martedì 19 gennaio 2021

Recensione AFRA Cento batoste e un amore di Fatiha Mor a cura di Iginio Carvelli - Ed. AltroMondo -

 




AFRA

Cento batoste e un amore

Fatiha Mor

Curatore Iginio Carvelli

Ed. AltroMondo Editore

Collana Mondo di Sopra

Genere Biografia

Copertina flessibile

Pag. 234

€ 17,00

Link per l'acquisto https://www.cinquantuno.it/shop/altromondo-editore/afra/


CONOSCIAMO GLI AUTORI


Fatiha Mor è una giovane ragazza di origine marocchina. Vivein Italia ed è alla sua prima esperienza letteraria. Scrive sotto pseudonimo.


Iginio Carvelli è un pubblicista e giornalista. 

In Calabria è impegnato nel campo socio-culturale ed è autore di numerose opere.

Tra le sue pubblicazioni: Danuta (Edizioni Lavoro), Donna d’onore (Stango), Diario di un cane randagio (Falco edizioni), La spina di rovo, donne nel buio della mala (Europa edizioni), ha pubblicato con Rubbettino editore: Rughe di pietra, Scende la sera, Uguali ma diversi, Una straordinaria esperienza, Gino Scalise (biografia).


TRAMA


Fatiha è una bambina marocchina e già da piccola, viene usata dal padre, dalle zie e da chi la circonda come merce di scambio. 

Solamente al raggiungimento della maggiore età e grazie all'arrivo di un lavoro come badante, riuscirà a prendere in mano la sua vita e a raccontarla. 

Questa è la sua storia.


IMPRESSIONI


Apro questa recensione con un ringraziamento di vero cuore ad Alice di AltroMondo Editore che mi ha inviato questo diario biografico intitolato 

Afra Cento batoste e un solo amore 

di Fatiha Mor e curato da Iginio Carvelli, facendomi un grandissimo regalo.

Come molti di voi ormai sapranno, ho un amore sconfinato per il Marocco, talmente grande da averlo visitato tutto per ben dieci volte, riscoprendolo ogni volta con gli occhi pieni di meraviglia. Sempre uguale e così diverso ogni volta, con le sue tradizioni ataviche fuse nella modernità che sta prendendo sempre più campo. Amo i suoi paesaggi, i profumi accattivanti provenienti dai negozi degli speziali  e quelli acri delle concerie, amo il cibo ricco di sapori e sfumature e amo la calorosa ospitalità del suo popolo. 

Seguo con interesse anche la letteratura marocchina e sono sempre contenta di conoscere nuovi autori e nuove persone, come nel caso di Fatiha Mor.

<< Sì sono marocchina e sono orgogliosa di esserlo. >>

Fathia Mor, pseudonimo di una delle tante Aicha, Fatima, Meryem e di tutte le donne marocchine e non, dall'infanzia rubata dagli adulti ma che, grazie alla volontà e all'innato orgoglio della propria forza d'animo, sono riuscite a trovare la loro strada nel mondo.

È questo un lungo racconto di uno spaccato di vita che va dai sei anni circa ai venti di Fatiha, un racconto denuncia sulla difficoltà di integrazione di una bambina marocchina, strappata alla sua terra e ai suoi affetti con l'inganno. È un racconto che parla di vita, d'amore, di volontà ma anche di miseria, razzismo e violenza psicologica, accompagnando il lettore a riflettere sul significato di razzismo, emarginazione  e indifferenza. 

Alla fine, vi assicuro, vedrete il mondo con occhi diversi, scavando oltre l'apparenza di un ''vu cumprà" o del mendicante davanti al supermercato.

<< I troppi soldi induriscono il cuore e i cuori induriti non sentono il lamento del povero. >>

Fatiha era ancora una bambina quando arrivò, insieme alla zia, alla stazione Termini a Roma, nella capitale d'Italia.

Trovandosi in una nuova realtà, così diversa dalla sua, rimase perplessa nel vedere tanti senza tetto lungo i bordi delle strade, abbandonati alla loro miseria, constatando che  in Italia, considerata una terra di ricchi, ci fosse forse più povertà che in Marocco e tanta indifferenza verso i disagiati.

Quello che più le fece stupore fu il fatto che i ''ricchi'' non si fermassero a donare qualcosa a quella povera gente, come accadeva ogni giorno nella sua terra, dove chi possiede anche poco più di niente, lo condivide col mendicante.

In questa cartolina così ben descritta da Fatiha ho rivissuto un pomeriggio di tre anni fa, durante una passeggiata a Jamaa El Fna, la famosa piazza di Marrakech: un pover'uomo di età indefinita, vestito di stracci e seduto su una carrozzella di fortuna, se ne stava in disparte aspettando che una buon'anima gli donasse qualche dirham. Ogni persona che si trovava a passare davanti a quel pover'uomo lasciava sempre uno spicciolo, ringraziato dalla riconoscenza di un paio di occhi scuri e stanchi. Anche noi donammo qualcosa, veramente pochi spiccioli, per noi europei. Un amico locale di vecchia data mi spiegò che le persone in difficoltà non passavano mai inosservate agli occhi di un marocchino, c'era sempre qualche monetina da donare, perché ''il povero di oggi potrei essere io domani e, aiutandolo oggi, verrò aiutato io domani''.

Una lezione di vita che arrivò al cuore come una pugnalata, costringendomi a riflettere sulla troppa indifferenza che regna ancora in certe zone del mondo.

<< Si nasce poveri e si potrà diventare ricchi. >>

Fatiha venne al mondo da una madre bambina, appena quindicenne, ma consapevole della sua scelta e dei sentimenti verso il padre della piccola. I suoi genitori ebbero altri figli, a pochi mesi di differenza tra loro, tutti nati sul letto della nonna paterna e tutti donati al mondo con la speranza che il destino riservasse loro una vita di agi. Quelli che mancavano in quel mondo fatto di amore e povertà. 

Il  destino della piccola  nel 2002, finì nelle mani della zia Rania, quella zia ''ricca'' di Marrakech, della quale aveva, sino ad allora, ignorato l'esistenza. 

Zia Rania doveva recarsi in Italia e desiderava portare con sé la piccola  per compagnia. Avrebbe imparato l'italiano e visto tante cose belle. Poi avrebbero fatto ritorno in Marocco. Il padre cedette ben volentieri alla ''richiesta'' di zia Rania e la bambina fu contenta di affrontare quel viaggio in aereo, ma la mamma le mancava così tanto.

Soprattutto ora che da Roma, la zia l'aveva lasciata a Torino, a casa di una famiglia sconosciuta con la promessa di tornare presto a prenderla per riportarla in Marocco, nella sua terra.

Certo, in quella famiglia composta dal signor Massimiliano e dalla signora Rosaria erano gentili con lei, le avevano regalato una Barbie e delle costruzioni e le avevano preparato i calamaretti fritti. Il signore poi le aveva pure insegnato i nomi delle stoviglie e lei li aveva imparati subito, ma quella notte, nella sua nuova cameretta, con la luce accesa per paura che il buio la inghiottisse, la sua mamma le mancava ancora di più. 

E quanto ci rimase male, il giorno dopo, scoprendo da Akida, la sua insegnante di italiano, che la zia ''per il momento'' era partita e non sarebbe tornata!

Triste realtà di molti bambini poveri, così fu anche quella di Fatiha, ancora troppo piccola per decidere del suo futuro. Ma i bambini si abituano presto e la piccola, tra una lezione di italiano e la curiosità di conoscere Torino, passò le sue giornate giocando e facendo lunghe passeggiate per il centro, trasformando i giorni in settimane e poi in mesi, vivendo la nuova vita in Italia e paragonando spesso le eleganti vie di Torino alle viuzze polverose del suo paese. 

Sempre più spesso ripensava al suo primo amichetto Simone, conosciuto nel lungo viaggio in treno da Roma a Torino, col quale aveva giocato ad un gioco simile alle costruzioni. Chissà dov'era e se ci giocava ancora col fratello Mario. Ogni tanto parlava con lui, proprio come se fosse presente al suo fianco. Ma le piaceva anche parlare con Adika, soprattutto in arabo. Quando parlava con lei, in arabo, le sembrava che un pezzo del suo Marocco fosse li, nella sua cameretta. 

Certo ''mami'' Rosaria avrebbe preferito che parlasse con lei, ma lei non era la sua mamma e soprattutto era molto più grande della sua mamma. 

Chissà perché mami non aveva fatto una bambina, tutte le mamme ne fanno una e chissà chi era Angela, la bella bambina bionda che abitava molto lontano, raffigurata nel ritratto fatto dal signor Massimiliano, che lei aveva voluto appendere nella sua cameretta per sentirla vicina e poterle parlare.

I giorni passarono ed arrivò il Natale, una festa del tutto nuova per la piccola, che a malapena era a conoscenza dell'esistenza di Allah e del Profeta Maometto.

Il Natale rappresentava la nascita del Profeta Gesù, era una festa luminosa, la gente accendeva tante lucine colorate e rivestiva enormi alberi con tante palline colorate. Lei, per abbellire il suo primo albero, d'istinto scelse una stella da mettere sulla cima. Una stella, come quella raffigurata sulla bandiera del suo Marocco.

<< Qui sono trattata bene, ricevo tutte le attenzioni possibili, sono considerata come una figlia, posso vivere da principessa, perché non dovrei essere contenta. Manca la mamma. Come farò a rassegnarmi? >>

Un giorno, parlando con Akida che le fece promettere di mantenere il segreto, la piccola  venne a sapere che Angela era venuta a mancare tempo prima, e lei aveva preso il suo posto per il signor Massimiliano e la signora Rosaria. Doveva ritenersi fortunata ad essere capitata in una ricca  famiglia come quella. 

Ma Fatiha, con gli occhi pieni di pianto, continuava a ripetere che desiderava tornare dalla sua mamma.

Vi confesso che non ho potuto fare a meno di provare pietà per la piccola, ingannata dal suo stesso sangue e  commiserando  quei poveri genitori disposti a tutto pur di ''rimpiazzare'' l'amore per la figlia deceduta. 

È vero che bisogna provare sulla propria pelle una tale disgrazia, ma l'amore non si compra, non si vende e non si sceglie  al mercato contrattando facendo l'offerta più alta. Molto probabilmente, anche se ancora piccola,  aveva già capito tutto. Una bambina sveglia e orgogliosa, che ha fatto subito breccia nel mio cuore.

Un giorno la signora Rosaria portò la piccola a conoscere la nuova ''zia'' e i ''cuginetti'' che le regalarono un piccolo bassotto da coccolare.

La nuova vita cominciava a piacere alla piccola, aveva nuovi amici, un cane, due quasi genitori che l'amavano come una figlia e adesso aveva anche cominciato ad andare a scuola. Ma quando tutto sembrava andare per il meglio, arrivò la nuvola nera a minacciare tempesta.

Nella quiete di una giornata in famiglia, ecco piombare un'accigliata zia Rania con le assistenti sociali. Impose alla bambina di raccogliere le sue cose: presto sarebbero ripartite. 

Ma Fatiha non voleva partire, stava bene nella sua nuova casa e il signor Massimiliano le promise che nessuno le avrebbe fatto nulla.

Purtroppo però la legge sull'immigrazione non poteva fare finta di nulla, nemmeno sulle buone intenzioni di Rosaria e Massimiliano.

La coppia, a tre anni dalla scomparsa della figlia Angela, si recò a Marrakech per una vacanza. Presso l'Hotel Ibis conobbe la ''strega'', zia Rania, la quale, venuta a conoscenza della tragica storia di Angela, chiese ai coniugi se avessero potuto ospitare per qualche giorno sua nipote, con la possibilità di adozione una volta espletata la burocrazia sull'immigrazione. Felici di questa buona notizia, rientrarono in Italia, pronti a prendersi cura di una nuova figlia, riversando su di lei tutto l'amore che non avevano potuto dare ad Angela.

Rientrati in Italia, aspettarono che tutto fosse a posto, ma Rania piombò all'improvviso con la piccola Fatiha, promettendo di tornare a prenderla quanto prima per sistemare i documenti, loro avrebbero dovuto, al momento prendersi cura della piccola solo per alcuni giorni, poi avrebbero iniziato le pratiche per l'adozione. 

Così non fu, i giorni diventarono settimane e poi mesi e i signori ritennero giusto prendersi cura della piccola, fino a quel momento parcheggiata come un pacco ingombrante. Adesso, però la ''strega'' era tornata per riprendersela, intenzionata a fargli passare guai se avessero fatto storie a lasciarla partire.

Nonostante anche gli assistenti sociali avessero capito il gioco sporco di zia Rania, non si poteva fare nulla, e il giorno dopo si presentò al cospetto di Fatiha il padre Farid, dicendole che anche la madre e i fratelli erano in Italia. Erano tornati a prenderla per riportarla in Marocco: desiderava ancora tornare nella sua terra natia dalla sua mamma?

Così, col suo zainetto colmo di regali da parte di mami Rosaria, la bambina partì insieme al padre verso la Calabria, dove ad attenderla c'era mamma Amina coi fratelli. 

Arrivata clandestinamente a bordo di un gommone in Spagna, la famiglia di Fatiha si era spinta in Italia sperando di trovare il paradiso, ma così non fu e Farid si ritrovò a vivere in uno scantinato buio, umido e piccolo per 150 euro al mese, vivendo di miseri proventi ricavati dalla vendita di ombrelli e cianfrusaglie che spesso non erano abbastanza  nemmeno per mettere insieme pranzo e cena.

Per Fatiha, ormai abituata agli agi della sua ''famiglia'' torinese, fu uno shock ritrovarsi in quel buco troppo freddo e troppo stretto. Mamma Amina era così cambiata, sembrava più interessata al denaro che a lei. 

Avrebbe tanto voluto salire su un treno e tornare a Torino, ma come? Non aveva soldi con se e anche se viaggiare era un suo diritto, non avrebbe potuto farlo gratis. 

Ogni volta che le sembrava di adattarsi, di avere la speranza di trovare nuove amicizie, il destino faceva tabula rasa riportandola alla realtà dura della fame e del disagio.

Un giorno mentre girava per le vie della città, la padrona di un negozio le chiese se le avesse fatto piacere pulire le vetrine in cambio di qualche euro. La piccola accettò volentieri e guadagnò i suoi primi 10 euro. 

Li portò subito a casa e li consegnò alla madre, sicura che li avrebbe protetti e non li avrebbe consegnati al padre che sicuramente li avrebbe persi giocando alle slot machine.

La felicità di quel momento durò poco, il padre decise che dal giorno dopo la piccola sarebbe andata a lavorare con lui. 

Dopo aver discusso con Amina che desiderava far studiare la piccola, venne deciso, senza possibilità di replica, che la bambina dopo la scuola sarebbe andata con lui ai semafori a vendere quella misera paccottiglia agli automobilisti.

Così, indottrinata da Farid, la piccola cominciò una vita fatta di freddo, pioggia, screzi con la zingara che l'accusava di aver rubato la postazione di lavoro migliore e fame. 

I pochi spiccioli guadagnati lei avrebbe tanto voluto usarli per comprare un paio di jeans, ma dovevano mangiare, pagare l'affitto in arretrato di tre mensilità e Farid spendeva il resto in sigarette e al gioco.

I giorni passati a mendicare ai semafori volarono via uno dopo l'altro senza riuscire a portare un po' di serenità in famiglia, lo spettro dell'affitto e dello sfratto sempre dietro l'angolo  e la minestra arrangiata alla meno peggio ormai non sfamava più. 

Fatiha aveva già dodici anni, era diventata donna e cominciava ad attirare le attenzioni di uomini senza scrupoli che cercavano di approfittare della sua innocenza. 

Più volte Fatiha pregò la madre di chiedere al padre di farla mendicare in luoghi più sicuri, e alla fine, sfiniti dall'insistenza della ragazzina, cedettero.

I giorni passarono mendicando tra supermercati e chiese, dove certi ricchi la domenica andavano a Messa 

<< per farsi perdonare gli abusi e l'avarizia verso la gente povera. >> 

Ormai stanca di vivere di accattonaggio, una mattina, sui gradini di un supermercato, per la piccola si presentò l'occasione per cambiare vita. La Polizia Municipale, avvisando i servizi sociali la fece portare in una casa famiglia gestita da suore.

Nonostante avesse pasti caldi, un letto e un tetto sicuro sopra la testa, la nostalgia della madre la spinse a scappare più volte per tornare a casa. Per quanto Amina cercasse di farle capire che era meglio per lei restare in quella casa famiglia, Fatiha continuava a scappare.

Ma ogni volta finiva per essere riportata dalle suore, finché il tribunale minorile decise di trasferirla in un'altra casa famiglia più distante, dove fu bullizzata da una ''capetta'' intrigante ed emarginata dalle altre ragazze. 

In quella casa passò quattro lunghi anni di  bullismo, cattiveria e pazienza, ma anche di una nuova amicizia con Davide e la sua famiglia, che l'accolse come una figlia. 

La pazienza e l'orgoglio l'aiutarono a superare quegli anni che le regalarono anche qualche piccola soddisfazione, come quella di vedere la sua aguzzina confinata in una casa famiglia lontana e l'affetto di un assistente della casa famiglia, il signor Serti . 

<< Gira e rigira, la povertà è sempre barriera invalicabile per soddisfare legittimi desideri. >>

Il signor Serti l'aveva presa a benvolere, e lei, forte degli anni di  accattonaggio, aveva imparato come far leva sulla pietà pur di ottenere ciò che le stava a cuore, anche se alla fine restava comunque nella sua povertà e molto grata a quel buon uomo.

Un giorno, Serti l'accompagnò a trovare la madre dalla quale apprese che il padre era in libertà provvisoria. Decise di scappare di nuovo dalla casa famiglia. per tornare dai suoi affetti più cari, ma venne bloccata e fatta tornare nella sua stanza. 

Anche davanti al giudice del Tribunale dei minori la giovane continuò a sostenere che il suo posto era quello vicino alla madre, nella sua casa, ma anche stavolta fu spedita in uno sperduto paese della Sila, freddo e umido, a casa degli zii paterni.

Nel suo zainetto, a sorpresa trovò un I-Phone con un biglietto, ennesimo dono dell'unico uomo che le avesse mai voluto bene senza secondi fini, il signor Serti. L'orgoglio però, le impedì, i primi tempi, di usare quel telefono. 

Zia Amina aveva cinquantasei anni e due figlie che studiavano fuori ed erano l'orgoglio di famiglia, lei avrebbe potuto dormire nella loro camera e, in cambio di vitto e alloggio, avrebbe dovuto aiutarla visto che temporaneamente immobilizzata sulla sedia a rotelle a causa della frattura del femore.

La serenità sembrava sempre sfuggirle di mano. Ancora una volta la povera ragazza venne venduta al miglior offerente dal suo stesso sangue. Obbligata ad indossare il velo e a piegare la testa nel nome del Corano,  venne continuamente vessata dalla zia che continuava a farle domande tendenziose sulla sua verginità. 

<< Il farmacista è bruttino. Però è straricco. I soldi a volte sono come i cerotti che coprono le ferite. Se si accoppia con una bella, lui si gode un corpo e lei la ricchezza. Tu che ne pensi? >>

Ma negli anni aveva imparato a difendersi e rispondere a tono anche alle domande insinuanti della perfida zia Amina. 

La corda si strappò il giorno in cui zia Amina cercò di obbligare la  nipote a cedere alla "corte" del Dottor De Mico, il ricco farmacista sgorbio, per un beffardo scherzo della natura.

Per Fatiha era troppo, al gioco del pollo da spennare poteva anche abbassarsi per un po', giusto per sfidare la zia e per guadagnare qualcosa che mai aveva avuto in tutta la sua vita, ma la sua giovinezza non avrebbe mai permesso a nessuno di venderla e comprarla. Così un giorno,  alle soglie del diciottesimo compleanno, smesso il velo e indossati i suoi amati jeans simbolo di ribellione,  scappò di nuovo dalla casa di un'altra ''strega'' vestita da zia.

A porgerle una mano, come sempre, Pierpaolo Serti...

Quanto amo e stimo Fatiha, una bambina cresciuta troppo in fretta, ma con un cuore grande e puro, che nonostante le difficoltà che la vita le ha messo sulla strada, è stata in grado di andare sempre avanti, modellandosi alla cruda realtà della strada, senza farne mai parte. Conservando dei valori e dei principi nati insieme a lei.

Quanta tenerezza ho provato mentre, dopo essersi ricongiunta con l'amata madre dopo i mesi passati a Torino,  le chiedeva con l'innocenza e la purezza di un bambino che vede il buono ovunque, il perché erano venuti in Italia a vivere di stenti nell'indifferenza dei cuori di pietra di tante persone. Avrebbero potuto rimanere in Marocco, sarebbero stati poveri anche laggiù, ma un pasto e qualche monetina per loro ci sarebbero sempre stati. La gente, anche se povera, li avrebbe sempre aiutati. Lo dice anche il Corano, ma soprattutto lo dice il cuore dei suoi conterranei.

Tipica fattoria della Valle dell'Ourika, ai piedi dell'Alto Atlante ( Marrakech ). 
Sacro rito della condivisione del tè alla menta - foto personale -

Una qualità che ho sempre ammirato, ogni volta che tornavo in Marocco, è quella della porta di casa sempre aperta all'accoglienza. Offrono quello che hanno, condividendo un tè alla menta con pane appena sfornato, miele olio e burro fatto in casa o un tajine di verdura coltivata con fatica nei campi aridi, arroccati sulle irte viuzze di montagna. 

Offrono un sorriso, un racconto o un giaciglio su cui riposare, offrono vita.

Non importa essere ricchi o poveri, si condivide e si dona col cuore quello che si ha a disposizione in quel momento e, se non si ha, amici e vicini sono sempre pronti e felici di aiutare. 

Dio, un giorno li ripagherà se dovessero trovarsi nel bisogno. 

Fatiha ci pensa spesso, faticando a capire l'indifferenza degli italiani verso ''gli invisibili''. Pensieri che una bambina, di qualsiasi nazionalità sia, non dovrebbe mai fare o avere. 

La storia di Fatiha, Afra dalla faccia di cioccolata, come ho già detto, potrebbe essere la storia di migliaia di bambine figlie del mondo, usate come merce di scambio. Non tutte, purtroppo, hanno la forza e la caparbietà di Fathia che non si è mai arresa, nemmeno quando tutto sembrava perduto, anche il suo più grande amore.

Mentre mi avvicinavo alla fine del racconto di Fatiha narrato in prima persona dalla sua stessa voce, ho provato più volte il desiderio di abbracciarla forte e offrirle la mia amicizia, come simbolo di tutte le amicizie negate perché povera e straniera o additata come poco di buono solo perché povera e indipendente.

La lettura di questa biografia mi ha insegnato molto, molto di più di quanto non avessi imparato durante i miei viaggi o dai racconti di amici immigrati in Italia dal Marocco  e comunque ben integrati. 

Non tutti gli immigrati poveri sono disgraziati, anzi arrivano in Italia sognando un futuro migliore, ma la realtà è diversa dai sogni e spesso la fame li costringe a scendere a patti con la dura legge della vita al margine, ma chi ha il cuore puro e tanta forza di volontà non si spezza, riuscendo a mantenere saldi quei principi che riempiono il loro bagaglio di vita.

La piccola è cresciuta col valore dell'onestà, la vita è stata ingrata con lei, ma il suo coraggio l'ha aiutata a riscattarsi.

In che modo, vi chiederete?  Lo lascio scoprire a voi, seguendo il lungo viaggio di Fatiha da Marrakech alla Calabria, spingendosi fino in Sicilia dove incontrerà Giorgio Marino, ma non vi dico di più...

Il racconto è scorrevole, crudo nella sua semplicità, ma è vero. Coinvolge fino ai suoi vent'anni che segnano la fine di questo lungo e travagliato percorso di vita. Ma non sarà la fine, ci sono ancora tante strade da percorrere e da scoprire e spero con tutto il cuore che Fatiha riesca a trovare quella della felicità.

Personalmente mi farebbe piacere incontrarla e stringerla in un forte abbraccio, chissà...

Per il momento ho condiviso con lei una parte della sua vita e, mi auguro lo facciate pure voi, proprio per capire cosa significa essere un immigrato in Italia.

Auguri Fatiha, Tbarkelah 3lik .

Sperando che questa storia vi abbia incuriositi vi lascio nella scheda del libro il link per l'acquisto e vi auguro una buona lettura.


Tania C.

giovedì 31 dicembre 2020

Recensione UN MATRIMONIO A DICEMBRE di Sarah Morgan - Ed. HarperCollins Italia

 




UN MATRIMONIO A DICEMBRE

Sarah Morgan

Ed. HarperCollins Italia

Pubblicazione in Italia 5 novembre 2020

Genere Narrativa rosa

Formato Brossura

Pagine 278

Traduzione Paola Olivetto

ISBN      8830519863, 9788830519862

€ 15,00 cartaceo

€  6,99 formato digitale presente nei maggiori store online


CONOSCIAMO L'AUTRICE

Sarah Morgan - foto da Wikipedia -


Nata in Inghilterra, ama la vita all'aria aperta e, nelle pause  tra un romanzo e l'altro le piace sciare e fare trekking.

Ha vinto il RITA Award for Best Contemporary Romance Long.

Le sue ultime pubblicazioni: Su e giù per Manhattan. Da Manhattan con amore Vol. 1 (2017), Tramonto a Central Park (2017), Miracolo sulla 5ª strada, Da Manhattan con amore Vol. 3 (2017) e New York all'improvviso, Da Manhattan con amore Vol. 4 (2018), sono tutti editi in Italia da HarperCollins.

Il 5 novembre 2020 esce in Italia, edito da Harper Collins, il suo ultimo romanzo dedicato alla magia del Natale: Un matrimonio a dicembre.


TRAMA


È dicembre e, nell’idilliaca cornice innevata di Aspen, la famiglia White è riunita al completo per un evento lungamente atteso da tutti loro: il matrimonio della piccola di casa, Rosie.

Maggie e Nick, genitori di Rosie sono determinati a festeggiare come si deve, cercando di tenere nascosto un segreto: stanno per divorziare. Vendo separati giài da sei mesi, l’ultima cosa che desiderano è essere intrappolati, insieme, in un inverno irresistibilmente romantico.

La maggiore delle sorelle White, Katie, è in apprensione per questo matrimonio. Convinta che Rosie stia facendo un grave errore, è determinata a salvarla da se stessa. Se solo Jordan, l’affascinante testimone di nozze, la smettesse di mettersi sempre nel mezzo...

Dal canto suo Rosie, è attanagliata dai dubbi, ma non vuole confessarlo. Proprio adesso che sono arrivati tutti, troverà un modo per dire dire che non è più sicura di volersi sposare?

Mentre il grande evento si avvicina,  l’unica cosa certa è che sarà un Natale che nessuno dimenticherà...


IMPRESSIONI

Un matrimonio a dicembre di Sarah Morgan, mi è stato inviato un po' di tempo fa grazie alla pazienza e gentilezza di Jennifer di Harper Collins Italia che ringrazio anche e soprattutto per la pazienza avuta. 

È un romanzo che ho letto durante il primo giorno di convalescenza, appena tornata a casa dall'intervento alla mano, immersa nell'atmosfera caleidoscopica delle lucine del mio albero e del Presepe, accompagnata da biscotti speziati e una fumante tazza di cioccolata calda per riscattare l'anima dal torpore dell'anestesia forse un po' troppo forte.

Per chi conosce Sarah Morgan e ama il Natale, questo è il romanzo che non deve mancare durante le festività. Avrei dovuto pubblicarne la recensione la settimana di Natale, ma ho ritenuto di farlo oggi, 31 dicembre 2020, proprio per il messaggio di ''rinascita'' e fiducia che mi è arrivato.

C'è tutto quello che serve per un Natale romantico e ricco di atmosfera: il meraviglioso paesaggio innevato di Aspen, i ricchi e luccicanti addobbi natalizi il profumo avvolgente di cioccolato e cannella e l'amore, che travolgeranno lettori e lettrici in quell'atmosfera magica che ogni anima romantica vorrebbe vivere a dicembre. Ma...

A volte i sogni, per avverarsi, devono fare i conti con la realtà!

Nick e Maggie White sono i genitori di due splendide figlie: Katie e Rosie, la piccola di casa, quella considerata più fragile perché soffre di asma. 

Pur essendosi amati molto, col passare del tempo sono diventati indipendenti l'uno dall'altra, ognuno a impegnato a coltivare i propri interessi senza più dialogo e intimità e da sei mesi vivono separati, prossimi al divorzio. Le figlie sono ancora all'oscuro della cosa, ne approfitteranno per dare loro  la notizia quando, a Natale, Rosie tornerà a casa da Harvard, dove sta facendo dottorato, per passare le feste con la famiglia come ogni anno.

Katie, sorella maggiore di dieci anni, protettiva e attaccata alla famiglia con le sue tradizioni, ha studiato medicina proprio per poter prendersi cura di Rosie; ha un carattere deciso, ambizioso e ama avere tutto sotto controllo, anche la vita degli altri. La forte dedizione alla carriera medica l'ha resa dura e chiusa  all'amore, costretta a vivere in un bozzolo di ansia e insicurezza.

Rosie, la minore, è uno spirito libero, sempre indecisa sul suo futuro e su ciò che più desidera ma mette il cuore, entusiasta, in tutto ciò che fa.

Nel cuore di una notte di fine novembre Rosie chiama la madre per avvertirla che a Natale non tornerà a casa, ma si ritroveranno tutti in Colorado, ad Aspen, nella Snowfall la lussuosa casa dei suoi futuri suoceri, per festeggiare il suo matrimonio con Dan, conosciuto solo pochi mesi prima e ancora sconosciuto alla famiglia White.

La notizia, non solo del fidanzamento, ma dell'imminente matrimonio ( a quattro settimane! ) di Rosie fa piombare nel caos Maggie che si sente ancora più sola e allibita in quella notte buia e fredda, costretta a raccontare alla figlia che il padre si trova fuori per lavoro, sulla pista dei suoi studi da egittologo. 

La donna è quindi costretta ad avvisare l'ex marito di una prossima telefonata di Rosie con tante novità da raccontargli, pregandolo di non accennare alla separazione.

Rosie, sempre nel cuore della notte, avvisa sia il padre che la sorella Katie la quale, preoccupata per l'ora tarda e sconvolta dalla notizia appena ricevuta, reagisce riversando tutta la sua contrarietà verso quel matrimonio così affrettato, per di più con un uomo che conosce a malapena. 

D'altronde lei è sempre stata restia verso le storie d'amore e iperprotettiva verso la salute cagionevole di Rosie.

In un clima di ostilità, l'unica a sembrare felice è Rosie. La famiglia benestante di Dan la vizia e la coccola come fosse la figlia che non hanno mai avuto. Catherine, la madre di Dan la sta aiutando coi preparativi e nella scelta di un meraviglioso abito da sposa, facendola sentire una principessa.

<< Mia madre lavora nell'editoria universitaria. Ama cucinare e fare giardinaggio. >>

Per Maggie tutto questo è motivo di una profonda tristezza: il divorzio da tenere ancora nascosto, scoprire che la figlia più fragile non tornerà a casa per passare le feste nel loro cottage perché si è fidanzata e sta per sposarsi, è già un grosso  peso da sopportare, ma essere pure esclusa dai preparativi a favore di una donna sconosciuta è troppo anche per lei che si è sempre sacrificata per la famiglia. In più sentiva dentro di se quel senso di inferiorità sociale che c'era tra lei e la futura consuocera, wedding planner di grido. 

Di sicuro la madre di Dan avrebbe considerato il suo lavoro nell'editoria '' entusiasmante quanto un bucato sporco.''

Se devo essere sincera, non appena ho letto questa parte d'istinto ho provato un senso di ''rabbia'' verso Rosie. 

Quale figlia, nel programmare il giorno del suo matrimonio, sceglie di tenere lontana la madre che la ama più della sua stessa vita, per affidarsi esclusivamente alla futura suocera? Certo il lusso e gli agi piacciono a tutti, ma l'amore dei genitori non è forse più importante? 

Quello che Maggie, negli anni, non ha mai fatto mancare alle figlie è proprio l'amore materno, spesso annullando se stessa per amore delle figlie, per vederle felici.

Il bello di questa storia è proprio l'aspetto realistico e vivo che la Morgan ha saputo dare ai suoi personaggi, plasmandoli come fossero personaggi di una qualunque famiglia reale, ben ritraendo la figura di una madre disposta a mettere da parte la propria vita per la propria figlia.

<< Voglio solo essere sicura che non sia una decisione avventata, ecco tutto. >>

Katie, come una mamma chioccia,  forte del suo carattere pianificatore e dei suoi anni di esperienza in pronto soccorso,  ha già deciso: andrà ad Aspen per cercare di far ragionare la sorella e farla desistere dallo sposare uno sconosciuto, ma soprattutto indagherà sulla vita di Dan, mettendolo sotto torchio come fosse il colpevole sotto accusa di un grave reato.

<< Tu, disse al riflesso nello specchio, sei un impetuoso e impulsivo disastro ambulante. >>

In mezzo a tutto il trambusto generato da Katie, quello che la famiglia non sa è del turbinio di sentimenti contrastanti che Rosie sta attraversando.

Nonostante si trovi in un luogo incantato, ad organizzare un matrimonio da sogno in una lussuosa location, accuratamente allestita per l'occasione dalla madre di Dan, la povera Rosie sta attraversando un momento di sconforto, causato dall'insicurezza. 

Proprio ora che che tutto è pronto, il dubbio di non conoscere abbastanza Dan da poterlo sposare la sta assalendo creandole una gran confusione, aumentata dalla girandola di domande e rimbrotti di Katie che tenta disperatamente di annullare il matrimonio e dalla pesantezza dei suoi genitori che sembrano vivere nella nuvola rosa di due adolescenti alla prima cotta. 

<< La famiglia è importante in questo periodo dell'anno. Ti amo. >>  disse Maggie a Nick. << Te l'ho già detto quanto ti amo, oggi? >>

Per scelta di Maggie, lei e Nick decidono di rimandare l'annuncio sul loro divorzio a dopo il matrimonio, fingendo di essere ancora la coppia innamorata di un tempo, mettendoci forse troppa enfasi, causata dalla tensione di fingere un amore ormai giunto alla fine o dallo scoprire un nuovo sentimento? 

<< ''Katie?''

Sentì una voce profonda alle sue spalle, si girò e si ritrovò a fissare un ampio petto e un paio di spalle possenti.

''Buon Natale Katie.'' >>

A cercare di mettere un freno all'istinto distruttivo di Katie è Jordan, amico fraterno e testimone di nozze di Dan. 

Jordan, dopo aver prelevato Katie al terminal dell'aeroporto e venuto a conoscenza del suo piano per boicottare il matrimonio dei suoi amici, cerca con ogni mezzo di bloccarla. È sicuro che Rosie che sia la donna giusta per Dan e sa che i suoi amici si amano, quindi nessuno dovrà mettersi in mezzo per separarli. Nemmeno katie, a costo di fermarla con le sue mani, tanto più che tra loro sembra esserci una forte attrazione che potrebbe sfociare in qualcosa di più, se solo lei riuscisse ad aprire  il suo cuore indurito all'amore a causa di una terribile esperienza vissuta in passato e tenuta nascosta per troppo tempo.

Circondati dalla spettacolare cornice delle montagne innevate del Colorado, immersi in un'atmosfera che solo la magia del Natale può creare, i personaggi di Un matrimonio a dicembre,  saranno costretti a confrontarsi e a mettere in tavola tutte le carte in modo da poter risolvere attriti e incomprensioni che impediscono di accettare i cambiamenti che la vita semina lungo la strada verso la felicità...

Come ultima recensione dell'anno ho scelto l'amore e la positività, perché ne abbiamo tanto bisogno. Ma si, anche perché dietro al mio carattere chiuso e forse un po' troppo pratico, sono anche un po' romantica e amo le atmosfere magiche che Sarah Morgan sa regalare ai suoi lettori.

Il romanzo conta di  278 pagine ed è un romanzo corale, raccontato dalle voci di Rosie, Katie e Maggie con un linguaggio semplice e scorrevole, tanto da non  accorgervi del tempo che passa mentre state leggendo.

Vi sembrerà di sentire il pizzicore della neve che vi cade sul viso, il tepore della spa e il profumo dei biscotti caldi. Sentirete lo sbuffare dei cavalli durante un'incantevole corsa in slitta e sentirete il Natale del cuore, quello che lascia uscire i dubbi e l'ansia per far posto alla pace e all'amore.

Un romanzo che potrebbe essere il regalo perfetto come ''calza della Befana'' per l'amica romantica e sognatrice.

Augurandovi buona lettura, colgo l'occasione per augurarvi un sereno e felice anno nuovo, ricordandovi che la felicità la si può trovare dentro al nostro cuore solo se siamo disposti ad accettare i cambiamenti che non possiamo e dobbiamo impedire o, come il saggio Silente insegna 

'' La felicità si può trovare anche negli attimi più tenebrosi, se solo uno si ricorda di accendere la luce.''

Facciamo di queste parole il nostro mantra per il nuovo anno: spegniamo le tenebre della paura del futuro e accendiamo la luce del cambiamento, la felicità è nascosta in quella luce.

Volevo anche dirvi grazie per essermi stati vicini durante questo anno particolarmente duro e difficile, augurando che il nuovo anno possa essere portatore di tante, nuove e belle letture per tutti.

Tania C.


 





domenica 27 dicembre 2020

Recensione NATALE SENZA AFFANNO di Beth Kempton - Ed. Corbaccio

 



NATALE SENZA AFFANNO

Beth Kempton

Editore Corbaccio

Anno di pubblicazione 2020

Collana I libri del benessere

Formato Brossura

Pag. 240

Traduzione Gabriella Pandolfo

€ 16,90

ISBN: 8867008110

Ebook disponibile in tutti gli store on line


CONOSCIAMO L'AUTRICE

Beth Kempton - foto dal web -


Beth Kempton ha lavorato molti anni in Giappone dove ha imparato l’arte degli origami, dell’ikebana e della scrittura. Si è dedicata alla ceramica, alla tessitura e alla cerimonia del tè. Le esperienze vissute hanno sviluppato in lei un grande amore e una profonda conoscenza della cultura giapponese, tanto da riportarla nel suo libro Wabi, edito da Corbaccio nel 2019.

Fondatrice e CEO di Do Wath You Want, dal quale fu tratto il libro Fai quello che ami, edito in Italia da Corbaccio, la Kempton tiene corsi e workshop volti ad aiutare migliaia di persone in tutto il mondp.

Il suo blog è stato definito << Best Happiness Blog on the Planet >>.





TRAMA

Riscoprire il vero spirito del Natale

Se dicembre fosse un mese rilassante invece che stressante? Natale senza affanno vi accompagna fuori dal buio invernale, per arrivare alla magia di un Natale genuino, di un periodo fatto di splendide  tradizioni, doni e promesse. Durante la lettura riuscirete ad allontanarvi dal Natale dei centri commerciali, dei lunghi pranzi e dei ricevimenti organizzati quasi per obbligo più che per il piacere di ritrovarsi, dalle affannose corse al regalo dell’ultimo minuto… dalla routine che ha soffocato l’incanto dei Natali della vostra infanzia. Si ritroverà il piacere della lentezza, del cucinare per gli amici e la famiglia, del piacere dello stare insieme senza affannarsi. Mai come in questo periodo è importante prendersi dei momenti tutti per sé, per coccolarsi e riempire le festività non solo di cibo ma anche di ricordi, tradizioni antiche e nuove, progetti per il nuovo anno, speranze per noi e i nostri affetti più cari.

IMPRESSIONI


<< Prendete una sedia e rilassatevi. Dopo tutto è Natale. >>

Questo libro sul Natale, ma non di Natale e adesso vi spiego il perché, mi è stato gentilmente offerto in una comoda versione digitale da Valentina di Edizioni Corbaccio che ringrazio per la gentilezza accordatami. 

È un saggio-romanzo-racconto che amo definire come ''agenda della serenità''. 

Leggere e rileggere un capitolo alla settimana durante l'anno, non solo a Natale, potrebbe essere una panacea per tutti quegli animi in continua corsa frenetica verso il traguardo dell'ansia ''da prestazione'' natalizia.

Quando ero piccola il Natale per me significava 8 dicembre. Una data importante, quella che aspettavo tutto l'anno per poter fare il Presepe e l'albero, addobbare la casa con  tante lucine colorate, aspettare Gesù Bambino ( a casa mia Babbo Natale non passava ) coi doni richiesti dopo aver scritto la letterina con la mia bella calligrafia precisina. 

Un mese impegnativo ma dal dolce profumo di ricciarelli e panforte che si propagava per casa. La mamma e la nonna impegnate a tirare la sfoglia e a preparare il ripieno per i ravioli che poi avrei riempito con le mie manine incerte di bimba che voleva giocare a fare la cuoca, finendo per fare degli improbabili ravioli o troppo obesi o scheletrici. 

Ma era bello, perché tutto era intriso di quella semplicità e  magia che solo i bambini riescono a vedere e vivere con tanta spensieratezza. 

Crescendo il Natale è diventato per me, come credo per molti,  un'imposizione. 

Ho sempre amato addobbare casa, guardare i film a tema e ascoltare le coinvolgenti melodie, ma la magia dei Natali della mia infanzia è stata sostituita dall'ipocrisia del consumismo sconsiderato per fare il regalo più prestigioso o spesso ''riciclato'' perché il regalo va ricambiato per forza, finendo per fare ancora più brutta figura che a presentarsi a mani vuote e dall'imposizione di avere, ogni anno, casa riempita di gente solo perché ''è Natale e bisogna stare insieme''. 

Quasi una gara a chi ha la tavolata più bella e succulenta, il dolce più ricercato e la frutta esotica più rara, l'albero griffato e decorato dall'architetto perché lo impone la moda, perdendo il vero spirito del Natale. 

Lo spirito che ho perso e mai più ritrovato, pur amando l'atmosfera calda che si respira dall'Immacolata fino al 24 dicembre. Per me il Natale è sempre finito il 24, il giorno dopo ha sempre significato  ''solitudine'', tristezza e noia. 

Mangiare, bere, ascoltare futili discorsi di chi crede che l'amore si manifesti solo declamando lo squallore della busta generosa o di un regalo a 24 k, mi hanno fatto passare la voglia e il piacere dello stare insieme, di ritrovarsi davanti all'albero a guardare Una poltrona per due e spacchettare piccoli doni, ma pensati e fatti col cuore e anche con le proprie mani.

<< Che questo libro possa essere una lanterna che vi accompagni attraverso il buio dell'inverno e vi riporti al vero spirito delle feste. Spero vi porti tanta gioia. >>

Con questo libro la Kempton ha cercato di ricreare quella magica atmosfera che respiravamo da piccoli, invitandoci a lasciarci alle spalle l'ansia e la frenesia consumistica per dare spazio al calore degli affetti sinceri, al piacere di scegliere col cuore il regalo per i nostri affetti, al tepore della calma di una mattina di festa, alla gioia di una buona colazione a letto perché è Natale e tutto è possibile, soprattutto la tranquillità.

Partendo dal fatto che  non esiste un unico modo per fare il Natale, così come non esiste un'unica forma di famiglia, l'autrice ci accompagnerà nella realtà dei festeggiamenti del Natale di altre culture, soprattutto dell'emisfero boreale, esplorando tradizioni e ricordi di più generazioni per arrivare al punto in comune che, in qualsiasi modo lo si viva, nei nostri cuori il Natale ha un potere magico. 

L'importante è viverlo con leggerezza e spontaneità , senza lasciarsi sopraffare da tradizioni imposte che nulla hanno più a che fare con lo spirito natalizio. Sarà bello anche riscoprire il piacere dell'inverno, che non è solo buio e grigio.

L'invito che ci fa la Kempton è quello di ritagliare tutto il tempo che ci serve per riflettere su ciò che realmente desideriamo dal Natale per noi e per i nostri cari, in modo da non arrivare a fine anno con l'anima arruffata e stanca ma con le idee chiare e tante nuove prospettive per il nuovo anno che sta per arrivare.

Dopo un anno duro e difficile, che non ha concesso sconti a nessuno, questo libro è probabilmente quello che serve per rimetterci in carreggiata, per farci capire che è arrivato il momento di prenderci una pausa, lasciare andare le vecchie convinzioni che ci bloccano e immergerci nella tranquillità dei piccoli gesti quotidiani insieme alla nostra famiglia e ai nostri amici. 

Il piacere di preparare una buona colazione per i nostri mariti, di prendere un tè con un'amica o di fare una passeggiata nella natura sono  li che ci aspettano per diventare i nostri momenti magici. 

E sarà Natale tutti i giorni. 

Ho letto questo libro a fine novembre, appena mi è stato inviato ed avevo in programma di recensirlo per l'Immacolata o subito dopo. Purtroppo, anticipando l'invito al rilassamento dell'autrice, un intervento alla mano mi ha obbligato a fermarmi per qualche tempo. Ne ho approfittato dunque per riflettere su ciò che avevo appena letto e sul significato che il Natale aveva preso per me nel tempo.

Mi è servito molto seguire il consiglio nascosto tra le pagine: ''rilassati, respira e rallenta''. Piano piano la magia dell'atmosfera di un tranquillo Natale in famiglia  è tornata, accentuata anche dalla situazione sanitaria che purtroppo stiamo vivendo. Il piacere di stare raggomitolata davanti al camino a leggere con una tisana fumante mentre fuori piove, il calore dei miei genitori vicino, il muso umido di Brigadiere sulle mie ginocchia, le coccole del mio compagno, hanno assunto un sapore più intenso. Sapore di casa e di quell'abbraccio avvolgente che credevo perduto per sempre.

Il libro si divide in tre parti.

La prima parte, l'attesa durante la quale verremo esorcizzati dalla frenesia del consumismo per convertirci al tepore della nostra casa.

La seconda parte, la celebrazione, durante la quale riscopriremo con occhi meravigliati l'atmosfera natalizia, del significato di donare e convivialità.

La terza parte, la manifestazione, durante la quale impareremo a pianificare in maniera innovativa il nuovo anno, allo scopo di renderlo appagante sotto ogni aspetto.

L'autrice consiglia di leggere Natale senza affanno tutto insieme, lentamente, ma solo prima di Natale, assaporando ogni racconto che ci guiderà come un faro durante tutto il periodo festivo. Se invece lo abbiamo trovato come dono sotto l'albero, si raccomanda di passare subito alla terza parte, in modo da arrivare serenamente al prossimo Natale, in cui si potranno leggere le altre due parti. 

Un altro consiglio è quello di  non riporre mai il libro perché potrebbe tornare utile in ogni momento di spossatezza o di sconforto.

Sperando che questo libro possa essere utile a voi come lo è stato per me, approfitto dell'occasione per augurarvi buone feste e buona lettura.

Tania C.




venerdì 25 dicembre 2020

Recensione IL VIAGGIO PIÙ BELLO Alex Bellini - Ed. Chiarelettere -





IL VIAGGIO PIÙ BELLO

Alex Bellini

Ed. Chiarelettere

Anno di uscita Ottobre 2020

Formato Brossura

Collana Reverse

Pag. 144

€ 15


    CONOSCIAMO L'AUTORE

Alex Bellini - foto da Facebook https://www.google.com/url?sa=i&url=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Fbellini.alex.1%2Fphotos%2Fd41d8cd9%2F10155744423167980%2F&psig=AOvVaw2cLUnI9N4MGS3T5KEcxohy&ust=1608817353734000&source=images&cd=vfe&ved=0CAMQjB1qFwoTCMj3meqd5O0CFQAAAAAdAAAAABAS

Alex Bellini viene alla luce in Valtellina nel 1978.

Da sempre lo sport, in tutte le sue forme ed accezioni, è la sua ragione di vita.

Nel 1999 fu selezionato per partecipare alle selezioni nazionali del Camel Trophy di Tonga.

Dal 2000 al 2001 corre le prime maratone tra cui la New York City Marathon e la Marathon des Sables, corsa di circa 280 km, in 6 tappe, fatta a piedi in autosufficienza, attraverso il deserto del Sahara marocchino.

Il 2002 lo vede volare fino  in Alaska per partecipare all´Iditarod, la famosissima corsa con i cani da slitta. La  gara la concluderà in 9 giorni dopo aver percorso a piedi 600 km trainandosi una slitta in vetro resina.

Nel 2003 torna in Alaska per partecipare all’edizione dell’Iditarod più lunga, 1400 km corsi per la maggior parte all'interno del fiume Yukon. Bellini concluderà la gara in 27 giorni e con 10 kg di peso corporeo in meno.

Il 18 settembre 2005 parte da Genova, a bordo di Rosa di Atacama II, imbarcazione a remi di 7 metri e mezzo, senza barca d’appoggio. Superando situazioni impossibili da prevedere riesce a raggiungere con la sola forza delle proprie braccia, Fortaleza, nel Nord Est del Brasile dopo 226 giorni e 10.000 km di mare.

Il 21 Febbraio 2008 parte da Lima, in Perù, per attraversare in solitaria l'Oceano Pacifico a remi. Una nuova prova di resistenza fisica e psicologica che Alex concluderà con successo il 13 dicembre 2008, dopo 294 giorni e 18.000 km di mare, entrando nelle acque territoriali dell’Australia e segnando il nuovo record di traversata, con esito positivo, più lunga della storia.

Oggi Alex Bellini pilota di mongolfiere ed è un affermato speaker motivazionale, nonché autore di due straordinari libri: “Mi chiamavano montanaro” e “Il Pacifico a remi”.




TRAMA

Le sfide, le difficoltà, i nodi da sciogliere: il viaggio più bello è quello che facciamo dentro di noi, parola di esploratore.

 “Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai niente. Sii gentile, sempre.”

La testimonianza di Alex Bellini – protagonista di mirabolanti imprese avventurose come le traversate dell’Atlantico e del Pacifico a remi – è uno strumento valido per disincagliare le nostre vite.  Ci siamo arenati in una crisi senza precedenti eppure “viviamo tempi interessanti”, bisogna solo accettarne la sfida. Ma in che modo? 

Secondo l’autore la prima cosa da fare è quella di evitare di avere paura della nostra stessa ombra, mettendo in discussione i modelli che la società ci impone e quei comportamenti che ripetiamo come se fossimo degli automi. È vero, l’esplorazione interiore non ha l’aria di un’impresa eroica, tuttavia ognuna delle eccezionali imprese di Alex Bellini è stata possibile grazie ad alcune abilità da lui  definite virtù che nulla hanno a che vedere con la forza o la resistenza fisica ma sono il portato di un viaggio verticale dentro di sé, ammorbidendo le proprie rigidità, ascoltandosi profondamente, coltivando la presenza mentale, senza il timore di mostrare la propria vulnerabilità. Guidati dall’intelligenza e dall’esperienza di un grande viaggiatore possiamo anche noi riscoprire abilità dimenticate e soprattutto attivarle. In un momento storico come quello che stiamo vivendo, nessun’altra sfida è più importante, nessun altro viaggio è più bello.


IMPRESSIONI

<< Un nodo è un legame, un intreccio, un laccio, una difficoltà o un problema che non sappiamo come risolvere. >>

Questo pamphlet mi è stato inviato grazie alla disponibilità di Tommaso di Chiarelettere e lo ringrazio per questo bel dono.

Spesso nella vita attraversiamo momenti che io definisco ''limbo''. Periodi in cui non sappiamo spiegare nemmeno a noi stessi cosa ci rende vulnerabili alle difficoltà, alla tristezza, sprofondando nell'apatia o nell'ansia. Durante questo funesto 2020 credo che nessuno di noi sia stato esente da un momento di sconforto, dalla voglia di ''mollare'' e lasciarsi vegetare nel confortevole bozzolo del nostro divano. Non è sbagliato, ogni tanto, staccare la spina per un po', cercando di accantonare per qualche attimo i dubbi e le paure in bilico sul baratro che sembra essere il futuro in continua evoluzione, ma dopo una breve pausa bisogna reagire per andare avanti e, per reagire, bisogna vincere la paura dell'ignoto che ogni trasformazione comporta. 

Ci vorrà tempo e calma, bisognerà imparare a seguire la strada giusta, che non sempre è la più facile da percorrere, ma sarà quella che ci aiuterà ad uscire dalla nebbia che ogni cambiamento comporta. 

Ogni viaggio comincia da un piccolo passo che ci porterà fin dove vorremo arrivare solo se saremo disposti ad ascoltarci e ad eliminare gli ostacoli che impediscono la serenità del nostro animo.

Dopo aver compiuto lunghi viaggi, soprattutto in solitaria e senza appoggi esterni, l'autore quest'anno, a causa dello stop forzato per la situazione sanitaria che ben conosciamo, ha deciso di percorrere un nuovo lungo viaggio: quello introspettivo.

È stato il suo ''viaggio'' più bello, quello  che lo ha aiutato a ritrovare se stesso ed aiuterà noi a riflettere su quello che veramente è importante  durante il viaggio della vita.

In ogni sua impresa Bellini ha dovuto contare non solo sulla sua forza fisica, ma in particolar modo sulla presa di coscienza di sé, sciogliendo tutti quei nodi che ostacolavano la sua scalata verso il cambiamento, superando la paura dell'ignoto.

Per compiere questa sua fantastica impresa non serviranno attrezzature tecnologiche né abiti in materiale tecnico, basterà il nostro abbigliamento comodo e un angolo confortevole dal quale ''partire'' con la lettura di questo pamphlet.

Durante il viaggio Alex Bellini ci insegnerà come sciogliere quei ''nodi, quei macigni sul petto'', che spesso non ci fanno dormire la notte, allontanandoci dal traguardo dei nostri sogni e delle nostre certezze pur facendoci sentire al sicuro e protetti nel caldo bozzolo della loro staticità. 

Le novità, il futuro, ci attraggono, tutti vorremmo guardare e andare avanti con fiducia, ma spesso la paura dell'ignoto prende il sopravvento avvolgendoci nelle sue spire di finta tranquillità che ci annodano ad un presente di insicurezza che non ci condurrà da nessuna parte.  

Questi, per l'autore sono i nodi da sciogliere e sono sei:

Il nodo della rinuncia (o del lasciar andare)

Il nodo del silenzio

Il nodo dell’attenzione e della presenza mentale

L’esperienza

Il nodo dell’ascolto

L’esperienza 

Il nodo della pazienza

Il nodo della vulnerabilità

Per ogni nodo Bellini ci racconterà un aneddoto o un'esperienza vissuti durante le sue imprese, rievocando anche imprese di altri grandi viaggiatori-esploratori. 

Per ogni nodo affrontato, l'invito dell'autore, è quello di prenderci una pausa per riflettere su ciò che ci blocca e disturba, aiutandoci con dei piccoli esercizi volti proprio allo scopo di seguirci passo passo nel percorso di riflessione.

Nodo dopo nodo si arriverà alla fine di questo viaggio verticale nel profondo dell'anima e, vi assicuro, alla fine del viaggio vi sentirete più leggeri e aperti alla positività di un nuovo futuro.

 << La pazienza è la virtù che ci consente di resistere in vista di un obiettivo a lungo termine: insieme alla perseveranza ci permette di trovare il coraggio di lottare per mantenere il nostro proposito e non soccombere davanti agli ostacoli, non farci sopraffare dalla stanchezza o dallo sconforto. >>

Di tutti i nodi trattati, quello che reputo il più importante e che mi è stato più utile di tutti è  quello della ''pazienza''.  Se continuassimo a percorrere la nostra vita nell'impazienza e nella demoralizzazione, sicuramente non raggiungeremo facilmente i nostri obiettivi. Fermarsi a riflettere, a respirare lentamente, imparare a conoscere i nostri limiti e superare la paura ''del buio'', è la strada che ci porterà a fare delle scelte più accurate e con serenità. 

Nel mondo di oggi, dove i ritmi sono scanditi dalla fretta e dal "tutto subito", è facile lasciarsi prendere la mano della scorciatoia di nascondere la testa sotto la sabbia per tagliare corto su una situazione scottante o su un problema che prevede una soluzione a lungo termine. Come se non ci fosse più il tempo per chiarirsi, per capire. Come se ignorare il problema lo facesse sparire. 

L'autore definisce la pazienza come un atto di gentilezza, non solo verso gli altri ma, soprattutto, verso noi stessi.

Leggendo mi sono convinta che la pazienza è anche il primo nodo da dover sciogliere. Prendere tempo per se stessi, essere gentili verso se stessi, è l'unico modo per superare lo scoglio dello sconforto e dell'ansia che ci prende quando vorremmo risolvere i nostri problemi bypassando le conseguenze delle situazioni difficili o drastiche. La pazienza ci aiuterà a capire ciò che veramente conta e ci preparerà a lasciar andare tutto quello che è superfluo e che ci blocca il cammino, in modo da sciogliere il nodo della rinuncia e proseguire verso il nostro viaggio più bello.

E voi da quale nodo preferite cominciare il vostro viaggio?

Se volete farvi un regalo utile e piacevole vi consiglio calorosamente questo libretto di autoaiuto, sono sicura che alla fine della lettura vi sentirete veramente arrivati alla meta che stavate inseguendo.

Un bel regalo da fare e da farvi per questo Natale così ''annodato''.

Buona lettura e un caloroso Buon Natale,

Tania C.






Recensione TUTTO NASCE PER FIORIRE di DEMETRA COSTA

  TUTTO NASCE PER FIORIRE Autore: Demetra Costa Editore: IoScrittore Formato: Brossura Pag.: 503 Uscita: Giugno 2025 € 18 formato cartaceo F...