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martedì 16 gennaio 2024

Recensione: PASSARE IL FIUME di Alessio Torino e Simone Massi - Ed. Orecchio Acerbo _

 






PASSARE IL FIUME

Autore Alessio Torino

Illustrazioni Simone Massi

Ed. Orecchio Acerbo

Anno di pubblicazione 12 gennaio 2024

Formato 21x23

Genere Albi illustrati 

Età di lettura da 8 anni in su

Pag. 56

€ 18,90 (in offerta sul sito della C. a € 17,96)


CONOSCIAMO GLI AUTORI

Alessio Torino

Ogni scrittore ha un compito importante da svolgere: quello di donare e tramandare ai lettori, le proprie storie. 

Parole di Alessio Torino a proposito del suo mestiere. 

Nato a Urbino nel 1975, insegna Letteratura latina nell’università della sua città.

La scalata alla carriera di scrittore vede gli esordi con la pubblicazione di alcuni suoi racconti sulla rivista Nuovi Argomenti. Il  2010 vede la pubblicazione del suo primo romanzo “Undici decimi”, edito da Minimum Fax. 

Il successo del romanzo lo porterà alla soddisfazione della vittoria del  Premio Bagutta, come miglior Opera Prima e il premio Frontino Montefeltro. 

Pregio incrollabile della sua carriera è quello di aver vinto un premio  per ogni libro pubblicato: ultimo il prestigioso Premio Mondello, vinto con “Al centro del mondo”, edito da Mondadori nel 2020. 

I suoi romanzi sono spesso dedicati ai più piccoli, sono al protagonisti dei suoi interessi narrativi, a partire da “Tina” (Minimum Fax, 2016). 

Il suo ultimo suo romanzo è “Cuori in piena” , pubblicato da Mondadori nel 2023.

“Passare il fiume”, primo libro pubblicato da Orecchio Acerbo, segna il suo esordio nella letteratura illustrata.


Simone Massi 

Nato nel 1970 tra le dolci colline  marchigiane di Pergola, Simone Massi riscrive in italiano la pacata semplicità dei suoi amatissimi artisti slavi. 

Impiega anni di lavoro impegnativo e passione per illustrare e animare in pochi minuti la storia di numerose generazioni di infaticabili lavoratori dall'anima boschiva.

Ma Simone, come un buon maratoneta, ha la resistenza lunga. 

A  ventitré anni, ormai "adulto", si  iscrisse, frequentandolo, all’Istituto d’arte di Urbino.

Nel nel disegno animato che tanto amava, aveva scorto una possibilità di stacco dal lavoro in fabbrica cui pareva destinato.

Rinnovando negli anni la fedeltà a quel sogno,  la sua fama a livello internazionale lo annovera come uno tra i più importanti autori italiani di cinema d’animazione e ha vinto più di 300 premi nel mondo. 

Nel catalogo di orecchio acerbo, “La casa sull’altura” di Nino De Vita (2011), “Buchettino” su testo di Chiara Guidi (2016) e “Il maestro” di Fabrizio Silei (2017). 

Il suo primo lungometraggio animato, “Invelle”, è stato in concorso nella sezione Orizzonti alla Biennale Cinema di Venezia 2023.

(Fonte Comunicato Stampa Orecchio Acerbo)


TRAMA

Una famiglia ebrea, un partigiano, un prete, una mugnaia

1944. Appennino umbro-marchigiano. 

I nazi-fascisti stanno rastrellando  i dintorni di Secchiano.

Nel mulino del paese ha trovato un nascondiglio sicuro una famiglia ebrea, con una bambina, Charlotte. 

La famiglia era approdata con un barcone a Rimini, dopo un lungo e stremante viaggio dalla Germania. 

Vennero subito accolte nella soffitta della famiglia di Mercedes Virgili, osti di Secchiano.

Due  persone hanno messo in gioco la loro vita per aiutarli: Samuele Panichi, anarchico, appena tornato dall’America dove era espatriato per combattere nella Resistenza, e don Celli, il parroco. 

Quando i tedeschi cominciano a rastrellare il paese Panichi, per salvarsi, insieme  ai due figli e a un gruppo di compagni, è costretto a “passare il fiume” e darsi alla macchia. 

Don Celli invece viene internato e portato a Mauthausen e da lì al “Mulino delle ossa” di Harteim, dove i resti dei prigionieri vengono polverizzati e sparsi nelle gelide acque del Danubio. Anche lui “passa il fiume”. 

In paese, invece, il mulino da rifugio a Charlotte e alla sua famiglia. 

E la mugnaia li sfama. 

Fino all’arrivo degli Alleati.


IMPRESSIONI


Buon pomeriggio amici della Valigia, ben ritrovati.

La recensione di oggi è molto particolare. Si tratta di una lettura di nicchia, gentilmente offertami, in formato digitale, da Paolo Cesari di Orecchio Acerbo. 

Per me si tratta di una nuova esperienza collaborativa. Non è la prima volta che recensisco un libro per bambini, ma lo è per un testo magistralmente illustrato.

Chi mi conosce sa quanto io sia profondamente interessata al  periodo più buio della storia mondiale, dal '39 al '45, in particolar modo la Shoah.

Ci stiamo avvicinando alla commemorazione del 27 gennaio e ci tenevo a segnalarvi qualche nuova lettura al riguardo.

Nuova nel senso di particolare, non il classico diario o romanzo. L'occasione giusta si è presentata tramite una mail di Paolo Cesari, nella quale veniva pubblicizzato il  testo illustrato "Passare il fiume", appena uscito nelle librerie.

<< Vi vengono a cercare. Vi vogliono trovare. Vi verranno a cercare anche giù dal cielo. Vi vogliono trovare tutti. >>

È un testo nato per i bambini, se ne consiglia la lettura dagli 8 anni in su. Ciò non toglie bellezza e valore al contenuto. 

La storia della famiglia della piccola Charlotte e di chi li ha aiutati a salvarsi viene raccontata attraverso brevi paragrafi dal sapore poetico, narrati da Alessio Torino e dalle splendide illustrazioni che portano la firma di Simone Massi.

Poche pagine, che scorrono sciolte ma con la potenza della paura e del dolore vissuti in prima persona da Charlotte e da tantissime altre Charlotte nel mondo.

La bambina, assieme alla sua famiglia, cercando di fuggire al rastrellamento nazista, era giunta nel paese di Secchiano da Rimini, dove era approdata con un barcone dopo uno stremante viaggio dalla Germania, alla ricerca di un rifugio sicuro, nell'attesa che finissero tutti gli orrori o di riuscire a scappare in una terra finalmente libera da ogni angheria e vessazione verso il popolo ebraico. 

Ad aiutarli a trovare una sistemazione protetta, Samuele Panichi.

<< Il mulino di Secchiano. Il Bosso, che ci scorre accanto. Meglio nascondersi meglio, meglio nascondersi accanto al fiume. >>

Panichi, il partigiano di Pianello, giunge a casa Virgili con la famiglia nascosta sulla sua carrozza, confidando nel buon cuore dell'amico che, se pur ancora fortemente nostalgico del ventennio, si prodigò per aiutare quei poveretti costretti a nascondersi come topi.

Don Celli, parroco del villaggio, fin da subito si presta a rifornire i viveri per la famiglia di Charlotte.

La casa dei Virgili sembra essere il luogo perfetto ma, col passare del tempo, i rastrellamenti si fanno sempre più incalzanti e quel luogo in principio confortevole, sta diventando insicuro e pericoloso. 

Ben presto la famiglia è costretta a lasciare la casa e a rifugiarsi al vecchio Mulino del paese, accanto al fiume Bosso.

In loro aiuto, ancora una volta, Don Celli e  Panichi, quest'ultimo insieme ai figli, all'avvocato eugubino Terradura e ai suoi figli, vennero soprannominati la banda "Panichi", i partigiani.

<< "Io non ho fatto niente di male."  Parole di don Giuseppe Celli, parroco di Secchiano. >>

Panichi e la sua banda sono i primi a "passare il fiume" per sfuggire ai fascisti, mentre don Celli, dopo aver aiutato, portando viveri alla famiglia di Charlotte, viene arrestato e trasferito al Campo di Fossoli, in attesa di essere smistato nel campo di sterminio Mauthausen dove vivrà un inferno che mai avrebbe potuto immaginare, per finire poi al "Mulino delle ossa" per essere polverizzato e sparso nelle acque gelate del Danubio.

Così anche don Celli ha "passato il fiume".

Mentre la banda Panichi, allo scopo di bloccare l'avanzata nazi-fascista faceva saltare ponti per opera di Walkiria, figlia dell'avvocato, il figlio di Panichi viene brutalmente fucilato dal fuoco nemico.

Al Mulino di Secchiano, Rosina, moglie del mugnaio continua ad aiutare la famiglia di Charlotte, consegnando cesti di viveri per potersi rifocillare e superare la rigidità di quel gelido inverno.

Giorno dopo giorno, cesto dopo cesto, finché le campane cominciano a suonare una nuova melodia di speranza.

È arrivata l'estate del 1944, gli alleati risalgono l'Italia. 

Le campane suonano per la libertà!

Come ho già scritto prima, la lettura è veramente breve, ma ha una forza tale da entrare sottopelle, da racchiudere un mondo di emozioni in quella manciata di paragrafi.

Rabbia, sconforto, disperazione, rassegnazione.

Gratitudine, speranza, certezza.

Un turbinio in crescendo di brividi lungo la schiena, da parte mia un odio viscerale verso la cattiveria e crudeltà di quegli esseri indegni di chiamarsi uomini.

Come ogni volta che mi documento e ripercorro i passi di quel periodo storico, qualche lacrima si affaccia sul bordo dei miei occhi per poi scivolare libera, amara e ustionante, lungo il viso.

Ogni volta con la consapevolezza che nessuno potrà mai darmi una risposta precisa e soddisfacente alla mia perpetua domanda: "Perché tutto questo odio?".

In passato ho cercato qualche risposta proprio a Fossoli, ma una volta varcato l'accesso al viale del Campo, le mie domande sono soffocate in gola, sepolte nelle macerie di alcuni edifici ancora da restaurare, dove strati di storia si sono alternati e rinnovati negli anni.







Campo di concentramento-smistamento di Fossoli - Foto personali -


La strada per la verità è ancora lunga, forse nessuno avrà mai la forza e il coraggio portarla alla luce, ma un po' di conforto deriva dal sapere che in passato l'uomo ha dimostrato il suo valore nei piccoli gesti, mettendo a rischio la propria vita, spesso perdendola tragicamente, per aiutare amici e sconosciuti. Solo per amore verso il prossimo. 

Costruendo anche le basi per un lieto fine...

Raffinate illustrazioni che sembrano vive accompagnano chi legge lungo i vicoli di Secchiano, sulle sponde del Bosso, nel gelo dei campi di sterminio, cercando di riscaldare l'anima commossa dal racconto.

Il linguaggio semplice, delicato, scorrevole, da una parte aiuta i bambini a comprendere meglio gli orrori dell'Olocausto, dall'altra spinge il lettore più adulto a scavare in questa storia, a saperne di più, ad ascoltare i dialoghi in tedesco di Charlotte, ad accompagnare Rosina con la cesta carica di viveri fino al vecchio Mulino.

Ho trovato in rete parecchi articoli dedicati alla storia di Charlotte, e piano piano li leggerò tutti: sarebbe bello se venisse scritta una storia più approfondita, anche solo per far conoscere meglio luoghi della resistenza e il grande cuore dei marchigiani. 

Nato come romanzo illustrato per bambini, "Passare il fiume" racconta una storia che tutti dovrebbero conoscere, per capire e sperare ancora nell'umanità.

Ringraziando infinitamente Orecchio Acerbo e Paolo Cesari per questa possibilità, vi invito all'acquisto del testo, un piccolo gioiello da custodire in libreria e da rileggere ogni volta che la nostra vita sembra non essere troppo clemente, perché la giornata della memoria non è solo il 27 gennaio. 

Buona lettura,

Tania C.



 


giovedì 26 gennaio 2023

Recensione UNA NUOVA VITA e UN MONDO LIBERO La saga dei FONTAMARA di Valentina Cebeni - Ed. Sperlidisseng & Kupfer -

 




UNA NUOVA VITA - UN MONDO LIBERO

La saga dei Fontamara





UNA NUOVA VITA

La saga dei Fontamara

Valentina Cebeni

Ed. Sperling & Kupfer

Collana PickWick

Genere Narrativa Italiana, Saga familiare

Pag. 730

€ 13,90

Formato Brossura

Formato Ebook presente in tutti gli store digitali


TRAMA

Anni trenta, Cuba. 

Fernando Fontamara, amato marito di Eva Morris viene a mancare e la donna, insieme ai quattro figli, è costretta a fuggire a Roma, trovando accoglienza dalla famiglia del cognato.

Convivere coi parenti italiani non è facile: Giacomo Fontamara è un uomo arrogante e fascista. Sposò Ottavia solo per sete di potere, riuscendo a mettere le mani sul biscottificio di proprietà della moglie, portandolo al collasso a causa della sua cattiva gestione. Le conseguenze  disastrose si ripercossero anche sul matrimonio e nel rapporto coi figli.

L'arrivo dei cugini da Cuba porterà scompiglio nella loro quotidianità, ricreando, giorno dopo giorno, legami perduti nel tempo e facendo nascere nuove complicità, soprattutto tra le donne della famiglia.

Saranno proprio i cugini ''cubani'' a tagliare le onde per attraversare la tempesta e salvare la grande famiglia dei Fontamara.





UN MONDO LIBERO 

La saga dei Fontamara


Valentina Cebeni

Ed. Sperling & Kupfer

Anno di uscita 2022



Genere Narrativa Italiana, Saga familiare

Pag. 528

€ 18,90

Formato Cartonato con sovraccoperta

Formato Ebook presente in tutti gli store digitali


TRAMA

Roma, autunno 1942. In Italia, come nel resto del mondo, imperversa ormai da tempo una spietata guerra che vede impegnata anche la famiglia Fontamara al completo. 

Ogni uomo in grado di combattere, viene impiegato al fronte, mentre chi è costretto a rimanere in città, già provato dalla guerra e dagli stenti del periodo, deve vedersela con l'ombra cupa del governo e delle sue nuove disposizioni. 

Sono quelli gli anni più neri per la Pregiata Forneria Principi, ma grazie alla capofamiglia Eva, che sa come mettere a frutto il suo spiccato senso degli affari, il biscottificio avrà la possibilità di accaparrarsi molte richieste da parte del regime per poi utilizzarne i proventi proprio per aiutare tutte quelle persone che vogliono annientare le leggi razziali introdotte proprio da quel regime dittatoriale. Intanto il conflitto bellico sta avanzando senza freni e senza pietà né speranze, lasciando alle spalle vittime innocenti.

Myriam, terzogenita figlia  di Eva, prende una decisione difficile: si arruola come infermiera volontaria.  Diana, la figlia secondogenita, è sempre più combattiva, tradita dalle proprie pericolose e incoerenti scelte di vita. Lia, sorella di Fernando, vede impietosamente svanire il suo sogno di rivedere il marito Ettore, così come per  la cognata Eva sta crollando quello di poter riabbracciare ancora una volta il primogenito Gabriel, piegato dalla scelta tra la vita o la morte dopo l'armistizio.

Intanto la guerra si impadronisce di  Roma, esasperando animi e routine quotidiana. È arrivato, purtroppo,  il temuto  momento di scendere in campo giocando tutto per tutto, durante le corse verso i bunker durante i bombardamenti, nello slalom tra  macerie e vittime di una città ribelle che eleva il suo grido silenzioso innanzi ai rastrellamenti.

Nonostante i tragici fatti, la famiglia Fontamara, facendo leva proprio su quel forte legame, non solo di sangue, che la unisce, troverà ancora una volta con determinazione la forza per combattere, anche se divisa fisicamente, per l'ideale comune di libertà. Una libertà che ha sempre il sapore di un ritorno a casa.

Un mondo libero è il secondo avvincente capitolo della saga famigliare che ha già appassionato migliaia di lettori, una storia commovente di coraggio e resilienza.



CONOSCIAMO L'AUTRICE

Valentina Cebeni, nasce e vive a Roma dal 1985, ma nelle sue vene scorre sangue sardo. La Sardegna, madre delle sue radici, col suo mare cristallino, è la terra della sua infanzia. Tra il viola delle bacche di mirto e la tranquillità delle calette in cui immergersi, passa le sue estati a casa dei nonni che ama e ricorda con tanto affetto.                            Giovane scrittrice, tradotta in tutta Europa, con enorme successo in Germania, il suo motto è ‘’ My head is a jungle… piena di pensieri, parole, emozioni e sentimenti’’, ha al suo attivo già tre romanzi:

L’ultimo battito del cuore, col quale esordisce nel 2013, edito da Giunti;

La ricetta segreta per un sogno e La collezionista di meraviglie, editi da Garzanti;

La saga dei Fontamara: Una nuova vita e Un mondo libero, editi da Sperling & Kupfer.

Natale in casa Fontamara, spin-off della saga, edito da Sperling & Kupfer solo in formato ebook.


IMPRESSIONI

Amici della Valigia buongiorno.

In occasione della Giornata della Memoria, quest'anno, ho deciso di lasciarvi in compagnia di una saga un po' diversa, alla quale tengo molto.

È una saga familiare storica alla quale mi sono subito affezionata, non solo perché l'autrice è una mia carissima amica ma soprattutto per la sua capacità di incollarmi, ogni volta, alle pagine, facendomi entrare nel cuore della storia.

Una nuova vita e Un mondo libero La saga dei Fontamara, portano la firma di Valentina Cebeni, raccontando gli anni bui della Seconda Guerra Mondiale a Roma, dove vive la grande famiglia allargata Fontamara, immigrata a Cuba negli anni '20  per poi rientrare in Italia alla morte del padre, quando anche Cuba sta diventando pericolosa per la loro sopravvivenza.

Non mi voglio dilungare sulla trama, la potete leggere nella quarta di copertina o qui sopra, voglio invece raccontarvi del personaggio principale di questa saga.

No, non è la guerra in sé, né la famiglia Fontamara, per quanto titoli e trama possano lasciar trapelare.

Protagonista principale è l'amore. 

In questo caso, principalmente l'amore e la capacità di amare delle donne, fulcro della saga.

Quello forte, indiscusso, che va oltre i confini, razza, credo politico e religioso, quello che ti avvolge nelle sue spire e ti incanta, quello malato, che ti porta a conseguenze disastrose.

Ogni personaggio che si incontra durante la lettura è alle prese con l'amore.

<< Eva sgranò gli occhi, e affondò le unghie nel bracciolo della sedia. "Questo è fuori discussione. I miei figli e io apparteniamo a questa terra, a questa casa. Come potete chiederci di andarcene?">>

Eva, vedova combattiva di Fernando, si ritrova, a causa di un passionale ma insano amore di gioventù, a dover fuggire dalla vita libera e solare di Cuba, lasciando la gestione dello zuccherificio di famiglia, la Central Santa Sophia, ai suoceri. 

Arrivata in Italia insieme ai figli, viene accolta in casa Principi, zii e cognati proprietari del Pregiato biscottificio romano.

La famiglia alloggerà, ospite degli zii, prima a Roma poi, coi primi venti di guerra, si sposterà nella splendida campagna romana, nella Tenuta La Gioiosa, villa della moglie di Giacomo, il cognato di Eva, uomo burbero e fedifrago, capace di abbandonare a sé stesso il frutto del proprio sangue. 

<<Gabriel chiuse l'occhio sinistro e accarezzò con l'indice il grilletto, poi mise a fuoco la bottiglia che Ernesto aveva sistemato sulla pietra e fece fuoco.>>

Gabriel, figlio primogenito di Eva e Fernando, è un ragazzone dal cuore buono, sempre pronto a difendere e a combattere per la causa. Sarà proprio il suo amore per la famiglia e per le origini italiane a fargli prendere la decisione di arruolarsi. Lontano da casa conoscerà il grande amore, per il quale spezzerà il cuore di una giovane domestica della famiglia Fontamara-Principi.

Diana, secondogenita e giovane donna di una bellezza selvaggia e procace, si sente tradita dalla sua famiglia per essere stata costretta a emigrare  in Italia, in casa degli zii paterni dove crede di essere ospite poco accettata. 

Costretta a forza a lasciare il suo grande amore a Cuba, perché legato all'amore malsano e pericoloso vissuto in gioventù dalla madre, non riesce a far pace con le proprie emozioni, finendo nelle spire di una guerra al massacro contro sé stessa e chi la circonda, ma soprattutto contro quella che lei vede come colpevole di tutta la situazione, la madre Eva. 

<< Forse ora penserai che le mie siano solo parole stupide, vuote, ma, credimi, ne va della tua felicità.>>

Diana è il personaggio che saprà catturare l'attenzione del lettore e portarla oltre le pagine. Si soffre, ci si inquieta, si combinano guai con lei, ma si ride anche, si passano momenti di gioia e passione che lasciano quasi sperare in una sorta di redenzione del protagonista "bello e dannato".

<<Tutto corre fuorché il tempo, in questi anni maledetti, pensò, mentre si asciugava la fronte col dorso della mano e si tastava le gambe doloranti.>>

Myriam è la figlia terzogenita, forse quella più remissiva, una  sognatrice pacata. Bella e intelligente, dai toni soavi, quando si innamora diventa un fiume in piena di emozioni, spesso messe in secondo piano dai disastri combinati da Diana, alla quale è molto legata. Myriam per amore del suo Giovanni, prigioniero per non essersi piegato al volere del regime, sceglierà di combattere in prima linea arruolandosi come infermiera, mettendosi a rischio per salvare chi sta combattendo per la patria e per le vittime dell'odio omofobo e razziale che sta ormai imperversando anche a Roma.

Clio e Viola sono le piccole di casa, una ventata di aria fresca tra la cappa pesante della guerra.

Clio quarta e ultima figlia di Eva, è solare, vivace, brillante e con un grande cuore. Ama come una sorella Viola, la cuginetta illegittima riconosciuta, senza amore, dal padre  e dalla moglie. La piccola è figlia dell'avventura di una delle molteplici notti brave, tra alcol e donne di dubbia integrità morale, di zio Giacomo Fontamara, despota traditore, perennemente immischiato in affari poco legali che gli faranno quasi perdere il Pregiato biscottificio Principi di proprietà di Ottavia, la dolce moglie tradita e incinta, segnata da un crudele destino.

Lia, sorella di Giacomo e Fernando, è la zia dalle spalle grandi, protettiva, piena d'amore per la famiglia, tanto da rinunciare alla sua gioventù per loro, finché, non conoscerà il futuro marito, proprio con l'arrivo dei Fontamara di Cuba.

<<''Che cosa cerchi, qui, che altrove non trovi?" gli chiese spezzando il biscotto in piccoli bocconi. "Insomma , che cos'ha questo posto di così speciale?" Tommaso si guardò intorno, e spolverò i pantaloni dalle briciole. "Le persone, te l'ho detto.">>

Tommaso è il quarto fratello Fontamara. Anima pura ma combattiva, ribelle e fragile allo stesso tempo. È lo zio che non giudica ma allarga le braccia e accoglie, consola, ama i nipoti. In particolar modo Diana, la nipote più bisognosa di affetto e di una guida che non sappia solo riprenderla per i suoi errori commessi. 

Per lui è un momento duro quello che sta vivendo e sa cosa significa, per la nipote, essere sempre giudicata solo per il diritto di essere sé stessi. 

È innamorato, ricambiato, ma costretto a vivere il suo amore clandestinamente per evitare ulteriori ripercussioni o la vita stessa di entrambi da parte del regime.

Tommaso è il personaggio che più mi è piaciuto della saga. L'angelo custode che ogni nipote vorrebbe avere, sempre pronto ad offrire un abbraccio e una fetta di torta. Sempre pronto ad ascoltare e a spronare, a credere nelle proprie possibilità, invece di cedere alla dittatura del fratello Giacomo.

A completare la famiglia ci sono i cugini Fontamara, i figli di zio Giacomo e Ottavia: Ernesto e Angela.

Giacomo Fontamara, fratello di Fernando, Lia e Tommaso, non ha bisogno di presentazione, tale è la sua fama di losco libertino.

Ottavia Principi, ereditiera della Forneria Principi, della Villa romana e della Tenuta La Gioiosa, la moglie, è una donna annientata dalle angherie del marito. Accetta le sue umiliazioni per anni, incapace di provare pietà e amore per la piccola Viola. L'aiuto di Eva sarà la svolta per lei. Se solo il destino non ci avesse mezzo le grinfie!

Ernesto figlio primogenito ribelle, sbruffone e rissoso, votato alle camice nere tanto da sposarne la causa, ama follemente la madre, vista da lui come figura fragile, da proteggere dalle angherie di un padre alcolizzato, violento e donnaiolo. Per lei è disposto a tutto, pur di vendicare le umiliazioni subite.

Angela è viziata, non particolarmente bella, un po' in sovrappeso. Cerca attenzioni mettendosi in mostra con abiti lussuosi e facendo brutti scherzi a Diana, ma finirà con l'innamorarsi di un bravo ragazzo che la sposerà e le farà mettere la testa a posto. È un personaggio all'inizio ambiguo, ma troverà il suo riscatto, anche se a caro prezzo.

Angela e il marito avranno un figlio, Mosè, colpevole di essere nato in uno dei più brutti periodi storici del mondo. Il marito di Angela è ebreo, un non gradito, da sterminare il prima possibile.

La famiglia Fontamara farà di tutto per proteggerli, ma a volte l'odio sembra vincere alcune battaglie nello scontro con l'amore...

Ogni personaggio, ben strutturato in ogni suo aspetto, al punto da sembrare reale, vive una vita piena, densa di sentimento e cuore.

Combattono ognuno le proprie battaglie, senza abbassare mai lo sguardo, rialzandosi dopo ogni colpo inferto che lo ha messo al tappeto.

Lo sa bene Tommaso, che pur ammaccato e con ferite nel cuore che non si rimargineranno mai, non perde la speranza e la voglia di amare, di vivere in un mondo libero.

Valentina ha saputo toccare temi forti e scottanti legati al periodo storico, senza mai cadere nella volgarità o nella crudezza dei fatti. 

"Rispettoso" credo possa essere la parola giusta per definire lo stile di questa saga avvincente.

Con mano lieve, la sua penna sfiora le pagine del cuore, riportando fedelmente fatti storici di una Roma che non è mai scomparsa. Lo stesso Pregiato biscottificio Principi ha resistito al tempo e alla storia.

Ogni fatto narrato è frutto delle sue scrupolose ricerche sul campo, di interviste, incursioni nella storia, e lunghe giornate tra i vicoli del quartiere ebraico di Roma, sperimentando odori, sapori e anime di un tempo poi non così lontano.

Dalle pagine soffia il vento gelido dei campi di concentramento, si può udire la live cadenza dei corpi scheletrici costretti a marciare quasi nudi sotto la neve, diretti al campo o ai forni, i colpi dei fucili che lacerano le carni di chi vuole solo difendere il diritto di essere uomo, cittadino del mondo. 

Tutto in un sottotono assordante che solo Valentina, con la sua sensibilità, ha saputo descrivere.

Qualche lacrima scende, inarrestabile, perché spesso, ciò che si legge tra le righe, fa più male dell'inchiostro nero su carta candida.

Ma scendono anche lacrime di speranza, dettate dall'amore, collante della grande famiglia Fontamara.

<<La guerra è finita>>, disse piano, mentre la distanza fra loro si accorciava e lei lo fissava incredula, con gli occhi che sorridevano e le mani che tremavano intrecciate a nascondere l'emozione. E arrivò, con una violenza che non si aspettava.>>

Nella vita, anche se indipendentemente dalla nostra volontà, è facile perdersi, finire in un vortice che trascina a fondo, ma l'amore, soprattutto quello della propria famiglia, è l'ancora che ci permetterà di tornare a galla e salvarci.

Chissà che questo amore non riesca a salvare anche Diana, perché ha ancora tanto da raccontarci.

Per finire, cari lettori, vorrei richiamare la vostra attenzione sulle copertine dei due romanzi, semplicemente strepitose. 

Due dipinti dai colori brillanti coi tratti tipici anni '40, raffiguranti delle donne. 

Libere e resilienti come le donne Fontamara. 

A questo punto credo sia doveroso leggere questa saga che scorrerà a ritmo serrato sotto ai vostri occhi. 

Una piccola chicca contenuta in "Una nuova vita" è l'accenno ad un dolce tipico della cucina giudaica romana, un dolcetto che viene offerto sotto forma di biscotto a Eva da parte dello zio Tommaso. 

Incuriosita ho chiesto delucidazioni in proposito a Valentina che mi ha spiegato essere la Pizza di Beridde, dolce povero, quasi uno svuota dispensa, ma ricco di sapore e profumi antichi e corposi. 

Ho provato a farlo e non mi sono più fermata, crea dipendenza! La ricetta la trovate tranquillamente in rete, provatela perché merita.

Ma non finisce qui! Per chi fosse in preda alla sindrome dell'abbandono, Valentina, a Natale, ci ha regalato un arricchimento, un "terzo capitolo" che si svolge nell'arco temporale tra Una nuova vita e Un mondo libero. Lo definiscono spin-off, ma è molto di più. 

Si intitola "Natale in casa Fontamara" e vi lascio qui sotto la mia recensione, perché anche se Natale è appena trascorso, il nostro cuore ne ha bisogno sempre.

https://valigiadeltempo.blogspot.com/2022/12/recensione-natale-in-casa-fontamara-di.html

Cosa aspettate ancora? Correte in libreria e lasciatevi coccolare dalle braccia accoglienti della famiglia Fontamara.

Buona lettura

Tania C.







mercoledì 27 gennaio 2021

Recensione LA SOLA COLPA DI ESSERE NATI di Gherardo Colombo e Liliana Segre - Ed. Garzanti

 


LA SOLA COLPA DI ESSERE NATI
Gherardo Colombo
Liliana Segre
Ed. Garzanti 
Anno di pubblicazione Gennaio 2021
Pag. 128
Formato Cartonato
Aree tematiche Novità in libreria, saggi
€ 16,00
Ebook disponibile nei principali store digitali

CONOSCIAMO GLI AUTORI

GHERARDO COLOMBO
Nato a Briosco, (MB) classe 1946.
Dopo più di trent'anni come magistrato, dal 2007 dedica tutto il suo impegno alla riflessione pubblica sulla giustizia attraverso l'associazione << Sulle regole >>.

LILIANA SEGRE 
Nasce a Milano 10 settembre 1930. Imprigionata ad Auschwitz, è riuscita a sopravvivere diventando testimone della Shoah e, il 19 gennaio 2018, è stata insignita della carica di Senatrice a vita.

TRAMA

«Per me è molto importante sentirmi sulla tua stessa strada. Perché hai vissuto ciò che io ho solo letto, e perché avendolo vissuto non hai assecondato l’istinto di rispondere all’odio con l’odio.»

 «Non abbiamo bisogno di eroi, serve però tenere sempre viva la capacità di vergognarsi per il male altrui, di non voltarsi dall’altra parte, di non accettare le ingiustizie.»

Nel 1938, durante l’emanazione sulle leggi razziali, Liliana Segre ha appena compiuto otto anni e le viene impedito di riprendere le lezioni con la sua classe.

Tutti gli alunni e gli insegnanti di << razza ebraica >> vengono espulsi dalle scuole statali.

Dopo poco tempo gli ebrei vengono licenziati dalle pubbliche amministrazioni e dalle banche.

Viene loro impedito di sposare << ariani >>, possedere aziende, scrivere sui giornali.

Seguiranno altre numerose imposizioni e odiose limitazioni.

È questo l’inizio della più grande e terribile tragedia umana che culminerà con lo sfruttamento a morte nei  campi di sterminio e nelle camere a gas.

Il dialogo tra Liliana Segre e Gherardo Colombo ripercorre i momenti più drammatici e bui personali e della collettività, interrogandosi sulla profonda differenza che si frappone tra giustizia e legalità, sottolineando la necessità di non chiudere mai gli occhi davanti alle ingiustizie.

È l’unico modo per assicurarci che le pagine più truci della nostra storia non si ripetano mai più.


IMPRESSIONI

Buongiorno cari lettori, la recensione di oggi è un po' insolita e ci è stata offerta dalla mia cara amica Nelly Lorenzini che ha appena finito di leggere ''La sola colpa di essere nati'', un dialogo aperto tra Gherardo Colombo e Liliana Segre.

La Shoah è un argomento che mi sta molto a cuore, ogni anno scelgo un libro a tema da leggere, non necessariamente a gennaio ma  per  recensirlo poi nella Giornata della Memoria.

Dallo scorso marzo ad oggi non me la sono sentita di affrontare l'argomento: troppo dolore si sarebbe aggiunto a quello del nuovo olocausto che stiamo vivendo, distogliendo la concentrazione durante la lettura senza avere la possibilità di riflettere e comprendere. 

Ho deciso quindi di ospitare Nelly, reduce anche da un viaggio ad Auscwita-Birkenau, che ci espone il suo parere sul racconto del periodo nel campo di Auschwitz che la Segre ha fatto a Colombo, ripromettendomi di leggerlo non appena la mia emotività me lo consentirà.

*** LE IMPRESSIONI DI NELLY ***

<< L.S.: Certo che nel campo c'erano regole. E la principale era che l'individuo andava distrutto, andava distrutta la sua identità, doveva essere ridotto al nulla. Ogni campo aveva le sue, molte non erano scritte, ma il punto di partenza era sempre quello... >>

Uno dei numerosi vagoni per un viaggio quasi sempre senza ritorno - Auschwitz - Birkenau - Foto di proprietà di Nellita Lorenzini

Non è facile recensire un libro scritto a due mani da due grandi come Liliana Segre e Gherardo Colombo.

Facile dare per scontata l'ennesima testimonianza  del campo di Auschwitz, ma non è così.

In dialogo con Gherardo, Liliana ci racconta la sua vita: del prima, del durante e del dopo, con un linguaggio semplice e schietto.


Auschwitz - foto di proprietà di Nellita Lorenzini -

<< G.C.: Mi viene da pensare che un tratto comune di queste regole  riguardasse la fiducia: toglievano  la possibilità di fare affidamento su qualcuno o qualcosa e senza fiducia  non si possono costituire comunità. Ciascuno di voi era solo con sé stesso, e soprattutto non poteva aspettarsi un comportamento prevedibile, qualunque esso fosse, da parte di chi deteneva il potere. >>

Binario di arrivo al campo di Birkenau - foto di proprietà di Nellita Lorenzini

Gherardo interviene, chiede ed illustra la storia: dalle leggi razziali alla scelta da parte della Chiesa Cattolica di non prendere una posizione.

Un coro a due voci, che ci porta in un tempo dove tutti sono stati colpevoli, in cui vince il pregiudizio, dove non c'è spazio per la comprensione e l'umanità.


Birkenau, occhiali - foto di proprietà di Nellita Lorenzini

Birkenau, stoviglie - foto di proprietà di Nellita Lorenzini -


Bikenau, La casa delle donne - foto di proprietà di Nellita Lorenzini -

Dopo il suo viaggio ad Auschwitz-Birkenau Nelly racconta:
''Mi sono sentita malissimo a Birkenau, nella ''casa delle donne'': un edificio gelido con tre strati di tavolacci dove le donne malate andavano a morire di inedia, ricoperte dagli escrementi di chi stava sopra, mentre il Kapo' o i soldati vegliavano al caldo in uno stanzino accanto. 

Birkenau, la vita finiva così, ti toglievano tutto... Poi cominciava l'inferno.
- foto di proprietà di Nellita Lorenzini -

Nellita - Nelly Lorenzini.

- o - o - o - 

Che cosa altro aggiungere alle   parole forti e dure della Segre e di Colombo? 

Il consiglio che ci da Nelly e che seguirò, spero prima possibile,  è quello di leggere questo dialogo e fare tesoro della memoria di chi ha vissuto e convissuto col delirio della follia umana. 

Grazie Nelly, ogni volta che vorrai renderci partecipi di un nuovo viaggio, nella Valigia troverai sempre uno spazio  dedicato a te. 

Per quanto mi riguarda posso dirvi che solo su una cosa mi trovo discordante dal racconto del viaggio di Nelly: l'inferno non cominciava all'arrivo nei campi, ma dal momento in cui ad ogni ebreo è stato tolto il diritto e la dignità di essere un uomo libero. 

La storia avrebbe dovuto immunizzarci dal ripetere gli stessi errori, ma per la follia della ''bestia umana'', purtroppo, non esistono vaccini.

Sperando di aver sensibilizzato il vostro interesse, vi auguro buona lettura lasciandovi con un significativo pensiero di Martin Luther King :

'' La mia libertà finisce dove incomincia la vostra. ''

Cerchiamo di ricordarcelo sempre, non solo il 27 gennaio.

Tania C.


 





lunedì 27 gennaio 2020

Recensione di AVEVANO SPENTO ANCHE LA LUNA di Ruta Sepetys - Ed. GARZANTI -





AVEVANO SPENTO ANCHE LA LUNA

Ruta Sepetys
Ed. GARZANTI 2011
Copertina flessibile
Pag. 298
Traduzione: Roberta Scarabelli
€ 6,90 (offerta proposta dalla libreria)


CONOSCIAMO L'AUTRICE

Ruta Sepetys - foto dal web -

Ruta Sepetys è nata in Michigan da genitori rifugiati lituani. Per scrivere Avevano spento anche la luna condusse accurate ricerche in Siberia, visitando campi lavoro, intervistando storici e sopravvissuti che le raccontarono atroci e raccapriccianti aneddoti dell'epoca. Per Garzanti ha pubblicato anche Una stanza piena di sogni.

TRAMA

Lituania, 4 giugno 1941, la polizia fa irruzione in casa di Lina. Il suo reato più grande è quello di esistere e di essere sulla lista nera perché figlia del Rettore dell'Università.
Insieme alla madre e al fratellino verrà stipata nel vagone di uno di quei treni sola andata. Fame, sete, settimane passate sul vagone e poi l'arrivo in Siberia in un campo lavoro dove il freddo, col suo sussurro gelido uccide. 
Ma Lina non scende a compromessi con la sua dignità: quando non è obbligata a lavorare, disegna documentando tutto. Lotta per la sopravvivenza, promettendo che se mai riuscirà ad uscirne viva, onorerà con l'arte la vita stessa e tutte le famiglie sepolte in Siberia.
Tratto da una storia vera, Avevano spento anche la luna squarcia il silenzio su uno dei più grandi genocidi della storia scaturito dalle deportazioni dai paesi baltici nei gulag staliniani. 

IMPRESSIONI

Per la Giornata della Memoria ho scelto il romanzo d'esordio dell'autrice. Lo lessi anni fa, e rimasi sconvolta dal racconto straziante delle angherie subite dal popolo lituano, narrate dalla voce di Lina, la protagonista. Ispirato ad una storia vera. Avevano spento anche la luna è uno spaccato di storia quasi sconosciuto al mondo a causa della tendenza alla segretezza e insabbiamento da parte della Russia su uno dei più grandi genocidi europei,  oltre 60 milioni di morti soprattutto per fame, stenti e malattie, quello dei deportati dei Paesi Baltici. Molte più vittime della follia di Hitler, ma parlarne era pericoloso, poteva anche costare la vita. 
Ruta Sepetys, di origine lituana, ha voluto dar voce non solo alla memoria familiare, ma anche ai sopravvissuti dell'invasione di Estonia, Lettonia e Lituania da parte dei sovietici.
Mentre nell'Est Europa Hitler perseguitava gli Ebrei, nei paesi baltici Stalin perseguitava chiunque cercasse di sovvertire la sua egemonia politica.

I lampioni in strada erano spenti ed era quasi buio pesto. Gli agenti marciavano dietro di noi, obbligandoci a tenere il loro passo.

Lina, quindici anni, di origini lituane, ha un sogno, quello di diventare un'artista brava come il suo pittore preferito, Munch. Sta prendendo lezioni per imparare la tecnica. 
La sera del 14 giugno 1941 si era appena messa la camicia da notte, quando arrivarono i sovietici a prelevarla insieme alla madre Elena  e al fratellino Jonas appena undicenne. Non poteva essere, c'era sicuramente un errore. Dove li stavano portando? Lei era la figlia del Rettore dell'Università, perché li avevano fatti salire su quel carro? E suo padre dove era finito?
Era invece proprio quella la condanna: essere lituana, esistere. E quella era la condanna che la accomunava alle altre quarantasei persone stipate sul suo stesso carro diretto ad una serie di vagoni che li avrebbe trasportati in Siberia nei gualg dei campi di lavoro forzato.
Arrivati al vagone, la madre,  Lina e Jonas apprenderanno che anche il padre è stato catturato dai sovietici e verrà deportato insieme a loro nei campi siberiani ma stipato in un altro vagone della disperazione.
Il viaggio in treno durò settimane, strazianti e gelide. Lo scandire del tempo veniva dettato dalla brutalità dei soldati sovietici che si ripercosse gratuitamente sui deportati solo perché "respiravano", privandoli di ogni dignità, anche quella di avere degna sepoltura. I cadaveri delle Persone che non riuscirono a sopravvivere al viaggio venivano lanciati dal treno in corsa, come quello di una madre e della sua  neonata non sopravvissuta al parto perché la madre non aveva latte per allattarla. Madre e figlia furono scagliate fuori dal vagone, la bambina deceduta per la fame, la madre uccisa per aver esternato il suo dolore, figlio della perdita dell'innocente creatura. 
Le ore di Lina sul vagone passarono grazie ai suoi disegni, cronache reali di quanto succedeva a quei poveri disgraziati stipati come scarti da macello su quei vagone. Suo desiderio più grande era quello di comunicare col padre, di poter riunire la famiglia. Il padre stesso le aveva chiesto di non smettere di raccontare storie coi suoi disegni, prima che i sovietici lo dividessero dai suoi cari. Il mondo avrebbe dovuto conoscere la loro storia, il dolore e la disperazione causati dalla follia dittatoriale staliniana.
Ma la realtà era beffarda e distante dai desideri di una bambina lituana, colpevole di esistere.

Vi siete mai chiesti quanto vale una vita umana? Quella mattina la vita di mio fratello valeva un orologio da taschino.

Venduti come bestie da soma ai campi lavoro siberiano, Lina, la madre Elena e il fratellino, si troveranno a vivere situazioni estreme a livello fisico e morale, ma con la promessa di non perdere mai la loro dignità, di non scendere mai a compromessi con la disperazione.
Lina era una ragazzina dal carattere caparbio,  forte e testarda e nonostante le angherie subite, il gelo che le tagliava le mani costrette a lavorare duramente nella steppa siberiana, non ha mai perso il sorriso e l'amore per la vita. Grazie ai suoi disegni, nei quali riversava il grido di speranza contro l'egemonia sovietica, riuscì anche a procurarsi un po' di cibo in più, rispetto a quei miseri 300 grammi di pane. Quello, secondo la dittatura, era il fabbisogno giornaliero equilibrato di un "lavoratore" che scavava a mani nude la gelida steppa anche per dieci ore.

<<Pensi che dovremmo mangiarlo?>> chiese Janina.
All'inizio rimasi scioccata, poi immaginai il corpo carnoso che arrostiva nel nostro barile, come un pollo. Lo toccai di nuovo. Lo presi per un'ala e lo tirai. Era pesante, ma scivolava sulla neve.

La fame era nera, per chi si trovava costretto a convivere insieme a decine di persone ridotte allo stremo, che si davano sui nervi a vicenda, ammassati in una yurta improvvisata su lastre di fango, pietre e ghiaccio e lacere tende a far da tetto, costrette a lavorare  alla mercè di rigide intemperie e dei perfidi aguzzini che erano le guardie del NKVD, precursore di quello che sarebbe poi diventato KGB. 
Bisognava agire d'astuzia, approfittare di ogni occasione di cibo che si presentava davanti, rubacchiando tra i rifiuti o furtivamente, come quando Lina e le sue sventurate compagne trovarono un gufo morto nella neve. Per poterlo cucinare, Lina fu costretta a nasconderlo sotto i vestiti e il misero cappotto fin tanto che i soldati del NKVD non glielo sottraessero. 
Schiacciata dal  peso "morale" di quel cadavere nascosto sotto il cappotto che le bucava il corpo scarno,  Lina era felice di poter aiutare e portare un po' di conforto alla madre malata e alle altre madri che versavano in cattive condizioni di salute a causa degli stenti e della morsa di freddo polare. 
Il gufo arrosto, cucinato con cura e amore dalle donne del campo, era una prelibatezza, quasi come mangiare anatra, un po' coriacea, ad un banchetto reale.

Io dovevo parlare. Avrei scritto tutto nero su bianco, avrei disegnato ogni cosa. Avrebbe aiutato il papà a trovarci.

Nonostante la perdita dei genitori e di altri cari affetti, Lina non perse mai la speranza e il sorriso. Per dodici lunghi anni mai si piegò e  scese a patti con la dittatura sovietica. Conobbe  la violenza, l'odio, il rancore verso una delle guardie del NKVD, ma non ne fece mai sua prerogativa di vita, anche se ne avrebbe avuto tutto il diritto, anzi tutte le angherie subite, la durezza estrema della vita nel campo, alimentarono in lei l'amore verso la vita, unica e preziosa e verso un ragazzo, lituano come lei  conosciuto nel campo. 
In mezzo a quel gelo e alla disperazione troverà anche  la forza per motivare il fratello a non cedere, per spingerlo a credere ancora in un futuro libero. Avrebbero ritrovato il loro padre e avrebbero fatto ritorno nella loro casa sotto alle loro calde coperte.   

Il successo significava sopravvivere. Il fallimento significava morire. Io volevo la vita. Volevo sopravvivere.

Lina amava la vita, la libertà e i suoi disegni ispirati al suo amatissimo Munch, a testimonianza del famoso "urlo" come accusa contro le torture subite, furono affidati ad un contenitore di vetro rinvenuto dopo la liberazione della Lituania, divenuti testimonianza di tutto il male subito durante la prigionia. 
I personaggi di questo romanzo sono inventanti, eccetto la figura di un medico che arrivò nel campo ad infondere speranza e amore, ma i fatti sono reali. Il sangue versato, la paura, il gelo che tagliava le mani, la fame che corrodeva i corpi denutriti sono reali, così come i sentimenti contrastanti provati da Lina e dalle migliaia di persone sottomesse alla persecuzione sovietica. 


Un messaggio forte e straziante che servirà da spunto di riflessione per le nuove generazioni, affinché il circolo vizioso della Storia sia destinato ad interrompersi. Ma siamo ancora ben lontani ... 
La Giornata della Memoria è anche questo spaccato di Storia, taciuto per anni dal Governo sovietico; questo romanzo è un modo semplice e avvincente per conoscere la tragedia di un popolo che aveva solo la colpa di esistere. Buona lettura, 
Tania C.

Recensione TUTTO NASCE PER FIORIRE di DEMETRA COSTA

  TUTTO NASCE PER FIORIRE Autore: Demetra Costa Editore: IoScrittore Formato: Brossura Pag.: 503 Uscita: Giugno 2025 € 18 formato cartaceo F...