giovedì 19 novembre 2020

Recensione COME LE STAGIONI CHE PASSANO di Livio Cossu - AltroMondo Editore -

 



COME LE STAGIONI CHE PASSANO

Livio Cossu

Ed. AltroMondo Editore

Genere Narrativa

Collana Mondo di oggi

Pag. 222

Brossura

€ 17,00


CONOSCIAMO L'AUTORE

Livio Cossu - foto da https://www.google.com/url?sa=i&url=https%3A%2F%2Fwww.cityandcity.it%2Flivio-cossu-io-dio-e-lo-sciamano%2F&psig=AOvVaw1ZBzBDII81lmtOJIaT3BlJ&ust=1605705058150000&source=images&cd=vfe&ved=0CAMQjB1qFwoTCMjTvfnWie0CFQAAAAAdAAAAABAD7


Se conoscete Livio Cossu certamente saprete che non ama essere ricordato per le cose che ha fatto e non gli calza, oggi, la definizione di ''Scrittore''. Sostiene che il termine non lo definisca.

Per lui la scrittura è l'insieme di poche cose che all'apparenza potrebbero sembrare semplici. 

Sognare i sogni, vivere il vissuto e non vissuto, immaginare l'inimmaginabile, ricordare i ricordi, pensare l'impensabile, vivere una realtà parallela mai realizzatasi, essere ciò che non si è, rendere emozioni verità solo immaginate.  Tutto quello che, fondamentalmente, non è la sua vita passata, presente e, lo spera, futura. Scrive e ride, si emoziona, alcune volte piange. Tutto ciò, ne è certo, non fa di questo un mestiere.


TRAMA

Anni Settanta, Sassari. 

Luca oltre ad essere un giovane supplente di Matematica e Scienze è anche un musicista. Un giorno riceve un ingaggio dalla scuola per fare una supplenza di un anno in una classe speciale, dove sono riuniti gli elementi peggiori della scuola. 

In questa classe Luca conosce Gavino, un ragazzo malato di leucemia che cambierà radicalmente la sua vita.


IMPRESSIONI


Cara Alice di AltroMondo Editore che mi pensa sempre e mi omaggia sempre di nuove emozioni da leggere, non finirò mai di ringraziarla.

Dentro al pacco sorpresa che mi è arrivato pochi giorni fa ho trovato Come le stagioni che passano, un romanzo di Livio Cossu che racconta l'evoluzione psicologica e umana  di un musicista nella Sardegna che si prestava, pur rimanendo ancorata ad atavici costumi, a vivere uno dei momenti storici più significativi dell'Italia del dopoguerra: il '68 e i movimenti di massa atti a far sentire la propria voce.

<< Ma tu non piangi mai? Sei una persona senza cuore! >>

Protagonista del romanzo è Luca, uno studente fuori corso con la passione della musica. Insieme ad un gruppetto di amici ha costituito un complesso di musica pop, rock e hard rock, incoraggiati da Regina, loro preziosa consigliera musicale e unica rivenditrice ufficiale di vinile del paese in cui vivevano, in provincia di Sassari.

Luca ha una ragazza, Paola, sorella di un amico e, proprio lei, lo accusa di non avere cuore per non essersi commosso dopo aver partecipato ad una rappresentazione di Romeo e Giulietta. No, lui era adulto e piangeva per altre cose più importanti, non per un film, ma non significava che non avesse cuore. 

Questo rispose a Paola.

Per le famiglie  i ragazzi, per il momento, si frequentano, il fidanzamento avverrà solo quando Luca farà formale domanda a Paola, ma soprattutto alla famiglia, magari in ginocchio e supplicando il padre di Paola a cedergli la mano.

A Luca la piega che sta prendendo la sua vita va stretta, l'Italia sta cambiando, i giovani hanno iniziato a manifestare contro i metodi e contenuti scolastici, contro capitalismo e socialismo e soprattutto contro lo sfruttamento ambientale e il consumismo, che il nuovo stato di benessere stava provocando un po' ovunque e lui sentiva di dover percorrere quella strada, la sua strada.

In continua lotta con una madre oppressiva e assillante che lo avrebbe voluto medico o avvocato e sposato come i fratelli, per la salvaguardia del buon nome della famiglia, Luca comincia a dare i primi segni di insofferenza verso quel regime per lui dittatoriale dando inizio alla ribellione  dai capelli che portava lunghi come molti musicisti moderni provocando i continui rimbrotti e lo sdegno materno.

Abbandonati gli studi di medicina imposti dalla madre, comincia a frequentare la facoltà di scienze, prendendosela comoda, era fuoricorso di parecchio, e mantenendosi gli studi con lavori di supplenza saltuari. 

Le serate col complesso e i lavoretti gli permisero anche di acquistare un'automobile, la 127, a rate, ma l'approvazione materna non sarebbe mai arrivata. Per averla, la pecora nera della famiglia avrebbe dovuto studiare legge, sposarsi e avere dei figli, la questione era chiusa.

L'idea che mi sono fatta del padre di Luca, figura molto marginale rispetto agli altri personaggi, è quella di un uomo chiuso, dedito al lavoro e remissivo, quasi sottomesso ad una moglie imperante, pur di lasciare le discussioni e i problemi da risolvere fuori dalla facciata idilliaca della loro casa. Un uomo senza spina dorsale incapace di contraddire la moglie. e il figlio.

Il personaggio che nel cinema sarebbe chiamato ''attore non protagonista'', è Gavino, un bambino orfano di padre, venuto a mancare per una malattia del sangue. Il ragazzino tredicenne vive in campagna con la madre, a servizio presso una famiglia di Sassari, riunendosi la domenica con le famiglie degli zii alcolizzati.

A Gavino non piace la scuola, ha quasi tredici anni e sta per essere nuovamente bocciato in prima media. La sua scuola, quella che ama, è la campagna, sdraiato sotto ad un ulivo a meditare. 

Se lo studio non gli piace, ancor più disprezza Don Mura, il prete della Chiesa e insegnante di religione che detta il bello e cattivo tempo nella scuola, una dispotica Monaca di Monza in abiti talari.

<< Non bestemmiare, quello è il figlio del Male, del Demonio!>>

<< È lei il Demonio! >>

Don Romani è un falso moralista, un uomo prepotente, ingiusto e cattivo coi ragazzi, ma sin troppo affabile con le ragazze con le quali si permette quegli atteggiamenti,  troppo espliciti anche per un prete. Tutto il contrario di quello che andava tuonando dal pulpito la domenica.

E lui lo aveva visto e sentito Don Romani, dalla finestra della canonica, mentre accarezzava Vittoria, sua compagna di scuola, con la scusa delle ripetizioni. Carezze profonde, ma benedette da Dio, come l'amore che diceva essere nato tra lui e la ragazzina. Vittoria è incinta, ma Don Romani ha già deciso tutto: la ragazzina è di facili costumi, sicuramente avrà commesso atti impuri con altri ragazzi della città. Vittoria ha solo quattordici anni, si è fatta circuire dalla storia dell'amore benedetto da Dio, ma sa che il bambino che aspetta è di Don Romani, al quale ha donato la propria giovinezza. E lei, se abortire significa scatenare l'ira di Dio,  vuole tenerlo quel bambino. Cercando ancora una volta di manipolarla, il prete le prospetta un futuro a Roma, dove le avrebbe pagato gli studi e avrebbe trovato una buona famiglia per il piccolo. Nessuno avrebbe saputo nulla di quella storia e lei, ma in realtà lui, ne sarebbe uscita pulita. Ne avrebbe parlato alla madre vedova, la paternità sarebbe stata attribuita ad uno sconosciuto giovanotto emigrato in Belgio e scomparso nel nulla dopo aver abusato di Vittoria. Troppo comodo per Ponzio Pilato lavarsene le mani ancora una volta. Se lei non avesse potuto crescere suo figlio, non lo avrebbe cresciuto nessun altro. Perché quel figlio era solo suo, di Vittoria.

Gavino aveva ascoltato bene quella conversazione e non l'avrebbe certo dimenticata.

Quanta rabbia mi è salita dentro mentre leggevo la storia della piccola Vittoria, circuita da chi invece avrebbe dovuto seguire la sua formazione spirituale guidandola verso il difficile mondo dell'adolescenza. L'autore ha evidenziato anche la mancata presenza della famiglia. Vittoria orfana di padre, viene affidata dalla madre con devozione e gratitudine alle mani di un demonio travestito da sacerdote. 

Manipolata, segnata per sempre nel sempre profondo dall'orco cattivo e incompresa da una madre che ignara di tutte le violenze subite pensava fosse solo un momento transitorio dovuto all'adolescenza. 

Col suo racconto l'autore mi ha spinta a  riflettere su quanto ancora oggi si senta ancora troppo poco parlare di orribili atti di pedofilia avvenuti dentro alle mura apparentemente sicure di una Chiesa o della famiglia e spesso finiti in tragedia. 

Un argomento scottante che nel 2020 ancora viene alla luce solo dopo l'irreparabile. 

<< Luca riprese a studiare in modo più regolare, riuscì a superare due degli ultimi esami che gli mancavano per laurearsi. >>

Mentre Luca sta rivoluzionando la propria vita, lasciando il complesso che non gli dava più stimoli e conseguendo la laurea contro la volontà e aspettative materne, Gavino sta entrando di prepotenza nella fase della pubertà, con le prime scoperte e prese di coscienza del proprio corpo e della voce che stava cambiano. Con un linguaggio sanguigno e trasparente, l'autore sottolinea il periodo degli anni della libertà sessuale tramite le prime esperienze di Gavino e degli amici più grandi.

Quell'estate ha segnato una svolta nelle loro vite ma, mentre Luca sembra aver trovato la sua strada con Paola e  accettando una supplenza annuale nella scuola di Gavino, il giovane invece comincia ad accusare dei fastidiosi disturbi gastrici. Ricoverato d'urgenza a Sassari, gli viene diagnosticata una brutta forma di leucemia. 

A conoscenza della malattia solo la madre e la bidella della scuola: su consiglio del medico Gavino avrebbe dovuto continuare a condurre la sua vita come prima ignorando la gravità del male che lo stava divorando. Avrebbe fatto la chemio e può darsi che sarebbe stato meglio per un po', forse anche per sempre.

La scuola sta per cominciare, Luca ha accettato di sostituire l'odiosa e ostentatrice professoressa di scienze. Era stata allestita una classe speciale, formata solo da ripetenti maschi ed ubicata in uno stanzone poco distante dal complesso didattico. I ragazzi della classe erano tutti vittime dei modi poco ortodossi e dell'odio maligno di Don Mura, ragazzi con problematiche familiari che invece di essere aiutati erano stati emarginati scivolando ancor più nel fondo del baratro nel quali erano stati gettati. Avendoli poi confinati dal complesso scolastico era un altro colpo basso da digerire, ma per Luca sarebbe stata una sfida riportare sulla giusta strada a testa alta i suoi dodici ragazzi ''fuori''. Dodici, come gli Apostoli.

Gavino rientra a scuola, più alto e con la voce più profonda dell'anno prima. Ed iniziano i primi contrasti con Luca: Gavino vuole comandare, Luca vuole insegnare alla classe il rispetto prima di tutto. È guerra.

Quando il preside lo avvisa delle reali condizioni di salute di Gavino, tutta la situazione viene vista con occhi nuovi da Luca. 

Convinto che per riportare i suoi ragazzi sulla retta via non servano bastone e imposizione, comincerà ad ascoltarli, a dar loro la voce che negli anni era stata soffocata.

Giorno dopo giorno, con la sua calma e  dolcezza innata, Luca entrerà nei cuoi e nelle vite di quei dodici ragazzi ''interrotti'' insegnando loro a rispettarsi e rispettare ma soprattutto che lo studio non era fatto solo di nozioni imparate a memoria sui libri. La vita, la natura erano libri infiniti dai quali apprendere nozioni e lezioni.

Con tanta dedizione otterrà anche una sorta di riforma scolastica, andando contro alcuni diktat imposti dal perfido Don Romani. E otterrà il rispetto di Gavino che adesso la scuola la ama. Gli piace imparare le scienze perché gli permette di stare in mezzo alla sua amata campagna e gli piace anche essere capoclasse, il vice del professore. Ma la malattia era ricomparsa come un fuoco interno che lo  stava consumando giorno dopo giorno.

E Luca scoprirà che si, anche gli uomini piangono, come bambini, come le ragazze o come un genitore, perché il pianto non è una questione di età ma linfa che ci permette di esserci ancora dopo aver dato sfogo al dolore e alla rabbia che ci portiamo dentro.

Arrivata alla fine di questo romanzo, come Luca, mi sono commossa. Ho sentito le lacrime spuntare sul bordo delle palpebre e piano scivolare sotto il mento. 

La forza con la quale sono state descritte le anime dei sentimenti ha fatto centro nel cuore tenendomi incollata al libro fino alla fine.

Definirei questo un romanzo evolutivo non solo per i personaggi ma anche per il lettore. La continua introspezione alla quale ci esorta, alla fine ci avrà reso una persona diversa dall'inizio della lettura.

Un romanzo con un forte potenziale, che merita di essere letto soprattutto nelle scuole. 

Consiglio questo libro soprattutto ai giovani. Certo il linguaggio e la descrizione delle scene a volte sarebbero da bollino rosso ma di sicuro la volgarità non è nella semplicità dello stile di Cossu, un autore che merita di essere conosciuto per la sua marcia in più: l'umanità.

Ricordandovi il romanzo è in vendita sui principali store on line o sul sito di AltroMondo Editore del quale vi lascio il link qui sotto

https://www.cinquantuno.it/shop/altromondo-editore/come-le-stagioni-che-passano/


Sperando di avervi coinvolti nelle avventure di Luca e Gavino, vi auguro buona lettura.


Tania C.







lunedì 16 novembre 2020

Recensione IL MISTERO DI EVITA. Una storia di amore e di potere. Un romanzo-verità su uno scandalo internazionale. Di Giovanni De Plato - Ed. Chiarelettere

 



IL MISTERO DI EVITA. 

UNA STORIA DI AMORE E DI POTERE.

Un romanzo-verità su uno scandalo internazionale.


Giovanni De Plato

Ed. Chiarelettere

Collana Narrativa italiana

Anno pubblicazione 2020

Formato Brossura

Pag. 192

€ 17,00

Formato digitale disponibile


CONOSCIAMO L'AUTORE

Giovanni De Plato - Foto da Chiarelettere -

Giovanni De Plato, psichiatra, è stato professore associato all'Università degli studi di Bologna, facoltà di psichiatria. Nella sede di Buenos Aires dell'ateneo, ha rivestito la carica di direttore di master. È stato primario ospedaliero e direttore del Dipartimento di Salute Mentale alla Asl Bologna Nord. Ha rivestito la carica di consultant dell'Oms per la promozione della salute mentale in America Latina. 
Editorialista, scrittore, saggista, ha al suo attivo anche la pubblicazione di manuali e testi scientifici.
Nel 2018 pubblica il suo primo romanzo edito da Pendragon, Il figlio del migliore. Nel 2020 pubblica per Chiarelettere Il mistero di Evita.

TRAMA

1° maggio 1952, Buenos Aires. 
Sotto al balcone della Casa Rosada il popolo è in visibilio per  la loro amata Evita. La donna, affacciata al balcone incita il suo popolo a proseguire il cammino che sta facendo diventare grande l'Argentina, salutandolo con un avvertimento riguardo ad un grave pericolo in corso:

<< Il nemico ci spia e ci ascolta... I traditori della patria si sono mescolati a noi. >>

Quasi di peso, il Presidente Perón, la trascina via, preoccupato per l'esaltazione che sta pervadendo la ragazzina arrivata dalla pampa, e che in meno di dieci anni è diventata first lady. È terrorizzato dall'idea che la radicata indole indipendentista dell'amata moglie e il forte ascendente che ha sul popolo potessero indispettire le potenze interne ed estere che sino ad allora lo avevano supportato.
Poco meno di tre mesi da quel giorno Evita muore in seguito alle conseguenze di una misteriosa lobotomia praticatale poco tempo prima, in gran segreto, da un medico americano e non da chi la stava curando dal cancro che da tempo la stava divorando.
Evita, il presidente Perón e il giovane sindacalista Maiorino prestano, alternando le loro memorie, la voce a De Plato nella stesura di questa gloriosa parabola dal tragico destino. 
Un mito sempre vivo e in continua evoluzione nell'immaginario popolare grazie anche a film, canzoni e libri.

IMPRESSIONI

Ero appena adolescente quando sentii la mia vicina di casa argentina, che ho sempre considerato ''mi tia Dorita'' (zia Dora), raccontare la storia di una donna argentina, amata dal popolo e moglie dell'ex presidente Perón: Eva Ibarguren Duarte de Perón, Evita per il mondo.
Zia Dora era nata a Barcellona, e ancora in fasce, emigrata in Argentina con la numerosa famiglia, a Buenos Aires, nel pieno dell'ascesa di Perón. Di umili origini, contrariamente ai suoi nuovi conterranei, non amava quella donna bellissima e  di origini umili come lei, mentre provava una forte ammirazione e stima per il defunto presidente  Perón .
Il ritratto di Evita che mi proponeva era quello di un'arrampicatrice sociale, volgare e ignorante, volta solo ad infervorare l'ira del popolo bisognoso, alla compiacenza di se stessa e a vivere nel lusso che il matrimonio le aveva portato dopo una vita di soprusi e povertà.
Dopo il mio viaggio in Argentina nel '95, che mi vide ripercorrere i luoghi del cuore di Evita, spinta dalla curiosità, cercai di approfondire la sua storia facendo domande a chi mi apriva casa e cuore in quella pampa sconfinata me ancora desolata. Nonostante fossero passati vent'anni dalla morte di Perón e più di quaranta da quella di Evita, il popolo argentino ancora li portava nel cuore, ricordandoli con lo stesso calore e ardore di un tempo. Zia Dora era l'eccezione che conferma la regola e comunque almeno una stanza della sua bella villetta in riva al mare era dipinta di rosa in onore alla Casa Rosada, residenza dei presidenti argentini, ed al compianto presidente. Dai racconti di tia Dorita sembrerebbe che gli argentini avessero l'usanza di dipingere una stanza di rosa proprio in onore a Perón. Non so se fosse una leggenda metropolitana o una bizzarria inventata dalla mente contorta della zia, sta di fatto che ogni casa di amici che visitai all'epoca, effettivamente, conteneva una ''habitación rosa''. 
Nel frattempo il mito di Evita prendeva sempre più forza nei ricordi popolari, incentivato dall'uscita, nel 1996, del  musical drama Evita interpretato dai mostri sacri che all'epoca riempivano i botteghini: Madonna e Banderas.
Lo vidi al cinema, lessi qualche articolo uscito al riguardo, ascoltai le interviste e per un po' me ne dimenticai, seppellendo l'interesse per quella donna dalla volontà straordinaria sotto la coltre di altri mille mila interessi di ventenne alle prese col mondo da scoprire.
Finché qualche tempo fa i miei ricordi germogliarono nuovamente con l'uscita del romanzo Il mistero di Evita di Giovanni De Plato, riaccendendo la scintilla della curiosità mai completamente soddisfatta. Chiesi a Tommaso di Chiarelettere di poterlo recensire e grazie anche alla disponibilità di Francesca mi arrivò subito la copia digitale che aspettava solo di essere letta. Ringrazio quindi i ''ragazzi Chiarelettere'' sempre pronti ad accontentarmi.
Il mistero di Evita è un  romanzo verità, dal lieve sentore biografico ma è anche un romanzo corale, raccontato dall'alternanza di tre voci: quella di Eva Maria nata Ibarguen e divenuta poi Maria Eva Duarte de Perón,  quella dell'amico sindacalista Carlos Maiorino e quella del marito Juan Domingo Perón.

''Maria Eva era davvero la signora della nazione o puna popolana ribelle che ambiva al ruolo di rivoluzionaria, restando vittima della propria ignoranza e del proprio velleitarismo?'' 

Questa è la domanda che l'autore si e ci pone nella presentazione del romanzo, riassumendo in poche pagine l'ascesa di Eva alla carica di ''primera dama'' dell'Argentina.
E partendo da quella domanda inizia a scavare per cercare di riportare alla luce il mistero che aleggia intorno ad Evita dal giorno della sua morte, poco dopo aver subito un misterioso intervento di lobotomia e dopo aver tenuto il suo primo discorso al pubblico dal balcone della Casa Rosada. 
Eva aveva solo 33 anni.

''Quel fiore era nato e cresciuto nei campi di Los Toldos, la pianura dei sogni e delle sventure. E il suo profumo era penetrato nell'anima della povera gente - lavoratori, braccianti, donne, disoccupati - spingendoli alla rivolta.''

Pampa argentina, Buenos Aires gennaio 1995, un verano mas frio - foto personale -


Evita nacque il 7 maggio 1919 nella desolazione dell'infinita e arida pampa di Los Toldos, a circa 300 km da Buenos Aires.
Ultima di cinque figli, nata da una relazione extraconiugale ad uso e consumo del fattore benestante dove la madre prestava servizio, Eva Maria cresce in un ambiente povero e insano, piegata al volere dell'uomo padrone e dalla durezza che la vita nella pampa comportava.

" Mia madre mi aveva insegnato che la dignità della persona è un diritto. Nessuno può calpestarlo. E quando sei armato di dignità e di diritto puoi spostare le montagne."

Se pur nella povertà la madre la cresce insegnandole il valore della dignità. E lo fa lottando contro la piccola società "bene" di Los Toldos che durante i primi anni di scuola di Eva voleva escluderla dalle attività teatrali solo perché era una dei tanti  figli illegittimi del fattore e addirittura osava ostentarne il nome.
Tutto ciò provocava un grande dolore alla bambina che già aveva le idee ben chiare sul significato di schiavitù e padrone. Ancor più della povertà la urtava la tirannia che regnava sovrana tra i fattori, padroni della vita di ogni donna che circolava nella loro fazenda. Per gli uomini dell'epoca (senza distinzione di casta sociale) ogni donna era vista come una macchina da lavoro casalingo e un oggetto sul quale sfogare i propri istinti animaleschi.

"Cinque figli abbandonati nei campi non gli toglievano il sonno. Viveva in pace, senza scrupoli. Poi un incidente stradale lo spedì all'altro mondo. Io non sapevo se ridere o piangere per la sua morte."

Ripromettendosi di non fare la fine della madre e di tutte le donne abusate della pampa, Eva riuscirà, nel 1947, ad ottenere il diritto al suffragio delle donne. 
A quindici anni decide di partire per raggiungere il fratello militare a Buenos Aires e dove avrebbe avuto maggiori possibilità di realizzare una carriera da attrice. Parte con un autobus polveroso e scomodo per un lungo viaggio, con la borsetta ''singer'' amorevolmente cucitale per l'occasione dalla madre che aveva impegnato anche l'anima pur di acquistare quella vecchia macchina da cucire di seconda mano che le avrebbe permesso guadagnare qualche spicciolo sbrigando lavoretti di cucito. 
A Buenos Aires intraprende una carriera cinematografica  dalla partenza brillante ma insoddisfacente, improntata sulla dominanza dell'uomo padrone e della donna sottomessa ai suoi ordini e ai suoi appetiti sessuali. Fuggita dalla realtà di sfruttamento della pampa, fugge anche dal mondo di celluloide cinematografico per approdare in radio. 

" Per lei il riscatto nazionale era possibile solo con uno Stato diverso, risanato, moralizzato, amico degli ultimi e dei poveri."

Sfidando il dispotismo di un sistema di tirannia maschilista, si schiererà dalla parte del popolo emarginato, appoggiando i sindacati dove conoscerà uno dei più importanti esponenti dell'epoca, quello che diventerà un amico sincero e fedele, disposto a perire pur di difendere la causa per la quale lottavano con tanta forza, il coetaneo Carlos Maiorino.
Maiorino oltre ad esserle amico fu anche il mentore che la iniziò alla cultura, facendola emergere dal limbo del suo basso spessore culturale e alla sua semplicità ingenua.
Ad accomunarli erano le loro umili origini, memori di una vita disgraziata e povera, ma con la stessa voglia di ribellarsi alle vergogne del mondo.

" La mia vera fortuna è stata quella di aver incontrato Juan Domingo e di essermi legata a lui, con fede e amore.''

Il successo radiofonico e il costante appoggio ai sindacati segnano l'inizio della nuova vita che Evita tanto aveva sognato. 
Non mancavano gli inviti a cerimonie e cene importanti e, ad una di queste, Eva si ritrovò al cospetto del colonnello  Perón,  smettendo i panni da piccola Cenerentola della pampa e indossando quelli da regina di Buenos Aires per una sera. Quei panni però le calzavano così bene che ben presto si ritrovò tra le braccia del suo adorato principe Juan Domingo. Dall'innamoramento al matrimonio il passo fu breve, così come l'ascesa al potere di  Perón  e la completa dedizione al popolo di Evita. 
Lo spazio donato alla voce di Evita le permette di spiegare, quasi a volersi giustificare, le motivazioni che l'hanno spinta a scendere in piazza per i diritti degli emarginati. Lei stessa veniva da un passato fatto di violenza sessuale e tirannia da parte degli uomini e si era fatta una promessa, quella di debellare per sempre la tirannia e ridare dignità al popolo argentino schiavizzato dal potere autoritario dell'uomo ricco.
Venerata con mistica sacralità dagli ultimi ed emarginati,  pronti a scendere in piazza a riscattare i loro diritti spronati dalla loro paladina, Eva cominciava a non essere vista di buon occhio dalle potenze che appoggiavano il marito, tanto da farle continue pressioni che le ignorava liberamente, dedicandosi al suo popolo con ancora più grinta e passione, spingendosi al di la degli interessi politici. 
Per lo Stato era diventata una minaccia, nell'aria cominciava a scorrere l'odore di una rivolta che sarebbe presto sfociata in una guerra civile. Eva allontanata precauzionalmente da Buenos Aires ne approfittò per armare il paese e  Perón  si sentì in dovere di fare qualcosa di concreto per fermare quella moglie ribelle e incurante della pericolosità degli ideali che le stavano sfuggendo di mano nella sua lotta in loro difesa.
Approfittando della salute  compromessa di Evita,  affetta da una brutta forma di tumore addominale diagnosticatole dal proprio medico curante, nel 1950 il marito la fece ricoverare presso un chirurgo americano che avrebbe dovuto prestare la sua opera in incognita in incognito a Buenos Aires, affinché le asportasse l'appendice. L'intervento di appendicectomia ebbe buon esito, ma il chirurgo, ignorò volutamente la massa tumorale che stava iniziando a divorarle lo stomaco. La cartella clinica, che portava però la firma di medici argentini, venne archiviata come segreto di Stato, nessuno avrebbe dovuto collegare l'intervento al nome del vero chirurgo.
Nel 1951 Eva finì nuovamente sotto i ferri del chirurgo statunitense, questa volta per un carcinoma uterino. Ancora una volta il chirurgo si limitò all'asportazione dell'utero senza però completare la rimozione delle metastasi che si erano sparse nel plesso pelvico. Un gesto intollerabile compiuto da chi la vita la dovrebbe salvare e il perché di quel gesto per nulla etico e volutamente barbaro resta ancora un mistero.
La cartella clinica finì nuovamente nell'archivio dei segreti di Stato.

" Mi sento in colpa per aver tradito la fiducia riposta in me da una persona gravemente malata; per aver tradito la professione medica; per non aver detto la verità sulla storia clinica di Maria Eva. "

Evita intanto era in preda a dolori insopportabili che ne alteravano il normale svolgimento delle sue giornate che diventavano sempre più aggressive e guerrigliere.
Per trovare un rimedio terapeutico al dolore, ma soprattutto all'aggressività di Evita, nel 1952 Perón la costrinse ad un nuovo intervento altamente invasivo. Una leucotomia frontale che sarebbe servita, più che a sopire il dolore causato dal male che la stava consumando, a rendere inerme la sua pericolosità di paladina dei descamisados, i poveri che aveva aizzato contro il Governo autoritario e dittatoriale del marito.
La fiamma di Maria Eva Duarte de  Perón  si spegnerà pochi giorni dopo l'intervento, tenuto segreto come gli altri, il 26 luglio 1952, presumibilmente a causa della lobotomia inferta per sedare il dolore, come riportava la cartella clinica.
Ma in gioco c'erano troppi interessi politici e finanziari e dal suo popolo che tanto l'amava la storia della lobotomia terapeutica non è mai stata digerita.
Tramite Evita, Maiorino e  Perón , l'autore apre il Vaso di Pandora degli ultimi anni di vita di Eva  Perón . Una scatola cinese nella quale sono contenuti fatti misteriosi che sembrano spiegare e confermare la morte della donna per mano del marito costretto a scegliere tra la moglie rivoluzionaria e sull'orlo di una guerra civile che lo avrebbe portato alla disfatta o la salvezza della sua carriera governativa nel  paese...

Lo stile scorrevole ed un linguaggio semplice permettono di leggere facilmente questo ''romanzo'' verità ricco di storia e sentimenti. Il lettore non corre il rischio di annoiarsi seguendo logorroici dibattiti politici: non ci sono, state tranquilli. 
L'autore, grazie ad una scrupolosa ricerca, riporta i fatti accaduti all'epoca, facendoli rivivere come ricordi nei racconti di Eva, Carlos e Juan Domingo, riuscendo nell'intento di aprire una minuscola crepa sui misteri che aleggiano su Evita, la ''Santa'' salvatrice del popolo argentino.
Ho letto il romanzo in una notte, non mi piaceva l'idea di abbandonare la lettura e lasciare i miei compagni di avventura rinchiusi tra le pagine del Kindle.
Arrivata alla fine mi sono sentita come quando si arriva alla meta di un lungo viaggio ma manca ancora qualcosa per portare a termine la missione. Nonostante i molti segreti svelati, la verità non è mai stata rivelata del tutto e probabilmente resterà celata con le spoglie di  Perón. Imisteri continueranno ad aleggiare intorno ad Evita, contribuendo alla crescita della sua mistificazione e rendendo la sua memoria una leggenda immortale.
Spero di avervi incuriosito al punto di spingervi alla lettura. Evita chiede solo di essere ascoltata ancora una volta. E non vi deluderà.
Ricordandovi che le librerie sono aperte ovunque e che eventualmente potete scaricare la vostra copia negli store online, vi auguro una buona lettura da abbinare ad una bombilla immersa in un mate fumante  col sottofondo di una struggente performance di Madonna: Don't cry for me Argentina.

Tania C.







domenica 15 novembre 2020

Recensione L'ISOLA DI LARK di Julie Mahiew - Ed. CORBACCIO -

 



L'ISOLA DI LARK

Julie Mahiew

Ed. Corbaccio

Anno Edizione 2020

In commercio dal 2 luglio 2020

Copertina flessibile 

Rilegato

Pag. 360

Traduzione Rita Giaccari 

€ 18,90


CONOSCIAMO L'AUTRICE

Julie Mahiew - foto da https://www.google.com/url?sa=i&url=https%3A%2F%2Ffilmfreeway.com%2FJulieMayhew&psig=AOvVaw2VrdGJad6GHOAhGIe1LL7Y&ust=1605522896746000&source=images&cd=vfe&ved=0CAMQjB1qFwoTCLi7nYKthO0CFQAAAAAdAAAAABAD

Inglese, con un passato da attrice, Julie Mahiew ha deciso di diventare sceneggiatrice radiofonica e dedicarsi alla scrittura.
Portano la sua firma diversi romanzi young adult e  molte candidature alla BBC Audio Drama.
L'Isola di Lark edito da Corbaccio nel 2020, è il suo primo romanzo per adulti.


TRAMA

Lark è un isola britannica che per sette mesi l'anno è avvolta dalla nebbia, completamente isolata dal resto del mondo.
Buen retiro ideale per Viola e la madre, reduci da una disgrazia che ha profondamente segnato le loro vite.
Sull'isola approda anche un altro ''straniero'', l'insegnante Ben Hailey, personaggio carismatico la cui aspirazione è quella di lasciare il segno nell'unico di liceo Lark.
Sopraggiunto l'inverno, la presenta dei nuovi isolani comincia a diventare un peso per la comunità chiusa e unita.
I genitori cominciano a preoccuparsi per l'influenza che Hailey sembra esercitare sugli studenti e lo sono anche per  Viola, da subito entrata nella cerchia delle ''ragazze più grandi'', causa del comportamento ribelle delle loro figlie.
Molto probabilmente le spinge ad incontri notturni per praticare strani riti poco affini con la profonda religiosità praticata sull'isola.
Ma quando un cadavere affiora sulle sacre pietre di Lark, luogo di ritrovo delle ragazze, la fede si tramuta in sospetto, superstizione e terrore.
Perché l'isola nasconde segreti oscuri ed è arrivato il momento di portarli alla luce.
Avvolgente e minaccioso, L'Isola di Lark è un romanzo che scandaglia le conseguenze del silenzio perpetrato ad ogni costo che  ricadono sulle persone più indifese: le donne, soprattutto le più giovani.


IMPRESSIONI

L'Isola di Lark, che mi è stato gentilmente offerto da Valentina di Casa Editrice Corbaccio, segna l'inizio di una nuova collaborazione della quale sono onorata e per questo ringrazio infinitamente tutti  per la possibilità concessami.
In questa bolla distopica nella quale siamo racchiusi, è una boccata di aria fresca ricevere una lettura che ci possa fare compagnia e tenere impegnati nelle lunghe giornata chiusi in casa. Noi blogger viviamo di libri, è il nostro pane quotidiano e siamo ben contenti di poterlo condividere con voi lettori raccontandovi le storie lette e le nostre emozioni. 



Il romanzo è narrato a più voci,  a partire dalle protagoniste femminili  Viola e Leah e da un inquietante voce narrante che sembra custodire la chiave che fa girare gli ingranaggi della trama.
L'ambientazione della storia è quella odierna, dal retrogusto vintage e con un'impronta decisa che mi ha riportato allo stile ''Amish''. I luoghi descritti con cura dall'autrice si trovano nell'immaginaria e remota Isola britannica di Lark la quale, per sette mesi l'anno, rimane isolata dalla terraferma a causa della fitta nebbia che l'avvolge. L'isola è dura e selvaggia, chiusa in se stessa, con una soffocante cappa lugubre che si mescola alla nebbia, rendendola un luogo ostile per chiunque provenga da fuori. Raggiungerla non è facile, si può accedere solo via mare in primavera e in estate, quando la nebbia scompare e il mare sembra aver sotterrato l'ascia di guerra.
Gli abitanti sono uniti da una profonda fede, a cavallo tra il bigottismo e il fanatismo politico, senza possibilità di apertura e accoglienza verso ciò che discosta dal loro credo e che è ritenuto immorale o tecnologico.
Abitata prevalentemente da autoctoni, entrare a far parte della comunità isolana come residenti non è semplice: bisogna superare  esami medici che attestino la buona salute fisica e in particolare quelli di integrità morale, volti ad appurare la reale e motivata volontà di diventare un isolano.

<< In ogni caso, una giovane è concepita di più come strega dopo i primi fallimenti della sua vita come donna. >>

È un'isola patriarcale, dove l'uomo comanda e la donna è sottomessa al suo volere che ne segnerà il destino. 
La politica è conservatrice, la tecnologia è pressoché assente e non è vista di buon occhio, il costume sociale è rappresentato da un abbigliamento casto e anonimo, che non possa dar adito a voci e sbalzi ormonali che possano compromettere l'integrità della persona.
Punto di ritrovo e unico svago dell'isola sono un solo emporio/alimentari e un pub, precluso alle donne ma, una volta al mese possono accedere, come contentino.
Isolata dal resto del mondo non solo durante la nebbia, Lark  lo è anche durante l'anno. Sull'isola non esistono cellulari, l'unico punto internet è pubblico e non sempre perfettamente funzionante e solo su prenotazione e benestare. 
Sull'isola, dopo aver superato tutti gli esami imposti dalla società, approdano Viola e Deborah, la madre. La scelta di ritirarsi ad una vita semplice e isolata è arrivata dopo una terribile tragedia che le ha segnate nel profondo. Scegliere quell'isola così ostile e cupa è quello di cui hanno bisogno: alzare una barriera protettiva tra loro e il dolore che le aveva colpite. Un abbraccio in cui rifugiarsi per lasciare fuori la paura e per Deborah anche un buon aiuto per avere il controllo sulla ormai incontrollata libertà di Viola.
Al suo arrivo la giovane, abituata alla vita moderna e fin troppo libera, cerca di adattarsi facendo amicizia con un gruppo di ragazze conosciute come  ''ragazze più grandi'' sulle quali, a detta della comunità, eserciterà un ascendente negativo portandole ad una ribellione mai vista prima del suo arrivo. 
Viola è nata libera, e libera esplora l'isola coi suoi capelli rossi al vento, visti come presagio di sventura dalla comunità, e lo fa insieme alla sua cagnolina, fedele compagna di vita. Segue  spontaneamente le nuove amiche che la inizieranno al paganesimo e a strani riti di stregoneria durante i loro incontri notturni alle ''Sister's Stones'', luogo esoterico, in cui troneggiano nove megaliti granitici,  disposti in modo da  formare il cerchio perfetto nella cui sacralità si concentrano tutte le energie spirituali e materiali.

<< Si è portato dietro solo uno zaino. Sta scappando da qualcosa. Tenete a mente le mie parole.>>

Sull'isola, insieme alle due donne, approda anche un terzo straniero, l'enigmatico professor Hailey, insegnante presso il liceo locale. L'uomo che si legherà subito all'altra insegnante del liceo Leah, seconda voce narrante della storia,  sembra avere uno strano ascendente sugli studenti. 
La cosa non piace ai genitori. 
Hailey non la racconta giusta, il suo bagaglio troppo leggero lo dimostra, sta fuggendo, ma da cosa? O da chi?
Ad infittire il mistero nella lenta atmosfera da brivido dell'isola, si aggiunge il colpo di scena del ritrovamento di un cadavere sconosciuto, così come sconosciuti sono gli eventi che ne hanno causato la morte. 
Tali rimarranno per buona parte della narrazione. L'autrice ha giocato scaltramente con flashback di luci ed ombre per intricare il mistero, sino a condurre il lettore a trovare la crepa che fa entrare luce a diradare lentamente la nebbia dei segreti che impregnano l'isola.

<< C'è del buono a Lark.. Tutto lo è. Basta che vi guardiate attorno e ve ne accorgerete con i vostri occhi. >>

Lo stile col quale la Mahiew ha plasmato L'isola di Lark è il punto di forza del romanzo, quello che crea il pathos necessario alla comprensione dei personaggi e dell'isola stessa. Uno stile lento, spesso snervante e opprimente che avvolge il lettore senza stancarlo, ma incuriosendolo sino alla fine, che poi è anche l'inizio della storia. 
Insomma un labirinto di personaggi, emozioni e misteri che, superato lo scoglio delle prime pagine più impegnative, vi condurrà lentamente all'uscita appagati dalla soluzione dei misteri sibillini che l'isola ha celato, in bella mostra, durante la lettura. 
Un'atmosfera sospesa tra ''I segreti di Twin Peaks (Chi ha ucciso Laura Palmer?)" e ''The Village'' che renderà la lettura suggestiva appagando anche l'occhio indagatore grazie anche all'accurata descrizione del paesaggio.
Prima di chiedere di poter recensire questo romanzo ne lessi la trama che catturò subito la mia attenzione, dopo la favolosa copertina raffigurante un faro marino, una delle mie passioni. 
Lessi anche le opinioni e, con mio stupore molti le trovai poco favorevoli.
Siccome mi fido molto del mio sesto senso per le storie, decisi che lo avrei letto comunque, a discapito di lo trovava banale e noioso. Sarebbe stata  una sfida personale.
Non mi ero sbagliata, il mio sesto senso, ancora una volta mi aveva fatto approdare ad una meta appagante dopo la salita. La conquista della vetta, dalla quale, superata la difficoltà della salita, si gusta lo splendido panorama che ci conduce ad una via tutta in discesa.
Certo, è un thriller che probabilmente non è per tutti, forse adatto a palati più fini, più esigenti, da gustare con lentezza, in una giornata grigia per calarsi meglio nell'atmosfera, con una buona tisana ad ad addolcire il sapore acre della nebbia di Lark, ma le emozioni che vi regalerà saranno intense e vive.
Il primo thriller per adulti della Mahiew, per me, vince e convince, prestandosi naturalmente alla sceneggiatura di una intrigante serie di tv o di un film che spero arrivi presto.

Tarocchi: IL MAGO -foto presa da Pinterest -


Una piccola chicca nascosta tra le pagine del romanzo è quella della suddivisione in parti intervallate da splendide illustrazioni dei tarocchi, a sottolineare la rotta esoterica che segue la narrazione.
Sperando di avervi incuriosito vi invito a sfidare voi stessi in questa intrigante avventura augurandovi una buona lettura  e ricordandovi che potrete trovare il romanzo nei vari store anche in versione digitale.

Buona lettura, 
Tania C.




venerdì 13 novembre 2020

Recensione SCUSATE LA POLVERE cimiteri, sospiri e piccoli miracoli di Paolo Patui - Ed. Bottega Errante -

 




SCUSATE LA POLVERE

cimiteri, sospiri e piccoli miracoli

Paolo Patui

Ed. Bottega Errante

Copertina flessibile

Prima edizione 2019

Formato tascabile

Collana Camera con vista

Pag. 175

€ 15


CONOSCIAMO L'AUTORE

Paolo Patui - foto da

 https://www.google.com/url?sa=i&url=https%3A%2F%2Fwww.sandanielemagazine.com%2Fen%2Fpaolo-patui-2%2F&psig=AOvVaw3idYXevuxnY5plqgIuy2uY&ust=1605348668456000&source=images&cd=vfe&ved=0CAMQjB1qFwoTCJjmofuj_-wCFQAAAAAdAAAAABAN

Paolo Patui è un insegnante in pensione. Dalle sue idee nasce la rassegna "Leggermente", da quindici anni tenuta a San Daniele del Friuli e rinomata a livello nazionale.

Insieme a Elio Bartolini ha composto Bigatis per il teatro e per Rai Tv regionale ha tradotto in friulano alcune puntate della Pimpa e Lupo Alberto.

Dopo aver plasmato la Maratona di New York al Friuli, ha abbandonato la corsa a piedi in favore della bicicletta, testimoniandolo anche sul suo Decalogo semiserio di un ciclista anomalo, edito da Ediciclo nel 2018.

Porta la sua firma Volevano essere i Tupamaros, edito nel 2005 da Kappa Vu, definito da Gianni Mura come << i cinque racconti di calcio che sarebbero piaciuti a Pasolini>>.

Nonostante si diletti a vagare per cimiteri perduti, scrive col sorriso per i suoi lettori e per sé.


TRAMA


Sotto la guida di un inverosimile custode, sfinito dall'amico runner che si allena lungo la perimetrale dei cimiteri, affascinato da una misteriosa studentessa dark gothic, un narratore spaventato da nuova vita a storie sepolte nei cimiteri che si ritrova a visitare. Lungo il suo peregrinare nei giardini del silenzio scoprirà necropoli insolite, si addentrerà nell'intimità nascosta del cimitero dei ''senza nome'', incastonato nella foresta berlinese. 

Si trasferirà nel Fairview Cemetery dove sono sepolti le vittime del Titanic, attraverserà la desolazione del cimitero abbandonato di San Finocchi a Volterra, camposanto privato degli ospiti del manicomio.

Le sue escursioni lo vedono partire spesso dal cimitero di San Vito a Udine, dove fa interessanti scoperte su sconosciuti di riti di sepoltura orientali, come quello indonesiano che vede restituire le salme alla natura deponendole dentro alle cavità degli alberi. 

Attraverso un viaggio all'apparenza lugubre e buio, si ritroverà nell'accogliente abbraccio fraterno e universale delle vite perdute, dei sorrisi dimenticati e delle speranze realizzate e polverizzate dal quel grande mistero che è l'esistenza.


IMPRESSIONI

"Per quanto tu ti prepari non è mai tutto a posto, alla perfezione. In ordine come avrebbe detto mio papà. Un po' di polvere la lasci sempre in un angolo della tua vita."

Poco tempo fa ho scoperto le pubblicazioni di Bottega Errante Editore e ne sono rimasta colpita. 

Mi ha attirato subito la copertina di un romanzo, raffigurante un cancello simil gotico con due cipressi sotto una falce di luna immersa in un cielo blu, che quasi ricorda il cancelletto degli Addams.

Né lugubre né macabra ma affascinate e ipnotica su uno sfondo grigio polvere.

Anche il titolo è altrettanto curioso: Scusate la polvere cimiteri, sospiri e piccoli miracoli

Ho letto la trama e subito decisi che quel libro dovevo assolutamente leggerlo e recensirlo.

Così grazie alla gentilezza di Alessandro ne ricevetti  una bella copia cartacea. Trama singolare, copertina accattivante, formato maneggevole e un buon profumo di libri, cosa desiderare di più? 

Il mio sesto senso anche questa volta ha fatto centro regalandomi nuove emozioni e nuove avventure. 

Mi piacciono i cimiteri, sono pure iscritta ad un gruppo a tema su Facebook, trovo che abbiano un fascino magico. 

<< A tutti capita prima o poi di correre verso un cimitero. >>

Come il protagonista del romanzo, quando mi trovo in un luogo nuovo sono spinta dalla curiosità di vedere il cimitero, ammirarne lo stile, gironzolare tra le tombe, cercare quelle più singolari o antiche e immaginare la storia dietro a volti sconosciuti e spesso sorridenti. 

Certo io entro volutamente e soprattutto non per caso e in tenuta da runner inseguendo i miei compagni di corsa, ma alla fine il risultato della visita è il medesimo. Scoprire volti dimenticati dal tempo e rispolverare le loro storie, ridare vita  a chi si è addormentato nel sonno del riposo eterno perché

<< La vita non muore mai. Viene affidata a chi resta. >>

Il nostro runner sta correndo lungo le mura di cinta del cimitero di Udine insieme ad un amico. Piove, è una giornata grigia, l'ideale per una bella corsa, anche per lui che non è abituato. Tenere il tempo dell'amico al momento sembra abbastanza facile, senza scatti veloci e andatura costante ma, ad un certo punto il compagno di corsa si infila dentro al cimitero scomparendo tra i vari settori e, per il povero runner improvvisato non resta che aggirarsi sconsolato tra i colombai e le tombe. Ogni tanto soffermandosi su una foto o un nome che attirava l'attenzione.

Durante il vagabondaggio tra le lapidi fa uno strano incontro: un uomo intabarrato sotto ad un cappello grondante e in un pastrano inzuppato. Il signore, alto e serio, sembrerebbe essere il custode del cimitero e della sapienza.

Dietro ogni foto che si soffermeranno a guardare c'è una storia di vita vissuta, spezzata troppo presto o mai venuta al mondo, finita tragicamente o spentasi in serenità e per ogni anima dietro quelle foto, il custode filosofo, sembra avere sempre a disposizione l'aforisma giusto. Che sia De André o Proust, dalle tasche del pastrano spuntava sempre il libro giusto al momento giusto per approfondire la storia di quelle anime e di quella del professore-runner.  Passando di lapide in lapide  l'insegnante friulano, runner per caso, scoprirà tombe di persone che hanno fatto parte del suo passato, ognuno con la propria storia da raccontare o da rispolverare attraverso una fotografia o un epitaffio sbiadito dall'usura del tempo.

Passare il suo tempo  tra le tombe dei cimiteri diventerà per lui un'abitudine quasi quotidiana. E lo farà durante le gite scolastiche al Cimitero Monumentale di Torino, in mezzo al quale racconterà ai suoi studenti la storia del grande Torino finita in tragedia a Superga, la storia dei soldati deceduti durante la Prima Grande Guerra o quella di Isa Bluette la famosa e avvenente attrice teatrale scomparsa alla fine degli anni '30.

Giunto a Milano si addentrerà tra i lotti che sembrano giardini scultorei tale è le bellezza delle tombe monumentali, visitando quelle di grandi artisti che hanno fatto la storia dello spettacolo italiano da Wanda Osiris a Dario Fo, da Jannacci a Gaber e molti altri personaggi di spicco mescolati al riposo eterno di gente comune ma dal vissuto non meno intenso o drammatico.



Cimitero Ebreo di Praga - foto personale -

Le gite scolastiche lo vedranno nel Cimitero Monumentale Ebreo di Praga, con le sue tombe stratificate e all'apparenza buttate li a caso, a dimora sotto l'ombra protettiva di ippocastani e platani. In quel luogo mistico e pieno di fascino gotico, intriso di dolore ma di una dolcezza tranquillizzante, il professore avrà modo di conoscere un'alunna molto particolare che ha catturato la sua attenzione. 


Cimitero Ebreo di Praga - foto personale-

La ragazzina dall'aria appariscente, nascosta dentro ai suoi vestiti punk, truccata come un'insegna al neon e i capelli altrettanto variopinti, nasconde la storia di una tragedia famigliare che l'ha colpita nel profondo: quella del padre morto suicida. 

Proprio grazie (o a causa) a quella tragedia, la ragazza cominciò ad interessarsi ai cimiteri, curiosa di conoscere  costumi e usanze funebri di tutto il mondo e, dell'archivio del suo sapere ne farà un interessante racconto al professore.

Il continuo viaggio necrologico lo porterà a Parigi nel famoso Cimitero di Père-Lachaise, un parco museale, meta del continuo pellegrinaggio di fans e curiosi, alla ricerca dell'ultima dimora di miti del rock, del calibro di Jim Morrison, della letteratura, per citarne uno tra tanti Molière  e personaggi storici come gli amanti leggendari Abelardo ed Eloisa.

In Europa raggiungerà la Romania dove rimarrà rapito dal fascino di un piccolo cimitero caleidoscopio, un giardino pieno di colore e di positività.

<< Nei cimiteri non valgono le leggi dei vivi. Bello e giusto, ma non sempre vero. >>

A Berlino scoprirà anche il Cimitero dei Senza Nome, un'area di foresta dove vengono seppelliti tutte quelle persone che si sono suicidate in quella foresta. Il cimitero è conosciuto anche come Cimitero dei suicidi.

Il nostro runner si spingerà anche oltreoceano, visitando il Cimitero delle Stelle di Hollywood, quello sottomarino di Halifax, a Miami, dedicato alle vittime della tragedia del Titanic. In Africa scoprirà che i defunti verranno ricordati raffigurando il loro mestiere sulla lapide-scultura.

In oriente potrà rendersi conto di quanto l'uomo sia legato con la natura vedendo salme tumulate dentro agli alberi.

Ma saranno i cimiteri friulani e quello di Udine in particolare dove il professore passerà la maggior parte del suo tempo alla ricerca del significato della vita ripercorrendo una sorta di albero genealogico formato da amici, parenti e sconosciuti. Tutti con qualcosa da raccontargli.

<< Lasciamo tutti qualcosa. >>

Questo viaggio geo-cimiteriale (concedetemi il termine) attraverso le usanze funebri di tutto il mondo sarà, oltre che un arricchimento storico e sociale anche un viaggio introspettivo per imparare ad elaborare la morte per comprendere meglio la vita di ognuno di noi.

Mi è piaciuto questo romanzo così profondo e così dolcemente ironico.

L'autore ha toccato delicatamente le corde di un argomento che fa paura a tutti, cercando di esorcizzarlo con un linguaggio leggero e poetico, spingendoci a confrontarci con la nostra paura di ciò che non conosciamo e che abbiamo sempre associato alla negatività.

Cimitero marino di Madhia ( Tunisia ) - foto personale -

Come vi ho già raccontato i cimiteri mi sono sempre piaciuti, soprattutto quelli dei paesini, piccole bomboniere, incastonati tra boschi e vallate coperte di neve o  quelli che si affacciano sul mare come a Madhia (Tunisia), con in mezzo un grosso faro marino ad illuminarlo e i panni del custode stesi ad asciugare al vento riparati dal candore delle mura imbiancate a calce della sua abitazione.

Leggendo ho avuto modo di rispolverare ricordi d'infanzia che mi vedevano bambina, a 4 anni, davanti alla lapide di un'anziana vecchina, classe 1878, perfetta sconosciuta ma con la faccia buona e gioiosa, a portarle e fiori e un saluto. La vecchina, che avevo nominato Claudia (non sapevo ancora leggere) c'è ancora. Si chiama Maria ed ha mantenuto il suo sorriso buono e accogliente, da nonnina delle fiabe, nonostante non abbia mai conosciuto la sua storia. Abbandonata a se stessa all'epoca, lo è ancora oggi e ogni volta che passo davanti a quella lapide un sorriso e un pensiero per lei non mancano mai . 


Consiglio fortemente questo romanzo-saggio a chiunque voglia scoprire aneddoti particolari sui cimiteri del mondo, ma in particolar modo a chi ha bisogno di elaborare il concetto della morte e il significato di vita, ad di la del credo professato.

Lo stile scorrevole e il linguaggio semplice rendono il testo alla portata di ogni lettore, da quello più scettico e curioso a quello più esigente.

Le pagine scorrono in fretta, incuriosendo il lettore e stimolando alla ricerca di nuovi aneddoti e notizie sui luoghi citati. Per molti sarà come ripercorrere un viaggio già fatto e ricordarne i momenti più significativi, per altri sarà il paese delle meraviglie, una matrioska di persone, culture e storie che non avranno mai fine.

Sperando di avervi incuriositi vi invito a dare uno sguardo al sito di Bottega Errante, dove eventualmente potrete anche acquistare il libro. Lascio il link qui sotto:

https://www.bottegaerranteedizioni.it/?post_type=product&paged=2

Ringrazio ancora Bottega Errante per l'opportunità e vi auguro una buona lettura.

Tania C.













Recensione TUTTO NASCE PER FIORIRE di DEMETRA COSTA

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