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sabato 18 marzo 2023

Recensione: HANNO FERMATO IL CAPITANO ULTIMO di Pino Corrias - Ed. Chiarelettere -

 




HANNO FERMATO CAPITANO ULTIMO


Autore Pino Corrias

Ed. Chiarelettere

Collana Reverse

Genere Grandi inchieste; misteri italiani e internazionali

Formato Brossura fresata con alette

Pag. 272

€ 18

Ebook presente in tutti gli store digitali



CONOSCIAMO L'AUTORE

Pino Corrias è un giornalista, scrittore e sceneggiatore che vive e lavora a Roma. 
Sono famosi i suoi reportage: 
Vicini da morire, edito da Mondadori nel 2007;
Nostra incantevole Italia, edito nel 2018 da Chiarelettere.
Dal suo romanzo Dormiremo da vecchi edito nel 2015 da Chiarelettere nel 2015, ne è appena stato tratto un film dal titolo Dolceroma di Fabio Resinaro.
Nel 2011, per Feltrinelli, Corrias è autore di Vita  agra di un anarchico e nel 2016, per Mondadori, Disordini sentimentali, una raccolta di racconti.
Per Baldini&Castoldi, insieme a Gramellini e Curzio Maltese, pubblica 1994. Colpo grosso, dedicato all'ascesa di Berlusconi.
Nel 2012, con Pezzini e Travaglio, pubblica per Chiarelettere L'illusionista, dedicato al declino di Bossi.
Firma molti programmi televisivi, tra i quali: Catturate Riina! per Raiuno 2018;
Mani pulite per Raidue 1997.
Dal 2000 lavora in Rai come editorialista. Per Raifiction ha prodotto La meglio gioventù, di Marco Tullio Giordana e L'Ispettore Coliandro dei Maneti Bros.
Inviato speciale per "La Stampa", ha collaborato con le principali testate e settimanali italiani.


TRAMA

Il racconto dell'uomo che ha arrestato Totò Riina e ha fatto tremare i palazzi del potere fino a quando il potere si è vendicato

“Mi chiamo Ultimo perché sono cresciuto in un mondo dove tutti volevano essere primi."

Ho un solo talento: organizzare la lotta e scegliere gli uomini.

I miei sono stati il miglior gruppo investigativo.”

LA VERA STORIA DELL’UOMO CHE HA CATTURATO TOTÒ RIINA, COMBATTUTO LA ’NDRANGHETA, LA CAMORRA E LA CORRUZIONE PER RITROVARSI ALLA FINE MESSO ALL’ANGOLO, ISOLATO E ATTACCATO DALLE ALTE GERARCHIE E DALLA POLITICA. MA LUI NON HA MAI MOLLATO.

Sergio De Caprio arricchisce di nuovi aneddoti il racconto in prima persona della sua vita da Capitano Ultimo. Dopo delle recenti sentenze sui principali casi di cui si è occupato, rilegge le vicende umane e giudiziarie che hanno rivoluzionato la sua vita da quando, il 15 gennaio 1993, catturò Totò Riina, segnando la sua  condannato a morte da parte di Provenzano e Bagarella, divenendo bersagliato di mille sospetti confluiti nel processo Trattativa Stato-mafia.

Trent’anni dopo, ci fa rivivere il cuore  delle operazioni che lo hanno visto protagonista, sotto copertura, insieme ai suoi uomini. Vichingo, Arciere, Omar, Petalo, Pirata, Alchimista, i suoi cento investigatori invisibili che lo hanno sempre al suo fianco durante le lunghe giornate di appostamenti,  intercettazioni fiume, durante le notti insonni a indagare instancabilmente su mafia, ’ndrangheta, camorra, la corruzione a Milano, a Palermo, a Napoli, ma anche nei palazzi del potere, da Finmeccanica allo Ior, la banca vaticana, passando per la Lega. 

Fino a quando non ha varcato la "linea di confine" ed è stato fermato. Denunciato per insubordinazione e diffamazione. con l'accusa di essere un cane sciolto, accerchiato, demansionato, poi isolato e per due volte ripagato con la revoca della scorta.

Ultimo è talmente bravo e veloce che risulta impossibile controllarlo. È un soldato idealista che non guarda in faccia il potere. Una uomo illegittimo, scomodo, che per le gerarchie militari e della politica va domato. L’eroe senza nome che va piegato e  ricondotto all’obbedienza.


IMPRESSIONI


Amici della Valigia buon sabato.

Oggi vi lascio in compagnia della mia amata Arma dei Carabinieri e degli uomini valorosi che ne hanno segnato la sua storia.

Sicuramente, per chi segue le vicende di cronaca nera, mafia e del Capitano, questo suo racconto biografico e questa recensione potranno sembrare noti. Il testo, infatti si riallaccia al precedente "Fermate il Capitano Ultimo". 

Dal 3 settembre 2018 - per dispetto, ritorsione o non-curanza - gli hanno tolto la scorta. Lui ha risposto: <<Sono un soldato, obbedisco.>>

Si può dire che "Hanno fermato il Capitano Ultimo" è un arricchimento, una versione rivisitata e arricchita con nuovi e importanti dettagli, ma soprattutto di smentite e chiarimenti che hanno segnato il travagliato percorso dell'Uomo che si è sempre battuto per la giustizia, a costo della propria libertà.

<<Il colonnello lo trova là in fondo.>> Mi dice il giovane piantone, alla fine delle scale...
... <<In fondo dove?>>
<<Dopo l'ultima porta dell'ultimo ufficio.>> ...
... Allora lo dico io: <<Ultimo nell'ultima stanza. E dove se no?>>.

Ultimo ufficio, quello in fondo al corridoio, è quello che gli spetta dopo aver combattuto una vita per aver seguito e servito il suo spiccato il valore di giustizia, contro la mafia e il potere corrotto che hanno segnato la storia italiana negli ultimi anni.

Come ringraziamento un piccolo e anonimo ufficio, il più isolato tra le stanze del corpo dei Carabinieri Forestali, quasi una sorta di "prigione" volta a bloccare sue possibili iniziative, potenzialmente scomode e pericolose secondo le logiche dei vertici del potere.

Ultimo ha sempre  creduto fermamente in tutto ciò che faceva per combattere la criminalità, e lo ha sempre fatto mettendosi in gioco in prima linea, con i suoi fedeli ''ultimi'', la squadra di rinnegati. Si sa, però, che la giustizia è una cosa buona e, come tutte le cose buone, va fermata.

Ultimo e i suoi "renegade" andavano fermati perché quel gioco era diventato più grande di loro,  avendo stuzzicato e rotto parti dell'immensa e sottile ragnatela mafiosa che stava avvolgendo molte città italiane.

Il Capitano, nonostante tutto, è sempre riuscito a  portare a termine con successo le sue operazioni, divenendo così oggetto di pesanti accuse, spesso infondate, sull'operato svolto negli anni, dall'arresto poco limpido di Totò Riina, allo scandalo della famiglia Renzi, passando da Berlusconi e Lega dei 49 milioni misteriosamente spariti sotto la guida di Bossi e Belsito.

Nonostante tutto il veleno sputatogli addosso da Renzi, forte del fatto di aver finalmente trovato un capro espiatorio sul quale far ricadere la propria frustrazione sostenendo di essere vittima del complotto Consip, secondo lui, strumentalizzato da Ultimo.

Come un mantra, Renzi, continuò a ripetere ai giornalisti, alla Leopolda e in un suo libro, che molte prove contro di lui fossero state manipolate da Capitano Ultimo e da altri membri appartenenti all'Arma dei Carabinieri, ma la risposta di Ultimo arrivò precisa, tramite una secca dichiarazione scritta, seguita da una causa civile :

<< "Di Renzi non me ne sono occupato prima, non me ne occupo ora. Non ho mai dato ad altri le colpe dei miei fallimenti personali e professionali. Mi attribuisce cose che non ho mai detto e azioni che non ho mai compiuto." >>

Questa è solo una delle vicende che lo hanno coinvolto, leggendo potrete conoscere e rispolverarne altre, ancora più insidiose e "rognose" e sempre molto attuali.

Di sicuro non sta a me o all'autore giudicare la bontà dell'operato operato o la veridicità di certe accuse, l'unica cosa certa è che tra le pagine di questo racconto, un po' di chiarezza è stata fatta.

Chiarezza, non giustizia, perché la scomodità non è mai giusta e dal marcio di certi sistemi è difficile pulirsi, anche dopo il regolare processo che ha dichiarato la sua innocenza. 

Hanno fermato il Capitano Ultimo è un viaggio narrato dalla voce di Sergio De Caprio, alias Capitano Ultimo,  che ripercorre la storia dell'Italia della corruzione, della mafia di Riina, di Falcone e delle lobby. L'Italia pronta a vendersi la madre per una notte di gloria. 

L'Italia che mostra la parte più oscura e subdola, l'Italia che Ultimo ha cercato di ripulire, pagando a caro prezzo ogni suo respiro.

Ma il Colonnello non si ferma, ad oggi è diventato Presidente del primo sindacato interno all'Arma dei Carabinieri e, sicuramente, sentiremo ancora parlare di lui...

Per questa copia di "Hanno fermato il Capitano Ultimo" ringrazio Tommaso e Alice di Chiarelettere, sempre pronti ad esaudire ogni mia richiesta. 

A voi lettori non mi resta che consigliare questa interessante lettura per fare un po' di luce sul fango gettato addosso ad uno degli uomini più controversi dei nostri anni, ma che non ha mai smesso di lottare per liberare il popolo dalle ingiustizie.

Lo stile Corrias è semplice e chiaro, mai pesante, adatto ad ogni lettore che non faticherà ad arrivare in fondo alla storia e a farsi una propria idea su quanto accaduto, non vi resta quindi che iniziare questo viaggio avventuroso e ricco di tante novità.
Per chi volesse saperne di più, prima della lettura del testo, lascio il link della mia precedente recensione a "Fermate il Capitano Ultimo"

https://valigiadeltempo.blogspot.com/2019/09/recensione-di-fermate-il-capitano.html

Vi auguro buona lettura e vi aspetto alla prossima recensione.

Tania C.







 




venerdì 4 ottobre 2019

Recensione di GASPARE MUTOLO - La mafia non lascia tempo - di Anna Vinci, Ed. Chiarelettere






GASPARE MUTOLO
La mafia non lascia tempo


Anna Vinci
Ed. Chiarelettere settembre 2019
Pag. 238
Collana Reverse
Copertina flessibile
€ 16,00



CONOSCIAMO L'AUTRICE

Anna Vinci - foto dal web -




Nata a Roma, dove vive e lavora dopo una lunga parentesi a Parigi, è stata autrice, documentarista e conduttrice per la Rai. Tra i diversi saggi pubblicati ricordiamo: 
Tina Anselmi. Storia di una passione politica, edito da Sperling & Kupfer;
La politica con il cuore con Stefania Pezzopane edito da Castelvecchi;
Le notti della democrazia, Tina Anselmi e Aung San Suu Kyi, due donne per la libertà edito da Ediesse.
Tra i romanzi:
Calcutta, abbinato al racconto di Vasco Pratolini Lungo viaggio di Natale, edito da Guida;
Il Signore del sorriso edito da Iacobelli.
Amica e biografa di Tina Anselmi e curatrice del suo archivio, per Chiarelettere ha pubblicato La P2 nei diari segreti di Tina Anselmi, un saggio fortunato riedito nel 2018 con una nuova prefazione dove sono raccolti gli appunti della presidente della commissione parlamentare sulla loggia massonica, ex partigiana, cattolica e coraggiosa di sinistra.


TRAMA

"Insomma ti sei pentito dei tuoi ventidue omicidi?" 
Una domanda che Gaspare Mutolo non può più eludere. Uomo d'onore di Cosa nostra, guardaspalle del boss palermitano Rosario Riccobono e killer-autista al soldo del pericoloso e sanguinario Totò Riina. Per diciannove anni è stato un soldato "operativo" della mafia, autore di una  importante collezione di estorsioni, minacce e assassini cruenti. In parallelo, la sicurezza e il calore della moglie e dei quattro figli che pur al corrente dei fatti, scelgono di non fare domande.
Nel giugno 1992 la scelta di dissociarsi "perché non pesa ammazzare gente del proprio ambiente", ma uccidere magistrati, cittadini e guardie sì.
Quasi come se esistesse "una mafia buona", rispettosa del codice d'onore, e "una mafia spavalda", assassina e vendicativa verso uno Stato non più connivente.
Dopo anni di silenzio, Mutolo alza bandiera bianca all'urgenza di parlare. Spinto dalla coscienza e braccato dalle domande senza via d'uscita se non la verità che l'autrice gli pone, racconta la cronaca vissuta in prima linea, di uno dei periodi più bui della recente storia italiana, quello delle stragi e delle trattative tra Stato e mafia. 
"Oggi sono un uomo libero".
Un'ammissione estrema e autoassolutoria, quella di un soldato di mafia rimasto solo, dopo la scomparsa della moglie.
Un uomo solo per il quale è arrivato il momento di confrontarsi col suo passato.


IMPRESSIONI

Questo libro confessione edito da Chiarelettere l'ho fortemente voluto, in parte per completare il quadro generale dopo avere letto Fermate Capitano Ultimo (Chiarelettere), in parte perché mi piace il genere. Fa parte della nostra storia attuale  che tutti dovrebbero conoscere. L'ho chiesto a Chiarelettere e Tommaso Gobbi e Valeria Frigau hanno accolto subito la mia richiesta, sempre attenti e disponibili offrendomi una copia cartacea.  Li ringrazio tantissimo per tutte le possibilità e la fiducia che mi concedono.
Credo sia inutile dire che l'ho divorato in due giorni, completamente rapita dalla storia di uno dei più importanti killer della mafia del secolo scorso, Gaspare Mutolo, assoldato dal pericoloso "Mangiamorte", del quale era fedele soldato, Totò Riina.

"Mi dissocio formalmente dall'organizzazione  Cosa nostra, alla quale io sono appartenuto, facendo parte della famiglia di Partana-Mondello, famiglia famiglia che aveva come capomandamento Saro Riccobono."

Così inizia l'accorato racconto di Gaspare Mutolo, dalla fine di un viaggio durato vent'anni. Il 26 giugno 1992 quelle parole pronunciate davanti al giudice Pier Luigi Vigna e alla dottoressa Silvia Della Monica, hanno segnato la rinascita di Mutolo. Un anno importante, non scelto a caso, l'Italia travolta dagli attentati a stampo mafioso di Falcone e Borsellino, la mafia che perdeva colpi,  torchiata dallo storico processo dell'attacco  allo Stato e gli attentati dinamitardi nelle città chiave d'Italia. 
Era da tempo che ci stava riflettendo. Era stanco di fare una vita da pendolare tra carcere e Cosa nostra, costretto a ritagliare poco tempo per la moglie e i figli, ma soprattutto di nascosto, per la paura di ritorsioni da parte di chi oramai lo considerava un traditore. Una vita in fuga forse più da se stesso che dalla legge, una vita al margine con la spada di Damocle del carcere pronta a trafiggerlo in ogni momento, ma soprattutto con la consapevolezza che dopo vent'anni i tempi erano cambiati anche per la Mafia, nella quale, considerate le nuove vesti assunte negli ultimi anni, non si riconosceva più. 

Quel che non è morto è il mio vecchio modo d'agire. Quando mi arrabbio si sente chiaramente che sto trattenendo la violenza: chiunque mi si trovi davanti in quel momento coglie quel piccolo dettaglio che fa la differenza tra un uomo <<normale>> e uno che ha ammazzato, uno che è andato oltre. Qualcosa ti resta addosso: un po' del sangue versato.

Parole forti, dure, che fanno accapponare la pelle. Quando Mutolo, nel 1973, coi pregressi di vari furti, decide di entrare nella grande famiglia di Cosa nostra, vede la sua vita di ragazzaccio di strada, cambiare dall'oggi al domani. Conosce e si mette al seguito di un giovane Riina che ancora non aveva scalato la gerarchia del potere.  Comincia a maneggiare denaro  facile proveniente dal narcotraffico, denaro macchiato di sangue ma utile per  tirare avanti, viene indottrinato all'obbedienza e alla fedeltà verso i capi e alle regole ''etiche'' dei potenti. Viene plasmato e istigato alla violenza. La sete di sangue è forte, gli sgarri  tra clan vengono ripagati con le ammazzatine e le sparatine, d'altronde uccidere gente di quell'ambiente non gli è mai pesato più di tanto. Tutto pur di obbedire e dimostrare di essere un buon soldato. Come un albero che affonda le sue radici in un terreno friabile, la mafia comincia a scorrere come linfa vitale nelle sue vene.
All'epoca anche le forze dell'ordine, in un modo tutto loro, avevano rispetto di Cosa nostra, non era quindi un fatto strano se molte famiglie meno abbienti, affidavano l'educazione  dei loro figli al clan. Era quasi una fortuna, per quei ragazzi, essere proiettati in un destino di furti e contrabbando. Se poi la famiglia d'origine aveva le conoscenze che contano, i figli avrebbero anche potuto  finire per essere accolti sotto l'ala protettrice dei mafiosi di quartiere. E Gaspare Mutolo comincia proprio così la sua scalata a soldato di mafia.

Un tempo si era orgogliosi di avere un amico mafioso, ma all'epoca il mafioso era una tomba, zitto stava. Perché? Se tu favorisci il mafioso e poi questo parla, sei finito.

Le regole all'interno della cosca erano semplici e rigorose: vieni accolto in famiglia, vieni ricompensato a dovere ma devi obbedire e tacere. Rispetta e sarai rispettato. La crescita di Mutolo in Cosa nostra avviene in parallelo a quella di Riina, solo che la marcia in più di Riina lo portò a diventare il capo, l'uomo al vertice: il capo dei capi.
Con l'ascesa al potere di Riina, per Mutolo non è difficile diventarne uomo di fiducia. È fedele, instancabile lavoratore e affidabile. Certo, non infallibile e ogni tanto, quando una missione falliva, un soggiorno nelle carceri più famosi d'Italia ci scappava. Ma nonostante tutto rimaneva sempre e comunque l'uomo d'onore, quello al quale puoi affidare qualsiasi compito e puoi contare sulla sua cieca obbedienza.
Dal canto suo Mutolo cominciava a intravvedere i primi segnali di squilibrio del capo dei capi. I mandati dei crimini diventavano sempre più feroci e vendicativi, se si fosse potuto, oltre la follia. Riina, si trasforma in un vampiro  sempre più avido di potere e assetato di sangue di chiunque potesse essere un ostacolo al suo delirio di onnipotenza, dalla comune gente in strada, arrivando ai bambini. Vittime innocenti del delirio di un pazzo despota.
A Gaspare tutto questo spargimento di sangue innocente comincia a dare fastidio: un conto sono gli omicidi tra clan, un conto i bambini e gli estranei. Comincia così per lui un lungo periodo di riflessione sul suo ruolo di mafioso e quanto ancora gli potesse calzare. Era arrivato il momento di defilarsi, di tagliare il cordone ombelicale marcio per collaborare con la giustizia. La decisione di Riina di fare guerra allo Stato si stava rivelando una missione suicida, non volendo far parte di questa nuova guerra al massacro, Mutolo decide di "tradire" la mafia che lo aveva tradito. 

Il fatto è che io, per Falcone, mi sarei fatto uccidere. E non esagero, perché io sono un soldato. Soldato di Mafia, certo, ma so riconoscere il generale a cui affidare la mia vita. Falcone era un Napoleone. E quanti militari sono morti per Napoleone!

Forte dell'amore verso la propria famiglia, che pur essendo a conoscenza della sua vita lo ha sempre sostenuto accettando silenziosamente e senza domande, e forte della stima che aveva iniziato a provare per Falcone e Borsellino prima della tragedia, decide di "tradire" quella che per anni era stata l'altra sua famiglia. Sarà proprio Falcone a portarlo sulla retta via, a farlo decidere di affidarsi a Borsellino, molto più qualificato di lui per seguire le procedure di collaborazione con la giustizia. Ma i fatti sono andati diversamente. Erano i tempi in cui iniziavano le prime collaborazioni di giustizia, nomi di pentiti più o meno di spicco saltavano fuori da ogni dove. Per quanto Mutolo avesse cercato di tener nascosta la sua decisione, un'indiscrezione trapelò al telegiornale: "Forse Mutolo ha deciso di collaborare."
La fuga di notizie fu una sorta di salvezza per Gaspare, la sua amata famiglia, quella vera formata dalla moglie e i quattro figli venne messa in sicurezza e si aprirono le porte verso un nuovo futuro,  pulito e mai più da latitante: la libertà...

Sto cercando la proporzione giusta, non solo pittorica, ma interiore, tra un passato di morte e questo presente che voglio sia vita.

opera di Mutolo - foto dal web -

Ad oggi Mutolo e famiglia vivono sotto copertura, si sente rinato, senza però rinnegare tutto ciò che è stato in passato. È un artista, fa il pittore e i suoi quadri sono luminosi e colorati e, a differenza delle sue prime opere in cui venivano raffigurati solo paesaggi, oggi appaiono anche piccole figure umane, appena abbozzate e vestite di scuro.
Recensire la biografia di chi per anni è stato al soldo del Capo dei capi e artefice di delitti efferati e morti innocenti, per il gusto di uccidere, non è facile. Entrano in gioco sentimenti contrastanti e, purtroppo, l'indice accusatorio sul tema scottante "è giusto o no dare una possibilità ad un pentito di mafia?" fa fatica a restare al suo posto. 
No, non vi parlerò delle mie opinioni personali al riguardo, lascio a voi la possibilità di farvene una tutta vostra leggendo non solo questa recensione, ma anche la confessione completa dettata alla penna di Anna Vinci. 
La Vinci ha saputo trattare un argomento scabroso con empatia e  delicatezza, senza andare oltrepassare il sottile fil rouge che lega il protagonista all'autore. Le confessioni di un uomo alle soglie dell'ottantesima primavera, raccontate in maniera cruda e semplice, quasi fosse una fiction, vi aspettano in libreria. 
Buona lettura,

Tania C.








domenica 29 settembre 2019

Recensione di DETONATOR di Andy McNAB - Ed. Longanesi




DETONATOR
Andy McNAB
Ed. Longanesi Luglio 2019
Collana La Gaja Scienza
Pag. 394
Traduttori Ragazzi I.- Tettamanti S.
Formato Rilegato 
€ 18,70
Ebook disponibile


CONOSCIAMO L'AUTORE

Andy McNAB - foto dal web 


Andy McNab è lo pseudonimo dietro il quale l'autore si cela per motivi di sicurezza. Nel 1984 è entrato nel SAS e da allora ha preso parte a operazioni in ogni parte del mondo, fino al 1993. Nel '93 ha cominciato a scrivere, dapprima raccontando le sue esperienze come soldato in Pattuglia Bravo Two Zero e Azione immediata. Si dedica poi alla narrativa d'azione. Con Controllo a distanza, suo primo romanzo e grande successo internazionale, ha regalato agli appassionati del genere un nuovo eroe: Nick Stone. In Italia, tutti i suoi romanzi sono pubblicati da Longanesi.

TRAMA

Tradito e abbandonato ad un terribile  destino sulle Alpi, quando riprende conoscenza Nick Stone capisce subito di essere vivo per miracolo.
Il s sangue sulle mani sembra provenire dalla sua testa. Ha una ferita che non riesce a vedere e la nebbia che avvolge i suoi pensieri ne è la conferma. Privo dei suoi ricordi,  l'unica cosa certa è che qualcuno ha tentato di ucciderlo. E pensa di esserci riuscito. Vendetta, il suo unico pensiero. Ma un bambino di sette anni è il suo unico aiuto e di certo non è il compagno ideale per l'inseguimento di un gruppo di spietati assassini. Sa che deve proteggere il bambino a costo della sua stessa vita, cercando di far luce su chi lo ha tradito e su cosa è realmente accaduto prima dell'incidente. Tra vittime in aumento e rocambolesche fughe in tutta Europa, diventa il ricercato numero 1 delle Squadre Speciali di tre nazioni, sulla scia di sconosciuti criminali senza scrupoli che lucrano sulle miserie umane. Il suo scopo è quello di fermare un terrorista solitario che minaccia di scatenare l'inferno nel mondo occidentale. La miccia è stata accesa, ma chi ha davvero in mano il detonatore? 


IMPRESSIONI

Sono pochi gli autori di romanzi d'azione che catturano la mia pazienza e attenzione. Se togliamo il Maestro Clive Cussler e un giovane autore australiano, Matthew Reilly, poco conosciuto in Italia, la mia biblioteca finisce li. Mi sono innamorata della copertina di Detonator mentre spulciavo il catalogo Longanesi. Letta la trama, senza conoscere l'autore, non so il perché, ma pensai subito ad un racconto autobiografico. Era invece un romanzo, ma la biografia dell'autore lasciò trasparire l'influenza del suo passato che aveva preso vita nei suoi romanzi. Chiesi speranzosa a Longanesi di poterlo recensire e, grazie a Francesca, mi arrivò subito una copia ebook.
Spinta dalla curiosità di cominciare una nuova avventura, in quanto Detonator fa parte di una serie di romanzi autoconclusivi ma legati dal filo conduttore delle avventure del protagonista, Nick Stone, mi buttai a capofitto sulle pagine luminose del Kindle durante il tragitto in pullman di una domenica fuori porta. 
Il romanzo è diviso in tre parti, la prima, più lenta e descrittiva, dove vengono presentati i protagonisti e i loro ruoli, la seconda, meditativa e di preparazione all'azione di salvataggio e la terza, quella conclusiva, di azione e terrore.  

Qualcuno - chissà chi - mi ha detto una volta che a un corpo in caduta occorrono circa cinque secondi per raggiungere la velocità limite. Allora, quanto ci vuole prima che io colpisca la terra? Ho la sensazione che un tempo avrei saputo come calcolarlo. Adesso so soltanto che è la distanza tra continuare a vivere ed essere completamente fottuto una volta per tutte.

Nick Stone, protagonista di questo nuovo capitolo, si ritrova senza ricordare come e perché, a bordo di un moderno suv in bilico su un baratro, tra le vette delle Alpi. La sua memoria è offuscata da una brutta ferita aperta alla testa, ma sa per certo che qualcosa o qualcuno lo ha fatto finire fuori strada mentre stava fuggendo.
Il circolo vizioso nel quale sembrano finiti i suoi ricordi rallenta ogni azione del suo corpo intorpidito dall'impatto dell'auto con la foresta innevata e il pericoloso dirupo. Ma la sua calma e sangue freddo riescono a metterlo in salvo. Mentre cercava di recuperare i ricordi perduti ripassando le tabelline, qualche flash lacera i suoi pensieri: non era un dottore, ma doveva aiutare qualcuno. Aveva ricevuto chiare istruzioni al riguardo da un uomo in una stanza verde. L'uomo lo chiamava Nick, quindi quello doveva essere il suo nome. Ma chi era l'uomo della stanza verde, e cosa voleva da lui?
Dei passi pesanti, poco distanti da lui, fecero scricchiolare la neve, delle voci fendevano il silenzio del bosco: doveva nascondersi, chiunque lo avesse buttato fuori strada lo voleva morto e stava cercando conferma. Erano così vicini che poteva vedere la pelle d'ebano e l'anello con le aquile di uno e la figura tarchiata dell'altro. Guardando nel dirupo i due uomini si congratularono per il buon lavoro svolto e se ne andarono.
L'aquila, Albania. Nick conosceva quel simbolo, tipico della bandiera albanese, ma perché e dove lo aveva visto? Le tempie pulsano e i pensieri scattano come ingranaggi di un meccanismo sconosciuto. Mentre cerca di ritrovare una strada sicura e lontana dagli aggressori, Nick scopre di essere armato e di avere un bagaglio degno di un soldato, poi all'improvviso la sua mente è squarciata da un ricordo...

Un gigantesco autoarticolato con un nome sulla fiancata posteriore e il logo di un'aquila impressa sui due paraurti. Il genere di aquile che immagini aggrappate a una svastica. Sento lo stridore degli pneumatici, vedo il fumo uscire dai cerchioni. Avverto l'odore di bruciato del liquido dei freni e della gomma sull'asfalto.


È un piccolo flash, ma può aiutarlo a ricordare cosa era successo prima. Attraversando la foresta innevata, descritta così minuziosamente che sembrava di sentire lo scricchiolio dei rami spezzati e della neve sotto ai piedi, Nick arriva sulla strada, poco distante dal punto del suo incidente. Una scena poco consona per il luogo gli si para davanti: un elegante suv blindato era parcheggiato davanti ad un capanno nei pressi di una cascata. Quel suv, apparentemente vuoto, gli ricorda qualcosa. Un inseguimento forse, anzi una scorta. Lui stava proteggendo il suv e quando all'improvviso un grosso camion lo ha speronato mandandolo fuori strada con lo scopo di ucciderlo. Ma chi stava proteggendo? E che fine avevano fatto i passeggeri del suv? Le voci che echeggiano nella sua testa, una lingua straniera, donne, bambini. In preda al caos Nick sale sul suv, i sedili ancora caldi, schiacciati dal peso non indifferente di una persona. Un corpo riverso coperto di sangue, fori di proiettili. Un uomo minuto, Frank. Lo aveva assoldato per proteggerlo e portare a buon fine una missione, ma quale? E quell'uomo, Frank, aveva un figlio, che fine aveva fatto il bambino di sette anni? Controllando meglio il cadavere di Frank si accorse che sotto c'era quello di un bambino di circa sette anni. Il figlio di Frank. Non era riuscito a proteggerli ed ora erano morti, uccisi da dei proiettili di qualche delinquente senza scrupoli.
Ben presto Nick si accorge che il bambino respira. Il piccolo Stephan, figlio di Frank, è vivo, era solo svenuto per la paura e per il peso del corpo del padre che gli ha fatto da scudo.
La memoria sembra fare scintille, ombre e luci si fanno largo tra la nebbia degli ultimi minuti. Stephan è vivo, si è ripreso e, anche se un po' frastornato sembra stare bene. Devono scappare da li, gli assassini potrebbero tornare e sarebbe pericoloso restare in zona se venissero a sapere che sono entrambi vivi.

Mai fare segni su una cartina. Perché dire al nemico dove stai andando e cosa stai facendo?

Per Nick e Stephan comincia così rocambolesco peregrinare da una città all'altra, confondendosi e nascondendosi per non farsi trovare. A quest'ora avranno capito che non sono morti e la caccia è di nuovo aperta e ancora più feroce.
Stephen aiuta Nick a ricordare, a far luce su spezzoni di ricordi che gli affiorano durante la fuga. Nick aiuta Stephan a capire il perché si ritrova orfano di padre, in Svizzera e in compagnia di uno strampalato agente segreto inglese che annovera un passato nei corpi speciali delle missioni nelle zone calde del mondo, sempre in prima linea.
C'è una matrigna da scovare e far "cantare", un castello da espugnare e un killer senza scrupoli da stanare. Non sarà facile, la notizia dell'incidente si è diffusa ovunque, la morte del ricco imprenditore russo Frank Timis ha riscosso clamore, soprattutto perché il figlio di sette anni, con lui al momento dell'uccisione, è stato rapito. Probabilmente da un pedofilo e quando c'è di mezzo un bambino e un pedofilo, nascondersi diventa ancora più difficile. Nick è pronto a tutto, non sarà facile, ma riuscirà a portare a termine la sua missione. Stephen è un bambino sveglio, mangia broccoletti, tifa Brindisi e legge Dostoevskji, non sarà un problema addestrarlo alla vita dura che si prospetta loro davanti. In gioco c'è la loro pelle e probabilmente molto di più. C'è la pista albanese da seguire e quella russa che sembra avere sede in Svizzera...
Attraverso un viaggio senza legge , Nick e Steve, piccolo rapper biondo sotto copertura, si vedranno coinvolti in pericolosi appostamenti e inseguimenti. Steve è ben addestrato, sa perfettamente quali sono i suoi compiti: interpretare la parte del figlio di Nick, stare nascosto nel bagagliaio della polo verde, imparare le parole d'ordine e i piani di emergenza se qualcosa fosse andato storto.
Nick lo avrebbe salvato dalle grinfie della matrigna e degli assassini che gli davano la caccia da giorni.

Riesci sempre a cacciarti nei guai. Non puoi farci niente... sei fatto così.

Nonostante i piani di Nick studiati al dettaglio anche se spartani, i conti sembrano non tornare mai. C'è sempre qualcosa che sfugge, qualcosa che all'ultimo rovina tutto e li costringe a fuggire di nuovo, finendo spesso nei guai. Svizzera, Francia, adesso Italia, precisamente verso Brindisi. In Puglia. Li  erano incentrati  gli affari di Timis. Li avrebbe trovato la risposta al perché della fuga di Frank. Li si trova il terrorista che non solo ha distrutto una famiglia e lo vuole morto ma è accecato dal delirio di onnipotenza che lo ha spinto in un gioco al potere pericoloso per una buona parte dell'umanità  occidentale.
Riuscirà Nick a fermare il conto alla rovescia e salvare l'occidente dal pericolo che sta correndo? 

Da sempre il mio mantra era: perché preoccuparsi di ciò che non si poteva cambiare? Forse, se l'avessi ripetuto all'infinito, avrei potuto iniziare a crederci ...

Con un ritmo incalzante e avvincente Andy McNab mette a segno un altro centro nel suo bersaglio. Il lettore si ritrova a percorrere strade tortuose insieme a Nick, sentendo il calore che si sprigiona nel bagagliaio incollando i vestiti addosso al piccolo Stephan. Sente le tempie pulsare e vede la nebbia diradarsi lasciando spazio ai ricordi. Sente il sapore del cioccolato sciogliersi morbido in bocca e l'accattivante profumo delle salsicce grigliate insinuarsi nelle  narici voluttuosamente. Ma sente anche scorrere l'adrenalina durante i corpo a corpo e le fughe rocambolesche di Nick.
Mille emozioni e un caleidoscopio di colori e profumi pervadono le pagine di questo romanzo. 
Anche se è un nuovo capitolo di una lunga serie, non ho riscontrato problemi ad entrare in confidenza col personaggio, a conoscerlo e capire i fantasmi che lo attanagliano. È un romanzo che può essere letto tranquillamente come qualsiasi altro romanzo autoconclusivo: c'è sempre tempo per conoscere il passato. Chi già conosce Andy McNab di sicuro apprezzerà l'emozione di questa nuova avventura del protagonista, per chi come me non ne avesse mai sentito parlare, è una possibilità per conoscere un nuovo interessante autore ed innamorarsi dello scapestrato protagonista. La prossima volta, però, cominciando dall'inizio ...

Buona lettura,
Tania C.


domenica 8 settembre 2019

Recensione di A MANO DISARMATA di Federica Angeli Ed. Baldini+Castoldi




A MANO DISARMATA

Federica Angeli
Ed. Baldini+Castoldi
Pag. 366
Copertina flessibile con sovra copertina
Collana I saggi
€ 17,00
Ebook disponibile


CONOSCIAMO L'AUTRICE


Federica Angeli - foto dal web-

Federica Angeli, classe 1975, romana, è una giornalista di cronaca giudiziaria e nera. Dal 1998 scrive per <<La Repubblica>> e nel 2005 ne diventa redattrice. Dal 2013 vive sotto scorta: mentre stava svolgendo un'inchiesta sulla criminalità organizzata di Ostia cominciarono ad arrivarle minacce dalla mafia. Molti i premi vinti nel 2012 e 2013 il Premio Passetti- Cronista dell'anno, nel 2015 il Premio Donna dell'Anno, il Premio Francese e il Premio Articolo 21, assegnatole dal sindaco di Roma, nel 2016 il Premio Piersanti Mattarella e il Premio Falcone e Borsellino, nel 2017 il Premio Arrigo Benedetti e il Premio Nazionale Borsellino. 
Grazie al suo impegno nella lotta alle mafie, nel 2016, il presidente Mattarella la nomina Ufficiale della Repubblica Italiana al Merito.
Insieme ad Emilio Radice pubblica Cocaparty nel 2008 e Rose al veleno, stalking nel 2009. Nel 2015 firma come coautrice Io non taccio e nel 2016 Il mondo di sotto. Cronache della Roma criminale, come autrice.


TRAMA

Ostia, 2013. Due colpi di arma da fuoco esplodono nel silenzio della notte. Le finestre si aprono e un grido lacera l'aria : <<Tutti dentro, lo spettacolo è finito!>>
Tra gli abitanti di quei palazzi c'è Federica Angeli, cronista di nera per la cronaca Romana di <<La Repubblica>>, nata e cresciuta proprio in quella periferia. Federica  si occupa da tempo dei clan locali, e da tempo riceve minacce gravi. Ha visto in faccia la paura, ma dalla sua ha l'altra faccia della paura: il coraggio.  Se i nel quartiere tutti si piegano obbedienti al comando del boss, lei denuncia tutto ciò che ha visto. 
Il giorno dopo la denuncia la sua vita subisce uno stravolgimento drastico: a tutela della sua incolumità le viene assegnata una scorta. Le intimidazioni non la fanno vacillare, grazie alla sua fede del "noi insieme contro l'illegalità". La vicenda giudiziaria di cui è protagonista sino alle attuali sentenze, fa ben sperare in una faticosa ma possibile vittoria, a conferma del suo credo che tutti insieme, a testa alta, possiamo cambiare in meglio.
L'unica arma che ha permesso a Federica di vincere questa guerra è la penna, con la quale racconta in queste pagine, la lotta alla malavita in un ambito di giornalismo etico, severo e nobile, atto a compiacere nient'altro che la verità. Tra continui colpi di scena Federica mette in luce le sue paure e la solitudine che sembrava schiacciarla nei momenti più duri. La testimonianza riportata in queste pagine è la rappresentazione del suo essere  donna, madre, moglie, conteso alla serenità famigliare. Quella serenità che si ispira alla Vita è bella di Benigni, coinvolgendo i figli di Federica al gioco della guerra. 
Tutti i diritti di questo libro sono stati acquistati dal regista Claudio Bonivento che porterà sugli schermi questa incredibile storia.



IMPRESSIONI

Questa cronaca biografica, in copia cartacea, mi arrivò a sorpresa tempo indietro grazie al gentile omaggio di Baldini+Castoldi che ringrazio di cuore per la fiducia riposta in me. L'emozione che si prova, ogni volta, a spacchettare il plico inaspettato portato dal corriere è sempre indescrivibile e mai uguale. Se poi si tratta anche di un testo che tratta una storia di cronaca attuale, forte e delicata allo stesso tempo è ancora maggiore l'emozione e il piacere di leggere. 
Un bel libro corposo, con la copertina flessibile ed una meravigliosa sovracopertina simil-pergamena nelle tonalità perlacee del grigio, ad impreziosire ancora di più il volume.
Leggerlo è stato piacevole, anche se ogni parola è ricca di spunti di riflessione, sia sul piano sociale che personale. 

"Ti rendi conto che quello, lo Spada, mentre mi teneva chiusa in una stanza, mi ha detto che comandano loro e che avrebbe fatto del male a me e ai bambini se avessi scritto dei loro affari? Io non so più cosa pensare. Non è che lavoro per un giornalino di paese, sono una cronista di "Repubblica", il primo quotidiano nazionale. E quello non ha avuto paura di minacciarmi. Capisci? Fin dove arrivano davvero le coperture di questi personaggi? E poi, assurdo nell'assurdo, tre ore dopo la mia denuncia ai Carabinieri - i Carabinieri, cazzo!, cioè quelli che ci proteggono - un pregiudicato che ogni tanto mi passa informazioni sapeva già tutto, tutto, chi e cosa avevo denunciato, ogni parola! Non è possibile. Mi sembra un film dell'orrore."

2013, Ostia. Federica Angeli e Carlo Bonini, cronisti di Repubblica per la cronaca della Capitale, iniziano una delicata indagine sul legame tra la mafia Ostiense e la pubblica  amministrazione. Tutto ha inizio il giorno in cui  Federica insieme a dei colleghi, decidono di documentare un'indagine in uno dei più rinomati stabilimenti della costa ostiense. Accurate indagini durate mesi conducono ad un nome, quello del boss Armando Spada, il quale, forte dell'aiuto di altre famiglie di spicco della mala locale, i Triassi e i Fasciani, seminano il terrore a Ostia. Per Federica, aver aperto il "Vaso di Pandora", si scatena l'inferno sfociando in un sequestro dove le verrà intimato di lasciar perdere l'indagine e spostare le sue inchieste altrove dal momento che il loro dominio soggioga sia i cittadini che le forze dell'ordine, come una sorta di favore per la loro incolumità. Federica non ci sta, non è disposta a piegarsi, a perdere tutto il lavoro fatto in quei mesi e quello che le spetta in futuro. C'è troppa carne al fuoco e Federica vuole denunciare i soprusi che tengono in ostaggio da quasi mezzo secolo Ostia e il litorale romano. Non si ferma davanti a nulla e le sue indagini daranno una grossa mano nell'operazione Nuova Alba, portata a buon fine dalla Polizia con l'arresto di una cinquantina di appartenenti ai vari clan Spada, Triassi, Fasciani e Cuntrera. Il 17 luglio 2013, subito dopo il sequestro e le minacce a lei e alla famiglia, a Federica verrà assegnata una scorta permanente solo perché ha osato portare alla luce denunciando quella che è sempre stata la realtà locale, sfidando l'omertà che regnava consenziente da anni. 

Un nuovo giorno appena iniziato mi presentava una nuova grana: la baby-sitter mi aveva mollato. La paura della situazione in cui vivevo e gli episodi intimidatori che continuavano a ripetersi le avevano messo addosso una tale pressione da farle sentire troppo la responsabilità. Era giovane e non potevo biasimarla. Ovunque si voltasse accompagnando i miei figli alle attività sportive, si ritrovava un losco figuro attorno. E malgrado una gazzella o una volante la raggiungessero poco dopo avermi avvertito, non riusciva più a reggere quella tensione."


Quel 17 luglio sarà il giorno del cambiamento per lei e per chi le sta intorno non solo ad aiutarla a sconfiggere la nube nera della mafia locale. 1700 giorni di scorta ventiquattr'ore su ventiquattro la metteranno a confronto con la paura, quella di perdere i propri cari a causa del suo coraggio. Giorno dopo giorno, lasciandosi anche prendere dalla voglia di mollare di mollare tutto,  Federica continua a tenere la testa alta e la paura sempre sotto tiro con l'unica potente arma che ha a disposizione. Un'arma capace di fare più danni della bomba atomica: la sua penna. 

Un ultimo sforzo, Fede, raccogli le forze e resisti. Manca poco, manca poco ...

La voglia di giustizia e di riportare la dignità nel suo paese spingono Federica a vacillare senza mai cadere, trovando ogni giorno sempre di più, la forza per andare avanti tra sensi di colpa, paura e solitudine che la attanagliavano durante il suo percorso. Ma il 9 novembre segnerà il giorno della svolta, quello che vedrà tutti i suoi sforzi andare a buon fine: Roberto Spada verrà arrestato per violenza privata, aggravata dal metodo mafioso. L'arresto del boss segnerà il k.o. a livello cosmico per il clan degli Spada.

Era calato un silenzio irreale su Ostia, un silenzio premonitore. Per me, che so ascoltare le note di quel quartiere, nell'aria c'era qualcosa di veramente grosso."

Tutto il resto è storia nota, tutta la violenza di Spada, riversata su un giornalista, risvegliò i cittadini dal torpore dell'omertà che li attanagliava da anni e diede inizio al tracollo del clan in un susseguirsi di colpi di scena e arresti clamorosi.
Il 19 febbraio 2018, dopo 1677 giorni vissuti sotto scorta e sotto l'assedio della paura di perdere i propri cari, Federica si mette a nudo pubblicando su vari social una commovente lettera ai figli raccontando che è finalmente  arrivato il giorno della verità e della giustizia, quello del confronto in aula contro Armando Spada, cugino dei boss Roberto e Romoletto Spada. Federica scoprirà di non essere sola, ricevendo milioni di visualizzazioni e apprezzamenti da parte degli italiani che in tutti quegli anni hanno seguito le sue vicende.

Affronterete tante paure e difficoltà nella vita. Le supereremo tutte, come solo noi, tutti insieme, sappiamo fare. Perché la vita è una sfida irrinunciabile. E noi siamo pronti a giocarcela fino alla fine. 

Leggere questo libro è un dovere e un diritto di ogni cittadino. Serve per capire che piegarsi all'omertà e alla paura significa solo alimentare il fuoco del potere della malavita organizzata. Ma se al fuoco si toglie ossigeno si spegne. E non servono armi o violenza, basta una semplice penna e il coraggio di un popolo che decide di dire basta.
Non è facile ed è molto pericoloso, ma unendo le forze e credendo in ciò per cui si lotta  si possono creare molte crepe in un sistema inespugnabile. Ed è proprio dalle crepe che entra la luce!
Consiglio questa lettura ai giovani, alle scuole superiori. Un importante pezzo di storia moderna riguardante una guerra intestina è stato dettato dal coraggio e scritto dalla penna di una donna che da sempre crede nella verità e nella giustizia. Non lasciatevi scoraggiare dalle 366 pagine, il libro scorre veloce come fosse un romanzo che mixa elegantemente azione, thriller e amore. Lo stile di Federica Angeli, incalzante e coinvolgente, mai stancante nemmeno nella descrizione degli atti cattura il pubblico, dal lettore più esigente che troverà dovizia e cura dei particolari, sino al lettore che cerca un momento di relax senza rinunciare alla realtà del quotidiano.

Buon lettura, Tania C.




Recensione TUTTO NASCE PER FIORIRE di DEMETRA COSTA

  TUTTO NASCE PER FIORIRE Autore: Demetra Costa Editore: IoScrittore Formato: Brossura Pag.: 503 Uscita: Giugno 2025 € 18 formato cartaceo F...