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sabato 28 settembre 2024

Recensione: BASTA UN PEZZO DI MARE di LUDOVICA DELLA BOSCA - Ed. CORBACCIO -

 



AUTORE Ludovica Della Bosca
Ed. Corbaccio
GENERE Romanzo
COLLANA Narratori Corbaccio
FORMATO Brossura con alette
PAG. 256
€ 16,90
Ebook presente in tutti gli store digitali


CONOSCIAMO L'AUTRICE

Ludovica Della Bosca nasce a Monza nel gennaio del 1992. 

In seconda elementare scrive il suo primo romanzo su un foglio protocollo e alla fine della terza media decide di intraprendere un percorso di studi classici. 

Nel 2011 si diploma presso il liceo ginnasio Bartolomeo Zucchi di Monza e inizia a studiare Lettere Moderne all’Università degli Studi di Milano, mentre collabora con il Giornale di Monza. 

A novembre del 2017 frequenta un corso annuale presso la scuola di scrittura Belleville, dove capisce finalmente che quello di diventare scrittrice è il suo sogno più grande. 

Basta un pezzo di mare, segnalato dalla giuria del Premio Calvino 2022, è il suo primo vero romanzo.

(Fonte: Corbaccio)


TRAMA

Una voce italiana pronta a conquistare le nuove generazioni


Agata e Sara sono due giovani donne, dalla personalità irrisolta. Agata ha perso la madre da pochi anni; anche se apparentemente crede di aver superato il trauma,  all’università, lei, bravissima a scuola, si è bloccata e finendo a lavorare come commessa. 

Sara, sua amica inseparabile, dopo aver rivelato alla famiglia la propria omosessualità, non è stata accettata, decide di tagliare i ponti con tutti e di vivere viaggiando all’estero. 

Dopo anni, per caso, si incontrano durante il rientro di Sara a Monza, dove entrambe abitano.

Il fortuito incontro avviene proprio quando Agata ha appena deciso di liberare in mare un astice ancora vivo acquistato al supermercato. 

Che il suo progetto è alquanto bislacco, Agata è la prima a esserne consapevole.  

Per quanto sia una situazione paradossale,  rappresenta per entrambe la possibilità di dare una svolta alla loro vita e riprendere un’amicizia mai finita né dimenticata, anche se da tempo bruscamente interrotta.
Basta un pezzo di mare è un romanzo d’esordio intimo e commovente, che affronta con toni pacati e una spolverata di umorismo, la difficoltà di diventare adulti e di trovare il proprio posto nel mondo, il rapporto viscerale tra madri e figlie, il distacco, l’accoglienza, l’amore incondizionato. 

È la storia di un’amicizia sincera, profonda, capace di ricucire le fratture e abbattere le distanze. 

È il racconto di un viaggio reale e metaforico di scoperta e accettazione della propria identità.

( Fonte: Corbaccio, dalla quarta di copertina )


IMPRESSIONI


Buona fine settimana cari lettori della Valigia, ben ritrovati.

Per la copia cartacea di BASTA UN PEZZO DI MARE, di Ludovica della Bosca, ringrazio di cuore Valentina di Corbaccio Editore che me l'ha gentilmente offerta.

L'ho letto già da tantissimo  di tempo ma  alcuni  problemi di salute  mi hanno rallentato parecchio le letture e la scrittura. Spero di essermeli lasciati alle spalle.


<< E adesso non aspetterò domani

per avere nostalgia

Signora libertà, signorina fantasia

così preziosa come il vino

così gratis come la tristezza

con la tua nuvola di dubbi e di bellezza >>


La storia di Sara e Agata è molto più comune di quanto si possa pensare. 

Due ragazze alla ricerca della propria luce interiore, di quella fiamma che permette di illuminare ogni loro passo verso la realizzazione e la felicità, da troppo tempo soffocata dalle pieghe della vita.

Agata, sin da bambina, ha sempre vissuto cercando di compiacere i genitori, crescendo coi sensi di colpa verso la madre gravemente malata, ma sempre presente nella vita della figlia. 

Il rapporto coi genitori non è mai stato idilliaco, loro troppo pressanti e imponenti, Agata chiusa in sé stessa, da sempre fin troppo remissiva, si ritrova bloccata dalla paura che le impedisce di uscire dal guscio e inseguire i suoi sogni. 

A volte la remissività, protratta negli anni, soffoca l'anima e porta a mentire, a non far valere i propri ideali e progetti, trasformando le persone in servitori manipolati e insoddisfatti, piegati a ricatti morali e ideali falliti che certe famiglie fanno ricadere sui figli, quasi come fossero loro i responsabili. 

Già dai primi malesseri della madre, Agata sente che la vita le va sempre più stretta, i panni che ha indossato fino a quel momento non sono mai stati i suoi e, dopo la morte di Adele, la paura di "dimenticare" è troppo difficile da gestire. 

Abbandonarsi all'assuefazione del conforto "della memoria" sembra la strada più facile, come un giaciglio caldo e sicuro che l'avrebbe protetta dalla realtà.

Gli studi vanno bene, ma non rappresentano ciò che vorrebbe diventare. 

L'Università non è mai stata fino in fondo una sua libera scelta. In realtà non ha ancora ben chiaro nemmeno lei cosa vuole, ma sa benissimo che quella non è la sua strada. 

Lei ha bisogno di essere libera, di trovare un punto di incontro col passato e i ricordi che la tormentano!

La morte della madre le da quindi la spinta per "decollare", per resettare la sua vita e ricominciare da dove aveva interrotto, quando ancora credeva nei suoi sogni.


<< Ricordo che in un ristorante, una volta, mi hanno portato dei crostacei su un vassoio di ghiaccio: dovevo scegliere io quale sacrificare, quale fare fuori. >>


Chiave di svolta è un'astice, in bella mostra nell'acquario del reparto pescheria di un supermercato. 

Agata, di fronte a quell'acquario si sveglia dal torpore che la sta divorando, scrollandosi di dosso anni votati a soffocare ogni sua emozione e desiderio solo per non dare un dispiacere ai genitori, alla madre morente in particolare.

Alla ragazza viene naturale paragonare la sua vita a quella del crostaceo: nascere libera, cominciare a vivere felice nell'Oceano, circondata da milioni di creature libere di nuotare e lasciarsi trasportare dalla corrente. 

Poi, un giorno, per il povero astice, tutto diventa buio: un manto cupo che limita spostamenti e libertà, lo avvolge stringendogli  le chele nella morsa molesta di un elastico; la paura negli occhi che, velocemente, si propaga in tutto il corpo. 

Proprio come per Agata, con la stessa sensazione di finire in una grossa pentola angusta e bollente, divorato dalla vita.

Forse una speranza c'è ancora, forse non tutto è perduto!


<< Quanto grande può essere un vuoto? >>


Mesi di psicoterapia contro la sua volontà, seduta su un divano a piangere, rassegnata nelle sue elucubrazioni limitanti e, come per magia, ecco la svolta che aspettava da anni!

Basta un attimo, un guizzo fulmineo nella mente della ragazza e quella bestiolina, ancora viva e  perplessa, che la fissa con gli occhietti cosi neri e rotondi, si trova tra le sue mani. 

Il primo passo verso la libertà, anche se la strada è ancora lunga e in salita, adesso basta pensare a un luogo sicuro dove liberarla.

Presa dai pensieri di libertà, appena fuori dal supermercato, Agata incontra Sara, l'amica più cara della sua adolescenza, anche lei risucchiata nel buco nero delle spire avverse del tempo passato.

Per le ragazze, dopo l'imbarazzo iniziale, gli anni sembrano non essere mai passati. Nonostante i volti segnati dalla vita, i loro occhi sono ancora vividi e guizzanti, in memoria di quell'amicizia così profonda e sincera che è sempre andata "oltre" alle apparenze, riuscendo a non farsi scalfire dall'impietoso avanzare del tempo. I dissapori e i contrasti che avevano diviso le loro strade sembrano dissolversi nella profondità dei loro occhi.

Sara, amica di Agata sin dai tempi della loro adolescenza, è sempre stata un punto fermo nella sua vita, un rifugio sicuro quando le rispettive famiglie cominciavano a essere troppo soffocanti.

Sara è sempre stata un'anima libera e ribelle, tanto da scontrarsi bruscamente con gli stereotipi di madre intollerante e andarsene di casa, lasciando Agata in balia di dubbi e timori che nessuno, a parte lei, avrebbe potuto dissolvere.


<< Sapeva che le persone viaggiano per piacere, perché si divertono e hanno bisogno di spezzare la quotidianità, ma questo no, non era per lei; lei non si stava divertendo, non solo, lei si stava plasmando trovando nella forma dinamica del viaggio una stabilità che finalmente riuscisse a definirla. >>


Con lo zaino pieno di sogni, solitudine e lacrime amare, inizia una nuova vita in giro per il mondo, dura, aspra, spesso avversa, ma capace di rinnovarla nell'anima e nello spirito senza farle  dimenticare mai il suo passato, i suoi ideali e Agata. 

Messa a confronto con la propria interiorità e i solchi che il tempo lascia sulla pelle, sa che per chiudere il cerchio deve fare pace col passato e tornare a Monza. 

L'incontro casuale con Agata fa riemergere tutti i sentimenti repressi ma mai dimenticati.

All'improvviso torna anche la complicità, la voglia di viversi senza paure, di riconoscersi e conoscersi di nuovo.

Fattori determinanti anche per l'incolumità del crostaceo di Agata, che sguazza perplesso in un'improbabile soluzione di acqua e sale, dentro una bacinella blu. 

Come il mare, come la libertà.

Sara decide di aiutare l'amica nell'impresa di liberare in mare l'astice, dubbioso sulla propria sopravvivenza e sulle intenzioni di quelle due umane così strampalate.

Cominciano a progettare il viaggio verso il mare e, non a caso, scelgono la Liguria come meta sicura per il crostaceo, nel frattempo rinominato "Fabrizio".


<< Se c'è un posto in cui mi sento a casa, quello è il faro di Punta Vagno. >>


Il faro di Punta Vagno, luogo del cuore delle loro vacanze adolescenziali, della libertà e delle prese di coscienza, ma anche dei primi scontri con la realtà di una società bigotta e chiusa che segnerà drasticamente il loro destino.

Tra un morso di fügassa, un bagno fuori stagione e tante risate, è arrivato il tempo di liberare l'astice, di dargli una nuova possibilità nelle acque profonde della vita.

Tutto ha il suo tempo, anche per Fabrizio; prima bisogna liberare e lasciare andare il passato, recidere le catene che da troppo tempo stanno limitando le loro vite. 

Per essere libere di vivere la propria identità, le ragazze devono piegare la testa un'ultima volta, dissolvere tutti i dubbi e paure e poi  tuffarsi finalmente nelle cristalline acque liguri e lasciarsi trasportare dalla corrente della felicità, dentro alle rispettive anime per trovare il loro posto nel mondo. 

Adesso è tempo di crescere, di diventare adulte consapevoli del proprio essere, del proprio valore e dei propri sentimenti.

Questa storia cosi dolce e profonda è un viaggio evolutivo di due anime inquiete, separate dalle avversità della vita, messe di fronte a dure prove da un destino troppo esigente ma, una volta superati tutti gli esami, i loro cuori sapranno riconoscere la strada per la felicità.

Il romanzo viene raccontato in prima persona dalle voci di Agata e Sara che, seguendo il sottile "fil rouge" di diverse linee temporali, ci condurranno nel profondo delle loro anime, ripercorrendo la forza di sentimenti forti e contrastanti.

Si amano, si vivono, litigano, si allontanano scegliendo di non sentirsi più per sopire dolori così forti da elaborare, ma nonostante tutto si ritrovano. 

Cambiate, ma ancora unite dal legame indissolubile di quell'amore puro che è sempre stata la loro amicizia. 

E ricominciano a vivere, a viversi, seguendo la forza trainante dei sogni.

Ludovica Della Bosca, ha saputo entrare in punta di piedi nella delicata sfera dell'accettazione con semplicità, ma con una forza tale da falciare pregiudizi e luoghi comuni, per lasciar posto alla libertà di essere sé stessi.

Di questo romanzo ho amato ogni singola sfumatura dei sentimenti descritti, ho sorriso di fronte alle frizzanti elucubrazioni di Fabrizio, mi sono emozionata e rinfrescata nelle acque trasparenti che lambiscono il promontorio del faro di Punta di Vagno, ho allargato i miei orizzonti e dissolto molti dubbi, per capire che la libertà consiste soprattutto nell'accettarci per come siamo. 

Punto fermo dal quale partire per crescere ed evolverci.

Consiglio questa lettura a chi ha paura, a chi si sente insicuro e non trova il coraggio per uscire dal guscio e inseguire le proprie aspirazioni.

Fuori dal mantello dell'invisibilità della paura c'è un mondo di colori, profumi e sapori da vivere, da assaporare, basta seguire l'onda e lasciarsi trasportare dalla corrente, come Fabrizio.

Ringrazio ancora Corbaccio per questa possibilità e vi invito a passare dalla libreria più vicina per immergervi in questa emozionante avventura, sicura che vi aprirà nuovi orizzonti.

Buona lettura,

Tania C.






 



mercoledì 2 febbraio 2022

Recensione MAI STATI INNOCENTI di Valeria Gargiullo - Ed. Salani -

 



MAI STATI INNOCENTI

Valeria Gargiullo

Ed. Adriano Salani Editore

Anno di uscita 2022

Formato Brossura

Pag. 336

Collana Le Stanze

Genere Romanzi italiani

€ 16

Versione ebook presente in tutti i maggiori store digitali


CONOSCIAMO L'AUTRICE

Valeria Gargiullo, classe 1992, proviene da un quartiere popolare di Civitavecchia e cerca nella scrittura una forma di riscatto. Ha frequentato il Master in Tecniche della Narrazione della scuola Palomar. Attualmente vive a Roma, dove studia Lettere. Questo è il suo primo romanzo.


TRAMA

Uno stradone di un chilometro divide Civitavecchia a metà. Da una parte Santa Fermina, con le sue villette a due piani e le vie coi nomi dei fiori; dall'altra Campo dell'oro, i casermoni popolari e i fumi degli impianti industriali che corrodono l'anima delle persone. Di là, un futuro prospero, le bollette in regola, le vacanze al mare; di qua, le famiglie arrancano e i figli, abbandonati a loro stessi, sognano una fuga impossibile. E quello che fa anche Anna, che ha studiato duramente e messo i soldi da parte per potersene andare via, lontano, all'università. Poche settimane ancora e finalmente salirà su un treno, pronta a costruirsi una vita diversa. Tutto sembra andare in frantumi quando Anna vede Simone, il suo fratellino di quattordici anni, in sella a un motorino, con un martello in mano, insieme alla feroce banda criminale che controllala zona. I Sorci, li chiamano, e nei loro affari è bene non immischiarsi mai. Anna vorrebbe salvarlo, ma sa che con certa gente è impossibile trattare. Si scende a patti, semmai, fino alle estreme conseguenze. Con l'autenticità di chi in un posto così ci è nato e cresciuto, Valeria Gargiullo demolisce la retorica che spesso accompagna il racconto delle periferie, e lo fa con la consapevolezza che il Male non è soltanto un nemico, ma anche un compagno quotidiano e una pericolosa tentazione.


IMPRESSIONI

Quando Riccardo Barbagallo di Salani, che ringrazio per la copia cartacea ricevuta, mi inviò la mail con la scheda della nuova uscita della Collana Le Stanze, rimasi talmente colpita dalla trama che accettai subito di leggerlo e recensirlo.

Mai stati innocenti, dell'autrice emergente Valeria Gargiullo, fresco di stampa, prometteva bene e la curiosità di leggerlo mi ha spinta a divorarlo in una notte e qualche ora del giorno dopo, tenendomi incollata alle pagine fino ad un finale che coinvolge e spiazza, al di la di ogni aspettativa ed elucubrazione.

Già dalla copertina il romanzo presenta tutta la sua forza e speranza. 

A fare da sfondo lo skyline di una qualsiasi periferia italiana, Civitavecchia nello specifico, sotto un cielo di piombo attraversato da gabbiani e, di spalle al mare, una ragazza che con lo sguardo rivolto ai palazzi. 

Caleidoscopio di dolore e rinascita, di speranza. 

La speranza di chi, in partenza verso un destino migliore, si gira un'ultima volta per riempirsi il cuore e gli occhi di quel passato così ingombrante da non rivelare mai ma che custodirà dentro per sempre come un cilicio stretto intorno al cuore, a ricordarle quanto può essere amara e crudelmente beffarda la voglia di riscatto, di un futuro migliore.

Anna e Simone sono fratelli, Anna ha cominciato a prteggere il fratello a 12 anni, quando lui ne aveva soltanto sei.

Sono nati  e cresciuti nella periferia popolare di Civitavecchia, nel quartiere Campo dell'oro, dove la povertà viene vista e vissuta come una colpa. Un marchio nero tatuato sulla pelle e nell'anima, una macabra ''stella di David'' cucita addosso dalla nascita come simbolo di un destino al quale non si potrà mai sfuggire.

Anna e Simo vivono con la madre nella casa che l'Ater, negli anni '70 assegnò ai nonni.

Un casermone popolare, anonimo tra i tanti, fatiscente, abitato dai nuovi disperati, gente agli antipodi: gente che non ha niente da perdere e ogni infrazione è concessa, pur di tirare avanti e gente che si spacca la schiena per cercare di dare un futuro migliore ai figli.

Migliore, non dignitoso, perché la povertà è dignitosa e non deve essere una vergogna di cui ricoprirsi.

Il padre tossicomane di Anna e Simo se ne è andato molti anni prima, dopo aver quasi ucciso il figlio, in un raptus dettato dai fumi del mix hashish e marijuana. Un bambino innocente, ancora troppo piccolo per capire gli orrori ai quali porta la povertà, vissuta come un male oscuro che logora l'anima.

<< Mentre la guardavo, sopraffatta dal suo lembo di vita in cui soccombeva all'abbandono di mio padre, arrivai alla conclusione che ero l'unica ad avere gli strumenti per salvare Simone. >>

La madre, da quel giorno, ha smesso di vivere, lasciandosi divorare completamente dalle lacrime versate sui ricordi e dal lavoro, riversando il compito di crescere Simone su Anna. 

I soldi non bastano mai: o si pagano le bollette o si mette un pasto in tavola.  

Poi c'era la scuola. 

Ad Anna piace così tanto studiare,  leggere è la sua realtà parallela, un mondo fatto di pace e tranquillità nel quale rifugiarsi.

Le filastrocche di Rodari e Il Barone Rampante sono i libri preferiti dei fratelli. Quando erano piccoli lei li leggeva sempre  a Simone, bambino assetato dell'amore sano che solo la famiglia sa darti e lui, con gli occhi ancora impastati di ingenuità, sognava di vivere sugli alberi come il curioso Barone di Calvino.

Ogni volta però i loro sogni si infrangevano contro il muro ostile della  realtà di periferia. 

Non hanno un padre, la madre è divorata dal duro lavoro e dagli attacchi di panico e sono tra i più poveri del quartiere più degradato della città.

Quella era, è e  probabilmente continuerà ad essere la loro realtà. 

Non c'è futuro per loro, certo tante speranze e sogni ai quali aggrapparsi, ma poi?

Il tempo passa veloce e Anna, pur continuando ad andare a scuola, comincia a lavorare giovanissima. Il suo sogno è quello di lasciare Campo dell'oro per andare all'Università a Milano e riscattare la possibilità di un futuro migliore. 

Un futuro dove non avrebbe più scelto tra pagare la bolletta del gas o comprare un biglietto del treno.

Un futuro ricco, proprio come quello  dei ragazzi di Santa Fermina, il quartiere chic dall'altra parte della strada, quello dove tutto profuma di fiori e zucchero filato, dove i palazzi non sono circondati da immondizia e le famiglie somigliavano così tanto a quelle del Mulino Bianco.

Ma ce l'avrebbe fatta? Sarebbe riuscita, una volta a Milano, a lavare via la patina di degrado e povertà che le si era appiccicata addosso al momento della nascita? 

I suoi dubbi e le sue paure li confida al suo migliore amico e vicino di casa Lorenzo.

Un ragazzo al margine come lei, cresciuto con un padre alcolizzato e violento e una madre sottomessa. Anche lui timbrato a fuoco dalla ''colpa'' di essere troppo povero e troppo sensibile, in quel mondo così spietato. 

Emarginato, senza diritti, solo il dovere di nascondersi e annullarsi, per non essere lo zimbello del quartiere.

Anna e Simo, tra un piatto di pasta al pomodoro e una tazza di latte e biscotti, sono cresciuti: lei ha vent'anni, lui quattordici. Lorenzo è sempre al fianco di Anna, pronto ad aiutarla e farsi aiutare quando il padre gli ricorda che Anna è il diavolo che lo reso lo scherno del quartiere e della società, 

<< Quante volte mi ero seduta, con mezz'ora di anticipo, su una panchina al binario, fingendo di partire. Guardavo le persone con le enormi valige e il biglietto  stretto al petto, e mi domandavo cosa volesse dire fare i bagagli, salutare tutti e andarsene. >>

Il sogno di Anna sta per avverarsi, tra meno di due settimane partirà per Milano: i suoi libri, qualche maglione pesante, due paia di Jeans, l'affitto per l'appartamento già pagato e la bolletta del gas come biglietto del treno della speranza. 

Non vede l'ora di lasciarsi alle spalle il passato e ricominciare dall'inizio. 

Una pagina bianca tutta da riempire solo di successi. Lei e la madre avevano sacrificato tutto affinché il suo sogno di riscatto si avverasse e adesso era arrivato il momento di farlo renderlo realtà.

Ma quando hai la sfortuna di nascere nella parte sbagliata di mondo, la sopravvivenza ti mette ogni giorno alla prova con i suoi ostacoli da superare.

Simo era cambiato, era strano e la conferma arriva quando Anna lo vede sfrecciare sullo scooter truccato dei Sorci, la baby clan che domina Campo dell'oro, comandata dal giovane  Giancarlo, figlio del boss chiamato ''Burattinaio'', lo spacciatore che faceva il bello e il cattivo tempo nel quartiere, ora nel gabbio.

I Sorci sono un clan criminale di ragazzini dai quattordici ai vent'anni, che semina terrore per la città,  devoti al credo della vendetta trasversale.

Uniti dalla povertà, come una grande famiglia allargata, vivono di espedienti, risse e furti. È un circolo chiuso, entrarne a far parte è molto difficile, uscirne impossibile, il prezzo sarebbe stato troppo alto. 

D'altronde chi, come loro, ha avuto la sfortuna di nascere nel ''bronx'', non ha nulla da perdere. Anzi, tutto da guadagnare, viste le intenzioni espansionistiche di Giancarlo.

Simone non riesce a capire il bi-sogno che Anna ha di fuggire da quella vita di stenti e si sente abbandonato di nuovo. Prima il padre, adesso lei, che lo aveva amato e cresciuto come e più di una madre, grazie a quel legame a doppio filo che solo i fratelli hanno. Presenza sicura e rassicurante per un bambino troppo piccolo per essere orfano del calore di una famiglia ''normale''.

La sua disperazione e il suo bisogno di una famiglia che non lo abbandonasse lo spinge ad unirsi ai Sorci, a quei giovani delinquenti dai quali avrebbe sempre dovuto tenersi alla larga, perché loro erano pericolosi e lui era si povero, ma onesto.

Iniziano così i primi problemi: Simo è stato accusato dal preside della scuola di aver nascosto la droga, in realtà appartenuta a Giancarlo, ma grazie all'intervento di Anna, sarà graziato e la madre non lo verrà mai a sapere. 

Non potrebbe reggere quell''ulteriore pugnalata. 

Così come non deve sapere che il suo adorato bambino è diventato un membro dei clan del Burattinaio, colui che ha contribuito a rovinare la vita del marito fomentando la sua dipendenza dalle droghe.

<< La sua protezione è ciò che mi è stato insegnato da quando sono bambina. >>

La data della partenza diventa sempre più vicina e, per paradosso, il sogno di Anna sempre più lontano.

Accusata dal fratello di averlo abbandonato come aveva fatto il padre, la ragazza non se la sente di partire e lasciarlo in balia della macchina distruttrice che era sempre stato Campo dell'oro.

Cos'altro può fare per aiutarlo a rimettersi sulla giusta via, se non entrare lei stessa a far parte del clan?

A parte i sogni, e i sogni sono fatti solo di impalpabile speranza, non ha nulla da perdere. 

È povera, abbandonata da un padre tossicomane, una madre quasi assente, persa in un mondo fatto di lavoro, ansia e dvd, il suo destino è segnato dalla nascita. Statico, come il cadenzare degli anni che passano senza che nulla cambi. 

Nulla le spetta, oltre la povertà e il degrado, ma rivendicare il benessere rifacendosi su chi invece non ha mai dovuto lottare per mettere insieme il pranzo con la cena era suo diritto. 

Questa è la legge dei Sorci: prendere con la forza ciò che la vita ti ha negato.

Unirsi al clan, tenere testa al coetaneo Giancarlo, è l'unico modo per aiutare Simo. 

Poi, forse...

Entrare nella ''famiglia'' ha le sue regole. Il clan, da sempre precluso alle donne, non vede di buon occhio la richiesta di Anna, in primis Simo.

Giancarlo non si fida, sa che le porterà solo guai, così come sa che l'interesse della ragazza è solo quello di riuscire a tirar fuori il fratello e non di lottare con loro per sottrarre ogni benessere e il territorio al clan rivale di Santa Fermina.

Non è uno stupido Giancarlo, è intelligente e colto. La maschera da giovane teppista ribelle l'ha indossata fin troppo presto per soffocare i suoi bi-sogni, per non mostrare la vergogna di non poter realizzare i suoi sogni agli altri.

Ma i fantasmi di ciò che ''avrebbe potuto essere se...'', gli divorano l'anima come un fuoco demoniaco che arde perennemente nella sua testa, spingendolo nelle spire ammaliatrici del potere ad ogni costo.

Dopo l'arresto del  padre di Giancarlo, i Sorci sono diventati la sua famiglia, l'unica per la quale contasse veramente qualcosa e per la quale doveva impegnarsi a dare tutto ciò che la sfortuna di essere nati a Campo dell'oro gli aveva negato.

Diventare capo di quel gruppo di baby  criminali è l'unica forma di riscatto in cui crede. 

Rabbia, violenza, furti, stupri, l'unica forma di evoluzione per la sua anima.

E adesso era arrivata Anna, con i suoi libri di Calvino e Rodari, le citazioni di Platone, che pensava di riuscire a fregarlo, di tenergli testa, di cambiarlo. 

No, non si fidava di lei, e farla entrare nel clan era l'unica maniera per averne la certezza e sbarazzarsene senza problemi. 

Entrare nel clan è difficile, uscirne impossibile, lo sa bene uno  dei membri, al quale era stato mozzato un dito solo per aver pensato di abbandonare, di tradire quella famiglia di latta per aiutare la famiglia biologica!

<< Ce l'ho scritto in faccia che non sono felice, e che Milano non è la risposta a quello che il quartiere mi ha preso. >>

Anna lo avrebbe imparato presto, a sue spese: per la libertà il pegno da pagare era uno solo, ma se sarebbe servito a salvare Simo, Lorenzo e sé stessa era disposta a tutto. 

Eterna fedeltà alla famiglia, o sei fuori dai giochi per sempre, lo spettro della testa di cavallo sul letto come promemoria...

A grandi linee questa è la storia di Anna e Simo, ma anche di Giancarlo, Lorenzo, Mirella e tanti altri personaggi che ruotano intorno alla vita dei due fratelli.

Personaggi invisibili, sul baratro, ognuno con le proprie debolezze e sogni infranti, esaurientemente descritti dall'autrice.

Il romanzo è ambientato ai giorni nostri, ma leggendo si respira l'aria cupa e pesante di fine anni '80, primi anni '90. Anni in cui la legge della strada era, e spesso è rimasta, l'unica scuola di tante periferie del mondo.

Ogni singola ambientazione è talmente realistica che sembra di sentir garrire i gabbiani, mentre l'odore acre dei gas di scarico dei motorini ''smarmittati''  pizzica il naso.

È caldo e metallico, in bocca, il sapore del sangue versato per difendere l'onore dei Sorci.

Ma riempie il cuore l'amore di Anna verso il fratello e l'amico Lorenzo.

Nitido e violento è il ritratto che Valeria fa delle baby gang, ragazzi ''fuori'', cresciuti a speranze e asfalto, un gruppo di criminalità organizzata che, spesso senza reali motivi, compiono gravi crimini verso adulti e ragazzi come loro, solo più fortunati.

Ma il messaggio che arriva è forte e tagliente come la lama di un serramanico: non importa quali siano i tuoi sogni, le tue debolezze, il tuo credo. Se ami qualcuno e quel qualcuno si trova in pericolo,  nessun ostacolo potrà impedirti di sporcarti le mani pur di salvarlo. Il fine giustifica sempre i mezzi,  anche se devi rinunciare ai tuoi sogni di speranza, per crearne di nuovi. 

Anche se la coscienza continuerà a bruciare nel fuoco eterno dei rimpianti e rimorsi, perché tutti abbiamo qualche colpa da nascondere, anche se nascere povero e al margine non è  una colpa! 

Ma almeno ci hai provato. 

E l'amore vince su tutto.

Con uno stile fresco e verace, pungente e colorito, facendo una disamina sulla criminalità minorile  sempre più dilagante nelle periferie urbane di molte città d'Italia e del mondo, Valeria arriva dritta al  cuore della situazione, senza girare intorno ai problemi. 

Chiama le cose col loro nome, senza edulcorarne la realtà e questa, a mio parere, è l'arma vincente del romanzo, così realistico da sembrare quasi biografico.

Ogni personaggio da lei raccontato e inventato, prende vita ed entra a far parte del mondo del lettore che finirà per affezionarsi a lui e quasi a credere di poterlo salvare, solo con la lettura.

Valeria Gargiullo ha saputo ritrarre perfettamente le emozioni di uno spaccato di vita popolare contemporanea, con la forza e il dolore di chi ha vissuto anche solo in parte determinate situazioni.

Con questo romanzo, lo  scopo dell'autrice è quello di riscattare il suo mondo, proprio Campo dell'oro, e tutte le persone che ogni giorno lottano per arrivare al domani, che siano Lorenzo, Mirella, Simone o il vicino di casa che è venuto a mancare.

Credere nella forza dirompente di Valeria viene naturale proprio grazie alla sua schiettezza ed è per questo che vi consiglio di darle un'opportunità, cosi come è stata concessa a me.

Il mio consiglio è di correre in libreria e di lasciarvi trasportare a Campo dell'oro nelle scorribande dei Sorci...

Non ve ne pentirete, ne sono certa.

Buona lettura,

Tania C.






Recensione TUTTO NASCE PER FIORIRE di DEMETRA COSTA

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