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domenica 19 settembre 2021

Recensione CENTOMILA POLTRONE di Romano Montanari - Ed. AltroMondo -

 




CENTOMILA POLTRONE

La vera storia di Egidio Garbelli, pioniere del lavoro sostenibile per tutti

Romano Montanari

Ed. AltroMondo

Collana: Impresa d'impresa

Genere: Narrativa d'impresa

Formato: Brossura

Pag. 200

€ 16

link per l'acquisto https://www.cinquantuno.it/shop/altromondo-editore/centomila-poltrone/



CONOSCIAMO L'AUTORE

Nato a Lugo di Romagna nel 1933, Romano Montanari consegue la Laurea in Scienze statistiche e Attuariali. Sposato, tre figli e quattro nipoti. Ha lavorato come ricercatore di marketing nel centro studi di una multinazionale statunitense; come consulente di organizzazione commerciale e marketing presso uno studio professionale; autonomamente si è occupato di business development sui mercati esteri. Nel 1994 ha fondato una società per la produzione di dispositivi medici seguendo le tecniche e metodiche dell'automazione totale.


TRAMA

Egidio Garbelli, durante una conversazione-intervista, ripercorre la storia della sua vita dall'infanzia passata in una casa rurale dividendosi tra giochi e lavoretti domestici , fino alla scalata al successo che lo vede diventare uno dei più esperti e grandi sostenitori del lavoro per tutti.
Sostenendo le idee orami consolidate di Paesi esteri economicamente più all'avanguardia, combatte battaglie su vari fronti politici, sindacali e sociali pur di sostenere e mettere in pratica la bontà delle sue idee.


IMPRESSIONI

Per questa copia cartacea di Centomila poltrone ringrazio la cara Alice di AltroMondo Editore che arricchisce le mie letture  dell'interessante collana dei pionieri.
Per chi mi segue da un po', sa che questa collana raccoglie le esperienze imprenditoriali di persone reali, che raccontano la loro scalata al successo partendo dalla spesso umile infanzia, sino a ricoprire incarichi manageriali di grandi imprese o a crearle dal nulla.
Anche per Egidio Garbelli il format è simile. L'uomo, conosciuto durante un evento privato di un amico in comune, si racconta a Montanari senza risparmiarsi, senza elemosinare aneddoti ed esperienze della propria vita e  Montanari riporta su carta la storia come fosse un romanzo, col suo stile scorrevole e accattivante, capace di incollare il lettore alle pagine anche solo descrivendo la procedura per filettatura di un dado per bulloni.

<< Come diceva mio nonno: " Quando il mangiare è assicurato..." >>


Egidio nasce nella campagna brianzola poco prima della Seconda Guerra Mondiale. La famiglia ha origini umili; coltivatori diretti da generazioni, fortunatamente non gli è mai mancato il cibo, autoprodotto contando solo sul lavoro delle proprie mani. 
Durante la  Guerra era ancora molto piccolo, ma ben ricorda i partigiani nascosti nella sua cascina per organizzarsi. Vista la posizione isolata in mezzo alla campagna, quella cascina era un ottimo nascondiglio: nessuno avrebbe visto e sentito nulla e, grazie al cielo, la zona non era di interesse per eventuali bombardamenti aerei.

<< Per quel ragazzo era meglio tentare un percorso più professionale per cercare di intraprendere un'attività come quella del padre; sarebbe potuto diventare un buon operaio meccanico specializzato. >>

Passato indenne il periodo bellico, Egidio finì il percorso delle scuole elementari. Nato mancino, i metodi poco ortodossi della maestra riuscirono a deviare la sua natura ma, proprio secondo la maestra, il ragazzo avrebbe pure dovuto smettere di studiare e imparare un mestiere perché, sempre secondo lei, non sarebbe stato in grado di proseguire gli studi, nonostante la richiesta della madre di farlo preparare da un insegnante privato per l'esame di ammissione alla scuola media. La maestra però fu irremovibile: l'unica aspirazione alla quale ambire era quella di diventare operaio, ma senza aspettarsi di più

A questo punto mi è salito un nervoso tale da dover stoppare la lettura per un po'. 
Ma quanto sono  grette e ottuse certe mentalità? 
Con quale diritto la maestra elementare, che da sempre ricopre il ruolo di educatrice, si era permessa, prima, di correggere la natura fisiologica di un bambino poi di denigrare il suo potenziale senza dargli una possibilità, invece di sostenerlo e spronarlo a cercare il giusto percorso per le sue capacità!
Credo che questo sia un ottimo spunto di riflessione, comparato alla trama del racconto. 
Ognuno di noi è più o meno capace in qualcosa, ma non per questo un insegnante deve permettersi di stroncarci la carriera scolastica, soprattutto se la voglia di imparare c'è. 
Se i numeri ci sono ostili ma in letteratura andiamo alla grande, perché non provare a diventare scrittore? 
Non capiamo nulla di poesie ma le lingue non hanno segreti? Il mondo è immenso e offre tante possibilità a chi è poliglotta. 
Le lingue ci creano una Babilonia in testa ma con matita e pennelli riusciamo a catturare l'anima del creato? Il mondo ha tanto bisogno di artisti! 
Mai fermarsi, mai distruggere i sogni di un bambino, perché, come ci svela Egidio, nel percorso formativo, è concesso anche il fallimento, senza vergona ma come punto dal quale ripartire per capire cosa vogliamo veramente!


Per fortuna non tutti i genitori danno ascolto ad un solo pulpito e non tutti i ragazzi sono arrendevoli. 
La voglia di imparare di Egidio era più forte e motivata di tutti i pronostici contrari e i suoi genitori erano propensi a dargli una buona formazione scolastica.
Da autodidatta e con la sola supervisione della madre, Egidio riuscì invece a prepararsi e a superare con successo l'esame di ammissione alle Medie. 

Che soddisfazione, avrei tanto voluto vedere la faccia di quella maestra! 

<<Conseguire quel diploma mi fece percepire la sensazione di aver raggiunto un traguardo determinante per entrare in un nuovo modello di vita che sentivo, nel mio intimo, molto responsabilizzante.>>

Superato egregiamente l'esame della terza Media, arrivò il diploma di Perito Industriale all'Istituto Feltrinelli, oggi fiorente Casa Editrice e dopo il diploma, sarebbe arrivata nel tempo la Laurea in Economia e Commercio alla Cattolica.
Il percorso non fu facile, ma per un ragazzo come Egidio era una grande soddisfazione essere riuscito a diplomarsi. Ora lo attendeva il mondo del lavoro e avrebbe dovuto iniziare a guardarsi intorno per capire come mettere a frutto i suoi studi e sostenersi gli studi universitari.
Dopo l'inserimento al lavoro, e qualche lavoretto monotono per sbarcare il lunario, decise che poteva ambire a qualcosa di più stimolante e cominciò ad integrare gli studi universitari con un lavoro all'Alfa Romeo.
Arrivò però il periodo di pit-stop Naja: diciotto mesi passati in Toscana. 
Il servizio di leva gli diede modo di proseguire i suoi studi, grazie ai compagni di corso dell'Università che gli inviavano appunti e fascicoli delle lezioni.
Il Generale dei Lupi di Toscana, venuto a conoscenza della sua abilità matematica, lo volle come insegnante privato per la figlia. Quel lavoretto extra fu una manna dal cielo perché gli avrebbe permesso di continuare gli studi in tranquillità  riuscendo a superare la sezione di esami annuali, di  guadagnare qualcosa e di istruire la ragazzina senza sforzo e senza toglierle il piacere di momenti di svago con le amiche.
Ripreso il lavoro all'Alfa Romeo, la sua intraprendenza lo vide spiccare nel reparto del mondo delle corse  e nel controllo della gestione tecnologica della Gilera , la casa di produttrice di motociclette, ma a causa della mala gestione americana, rinunciò all'incarico cominciando a cercare qualcosa di meglio.

Leggendo esce fuori il carattere curioso e intraprendente di Egidio, la sua caparbietà,  la risolutezza e, qualità forse più importante, l'umiltà di un ragazzo che si era formato da solo,  che lo ha continuamente  spronato a mettersi in gioco, a scapito di chi voleva vederlo piegato alla catena di montaggio.

<< Le diversità migliorano al vita anche nelle banalità... >>

Nel 1965 conobbe Mariagrazia, la futura moglie, presenza importante e di crescita per Egidio anche se con un carattere molto più risoluto e accomodante del suo. 
Donna caparbia e con le idee chiare, lo aiutò a migliorare. a crescere, ad essere più empatico e meno selettivo, a prendere in esame anche pareri discordanti dal proprio, perché tutto insegna. 
Con Mariagrazia vicino migliorò anche la vita quotidiana.
Diventato consulente organizzativo aziendale, le giornate lavorative erano spesso estenuanti, lo vedevano lontano da casa anche per parecchi giorni e lo rendevano partecipe anche di qualche piccolo incidente di percorso, ma Egidio non ha mai mollato la presa, restando sempre sulla cresta dell'onda, motivato a seguire il successo, soprattutto dopo qualche flop.
Nonostante le difficoltà, la voglia di migliorarsi non venne mai meno anzi, imparò ad ascoltare e trovare un punto d'incontro con chiunque incrociasse il suo percorso privato e lavorativo.
Adesso si che era sulla strada giusta per arrivare al successo in ogni ambito...

Ovviamente il racconto continua con le esperienze di Egidio ma se ve lo racconto tutto poi vi tolgo il piacere della lettura, quindi non vi resta che accomodarvi nel vostro angoletto letterario e cominciare questa nuova avventura imprenditoriale.
Una curiosità di questa storia è l'interessante glossario alla fine del testo, curato dall'autore in modo da aiutare il lettore a comprendere al meglio termini tecnici e aziendali.
Non spaventatevi, la lettura scorre via leggera, grazie anche ai capitoli brevi, ben descritti ed esaustivi. 
Tra un aneddoto divertente e un problema da risolvere, sono arrivata alla fine arricchita da una forte morale, o meglio due.
La prima morale che ho tratto da questa storia è che non tutti hanno avuto la fortuna di trovare una maestra elementare fantastica come la mia che, anche se non sono mai andata d'accordo coi numeri, non mi ha mi ha mai denigrato, anzi ha da sempre sostenuto la mia passione per la lettura, facendomi amare i libri tanto da farla diventare un "lavoro vero e proprio": grazie maestra Marta!
La seconda morale, collegata all'importanza di un buon insegnante ed una famiglia che ci sostiene, è che non bisogna mai abbattersi se non si riesce in qualcosa. 
La forza di volontà e l'aiuto di chi ci sta vicino, ci farà sempre trovare la strada giusta per migliorarci e proseguire il nostro cammino.
Non vi dico di più ma vi invito all'acquisto del testo augurandovi buona lettura. 
Vi aspetto alla prossima impresa pionieristica, perché i pionieri non finiscono mica qui...

Buona lettura,
Tania C.







giovedì 18 febbraio 2021

Recensione LA LUCE CHE VENNE DA EST Un uomo che non si arrese - di Romano Montanari - Ed. AltroMondo Editore -

 




LA LUCE CHE VENNE DA EST

Un uomo che non si arrese

Romano Montanari

Ed. AltroMondo Editore

Anno di pubblicazione 2020

Collana I pionieri. Imprese d'impresa

Genere Narrativa d'impresa

Pag. 156

€ 14

Link per l'acquisto https://www.cinquantuno.it/shop/altromondo-editore/la-luce-che-venne-da-est/


CONOSCIAMO L'AUTORE

Nato a Lugo di Romagna nel 1933, Romano Montanari consegue la Laurea in Scienze statistiche e Attuariali. Sposato, tre figli e quattro nipoti. Ha lavorato come ricercatore di marketing nel centro studi di una multinazionale statunitense; come consulente di organizzazione commerciale e marketing presso uno studio professionale; autonomamente si è occupato di business development sui mercati esteri. Nel 1994 ha fondato una società per la produzione di dispositivi medici seguendo le tecniche e metodiche dell'automazione totale.


TRAMA

Questo è il racconto della vita di un ragazzo che ha lasciato la bassa ferrarese, dove da generazioni, la famiglia era dedita alla coltivazione di barbabietole da zucchero, per trasferirsi in Brianza costruendosi una nuova vita con coraggio e risolutezza.

Grazie alla tranquillità personale è riuscito ad affrontare ostacoli che lo hanno messo a dura prova, riuscendo a realizzare i suoi obiettivi professionali.

Questa storia è un messaggio rivolto soprattutto ai giovani che stanno entrando nel mondo del lavoro: se si ha un sogno bisogna inseguirlo con convinzione sino a che non si realizza.


IMPRESSIONI

Pochi giorni fa mi è arrivato un piego libri a sorpresa dalla cara Alice di AltroMondo Editore.

È stata veramente una sorpresa scoprire che conteneva un'altra bella storia di vita vissuta, raccontata dalla sapiente penna di Romano Montanari.

La luce che venne da est - Un uomo che non si arrese - è un lungo racconto della storia personale e familiare, dal sapore di saga, di Raimondo Ruggeri, un ragazzo figlio di un imprenditore, che ha saputo affrontare i trabocchetti che la vita gli mise davanti negli anni, realizzandosi professionalmente.

L'autore, dopo un incontro col vero protagonista di questa storia, da lui chiamato Raimondo Ruggeri, ha cambiato nomi, luoghi, persone e oggetto della professione, riuscendo comunque a far apprezzare e amare i personaggi che si avvicendano, coinvolgendo il lettore nelle loro avventure.

Ambientato in Italia, in un arco di tempo lavorativo che spazia, grosso modo dai primi del '900 fino alla fine degli anni '80, il racconto si apre con la presentazione della famiglia Ruggeri, composta dal padre, ribattezzato nel tempo nonno Aristide, dalla madre e tre figli: Tina, Raimondo e Vittorio. Da generazioni coltivatori di barbabietole da zucchero nella campagna ferrarese, era giunto per la famiglia, il tempo di trasferirsi alla ricerca di qualche lavoro più remunerativo e soddisfacente.

Nonno Aristide decise di trasferirsi in Brianza con la famiglia e la sorella, mettendo su dal nulla un'impresa che costruiva macchine per l'ingegneria edile, la R.A.M.E.

Raimondo era il figlio più interessato all'azienda e presto ne assunse la direzione espandendosi e diventando una potenza che annoverava clienti  anche fuori dall'Europa. Il suo fiuto per gli affari  era spiccato e i riscontri si ebbero presto.

Alla morte di nonno Aristide, Raimondo diventò a tutti gli effetti il leader dell'azienda, pur restandone ancora divisa la proprietà. Ma Tina e Vittorio avevano la loro vita e il loro lavoro, l'anziana zia aveva un unico figlio che scelse di vivere in Australia, così Raimondo si buttò a capofitto nell'impresa.

<< Seguirono giornate molto difficili: inchieste, interrogatori, minacce di incriminazione, ma soprattutto subentrò nel mio animo uno stato di sottile e indelebile angoscia per la fine di quell'uomo tanto legato alla nostra attività industriale quanto alla nostra famiglia. >>

Nel lavoro, come nella vita, la strada non è mai tutta in discesa e, in una mattina invernale fredda e ventosa, una disgrazia si abbatté sulla R.A.M.E. 

Una folata di vento colpì una enorme gru TR52, manovrata dall'abile Capo Squadra Montatori Mario, che andò a sua volta a colpire una struttura in ferrotubi mal ancorata facendola esplodere davanti gli occhi atterriti di Raimondo e del suo braccio destro. Una pioggia di tubi d'acciaio, veloci come proiettili, si elevò in aria.

Uno dei tubi colpì anche la cabina di manovra della gru danneggiandola irreparabilmente e il povero Mario rimase ucciso da un infarto fulminante causato dalla paura.

Lo shock per la perdita del fidato collaboratore e amico, aggiunta ai danni a strutture e macchinario devastò Raimondo, ma l'uomo non si perse d'animo e impegnò tutto sé stesso negli affari che, dopo quella terribile disgrazia, cominciarono a vacillare.

Nel frattempo l'anziana zia venne a mancare, lasciando unico erede il figlio Alberto, medico affermato in Australia. 

Era giunto il momento, per la famiglia Ruggeri, di dividere i beni posseduti in parti uguali.

Vittorio, Tina e il cugino australiano si trovarono d'accordo nel lasciare l'azienda a Raimondo, dividendosi il resto dei beni.

<< Si passava il tempo a preoccuparsi dei problemi che a cercare di risolverli. >>

Già da un po' di tempo ,  ancor prima dell'incidente , gli affari non andavano più così bene per la R.A.M.E,.

La preoccupazione di Raimondo cresceva ogni giorno di più, così come si inasprirono ulteriormente gli screzi già esistenti e latenti, che si erano venuti a creare con la moglie, la quale continuava a rimuginare sul fatto che Raimondo fosse stato imbrogliato nella divisione delle parti. 

I fratelli e il cugino avevano guadagnato da quella divisione, mentre la loro famiglia si trovava a lottare per mantenere a galla un'azienda ormai sull'orlo del fallimento.

Le banche creditrici gli stavano  col fiato sul collo da un po' tempo, senza lasciare respiro.

<< Dentro questa foresta vivono famiglie e tribù che praticano ancora il cannibalismo, anche se difficilmente aggrediscono solo per procurarsi del cibo. >>

Proprio in quei giorni si prospettò una possibilità di ripresa per l'azienda e Raimondo volò sulle coste del Centrafrica per definire l'affare milionario che avrebbe potuto risollevare, almeno in parte, le tristi sorti che si stavano prospettando all'orizzonte.

Il viaggio di Raimondo fu una boccata di aria fresca per l'uomo, la possibilità di un buon affare e la piccola vacanza immerso nella foresta equatoriale sulle tracce delle ultime tribù di cannibali divenne un piacevole diversivo nonostante la fobia di  serpenti e altri animaletti dal morso fatale che si celavano tra le fronde degli alberi in attesa di un suo passo falso.

Fu un piacere anche scoprire la nuovissima e curata città universitaria creata, strappando terreno alla savana, da Cif, l'impresario che lo aveva voluto in Africa per firmare il contratto. 

Per un momento quelle giornate passate ad elaborare i dettagli del contratto con gli africani, gli fecero dimenticare i problemi di casa, allietate anche dalla compagnia di una giovane donna britannica apparsa per caso una sera alla sua tavola.

<< La missione era compiuta, e si doveva rientrare alla base. >>

Nonostante gli ottimi risvolti che presero le trattative con gli africani, per Ruggeri, al rientro in Italia le cose precipitarono. 

Le banche allungarono gli artigli sull'impresa, mettendo Raimondo con le spalle al muro: avrebbe dovuto cedere la gestione fino a che i debiti non fossero saldati. L'affare africano, se pur andato a buon fine, non sarebbe stato sufficiente. C'era bisogno di una grossa, enorme entrata, ma al momento tutto sembrava remare contro la R.A.M.E.

Intanto il figlio maggiore di Raimondo, da tempo sempre più emblematico e chiuso in sé stesso, finì in ospedale dopo essere stato aggredito da una banda di criminali.

Dalle indagini delle forze dell'ordine  sembrava che il giovane Claudio si fosse messo in ''affari'' con un gruppo di spacciatori senza scrupoli. 

L'accusa di spaccio di stupefacenti ricadde addosso al ragazzo, tramutandosi presto in accusa di associazione a delinquere. 

Per la famiglia Ruggeri fu il tracollo, Raimondo si trovò combattuto: seguire lo sfacelo dell'azienda o cercare di recuperare quel figlio diventato così estraneo alla famiglia?

Anche questa volta Raimondo cercò di dare il meglio di se per salvare la R.A.M.E. e scagionare il figlio, facendolo assistere dai migliori avvocati che da anni seguivano l'azienda.

<< È un libanese di Beirut, ha telefonato una mezz'ora fa, ha detto che era a Milano per alcuni impegni di lacoro e ha chiesto il favore di richiamarlo appena possibile per fissare un incontro con Lei, ingegnere ... >>

Nel frattempo, fra telefonate minacciose riguardo a delle prove nascoste da Claudio e le banche che non vedevano l'ora di mettere le grinfie sull'azienda, Raimondo ricevette la proposta da un imprenditore dell'Est. 

Il libanese, conoscendo la fama e la qualità della R.A.M.E., era interessato all'acquisto delle ottime macchine di Ruggeri per un progetto militare da costruire a Beirut.

Un grosso affare miliardario, proprio quello che gli serviva per tornare a galla, si prospettava per Ruggeri, le credenziali sembravano ottime ma, sarebbe stato il solito nulla di fatto? Già in un passato più fiorente gli erano capitate certe occasioni, risolte poi in una bolla di sapone...

Riuscirà, Ruggeri, a risollevare le sorti della R.A.M.E. ormai in mano alle banche e a riscattare l'innocenza del figlio dalle pesanti accuse che lo vedono incarcerato?

Di certo, Raimondo Ruggeri, non è un uomo che si da per vinto e lotterà per riportare la serenità nella sua vita.

Come?

Lo scoprirete solo leggendo, seguendo la strada illuminata da ''La luce che venne da est - Un uomo che non si arrese -''...

Anche in questo racconto romanzato l'autore ha saputo mettere in risalto i sentimenti e i caratteri di ogni personaggio. 

Leggendo, ognuno di loro diventa un ''amico '' e le sue sorti prendono un posto speciale nel cuore del lettore che non riuscirà a mollare il libro finché non avrà scoperto l'evolversi della spinosa vicenda bancaria e legale dei Ruggeri.

Lo stile di Montanari è semplice, scorrevole, alla mano. Cattura e convince al punto che sembra di vivere le situazioni da lui descritte. 

Durante il viaggio in Africa di Raimondo, ho percorso con lui  le umide e le polverose strade della Swetania (stato fittizio per privacy), ne ho assaporato i sapori esotici di pietanze e cocktail davanti a tramonti paradisiaci sull'Oceano. Ho sofferto il caldo afoso, addentrandomi con Raimondo e Cif nella foresta alla ricerca di fave di cacao, finendo per ritrovarci il corpo cosparso di fastidiose formichine nere e sono rimasta colpita dalla città universitaria, una bomboniera in mezzo al nulla.

La forza trainante di questo racconto sta proprio nella capacità che ha l'autore di coinvolgere e tenere sulle spine il lettore, senza cadere nel banale o nello scontato che potrebbe evincere da una ricostruzione di fatti realmente accaduti.

La luce che venne da est si legge in pochissimo tempo essendo breve, ma è solo arrivati al commiato dell'autore che la soddisfazione del lettore raggiunge l'apice, anche se con un leggero retrogusto dolceamaro di alcune questioni lasciate irrisolte, ma da considerarsi punto di forza del racconto proprio perché la storia è reale.

Consiglio questo libro a chi ama le storie di vita vissuta, le saghe familiari e le storie di piccoli impresari che si sono costruiti dal nulla affrontando a testa alta, e senza sotterfugi poco etici, le avversità della vita.

La morale che sprizza, fresca e liberatoria, da ogni pagina è quella di non mollare mai, di cercare di trarre il buono da ogni ostacolo che la vita ci mette davanti, solo così potremo trovare una luce per guardare serenamente al nostro futuro che sembra così incerto.

Sperando che la storia vi abbia incuriosito, vi lascio nella scheda tecnica del libro il link dove poterlo acquistare.

Dare una possibilità a Montanari è un piccolo gesto che vi lascerà piacevolmente sorpresi.

Un apprezzamento finale lo voglio lasciare alla copertina, molto significativa e che lascia spunti di riflessione molto profondi: quanto può pesare il bisogno di ricchezza sulla serenità familiare? Una storia dentro la storia che sicuramente vi porterà a scoprire che, se guardiamo al futuro con positività e impegno, spesso la ruota comincerà a girare per il verso giusto.

Buona lettura,

Tania C.











domenica 6 dicembre 2020

Recensione di LA FELICITÀ SULLA PORTA DI CASA Jason F. Wrigt - Ed. Garzanti

 





LA FELICITÀ SULLA PORTA DI CASA

Jason F. Wright

Ed. Garzanti 

Prima edizione: novembre 2020

Genere Narrativa straniera

Traduzione: Vera Sarzano

Pag. 144

Copertina: Cartonato

€ 16,90 edizione cartacea


CONOSCIAMO L'AUTORE

Jason F Wright - foto Garzanti libri Emily Drew

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Jason F. Wright oltre ad essere un giornalista è anche uno scrittore di grande fama. Sempre presente nelle classifiche del <<New York Times>> e <<Wall Street Journall>>, scrive anche per <<The Washington Times>>, <<The Chicago Tribune>> e <<Forbes>>.

Vive nella Shenandoah Valley, in Virginia, insieme alla moglie e ai figli.


TRAMA


Una storia che ha portato la felicità nella vita di molte persone.

Il 25 dicembre Hope Jensen riceve un regalo inatteso: sulla soglia della porta di casa trova un barattolo pieno di monete, fasciato da un grande fiocco rosso.

Nessun biglietto o traccia del mittente, ma quel dono ha il potere di farla sorridere dopo tanto tempo. Per Hope è un Natale difficile, ha infatti perso da poco la donna che l’ha cresciuta come se fosse sua figlia.

Grazie al suo talento di giornalista, Hope, incredula,  scopre di non essere l’unica ad aver ricevuto il <<barattolo di Natale>> da parte di  un  anonimo benefattore. Le sue indagini la portano a scoprire una vera e propria gara di solidarietà  ispirata dalla gentilezza e dall’amore. Un gesto  piccolo, ma capace di cambiare  la vita alle persone  che hanno passato o stanno vivendo momenti di sofferenza.   

È per questo motivo che queste persone decidono di  ricambiare il pensiero continuando la catena del barattolo.

La missione di Hope è quella di scoprire le origini di quella tradizione che le ha fatto riscoprire il significato  e la magia delle luci di Natale in città, ritrovando lo spirito che aveva perduto.

Hope non sa dove la condurrà la sua ricerca, ma sa che il desiderio più bello è quello che non abbiamo ancora espresso.

Il caso editoriale che ha dato inizio al fenomeno dei barattoli di Natale, sempre più amato e diffuso, perché basta davvero poco per fare del bene e donare un po’ di felicità.

Quel piccolo gesto d’amore tornerà indietro, racchiuso in un barattolo di vetro o in altre mille forme, pronto a cambiarci la vita


IMPRESSIONI

Ringrazio di cuore Linda di Garzanti per avermi donato una copia de ''La felicità sulla porta di casa.'' Avevo sentito parlare di questo romanzo particolare, considerato il caso editoriale dell'anno, e la mia curiosità, unita al bisogno di cose belle e positive mi ha spinta a chiedere di poterlo recensire. L'ho letto subito, in pochissimo tempo, davanti alle lucine del mio albero di Natale, allestito già da fine novembre, in previsione di un piccolo intervento che mi impedirà l'uso della mano per circa due mesi. Chiedo quindi scusa se doveste trovare degli errori, scrivere con una sola mano non è facile per me abituata ad usare velocemente dieci dita.

Già dalla copertina il romanzo lascia trasparire la magia del Natale e i buoni sentimenti. Leggerlo è stata poi una rivelazione. Sono sincera, non avevo mai sentito parlare del ''barattolo di Natale''. Solo poco tempo fa, nella home di Facebook mi è capitato di vedere un post sulla ''Scatola di Natale'', da regalare a chi ne ha bisogno. Non contiene soldi ma generi di prima necessità. Il principio è il solito, un piccolo gesto d'amore che ci tornerà indietro in altre forme d'amore e un'immensa pace nel cuore e mai come in questo periodo ne abbiamo bisogno.

<< Non ho molto da darle, ma con il nuovo anno le offro la vita che suo padre non potrebbe mai donarle. E un  po' di speranza. >>

Hope è appena nata quando, il 31 dicembre, viene abbandonata dalla madre naturale sulla soglia del "Chuck's Chicken 'n' Biscuits'', un fast food dove Louise era solita pranzare. 

Insieme a quel piccolo fagottino Louise Jensen trova anche una lettera anonima scritta a mano dalla madre naturale. Nella lettera spiegava il triste motivo per il quale si trovava costretta ad abbandonare la piccolina. Un passato fatto di povertà e violenza da parte del marito verso di lei che l'amava dal primo momento in cui aveva  saputo di portarla in grembo. Proprio perché amava così tanto la sua bambina, fu costretta al gesto estremo di lasciarla sulla porta del fast food: solo così l'avrebbe protetta evitandole un futuro fatto di stenti e probabilmente di altra violenza.

Hope venne cresciuta da Louise, madre single e premurosa che la amò come se fosse la sua vera figlia e, proprio questo amore la spinse a rivelarle fin da subito il suo passato donandole la lettera della madre. 

Per Hope ogni compleanno, passato al "Chuck's Chicken 'n' Biscuits'', con la lettera della vera madre gelosamente custodita in tasca e l'amorevole Louise accanto, il desiderio era sempre lo stesso, quello di veder varcare la soglia dalla sua vera madre. 

Ed ogni volta un pizzico di delusione le pervadeva il cuore  vedendo che il suo desiderio non si era realizzato nemmeno quell'anno. Pazienza, avrebbe potuto riprovarci l'anno dopo. 

L'amore di Louise aiutò Hope a crescere fiduciosa e caparbia, spronandola a portare a termine gli studi e inseguire il suo sogno di diventare giornalista. 

Ogni successo lavorativo raggiunto era una grande gioia per Hope, ma anche per Louise, che preparava sempre un pranzo speciale   per festeggiare l'evento.

<< La vita mi ha portato via mia madre ... ma non può portarmi via le parole. >>

Un'ombra scura stava però per avvolgere madre e figlia nelle sue spire. A Louise venne diagnosticato un cancro alle ovaie e, per quanto fosse combattiva e amorevolmente curata da Hope, a Natale di ventinove anni dopo, venne presto il giorno dell'addio. 

Il mondo crollò addosso a Hope, il Natale con le sue luci perse improvvisamente significato. Era rimasta sola, le due donne che amava di più al mondo l'avevano lasciata.

Cominciò così a buttarsi nel lavoro, il suo scopo era quello di riuscire a pubblicare un articolo in prima pagina sul giornale per il quale lavorava, impegnando tutto il suo tempo e le sue risorse.

Il Natale dell'anno seguente alla morte di Louise. al rientro dal fast food dove era solita cenare per Natale, un'amara sorpresa l'attese nella sua casa, così vuota da quando era rimasta sola. I ladri le avevano fatto visita mettendo tutto a soqquadro e rubando poche cose ma di valore affettivo. 

<< Tutte quelle case, tutte quelle famiglie e ma, mai un furto? Non potevi lasciarmi almeno un pizzico di fortuna? >>

Mentre la polizia stava raccogliendo la denuncia di Hope, un poliziotto le fece notare un barattolo davanti alla porta. Il barattolo era anonimo, con un bel fiocco rosso e una scritta dipinta al centro che riportava la scritta ''Barattolo di Natale'' e pieno di soldi a formare una discreta somma. Ancora stupita per quello strano barattolo, Hope provò a chiedere ai vicini se per sbaglio l'avessero lasciato davanti al suo portone. 

Nessuno sembrava sapere nulla e la ragazza decise di tenerlo con sé, in fondo era appena stata derubata e quei soldi, anche se non interamente, le sarebbero serviti per sistemare ciò che i ladri avevano distrutto. Quel barattolo fu per Hope un motivo di speranza, forse il futuro non sarebbe stato poi così brutto se c'erano persone con il cuore talmente grande da donare soldi a sconosciuti in difficoltà.

Lo spirito investigativo da giornalista la indusse a fare ricerche su quel misterioso barattolo che era diventato un chiodo fisso. Avrebbe scoperto da dove proveniva e perché, in modo da scrivere l'articolo che le avrebbe assicurato la scalata al successo in redazione. 

Le ricerche portarono alla luce lettere inviate al giornale da  persone in difficoltà che nella continuità degli anni, a Natale ,avevano ricevuto il Barattolo di Natale pieno di soldi. Alcuni con cifre esigue, altri più cospicue, ma tutti con lo scopo di migliorare la loro vita.

Scrivere l'articolo diventò per Hope il suo scopo principale. Disposta a risalire all'autore di quel nobile gesto, decise di partire dagli autori delle lettere, intervistandoli e riuscendo a carpire due nomi preziosi: Lauren e Adam Maxwell, i probabili benefattori, inventori del Barattolo di Natale, insieme alla numerosa famiglia.

<< Adam Maxwell, abilissimo artigiano del legno e delle parole, si accinse a intessere il racconto che avrebbe cambiato per sempre il modo in cui Hope vedeva la propria vita. >>

Concentrata sul suo articolo scoop, Hope si preparò ad intervistare la famiglia Maxwell, fingendosi una studentessa impegnata nell'elaborazione di una tesina sui mestieri artigianali che stavano scomparendo. L'idea era perfetta, i Maxwell erano piccoli artigiani restauratori di mobili antichi o rotti e, a tempo perso anche costruttori di piccoli accessori di arredo per la casa. Avevano adibito il garage a piccola officina e si mantenevano coi numerosi restauri. 

Accolta da quella famiglia come una figlia, Hope, scoprì così che il Barattolo di Natale nacque il primo anno di matrimonio di Adam e Lauren con lo scopo di risparmiare per i regali di Natale. All'epoca erano giovani sposini, con pochi soldi, così decisero che da novembre di quell'anno gli spiccioli che rimanevano a fine giornata sarebbero andati tutti dentro al barattolo. A Natale li avrebbero usati per farsi un dono, simbolo del loro amore. L'idea ebbe successo e decisero che negli anni a venire avrebbero riempito lo stesso barattolo, anticipando il risparmio prima di qualche giorno sino a stabilire che il 26 dicembre avrebbero ricominciato.

Il tempo passò e i Maxwell furono allietati dalla nascita dei loro figli. 

La tradizione del Barattolo per i regali alla famiglia continuò fin quando un giorno di trenta anni prima Hannah la figlia maggiore , ancora piccola, fuori dal centro commerciale in cui avrebbero dovuto acquistare i regali per la famiglia, decise di donare il Barattolo di Natale, lo stesso che ogni anno riempivano con amore, ad una donna seduta sul marciapiede che stringeva in mano una lettera con aria affranta e le lacrime agli occhi. 

La donna ringraziò la bambina, rifiutando la gentilezza, ma la tenacia della piccola la convinse ad accettare quella piccola, immensa, somma che di sicuro le sarebbe stata di grande aiuto.

Sul principio i genitori sembrarono contrariati dal gesto della bambina, ma la videro talmente convinta che quella donna infelice  avesse realmente bisogno di quel denaro che non poterono fare altro che accettare di buon grado, decidendo che avrebbero ripetuto quel gesto d'amore ogni anno a Natale...

Il nobile gesto dei Maxwell da quel giorno diventò tradizione, diffondendosi tra la gente beneficiata che ricambiò spargendo i Barattoli d'amore in tutta la città.

Finché un giorno, sulla porta di casa Maxwell, trovarono il loro primo barattolo pieno di soldi...

Questa è la magia di Natale racchiusa tra le pagine de La felicità sulla porta di casa. 

Un romanzo che mi ha commosso e fatta sentire ancora più fortunata di quanto già non la sia. 

Molto spesso diamo per scontato il regalo più grande che riceviamo giorno dopo giorno: l'amore della nostra famiglia e l'affetto delle persone a noi care, dando troppa importanza all'apparenza dei beni materiali.

La lettura semplice, scorrevole e coinvolgente ci porta a riflettere e ritrovare il senso del Natale che, in anni di consumismo e materialismo sfrenato, sembra essersi sopito. 

Se cercate un dono da mettere sotto l'albero per una persona cara o un lettore alla ricerca di una trama originale, questo è sicuramente il libro che fa al vostro caso. Chissà che non possa essere da spunto per continuare la tradizione dei Maxwell.

Augurandovi una piacevole lettura, davanti al vostro albero acceso, vi invito a seguirmi per altre nuove recensioni a tema natalizio.

Stay tuned,

Tania C.








Recensione TUTTO NASCE PER FIORIRE di DEMETRA COSTA

  TUTTO NASCE PER FIORIRE Autore: Demetra Costa Editore: IoScrittore Formato: Brossura Pag.: 503 Uscita: Giugno 2025 € 18 formato cartaceo F...