classe 1978. Il suo primo romanzo The Infernal, è stato pubblicato nel 2015. Nel 2017 è stato inserito, come uno dei migliori scrittori americani della sua generazione, nella lista Best of Young American Novelists dalla rivista letteraria "Granta" .
Attualmente editor presso la Casa Editrice Soho Press di New York, insegna scrittura creativa alla Columbia University. 
Vive nel New Jersey, a Princeton.


TRAMA

Tra Washington e New York, sorvolando la Casa Bianca e la Trump Tower, due volte la settimana, Donald Trump, pilota il suo lussuoso dirigibile Trump Sky Alpha. Durante questi viaggi il Presidente americano, in mondovisione, tiene discorsi autocelebrativi e bellicosi sino a che, un giorno, le sue parole oramai incontrollate, provocheranno una guerra nucleare.
Un anno dopo il conflitto, il direttore di una testata giornalistica,  intento a far ripartire il giornalismo nell'America post apocalisse, chiama a rapporto Rachel, giovane giornalista sopravvissuta alla catastrofe, proponendole di scrivere un reportage sugli ultimi giorni di Internet.
La donna, segnata dalla perdita della moglie e della figlia, accetta l'incarico con la speranza di scoprire dove sono stati sepolti i loro resti. Inizia così un'indagine sull'umorismo del web, grazie ad un archivio che custodisce ciò che è rimasto della rete. Quello che trova, scavando tra meme indisponenti e Twit battibeccanti, è la traccia di un oscuro gruppo di hacker che ha manipolato il pianeta spingendolo verso il conflitto.
In un mondo devastato e strettamente sorvegliato da una sorta di ''Grande Fratello'', a scapito della sua incolumità, Rachel porterà alla luce verità che dovevano rimanere nascoste.
Romanzo visionario ed esplosivo in cui Doten ricostruisce il caos surreale della politica attuale, scatenato dal vortice dilagante dei social e dall'invasione di Internet.


IMPRESSIONI


 Foto personale


Trump Sky Alpha mi è arrivato qualche tempo fa in un pacco sorpresa gentilmente offerto da Chiarelettere. 
Avevo letto dello scalpore che aveva avuto durante l'uscita in contemporanea con l'America ma non avevo ancora approfondito l'argomento. Fu quindi una piacevole sorpresa scartare il pacco e trovarlo tra le mie mani, con la sua copertina delicata al tatto, ironica e surreale e profumata di carta appena stampata. Il paradiso per un lettore.
Il genere distopico mi è sempre stato un po' ostile, per cui mi sono data del tempo, sapendo che il momento giusto sarebbe arrivato. Ed arrivò dopo un week end a Roma. Erano anni che non tornavo nella Capitale e, per quanto catturi sempre lo sguardo e avvolga col suo fascino, l'ho trovata diversa. Trascurata, tappezzata di esercito e altre Forze dell'ordine, telecamere ovunque. Quasi come essere in un'enorme teatro a cielo aperto dove un burattinaio maldestro lascia un finto libero arbitrio ai suoi burattini. Era arrivato il momento giusto, al ritorno avrei letto il romanzo di Doten. 
Non è stata una passeggiata, pur nella sua trasparenza, questo romanzo non è facile e, per quanto lo stile sia scorrevole e moderno, descrittivo ed intervallato da piacevoli "Twit", arrivare ai ringraziamenti è stata una sfida.


"Signor Presidente, possiamo portarla in un bunker equipaggiato con tutte le attrezzature di comunicazione, potrà tenere il suo discorso da li, ma proprio non se ne parla di farla salire su un cazzo di dirigibile di plastica mentre scoppia la Terza guerra mondiale."



Foto personale


Il romanzo inizia dalla fine, presentando l'apocalittico scenario di un mondo distrutto dalla folle mania di onnipotenza di Donald Trump. Tra cene a base di astici omg obesi, marchiati a fuoco con Trump sulle chele , il Presidente americano intrappolato nelle spire di un folle gioco si onnipotenza, a bordo del suo prestigioso dirigibile, ha deciso di mettere fine Internet e  di distruggere il 90% dell'umanità scatenando la Terza guerra Mondiale.  E' il 28 gennaio di un imprecisato anno x. Sei miliardi di persone hanno perso la vita e i pochi sopravvissuti si ritrovano a fuggire per trovare una sistemazione migliore di quella che può essere garantita dalla prigionia in zone di "concentramento", ma nessuno sa cosa sia realmente successo, essendo troppo intenti a non farsi scappare il primo "Twit" sul caos che sta dilagando.


"Te lo dico solo perché credo che ne verrà fuori un bel pezzo.Secondo me è perfetto per te: la storia del lutto con la L maiuscola, di come si affronta collettivamente una perdita di queste proporzioni e l'incertezza che a livello individuale accompagna la ricerca, semplice solo in teoria, di un corpo. Si, si, potrebbe essere davvero buono."


Ad un anno dalla follia catastrofica causata per un capriccio di Trump, il Capo redattore di una importante testata giornalistica newyorkese, ingaggerà la reporter Rachel, sopravvissuta alla Guerra e alla perdita della moglie e della figlia. Il capo redattore Galloway vuole rilanciare la stampa americana e le chiede di scrivere un reportage ben documentato su quello che il mondo ha postato sui social poco prima che internet venisse messo a tacere per sempre. Un articolo che rasenta il macabro. 
La donna si trova ad accettare la proposta con la speranza che le sia d'aiuto per poter trovare il luogo di sepoltura della moglie e figlia. L'articolo deve evidenziare l'umorismo pubblicato su internet, da facebook a twitter, durante la fine dell'umanità. Le viene quindi permesso di poter visitare la "tomba" delle sue amate ragazze. 
Prende così il via l'indagine di Rachel. Rischiando la vita tra una pallottola e radiazioni mortali, cercando di scampare alla prigionia inflitta ai giornalisti che stanno indagando per scoprire la verità, l'esilarante articolo, si arricchisce di irriverenti memes, twit improbabili, pubblicazioni di foto di animali e cartoni animati apocalittici.

"Hai presente Jurassic Park. La ragazzina che riesce ad hackerare un sistema mai esistito, un'interfaccia tridimensionale creata apposta perché il film possa  faticosamente andare avanti."

Tutti i meme, i post e i twit che Rachel riesce a scovare rappresentano un materiale scottante, un qualcosa che doveva rimanere segreto. Tutto verrà in luce durante l'intervista  al romanziere Sebastian de Rosales riguardo ad un suo testo quasi completamente dimenticato: Il Sovversivo. 
Il testo, diventato una specie di vademecum, (rifacendosi in realtà ad un discorso di Jobs) racconta di un gruppo di hacker, denominati La Voliera, con l'intento di mettere fine ad internet e di far capire al mondo intero che l'uso della rete non è così innocuo come vogliono far credere, avendo trasformato miliardi di persone in zombie manipolati da un progetto più grande e forte della stessa umanità...

Come ho gia scritto all'inizio Trump Sky Alpha è un romanzo distopico, ma si potrebbe tranquillamente definire un non-romanzo o un saggio informantico-fantascientifico. 
Facile arrivare al capitolo finale, si lascia leggere sino all'ultimo senza troppa fatica, in leggerezza,  ma difficile, almeno per me, da assimilare nel contenuto. 
Non sono mai andata d'accordo con i distopici, nonostante sia "figlia" di 1984, ho sempre dovuto lottare per coglierne il significato, precursore dei tempi. 
Quello che mi è rimasto di  Trump Sky Alpha, è il ritratto che Mark Doten fa della società corrotta dall'uso smodato della rete: il mondo è in guerra, sta per finire, c'è un black out nella rete, ma la gara e la voglia di primeggiare a chi pubblica per primo lo "scoop"  del momento non finirà mai. 
L'uso dei social e di internet ha  ridotto noi umani ad automi, ombre di noi stessi, incapaci di compiere anche le azioni più basilari se non abbiamo la wi-fi, possibilmente free.


Foto personale

Consiglio questo romanzo soprattutto a chi ama la distopia e a chi desidera scoprire chi siamo stati e cosa siamo diventati con l'avvento della Rete. Un romanzo da leggere in assoluto relax, ricreando un'atmosfera vagamente retrò 70/80 e con due dita di vodka on the rock alla pesca...

Buona lettura,
Tania C.






Recensione TUTTO NASCE PER FIORIRE di DEMETRA COSTA

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