sabato 11 settembre 2021

TI PORTO A CASA di Maurizio Portoghese - Ed.CTL (Livorno) Libeccio Edizioni -




 TI PORTO A CASA

Maurizio Portoghese

Ed. CTL (Livorno) Libeccio Edizioni

Formato Brossura

Pag. 298

Anno di uscita 2021

€ 15,00


CONOSCIAMO L'AUTORE

Maurizio Portoghese nasce il 9 giugno 1966 a La Spezia. Lavora al Museo Tecnico Navale della sua città.

Questo è il suo primo libro.


TRAMA

Portovenere, paesino della Liguria e Barcellona, metropoli spagnola: cosa li accomuna?

Un gattino e un ciondolo d'argento formato dalla metà di una tartaruga: cosa hanno in comune?

Da queste domande, durante una libecciata che aizzò il mare contro quel paesino della costa ligure dove una ragazzina è seduta su uno scoglio in attesa dell'onda giusta da seguire, comincia la storia di Andrea Castelli.

Andrea, il protagonista, è un giovane e promettente pittore, nato a Milano e trasferitosi a quattro anni  insieme alla tata Maria in Liguria, per curare un'asma persistente dalla quale è affetto.

In quel paesino farà amicizia con gli amici di una vita, Paolo e Franco, frequenterà il liceo artistico dove conoscerà Sara, il primo amore.

Ben presto le sue qualità di pittore cominciarono a fiorire, ma proprio nel culmine dell'imminente notorietà, un brutto incidente stradale che gli causerà uno stato di coma per diversi mesi e la perdita completa della memoria.

Le difficoltose conseguenze, una volta uscito dal coma, lo porteranno ad attraversare un periodo di depressione, affogata nell'abuso di alcol. Andrea lascerà il lavoro,  a vivere di notte,  ritrovandosi spesso a pensare al suicidio, stanco di quella vita vorticosa che non sapeva più come gestire.

Una serie di eventi lo condurrà sulle tracce di sé stesso, ritrovando forti legami e quel passato che è sempre stato presente.


IMPRESSIONI


Maurizio Portoghese! 

A differenza di un ruminante Don Abbondio, sapevo benissimo chi era costui. 

Un nome presente in casa fin dalla mia infanzia, un conterraneo ma soprattutto un collega di mia madre. 

Un ragazzo che mai avrei pensato potesse diventare scrittore; è stata una piacevole sorpresa ritrovare il suo nome nella locandina pubblicitaria di presentazione di un romanzo ambientato nella mia terra!

Portovenere, Chiesa di San Pietro ripresa dall'Isola Palmaria
foto personale

A parte Shelley e Byron o il Montale con le loro poesie, ben poco ( o quasi nulla ) è stato dedicato alla mia città e a Portovenere, il meraviglioso villaggio di pescatori e sognatori  arroccato sull'aspro tratto di rocca che da La Spezia si snoda, via mare, verso le Cinque Terre.

Incuriosita, dopo un periodo di pausa da letture programmate per il blog, ho finalmente letto la mia bella copia cartacea di Ti porto a casa.

La copertina non lascia dubbi sull'ambientazione, raffigurando un acquerello della famosa Chiesa di San Pietro, ancorata allo sperone roccioso nella punta più estrema del paese, dando l'idea di essere sospesa sul mare.  

Sempre in copertina, un piccolo gattino nero sull'angolo della spiaggetta, sembra voler vegliare sul paese, quasi proteggere la maestosità del paesaggio e, tra le pagine, si scopre il perché.

Isola Palmaria 
foto personale

<< L'Isola Palmaria sembrava un mostro marino, gli aveva dato quell'impressione fin da piccolo, quando nelle notti più buie non riusciva a prendere sonno. >>

Portovenere, 1996.

Andrea Castelli, dai natali milanesi ma ligure di adozione, è un pittore dall'anima in tempesta, perso nei fumi dell'alcol. Affamato di bisogno d'amore ne è sempre alla ricerca, cambiando donna quasi ogni notte, senza sapere chi ha dormito nel suo letto o usato il suo spazzolino. 

Durante una notte di furioso libeccio  notò, sulla scogliera sotto casa, una ragazzina troppo esposta ai pericolosi artigli delle onde agitate dal vento. 

Scendendo di corsa la scalinata che porta alla scogliera, con la speranza che nel frattempo la ragazzina non fosse stata travolta dalla mareggiata, Andrea trovò un gattino bianco e nero che stava rotolando giù per gli scalini. 

Il gattino portava al collo un ciondolo molto particolare che di sicuro, nel suo passato nebuloso aveva già visto ,  ma la nebbia nel suo cervello gli impediva di ricordare dove e quando. 


Tramonto sui colori di Portovenere 
foto personale

Messo in salvo l'animaletto, percorse tutta la scalinata, la scogliera e ogni caruggio di Portovenere cercando disperatamente la piccola che sembrava essere svanita nel nulla, dopo averla incrociata per una frazione di secondo per poi vederla sparire di nuovo, inghiottita dal paese. 

Il pensiero di quella creatura col gatto diventò sempre di più un chiodo fisso, quasi un presagio di pesanti accadimenti atti a sconvolgere la sua già fin troppo tormentata routine quotidiana quando, improvvisamente, ecco di nuovo la ragazzina seduta sulla scogliera.

Senza lasciarsi prendere dalla pietà verso una quasi adolescente pronta ad un gesto estremo, Andrea affrontò la ragazzina, scoprendo in lei un forte accento spagnolo. 

Quella bambina aveva veramente deciso di lanciarsi dalla scogliera? 

Ormai aveva poca importanza, doveva portarla in casa e metterla al sicuro e poi avvisare i Carabinieri che l'avrebbero messa in contatto con la famiglia. 

Luna, questo era suo nome, aveva trovato la gattina due sere prima quando, in preda allo sconforto, aveva deciso di spiccare il salto verso quel mare smeraldino incattivito dal libeccio. Fu proprio l'arrivo della gattina che le fece cambiare idea, salvandola dal baratro nefasto dei propri pensieri.

Con un viaggio a ritroso nel tempo di circa vent'anni, l'autore ci porta a Milano dove Andrea, ancora piccolo subisce i rimproveri di una  madre poco propensa alle dimostrazioni affettive, a causa del suo gattone, colpevole di acutizzare l'asma di cui il bambino soffriva da tempo.

L'asma sembrava resistere anche alle cure, tanto che il medico consigliò ai genitori di portarlo in un luogo più salubre, magari sul mare, così che potesse respirare aria pulita e curativa.

Per Andrea si stava aprendo la possibilità di una vita più sana in una delle più suggestive località liguri della provincia di La Spezia: Portovenere.


Torre Scola, a difesa della Palmaria
foto personale

Così il bambino partì con la famiglia verso quel piccolo paradiso con la sua maestosa Chiesa arroccata a strapiombo sul mare color smeraldo, i garruli pescherecci colorati che solcavano le acque a notte fonda per rientrare con un gustoso bottino, le deliziose spiaggette incastonate nelle insenature del paese, l'Isola Palmaria che sembrava di poterla toccare con un dito quando il canale di passaggio non era tormentato dalle correnti del golfo. 

L'unica nota stonata fu l'assenza, pesante, di tata Maria, su fermo volere della madre.

Il personaggio di Andrea è forgiato su un'anima intrisa di sensibilità e bisogno d'amore, quello che la madre inglese Beth, a differenza del padre e di tata Maria, non ha mai saputo esprimergli, legandolo profondamente alla tata.

La sensibilità di Andrea ben presto sfociò nell'amore per la pittura che gli fece intraprendere gli studi al liceo artistico di Carrara.

La vita cominciò sorridergli, oltre ai negozianti del paese e ai pescatori che lo amavano, aveva trovato due grandi amici: Paolo e Franco, sempre pronti a tuffarsi in nuove avventure e adesso, aveva finalmente trovato anche l'amore.

Sara, una compagna di scuola conosciuta sul treno, diventò presenza inseparabile nella vita di Andrea e degli amici. Sveglia, esuberante, sempre pronta a sostenerlo, fu  il suo primo grande amore, la prima presa di coscienza di sé e del proprio corpo, la prima, dopo Maria, ad avergli dimostrato un amore puro e incondizionato, senza freni e paure.

Grazie all'aiuto di Sara diventò uomo, ma soprattutto cominciò a pensare seriamente alla carriera artistica. 

Nel tragitto Sara si perse, a causa di un brutto giro di compagnie intrapreso a scuola. Era cambiata, apatica, emaciata e scontrosa, spenta. 

Andrea fece di tutto, rischiando la vita, per riportarla a fiorire di nuovo e, insieme ai genitori della ragazza, ci riuscì. Sara era finalmente libera e solare come una volta.

<< Qualche volta la fortuna è dietro l'angolo e noi passiamo senza vederla. Io, ci sono picchiato letteralmente contro. >>

L'ultimo anno di liceo grazie alla sua pittura innovativa,  se pur ancora acerba, fece colpo su degli imprenditori americani, tanto che, grazie al sostegno di Sara, del Preside e del nuovo compagno della madre, riuscì a vendere alcune sue opere ottenendo un buon contratto.

Mentre la carriera artistica andava a gonfie vele, l'amore verso Sara sembrava retrocedere naturalmente. 

Ormai cresciuti, i due adolescenti, si resero conto che l'amore che provavano era cresciuto con loro trasformandosi in amore fraterno.

Se pur dispiaciuti, senza drammi né rancori, i ragazzi si lasciarono mantenendo però un forte legame di amicizia. Ci sarebbero sempre stati l'uno per l'altra.

<< Al fischio finale dell'arbitro, il Santiago Bernabeu scoppiò in un urlo all'unisono ''Campioni del mondo''. >>

Sara si riscoprì innamorata dell'amico Franco, lo chef mentre Andrea, senza nessun rancore verso la nuova coppia, partecipò attivamente al progetto di una vacanza di gruppo in Spagna in occasione dei Mondiali del 1982.

1982, l'anno in cui un esultante Zoff alzò la coppa del mondo, l'anno del 3-1 sigillato da Tardelli, l'anno dell'eleganza innata di Scirea, di Pablito, l'anno di un baffuto Bergomi, l'anno in cui l'Italia batté la Germania Ovest...

1982, l'anno in cui la memoria di Andrea si fermò...

Una finestra sul Paradiso, Portovenere
foto personale

Briosamente, tra presente e passato, tra La Spezia e Carrara, tra Portovenere e Barcellona, la vita di Andrea seguirà il sottile fil rouge che la piccola Luna ha dipanato nel suo presente, conscio che quando avrà finalmente scoperto chi è quella bambina e da dove proviene il ciondolo del suo gatto, avrà finalmente ritrovato se stesso e riempito i buchi di quella memoria così labile e sibillina.

Accompagnando ogni suo passo, gli amici di sempre faranno il possibile per aiutarlo a salvare la sua anima tormentata.

Ti porto a casa è una bella storia d'amore, di amicizia, di vita vissuta. Una storia  viva e genuina.

Oltre l'infinito, Grotta Byron, Portovenere
foto personale

La scrittura di Portoghese è semplice, ancora in erba ma così generosa che rispecchiando la sua terra, sa essere forte come nelle notti di tempesta sulla scogliera, regalando grandi emozioni a chi lascia vagare lo sguardo verso l'infinito del mare, oltre San Pietro.

Il romanzo è suddiviso in capitoli che descrivono, con salti temporali a volte, forse un po' repentini, la vita di Andrea, dall'infanzia al presente, tanto da collocarlo tra i romanzi evolutivi visto il percorso di crescita dei personaggi.

Gli spunti di riflessione non mancano, partendo dal divorzio vissuto da un bambino ancora piccolo al ricominciare da capo in un'altra terra, dal dilagare della droga tra gli anni '70 e '80 alla vita vissuta on the road come hippie, arrivando al grande valore dell'amicizia vera, disinteressata e al perdono.

Un libro che consiglio a chi ha voglia  non solo di viaggiare scoprendo le bellezze del Golfo dei Poeti e della Spagna, ma anche a chi vuole perdersi in una storia dolce e diversa dalle classiche storie ''melodrammatiche''.

So che Portoghese ha in cantiere nuove idee, speriamo ci regali presto nuove emozioni, noi saremo qui ad attenderlo, esultando come la notte dell' '82!

Buona lettura,


Tania C.

  


 



martedì 17 agosto 2021

AFGHANISTAN DOVE DIO VIENE SOLO PER PIANGERE Siba Shakib - Ed. Piemme -

 


Afghanistan dove Dio viene solo per piangere

Siba Shakib
Traduzione Fabrizia Fossati
Pag. 350
Formato Brossura Pocket
€ 11
Pubblicazione Italia 2004

Buonasera amici della Valigia.
Lessi questo libro nel 2004, trovandolo in offerta in libreria. Ero curiosa di conoscere e capire qualcosa in più sul popolo afghano e sui talebani, qualcosa che andasse oltre ai reportage delle testate giornalistiche e dei media che si limitano a mostrare la disperazione di un popolo celata dal burqa.

《All'inizio sembra che cose si stiano finalmente aggiustando. L'inizio di una nuova fase è sempre promettente. Ma solo l'inizio.》

La protagonista di questo straziante racconto è Shirin-Gol, una giovane donna afghana che Siba Shakib conobbe in un campo profughi.
Shirin-Gol visse in uno sperduto villaggio incastonato tra i polverosi monti dell'Hindu Kush, ancora lontano dalla guerra. Buona e ubbidiente, le sue giornate erano scandite da una routine di ataviche mansioni prestabilite da tempi immemori.
Sottomessa al volere e piegata dal potere dell'uomo, dopo l'avanzata dei russi e la conseguente guerra che decimò intere famiglie, Shirin- Gol cominciò la sua fuga da tutto ciò che negava i diritti umani, soprattutto i più basilari.

《È proprio un talebano 》
《 E allora, cosa c'è di male? Cos'hanno i talebani che non va? Vogliono portare la pace a noi e alla nostra terra. Vogliono liberarci.》
《Proprio una bella pace.》

Per un debito di gioco, contro la sua volontà, venne ceduta in moglie ad un talebano, partorendone i figli.
Ma Shirin-Gol non si arrese, piegata e segnata dalla vita, imparò a leggere e scrivere, per proteggere i figli e continuando a cercare l'indipendenza tanto sognata, finalmente pensando con la propria testa.

La storia di Shirin-Gol è la voce di tutte le donne dalla voce e dal corpo negati, senza un volto, senza diritto ad una vita libera e autonoma.
È una storia di coraggio e di speranza, ogni giorno più forti nonostante la lotta contro un destino segnato per tutte le Shirin-Gol afghane.
Una storia che ci permette di comprendere come il fanatismo religioso è terrorizzato dalla serenità della forza femminile.
Non è stata una lettura leggera, mi ha portata in un mondo sconosciuto e stretto, soffocante, dove ogni piccolo gesto quotidiano, scontato per noi donne occidentali, era ed è ancora una conquista da custodire gelosamente sotto al velo.
A distanza di anni questa storia è sempre radicata nella mia mente, tra dolore, rabbia, impotenza per le angherie subite e gioia per le piccole e grandi conquiste.
Mai come in questi giorni mi martella di nuovo in testa, tanto da spingermi a rileggerla e consigliarla a voi.
Buona lettura.

Tania C.

lunedì 28 giugno 2021

Recensione SALA D'ASPETTO di Silvio Bernasconi - Ed. AltroMondo Editore -

 




SALA D'ASPETTO

Silvio Bernasconi

Ed. AltroMondo Editore

Anno di pubblicazione 2021

Formato Brossura 

Collana Mondo di sopra

Genere Narrativa

Pag. 112

€ 12

Link per l'acquisto https://www.cinquantuno.it/shop/altromondo-editore/sala-daspetto/


CONOSCIAMO L'AUTORE

Silvio Bernasconi è nato a Como nel 1950.

Attento conoscitore del mondo teatrale e dei mezzi di comunicazione sociale, ha da poco pubblicato Raccolta di ritratti, dove racconta e di personaggi legati alla sua terra.

Tra le  sue opere troviamo i romanzi Il prete giovane, Verso il crinale, Ecce homo e La rivolta e la raccolta di poesie Quella terra oltre le colline.


TRAMA

Nel romanzo Sala d'aspetto immaginazione e realtà si fondono in una sovrapposizione di sentimenti, stati d'animo e avvenimenti, sfumati o spesso ingigantiti dall'attesa. 

Una lotta decisiva tra il bene e il male, tra speranza e angoscia, tra presente e futuro.

Ogni personaggio è plasmato col meglio e peggio di sé, senza pudore né finzione, lasciando cadere a terra ogni maschera e sollevando importanti interrogativi. 

Tutto si sussegue in una stazione ferroviaria sepolta nel verde di una vallata che racchiude in sé l'inquietudine dell'esistere.


IMPRESSIONI

Ringrazio di cuore Alice di AltroMondo Editore per questo dono, sempre attenta ai  gusti  di noi blogger e a spronarci al confronto con noi stessi.

Ho sempre avuto una gran paura dei treni, delle stazioni in particolar modo, pur abitandoci davanti da sempre.

Da piccola mio papà mi portava spesso a vedere i pesciolini rossi che sguazzavano nel piccolo laghetto del giardino del Capo Stazione, ma non impazzivo all'idea. Per me era un posto lugubre e in un certo squallido, se pur ben curato e pieno di fiori.

Da ragazzina, non esistendo ancora i cellulari, andavo a telefonare al ''gettoni'' della sala d'aspetto. 

Mai da sola, sempre con un'amica o col gruppetto fedele. Troppo forte era la ''paura'' che mi impediva di varcare quella soglia. Un senso opprimente, come una nera cappa afosa che toglieva il respiro. 

Impossibile, per me, da affrontare da sola, avendo sempre associato l'angoscia alle stazioni. 

Arrivi, partenze. Lacrime, dolori, gioie, speranze. Sogni infranti. Purtroppo anche tragedie, che continuano ancora ad accadere, proprio davanti casa mia. 

Persone invisibili che affidano l'eternità della loro vita ad un treno in corsa. 

Persone invisibili che delle sale d'aspetto o dei giardini antistanti ne fanno la loro casa a cielo aperto.

Il  treno, che porta via chi ami, cantilenando nel perpetuo e atavico ''ciuf ciuf '', con quell'odore acre di ferro incandescente misto ad urina.

Tutto ciò mi ha da sempre reso restia a pensare di poter usufruire del treno come mezzo di trasporto ideale.

Tutt'oggi, anche se ho vinto la paura di viaggiare su rotaie, ancora mi blocca entrare in una stazione da sola o attraversare un sottopasso.

Sala d'aspetto racchiude tutti i miei stati d'animo, le mie elucubrazioni e i miei pensieri associati all'attesa di un ''treno'', simbolo di vita, di un futuro imminente o di un passato da lasciare alle spalle.

<< Le dispiace dirmi che ore sono? >>...

Il capostazione, senza alzare lo  sguardo dalle tabelle che stava compilando, si era limitato a indicare con la mano, libera dalla penna, il grande orologio appeso a metà parete.

<< Grazie, ma quel pregevole orologio non mi dice nulla, è muto. >>

<< Se è muto sta a significare che in questo luogo il tempo non conta. >>

Mi immagino quella piccola stazione di collina descritta da Bernasconi, quasi rivedo, Porretta,  luogo della mia infanzia. 

Dolci pendii verdi e ocra, ravvivati da boschetti di cerri smeraldini. Un piccolo campanile poco distante che rintocca lo scandire del tempo, persone in partenza o in arrivo. 

Nonni che abbracciano i nipoti arrivati dalla città dopo un lungo inverno o per trascorrere le vacanze di Natale. 

La quiete, ma anche il dolore di chi si trova ad aspettare ''il treno che passa una volta sola'', carico di false speranze ma anche di tanti buoni propositi.

<< Torni a sedere o faccia due passi all'aria aperta, il fresco del mattino forse le potrebbe far bene. Sono sicuro che l'aiuterebbe a schiarirsi la mente. >>

Il capostazione, fasciato nella sua divisa , figura quasi estinta, ma sempre affascinante agli occhi dei bambini e di chi cerca di scrutare l'anima di chi si trova davanti un estraneo che per un breve periodo diventerà quasi ''un amico''. 

La figura metaforica del capostazione che, così come interviene nel controllo della circolazione dei treni, può indirizzare il giusto cammino dei passeggeri in attesa, dissolvendo dubbi, paure e lunghe attese.

La persona con la quale scambiare opinioni, pettegolezzi o il peso di un'intera vita.

Quell'uomo si ritroverà improvvisamente a vestire i panni dell'amico, del confidente, del figlio mai avuto e pure dello psicologo che magicamente farà ritrovare il binario giusto, quello che è stato perso lungo il percorso della vita.

Il binario che magari stava cercando lui stesso da tempo e che gli appare magicamente davanti, quasi come fosse stato  celato in un universo parallelo, racchiuso nei racconti di vita dei passeggeri incrociati.

<< Ma attesa di che cosa, attesa di chi? >>

L'attesa del piacere è essa stessa piacere, una frase di Lessing, se non erro, che ci descrive quanto attendere qualcosa o qualcuno che amiamo possa darci piacere.

Spesso però, quel piacere scaturito dalle speranze riposte proprio nell'attesa, può tramutarsi in angoscia, in malessere.

Il tempo che sembra fermarsi, non passare mai. 

I minuti trascorsi ad attendere ''il treno'' si trasformano in ore, in giorni, sempre troppo lunghi per chi sta vivendo una situazione di disagio.  

Eppure desideravamo tanto arrivare in quella sala d'attesa, trasformatasi improvvisamente in un luogo vuoto e asettico, dove la concezione del tempo è distorta dalle elucubrazioni fatte proprio per ingannarlo...

Scorrevole e poetico, il racconto si snoda placido agli occhi curiosi del lettore, diventando linfa vitale di un naturale confronto con noi stessi.

Dialoghi forti e profondi, semplici nel linguaggio, ma che vanno oltre l'orizzonte dei pensieri, mostrando al lettore il vero e il buono che c'è al di là dell'anima e dei propri pensieri.

Nonostante possa sembrare un romanzo ermetico, Sala d'attesa è un breve ed intenso spaccato di vita reale e di speranza, quella riposta ''nel capostazione'', nel prossimo che ci mostrerà il binario nascosto, quello del treno giusto, dopo tanti treni persi o sbagliati. 

Perché il treno giusto passa, basta solo saperlo aspettare e salirci sopra, percorrendo la strada del futuro che deve ancora avvenire.

Questo è quello che ne ho evinto leggendo Sala d'aspetto. Recensire questo genere di romanzi è stimolante, anche se molto difficile e personale. 

L'interpretazione scaturisce dal nostro essere, dallo stato d'animo del momento e dal nostro vissuto. 

È diversa per ognuno di noi, anche se il punto di partenza è uguale per tutti: la sala d'aspetto di una stazione, dalla quale si snodano diversi binari, a seconda dei nostri bisogni. 

E se nell'attesa ci dovesse assalire un dubbio su quale scegliere, il confronto col ''capostazione'', può aiutarci a chiarirlo.

Lascio a voi la scelta del vostro binario, sicura che trascorrerete qualche ora piacevole nella Sala d'aspetto della vostra stazione del cuore.

Un piccolo elogio finale voglio farlo alla grafica della copertina, molto suggestiva e rilassante. Poesia che fa sognare luoghi magici, nascosti dove finisce l'arcobaleno.

Buon viaggio e buona lettura.

Tania C. 




sabato 26 giugno 2021

Recensione di LOKA Il racconto tratto dalla storia vera di Walter Locatelli di Romano Montanari - Ed. AltroMondo Editore -

 




LOKA

Il racconto tratto dalla storia vera di Walter Locatelli


Romano Montanari

Ed. AltroMondo Editore

Collana La collana dei pionieri

Anno di uscita 2021

Formato Brossura

Pagine 156

€ 14 formato cartaceo

Link per l'acquisto https://www.cinquantuno.it/shop/altromondo-editore/loka/


CONOSCIAMO L'AUTORE


Nato a Lugo di Romagna nel 1933, Romano Montanari consegue la Laurea in Scienze statistiche e Attuariali. Sposato, tre figli e quattro nipoti. Ha lavorato come ricercatore di marketing nel centro studi di una multinazionale statunitense; come consulente di organizzazione commerciale e marketing presso uno studio professionale; autonomamente si è occupato di business development sui mercati esteri. Nel 1994 ha fondato una società per la produzione di dispositivi medici seguendo le tecniche e metodiche dell'automazione totale.


TRAMA


Walter Locatelli è il figlio di una coppia che rappresenta la tradizionale famiglia contadina milanese. 

La sua cultura diviene il portabandiera della piccola comunità. Verso i trent'anni, dopo aver terminato il percorso di studi, si ritrova frequentemente ad annoiarsi al bar del paese insieme agli amici. 

Durante un caldo pomeriggio estivo, un attrezzista locale gli chiede un piccolo favore. Con un pizzico di orgoglio Walter pensa di poter aiutare l'uomo, non immaginando che quel semplice favore gli sconvolgerà completamente la vita.

Il messaggio è rivolto particolarmente ai giovani che si preparano ad intraprendere la strada del mondo del lavoro: anche un incontro all'apparenza banale può rappresentare l'occasione della vita.


IMPRESSIONI


Con questo racconto di vita vissuta, Romano Montanari continua la Collana dei pionieri. Spero vivamente che in futuro possa raccontarci nuove storie perché la sua scrittura, la sua capacità di mettere su carta spaccati di vita intensa e avventurosa è veramente stimolante e appagante. 

Ho letto voracemente gli altri racconti e, prima di recensire Loka, che mi è stato gentilmente offerto dalla cara Alice di AltroMondo Editore, ho voluto assaporarne lentamente ogni pagina, entrare in punta di piedi nella vita di Walter Locatelli, cercando di provare le stesse emozioni e la stessa curiosità che lo hanno portato ad essere un imprenditore di successo. Di questa storia ho apprezzato la freschezza con la quale è stata raccontata, la delicatezza nell'affrontare un tema serio come il rapimento, gli attimi che sembravano ore e le ore che sembravano giorni. La paura, lo sgomento e l'attimo impercettibile di rassegnazione che precedono la speranza di una prossima liberazione.

Emozioni forti e contrastanti, brivido e adrenalina che scorrono nell'inchiostro col quale è forgiato il racconto. 

Emozioni arricchite e accresciute dal fatto di aver vissuto, qualche anno fa, l'ansia di un sequestro di un giovane imprenditore mio concittadino.

Ancora una volta Montanari ha saputo catturare l'attenzione del lettore con semplicità e pathos, tipici del suo mettere su carta le esperienze dei protagonisti, dando vita alla loro angoscia, alla paura di non farcela, alla speranza e alla voglia di non lasciarsi andare nonostante la via della rassegnazione potesse sembrare allettante. 

La storia è semplice.

Walter Locatelli, un ragazzo della campagna milanese, classe '27, da sempre appassionato di tecnologia e ingegneria, con una grande passione per il calcio che lo vedrà palleggiare dalle giovanili alla prima squadra del Milan. 

La strada del pallone venne presto lasciata per un brutto incidente in campo e per la guerra che stava imperversando.

Proseguì invece gli studi di ingegneria, laureandosi con ottimi voti, anche se qualche anno fuori corso. 

<< Ingegnere, quando ha finito la sua partita avrei bisogno di parlare un attimo con Lei ... >>

Dopo la laurea, non avendo alcun bisogno di lavorare, amava passare il suo tempo con gli amici nei bar del paese, finché un giorno, nel '55, mentre stava tranquillo con gli amici, un meccanico lo contattò mostrandogli una biella del motore di una vettura. 

Il pezzo doveva essere modificato per adattarlo ad un motore e l'uomo chiese a Walter se fosse stato in grado di eseguire le modifiche da lui richieste in tempi piuttosto stretti. La ricompensa sarebbe stata adeguata e gli avrebbe sicuramente portato nuove opportunità di lavoro.

Da quel giorno, non lo avrebbe mai immaginato,  si sarebbe aperta la porta di numerose commissioni, sebbene limitate dal tempo serrato di consegna. 

Sarebbe stato in grado di svolgere quel delicato compito in così poco tempo?

Mettendoci tutto l'impegno possibile, Walter riuscì a portare a termine il suo compito e non solo, gli venne offerta la possibilità di produrre i pezzi in larga scala, per il fabbisogno locale e regionale.

Mentre la carriera ingegneristica procedeva alla grande, il cuore di Walter venne rapito da Francesca, una bellissima ragazza conosciuta durante una vacanza con gli amici a San Martino di Castrozza. 

La passione travolse i giovani, e presto si mutò in amore, che crebbe di pari passo con la carriera di Walter.

Grazie anche all'aiuto di Francesca, con la quale era convolato a nozze, la piccola impresa  Locatelli, specializzata nella produzione e assemblaggio di pezzi meccanici per macchinari industriali, chiamati LOKA matricola A-1, iniziò il suo decollo diventando l'eccellenza nel settore.

Quasi senza rendersene conto, il tempo   cominciò a volare e la piccola impresa diventò  sempre più grande e produttiva, espandendosi a vista d'occhio. 

<< RALLENTARE, INCIDENTE A 300 METRI. >>

Insieme all'impresa si espanse anche la famiglia e per Walter si aprirono orizzonti lavorativi oltreoceano che lo fecero atterrare in Brasile, a Curitiba, dove Daniel, un collaboratore, lo attendeva per mostrargli il lavoro e fargli passare qualche momento di svago in quella terra immensa e festosa.

Mentre  si stavano recando ad un appuntamento di lavoro, comodamente seduto sulla berlina guidata da Daniel, improvvisamente, si trovarono di fronte ad un brutto incidente che gli sbarrò la strada.

In mezzo alla larga carreggiata, un furgoncino bianco sembrò avere un principio di incendio, mentre poco distante videro un uomo a terra apparentemente privo di vita, dei feriti  e una grossa moto rovinosamente ribaltata sul ciglio della strada.

L'intervento dei sanitari confermò l'ipotesi di Walter: l'uomo a terra, coperto da un telino, non avrebbe più avuto bisogno di assistenza. 

Destò invece stupore il fatto che una moto, se pur di grossa cilindrata, avesse provocato quell'enorme disastro, visto il tratto di strada ampio e comodo.

Uno dei poliziotti intimò a Daniel di accostare a bordo strada e attendere. 

I due uomini scesero per offrire il loro aiuto quando, improvvisamente il morto resuscitò, i feriti li circondarono e i ''poliziotti'' gli puntarono le armi contro. 

''Gentilmente'', Walter e Daniel furono invitati a salire sull'ambulanza, guidata dal ''morto'' resuscitato, mentre uno dei barellieri si mise alla guida della moto '' incidentata ''. 

Ci volle poco a capire che quello fu un sequestro in piena regola e, come se non bastasse, i sequestratori requisirono loro tutti gli effetti personali, orologio compreso, di modo che non potessero rendersi conto dell'ora.

Dopo quella che sembrò una mezz'ora di strada tortuosa, cambiarono mezzo di trasporto, tornando indietro, percorrendo il percorso a ritroso.

Nel frattempo i sequestratori si cambiarono  d'abito, ''trucco e parrucco'', assumendo toni più gentili nei loro riguardi, ma continuando a ribadire di non tentare passi falsi, se non avessero voluto assaggiare un pugno più duro. 

Sballottati da un mezzo all'altro e da un luogo all'altro, a A Walter e Daniel fu impedito di conversare tra di loro, costringendoli a creare un linguaggio personale fatto di gesti e occhiate.

Da qualche giorno sentivano in lontananza il ronzio di un elicottero che, continuando a sorvolare quella zona, diede loro la speranza che qualcuno li stesse cercando.

Dopo alcuni giorni la speranza diventò quasi certezza, quando un elicottero fermò il volo proprio sopra al capanno dove furono nascosti. Ma poco più tardi, dopo aver sostato qualche minuto sopra le loro teste alimentando la fiamma della speranza, si allontanò frettolosamente lasciandoli con l'amaro in bocca, come una secchiata di acqua gelida in pieno inverno.

I due prigionieri vennero quindi fatti salire a bordo di un furgone che, dopo aver percorso poca strada, fu affiancato da una berlina.

Su quella berlina venne fatto salire Walter. 

Daniel rimase sul furgone con l'autista, e da quel giorno sparì nel nulla...

A questo punto la curiosità vi porterà a domandarvi se e, nel caso, come si risolse il sequestro di Walter Locatelli, che fine abbiano fatto fare a Daniel, ma non vi racconto altro.

Lascio a voi il piacere di sentir scorrere l'adrenalina lungo la schiena, il brivido che accompagnerà queste torride notti estive o una giornata sotto l'ombrellone, certa che verrete, permettetemi il gioco di parole, ''rapiti'' da questa emozionante storia.

Se vi piacciono le avventure e le storie biografiche, quelle che vi fanno viaggiare comodamente per paradisi esotici, seduti in poltrona, questo è il libro che vi soddisferà.

Ringrazio Alice per avermi dato l'opportunità di continuare la Collana dei pionieri e vi invito, se ancora non lo aveste fatto, ad approfondire anche con le altre due storie già recensite e che potete trovare a questi link:

https://valigiadeltempo.blogspot.com/2021/02/recensione-la-luce-che-venne-da-est-un.html


https://valigiadeltempo.blogspot.com/2020/11/recensione-il-dubbio-un-uomo-curioso-di.html


Buona lettura e buona estate.

Tania C.








mercoledì 21 aprile 2021

Recensione CHIAVI DI RISERVA di Carmen Gasparotto - Ed. Kappa Vu -

 





CHIAVI DI RISERVA

Carmen Gasparotto

Ed. KAPPA VU

Prima pubblicazione 2020

Genere Narrativa/Autobiografico

Formato Brossura

Pag. 78

€ 12,00

Link per l'acquisto https://shop.kappavu.it/prodotto/chiavi-di-riserva/ 

O nei vari store online


CONOSCIAMO L'AUTRICE

Nata a Taiedo (PN), Carmen Gasparotto vive in provincia di Trieste.

Tra le sue pubblicazioni ricordiamo il romanzo Di forte istinto, edito da Montedit nel 2013.

Nel 2016 edito da Kappa Vu, pubblica Èco, s. femminile plurale, scritto insieme a Marilena Porzio.

Molti dei suoi racconti sono stati pubblicati in varie raccolte corali, tra le quali Siamo partite in tre, edito da Vita Activa nel 2016, Se cammini piano, edito da Vita Activa nel 2016 e #iostoacasa, edito nel 2020 da Edizioni Pendragon.


TRAMA

Racconto autobiografico tra due epoche, il pre e post di quegli anni '60 che hanno radicalmente cambiato il vissuto e il sentito delle generazioni nate intorno al boom economico. Un romanzo breve che racchiude nel cuore il momento del passaggio, il momento in cui la campagna non era più il luogo dove si faceva la storia ma i suoi usi e costumi  trovavano ancora la forza per condizionare quelle vite già proiettate verso un futuro diverso per aspettative e possibilità.

Narrazione commovente, che non stanca, dai pungenti ricordi di storie familiari segnati dall'autorità paterna, un uomo di poche parole ma che comandava, riportando  una giovane donna indietro, in un mondo che oggi ci sembra lontano nel tempo e nello spazio, quasi fossero usanze e linguaggi di altri popoli.

Tutto il vissuto è stato scelto dall'Autrice per conoscere meglio sé stessa e per dare voce a ciò che col tempo potrebbe andare perso, creando un legame indissolubile tra collettività e individualità. 

Nel rivivere il padre con occhi di bambina e ragazza, a tu per tu con l'immagine fagocitata nel ricordo, mette in luce preoccupazioni , motivazioni , valori e sentimenti che all'epoca non avrebbe potuto riconoscere.

Effetto terapeutico della scrittura legata alla memoria, che spesso è lacerante  ma dà un senso al senso.


IMPRESSIONI

Ringrazio di cuore Giuliano di Edizioni Kappa Vu per avermi omaggiato di questa bella copia di Chiavi di riserva.

Ci sono storie che, se pur nella loro brevità, riescono a bucare l'anima, ad andare dritte al fulcro del vissuto del lettore, portando in luce ricordi, spaccati di vita dimenticati o archiviati in quei cassettini che la memoria sceglie di non aprire più, se non per scopi evolutivi e al momento giusto.

Carmen Gasparotto, mettendosi a nudo tra le pagine di questo breve romanzo autobiografico, decide di aprire uno di quei cassetti nel quale sono racchiusi ricordi importanti e irrisolti degli anni della sua gioventù. 

<< Quando morirà piangerò più per il padre che non è stato che per quello che mi manca. >>

Ricordi che fanno male oggi, come all'epoca lo ha fatto vivere quella realtà, ma che col senno di poi aiutano a capire, a dare un senso al perché di molti comportamenti di un padre imponente, la colonna portante della famiglia.

Il 2 febbraio del 2014, Carmen si trova a tirare le somme di una vita vissuta con l'uomo che ha avuto un ruolo fondamentale nella sua, quella del padre che aveva da poco superato la soglia dei novanta ed era appena deceduto nell'ospedale dove era ricoverato già da qualche mese.

Un bell'uomo suo padre, di umili origini, nella vita aveva fatto un po' di tutto. Nel '49 aveva tentato la fortuna in Argentina, per poi rientrare in Italia con le tasche vuote e tanta voglia di ricominciare. 

Poco importa se avrebbe dovuto lavorare la terra e accudire gli animali. Era una vita onesta e dignitosa nonostante l'acre effluvio del bestiame si diffondesse ovunque e mettesse a disagio Carmen.

Durante l'omelia funebre il sacerdote lo ricordò come un uomo  onesto, infaticabile lavoratore. 

Per Carmen era invece un padre ormai anziano, che, nonostante gli ultimi mesi in ospedale, non si era mai piegato al volere del tempo e degli acciacchi. 

Attaccato alla vita, a novant'anni era ancora lucido e fiero di poter guidare per altri due anni la sua automobile, acquistata con sacrifici e sudore.

Andando a ritroso coi ricordi, il ritratto cambia, da uomo addolcito e indebolito dall'età, assume di nuovo l'aspetto di quel padre patriarca, non padrone nel senso assoluto della parola, ma imponente. 

L'uomo che, tra il benestare comune, non presenziò al suo matrimonio solo perché il futuro genero era già stato sposato in passato.

L'uomo che forse le aveva sempre preferito la sorella, l'uomo duro, capace di sopraffare verbalmente moglie e figlie, privo di cortesia dei toni e di gentilezza nei modi, plasmato da un mondo patriarcale grezzo e rurale.

Erano gli anni '60, i favolosi anni '60, dell'emancipazione femminile, del boom economico, di una società aperta alle novità del futuro e delle relazioni familiari. 

Erano anche gli anni durante i quali Carmen decise di continuare gli studi, nonostante il padre non fosse molto interessato a farle proseguire gli studi. Gli anni in cui studiare e lavorare, per Carmen rappresentarono la l'indipendenza, la libertà di potersi comprare un motorino. Gli anni che bruciavano l'orgoglio di un padre che vedeva l'indipendenza della figlia come un status sociale negativo, un dar adito a voci che lui non poteva permettersi di mantenere la figlia.

<< Poi, come spesso accade quando non si cerca, le cose riemergono. >>

Per Carmen i ricordi si rincorrono come coriandoli sospinti dal vento, accomunati dalla sensazione di non essere mai stata veramente all'altezza di portare avanti un dialogo civile col padre. 

Ogni approccio tentato era sempre costruito su toni poco consoni , troppo accesi che, inesorabilmente, finivano per far sfociare tutti i suoi buoni propositi di un dialogo civile in una discussione, lasciandola con una sensazione di vuoto e acidità di stomaco. 

Probabilmente l'autoritarismo e la durezza di quell'uomo erano l'unico modo a lui conosciuto per esorcizzare le frustrazioni e le paure di ciò che non riusciva a comprendere o gestire.

Le parole di quel padre schietto, liberate in dialetto, un linguaggio sciolto e antico che lo rendeva unico e vero, non forzato come quando cercava di parlare in italiano col nipote. Una ventata di novità, di modernità che, tuttavia, lo rendeva innaturale nella forma e nell'aspetto, ma forse più paziente e addolcito, mentre prestava le cure di nonno al piccolo G. ancora in fasce.

Facendo i conti con la memoria che vive ma deforma e contamina i ricordi, trasformandoli, forse a nostro piacimento, Carmen apre una busta sulla quale il padre aveva scritto con la sua grafia insicura:

'' Chiavi di riserva della Panda''.

Le chiavi che la madre e la sorella  avevano cercato inutilmente per tanto tempo, alle quali non pensavano più, riaffiorate dal nulla per fare luce sui molti perché di quello che era stato e in parte  dimenticato. Per fare pace col passato.

Senza nascondersi, con una forza quasi contraria al suo stesso volere, Carmen Gasparotto racconta e si racconta tra ricordi di una vita vissuta passando a chiedersi perché. Proprio in quella busta sono racchiuse tutte le risposte che ha sempre cercato, alle quali spesso ha dato risposte mascherate, plasmate su ricordi deformati o fuorviati. Quasi a voler chiudere i conti con quel padre così autoritario e rustico, ma capace di sciogliersi davanti ad una nuova vita.

Un breve libretto dalla copertina straordinaria, ma di non facile elaborazione nonostante la fluidità  di linguaggio dell'autrice. 

Dietro all'apparente semplicità e brevità, il romanzo accompagna il lettore ad una profonda riflessione sul rapporto genitori e figli, scavando fino all'anima della memoria per elaborare il proprio vissuto, le incomprensioni e le gioie e l'essenza della vita stessa.

Consiglio questo libretto  non solo a chi volesse conoscere una nuova autrice ma anche a chi sente il bisogno di trovare risposte ad un passato rimasto irrisolto da anni o archiviato in attesa di una ''chiave di riserva'' di lettura.

Sicura che non rimarrete delusi, vi auguro una piacevole lettura che vi porterà via veramente pochissimo tempo, creandovi molti spunti di riflessione ed una nuova e più realistica visone del passato.

Tania C.




giovedì 15 aprile 2021

Recensione SANGUE INQUIETO di Robert Galbraith - Ed. Salani -

 



SANGUE INQUIETO

Robert Galbraith (J.K. Rowling)

Ed Salani Editore

Formato Cartonato con sovraccoperta

Prima pubblicazione  2021

Genere Gialli e misteri

Collana Romanzi Salani

Pagine 1104

€ 24,90

Ebook presente in tutti i maggiori store digitali


CONOSCIAMO L'AUTORE

Credo che, ad oggi, la vera identità di Robert Galbraith sia ben nota a tutti, o per lo meno a tutti i Potterhead. Robert Galbraith altri non è che lo pseudonimo con cui Zia J.Ro, ovvero J.K. Rowling firma i suoi thriller. Il genere crime è sempre stato la sua passione di lettrice, tanto da spingerla a scrivere dei gialli classici ma consolidati nell'ambientazione. La scelta dello pseudonimo nasce dopo la notorietà raggiunta dalla saga Harry Potter. La Rowling desiderava che i suoi romanzi sotto pseudonimo venissero giudicati,apprezzati e inseriti nel mondo del thriller per lo stile e la capacità dell'autore, Robert Galbraith, e non per la sua fama di ''mamma'' del famoso maghetto. 
Inutile dire che il pubblico restò affascinato dalla nuova saga di Cormoran Strike, portando quindi Galbraith al successo e in vetta alle classifiche nazionali ed internazionali. 
I primi tre romanzi della saga Strike sono stati adattati ad una miniserie televisiva della Brontë Film and Television.
Nonostante la vera identità di Galbraith sia ormai nota a tutti, la Rowling continua a scrivere usando lo pseudonimo per tenere distinte le sue opere in giallo dalle altre, di modo che il pubblico sia cosciente di cosa aspettarsi dalla saga di Cormoran Strike.

I titoli della saga completa:

Il richiamo del cuculo 
Il baco da seta
Le vie del male
Bianco letale

TRAMA

Il nuovo caso arriva nelle mani di Cormoran Strike in una buia serata d’agosto, davanti al mare della Cornovaglia, mentre è fuori servizio e sta cercando una scusa per telefonare a Robin, la sua socia. In quel momento tutto desidera tranne che parlare con una sconosciuta che gli chiede di indagare sulla scomparsa della madre, Margot Bamborough, avvenuta per giunta quarant’anni prima.

Un cold case più complesso del previsto, con un serial killer tra i piedi e un’indagine della polizia a suo tempo molto controversa, fra predizioni dei tarocchi, testimoni sfuggenti e piste oscuramente intrecciate.

Galbraith ritorna con un nuovo, magnetico capitolo della storia di Robin e Strike, una delle coppie di investigatori più amate di sempre.


IMPRESSIONI


La nuova avventura, tanto attesa, di Cormoran Strike, mi è stata gentilmente offerta da Riccardo di Salani Editore che ringrazio per avermi accontentata.

Più di mille pagine che mi hanno un po', consentitemi il gioco di parole, ''inquietato'' proprio per la mole, ma superato lo scoglio dei primi capitoli, il romanzo si legge da sé. 

Per chi conosce la saga e zia Rowling, sa che la sua prolissità crea dipendenza, tanto da arrivare alla fine e sentire un profondo senso di solitudine, quasi come se l'avventura di Strike e Robin, racchiusa in quasi millecento pagine, non fosse bastata a tenerci compagnia per alcuni giorni.

<< Guardò l'orologio. Quel giorno Robin era di riposo, ma c'era la remota possibilità che fosse ancora sveglia e lui aveva un valido pretesto per scriverle un sms ... >>

Dopo averli lasciati, nel finale aperto di Bianco letale, li ritroviamo alle prese con la quotidianità dei casi e dei loro problemi personali da risolvere. 

Strike si trova momentaneamente in Cornovaglia, dove sta vivendo un momento di dolore.  L'amata zia Joan, la donna che gli ha fatto da madre, la colonna portante nella sua difficile vita, sta giungendo al termine di una brutta malattia, lasciando l'uomo nello sconforto ma intento a cercare nuove cure che possano salvarla.

<< Non avevo mai visto un divorzio così controverso in una coppia senza figli. >>

Robin invece, tramite un divorzio ostico, sta cercando di mettere finalmente fine al suo matrimonio con Matthew, l'uomo che l'ha tradita ma che da sempre la fa sentire in colpa per il suo lavoro all'agenzia di Strike, che non l'ha mai accettata fino in fondo, soprattutto per il suo amore verso l'investigazione. 

Mentre Robin cercava di chiudere col passato, Strike, ancora in Cornovaglia, una notte d'agosto, si ritrovò ad ascoltare la richiesta disperata di una donna sconosciuta. La donna gli  chiese aiuto per fare luce sul caso della misteriosa scomparsa della madre.

Un caso all'apparenza semplice per Strike, da dilettanti, se non fosse che Margot Bamborough, questo il nome della donna da ritrovare, non fosse scomparsa nel 1974, ben quarant'anni prima. 

Margot Bamborough era una dottoressa di nemmeno trent'anni, emancipata, fervente femminista e impegnata con tutte le sue forze  nella carriera di medico condotto. Abituata a cavarsela da sola, per sbarcare il lunario e poter accedere alla facoltà di medicina, aveva pure posato per Play Boy. 

La sua scomparsa, avvenuta una sera dopo essere uscita dal lavoro, rimase sempre un mistero, divenuto poi un caso non risolto, nonostante il quadro generale della situazione presentasse un presunto colpevole.

Il presunto colpevole, il  ''Macellaio dell'Essex'', al secolo Dennis Creed, un uomo noto per gli efferati delitti e violenze fisiche e psicologiche su numerose donne. Solo poche delle sue vittime riuscirono a sopravvivere, con i conseguenti traumi a segnarne per sempre la vita. 

Il corpo di Margot non fu mai ritrovato, né Creed si dichiarò mai colpevole, ma per chi, all'epoca si occupò del caso, non ci furono dubbi sull'identità del responsabile, ponendo fine alle indagini e archiviando il caso.

Ritenere Creed colpevole diventò naturale, dal momento che all'epoca della scomparsa di Margot era un efferato serial killer che seviziava, violentava e uccideva le donne cadute nelle sue mani, travestendosi da donna e conservando macabri cimeli di biancheria delle sue  vittime dopo aver compiuto il delitto.

Un poliziotto dell'epoca tentò di far luce, seguendo piste assurde e inquietanti, tanto da andare fuori di testa per quel caso. 

L'uomo venne quindi internato in una clinica psichiatrica e, il suo successore, a fronte di improbabili testimoni, che continuavano a ritrattare la loro versione  portandolo fuori strada, dichiarò la scomparsa della donna, definita da Talbot come un caso di oscure pratiche esoteriche, offrendo  alla giustizia il pretesto di trovare un colpevole non confesso, facendo così archiviare la pratica Bamborough. 

Ma nel 2014, ben quarant'anni dopo, Anna, la figlia di Margot, ancora non si era messa l'anima in pace sulla scomparsa della madre, quando lei era soltanto una bambina. 

Adesso  era arrivato il momento di far riaprire il caso e, nessuno meglio di Strike e Robin, avrebbe potuto riuscire nell'impresa.

Inutile dire che Strike, anche se già impegnato in altri casi, accettò la richiesta di aiuto di Anna. 

Insieme a Robin cominciarono a rivedere tutti i documenti riguardanti le indagini svolte da Bill Talbot, il poliziotto impazzito, che all'epoca indagò sul caso.

Il fatto che per l'uomo quel caso fosse un'ossessione, avrebbe potuto deviare dalla realtà la sua mente, già provata da una brutta crisi di nervi,  fuorviando le indagini e perdendo preziosi indizi.

<< ** Non ho idea di cosa significhino questi due simboli. Non li ho trovati in nessun sito di astrologia. Secondo me Talbot li ha inventati... >>

Le indagini di Strike, al quale Anna ha concesso il tempo limite di un anno,  cominciarono cercando di ricostruire gli eventi degli ultimi momenti di vita di Margot. 

Non sarebbe stato facile risalire ai testimoni e agli amici della donna, dal momento che dopo quarant'anni, molti erano ormai deceduti e soprattutto non sarebbe stato facile venire a capo degli strani appunti rinvenuti in un quadernetto dell'agente Talbot. 

Durante le sue indagini l'uomo raccolse nomi di testimoni collegandoli ai loro segni zodiacali, annotandoli sul suo quaderno, ma per quale motivo? Cosa c'entravano tutte quelle annotazioni astrologiche ed esoteriche?

Con la verità sotto gli occhi ma ben travestita da mutevoli pregiudizi, il lettore verrà coinvolto nelle nebbiose giornate investigative di Strike. 

Un anno, 365 giorni, possono sembrare tanti ma, presi dall'evolversi dei fatti, scorreranno velocemente costringendo Strike e Robin ad un intensivo impegno per fare luce in tutta quella nebbia di fatti, bugie, verità modificate e non dette.

<< Be' , non c'è niente di male a voler essere migliori o diversi, no? >> disse Robin.

<< Non c'è niente di male a voler migliorare le cose >>.

Mentre le indagini proseguono serrate, Strike e Robin saranno costretti a mettere a nudo i loro animi, cercando di capire quale sia il reale sentimento che li accomuna. 

Amore o solo una profonda e sincera amicizia?

Il personaggio di Robin si è evoluto dall'inizio della saga, da timida ed insicura segretaria, è diventata una scaltra e fredda investigatrice, più sicura di sé e di ciò che desidera. 

Ma i sentimenti sono sempre l'ostacolo più difficile da superare, specialmente quando riguardano il cinico Strike, sempre alle prese col un passato ingombrante che continua ad inquinare il suo presente coi fantasmi di Charlotte, l'ex fidanzata, della madre e di un padre da sempre assente ma esibizionista...

Per chi conosce la Rowling, sa che 1100 pagine non sono un ostacolo insormontabile ma, grazie alla sua penna affilata e sciolta, scorreranno verso la  soluzione del caso.

Anche questa volta l'autrice è riuscita, attraverso i dialoghi, a coinvolgere il lettore, quasi fosse un personaggio capace di interagire coi protagonisti. 

<< Grazie, Strike. Significa molto, davvero >>.

Non lasciatevi dunque spaventare dal volume del testo, la storia, nonostante la mancanza di colpi di scena e accadimenti straordinari, vi trascinerà comunque nelle sue spire noir fino a dissolverle nel rosa, ancora un po' sbiadito dell'eterno ''corteggiamento'' del gatto col topo, che ben rappresenta la storia tra Robin e Strike. 

Un romanzo denso, ricco di descrizioni e dialoghi, di indizi, che rischiano di depistare, di far perdere il sentiero della verità, ma che lascerà, una volta di più, in attesa di un nuovo capitolo. 

Consigliato a chi ha già letto gli altri quattro romanzi della saga ma anche a chi volesse approcciarsi per la prima volta., percorrendo a ritroso la lettura. 

Forse troverà qualche difficoltà nel gestire a ritroso l'eterna lotta tra i cuori dei protagonisti, ma credo sia uno scoglio che si possa gestire bene, d'altronde Strike è molto abile anche  in questo, non trovate?

Buona lettura,

Tania C. 





Recensione TUTTO NASCE PER FIORIRE di DEMETRA COSTA

  TUTTO NASCE PER FIORIRE Autore: Demetra Costa Editore: IoScrittore Formato: Brossura Pag.: 503 Uscita: Giugno 2025 € 18 formato cartaceo F...