domenica 8 settembre 2019

Recensione di A MANO DISARMATA di Federica Angeli Ed. Baldini+Castoldi




A MANO DISARMATA

Federica Angeli
Ed. Baldini+Castoldi
Pag. 366
Copertina flessibile con sovra copertina
Collana I saggi
€ 17,00
Ebook disponibile


CONOSCIAMO L'AUTRICE


Federica Angeli - foto dal web-

Federica Angeli, classe 1975, romana, è una giornalista di cronaca giudiziaria e nera. Dal 1998 scrive per <<La Repubblica>> e nel 2005 ne diventa redattrice. Dal 2013 vive sotto scorta: mentre stava svolgendo un'inchiesta sulla criminalità organizzata di Ostia cominciarono ad arrivarle minacce dalla mafia. Molti i premi vinti nel 2012 e 2013 il Premio Passetti- Cronista dell'anno, nel 2015 il Premio Donna dell'Anno, il Premio Francese e il Premio Articolo 21, assegnatole dal sindaco di Roma, nel 2016 il Premio Piersanti Mattarella e il Premio Falcone e Borsellino, nel 2017 il Premio Arrigo Benedetti e il Premio Nazionale Borsellino. 
Grazie al suo impegno nella lotta alle mafie, nel 2016, il presidente Mattarella la nomina Ufficiale della Repubblica Italiana al Merito.
Insieme ad Emilio Radice pubblica Cocaparty nel 2008 e Rose al veleno, stalking nel 2009. Nel 2015 firma come coautrice Io non taccio e nel 2016 Il mondo di sotto. Cronache della Roma criminale, come autrice.


TRAMA

Ostia, 2013. Due colpi di arma da fuoco esplodono nel silenzio della notte. Le finestre si aprono e un grido lacera l'aria : <<Tutti dentro, lo spettacolo è finito!>>
Tra gli abitanti di quei palazzi c'è Federica Angeli, cronista di nera per la cronaca Romana di <<La Repubblica>>, nata e cresciuta proprio in quella periferia. Federica  si occupa da tempo dei clan locali, e da tempo riceve minacce gravi. Ha visto in faccia la paura, ma dalla sua ha l'altra faccia della paura: il coraggio.  Se i nel quartiere tutti si piegano obbedienti al comando del boss, lei denuncia tutto ciò che ha visto. 
Il giorno dopo la denuncia la sua vita subisce uno stravolgimento drastico: a tutela della sua incolumità le viene assegnata una scorta. Le intimidazioni non la fanno vacillare, grazie alla sua fede del "noi insieme contro l'illegalità". La vicenda giudiziaria di cui è protagonista sino alle attuali sentenze, fa ben sperare in una faticosa ma possibile vittoria, a conferma del suo credo che tutti insieme, a testa alta, possiamo cambiare in meglio.
L'unica arma che ha permesso a Federica di vincere questa guerra è la penna, con la quale racconta in queste pagine, la lotta alla malavita in un ambito di giornalismo etico, severo e nobile, atto a compiacere nient'altro che la verità. Tra continui colpi di scena Federica mette in luce le sue paure e la solitudine che sembrava schiacciarla nei momenti più duri. La testimonianza riportata in queste pagine è la rappresentazione del suo essere  donna, madre, moglie, conteso alla serenità famigliare. Quella serenità che si ispira alla Vita è bella di Benigni, coinvolgendo i figli di Federica al gioco della guerra. 
Tutti i diritti di questo libro sono stati acquistati dal regista Claudio Bonivento che porterà sugli schermi questa incredibile storia.



IMPRESSIONI

Questa cronaca biografica, in copia cartacea, mi arrivò a sorpresa tempo indietro grazie al gentile omaggio di Baldini+Castoldi che ringrazio di cuore per la fiducia riposta in me. L'emozione che si prova, ogni volta, a spacchettare il plico inaspettato portato dal corriere è sempre indescrivibile e mai uguale. Se poi si tratta anche di un testo che tratta una storia di cronaca attuale, forte e delicata allo stesso tempo è ancora maggiore l'emozione e il piacere di leggere. 
Un bel libro corposo, con la copertina flessibile ed una meravigliosa sovracopertina simil-pergamena nelle tonalità perlacee del grigio, ad impreziosire ancora di più il volume.
Leggerlo è stato piacevole, anche se ogni parola è ricca di spunti di riflessione, sia sul piano sociale che personale. 

"Ti rendi conto che quello, lo Spada, mentre mi teneva chiusa in una stanza, mi ha detto che comandano loro e che avrebbe fatto del male a me e ai bambini se avessi scritto dei loro affari? Io non so più cosa pensare. Non è che lavoro per un giornalino di paese, sono una cronista di "Repubblica", il primo quotidiano nazionale. E quello non ha avuto paura di minacciarmi. Capisci? Fin dove arrivano davvero le coperture di questi personaggi? E poi, assurdo nell'assurdo, tre ore dopo la mia denuncia ai Carabinieri - i Carabinieri, cazzo!, cioè quelli che ci proteggono - un pregiudicato che ogni tanto mi passa informazioni sapeva già tutto, tutto, chi e cosa avevo denunciato, ogni parola! Non è possibile. Mi sembra un film dell'orrore."

2013, Ostia. Federica Angeli e Carlo Bonini, cronisti di Repubblica per la cronaca della Capitale, iniziano una delicata indagine sul legame tra la mafia Ostiense e la pubblica  amministrazione. Tutto ha inizio il giorno in cui  Federica insieme a dei colleghi, decidono di documentare un'indagine in uno dei più rinomati stabilimenti della costa ostiense. Accurate indagini durate mesi conducono ad un nome, quello del boss Armando Spada, il quale, forte dell'aiuto di altre famiglie di spicco della mala locale, i Triassi e i Fasciani, seminano il terrore a Ostia. Per Federica, aver aperto il "Vaso di Pandora", si scatena l'inferno sfociando in un sequestro dove le verrà intimato di lasciar perdere l'indagine e spostare le sue inchieste altrove dal momento che il loro dominio soggioga sia i cittadini che le forze dell'ordine, come una sorta di favore per la loro incolumità. Federica non ci sta, non è disposta a piegarsi, a perdere tutto il lavoro fatto in quei mesi e quello che le spetta in futuro. C'è troppa carne al fuoco e Federica vuole denunciare i soprusi che tengono in ostaggio da quasi mezzo secolo Ostia e il litorale romano. Non si ferma davanti a nulla e le sue indagini daranno una grossa mano nell'operazione Nuova Alba, portata a buon fine dalla Polizia con l'arresto di una cinquantina di appartenenti ai vari clan Spada, Triassi, Fasciani e Cuntrera. Il 17 luglio 2013, subito dopo il sequestro e le minacce a lei e alla famiglia, a Federica verrà assegnata una scorta permanente solo perché ha osato portare alla luce denunciando quella che è sempre stata la realtà locale, sfidando l'omertà che regnava consenziente da anni. 

Un nuovo giorno appena iniziato mi presentava una nuova grana: la baby-sitter mi aveva mollato. La paura della situazione in cui vivevo e gli episodi intimidatori che continuavano a ripetersi le avevano messo addosso una tale pressione da farle sentire troppo la responsabilità. Era giovane e non potevo biasimarla. Ovunque si voltasse accompagnando i miei figli alle attività sportive, si ritrovava un losco figuro attorno. E malgrado una gazzella o una volante la raggiungessero poco dopo avermi avvertito, non riusciva più a reggere quella tensione."


Quel 17 luglio sarà il giorno del cambiamento per lei e per chi le sta intorno non solo ad aiutarla a sconfiggere la nube nera della mafia locale. 1700 giorni di scorta ventiquattr'ore su ventiquattro la metteranno a confronto con la paura, quella di perdere i propri cari a causa del suo coraggio. Giorno dopo giorno, lasciandosi anche prendere dalla voglia di mollare di mollare tutto,  Federica continua a tenere la testa alta e la paura sempre sotto tiro con l'unica potente arma che ha a disposizione. Un'arma capace di fare più danni della bomba atomica: la sua penna. 

Un ultimo sforzo, Fede, raccogli le forze e resisti. Manca poco, manca poco ...

La voglia di giustizia e di riportare la dignità nel suo paese spingono Federica a vacillare senza mai cadere, trovando ogni giorno sempre di più, la forza per andare avanti tra sensi di colpa, paura e solitudine che la attanagliavano durante il suo percorso. Ma il 9 novembre segnerà il giorno della svolta, quello che vedrà tutti i suoi sforzi andare a buon fine: Roberto Spada verrà arrestato per violenza privata, aggravata dal metodo mafioso. L'arresto del boss segnerà il k.o. a livello cosmico per il clan degli Spada.

Era calato un silenzio irreale su Ostia, un silenzio premonitore. Per me, che so ascoltare le note di quel quartiere, nell'aria c'era qualcosa di veramente grosso."

Tutto il resto è storia nota, tutta la violenza di Spada, riversata su un giornalista, risvegliò i cittadini dal torpore dell'omertà che li attanagliava da anni e diede inizio al tracollo del clan in un susseguirsi di colpi di scena e arresti clamorosi.
Il 19 febbraio 2018, dopo 1677 giorni vissuti sotto scorta e sotto l'assedio della paura di perdere i propri cari, Federica si mette a nudo pubblicando su vari social una commovente lettera ai figli raccontando che è finalmente  arrivato il giorno della verità e della giustizia, quello del confronto in aula contro Armando Spada, cugino dei boss Roberto e Romoletto Spada. Federica scoprirà di non essere sola, ricevendo milioni di visualizzazioni e apprezzamenti da parte degli italiani che in tutti quegli anni hanno seguito le sue vicende.

Affronterete tante paure e difficoltà nella vita. Le supereremo tutte, come solo noi, tutti insieme, sappiamo fare. Perché la vita è una sfida irrinunciabile. E noi siamo pronti a giocarcela fino alla fine. 

Leggere questo libro è un dovere e un diritto di ogni cittadino. Serve per capire che piegarsi all'omertà e alla paura significa solo alimentare il fuoco del potere della malavita organizzata. Ma se al fuoco si toglie ossigeno si spegne. E non servono armi o violenza, basta una semplice penna e il coraggio di un popolo che decide di dire basta.
Non è facile ed è molto pericoloso, ma unendo le forze e credendo in ciò per cui si lotta  si possono creare molte crepe in un sistema inespugnabile. Ed è proprio dalle crepe che entra la luce!
Consiglio questa lettura ai giovani, alle scuole superiori. Un importante pezzo di storia moderna riguardante una guerra intestina è stato dettato dal coraggio e scritto dalla penna di una donna che da sempre crede nella verità e nella giustizia. Non lasciatevi scoraggiare dalle 366 pagine, il libro scorre veloce come fosse un romanzo che mixa elegantemente azione, thriller e amore. Lo stile di Federica Angeli, incalzante e coinvolgente, mai stancante nemmeno nella descrizione degli atti cattura il pubblico, dal lettore più esigente che troverà dovizia e cura dei particolari, sino al lettore che cerca un momento di relax senza rinunciare alla realtà del quotidiano.

Buon lettura, Tania C.




domenica 25 agosto 2019

Recensione di MANIFESTO CONTRO IL POTERE DISTRUTTIVO - Maria Rita Parsi con Salvatore Giannella - Ed. Chiarelettere




MANIFESTO CONTRO IL POTERE DISTRUTTIVO

Maria Rita Parsi con Salvatore Giannella
Ed. Chiarelettere giugno 2019
Pag. 231
Copertina flessibile
€ 16,00
Ebook disponibile


CONOSCIAMO GLI AUTORI


Maria Rita Parsi - foto dal web -

MARIA RITA PARSI

Nata a Roma nel 1947, è scrittrice, psicopedagogista, psicoterapeuta, docente e pubblicista. Collabora con quotidiani e periodici. Numerose sono le partecipazioni a trasmissioni televisive. Nel 1974 fonda la Cooperativa  Collettivo G, operando per anni nelle periferie di Roma. Nel 1992 ha dato vita alla Onlus Movimento Per e Con dei Bambini, diventata nel 2005 Fondazione Movimento Bambino Onlus e, nel 2015, Fondazione Fabbrica della Pace, di cui è presidente. Il 2012 ne vede l'elezione, quale membro unico italiano, nel Comitato Onu per i diritti del fanciullo (Ginevra 2012-2017). Dal 2002 al 2008 è stata Consulente della Commissione Parlamentare per l'infanzia. Le sue pubblicazioni, tra testi, saggi e romanzi,testi politici e teatrali, superano quota cento. Tra i più famosi: Lo scarico, I quaderni delle bambine, Maladolescenza, Quello che i figli non dicono, Se non ti amo più, Generazione H, Felici si può.



Salvatore Giannella - foto dal web -


SALVATORE GIANNELLA
Nato a Trinitapoli nel 1949, è un giornalista. Direttore già da tempo di "Genius", "L'Europeo" e "Airone", è anche firma di "Oggi". Tra i suoi libri : Voglia di cambiare, Operazione salvataggio, In viaggio con i maestri. Ha curato i libri di Tonino Guerra La valle del kamasutra e Polvere di sole e di Enzo Biagi Consigli per un Paese normale. Sua è la sceneggiatura del docu-film Rai Educational La lista di Pasquale Rotondi, per la quale riceve il premio Presidenza della Repubblica all'Art Doc Film Festival di Roma 2005 come miglior film dedicato all'arte italiana. Cura la scenografia del film Odissea negli abissi dedicato al capitano della Marina Sovietica che evitò lo scoppio della terza guerra mondiale, Vasilij. Cura un "blog al positivo": Giannella Channel.

TRAMA

Il potere distruttivo sia in ambito familiare che sociale, esprime il malessere, il disagio psicologico, se non l'evidente disturbo mentale, dettati dall'angoscia di morte, dalla rabbia, dalla paura, dalla frustrazione, dall'impotenza di chi lo ricerca o lo esercita o tenta di esercitarlo. O, peggio ancora, di chi lo accetta, sostenendolo e delegando altri all'esercitazione.
Il Manifesto contro il potere distruttivo è stato scritto e pensato  contro tutti i dittatori, i potenti e sfruttatori  criminali. Contro le perversioni delle imprese criminali che opprimono milioni di esseri umani. Il Manifesto è stato scritto anche grazie all'aiuto di molte testimonianze-denuncia non soltanto verso i dittatori, ma anche verso tutti quei psicopatici, narcisisti maligni, accumulatori seriali di denaro, verso i "Signori della guerra" che alimentano odi, orrori e conflitti. 
Maria Rita Parsi

A completamento del Manifesto il Decalogo del potere positivo, il Decalogo della pace, il Decalogo dei diritti delle bambine. Con un'antologia di tesi di Fromm, Schatzman, Morace, Giannella, Rizzi, Bendura.
Postfazione curata da Salvatore Giannella.

IMPRESSIONI

Un po' a sorpresa Tommaso Gobbi di Chiarelettere, che ringrazio per la sua gentilezza, mi inviò questo pamphlet da recensire. Conoscevo Maria Rita Parsi attraverso le varie trasmissioni tv alle quali aveva preso parte ma, chiedo venia, non come scrittrice. Ho iniziato a leggerlo qualche tempo dopo averlo ricevuto, rimanendo piacevolmente sorpresa dalla delicatezza e dalla forza di questa donna. Una scrittura garbata ma potente, capace di arrivare al fulcro del problema sfondando le barriere dell'ottusità inespugnabile. Un saggio che si legge come un romanzo, che tutti dovremmo leggere per comprendere quanto la sete di potere possa manipolare l'essere umano, sino a spingerlo alla distruzione di massa.

Oggi ben 69 paesi nel mondo sono lacerati da conflitti interni. E ciò malgrado da tempo siano stati individuati strumenti scientifici e psicologici in grado di decriptare comportamenti individuali collettivi. Strumenti che ci aiutano - o dovrebbero aiutarci!- a comprendere come gli esseri umani abbiano fatto uso, anche e soprattutto disumano proprio di quelle qualità che li hanno avvantaggiati rispetto alle altre specie: la possibilità di esprimere con le parole i propri pensieri, di elaborare progetti , di condividere soluzioni.

Nonostante oggi ci siano i mezzi potenti per contrastare la manipolazione mediatica e psicologica che spinge l'umanità all'odio, l'uomo sembra non avere la forza di contrastare questa massa distruttiva, lasciandosi risucchiare nel vortice nero dell'egoismo e dell'auto distruzione legandosi sempre di più alla dipendenza verso chi tira le redini. Un ruolo fondamentale lo giocano di pari passo l'educazione e la cultura. L'educazione è fondamentale, nasce in famiglia e cresce a scuola, dove dovrebbe essere insegnata  e plasmata insieme alla cultura.

I bambini hanno diritto alla salute mentale di  chi li mette al mondo, li alleva e li educa. I cittadini hanno diritto alla salute mentale di chi li governa.

Per crescere un figlio, così come una società, alla base di tutto ci deve essere una "famiglia" sana, genitori e "tutori" sani, che sappiano formare il "bambino". Per sani si intende non tanto in salute fisica ma psicologica. Se ci sono problemi, di qualsiasi tipo, prima di imbarcarsi nel ruolo di insegnanti e formatori, è bene prendere atto dei propri limiti e problemi e cercare di risolverli al meglio, in modo di poter poi avere la giusta preparazione per aiutare bambini e società a crescere e risolvere i problemi collettivi. Bisogna prendere consapevolezza che è necessario tutelare e salvare l'umanità dal potere nocivo atto a ledere il benessere, la sicurezza e l'equilibrio sociale, prevenendo l'ascesa al potere di disturbatori sociali, xenofobi, razzisti, volti a ingabbiare l'umanità nell'inferno dell'odio e dell'egoismo. 

"Il potere distruttivo nasce già in grembo alla madre, se la madre è infelice."

La cultura, la conoscenza e l'insegnamento del rispetto verso se stessi, la natura, dei beni pubblici ma soprattutto della pace,  è fondamentale e necessaria per capire che il diritto alla vita nasce in famiglia, allargandosi e richiamando collaborazione e impegno da parte di ogni essere umano.
Se alla base mancano questi concetti, sarà facile per un giovane, lasciarsi coinvolgere da dittature distruttive e dalle spire di una realtà falsata dalla droga o dai deliri del terrorismo "religioso" che li spingeranno nelle mani dei <<Signori della guerra>>.
La potenza del potere distruttivo sta nel portare avanti atti illegali agendo nella legalità, ma la collaborazione di gruppo, l'informazione e la formazione continua faranno in modo di diffondere l'arma più potente, il potere positivo.
Come sostiene il "visonario" Mujica, meglio noto come il Presidente più povero del mondo,  la collaborazione di persone di ogni parte del mondo, giovani che hanno voglia di impegnarsi e rinnovarsi, con l'onestà nelle mani e il sorriso sulle labbra, l'unione di uomini che non hanno paura di lavorare sodo è quello che serve oggi per impedire che il mondo finisca in mano alle Multinazionali, con tutti gli enormi problemi che ne comporterebbe. 

Leggere questo pamphlet è stata un'esperienza nuova per me, solitamente le mie letture sono di tutt'altro genere e il rischio di travisare il testo finendo per catalogarlo come saggio politico mi si è presentato più volte. Scegliere di leggerlo come fosse un romanzo è stata la scelta più facile, per me, quasi come un auto aiuto alla comprensione. E di finestre sul mondo se ne sono aperte parecchie. Situazioni che sono ogni giorno sotto i miei e i nostri occhi, ma alle quali non diamo la giusta considerazione proprio a causa del potere distruttivo che ci circonda e annebbia tutto impedendoci di vedere oltre la cortina di nebbia. Lo consiglio soprattutto a chi è sfiduciato, a chi ha paura del domani e del prossimo. A chi crede che quanto sta succedendo in Africa o in Siria o in tante altre parti del mondo, pensa che il problema sia solo di quel luogo e dell'Italia, vista come l'Eldorado da conquistare. Il problema è invece dell'Europa esteso al mondo intero, perché facciamo parte tutti di questo mondo e non è con l'odio che si combatte il male dell'ignoranza.
Un testo che spinge a riflettere su chi siamo e cosa vogliamo e possiamo fare per salvaguardare il nostro futuro.
Buona lettura, Tania C.




domenica 4 agosto 2019

Recensione di APRI GLI OCCHI E PORTA LE MANI ALLA FRONTE di COSTA SERGIO - Edizioni Altromondo



APRI GLI OCCHI E PORTA LE MANI ALLA FRONTE
Sergio Costa
Ed. Altromondo 15 aprile 2019
Pag. 154
Brossura
Collana Mondo di oggi
€ 14,00


CONOSCIAMO L'AUTORE

Sergio costa, classe 1968, è nato a Milano da madre milanese e padre palermitano. Vive a Trezzano sul naviglio con la moglie e la figlia. Ancora minorenne interrompe i suoi studi per aiutare, nell'arco di quattordici anni, a gestire l'attività commerciale del padre. A trent'anni decide di lasciare il lavoro per diventare operaio turnista di una multinazionale. Sergio è un uomo attivo, alla perenne ricerca dell'adrenalina che lo va sentire vivo. Vive come un'avventura senza limiti la sua gioventù e le sue giornate senza pensare troppo al futuro.

TRAMA

Può capitare, intorno ai cinquant'anni anche di ammalarsi di depressione. L'importante è prendere coscienza di cosa sta accadendo e chiedere aiuto, senza vergogna o paura. La malattia fa sprofondare nella solitudine, spingendoci a ricordare il passato, soprattutto se ricco di avventure ed episodi divertenti. Grazie all'aiuto di una brava psicologa e dell'ipnosi, con tanta pazienza e coraggio, da questa malattia si può guarire perché la vita va presa come una grande e irripetibile avventura.

IMPRESSIONI

La Casa Editrice Altromondo, che ringrazio per la copia omaggio di questa biografia, mi inviò il pdf a sorpresa. Una biografia particolare, questa di Sergio Costa, che non solo è riuscito a risalire dal buco nero nel quale era stato risucchiato, ma anche a trovare le parole giuste per raccontare e raccontarsi, dall'infanzia ad oggi senza rendere i suoi racconti dei momenti bui mai drammatici o tristi. La lettura è stata facile, un po' meno assimilare il vissuto che  emerge attraverso gli aneddoti della vita di Costa.

"Mi guardo riflesso nello specchio del bagno, ho una faccia magra, tirata, anche se porto i capelli molto corti, rasati sui lati e un poco più lunghi sopra, il grigio ormai predomina sul castano: sto invecchiando velocemente."

Sergio Costa è un padre di famiglia, una figlia ormai adolescente, senza che se ne fosse reso conto, così come arrivare quasi a cinquant'anni da un giorno all'altro. Poi un giorno  si svegli e il malessere che lo accompagna da un po' di tempo sembra essere più intenso e rivelatore: il tempo passa, sta invecchiando e cominciando a  fare i conti con le proprie paure, i propri limiti. Per trovare un momento di relax la routine quotidiana sembra il solito caffè e le trenta MS, seducenti bionde che da qualche tempo non fanno più il loro dovere. Tutto diventa buio e cupo, a partire da "dentro", sale dallo stomaco sino al cervello. Forse potrebbe essere un buon aiuto la musica che lo ha sempre accompagnato, ma anche quella non batte più il tempo giusto, stonando e stridendo contro la realtà. Un libro! Certo, è quello che ci vuole. Ma le parole si accavallano intrecciandosi in un turbinio di discorsi senza un senso logico. Potrebbe, invece, aiutarlo una bella passeggiata al parco e magari un altro caffè, per schiarirsi le idee e tuffarsi nei ricordi di una gioventù apparentemente senza troppi pensieri e scavezzacollo. L'infanzia di Sergio non è stata molto felice. Era ancora bambino quando il padre se ne andò di casa per vivere con un'altra donna e crearsi una nuova famiglia. Ma ciò non gli ha impedito, una volta deciso di mollare la scuola, scelta per lui dai genitori, di andare a lavorare nell'attività del padre, riuscendo a vivere mille avventure scavezzacollo. 

"Mi incanto a fissarlo, ho la mente offuscata, ferma, guardo il semaforo ma non lo vedo,sento che non sto battendo neppure le palpebre. Scatta il verde: distolgo gli occhi dal semaforo ma il mio sguardo rimane fisso nel vuoto, continuo a guardare senza vedere niente."

Una sera, mentre Sergio si sta avviando verso il lavoro per il turno di notte, la mente annebbiata da una nebbia fitta e cupa, sventa per miracolo un incidente disastroso, rendendosi conto di avere bisogno di aiuto. In quel momento gli è andata bene, la lucidità è tornata al momento giusto, ma domani? 
Diventa difficile continuare mantenere la concentrazione, sopratutto al lavoro e l'unica soluzione diventa ammettere di avere bisogno di aiuto e riprendere i contatti con la psicoterapeuta. 

"Caspita, oltre che psicoterapeuta deve essere anche sensitiva."

E l'aiuto arriva per Sergio. Dopo aver sospeso le sedute di psicoterapia da qualche mese, come per telepatia, la dottoressa contatta Sergio poco tempo dopo il black out che ha messo a rischio la sua vita. L'input che stava cercando è arrivato, così come stava per arrivare la sua rinascita. 
Le sedute riprendono con la diagnosi di una sindrome  ansioso depressiva maggiore che sta compromettendo la quotidianità di Sergio e di chi gli sta vicino. La sentenza è forte: un mese di riposo di dal lavoro, la somministrazione di ansiolitici e relax assoluto in mezzo alla natura, soprattutto in mezzo al verde. 

"Ho trascorso gran parte della mia vita alla continua ricerca di botte di adrenalina che mi facessero sentire vivo, alcune le ho cercate mentre altre mi sono capitate senza che io le volessi, sono comunque davvero tante le avventure passate."

Grazie agli incontri bi-settimanali e alle lunghe passeggiate nel parco, incomincia per Sergio, un periodo di elaborazione della sua vita passata. I ricordi tornano a galla non solo per essere rivissuti ma anche per essere elaborati ed esorcizzati. 
Per prendere nuova coscienza di se. 
Le settimane passano, la strada da percorrere è lunga e in salita, ma Sergio ha promesso alla sua Dottoressa di "Voler guarire" e guarirà! 
Alternando momenti di "angoscia pura" a momenti di tranquillità emotiva, le passeggiate persistono, piacevolmente avvolto nei ricordi  e con un piccolo traguardo raggiunto: la riduzione drastica del fumo: da 30 a 8 sigarette al giorno. 
Nonostante i piccoli e progressivi miglioramenti c'è ancora qualche momento di buio ad incupire la nuova vita di Sergio. La sera, subito dopo il calar del sole, il buio fisico sembra trasportare l'uomo in uno stato di eccitazione iperattiva, quasi come la "sindrome del tramonto" per chi soffre di Halzeimer, il corpo, all'imbrunire, diventa irrequieto. Le gambe non hanno pace e iniziano a vagare a vuoto in giro per casa. Di uscire non se ne parla, camminare senza luce lo blocca. 

"Non è che non mi fidi della dottoressa, anzi mi ci sono aggrappato con tutto me stesso, è l'unica persona che sento vicina in questo momento, il fatto è che non mi fido di me."

Per arrivare alla guarigione, la dottoressa propone a Sergio delle sedute di ipnosi, volte a tirar fuori le paure più nascoste e radicate. La paura di Sergio è quella di essere vulnerabile, di lasciarsi andare troppo e farsi male. Ma le sedute cominciano a portare i loro frutti, dopo dieci mesi Sergio ha sempre qualche difficoltà a dormire, ma adesso riesce a gestire la rabbia, affrontando in modo adeguato anche le situazioni più brutte. È cambiato il modo di pensare e vedere le cose, sta acquisendo una nuova elasticità mentale, tornando ad essere la persona vera di un tempo. Le emozioni sono quelle più difficile da gestire, lo lasciano sempre impreparato, ma piano piano riuscirà anche in quello.
In oltre un anno di psicoterapia e ipnosi, lo scoglio più duro da oltrepassare è quello del lavoro. La situazione è pesante, Sergio viene trattato quasi come un incapace. Per ogni nuovo lavoro che gli viene assegnato, non gli viene permesso di portarlo a termine se non accompagnato da un "tutore" che lo farà al suo posto. La frustrazione è palese, aumentata anche da certi "riguardi" presi dall'azienda, quelli di emarginarlo dalla convivialità e socializzazione per aiutarlo a guarire. Ma non è facendo emarginando una persona che vuole uscire dalla depressione che la si aiuta. Anzi l'azienda lo sta pian piano emarginando per poi licenziarlo. Ma Sergio è forte e pronto, dopo la salita, a vivere in discesa. La dottoressa lo ha trovato bene, pronto per la nuova vita in piena luce. Sergio è pronto anche a rimettersi in gioco nel mondo del mondo del lavoro. Sa che durante la sua vita continueranno ad esserci giornate cupe e tristi, sa anche che non dipenderanno più dalla depressione, ma semplicemente dagli alti e bassi che la vita pone ad ognuno di noi.
Il buio è finito, e mai più tornerà.  

Con la delicatezza di un poeta Sergio Costa si mette di nuovo a nudo con la speranza di poter aiutare chi sta vivendo un momento di difficoltà. Il suo messaggio, anche se non urlato, è forte e chiaro: dalla depressione si può guarire, ma solo se lo si vuole veramente e se si accetta il fatto che per uscirne serve aiuto. Non solo da parte di chi ci ama, ma anche di un professionista preparato e con una forte umanità.
Grazie Sergio per averci raccontato il tuo delicato percorso e per averci reso partecipi anche delle tue esilaranti avventure giovanili.
Consiglio questo libro a chi ha voglia di sapere cosa significa vivere nel limbo oscuro della depressione e a chi sta vivendo un momento di disagio. Le parole semplici ed efficaci dell'autore vi saranno d'aiuto.
Buona lettura,
Tania C.

domenica 28 luglio 2019

Recensione di LA CAMPANA D'ISLANDA di Halldòr Laxness - Ed. IPERBOREA







LA CAMPANA D'ISLANDA

Halldòr Laxness
Ed. IPERBOREA 2019
Pag. 608
Categoria Narrativa Straniera
€ 19,50


CONOSCIAMO L'AUTORE

Halldor Laxness - foto dal web -



Insignito nel 1995 del Premio Nobel <<per la sua opera epica che ha rinnovato l'arte e  la letteratura islandese>>, autore culto di scrittori del calibro di Jonathan Franzen, Susan Sontag e Alice Munro, Laxeness è considerato il grande maestro delle lettere islandesi. Amante dei viaggi, trapiantatosi per molti anni negli Stati Uniti, è venuto a contato con le principali correnti culturali del nostro tempo. Tra le sue opere Iperborea :
Gente indipendente, il romanzo più famoso insieme a La campana d'Islanda;
Il concerto dei pesci;
La base atomica;
Sotto il ghiacciaio;
L'onore della casa;
Sette maghi, raccolta di racconti.





TRAMA
Il dominio soggiogante del regno danese, complice di brutali carestie, ha fatto sprofondare l'Islanda in un periodo buio. Un giorno di fine seicento, in piena estate, il boia de re, eseguendo ordini da Copenaghen, porta via la campana di Pingvellir, che da sempre veglia sulle assemblee dell'Alpingi e sulla vita della nazione, per poi essere trovato ormai cadavere. Ha così inizio la rocambolesca avventura del contadino Jon Hreggviosson, un povero diavolo, canaglia recidiva, zotico e poeta ma sempre pronto ad affrontare mille avversità declamando forbite citazioni e rievocando eroiche gesta dei suoi avi vichinghi, finendo per essere accusato di omicidio. Col ruolo di pedina di una torbida partita di intrighi politici e ideali più grandi lui, intreccia il suo destino con quello dell'amore impossibile per l'incantevole Snaefriour <<Sole d'Islanda>> e l'erudito Arnas Anaeus. Figlia di un potente lei, ribelle  e indomabile, dall'indole femminista  ma pronta a cadere in disgrazia pur di seguire i suoi ideali. Lui votato alla missione di raccogliere tutti i manoscritti dell'età antica, proteggendo la poesia con la quale il suo popolo riscatterà l'onor perduto.
Dal genio narrativo di Laxness, il racconto dell'anima di un Paese e della sua lunga lotta per l'indipendenza, animato dalle gesta di tre coraggiosi personaggi ostinati, al contempo epici e grotteschi sino a rasentare un eroismo tragicomico. La combinazione vincente di humor e romanticismo unita ad un'accurata ricostruzione storica, a tratti popolata da leggendarie orchesse e rune magiche, La campana d'Islanda è il romanzo-monumento di una nazione, considerato tra i capolavori della letteratura nordica del novecento.

IMPRESSIONI

Grazie ad Iperborea, che ringrazio per la copia omaggio, ho potuto conoscere ed avvicinarmi alla letteratura nordica, scoprendo un caleidoscopio di emozioni che mai avrei pensato di trovare in un genere letterario che non è solo draghi, foreste incantate e folletti. E' un piacere tenere tra le mani un volume Iperborea, un piccolo gioiello dal formato discreto, vellutato. Le copertine, quasi tele ad acquerello, il profumo della carta e la rilegatura rendono accattivante la lettura invogliando il lettore ad arricchire la propria biblioteca di questi preziosi volumi.
Ancora più piacevole è stato entrare in una nuova avventura dal sapore epico come il Don Chichotte, romantica come Cyrano de Bergerac e travagliata come I Promessi Sposi. Giallo, rosa, politica e avventura, tutto racchiuso in 591 pagine, che scorrono lente ma senza mai stancare,  accompagnando il lettore attraverso indomite avventure e splendidi paesaggi sino al punto che segna la fine della storia. Dispiace quasi, quel punto finale...

A onor del vero, contro Jon Hreggviosson non c'era uno traccio di prova, e nondimeno era stato incriminato, naturalmente. Per inciso, chiunque ne aveva l'opportunità rubava dai capanni dei pescatori  dello Skagi nel corso delle dure primavere: alcuni pesce, altri filo da pesca. 

Jon Hreggviosson è un contadino con l'anima di una romantica canaglia che si arrabatta come può cercando di restare a galla in un paese che attanagliato da carestie e dalla sottomissione danese.  
La Storica Campana di Pingvellir, per ordine di Copenaghen, viene rubata dal boia del re. Ma il boia viene assassinato e la colpa dell'omicidio, per un equivoco viene imputata a Jon Hreggviosson. Una "innocente e divertente" barzelletta sul Re di Danimarca aprirà la lunga strada verso la libertà per Jon. 
Cos'altro può fare il giovane, che tanto santo in verità non lo è, per dimostrare la sua innocenza? La soluzione giusta lui ce l'ha: la fuga!

<<Sei venuto a portarmi sotto la scure, demonio?>> disse. <<Cosa vuole questa femmina?>>
<<Ssst>>, fece la fanciulla, premendosi un dito sulla bocca, e pregò il guardiano di liberare il bifolco.

Il magistrato che accuserà il povero contadino ha una figlia: Snaefriour , "Sole d'Islanda", la quale incrocerà la sua strada con quella di Jon, aiutandolo a provare la sua innocenza. La sua indole di donna tanto bella quanto ribelle, spingerà la ragazza ad architettare la fuga del bifolco, indirizzandolo a chiedere aiuto ad un uomo, un collezionista di antichi testi: Arnas Anaeus, del quale è perdutamente innamorata .
La donna spinge Jon a partire per Copenaghen, alla ricerca di Arnas, pregandolo di ''perorare la tua causa'' su sua esplicita richiesta. Non si sarebbe tirato certo indietro alla richiesta della "bionda donzella dal corpo d'elfo".
E così, ricco della ricchezza che un tallero d'argento può donare, Jon si imbarca su una nave Olandese diretta a Copenaghen...
Con alle calcagna la sentenza di morte emessa dal padre di Snaefriour, Jon arriva in Olanda per poi fuggire in Germania, sempre grazie all'aiuto della donna in preda alle angosce di un amore non ricambiato.

<<Sei ubriaco?>>
<<No>>, rispose il gentiluomo.
<<Per caso cerchi me?>> 
<<No>>
<<Chi allora?>>
<<Mia moglie>>

Nonostante l'amore di Snaefriour per Arnaus, questo matrimonio ''non s'ha da fare'' . Arnaus scopre di essere innamorato solo dei suoi libri e l'unica ambizione alla quale aspira è quella di collezionare tutta la storia letteraria d'Islanda, rifiutando il matrimonio con la bella Snaefriour e concentrandosi solo sulla smaniosa ricerca di antichi e rari volumi. Dal canto sua la povera ragazza, con l'orgoglio e il cuore feriti, deciderà di convolare a nozze con un uomo ricco ma alcolista convinto: Magnus. Un uomo senza arte ne valori, capace di giocarsi tutto quello che possiede, Snaefriour compresa, per un po' di alcol, la quale continuerà, attraverso un lungo peregrinare, la sua missione di compassionevole moglie cercando di tenere in piedi ciò che resta del suo mondo ormai sgretolato...

Vittima di una burocrazia giudiziaria lenta e disinteressata, riuscirà Jon a scagionarsi dalle accuse di omicidio e far salva la testa?
Riuscirà Arnaud a soddisfare la sua ambiziosa ricerca di possedere la più grande Biblioteca della storia d'Islanda?
L'amore del Sole d'Islanda sarà finalmente ricambiato? 

Per saperlo non vi resta che acquistare il libro e catapultarvi nelle epiche avventure di questi improbabili personaggi, spesso eterei e grotteschi, ma capaci di strappare anche dei sorrisi.

La campana d'Islanda non sarà forse il romanzo più facile e breve che avrete letto, io ci ho messo un po' lo confesso, ma sicuramente soddisferà la sete di conoscenza dei lettori più esigenti, approfondendo la storia, troppo poco conosciuta, di un Paese che si è lasciato piegare da un gigante cattivo, aiutato  soprattutto dall'indifferenza sociale dell'epoca, scrupolosamente raccontata dalla penna di Laxness.
Buona lettura,
Tania C.



martedì 23 luglio 2019

INTERVISTA A CLAUDIA RIVA - Presentazione biografia MASSIMO RIVA VIVE Ed. Baldini+Castoldi -


Claudia Riva e Massimo Poggini insieme allo staff della serata -foto personale
Sarzana, 18 luglio 2019 Massimo Riva Vive






Giovedì 18 luglio, si è tenuta a Sarzana, in Piazza De André, la presentazione della biografia Massimo Riva Vive, fortemente voluta e scritta dalla sorella Claudia Riva e dal giornalista musicale Massimo Poggini. 
Claudia con la sua dolcezza e simpatia, ha animato la serata raccontando divertenti aneddoti dell'infanzia a Zocca, cittadina tra i boschi dell'Appennino Modenese che ha dato i natali a Massimo e a Vasco Rossi.
Ho avuto il piacere di partecipare alla presentazione e, grazie alla Casa Editrice Baldini+Castoldi, anche l'onore di conoscere Claudia e Massimo Poggini e di poterli intervistare.
Claudia si è resa subito disponibile, felice di poter raccontare qualcosa in più riguardo al suo amato fratello Massimino che rivive nella profonda dolcezza dei suoi occhi e del suo sorriso contagioso.
Vi lascio questa piccola intervista, fatta dopo la presentazione, accompagnata dalla musica e voce di Massimo, spero vi piaccia e che possa essere di stimolo alla lettura della biografia: la storia di una leggenda del rock italiano che merita di essere conosciuta da tutti.


Con Massimo Poggini, Claudia Riva e la Star della serata: Gina
foto personale



Claudia Riva


Claudia Riva - foto personale -




Buonasera Claudia, grazie per avermi dedicato un po' del tuo tempo e benvenuta su La Valigia del tempo.

D.Scrivere una biografia non è semplice. Scriverla per il proprio fratello scomparso lo è ancor meno. Cosa ha significato, per te e la tua famiglia, mettere a nudo le proprie emozioni oltre che la vita stessa?

R: E' come se fosse stato un viaggio che da un lato parte un po' come se io fossi andata in analisi. Quello che volevo fare veramente era rendere omaggio a Massimo. 
Non ho mai accettato la morte di mio fratello, l'ho trovato io a venticinque anni e mi sono ritrovata in una situazione che era più grande di me. Non  non riuscivo ad accettarla perché ero troppo piccola e troppo innamorata di Massimo per provare e capire un dolore così grande. 
Ci ho messo vent'anni, non due mesi, ad elaborare ed accettarlo, era più forte di me, sapevo che volevo fare qualcosa che potesse tra virgolette "liberarmi". 
A volte pensi di fare le cose per gli altri, ma le fai soprattutto per te stessa. Grazie all'aiuto di chi mi ha aiutata in questi anni con le testimonianze e i ricordi, mi sono  e ci siamo ripresi, da sola non ce l'avrei mai fatta. Sapevo che facendo qualcosa per rendere omaggio a mio fratello sarebbe stato un aiuto anche per me e la mia famiglia.

D. Una tua frase mi ha particolarmente colpita. Vostra madre scopre che Massimo fa uso di eroina e ti chiama chiedendoti di andare subito a casa. Arrivata in casa di Massimo quasi lo aggredisci: 
"Vuoi morire? Perché se vuoi morire io lo rispetto. Ma se vuoi vivere smettila subito".
Si può, per amore del proprio sangue , rispettare ed accettare la scelta di lasciarsi morire?

R. Totalmente, non nella maturità dei miei venticinque anni, almeno io a venticinque anni non ero così matura, non so se lo eri tu però... assolutamente si, gli ho fatto quella domanda perché quando ami veramente una persona vuoi che quella persona faccia quello che vuole, quindi gli ho chiesto quello perché io ero e sono ... (la voce e lo sguardo di Claudia sono  rotti dalla commozione) io sono totalmente amante di mio fratello nel senso proprio mentale. Lo farei anche per un uomo: se ha deciso di fare una determinata scelta, io lo accompagno. 
E' un po' pesante da accettare, lo so ...

D. Zocca, piccola cittadina tra i calanchi modenesi, croce e delizia della combriccola del Blasco, oggi meta di pellegrinaggio di innumerevoli fans, come vive il quotidiano senza Massimo, l'uomo Massimo?

R. Zocca lo ricorda. E' un paese ostile, come ho detto io, in salita e con le rughe in faccia però è un paese schietto dove i cittadini amano  i propri boschi, amano e le proprie castagne, le proprie strade e i propri borghi ed amano i propri cittadini. Amano quindi Vasco da Morire e Massimo da morire. 
Da ragazzina io non mi sentivo amata, mi stava stretta Zocca, mi giudicavano in ogni cosa che facevo o facevamo con Massimo. Oggi, invece, mi sento amata. Prima no.

D. Ultima domanda, per sdrammatizzare un po'... Il Sacerdote che vi ha definito "Demonio", è poi diventato Esorcista oppure si è unito all'onda dei migliaia di fans che hanno seguito e continuano a seguire le vostre vicende?

R. - Claudia sorride- Io penso che fosse limitato dai suoi stessi limiti. Poi alla fine ci voleva bene, sai com'è alla fine era una di quelle persone che non riusciva a vedere più in la dei propri limiti. Ci ha fatto veramente uno scherzo brutto perché comunque  ha fatto una cosa un po' pesante per una bambina. Non è piacevole, infatti mia madre, l'ho detto stasera e lo dico sempre, mia madre che è una cattolica osservante, gli ha fatto un @@@ così. Gli ha detto :" Non t'azzardare mai più a dire una roba del genere a dei ragazzini, dovresti vergognarti!" 
Forse era preoccupato per me, vogliamo trovare un lato positivo? Ecco, voleva proteggermi. Il lato vero è che aveva dei limiti, di una pesantezza inaudita. Andai proprio in crisi, pensavo di essere sbagliata io... 
(Per chi se lo stesse chiedendo, il Sacerdote non è più in vita)

Massimo Poggini


Massimo Poggini - foto personale -


Buonasera Massimo, grazie per aver accettato questa veloce intervista e benvenuto su La Valigia del tempo.


D. In ambito musicale quanto pensi abbia pesato, nella vita di Massimo, essere per tutti non solo una stella che brillava di luce propria, ma anche una persona che viveva nel cono di luce proiettata dalla Star Vasco?

R. Sicuramente ha contato molto, anche se a mio avviso non è stato solo e semplicemente quello. Massimo era un grande musicista, ma la cosa pazzesca è che lui all'inizio,  in realtà quando ha fatto i primi concerti non sapeva suonare. Lui salta sul palco da una parte all'altra facendo delle grandi scene. C'era un piccolo particolare: non aveva la chitarra attaccata agli amplificatori, quindi poteva fare quello che voleva. Dopo un po' di tempo, hanno cominciato ad attaccargli la chitarra agli amplificatori, ma col volume molto basso consentendogli comunque libertà di azione. Con gli anni, a detta non mia ma dei molti musicisti che ho incontrato e intervistato, Massimo è diventato uno dei migliori chitarristi ritmici italiani, e sottolineo ritmico, tanto è vero che ancora oggi, nei concerti che fa Vasco, vengono usati per la chitarra ritmica, gli arrangiamenti di Massimo 20, 25 anni fa. Il che vuol dire che all'epoca era già molto ma molto avanti. Quindi Vasco ha contato tantissimo per lui, ma Massimo ha contato tanto per Vasco.

D. Massimo e Vasco. Dopo aver tentato la traversata in solitaria, Massimo, tornato a suonare con Vasco, trova la chiave vincente con Vivere, Stupendo, Vivere una favola. Cosa aveva Vasco che mancava a Massimo per continuare da solo? Sarebbe riuscito lo stesso, il Blasco, a diventare ciò che è oggi senza Massimo?

R. Si, Vasco sarebbe diventato Vasco comunque. - risponde sorridendo - 
Forse sarebbe diventato un Vasco leggermente diverso, forse un pochettino meno rock. 
Ecco quello che ha portato Massimo a Vasco è stata l'anima rock. 
Massimo era un musicista assolutamente rock fin da subito, da quando ha cominciato a 16 anni. Lui già aveva una concezione della musica rock che Vasco non aveva. 
Quello che aveva Vasco era "cantautorialità", se pensiamo alle sue prime canzoni: Jenny, Silvia, molto belle ed apprezzate ancora oggi a quarant'anni di distanza. Però canzoni da cantautore. Mentre l'anima rock, col tempo,  gliel'hanno data Massimo riva e i ragazzi della Steve Rogers Band.

Ringrazio Claudia e Massimo che mi hanno concesso un po' del loro tempo prezioso e fatto conoscere uno spaccato privato ed intimo di due leggende della musica italiana. Claudia e Massimo hanno in mente di comporre un'altra biografia su Massimo, per lo più fotografica. Spero portino a termine questa nuova idea, sicuramente apprezzata e imperdibile per noi fans.
Vi aspettiamo presto, magari nuovamente su La Valigia del Tempo ...
Se per caso ve la foste persa, vi lascio il link della mia recensione di Massimo Riva Vive

https://valigiadeltempo.blogspot.com/2019/07/recensione-di-massimo-riva-vive-di.html

Buona lettura, 
Tania C.

venerdì 19 luglio 2019

Recensione di MASSIMO RIVA VIVE di Claudia Riva e Massimo Poggini Ed. BALDINI+CASTOLDI





MASSIMO RIVA VIVE

Claudia Riva e Massimo Poggini
Ed. Baldini+Castoldi 
Data uscita 02 maggio 2019
Collana Le Boe
Pag. 270
Brossura illustrato
€ 17,50
Ebook disponibile

CONOSCIAMO GLI AUTORI

Claudia Riva - foto dal web -


Claudia Riva, 1974, è la sorella minore dei  fratelli fratelli Riva: Giuliano e Massimo. Lavora come produttore esecutivo per la televisione, ma è anche una scrittrice. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo un libro per bambini, La mongolfiera di nuvola (con Annalisa Serino) e due romanzi Il condominio e Lenti al contatto.


MASSIMO POGGINI

Massimo Poggini - foto dal web -

Affermato e noto giornalista del mondo musicale, Massimo Poggini, classe 1955, dalla seconda metà degli anni Settanta, ha intervistato i maggiori esponenti del panorama musicale italiano e numerose star internazionali. Tra le sue pubblicazioni annovera i best seller 
Vasco Rossi, una vita spericolata;
Liga. La biografia; 
I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei  Pooh);
Questa sera rock'n'roll (con Maurizio Solieri);
Notti piene di stelle (con Fausto Leali);
Testa di basso (con Saturnino);
Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi.
Ha fondato ed è direttore del sito https://www.spettakolo.it/

TRAMA

"Vasco aveva già sentito parlare di Massimo, non perché fosse figlio di Giovanni e della Laura, amici di sua madre, amici di suo padre, amici di sua zia, di sua cugina e di chi sa altro, ma perché in paese si vociferava che fosse un bambino strano, solitario, che non andava all'asilo, che quando era a casa amava fare soprattutto una cosa, voleva fare sempre quella: ascoltare la musica."

A vent'anni dalla sua morte, Massimo Riva continua a far par battere i cuori di chi non ha mai smesso di amarlo: da quel maledetto 31 maggio 199, Vasco Rossi non ha mai fatto un concerto senza ricordare l'amico. Durante lo Show dei record, a Modena Park il 1 luglio 2017, la sua chitarra mitica, la Gibson SG, acquistata da Massimo a rate dall'amico Maurizio  Solieri e usata in tutti i concerti, è stata suonata proprio su quel palco, come tributo fisico allo scricciolo energico e trascinatore che si era spento a soli 36 anni. Ma vissuti <<al massimo>>.
Sguardo spiritato, look sdrucito, capelli lunghi, magrissimo ma con un sorriso beffardo, sigaretta e birra sempre in mano: lui è Massimo Riva, il ragazzo che ogni tanto ne combinava una un po' più grossa del solito e Vasco lo "licenziava" per poi perdonarlo poco dopo, con fare paterno. 
Prima con la Steve Rogers Band, poi da solo, cominciò l'avventura come solista, collaborando con mostri sacri della musica italiana del calibro di Enrico Ruggeri, Elio e le Storie Tese, Sabrina Salerno, che hanno rilasciato testimonianze tra le pagine di questa biografia. 
Questa biografia è una storia senza veli, perché se fosse stato Massimo a scriverla, l'avrebbe voluta esattamente così, schietta e genuina, plasmata dalla musica rock che tanto amava.

IMPRESSIONI


Massimo Riva vive - Sarzana, 18 luglio 2019 - foto personale



Ci sono persone che empatizzano subito, senza che ci sia una spiegazione. Con Massimo è capitato così: fai una battuta e capisci che il tuo umorismo viaggia in sintonia con chi hai di fronte. Poi ti perdi di vista e ti ritrovi, la vita è fatta così.
(Enrico Ruggeri)

Con una struggente prefazione di Enrico Ruggeri si apre la biografia di Massimo Riva. Un nome che non può non suscitare emozioni forti negli animi di chi continua ad amarlo dopo venti anni dalla sua morte. Un nome, quello di "Massimino" che è leggenda nel mondo del rock italiano, un "cinno" di campagna che, insieme ad un gruppetto di compaesani molto più grandi di lui, si è costruito da solo, riversando tutte le sue energie in quella che era la sua passione più grande: la musica, il rock. 
Questa biografia, scritta a due mani da Claudia Riva, sorella di Massimo e dal giornalista Massimo Poggini, mi è arrivata a sorpresa, offerta da Baldini+Castoldi che ringrazio per la possibilità che mi ha dato. 
Una sorpresa la è stata veramente! Di solito leggo biografie che trattano la violenza sulle donne,  a parte quella di Enrico Ruggeri, che amo e stimo dai tempi dei mitici "Lozza bianchi", non mi ero mai avvicinata al mondo della musica. 
Ho sempre seguito Vasco, quasi dagli albori, passando le mie estati e miei inverni nei monti e tra i calanchi dell'Appennino Bolognese-Modenese, sfinendo i miei, ogni martedì, per portarmi da Lizzano in Belvedere, al mercato settimanale, in Via del Mercato a Zocca che non si sa mai, avrei potuto incontrare la combriccola... 
E' stata quindi una piacevole sorpresa scoprire la storia di Massimino, ritrovandomi nell'intimità dei luoghi nei quali sono cresciuta, dove sparavo la radio a palla stonando le parole a pieni polmoni insieme alla mia amica,  quando passavano "Alzati la gonna" o "Vado al massimo". 
Ho divorato la biografia con la curiosità che hanno i bambini, quella dei "perché", domandati all'infinito a chiunque gli presti attenzione. 
Le risposte ai miei perché le ho trovate tra i ricordi di Claudia e Poggini, nelle testimonianze di Vasco, di Ruggeri e di Curreri, negli aneddoti della Steve Rogers Band e tra le belle foto che Claudia ha inserito nel testo. Foto vere, direttamente dall'album di famiglia. Foto mai apparse sulla carta patinata, che suscitano un'emozione dolce, quasi una confidenza da proteggere e far tesoro.

L'equazione fu semplice: Massimo lavora per Vasco, quindi Vasco e Massimo sono il demonio. Di conseguenza, io e Giuliano eravamo i fratelli del demonio.

Giuliano, Massimo e Claudia sono i tre fratelli Riva, di Zocca, piccola e accogliente città ai piedi del Frignano, centro di snodo tra Modena, Bologna e Pistoia, incastonata tra i tornanti che si inerpicano dalla campagna alle pendici dell'Appennino Modenese. Una cittadina che vive principalmente di agricoltura e allevamento, dove sin da piccoli, i bambini sono abituati a lavorare, a cavarsela da se, in modo da diventare adulti indipendenti. 
Giuliano è il fratello maggiore, quello forse più saggio, di poche parole, ma sempre al momento giusto. 
Massimo, il fratello di mezzo, è il bambino prodigio, quello che impara a leggere a nemmeno quattro anni, definito "strano" dai compaesani, magrolino, capelli lunghi e magliette strappate. Quello che, pur essendo poco più che un bambino, frequenta un altro "strano" ragazzo dai sottili capelli biondi e splendidi occhi azzurri, amico di famiglia  e molto più grande di lui, che inizia a muovere i primi passi nel mondo della musica: Vasco Rossi.
Claudia, terzogenita, è la piccolina di casa, innamorata e ricambiata, dei fratelli, soprattutto di Massimo, il fratellone tutto nervi e energia, che frequenta i ragazzi giusti del paese e che segue come un'ombra sin da quando impara a camminare.
L'amore che li unisce è immenso, ci sono sempre l'uno per l'altra, si proteggono, litigano, ma alla fine tutto si scioglie in un abbraccio tenero e amorevole che solo i fratelli sanno darsi. 
Come in tutte le piccole cittadine di montagna, tutti conoscono tutti e tutti sanno tutto di tutti, dividendosi tra ammiratori di Vasco, il quale aveva appena fondato una piccola radio libera, la prima in Italia, "Punto Radio", dove, per "sfinimento" lavorava anche Massimo (in qualità di tuttofare e dj), e in "haters", quelli che vedevano il male nella musica rock suonata dai ragazzi. Tra gli haters, il parroco del paese, che additava Vasco e Massimo come il "demonio", di riflesso anche Claudia e Giuliano solo perché erano i fratelli. Se a Claudia questo poteva all'inizio dar fastidio, tanto da farla sentire quasi "sporca",  l'amore della famiglia e la grinta della madre, cattolica praticante che rimbrottò il sacerdote, la spinse a ragionare con la propria testa,  andando avanti per la sua strada, incurante dei giudizi altrui. Per Massimino e Vasco invece, spiriti ribelli e da sempre incuranti dei giudizi di un prete di campagna, tutto questo rumore servì solo da carburante per fare sempre di più e meglio, coinvolgendo non solo la città, ma sconfinando addirittura fuori regione. 
Massimo diventava ogni giorno più bravo col mix e con la chitarra, convincendo Vasco a dargli nuove possibilità ed iniziando ad ispirare anche alcune delle sue più belle canzoni, già forte del giro di accordi di Albachiara.

Racconta Vasco: Ricordo che una volta era da più di mezz'ora che temporeggiavo aspettando che Guido mi facesse segno di poter salire sul palco, ma quel segno non arrivava. La gente si stava innervosendo. Allora mandai fuori Massimo e gli dissi: ''Vai e fai un assolo di batteria''. Lui non aveva mai fatto un assolo di batteria, però uscì e ne fece uno della madonna. Vedi, Massimo per me era quello.

Erano quelli gli anni di Sanremo e "Vita spericolata", anni che, nonostante il flop delle performance al Festival, introdussero Vasco nel panorama musicale del rock italiano. Erano gli anni in cui Vasco, inseguendo il sogno di essere la voce solista di un gruppo, aveva fondato una band: la Steve Rogers Band, nella quale Massimo suonava e cantava. Erano gli anni in cui, come accade anche ai più grandi gruppi musicali, qualcuno tenta di camminare con le proprie gambe, staccandosi dal gruppo. Gli anni visti quasi come  un tradimento, quando la Steve Rogers Band tentò il volo in solitaria lasciando Vasco, per poi tornare, come una meteora durata il tempo di uno scintillio, a testa bassa, sotto l'ala protettrice di mamma chioccia Vasco.
Dal canto suo, il buon Vasco, li accolse di nuovo. Tutti. Accolse anche Massimo, che aveva cercato di intraprendere la carriera da solista, se pur breve,  collaborando con Curreri, Ruggeri, Elio e le Storie Tese e Sabrina Salerno,  confermando la sua crescita musicale e di talent scout. Massimo aveva visto l'anima rock di Sabrina Salerno all'epoca ragazza Yeah-yeah, e sperava di farne la nuova icona rock italiana. Ma i tempi non erano ancora maturi per Sabrina e Massimo dovette, suo malgrado, rinunciare al suo sogno. 
La prova era stata dura per Massimo, ma tornato con Vasco diede il meglio di se, aiutandolo a comporre nuovi brani, divenuti mostri sacri, nel firmamento musicale del Blasco: Vivere e Stupendo.
Vasco ha sempre creduto in Massimo, aveva visto le potenzialità di quello scricciolo allampanato e caparbio e, nonostante i dieci anni di differenza che li divideva, non ha mai smesso di volerlo accanto a se, lasciandogli tutto lo spazio di cui aveva bisogno per scaricare la sua energia e tramutarla in accordi e parole vincenti. Nonostante la giovane età, grazie al suo carisma Massimo era l'unico che poteva permettersi di criticare, promuovere o "bocciare" le scelte di Vasco, trasformandole nella carta vincente.
Tornando con Vasco la strada fu tutta in discesa, come un Re Mida musicale, ogni tappa dei concerti diventava "oro", ogni nota, ogni accordo, consacrava Vasco e Massimo tra i mostri sacri del firmamento rock. 
Con il successo arrivò per Massimo anche la conoscenza delle droghe pesanti. Già in passato aveva fatto uso di qualche sostanza, ma la volontà di andare avanti era più forte, riuscendo sempre a fugare la dipendenza. Aiutandosi anche grazie alla cura della propria salute. Si è ipotizzato che la morte di Massimo fosse avvenuta proprio perché avesse il sangue troppo pulito. 
Il 31 maggio 1999, data che nessuno dimenticherà, Massimo fu ritrovato disteso a terra, ormai cadavere, nella sua casa a Bologna, proprio da Claudia, all'epoca venticinquenne ancora acerba e spaventata. La causa era forte: morto per overdose. 
Probabilmente per overdose di una droga chiamata rock...
Si dice che "Morto il Mito comincia la Leggenda"
queste parole ben descrivono  il Mito che Massimo è riuscito a creare giorno dopo giorno quando, con la sua chitarra presa in prestito per il primo concerto a Bologna, è salito sul palco dando vita ad un rock suonato con il tempo dell'anima e gli accordi del cuore.
Il suo nome verrà ricordato da Vasco in ogni concerto, ma quello di Modena Park, datato 2017, vedrà la consacrazione della Leggenda Massimo: la sua storica chitarra GIBSON SG verrà suonata durante il concerto.  Un piccolo gesto, una grande sorpresa  ed un bellissimo regalo per i fans;
il modo più naturale ed emozionante per onorare la memoria di Massimo Riva, il ragazzo che ha consacrato l'anima al rock... 
Di Massimo ci sarebbero tante, troppe cose da raccontare. Lascio a voi, in modo particolare a chi non lo conoscesse, il piacere di scoprirlo leggendo la biografia che Claudia, con l'aiuto di Massimo Poggini, ha scritto come una delle più belle dichiarazioni d'amore che si possano fare alla persona amata...


Claudia Riva e Massimo Poggini - video personale -

Grazie a Baldini+Castoldi ho avuto l'onore di conoscere Claudia, una donna non solo bella, ma anche dolce, disponibile e di un'umiltà disarmante. 
Durante la presentazione della biografia, tenutasi ieri sera 18 luglio, ho avuto l'onore di conoscerla e parlare con lei guardandola negli occhi. 
Ne è nata una piccola intervista che posterò in questi giorni, intanto vi invito alla lettura di Massimo Riva Vive, per conoscere la storia di questo "ragazzo di campagna" con l'anima rock e la dolce Claudia che di Massimo ha gli occhi, il sorriso e la bontà d'animo.

Vi lascio qui sotto il link, pubblicato da https://www.youtube.com/channel/UCL3Wu97qEy8UVXnhrXTl78Q , di una emozionante interpretazione di Vivere , un live eseguito una sola volta in tutta la carriera musicale. Una chicca da non perdere.

https://youtu.be/2CfDAwj6BAk

W Massimo Riva!

Buona lettura, 
Tania C.

Recensione TUTTO NASCE PER FIORIRE di DEMETRA COSTA

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