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giovedì 24 febbraio 2022

Recensione MASSUD Il leone del Panshir di Michael Barry - Ed. Ponte Alle Grazie -

 




MASSUD

Il Leone del Panshir


Autore Michael Barry

Traduzione di Marina Visentin

Ed. Ponte Alle Grazie

Anno di uscita della nuova edizione 2022, gennaio

Formato Brossura

Genere Biografia

Pag. 288

€ 18

Ebook disponibile in tutti gli store digitali


CONOSCIAMO L'AUTORE


Michael Barry, nato a New York nel 1948, è uno storico del Medio Oriente e del mondo islamico. Dal 2004 insegna cultura islamica presso il Dipartimento di studi sul Vicino Oriente dell'Università di Princeton e dal  2009 ricopre la carica di consulente speciale per l'Aga Khan Trust for Culture. La sua conoscenza dell’Afghanistan, dove guidò molte missioni umanitarie, gli è valsa la fama internazionale di esperto di questo Paese. Con Massud ha vinto nel 2002 il prestigioso Prix Femina.



TRAMA


Il 9 settembre 2001, due giorni prima dell'attentato alle Twin Towers, Massud muore, vittima di un attentato suicida. Cala il sipario sulla vita di un personaggio leggendario dell'Afghanistan contemporaneo. Il capo carismatico dell'opposizione ai sovietici prima e ai Talebani poi. Ma chi era veramente questo uomo carismatico e misterioso? Uno dei tanti signori della guerra che hanno fatto leva sulla propria etnia per saccheggiare il paese? Un condottiero convinto della necessità di introdurre la democrazia in Afghanistan? Un capo musulmano più intelligente e subdolo di altri, capace di sfruttare l'entusiasmo degli operatori umanitari e dei giornalisti occidentali per i suoi scopi? Un mistico che non ripudia l'azione, appassionato di poesia e sostenitore di una spiritualità dell'Islam? Per Michael Barry, uno dei più importanti conoscitori della storia afghana, Massud è soprattutto l'unico leader che avesse come scopo l'unità del suo paese. In questo saggio, l'autore ricostruisce un periodo della vita di un personaggio che si è trovato coinvolto nella doppia lotta contro i totalitarismi, lotta che ha combattuto con estremo coraggio e da cui ne è uscito in un certo senso sconfitto, diventando un martire e incarnando così <<l'emblema di un eroismo della libertà, di un genio strategico messo generosamente al servizio di una tenace lotta per l'indipendenza nazionale>>.


IMPRESSIONI

Per questa copia cartacea di MASSUD Il Leone del Panshir, ringrazio di cuore Carolina e Matteo di Ponte Alle Grazie che me l'hanno gentilmente offerta.

Il mio interesse per l'Afghanistan mi ha spinta a conoscere qualcosa in più sull'uomo che ha lottato fine alla fine per liberare il suo paese dai regimi totalitari che lo hanno messo in ginocchio da sempre. 

Ho impiegato tempo ed energie nella lettura, il testo si presenta  molto compatto, un concentrato di storia antica e moderna dell'Afghanistan, spesso difficile da comprendere e accettare.

Vista la complessità dei fatti storici viene quindi naturale, per ogni fatto riportato,  fare ricerche, aprire nuove piste e porte della conoscenza, lasciando sfociare la lettura nell'approfondimento infinito, come una gigantesca matrioska.


<< Lo scacchiere geopolitico mondiale fu l'oggetto costante delle sue attive riflessioni. >>


La ''biografia'' di Massud è un lungo racconto ricco di fatti, aneddoti e approfondimenti psico-politici del fiero paladino che ha combattuto fino alla morte per i suoi ideali democratici, per liberare il suo paese e il suo popolo dalla dittatura sovietica e talebana.


<< Fino al 1992, sono stato dunque piuttosto diffidente nei confronti di Massud. Sospettavo fosse un abile tattico islamista, che nascondeva i suoi disegni per raccogliere appoggi dall'esterno nell'attesa di prendere il potere e di svelare, una volta a Kabul, un programma probabilmente orrendo. >>

Un condottiero che a volte è stato anche messo in dubbio dal suo popolo e dagli occidentali, con l'accusa di fare il doppiogioco a causa le sue idee liberali  a favore di un  paese più occidentalizzato e laico.

Barry, dopo un'iniziale diffidenza nei riguardi di Massud, sfociata poi in salda amicizia, ci presenta in modo chiaro e completo un quadro complesso di storia e geopolitica dal punto di vista, forse un po' coinvolto ma sempre molto obiettivo, di chi conosce approfonditamente anche l’Afghanistan grazie alle sue esperienze in prima linea con le numerose missioni umanitarie vissute tra le ostili montagne afghane.

Durante la prima occupazione talebana dell’Afghanistan, qualche giorno prima dell’attentato  alle Torri Gemelle negli Stati Uniti, i fondamentalisti islamici tesero un agguato, con  brutale esito, alla vita di chi non aveva mai voluto scendere a compromessi con loro, combattendoli su ogni fronte.


<< Il suo viso è famoso in tutto il mondo: barba rada, naso aquilino, sguardo tagliente come una lama, fissato per sempre nel momento della sua morte violenta a quarantotto anni... >>


Ahmad Sahah Massud, leader afghano dal grande carisma, mussulmano praticante ma moderato, studioso della filosofia, abile giocatore di scacchi e votato alla causa della libertà.

Un uomo umile ma fiero, colto, ma soprattutto un brillante stratega militare fin da giovanissimo.

Nato nel Panshir nel 1953, da una famiglia tagika, la sua formazione culturale segue gli spostamenti del padre, ufficiale della polizia afghana poi promosso a capo della polizia di Herat.

Non aveva ancora trent'anni, negli anni '70, che la sua resistenza e le sue battaglie contro l'invasione russa erano  già leggenda, ma la fama crebbe con la guerriglia contro i talebani negli anni successivi al totalitarismo sovietico.

Il suo sogno di un Afghanistan finalmente libero da ogni regime dittatoriale stava per avverarsi, quando i talebani terrorizzarono il popolo e devastarono il paese per poi togliere definitivamente di scena, nel 2001, Massud, l'uomo che aveva osato contrastarli.

È il 9 settembre 2001 e due falsi giornalisti di una tv marocchina si presentarono al Leone del Panshir, all’epoca eletto Generale  Ministro della Difesa, per intervistarlo. L’intervista si rivelò una trappola, infatti dentro alla macchina da presa era nascosta una bomba che ucciderà sul colpo il Generale e uno dei due terroristi, mentre il secondo perirà sotto il fuoco delle guardie del corpo di Massud.

La rivendicazione dell’attacco venne attribuita da una parte ad Al Qaeda, dall’altra a una cellula facente parte di un’organizzazione con sede a Bruxelles.

Il mondo verrà a conoscenza della morte di Massud solo due giorni dopo l’attentato, in concomitanza con la strage dell’11 settembre.

Nonostante la resistenza del Panshir, guidata dal figlio Ahmad, dopo l'assassinio del padre ''Shir-e Panjshir'', il Leone del Panshir - Massud, nulla impedì ai talebani di tornare al potere con un nuovo governo dittatoriale lo scorso agosto.

Ripercorrendo minuziosamente il periodo storico dagli anni '70 ai giorni nostri, Barry mette in luce la figura di un Condottiero nostalgico e riservato, risoluto e grande stimatore della cultura occidentale che ha pagato troppo caro il sogno di vivere, finalmente, in una terra democratica e libera.

Sicuramente non è una biografia da leggere sotto l'ombrellone per svagare la mente, ma credo che questo testo debba essere letto e studiato in modo da capire chi era e cosa è diventato oggi l'Afghanistan.

Consigliato a chi ama la storia, le strategie e le riflessioni di uno dei più importanti personaggi storici moderni divenuto leggenda agli inizi del secolo. 

Con un pizzico di impegno e buona volontà riuscirete a catapultarvi nella resistenza di Massud, che sarà felice di accompagnarvi nel suo lungo percorso verso la libertà.

Buona lettura,


Tania C.





sabato 26 giugno 2021

Recensione di LOKA Il racconto tratto dalla storia vera di Walter Locatelli di Romano Montanari - Ed. AltroMondo Editore -

 




LOKA

Il racconto tratto dalla storia vera di Walter Locatelli


Romano Montanari

Ed. AltroMondo Editore

Collana La collana dei pionieri

Anno di uscita 2021

Formato Brossura

Pagine 156

€ 14 formato cartaceo

Link per l'acquisto https://www.cinquantuno.it/shop/altromondo-editore/loka/


CONOSCIAMO L'AUTORE


Nato a Lugo di Romagna nel 1933, Romano Montanari consegue la Laurea in Scienze statistiche e Attuariali. Sposato, tre figli e quattro nipoti. Ha lavorato come ricercatore di marketing nel centro studi di una multinazionale statunitense; come consulente di organizzazione commerciale e marketing presso uno studio professionale; autonomamente si è occupato di business development sui mercati esteri. Nel 1994 ha fondato una società per la produzione di dispositivi medici seguendo le tecniche e metodiche dell'automazione totale.


TRAMA


Walter Locatelli è il figlio di una coppia che rappresenta la tradizionale famiglia contadina milanese. 

La sua cultura diviene il portabandiera della piccola comunità. Verso i trent'anni, dopo aver terminato il percorso di studi, si ritrova frequentemente ad annoiarsi al bar del paese insieme agli amici. 

Durante un caldo pomeriggio estivo, un attrezzista locale gli chiede un piccolo favore. Con un pizzico di orgoglio Walter pensa di poter aiutare l'uomo, non immaginando che quel semplice favore gli sconvolgerà completamente la vita.

Il messaggio è rivolto particolarmente ai giovani che si preparano ad intraprendere la strada del mondo del lavoro: anche un incontro all'apparenza banale può rappresentare l'occasione della vita.


IMPRESSIONI


Con questo racconto di vita vissuta, Romano Montanari continua la Collana dei pionieri. Spero vivamente che in futuro possa raccontarci nuove storie perché la sua scrittura, la sua capacità di mettere su carta spaccati di vita intensa e avventurosa è veramente stimolante e appagante. 

Ho letto voracemente gli altri racconti e, prima di recensire Loka, che mi è stato gentilmente offerto dalla cara Alice di AltroMondo Editore, ho voluto assaporarne lentamente ogni pagina, entrare in punta di piedi nella vita di Walter Locatelli, cercando di provare le stesse emozioni e la stessa curiosità che lo hanno portato ad essere un imprenditore di successo. Di questa storia ho apprezzato la freschezza con la quale è stata raccontata, la delicatezza nell'affrontare un tema serio come il rapimento, gli attimi che sembravano ore e le ore che sembravano giorni. La paura, lo sgomento e l'attimo impercettibile di rassegnazione che precedono la speranza di una prossima liberazione.

Emozioni forti e contrastanti, brivido e adrenalina che scorrono nell'inchiostro col quale è forgiato il racconto. 

Emozioni arricchite e accresciute dal fatto di aver vissuto, qualche anno fa, l'ansia di un sequestro di un giovane imprenditore mio concittadino.

Ancora una volta Montanari ha saputo catturare l'attenzione del lettore con semplicità e pathos, tipici del suo mettere su carta le esperienze dei protagonisti, dando vita alla loro angoscia, alla paura di non farcela, alla speranza e alla voglia di non lasciarsi andare nonostante la via della rassegnazione potesse sembrare allettante. 

La storia è semplice.

Walter Locatelli, un ragazzo della campagna milanese, classe '27, da sempre appassionato di tecnologia e ingegneria, con una grande passione per il calcio che lo vedrà palleggiare dalle giovanili alla prima squadra del Milan. 

La strada del pallone venne presto lasciata per un brutto incidente in campo e per la guerra che stava imperversando.

Proseguì invece gli studi di ingegneria, laureandosi con ottimi voti, anche se qualche anno fuori corso. 

<< Ingegnere, quando ha finito la sua partita avrei bisogno di parlare un attimo con Lei ... >>

Dopo la laurea, non avendo alcun bisogno di lavorare, amava passare il suo tempo con gli amici nei bar del paese, finché un giorno, nel '55, mentre stava tranquillo con gli amici, un meccanico lo contattò mostrandogli una biella del motore di una vettura. 

Il pezzo doveva essere modificato per adattarlo ad un motore e l'uomo chiese a Walter se fosse stato in grado di eseguire le modifiche da lui richieste in tempi piuttosto stretti. La ricompensa sarebbe stata adeguata e gli avrebbe sicuramente portato nuove opportunità di lavoro.

Da quel giorno, non lo avrebbe mai immaginato,  si sarebbe aperta la porta di numerose commissioni, sebbene limitate dal tempo serrato di consegna. 

Sarebbe stato in grado di svolgere quel delicato compito in così poco tempo?

Mettendoci tutto l'impegno possibile, Walter riuscì a portare a termine il suo compito e non solo, gli venne offerta la possibilità di produrre i pezzi in larga scala, per il fabbisogno locale e regionale.

Mentre la carriera ingegneristica procedeva alla grande, il cuore di Walter venne rapito da Francesca, una bellissima ragazza conosciuta durante una vacanza con gli amici a San Martino di Castrozza. 

La passione travolse i giovani, e presto si mutò in amore, che crebbe di pari passo con la carriera di Walter.

Grazie anche all'aiuto di Francesca, con la quale era convolato a nozze, la piccola impresa  Locatelli, specializzata nella produzione e assemblaggio di pezzi meccanici per macchinari industriali, chiamati LOKA matricola A-1, iniziò il suo decollo diventando l'eccellenza nel settore.

Quasi senza rendersene conto, il tempo   cominciò a volare e la piccola impresa diventò  sempre più grande e produttiva, espandendosi a vista d'occhio. 

<< RALLENTARE, INCIDENTE A 300 METRI. >>

Insieme all'impresa si espanse anche la famiglia e per Walter si aprirono orizzonti lavorativi oltreoceano che lo fecero atterrare in Brasile, a Curitiba, dove Daniel, un collaboratore, lo attendeva per mostrargli il lavoro e fargli passare qualche momento di svago in quella terra immensa e festosa.

Mentre  si stavano recando ad un appuntamento di lavoro, comodamente seduto sulla berlina guidata da Daniel, improvvisamente, si trovarono di fronte ad un brutto incidente che gli sbarrò la strada.

In mezzo alla larga carreggiata, un furgoncino bianco sembrò avere un principio di incendio, mentre poco distante videro un uomo a terra apparentemente privo di vita, dei feriti  e una grossa moto rovinosamente ribaltata sul ciglio della strada.

L'intervento dei sanitari confermò l'ipotesi di Walter: l'uomo a terra, coperto da un telino, non avrebbe più avuto bisogno di assistenza. 

Destò invece stupore il fatto che una moto, se pur di grossa cilindrata, avesse provocato quell'enorme disastro, visto il tratto di strada ampio e comodo.

Uno dei poliziotti intimò a Daniel di accostare a bordo strada e attendere. 

I due uomini scesero per offrire il loro aiuto quando, improvvisamente il morto resuscitò, i feriti li circondarono e i ''poliziotti'' gli puntarono le armi contro. 

''Gentilmente'', Walter e Daniel furono invitati a salire sull'ambulanza, guidata dal ''morto'' resuscitato, mentre uno dei barellieri si mise alla guida della moto '' incidentata ''. 

Ci volle poco a capire che quello fu un sequestro in piena regola e, come se non bastasse, i sequestratori requisirono loro tutti gli effetti personali, orologio compreso, di modo che non potessero rendersi conto dell'ora.

Dopo quella che sembrò una mezz'ora di strada tortuosa, cambiarono mezzo di trasporto, tornando indietro, percorrendo il percorso a ritroso.

Nel frattempo i sequestratori si cambiarono  d'abito, ''trucco e parrucco'', assumendo toni più gentili nei loro riguardi, ma continuando a ribadire di non tentare passi falsi, se non avessero voluto assaggiare un pugno più duro. 

Sballottati da un mezzo all'altro e da un luogo all'altro, a A Walter e Daniel fu impedito di conversare tra di loro, costringendoli a creare un linguaggio personale fatto di gesti e occhiate.

Da qualche giorno sentivano in lontananza il ronzio di un elicottero che, continuando a sorvolare quella zona, diede loro la speranza che qualcuno li stesse cercando.

Dopo alcuni giorni la speranza diventò quasi certezza, quando un elicottero fermò il volo proprio sopra al capanno dove furono nascosti. Ma poco più tardi, dopo aver sostato qualche minuto sopra le loro teste alimentando la fiamma della speranza, si allontanò frettolosamente lasciandoli con l'amaro in bocca, come una secchiata di acqua gelida in pieno inverno.

I due prigionieri vennero quindi fatti salire a bordo di un furgone che, dopo aver percorso poca strada, fu affiancato da una berlina.

Su quella berlina venne fatto salire Walter. 

Daniel rimase sul furgone con l'autista, e da quel giorno sparì nel nulla...

A questo punto la curiosità vi porterà a domandarvi se e, nel caso, come si risolse il sequestro di Walter Locatelli, che fine abbiano fatto fare a Daniel, ma non vi racconto altro.

Lascio a voi il piacere di sentir scorrere l'adrenalina lungo la schiena, il brivido che accompagnerà queste torride notti estive o una giornata sotto l'ombrellone, certa che verrete, permettetemi il gioco di parole, ''rapiti'' da questa emozionante storia.

Se vi piacciono le avventure e le storie biografiche, quelle che vi fanno viaggiare comodamente per paradisi esotici, seduti in poltrona, questo è il libro che vi soddisferà.

Ringrazio Alice per avermi dato l'opportunità di continuare la Collana dei pionieri e vi invito, se ancora non lo aveste fatto, ad approfondire anche con le altre due storie già recensite e che potete trovare a questi link:

https://valigiadeltempo.blogspot.com/2021/02/recensione-la-luce-che-venne-da-est-un.html


https://valigiadeltempo.blogspot.com/2020/11/recensione-il-dubbio-un-uomo-curioso-di.html


Buona lettura e buona estate.

Tania C.








venerdì 4 ottobre 2019

Recensione di GASPARE MUTOLO - La mafia non lascia tempo - di Anna Vinci, Ed. Chiarelettere






GASPARE MUTOLO
La mafia non lascia tempo


Anna Vinci
Ed. Chiarelettere settembre 2019
Pag. 238
Collana Reverse
Copertina flessibile
€ 16,00



CONOSCIAMO L'AUTRICE

Anna Vinci - foto dal web -




Nata a Roma, dove vive e lavora dopo una lunga parentesi a Parigi, è stata autrice, documentarista e conduttrice per la Rai. Tra i diversi saggi pubblicati ricordiamo: 
Tina Anselmi. Storia di una passione politica, edito da Sperling & Kupfer;
La politica con il cuore con Stefania Pezzopane edito da Castelvecchi;
Le notti della democrazia, Tina Anselmi e Aung San Suu Kyi, due donne per la libertà edito da Ediesse.
Tra i romanzi:
Calcutta, abbinato al racconto di Vasco Pratolini Lungo viaggio di Natale, edito da Guida;
Il Signore del sorriso edito da Iacobelli.
Amica e biografa di Tina Anselmi e curatrice del suo archivio, per Chiarelettere ha pubblicato La P2 nei diari segreti di Tina Anselmi, un saggio fortunato riedito nel 2018 con una nuova prefazione dove sono raccolti gli appunti della presidente della commissione parlamentare sulla loggia massonica, ex partigiana, cattolica e coraggiosa di sinistra.


TRAMA

"Insomma ti sei pentito dei tuoi ventidue omicidi?" 
Una domanda che Gaspare Mutolo non può più eludere. Uomo d'onore di Cosa nostra, guardaspalle del boss palermitano Rosario Riccobono e killer-autista al soldo del pericoloso e sanguinario Totò Riina. Per diciannove anni è stato un soldato "operativo" della mafia, autore di una  importante collezione di estorsioni, minacce e assassini cruenti. In parallelo, la sicurezza e il calore della moglie e dei quattro figli che pur al corrente dei fatti, scelgono di non fare domande.
Nel giugno 1992 la scelta di dissociarsi "perché non pesa ammazzare gente del proprio ambiente", ma uccidere magistrati, cittadini e guardie sì.
Quasi come se esistesse "una mafia buona", rispettosa del codice d'onore, e "una mafia spavalda", assassina e vendicativa verso uno Stato non più connivente.
Dopo anni di silenzio, Mutolo alza bandiera bianca all'urgenza di parlare. Spinto dalla coscienza e braccato dalle domande senza via d'uscita se non la verità che l'autrice gli pone, racconta la cronaca vissuta in prima linea, di uno dei periodi più bui della recente storia italiana, quello delle stragi e delle trattative tra Stato e mafia. 
"Oggi sono un uomo libero".
Un'ammissione estrema e autoassolutoria, quella di un soldato di mafia rimasto solo, dopo la scomparsa della moglie.
Un uomo solo per il quale è arrivato il momento di confrontarsi col suo passato.


IMPRESSIONI

Questo libro confessione edito da Chiarelettere l'ho fortemente voluto, in parte per completare il quadro generale dopo avere letto Fermate Capitano Ultimo (Chiarelettere), in parte perché mi piace il genere. Fa parte della nostra storia attuale  che tutti dovrebbero conoscere. L'ho chiesto a Chiarelettere e Tommaso Gobbi e Valeria Frigau hanno accolto subito la mia richiesta, sempre attenti e disponibili offrendomi una copia cartacea.  Li ringrazio tantissimo per tutte le possibilità e la fiducia che mi concedono.
Credo sia inutile dire che l'ho divorato in due giorni, completamente rapita dalla storia di uno dei più importanti killer della mafia del secolo scorso, Gaspare Mutolo, assoldato dal pericoloso "Mangiamorte", del quale era fedele soldato, Totò Riina.

"Mi dissocio formalmente dall'organizzazione  Cosa nostra, alla quale io sono appartenuto, facendo parte della famiglia di Partana-Mondello, famiglia famiglia che aveva come capomandamento Saro Riccobono."

Così inizia l'accorato racconto di Gaspare Mutolo, dalla fine di un viaggio durato vent'anni. Il 26 giugno 1992 quelle parole pronunciate davanti al giudice Pier Luigi Vigna e alla dottoressa Silvia Della Monica, hanno segnato la rinascita di Mutolo. Un anno importante, non scelto a caso, l'Italia travolta dagli attentati a stampo mafioso di Falcone e Borsellino, la mafia che perdeva colpi,  torchiata dallo storico processo dell'attacco  allo Stato e gli attentati dinamitardi nelle città chiave d'Italia. 
Era da tempo che ci stava riflettendo. Era stanco di fare una vita da pendolare tra carcere e Cosa nostra, costretto a ritagliare poco tempo per la moglie e i figli, ma soprattutto di nascosto, per la paura di ritorsioni da parte di chi oramai lo considerava un traditore. Una vita in fuga forse più da se stesso che dalla legge, una vita al margine con la spada di Damocle del carcere pronta a trafiggerlo in ogni momento, ma soprattutto con la consapevolezza che dopo vent'anni i tempi erano cambiati anche per la Mafia, nella quale, considerate le nuove vesti assunte negli ultimi anni, non si riconosceva più. 

Quel che non è morto è il mio vecchio modo d'agire. Quando mi arrabbio si sente chiaramente che sto trattenendo la violenza: chiunque mi si trovi davanti in quel momento coglie quel piccolo dettaglio che fa la differenza tra un uomo <<normale>> e uno che ha ammazzato, uno che è andato oltre. Qualcosa ti resta addosso: un po' del sangue versato.

Parole forti, dure, che fanno accapponare la pelle. Quando Mutolo, nel 1973, coi pregressi di vari furti, decide di entrare nella grande famiglia di Cosa nostra, vede la sua vita di ragazzaccio di strada, cambiare dall'oggi al domani. Conosce e si mette al seguito di un giovane Riina che ancora non aveva scalato la gerarchia del potere.  Comincia a maneggiare denaro  facile proveniente dal narcotraffico, denaro macchiato di sangue ma utile per  tirare avanti, viene indottrinato all'obbedienza e alla fedeltà verso i capi e alle regole ''etiche'' dei potenti. Viene plasmato e istigato alla violenza. La sete di sangue è forte, gli sgarri  tra clan vengono ripagati con le ammazzatine e le sparatine, d'altronde uccidere gente di quell'ambiente non gli è mai pesato più di tanto. Tutto pur di obbedire e dimostrare di essere un buon soldato. Come un albero che affonda le sue radici in un terreno friabile, la mafia comincia a scorrere come linfa vitale nelle sue vene.
All'epoca anche le forze dell'ordine, in un modo tutto loro, avevano rispetto di Cosa nostra, non era quindi un fatto strano se molte famiglie meno abbienti, affidavano l'educazione  dei loro figli al clan. Era quasi una fortuna, per quei ragazzi, essere proiettati in un destino di furti e contrabbando. Se poi la famiglia d'origine aveva le conoscenze che contano, i figli avrebbero anche potuto  finire per essere accolti sotto l'ala protettrice dei mafiosi di quartiere. E Gaspare Mutolo comincia proprio così la sua scalata a soldato di mafia.

Un tempo si era orgogliosi di avere un amico mafioso, ma all'epoca il mafioso era una tomba, zitto stava. Perché? Se tu favorisci il mafioso e poi questo parla, sei finito.

Le regole all'interno della cosca erano semplici e rigorose: vieni accolto in famiglia, vieni ricompensato a dovere ma devi obbedire e tacere. Rispetta e sarai rispettato. La crescita di Mutolo in Cosa nostra avviene in parallelo a quella di Riina, solo che la marcia in più di Riina lo portò a diventare il capo, l'uomo al vertice: il capo dei capi.
Con l'ascesa al potere di Riina, per Mutolo non è difficile diventarne uomo di fiducia. È fedele, instancabile lavoratore e affidabile. Certo, non infallibile e ogni tanto, quando una missione falliva, un soggiorno nelle carceri più famosi d'Italia ci scappava. Ma nonostante tutto rimaneva sempre e comunque l'uomo d'onore, quello al quale puoi affidare qualsiasi compito e puoi contare sulla sua cieca obbedienza.
Dal canto suo Mutolo cominciava a intravvedere i primi segnali di squilibrio del capo dei capi. I mandati dei crimini diventavano sempre più feroci e vendicativi, se si fosse potuto, oltre la follia. Riina, si trasforma in un vampiro  sempre più avido di potere e assetato di sangue di chiunque potesse essere un ostacolo al suo delirio di onnipotenza, dalla comune gente in strada, arrivando ai bambini. Vittime innocenti del delirio di un pazzo despota.
A Gaspare tutto questo spargimento di sangue innocente comincia a dare fastidio: un conto sono gli omicidi tra clan, un conto i bambini e gli estranei. Comincia così per lui un lungo periodo di riflessione sul suo ruolo di mafioso e quanto ancora gli potesse calzare. Era arrivato il momento di defilarsi, di tagliare il cordone ombelicale marcio per collaborare con la giustizia. La decisione di Riina di fare guerra allo Stato si stava rivelando una missione suicida, non volendo far parte di questa nuova guerra al massacro, Mutolo decide di "tradire" la mafia che lo aveva tradito. 

Il fatto è che io, per Falcone, mi sarei fatto uccidere. E non esagero, perché io sono un soldato. Soldato di Mafia, certo, ma so riconoscere il generale a cui affidare la mia vita. Falcone era un Napoleone. E quanti militari sono morti per Napoleone!

Forte dell'amore verso la propria famiglia, che pur essendo a conoscenza della sua vita lo ha sempre sostenuto accettando silenziosamente e senza domande, e forte della stima che aveva iniziato a provare per Falcone e Borsellino prima della tragedia, decide di "tradire" quella che per anni era stata l'altra sua famiglia. Sarà proprio Falcone a portarlo sulla retta via, a farlo decidere di affidarsi a Borsellino, molto più qualificato di lui per seguire le procedure di collaborazione con la giustizia. Ma i fatti sono andati diversamente. Erano i tempi in cui iniziavano le prime collaborazioni di giustizia, nomi di pentiti più o meno di spicco saltavano fuori da ogni dove. Per quanto Mutolo avesse cercato di tener nascosta la sua decisione, un'indiscrezione trapelò al telegiornale: "Forse Mutolo ha deciso di collaborare."
La fuga di notizie fu una sorta di salvezza per Gaspare, la sua amata famiglia, quella vera formata dalla moglie e i quattro figli venne messa in sicurezza e si aprirono le porte verso un nuovo futuro,  pulito e mai più da latitante: la libertà...

Sto cercando la proporzione giusta, non solo pittorica, ma interiore, tra un passato di morte e questo presente che voglio sia vita.

opera di Mutolo - foto dal web -

Ad oggi Mutolo e famiglia vivono sotto copertura, si sente rinato, senza però rinnegare tutto ciò che è stato in passato. È un artista, fa il pittore e i suoi quadri sono luminosi e colorati e, a differenza delle sue prime opere in cui venivano raffigurati solo paesaggi, oggi appaiono anche piccole figure umane, appena abbozzate e vestite di scuro.
Recensire la biografia di chi per anni è stato al soldo del Capo dei capi e artefice di delitti efferati e morti innocenti, per il gusto di uccidere, non è facile. Entrano in gioco sentimenti contrastanti e, purtroppo, l'indice accusatorio sul tema scottante "è giusto o no dare una possibilità ad un pentito di mafia?" fa fatica a restare al suo posto. 
No, non vi parlerò delle mie opinioni personali al riguardo, lascio a voi la possibilità di farvene una tutta vostra leggendo non solo questa recensione, ma anche la confessione completa dettata alla penna di Anna Vinci. 
La Vinci ha saputo trattare un argomento scabroso con empatia e  delicatezza, senza andare oltrepassare il sottile fil rouge che lega il protagonista all'autore. Le confessioni di un uomo alle soglie dell'ottantesima primavera, raccontate in maniera cruda e semplice, quasi fosse una fiction, vi aspettano in libreria. 
Buona lettura,

Tania C.








venerdì 20 settembre 2019

Recensione di COME LA PENSO di Andrea Camilleri Ed. Chiarelettere





COME LA PENSO

Andrea Camilleri
Ed. Chiarelettere 2013
ristampa luglio 2019
Pag.340
Copertina flessibile
Collana: I Tascabili
Genere: Autobiografia
€ 12,00
Ebook disponibile


foto dal web

ANDREA CAMILLERI

Andrea Camilleri, nato nel 1925 a Porto Empedocle, in provincia di Agrigento, dopo aver esordito nel 1978 con Il corso delle cose, scala la vetta tra gli autori più prolifici e letti con all'attivo decine di romanzi. 
Sua è la paternità dell'amatissimo commissario Montalbano.
Con Chiarelettere ha pubblicato nel 2009 Un inverno italiano, nel 2010 Di testa nostra, entrambi scritti insieme a Saverio Lodato. Nel 2015, sempre per Chiarelettere pubblica Certi momenti.

QUARTA DI COPERTINA

Un'autobiografia in forma di saggi e di racconti. Un continuo susseguirsi di spunti, suggestioni, ricordi e invenzioni che testimoniano tutta la ricchezza del mondo creativo dello scrittore italiano più letto e stimato dai lettori.
Un percorso ricco di personaggi (con una parte dedicata a Montalbano e alla sua Vigàta), incontri, luoghi, piccoli e grandi eventi, storie personali, con incursioni nella letteratura, nella filosofia, nella politica. Che bellezza leggere i ricordi di ragazzo di Camilleri, le "controstorie" della sua Sicilia, e poi immergersi nel racconto dell'Italia di ieri e di oggi, sempre accompagnati dalla sua inesauribile vena critica e ironica. Un ritratto a colori vivacissimi di come siamo e cosa pensiamo, tra cultura, cronaca e storia. Una vera scoperta.


IMPRESSIONI

Questa breve biografia, uscita anni prima della morte del Maestro è un volume delizioso, in veste completamente nuova ed accattivante, con la copertina azzurra come il mare della sua sicilia e un ramo di meravigliosi limoni gialli. Una gioia per gli occhi, sembra quasi di potersi inebriare del fresco profumo del mare e dei solari agrumi. L'ho vista questa copertina, mi chiamava tra mille altri titoli. Sull'autore nessun dubbio: il Maestro Camilleri è sempre una garanzia ed è l'autore italiano che preferisco in assoluto. Mi ha tenuto compagnia per anni, in un periodo della mia vita un po' travagliato, insegnandomi una lingua nuova, facendomi conoscere luoghi magici di una Sicilia da me sempre sognata e poco conosciuta. Ho amato ogni personaggio uscito dalla sua infaticabile fantasia , ma soprattutto ho e continuo ad amare il suo "figlio" più famoso: Montalbano. Ho riso con Catarella, mi sono commossa con la storia di Orlando ed ho pianto per la morte di François. Dovevo leggere questa biografia, soprattutto ora che il Maestro ci ha lasciati, quasi orfani, della sua calma e pacatezza da gigante buono.
Ho chiesto quindi a Chiarelettere di poterne recensire una copia e la dolce Valeria Frigau mi ha subito accontentata inviandomela nel giro di pochi giorni. 
Il volume, in maneggevole formato tascabile, era li, pronto per essere letto. Nel giro di poche ore l'ho divorato... va  bene, in una notte dai, non facciamo i pignoli.
È stato piacevole fare l'alba immersa tra i luoghi e le epoche che hanno segnato la storia italiana. Mentre leggevo, nella mia mente, la voce di Camilleri scandiva le "palore" (parole, Camilleri docet) lentamente, con il suo spiccato accento e la voce rauca dalle millemila sigarette fumate.
Descrizioni minuziose di luoghi e fatti, come fossero accaduti ieri e di un tempo che oramai è storia, uscite dalla fabbrica di pensieri del Maestro. L'infanzia, non certo facile per l'epoca, pochi anni dopo il primo Grande Conflitto, fatta di povertà, polvere e tanto amore per la propria terra. Sentimenti buoni e radicati, tanta voglia di conoscenza, di trasgredire e di fare.

L'aiutante di don Nonò mi vide e cercò d'agguantarmi, io riuscii a sfuggirgli,intervenne il secondo aiutante, poi qualche passante. Insomma, alla fine di questa scena degna della fèria di Pamplona, fui catturato e ridotto quasi alla calvizie.

Il racconto comincia dall'infanzia di Camilleri, molti sono gli spunti esilaranti, tra tutti quello che più mi ha colpito è narrato nel capitolo de Il salone di don Nonò, il barbiere, che vede un Camilleri bambino terrorizzato dalle "sanguette" scappare a gambe levate verso casa, oppure appena adolescente, in fuga dagli aiutanti di don Nonò che volevano fargli lo scalpo. Ho riso per un quarto d'ora, immaginandomi la scena di un Camilleri tredicenne, con folti e lunghi capelli, le "brache" corte e i calzettoni al ginocchio scalciare come un forsennato tentando di scappare dagli aguzzini del barbiere che voleva raparlo, su ordine del padre.
È l'epoca del fascismo, il rigore era, scusate il gioco di parole, di rigore, i tempi non erano facili, ma la scena ha quel fascino tragicomico che solo la penna di Camilleri poteva descrivere così bene.
Ma la biografia non è solo una raccolta di aneddoti più o meno divertenti: il Maestro ci descrive anche il periodo fascista che pur limitando la libertà di apprendere,  non impedì di formarsi una cultura artistica attraverso film e musica americana, il Jazz. Durante il regime fascista le pellicole americane venivano boicottate a favore di quelle italiane, vere  proprie opere celebrative del fascismo. Per Camilleri, spettatore assiduo di quelle nuove ed insolite pellicole, si aprì un mondo nuovo e sconosciuto, diverso dal solito cinema al quale era abituato. I film americani, molto più leggeri, puntavano non più sulla grandiosità delle guerre, fin troppe se ne erano combattute nella realtà, ma sulla vita moderna  e ilare negli Stati Uniti. 

Montalbano: Ma che fai, vuoi babbiare? Decine e decine di arresti ci sono. Algerini, tunisini, curdi, albanesi, senegalesi ...
Io: Perciò te ne vai perché non puoi più fare il tuo mestiere.
Montalbano: Non solo. Il fatto è che io appartengo a quelli che non vedono una minchia dentro la cornice. 
Io: Stai parlando cifrato.


Dai racconti del cinematografi, il Maestro passa ad una dichiarazione d'amore riconducibile al piccolo schermo:  Il Commissario Montalbano. Un accorato botta e risposta tra il commissario e l'autore, una struggente lettera d'amore  e di chiarimenti sul perché il commissario vuole dimettersi, senza "bona paci" del Maestro. Ovviamente il perché non ve lo dico, lo scoprirete solo leggendo. Un pizzico di mistero non guasta, e poi che giallo sarebbe senza un'accurata indagine come solo Montalbano sa portare a termine?
Se Montalbano ha rappresentato uno dei capitoli più importanti della vita del Maestro, non mancano importanti ricordi sull'influenza che Paolo Conte ha esercitato nella sua formazione artistica, racconti sull'amicizia con Leonardo Sciascia, la passione per Pirandello sino a descrivere i suoi cattivi pensieri, dove si  pone spinose questioni su "cosa è un italiano" o "sullo stato di salute della lingua italiana",  senza farsi mancare una profonda riflessione sul credo e religiosità.
Una biografia insolita, ma a 360 gradi, dove Camilleri mette a nudo il suo passato, il presente e il futuro.
L'autore italiano più letto e amato, il più  imitato dai cabarettisti e probabilmente anche il più scomodo e odiato, ma comunque un Uomo che mai dimenticheremo. Ci ha fatto sognare, ridere e commuovere, specialmente tra queste pagine, ed è con una piccola lacrima di commozione che gli dico: "Grazie Maestro".
Chi non conoscesse le opere di Camilleri e leggesse questa mia recensione, che non è una vera e propria recensione ma solo un gesto affettuoso verso un "amico" speciale, penserà che mi sono lasciata prendere troppo la mano. Troppa enfasi, troppo coinvolgimento. Ma Andrea Camilleri è così, lo conosci, prendi confidenza, entri nei suoi pensieri, ti ci perdi e lo ami!
Non aggiungo altro, lascio a voi la possibilità di conoscerlo, di approcciarvi con la sua straordinaria cultura e il suo immenso amore legato alla sua Sicilia.
Grazie di tutto Maestro, salutaci le stelle ...

Buona lettura,
Tania C.






domenica 4 agosto 2019

Recensione di APRI GLI OCCHI E PORTA LE MANI ALLA FRONTE di COSTA SERGIO - Edizioni Altromondo



APRI GLI OCCHI E PORTA LE MANI ALLA FRONTE
Sergio Costa
Ed. Altromondo 15 aprile 2019
Pag. 154
Brossura
Collana Mondo di oggi
€ 14,00


CONOSCIAMO L'AUTORE

Sergio costa, classe 1968, è nato a Milano da madre milanese e padre palermitano. Vive a Trezzano sul naviglio con la moglie e la figlia. Ancora minorenne interrompe i suoi studi per aiutare, nell'arco di quattordici anni, a gestire l'attività commerciale del padre. A trent'anni decide di lasciare il lavoro per diventare operaio turnista di una multinazionale. Sergio è un uomo attivo, alla perenne ricerca dell'adrenalina che lo va sentire vivo. Vive come un'avventura senza limiti la sua gioventù e le sue giornate senza pensare troppo al futuro.

TRAMA

Può capitare, intorno ai cinquant'anni anche di ammalarsi di depressione. L'importante è prendere coscienza di cosa sta accadendo e chiedere aiuto, senza vergogna o paura. La malattia fa sprofondare nella solitudine, spingendoci a ricordare il passato, soprattutto se ricco di avventure ed episodi divertenti. Grazie all'aiuto di una brava psicologa e dell'ipnosi, con tanta pazienza e coraggio, da questa malattia si può guarire perché la vita va presa come una grande e irripetibile avventura.

IMPRESSIONI

La Casa Editrice Altromondo, che ringrazio per la copia omaggio di questa biografia, mi inviò il pdf a sorpresa. Una biografia particolare, questa di Sergio Costa, che non solo è riuscito a risalire dal buco nero nel quale era stato risucchiato, ma anche a trovare le parole giuste per raccontare e raccontarsi, dall'infanzia ad oggi senza rendere i suoi racconti dei momenti bui mai drammatici o tristi. La lettura è stata facile, un po' meno assimilare il vissuto che  emerge attraverso gli aneddoti della vita di Costa.

"Mi guardo riflesso nello specchio del bagno, ho una faccia magra, tirata, anche se porto i capelli molto corti, rasati sui lati e un poco più lunghi sopra, il grigio ormai predomina sul castano: sto invecchiando velocemente."

Sergio Costa è un padre di famiglia, una figlia ormai adolescente, senza che se ne fosse reso conto, così come arrivare quasi a cinquant'anni da un giorno all'altro. Poi un giorno  si svegli e il malessere che lo accompagna da un po' di tempo sembra essere più intenso e rivelatore: il tempo passa, sta invecchiando e cominciando a  fare i conti con le proprie paure, i propri limiti. Per trovare un momento di relax la routine quotidiana sembra il solito caffè e le trenta MS, seducenti bionde che da qualche tempo non fanno più il loro dovere. Tutto diventa buio e cupo, a partire da "dentro", sale dallo stomaco sino al cervello. Forse potrebbe essere un buon aiuto la musica che lo ha sempre accompagnato, ma anche quella non batte più il tempo giusto, stonando e stridendo contro la realtà. Un libro! Certo, è quello che ci vuole. Ma le parole si accavallano intrecciandosi in un turbinio di discorsi senza un senso logico. Potrebbe, invece, aiutarlo una bella passeggiata al parco e magari un altro caffè, per schiarirsi le idee e tuffarsi nei ricordi di una gioventù apparentemente senza troppi pensieri e scavezzacollo. L'infanzia di Sergio non è stata molto felice. Era ancora bambino quando il padre se ne andò di casa per vivere con un'altra donna e crearsi una nuova famiglia. Ma ciò non gli ha impedito, una volta deciso di mollare la scuola, scelta per lui dai genitori, di andare a lavorare nell'attività del padre, riuscendo a vivere mille avventure scavezzacollo. 

"Mi incanto a fissarlo, ho la mente offuscata, ferma, guardo il semaforo ma non lo vedo,sento che non sto battendo neppure le palpebre. Scatta il verde: distolgo gli occhi dal semaforo ma il mio sguardo rimane fisso nel vuoto, continuo a guardare senza vedere niente."

Una sera, mentre Sergio si sta avviando verso il lavoro per il turno di notte, la mente annebbiata da una nebbia fitta e cupa, sventa per miracolo un incidente disastroso, rendendosi conto di avere bisogno di aiuto. In quel momento gli è andata bene, la lucidità è tornata al momento giusto, ma domani? 
Diventa difficile continuare mantenere la concentrazione, sopratutto al lavoro e l'unica soluzione diventa ammettere di avere bisogno di aiuto e riprendere i contatti con la psicoterapeuta. 

"Caspita, oltre che psicoterapeuta deve essere anche sensitiva."

E l'aiuto arriva per Sergio. Dopo aver sospeso le sedute di psicoterapia da qualche mese, come per telepatia, la dottoressa contatta Sergio poco tempo dopo il black out che ha messo a rischio la sua vita. L'input che stava cercando è arrivato, così come stava per arrivare la sua rinascita. 
Le sedute riprendono con la diagnosi di una sindrome  ansioso depressiva maggiore che sta compromettendo la quotidianità di Sergio e di chi gli sta vicino. La sentenza è forte: un mese di riposo di dal lavoro, la somministrazione di ansiolitici e relax assoluto in mezzo alla natura, soprattutto in mezzo al verde. 

"Ho trascorso gran parte della mia vita alla continua ricerca di botte di adrenalina che mi facessero sentire vivo, alcune le ho cercate mentre altre mi sono capitate senza che io le volessi, sono comunque davvero tante le avventure passate."

Grazie agli incontri bi-settimanali e alle lunghe passeggiate nel parco, incomincia per Sergio, un periodo di elaborazione della sua vita passata. I ricordi tornano a galla non solo per essere rivissuti ma anche per essere elaborati ed esorcizzati. 
Per prendere nuova coscienza di se. 
Le settimane passano, la strada da percorrere è lunga e in salita, ma Sergio ha promesso alla sua Dottoressa di "Voler guarire" e guarirà! 
Alternando momenti di "angoscia pura" a momenti di tranquillità emotiva, le passeggiate persistono, piacevolmente avvolto nei ricordi  e con un piccolo traguardo raggiunto: la riduzione drastica del fumo: da 30 a 8 sigarette al giorno. 
Nonostante i piccoli e progressivi miglioramenti c'è ancora qualche momento di buio ad incupire la nuova vita di Sergio. La sera, subito dopo il calar del sole, il buio fisico sembra trasportare l'uomo in uno stato di eccitazione iperattiva, quasi come la "sindrome del tramonto" per chi soffre di Halzeimer, il corpo, all'imbrunire, diventa irrequieto. Le gambe non hanno pace e iniziano a vagare a vuoto in giro per casa. Di uscire non se ne parla, camminare senza luce lo blocca. 

"Non è che non mi fidi della dottoressa, anzi mi ci sono aggrappato con tutto me stesso, è l'unica persona che sento vicina in questo momento, il fatto è che non mi fido di me."

Per arrivare alla guarigione, la dottoressa propone a Sergio delle sedute di ipnosi, volte a tirar fuori le paure più nascoste e radicate. La paura di Sergio è quella di essere vulnerabile, di lasciarsi andare troppo e farsi male. Ma le sedute cominciano a portare i loro frutti, dopo dieci mesi Sergio ha sempre qualche difficoltà a dormire, ma adesso riesce a gestire la rabbia, affrontando in modo adeguato anche le situazioni più brutte. È cambiato il modo di pensare e vedere le cose, sta acquisendo una nuova elasticità mentale, tornando ad essere la persona vera di un tempo. Le emozioni sono quelle più difficile da gestire, lo lasciano sempre impreparato, ma piano piano riuscirà anche in quello.
In oltre un anno di psicoterapia e ipnosi, lo scoglio più duro da oltrepassare è quello del lavoro. La situazione è pesante, Sergio viene trattato quasi come un incapace. Per ogni nuovo lavoro che gli viene assegnato, non gli viene permesso di portarlo a termine se non accompagnato da un "tutore" che lo farà al suo posto. La frustrazione è palese, aumentata anche da certi "riguardi" presi dall'azienda, quelli di emarginarlo dalla convivialità e socializzazione per aiutarlo a guarire. Ma non è facendo emarginando una persona che vuole uscire dalla depressione che la si aiuta. Anzi l'azienda lo sta pian piano emarginando per poi licenziarlo. Ma Sergio è forte e pronto, dopo la salita, a vivere in discesa. La dottoressa lo ha trovato bene, pronto per la nuova vita in piena luce. Sergio è pronto anche a rimettersi in gioco nel mondo del mondo del lavoro. Sa che durante la sua vita continueranno ad esserci giornate cupe e tristi, sa anche che non dipenderanno più dalla depressione, ma semplicemente dagli alti e bassi che la vita pone ad ognuno di noi.
Il buio è finito, e mai più tornerà.  

Con la delicatezza di un poeta Sergio Costa si mette di nuovo a nudo con la speranza di poter aiutare chi sta vivendo un momento di difficoltà. Il suo messaggio, anche se non urlato, è forte e chiaro: dalla depressione si può guarire, ma solo se lo si vuole veramente e se si accetta il fatto che per uscirne serve aiuto. Non solo da parte di chi ci ama, ma anche di un professionista preparato e con una forte umanità.
Grazie Sergio per averci raccontato il tuo delicato percorso e per averci reso partecipi anche delle tue esilaranti avventure giovanili.
Consiglio questo libro a chi ha voglia di sapere cosa significa vivere nel limbo oscuro della depressione e a chi sta vivendo un momento di disagio. Le parole semplici ed efficaci dell'autore vi saranno d'aiuto.
Buona lettura,
Tania C.

Recensione TUTTO NASCE PER FIORIRE di DEMETRA COSTA

  TUTTO NASCE PER FIORIRE Autore: Demetra Costa Editore: IoScrittore Formato: Brossura Pag.: 503 Uscita: Giugno 2025 € 18 formato cartaceo F...