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martedì 19 marzo 2019

Recensione di OLTRE L'AZZURRO di Andrea Bazzotti



OLTRE L'AZZURRO

Andrea Bazzotti
Ed. Altromondo
Collana Mondo di sopra 2018
Pag. 210 brossura
Copertina flessibile


CONOSCIAMO L'AUTORE

Foto dal web CANOA CLUB RIMINI


Andrea Bazzotti, classe 1975, nato a Riccione. Conseguita la maturità scientifica, si laurea con lode in ingegneria nucleare, proseguendo i suoi studi con un Dottorato di ricerca che lo farà viaggiare tra nord Europa e Messico per alcuni mesi. Finito il dottorato, il suo amore per il mare lo porta ad arruolarsi come Ufficiale in Marina Militare, dove avrà la possibilità di approfondire le sue conoscenze sulla nautica. Finita la carriera militare per alcuni anni si dedica, come libero professionista, al settore edile ed immobiliare. Ad oggi lo possiamo trovare tra i banchi delle scuole medie e superiori della provincia di Rimini come docente di materie scientifiche.

TRAMA

"Mentre navigo in uno scenario addormentato, in un silenzio rotto solo dal rumore dell'acqua e dal mio respiro, con la stella Polare che mi fa da timorniera, a poco a poco, perdo la sensazione di assistere solamente a un favoloso spettacolo. All'improvviso tutto torna a vivere, tutto riprende il proprio ritmo palpitante. Mi accorgo che anche le stelle hanno mutato la loro posizione e io non sono più un semplice spettatore ma faccio parte di tutto questo. Non sono più un uomo solo in mezzo al mare. No! Ora io sono acqua, sono vento, sono mare."
In questo romanzo realtà e autoanalisi si fondono dando vita ad una emozionante avventura sportiva che evade dai comuni canoni di un diario di viaggio, probabilmente il primo della storia, atto a raccontare i motivi che spingono un giovane ad attraversare il mare con una semplice canoa. Più che un'avventura è una continua introspezione alla ricerca di se stesso: un uomo con i propri dubbi, i propri sentimenti e soprattutto i tanti limiti da superare, come la sfida e la meraviglia più grande della natura.

IMPRESSIONI

Ho contattato la Casa Editrice Altromondo incuriosita dalle sue pubblicazioni. Interessanti e al di fuori dei soliti testi d'amore o thriller che siamo abituati a leggere. Ho proposto la mia candidatura come recensore e sono stata contattata dalla gentilissima Alice, che ringrazio tantissimo per la disponibilità, la quale mi ha proposto di scegliere un titolo tra le varie pubblicazioni in catalogo. Inutile dire che amando il mare, la copertina e il titolo hanno subito catturato la mia attenzione. 
La trama poi mi ha subito travolta come un'onda fresca e spumeggiante. Volevo conoscere l'impresa marina di Andrea Bazzotti, così scelsi Oltre l'azzurro. Alice mi inviò gentilmente il pdf e, inutile dirlo, mi ci tuffai dentro appena ricevuto. 
E' un racconto che si legge con curiosità e fila liscio proprio come una canoa su un mare piatto...

"Non mi basteranno né la forza, né la resistenza, né tanto meno la determinazione e la grinta per poter attraversare il mare.
Dovrò invece infondermi con il tutto, diventare parte di ciò che mi circonda, vibrare con il ritmo degli elementi. Non dovrò sentirmi un uomo solo in mezzo al mare, ma diventare mare, essere acqua, essere aria , essere vento. Dovrò vedere senza occhi e sentire senza orecchie."

Andrea Bazzotti è un giovane trentenne quando, nel 2006, decide di intraprendere la traversata Misano-Croazia in canoa, senza l'appoggio di una barca e soprattutto senza gli ausili tecnologici atti a questo tipo di impresa.
Non è uno sprovveduto, sa benissimo che andrà incontro ad un'impresa che richiederà molte energie fisiche ma soprattutto psicologiche. I km che separano Misano da Pola non sono tantissimi e con un adeguato allenamento fisico sa che sarebbe in grado di compierli in poco più di 24 ore. Inizia così, su una spiaggia di Misano, con l'aiuto dell'amico Bruno, il bagnino, il duro allenamento fisico e morale per la realizzazione del progetto. 

"Vedere sorgere il sole dall'acqua ogni giorno, seguire il suo ritmo e respirare sulla spiaggia l'aria fresca e pulita del mattino, mi dava un'energia e un equilibrio interiore che duravano per tutta la giornata!".

Preso dalla voglia di mettersi in gioco, Andrea, si butta corpo anima nella preparazione fisica, allenandosi sia su ''strada'' che in acqua notte e giorno, dividendosi tra lavoro, famiglia e allenamenti pesanti. Non ha, però, fatto i conti col suo fisico. Esasperato e portato allo stremo dalla voglia di partire e dall'allenamento troppo intenso e improvvisato, inizia un calvario doloroso per Andrea. Un dolore persistente che dal gluteo si estende sino al ginocchio,  fatto di cure e trattamenti che non vanno a buon fine e non trovano il motivo scatenante. Il ragazzo si vede così costretto a rimandare la sua partenza progettata per la fine estate 2006, in modo da avere tutto il tempo per recuperare fisicamente e prepararsi ancora, al meglio. 
Dopo allenamenti più o meno mirati ed intensi e un peregrinare di quasi un anno tra medici, fisioterapisti e psicologi, alla fine del 2007, scopre la causa fisica che gli impediva di dedicarsi intensamente ai suoi allenamenti : infiammazione del nervo piriforme. Col morale sollevato, finalmente può iniziare a progettare la partenza più volte rimandata e la costruzione di una canoa adatta alla traversata.


"<<Dove è che vai?>> mi chiede Bruno che è a tavola coi ragazzi del salvataggio, come d'abitudine.
So che la mia risposta susciterà scalpore, perciò ho un attimo di esitazione.
<<Vado di là!>> rispondo, guardando il mare."

Grazie all'aiuto del fratello ed al sostegno di pochi ma fidati amici, prende forma, giorno dopo giorno, la costruzione di un'imbarcazione semplice e funzionale, se pur spartana.
I suoi studi gli sono di grande aiuto per quel che riguarda la parte tecnica. Per quella fisica ci vuole un po' più di impegno, il dolore non è del tutto scomparso, ma è gestibile. Sul morale, invece, dovrà lavorare parecchio. Andrea è sempre stato un ragazzo introverso, solitario e indipendente, ma sa che la traversata in solitaria e senza l'aiuto dei comuni mezzi tecnologici atti a tracciare le rotte, sarà una sfida enorme, che gli porterà via tante energie e lo metterà in competizione con se stesso. Tra un allenamento notturno e la messa  punto della canoa e la presa di coscienza di se stesso e delle proprie potenzialità, il tempo passa velocemente e, i primi di giugno del 2008, Andrea, col supporto di amici e familiari, è finalmente pronto a salpare l'Adriatico in solitaria e senza aiuti esterni di nessun genere se non con  "le stelle come guida e il vento suo padrone", come direbbero i Nomadi in una loro canzone, superando, tra l'altro, il record di distanza in acque aperte.

"Alle 18.30, dopo alcune foto, le ovvie raccomandazioni, i saluti, le strette di mano a Stefano, a Miki e per ultimo a mio fratello, punto l'ago della bussola sui 45 gradi, mi stacco dalla scorta e proietto il mio sguardo e i miei pensieri verso il mare. Sono partito, si, finalmente sono partito!"

Inizia così, sul calar del sole, la traversata dell'Adriatico e dell'anima di Andrea. Complice la notte e la placidità delle acque costiere, c'è tutto il tempo per riflettere, per ripassare la propria vita dall'infanzia al momento della partenza. Andrea, un brillante ingegnere, amante del mare, dello sport e della natura, un ragazzo semplice, che quasi non credeva in se stesso a causa di un'educazione severa e quasi succube di scelte ''imposte'' da una famiglia patriarcale, finalmente era riuscito a realizzare un suo sogno. Il sogno dal quale tutti avevano cercato di strapparlo, di fare in modo che lo abbandonasse. 
Ma la forza di volontà e la voglia di provare a se stesso e a chi gli stava intorno, hanno funzionato da propulsore durante i momenti di sconforto nel nero profondo di una notte in mare aperto che sta volgendo in tempesta,  tra le piattaforme adriatiche, ancora distante dalla costa Croata.

"Improvvisamente mi rendo conto di possedere tutto quello di cui ho bisogno, una ricchezza immensa, incalcolabile: il mio corpo, un corpo umano sano e vivo, la macchina più perfetta che ci sia al mondo, che risponde alla mia volontà e, ancora più preziosi, i mei pensieri liberi e illimitati, custoditi dallo scrigno della mia testa. Ora più che mai, mi compiaccio di essere un uomo con i propri pensieri."

La voglia di mollare passa quando un piccolo pesciolino gli accarezza un braccio. Il segnale a continuare che stava aspettando, nonostante la fatica e il dolore fisico, ma soprattutto la girandola di emozioni che gli aveva provocato il prendere coscienza di se stesso, un uomo in grado di provare dei sentimenti profondi, di sbagliare e di rimediare ai propri errori.
Pagaiando sino allo stremo, con la schiena distrutta e piegata dalle ore passate in una posizione scomoda sotto il peso dello zaino coi viveri e con un braccio stirato dallo sforzo di remare contro corrente e col vento a sfavore, dopo circa 27 ore di mare aperto, ecco apparire la costa di un'isola Croata. 

"Vorrei esultare ma mi sembrerebbe un gesto prematuro e poco scaramantico e così getto soltanto uno sguardo al cielo pieno di gratitudine e doveroso rispetto."

Andrea tocca finalmente terra stremato. Non gioisce, non si sente in grado di esultare. Si sente quasi svuotato e demotivato dopo aver raggiunto il suo tanto agognato traguardo. Sa che ancora non è finita, ad attenderlo ci sarà la, spera, placida navigazione tra gli isolotti dell'arcipelago, sino a Zara dove si imbarcherà per tornare ad Ancona e riprendere la navigazione costiera sino a casa, dove ad attenderlo ci saranno tutti i suoi affetti. Cercando di rimettersi in sesto e recuperare la fatica, con il braccio ancora fuori uso, le mani piagate da dolorose vesciche, il rientro sembra molto più difficoltoso della partenza. 
Andrea, orgogliosamente non vuole mollare, anche se ha realizzato il suo sogno e battuto un record, vuole portare a termine il suo viaggio... 
A causa di una tempesta, soprattutto emotiva, capisce finalmente di essere arrivato alla conclusione di quel lungo viaggio dentro se stesso, di avere compreso lo scopo della sua vita e, finalmente, può considerarsi libero di essere ciò è realmente. 
Un uomo, con pregi e difetti, capace di amare e di assestare i dissapori familiari, di poter finalmente sentirsi libero di abbracciare i genitori dicendogli quel difficile ''ti voglio bene'', fino ad allora relegato nel profondo del suo animo, di portare a termine, nel senso più intimo della parola, tutti i progetti che ha iniziato. 
Ma soprattutto è un uomo libero di lasciarsi trasportare dalle onde di quel mare che tanto ama ...

Arrivata in fondo al diario, dopo il punto della fine, mi sono sentita quasi come Andrea. Ho sofferto con lui durante l'elaborazione del suo rapporto verso gli affetti familiari, ho provato il dolore fisico durante le pagaiate profonde controcorrente e controvento in piena tempesta, ho ammirato la Stella Polare che lo guidava nella notte buia come un gps ed ho esultato meravigliata all'avvistamento della costa Croata. 
Sicuramente Oltre l'azzurro non è solo un semplice ''diario di bordo'' di un pazzo benestante che decide, forse per noia o per dimostrare quanto è bravo, di compiere una sorta di ''goliardata sportiva'', sfidando la natura e la legge. 
E' molto di più, e solo un anima sensibile, rispettosa del mare e della natura, attento alla salvaguardia dell'ambiente come quella di Andrea, ha saputo trascrivere su carta, o meglio affidare al "piccolo", un i-pod sul quale registrerà ogni momento saliente del suo viaggio, rumori della natura compresi. 
Come ho già detto all'inizio, il diario si legge velocemente, lo stile è semplice e descrittivo, mai noioso, nemmeno nelle parti più tecniche che descrivono l'assemblaggio della canoa. Bazzotti ha reso tutto molto comprensibile, anche al lettore più estraneo alla nautica. 
Dovessi dare un voto alla trama e  al testo, tra l'altro arricchito di fotografie dei momenti più intensi del viaggio,  sarebbe un 9, ma soprattutto,  lo consiglio a voi lettori,  in particolare a chi sente il bisogno di mettersi a confronto con la propria vita, perchè prendendo coscienza di noi stessi e dei nostri limiti abbiamo gia vinto.

Buona lettura.
Tania C.






sabato 16 marzo 2019

Recensione di COME È PROFONDO IL MARE di Nicolò Carnimeo



COME E' PROFONDO IL MARE
di Nicolò CARNIMEO

Ed. Chiarelettere collana REVERSE
Pag. 172
Copertina flessibile
€ 13,60
Ebook disponibile

CONOSCIAMO L'AUTORE

foto dal web

Docente di Diritto alla navigazione e dei trasporti all'Università di Bari, Nicolò Carnimeo, dopo un viaggio tra Nigeria e Malesia, per Longanesi, pubblica NEI MARI DEI PIRATI. Per Mondadori pubblica MONTENEGRO, VIAGGIO SENZA TEMPO. Collabora con testate giornalistiche come Limes, La Stampa, Il Fatto Quotidiano  e La Gazzetta del Mezzogiorno, oltre alla trasmissione Linea Blu su Rai 1.

TRAMA

Il nostro organismo quanta "plastica" è in grado di tollerare? Quanto mercurio introduciamo nel nostro corpo nutrendoci di pesce? Nell'Adriatico c'è una discarica di tritolo? Alghe aliene e meduse esotiche stanno invadendo i nostri mari, perchè? 
Sono domande, spesso prive di risposta, che si pone l'autore. In pochi sono in grado di fare luce sul perchè, davanti ai nostri occhi ignari, il nostro Mediterraneo e gli Oceani stanno vertiginosamente mutando.
Seguendo tre rotte non convenzionali del mare di plastica, nel mare di mercurio e nel mare di tritolo, Carnimeo ci descrive tre reportage che si possono riassumere in una immensa discarica marina. Causa, effetto e conseguenza fotografica della scelta di vita che ha deciso di intraprendere l'uomo. Non tutti, fortunatamente, sono propensi a lasciare un'eredità di plastica alle generazioni future. Una denuncia che si legge come un libro di racconti.


IMPRESSIONI

"Non è segnata sulle carte nautiche, né si può avvistare dall'alto su Google Earth. Eppure è grande quanto un continente, così vicina che basta allungare la mano per toccarla. Dell'isola di plastica fluttuante negli Oceani abbiamo avuto notizia dai media, ma non sappiamo cos'è. C'è chi immagina persino che ci si possa camminare o piantare l'asta di una bandiera come sulla Luna."



foto personale


Ho notato COME E' PROFONDO IL MARE nel catalogo di Chiarelettere e, grazie alla disponibilità e gentilezza di Giulia  ne ho avuto tempestivamente una copia omaggio da poter recensire. 
Conoscevo il tema,  avevo gia sentito parlare di Carnimeo ed ero curiosa di leggere questa inchiesta in particolare per approfondire l'argomento. 
Ho iniziato la lettura in spiaggia col vento, tra onde, sabbia e rifiuti spiaggiati dopo una mareggiata. Quale contesto migliore per immergersi profondamente in questo tipo di lettura e comprendere appieno il messaggio che l'autore desidera mandare all'essere umano! 
Il trattato si divide in tre parti, come tre racconti a se legati da un'unica trama l'inquinamento marino e ambientale. 
La prima parte inizia col racconto delle  indagini fatte da Carnimeo a bordo di una particolare imbarcazione, l'Halifax.  
Sulla scia di  imbarcazioni tecnoligiche simili, adibite al   monitoraggio delle varie isole di plastica fluttuante sparse negli Oceani ed a rilevamenti oceanografici, salpa le nostre acque avvelenate dalle sostanze tossiche rilasciate da tutta la spazzatura degradata per fare rilievi sull'ecosistema. 
È un racconto accurato, dettagliato, quasi fosse un romanzo, sulle conseguenze dell'inquinamento marino da parte della plastica (e non solo). 
Non pensate solo alla plastica galleggiante o a quella che si riversa sulle spiagge dopo le mareggiate. 
No, la plastica in mare non si decompone ma degrada in pericolosi composti fungendo da spugna che assorbe tutte le sostanze chimiche tossiche disperse nell'Oceano. 
Si  suddivide quindi in micro frammenti  che vanno a mescolarsi con ogni particella di acqua formando una brodaglia velenosa riversata in pieno Oceano, nei nostri mari e in ogni forma di vita che li abita, modificandone per sempre la genetica. 
Mentre negli Oceani particolari condizioni ambientali e atmosferiche formano zone di convergenza che fanno confluire i rifiuti plastici in una sorta di vortice galleggiante formando le isole di plastica fluttuante, nel Mediterraneo a causa delle correnti e della conformazione geografica, tali isole non si formano ma rimangono immerse nei fondali con conseguenze catastrofiche per l'ecosistema e per i pescatori. 
Solo nel bacino protetto del Mar Ligure, nel Santuario dei cetacei tra Genova e Portofino, si stimano 200.000 micro frammenti plastici tossici per chilometro quadrato. E qui qualche domanda dovremmo porcela, insieme ad un mea culpa ...
A bordo dell'Halifax, nel Mediterraneo, Carnimeo prende parte ai prelievi e agli studi in quello che è considerato un labirinto da 290.000.000.000 di frammenti tossici. I numeri sono inquietanti e parlano chiaro: 

"Amici cari, è ufficiale: il Mediterraneo sta diventando un mare artificiale, mettiamoci al lavoro".



foto personale


A causa dell'inquinamento atmosferico, della pesca non controllata, del riscaldamento globale, dell'inquinamento da parte dell'uomo, il Mediterraneo è stato svuotato della sua flora e fauna e si sta trasformando nell'habitat ideale per meduse esotiche, predatrici concorrenti della fauna autoctona e alghe aliene, come la Calupera Taxifolia, misteriosamente evasa dall'acquario di Montecarlo per colonizzare il Mediterraneo soffocando intere praterie di Posedonia, bellissime praterie di alghe riconosciute come  il polmone Mediterraneo grazie alla produzione di ossigeno utile alla respirazione marina. Un primato della Calupera  è stato però stato spodestato dall'alga Ostreopis Ovata,  la più famosa e conosciuta alga tossica che fiorisce soprattutto in agosto nelle nostre acque costiere, responsabile di problemi gastro intestinali e respiratori per chi vi si immerge. 

"A vederli tutti insieme mentre cercavano di arrampicarsi su quelle grandi carcasse, sembrava di rivivere la fiaba di Gulliver legato dai lillipuziani".



foto personale


La seconda parte delle indagini di Carnimeo lo portano a scoprire di proprio pugno che tutti i nostri mari non sono inquinati solo da isole di plastica ma da killer altrettanto pericolosi. 
Da studi effettuati in Giappone ne è emersa una devastante contaminazione da mercurio. 
Nella baia di Minamata, arcipelago dove, dal 1932 al 1968, complice una politica corrotta, le acque vennero avvelenate dai continui e copiosi scarichi di mercurio con conseguenze disastrose per la popolazione che della pesca basava l'alimentazione e l'economia, si sviluppò la malattia del gatto ballante, una modificazione genetica altamente invalidante che privò i contaminati della parola, dell'uso degli arti e scatenò forti convulsioni. Se il Giappone è altamente contaminato da mercurio, il Mediterraneo non è da meno. 
L'autore vivrà in prima persona gli effetti devastanti dell'inquinamento da metalli pesanti quando si ritroverà ad assistere, impotente, alla morte di sette capodogli spiaggiati sulle spiagge del Gargano. 
E' il dicembre 2009 quando sette esemplari di capodogli approdano agonizzanti su una spiaggia in preda a gravi problemi metabolici. 
Dagli studi eseguiti sulle carcasse, alcune barbaramente mutilati da predatori fraudolenti alla ricerca di macabri trofei,  ne è emerso che i poveri cetacei erano stati contaminati da mercurio in maniera talmente invasiva da disorientarli e spiaggiarli, andando incontro alla morte.

"Un mare senza bellezza, una vita senza bellezza è una vita perduta e senza speranza, ovunque l'abbiamo irrimediabilmente compromessa, l'idea stessa di rinascita si è affievolita sino a morire".


foto personale

Con la terza ed ultima parte delle indagini, eseguita meticolosamente e attivamente, porta alla luce uno dei più pericolosi fattori inquinanti del Mediterraneo, dalle acque dell'Adriatico a quelle Tirreniche  di Ischia, passando per la Sicilia: gli innumerevoli ordigni bellici sommersi, illegalmente o per cause belliche, risalenti al primo e secondo Grande Conflitto Mondiale. 
Dopo la Seconda Guerra, e il bombardamento di Bari, le opere di bonifica  terrestre furono superficiali e negligenti, vuoi perchè doveva essere messo tutto a tacere, vuoi perchè bisognava fare in fretta visto che bisognava sbarazzarsi del fantasma della John Harvey e del sospetto del carico di morte che la rivestiva. 
Come risulta dagli atti, nel 1947, una nave cisterna lascerà Lecce in direzione mare aperto per scaricare tonnellate di ordigni bellici di ogni sorta. 
Gli effetti devastanti si ebbero durante l'estate, quando dei pescatori pugliesi, tirando in barca le reti, riportarono ustioni e pustole, in alcuni casi anche la morte. 
Causa dell'avvelenamento fu l'iprite, un gas venefico proibito dalla Convenzione di Ginevra, gia usato in via sperimentale nell'artiglieria del primo Conflitto Mondiale e nelle munizioni della Seconda Guerra, durante il bombardamento di Bari. 
Gli effetti del "gas mostarda", così chiamato a causa dell'odore pungente che ricorda appunto la senape, furono devastanti per il Mediterraneo e, ad oggi si sono aggiunti i residui dei più recenti conflitti, come quello dei Balcani, che ha riversato nei fondali adriatici migliaia di ordigni, spesso inesplosi e veicoli di sostanze chimiche altamente nocive per l'ecosistema e l'umanità ...


foto personale


Il tema difficile e scottante,  affrontato con uno stile delicato, quasi come fosse una poesia, non lascia indifferente nemmeno il lettore più critico. 
Durante il racconto delle  indagini svolte, sembra di vedersi fluttuare davanti l'isola galleggiante di plastica, frutto  della generazione che ne ha visto la nascita e i primi utilizzi, anche se di poche ore. Il solo pensiero (senza andare a scomodare le isole plasticate degli Oceani) di tonnellate di rifiuti che il mare, giustamente stanco di trascinarseli appresso, riversi sui nostri litorali rifiuti provenienti dal passato, mi fa accapponare la pelle. 
Come una specie di macchina del tempo, restituisce tutto ciò che lo ha violato e ferito, modificandone per sempre il suo essere. 
E tutto questo fa riflettere su quanto gli errori commessi ''dai padri'' si riversino sui ''figli''  e poco abbiano insegnato a non ripeterli.
Stiamo distruggendo il mondo con le nostre mani, con la consapevolezza cieca, sorda e muta che stiamo distruggendo noi stessi. 

"Più di questo sono i paraocchi di chi continua a correre sulla via del finto <<benessere>> senza pensare o mitigare le conseguenze, di chi crede che non sia possibile alcun compromesso e natura che ci sta rovinando".

foto personale

Arrivare all'ultima pagina di questa trascinante avventura è stato un attimo. Come gia ho spiegato, questo trattato si lascia leggere come un libro di racconti. Carnimeo è riuscito a non cadere nella statistica, nell'agglomerato, spesso confuso e incomprensibile di dati e numeri, ma ne ha fatto un racconto emozionante, commovente ed avvincente. La sensibilizzazione a limitare l'uso della plastica e di tutti i materiali altamente tossici è il filo conduttore dell'inchiesta dell'autore, sperando che tutti noi, per la nostra sopravvivenza, possiamo prendere spunto per cominciare a salvaguardare il nostro mondo. 



foto personale, chissà che non sia una tra le tante ...



Non mi è stato facile recensire questa inchiesta senza sentirmi un po' "ipocrita". 
Non perchè sia di difficile lettura e comprensione, tutt'altro, grazie ad un linguaggio scorrevole, semplice e trascinatore si legge d'un fiato. 
La difficoltà più grossa che ho avuto è stata quella di prendere atto che, anche se l'amarezza e la rabbia verso quello che sta succedendo è tanta,  la mia vita è circondata e basata sull'uso e consumo quotidiano di ciò che ci sta distruggendo. 
Cosa si può fare concretamente per tentare di arginare almeno in parte il consumo della plastica quando ne siamo circondati? Ne abbiamo realmente bisogno per vivere di tutta questa plastica? 
Sono domande che durante la lettura, inforcati i miei occhiali  di plastica, con la mia penna di plastica per segnare i passi più importanti, usando anche un pc con componenti in plastica, mi sono posta e, molto amaramente, non ho saputo darmi una risposta precisa. Ci vuole più sensibilizzazione a ridurne il consumo e per il corretto smaltimento quindi, un buon punto di partenza, è quello di iniziare da questa interessante e dettagliata lettura, che riserva anche una piccola parte quasi esilarante. Ma lo scoprirete solo leggendo, seguendo la rotta delle paperelle gialle e delle Nike ...

Spero di avervi incuriositi e invogliati, il mare è vita, è confidente, è sogno e speranza, riprendiamocelo!




Buona lettura.
Tania C.


giovedì 14 febbraio 2019

Recensione de UNA FINESTRA SUL MARE di Corina Bomann - Febbraio, love is in the air -





UNA FINESTRA SUL MARE

Corina Bomann
Ed. Giunti pag. 319
Euro 16,00
Copertina flessibile
Ebook disponibile


CONOSCIAMO L'AUTORE




                                                                          foto dal web 



Corina Bomann è una scrittrice da oltre un milione di copie. Nata in una piccola città della Germania del nord, vive da anni a Berlino.
Dopo il successo internazionale del suo primo bestseller L'isola delle farfalle, uscito nel 2012 sempre per Giunti, si afferma, copia dopo copia, tra le scrittrici rosa  più amate in Europa. Tutte le sue pubblicazioni sono entrate nella TOP 10 delle classifiche dei libri più venduti con una tiratura di oltre 220.000 copie. 
Tra i suoi bestseller, editi sempre da Giunti:
2014 Il giardino al chiaro di luna 
2014 Un sogno tra i fiocchi di neve
2015 La signora dei gelsomini
2015 L'eco lontana delle onde del nord
2016 Un'estate magica
2016 L'anno dei fiori di papavero
2017 Una finestra sul mare
2017 Il fiore d'inverno
2018 Cuore di tempesta
2018 L'angelo di vetro


TRAMA

I sentieri che si snodano tra le ginestre verso la cima della scogliera di Land's End, sono stati percorsi da diverse generazioni.
L'anziana Janet è l'ultima discendente di una famiglia di guardiani del faro che non riesce a lasciare le redini di quell'atavico rituale.
Un giorno, giunta in cima al promontorio, scorge una ragazza sul ciglio della scogliera, lo sguardo perso verso le onde del mare. Troppe volte la donna, durante la sua vita, ha visto quella scena, per non capire le intenzioni della ragazza. In modo dolce e comprensivo, Janet, convince la giovane Kim a seguirla nel suo cottage ricoperto di edera. Tra le confortevoli mura del cottage, Kim rivela alla donna il motivo del suo dolore: la morte dell'uomo che amava.
Dopo aver ascoltato la storia della ragazza, Janet decide di farle un dono veramente speciale: un antico e consunto diario che il suo bisnonno ritrovò sulla spiaggia. Il diario contiene le memorie di Leandra, una ragazza che, nel 1813, cerca, su quella scogliera, di fuggire al proprio destino fatto doloroso. Ma il destino aveva in serbo per lei quello di incrociare la sua vita con quella di Christian, il misterioso guardiano del faro ...

IMPRESSIONI

"Ma adesso quella sconosciuta aveva un volto, un nome e una storia. E Janet l'aveva salvata, almeno per il momento."

I fari mi hanno da sempre affascinata, ogni volta che ne vedo uno mi perdo nel loro raggio che rischiara l'infinito e comincio a fantasticare una mia vita parallela tra le sue alte mura circondata dal mare e dai gabbiani. Sogni ad occhi aperti di un mare sconfinato, spiagge candide e dolci tramonti aranciati, ma anche storie di tempeste, di onde che sovrastano la rassicurante luce che conduce in porto il marinaio dopo mesi di infinita acqua ... Ho sempre sognato passare almeno una notte in un faro, chissà ...
Come per ogni mia passione, ogni volta che mi trovo a ''stagionare'' in libreria, scruto ogni copertina alla ricerca di un particolare che mi buchi l'occhio e l'anima. Così è successo per Una finestra sul mare: fui attirata dal faro in copertina, a picco sul mare e immerso in un tramonto d'arancia. Letta la quarta decisi che volevo saperne di più di quelle scogliere e di quel piccolo faro in lontananza, testimone di tanti tragici amori. Nonostante mi aspettassi un romanzo leggero, da leggere sotto l'ombrellone senza pensieri, fui rapita dalla storia romantica di Kim e Leandra. 

"Il faro è affascinante, vero? Dovrebbe vederlo quando c'è tempesta. Si riesce a stento a scorgerlo tra le onde, sembra che il mare possa inghiottirlo da un momento all'altro. Ma poi ricompare, saldo e ostinato come sempre."

La giovane Kim perde il fidanzato in un tragico incidente in mare, presa dallo sconforto si rifugia sulla scogliera di Land's End, teatro a sua volta, di vite spezzate in nome dell'amore. Ma lungo i viottoli della brughiera la vita di Kim sta per avere un lieto risvolto. Conosce Janet, un'anziana donna, discendente di generazioni di guardiani del faro in picco alla scogliera. La dolce Janet, per aver visto troppe vite spezzate sotto a quel faro, capisce subito le intenzioni di Kim e decide di portarla nel suo cottage per darle conforto e un motivo per reagire, per tornare a vivere. Il motivo si presenta sottoforma di un antico diario, ritrovato dal bisnonno di Janet sulla spiaggia sotto al faro. Apparteneva ad una giovane e sfortunata ragazza del 1813, Leandra, sottomessa al volere del padre e di un matrimonio non voluto. Cercando di compiere il gesto estremo per trovare finalmente pace, Leandra si arrampica sul picco della scogliera, ma il suo destino finirà per incrociare quello del suo misterioso salvatore. Un uomo che, oltre a salvarle la vita, le rapirà il cuore: il tenebroso guardiano del faro.

"Janet sollevò il coperchio e prese un tomo rilegato in pelle. Stando attenta a non rovinarlo, lo posò sul tavolo. Richiuse il baule e si avvicinò alla finestra. Da quel punto riusciva a controllare sia il sentiero sia la brughiera al limitare della scogliera. Se Kim fosse tornata l'avrebbe vista. E se non lo avesse fatto, avrebbe capito che aveva preso la sua decisione."

Tra le pagine ingiallite di quel diario e con l'aiuto amorevole di Janet, Kim riesce a dissipare i mostri che si porta dentro come Leandra, e a fare così pace con un passato ingombrante. Facendo luce misteri della donna vissuta due secoli prima, troverà di nuovo la voglia di amare ed essere amata.

Complice l'incantevole scenario della misteriosa Cornovaglia e del faro che illumina l'Oceano, il romanzo, se pur scritto con uno stile leggero e soave, mi ha rapita dalla prima all'ultima pagina. La Bomann è riuscita a trovare il giusto incastro tra due epoche così lontane e differenti, ben delineando i caratteri e le condizioni dei personaggi , sia nel passato che nel presente. Una piccola pecca, forse, nel finale un po' affrettato che quasi lascia il lettore con la "sindrome dell'arto mancante", come se mancasse qualche tassello per mettere la parola fine. Lo stile è chiaro e scorrevole, luminoso, nonostante le tragiche vicende che segnano le vite dei personaggi. 
Una lettura consigliata per evadere qualche ora dalla routine quotidiana.

Il momento gourmand mi porta ad associare questa storia ad una crostata di mele, semplice ma gustosa e sempre piacevole da assaporare, che sia davanti al camino in una fredda giornata invernale o sotto l'ombrellone davanti ad un mare increspato dal vento ... magari ai piedi di un faro!

Buona lettura Tania C.

sabato 26 gennaio 2019

Recensione di UNA SCONOSCIUTA A TANGERI


UNA SCONOSCIUTA A TANGERI
Christine Mangan
Ed. Piemme pag.307
Euro 19.50 copertina rigida
Ebook disponibile
Prima edizione ottobre 2018

CONOSCIAMO L'AUTRICE

Christine Mangan è un’autrice al suo primo romanzo. Laureata in letteratura inglese con una tesi sulla narrativa gotica del diciottesimo secolo, al suo esordio con Una sconosciuta a Tangeri, vede aprirsi le porte del grande schermo con Scarlett Johansson come protagonista. Il suo romanzo, conteso da undici editori americani e venduto in più di venti Paesi, è stato definito da Vogue <<Atmosferico e intenso come il talento di Mr. Ripley>>

TRAMMA

‘’Mi ero sbagliata : riguardo al passato, riguardo alla scatola, chiusa. Ormai ne ero certa ‘’

Marocco, per la precisione Tangeri, 1956. La città è nel pieno del suo quotidiano fervore, un’esplosione di luci, colori e profumi speziati che si mescolano a personaggi di ogni sorta, dai seducenti perdigiorno in cerca di turisti da raggirare, ad indomiti avventurieri sbarcati in Nord Africa in cerca di una nuova dimensione.
Alice è una donna americana, emigrata in Marocco col marito John, lasciandosi alle spalle un passato turbolento. Vive la sua vita in silenzio, nascosta tra le mura di casa , protetta dal turbinio di vite del mondo e da un passato ingombrante e poco chiaro, dietro alla finestra della sua nuova casa.
Il sottile equilibrio dell'apparente serenità di Alice comincia a vacillare quando, tanto inaspettatamente quanto prepotentemente, irrompe nella sua vita africana il passato. Un passato che ha un volto e un nome: Lucy. Amata/odiata amica dei tempi del college. L’amica affascinante e ammaliatrice, gelosa e possessiva, che conosce perfettamente ogni sfumatura e ogni debolezza del suo carattere. 
La sorpresa del ritorno Lucy, dopo tanti anni di silenzio, fa, per un attimo, dimenticare ad Alice tutto il passato, la sofferenza e il momento tragico che ha messo fine alla loro morbosa amicizia.
Alice è una persona fragile, a differenza di Lucy, non riesce ad integrarsi nella sua nuova vita in Marocco. E’ insicura, il suo matrimonio, all’apparenza felice, sta crollando sotto il peso di incomprensioni, umiliazioni, rassegnazioni e menzogne. 
Lucy la conosce fin troppo bene, sa tutto quello che sta passando e ne approfitta per manipolare l'amica, approfittando del ritrovamento del cadavere di John. E’ proprio durante la tragica scoperta della morte del marito che il passato di Alice  irrompe nelle loro vite violentemente. Quel passato che Alice aveva disperatamente cercato di dimenticare e che diventa un’arma tra le mani dell’ammaliatrice Lucy, la quale, approfittando del momento di disperazione, cercherà di unire per sempre a lei, come ai tempi del college, l’amica.

Per Christine Mangan si tratta del primo romanzo. Scelta non facile il thriller, e altrettanto impegnativa l’ambientazione tra le strette viuzze della medina di Tangeri. Un dedalo di colori, profumi e suoni che possono stordire chi si avventura per la prima volta in una città marocchina, non percependone, di primo acchito, il fascino avvolgente e sinuoso che solo le città del Marocco hanno. Due donne protagoniste, Alice, dal carattere mite, riservato e remissivo, dolce, come i paesaggi del Marocco; Lucy, affascinante ammaliatrice, sempre allegra e vitale, spirito camaleontico che si ben si adatta tra luci ed ombre della caotica medina di Tangeri.
Ad accomunarle è un passato tragico e torbido, che le ha viste unite da un legame che va oltre l’amicizia, per poi diventare quasi due estranee, divise da un lungo periodo di silenzio e da un Oceano tra due continenti così diversi tra loro, proprio come Lucy ed Alice.
La storia, narrata in prima persona dalle voci alternate di Lucy e Alice, conduce il lettore tra i colori e le grida del souq, il mercato della medina di Tangeri, nei piccoli locali dove si beve te alla menta e si fuma il narghilè, potendo quasi percepire il profumo fresco e frizzante della menta marocchina e i voluttuosi effluvi delle spirali di fumo fruttato del narghilè. 
Vicolo dopo vicolo, si arriva al cuore pulsante della città, un luogo dove mille sentimenti ed emozioni si scontrano, dove il sole non penetra, lasciando padrone il buio che nasconde ogni cosa, così come fosse il cuore dell’amicizia morbosa, gelosa, malsana, protettiva e avvolgente tra le due donne …
Riuscirà Alice a divincolarsi dai tentacoli di Lucy? Riuscirà Lucy a trovare pace e un amore pulito, puro che la faccia sentire finalmente felice? Lo scoprirete tra le pagine di Una sconosciuta a Tangeri.

Tipica finestra marocchina

IMPRESSIONI

Oltre ad essere una lettrice, sono anche una viaggiatrice. Il Marocco lo porto nel cuore sin da bambina. Crescendo ho potuto coronare il sogno di visitarlo. Ben dieci volte, e ogni volta scoprendo qualcosa di nuovo e di bello, che mi appagava cuore e vista. Ho iniziato ad appassionarmi alla sua storia, alle sue tradizioni, leggendo tutto quello che poteva farmi viaggiare con la mente attraverso le Capitali Imperiali, attraverso il Sahara o le montagne dell’Atlante, per poi tuffarmi nell’azzurro gelido dell’Atlantico. Durante una delle mie visite rilassanti in libreria mi è saltata subito all’occhio la sovra copertina sinuosa e sensuale, che quasi vuol lasciar trapelare i suoi segreti celati tra le mille mashrabiyya (le gelosie) di Una sconosciuta a Tangeri.  Grazie al mio fidanzato, lettore infaticabile pure lui, ne ho avuto una copia in regalo.
Non ho iniziato a leggerlo subito, sentivo che dovevo dedicarmi totalmente a quelle pagine, senza distrazioni e con attenzione. Il suo tempo è arrivato i primi di dicembre, al rientro di una gita a Milano, accovacciata al caldo, nel sedile di un pullman. L’atmosfera nebbiosa e grigia di una Milano pre natalizia, caotica e rumorosa mi ha aiutata a calarmi tra quelle pagine, quasi come fossi stata tra i vicoli stretti e chiassosi di una medina …
Lo stile narrativo del romanzo è abbastanza scorrevole, con lampi poetici che compensano qualche lacuna descrittiva, dove, forse, l’autrice avrebbe dovuto approfondire un po’ di più evitando di cadere nella prevedibilità del racconto. Nonostante tutto, la storia va avanti da sola, arrivando al finale, forse un po’ scontato ma che potrebbe aprire nuove ed interessanti porte.
Abbinare questo thriller ad una pietanza è piuttosto facile per chi, come me, conosce bene il Marocco, le sue tradizioni e la sua cucina. Tra le mille golose pietanze, più o meno speziate, abbino Una sconosciuta a Tangeri alla zuppa Harira, una zuppa di lenticchie, ceci e carne che si gusta alla fine delle giornate di digiuno del Ramadan assieme ad un biscotto dolcissimo, la chebakia, a base di miele, sesamo, aceto e spezie. La zuppa calda ricorda l’avvolgente calore della città, le spezie la briosità di Lucy, mentre il miele la dolcezza e la fragilità di Lucy.

Buona lettura
Tania C.

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