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giovedì 13 gennaio 2022

Recensione IL DIGIUNATORE di Enzo Fileno Carabba - Ed. Ponte Alle Grazie -

 



IL DIGUNATORE


Enzo Fileno Carabba
Ed. Ponte Alle Grazie 
Data di uscita 13 gennaio 2022
Copertina: Brossura
Pag. 254
€ 16,00

RECENSIONE

Cari lettori della Valigia buongiorno. 

Come promesso vi lascio la recensione  de 

IL DIGIUNATORE 

di Enzo Fileno Carabba, edito da Ponte Alle Grazie, che ringrazio per l'opportunità concessami di leggerlo in anteprima.

Esce oggi in libreria il romanzo basato sulla vita di un personaggio realmente esistito: Giovanni Succi, il digiunatore di Cesenatico che ispirò Kafka.

Nell'opulenza gastronomica della cittadina romagnola di  Cesenatico di Ponente, nel 1850 nacque Giovanni Succi, personaggio curioso, sempre in cerca di stimoli e sfide, che diventerà il più famoso digiunatore di tutti i tempi. Tanto famoso da ispirare a Kafka il racconto '' Un artista del  digiuno ''.

Sin dalla nascita, Giovanni, ha sempre vissuto in una famiglia benestante, dove il cibo non è mai mancato, anzi.

A mancargli, invece, era la tranquillità. 

Giovanni continuava a sentire lo stimolo di trovare sempre qualcosa di meglio con cui confrontarsi, mettersi in gioco. Una continua ricerca di qualcosa di grande che potesse vederlo trionfare sul podio dell'Olimpo delle grandi imprese.

Si sentiva attratto da tutto ciò che lo circondava, facendo vagare la mente a situazioni in cui si vedeva primeggiare in ogni percorso che avrebbe voluto intraprendere.

Il circo coi saltimbanco fu la sua prima grande fonte di  ispirazione: lui sapeva che avrebbe potuto benissimo riuscire ad imitarli, anzi a superarli, diventando impareggiabile.

Le manie di grandezza lo spinsero a tentare fortuna in Africa, dove avrebbe  aperto una non ben definita attività commerciale che avrebbe ricoperto di lustro e gloria la sua persona. 

Proprio in Africa, dopo vari fallimenti, la malaria lo costrinse ad arrestare la sua corsa al podio, facendogli rischiare gravemente la vita. 

In Africa, un potente stregone, lo farà guarire grazie al potere di un miracoloso elisir e di un lungo digiuno. 

Nel cuore profondo di un'Africa pagana e sciamanica,  il digiuno si rivelerà la giusta panacea per tutti i suoi problemi.

Rientrato dall'Africa, farà del digiuno la sua filosofia di vita, decidendo di  mettersi in mostra al pubblico che non lesinava denaro per vederlo digiunare.

Il digiuno divenne così la sua linfa vitale, digiunando per vivere, fu per lui come nutrirsi senza cibo, traendo nutrimento dalle sue stesse forze. 

Più si trovava al centro dell'attenzione, più il digiuno diventava cibo per corpo ed anima.

Ovviamente la cassa di risonanza della sua stravaganza risuonò talmente forte sia in Italia che nel mondo, tanto da attirare molti curiosi, soprattutto ristoratori, che lo reclamavano nel loro locale per esibirlo come fenomeno sensazionale, dove la gente pagava per mangiare, ma soprattutto per vedere digiunare Giovanni, rinchiuso in una gabbia al centro della sala.

La novità ''del digiunatore'' fu come un fuoco d'artificio, spumeggiante e brillante, ma molto effimera e per Giovanni si aprirono bel presto le porte del manicomio. Dopo lo sprint della novità, il pubblico cominciò a stancarsi ben presto di quella ingombrante presenza e cominciò ad additarlo come truffatore.

<< Il digiunatore aveva un sincero entusiasmo per il mondo, perfino per l'organizzazione del manicomio in cui era rinchiuso. >>

Entrò e uscì più volte da strutture psichiatriche, senza farsene troppo cruccio anzi, riuscendo ogni volta ad integrarsi perfettamente proprio grazie alla sua affabilità e versatilità e, molto probabilmente anche a  causa di una leggera personalità borderline narcisista.

La sua indole comunicativa, fece si che riuscisse a stabilire rapporti di auto aiuto coi pazienti, affinando il suo nuovo potere. quello di '' calmare col respiro '' le ansie di chi gli stava vicino.

Per ogni volta che venne internato per le sue follie, additato come ciarlatano, seguirono le dimissioni con l'esito di una persona sana e guarita. Ma poco dopo, come per un beffardo gioco del destino, gli si aprivano di nuovo le porte dei manicomi.

Tra un ricovero e l'altro, la sua voglia di mettersi in gioco e la sua curiosità, così difficili da arginare, lo spinsero a errare per il mondo, dove  poté confrontarsi con  personaggi come Buffalo Bill, Salgari, Verdi e Franz Kafka

<< Non erano solo le cose che diceva a cambiare le persone. Era soprattutto come respirava >>.

Personaggio manipolatore e affabulatore, Giovanni riuscì a catturare l'attenzione di Kafka che gli dedicò uno dei suoi racconti più belli.

Eterno fanciullo nel paese dei balocchi, Giovanni Succi mi ha ricordato, di primo acchito, Pinocchio di Collodi. 

Per essere più precisi, il precursore del famoso burattino di legno.

Curioso e giocoso, capace di adattarsi ad ogni circostanza per cercare di essere al centro dell'attenzione, spesso finì per bruciarsi i piedi al fuoco della smania di successo. Imprigionato, come Pinocchio da Mangiafuoco, finirà per avere la libertà a patto di rigare dritto e con qualche spicciolo in tasca. 

Ma per uno spirito libero e ribelle come Giovanni, rigare dritto significava vivere sempre sul filo del rasoio, col rischio di essere ingoiato dalla balena, il ventre avido della vita, che lo costringerà a fare chiarezza con il suo io più intimo: quello di ''burattino'' in balia di un pubblico sempre più esigente e svogliato o quello di ''bambino'', premiato dalla fatina/volontà e bisogno di attenzioni,  reso ''immortale'' grazie alle sue rocambolesche avventure.

Come finisce Pinocchio è un fiaba conosciuta, scritta e riscritta. Come finisce il percorso, concedetemi il termine, evolutivo di Giovanni Succi, è storia vera e vissuta.

Come Pinocchio, anche il  ''burattino'' Succi, grazie alla sua voglia di vincere ed alle sue forti doti persuasive, riuscì nel suo intento: quello di diventare un ''highlander'' del digiuno, famoso nel mondo e pure nella sua città dove esiste ancora una via a lui dedicata.

Se pur molte delle avventure di Succi sono state inventate dall'autore per ''esigenze di copione'', ho letto questo romanzo con la stessa curiosità che immagino avrebbe avuto Succi, al cospetto di un altro ''sé stesso'', assetata di attingere alle sue  nuove peripezie strampalate.

La lettura è filata via liscia, grazie al linguaggio fine e leggiadro dei capitoli brevi ma pieni di verve, che donano al romanzo la marcia in più per arrivare alla fine.

<< Ma Dio ti parla? Non me ne ero accorto >> chiese Filsero.

<< Dio è muto ma io sono telepatico >>.

Delicate le scene di humor irriverente.

L'umanità di Enzo Fileno Carabba traspare dalle descrizioni esilaranti, nella loro tragicità, dei ricoveri in manicomio. Mai traspare l'aria pesante e cupa, spesso di terrore, che si respirava in quelle strutture. 

Sicuramente Il digiunatore è un romanzo che fa riflettere molto su noi stessi, sull'etica e su ciò di cui abbiamo realmente bisogno non solo come persona singola, ma come società.

A cosa possiamo realmente rinunciare nella vita per arrivare ad essere veramente ''immortali'', non attaccati al materiale?

L'autore fa leva su questa domanda per aprire il contest #fareameno, invitando voi lettori a farci sapere di cosa potreste fare a meno oggi. Come già scrissi nella presentazione del romanzo, io posso  #fareamenodiquellochemistastretto

Per chi volesse approfondire la lettura, lascio il link della presentazione del romanzo 

https://valigiadeltempo.blogspot.com/2022/01/segnalazione-di-novita-il-digunatore-di.html

Sperando che la vita di Succi abbia incuriosito anche voi, vi invito  alla lettura e a partecipare al contest.


Buona lettura


Tania c.






domenica 29 settembre 2019

Recensione di DETONATOR di Andy McNAB - Ed. Longanesi




DETONATOR
Andy McNAB
Ed. Longanesi Luglio 2019
Collana La Gaja Scienza
Pag. 394
Traduttori Ragazzi I.- Tettamanti S.
Formato Rilegato 
€ 18,70
Ebook disponibile


CONOSCIAMO L'AUTORE

Andy McNAB - foto dal web 


Andy McNab è lo pseudonimo dietro il quale l'autore si cela per motivi di sicurezza. Nel 1984 è entrato nel SAS e da allora ha preso parte a operazioni in ogni parte del mondo, fino al 1993. Nel '93 ha cominciato a scrivere, dapprima raccontando le sue esperienze come soldato in Pattuglia Bravo Two Zero e Azione immediata. Si dedica poi alla narrativa d'azione. Con Controllo a distanza, suo primo romanzo e grande successo internazionale, ha regalato agli appassionati del genere un nuovo eroe: Nick Stone. In Italia, tutti i suoi romanzi sono pubblicati da Longanesi.

TRAMA

Tradito e abbandonato ad un terribile  destino sulle Alpi, quando riprende conoscenza Nick Stone capisce subito di essere vivo per miracolo.
Il s sangue sulle mani sembra provenire dalla sua testa. Ha una ferita che non riesce a vedere e la nebbia che avvolge i suoi pensieri ne è la conferma. Privo dei suoi ricordi,  l'unica cosa certa è che qualcuno ha tentato di ucciderlo. E pensa di esserci riuscito. Vendetta, il suo unico pensiero. Ma un bambino di sette anni è il suo unico aiuto e di certo non è il compagno ideale per l'inseguimento di un gruppo di spietati assassini. Sa che deve proteggere il bambino a costo della sua stessa vita, cercando di far luce su chi lo ha tradito e su cosa è realmente accaduto prima dell'incidente. Tra vittime in aumento e rocambolesche fughe in tutta Europa, diventa il ricercato numero 1 delle Squadre Speciali di tre nazioni, sulla scia di sconosciuti criminali senza scrupoli che lucrano sulle miserie umane. Il suo scopo è quello di fermare un terrorista solitario che minaccia di scatenare l'inferno nel mondo occidentale. La miccia è stata accesa, ma chi ha davvero in mano il detonatore? 


IMPRESSIONI

Sono pochi gli autori di romanzi d'azione che catturano la mia pazienza e attenzione. Se togliamo il Maestro Clive Cussler e un giovane autore australiano, Matthew Reilly, poco conosciuto in Italia, la mia biblioteca finisce li. Mi sono innamorata della copertina di Detonator mentre spulciavo il catalogo Longanesi. Letta la trama, senza conoscere l'autore, non so il perché, ma pensai subito ad un racconto autobiografico. Era invece un romanzo, ma la biografia dell'autore lasciò trasparire l'influenza del suo passato che aveva preso vita nei suoi romanzi. Chiesi speranzosa a Longanesi di poterlo recensire e, grazie a Francesca, mi arrivò subito una copia ebook.
Spinta dalla curiosità di cominciare una nuova avventura, in quanto Detonator fa parte di una serie di romanzi autoconclusivi ma legati dal filo conduttore delle avventure del protagonista, Nick Stone, mi buttai a capofitto sulle pagine luminose del Kindle durante il tragitto in pullman di una domenica fuori porta. 
Il romanzo è diviso in tre parti, la prima, più lenta e descrittiva, dove vengono presentati i protagonisti e i loro ruoli, la seconda, meditativa e di preparazione all'azione di salvataggio e la terza, quella conclusiva, di azione e terrore.  

Qualcuno - chissà chi - mi ha detto una volta che a un corpo in caduta occorrono circa cinque secondi per raggiungere la velocità limite. Allora, quanto ci vuole prima che io colpisca la terra? Ho la sensazione che un tempo avrei saputo come calcolarlo. Adesso so soltanto che è la distanza tra continuare a vivere ed essere completamente fottuto una volta per tutte.

Nick Stone, protagonista di questo nuovo capitolo, si ritrova senza ricordare come e perché, a bordo di un moderno suv in bilico su un baratro, tra le vette delle Alpi. La sua memoria è offuscata da una brutta ferita aperta alla testa, ma sa per certo che qualcosa o qualcuno lo ha fatto finire fuori strada mentre stava fuggendo.
Il circolo vizioso nel quale sembrano finiti i suoi ricordi rallenta ogni azione del suo corpo intorpidito dall'impatto dell'auto con la foresta innevata e il pericoloso dirupo. Ma la sua calma e sangue freddo riescono a metterlo in salvo. Mentre cercava di recuperare i ricordi perduti ripassando le tabelline, qualche flash lacera i suoi pensieri: non era un dottore, ma doveva aiutare qualcuno. Aveva ricevuto chiare istruzioni al riguardo da un uomo in una stanza verde. L'uomo lo chiamava Nick, quindi quello doveva essere il suo nome. Ma chi era l'uomo della stanza verde, e cosa voleva da lui?
Dei passi pesanti, poco distanti da lui, fecero scricchiolare la neve, delle voci fendevano il silenzio del bosco: doveva nascondersi, chiunque lo avesse buttato fuori strada lo voleva morto e stava cercando conferma. Erano così vicini che poteva vedere la pelle d'ebano e l'anello con le aquile di uno e la figura tarchiata dell'altro. Guardando nel dirupo i due uomini si congratularono per il buon lavoro svolto e se ne andarono.
L'aquila, Albania. Nick conosceva quel simbolo, tipico della bandiera albanese, ma perché e dove lo aveva visto? Le tempie pulsano e i pensieri scattano come ingranaggi di un meccanismo sconosciuto. Mentre cerca di ritrovare una strada sicura e lontana dagli aggressori, Nick scopre di essere armato e di avere un bagaglio degno di un soldato, poi all'improvviso la sua mente è squarciata da un ricordo...

Un gigantesco autoarticolato con un nome sulla fiancata posteriore e il logo di un'aquila impressa sui due paraurti. Il genere di aquile che immagini aggrappate a una svastica. Sento lo stridore degli pneumatici, vedo il fumo uscire dai cerchioni. Avverto l'odore di bruciato del liquido dei freni e della gomma sull'asfalto.


È un piccolo flash, ma può aiutarlo a ricordare cosa era successo prima. Attraversando la foresta innevata, descritta così minuziosamente che sembrava di sentire lo scricchiolio dei rami spezzati e della neve sotto ai piedi, Nick arriva sulla strada, poco distante dal punto del suo incidente. Una scena poco consona per il luogo gli si para davanti: un elegante suv blindato era parcheggiato davanti ad un capanno nei pressi di una cascata. Quel suv, apparentemente vuoto, gli ricorda qualcosa. Un inseguimento forse, anzi una scorta. Lui stava proteggendo il suv e quando all'improvviso un grosso camion lo ha speronato mandandolo fuori strada con lo scopo di ucciderlo. Ma chi stava proteggendo? E che fine avevano fatto i passeggeri del suv? Le voci che echeggiano nella sua testa, una lingua straniera, donne, bambini. In preda al caos Nick sale sul suv, i sedili ancora caldi, schiacciati dal peso non indifferente di una persona. Un corpo riverso coperto di sangue, fori di proiettili. Un uomo minuto, Frank. Lo aveva assoldato per proteggerlo e portare a buon fine una missione, ma quale? E quell'uomo, Frank, aveva un figlio, che fine aveva fatto il bambino di sette anni? Controllando meglio il cadavere di Frank si accorse che sotto c'era quello di un bambino di circa sette anni. Il figlio di Frank. Non era riuscito a proteggerli ed ora erano morti, uccisi da dei proiettili di qualche delinquente senza scrupoli.
Ben presto Nick si accorge che il bambino respira. Il piccolo Stephan, figlio di Frank, è vivo, era solo svenuto per la paura e per il peso del corpo del padre che gli ha fatto da scudo.
La memoria sembra fare scintille, ombre e luci si fanno largo tra la nebbia degli ultimi minuti. Stephan è vivo, si è ripreso e, anche se un po' frastornato sembra stare bene. Devono scappare da li, gli assassini potrebbero tornare e sarebbe pericoloso restare in zona se venissero a sapere che sono entrambi vivi.

Mai fare segni su una cartina. Perché dire al nemico dove stai andando e cosa stai facendo?

Per Nick e Stephan comincia così rocambolesco peregrinare da una città all'altra, confondendosi e nascondendosi per non farsi trovare. A quest'ora avranno capito che non sono morti e la caccia è di nuovo aperta e ancora più feroce.
Stephen aiuta Nick a ricordare, a far luce su spezzoni di ricordi che gli affiorano durante la fuga. Nick aiuta Stephan a capire il perché si ritrova orfano di padre, in Svizzera e in compagnia di uno strampalato agente segreto inglese che annovera un passato nei corpi speciali delle missioni nelle zone calde del mondo, sempre in prima linea.
C'è una matrigna da scovare e far "cantare", un castello da espugnare e un killer senza scrupoli da stanare. Non sarà facile, la notizia dell'incidente si è diffusa ovunque, la morte del ricco imprenditore russo Frank Timis ha riscosso clamore, soprattutto perché il figlio di sette anni, con lui al momento dell'uccisione, è stato rapito. Probabilmente da un pedofilo e quando c'è di mezzo un bambino e un pedofilo, nascondersi diventa ancora più difficile. Nick è pronto a tutto, non sarà facile, ma riuscirà a portare a termine la sua missione. Stephen è un bambino sveglio, mangia broccoletti, tifa Brindisi e legge Dostoevskji, non sarà un problema addestrarlo alla vita dura che si prospetta loro davanti. In gioco c'è la loro pelle e probabilmente molto di più. C'è la pista albanese da seguire e quella russa che sembra avere sede in Svizzera...
Attraverso un viaggio senza legge , Nick e Steve, piccolo rapper biondo sotto copertura, si vedranno coinvolti in pericolosi appostamenti e inseguimenti. Steve è ben addestrato, sa perfettamente quali sono i suoi compiti: interpretare la parte del figlio di Nick, stare nascosto nel bagagliaio della polo verde, imparare le parole d'ordine e i piani di emergenza se qualcosa fosse andato storto.
Nick lo avrebbe salvato dalle grinfie della matrigna e degli assassini che gli davano la caccia da giorni.

Riesci sempre a cacciarti nei guai. Non puoi farci niente... sei fatto così.

Nonostante i piani di Nick studiati al dettaglio anche se spartani, i conti sembrano non tornare mai. C'è sempre qualcosa che sfugge, qualcosa che all'ultimo rovina tutto e li costringe a fuggire di nuovo, finendo spesso nei guai. Svizzera, Francia, adesso Italia, precisamente verso Brindisi. In Puglia. Li  erano incentrati  gli affari di Timis. Li avrebbe trovato la risposta al perché della fuga di Frank. Li si trova il terrorista che non solo ha distrutto una famiglia e lo vuole morto ma è accecato dal delirio di onnipotenza che lo ha spinto in un gioco al potere pericoloso per una buona parte dell'umanità  occidentale.
Riuscirà Nick a fermare il conto alla rovescia e salvare l'occidente dal pericolo che sta correndo? 

Da sempre il mio mantra era: perché preoccuparsi di ciò che non si poteva cambiare? Forse, se l'avessi ripetuto all'infinito, avrei potuto iniziare a crederci ...

Con un ritmo incalzante e avvincente Andy McNab mette a segno un altro centro nel suo bersaglio. Il lettore si ritrova a percorrere strade tortuose insieme a Nick, sentendo il calore che si sprigiona nel bagagliaio incollando i vestiti addosso al piccolo Stephan. Sente le tempie pulsare e vede la nebbia diradarsi lasciando spazio ai ricordi. Sente il sapore del cioccolato sciogliersi morbido in bocca e l'accattivante profumo delle salsicce grigliate insinuarsi nelle  narici voluttuosamente. Ma sente anche scorrere l'adrenalina durante i corpo a corpo e le fughe rocambolesche di Nick.
Mille emozioni e un caleidoscopio di colori e profumi pervadono le pagine di questo romanzo. 
Anche se è un nuovo capitolo di una lunga serie, non ho riscontrato problemi ad entrare in confidenza col personaggio, a conoscerlo e capire i fantasmi che lo attanagliano. È un romanzo che può essere letto tranquillamente come qualsiasi altro romanzo autoconclusivo: c'è sempre tempo per conoscere il passato. Chi già conosce Andy McNab di sicuro apprezzerà l'emozione di questa nuova avventura del protagonista, per chi come me non ne avesse mai sentito parlare, è una possibilità per conoscere un nuovo interessante autore ed innamorarsi dello scapestrato protagonista. La prossima volta, però, cominciando dall'inizio ...

Buona lettura,
Tania C.


venerdì 31 maggio 2019

Recensione de L'ULTIMO VIAGGIO DI AMUNDSEN di Monica Kristensen






L'ULTIMO VIAGGIO DI AMUNDSEN


Monica Kristensen
Ed. Iperborea
Pag. 512 (indici e materiale fotografico compresi)
Copertina flessibile
Traduzione  Sara Culeddu
Collana narrativa, Aprile 2019
Genere Storico
€ 19,50

CONOSCIAMO L'AUTRICE



Monica Kristensen è una fisica, matematica e glaciologa dai natali svedesi. Una delle più famose esploratrici polari del nord Europa. Numerose sono le spedizioni in Artide e Antartide che la vedono alla guida, seguendo le tracce di Amundsen. E' stata la prima donna a ricevere la medaglia d'oro della Royal Geographic Society. 
Il suo debutto letterario avviene nel 2007 con una serie di romanzi ambientati alle Isole Svalbard, dove la donna ha vissuto due anni studiando le aurore boreali. Le sue pubblicazioni hanno riscontrato il favore dei lettori celebrandole come cult in diversi paesi europei.
Con Iperborea ha già pubblicato La leggenda del sesto uomo e Operazione Fritham.


TRAMA


Il 25 maggio 1928 di dirigibile Italia, di rientro da una spedizione al Polo Nord, a nord delle Isole Svalbard, si schianta sulla banchisa. L'equipaggio, formato dal Generale Umberto Nobile e altri otto sopravvissuti, affamati, malati e quasi in preda alla follia, resistono per circa cinquanta giorni nel nulla di un deserto glaciale, arrancando chi con una disperata marcia verso la terraferma, chi nell'attesa dei soccorsi.
Cercando di difendere interessi territoriali e politici  e, di salvare l'equipaggio, Italia, Norvegia, Svezia, Finlandia, Francia e Unione sovietica, si adoperando in una complessa e spettacolare catena di soccorsi seguita dalla stampa e a livello mondiale. 
Il 18 giugno, a solcare i cieli con un idrovolante battente bandiera francese, parte il maggiore eroe polare norvegese Roald Amundsen. Nel 1926, insieme a Nobile, aveva compiuto il primo sorvolo del Polo Nord a bordo del dirigibile Norge. Ma le cose si mettono male tra i due: uno scontro di personalità causato da manie di potere lasciò dietro di loro uno strascico di offese reciproche. Nonostante ciò Amundsen non vede l'ora di attivarsi per partecipare alle ricerche del suo acerrimo rivale, non nascondendo il fine di qualche minuto di celebrità, alla vista di una possibile sua messa in ombra da parte dei nuovi esploratori. 
Una volta preso il volo, il prototipo mai collaudato del Latham 47 scompare per sempre. Amundsen era conscio del rischio del rischio che stava correndo? Cosa è realmente successo all'aereo e all'equipaggio?
Grazie alle sue competenze scientifiche, Monica Kristensen, ricostruisce la vicenda con commovente dovizia e cura dei particolari, arrivando a dare una sua personale interpretazione, regalandoci il ritratto di un grande eroe ormai al tramonto.



IMPRESSIONI

Quando ho saputo dell'imminente uscita de L'ultimo viaggio di Amundsen, edito da Iperborea, ho richiesto di poterlo rencensire, incuriosita dalla storia di uno dei più  noti e grandi eroi norvegesi. Benedetta, gentile e disponibile, mi ha subito inviato una copia cartacea. Mi aveva colpito anche la copertina, colori pastello e una grana setosa, credo sia inutile dire che, dopo aver spacchettato il piego libri, il profumo della carta e la rilassante e  splendida grafica, mi hanno invogliato ancora di più alla lettura.
Definire quest'opera un "racconto" è molto riduttivo, non rende giustizia alle accurate ricerche di Monica Kristensen che ha saputo catturare e riportare dettagliatamente ogni più piccolo particolare e ogni azione compiuta dall'equipaggio, proprio come se si fosse trovata sul posto durante la gloria della partenza e la disgrazia dell'incidente. L'autrice, con parole semplici e chiare, ha saputo dare un tocco romanzesco all'idea personale fattasi indagando sull'accaduto. Potrei definire questo saggio come un "documentario" fatto di parole e arricchito da mappe e foto storiche. Gli amanti delle grandi imprese storiche, di sicuro, non rimarranno delusi e non si lasceranno certo scoraggiare dalle 483 pagine che scivolano lische come un pattinatore sul ghiaccio (per restare in tema).

"L'Italia non aveva puntato subito verso il Polo. Per le prime ore di volo aveva seguito la linea costiera occidentale di Spitsbergen e poi, all'altezza di Amsterdamoya, aveva fatto rotta verso l'angolo nordorientale della Groenlandia. Come aveva pianificato Nobile quando aveva scelto l'itinerario, si stavano avvicinando a zone ancora inesplorate."

Il racconto ha inizio con le ricerche dei superstiti del dirigibile Italia, schiantatosi sulla banchisa ghiacciata mentre dal Polo Nord stava facendo ritorno alle Svalbard. E' il 25 maggio del 1928 e il dirigibile Italia, comandato dal Generale Nobile, scomparve insieme al suo equipaggio. Le ricerche partirono immediatamente, creando una gran cassa di risonanza per l'alta posta in gioco: erano in ballo  gli interessi politici delle nazioni partecipanti alla missione.

"In una situazione di emergenza si può sopravvivere con poco. Sul luogo dell'incidente l'equipaggio di Nobile era riuscito a raggranellare quasi tutto il necessario per resistere un certo periodo sul ghiaccio.Avevano trovato cioccolato,zucchero, tavolette di latte, un po' di burro e una buona quantità di pemmican."

Subito dopo lo schianto, parte dell'equipaggio tentò la fuga disperata, a bordo del pallone staccatosi dalla fusoliera per alleggerire il peso del dirigibile mentre stava precipitando, ma non venne mai ritrovato. La parte rimasta a bordo della fusoliera invece, riuscì a sopravvivere. Anche se feriti e malconci, grazie all'accampamento di fortuna che erano riusciti ad allestire racimolando del cibo, una piccola ma importantissima radio che li teneva aggiornati sulla vicenda e una tenda dove potersi riparare dal gelo, riuscirono a resistere sino al giorno della salvezza. Ci vollero 48 giorni affinché arrivassero i soccorsi a salvarli. Una parte dei superstiti, purtroppo, perì a causa degli stenti e della lotta per la salvezza, i restanti furono trovati in condizioni psico fisiche al limite della sopravvivenza.

"Immersi nel grande silenzio dei ghiacci, io e i miei compagni qualche giorno fa abbiamo ricevuto una notizia via radio: Roald Amundsen stava venendo a salvarci! Quest'azione generosa del grande eroe polare mi ha commosso profondamente ..."

Mentre, con gran fervore di stampa e tv mondiali, le ricerche proseguivano, Amundsen, già compagno di volo e di accesi scontri per il potere di Nobile, il 18 giugno, al comando di un aereo francese, solca i cieli alla ricerca dell'amico/rivale e del suo equipaggio. Nonostante fosse un uomo prudente, la smania di potere e di grandezza, unite ad una smodata presunzione e alla paura di cadere nell'ombra, spinsero Amundsen a raccogliere un equipaggio  a bordo del Latham 47, a dare inizio all'impresa azzardata che avrebbe dovuto coronare il suo trionfo: il salvataggio dei superstiti del disastro Italia, primeggiando finalmente sul rivale. Nonostante avesse annunciato al pubblico che quello sarebbe stato il suo ultimo viaggio il destino gioca la sua carta, ovviamente a sfavore di Amundsen. Solo poche ore dopo il decollo non si ebbero più notizie del Latham 47 ne del suo equipaggio, dichiarando fallita la missione di Amundsen in quanto dati per dispersi.

"Furono molte le ipotesi esposte e discusse, alla riunione al Ministero. Forse Amundsen aveva deciso di arrivare con il Latham direttamente all'accampamento di Nobile a nordest di Capo Leigh Smith? Il problema di questa teoria era che c'erano pochissimi indizi a sostenerla."

Il resto è storia nota, o meglio è il mistero di una storia nota. Dal ritrovamento del relitto privo di fusoliera del Latham, a nordovest di Bjornoya, ne evinsero tentativi di riparazione di fortuna e i resti di tende francesi e italiane,  probabilmente l'equipaggio  era riuscito a salvarsi, senza però riuscire a sopravvivere? Al momento non ci è dato saperlo, si possono solo fare ipotesi grazie all'esaustiva ricerca di Monica Kristensen, la quale è riuscita a mettere in chiave poeticamente romanzata la cronaca nera di quelle che avrebbero, ma lo sono comunque state, due epiche imprese del Novecento.
Il mio personale parere su quello che mi ha colpito fin da subito conoscendo Amundsen? Posso dirvi che mo ha suggerito il ritratto di un uomo ormai arrivato alla fine della carriera ma orgoglioso e presuntuoso tanto che mi ha ricordato Icaro. 
Icaro puntava al sole, ma le bellissime ali di cera che si era costruito per volare sino a  raggiungerlo, al suo cospetto si squagliarono per il gran calore, facendolo precipitare. Così ho visto Amundsen, un grande uomo, intelligente, ambizioso, ma piegato dalla sua stessa ambizione.
Ora non vi resta che arrivare alla libreria sotto casa ed acquistare il prezioso volume di questa storia avvincente per approfondire i particolari storici e l'aspetto psicologico dei due disastri. Sono sicura che non ve ne pentirete, ma ringrazierete Iperborea e Monica Kristensen per la magica avventura.
Buona lettura,
Tania C.





martedì 19 febbraio 2019

Recensione di BIANCO LETALE di Robert Galbraith








BIANCO LETALE

Ed. Salani 
Pubblicazione 2019
Pag. 784
Euro 24,00 
Copertina rigida, rilegato
Ebook disponibile


CONOSCIAMO L'AUTORE

foto dal web

Credo che, ad oggi, la vera identità di Robert Galbraith sia ben nota a tutti, o per lo meno a tutti i Potterhead. Robert Galbraith altri non è che lo pseudonimo con cui Zia J.Ro, ovvero J.K. Rowling firma i suoi thriller. Il genere crime è sempre stato la sua passione di lettrice, tanto da spingerla a scrivere dei gialli classici ma consolidati nell'ambientazione. La scelta dello pseudonimo nasce dopo la notorietà raggiunta dalla saga Harry Potter. La Rowling desiderava che i suoi romanzi sotto pseudonimo venissero giudicati,apprezzati e inseriti nel mondo del thriller per lo stile e la capacità dell'autore, Robert Galbraith, e non per la sua fama di ''mamma'' del famoso maghetto. 
Inutile dire che il pubblico restò affascinato dalla nuova saga di Cormoran Strike, portando quindi Galbraith al successo e in vetta alle classifiche nazionali ed internazionali. 
I primi tre romanzi della saga Strike sono stati adattati ad una miniserie televisiva della Brontë Film and Television.
Nonostante la vera identità di Galbraith sia ormai nota a tutti, la Rowling continua a scrivere usando lo pseudonimo per tenere distinte le sue opere in giallo dalle altre, di modo che il pubblico sia cosciente di cosa aspettarsi dalla saga di Cormoran Strike.

I titoli della saga completa:

Il richiamo del cuculo 
Il baco da seta
Le vie del male
Bianco letale

TRAMA

"Ho visto uccidere un bambino"

Scosso da una forte agitazione, il giovane Billy, irrompe nell'agenzia investigativa di Strike per denunciare un brutto crimine al quale crede di aver assistito da bambino. Nonostante gli evidenti problemi psichiatrici di Billy, Cormoran Strike rimane turbato dal racconto scarno, privo di particolari che il ragazzo fatica a ricordare, anche se nel suo animo sa che Billy non mente. Ma subito prima di riuscire ad approfondire il racconto con un accurato interrogatorio Billy, in preda alla paura, fugge. 
Per Strike è tempo di agire. Insieme alla sua ex assistente, ora socia, la bionda Robin Ellacot, comincia a seguire una tortuosa pista che si snoda dai sobborghi di una fumosa Londra, nelle stanze segrete del Parlamento, tra i preparativi delle prossime olimpiadi, sino ad una  incantevole ma inquietante tenuta di campagna.
Se le trame dell'indagine si fanno intricate e tediose, la vita  di Strike è tutt'altro che una strada in discesa. Dopo aver raggiunto la fama e notorietà con un'indagine andata a buon fine, il suo lavoro da investigatore comincia a risentirne in quanto, proprio la fama, è d'intralcio all'azione nell'ombra come una volta, prima della notorietà. A risentirne è anche il suo rapporto con Robin. 
Senza ombra di dubbio la donna, grazie alle sue qualità di investigatrice, è indispensabile per l'agenzia, ma la loro relazione personale sta vivendo sull'orlo di un precipizio di sottointesi  e pensieri mai detti... 
La coppia Cormoran Strike e Robin Ellacot, ancora una volta insieme per un'altra delicata indagine nel nuovo epico thriller mozzafiato  di Robert Galbraith. 


IMPRESSIONI

Ringrazio infinitamente #adrianosalanieditore e @matteocolumbo dell'Ufficio Stampa Salani per la copia omaggio di Bianco Letale, arrivatami, quasi a sorpresa il giorno di San Valentino.
Per una Potterhead come me, è stato un regalo speciale, avendo gia letto anche gli altri volumi della saga Strike e stimando la cara Zia J.Ro.
Il prezioso volume, con la sua suggestiva sovracopertina che mi ricorda il colore dell'involucro delle mie caramelle preferite, i toffee liquirizia e menta, aspettava solo di essere aperto e letto. Così, inforcati gli occhiali e appollaiata sulla mia poltrona, cominciai questa nuova avventura. 
Quasi 800 pagine, ma chi ama e segue zia Ro sa quanto siano scorrevoli e avvincenti anche se la trama intricata richiede attenzione. E' facile perdersi e confondersi nell'intricato labirinto di intrecci tra personaggi e luoghi suggestivi.

<<E' tale il desiderio universale di fama che coloro che la conquistano per caso o controvoglia non riceveranno alcuna pietà>>

Dopo aver brillantemente risolto il caso ''Squartatore'', seppur usciti un po'malconci, Strike e Robin, sono pronti a proseguire le loro vite. Robin convola a nozze con l'ambiguo e subdolo fidanzato Matthew.
Durante il matrimonio di Robin, Strike la raggiunge per chiederle di tornare a lavorare di nuovo con lui all'Agenzia, dopo il brusco licenziamento, volto a proteggere la donna dai pericoli in cui si caccia a causa della sua impulsività. La donna accetta l'offerta  e accetta pure di sposare Matthew, nonostante i suoi sentimenti, da sempre repressi, per Strike. 
La sfarzosa festa di matrimonio non serve però a mitigare il turbinio di pensieri di Robin, eccitata per aver riavuto il lavoro e pronta a mettere fine al matrimonio subito dopo il viaggio di nozze, per poter finalmente essere libera di esternare ciò che prova all'affascinante Cormoran e dedicarsi completamente alla carriera. Ma ancora una volta è la vita a  decidere per loro, non è quello il momento, non lo è mai, nonostante il matrimonio galleggi tra una crisi e l'altra.
Mentre Robin è felice per aver ripreso il suo lavoro, il matrimonio, basato comunque su fatti taciuti e sentimenti soffocati, comincia a risentirne anche  a causa degli orari improbabili dettati dai casi da seguire, adesso anche sotto copertura. Ad aggiungere carico all'equilibrio precario di Robin, ecco la nuova relazione di Strike che sembra allontanare emotivamente i due investigatori. La situazione diventa più complicata quando Strike, seguendo il suo istinto, decide aprire le indagini sul caso di Billy, un ragazzo piuttosto malconcio che un giorno si presenta nella sua agenzia sostenendo di essere stato testimone di un omicidio durante l'infanzia.

<<Come ti chiami?>> domandò Strike sedendosi dall'altra parte della scrivania.
<<Billy>> rispose l'uomo portando la mano dal naso al petto per tre volte di fila. Alla terza si afferrò la mano con l'altra e la tenne stretta.
<<E hai visto un bambino che veniva strangolato, Billy?>> disse Strike senza scomporsi. <<Dimmi di questo bambino>>...
<<Lui l'ha strangolato, sopra al cavallo>> ...

Gli indizi sono pochi e confusi, Billy ha paura ed è fuggito, ma Strike non demorde, sa che in quel racconto si nasconde una terribile verità. E, con l'aiuto di Robin, la porterà  in luce.
Attraverso i vicoli uggiosi di Londra, frugando tra i più torbidi segreti nascosti tra le mura del Parlamento, seguendo  piste che non porteranno a nulla, coinvolti in nuovi intricati casi delle imminenti olimpiadi che stanno accendendo gli animi della città  e sembrano non essere collegati tra loro, Robin e Cormoran, pagina dopo pagina, conquisteranno il lettore, anche chi si approccia per la prima volta alle vicende della scombinata coppia di investigatori. Unica pecca per chi, come me, sperava finalmente in un risvolto  rosa del legame tra Robin e Cormoran. Anche questa volta dovremo attendere un nuovo capitolo, e la cosa comunque non è disdicevole, anzi aumenta la curiosità e il piacere dell'attesa .
Lo stile inconfondibile dell'autrice, magico e incantatore, soddisfa la mente e  l'occhio del lettore, plasmando sapientemente i profili psicofisici dei suoi personaggi e dei luoghi in cui prendono vita, tanto da percepirne la fisicità, gli odori, i rumori o il clima come se fossero reali.
Chi conosce Rowling/Galbraith sa quanto possano essere dense, intricate ed a volte quasi apparentemente prive di una logica le sue storie. 
Una bella squadra di personaggi, quasi buttati qua e la a caso, che solo alla fine, dopo mille colpi di scena e vicoli ciechi, si incastreranno al giusto posto nella storia ribaltando situazioni che sembravano senza via d'uscita.
Come in tutti i suoi romanzi, tenendo alto il ritmo incalzante della narrazione, la verità viene allo scoperto alla fine, dopo aver dissipato l'intricata matassa delle vicende, avvolta però in un alone di malizia che lascia sottintendere anche all'occhio meno allenato ... 
Tipico della maestria di ribaltare le situazioni che zia J.Ro applica in ogni suo romanzo.
Ancora una volta la Rowling ha fatto centro, a dispetto delle quasi 800 pagine, il romanzo vola veloce sotto gli curiosi e indagatori del lettore, smanioso di arrivare alla fine per unire, finalmente tutti i puntini di un disegno grande e intricato che ha dato non pochi grattacapi alla nostra coppia.  
Per chi si avvicinasse a Robert Galbraith per la prima volta, il mio consiglio è iniziare da Il richiamo del cuculo e proseguire in ordine cronologico. Non è strettamente necessario, ma da un buon aiuto a capire le ordite trame tessute nella stesura di tutti gli altri romanzi della saga.  Lo stile Rowling, all'occhio attento e allenato è inconfondibile, il suo marchio magico è impresso a fuoco, come un Horcrux in ogni pagina, ma non aspettatevi di veder uscire da un nebbioso vicolo londinese Harry Potter con la bacchetta tesa al grido di "Expecto patronum", sarebbe fuori luogo, anche per uno scombinato investigatore come Cormoran Strike. 
Perchè il carismatico e affascinante Cormoran Strike, vicino alla cinquantina, ex militare dell'esercito, fisico da pugile e con un arto artificiale, un po' in sovrappeso e spesso scarmigliato,  va oltre ogni aspettativa di ogni lettore di crime ...

Eccoci arrivati alla fine, all'abbinamento del romanzo ad una pietanza. Questa volta, a dispetto di una trama complicata, mi viene naturale accostare queste pagine ad una mai scontata, succulenta bistecca di manzo alla griglia. Alta, cottura media con una leggera marinatura agro/piccante al sale nero che rimanda alla chimica tra Strike e Robin, il tutto accompagnato da una pinta, come Strike insegna ...

Buona lettura Tania C.





venerdì 15 febbraio 2019

Recensione di AREA 7 di Matthew Reilly



AREA 7

Matthew Reilly
Ed. TEA DUE pag.459
Euro 8,60
Copertina flessibile
Ebook disponibile
Genere Thriller-azione


CONOSCIAMO L'AUTORE



foto dal web


Matthew Reilly è un autore australiano, classe 1974. 
Al suo attivo ha  più di dieci romanzi, tradotti in diciotto lingue, con una tiratura di più di due milioni di copie. 
La Walt Disney Picture ha acquistato i diritti cinematografici di Hover Car Racer prima ancora che il romanzo venisse pubblicato.

Tra le sue opere

2001 AREA 7
2003 BERSAGLIO ACQUISITO
2013 L'ESERCITO DEI MERCENARI
Serie Scarecrow

2005 LE SETTE PROVE
2007 LE SEI PIETRE SACRE
2010 I CINQUE GUERRIERI
Serie di Jack West Jr.

1999 TEMPIO
1999 ICE STATION
2014 LA MINACCIA DEL DRAGO


Non pubblicati in Italia

2004 HOVER CAR RACER
2005 CRASH COURSE
2005 FULL THROTTLE
2007 PHOTO FINISH
Serie di Hover Car Racer


2000 CONTEST
2005 HELL ISLAND
2013 THE TOURNAMETN

Per chi volesse conoscere meglio l'autore lo può fare sul sito personale http://matthewreilly.com/



TRAMA

<<Scarecrow>>, nato Shane Schofield, è un capitano dei Marine assegnato alla scorta del neoeletto Presidente degli Stati Uniti. Suo compito è quello di scortarlo durante una visita all'Area 7, base militare segreta nel deserto dello Utah. Un compito facile, di routine.
Ma a mettere i bastoni tra le ruote ci penserà Charles Russel, ex agente dell'Aeronautica sul cui capo pende l'accusa di alto tradimento. Colpevole di aver fatto installare, nel cuore del Presidente, un microchip collegato ad un satellite. Se il cuore dell'uomo si fermasse, il microchip causerebbe la fine delle trasmissioni satellitari innescando il lancio di testate nucleari site nei maggiori aeroporti USA. 
Quale luogo migliore della base Area 7 per compiere una vendetta progettata da anni ai danni del Presidente? All'interno della base, infatti, si trova un laboratorio batteriologico sperimentale di virus micidiali. 
L'Area 7 sta per diventare  una trappola mortale per l'umanità e Scarecrow, con l'aiuto della sua fidata squadra,  stanno per essere risucchiati in incubo. Cosa li attende dentro alla base? 


IMPRESSIONI

Trovai Area 7 spulciando tra i romanzi usati di una bancarella, durante il mercatino estivo della domenica a Marina di Carrara. 
A catturarmi fu il fulmine impresso sulla copertina (sono una fan dei film ''americanate su catastrofi e tragedie naturali'') e  la curiosità verso il titolo. 
Lessi la trama, titubante... Azione, avventura, thriller, suspense: non propriamente il mio genere preferito! Tentennando sulla decisione di acquistarlo o meno, optai per aggiungerlo alla mia libreria, complice il prezzaccio, due euro, e il fatto che, se non mi fosse piaciuto, sicuramente sarebbe stato apprezzato da mio padre.

"Quindici anni, pensò Caesar. Aveva aspettato quindici anni. E ora, finalmente, era successo...  
Ma ora... Ora era diverso ... Adesso sapeva come agire..."

Col mio bottino di guerra, un vero affare, ma lo scoprii nel tempo, vista la difficile reperibilità dei romanzi di Reilly, mi avviai verso la spiaggia curiosa di iniziare la lettura. 
E fu, per me, amore all'incipit! 
Nonostante le 460 pagine, comodamente appollaiata sul lettino sotto il sole di agosto, e nel mio letto poi, prendendo in prestito qualche ora a Morfeo, in poco più di un giorno, arrivai ai ringraziamenti dell'autore. 
Con un po' di nostalgia di Scarecrow e dei suoi uomini, ma gia alla ricerca del secondo capitolo, o meglio della seconda avventura, visto che il romanzo è autoconclusivo, anche se collegato ai personaggi e al protagonista. 

<<Un gruppo di soldati del 7° squadrone si stava precipitando giù dalle scale. 
"Questa volta sarà dura", mormorò Schofield>>

Inutile dire che Matthew Reilly, in poche ore è diventato il mio autore preferito, col suo stile scorrevole, mai tedioso e ricco di suspense, dal ritmo incalzante e invogliante alla lettura, mi ha stregata al punto tale da girare tutti i siti esistenti alla ricerca di notizie su di lui e sulle nuove pubblicazioni. 
Ad oggi ho tutti i suoi romanzi pubblicati in Italia, alcuni fuori edizione, più ebook in lingua inglese e sono in attesa di quelle future, orfana delle sue storie intriganti, surreali ma attuali. Per chi ama l'azione e l'intrigo, Reilly è l'autore giusto e Area 7 il romanzo col quale iniziare a conoscerlo e ad apprezzare il genere. Perchè Reilly non è un autore facile: o si ama o si odia.

"L'unica cosa che eviterà la detonazione delle testate, signor Presidente, è il battito del suo cuore"

Il romanzo si snoda quasi come un videogioco. Ogni capitolo è un sottolivello, facente parte di un livello che i personaggi devono superare. Le pagine scritte sono intervallate da interessanti immagini grafiche che aiutano a capire meglio dettagli che, chi non è del mestiere, potrebbe faticare a seguire. 
I capitoli, uno dopo l'altro volano, stuzzicando la curiosità del lettore e si arriva presto al finale. 
La dipendenza che potrebbe creare, viene però soddisfatta dalle nuove avventure di Scarecrow e compagni.

<<Entro le ore 11.05, verrà attivata la procedura di autodistruzione della base. Durata della sequenza di autodistruzione: 10.00 minuti. 
***************** ATTENZIONE *******************

Un romanzo d'azione è quasi d'obbligo paragonarlo a del pop corn (da gustare mentre si legge): fragrante e scoppiettante, con un pizzico di sale ad esaltarne il sapore avventuroso, come solo Matthew Reilly, col suo stile, sa plasmare i suoi romanzi.

Buona lettura Tania C. 


Recensione TUTTO NASCE PER FIORIRE di DEMETRA COSTA

  TUTTO NASCE PER FIORIRE Autore: Demetra Costa Editore: IoScrittore Formato: Brossura Pag.: 503 Uscita: Giugno 2025 € 18 formato cartaceo F...