lunedì 11 marzo 2024

Recensione: NERO COME LA NEVE La Spezia, 1938. La prima indagine del commissario Dario De Santis di Marco Della Croce - Ed. Fratelli Frilli Editori -

 


NERO COME LA NEVE

La Spezia,1938. La prima indagine del commissario De Santis


Autore Marco Della Croce

Ed: Fratelli Frilli Editori

Collana Supernoir Bross

Anno di edizione 2023

Formato Brossura

Pag. 304

€ 16,90

Formato ebook presente in tutti gli store digitali


CONOSCIAMO L'AUTORE

Marco Della Croce nasce nel 1961 a La Spezia nel 1961 e consegue la Laurea in farmacia.

Lavora come pubblicista, sceneggiatore di fumetti, documentarista, autore televisivo e scrittore. Attualmente è docente presso il corso  di scrittura creativa della Scuola Internazionale dei Comics di Genova e insegna in una scuola superiore.

In passato ha collaborato come free-lance con numerose testate, tra le quali: "Tuttoturismo", "Quark", "Vitality", "Airone", "Dodo", "Gente".

Portano la sua firma i volumi Guida alle Cinque Terre, edito da Meridiane-Edizioni Paoline; Cinque Terre Trekking, edito da 5 Trek; collabora alla stesura de I sentieri della Val di Vara, edito da Felici Editore; Un ko di diciassette secondi, collaborando come coautre, edito da Storie di Sport; Geografia turistica, come coautore, edito da Zanichelli Scuola. 

Ha lavorato nel campo del fumetto, collaborando con le riviste Fumo di China e If.

Sua la sceneggiatura di due serie per ragazzi: Dodo e Clarissa & co

Ha pubblicato come coautore i saggi L'oro di Zio Paperone edito da ABACO e di Luciano Bottaro, un sorriso lungo una vita, edito da ANAFI. 

È stato sceneggiatore, montatore e regista del documentario Il cielo sopra Srebrenca (MACONDO 3). 

È stato ghost writer di alcuni testi della trasmissione di Rai 3 Terzo Pianeta.

Nel campo della narrativa pubblica tre romanzi: nel 2013, per Felice Editore,  Nera di Malasorte secondo classificato al Premio Letterario Città di Sarzana - sezione digitale - nel 2020; nel 2015, per Sillabe di Sale, pubblica Venus classificandosi al primo posto del Premio Letterario Città di Sarzana 2021; nel 2018 per Sillabe di Sale pubblica Black Magic Woman, ripubblicati nel 2022 da Il Filo di Arianna in versione cofanetto dal titolo La Trilogia nera del commissario Sbrana.

Ha pubblicato alcuni racconti nelle Antologie Giallo Pisano 4 (Lettera d'addio Felici Editore 2013); Nero di Spezia (Il numero due, Felici Editore 2014 di cui è stato anche curatore); Spezzini per sempre (Appuntamento a Monterosso, Edizioni della Sera 2023); nell'Antologia di audioracconti pubblica Ci metto la voce (Jenny, Comune della Spezia, 2021 e nell'Antologia multi-artistica ha pubblicato Nelle loro vite (Babacar, IP - Alessandro Ebuli, 2021).


TRAMA

La Spezia, 1938, settimana di Natale. Lungo un vicolo del centro viene ritrovato il corpo senza vita di Fiorella Monchesi. Una pallottola ha centrato il cuore senza lasciare scampo alla povera maestra marchigiana.

A capo delle indagini il commissario Dario De Santis, romano, provato da una terribile tragedia familiare e il suo braccio destro, il brigadiere Lucio Tonelli, spezzino purosangue e abile sbirro dallo spiccato valore della leltà.

Alla coppia basta poco per scoprire che la giovane maestra è da poco uscita da una torbida relazione con un ricco e misterioso fidanzato.

Seguire la pista sentimentale sembrerebbe  la via più facile e chiara da seguire per risolvere il caso e dare volto e nome all'assassino ma, poco più tardi, un secondo omicidio, avvenuto con lo stesso modus operandi, rimescola le carte in tavola facendo crollare le teorie del commissario e dei suoi collaboratori.

La seconda vittima è un uomo d'affari viennese, arrivato da poco in città per lavoro.

Che cosa lega le due vittime, all'apparenza così distanti tra loro? Perché sono stati freddati entrambi da una pallottola al cuore ma, in particolar modo, perché vicino ai loro corpi sono state ritrovate alcune figurine di una trasmissione radiofonica in onda in quel periodo?

Nel mezzo di una tormentosa tramontana, De Santis e Tonelli si troveranno a indagare col supporto della guardia napoletana Russo, cercando di destreggiarsi tra un variegato dedalo di personaggi ambigui come Spie dell'Ovra, camicie nere, prostitute di lusso, sovversivi teatrini, infermiere sognatrici, per giungere, finalmente, alla raccapricciante verità.

A fare da sfondo una società malata, costantemente sorvegliata dall'occhio vigile di un Regime produttore di leggi infami, che verrà manovrata verso una guerra planetaria, oscurata dallo sfavillio delle vetrine vestite a festa e dal magico candore di un'abbondante nevicata che, durante la notte di Natale, ammanterà la città e l'ipocrita indifferenza dei suoi abitanti.


Premessa

Amici della Valigia buon pomeriggio. Sono veramente contenta di presentarvi un nuovo autore e una nuova recensione, scritta dalla mia amica Nelly.

L'autore, Marco Della Croce, è un nostro concittadino con alle spalle una prestigiosa carriera in campo letterario, giornalistico e televisivo. Ciò ci rende molto orgogliose, e non solo per aver portato in scena la nostra amata città. 

Abbiamo quindi pensato di pubblicare questa recensione per farlo conoscere anche a voi e agli amanti dei gialli/noir all'italiana.

Se anche a voi è piaciuta la trama di questo giallo ligure e vi ha incuriosito la recensione di Nelly, vi invito alla lettura di questo interessante romanzo dalla suggestiva copertina raffigurante la principale via del centro spezzino all'epoca dell'ambientazione del romanzo. 

Ne vale la pena. 

Buona lettura,


Tania C.


LE IMPRESSIONI DI NELLY


Mi sono imbattuta per caso nel libro di Marco.
Incuriosita, ho letto poche righe della trama e ho deciso di scaricarlo sul cellulare.
Complice un viaggio in aereo ho iniziato a leggerlo.
Non farò troppe anticipazioni, dico solo che è ambientato a Spezia (La Spezia) nel 1938 e ci porta a conoscere il commissario De Santis , romano, inviso al regime e alla milizia spezzina e oppresso da un grande dolore, affiancato dallo spezzinissimo brigadiere Tonelli ( bon vivant e tombeur de femme) e dal giovanissimo agente Gege’ Russo, collaboratori preziosi e intuitivi .
In questa Spezia conosciuta e sconosciuta insieme ( per noi spezzini e provinciali) i tre indagano su quale sia il collegamento tra l’omicidio di una giovane maestra marchigiana, di un uomo d’affari austriaco e di un barbone.
Cosa li lega? Cosa succede in città? Quale ruolo della milizia onnipresente a ostacolare il lavoro della giustizia?
Bel romanzo, trama solida, ben costruita, lettura scorrevole e avvincente.
E la risposta agli omicidi si scopre solo alla fine (ottimo!).
Attendendo il secondo capitolo della serie, mi dedicherò ai romanzi precedenti di Marco Della Croce .
Complimenti Marco, continua così.

Nelly Lorenzini

sabato 9 marzo 2024

Recensione LA PORTALETTERE DI PARIGI di MEG WAITE CLAYTON - Ed. HARPERCOLLINS ITALIA -

 




LA PORTA LETTERE DI PARIGI

Autore: Meg Waite Clayton

Traduttore: Claudia Marseguerra

Editore: HarperCollins Italia

Pubblicato: 16 gennaio 2024

Formato: Rilegato

Pag. 464

€ 18,90

Formato ebook presente in tutti gli store digitali


CONOSCIAMO L'AUTRICE

Meg Waite Clayton conseguì la laure in giurisprudenza nel Michigan, divenendo autrice di romanzi di successo che vinsero diversi premi letterari. 

Negli anni inizia a collaborare con prestigiose testate come ?New York Times", "Forbes", "Washington Post", dedicandosi spesso al mondo femminile nella società e a tutto ciò che le donne devono affrontare ogni giorno.  


TRAMA

Naneé è una bella ragazza, ricca e con uno spiccato spirito d'avventura. 

Per lei libertà significa imparare a pilotare un aereo.

Quando i carri armati tedeschi invadono la Francia ed entrano a Parigi, il cuore di Naneé è pronto a unirsi alla Resistenza.

Col soprannome "la portalettere", Naneé comincia a consegnare informazioni ai clandestini, usando la sua scaltrezza e il suo fascino per salvare i fuggiaschi e metterli in salvo in ripari sicuri. Edouard Moss, fotografo, fugge dalla Germania con la figlia ancora piccola e viene internato in un campo di lavoro francese. Ben presto incontra Nanée, intrecciando la sua vita con quella della donna, dando vita a un amore romantico ma pericoloso, vissuto nel bel mezzo del fuoco della guerra... 

La storia di Nanée e Edouard è ispirata alla vita reale della ricca ereditiera di Chicago Mary Jane Gold, la quale lavorò assiduamente fianco a fianco col giornalista americano Varian Fry, per riuscire a far espatriare clandestinamente dal territorio francese artisti e intellettuali. La portalettere di Parigi è la storia di una donna coraggiosa, la cui forza è simbolo di speranza in quell'epoca dominata dal terrore. Dopo il successo di L'ultimo treno per la libertà, Meg Waite Clayton rielabora i giorni cupi dell'occupazione tedesca in Francia, dando vita a un romanzo d'amore, pericolo ed eroismo ineguagliabile. 


IMPRESSIONI


Amici della Valigia ben ritrovati. 

Il romanzo che vi presento oggi mi è stato gentilmente offerto da Jennifer Carretta di HarperCollins Italia, alla quale vanno i miei ringraziamenti, per l'opportunità concessami. 

È passata da poco la Giornata della Memoria, certi orrori non vanno mai dimenticati e nemmeno soffocati.

Parlarne, farli conoscere, è oggi l'unica maniera per cercare di non ripeterli, anche se i fatti di cronaca sembrano riscrivere ogni giorno l'identica storia di quegli anni bui.

La portalettere di Parigi è molto di più di un romanzo storico, è la testimonianza della memoria di chi ha combattuto, mettendosi in gioco fino fine alla fine, per poter vivere in un mondo libero, per difendere il valore e il diritto alla vita.

Si tratta di una storia "diversa" da quella raccontata sui libri di scuola. Non riporta la "Memoria" di chi, fortunatamente è riuscito a sopravvivere ai campi di sterminio. 

Questa è una storia forte, che osa, sfidando i canoni e le ideologie di un'epoca nera e dittatoriale. 

Una storia al femminile, di emancipazione, di forza e speranza. 

Prendendo spunto dalla vita reale di Mary Jane Gold, un'ereditiera americana che, durante il periodo buio della Seconda Guerra Mondiale, invece di pensare alla propria salvezza, scelse di collaborare col giornalista Varian Fry e l'amica Miriam Davenport, impegnandosi nel nobile fine di aiutare quanti più ebrei possibili a salvarsi, l'autrice crea il personaggio di Nanée, dando vita a una donna dagli occhi profondi e una mente brillante, coraggiosa e con uno spiccato spirito di avventura. 

<< Era arrivato il momento. La Germania aveva invaso la Polonia, spingendo Francia e Gran Bretagna a dichiarare guerra. Il miracolo che Nanée e tutti in Francia pensavano li avrebbe salvati non era avvenuto. Invece erano ricomparsi i manifesti di appel immédiate che incitavano i francesi ad arruolarsi, manifesti che erano stati tolti dopo la crisi di Monaco, un anno prima. Questa volta la chiamata alle armi era reale. >>

Nanée sfida ogni giorno la paura: come la sua alter ego umana, pilota il super leggero monoplano a motore Vega Gull, un velivolo usato  per turismo negli anni '30 dalla flotta aerea britannica. 

Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, i monoplani, familiarmente chiamati "i gabbiani", vennero requisiti dal governo, diventando parte integrante della flottiglia aerea militare britannica, impegnata a combattere il fuoco nemico. Alcuni vennero abbattuti, altri vennero costretti a cambiare bandiera.

La narrazione del romanzo si divide in due parti.

La prima parte, più lenta e descrittiva, mette in luce i personaggi che si incontreranno durante la storia, l'evolversi dell'avanzata delle truppe tedesche, il terrore e la paura di sentirsi il fiato sul collo da parte dei nazisti, mentre nella seconda, più frizzante e romantica, conosceremo più a fondo il lato più umano e sociale dei personaggi, la nascita di un profondo legame tra Nanée e uno dei protagonisti, la lotta per la libertà, il coraggio e la forza di rialzarsi sempre, nonostante le avversità. 

Protagonista principale è l'affascinante Nanée che rappresenta la "sfacciataggine" e la classe senza freni di una donna che, nonostante il periodo storico, non ha paura di essere sé stessa, mostrando la spropria femminilità, celata dietro a dei pantaloni cargo, un paio di occhialetti da aviatore e col  sensuale drappo di seta bianca fluttuante intorno al collo.

<< ... ora la Francia era in guerra con la Germania, ma lui era ebreo, un profugo dalla brutalità di Hitler, santo cielo. Come si poteva pensare che fosse una spia del Reich? >>

Lei non ha paura di lottare, è pronta a usare tutte le sue armi per la difesa dei diritti umani, per la libertà, così come non ha paura di lasciare che il suo cuore culli dolci ma pericolosi sentimenti per il fotografo tedesco Edouard Moss e la tenera figlioletta Luki, sempre abbracciata al suo unico e piccolo amico, un  canguro di peluche. 

Moss, dopo la perdita della moglie, per fuggire alla cattura da parte della Gestapo che stava alle calcagna di ogni artista ispirato alle correnti artistiche considerate oltraggiose verso la razza ariana e la Germania, fugge in Francia, precisamente in Provenza, cercando un rifugio sicuro soprattutto per la figlioletta, ancora troppo piccola e ingenua per comprendere il male che si sta abbattendo sulla terra ai danni dell'umanità.

La tranquillità è effimera e, dopo una brevissima tregua, anche la Francia viene invasa di nazisti, pronti a fare tabula rasa pur di catturare ogni sorta di "indesiderati". 

Fin troppo presto, per Moss, si aprono i cancelli dei campi lavoro francesi, spazzando via come un tornado quel fievole barlume di normalità e speranza di una vita libera per lui e la figlia.

In quel periodo Nanée, invece di usufruire del suo passaporto americano e mettersi al sicuro in Patria natia, decide di allearsi con la resistenza francese, diventando "la portalettere", una sorta di postina che consegna importanti messaggi agli alleati e si adopera per trovare alloggi sicuri per quanti più fuggiaschi possibili. Tutto, per evitare che finissero sotto le torture dei nazisti aguzzini.

<< Nanée non si era mai considerata una senzatetto, ma sentendo queste poche parole si rese conto di essere stata una specie di rifugiata per almeno dieci anni. Era sporca. Moriva di fame, eppure non era disposta a mangiare ciò che avrebbe potuto dare a Peterkin. A quanto pare suo padre si sbagliava: i soldi non possono comprare tutto. >>

Grazie alla propria forza e alla collaborazione di chi ha saputo fidarsi della sua umanità e darle aiuto, Nanée riuscirà a salvare centinaia di vite innocenti.

Dosando sapientemente finzione e realtà, la Clayton ha saputo dare vita a una storia che scorre sciolta e libera sotto l'attenzione del lettore più scrupoloso.

Certo, la prima parte è un po' lenta, ma superate le prime cento pagine si verrà catapultati insieme a Nanée nel vorticoso rombo dei cieli francesi, al comando di un Vega Gull, pronti a sfidare il fuoco nemico, incuranti della sottile linea di confine tra la vita e la morte.

Gli avvenimenti storici ai quali l'autrice fa riferimento sono accurati, frutto di un'eccellente preparazione e un'accurata ricerca.

I personaggi sono ben strutturati, descritti con dovizia di particolari nell'aspetto fisico. 

Capelli, profondità degli occhi, abiti, pelle... tutto risalta alla perfezione, come se l'autrice avesse avuto i personaggi in posa di fronte a lei, per farne un dipinto in 3D.

<< Va tutto bene, Pemmy. Papà ha detto che veniva qui oggi, ma oggi non è ancora finito. >>

L'aspetto psicologico è il punto di forza della narrazione, i personaggi entrano subito in empatia col lettore, tanto da percepirne le emozioni, il terrore, la gioia per ogni piccola cosa, insignificante ai giorni nostri, ma preziosissima per l'epoca, come i momenti di tenerezza, di tranquillità, di pura innocenza sgorgante dagli occhi e dai pensieri di Luki.

<< La triste verità è che molto del male viene compiuto da persone che non si decidono mai a essere buone o cattive. >>

Hannah Arendt, La vita della mente

Non potrete non amare questo racconto e, soprattutto, non potrete fare a meno di approfondire cercando altri particolari e aneddoti sulla vita di May Jane Gold, la donna che grazie al suo animo nobile e spregiudicato riuscì a mettere al sicuro circa 2.000 persone, salvando anche Marc Chagall e l'autrice Hannah Arendt.

Invito alla lettura tutti quei lettori  come Nanée, che nonostante le mille difficoltà presenti sul proprio percorso di vita, non perdono mai la fiducia e la speranza di un domani migliore, di una vita libera e in pace, senza rinunciare ai sentimenti, facendo proprio leva sull'amore che ci unisce a chi percorre il cammino con noi.

Quasi 500 pagine, sono tante, richiedono un po' di impegno, ma sono sicura che non vi pentirete di aver speso qualche ora in compagnia di una donna che ha speso la sua gioventù agiata per inseguire l'ideale di libertà e di emancipazione.

Ieri il calendario ricordava la "festa della donna". Data fittizia per ricordare non una festa, ma per  commemorare un gruppo di operaie che, l'8 marzo 1908, a New York, persero la vita nel rogo della fabbrica Cottons, diventando il simbolo della parità e uguaglianza dei diritti tra uomini e donne.

Ideali per i quali Nanée-Mary Jane Gold ha lottato con tutte le sue forze.

Credo che le premesse per una piacevole lettura ci siano tutte, quindi fate un saltino in libreria e godetevi il volo radente sulla rotta di Nanée.

Buona lettura, 

Tania C.











sabato 2 marzo 2024

I BINARI DEL NON RITORNO: IL GHETTO DI RIGA - Il mio viaggio in Lettonia lungo i binari del non ritorno -






I BINARI DEL NON RITORNO:
IL GHETTO DI RIGA
- Il mio viaggio in Lettonia lungo i binari del non ritorno -

Amici della Valigia ben ritrovati. 
Come di consueto, anche quest'anno, la Valigia ha preso il volo per seguire i "Binari del non ritorno", atterrando in Lettonia, precisamente sul Mar Baltico, a Riga.
Ho scelto una delle date più possibile vicine alla Giornata della Memoria, ma anche un periodo durante il quale il freddo polare non fosse troppo impietoso. 
Di fatto, il 24 febbraio, armata di buone scarpe termiche anti ghiaccio e mantella per la pioggia, ho varcato, col cuore gonfio di emozioni indefinibili, il cancello del Museo del Ghetto di Riga.
Il museo del Ghetto di Riga si trova sulle sponde del placido e gelato fiume Daugava, poco distante dall'antico Ghetto ebraico, sito nel quartiere moscovita. 
Gli edifici di austera architettura sovietica, rimandano al 1 luglio 1941, quando Riga venne occupata dai nazisti.
Intorno al Ghetto, edifici di pietre rosse e nere, severi, stagliati sotto il cielo gravido di pioggia e vento, testimoni immemori di uno dei più atroci stermini di ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale. 

Quartiere moscovita - foto personale -

Tutto lascia presagire che all'epoca, probabilmente, quegli edifici fungessero da campi lavoro o comunque da edifici di nazisti, ma non ho trovato approfondimenti.
Riga è la capitale della Lettonia, sulla costa del Mar Baltico. 
La  Lettonia, insieme alle confinanti Estonia e Lituania, formano le tre Repubbliche Baltiche e, nel 1940, l'Unione Sovietica le inglobò sotto il suo dominio.
Pochi giorni prima dell'Olocausto, a Riga viveva una comunità ebraica di all'incirca 43.000 ebrei. 
Il 1 luglio 1941, la città di Riga subì l'occupazione da parte delle truppe naziste, infervorata dall'insorgere di feroci gruppi lettoni simpatizzanti delle truppe naziste. 
Questi gruppi crearono scompiglio e terrore arrestando, massacrando e trucidando brutalmente, tra le conifere e betulle del vicino bosco di Bikernieki, una parte degli ebrei residenti a Riga, circa 27.000.
Tre giorni più tardi un gruppo di mercenari lettoni appiccò il fuoco alla Sinagoga Chor, nella quale persero la vita circa 300 rifugiati ebrei. Quella fu la prima di altre Sinagoghe date al rogo. 
Fu grazie al provvidenziale intervento dei cittadini lettoni e di Riga che si poté arginare un massacro immane. 
Žanis Lipke, un portuale lettone che prestava servizio a Riga, dopo aver assistito alla brutalità dell'accanimento contro gli ebrei da parte delle truppe naziste e dei loro scagnozzi, contando sulle sue sole forze, riuscì a mettere in salvo 50 ebrei. 
270 furono gli uomini, eroi coraggiosi, che si adoperarono a salvare esseri umani finiti sotto le grinfie cancerogene dei nazisti. 
I loro nomi sono riportati su una targa alla memoria.
Nei tre mesi successivi la comunità ebraica residente a Riga visse nel terrore. In pochi minuti, quelle povere persone, si videro costrette a lasciare le loro case, a vedere tutti i loro risparmi e le loro proprietà confiscate. 
Persero il lavoro durante retate coatte, subendo violenze e aggressioni senza precisi motivi, solo per il fatto di essere ebrei, esseri imperfetti, indesiderati. 
In particolar modo venne loro imposta la pubblica umiliazione del divieto di utilizzo dei mezzi di trasporto, di camminare lungo i marciapiedi e quella di indossare obbligatoriamente, cucita su ogni indumento, la Stella Gialla, la Stella di David.  

La Stella di David su abiti originali - foto personale -


Dopo atroci barbarie, susseguite da violenti stermini e aggressioni, il 25 ottobre 1941, nel quartiere moscovita, la parte più cruda, austera e fatiscente di Riga, venne costituito il "Ghetto di Riga", una minuscola città dentro la città, dove poter confinare gli "indesiderati", i "rifiuti" da debellare.
Una volta costituito il Ghetto, i tedeschi cominciarono a ridurne, con uno sconvolgente crescendo esponenziale e per mezzo di azioni barbare, il numero degli abitanti. 
I luoghi dei massacri di massa ritenuti più idonei alle esigenze dei boia furono la foresta di Rumbula, dove vennero massacrati, in totale, 38.000 ebrei e il bosco di Bikernieki che raggiunse la stima di 48.000 omicidi, in prevalenza di ebrei. 
Gli anziani, vista la situazione di estremo e degradante disagio, formarono un consiglio, in modo da cercare di rendere più dignitosa possibile la permanenza nel Ghetto. 
Con l'aiuto di tutti, presero vita un centro anziani, una farmacia e un piccolo ospedale. 
Intanto tutti gli ebrei del Ghetto, uomini, donne e bambini, furono condannati a lavori forzati, mentre gli aguzzini nazisti depredavano le loro case da qualsiasi loro oggetti di finissimo artigianato: abiti ricamati a mano, dipinti artistici, antichi strumenti musicali, preziosa biancheria.

Museo del Ghetto di Riga, La Casetta del Ghetto nella piazzetta con le opere dedicare all'Olocausto - foto personale -


Nella notte tra il 29 e 30 novembre 1941, l'alto ufficiale delle SS Friedrich Jeckeln, eseguì l'ordine del Generale Heinrich Himmler: "far fuori il Ghetto trucidando tutti gli ebrei lettoni". Quella notte il Ghetto venne circondato e a tutti gli ebrei venne ordinato di riunirsi in gruppi di circa 1000 persone. 
Avrebbero potuto portare con sé una valigia di circa 20 kg perché sarebbero stati trasferiti in un campo nei pressi di Riga.
Furono molte le persone che non credettero all'umiliante bugia raccontata dai carcerieri e, quelle stesse persone, durante il trasferimento, si suicidarono.
La mattina del 30 novembre, alcuni gruppi vennero portati nella foresta di Rumbula e fucilati senza pietà.
I restanti vennero uccisi per le strade del Ghetto e nelle loro case, fino allo sterminio totale di più di 27.000 persone, conclusosi tra l'8 e il 9 dicembre del 1941.
Molti furono i personaggi di spicco uccisi: il Rabbino Capo, lo storico Simon Dubnov e alcuni membri del Consiglio degli anziani.
In città rimasero 4.000 ebrei uomini  e poche centinaia di donne, quasi tutte sarte. 
Non contenti delle atrocità messe in opera, i nazisti ricrearono il ghetto quasi vuoto deportatando da Germania, Austria e Cecoslovacchia 16.000 ebrei.
Il nuovo ghetto fu diviso in "Ghetto Maschile Lettone", dove vennero confinati solo uomini e "Ghetto delle donne Lettone", dove furono imprigionate solo donne e bambini. Questo nuovo ghetto prese il macabro nome di "ghetto tedesco". 
Gli abitanti, cercando di sopravvivere, radunarono le loro poche forze per allestire, clandestinamente, un negozio di alimentari e un panificio. Venne allestita anche una scuola con una cucina per gli ultimi bambini ancora in vita.  
Nel 1942, come un avido segugio che fiuta e stana la preda, i tedeschi riuscirono a scoprire le piccole attività segrete degli ebrei e, dopo una inutile e vana rappresaglia, vennero sterminati un centinaio di ebrei malati e disabili, gli anziani e tutti gli uomini facenti parte della polizia  ebrea.  
Nel gennaio 1943, i due Ghetti furono rafforzati. 
Nell'estate del 1943, i tedeschi inviarono molti esseri umani reclusi nel Ghetto il campo di lavoro di Kaiserwald e ad altri limitrofi.  
A dicembre, nel Ghetto di Riga non ci furono più ebrei.
Con l'avanzata delle forze sovietiche, nel 1944, le truppe tedesche inviarono alcuni gruppi di uomini ebrei alle fosse comuni col compito di aprirle e bruciarne i cadaveri sepolti. A lavoro terminato, non ancora contenti, i tedeschi,  fucilarono ogni uomo che aveva preso parte all'apertura delle fosse. 
Luglio, 1944. 
L'Armata Rossa riuscì a varcare i confini lettoni. I nazisti ne approfittarono per sterminare i prigionieri ebrei del campo di concentramento di Kaiserwald, a Riga. I pochi sopravvissuti furono smistati nei lager fuori dalla Lettonia, soprattutto a Danzica, nel campo di  Stutthof.
Finalmente, il 13 ottobre 1944, l'Armata Sovietica liberò Riga dalla dittatura nazista e circa 150 ebrei, tra i quali alcuni bambini, poterono uscire da quei nascondigli "sicuri" che gli permisero di salvarsi.






Interno e oggetti originali della Casa del Ghetto - foto personale -


A grandi linee, questa è la Storia dell'Olocausto di Riga.
Varcare la soglia di quel museo a cielo aperto non ha fatto altro che rafforzare ciò che libri, viaggi e vita mi hanno insegnato col tempo, ovvero quanto sia piccolo il mondo. 
Quanto il terrore, l'intolleranza e l'odio possano annullare le distanze, le ideologie, le nostre certezze e il diritto alla libertà.
Mi aspettavo il dolore e le lacrime, ma più di tutto mi ha fatto male sentirmi piccola e troppo fortunata per essere nata in un periodo di pace e con tratti somatici e discendenza sanguinea  che per quei tempi erano ritenuti "normali". 
Ma cosa è giusto? Chi e cosa può definire il concetto di normalità, di "purezza del sangue"?
Ogni volta che cerco di darmi una risposta, finisco sempre per incappare in altre migliaia di domande che una risposta non l'avranno mai.
Il percorso del museo del Ghetto inizia con la visita ai Ponti di cultura, un'esposizione sulla storia degli ebrei lettoni
Una grande stanza allestita con una ventina di poster che ripercorrono circa 450 anni di storia ebraica in lettone,  in inglese e, in alcuni casi, anche in francese, dalla nascita delle comunità del Ducato di Curlandia, fino a oggi.
Racconti dettagliati sulla Prima Repubblica, a cavallo tra il 1918 e il 1940, sull'importanza delle comunità ebraiche per lo sviluppo del nuovo Stato, della cultura, dello sport e dell'evoluzione scientifica.
Proseguendo si trova Un muro commemorativo dedicato agli ebrei vittime degli stermini, deportati a Riga dall'Europa Occidentale. Lungo i pannelli si possono leggere i nomi di tutti gli ebrei che dall'Austria e Germania furono deportati nel Ghetto e ivi deceduti tra il 1941 e il 1944.
Devastante è stato vedere e salire sul vagone che da Berlino arrivava a Riga. Viaggio di sola andata.
Nella piazzetta del museo, oltre a opere artigianali in memoria dell'Olocausto, si trova anche una casetta di legno originale dell'epoca. 
La casa del Ghetto di Riga
Casetta di legno su due piani, fu costruita a metà del 1800 nel quartiere moscovita (Maskava Forstate) nel punto in cui si sarebbe trovato il Ghetto durante la Seconda Guerra Mondiale. La casa ha una superficie di 120 mt quadri e all'epoca ospitò fino a 30 persone contemporaneamente.
Nel 2011 la casetta venne collocata poco distante, nell'attuale museo del Ghetto di Riga e dell'Olocausto,
A piano terra si possono oggi ammirare le riproduzioni di alcune sinagoghe lettoni. 
Al primo piano è stato riprodotto l'appartamento/cella composto da due stanzine, completamente arredate con mobili e oggetti personali e di uso quotidiano risalenti all'epoca.






Stanza 3.000 destini e opere della Beltsova - foto personale -



Se salire sul vagone mi ha stracciato l'anima, entrare nella stanza nominata 3.000 destini, mi ha completamente atterrata. Nella stanza è installata una ricchissima esposizione delle opere della pittrice Alexandra Beltsova, ritraenti momenti di vita nel Ghetto e di foto e documenti originali inediti, provenienti da collezioni  e archivi privati, tutta dedicato agli ebrei deportati dal Ghetto di Theresienstadt (oggi conosciuta come Terenzin, in Repubblica Ceca) e sterminati nel 1941.
La visita al museo è gratuita, lungo il percorso ci sono delle cassettine per offerte libere che permettono la manutenzione dei locali e del sito. 
Un ragazzo simpaticissimo è pronto a dare tutte le delucidazioni possibili in un inglese quasi madrelingua.
Sono presenti opuscoli in italiano e altre lingue, che riportano la spiegazione delle varie stanze.
Ci sarebbe da dire molto altro ancora, perché la storia è una enorme Matrioska: ogni volta che si pensa di aver conosciuto tutto, c'è sempre qualcosa di nuovo da scoprire, nuovi capitoli da studiare, nuovi vissuti da conoscere.
Come dicevo prima, nessuno mi darà mai una risposta esaustiva e veritiera sul perché l'odio ha portato a uno sterminio di massa internazionale, sul perché nessuno abbia mai provato a scusarsi veramente per quegli orrori gratuiti.
Allora come oggi.














Berlino-Riga solo andata, il binario del non ritorno - foto personale -



So soltanto che viaggiare significa anche conoscere il nostro passato, la nostra storia, e gettare le basi per un futuro libero. Per nostra storia intendo La Storia dell'Umanità, unica e unita, senza distinzione di razza e sesso. 
Questo mio viaggio nella storia è stato uno dei tanti passi che prima o poi mi porteranno ad Auschwitz ma, per il momento, ho ancora tanto da imparare e da vedere, prima di essere in grado di affrontare il mio personale viaggio della Memoria.
Chiedo scusa se doveste riscontrare errori durante il racconto, non sono una storica e mi sono basata su nozioni lette in loco, prese dall'opuscolo rilasciato dal museo e da siti storici lettoni attendibili. Ovviamente il traduttore Google fa quello che può, per imparare il lettone non sono ancora pronta e soprattutto non credo di essere in grado. 
Qualcosa, sicuramente mi sarà sfuggito e gradirei se me lo faceste notare in modo da correggermi e correggere l'articolo.
Per chi volesse approfondire, posso consigliare The Journey into Terror: The Story of the Riga Ghetto, di Gertrude Schneider, la storia di una bambina in età scolastica, miracolosamente sopravvissuta all'Olocausto di Riga. Potete trovare il libro su Amazon, un po' caro e in inglese, ma credo nel valga la pena se riuscite a leggere in inglese.

Buona lettura e, perché no, buon viaggio.
Tania C.





martedì 6 febbraio 2024

Recensione LA NINNA NANNA DEGLI ALBERI di Alice Bassoli - Ed. Corbaccio -



 LA NINNA NANNA DEGLI ALBERI

Autore Alice Bassoli

Ed. Corbaccio

Anno di pubblicazione 2024

In commercio dal 6 febbraio 2024

Collana Narratori Corbaccio

Genere Giallo/Thriller/Noir

Formato Brossura con alette

Pag.  288

€ 16,90

Formato ebook presente in tutti gli store online


CONOSCIAMO L'AUTRICE 

Alice Bassoli nasce nel 1981 a Reggio Emilia, dove vive e lavora.

Fin da bambina inventa storie ma comincia a scriverle dopo i trent'anni, prendendo ispirazioni dai suoi due romanzi speciali, quelli che ancora oggi porta nel cuore.

È con La ninna nanna degli alberi che, tra più di millecinquecento candidature, si piazza tra i cinque finalisti del concorso Amazon Storyteller 2022.


TRAMA

2018, Dicembre.

Isabella non aveva mai più fatto ritorno in quel paese incastonato tra i boschi delle dolci colline dell'Appennino tosco-emiliano, nella casa della zia dove, da bambina, passava le vacanze.

Passavano. Lei e la gemella Valeria. 

In quel paesino trascorrevano l'estate insieme ai ragazzi del posto, tra bagni nelle fresche acque del torrente, i primi baci che li facevano sentire adulti e, per passare i lunghi pomeriggi di noia, le incursioni in una fatiscente villa abbandonata. Meglio ancora se la villa faceva paura, soprattutto di notte, quando si vedevano luci e si sentivano rumori strani...

Successe poi che una sera di luglio Valeria non fece ritorno a casa della zia.

Era scomparsa, come svanita nel nulla, lasciandosi dietro una scia di domande senza risposta.

Da vent'anni Isabella vive con l'anima divisa in due, da una parte ha cercando di vivere una vita apparentemente normale creandosi una famiglia, divorziando e vivendo con la figlia, dall'altra costruendo muri e confini per lasciar fuori dal suo mondo ricordi, persone e luoghi di quel tempo. Quei confini, in quei lunghissimi vent'anni, non li oltrepassò più.

Ma, adesso che zia Adele è venuta a mancare, si ritrova ad averne ereditato la casa e un indizio contenuto in essa.

Isabella, a questo punto, sa che se vuol liberarsi dei fantasmi del passato e fare pace con sé stessa, deve accettare quell'eredità e raccoglierne l'indizio per fare finalmente chiarezza su tutto ciò da quel maledetto giorno in poi le era sfuggito.


IMPRESSIONI


Per la copia cartacea di La ninna nanna degli alberi ringrazio calorosamente Valentina di Casa Editrice Corbaccio, che esaudendo il mio desiderio, mi ha dato la possibilità di leggere il romanzo con largo anticipo rispetto all'uscita in libreria.

Senza nemmeno leggerne la trama, fui attirata dalla copertina e dal titolo che lasciavano presagire una storia dolce, malinconica, probabilmente con dei bambini e le loro spericolate avventure come protagonisti. 

Non ero andata poi così lontano, la lettura della sinossi confermò buona parte delle mie supposizioni. Scoprire poi che l'ambientazione della storia racconta di luoghi della mia infanzia è stato il segnale che il mio "naso" letterario non aveva sbagliato il colpo. 

Leggere il romanzo è stato un'esperienza che si è spinta ben oltre le mie aspettative! 

Pagina dopo pagina sono stata letteralmente risucchiata dalla storia tanto da iniziarla e finirla in una notte perché non riuscivo a staccarmi dai suoi sibillini intrecci.

Quello che mai mi sarei aspettata da questo romanzo, è il fatto che sia completo, che sia stato scritto col giusto mix di tutti quei fattori che fanno di una storia La Storia!

Un pizzico di romanticismo, una spolverata leggerissima di eros, la giusta miscela tra horror, suspense e dramma, un po' di avventura che non guasta e tanto, tanto mistero.

Atmosfere e avventure che riportano agli anni '80, a Twin Peaks, Stand by me, It, ma con un velato accenno al più attuale Dicker, ripercorrendo il sentiero dei ricordi con  la tensione a fior di pelle e l'attenzione sempre più viva.

La ninna nanna degli alberi racconta la storia di Valeria e Isabella, gemelle di Reggio Emilia che, fin da bambine, trascorrevano le loro vacanze a casa di zia Adele e dell'iracondo marito Alfonso, un uomo irascibile, prepotente e che non hanno mai considerato come zio.

Il personaggio è stato costruito talmente bene, con dovizia di particolari, che viene naturale provare ripudio per una persona così truculenta.

Il paesino, dal nome immaginario, Cadelbove, è sito nelle dolci colline del Reggiano, probabilmente tra Castelnovo ne' Monti, Felina e Reggio Emilia e, per le ragazze, è un luogo del cuore. 

È sempre stato bello ritrovarsi, ogni estate, a casa di zia Adele, anche se ciò comportava la convivenza forzata col dispotico e arrogante marito della zia, Alfonso.

Nonostante tutto alle ragazze, alla fine poco importava dei continui rimbrotti dell'uomo, una volta nell'intimità della loro camera, con la musica a tutto volume, ogni ombra nera svaniva e poi c'erano Alberto e Lorenzo con tanta voglia di vivere, di essere liberi e fare nuove esperienze.

Isabella e Valeria hanno diciassette anni, sono giovani, belle, con un corpo statuario che  fa girare la testa ai ragazzi del paese che fanno parte del loro gruppetto: il timido e goffo Lorenzo e il fratello Alberto.

Valeria è più consapevole della propria femminilità e molto più disinibita rispetto alla gemella più semplice e introversa. 

Isabella, invece, ha ancora l'anima acerba di chi si approccia all'adolescenza: ogni giorno più bella e desiderata, senza la consapevolezza del proprio corpo.

Proprio Isabella fa breccia nel cuore e nell'anima di Lorenzo, diventando il suo chiodo fisso, anche se il ragazzo, ancora troppo impacciato e influenzabile non troverà mai il coraggio di dichiararsi. Così come non riuscirà a dichiararsi Isabella, che comincia a provare qualcosa per Lorenzo.

Tutto ciò non va giù a Monica Cavicchioli, figlia del violento Maresciallo dei Carabinieri del paese e componente maliziosa e  "ingombrante" del quartetto.

Monica, innamorata di Lorenzo, vede nelle gemelle Celsi il pericolo; prova un'invidia talmente radicata, esacerbata dalla violenta situazione familiare, da corroderle l'anima e farla agire senza riflettere. 

Si sente inferiore, è sgraziata, troppo formosa nei punti sbagliati, sa di non essere la classica bellezza che attira le attenzioni dei  ragazzi e sa di non poter competere con la bellezza giunonica delle gemelle, soprattutto di quella che lei considera una "gatta morta": Isabella.

Ma è manipolatrice e sa anche come far valere il suo forte ascendente su Lorenzo, creando in lui una forte dipendenza sessuale.

Alberto è il "filtro" del gruppo, il ragazzo buono,  con quel pizzico di intraprendenza tipica dell'età che cerca di affrontare tutto con distaccata diplomazia, rifugiandosi nella musica. Non è immune al fascino di Valeria.

Forse è il personaggio più marginale, quello un po' in ombra rispetto agli altri. Più "distaccato", passatemi il termine, socialmente. A lui piace la musica, il rock, ama suonare i suoi strumenti e, pur essendo partecipe e coinvolto nella vita del gruppo, resterà sempre un passo indietro, quasi a protegger loro le spalle come un fratello maggiore. 

Lorenzo è il muro portante del gruppo. Timido, goffo, un po' eccentrico nel vestire, da sempre innamorato di Isabella ma affascinato da Valeria, si lascia facilmente influenzare da Monica, senza mai distogliere e celare il suo interesse per Isabella.

L'autrice è riuscita a plasmare  non solo l'aspetto fisico ma anche quello psicologico di ogni personaggio, mettendone in risalto luci e ombre del carattere, i  disagi e i fantasmi interni,  dando loro una vita autonoma, quasi come fossero i "ragazzi della porta accanto". Viene naturale uscire di casa e cercarli, sperando di vederli uscire dal portone del dirimpettaio.

Lorenzo, Alberto, Valeria e Isabella, durante l'estate del 1998, per cercare di evadere dalla routine delle scampagnate al torrente, decidono di fare un'incursione nella villa diroccata e abbandonata da tempo immemore, confinante con la casa di zia Adele.

Come moderni urbex, spronati dalla curiosa spavalderia di Valeria, tranciano il catenaccio del cancello ed entrano nella villa. A nulla valgono i rimproveri di Lorenzo e Isabella, ai quali quel luogo mette disagio e vogliono uscire.

<< Alberto fece luce sulla vernice logora della porta. Vide segni geometrici inquietanti dipinti con un aerografo. Un osso legato a un nastro nero penzolava dallo stipite. >>

La casa versa in uno stato di fatiscenza avanzata da vent'anni: pavimentazione sconnessa, calcinacci, assi rotte, tanta polvere e, in una delle stanze c'è qualcosa di molto strano.

Un osso, appartenute a chissà quale genere di creatura, penzola dallo stipite della porta, stelle a cinque punte e strani disegni geometrici sono disegnati  ovunque: tutto fa pensare che dentro a quella stanza avvengano riti satanici.

La stanza del male! Quello sembra proprio essere il nome giusto per quel luogo.

Isabella e Lorenzo cercano di convincere Valeria a uscire da quella strana casa così macabra e alla ragazza, seguita da Alberto, non resta che fare dietro front e uscire, passando però, per il giardino, sul retro della casa, confinante con la camera da letto di zia Adele.

Come tutta la casa, anche il giardino versa in condizioni di degrado. C'è un pozzo profondo, chiuso con un coperchio di fortuna, un dondolo arrugginito, erbacce e muretti sconnessi. 

L'atmosfera gotica e suggestiva del luogo rapisce da subito il lettore che si ritrova a esplorare ogni angolo di quella antica villa ormai preda del tempo.

La curiosità di sapere quale sia il mistero che si cela in quella strana camera e in quel giardino tiene incollati alle pagine con la speranza di scoprire qualche torbido segreto.

<< Caro diario, sono tornata da sola nella casa abbandonata, all'insaputa degli altri. Mi sono diretta verso la stanza del male. Ho trovato la porta socchiusa. Il corridoio era buio. E proprio quel buio deve avermi protetta dal loro sguardo. >>

Il "segreto", effettivamente c'è, e lo scoprirà Valeria, tornando in quella casa più volte e senza il gruppo. Un segreto terribile, che mai avrebbe potuto immaginare. E da quel giorno Valeria cambierà, non sarà più la stessa ragazza solare e vivace di pochi giorni prima. 

La prima ad accorgersi del repentino e strano cambiamento è Isabella ma, per quanto faccia, nulla serve a far ritrovare il sorriso alla gemella.

Valeria è spaventata da qualcosa che ha visto in quella casa, si è chiusa in sé stessa. Ha paura, è schiva e pian piano scivola nel tunnel dell'autodistruzione, finché una notte, improvvisamente, scompare senza lasciare tracce.

Cominciano le ricerche estenuanti, col coinvolgimento del lettore, che si ritrova a seguire piste nei boschi del paese, a interrogare persone e a tornare in quella casa maledetta alla ricerca di risposte. 

I giorni si susseguono, come grani di un rosario,  ma di Valeria nessuna traccia. Qualcuno asserisce di averla incontrata a Reggio Emilia, altri di averla vista in giro; la disperazione di Isabella comincia a crescere attimo dopo attimo. Lo sente nella pancia che è successo qualcosa di brutto alla sorella. 

Il tempo passa inesorabile, Isabella è cresciuta, ha quasi quarant'anni. Dal giorno della scomparsa della sorella sono passati più di vent'anni e in tutto quel tempo Isabella ha creato una sua famiglia, ha una figlia adolescente che è il ritratto di Valeria, ha divorziato dal marito, pagando tutto a caro prezzo. 

Per riuscire ad andare avanti e superare quella tragedia, per Isabella, abbandonarsi all'oblio dell'alcool sembra la soluzione più rapida ed efficace.

Il destino però ha altri piani per lei, costringendola a tornare al paese, per gestire l'eredità lasciatale da zia Adele, appena scomparsa.

Così, dopo una vita a cercare di convivere col dolore della perdita di Valeria e a stare lontana da Cadelbove, Isabella si ritrova ad aver ereditato la casa di zia Adele e tutto ciò che contiene, in particolar modo gli anagrammi creati dalla zia, coi quali giocava sempre fin da quando era bambina.

Tornare in quella casa è una doccia fredda, troppo dolore si cela ancora tra quelle mura e nella sua anima. 

Negli anni non è mai riuscita ad accettare la scomparsa di Valeria. Solo l'alcool, nel tempo, è diventato un fedele compagno, creando una bolla illusoria di quiete. 

Isabella sa che è arrivato il momento di andare finalmente avanti e fare i conti col passato. 

La figlia Emma, cresciuta forse troppo in fretta, è il suo perno, il punto fermo dal quale ripartire dopo ogni sbronza, dopo ogni giornata no.

Appena tornata a Cadelbove, Isabella, durante una delle sue crisi alcooliche, ritrova Lorenzo. Non sembra più il ragazzino insicuro e goffo, anzi. Un po' appesantito, coi segni del tempo sulle spalle, ma pronto come sempre a tenderle una mano nel momento del bisogno, soprattutto ora che è diventato un carabiniere.

Insieme a Lorenzo ritrova anche Alberto e Monica, ora moglie di Lorenzo e madre del nuovo amico di Emma, Gabriele.

I due adolescenti diventano amici da subito e, come i loro genitori, provano una forte attrazione per la casa abbandonata, tanto da iniziare a esplorarla con avida curiosità, la stessa appartenuta a Valeria.

<< ... sul marciapiede, esattamente davanti al cancello dell'abitazione di Monica e Lorenzo, qualcuno aveva messo un giglio e accanto un braccialetto di perline colorate. >>

Mentre i ragazzi giocano agli esploratori, il vecchio gruppo si riunisce, facendo riemergere antichi rancori e sentimenti mai sopiti. Tutto gira intorno al fantasma di Valeria, tormentando Isabella e scaldando gli animi di Lorenzo e Monica.

Ma qualcosa non torna. 

Uno strano anagramma di zia Adele e alcuni oggetti appartenuti a Valeria, lasciano presagire che la ragazzina scomparsa vent'anni prima, oggi sia ancora viva e già da un po' di tempo si stia quasi prendendo gioco di loro seminando oggetti nei luoghi frequentati dal gruppo.

Per fare luce sul mistero non resta che indagare, partendo proprio dal punto in cui tutto iniziò, la villa abbandonata...

Cosa si nascondeva nella stanza del male? Chi o cosa aveva visto Valeria in quella stanza? 

Dopo vent'anni è ora di scoprirlo, senza tralasciare nessun particolare, grazie anche al prezioso aiuto di Emma e Gabriele.

Da questo punto in poi è tutto un crescendo di emozioni, tensione e brividi.

Avvalendosi di salti temporali tra passato e presente, la Bassoli costruisce omogenei intrecci, intriganti e subdoli,  rivoltando teorie e scenari, come un continuo reload che, ogni volta, smonta ogni certezza.

Ci sono indizi e piste da seguire ma, nonostante la speranza di ritrovare la gemella viva, tutto sembra portare a un buco nero.

I capitoli scorrono sciolti, senza eclatanti colpi di scena, ma dando nuove possibilità al lettore, che arriverà al finale con la perplessità di chi ha sempre avuto la soluzione sotto il naso, ma così ben mimetizzata da non accorgersene. 

Gli argomenti trattati nel romanzo sono attuali e curati dall'autrice con delicatezza, senza giudizi né condanne, ma in maniera talmente veritiera che si potrebbe quasi pensare che Alice Bassoli abbia preso spunto da fatti di cronaca realmente accaduti. 

Che altro dire di questa storia così accattivante? Correte in libreria a prendere la vostra copia per immergervi in quest'avventura geniale.

Piccolo spoiler, questo romanzo è rigorosamente da leggere con la colonna sonora originale di Isabella per avere qualche brivido in più.

Non mi resta che fare i complimenti ad Alice Bassoli e augurarle tutto il successo che merita.

A voi lettori auguro buona lettura e vi aspetto presto con una nuova recensione.

Tania C.








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