sabato 16 novembre 2019

Recensione di ENRICO? di Daniele Vriale - AltroMondo edizioni



Daniele Vriale
Ed. AltroMondo Editore 2019
Collana Mondo di sopra
Pag. 62
Copertina flessibile
Romanzo, narrativa
€ 10,00

CONOSCIAMO L'AUTORE

Daniele Vriale - foto dal web -


Daniele Vriale, classe 1965, fiorentino. Amante dei romanzieri Latino-americani e della Beat Generation. Estimatore dei film della nouvelle vague francese, ama la musica rock, i cantautori italiani e il calcio: sentimento popolare. Sua ultima pubblicazione una raccolta di poesie: Fotografie letterarie.

TRAMA

Enrico sta per compiere trent'anni. Durante la sua festa, una frase detta casualmente insinua dei sospetti nella sua mente. La sua famiglia gli ha nascosto qualcosa? Danilo e Donata, incalzati dal bisogno di consapevolezza del figlio, si ritroveranno a compiere un ''viaggio'' introspettivo, mettendosi a confronto con i propri traumi personali e di coppia. Ma Danilo ha una sorpresa per la sua famiglia: il chiarimento.
Breve romanzo, volutamente.  Come un colpo di pistola sparato a bruciapelo che arriva dritto al cuore del lettore.

IMPRESSIONI

La versione ebook di questo breve ma profondo romanzo, mi è stata gentilmente offerta tempo fa dalla cara Alice di AltroMondo Editore, che ringrazio infinitamente. Curioso il titolo, Enrico? il nome del protagonista, corredato di un punto di domanda. Quasi ad accendere un dubbio, prima di tuffarmi tra le pagine. Esiste Enrico? 
L'ho letto subito, in poco più di un'ora. Mi scuso per il ritardo della recensione, alcuni problemi a casa mi hanno rallentata un po'. Ma, grazie anche a questo periodo di stop forzato, ho avuto modo di riflettere io stessa sul romanzo e su me stessa, trovando risposte a domande che tutti noi, nel corso della vita ci poniamo. Come una sorta di "slidding door".

Sono tre anni che vivo solo, da quando sono tornato dal master di Psicologia a Padova, ormai mi ero abituato a essere indipendente. I miei hanno capito, il Dani ha annuito in silenzio, come a dire mi pare giusto, la Dona è rimasta in silenzio. Poi mi ha abbracciato e ha pianto un po'.

È il  trentesimo compleanno di Enrico, fiorentino, laureato in Psicologia. Enrico vive solo, ma sta per raggiungere la sua famiglia in occasione del compleanno. C'è una bella festa organizzata per il suo trentesimo ed è l'occasione giusta per riabbracciare il nonno novantenne e tutti gli affetti che nel quotidiano vivono in abbracci virtuali.


<<Ma si, una volta Vale ha detto qualcosa del tipo "guardali come vanno d'accordo ora! E pensare che mancava poco che divorziassero anche loro, e te perdevi il tuo migliore amico".>>

La festa è riuscita, buon cibo, bella musica, fidanzata, famiglia e gli amici più cari a festeggiare con lui. Enrico si sta distraendo rievocando ricordi con l'amico più caro. Sembra andare tutto bene quando, durante una riflessione di un amico, salta fuori come una pugnalata la rivelazione che i genitori di Enrico, prima che lui nascesse, hanno attraversato una profonda crisi che li portò sull'orlo del divorzio. Dopo lo shock iniziale ed un primo rifiuto della rivelazione dell'amico, il mondo implode nell'anima del ragazzo, ignaro di questo importante spaccato di storia della sua famiglia. Si sente quasi preso in giro, tenuto all'oscuro per chissà quali oscure trame.

È passato quasi un mese dal mio compleanno e ho come accantonato quei pensieri, il che non vuol dire che siano spariti, tutt'altro; li ho solo appoggiati in un angolo dentro di me, ma ho ben presente che sono li e chiedono una risposta.

Le emozioni provate da Enrico sono contrastanti. Credere o meno? Domandare? Fare finta di nulla sino a che la verità non arriverà, a lenti passi, da sola?
La voglia di conoscere il "perché" di quel passato ingombrante dei genitori è grande. Anche se non si palesa esternamente, ci pensa eccome. E allora non sarebbe meglio chiedere al Dani e alla Dona? Chiariranno sicuramente ogni dubbio. Deve esserci una spiegazione logica. 
E tutte quelle domande aspettano una spiegazione. 
Una scoperta del genere non può passare nel dimenticatoio, per andare avanti, ora che si sa, è necessario far luce per comprendere tante cose della propria esistenza.

<<Sei veramente soddisfatto di quello che hai realizzato, o magari la vita ha preso una piega difforme dalle tue aspettative giovanili? Volevi questo lavoro? Volevi questa moglie? Volevi questo figlio?>>


Giusto o sbagliato? Fa bene Enrico a chiedere, a voler sapere? Il passato dei genitori, prima della nostra esistenza, riguarda solo loro e nessun altro. Ma un figlio... 
Noi figli, abbiamo il diritto di sapere?
Per Enrico lo è. E durante un pranzo col padre, senza girarci troppo intorno, gli rivolge la domanda che gli ronza in testa da un po', lasciando il padre esterrefatto e costringendolo ad arretrare dietro alla scusa del lavoro urgente. Il contropiede  di Enrico ha spiazzato il genitore. Non risponde e se ne va. Non senza pensieri però. L'attacco di Enrico era solo una mossa di difesa verso le sue provocazioni di padre al riguardo della vita, oppure il figlio si poneva spesso quelle domande? Sapeva?
E lui, Dani, sapeva quale risposta dare? Perché prima o poi avrebbe dovuto rispondergli.
Dopo aver affrontato e lanciato l'amo nell'anima del padre, il ragazzo cerca di vivere la sua vita quotidiana. Il padre, invece, continua a pensare, si accalora, prende tempo ma, alla fine di una lunga camminata riflessiva, decide di mettere al corrente la moglie. Dona non è tanto sconvolta dall'apprendere che il figlio sa e vuole chiarezza, ma dal fatto che il marito, invece di dare una risposta, di rassicurare il ragazzo, preferisce andarsene lasciandolo nella spirale viziosa di dubbi e domande.
Anche "la Dona", nonostante tutto, ha di che riflettere. Le viene facile ripensare alla sua infanzia, ai suoi sogni, all'incontro "col Dani".
È arrivato il tempo per tutti di fare chiarezza, di capire, per sciogliere quei nodi che il tempo aveva coperto di polvere lasciando credere non esistessero più.
Per Enrico è tempo di crescere, di essere finalmente un uomo affermato nel lavoro e nella vita, di  vivere la sua storia con Chiara. Per Dani e Dona, è tempo di mettersi a nudo ed accettare il passato aprendo le porte al futuro e alla risposta che tutti aspettavano. Ce l'ha la risposta il Dani. Ed è pronto a parlare ...

La risposta la lascio scoprire a voi leggendo questo breve romanzo. A primo acchito potrebbe sembrare leggero, quasi scontato: famiglia benestante, un figlio realizzato negli studi, indipendente, le feste in famiglia , gli amici. Ma il passato è pesante e sembra stendere un velo cupo sul cielo azzurro della "famiglia felice".
L'autore ha invece saputo, con uno stile semplice e invogliante alla lettura, catturare il lettore ponendogli vari spunti su cui riflettere. Sapere ciò che è avvenuto nella vita dei nostri genitori, riguarda solo loro o anche noi? Abbiamo il diritto di sapere, di scavare nella loro intimità se la nostra vita scorre serenamente?
La risposta io me la sono data, se sia quella giusta non lo so, ma credo che il passato debba restare dov'è. Se siamo arrivati ad oggi, ad un presente quanto più sereno possibile, significa che abbiamo superato difficoltà e periodi di pace, siamo andati avanti e non ha senso andare a rivangare un terreno che ha dato i suoi frutti. Il passato va cercato solo se non stiamo bene con noi stessi, se per superare abbiamo nascosto la testa sotto la sabbia rinunciando. Solo allora continuerà a perseguitarci coi suoi dubbi e insicurezze.
La risposta del Dani, in quel contesto, è quella giusta, ma non è così scontata. 
Vi basta un'ora di relax e potrete scoprirlo anche voi. Vi invito a farlo , a dare una possibilità a questo romanzo, vi ripagherà dando tante possibilità a voi stessi.

Buona lettura, 
Tania C.

domenica 10 novembre 2019

Intervista a MARINO MAGLIANI

INTERVISTA A MARINO MAGLIANI

Pontremoli, 67esima edizione Premio Bancarella. Marino Magliani, secondo, alla vostra destra
foto personale


Cari lettori amici della Valigia,
come saprete lo scorso luglio, a Pontremoli si è svolta la 67esima edizione del Premio Bancarella. Tra i finalisti, classificatosi al terzo posto, l'autore per il quale ho tifato sino all'ultima scheda dello spoglio lo scrittore poliedrico  Marino Magliani col suo romanzo Prima che te lo dicano altri che ho recensito la scorsa estate. Vi lascio qui sotto il link della recensione 


https://valigiadeltempo.blogspot.com/2019/07/recensione-de-prima-che-te-lo-dicano.html


Marino Magliano è un autore italiano, ligure. Nato nel 1960 a Dolcedo, provincia di Imperia, vive sulla costa Olandese.
Nel 2018, per Chiarelettere pubblica 
Prima che te lo dicano  altri
classificandosi tra i finalisti  dell'edizione 2019 del  
Premio Bancarella di Pontremoli.
Ho avuto l'onore e il piacere di conoscere Magliani, un uomo semplice, molto disponile anche se a primo acchito molto riservato, quasi timido. Dopo aver scambiato qualche parola e avergli fatto gli auguri per la serata, gli ho chiesto una breve intervista che vi riporto con piacere, ringraziando  Magliani per la sua disponibilità e Valeria Frigau e Tommaso Gobbi di Chiarelettere che mi hanno dato la possibilità di contattarlo.



INTERVISTA


Con Marino Magliani - foto personale -

Buongiorno Marino, benvenuto ne La Valigia del Tempo, la ringrazio per il tempo che mi ha gentilmente concesso e le rinnovo i complimenti per il terzo posto conquistato. 


1- Prima che te lo dicano altri, romanzo finalista al Premio Bancarella 2019, una storia cruda, passionale, una dichiarazione d'amore alla Liguria, sua terra d'origine. Si aspettava di arrivare tra i primi tre, superando altre storie forti ed emozionanti?

Era un romanzo in cui credevo molto, Tania, e uno non si aspetta nulla, ma se ci crede spera. Gli ingredienti c'erano, una buona storia, un'ottima Casa, una serie, Altrove, curata da Michele Vaccari che stava facendo parlare molto di sé. 

2-  I liguri sono un popolo chiuso, forgiato dal mare e dal sole, forte come le rocce dei suoi terrazzamenti.  Leo Vialetti, ligure, protagonista del suo romanzo  un uomo solitario, dai modi un po' burberi ma capace di innamorarsi e mettere da parte i sentimenti per un amore diverso quello verso le proprie origini. Quanto di Leo c'è in lei o quanto di Marino Magliani ritroviamo in Leo?

Forse si può parlare di ossessioni in comune, ma le nostre biografie così diverse (lui senza un padre, bracconiere, che non ha mai lasciato la sua valle se non per quel viaggio in Argentina; io che ho trascorso più tempo fuori che in Liguria) ci distanziano troppo. No, non ci vedo nulla in comune con Leo, se mi provo a guardare, o forse lo sguardo su quella terra, ma questo sarebbe contraddirmi se è vero che siamo ciò che vediamo.

3- Raul Porti, l'uomo che si prende cura del piccolo Leo, per poi sparire nella pampa argentina, si può considerare come "la terra promessa", il sogno "americano" di chi, in quell'epoca tentava la fortuna oltreoceano?

La figura di Raul è complessa, sembra un eroe e poi in qualche modo diventa l'anti-eroe, l'Argentina rappresentava il sogno certo, ma l'epoca era sbagliata, si andava in Argentina molto prima degli anni Sessanta, lui ci torna (c'era nato) nel 1974, quando la storia, o la Storia, ha preso a precipitare, rotola in un inferno, sta per iniziare una dittatura, e forse lui di queste cose se ne servirà.

4- La sua vita è sempre stata in continuo movimento, cosa l'ha spinta a non mettere mai radici in un luogo preciso sino ad oggi, e perché proprio sulle coste olandesi, terre così diverse dalla Liguria?

Non so fino a che punto (tolta la verticalità che qui manca) l'Olanda sia così diversa dalla Liguria: si tratta di terre rubate, qui al mare, in Liguria alla montagna, realizzando la scalinata di fasce. Sì, devo dire che mi sono sempre spostato, ma non c'è mai stata una vera e proprio ragione, le cose si fanno e poi si passa il tempo a provare a capire perché in quel luogo piuttosto che altrove. Almeno vale per me.

5- Dove nascono suoi romanzi? Ha un luogo preferito nel quale rifugiarsi per dare vita alle sue storie?

Scrivo nel mio studio, riesco a farlo solo qui (ecco forse perché son qui) e i miei romanzi nascono da un'idea, poi passa il tempo, a volte l'idea si nutre, a volte diventa un racconto, a volte il racconto esplode in altri frammenti, oppure diventa una narrazione molto più ampia, una stella che esplode e diventa una costellazione, ma noi non lo sappiamo più che era solo una stella.

6- A quando la sua prossima storia?

Sto scrivendo un romanzo sulla diserzione, vent'anni fa era un racconto, un oggettino siderale, ora di quell'oggettino non ha più nulla, ma contiene, spero, una luce originale. Mi piacerebbe contenesse o lasciasse trasparire l'entusiasmo di quando vent'anni fa ne scrivevo. Ma questo è chiedere troppo, non le pare?


Ecco Tania,
se vuole mi faccia sapere quando esce e la condivido.

Grazie,
Marino

Non creso sia chiedere troppo,  forza delle sue parole e la luce che brilla nei suoi occhi esprimono l'amore e la passione per la scrittura  e continueranno a brillare nelle suoi romanzi. Attendiamo quindi il nuovo romanzo con la certezza che sarà una nuova avventurosa emozione, tutta da vivere e su cui riflettere.
Grazie Marino, spero di ritrovarla presto su La Valigia del Tempo.

Tania  C.

domenica 6 ottobre 2019

Recensione di FORSE DOMANI di Francesca Stammelluti - Ed. Altromondo Editore




FORSE DOMANI

Francesca Stammelluti
Ed. Altromondo Editore
Pag. 158
Copertina flessibile
Collana Mondo di dentro
Genere Rosa
€ 14,00

CONOSCIAMO L'AUTRICE

Francesca Stammelluti - foto dal web -

Francesca Stammelluti è nata a Napoli, dove, dopo aver conseguito il diploma Magistrale, frequenta l'Università popolare dello spettacolo. Nel 1998, trasferitasi in Veneto, il suo peregrinare la porta a stabilirsi definitivamente a Vicenza creando una bella famiglia, diventando moglie e madre di due gemelle e impegnandosi nel sociale. Nel 2012 pubblica il suo primo romanzo e nel 2015 crea un laboratorio di teatro per i ragazzi del suo quartiere di residenza. 


TRAMA

Cecilia è una bella ragazza italiana, di famiglia medio borghese, gentile e sicura di se. Spencer è un ragazzo australiano, tanto bello quanto burbero e spiccio. Un mix di viaggio, lavoro e segreti svelati li farà conoscere e avvicinare. Il passato li dividerà. Una girandola di amore, ironia, tensione, violenza e riscatto vi accompagneranno sino alla fine. 

IMPRESSIONI

La carissima Alice di Altromondo Editore mi ha fatto una bellissima sorpresa inviandomi l'ebook di questo breve romanzo e per questo la ringrazio tantissimo. In fondo a noi donne il rosa piace. Questo romanzo di Francesca Stammelluti, interessante scrittrice emergente, è si un romanzo rosa, frizzante e fresco, ma dal retrogusto thriller, quasi noir a dare quel tocco di suspense che invoglia e non stucca il lettore.
Il romanzo è presentato da una sentita prefazione di Argia di Donato, avvocato con competenze in diritto di famiglia, diritto marittimo, tutela degli animali e diritto minorile, che lo definisce 

un libro che colpisce per la semplicità disarmante della scrittura con la quale viene raccontata una storia triste, dolorosa e sofferente, ma anche di spensieratezza e di speranza. 

È questo il cuore del romanzo, una storia d'amore giovane e frizzante nata da un passato buio e doloroso.
Cecilia, Cilla per chi la ama, è una giovane veterinaria, ambiziosa e curiosa di fare nuove esperienze. È single da circa tre anni, trascorre le sue giornate tra studio, lavoro e le amiche fidate, ma quando un amico di famiglia, veterinario italiano emigrato in Australia le propone un lavoro vero e proprio nel suo studio di Tharwa, Cecilia non perde tempo a pensarci su: accetta. Sarà un'esperienza emozionante vivere in una terra sconfinata e sconosciuta a contatto con gli animali e la vita di campagna. Le amiche le augurano di trovare la sua dimensione e perché no, anche l'amore. Ma per Cilla non è ancora il momento, ora ha troppa voglia di mettere in campo tutto ciò per il quale ha studiato.
Il lungo viaggio la fa approdare a Cramberra, a casa di Jo, il veterinario, dove passerà alcuni giorni per prendere confidenza con sua nuova vita, poi si trasferirà a Tharwa, dove c'è una deliziosa camera affittata apposta per lei nel sottotetto della casa della signora Martin, un'amica di Jo. Ma non solo, al lavoro avrà anche un assistente. Cosa volere di più?
Solo dimenticare il passato e andare avanti, ricominciando a fidarsi degli uomini e poi chissà, magari un giorno anche l'amore.
A casa della signora Martin, Cilla fa conoscenza, scontrandosi, con un ragazzo che sarebbe anche carino, se non fosse così bifolco e prevenuto verso le ragazze italiane di città!
Spencer, così si chiama il bifolco, è il figlio della signora Martin e sarà anche l'assistente di Cilla. Bel modo di cominciare, litigando col figlio di chi la ospita, e dovrà pure stare a contatto con lui sul lavoro. 
Ah, mica lo deve sposare in fondo! Anche se è cosi carino e con un buon profumo... 
I giorni passano, tra punzecchiature e scambi coloriti di vedute con Spencer, la sua nuova vita le piace, ha nuovi amici e la signora Martin e Jo sono così affettuosi con lei.
Un giorno Jo ha un malore, Cilla si ritrova sola a prestargli soccorso, l'unico su cui può contare è Spence che si precipita in ospedale per starle vicino. Jo dovrà subire un intervento al cuore, e lei dovrà mandare avanti da sola l'ambulatorio, sola ma assistita da Spence. La malattia di Jo sembra avvicinare i due ragazzi facendo scoprire a Cilla un nuovo Spence, a modo suo anche dolce e premuroso. Il cuore di Cecilia comincia a fare le capriole, questa volta, col benestare della signora Martin, è pronta a vivere una storia fatta di sentimenti puri e limpidi, è pronta ad aprirsi di nuovo ad un uomo, a Spence.
Ma da un po' di tempo il passato sembra tormentarla di nuovo. Incubi in cui è prigioniera di un aguzzino violento, assetato di sangue ogni notte si presentano a disturbare i suoi sonni e il suo rapporto con Spence.

"Tu sanguini con troppa facilità", le ripeteva spesso Federico, il suo ex.

Di nuovo sopraffatta da quell'incubo di sofferenza e dolore infinito, Cecilia sembra chiudersi in se stessa, senza dare possibilità a Spence di aiutarla. Ma il ragazzo è caparbio e, col suo amore, riesce a far confessare a Cecilia quel passato di violenza che tanto la turba e minaccia il loro amore.

È troppo tempo che ho sepolto tutto sotto cumuli di bugie nascondendomi dalla verità. Basta scappare, basta nascondermi.
Il mostro va affrontato.

Federico, ex di Cecilia e fratello della sua migliore amica, è un notaio, ora marittimo. Nove anni più grande di Cilla, che ne ha 25, dopo una corte serrata, la fa capitolare appena diciottenne. Per lei è tutto così bello e nuovo, un sogno. Un uomo affermato, bello, ricco, che la riempie di regali, piccole attenzioni e schiaffi. Ma lui la picchia perché la ama così tanto, è quello il modo migliore per dimostrarlo. Cecilia manipolata dal suo aguzzino, in nome dell'amore, accetta e giustifica tutta la violenza che le scarica addosso. Il tarlo di essere sbagliata e di dover obbedire ciecamente alla violenza di Federico, diventa cronico in Cilla, rafforzato dal muro di silenzio e solitudine che l'uomo ha costruito intorno a lei. Nessuno sa nulla dei suoi lividi, delle sue cicatrici, nessuno immagina che dietro l'apparente maschera della coppia perfetta, ci sia un mondo fatto di violenza. Le promesse di cambiare fatte da Federico, ogni volta accettate da Cilla, si perdono in nuovi  massacri, sino a che un giorno, dopo una violenta scarica di botte, Federico riduce la fidanzata in coma, inscenando una ridicola storia di aggressione da parte di sconosciuti. Ma anche in quel caso Cilla è costretta al silenzio dalla famiglia di Federico. Lui firmerà un accordo che prevede una sorta di diffida, lei dovrà tacere sull'accaduto con chiunque, genitori compresi.
Uscita dall'ospedale, grazie all'aiuto delle amiche ritrovate, Cilla riprende la vita che ha sempre sognato, fatta di uscite con le amiche, studio e lavoro. Federico è diventato un marittimo, sta rispettando l'accordo e lei è pronta per la sua nuova avventura in Australia. 
Confessare tutto il dolore subito a Spence è stata dura, ma il suo amore e il suo appoggio le saranno di aiuto quando, finalmente, metterà al corrente anche i suoi genitori.
Il collegamento Skype coi genitori è emozionante, felici che finalmente Cilla abbia trovato in Spence un bravo ragazzo, rimangono sconvolti dalla confessione shock sul passato violento di Federico. Loro avevano sempre creduto che Cilla lo avesse lasciato perché troppo possessivo!
Ma i genitori la amano e capiscono i motivi che l'hanno spinta a mentire per anni.
Ora che ha raccontato tutto alla sua famiglia, è libera e pronta per vivere finalmente la sua storia con Spence.
Ma l'ombra nera del passato torna soffocare i sogni di Cilla. 
Durante una telefonata con la sua migliore amica, scopre che il fratello, Federico, è scomparso. Da giorni non si presenta al lavoro e nessuno ha notizie.
Dove sarà Federico, e quali sono le sue intenzioni? Un nuovo incubo sta per diventare realtà nella vita felice di Cilla, o sono solo strascichi di quel passato ingombrante col quale credeva di aver fatto pace?...

Non posso dirvi di più, ma posso consigliarvi di leggere questo romanzo, nel quale c'è molto della vita dell'autrice. 
Questo breve romanzo potrebbe essere il racconto della vita di noi stesse o di ogni donna che incrociamo lungo il nostro cammino. Donne costrette al silenzio per paura e vergogna mascherate da un amore falsato dalla subdola manipolazione di uomo, spesso tra le sicure e accoglienti mura domestiche.
Proprio di oggi è la notizia di un ennesimo femminicidio: il marito uccide accoltellando brutalmente la moglie, davanti casa della sorella di lei e poi fugge, ricercato tutt'ora dai carabinieri.
Troppo sangue di donne manipolate e relegate ad una vita di solitudine e dolore è stato barbaramente versato e l'autrice, con questo suo romanzo dolce e frizzante, vuole lanciare un messaggio di speranza: denunciate, non tenetevi tutto dentro. Abbiate il coraggio di ritrovare la vostra identità di guerriere e parlate, con la vostra famiglia, con gli amici, chiunque pensiate possa aiutarvi. Sarà il primo passo verso la rinascita, verso una nuova vita.
Le pagine scorrono piacevolmente, nel rassicurante cadenzare dei battibecchi tra Cilla e Spence, fortunatamente l'amore, la gioia di vivere, di conoscere ed essere felici, prevale sull'orrore della violenza subita.
Se proprio devo trovare una falla in questo romanzo, è la brevità. Avrei voluto che l'autrice entrasse più a fondo, nel cuore della storia, sviluppando capitoli appena accennati, approfondendo amicizie con un po' più di "pepe", visto il caratterino dei protagonisti. Ma chissà che, forse domani , non possa nascere un nuovo capitolo di questa delicata storia d'amore. In fondo il futuro deve ancora arrivare!

Di sicuro Francesca Stammelluti è un'autrice da seguire, può regalarci ancora tantissime emozioni.

Buona lettura,

Tania C.


venerdì 4 ottobre 2019

Recensione di GASPARE MUTOLO - La mafia non lascia tempo - di Anna Vinci, Ed. Chiarelettere






GASPARE MUTOLO
La mafia non lascia tempo


Anna Vinci
Ed. Chiarelettere settembre 2019
Pag. 238
Collana Reverse
Copertina flessibile
€ 16,00



CONOSCIAMO L'AUTRICE

Anna Vinci - foto dal web -




Nata a Roma, dove vive e lavora dopo una lunga parentesi a Parigi, è stata autrice, documentarista e conduttrice per la Rai. Tra i diversi saggi pubblicati ricordiamo: 
Tina Anselmi. Storia di una passione politica, edito da Sperling & Kupfer;
La politica con il cuore con Stefania Pezzopane edito da Castelvecchi;
Le notti della democrazia, Tina Anselmi e Aung San Suu Kyi, due donne per la libertà edito da Ediesse.
Tra i romanzi:
Calcutta, abbinato al racconto di Vasco Pratolini Lungo viaggio di Natale, edito da Guida;
Il Signore del sorriso edito da Iacobelli.
Amica e biografa di Tina Anselmi e curatrice del suo archivio, per Chiarelettere ha pubblicato La P2 nei diari segreti di Tina Anselmi, un saggio fortunato riedito nel 2018 con una nuova prefazione dove sono raccolti gli appunti della presidente della commissione parlamentare sulla loggia massonica, ex partigiana, cattolica e coraggiosa di sinistra.


TRAMA

"Insomma ti sei pentito dei tuoi ventidue omicidi?" 
Una domanda che Gaspare Mutolo non può più eludere. Uomo d'onore di Cosa nostra, guardaspalle del boss palermitano Rosario Riccobono e killer-autista al soldo del pericoloso e sanguinario Totò Riina. Per diciannove anni è stato un soldato "operativo" della mafia, autore di una  importante collezione di estorsioni, minacce e assassini cruenti. In parallelo, la sicurezza e il calore della moglie e dei quattro figli che pur al corrente dei fatti, scelgono di non fare domande.
Nel giugno 1992 la scelta di dissociarsi "perché non pesa ammazzare gente del proprio ambiente", ma uccidere magistrati, cittadini e guardie sì.
Quasi come se esistesse "una mafia buona", rispettosa del codice d'onore, e "una mafia spavalda", assassina e vendicativa verso uno Stato non più connivente.
Dopo anni di silenzio, Mutolo alza bandiera bianca all'urgenza di parlare. Spinto dalla coscienza e braccato dalle domande senza via d'uscita se non la verità che l'autrice gli pone, racconta la cronaca vissuta in prima linea, di uno dei periodi più bui della recente storia italiana, quello delle stragi e delle trattative tra Stato e mafia. 
"Oggi sono un uomo libero".
Un'ammissione estrema e autoassolutoria, quella di un soldato di mafia rimasto solo, dopo la scomparsa della moglie.
Un uomo solo per il quale è arrivato il momento di confrontarsi col suo passato.


IMPRESSIONI

Questo libro confessione edito da Chiarelettere l'ho fortemente voluto, in parte per completare il quadro generale dopo avere letto Fermate Capitano Ultimo (Chiarelettere), in parte perché mi piace il genere. Fa parte della nostra storia attuale  che tutti dovrebbero conoscere. L'ho chiesto a Chiarelettere e Tommaso Gobbi e Valeria Frigau hanno accolto subito la mia richiesta, sempre attenti e disponibili offrendomi una copia cartacea.  Li ringrazio tantissimo per tutte le possibilità e la fiducia che mi concedono.
Credo sia inutile dire che l'ho divorato in due giorni, completamente rapita dalla storia di uno dei più importanti killer della mafia del secolo scorso, Gaspare Mutolo, assoldato dal pericoloso "Mangiamorte", del quale era fedele soldato, Totò Riina.

"Mi dissocio formalmente dall'organizzazione  Cosa nostra, alla quale io sono appartenuto, facendo parte della famiglia di Partana-Mondello, famiglia famiglia che aveva come capomandamento Saro Riccobono."

Così inizia l'accorato racconto di Gaspare Mutolo, dalla fine di un viaggio durato vent'anni. Il 26 giugno 1992 quelle parole pronunciate davanti al giudice Pier Luigi Vigna e alla dottoressa Silvia Della Monica, hanno segnato la rinascita di Mutolo. Un anno importante, non scelto a caso, l'Italia travolta dagli attentati a stampo mafioso di Falcone e Borsellino, la mafia che perdeva colpi,  torchiata dallo storico processo dell'attacco  allo Stato e gli attentati dinamitardi nelle città chiave d'Italia. 
Era da tempo che ci stava riflettendo. Era stanco di fare una vita da pendolare tra carcere e Cosa nostra, costretto a ritagliare poco tempo per la moglie e i figli, ma soprattutto di nascosto, per la paura di ritorsioni da parte di chi oramai lo considerava un traditore. Una vita in fuga forse più da se stesso che dalla legge, una vita al margine con la spada di Damocle del carcere pronta a trafiggerlo in ogni momento, ma soprattutto con la consapevolezza che dopo vent'anni i tempi erano cambiati anche per la Mafia, nella quale, considerate le nuove vesti assunte negli ultimi anni, non si riconosceva più. 

Quel che non è morto è il mio vecchio modo d'agire. Quando mi arrabbio si sente chiaramente che sto trattenendo la violenza: chiunque mi si trovi davanti in quel momento coglie quel piccolo dettaglio che fa la differenza tra un uomo <<normale>> e uno che ha ammazzato, uno che è andato oltre. Qualcosa ti resta addosso: un po' del sangue versato.

Parole forti, dure, che fanno accapponare la pelle. Quando Mutolo, nel 1973, coi pregressi di vari furti, decide di entrare nella grande famiglia di Cosa nostra, vede la sua vita di ragazzaccio di strada, cambiare dall'oggi al domani. Conosce e si mette al seguito di un giovane Riina che ancora non aveva scalato la gerarchia del potere.  Comincia a maneggiare denaro  facile proveniente dal narcotraffico, denaro macchiato di sangue ma utile per  tirare avanti, viene indottrinato all'obbedienza e alla fedeltà verso i capi e alle regole ''etiche'' dei potenti. Viene plasmato e istigato alla violenza. La sete di sangue è forte, gli sgarri  tra clan vengono ripagati con le ammazzatine e le sparatine, d'altronde uccidere gente di quell'ambiente non gli è mai pesato più di tanto. Tutto pur di obbedire e dimostrare di essere un buon soldato. Come un albero che affonda le sue radici in un terreno friabile, la mafia comincia a scorrere come linfa vitale nelle sue vene.
All'epoca anche le forze dell'ordine, in un modo tutto loro, avevano rispetto di Cosa nostra, non era quindi un fatto strano se molte famiglie meno abbienti, affidavano l'educazione  dei loro figli al clan. Era quasi una fortuna, per quei ragazzi, essere proiettati in un destino di furti e contrabbando. Se poi la famiglia d'origine aveva le conoscenze che contano, i figli avrebbero anche potuto  finire per essere accolti sotto l'ala protettrice dei mafiosi di quartiere. E Gaspare Mutolo comincia proprio così la sua scalata a soldato di mafia.

Un tempo si era orgogliosi di avere un amico mafioso, ma all'epoca il mafioso era una tomba, zitto stava. Perché? Se tu favorisci il mafioso e poi questo parla, sei finito.

Le regole all'interno della cosca erano semplici e rigorose: vieni accolto in famiglia, vieni ricompensato a dovere ma devi obbedire e tacere. Rispetta e sarai rispettato. La crescita di Mutolo in Cosa nostra avviene in parallelo a quella di Riina, solo che la marcia in più di Riina lo portò a diventare il capo, l'uomo al vertice: il capo dei capi.
Con l'ascesa al potere di Riina, per Mutolo non è difficile diventarne uomo di fiducia. È fedele, instancabile lavoratore e affidabile. Certo, non infallibile e ogni tanto, quando una missione falliva, un soggiorno nelle carceri più famosi d'Italia ci scappava. Ma nonostante tutto rimaneva sempre e comunque l'uomo d'onore, quello al quale puoi affidare qualsiasi compito e puoi contare sulla sua cieca obbedienza.
Dal canto suo Mutolo cominciava a intravvedere i primi segnali di squilibrio del capo dei capi. I mandati dei crimini diventavano sempre più feroci e vendicativi, se si fosse potuto, oltre la follia. Riina, si trasforma in un vampiro  sempre più avido di potere e assetato di sangue di chiunque potesse essere un ostacolo al suo delirio di onnipotenza, dalla comune gente in strada, arrivando ai bambini. Vittime innocenti del delirio di un pazzo despota.
A Gaspare tutto questo spargimento di sangue innocente comincia a dare fastidio: un conto sono gli omicidi tra clan, un conto i bambini e gli estranei. Comincia così per lui un lungo periodo di riflessione sul suo ruolo di mafioso e quanto ancora gli potesse calzare. Era arrivato il momento di defilarsi, di tagliare il cordone ombelicale marcio per collaborare con la giustizia. La decisione di Riina di fare guerra allo Stato si stava rivelando una missione suicida, non volendo far parte di questa nuova guerra al massacro, Mutolo decide di "tradire" la mafia che lo aveva tradito. 

Il fatto è che io, per Falcone, mi sarei fatto uccidere. E non esagero, perché io sono un soldato. Soldato di Mafia, certo, ma so riconoscere il generale a cui affidare la mia vita. Falcone era un Napoleone. E quanti militari sono morti per Napoleone!

Forte dell'amore verso la propria famiglia, che pur essendo a conoscenza della sua vita lo ha sempre sostenuto accettando silenziosamente e senza domande, e forte della stima che aveva iniziato a provare per Falcone e Borsellino prima della tragedia, decide di "tradire" quella che per anni era stata l'altra sua famiglia. Sarà proprio Falcone a portarlo sulla retta via, a farlo decidere di affidarsi a Borsellino, molto più qualificato di lui per seguire le procedure di collaborazione con la giustizia. Ma i fatti sono andati diversamente. Erano i tempi in cui iniziavano le prime collaborazioni di giustizia, nomi di pentiti più o meno di spicco saltavano fuori da ogni dove. Per quanto Mutolo avesse cercato di tener nascosta la sua decisione, un'indiscrezione trapelò al telegiornale: "Forse Mutolo ha deciso di collaborare."
La fuga di notizie fu una sorta di salvezza per Gaspare, la sua amata famiglia, quella vera formata dalla moglie e i quattro figli venne messa in sicurezza e si aprirono le porte verso un nuovo futuro,  pulito e mai più da latitante: la libertà...

Sto cercando la proporzione giusta, non solo pittorica, ma interiore, tra un passato di morte e questo presente che voglio sia vita.

opera di Mutolo - foto dal web -

Ad oggi Mutolo e famiglia vivono sotto copertura, si sente rinato, senza però rinnegare tutto ciò che è stato in passato. È un artista, fa il pittore e i suoi quadri sono luminosi e colorati e, a differenza delle sue prime opere in cui venivano raffigurati solo paesaggi, oggi appaiono anche piccole figure umane, appena abbozzate e vestite di scuro.
Recensire la biografia di chi per anni è stato al soldo del Capo dei capi e artefice di delitti efferati e morti innocenti, per il gusto di uccidere, non è facile. Entrano in gioco sentimenti contrastanti e, purtroppo, l'indice accusatorio sul tema scottante "è giusto o no dare una possibilità ad un pentito di mafia?" fa fatica a restare al suo posto. 
No, non vi parlerò delle mie opinioni personali al riguardo, lascio a voi la possibilità di farvene una tutta vostra leggendo non solo questa recensione, ma anche la confessione completa dettata alla penna di Anna Vinci. 
La Vinci ha saputo trattare un argomento scabroso con empatia e  delicatezza, senza andare oltrepassare il sottile fil rouge che lega il protagonista all'autore. Le confessioni di un uomo alle soglie dell'ottantesima primavera, raccontate in maniera cruda e semplice, quasi fosse una fiction, vi aspettano in libreria. 
Buona lettura,

Tania C.








lunedì 30 settembre 2019

Recensione di LO STATO MI DEVE UN TIMPANO di Cristina Castellani - Ed. AltroMondo





LO STATO MI DEVE UN TIMPANO

Cristina Castellani
Ed. AltroMondo di qu.bi.Me 2019
Pag. 50
Collana Il Mondo di oggi
Copertina flessibile
€ 10




Cristina Castellani -foto dal web -
CONOSCIAMO L'AUTRICE

Cristina Castellani lavora otto ore al giorno, ma considera  come primaria la sua professione di mamma a tempo pieno. Laureata in scienze naturali, si occupa di organizzare  e divulgare eventi nell'ambito della ricerca scientifica. Ama la bellezza che Madre Natura regala e, impegni permettendo, si rilassa godendosi la sua terra, il Trentino.

TRAMA

I giovani Cristina e Luca sono in attesa del loro terzo figlio. Sembra andare tutto per il meglio quando, ad un controllo di routine del settimo mese, l'ecografia rivela un'emorragia cerebrale nel piccolo. Nonostante le condizioni disperate del piccolo, per la legge italiana è troppo tardi per interrompere la gravidanza. Un libro  sull'aborto terapeutico. Il racconto commovente di due genitori costretti ad intraprendere il "viaggio dell'addio" all'estero. Il racconto di una storia vera, volto alla sensibilizzazione di un tema scottante che non trova spazio in Italia.

IMPRESSIONI

Questo breve racconto autobiografico mi è stato gentilmente offerto in versione ebook, a sorpresa, dalla cara Alice di AltroMondo edizioni. 
Ho letto la trama, ho aspettato qualche giorno prima di leggerlo. Ci vogliono pochi minuti, ma il tema affrontato ha bisogno di una buona concentrazione e di riflessione. 
L'autrice, Cristina Castellani, e il marito Luca, sono una giovane coppia nata per caso, quasi per gioco ma unita da un legame profondamente voluto. Il matrimonio è arrivato con naturalezza, così come le due figlie, nonostante l'iniziale reticenza di Cristina. Il terzo figlio, purtroppo, è mancato a pochi giorni dal concepimento. L'aborto spontaneo non ha segnato particolarmente i genitori, anzi ha risvegliato in Cristina il desiderio di una nuova maternità. Rimasta incinta quasi subito, sembrava andare tutto a meraviglia. Sette mesi, tra poco avrebbe conosciuto il piccolino che cullava in grembo e amava tantissimo. La famiglia era al settimo cielo: le bambine contente di avere un nuovo fratellino, Luca di avere un figlio maschio, Cristina di avere un altro figlio tanto desiderato. Ma come in ogni favola che si rispetti c'è sempre una strega cattiva pronta a rovinare la felicità dei protagonisti. Durante un controllo di prassi, al settimo mese, a Cristina crolla il mondo addosso. L'ecografia rivela un'emorragia cerebrale e un'anomalia al cuore del piccolo.  È troppo tardi per interrompere la gravidanza e, nonostante il piccolo sia messo veramente male da non avere più molti giorni di vita fetale, bisogna attendere che il suo cuore si fermi e procedere ad un parto indotto.  La  notizia, vomitata in faccia alla madre senza un minimo di tatto, le gela il sangue nelle vene. Luca, accorso in fretta al capezzale di Cristina è sconvolto quanto la moglie. Dopo vari controlli si inizia a vociferare di aborto terapeutico. Ovviamente all'estero, in Belgio.

Quella sera hai voluto metterci alla prova, vedere se eravamo pronti, hai voluto prepararci per l'addio imminente.

La situazione tragica non da pace ai genitori. Il piccolo, che sino a pochi giorni prima sembrava essere vispo e attivo, comincia a dare i primi segnali di un problema devastante, alternando momenti di iperattività dovuta al disagio dell'emorragia, a momenti di tranquillità che lasciano presagire il peggio. 
L'interruzione della gravidanza al settimo mese in Italia è illegale, bisogna prolungare il calvario del piccolo, aspettare che muoia, aspettare un aborto. Contrari ad aggiungere ulteriore sofferenza alla creatura, Cristina e Luca prendono contatti con la clinica belga che pratica l'aborto terapeutico. I requisiti ci sono tutti e sono gravi, il parere dei medici, molti dei quali italiani, è favorevole. Non resta che affrontare quei settecento km di volo che li separa da un'ulteriore sofferenza. 

Migliaia di mamme sono passate sotto questo ecografo emozionandosi nel sentire il battito, e io invece sono qui sperando che il cuore del mio piccolo si sia fermato da solo.

Il volo scorre veloce, Cristina è in ansia, titubante, spera  di arrivare in clinica e di scoprire che il cuore del piccolo si è addormentato di un sonno perenne. Ma così non è. Nonostante tutto il piccolo è ancora vivo. Cristina viene accolta in clinica da uno staff di medici e infermieri con un'umanità immensa. Persone dirette e sincere ma empatiche. Durante il viaggio in aereo, a causa di un brutto raffreddore, un timpano di Cristina si perfora con tutte le dolorose conseguenze invalidanti. Mancava solo quello a coronare il momento tragico che stava vivendo, ma grazie all'aiuto dei medici e infermieri della clinica, Cristina verrà accompagnata verso l'aborto terapeutico quanto più umanamente possibile.

Dice che l'Italia è scandalosa, che qui ha trovato la terra promessa. A casa non vuole rientrare, qui il modo di vedere le cose è diverso, giusto. Se hai bisogno ti aiutano, le leggi sono fatte per i cittadini.

Durante la degenza Luca fa amicizia con un pizzaiolo italiano trasferitosi da tempo in Belgio. Lui ne ha viste parecchie coppie arrivare da ogni parte del mondo, sulla strada del "viaggio dell'addio". Persone costrette ad aggravare il peso di una tragedia sobbarcandosi un viaggio a proprie spese alla ricerca di quella dignità negata in Italia o in altri stati.


Sorrido. " Magari un giorno non troppo lontano ti avrò tra le braccia, mio piccolo..."

L'intervento è andato a buon fine, l'assistenza dal ricovero al funerale è gestita in maniera impeccabile, sollevando, per quanto possibile, i genitori dall'ulteriore dolore della sepoltura. Dopo i primi giorni di sconforto e disorientamento, la vita per Cristina e Luca prosegue come sempre. La routine quotidiana li avvolge dando loro modo di elaborare velocemente il lutto. Il dolore c'è sempre, ma sotto una forma, la vita è un bene prezioso e Cristina e Luca sono pronti ad affrontarla e forse, un giorno, a crearne una nuova. 
Un racconto forte, doloroso e commovente. Il coraggio di una giovane coppia che si ama e rispetta la vita da non permettere sofferenza inutile e devastante. 
Cristina, lungo il suo viaggio dell'addio, si chiede spesso perché in un paese all'avanguardia come l'Italia, giovani laureati siano costretti ad espatriare per lavorare, a portare la loro conoscenza in altri stati, quando potrebbero fare qualcosa di buono e importante per la propria Nazione.
Ma soprattutto si chiede il perché una coppia che sta vivendo un momento di tragedia, sia costretta a compiere in solitudine un viaggio di settecento km per poter dare  dignità ad una vita irrimediabilmente compromessa. 
In questi giorni, finalmente, è stata approvata la legge del "suicidio assistito", la lotta di Luana Englaro e Dj Fabo non è stata tempo perso, non è più visto come un crimine (almeno per la maggior parte della popolazione). Una porta verso la dignità si sta aprendo, piano piano, ma l'Italia è ancora lontana anni luce dall'accettare, senza puntare il dito, il testamento biologico.
Questo breve ma profondo racconto mi ha chiarito tanti dubbi, dandomi ulteriori certezze, che lascio scoprire a voi. Servono veramente una manciata di minuti per leggerlo, riservando tutto il tempo a riflettere e capire. 
Il messaggio di Cristina arriva forte e chiaro, con parole semplici e commoventi si mette a nudo, scoprendo le debolezze e la forza di due genitori che si amano, ma amano profondamente la vita, al punto di fagocitare un dolore immenso pur di non arrecarne ulteriore ad una piccola vita non ancora sbocciata.
Per chi crede potrà essere visto come un atto egoista e illegale. Il mio modo di credere va al di la della comune pratica religiosa, e mi ha permesso di comprendere l'atto di coraggio e d'amore di due genitori che amano il loro bambino e rispettano quella non vita che non arriverebbe a vederlo nemmeno come un involucro attaccato ad un macchinario, motivo ulteriore di inutile dolore e sofferenza.
Grazie Cristina, spero che il tuo messaggio arrivi ai cuori dei più ritrosi e lo apra lasciando entrare la luce e l'amore verso la vita.

domenica 29 settembre 2019

Recensione di DETONATOR di Andy McNAB - Ed. Longanesi




DETONATOR
Andy McNAB
Ed. Longanesi Luglio 2019
Collana La Gaja Scienza
Pag. 394
Traduttori Ragazzi I.- Tettamanti S.
Formato Rilegato 
€ 18,70
Ebook disponibile


CONOSCIAMO L'AUTORE

Andy McNAB - foto dal web 


Andy McNab è lo pseudonimo dietro il quale l'autore si cela per motivi di sicurezza. Nel 1984 è entrato nel SAS e da allora ha preso parte a operazioni in ogni parte del mondo, fino al 1993. Nel '93 ha cominciato a scrivere, dapprima raccontando le sue esperienze come soldato in Pattuglia Bravo Two Zero e Azione immediata. Si dedica poi alla narrativa d'azione. Con Controllo a distanza, suo primo romanzo e grande successo internazionale, ha regalato agli appassionati del genere un nuovo eroe: Nick Stone. In Italia, tutti i suoi romanzi sono pubblicati da Longanesi.

TRAMA

Tradito e abbandonato ad un terribile  destino sulle Alpi, quando riprende conoscenza Nick Stone capisce subito di essere vivo per miracolo.
Il s sangue sulle mani sembra provenire dalla sua testa. Ha una ferita che non riesce a vedere e la nebbia che avvolge i suoi pensieri ne è la conferma. Privo dei suoi ricordi,  l'unica cosa certa è che qualcuno ha tentato di ucciderlo. E pensa di esserci riuscito. Vendetta, il suo unico pensiero. Ma un bambino di sette anni è il suo unico aiuto e di certo non è il compagno ideale per l'inseguimento di un gruppo di spietati assassini. Sa che deve proteggere il bambino a costo della sua stessa vita, cercando di far luce su chi lo ha tradito e su cosa è realmente accaduto prima dell'incidente. Tra vittime in aumento e rocambolesche fughe in tutta Europa, diventa il ricercato numero 1 delle Squadre Speciali di tre nazioni, sulla scia di sconosciuti criminali senza scrupoli che lucrano sulle miserie umane. Il suo scopo è quello di fermare un terrorista solitario che minaccia di scatenare l'inferno nel mondo occidentale. La miccia è stata accesa, ma chi ha davvero in mano il detonatore? 


IMPRESSIONI

Sono pochi gli autori di romanzi d'azione che catturano la mia pazienza e attenzione. Se togliamo il Maestro Clive Cussler e un giovane autore australiano, Matthew Reilly, poco conosciuto in Italia, la mia biblioteca finisce li. Mi sono innamorata della copertina di Detonator mentre spulciavo il catalogo Longanesi. Letta la trama, senza conoscere l'autore, non so il perché, ma pensai subito ad un racconto autobiografico. Era invece un romanzo, ma la biografia dell'autore lasciò trasparire l'influenza del suo passato che aveva preso vita nei suoi romanzi. Chiesi speranzosa a Longanesi di poterlo recensire e, grazie a Francesca, mi arrivò subito una copia ebook.
Spinta dalla curiosità di cominciare una nuova avventura, in quanto Detonator fa parte di una serie di romanzi autoconclusivi ma legati dal filo conduttore delle avventure del protagonista, Nick Stone, mi buttai a capofitto sulle pagine luminose del Kindle durante il tragitto in pullman di una domenica fuori porta. 
Il romanzo è diviso in tre parti, la prima, più lenta e descrittiva, dove vengono presentati i protagonisti e i loro ruoli, la seconda, meditativa e di preparazione all'azione di salvataggio e la terza, quella conclusiva, di azione e terrore.  

Qualcuno - chissà chi - mi ha detto una volta che a un corpo in caduta occorrono circa cinque secondi per raggiungere la velocità limite. Allora, quanto ci vuole prima che io colpisca la terra? Ho la sensazione che un tempo avrei saputo come calcolarlo. Adesso so soltanto che è la distanza tra continuare a vivere ed essere completamente fottuto una volta per tutte.

Nick Stone, protagonista di questo nuovo capitolo, si ritrova senza ricordare come e perché, a bordo di un moderno suv in bilico su un baratro, tra le vette delle Alpi. La sua memoria è offuscata da una brutta ferita aperta alla testa, ma sa per certo che qualcosa o qualcuno lo ha fatto finire fuori strada mentre stava fuggendo.
Il circolo vizioso nel quale sembrano finiti i suoi ricordi rallenta ogni azione del suo corpo intorpidito dall'impatto dell'auto con la foresta innevata e il pericoloso dirupo. Ma la sua calma e sangue freddo riescono a metterlo in salvo. Mentre cercava di recuperare i ricordi perduti ripassando le tabelline, qualche flash lacera i suoi pensieri: non era un dottore, ma doveva aiutare qualcuno. Aveva ricevuto chiare istruzioni al riguardo da un uomo in una stanza verde. L'uomo lo chiamava Nick, quindi quello doveva essere il suo nome. Ma chi era l'uomo della stanza verde, e cosa voleva da lui?
Dei passi pesanti, poco distanti da lui, fecero scricchiolare la neve, delle voci fendevano il silenzio del bosco: doveva nascondersi, chiunque lo avesse buttato fuori strada lo voleva morto e stava cercando conferma. Erano così vicini che poteva vedere la pelle d'ebano e l'anello con le aquile di uno e la figura tarchiata dell'altro. Guardando nel dirupo i due uomini si congratularono per il buon lavoro svolto e se ne andarono.
L'aquila, Albania. Nick conosceva quel simbolo, tipico della bandiera albanese, ma perché e dove lo aveva visto? Le tempie pulsano e i pensieri scattano come ingranaggi di un meccanismo sconosciuto. Mentre cerca di ritrovare una strada sicura e lontana dagli aggressori, Nick scopre di essere armato e di avere un bagaglio degno di un soldato, poi all'improvviso la sua mente è squarciata da un ricordo...

Un gigantesco autoarticolato con un nome sulla fiancata posteriore e il logo di un'aquila impressa sui due paraurti. Il genere di aquile che immagini aggrappate a una svastica. Sento lo stridore degli pneumatici, vedo il fumo uscire dai cerchioni. Avverto l'odore di bruciato del liquido dei freni e della gomma sull'asfalto.


È un piccolo flash, ma può aiutarlo a ricordare cosa era successo prima. Attraversando la foresta innevata, descritta così minuziosamente che sembrava di sentire lo scricchiolio dei rami spezzati e della neve sotto ai piedi, Nick arriva sulla strada, poco distante dal punto del suo incidente. Una scena poco consona per il luogo gli si para davanti: un elegante suv blindato era parcheggiato davanti ad un capanno nei pressi di una cascata. Quel suv, apparentemente vuoto, gli ricorda qualcosa. Un inseguimento forse, anzi una scorta. Lui stava proteggendo il suv e quando all'improvviso un grosso camion lo ha speronato mandandolo fuori strada con lo scopo di ucciderlo. Ma chi stava proteggendo? E che fine avevano fatto i passeggeri del suv? Le voci che echeggiano nella sua testa, una lingua straniera, donne, bambini. In preda al caos Nick sale sul suv, i sedili ancora caldi, schiacciati dal peso non indifferente di una persona. Un corpo riverso coperto di sangue, fori di proiettili. Un uomo minuto, Frank. Lo aveva assoldato per proteggerlo e portare a buon fine una missione, ma quale? E quell'uomo, Frank, aveva un figlio, che fine aveva fatto il bambino di sette anni? Controllando meglio il cadavere di Frank si accorse che sotto c'era quello di un bambino di circa sette anni. Il figlio di Frank. Non era riuscito a proteggerli ed ora erano morti, uccisi da dei proiettili di qualche delinquente senza scrupoli.
Ben presto Nick si accorge che il bambino respira. Il piccolo Stephan, figlio di Frank, è vivo, era solo svenuto per la paura e per il peso del corpo del padre che gli ha fatto da scudo.
La memoria sembra fare scintille, ombre e luci si fanno largo tra la nebbia degli ultimi minuti. Stephan è vivo, si è ripreso e, anche se un po' frastornato sembra stare bene. Devono scappare da li, gli assassini potrebbero tornare e sarebbe pericoloso restare in zona se venissero a sapere che sono entrambi vivi.

Mai fare segni su una cartina. Perché dire al nemico dove stai andando e cosa stai facendo?

Per Nick e Stephan comincia così rocambolesco peregrinare da una città all'altra, confondendosi e nascondendosi per non farsi trovare. A quest'ora avranno capito che non sono morti e la caccia è di nuovo aperta e ancora più feroce.
Stephen aiuta Nick a ricordare, a far luce su spezzoni di ricordi che gli affiorano durante la fuga. Nick aiuta Stephan a capire il perché si ritrova orfano di padre, in Svizzera e in compagnia di uno strampalato agente segreto inglese che annovera un passato nei corpi speciali delle missioni nelle zone calde del mondo, sempre in prima linea.
C'è una matrigna da scovare e far "cantare", un castello da espugnare e un killer senza scrupoli da stanare. Non sarà facile, la notizia dell'incidente si è diffusa ovunque, la morte del ricco imprenditore russo Frank Timis ha riscosso clamore, soprattutto perché il figlio di sette anni, con lui al momento dell'uccisione, è stato rapito. Probabilmente da un pedofilo e quando c'è di mezzo un bambino e un pedofilo, nascondersi diventa ancora più difficile. Nick è pronto a tutto, non sarà facile, ma riuscirà a portare a termine la sua missione. Stephen è un bambino sveglio, mangia broccoletti, tifa Brindisi e legge Dostoevskji, non sarà un problema addestrarlo alla vita dura che si prospetta loro davanti. In gioco c'è la loro pelle e probabilmente molto di più. C'è la pista albanese da seguire e quella russa che sembra avere sede in Svizzera...
Attraverso un viaggio senza legge , Nick e Steve, piccolo rapper biondo sotto copertura, si vedranno coinvolti in pericolosi appostamenti e inseguimenti. Steve è ben addestrato, sa perfettamente quali sono i suoi compiti: interpretare la parte del figlio di Nick, stare nascosto nel bagagliaio della polo verde, imparare le parole d'ordine e i piani di emergenza se qualcosa fosse andato storto.
Nick lo avrebbe salvato dalle grinfie della matrigna e degli assassini che gli davano la caccia da giorni.

Riesci sempre a cacciarti nei guai. Non puoi farci niente... sei fatto così.

Nonostante i piani di Nick studiati al dettaglio anche se spartani, i conti sembrano non tornare mai. C'è sempre qualcosa che sfugge, qualcosa che all'ultimo rovina tutto e li costringe a fuggire di nuovo, finendo spesso nei guai. Svizzera, Francia, adesso Italia, precisamente verso Brindisi. In Puglia. Li  erano incentrati  gli affari di Timis. Li avrebbe trovato la risposta al perché della fuga di Frank. Li si trova il terrorista che non solo ha distrutto una famiglia e lo vuole morto ma è accecato dal delirio di onnipotenza che lo ha spinto in un gioco al potere pericoloso per una buona parte dell'umanità  occidentale.
Riuscirà Nick a fermare il conto alla rovescia e salvare l'occidente dal pericolo che sta correndo? 

Da sempre il mio mantra era: perché preoccuparsi di ciò che non si poteva cambiare? Forse, se l'avessi ripetuto all'infinito, avrei potuto iniziare a crederci ...

Con un ritmo incalzante e avvincente Andy McNab mette a segno un altro centro nel suo bersaglio. Il lettore si ritrova a percorrere strade tortuose insieme a Nick, sentendo il calore che si sprigiona nel bagagliaio incollando i vestiti addosso al piccolo Stephan. Sente le tempie pulsare e vede la nebbia diradarsi lasciando spazio ai ricordi. Sente il sapore del cioccolato sciogliersi morbido in bocca e l'accattivante profumo delle salsicce grigliate insinuarsi nelle  narici voluttuosamente. Ma sente anche scorrere l'adrenalina durante i corpo a corpo e le fughe rocambolesche di Nick.
Mille emozioni e un caleidoscopio di colori e profumi pervadono le pagine di questo romanzo. 
Anche se è un nuovo capitolo di una lunga serie, non ho riscontrato problemi ad entrare in confidenza col personaggio, a conoscerlo e capire i fantasmi che lo attanagliano. È un romanzo che può essere letto tranquillamente come qualsiasi altro romanzo autoconclusivo: c'è sempre tempo per conoscere il passato. Chi già conosce Andy McNab di sicuro apprezzerà l'emozione di questa nuova avventura del protagonista, per chi come me non ne avesse mai sentito parlare, è una possibilità per conoscere un nuovo interessante autore ed innamorarsi dello scapestrato protagonista. La prossima volta, però, cominciando dall'inizio ...

Buona lettura,
Tania C.


Recensione TUTTO NASCE PER FIORIRE di DEMETRA COSTA

  TUTTO NASCE PER FIORIRE Autore: Demetra Costa Editore: IoScrittore Formato: Brossura Pag.: 503 Uscita: Giugno 2025 € 18 formato cartaceo F...