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sabato 30 marzo 2024

Recensione UN ANIMALE SELVAGGIO di Joel Dicker - Ed La Nave di Teseo -

 





UN ANIMALE SELVAGGIO
Autore: Joel Dicker
Editore: La Nave di Teseo
Traduzione: Milena Zemira Ciccimarra
Pubblicazione: 25 marzo 2024
Formato: Brossura con alette
Pag.: 448
€ 22
Formato ebook presente in tutti gli store digitali

CONOSCIAMO L'AUTORE

Joel Dicker, professione scrittore, nasce a Ginevra, in Svizzera nel 1985.
La consacrazione al pubblico avviene col suo secondo romanzo, La verità sul caso Harry Quebert, scritto dopo Les derniers jours de nos pères, che ha ricevuto il Prix des écrivains genevois, nel 2010.
Il Caso Harry Quebert, tradotto in oltre 25 paesi, ha ricevuto il Grand Prix du roman de l'Academie Française nel 2012 e, sempre nel 2012 il Prix Goncourt des lycéens.
Nel 2016 Bompiani pubblica La tigre.
Scalano la vetta della top ten internazionale La scomparsa di Stephanie Mailer (2019 La Nave di Teseo), L'enigma della camera 622 (2022 La Nave di Teseo) e Il caso Alaska Sanders (2022 La Nave di Teseo).
Nel 2024 esce Un animale selvaggio.

TRAMA

2 luglio 2022, due ladri rapinano una importante gioielleria di Ginevra. 
Non sarà un colpo come tutti gli altri. 
Venti giorni prima, in un elegante sobborgo sulle rive del lago, Sophie Braun è in procinto di festeggiare il suo quarantesimo compleanno. 
La vita le sorride, vive con il marito Arpad e i due figli in una magnifica villa circondata da un bosco. 
Sono entrambi ricchi, belli, felici. 
Ma il loro mondo idilliaco all'improvviso s'incrina. 
I segreti che custodiscono  da troppo tempo cominciano a essere troppi perché possano restare nascosti per sempre. Il loro vicino, un poliziotto sposato e dalla reputazione impeccabile, è ossessivamente attratto da quella coppia perfetta e da quella donna conturbante. 
La osserva, la ammira, la spia in ogni momento dell'intimità. Nel giorno del compleanno di Sophie, un uomo misterioso si presenta con un regalo che sconvolgerà la sua vita dorata. 
I fili che intrappolano queste vite portano lontano nel tempo, lontano da Ginevra e dalla villa elegante dei Braun, in un passato che insegue il presente e che Sophie e Arpad dovranno affrontare per risolvere un intrigo diabolico, dal quale nessuno uscirà indenne. Nemmeno il lettore.

IMPRESSIONI

Amici della Valigia ben ritrovati. 
La recensione di oggi è per augurarvi una serena Pasqua e darvi un consiglio di lettura per questo fine settimana.
Bando alle ciance e veniamo subito al dunque, all'evento che molti lettori, compresa la sottoscritta, hanno aspettato a sufficienza! per 12 anni! Ad Azkaban!
Ehmm... scusate, quella è un'altra storia.
Dicevo, dopo due lunghissimi anni, il 25 marzo, finalmente, è uscito in libreria il romanzo più atteso di sempre: Un animale selvaggio di Dicker.
L'attesa è stata snervante. 
Dopo vari depistaggi su titolo, copertine, date di pubblicazione, il 25 ero davanti alla libreria ancora chiusa ma con le idee ben chiare di trama e copertina, in attesa che la libraia aprisse la porta e mi facesse annusare la mia copia, prenotata da tempo.
È stato faticosissimo arrivare a casa e non buttarmi subito tra le pagine di quel romanzo che ho bramato per mesi, ma che dico, anni!
Infatti non ho resistito e, in una notte, sono arrivata alla fine delle 448 pagine, letteralmente volate sotto ai miei occhi.
Che Dicker è il genio del male ve l'ho già detto?
Ebbene, questa volta non ci racconta la solita storia dello sventurato pescatore o runner che rinviene accidentalmente il cadavere di un'adolescente troppo libertina fuggita da casa.
No! 

<< Poi la porta si aprì, e Greg e Karine rimasero folgorati davanti alla coppia venuta ad accoglierli: Sophie e Arpad. >>


Questa volta il format thriller-poliziesco assume anche delle sfumature hard-rosa, narrando i "grossi guai in Paradiso" di una famiglia impeccabile della Ginevra bene e dei loro vicini, più borghesi ma con tanta voglia di riscatto sociale ed economico.
La famiglia Braun incarna la famiglia del Mulino Bianco, inserita in una società fatta di apparenze e ostentazioni: vive in una lussuosa villa di vetro circondata da una folta foresta, è formata dalla bionda Sophie, bella e selvaggia, madre premurosa e moglie innamorata del marito, sempre elegantemente impeccabile col suo fisico statuario e talmente perfetta da far girare la testa a chiunque le si avvicini; Arpad, il borioso marito, imbalsamato e ultimamente un po' apatico ma sempre affascinante. 
Impiegato bancario che guida una Porche e sfoggia il rolex d'oro sul polsino di abiti dal taglio sartoriale sempre fresco e, infine, da due splendidi figli, compagni di giochi dei figli di Greg, vicino di casa e agente  appartenente alla squadra d'assalto del corpo della  polizia ginevrina. 
La famiglia di Greg vive oltre la foresta, a pochi centinaia di metri dalla villa di vetro, in una piccola villetta modesta, definita Obbrobrio dall'insoddisfatta moglie Karine. 
La coppia ha un cane, Sandy e due figli. 
Greg, insieme ad Arpad, fa volontariato nel bar della società  sportiva dei loro figli, stringendo presto amicizia, ma diventandone ben presto geloso.
A parte Karine, nessuno conosce la vera carica che Greg ricopre nel corpo di polizia. 
Il suo mephisto nero lo protegge dalla realtà e da eventuali ritorsioni. 
È  forte e carismatico ma un po' troppo sicuro di sé. 
Sarà proprio il la bomba chimica di testosterone e ormoni che lo metterà  spesso in situazioni poco chiare e pericolose.
Dalla sua, ha il pregio di essere un gran parac..o, anche se un  distratto!

<< Non poteva dirlo al marito, ma in fondo voleva una vita come quella di Arpad e Sophie. >>


Il personaggio di Karine è quello che ho amato di meno. 
Più fastidiosa di una mosca, è frivola, perennemente insoddisfatta e con la smania di voler vivere e apparire come la donna che non potrà mai essere, finendo per fare la vittima di una situazione alla quale non ha mai lesinato a dare il suo ingrato contributo.
Lavora come come "leggiadra e gioiosa commessa"  in un negozio di abbigliamento, sognando una carriera manageriale che non avrà mai.
Da sempre gelosa del marito e di chiunque gli stia intorno, è  in perenne lotta col suo lavoro, quello che ha permesso alla sua famiglia di poter vivere dignitosamente, anche se  più modestamente rispetto ai Braun.
Non passa giorno che la donna non cerchi di emulare l'amata/odiata vicina di casa Sophie, facendo di tutto per diventarle amica ma logorandosi il fegato e la mente dall'invidia. 
Continua a punzecchiare e rinfacciare Greg per la scelta poco felice dell'acquisto dell'Obbrobrio. 
A lei non era mai piaciuto quel quartiere così squallido e popolare, lei era portata per una vita fatta di lusso e mondanità, proprio come i loro vicini.
Greg, dal canto suo, pur amandola, ha smesso da un po' di provare interesse per la moglie, sempre ostile e refrattaria a ogni suo  approccio e sempre più delusa e pretenziosa, dopo aver partecipato alla festa per i quarant'anni di Arpad. 
Dopo averla conosciuta, per Greg è facile invaghirsi della bella e viziata quanto irrequieta Sophie, tanto dal farla diventare una morbosa ossessione e mettere a rischio il proprio lavoro e la vita coniugale.
Sophie diventa il suo chiodo fisso: comincia a spiarla in orari improbabili, dal folto della foresta e ogni scusa è buona per uscire di casa a spiarla. 

<< Greg si fermò in mezzo agli alberi, legò Sandy a un tronco e andò a sistemarsi tra i cespugli per osservare la Casa di Vetro. Era ancora tutto spento. >>

L'ossessione per quella donna così desiderabile lo porterà a sporcarsi le mani, a spiarla  nell'intimità e a spiare anche Arpad, scoprendo che la famiglia idilliaca dalla quale anche sua moglie è tormentata, non è poi così limpida e invidiabile.
La smania  gli farà scoprire che i Braun non sono la famiglia felice e benestante che vogliono far credere. 
Dietro ai cristalli della loro lussuosa Casa di Vetro, si nascondono inquietanti segreti che dovrà, a tutti i costi, approfondire, soprattutto ora dalla sera in cui ha scoperto casualmente che l'insopportabile e borioso Arpad sta progettando una rapina.
Un po' per placare le pretese e la gelosia morbosa di Karine e un po' per far finalmente fuori Arpad e avere campo libero con Sophia. 
Ora che ha anche scoperto che la donna è perseguitata da uno strano personaggio sbucato dal passato poco pulito di Arpad, non ci sarà più bisogno di ricorrere a sotterfugi per assentarsi da casa...
In un crescendo di misteriosi e pericolosi intrecci che saranno la causa di molti passi falsi di Greg, Dicker srotola una trama solida e machiavellica, degna del più abile mentalista. 
Il lettore si ritroverà incollato alle pagine, avido di conoscere i sordidi sviluppi della storia.

<< SEDICI ANNI PRIMA. LUGLIO 2006. DRAGUIGNAN, FRANCIA.
Draguignan, a cinquanta chilometri da Saint-Tropez. Il furgone cellulare si fermò tra le mura di cinta della prigione. Era arrivato un gurpo di nuovi detenuti. >>

La struttura del romanzo è quella tipica di Dicker: flashback, salti spazio temporali, punti di vista dei personaggi legati da un impercettibile fil rouge che guiderà attraverso segreti scottanti, nodi da sciogliere, curve pericolose e lunghe strade da percorrere con ogni mezzo lungo l'Europa, alla conclusione del romanzo, completamente spiazzati e allibiti dall'abilità di mescolare le carte in tavola senza che il lettore se ne renda conto, se non a fatti compiuti.
Ho amato ogni pagina di questo romanzo, ogni singolo personaggio. Chi più, chi meno, ha saputo tener viva la mia curiosità e la mia attenzione tutta la notte, fermandomi solo per soste tecniche.  
Arrivata ai ringraziamenti finali mi sono sentita appagata ma già nostalgica delle atmosfere lattiginose della foresta ginevrina, ma soprattutto di quelle azzurre e salmastre di Saint-Tropez. Si, perché Dicker, oltre che intrigare noi lettori con le sue trame perverse, ci fa anche viaggiare lungo paesaggi da sogno. 
Di ogni luogo incontrato durante la lettura, se ne possono percepire i rumori, i suoni, le brezze profumate e i sapori. Una girandola di emozioni che porta al desiderio di mettersi in viaggio. 
La mia sorpresa più grande, leggendo questo romanzo, è stata quella di ripercorrere le tappe di uno dei miei viaggi più belli, sentendomi quasi protagonista della storia e facendomene innamorare ancora di più, tachicardia e adrenalina fuori controllo comprese!
A questo punto qualcuno di voi potrebbe chiedersi cosa significhi il titolo del romanzo, visto e considerato che, a parte Sandy, il cucciolone di Greg, non ho parlato di animali selvatici e feroci.
Domanda lecita, avete ragione. 
Ma che thriller sarebbe se vi rivelassi proprio tutto?
Sperando di avervi incuriositi a sufficienza, non mi resta di invitarvi alla lettura e augurarvi una buona Santa Pasqua.
Buona lettura,
Tania C.
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                  

sabato 12 febbraio 2022

Gita fuoriporta LA VIA DEI POETI TOSCANI: VALDICASTELLO CARDUCCI

 


Le belle giornate di febbraio invitano ad uscire di casa alla scoperta di luoghi storici incastonati alle pendici delle Alpi Apuane.

Anche oggi la Valigia ha messo lo zaino in spalla ed è tornata in Toscana, in un minuscolo Presepe che diede i natali ad uno dei maggiori Poeti italiani: Giosuè Carducci, croce e delizia di molti studenti con Davanti San Guido e San Martino.

Avendo la fortuna di abitale nella vicina Liguria, con breve tragitto di poco più di mezz'ora, lasciatami alle spalle Pietrasanta con le mura medievali e le sue sculture del Botero, sono approdata in una piccola valle dove il tempo sembra essersi fermato.



Valdicastello Carducci si snoda lungo un bellissimo ruscello dalle acque aranciate. Non per l'inquinamento ma a causa delle miniere di ferro presenti sulle montagne che abbracciano la valle.








foto personali

Poche case, magistralmente riportate al loro splendore antico, una piccola ma imponente Pieve e, proprio sulla sponda del ruscelletto, una costruzione antica in sasso con un bel giardino curato e di antica fattura: la casa del Carducci.

foto personale

Alle 15.00 è arrivata la ragazza che ci ha raccontato i fatti più salienti della vita del Poeta e poi ci ha lasciato liberi di visitare lo stabile che si erge su tre piani.





foto personali

A piano terra, con pavimenti e travi risalenti all'epoca della nascita del Poeta, ricavata da una parte di sottoscala, si trovano da una parte un camino con una panca in muratura, la cucina, e dall'altra una stanzina dove vengono proiettate diapositive riguardanti la vita del Poeta.

Ho adorato da subito il set da scrittura con penna e inchiostro e per un attimo mi sembrava di vedere il Poeta chino a comporre i suoi versi.


foto personali

Al piano superiore, un meraviglioso studio, con tutti gli oggetti appartenuti al Poeta e la piccola camera da letto con tanto di libreria a custodire preziosi testi d'epoca.







foto personali


Al terzo ed ultimo piano , il bagno. Un po' inquietante, ad essere sincera.

foto personale


All'esterno è presente un piccolo giardino con ulivi e altre piante ornamentali, targhe e busti dedicati al Poeta.




foto personali



                       Giosuè Carducci


foto personale


Giosuè Carducci nacque a Valdicastello di Pietrasanta il 27 luglio 1835 da Michele e Ildegonda Celli.

Il padre, chirurgo, lavorò come dipendente nella società mineraria francese Boissat prima, poi come medico interno a Pietrasanta, Seravezza e Pontestazzemese.

Durante l'autunno del 1938, insieme alla famiglia, si stabilì nella condotta di Bolgheri, per poi spostarsi in altri centri toscani.

Giosuè riuscì ad entrare alla Scuola Normale di Pisa dove, nel 1855 si laureò in filologia e filosofia diventando insegnante.

Nel 1859prese in moglie Elvira Menicucci che gli diede cinque figli.

Nel 1860 il Ministro della Pubblica Istruzione lo chiamò a salire in  cattedra come insegnante di eloquenza italiana all'Università di Bologna, dove esercitò per più di quarant'anni.

Il 1890 fu l'anno in cui fu investito della carica di senatore.

Nel 1906 fu onorato del Nobel per la Letteratura.

Morì il 16 febbraio 1907 a Bologna, dove riposano le esequie.

Il Poeta fece ritorno in Versilia tre volte, nel 1977 su mandato del Ministero della Pubblica Istruzione per ispezionare il liceo di Massa. Passò poi da Seravezza per salutare l'amico sacerdote Francesco Donati e infine da Pietrasanta, dove ritrovò il caloroso abbraccio dei parenti. Il Poeta ricordò quella giornata in due lettere, una per la moglie Elvira, l'altra per l'amica Carolina Cristofori Piva, nella quale si può leggere:

''Quel che mi piace è Pietrasanta: bellissima cittadina, con una piazza unica, una cattedrale da gran città, e, a sfondo, le Alpi Apuane. E che paese all'intorno! Che monti, che verde, che ombre, che fiumi, che ruscelli risonanti freschi sotto i castagni e gli olivi e gli aranci e le cave de' marmi da tutte le parti fra il verde!''

Il 1 marzo 1890 fece ritorno a Valdicastello insieme all'amica Annie Vivanti, per rivedere la sua casa natìa.

Il 29 marzo fece un'ultima fugace visita a Pietrasanta.



VALDICASTELLO CARDUCCI

foto personale

Il 23 febbraio 1907 il Consiglio Comunale di Pietrasanta dispose di onorare solennemente il Poeta.

Il 7 aprile 1907, alla presenza di alte autorità governative e personalità di cultura nazionale, si tenne la commemorazione.

Il 17 marzo 1907 la Casa che diede i natali al Poeta venne dichiarata monumento nazionale e qualche anno dopo, nel 1912, fu acquistata dal Comune grazie al ricavato di una pubblica sottoscrizone.

La casa-museo è formata da una parte di fabbricato sulle sponde di un torrente e contiene cimeli, arredi e pannelli appartenuti al Carducci.

Nel 1937, il Comune di Pietrasanta chiese e ottenne che a Valdicastello venisse assegnato il nome di Val Carducci, con rinnovo nel 1949, mentre nel 1950 il Presidente della Repubblica Einaudi autorizzò il cambio di nome del Paesino in Valdicastello Carducci.

In onore del Poeta, dal 1950, fu istituito il Premio Nazionale di Poesia ''Giosuè Carducci''.


La Casa-Museo, in inverno  è visitabile senza appuntamento e soprattutto gratuitamente, il sabato e domenica dalle 15.00 alle 18.00. 

Un bel gesto da parte del Comune di Pietrasanta, che mi sento in dovere di ringraziare per questa opportunità.

Per info vi lascio qui sotto i contatti augurandovi buon viaggio e tante belle letture.


Indirizzo

Casa Natale Di Giosuè Carducci  a Pietrasanta

Via Valdicastello 

55045 Pietrasanta


 Dettagli di contatto

 0584795500

 Fax.: 0584795588













foto personali




lunedì 30 settembre 2019

Recensione di LO STATO MI DEVE UN TIMPANO di Cristina Castellani - Ed. AltroMondo





LO STATO MI DEVE UN TIMPANO

Cristina Castellani
Ed. AltroMondo di qu.bi.Me 2019
Pag. 50
Collana Il Mondo di oggi
Copertina flessibile
€ 10




Cristina Castellani -foto dal web -
CONOSCIAMO L'AUTRICE

Cristina Castellani lavora otto ore al giorno, ma considera  come primaria la sua professione di mamma a tempo pieno. Laureata in scienze naturali, si occupa di organizzare  e divulgare eventi nell'ambito della ricerca scientifica. Ama la bellezza che Madre Natura regala e, impegni permettendo, si rilassa godendosi la sua terra, il Trentino.

TRAMA

I giovani Cristina e Luca sono in attesa del loro terzo figlio. Sembra andare tutto per il meglio quando, ad un controllo di routine del settimo mese, l'ecografia rivela un'emorragia cerebrale nel piccolo. Nonostante le condizioni disperate del piccolo, per la legge italiana è troppo tardi per interrompere la gravidanza. Un libro  sull'aborto terapeutico. Il racconto commovente di due genitori costretti ad intraprendere il "viaggio dell'addio" all'estero. Il racconto di una storia vera, volto alla sensibilizzazione di un tema scottante che non trova spazio in Italia.

IMPRESSIONI

Questo breve racconto autobiografico mi è stato gentilmente offerto in versione ebook, a sorpresa, dalla cara Alice di AltroMondo edizioni. 
Ho letto la trama, ho aspettato qualche giorno prima di leggerlo. Ci vogliono pochi minuti, ma il tema affrontato ha bisogno di una buona concentrazione e di riflessione. 
L'autrice, Cristina Castellani, e il marito Luca, sono una giovane coppia nata per caso, quasi per gioco ma unita da un legame profondamente voluto. Il matrimonio è arrivato con naturalezza, così come le due figlie, nonostante l'iniziale reticenza di Cristina. Il terzo figlio, purtroppo, è mancato a pochi giorni dal concepimento. L'aborto spontaneo non ha segnato particolarmente i genitori, anzi ha risvegliato in Cristina il desiderio di una nuova maternità. Rimasta incinta quasi subito, sembrava andare tutto a meraviglia. Sette mesi, tra poco avrebbe conosciuto il piccolino che cullava in grembo e amava tantissimo. La famiglia era al settimo cielo: le bambine contente di avere un nuovo fratellino, Luca di avere un figlio maschio, Cristina di avere un altro figlio tanto desiderato. Ma come in ogni favola che si rispetti c'è sempre una strega cattiva pronta a rovinare la felicità dei protagonisti. Durante un controllo di prassi, al settimo mese, a Cristina crolla il mondo addosso. L'ecografia rivela un'emorragia cerebrale e un'anomalia al cuore del piccolo.  È troppo tardi per interrompere la gravidanza e, nonostante il piccolo sia messo veramente male da non avere più molti giorni di vita fetale, bisogna attendere che il suo cuore si fermi e procedere ad un parto indotto.  La  notizia, vomitata in faccia alla madre senza un minimo di tatto, le gela il sangue nelle vene. Luca, accorso in fretta al capezzale di Cristina è sconvolto quanto la moglie. Dopo vari controlli si inizia a vociferare di aborto terapeutico. Ovviamente all'estero, in Belgio.

Quella sera hai voluto metterci alla prova, vedere se eravamo pronti, hai voluto prepararci per l'addio imminente.

La situazione tragica non da pace ai genitori. Il piccolo, che sino a pochi giorni prima sembrava essere vispo e attivo, comincia a dare i primi segnali di un problema devastante, alternando momenti di iperattività dovuta al disagio dell'emorragia, a momenti di tranquillità che lasciano presagire il peggio. 
L'interruzione della gravidanza al settimo mese in Italia è illegale, bisogna prolungare il calvario del piccolo, aspettare che muoia, aspettare un aborto. Contrari ad aggiungere ulteriore sofferenza alla creatura, Cristina e Luca prendono contatti con la clinica belga che pratica l'aborto terapeutico. I requisiti ci sono tutti e sono gravi, il parere dei medici, molti dei quali italiani, è favorevole. Non resta che affrontare quei settecento km di volo che li separa da un'ulteriore sofferenza. 

Migliaia di mamme sono passate sotto questo ecografo emozionandosi nel sentire il battito, e io invece sono qui sperando che il cuore del mio piccolo si sia fermato da solo.

Il volo scorre veloce, Cristina è in ansia, titubante, spera  di arrivare in clinica e di scoprire che il cuore del piccolo si è addormentato di un sonno perenne. Ma così non è. Nonostante tutto il piccolo è ancora vivo. Cristina viene accolta in clinica da uno staff di medici e infermieri con un'umanità immensa. Persone dirette e sincere ma empatiche. Durante il viaggio in aereo, a causa di un brutto raffreddore, un timpano di Cristina si perfora con tutte le dolorose conseguenze invalidanti. Mancava solo quello a coronare il momento tragico che stava vivendo, ma grazie all'aiuto dei medici e infermieri della clinica, Cristina verrà accompagnata verso l'aborto terapeutico quanto più umanamente possibile.

Dice che l'Italia è scandalosa, che qui ha trovato la terra promessa. A casa non vuole rientrare, qui il modo di vedere le cose è diverso, giusto. Se hai bisogno ti aiutano, le leggi sono fatte per i cittadini.

Durante la degenza Luca fa amicizia con un pizzaiolo italiano trasferitosi da tempo in Belgio. Lui ne ha viste parecchie coppie arrivare da ogni parte del mondo, sulla strada del "viaggio dell'addio". Persone costrette ad aggravare il peso di una tragedia sobbarcandosi un viaggio a proprie spese alla ricerca di quella dignità negata in Italia o in altri stati.


Sorrido. " Magari un giorno non troppo lontano ti avrò tra le braccia, mio piccolo..."

L'intervento è andato a buon fine, l'assistenza dal ricovero al funerale è gestita in maniera impeccabile, sollevando, per quanto possibile, i genitori dall'ulteriore dolore della sepoltura. Dopo i primi giorni di sconforto e disorientamento, la vita per Cristina e Luca prosegue come sempre. La routine quotidiana li avvolge dando loro modo di elaborare velocemente il lutto. Il dolore c'è sempre, ma sotto una forma, la vita è un bene prezioso e Cristina e Luca sono pronti ad affrontarla e forse, un giorno, a crearne una nuova. 
Un racconto forte, doloroso e commovente. Il coraggio di una giovane coppia che si ama e rispetta la vita da non permettere sofferenza inutile e devastante. 
Cristina, lungo il suo viaggio dell'addio, si chiede spesso perché in un paese all'avanguardia come l'Italia, giovani laureati siano costretti ad espatriare per lavorare, a portare la loro conoscenza in altri stati, quando potrebbero fare qualcosa di buono e importante per la propria Nazione.
Ma soprattutto si chiede il perché una coppia che sta vivendo un momento di tragedia, sia costretta a compiere in solitudine un viaggio di settecento km per poter dare  dignità ad una vita irrimediabilmente compromessa. 
In questi giorni, finalmente, è stata approvata la legge del "suicidio assistito", la lotta di Luana Englaro e Dj Fabo non è stata tempo perso, non è più visto come un crimine (almeno per la maggior parte della popolazione). Una porta verso la dignità si sta aprendo, piano piano, ma l'Italia è ancora lontana anni luce dall'accettare, senza puntare il dito, il testamento biologico.
Questo breve ma profondo racconto mi ha chiarito tanti dubbi, dandomi ulteriori certezze, che lascio scoprire a voi. Servono veramente una manciata di minuti per leggerlo, riservando tutto il tempo a riflettere e capire. 
Il messaggio di Cristina arriva forte e chiaro, con parole semplici e commoventi si mette a nudo, scoprendo le debolezze e la forza di due genitori che si amano, ma amano profondamente la vita, al punto di fagocitare un dolore immenso pur di non arrecarne ulteriore ad una piccola vita non ancora sbocciata.
Per chi crede potrà essere visto come un atto egoista e illegale. Il mio modo di credere va al di la della comune pratica religiosa, e mi ha permesso di comprendere l'atto di coraggio e d'amore di due genitori che amano il loro bambino e rispettano quella non vita che non arriverebbe a vederlo nemmeno come un involucro attaccato ad un macchinario, motivo ulteriore di inutile dolore e sofferenza.
Grazie Cristina, spero che il tuo messaggio arrivi ai cuori dei più ritrosi e lo apra lasciando entrare la luce e l'amore verso la vita.

domenica 29 settembre 2019

Recensione di DETONATOR di Andy McNAB - Ed. Longanesi




DETONATOR
Andy McNAB
Ed. Longanesi Luglio 2019
Collana La Gaja Scienza
Pag. 394
Traduttori Ragazzi I.- Tettamanti S.
Formato Rilegato 
€ 18,70
Ebook disponibile


CONOSCIAMO L'AUTORE

Andy McNAB - foto dal web 


Andy McNab è lo pseudonimo dietro il quale l'autore si cela per motivi di sicurezza. Nel 1984 è entrato nel SAS e da allora ha preso parte a operazioni in ogni parte del mondo, fino al 1993. Nel '93 ha cominciato a scrivere, dapprima raccontando le sue esperienze come soldato in Pattuglia Bravo Two Zero e Azione immediata. Si dedica poi alla narrativa d'azione. Con Controllo a distanza, suo primo romanzo e grande successo internazionale, ha regalato agli appassionati del genere un nuovo eroe: Nick Stone. In Italia, tutti i suoi romanzi sono pubblicati da Longanesi.

TRAMA

Tradito e abbandonato ad un terribile  destino sulle Alpi, quando riprende conoscenza Nick Stone capisce subito di essere vivo per miracolo.
Il s sangue sulle mani sembra provenire dalla sua testa. Ha una ferita che non riesce a vedere e la nebbia che avvolge i suoi pensieri ne è la conferma. Privo dei suoi ricordi,  l'unica cosa certa è che qualcuno ha tentato di ucciderlo. E pensa di esserci riuscito. Vendetta, il suo unico pensiero. Ma un bambino di sette anni è il suo unico aiuto e di certo non è il compagno ideale per l'inseguimento di un gruppo di spietati assassini. Sa che deve proteggere il bambino a costo della sua stessa vita, cercando di far luce su chi lo ha tradito e su cosa è realmente accaduto prima dell'incidente. Tra vittime in aumento e rocambolesche fughe in tutta Europa, diventa il ricercato numero 1 delle Squadre Speciali di tre nazioni, sulla scia di sconosciuti criminali senza scrupoli che lucrano sulle miserie umane. Il suo scopo è quello di fermare un terrorista solitario che minaccia di scatenare l'inferno nel mondo occidentale. La miccia è stata accesa, ma chi ha davvero in mano il detonatore? 


IMPRESSIONI

Sono pochi gli autori di romanzi d'azione che catturano la mia pazienza e attenzione. Se togliamo il Maestro Clive Cussler e un giovane autore australiano, Matthew Reilly, poco conosciuto in Italia, la mia biblioteca finisce li. Mi sono innamorata della copertina di Detonator mentre spulciavo il catalogo Longanesi. Letta la trama, senza conoscere l'autore, non so il perché, ma pensai subito ad un racconto autobiografico. Era invece un romanzo, ma la biografia dell'autore lasciò trasparire l'influenza del suo passato che aveva preso vita nei suoi romanzi. Chiesi speranzosa a Longanesi di poterlo recensire e, grazie a Francesca, mi arrivò subito una copia ebook.
Spinta dalla curiosità di cominciare una nuova avventura, in quanto Detonator fa parte di una serie di romanzi autoconclusivi ma legati dal filo conduttore delle avventure del protagonista, Nick Stone, mi buttai a capofitto sulle pagine luminose del Kindle durante il tragitto in pullman di una domenica fuori porta. 
Il romanzo è diviso in tre parti, la prima, più lenta e descrittiva, dove vengono presentati i protagonisti e i loro ruoli, la seconda, meditativa e di preparazione all'azione di salvataggio e la terza, quella conclusiva, di azione e terrore.  

Qualcuno - chissà chi - mi ha detto una volta che a un corpo in caduta occorrono circa cinque secondi per raggiungere la velocità limite. Allora, quanto ci vuole prima che io colpisca la terra? Ho la sensazione che un tempo avrei saputo come calcolarlo. Adesso so soltanto che è la distanza tra continuare a vivere ed essere completamente fottuto una volta per tutte.

Nick Stone, protagonista di questo nuovo capitolo, si ritrova senza ricordare come e perché, a bordo di un moderno suv in bilico su un baratro, tra le vette delle Alpi. La sua memoria è offuscata da una brutta ferita aperta alla testa, ma sa per certo che qualcosa o qualcuno lo ha fatto finire fuori strada mentre stava fuggendo.
Il circolo vizioso nel quale sembrano finiti i suoi ricordi rallenta ogni azione del suo corpo intorpidito dall'impatto dell'auto con la foresta innevata e il pericoloso dirupo. Ma la sua calma e sangue freddo riescono a metterlo in salvo. Mentre cercava di recuperare i ricordi perduti ripassando le tabelline, qualche flash lacera i suoi pensieri: non era un dottore, ma doveva aiutare qualcuno. Aveva ricevuto chiare istruzioni al riguardo da un uomo in una stanza verde. L'uomo lo chiamava Nick, quindi quello doveva essere il suo nome. Ma chi era l'uomo della stanza verde, e cosa voleva da lui?
Dei passi pesanti, poco distanti da lui, fecero scricchiolare la neve, delle voci fendevano il silenzio del bosco: doveva nascondersi, chiunque lo avesse buttato fuori strada lo voleva morto e stava cercando conferma. Erano così vicini che poteva vedere la pelle d'ebano e l'anello con le aquile di uno e la figura tarchiata dell'altro. Guardando nel dirupo i due uomini si congratularono per il buon lavoro svolto e se ne andarono.
L'aquila, Albania. Nick conosceva quel simbolo, tipico della bandiera albanese, ma perché e dove lo aveva visto? Le tempie pulsano e i pensieri scattano come ingranaggi di un meccanismo sconosciuto. Mentre cerca di ritrovare una strada sicura e lontana dagli aggressori, Nick scopre di essere armato e di avere un bagaglio degno di un soldato, poi all'improvviso la sua mente è squarciata da un ricordo...

Un gigantesco autoarticolato con un nome sulla fiancata posteriore e il logo di un'aquila impressa sui due paraurti. Il genere di aquile che immagini aggrappate a una svastica. Sento lo stridore degli pneumatici, vedo il fumo uscire dai cerchioni. Avverto l'odore di bruciato del liquido dei freni e della gomma sull'asfalto.


È un piccolo flash, ma può aiutarlo a ricordare cosa era successo prima. Attraversando la foresta innevata, descritta così minuziosamente che sembrava di sentire lo scricchiolio dei rami spezzati e della neve sotto ai piedi, Nick arriva sulla strada, poco distante dal punto del suo incidente. Una scena poco consona per il luogo gli si para davanti: un elegante suv blindato era parcheggiato davanti ad un capanno nei pressi di una cascata. Quel suv, apparentemente vuoto, gli ricorda qualcosa. Un inseguimento forse, anzi una scorta. Lui stava proteggendo il suv e quando all'improvviso un grosso camion lo ha speronato mandandolo fuori strada con lo scopo di ucciderlo. Ma chi stava proteggendo? E che fine avevano fatto i passeggeri del suv? Le voci che echeggiano nella sua testa, una lingua straniera, donne, bambini. In preda al caos Nick sale sul suv, i sedili ancora caldi, schiacciati dal peso non indifferente di una persona. Un corpo riverso coperto di sangue, fori di proiettili. Un uomo minuto, Frank. Lo aveva assoldato per proteggerlo e portare a buon fine una missione, ma quale? E quell'uomo, Frank, aveva un figlio, che fine aveva fatto il bambino di sette anni? Controllando meglio il cadavere di Frank si accorse che sotto c'era quello di un bambino di circa sette anni. Il figlio di Frank. Non era riuscito a proteggerli ed ora erano morti, uccisi da dei proiettili di qualche delinquente senza scrupoli.
Ben presto Nick si accorge che il bambino respira. Il piccolo Stephan, figlio di Frank, è vivo, era solo svenuto per la paura e per il peso del corpo del padre che gli ha fatto da scudo.
La memoria sembra fare scintille, ombre e luci si fanno largo tra la nebbia degli ultimi minuti. Stephan è vivo, si è ripreso e, anche se un po' frastornato sembra stare bene. Devono scappare da li, gli assassini potrebbero tornare e sarebbe pericoloso restare in zona se venissero a sapere che sono entrambi vivi.

Mai fare segni su una cartina. Perché dire al nemico dove stai andando e cosa stai facendo?

Per Nick e Stephan comincia così rocambolesco peregrinare da una città all'altra, confondendosi e nascondendosi per non farsi trovare. A quest'ora avranno capito che non sono morti e la caccia è di nuovo aperta e ancora più feroce.
Stephen aiuta Nick a ricordare, a far luce su spezzoni di ricordi che gli affiorano durante la fuga. Nick aiuta Stephan a capire il perché si ritrova orfano di padre, in Svizzera e in compagnia di uno strampalato agente segreto inglese che annovera un passato nei corpi speciali delle missioni nelle zone calde del mondo, sempre in prima linea.
C'è una matrigna da scovare e far "cantare", un castello da espugnare e un killer senza scrupoli da stanare. Non sarà facile, la notizia dell'incidente si è diffusa ovunque, la morte del ricco imprenditore russo Frank Timis ha riscosso clamore, soprattutto perché il figlio di sette anni, con lui al momento dell'uccisione, è stato rapito. Probabilmente da un pedofilo e quando c'è di mezzo un bambino e un pedofilo, nascondersi diventa ancora più difficile. Nick è pronto a tutto, non sarà facile, ma riuscirà a portare a termine la sua missione. Stephen è un bambino sveglio, mangia broccoletti, tifa Brindisi e legge Dostoevskji, non sarà un problema addestrarlo alla vita dura che si prospetta loro davanti. In gioco c'è la loro pelle e probabilmente molto di più. C'è la pista albanese da seguire e quella russa che sembra avere sede in Svizzera...
Attraverso un viaggio senza legge , Nick e Steve, piccolo rapper biondo sotto copertura, si vedranno coinvolti in pericolosi appostamenti e inseguimenti. Steve è ben addestrato, sa perfettamente quali sono i suoi compiti: interpretare la parte del figlio di Nick, stare nascosto nel bagagliaio della polo verde, imparare le parole d'ordine e i piani di emergenza se qualcosa fosse andato storto.
Nick lo avrebbe salvato dalle grinfie della matrigna e degli assassini che gli davano la caccia da giorni.

Riesci sempre a cacciarti nei guai. Non puoi farci niente... sei fatto così.

Nonostante i piani di Nick studiati al dettaglio anche se spartani, i conti sembrano non tornare mai. C'è sempre qualcosa che sfugge, qualcosa che all'ultimo rovina tutto e li costringe a fuggire di nuovo, finendo spesso nei guai. Svizzera, Francia, adesso Italia, precisamente verso Brindisi. In Puglia. Li  erano incentrati  gli affari di Timis. Li avrebbe trovato la risposta al perché della fuga di Frank. Li si trova il terrorista che non solo ha distrutto una famiglia e lo vuole morto ma è accecato dal delirio di onnipotenza che lo ha spinto in un gioco al potere pericoloso per una buona parte dell'umanità  occidentale.
Riuscirà Nick a fermare il conto alla rovescia e salvare l'occidente dal pericolo che sta correndo? 

Da sempre il mio mantra era: perché preoccuparsi di ciò che non si poteva cambiare? Forse, se l'avessi ripetuto all'infinito, avrei potuto iniziare a crederci ...

Con un ritmo incalzante e avvincente Andy McNab mette a segno un altro centro nel suo bersaglio. Il lettore si ritrova a percorrere strade tortuose insieme a Nick, sentendo il calore che si sprigiona nel bagagliaio incollando i vestiti addosso al piccolo Stephan. Sente le tempie pulsare e vede la nebbia diradarsi lasciando spazio ai ricordi. Sente il sapore del cioccolato sciogliersi morbido in bocca e l'accattivante profumo delle salsicce grigliate insinuarsi nelle  narici voluttuosamente. Ma sente anche scorrere l'adrenalina durante i corpo a corpo e le fughe rocambolesche di Nick.
Mille emozioni e un caleidoscopio di colori e profumi pervadono le pagine di questo romanzo. 
Anche se è un nuovo capitolo di una lunga serie, non ho riscontrato problemi ad entrare in confidenza col personaggio, a conoscerlo e capire i fantasmi che lo attanagliano. È un romanzo che può essere letto tranquillamente come qualsiasi altro romanzo autoconclusivo: c'è sempre tempo per conoscere il passato. Chi già conosce Andy McNab di sicuro apprezzerà l'emozione di questa nuova avventura del protagonista, per chi come me non ne avesse mai sentito parlare, è una possibilità per conoscere un nuovo interessante autore ed innamorarsi dello scapestrato protagonista. La prossima volta, però, cominciando dall'inizio ...

Buona lettura,
Tania C.


Recensione TUTTO NASCE PER FIORIRE di DEMETRA COSTA

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