venerdì 22 novembre 2019

Recensione L'OSPITE CRUDELE di Rebecca Fleet -Ed. Longanesi -






L'OSPITE CRUDELE

Rebecca Fleet
Traduzione  R. Garlaschelli
Ed. Longanesi 2019
Genere Thriller
Collana La Gaia Scienza
Pag. 320
€ 18,60
Ebook disponibile


CONOSCIAMO L'AUTRICE

Rebecca Fleet - foto dal web -

Rebecca Fleet ha studiato ad Oxford e lavora nel campo del marketing. L'Ospite crudele è il suo romanzo d'esordio. 


TRAMA
Il giorno in cui Caroline riceve la proposta di uno scambio-case tra il suo appartamento a Leeds con una elegante villetta nel quartiere residenziale nei sobborghi di Londra, accetta senza riserve. L'idea che uno sconosciuto entri in casa sua non le da motivo di preoccuparsi, per lei, adesso, la priorità è quella di staccare la spina allontanandosi da tutto e tutti, compreso il figlio ancora piccolo. È l'ultima possibilità di salvare il suo matrimonio con Francis. Le cose non vanno però come le aveva programmate. Non solo perché i problemi che sperava di lasciarsi alle spalle continuano ad inseguirla... C'è qualcosa di strano, di inquietante nella villetta. Una vicina, all'inizio amichevole, si rivela morbosamente curiosa ed ossessiva. E dentro a quell'abitazione che per Caroline avrebbe dovuto essere estranea, col passare del tempo, compaiono segnali troppo precisi e conosciuti che la terrorizzano. Fotografie appese in corridoio, fiori nel bagno. Segnali apparentemente innocui agli occhi di tutti, ma non per Caroline. Tutto parla di lei, del suo passato e di un segreto tragico e fatale che avrebbe dovuto conoscere solo lei. Consapevole di essere, suo malgrado, caduta in una trappola e di non poter chiedere aiuto a nessuno per paura di perdere tutto ciò che sta cercando di salvare, una domanda la assilla. Chi si cela veramente dietro alla persona con la quale ha scambiato la casa? Chi si trova, in quel momento nel suo appartamento a Leeds? 



IMPRESSIONI

Tempo fa lessi la trama di questo thriller dal titolo inquietante. La curiosità mi ha spinta a chiederne una copia da poter recensire a Longanesi. Ringrazio Francesca per avermi inviato subito un ebook. 
Le aspettative su questo thriller dal titolo al contempo curioso ed agghiacciante non mi hanno deluso. Caroline, tra flashback del suo passato alternato ai ricordi di un marito che si sta lasciando andare, e  al cadenzare dei racconti inquietanti di chi sta vivendo nel loro appartamento , mi ha conquistata da subito, incollandomi al mio fedele Kindle sino alla fine. Devo ammettere che è stata una lettura impegnativa da seguire essendo un romanzo che potrei considerare corale, ma la soddisfazione provata nello scorrere delle pagine e negli intrighi dei salti temporali, ha ripagato dell'impegno della lettura. 

Non si può fare la frittata senza rompere le uova. Non si può distruggere qualcosa e desiderare nel contempo di conservarlo. Non si possono tenere al sicuro i ricordi e nel contempo desiderare di aprire gli occhi una mattina e scoprire che sono stati cancellati... Non è possibile prendersi cura di ciò che si ha e nel contempo innescare la bomba, fare un passo indietro e rimanere a guardarla mentre esplode... Si, questo io e Caroline lo capiamo bene.

Dietro all'apparenza di una bella famiglia moderna, benestante, alla quale non manca nulla, nemmeno un piccolino a riempire di allegria un bell'appartamentino a Leeds, Caroline e Francis stanno attraversando un periodo di crisi, sull'orlo della rottura. Facile è per Caroline cercare evasione dalla routine quotidiana, lasciarsi andare ad una ventata di aria fresca nelle vesti di un giovane collega che sembra veramente interessato a lei come donna. Facile è paragonare un uomo più giovane e pieno di vita ad un marito di parecchi anni più grande di lei che si sta lasciando vegetare sul divano, assuefatto al torpore degli stabilizzanti dell'umore per non affrontare la realtà, pur essendone attratto e incuriosito.  Il suo matrimonio è a rischio, la tensione in casa è insopportabile e Caroline sente che deve far qualcosa per salvarsi prima che la situazione diventi irrecuperabile. 
L'occasione giusta si presenta quando riceve la proposta di uno scambio case. Il suo appartamento a Leeds certo è bello, ma una villa nel quartiere residenziale di Londra! Quando mai le ricapiterà una simile occasione? Accettare la proposta è una buona soluzione. Staccare la spina per un po', dal un marito che pur essendo a conoscenza dei fantasmi che la stanno tormentando, preferisce essere spettatore inerme anziché scuotersi e cercare di trovare una soluzione, dal figlio piccolo che le porta continuamente via energie. Si, tutto questo l'aiuterà a salvarsi e salvare il suo matrimonio. Caroline, insieme alla sua famiglia è pronta a trasferirsi per riprendere in mano la sua vita e scuotere il marito, renderlo più responsabile. 
L'arrivo di Caroline nella casa di Londra mi ha inquietato parecchio. Una bella villa, arredata con cura, pulita e luminosa ma asettica, quasi come se fosse stata appena costruita e Caroline fosse stata la prima ospite. Nessuna traccia riconducibile al proprietario o all'inquilino. Un candore lattiginoso, vergine ma insidioso. Man mano che la donna inizia a prendere confidenza con la casa, piccoli ed apparentemente insignificanti particolari accendono lampadine di allarme nella mente di Caroline, particolari che la faranno vacillare. 

Comincio a guardare più a fondo, a scavare. Passo le mani sotto le credenze e i divani, controllo dietro le tende. Sono in camera, in gioncchio accanto al letto, quando la mia mano s'imbatte in qualcosa di duro e liscio, spinto contro la parete dietro la testiera. Lo tiro fuori e fisso la boccetta di vetro ho in mano. È un dopobarba e, non appena vedo il logo nero, lo riconosco. Avvicino il naso e il profumo scatena un'ondata istantanea di nostalgia che mi arriva al cuore, come un pugno.

Fiori improvvisamente apparsi nel bagno, musica del suo passato, profumi a lei sin troppo conosciuti. Sono solo coincidenze oppure è tutto voluto da qualcuno che sta tirando i fili di un gioco macabro del quale si ritrova ad essere pedina protagonista?
Chi si cela dietro al proprietario di quella villa che sembra rievocare i fantasmi di un passato ingombrante e mai sopito?
Chi è la vicina di casa, all'apparenza una persona gentile ma un po' curiosa, che col passar del tempo si rileva morbosamente invadente? 
Ma soprattutto chi vive in casa sua, nascosto nell'ombra, ma astuto e capace di far sgretolare ogni certezza, come a volerla punire?
A tratti incalzante e serrato per poi lasciar spazio al placido tuffo nei ricordi, lo stile col quale la Fleet ha improntato il suo romanzo, seduce il lettore, lo confonde lasciando intendere una realtà fatta di sicurezze, pronte a sgretolarsi come sabbia all'arrivo delle onde, ad essere rimesse in gioco quando il passato irrompe con prepotenza nel presente.
Arrivare alla fine è l'obiettivo primario, poco importa se bisogna preparare la cena o andare in posta. La sete di scoprire le carte in tavola e concludere il gioco, aspettando che venga calato l'asso nella manica, condurrà il lettore ad un finale del tutto inaspettato. Perché nonostante i nostri piani, le nostre certezze, la realtà è fatta di attimi, di conseguenze scatenate da cause che pensavamo sopite. La verità ha il passo lento, ma arriva sempre, ovunque. 
Consiglio questo thriller non solo agli amanti del genere, ma anche e soprattutto a chi volesse approcciarsi per la prima volta. Intrigo, mistero, passione e azione saranno vostri fedeli compagni di viaggio tra le pagine de L'ospite crudele. 
Fateci un pensierino, potrebbe essere anche un bel regalo per il prossimo Natale.
Buona lettura, 

Tania C.





mercoledì 20 novembre 2019

Recensione de LA VIA DEL BOSCO Una storia di lutto, funghi e rinascita di Long Litt Woon - Ed IPERBOREA-





LA VIA DEL BOSCO
Una storia di lutto, funghi e rinascita

Long Litt Woon
Ed. IPERBOREA 2019
Pag. 288
€ 18,50
Copertina flessibile
Traduzione Alessandro Storti
Ebook disponibile


CONOSCIAMO L'AUTRICE

Long Litt Woon . foto dal web -


Long Litt Woon, classe 1958, è un'antropologa e micologa norvegese dai natali malesi. Ancora studentessa, si trasferì ad Oslo, dove si stabilì permanentemente. La via del bosco è stato il caso editoriale del 2017 alla Fiera di Francoforte. Visto il successo riscosso, la storia di Long Litt Woon è in corso di traduzione in quindici paesi.

TRAMA

Long, norvegese dalle origini malesi, alla soglia dei cinquanta anni, vede la sua vita subire un brusco cambiamento. Rimane vedova dell'amato marito Eiolf. Il lutto improvviso la paralizza, ma la fa anche, casualmente, inciampare nell'affascinante mondo della micologia e dei funghi. Un meraviglioso viaggio che non solo le permetterà di riscoprire la natura e la sua bellezza, ma anche il bello della vita. La sua vita. Sino a quel momento non aveva mai compreso il piacere provato dagli scandinavi nel camminare nei boschi, ma adesso il sottobosco sembra averla rapita con la sua magia e la gioia che può dare la ricerca.  La via del bosco racchiude due viaggi paralleli, uno interiore, sull'elaborazione del lutto attraverso lo sfogo del dolore nel silenzio della tristezza, l'altro attraverso l'infinito ciclo del mondo dei funghi. Ciclo di morte e rinascita della natura, sempre uguale ma meravigliosamente diversa ad ogni ciclo. Lo studio e l'amore per questo nuovo percorso, portano l'autrice a conoscere e fare amicizia con l'eccentrica comunità dei raccoglitori di funghi. Una grande famiglia allargata di persone unite dall'amore per la micologia, accoglienti, spesso ossessivi verso le regole non dette  e i riti di passaggio. Si ritroverà a viaggiare dalle magiche foreste norvegesi alle anonime aiuole urbane, dalle coste sabbiose della Corsica, sino a Central Park, inseguendo il piacere di scoprire le meraviglie della natura spesso nascoste agli occhi comuni: piccoli funghetti malefici che sembrano essere appena usciti dai calderoni delle streghe; sanguinelli rosei come salmone che stillano un liquido rosso al taglio; deliziose spugnole capaci di far vivere <<un'esperienza sensoriale ultraterrena>>; funghi bioluminescenti che rendono luminosa la foresta durante la notte. Durante il percorso immersa nella natura, Long Litt Woon scoprirà che il suo amore e le sue attenzioni rivolte al mondo naturale la possono trasformare, dandole un motivo per sopravvivere la morte di Eiolf e sentirsi di nuovo viva.


IMPRESSIONI

Sin da bambina, ma proprio piccola, avevo appena imparato a camminare, i miei nonni mi hanno introdotto al meraviglioso mondo dei funghi. Pur non essendo micologi "studiati" e chiamando i vari esemplari, eduli o tossici che fossero, col nome dialettale del territorio d'origine, mi hanno insegnato quel tanto che basta da non uscire mai dal bosco a mani vuote. 


Boletus aestivalis - foto personale -

La natura ci offre regali in continuazione, basta solo saperli riconoscere per farne buon uso. Sono cresciuta meravigliandovi e gioendo ogni volta che, entrata in un bosco, spesso senza nemmeno troppa ricerca, riuscivo a scovare quello che molti "fungiat" definiscono il Re del bosco: il boleto. Sodo, pieno, col suo cappello che spazia dal bianco al caramello,  dal rosso  al marrone scurissimo, a seconda dell'habitat in cui è nato. E nel bosco bisognava far silenzio, quasi si spaventassero i funghi e rientrassero nelle calde viscere del terreno per sfuggire ai gridolini di gioia e sorpresa di chi scovava il loro nascondiglio. 



 Craterellus cornucopioides o trombetta dei morti - foto personale -

Andare nel bosco, per me, è sempre stato sinonimo di pace e relax, poco importa la fatica, basta procedere poco per volta, con calma, attingendo il più possibile alle energie positive degli alberi.
E ci vado ancora a cercar funghi, ogni anno, anche se non è la stagione buona: non si sa mai. Mi sono pure iscritta, su Facebook, a vari gruppi a tema: quelli più eruditi e impegnativi, dove viene insegnato l'abc della micologia ai meno esperti, a quelli fotografici che ritraggono gli splendidi esemplari in natura e a quelli culinari. Il mondo della micologia è infinito e insidioso. Può essere un piacevole passatempo per ricaricare le energie e fare succulenti manicaretti, ma può nascondere pericoli mortali se non lo si conosce bene. Quante volte, ci capita di leggere sulle cronache locali, in stagione da funghi, di intere famiglie intossicati o addirittura decedute a causa dell'affascinante e mortale Strega Malefica dei boschi, l'amanita phalloide, spesso confusa, allo stadio primordiale, con la deliziosa amanita cesarea. È perciò utile, per chi si volesse approcciare, che sia per passione o golosità, al mondo della micologia, sapere tutte le regole fondamentali non solo per la propria sopravvivenza ma anche quella del bosco. 


steccherino dorato - foto personale -

Quando Casa Editrice Iperborea pubblicò, qualche mese fa, per la prima volta in Italia La via del bosco, mi incuriosì subito la copertina colorata. Non essendo ancora a conoscenza della trama del testo, la copertina mi rimandava ad una splendida famigliola di funghi, i "galletti" nel mio dialetto, gallinacci o cantharelli cibarius per la scienza. Il periodo di uscita era quello giusto, in piena e abbondante stagione. Dovevo saperne di più. Ovviamente copertina e titolo a tema mi anticiparono il contenuto,  la trama che avevo poi letto in rete, profonda e così diversa dalle mie solite letture, mi incuriosirono al punto di chiederne una copia da recensire. La mia richiesta è stata subito accolta dalla disponibile Martina che me ne inviò una copia cartacea. 
Mi scuso anche con loro per il ritardo della recensione, problemi familiari mi hanno un po' rallentata, ma mi sto rimettendo in pari.
Come sempre il testo ha soddisfatto pienamente le mie aspettative. La copertina accattivante e rilassante che richiama i colori dell'autunno e i suoi frutti, il formato elegante e chic, una bomboniera!



Amanita Muscaria - foto personale -

Qualcuno mi aveva parlato del corso, e mi ero iscritta senza rifletterci troppo. Era un'idea di cui io  ed Eiolf avevamo parlato, senza però concretizzarla. Così una buia sera d'autunno, senza aspettative mi sono presentata nel seminterrato del Museo di storia naturale.

Long Litt Woon è una cinquantenne di origini malesi, emigrata in Norvegia, dove ancora risiede, per amore. La sua vita da moglie e antropologa scorre felicemente sino a che un giorno il disegno che il destino aveva in serbo per lei fu portato a compimento, sconvolgendole la serenità. 
Il marito Eiolf, dopo averla salutata amorevolmente, esce di casa come ogni mattina. Ma non farà più ritorno. Un malore metterà fine alla vita di Eiolf mentre si trova al lavoro, seppellendo Long Litt Woon in uno strato di macerie di dolore e rifiuto della morte del marito. La donna si ritrova così, in un battito d'ali, vuota, risucchiata in un buco nero fatto di vuoto e dolore.

Nel tempo, piano piano ma fermamente, il calendario è cambiato. Nelle ore libere potevo andare a funghi, ed è stato allora che la mia nuova esistenza ha cominciato poco a poco a fiorire.

Non è facile continuare da soli il percorso di una vita di coppia. Lo sconforto paralizza Long Litt Woon, la voglia di lasciarsi vegetare sembra avere il sopravvento ma, un giorno, la donna viene a sapere che sta per iniziare un corso di micologia. Ne avevano discusso, in passato, con Eiolf, di frequentare questo corso, anche se a lei non interessava molto, avrebbe assecondato il marito. Adesso più che mai era arrivato il momento, quasi come fosse l'ultimo desiderio di Eiolf da esaudire. Long si iscrive al corso, anche per staccare la spina dalla routine grigia in cui era avvolta, ignara che la sua vita ormai vuota e apatica stava per intraprendere uno sconvolgimento totale.
Da antropologa, elaborando il suo lutto cercando di fare chiarezza, di capire ed elaborare le "informazioni" che il suo nuovo stato di vedova le stava inviando.

La <<ricerca sul campo del cuore>> è un compito gravoso.

La micologia e la ricerca dei funghi era un aiuto concreto per le risposte alle domande che la attanagliavano dopo il lutto. Passeggiare in un bosco, cercare e trovare un fungo era come trovare il senso alla domanda "Chi sono io adesso che Eiolf non c'è più?".
Più passava il tempo al corso e nei boschi, più Long si appassionava all'affascinante mondo della micologia. Era piacevole socializzare con gli altri membri più esperti di lei. Erano fonte di insegnamento, di innovazione, di scoperta e di segreti svelati... le fungaie! Già, quei luoghi, nel bosco, dove si concentra un'elevata nascita di funghi eduli e rari. Ognuno custodiva le proprie gelosamente, tramandandole di padre in figlio come un'eredità preziosa. Ma in tanti erano disposti a condividere questi "segreti" con lei, aiutandola a capire le sottili differenze insidiose tra edule, tossico e mortale, ignari di quanto fosse prezioso per la sua rinascita, quell'aiuto. 
La micologia entra nel sangue e nell'anima di Long Litt Woon, dolcemente, pervadendola di nuova linfa vitale e di nuovo amore verso la natura così generosa ed energetica. L'amore della donna lo ritroviamo non solo nei suoi racconti, ma anche in dettagliate schede tecniche con  disegni fatti a mano dei suoi amati funghi. Accurati, scrupolosi ed esaurienti disegni corredati da importanti informazioni che ritraggono l'ambito trofeo di ogni fungaiolo, dalla nascita alla maturazione completa. Sembra quasi di percepirne il profumo e il colore e il sapore.Ogni scheda è spesso arricchita anche da qualche divertente aneddoto riguardante il fungo e il fungaiolo.  


Amanita Phalloide, la regina del male assoluto 
MORTALE 
- foto dal web -

Esilarante il racconto della coppia adultera che, per fuggire alla routine degli incontri clandestini mordi e fuggi, si concede un rilassante e romantico week end nei boschi alla ricerca di funghi per farne un delizioso pasto, facendo credere ai rispettivi familiari di essere lui ad un seminario di lavoro, lei in gita con le amiche. Ma qualcosa va storto... funghi ad alta tossicità vengono malauguratamente scambiati per funghi eduli e consumati dalla coppia che finisce in ospedale a rischio della vita. Se non ci fosse di mezzo la vita sarebbe una situazione comica ritrovarsi in quell'ospedale coi rispettivi parenti e le conseguenze tragicomiche... 

Il veleno è un aspetto dei funghi che affascina molta gente. È opinione diffusa che un solo boccone possa portare alla morte quasi istantanea. Conati di vomito sopra il piatto una schiuma dalla bocca o altre scene drammatiche. È questo più o meno quello che credevo anch'io, ma con il tempo ho imparato che i gradi di tossicità possono essere svariati.

Man mano che Long Litt Woon prende confidenza con la natura, ritrova anche una nuova consapevolezza. La natura, a differenza di certi momenti della nostra vita, ci riserva mille sfumature che possono esserci d'aiuto nell'accettare noi stessi. 
Il messaggio che mi è arrivato leggendo queste pagine d'amore dell'autrice, verso il marito e la natura, ma soprattutto verso se stessa, è che per quanto buia e difficile possa essere la nostra vita in un determinato momento, dobbiamo prendere spunto dal bosco. Nel bosco nulla si distrugge e nulla si crea, è una continua evoluzione. Un continuo rinascere dalla fine di un ciclo. E così è stato anche per l'autrice, come il bosco rifiorisce tornando a splendere con nuovi, profumati doni dopo un periodo di morte apparente invernale,  anche lei è tornata alla vita, sotto una forma nuova e con nuove passioni, rinnovando ogni giorno anche l'amore per il marito. 


Omphalotus Olearius- Clitocybe olearia - TOSSICO - 
Foto personale

Di questo testo ho molto apprezzato anche le ricette , ovviamente a base di funghi, semplici e gustose dall'antipasto al gelato, che l'autrice incastona tra le pagine proprio come un funghetto nascosto tra muschi e frasche. Ovviamente, per chi volesse cimentarsi con pentole e fornelli, il consiglio che impregna le pagine e che vi rinnovo, se non siete esperti in materia, è quello di acquistare le varie qualità di funghi, senza improvvisare.

Regola n. 1: Se non sei completamente sicuro della commestibilità di un fungo, non mangiarlo.

La vita è una e coi funghi non si scherza. È questo un dei punti fermi dell'autrice, a conclusione della sua esperienza. Un sorta di vademecum del "buonsenso micologico", regole base per diventare un buon cercatore di funghi.
Ringrazio ancora Iperborea per avermi concesso la possibilità di conoscere l'esperienza di Long Litt Woon.
Ho sempre amato andare nei boschi alla ricerca di funghi, da ora in poi lo farò con un rispetto ancora maggiore.
Consigliare questo libro a chi ama i funghi potrebbe sembrare scontato, ma non lo è. Le emozioni e il messaggio che ci regala va ben oltre al piacere di saper riconoscere una amanita muscaria da una cesarea, è un inno alla vita e al rispetto di noi stessi e della natura.
Per chi i funghi li ama solo degustare, può essere un ottimo spunto per appassionarsi anche alla conoscenza e alla raccolta, mentre per chi è completamente digiuno è una piacevole lettura istruttiva .
Lo stile della Litt Woon è accurato e delicato. Come una mamma che si prende cura del suo piccolo, l'autrice coccola i suoi racconti cullandoli con una dolce melodia, a volte lenta e malinconica come i boschi d'autunno, spesso allegra e frizzante, come l'esplosione della natura ai primi caldi.
La stagione dei funghi sta concludendosi con alle spalle un ottimo e abbondante raccolto, approfittatene per raccogliere voi stessi questo piccolo gioiello Iperborea.

Buona lettura, 
Tania C.

sabato 16 novembre 2019

Recensione di ENRICO? di Daniele Vriale - AltroMondo edizioni



Daniele Vriale
Ed. AltroMondo Editore 2019
Collana Mondo di sopra
Pag. 62
Copertina flessibile
Romanzo, narrativa
€ 10,00

CONOSCIAMO L'AUTORE

Daniele Vriale - foto dal web -


Daniele Vriale, classe 1965, fiorentino. Amante dei romanzieri Latino-americani e della Beat Generation. Estimatore dei film della nouvelle vague francese, ama la musica rock, i cantautori italiani e il calcio: sentimento popolare. Sua ultima pubblicazione una raccolta di poesie: Fotografie letterarie.

TRAMA

Enrico sta per compiere trent'anni. Durante la sua festa, una frase detta casualmente insinua dei sospetti nella sua mente. La sua famiglia gli ha nascosto qualcosa? Danilo e Donata, incalzati dal bisogno di consapevolezza del figlio, si ritroveranno a compiere un ''viaggio'' introspettivo, mettendosi a confronto con i propri traumi personali e di coppia. Ma Danilo ha una sorpresa per la sua famiglia: il chiarimento.
Breve romanzo, volutamente.  Come un colpo di pistola sparato a bruciapelo che arriva dritto al cuore del lettore.

IMPRESSIONI

La versione ebook di questo breve ma profondo romanzo, mi è stata gentilmente offerta tempo fa dalla cara Alice di AltroMondo Editore, che ringrazio infinitamente. Curioso il titolo, Enrico? il nome del protagonista, corredato di un punto di domanda. Quasi ad accendere un dubbio, prima di tuffarmi tra le pagine. Esiste Enrico? 
L'ho letto subito, in poco più di un'ora. Mi scuso per il ritardo della recensione, alcuni problemi a casa mi hanno rallentata un po'. Ma, grazie anche a questo periodo di stop forzato, ho avuto modo di riflettere io stessa sul romanzo e su me stessa, trovando risposte a domande che tutti noi, nel corso della vita ci poniamo. Come una sorta di "slidding door".

Sono tre anni che vivo solo, da quando sono tornato dal master di Psicologia a Padova, ormai mi ero abituato a essere indipendente. I miei hanno capito, il Dani ha annuito in silenzio, come a dire mi pare giusto, la Dona è rimasta in silenzio. Poi mi ha abbracciato e ha pianto un po'.

È il  trentesimo compleanno di Enrico, fiorentino, laureato in Psicologia. Enrico vive solo, ma sta per raggiungere la sua famiglia in occasione del compleanno. C'è una bella festa organizzata per il suo trentesimo ed è l'occasione giusta per riabbracciare il nonno novantenne e tutti gli affetti che nel quotidiano vivono in abbracci virtuali.


<<Ma si, una volta Vale ha detto qualcosa del tipo "guardali come vanno d'accordo ora! E pensare che mancava poco che divorziassero anche loro, e te perdevi il tuo migliore amico".>>

La festa è riuscita, buon cibo, bella musica, fidanzata, famiglia e gli amici più cari a festeggiare con lui. Enrico si sta distraendo rievocando ricordi con l'amico più caro. Sembra andare tutto bene quando, durante una riflessione di un amico, salta fuori come una pugnalata la rivelazione che i genitori di Enrico, prima che lui nascesse, hanno attraversato una profonda crisi che li portò sull'orlo del divorzio. Dopo lo shock iniziale ed un primo rifiuto della rivelazione dell'amico, il mondo implode nell'anima del ragazzo, ignaro di questo importante spaccato di storia della sua famiglia. Si sente quasi preso in giro, tenuto all'oscuro per chissà quali oscure trame.

È passato quasi un mese dal mio compleanno e ho come accantonato quei pensieri, il che non vuol dire che siano spariti, tutt'altro; li ho solo appoggiati in un angolo dentro di me, ma ho ben presente che sono li e chiedono una risposta.

Le emozioni provate da Enrico sono contrastanti. Credere o meno? Domandare? Fare finta di nulla sino a che la verità non arriverà, a lenti passi, da sola?
La voglia di conoscere il "perché" di quel passato ingombrante dei genitori è grande. Anche se non si palesa esternamente, ci pensa eccome. E allora non sarebbe meglio chiedere al Dani e alla Dona? Chiariranno sicuramente ogni dubbio. Deve esserci una spiegazione logica. 
E tutte quelle domande aspettano una spiegazione. 
Una scoperta del genere non può passare nel dimenticatoio, per andare avanti, ora che si sa, è necessario far luce per comprendere tante cose della propria esistenza.

<<Sei veramente soddisfatto di quello che hai realizzato, o magari la vita ha preso una piega difforme dalle tue aspettative giovanili? Volevi questo lavoro? Volevi questa moglie? Volevi questo figlio?>>


Giusto o sbagliato? Fa bene Enrico a chiedere, a voler sapere? Il passato dei genitori, prima della nostra esistenza, riguarda solo loro e nessun altro. Ma un figlio... 
Noi figli, abbiamo il diritto di sapere?
Per Enrico lo è. E durante un pranzo col padre, senza girarci troppo intorno, gli rivolge la domanda che gli ronza in testa da un po', lasciando il padre esterrefatto e costringendolo ad arretrare dietro alla scusa del lavoro urgente. Il contropiede  di Enrico ha spiazzato il genitore. Non risponde e se ne va. Non senza pensieri però. L'attacco di Enrico era solo una mossa di difesa verso le sue provocazioni di padre al riguardo della vita, oppure il figlio si poneva spesso quelle domande? Sapeva?
E lui, Dani, sapeva quale risposta dare? Perché prima o poi avrebbe dovuto rispondergli.
Dopo aver affrontato e lanciato l'amo nell'anima del padre, il ragazzo cerca di vivere la sua vita quotidiana. Il padre, invece, continua a pensare, si accalora, prende tempo ma, alla fine di una lunga camminata riflessiva, decide di mettere al corrente la moglie. Dona non è tanto sconvolta dall'apprendere che il figlio sa e vuole chiarezza, ma dal fatto che il marito, invece di dare una risposta, di rassicurare il ragazzo, preferisce andarsene lasciandolo nella spirale viziosa di dubbi e domande.
Anche "la Dona", nonostante tutto, ha di che riflettere. Le viene facile ripensare alla sua infanzia, ai suoi sogni, all'incontro "col Dani".
È arrivato il tempo per tutti di fare chiarezza, di capire, per sciogliere quei nodi che il tempo aveva coperto di polvere lasciando credere non esistessero più.
Per Enrico è tempo di crescere, di essere finalmente un uomo affermato nel lavoro e nella vita, di  vivere la sua storia con Chiara. Per Dani e Dona, è tempo di mettersi a nudo ed accettare il passato aprendo le porte al futuro e alla risposta che tutti aspettavano. Ce l'ha la risposta il Dani. Ed è pronto a parlare ...

La risposta la lascio scoprire a voi leggendo questo breve romanzo. A primo acchito potrebbe sembrare leggero, quasi scontato: famiglia benestante, un figlio realizzato negli studi, indipendente, le feste in famiglia , gli amici. Ma il passato è pesante e sembra stendere un velo cupo sul cielo azzurro della "famiglia felice".
L'autore ha invece saputo, con uno stile semplice e invogliante alla lettura, catturare il lettore ponendogli vari spunti su cui riflettere. Sapere ciò che è avvenuto nella vita dei nostri genitori, riguarda solo loro o anche noi? Abbiamo il diritto di sapere, di scavare nella loro intimità se la nostra vita scorre serenamente?
La risposta io me la sono data, se sia quella giusta non lo so, ma credo che il passato debba restare dov'è. Se siamo arrivati ad oggi, ad un presente quanto più sereno possibile, significa che abbiamo superato difficoltà e periodi di pace, siamo andati avanti e non ha senso andare a rivangare un terreno che ha dato i suoi frutti. Il passato va cercato solo se non stiamo bene con noi stessi, se per superare abbiamo nascosto la testa sotto la sabbia rinunciando. Solo allora continuerà a perseguitarci coi suoi dubbi e insicurezze.
La risposta del Dani, in quel contesto, è quella giusta, ma non è così scontata. 
Vi basta un'ora di relax e potrete scoprirlo anche voi. Vi invito a farlo , a dare una possibilità a questo romanzo, vi ripagherà dando tante possibilità a voi stessi.

Buona lettura, 
Tania C.

domenica 10 novembre 2019

Intervista a MARINO MAGLIANI

INTERVISTA A MARINO MAGLIANI

Pontremoli, 67esima edizione Premio Bancarella. Marino Magliani, secondo, alla vostra destra
foto personale


Cari lettori amici della Valigia,
come saprete lo scorso luglio, a Pontremoli si è svolta la 67esima edizione del Premio Bancarella. Tra i finalisti, classificatosi al terzo posto, l'autore per il quale ho tifato sino all'ultima scheda dello spoglio lo scrittore poliedrico  Marino Magliani col suo romanzo Prima che te lo dicano altri che ho recensito la scorsa estate. Vi lascio qui sotto il link della recensione 


https://valigiadeltempo.blogspot.com/2019/07/recensione-de-prima-che-te-lo-dicano.html


Marino Magliano è un autore italiano, ligure. Nato nel 1960 a Dolcedo, provincia di Imperia, vive sulla costa Olandese.
Nel 2018, per Chiarelettere pubblica 
Prima che te lo dicano  altri
classificandosi tra i finalisti  dell'edizione 2019 del  
Premio Bancarella di Pontremoli.
Ho avuto l'onore e il piacere di conoscere Magliani, un uomo semplice, molto disponile anche se a primo acchito molto riservato, quasi timido. Dopo aver scambiato qualche parola e avergli fatto gli auguri per la serata, gli ho chiesto una breve intervista che vi riporto con piacere, ringraziando  Magliani per la sua disponibilità e Valeria Frigau e Tommaso Gobbi di Chiarelettere che mi hanno dato la possibilità di contattarlo.



INTERVISTA


Con Marino Magliani - foto personale -

Buongiorno Marino, benvenuto ne La Valigia del Tempo, la ringrazio per il tempo che mi ha gentilmente concesso e le rinnovo i complimenti per il terzo posto conquistato. 


1- Prima che te lo dicano altri, romanzo finalista al Premio Bancarella 2019, una storia cruda, passionale, una dichiarazione d'amore alla Liguria, sua terra d'origine. Si aspettava di arrivare tra i primi tre, superando altre storie forti ed emozionanti?

Era un romanzo in cui credevo molto, Tania, e uno non si aspetta nulla, ma se ci crede spera. Gli ingredienti c'erano, una buona storia, un'ottima Casa, una serie, Altrove, curata da Michele Vaccari che stava facendo parlare molto di sé. 

2-  I liguri sono un popolo chiuso, forgiato dal mare e dal sole, forte come le rocce dei suoi terrazzamenti.  Leo Vialetti, ligure, protagonista del suo romanzo  un uomo solitario, dai modi un po' burberi ma capace di innamorarsi e mettere da parte i sentimenti per un amore diverso quello verso le proprie origini. Quanto di Leo c'è in lei o quanto di Marino Magliani ritroviamo in Leo?

Forse si può parlare di ossessioni in comune, ma le nostre biografie così diverse (lui senza un padre, bracconiere, che non ha mai lasciato la sua valle se non per quel viaggio in Argentina; io che ho trascorso più tempo fuori che in Liguria) ci distanziano troppo. No, non ci vedo nulla in comune con Leo, se mi provo a guardare, o forse lo sguardo su quella terra, ma questo sarebbe contraddirmi se è vero che siamo ciò che vediamo.

3- Raul Porti, l'uomo che si prende cura del piccolo Leo, per poi sparire nella pampa argentina, si può considerare come "la terra promessa", il sogno "americano" di chi, in quell'epoca tentava la fortuna oltreoceano?

La figura di Raul è complessa, sembra un eroe e poi in qualche modo diventa l'anti-eroe, l'Argentina rappresentava il sogno certo, ma l'epoca era sbagliata, si andava in Argentina molto prima degli anni Sessanta, lui ci torna (c'era nato) nel 1974, quando la storia, o la Storia, ha preso a precipitare, rotola in un inferno, sta per iniziare una dittatura, e forse lui di queste cose se ne servirà.

4- La sua vita è sempre stata in continuo movimento, cosa l'ha spinta a non mettere mai radici in un luogo preciso sino ad oggi, e perché proprio sulle coste olandesi, terre così diverse dalla Liguria?

Non so fino a che punto (tolta la verticalità che qui manca) l'Olanda sia così diversa dalla Liguria: si tratta di terre rubate, qui al mare, in Liguria alla montagna, realizzando la scalinata di fasce. Sì, devo dire che mi sono sempre spostato, ma non c'è mai stata una vera e proprio ragione, le cose si fanno e poi si passa il tempo a provare a capire perché in quel luogo piuttosto che altrove. Almeno vale per me.

5- Dove nascono suoi romanzi? Ha un luogo preferito nel quale rifugiarsi per dare vita alle sue storie?

Scrivo nel mio studio, riesco a farlo solo qui (ecco forse perché son qui) e i miei romanzi nascono da un'idea, poi passa il tempo, a volte l'idea si nutre, a volte diventa un racconto, a volte il racconto esplode in altri frammenti, oppure diventa una narrazione molto più ampia, una stella che esplode e diventa una costellazione, ma noi non lo sappiamo più che era solo una stella.

6- A quando la sua prossima storia?

Sto scrivendo un romanzo sulla diserzione, vent'anni fa era un racconto, un oggettino siderale, ora di quell'oggettino non ha più nulla, ma contiene, spero, una luce originale. Mi piacerebbe contenesse o lasciasse trasparire l'entusiasmo di quando vent'anni fa ne scrivevo. Ma questo è chiedere troppo, non le pare?


Ecco Tania,
se vuole mi faccia sapere quando esce e la condivido.

Grazie,
Marino

Non creso sia chiedere troppo,  forza delle sue parole e la luce che brilla nei suoi occhi esprimono l'amore e la passione per la scrittura  e continueranno a brillare nelle suoi romanzi. Attendiamo quindi il nuovo romanzo con la certezza che sarà una nuova avventurosa emozione, tutta da vivere e su cui riflettere.
Grazie Marino, spero di ritrovarla presto su La Valigia del Tempo.

Tania  C.

domenica 6 ottobre 2019

Recensione di FORSE DOMANI di Francesca Stammelluti - Ed. Altromondo Editore




FORSE DOMANI

Francesca Stammelluti
Ed. Altromondo Editore
Pag. 158
Copertina flessibile
Collana Mondo di dentro
Genere Rosa
€ 14,00

CONOSCIAMO L'AUTRICE

Francesca Stammelluti - foto dal web -

Francesca Stammelluti è nata a Napoli, dove, dopo aver conseguito il diploma Magistrale, frequenta l'Università popolare dello spettacolo. Nel 1998, trasferitasi in Veneto, il suo peregrinare la porta a stabilirsi definitivamente a Vicenza creando una bella famiglia, diventando moglie e madre di due gemelle e impegnandosi nel sociale. Nel 2012 pubblica il suo primo romanzo e nel 2015 crea un laboratorio di teatro per i ragazzi del suo quartiere di residenza. 


TRAMA

Cecilia è una bella ragazza italiana, di famiglia medio borghese, gentile e sicura di se. Spencer è un ragazzo australiano, tanto bello quanto burbero e spiccio. Un mix di viaggio, lavoro e segreti svelati li farà conoscere e avvicinare. Il passato li dividerà. Una girandola di amore, ironia, tensione, violenza e riscatto vi accompagneranno sino alla fine. 

IMPRESSIONI

La carissima Alice di Altromondo Editore mi ha fatto una bellissima sorpresa inviandomi l'ebook di questo breve romanzo e per questo la ringrazio tantissimo. In fondo a noi donne il rosa piace. Questo romanzo di Francesca Stammelluti, interessante scrittrice emergente, è si un romanzo rosa, frizzante e fresco, ma dal retrogusto thriller, quasi noir a dare quel tocco di suspense che invoglia e non stucca il lettore.
Il romanzo è presentato da una sentita prefazione di Argia di Donato, avvocato con competenze in diritto di famiglia, diritto marittimo, tutela degli animali e diritto minorile, che lo definisce 

un libro che colpisce per la semplicità disarmante della scrittura con la quale viene raccontata una storia triste, dolorosa e sofferente, ma anche di spensieratezza e di speranza. 

È questo il cuore del romanzo, una storia d'amore giovane e frizzante nata da un passato buio e doloroso.
Cecilia, Cilla per chi la ama, è una giovane veterinaria, ambiziosa e curiosa di fare nuove esperienze. È single da circa tre anni, trascorre le sue giornate tra studio, lavoro e le amiche fidate, ma quando un amico di famiglia, veterinario italiano emigrato in Australia le propone un lavoro vero e proprio nel suo studio di Tharwa, Cecilia non perde tempo a pensarci su: accetta. Sarà un'esperienza emozionante vivere in una terra sconfinata e sconosciuta a contatto con gli animali e la vita di campagna. Le amiche le augurano di trovare la sua dimensione e perché no, anche l'amore. Ma per Cilla non è ancora il momento, ora ha troppa voglia di mettere in campo tutto ciò per il quale ha studiato.
Il lungo viaggio la fa approdare a Cramberra, a casa di Jo, il veterinario, dove passerà alcuni giorni per prendere confidenza con sua nuova vita, poi si trasferirà a Tharwa, dove c'è una deliziosa camera affittata apposta per lei nel sottotetto della casa della signora Martin, un'amica di Jo. Ma non solo, al lavoro avrà anche un assistente. Cosa volere di più?
Solo dimenticare il passato e andare avanti, ricominciando a fidarsi degli uomini e poi chissà, magari un giorno anche l'amore.
A casa della signora Martin, Cilla fa conoscenza, scontrandosi, con un ragazzo che sarebbe anche carino, se non fosse così bifolco e prevenuto verso le ragazze italiane di città!
Spencer, così si chiama il bifolco, è il figlio della signora Martin e sarà anche l'assistente di Cilla. Bel modo di cominciare, litigando col figlio di chi la ospita, e dovrà pure stare a contatto con lui sul lavoro. 
Ah, mica lo deve sposare in fondo! Anche se è cosi carino e con un buon profumo... 
I giorni passano, tra punzecchiature e scambi coloriti di vedute con Spencer, la sua nuova vita le piace, ha nuovi amici e la signora Martin e Jo sono così affettuosi con lei.
Un giorno Jo ha un malore, Cilla si ritrova sola a prestargli soccorso, l'unico su cui può contare è Spence che si precipita in ospedale per starle vicino. Jo dovrà subire un intervento al cuore, e lei dovrà mandare avanti da sola l'ambulatorio, sola ma assistita da Spence. La malattia di Jo sembra avvicinare i due ragazzi facendo scoprire a Cilla un nuovo Spence, a modo suo anche dolce e premuroso. Il cuore di Cecilia comincia a fare le capriole, questa volta, col benestare della signora Martin, è pronta a vivere una storia fatta di sentimenti puri e limpidi, è pronta ad aprirsi di nuovo ad un uomo, a Spence.
Ma da un po' di tempo il passato sembra tormentarla di nuovo. Incubi in cui è prigioniera di un aguzzino violento, assetato di sangue ogni notte si presentano a disturbare i suoi sonni e il suo rapporto con Spence.

"Tu sanguini con troppa facilità", le ripeteva spesso Federico, il suo ex.

Di nuovo sopraffatta da quell'incubo di sofferenza e dolore infinito, Cecilia sembra chiudersi in se stessa, senza dare possibilità a Spence di aiutarla. Ma il ragazzo è caparbio e, col suo amore, riesce a far confessare a Cecilia quel passato di violenza che tanto la turba e minaccia il loro amore.

È troppo tempo che ho sepolto tutto sotto cumuli di bugie nascondendomi dalla verità. Basta scappare, basta nascondermi.
Il mostro va affrontato.

Federico, ex di Cecilia e fratello della sua migliore amica, è un notaio, ora marittimo. Nove anni più grande di Cilla, che ne ha 25, dopo una corte serrata, la fa capitolare appena diciottenne. Per lei è tutto così bello e nuovo, un sogno. Un uomo affermato, bello, ricco, che la riempie di regali, piccole attenzioni e schiaffi. Ma lui la picchia perché la ama così tanto, è quello il modo migliore per dimostrarlo. Cecilia manipolata dal suo aguzzino, in nome dell'amore, accetta e giustifica tutta la violenza che le scarica addosso. Il tarlo di essere sbagliata e di dover obbedire ciecamente alla violenza di Federico, diventa cronico in Cilla, rafforzato dal muro di silenzio e solitudine che l'uomo ha costruito intorno a lei. Nessuno sa nulla dei suoi lividi, delle sue cicatrici, nessuno immagina che dietro l'apparente maschera della coppia perfetta, ci sia un mondo fatto di violenza. Le promesse di cambiare fatte da Federico, ogni volta accettate da Cilla, si perdono in nuovi  massacri, sino a che un giorno, dopo una violenta scarica di botte, Federico riduce la fidanzata in coma, inscenando una ridicola storia di aggressione da parte di sconosciuti. Ma anche in quel caso Cilla è costretta al silenzio dalla famiglia di Federico. Lui firmerà un accordo che prevede una sorta di diffida, lei dovrà tacere sull'accaduto con chiunque, genitori compresi.
Uscita dall'ospedale, grazie all'aiuto delle amiche ritrovate, Cilla riprende la vita che ha sempre sognato, fatta di uscite con le amiche, studio e lavoro. Federico è diventato un marittimo, sta rispettando l'accordo e lei è pronta per la sua nuova avventura in Australia. 
Confessare tutto il dolore subito a Spence è stata dura, ma il suo amore e il suo appoggio le saranno di aiuto quando, finalmente, metterà al corrente anche i suoi genitori.
Il collegamento Skype coi genitori è emozionante, felici che finalmente Cilla abbia trovato in Spence un bravo ragazzo, rimangono sconvolti dalla confessione shock sul passato violento di Federico. Loro avevano sempre creduto che Cilla lo avesse lasciato perché troppo possessivo!
Ma i genitori la amano e capiscono i motivi che l'hanno spinta a mentire per anni.
Ora che ha raccontato tutto alla sua famiglia, è libera e pronta per vivere finalmente la sua storia con Spence.
Ma l'ombra nera del passato torna soffocare i sogni di Cilla. 
Durante una telefonata con la sua migliore amica, scopre che il fratello, Federico, è scomparso. Da giorni non si presenta al lavoro e nessuno ha notizie.
Dove sarà Federico, e quali sono le sue intenzioni? Un nuovo incubo sta per diventare realtà nella vita felice di Cilla, o sono solo strascichi di quel passato ingombrante col quale credeva di aver fatto pace?...

Non posso dirvi di più, ma posso consigliarvi di leggere questo romanzo, nel quale c'è molto della vita dell'autrice. 
Questo breve romanzo potrebbe essere il racconto della vita di noi stesse o di ogni donna che incrociamo lungo il nostro cammino. Donne costrette al silenzio per paura e vergogna mascherate da un amore falsato dalla subdola manipolazione di uomo, spesso tra le sicure e accoglienti mura domestiche.
Proprio di oggi è la notizia di un ennesimo femminicidio: il marito uccide accoltellando brutalmente la moglie, davanti casa della sorella di lei e poi fugge, ricercato tutt'ora dai carabinieri.
Troppo sangue di donne manipolate e relegate ad una vita di solitudine e dolore è stato barbaramente versato e l'autrice, con questo suo romanzo dolce e frizzante, vuole lanciare un messaggio di speranza: denunciate, non tenetevi tutto dentro. Abbiate il coraggio di ritrovare la vostra identità di guerriere e parlate, con la vostra famiglia, con gli amici, chiunque pensiate possa aiutarvi. Sarà il primo passo verso la rinascita, verso una nuova vita.
Le pagine scorrono piacevolmente, nel rassicurante cadenzare dei battibecchi tra Cilla e Spence, fortunatamente l'amore, la gioia di vivere, di conoscere ed essere felici, prevale sull'orrore della violenza subita.
Se proprio devo trovare una falla in questo romanzo, è la brevità. Avrei voluto che l'autrice entrasse più a fondo, nel cuore della storia, sviluppando capitoli appena accennati, approfondendo amicizie con un po' più di "pepe", visto il caratterino dei protagonisti. Ma chissà che, forse domani , non possa nascere un nuovo capitolo di questa delicata storia d'amore. In fondo il futuro deve ancora arrivare!

Di sicuro Francesca Stammelluti è un'autrice da seguire, può regalarci ancora tantissime emozioni.

Buona lettura,

Tania C.


venerdì 4 ottobre 2019

Recensione di GASPARE MUTOLO - La mafia non lascia tempo - di Anna Vinci, Ed. Chiarelettere






GASPARE MUTOLO
La mafia non lascia tempo


Anna Vinci
Ed. Chiarelettere settembre 2019
Pag. 238
Collana Reverse
Copertina flessibile
€ 16,00



CONOSCIAMO L'AUTRICE

Anna Vinci - foto dal web -




Nata a Roma, dove vive e lavora dopo una lunga parentesi a Parigi, è stata autrice, documentarista e conduttrice per la Rai. Tra i diversi saggi pubblicati ricordiamo: 
Tina Anselmi. Storia di una passione politica, edito da Sperling & Kupfer;
La politica con il cuore con Stefania Pezzopane edito da Castelvecchi;
Le notti della democrazia, Tina Anselmi e Aung San Suu Kyi, due donne per la libertà edito da Ediesse.
Tra i romanzi:
Calcutta, abbinato al racconto di Vasco Pratolini Lungo viaggio di Natale, edito da Guida;
Il Signore del sorriso edito da Iacobelli.
Amica e biografa di Tina Anselmi e curatrice del suo archivio, per Chiarelettere ha pubblicato La P2 nei diari segreti di Tina Anselmi, un saggio fortunato riedito nel 2018 con una nuova prefazione dove sono raccolti gli appunti della presidente della commissione parlamentare sulla loggia massonica, ex partigiana, cattolica e coraggiosa di sinistra.


TRAMA

"Insomma ti sei pentito dei tuoi ventidue omicidi?" 
Una domanda che Gaspare Mutolo non può più eludere. Uomo d'onore di Cosa nostra, guardaspalle del boss palermitano Rosario Riccobono e killer-autista al soldo del pericoloso e sanguinario Totò Riina. Per diciannove anni è stato un soldato "operativo" della mafia, autore di una  importante collezione di estorsioni, minacce e assassini cruenti. In parallelo, la sicurezza e il calore della moglie e dei quattro figli che pur al corrente dei fatti, scelgono di non fare domande.
Nel giugno 1992 la scelta di dissociarsi "perché non pesa ammazzare gente del proprio ambiente", ma uccidere magistrati, cittadini e guardie sì.
Quasi come se esistesse "una mafia buona", rispettosa del codice d'onore, e "una mafia spavalda", assassina e vendicativa verso uno Stato non più connivente.
Dopo anni di silenzio, Mutolo alza bandiera bianca all'urgenza di parlare. Spinto dalla coscienza e braccato dalle domande senza via d'uscita se non la verità che l'autrice gli pone, racconta la cronaca vissuta in prima linea, di uno dei periodi più bui della recente storia italiana, quello delle stragi e delle trattative tra Stato e mafia. 
"Oggi sono un uomo libero".
Un'ammissione estrema e autoassolutoria, quella di un soldato di mafia rimasto solo, dopo la scomparsa della moglie.
Un uomo solo per il quale è arrivato il momento di confrontarsi col suo passato.


IMPRESSIONI

Questo libro confessione edito da Chiarelettere l'ho fortemente voluto, in parte per completare il quadro generale dopo avere letto Fermate Capitano Ultimo (Chiarelettere), in parte perché mi piace il genere. Fa parte della nostra storia attuale  che tutti dovrebbero conoscere. L'ho chiesto a Chiarelettere e Tommaso Gobbi e Valeria Frigau hanno accolto subito la mia richiesta, sempre attenti e disponibili offrendomi una copia cartacea.  Li ringrazio tantissimo per tutte le possibilità e la fiducia che mi concedono.
Credo sia inutile dire che l'ho divorato in due giorni, completamente rapita dalla storia di uno dei più importanti killer della mafia del secolo scorso, Gaspare Mutolo, assoldato dal pericoloso "Mangiamorte", del quale era fedele soldato, Totò Riina.

"Mi dissocio formalmente dall'organizzazione  Cosa nostra, alla quale io sono appartenuto, facendo parte della famiglia di Partana-Mondello, famiglia famiglia che aveva come capomandamento Saro Riccobono."

Così inizia l'accorato racconto di Gaspare Mutolo, dalla fine di un viaggio durato vent'anni. Il 26 giugno 1992 quelle parole pronunciate davanti al giudice Pier Luigi Vigna e alla dottoressa Silvia Della Monica, hanno segnato la rinascita di Mutolo. Un anno importante, non scelto a caso, l'Italia travolta dagli attentati a stampo mafioso di Falcone e Borsellino, la mafia che perdeva colpi,  torchiata dallo storico processo dell'attacco  allo Stato e gli attentati dinamitardi nelle città chiave d'Italia. 
Era da tempo che ci stava riflettendo. Era stanco di fare una vita da pendolare tra carcere e Cosa nostra, costretto a ritagliare poco tempo per la moglie e i figli, ma soprattutto di nascosto, per la paura di ritorsioni da parte di chi oramai lo considerava un traditore. Una vita in fuga forse più da se stesso che dalla legge, una vita al margine con la spada di Damocle del carcere pronta a trafiggerlo in ogni momento, ma soprattutto con la consapevolezza che dopo vent'anni i tempi erano cambiati anche per la Mafia, nella quale, considerate le nuove vesti assunte negli ultimi anni, non si riconosceva più. 

Quel che non è morto è il mio vecchio modo d'agire. Quando mi arrabbio si sente chiaramente che sto trattenendo la violenza: chiunque mi si trovi davanti in quel momento coglie quel piccolo dettaglio che fa la differenza tra un uomo <<normale>> e uno che ha ammazzato, uno che è andato oltre. Qualcosa ti resta addosso: un po' del sangue versato.

Parole forti, dure, che fanno accapponare la pelle. Quando Mutolo, nel 1973, coi pregressi di vari furti, decide di entrare nella grande famiglia di Cosa nostra, vede la sua vita di ragazzaccio di strada, cambiare dall'oggi al domani. Conosce e si mette al seguito di un giovane Riina che ancora non aveva scalato la gerarchia del potere.  Comincia a maneggiare denaro  facile proveniente dal narcotraffico, denaro macchiato di sangue ma utile per  tirare avanti, viene indottrinato all'obbedienza e alla fedeltà verso i capi e alle regole ''etiche'' dei potenti. Viene plasmato e istigato alla violenza. La sete di sangue è forte, gli sgarri  tra clan vengono ripagati con le ammazzatine e le sparatine, d'altronde uccidere gente di quell'ambiente non gli è mai pesato più di tanto. Tutto pur di obbedire e dimostrare di essere un buon soldato. Come un albero che affonda le sue radici in un terreno friabile, la mafia comincia a scorrere come linfa vitale nelle sue vene.
All'epoca anche le forze dell'ordine, in un modo tutto loro, avevano rispetto di Cosa nostra, non era quindi un fatto strano se molte famiglie meno abbienti, affidavano l'educazione  dei loro figli al clan. Era quasi una fortuna, per quei ragazzi, essere proiettati in un destino di furti e contrabbando. Se poi la famiglia d'origine aveva le conoscenze che contano, i figli avrebbero anche potuto  finire per essere accolti sotto l'ala protettrice dei mafiosi di quartiere. E Gaspare Mutolo comincia proprio così la sua scalata a soldato di mafia.

Un tempo si era orgogliosi di avere un amico mafioso, ma all'epoca il mafioso era una tomba, zitto stava. Perché? Se tu favorisci il mafioso e poi questo parla, sei finito.

Le regole all'interno della cosca erano semplici e rigorose: vieni accolto in famiglia, vieni ricompensato a dovere ma devi obbedire e tacere. Rispetta e sarai rispettato. La crescita di Mutolo in Cosa nostra avviene in parallelo a quella di Riina, solo che la marcia in più di Riina lo portò a diventare il capo, l'uomo al vertice: il capo dei capi.
Con l'ascesa al potere di Riina, per Mutolo non è difficile diventarne uomo di fiducia. È fedele, instancabile lavoratore e affidabile. Certo, non infallibile e ogni tanto, quando una missione falliva, un soggiorno nelle carceri più famosi d'Italia ci scappava. Ma nonostante tutto rimaneva sempre e comunque l'uomo d'onore, quello al quale puoi affidare qualsiasi compito e puoi contare sulla sua cieca obbedienza.
Dal canto suo Mutolo cominciava a intravvedere i primi segnali di squilibrio del capo dei capi. I mandati dei crimini diventavano sempre più feroci e vendicativi, se si fosse potuto, oltre la follia. Riina, si trasforma in un vampiro  sempre più avido di potere e assetato di sangue di chiunque potesse essere un ostacolo al suo delirio di onnipotenza, dalla comune gente in strada, arrivando ai bambini. Vittime innocenti del delirio di un pazzo despota.
A Gaspare tutto questo spargimento di sangue innocente comincia a dare fastidio: un conto sono gli omicidi tra clan, un conto i bambini e gli estranei. Comincia così per lui un lungo periodo di riflessione sul suo ruolo di mafioso e quanto ancora gli potesse calzare. Era arrivato il momento di defilarsi, di tagliare il cordone ombelicale marcio per collaborare con la giustizia. La decisione di Riina di fare guerra allo Stato si stava rivelando una missione suicida, non volendo far parte di questa nuova guerra al massacro, Mutolo decide di "tradire" la mafia che lo aveva tradito. 

Il fatto è che io, per Falcone, mi sarei fatto uccidere. E non esagero, perché io sono un soldato. Soldato di Mafia, certo, ma so riconoscere il generale a cui affidare la mia vita. Falcone era un Napoleone. E quanti militari sono morti per Napoleone!

Forte dell'amore verso la propria famiglia, che pur essendo a conoscenza della sua vita lo ha sempre sostenuto accettando silenziosamente e senza domande, e forte della stima che aveva iniziato a provare per Falcone e Borsellino prima della tragedia, decide di "tradire" quella che per anni era stata l'altra sua famiglia. Sarà proprio Falcone a portarlo sulla retta via, a farlo decidere di affidarsi a Borsellino, molto più qualificato di lui per seguire le procedure di collaborazione con la giustizia. Ma i fatti sono andati diversamente. Erano i tempi in cui iniziavano le prime collaborazioni di giustizia, nomi di pentiti più o meno di spicco saltavano fuori da ogni dove. Per quanto Mutolo avesse cercato di tener nascosta la sua decisione, un'indiscrezione trapelò al telegiornale: "Forse Mutolo ha deciso di collaborare."
La fuga di notizie fu una sorta di salvezza per Gaspare, la sua amata famiglia, quella vera formata dalla moglie e i quattro figli venne messa in sicurezza e si aprirono le porte verso un nuovo futuro,  pulito e mai più da latitante: la libertà...

Sto cercando la proporzione giusta, non solo pittorica, ma interiore, tra un passato di morte e questo presente che voglio sia vita.

opera di Mutolo - foto dal web -

Ad oggi Mutolo e famiglia vivono sotto copertura, si sente rinato, senza però rinnegare tutto ciò che è stato in passato. È un artista, fa il pittore e i suoi quadri sono luminosi e colorati e, a differenza delle sue prime opere in cui venivano raffigurati solo paesaggi, oggi appaiono anche piccole figure umane, appena abbozzate e vestite di scuro.
Recensire la biografia di chi per anni è stato al soldo del Capo dei capi e artefice di delitti efferati e morti innocenti, per il gusto di uccidere, non è facile. Entrano in gioco sentimenti contrastanti e, purtroppo, l'indice accusatorio sul tema scottante "è giusto o no dare una possibilità ad un pentito di mafia?" fa fatica a restare al suo posto. 
No, non vi parlerò delle mie opinioni personali al riguardo, lascio a voi la possibilità di farvene una tutta vostra leggendo non solo questa recensione, ma anche la confessione completa dettata alla penna di Anna Vinci. 
La Vinci ha saputo trattare un argomento scabroso con empatia e  delicatezza, senza andare oltrepassare il sottile fil rouge che lega il protagonista all'autore. Le confessioni di un uomo alle soglie dell'ottantesima primavera, raccontate in maniera cruda e semplice, quasi fosse una fiction, vi aspettano in libreria. 
Buona lettura,

Tania C.








Recensione TUTTO NASCE PER FIORIRE di DEMETRA COSTA

  TUTTO NASCE PER FIORIRE Autore: Demetra Costa Editore: IoScrittore Formato: Brossura Pag.: 503 Uscita: Giugno 2025 € 18 formato cartaceo F...