mercoledì 3 aprile 2019

Recensione di AMEN di Antonio Ferrari







AMEN

Antonio Ferrari
Ed. Chiarelettere 
Pubblicazione Marzo 2019
Pag. 186
Collana Narrazioni
Copertina semirigida
€ 16,90



CONOSCIAMO L'AUTORE

Antonio Ferrari - foto dal web -



Antonio Ferrari, dai natali modenesi, è al Corriere della Sera dal 1973. All'inizio come inviato speciale, ad oggi in qualità di commentatore ed editorialista.
Testimone diretto degli anni di piombo, strettamente legato all'amico Walter Tobagi, ucciso nel 1980, anche Ferrari venne,  più volte minacciato dai terroristi. 
Le minacce lo costrinsero a vivere per oltre due anni sotto scorta per poi diventare corrispondente dall'estero, soggiornando soprattutto in Medio Oriente, Nord Africa e nei Balcani. 
Presta il volto a tutte le corrispondenze da più fronti di guerra, intervistando quasi tutti i leader dell'area. 
E' autore di diversi testi: Morte di un generale (tra gli altri autori che hanno collaborato Giorgio Bocca, Camilla Caderna, Corrado Stajano, Marcello Sorgi) pubblicato per Mondadori nel 1982; Sami, una storia libanese per Liberal libri 2001; Islam si, Islam no. Le colpe dei musulmani e le nostre, per Le Lettere 2006; 7 aprile per Cleup 2009; Sgretolamento. Voci senza filtro per Jaca Book 20013; sempre per Jaca Book, nel 2014 pubblica Altalena. Nel 2017, con Chiarelettere, pubblica il romanzo Il segreto.


TRAMA

Aria di novità progressista a scuotere  il Vaticano. Un gruppo di religiosi sta operando in sordina per rinnovare la Chiesa, per spazzare via lo strato di polvere conservatorista ereditaria che da anni la paralizza, allontanandola sempre di più da quelli che sono i bisogni  della gente e di conseguenza limitando l'operato atto a gestire tali bisogni. Il gruppetto è formato da due giovani preti e una sorella laica che, in nome della "Chiesa rinata", agevolano l'elezione di Papa Roncalli remando contro tutti e, soprattutto, contro la spinta riformatrice del Concilio Vaticano II.
Nonostante il loro operato sia attivo da anni, di pari passo è ostacolato da oscure forze in seno alla Chiesa. Passano decenni e Marco, Michel, Catherine e, negli anni a venire, anche Patrick, un sacerdote americano vittima di orribili abusi pedofili, vedranno la finanza deviata, la massoneria, la malavita organizzata e la corruzione politica, avvolgere sempre di più il Vaticano nelle loro spire violente e criminali. Assisteranno, tra i tanti crimini delittuosi,  al tentato omicidio di Papa Wojtyla. 
Ad indagare sui malaffari vaticani c'è un giornalista, il quale incrocerà la strada del gruppo tra Roma, Istanbul e Sofia, mettendosi alla mercè di ricatti, depistaggi, spie e cospirazioni internazionali. Un'avventura rocambolesca per scoprire che, alla fine dell'inchiesta, la verità, come accade spesso, quando è vicina, rischia di sfuggire.


IMPRESSIONI

Poco tempo fa, la cara Giulia Civiletti di Chiarelettere mi inviò la scheda di Amen. La scorsa estate, dopo aver assistito alla presentazione, avevo letto, sempre di Chiarelettere, Peccato Originale a firma di Gianluigi Nuzzi ed ero rimasta incuriosita e inorridita dagli sconvolgenti fatti poco puliti di cui si era macchiato nel tempo il Vaticano, tra i tanti, la famosa sala da bagno di Bertone e il giro di trans per le gioie di alcuni porporati... Inutile dire che desideravo leggere anche il romanzo, sapendo che sarebbe stato un arricchimento dell'inchiesta letta. Chiesi  a Giulia di poterlo recensire e, prontamente, me ne inviò una copia omaggio. Sempre disponibile ad accogliere le mie richieste, non finirò mai di ringraziarla.
Arrivato il testo, dopo l'annusatina di rito (chi ama il cartaceo può capire la sensazione quasi spirituale che da annusare la carta), iniziai la lettura, consapevole che si, stavo leggendo un romanzo, ma un romanzo verità, storia in versione romanzata.  

Nei primi anni Ottanta, subito dopo gli sconvolgenti fatti degli anni di piombo e una tumultuosa contestazione giovanile atta a mettere in crisi regole millenarie e dogmi della Chiesa, la gente ha bisogno di certezze, di innovazione e, una ventata di aria fresca, sembra arrivare dall'elezione di un nuovo Papa. Un giovane Vescovo polacco dal nome impronunciabile: Wojtyla. Un uomo forte, energico e sportivo, capace di far breccia anche nel cuore dei più  duro degli scettici con quel suo:

"Se sbaglio mi corrigerete"

pronunciato dal balcone di Piazza San Pietro, durante la presentazione ai fedeli, subito dopo la fumata bianca. 
Questo nuovo Papa  conosce bene la vita avendola vissuta appieno prima della vocazione, non ha paura, ama i bambini ed è fiero della sua fede salda. E' un uomo  talmente  aperto e innovatore  che decide di concedersi qualche giorno di vacanza sulle Alpi innevate, divertendosi a percorrerne le piste da sci in compagnia di una delle figure più laiche di tutti i tempi nelle vesti di spettatore delle sue performance sportive: il Presidente della Repubblica Sandro Pertini. 
Ma si sa, per chi cospira alla chiusura, alla manipolazione e soggiogazione in nome del potere e del denaro facile, l'innovazione da fastidio.
Wojtyla è scomodo e deve sparire. 
La malavita che sta cospirando contro il Papa inizia ad assoldare i killer di tutto il mondo, mandando Wojtyla in missione per tutta l'Europa in modo da depistare le tracce sull'omicidio, una volta iniziate le indagini al riguardo. Tra i possibili killer assoldati, spicca un cecchino preciso e affidabile, tiratore scelto proprio per la sua audacia e infallibilità, il ventitreenne turco, estremista dell'organizzazione neonazista dei Lupi Grigi Mehmet Ali Ağca.
E' il 13 maggio 1981, mercoledì, anniversario dell'apparizione della Madonna ai pastorelli di Fatima. Piazza San Pietro è gremita di fedeli venuti in udienza dal Santo Padre e ad assistere al suo bagno di folla. Sono le 17:17, la jeep con a bordo Wojtyla sta compiendo il primo giro nella piazza. Mescolato tra i fedeli, con la sua parabellum Browing HP 9mm, battente numero seriale belga, si trova, pronto ad uccidere il Pontefice, Ağca. A controllare  che tutto si svolga secondo i piani e che l'omicidio vada a buon fine, sono presenti anche altri sicari al soldo dei nemici del Papa, profondamente radicati alle viscere più interne del Vaticano. Una volta portata a termine la missione, queste persone saranno pronte a cancellare ogni più piccola traccia compromettente e ad eliminare il sicario.
E' tutto calcolato nei minimi dettagli. Ma come tutte le operazioni scrupolose e dettagliate, c'è sempre una falla imprevedibile. 
Non hanno tenuto conto del fatto che, alle spalle di Ağca , il quale appena messi a bersaglio i colpi e gettata a terra l'arma tenta la fuga, si trovi l'energetica giovane Suor Letizia che, senza mezze misure, si lancia sul turco atterrandolo, immobilizzandolo e consegnandolo alla Polizia.
Alla sera, mentre la folla ancora presente in Piazza San Pietro si stringe in una commossa preghiera affinchè il Santo Padre superi la gravità della prognosi poco rosea, il gruppo di cospiratori sta lasciando il Vaticano per ritrovarsi in una casa romana a discutere del fallimento dell'operazione.

"Siamo un branco di coglioni! Ora cerchiamo di scongiurare il peggio. Dovevamo dare una lezione mortale a questa Chiesa stramaledetta e al suo presuntuoso e onnipotente condottiero. Abbiamo fallito."

Intanto a Milano, in Via Solferino nella sede del "Corriere della Sera", tra tutti i giornalisti riunitisi per discutere il caso e azzardare ipotesi, spicca il celebre scrittore drammaturgo Giovanni Testori che dichiarerà, ignaro di quanto poi sia andato vicino alla realtà:

"Che cosa pensate? A me vien da pensare a un'operazione congiunta della massoneria e della criminalità".

Per arrivare a questo, però, l'autore ci riporta, con un salto temporale, a venticinque anni prima, invitandoci a seguire la pista battuta dal gruppetto che sta cercando di portare una ventata di aria nuova in Vaticano.
E' l'epoca di Roncalli, fortemente sostenuto tra i possibili papabili, proprio dal gruppetto di quattro  giovani, tre sacerdoti e una sorella laica, che faranno il possibile affinché a capo della Chiesa subentri un Pontefice innovatore.
Nel 1958, subito dopo la scomparsa del Papa Pio IX, in lista per l'elezione al pontificato ci sono il Cardinale di Genova, Giuseppe Siri, a rappresentanza di una Chiesa conservatrice e Angelo Roncalli, Patriarca di Venezia dopo un periodo come Nunzio a Parigi, in rappresentanza di una Chiesa innovativa e avanguardista. 

"Il fumo è bianco... non c'è alcun dubbio. Un Papa è stato eletto".

Roncalli non ce la fa. Siri, conservatore tradizionalista,  ottiene i voti dei porporati riunitisi nella Cappella Sistina e, dopo il terzo ballottaggio, alle 18:00 la fumata è bianca,  chiara e lampante anche col bianco e nero trasmesso in tv. L'annuncio tanto atteso "Habemus Papam"  rimbalza da Radio Vaticana ai media di tutto il mondo. 
Piazza San Pietro è gremita in attesa che il nuovo Pontefice Siri, che prenderà il nome di Gregorio VII si presenti al balcone, ma la finestra rimane ermeticamente chiusa.
Sulla Piazza, col passare del tempo cala una sorta di gelo mista a paura che non si dissolverà nemmeno con la comunicazione incerta di Radio Vaticana su un errore di interpretazione del segnale di fumo...  Il giorno la testata texana "The Houston Post" riporterà un articolo in cui è riportato il fallimento dell'elezione del Papa:

"La confusione dei segnali di fumo ha causato il responso sbagliato".

Rispettando i segreti vaticani, come fecero altri Cardinali, lo stesso Siri non darà mai conferma ne smentita su quanto accaduto durante lo spoglio. 
Solo a nuovo Conclave chiuso e finalmente eletto Papa Roncalli col nome di Papa Giovanni XXIII, i servizi segreti Usa, riporteranno, dopo aver consultato parte dei Porporati disponibili, che Siri aveva ottenuto i voti necessari per l'elezione, aveva accettato l'incarico e scelto il nome ma, su insistenza di alcuni Cardinali, avrebbe dovuto rinunciare all'incarico in quanto la sua elezione avrebbe causato tensione e disordini nel Comunismo dell'Est Europa, mettendo in grave pericolo la vita dei Vescovi cattolici.
Mentre iniziavano le indagini e lo sconcerto dei Servizi Segreti USA, la sera di quel 28 maggio 1958, il gruppetto formato da due giovani sacerdoti, il francese Michel e l'italiano Marco e da Sorella laica francese Catherine, brinderà all'elezione di chi hanno fortemente sostenuto e voluto:

"La Chiesa rinata aveva vinto la sua prima vera battaglia."

Durante l'operato di rinnovamento della Chiesa da parte del gruppetto, sta nascendo, prendendo sempre più forza, un'intensa storia d'amore, tanto spirituale quanto carnale tra il Sacerdote Michel e Sorella laica Catherine, che servirà a rafforzare la loro fede e ad incentivare la loro opera.
Intanto, a  poco meno di cinque anni dall'elezione, Papa Roncalli se ne andò, lasciando l'eredità di una Chiesa e un mondo rivoluzionati. 
In quasi cinque anni di pontificato aveva avviato il Concilio Vaticano II, risolto la scottante crisi dei missili a Cuba e soprattutto riuscì a sventare una possibile guerra nucleare riportando la pace tra il Presidente USA J.F. Kennedy e il leader sovietico Nikita Chruščëv. 
Non da meno, riuscì a mantenere un buon rapporto col leader cubano Fidel Castro.
Nonostante le cospirazioni atte a mantenere una Chiesa conservatrice eassertiva, a Roncalli successe Papa Montini, col nome di Paolo VI. 
Il nuovo Papa, profondo studioso dell'operato di Giovanni XXIII, pur seguendone la scia, non riuscirà però  a portare in piena luce tutte le porcherie che  stavano accadendo tra le mura vaticane. Si era comunque creata una sorta di saldatura o di partito tra il Vaticano e la Dc progressista, ben vista dagli USA.
Ma la Dc aveva tutta la convenienza a tenere ancora nascoste le performance e i gusti sessuali, molto poco spirituali, di alcuni Vescovi e Sacerdoti pedofili.
Dopo nuove battaglie si unirà al trio un nuovo sacerdote:  il giovane americano Patrick Dale, segnalato al gruppetto da Monsignor Capovilla. 
Patrick, che condivide valori e ideali del gruppo si inserirà presto tra loro, aprendo liberamente il cuore e raccontando senza censure il suo passato come vittima di un Direttore Vescovo pedofilo, durante il suo noviziato. 
Il suo ruolo, nel gruppo fu da subito chiaro, comincerà, insieme ai compagni, le indagini per scoprire e denunciare tutti gli abomini dei traffici sessuali che continuano ad avvenire tra le dorate mura Vaticane e altresì le violenze sessuali alle quali è stato costretto da ragazzo. 
Mentre la missione "investigativa" dei quattro sta prendendo forma,  la notizia dell'omicidio di Aldo Moro sconvolge l'Italia e la Chiesa, ma è anche tempo di eleggere il successore di Papa Montini. 
Il Conclave vedrà in lizza di nuovo , ma con poche speranze, il Cardinal Siri. 
A prevalere nettamente sul genovere Siri sarà il Papa del sorriso, il Cardinale Albino Luciani , patriarca di Venezia, che prenderà il nome di Giovanni Paolo I. 
Nessuno, in quel 26 agosto 1978, avrebbe mai potuto immaginare che il nuovo pontificato sarebbe durato solo trentatrè giorni. Il papato più breve ma intenso della storia, in quanto accadde di tutto.
Papa Luciani, ancora sconvolto dall'omicidio Moro, decide di limitare le visite e le uscite all'essenziale, operandosi però per dare una bella ripulita in tutti gli anfratti più scabrosi della Chiesa. 
A disturbare il suo sonno, la Massoneria con la Loggia criminale P2, che aveva ormai affondato le radici in Vaticano. Non di meno, a causargli incubi, anche le indagini sulla pedofilia e il comportamento spudoratamente libertino di alcuni prelati, soprattutto in USA e America del Sud, arrivatogli alle orecchie da documenti delle indagini del gruppo di Chiesa Rinata.

"Dobbiamo cambiare, e cambiare subito".

Queste  parole di Papa Luciani avvelenarono gli animi dei cospiratori.
Il Papa era pronto a ricevere in visita il gruppetto di Chiesa Rinata, proprio per far luce sugli scabrosi avvenimenti sui quali i giovani preti stavano indagando. 
Dell'udienza imminente arrivò voce anche a Cardinal Siri, il quale, da conservatore, voleva saperne di più e chiamò Marco per chiedere di poterli incontrare, in quanto stava dalla loro parte. 
Nonostante la diffidenza di Michael e Catherine, Patrick era più possibilista:

"E' un fottuto conservatore, ma è duramente schierato contro la Massoneria. A volte anche gli avversari possono trasformarsi in alleati".

L'incontro con Papa Luciani fu esaustivo, i ragazzi, senza censure, misero al corrente il povero Pontefice su tutta la corruzione e depravazione avente nome e cognome,  che aveva preso campo in Vaticano. Il Papa, sconvolto, li congedò.
Consumata una frugale cena e bevuta acqua minerale in purezza, il Papa in preda ad un colorito cadaverico, si ritirò per la notte, ma non vide mai la luce del sole del giorno seguente. 
I suoi nemici, cospiratori del malaffare, erano riusciti a piegarlo.
E il popolo rimase nel dubbio di una morte innaturale, dubbio alimentato anche dal categorico rifiuto del Vaticano all'esecuzione di un'autopsia. 
Si arrivò così all'elezione di un giovane Vescovo polacco, un ragazzone sportivo, saldo nel corpo e nella mente, che veniva dalla Guerra, in prima linea. Un uomo innovatore, capace di sciogliere i cuori più duri, un Papa in grado di farsi amare da tutti. 
I ragazzi di Chiesa Rinata erano in fervore, finalmente un Papa che avrebbe potuto ripulire la Chiesa dal marcio nel quale stava affondando.
Papa Wojtyla, venne a conoscenza dell'assassinio di Giorgio Ambrosoli, liquidatore della Banca Privata italiana e, in contemporanea, dei loschi affari del banchiere siciliano Michele Sindona, due nomi legati ai Vertici della Chiesa, sia in America che a Roma. 
Nonostante in quel periodo Wojtyla fosse più propenso a portare avanti la causa contro il Capitalismo sovietico, iniziò ad interessarsi anche al ruolo del capo della P2, Licio Gelli, di Umberto Ortolani e del banchiere Roberto Calvi.

"La commistione con il denaro e le operazioni dello Ior lo inquietavano non poco".

Il messaggio arrivò forte e chiaro: Wojtyla non sarebbe stato un docile condottiero.
Per questo motivo andava eliminato. E i cospiratori cominciarono a preparare il piano nei minimi particolari. Dai viaggi depistaggio del Pontefice, all'assoldamento del killer, un turco, tiratore scelto tanto bravo e preciso quanto ignorante, sino a chi avrebbe dovuto far sparire tutte le tracce e Amen, che  la benedizione scenda dall'alto... 
Da li ad arrivare al 13 maggio 1981 e al tentato omicidio del Sommo Pontefice, è un attimo.
Ad aiutare nelle indagini i ragazzi di Chiesa Rinata arriverà un giornalista, Ferrer, che cercherà di far luce sull'attentato al Papa e la pista bulgara che, sembrerebbe essere l'ipotesi più probabile, anche se sarà smentita dallo stesso Wojtyla 21 anni dopo, al ritorno da un viaggio a Sofia...
Il tempo passa, le indagini, tra clamorosi colpi di scena e nuovi scottanti casi di malaffare proseguono. 
Il gruppo di Chiesa rinata continua la propria missione di pulizia della Chiesa, seguendo piste diverse, sempre grazie all'aiuto del laico convito Ferrer... o Ferrari ... ? 
(Lo scoprirete solo leggendo) 
Purtroppo solo Patrick non riuscirà a completare la battaglia che sta combattendo. Il mondo non è ancora pronto per le sue raccapriccianti rivelazioni e mettere tutto a tacere è l'unica soluzione. 

"Non c'è stato niente da fare. Intossicazione o avvelenamento rapido in dose mortale. Sarà necessaria l'autopsia".

Durante un'udienza Papale, in mezzo alla folla di Piazza San Pietro e circondato dai colleghi, sentirà una fitta, come una puntura di un fastidioso insetto, che lo metterà a tacere per sempre. 
Lo shock fu devastante e la notizia cominciò a rimbalzare in tutta la Santa Sede.  Quando i colleghi rientrarono in Santa Marta, dove erano alloggiati, trovarono una lettera indirizzata a "Father Patrick Dale":

"Quattro lettere, ritagliate da un titolo di giornale. Una A maiuscola, una m una e  ed una n minuscole. Insieme componevano una parola che suonava quasi minacciosa, anzi decisamente sinistra: <<Amen>>".

Il romanzo, ovviamente, continua, ricco di dettagli e documentazione veramente scabrosa sugli intrighi Vaticani, ma non si può e non si deve rivelare tutto.
Leggere Amen è l'unica via per arrivare a fare il punto della situazione.
L'autore ne ha fatto un romanzo, ribadendo che non è verità assoluta, ma alla luce degli ultimi scandali riguardanti i porporati, posso dire con certezza che questo è si un romanzo verità, ma anche un romanzo storico. Perchè Ferrari ha sapientemente raccontato uno spaccato "pesante" dell'Italia dal dopoguerra ad oggi. Lo ha fatto con dovizia di particolari e uno stile fine, accurato e sensibile, soprattutto nel raccontare le scene più "sporche" sugli abusi subiti da parte di un alto Prelato dal giovane novizio Patrick. 
E' un romanzo che, a mio parere dovrebbe essere letto a scuola, non tanto durante l'ora di religione, ma proprio durante l'ora di storia. 

Buona lettura Tania C.

martedì 2 aprile 2019

Recensione di COLPEVOLE DI SPONTANEITA' di Anna Gelain



COLPEVOLE DI SPONTANEITA'

Anna Gelain
Ed Altromondo del 2018
Collana Mondo di fuori 
Pag.178
Brossura
€ 14,00 

CONOSCIAMO L'AUTRICE

foto dal web

Anna Gelain è nata a Torino nel 1965 ma vive a Verona. E' un'autrice emergente della quale, a parte qualche foto, non ho trovato molte notizie. 
Nel 2013 pubblica il suo primo romanzo. Una storia d'amore intitolata Una come te. Nel 2018 pubblica, per la Casa Editrice Altromondo Colpevole di spontaneità, un romanzo che spazia dal fantasy al rosa. Ha al suo attivo anche una raccolta di poesie spiritose in rima. E' pure una brava cuoca, amante del bricolage e della pittura. Si divide tra la famiglia e il nipote.


TRAMA

Erika è una donna che, pur avendo avuto tutto ciò che di "materiale" può offrire la vita, non ha ricevuto la cosa per lei più importante: l'amore. Per poterlo trovare ed essere finalmente felice e realizzata, Erika sa che deve anche fare pace col suo passato. Scopre di avere un dono, quello di poter viaggiare nel tempo, sia nel passato che nel futuro. Sfrutterà questa opportunità per cercare di riassestare la sua vita, cercando di trovare l'amore con la A maiuscola e viverlo come ha sempre desiderato. Durante la ricerca imparerà invece una grandissima lezione di vita.


IMPRESSIONI

"Sai quando si dice: se tornassi indietro, oppure sarebbe bello viaggiare nel tempo, o magari se avessi una macchina del tempo tornerei a quel periodo della mia giovinezza ... o meglio ancora se potessi capire come va a finire ..."

Erika è una giovane donna, professionalmente realizzata, con una bella casa e degli amici che riempiono le sue giornate. Non ha ancora trovato, nonostante l'infaticabile ricerca che dura da anni, l'amore vero, quello con la A maiuscola. Erika, in una calda notte d'estate è a letto e sta sognando la sua adolescenza, quando si sveglia di soprassalto... era così bello quel sogno, ma nemmeno li aveva trovato qell'amore che tanto brama. E' sabato mattina, il sogno l'ha scombussolata così tanto che decide di alzarsi , farsi un caffè e affacciarsi al balcone per vedere cosa le riserva la giornata visto che non deve recarsi a lavoro. Aprendo la porta della verandina, un lieve sussulto la catapulta in un bel giardino. Attonita, sconcertata e sbalordita, Erika si rende conto che il suo sogno di viaggiare nel tempo si è improvvisamente realizzato. Si trova in un'altra epoca, in un luogo che ben conosce: il giardino di casa di un'amica a lei cara. Ricordando benissimo quel determinato momento, dopo lo sbigottimento iniziale, Erika oltrepassa il giardino per entrare in casa dell'amica che, in quel giorno, ha deciso di dare una festa con tutti i loro amici. Tra i tanti c'è anche Gio', il tenebroso ragazzo che fa battere il cuore ad Erika.
Gio' ha tutto quello che lei desidera in un uomo, ma continua a sfuggirle e ad eludere le sue domande sul perchè di tanta ritrosia.
Non fa in tempo ad avere una risposta, all'improvviso si ritrova nella sua quotidiana realtà di un week end che le si prospetterà un po' confuso a causa dell'esperienza appena vissuta. 
Il lunedì, rientrata un po' prima del solito allo Studio Legale nel quale lavora come procuratore legale ,   Erika racconta la sua fantastica esperienza ad una incredula ma interessata amica e collega. 
Dopo il racconto, vista la mole di pratiche da sbrigare, si mette alla scrivania, ma la concentrazione devia tutta sull'esperienza del suo ''viaggio''.

"Se sono riuscita ad andare indietro negli anni, riuscirò mai ad andare nel futuro? E poi: no dai figurati, è stato un caso, non ci credo ancora, quindi dubito che possa succedere ... però sarebbe bello ... magari potrei dare una sbirciatina e vedere come ... no no è impossibile!"

Si, se la sta suonando e cantando da sola, e il lavoro incombe. Avviatasi verso la fotocopiatrice , aprendo la porta dello stanzino, una lieve spinta la fa ritrovare improvvisamente nel magazzino di un colorificio, scoprendo quasi cono spavento, di essere ben dieci anni avanti, nel futuro!
Oltretutto scopre anche che si trova in quel preciso magazzino perchè deve tinteggiare le pareti di casa, dove vive da sola in quanto è ancora single ed ha bisogno della tinta. 
Con la tachicardia a mille, la donna scopre anche che l'addetto al reparto pitture è nientemeno che Gio', l'amore tempestoso dei suoi vent'anni.
Approfittando dell'occasione di questa incursione nel futuro, accolta come una seconda occasione, Erika parlando con Gio' scopre che anche lui è single ed è ben felice di iniziare a frequentarla. Il tempo è clemente, lascia vivere alla coppia una bella notte  di intimità in quel futuro tutto nuovo per Erika. Ma come tutte le cose belle c'è una scadenza e il giorno dopo la donna si ritrova nel suo presente, dentro allo stanzino della fotocopiatrice. Dopo aver fatto le fotocopie torna al suo lavora, dubbiosa e curiosa sul fatto che d'ora in avanti sarebbe potuto accadere di tutto all'apertura delle porte o delle finestre. A ridestarla dai suoi pensieri è un collega, al quale Erika  è interessata da tempo. Lorenzo, così si chiama l'uomo, prova lo stesso interesse per Erika e, fattosi coraggio, le offre il suo aiuto  e la invita ad uscire dopo il lavoro. Ancora incredula, ma felice, accetta e con sorpresa si ritrovano a raccontarsi del loro interesse reciproco , sino ad allora quasi represso, ma ben felici di avere, ora, l'opportunità di stare insieme a parlare, a ridere e a raccontarsi aneddoti esilaranti riguardo il loro lavoro. Man mano che la serata prosegue verso la fine, il dolce sentimento che provano l'uno per l'altra viene a galla e, con la promessa di rivedersi l'indomani a lavoro, si salutano con un caloroso abbraccio.
E l'indomani li vede di nuovo insieme, gioco di sguardi a pesce lesso, di amorevole aiuto, il pranzo insieme... proprio come una coppia. A quella giornata ne seguirono altre fatte di pranzi e romantiche cene, perchè Lorenzo è anche un ottimo cuoco. Con la promessa di rivedersi a lavoro il lunedì, dopo una notte di forti emozioni, la donna torna a casa.
Una volta a casa, dando libero sfogo ai suoi pensieri, inizia a fare dei confronti tra Gio', l'uomo del suo passato e del suo futuro, e Lorenzo, l'uomo del suo presente. Gio' che conosce da una vita ed ha potuto vivere anche nel futuro, Lorenzo, collega e amico, improvvisamente diventato qualcosa di più nel presente.
Due persone completamente diverse delle quali è innamorata.
Il lunedì mattina Erika si reca in ufficio, ancora avvolta dalle belle sensazioni provate insieme a Lorenzo: rimettersi al lavoro sarà dura. La concentrazione viene meno ogni volta che incrocia l'uomo nei corridoi dell'ufficio. Nel pomeriggio, mentre si reca dal capo per portare dei documenti, Erika è di nuovo catapultata in un lontano passato, durante le vacanze estive in una località molto in voga. In quel periodo si divertì molto, complice la giovane età e la spensieratezza, insieme al gruppo di amici e del ragazzo del momento. Ma anche all'epoca il vero amore non si era presentato. Quando torna al presente, Erika, documenti ancora in mano, incontra Lorenzo il quale, vendendola  un po' scombussolata, si preoccupa chiedendole se volesse da bere per riprendersi. Rassicuratolo, la giornata di Erika scorre senza altri viaggi ma con un pensiero fisso:

"Ma che senso ha tutto ciò? Perchè torno nel passato, incontro persone gia conosciute, ne conosco di nuove, si crea una storia e poi sul più bello torno al presente? Sembra quasi una sorta di assaggio di quello che è stato ..."

Le sue elucubrazioni vengono interrotte da Lorenzo che, invitandola ad uscire le propone di passare il week end insieme in Romagna. Un week end di divertimento, relax, coccole e tanto shopping. Erika accetta  la coppia parte con tanti buoni propositi. Se all'inizio del romantico week end tutto fila liscio, col passare del tempo cominciano a farsi strada grandi dubbi per Erika. Lorenzo, dolce, protettivo e presente o Gio, burbero, egocentrico e nel futuro, ma da sempre nel suo cuore? Il povero Lorenzo comincia ad accorgersi che c'è qualcosa che non va e, dopo un'animata discussione durante la quale Lorenzo palesa di essersi accorto del distacco della donna, finiscono per litigare ed  Erika si ritrova improvvisamente a casa sua, nella sua casa del futuro.
Questo significa solo una cosa: l'appuntamento per cena che ha la sera stessa con Gio. I preparativi per la cena sono nervosi, è emozionata, non vede l'ora di dichiarare il suo amore a Gio. Finalmente arrivano le 20.00 ed Erika per paura che l'ascensore la catapulti in qualche altra dimensione spazio temporale, scende di corsa le scale per raggiungere Gio che l'aspetta in auto.
Con il proposito di passare una bella serata con l'uomo che ama, molto complimentoso e smanioso di starle accanto, Erika si lascia andare, convinta di avere aperto una breccia nella dura corazza del tenebroso Gio, dichiarando il suo amore e passando la notte con lui. Il mattino dopo li vede ancora insieme nel futuro a progettare una bella gita con la moto di Gio.
Nonostante la sintonia, proprio durante la scampagnata, il carattere dominante e narcisista di Gio si palesa agli occhi di Erika. La donna, turbata dal repentino cambio di umore dell'uomo che crede di amare, comincia a porsi delle domande e ad avere dei dubbi. 

"Se non sono riuscita e non riesco ad aiutare Gio, a cambiarlo ... chi sono io? A cosa servo? Forse stavo meglio quando ero ragazza, quando niente era complicato e quando tutto era divertente e non serioso; stavo meglio quando potevo liberamente scegliere come agire senza essere appunto analizzata e dover stare attenta a cosa dire o fare; stavo meglio quando andavo in moto con la compagnia senza dover io per forza scegliere una meta ..."

E con questi pensieri in testa si ritrovò in sella ad un'altra moto, nel 1982, quando aveva 17 anni ...
Dopo varie incursioni nel tempo capisce che, se veramente vuol essere felice, deve chiudere sia con Lorenzo nel presente che con Gio nel futuro.

"Lorenzo nel mio presente l'ho lasciato nella camera d'albergo durante il week end che organizzò per me; Gio è ancora in giro in moto nel mio futuro; 
Lorenzo non mi da il libero arbitrio; Gio è troppo tradizionalista ..."

Ritrovatasi improvvisamente in futuro ''più futuro di quello con Gio'',  intenta a fare il punto della situazione, Erika si imbatte in una nuova conoscenza. Un uomo interessante e del quale si sente subito attratta: Leonardo, detto Piffero. Talmente tanto ne è attratta che fa in modo e maniera di iniziare una relazione molto passionale. Ma anche questa è destinata a finire presto: Erika scopre che l'uomo ha una compagna e non ha nessuna intenzione di lasciarla.
Di nuovo i soliti pensieri: se gli uomini del passato sono solo avventure, quello del presente la soffoca, quello del passato/futuro è troppo egocentrico e quello del futuro ancora più futuro è impegnato, quale potrà mai essere l'uomo giusto per lei?
In mezzo a tutto questo caos sentimentale, per la donna sembra giunto il momento di prendersi una settimana di ferie. Una settimana non proprio di ferie ma di bagordi con nuovi amici. Rientrare alla realtà dopo una settimana simile, non fa che farla sentire ancora più sola. L'unica certezza è che ha finalmente chiarito con tutti, lasciandoli in balia del loro destino. Ma quale sarà il suo?

"Se il destino fosse una persona e potessi incontrarla, forse potrebbe farmi capire almeno se il mio è gia definito! Potrebbe magari farmi vedere qualcosa... se potessi incontrare gli occhi del destino e vedere attraverso gli stessi cosa riserva per me... Quale uomo ideale ha trovato per me... Allora potrei capire lo scopo della mia vita!"

Mentre i giorni e le settimane si susseguivano, con le esperienze chiuse e passate come bagaglio, Erika decide di uscire per andare ad acquistare una pianta per il suo appartamento, ignara di quanto stava per accaderle..
Entrando nel vivaio si ritrova in una sorta di giardino incantato popolato da fiori meravigliosi, farfalle e uccellini, immerso un delicato e piacevole profumo. Ad un certo punto vede una luce intensa venirle incontro. La luce ha sembianze umane, è una figura umana, vestita di bianco.
Erika chiede gli chiede subito chi fosse :

"Sono il tuo angelo del destino e sono qui per guidarti nel tuo cammino alla ricerca del tuo essere." 

Chi sarà la bianca figura umana che si presenta come Angelo del destino? E cosa vorrà da Erika? La condurrà veramente verso il suo destino e verso la felicità?
Siccome oggi mi sento un po' carognetta , vi lascio col dubbio che potrete chiarirvi solo leggendo il libro. 
Potrei continuare a raccontarvi la storia , dirvi che Erika verrà guidata dal suo Angelo a trovare la pace dei sensi attraverso un percorso ben preciso da seguire da sola, in totale libertà, ma non lo farò, sarebbe come svelare chi è l'assassino al terzo capitolo...

Arrivata alla fine del romanzo, dopo i saluti dell'autrice, mi ronzava in testa una sorta di deja vu: no, non gia letto, ma visto, vissuto. Chi si ricorda il film "Peggy sue si è sposata con Cathleen Turner , Nicolas Cage e Jim Carrey? Peggy -sue, un po' come Erika, viaggiò nel tempo. 
Peggy-sue solo nel suo passato, ma le servì per riscoprire quali fossero le sue priorità, le cose che veramente contavano e voleva per lei stessa e chi le stava intorno.
Erika, con le sue avventure mi ha ricordato Peggy-sue.
Un susseguirsi di storie intense, scandite dal lento scorrere del tempo dell'adolescenza e da repentini stacchi spazio temporali del futuro. 
Storie travagliate, agitate, a coronamento di  una bella storia a lieto fine, adatta per lettori adolescenti, young adult, o per chi è alla ricerca del vero amore, quello con la A maiuscola.

Buona lettura Tania C.


venerdì 29 marzo 2019

Recensione de IL CASO MOBY PRINCE - LA STRAGE IMPUNITA di Francesco Sanna e Gabriele Bardazza




MOBY PRINCE - LA STRAGE IMPUNITA

Francesco Sanna 
Gabriele Bardazza
Ed. Chiarelettere Marzo 2019
Pag. 192 Brossura
Collana Misteri Italiani
€16,00
Ebook disponibile


CONOSCIAMO GLI AUTORI


Francesco Sanna - foto dal web -

Francesco Sanna projet-manager e comunicatore, ha al suo attivo esperienze lavorative che spaziano dal campo aziendale , istituzionale e politico. Un passato come collaboratore di ilfattoquotidiano.it , lo ha portato a curare un'approfondita indagine sulla tragedia Moby Prince. Della triste vicenda ne ha scritto un libro: Verità privata del Moby Prince (edito da Gruppo Albatros Il Filo 2013) e il documentario Ventanni ( Mediaxon 2012).
Sanna è ideatore della campagna #iosonoqui141 .



Gabriele Bardazza, è un libero professionista all'attivo dello Studio di Ingegneria forsense  Bardazza-Adinolfi. Da venticinque anni indaga per ricostruire eventi catastrofici apportando consulenze tecniche in ambito penale e civile. Tra le sue indagini l'incidente della camera iperbarica Galeazzi del 1997, l'incidente aereo di Linate del 2001 e l'incendio a bordo della Norman Atlantic nel 2014. Il caso Moby Prince lo vede impegnato nelle indagini dal 2010, su mandato dell'Associazione "10 Aprile".



TRAMA

Sono passati ventisette anni dalle 22.25 del 10 aprile 1991. Anni che raccontano una strage impunita , archiviata come tragico incidente avvenuto nelle acque di Livorno.
Il traghetto passeggeri Moby Prince sperona la petroliera Agip Abruzzo, della compagnia Statale Snam, alla fonda, ancorata in rada. La collisione col traghetto apre uno squarcio sulla fiancata della petroliera, facendone uscire il combustibile contenuto il quale, prendendo fuoco, scatenò un rovinoso incendio. Ci furono delle vittime, centoquranta, che decretarono la tragedia come il più grande disastro della marineria civile del dopoguerra.
La ricostruzione ufficiale, a seguito di due sentenze assolutorie e altrettante richieste di archiviazione, stabilì che la causa dello scontro sarebbe stata "una nebbia fittissima". I soccorsi non servirono perchè le vittime perirono in pochi minuti. Così fu chiuso il caso.
Questo libro inchiesta, ricco di documenti, testimonianze indedite  e ricostruzioni, nasce come storia clamorosa di un riscatto.
E' l'emozionante storia di una battaglia durata quasi trent'anni e arrivata ad una svolta solo nel gennaio 2018, con la pubblicazione del documento finale della Commissione d'inchiesta sulle cause del disastro.
Finalmente è venuta a galla la verità storica, che fa tanta paura, è vero, ma può e deve essere raccontata.


IMPRESSIONI

Non avevo ancora diciassette anni all'epoca della tragedia Moby Prince e, da adolescente, il tutto passò quasi in sordina per me. La scuola, gli amici e le prime belle giornate da dedicare al mare, non diedi molta importanza alla tragedia. Col passare del tempo nessuno ci pensò più, sino alla strage della Concordia, che prese comunque il sopravvento rispetto ad un fatto (scomodo) accaduto e ormai archiviato dalla memoria gia anni prima. 
Giorni fa, la newsletter di Chiarelettere pubblicizzava l'imminente uscita di questo libro inchiesta e mi ritornarono alla mente, come una foto sbiadita, i tristi fatti del 1991. 
Acquistato il libro, interessata a conoscere meglio la triste vicenda, cominciai la lettura. 
Non è stato facile, per me, arrivare alla fine: le pagine sono poche, si legge in breve tempo, ma metabolizzare l'orrore contenuto negli atti e nelle testimonianze, non svaniva nemmeno col gaviscon. 

"Se vogliamo trovare la verità forse dobbiamo allontanarci dai tribunali"

Questa è una delle tante testimonianze di uno dei familiari delle vittime.

E' il 10 aprile 1991, sono le 22.25, quando il traghetto Moby Prince, diretto in Sardegna, sperona la petroliera Agip Abruzzo. 
Lo speronamento causò la fuoriuscita di carburante che incendiandosi causò la morte al rogo di 140 persone, brutto dirlo ma è realtà dei fatti,  avvenuta  in circostanze misteriose, ancor oggi da chiarire.
Nella memoria collettiva, la tragedia si riconduce alla partita di Coppa delle Coppe Barcellona-Juventus, durante la quale, in filo diffusione fu trasmessa la notizia della collisione a causa della presunta distrazione del personale di bordo intento a guardare la partita. Se, a prima vista, poteva sembrare una causa veritiera, questa è da considerarsi una delle tante fake sulla tragedia, in quanto non fu mai messa agli atti. Nelle ricostruzioni della magistratura infatti, viene riportata come causa o concausa della collisione una fitta nebbia calata sulla rada di Livorno. Ribadito perentoriamente anche nel 2010, durante l'ultimo atto  di richiesta d'archiviazione dell'inchiesta bis: 

"Il Moby Prince entrò improvvisamente in un banco di nebbia, il comando nave rimase sorpreso e impreparato, accese i fari <<cercanaufraghi>> e si autoaccecò, centrando la petroliera".

La ricostruzione, ritenuta "banale" anche dalla magistratura, era pur sempre fondata su una logica: l'errore umano per mano di chi stava governando il traghetto è da rifarsi a ''fattori casuali concomitanti'', scatenatisi in quel preciso e sfortunato  momento e, fra tutti, il responsabile principale è la nebbia "densissima".
A sostenere la causa nebbia fu il Comandante della Capitaneria Sergio Albanese, la notte stessa dello sfortunato impatto. A bordo di una motovedetta, che lo riportò in banchina dopo aver preso visione da vicino della tragedia, riferì alle telecamere una scena apocalittica: il buio assoluto, immerso in una densissima nebbia e circondato da una cortina di fiamme. La nebbia c'era, l'aveva vista: questo doveva sapere l'Italia, e doveva esserne messa al corrente subito!
Durante le manovre di entrata in porto, qualsiasi nave era all'epoca, come ancora oggi, coadiuvata da una pilotina, una piccola imbarcazione manovrata da un pilota che conosce bene il porto ed è in grado di far attraccare la nave in sicurezza. All'epoca il Pilota della pilotina che avrebbe dovuto aiutare l'entrata in porto del traghetto, Federico Sgherri,  testimone oculare dell'impatto, dopo aver parlato col Comandante della Moby Prince, Ugo Chessa, dichiarò che se ci fosse stata nebbia prima della collisione, di certo lo avrebbe rilevato. 
Durante l'interrogatorio, ai microfoni dei giudici le sue testuali parole :

"Durante la manovra di uscita e prima di abbandonare il ponte di comando, la visibilità era normale e potevo scorgere tutte le navi che si trovavano in quel momento alla fonda compresa la Agip Abruzzo."

Sembra quindi evidente, per Sgherri niente nebbia! 
Purtroppo indagini e processi non porteranno mai luce in questa ''inverosimile'' situazione meteorologica: nebbia si, nebbia no, a banchi, causata da agenti atmosferici verificatisi al momento, insorta gia da tempo o solo pochi minuti prima dell'impatto...
Ci furono molte altre testimonianze, mai messe agli atti o ascoltate dai giudici che dichiararono la totale assenza della nebbia, ma ancora nel 2017, si continua a parlare di nebbia. Perché? Molto probabilmente perché chi l'aveva vista godeva di un credito maggiore rispetto a chi fu testimone di una notte  buia ma limpida.
Col passare del tempo, delle indagini, del vedo/non vedo,  la dinamica che ha scatenato la collisione tra Moby Prince e Agip Abruzzo non è mai stata chiarita. 
Tutto avvolto in un turbine di supposizione e pressapochismo, dovuto anche al fatto che nessun giudice abbia mai rilevato testimonianze concrete sulla sequenza dell' incidente. Solo frammenti, spesso infondati, messi insieme come tessere non combacianti di un macabro puzzle.
Lo stesso Ufficiale di guardia sulla petroliera, Valentino Rolla, resterà sul vago dichiarando:

"Due fari che illuminano la fiancata dell'Agip Abruzzo e poi l'impatto."

Nessuna dinamica concreta quindi e nessun rilevamento radar, in quanto, al momento della collisione, lui ancora era in stand-by. Tutto ciò che evince è che a poche ore dalla tragedia il Comandante della Capitaneria dichiarerà alle telecamere che ''il buio potrebbe essere la concausa dell'impatto''. 
Poco dopo il Ministro della Marina Mercantile Vizzini  dichiarerà un errore umano dovuto alla negligenza del personale distratto dalla partita Barcellona-Juventus , smentito poi dal fatto che non erano presenti televisori in  nessuna plancia di comando. Siccome la gente doveva avere un capro espiatorio verosimile, si arrivò alla tesi che si, ci fu l'errore umano, causato però da un banco di nebbia densissima calata sulla rada di Livorno. 
Ma il responsabile più diretto, forse l'unico in grado di far luce sul disastro, non poteva più raccontare ne difendersi in quando perito nel rogo. Si tratta del Comandante del Moby Prince, Ugo Chessa.
E' il 13 aprile del 1991 quando, durante la messa in onda del TG1, passerà per una sola volta , parte di un video amatoriale sullo scontro tra il traghetto e la petroliera.
Il video, girato da una casa sita sul lungomare livornese, mostrava la sagoma di una massa scusa, molto simile ad una nave a fari spenti, rischiarata dai bagliori delle fiamme. Paolo Fraiese, all'epoca conduttore del TG1, dichiarò:

"Una cosa è chiara, non c'era nebbia al momento dell'incidente."

Alla luce delle prove importanti del video, chiaro e lampante e delle parole di Fraiese, avrebbe dovuto scattare d'ufficio il sequestro della copia a disposizione della Rai e dell'originale. Ma nessuno si preoccupò di farlo. Fu solamente il 3 dicembre 1992 che Nello D'Alesio, il proprietario del video, nonchè armatore di bettoline, lo consegnò spontaneamente alla Polizia Scientifica, dichiarando che a filmare la tragedia fu il figlio, mentre lui era impegnato a seguire e capire bene via radio vhf, sintonizzato sul canale 16, la dinamica dei fatti.
Tutto sembra rimettersi in gioco, il video completo, nonostante un  "taglio di montaggio" di 92 secondi per la Rai, riporta delle conversazioni, confermate anche dalle registrazioni dove è chiara la voce del marconista dell'Agip Abruzzo che , rispondendo alla domanda diretta della Capitaneria dichiara:

"Se mi può dire cosa vede ..."
"Sembra una bettolina quella che c'è venuta addosso."

La Commissione d'Inchiesta, concentratasi sul video, lo fece rielaborare dal Raggruppamento Carabinieri investigazioni scientifiche, il Racis. 
Dalla rielaborazione ne emerse che era ben chiaro l'incastro tra Agip Abruzzo e Moby Prince e la petroliera, al contrario di quanto sempre asserito, si trovava nella posizione sud - ovest.
Con la perizia del Racis vengono vanificate le false interpretazioni del video che, durante la sentenza di primo grado fu fatto passare come prova schiacciante della presenza di un banco di nebbia. Nessuno, però, riuscì a far luce sul taglio e montaggio fatto per la tv. 
La Relazione finale dell'inchiesta, 492 ricche pagine, non riporta mai il termine reato di strage per definire la morte delle 140 persone coinvolte nel rogo che avvolse Moby Prince. Una stranezza, da rimandarsi a dettagli giuridici, che omisero la definizione di strage. 
Il Codice Penale Italiano definisce "strage il delitto compiuto da chi al fine di uccidere, compie atti tali da porre in pericolo la pubblica incolumità".
Perciò se questi atti causano la morte di una o più persone scatta l'ergastolo e la strage non andrà mai in prescrizione.
Fatto sta che 140 persone sono morte, senza ricevere soccorso alcuno, arse tra le fiamme scaturite dallo scontro tra un traghetto e una petroliera in cause a tutt'oggi non ancora chiare. E ancora oggi, nessuno si è mai preoccupato di definire strage quello che dal 10 aprile 1991 è sempre stato definito come tragedia, disastro o drammatico incidente.
A tutt'oggi, dopo ventotto anni, la tragedia Moby Prince si può definire:

"Se non una strage di diritto, quanto di più simile a una strage di fatto. Impunita, finora, per il principale buco delle inchieste sul Moby Prince: quello relativo ai tempi di sopravvivenza dei centoquaranta."

Come ho gia scritto all'inizio, è stata dura metabolizzare i fatti raccontati nel corso di questa inchiesta, che comunque non verrà ''archiviata'' ma continuerà sino a che non si sarà fatta chiarezza. 
Non servirà a riportare in vita le vittime, ma sicuramente a dare un senso e dignità alla loro morte, avvenuta in circostanze e per mano di un enorme buco nero di soccorsi mancati,  fatti taciuti o insabbiati.

Leggendo, tentando di capire il perchè di tutto il mistero su quello che realmente è successo la notte di quel 10 aprile '91,  mi ritrovavo, col senno del poi, nel refrain di una famosissima canzone di Elio e le Storie Tese:

''Italia si, Italia no, Italia bum, la strage impunita'' 

(La Terra dei Cachi - Elio e le storie Tese, 1996 )

Consigliandovi la lettura di questa approfondita e curata inchiesta, lascio a voi le conclusioni, che, per quanto mi riguarda, si racchiudono tutte in quel ritornello...

Buona lettura Tania C.


lunedì 25 marzo 2019

Recensione de IL SEGRETO DELLE DUE PIETRE di Emanuele Avanti



IL SEGRETO DELLE DUE PIETRE

Emanuele Avanti
Ed. Altromondo Editore
Pag. 266
Collana Il Mondo di Sopra 2018
Formato brossura
€ 18,00


CONOSCIAMO L'AUTORE

Emanuele Avanti nasce nel 1967. Arruolatosi in Aeronautica Militare, dove presta servizio come Ufficiale, porta avanti il suo percorso in una delle più importati aziende del settore aeronautico come sistemista avionico, occupandosi dei sistemi d'arma dei velivoli militari. Dopo questa esperienza passa definitivamente al settore civile, dedicandosi alla comunicazione tecnica e di marketing per un importante gruppo industriale internazionale. Il suo lavoro lo ha portato a sviluppare e coordinare progetti di comunicazione sia in campo tradizionale che sulle nuove tecnologie digitali. Al suo attivo vede varie collaborazioni con importanti testate specialistiche del settore elettrico, pubblicando su territorio nazionale, numerosi articoli tecnici. La sua grande passione per la letteratura, con la pubblicazione del nuovo romanzo Il segreto delle due pietre, edito da Altromondo Editore, lo mette alla prova per sperimentare una nuova esperienza personale e professionale.
Tra le sue opere ricordiamo Il giuramento dei quattro, Il progetto Antares e Operazione Leone Nero.


TRAMA

Luca Sarsi è un archeologo che grazie al suo lavoro ha avuto modo di girare in lungo e in largo, cacciandosi spesso nel turbine di situazioni pericolose. Proprio il suo lavoro lo porta nel sito archeologico Longobardo di Castelseprio, sulle misteriose tracce della tomba risalente al dominio di Re Liutprando. La ricerca non è però così facile come potrebbe sembrare. Sulle sue tracce, infatti, ci sono persone prive di scrupoli, pronte ad uccidere pur di mettere le mani sul tesoro che dovrebbe celarsi all'interno della tomba. Ad aiutare l'archeologo in questa emozionante impresa c'è una bella e scaltra ragazza, una donna fuori dal comune che gli farà scoprire, dopo rocambolesche avventure e colpi di scena, qualcosa di più prezioso dello stesso tesoro che potrebbe celarsi nella tomba longobarda.


IMPRESSIONI


Quando ho contattato la Casa Editrice Altromondo, Alice,  sempre gentilissima e disponibile, mi lasciò libera scelta sui  titoli in catalogo che mi incuriosivano per un'eventuale recensione. 
In tempi non sospetti, e capirete più avanti il perchè,     mi saltò all'occhio la copertina de Il mistero delle due pietre, ritraente un rudere immerso nel verde. Letta la trama e scoperto che il romanzo conteneva tutto ciò che poteva rientrare nel mio genere preferito, chiesi se avessi potuto avere l'opportunità di recensirlo. Inutile dire che Alice, gentilmente, accolse la mia richiesta inviandomi il pdf. 
Iniziai subito la lettura, ignara del "tesoro" che avrei trovato io stessa prima di Luca Sarsi, tra quelle pagine. Chi mi conosce bene sa che ho una grande passione, oltre che per i romanzi d'avventura, anche per le Forze Armate, in particolare la Benemerita Arma dei Carabinieri e, ritrovarli, a mia insaputa, coinvolti in questa emozionante avventura, insieme alla Guardia di Finanza, è stato, per me, come trovare un tesoro prezioso.

"Ero troppo assorto nei miei pensieri a causa di quello strano libro. Lo avevo acquistato alcuni mesi prima da uno dei tanti ambulanti, che ogni mese proponevano la loro merce nel mercatino dell'antiquariato organizzato dal comune. Lo avevo riletto almeno tre volte e e ogni volta mi stupivo della precisione con cui erano riportate le indicazioni sul sito archeologico nel quale stavo lavorando."

Inizia così l'avventura di Luca Sarsi, narrata in prima persona dal giovane archeologo. L'uomo sta seguendo  una misteriosa traccia per ritrovare l'antica  tomba di Re Liutprando, nel sito archeologico Longobardo di Castelseprio. 
Dopo aver ritrovato il frammento di una pietra che riporta incisioni riconducenti alla presenza della tomba del Re Longobardo continua, senza risultati la sua ricerca proprio nell'area archeologica, spinto anche dalla lettura di uno strano libro venuto in suo possesso da un libraio, durante una visita al mercatino locale dell'antiquariato. Letto e riletto, il misterioso libro, portava alla luce preziosi indizi per le sue ricerche tanto da indurlo a continuare le sue rilevazioni. 
Convinto che il volume in suo possesso potesse veramente aiutarlo al ritrovamento, decide di cercare anche l'uomo che glielo ha venduto per vedere se ne sapesse qualcosa in più. Il venditore però sembra scomparso nel nulla. Nessuno lo ha più visto dal giorno del mercato e nessuno lo conosce. Durante un pomeriggio di ricerche, immerso nei suoi pensieri riguardo al libro, Luca viene colto da un forte temporale. Ormai inzuppato non gli resta altro che recuperare l'auto nel parcheggio sotto strada per tornare a casa quando, senza rendersene conto si trova ad attraversare tagliando la strada ad uno scooter. 
L'impatto violentissimo lo fa ruzzolare sull'asfalto, fortunatamente senza conseguenze ma distrugge lo scooter scaraventando a terra anche la giovane donna alla guida. Dopo il primo disorientamento inizia un piccolo battibecco con la donna, la quale, nell'urto, sembra aver riportato una distorsione alla caviglia. 
In attesa dell'ambulanza, Luca scopre che la donna si chiama Sara Giovi ed è un tenente della Guardia di Finanza, elicotterista per la precisione. All'arrivo dell'ambulanza l'archeologo decide di seguire la ragazza in ospedale per sincerarsi che non abbia riscontrato altri danni oltre alla caviglia slogata, invitandola poi a cena per sdebitarsi del danno arrecato. 
Da quel momento in poi l'ignara Sara si troverà coinvolta negli emozionanti racconti dell'archeologo, il quale tutto preso dal libro e dagli indizi per riportare in luce la tomba, l'aveva fatta finire fuori strada. Sara, incuriosita soprattutto dal ritrovamento di una pietra con delle incisioni che riconducono al periodo di dominio longobardo, propone  a Luca di aiutarlo a cercare nuovi indizi durante i suoi rilievi. Per l'archeologo è una proposta invitante, Sara è una bella ragazza, sveglia e scaltra, sarà un aiuto prezioso durante le ricerche. 
Inizia così una collaborazione  che li coinvolgerà in un'avventurosa corsa contro il tempo volta non solo al ritrovamento della tomba ma a salvarsi la pelle.

"<<Ciao, disturbo?>> era Sara. <<Certo che no, stavo andando a controllare una cosa a Castelseprio>>, risposi. <<Ti dispiace se vengo a tenerti compagnia? Mi sto annoiando terribilmente qui da sola>>"

Luca non aspettava altro che la piacevole compagnia di Sara, così dopo essere passato a prenderla, si dirigono verso il sito di Castelseprio dove i custodi lo informano di una coppia di svizzeri che molto interessati al sito e alla tomba di Liutprando. A Sara si accende un campanello dall'arme e, dopo aver rilevato il numero di targa di un'auto parcheggiata poco distante dalla loro, decide di fare delle ricerche sui proprietari, a scopo cautelativo.  Con mille domande in testa iniziano a scandagliare il terreno alla ricerca di un qualsiasi indizio che potesse riportarli al libro o alla tomba. 
Cercando accuratamente Sara riporta alla luce un frammento gemello della pietra trovata in passato da Luca. Anche questa riporta delle incisioni dell'epoca longobarda, molto simili all'altra. Quasi fosse il pezzo mancante. 
Il ritrovamento non passa però inosservato alla coppia svizzera. 
Col prezioso bottino si avviano verso casa con la promessa di proseguire le ricerche. Arrivato a casa Luca fotografa la pietra e salva nel cloud tutte le sue ricerche immortalate con la fotocamera, in attesa di approfondire gli studi. 
Non ha però fatto i conti col destino che ha deciso di mettergli i bastoni tra le ruote. Appena messo piede in casa, Luca, riceve una telefonata minacciosa da parte di uno sconosciuto che gli intima di lasciar perdere le ricerche. 
All'improvviso un forte trambusto lo riporta alla realtà. Le sirene spiegate dei Vigili del fuoco e dei Carabinieri, avvisati dai vicini, lo mettono davanti alla raccapricciante scena della sua auto avvolta dalle fiamme. 
Lo shock è forte ma, riavutosi, parlando coi Carabinieri e i Vigili del fuoco, ne evince che  probabilmente è stata un'avaria dell'auto a causare l'incendio, scartando la pista vendicativa di probabili nemici. 
Sconsolato, Luca, rientra in casa dove ad attenderlo trova uno sconosciuto, lo stesso della telefonata minatoria. L'uomo è interessato al libro che l'archeologo ha acquistato dal libraio scomparso. 
La casa è a soqquadro, rivoltata per la ricerca del testo. L'uomo non scherza, vuole il libro ed è disposto ad uccidere Luca se non glielo consegna con le buone. L'archeologo, sotto minaccia di un'arma decide di prendere il volume, sbadatamente riposto in un pensile della cucina, ma non si arrende, non vuole cedere remissivamente e ne nasce una colluttazione dove, sfortunatamente, Luca ha la peggio. Viene ferito e il libro sottratto dopo che gli è rimasta in mano la copertina.

<<La testa mi faceva un gran male. Aprii gli occhi senza rendermi conto di dove mi trovassi. La luce filtrava dalla finestra colpendomi in pieno viso. Dove mi trovavo? Girai la testa a destra, per cercare di sottrarmi alla luce che mi impediva di mettere a fuoco ciò che c'era nella stanza.>>

Luca si sveglia in ospedale, dopo aver subito una commozione cerebrale. 
I vicini, allertati dal trambusto della lotta e dai colpi di arma da fuoco avvisano l'ambulanza che lo ha trasportato in ospedale. 
Disorientato dalla botta presa,  inizia un interrogatorio con i Carabinieri, questa volta sempre più convinti che dietro all'incendio e all'aggressione ci sia molto di più di un caso sfortunato. 
L'archeologo racconta tutta la storia, dai rilievi nel sito al ritrovamento delle pietre e dell'aggressione nata per il libro, sottratto dall'aggressore. 
I Carabinieri promettono di aprire le indagini e di tenerlo informato su ogni sviluppo. 
Nel frattempo, avvisata dal Maresciallo della Benemerita, Sara si reca in ospedale con delle novità. La ricerca sul numero di targa svizzero ha portato in luce l'implicazione di un magnate svizzero, interessato all'archeologia ma che agisce nell'ombra dei suoi investimenti in campo mondiale: Cedric Dujardin.
L'uomo, proprietario di un maniero sulle Alpi Svizzere, pare sia interessato alle ricerche e ai preziosi ritrovamenti di Luca.
Il giorno dopo l'archeologo viene dimesso e, arrivato a casa, scopre che durante la lotta col suo aggressore non solo gli è stato trafugato il libro, lasciandogli solo la copertina, ma anche la macchina fotografica, il pc e il cellulare con tutti i dati e le foto sulle ricerche fatte sino ad allora. 
Tanto lavoro perso, per sempre ... ma un lampo gli attraversa la mente. 
Prima di essere aggredito aveva salvato tutti i suoi dati sul cloud. Bastava solo comprare un pc e un cellulare e avrebbe potuto recuperare i suoi dati.
Avvisata Sara, la ragazza promette che appena finito di lavorare lo avrebbe accompagnato a sporgere denuncia e avrebbe pensato a fargli avere tutto il necessario per poter lavorare, auto compresa. 
Nell'attesa di Sara, l'archeologo riceve la visita di una coppia di colleghi che non vedeva da parecchio tempo. La coppia  lo mette al corrente che ,dopo il loro rientro da Gerusalemme, recatasi al sito di Castelseprio, lo trova però presidiato dai Carabinieri a causa di un furto: la pietra con le incisioni è stata trafugata! Mentre Luca mette al corrente degli avvenimenti i colleghi, l'arrivo di Sara lo blocca. 
Fatte le presentazioni del caso, alla ragazza la visita della coppia non sembra casuale, resta sulle sue per tutto il tempo della conversazione, rivelando solo alla fine di essere un Ufficiale della Guardia di Finanza, senza volutamente specificare la mansione. 
Dopo i saluti con la promessa di rivedersi presto, Luca e Sara si dirigono alla Stazione dei Carabinieri per sporgere denuncia del furto. Il Maresciallo li accoglie, interessato alla storia, promette a Luca di tenersi in contatto per ogni minimo dettaglio utile emerso dalle indagini. Mentre i due giovani si avviano verso casa, Sara si accorge che un'auto di grossa cilindrata li sta seguendo. Luca avvisa il Comando della Guardia di Finanza dell'inseguimento, ma è troppo tardi, una testa di donna bionda si sporge dal finestrino con una pistola puntata contro la loro auto. L'audi che li sta seguendo li butta fuori strada, costringendoli a scendere dalla propria auto e da li, con le armi puntate addosso cala il buio procurato da un'iniezione anestetizzante.

<<Ero in trappola. Realizzai di essere tenuto prigioniero, non so dove e da chi. Cominciai a bussare con forza alla porta e a chiamare Sara, nella speranza che qualcuno mi rispondesse.>>

Il brusco risveglio fa capire a Luca che si trovano prigionieri. Poco più tardi il loro carceriere si fa vivo, è Dujardin, il magnate con la passione dell'archeologia. Li ha fatti rinchiudere nella sua meravigliosa ed inespugnabile fortezza tra le Alpi svizzere. E' inutile pensare all'evasione: la fortezza è blindata, monitorata e sorvegliata, si trova a picco su una rocca circondata da dirupi alla quale si può accedere solo tramite una cabinovia sorvegliata da guardie che non hanno nulla da perdere e da monitorata da telecamere. Le regole sono chiare, se i due giovani vorranno salva la pelle, dovranno collaborare, lo dovranno aiutare a ritrovare la tomba di Re Liutprando e il giacimento di diamanti rosa contenuto al suo interno, in cambio potranno vivere nel lusso del castello lautamente ricompensati. Ma per questo bisogna studiare approfonditamente i reperti in possesso del magnate e tutta la documentazione di Luca. Sotto gli occhi increduli di Luca e Sara, si para una stanza museo, contenente meravigliosi reperti archeologici di inestimabile valore storico e monetario, venuti illegalmente in possesso  di Dujardin.
L'archeologo mette al corrente della trafugazione della  documentazione  riguardante tutti i rilievi fatti, tralasciando di averne una copia salvata. 
Il suo stupore è grande quando scopre che una delle due pietre, la prima rinvenuta, è in possesso del suo carceriere e, ancora di più, quando l'uomo gli mette davanti un pugnale di epoca longobarda, cesellato a mano e con incastonato un prezioso e rarissimo diamante rosa. 
Ma non è tutto, Dujardin li mette al corrente che il libro rubato a Luca, un tempo era in suo possesso e gli era stato a sua volta rubato finendo tra le mani di un ignaro libraio.

<<L'autore era un vecchio frate che ha vissuto per parecchi anni in un monastero poco distante da Castelseprio. Non ho molte informazioni su di lui ma i miei esperti ritengono, che vivendo in quei luoghi, abbia trovato e conservato degli antichi documenti che narravano la vera storia  di quello che era accaduto a quell'epoca. Probabilmente i documenti originali son andati perduti nel tempo e rimane solo questo libro che è la trascrizione della storia vera.>>

Il libraio lo rivende all'archeologo senza sapere del valore storico utile al ritrovamento della tomba. E quasi alla tomba è stato mandato quando il pover'uomo è finito tra le mani di chi voleva impossessarsi del volume.
Luca e Sara non si lasciano sopraffare dal magnate, approfittando del fatto che Sara, grazie al suo lavoro, ha capito subito quali sono i punti deboli del castello, trovano una via di fuga grazie ad un elicottero del magnate. Iniziano ad elaborare un piano di fuga in parallelo allo studio del pugnale e della pietra. Riusciti a rubare il pugnale e a fare un calco delle incisioni riportate sulla pietra, Luca e Sara sono pronti alla fuga. Evase le telecamere, annientati i carcerieri e una guardia dell'elicottero, i due giovani sono pronti alla fuga. 
Inizia un rocambolesco inseguimento dell'elicottero da parte di due caccia svizzeri. 
La radio di bordo è saltata durante un conflitto a fuoco coi carcerieri e ai due ragazzi non resta che farsi scortare dai caccia, avvisati tramite alfabeto morse creato con una torcia, nell'aeroporto svizzero più vicino. Finalmente al sicuro e sventato l'incidente diplomatico, l'archeologo e la donna possono tornare in Italia, grazie all'aiuto del padre di Sara, il Generale dei Carabinieri Giovi e del Comando della Guardia di Finanza dove lavora la donna. Devono però lasciare il pugnale alle autorità, come prova della storia raccontata e come reperto sottratto ai beni culturali,  in compenso il calco della pietra resta in loro possesso.
Inizia così un nuovo calvario per la coppia. Passati alcuni giorni sotto protezione in una caserma della Finanza, vengono messi in sicurezza in un luogo segreto, in una villa confiscata alla malavita, protetta da Carabinieri e Finanzieri.
Lo stretto contatto dei due giovani, intanto, ha creato tra loro una forte intimità, tanto da farla sfociare in sentimenti profondi e ricambiati. E'ancora più facile e più bello, in questo modo, continuare i rilievi per ritrovare la tomba: ormai è questione di orgoglio.
Al sicuro nella villa, Luca e Sara sono aiutati da due Carabinieri del Comando tutela beni culturali, i quali apportano un prezioso aiuto durante i rilievi al sito. 
Il progetto di riportare in luce la tomba prende campo. Recuperata la documentazione dal cloud, la squadra è pronta per tornare al sito di Castelseprio, non prima di aver preso tutte le tutele del caso. Carabinieri in borghese sorveglieranno i ragazzi e il sito durante i rilievi e la Finanza sarà loro di supporto.
Arrivati al sito archeologico, Luca ritrova Massimo e Luana, la coppia di colleghi che gli aveva fatto visita poco tempo prima di essere rapito. 
Gli propongono un aiuto per mettere finalmente fine al chiodo fisso di Luca. 
Nonostante la reticenza di Sara e di uno dei due Carabinieri della tutela beni culturali, nelle mentite vesti di archeologo, la piccola squadra inizia i rilievi nella Chiesa sconsacrata di Santa Maria Foris porta , con l'ausilio di un geo-radar, atto alla ricerca di cavità sotterranee. 
Nel frattempo Sara, allontanatasi per andare a comprare dei panini, non fa ritorno al sito. Preoccupato, Luca, chiede aiuto ai Carabinieri e ai colleghi di Sara i quali, rassicuratolo che faranno il possibile per ritrovarla, gli consigliano di proseguire i rilievi come se niente fosse, per non insospettire la coppia che li sta aiutando. 
Sara è stata rapita di nuovo da Dujardin, questa è la scoperta dopo una telefonata dello stesso, che gli da un'ultimatum: Luca Sarsi ha 72 ore per ritrovare la tomba e liberare così Sara.

<<Ancora non sa dove si trova la tomba, ma sono sicuro che ce la metterà tutta per ritrovare quello che sta cercando entro le prossime 72 ore. Vede, questo è tutto il tempo che le lascio per risolvere il mistero, altrimenti la sua amica avrà uno spiacevole incidente.>>

Seguendo alla lettera i consigli delle forze dell'ordine e dei due Carabinieri che lo aiutano nei rilievi, Luca continua a perlustrare la zona insieme agli amici. Fabio,  uno dei due Carabinieri, come del resto Sara, è sempre più reticente verso Massimo e Luana: secondo lui stanno nascondendo qualcosa di poco chiaro, ma le indagini continuano e il geo-radar si rivela prezioso. 
Sotto il pavimento della Chiesetta sembra esserci una cavità profonda 25 mt. L'apertura però si trova al di fuori della Chiesa, quindi bisogna scandagliare il terreno circostante. Col pensiero fisso di Sara, finalmente liberata dalle grinfie di Dujardin e cercando di restare impassibile durante i rilievi, Luca scortato dai Carabinieri /archeologi Fabio ed Enrico e dagli amici Massimo e Luana, seguendo la traccia del geo-radar arriva al limitare del boschetto circostante la Chiesa. 
C'è un problema: il bosco finisce al limitare di una ripida scarpata sotto la quale sembra esserci proprio la via d'accesso alla cavità della tomba che tanto hanno cercato. 
Casualmente, Massimo, ha con se due imbragature da scalata, molto utili al caso loro. A calarsi lungo il pendio sono Luca e Luana, più leggeri e in forma degli altri. 
Inizia la pericolosa discesa che l'intuito di Luca guida sino ad uno spunzone di roccia dalla forma a croce con un'incisione sopra. Proprio quello che stavano cercando! L'incisione, quasi erosa dal tempo e dal terreno che la ricopre, altro non è che una scritta risalente al tempo del regno di Liutprando.
Mentre, con enorme sollievo dell'archeologo ormai innamorato, Sara viene liberata e condotta al sito di Castelseprio scortata dallo schieramento di Carabinieri e colleghi, Luca e Luana, riusciti a spostare la lastra a croce che ricopriva l'entrata della galleria, percorrono uno stretto corridoio che sfocia in un'ampia grotta: sarà la tomba?
Dopo lo stupore iniziale e fatti i rilievi fotografici del caso decidono di risalire per mettere in sicurezza il luogo.
Giunti sul pianale dal quale si sono calati e dove hanno lasciato i colleghi, trovano una situazione assurda e ribaltata.

<<Maledetto bastardo, sei solo uno sporco traditore. Sei stato tu ad informare Dujardin sulla nostra posizione e sui nostri spostamenti. Hai anche orchestrato il secondo rapimento di Sara per farci uscire allo scoperto. Che tu sia dannato per l'eternità.>>

Il voltafaccia dell'Arma, che Luca credeva dalla propria parte e quello di Luana e Massimo, ma soprattutto il ritorno di Dujardin, il quale insieme ai carcerieri sopravvissuti li tiene sotto tiro.  Non hanno però fatto i conti con Sara, pronta a tutto per amore di Luca e la Benemerita schierata dal Generale Giovi, pronto a tutto per amore della figlia ...

Riusciranno Sara e Luca a liberarsi ancora una volta dalle grinfie del perfido Dujardin? Ma soprattutto, avranno veramente riportato in luce la tomba di Re Liutprando e il giacimento dei preziosi diamanti rosa? 
Lo scoprirete si, ma dopo la pubblicità! 
Ah, no scusate, quella è un'altra storia. Lo scoprirete, ma dopo aver letto il romanzo...


Chiesa di Santa Maria Foris Porta, Parco archeologico di Castelseprio - foto dal web -



Questo romanzo, scritto con uno stile semplice ed incalzante, con dovizia di particolari, ha tutte le carte in regola per appassionare qualsiasi lettore, dal più giovane e romantico, al più avventuroso  Indiana Jones sino al più attempato, alla ricerca di un approfondimento sulla storia italiana. 
Molti punti del romanzo sono stati creati ad arte dall'autore per dare più corposità alla storia, ma il Parco archeologico longobardo di Castelseprio esiste veramente, in provincia di Varese, divenuto patrimonio dell'Unesco. 



Parco archeologico di Castelseprio -foto dal web- 

Avanti ha saputo fondere in maniera dolce e limpida il passato col presente, riuscendo ad incorporare le basi per una delicata storia d'amore tra i protagonisti. Se devo trovare un pecca in questa storia incalzante e accattivante, è nel finale a mio gusto un po' affrettato. Avrei gradito uno sviluppo maggiore proprio riguardo alla storia tra la bella Tenente della Guardia di Finanza e lo spericolato archeologo. 
Ma chissà che l'autore non possa prendere spunto per inventare nuove avventure per questa scaltra, spericolata  e simpatica coppia di "archeologi". 
Io, e spero anche voi, sono qua, attendo fiduciosa  e, con altrettanta fiducia, vi consiglio questa lettura piacevole che vi porterà alla scoperta di meravigliosi scenari storici ancora presenti nella nostra Penisola. 

Per chi volesse saperne di più riguardo al sito archeologico, lascio il link della omonima pagina:

http://www.vareseturismo.it/blog/parco-archeologico-di-castelseprio-chiesa-di-santa-maria-foris-porta-santa-maria-assunta

Buona lettura.
Tania C.






Recensione TUTTO NASCE PER FIORIRE di DEMETRA COSTA

  TUTTO NASCE PER FIORIRE Autore: Demetra Costa Editore: IoScrittore Formato: Brossura Pag.: 503 Uscita: Giugno 2025 € 18 formato cartaceo F...