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lunedì 25 novembre 2019

Recensione GLI SPARI SOPRA di Roberto Dogana - AltroMondo Editore -






GLI SPARI SOPRA

Roberto Dogana
Ed. AltroMondo 2018
Collana Mondo di sotto
Pag. 127
Copertina cartonata flessibile
€ 12,00


CONOSCIAMO L'AUTORE


Roberto Dogana - foto dal web -


Roberto Dogana, Laureato in Medicina e libero professionista in medicina dello sport, vive e lavora a Castelgomberto (VI).
Vede il suo esordio con La fine di un incubo è l'inizio di un sogno?, ma continua a confidare alla carta le sue emozioni e fantasie richiamando in causa ancora una volta l'eroina Amanda Morgan. 
L'idea di questo secondo romanzo deriva dalla sua passione per Vasco Rossi e dal maxi concerto tenuto dal Blasco al Modena Park.

TRAMA

Tutti abbiamo una canzone del cuore, quella che ci ricorda i momenti piacevoli della nostra vita. Gli spari sopra è una delle più famose canzoni di Vasco Rossi, tramandato da generazioni come icona del rock.
Ma quando una canzone diventa ossessione, tanto da spingere un ragazzo apparentemente mite e dedito a famiglia e lavoro a delinquere, quali sono le conseguenze?
Per Amanda Morgan  è tempo di nuove indagini e ricerche per scoprire i motivi di fatti altrimenti inspiegabili.


IMPRESSIONI

Questo breve romanzo, in versione cartacea, mi è stato gentilmente offerto da AltroMondo Editore e dalla carissima Alice che ringrazio per il gentile pensiero.
Un nuovo autore e Vasco Rossi, un binomio interessante per chi, come me, è sempre aperto a nuove esperienze letterarie e ama il Blasco. Beh, Zocca fa parte della mia infanzia e adolescenza, come potrei restare indifferente. Aver avuto la possibilità di leggere ancora di Vasco, quel ragazzo "strampalato" dalla voce graffiante e con gli occhi azzurri, è stato un piacere oltre che una piacevole scoperta, quella di Roberto Dogana, l'autore.
Gli spari sopra è il suo secondo romanzo, secondo capitolo, spero di una lunga serie, delle avventure di Amanda Morgan, una giovane "Sherlock Holmes", pronta a fare luce su episodi alquanto strani e inspiegabili avvenuti durante le esibizioni di una cover rock band di Vasco Rossi. 

Il mattino successivo, in città, non si parlava d'altro. I giornali locali riportavano, in prima pagina, la foto del luogo dell'incidente e nelle pagine interne, quelle dedicate alla cronaca paesana, ampi servizio tentavano di spiegare l'accaduto.

Sulle note di "E da qui, qui non arrivano gli angeli", Gli Spirit Liberi,  la cover band, che si stava esibendo da più di un'ora, stava ricevendo i favori e gli applausi del pubblico presente al concerto, per omaggiare il loro idolo: Vasco. 
Tra il delirio degli applausi, durante lo stacco finale del batterista, Amanda stava ballando Gli spari sopra insieme agli spettatori carichi di adrenalina, quando si volta verso la ragazza che ballava accanto a lei e la vede accasciarsi a terra portandosi una mano alla spalla con aria sbigottita. I vestiti laceri e sporchi di sangue fanno esplodere in un grido di aiuto Amanda. Ma ormai la musica era finita, non serviva più gridare, Dedo saltò veloce giù dal palco cercando di prestare soccorso in attesa dell'ambulanza.
La ragazza viene portata in ospedale. Una pallottola ha trapassato la sua spalla, fortunatamente senza ledere gli organi vitali. Nessuno, però ha sentito lo sparo: il martellare della musica e del pubblico sovrastava ogni altro rumore. Amanda e la band si interrogano sul perché di quel gesto estremo e pericoloso. I carabinieri non hanno trovato indizi, se non la traiettoria della pallottola: il colpo sembra essere partito dal basso, ma nessuno ha visto e sentito, se non dopo l'accaduto, perciò le indagini lasciano il tempo che trovano, nonostante l'interessamento di Amanda. Passano i giorni e il fatto viene presto dimenticato. 

"... Ho avvertito una forte fitta - stava raccontando - sulle prime ho pensato che qualcuno nella concitazione mi avesse dato un calcio o che mi stesse venendo un crampo, poi ho avvertito un liquido caldo scendere verso il piede e allora mi sono accorta della ferita."

Ognuno torna alla  propria quotidianità fatta di gossip e calcio. Persino Amanda, risucchiata dalle priorità quotidiane, lascia alle spalle l'accaduto. La band andava alla grande, tra prove e spettacoli fin quando arrivò il giorno del concerto a Gemona. La piazza, al solito, era gremita di gente, richiamando fans nel  nome di Vasco. La band era carica, era arrivato il momento de Gli spari sopra (oramai avevano dimenticato l'episodio scorso quindi potevano suonare tranquilli), ma quando arrivò il momento del batterista di scaricare tutta l'energia, in fondo alla piazza si verificò una strana agitazione. Il pensiero di Amanda fu : " È successo di nuovo". E si precipitò a controllare la situazione. Una ragazza, seduta in terra, si stava comprimendo il polpaccio destro sanguinante, un proiettile sparato da qualcuno, aveva trafitto il muscolo del polpacci, per fortuna senza gravi conseguenze.  Dopo aver raccontato come si erano svolti i fatti, nessuno aveva visto o sentito nulla, a causa dell'alcool, del caldo e della confusione, la ragazza venne trasportata in ospedale. Il concerto continuò e fu un successo. Ma per Amanda c'era qualcosa di strano. Non poteva essere una coincidenza. Il giorno dopo si mise alla ricerca dei quotidiani locali, sperando di venire a conoscenza di qualche indizio sull'accaduto. Poi fece un salto nella Caserma dei Carabinieri, sperando di capirne un po' di più, dove il Maresciallo la congedò con la promessa di avvisarla se ci fosse stato bisogno di lei. 
La caparbietà di Amanda era troppo irruenta per essere declinata così in fretta. Se i Carabinieri preferivano brancolare nel buio, quasi prendendo sottogamba la situazione, ci avrebbe pensato lei a fare luce sull'accaduto. Tornò quindi nella piazza del concerto. E cercò un qualsiasi indizio. Chi cerca trova... ed ecco pararsi davanti a lei, incastonato nell'interstizio tra due mattoncini di porfido, un bossolo di proiettile. La conferma ai suoi dubbi era li, in quel bossolo. Prese la decisione di telefonare in Caserma ed avvisare il Maresciallo Arnaldi, così avrebbero potuto recuperare il bossolo e iniziare le indagini. Ma anche questa volta il Maresciallo la liquidò con un " manderò una pattuglia a controllare e se avremo bisogno di lei le faremo sapere", non avevano tempo da perdere dietro alle fantasie da telenovela di una donna.
Il bisogno di evadere, di staccare la spina è forte in Amanda. Nessuno sembra dare peso alle sue teorie sulle sparatorie, per tutti sono solo una sfortunata coincidenza. Meglio non pensarci più e passare un po' di tempo al mare. Si arriva così al primo luglio 2017. Data importante per i seguaci del Blasco. Modena Park! L'evento del secolo! Il più grande concerto del ''menestrello di Zocca'' sta per iniziare. L'evento ha richiamato migliaia di persone di ogni tipologia, dalle ragazzine urlanti ai romantici sognatori sulle note di toffee, dal nonno, ex hippy ai nipoti cresciuti a suon di rock e pane, dalle casalinghe alle donne in carriera. Una immensa onda umana estasiate dalle più famose canzoni del Blasco. Ed ecco, è arrivato il momento della carica, la batteria esplode nella sua potenza al ritmo de Gli spari sopra, scatenando l'onda umana. Ma nel bel mezzo del fervore collettivo, nessuno si è accorto che in un angolino del terzo settore, nella parte più distante dal palco, una ragazza si lascia scivolare a terra sul fianco sinistro. Le note de Gli spari sopra continuano ad irrompere ipnoticamente, ma non impediscono al fidanzato della ragazza di accorgersi di quanto le è successo. Un proiettile le ha trapassato il fianco. Anche questa volta, fortunatamente senza conseguenze gravi, grazie anche al tempestivo soccorso dei sanitari.

Vasco sempre grazie a Vasco

Questa volta i Carabinieri intervenirono tempestivamente, ricercando scrupolosamente il bossolo fuoriuscito dal fianco della ragazza. Con tutta probabilità, il proiettile, era finito sul selciato, considerando la traiettoria della ferita. In mezzo alla calca di fans e curiosi, riuscirono tuttavia a procedere nelle loro indagini se pur senza esiti,  sinché un rubicondo ragazzo chiese loro : "Per caso state cercando questo, mi ha quasi distrutto una scarpa?", riferendosi al bossolo conficcato nel tallone di una Salomon. Il ragazzo, inebetito, pensava di tenerlo come ricordo, e perentorio fu l'ordine di consegna immediata ai Carabinieri. Uno di loro, ringraziandolo gli ribadì pure  di ringraziare.... "Vasco, sempre grazie a Vasco", finì la frase il ragazzo, continuando a ballare come se nulla fosse accaduto.


Riflettendo su quanto letto, la situazione potrebbe sembrare quasi comica, se non fosse per il fatto che, anche se nella finzione del romanzo, c'è una vita in gioco. E riflettendo proprio su ciò, il mio pensiero è andato subito a quanto sia facile e imprevedibile trasformare un momento di svago in una tragedia per opera di un folle.

Anche la mente di Amanda era un circolo vizioso formato da mille domande. Passava in rassegna ogni volto incrociato sperando di avere un indizio che collegasse il ferimento delle tre ragazze. Tormentata da mille pensieri decise di tornare a parlare col Maresciallo Arnaldi. Si recò alla Caserma, al cospetto di uno sbigottito Maresciallo, ancora ignaro dell'accaduto al Modena Park. Amanda affondò il colpo, facendo notare che tre proiettili nel corpo di tre differenti ragazze, esplose durante l'esibizione di Gli spari sopra, non potevano essere una coincidenza. Doveva, il Maresciallo, convenire con lei, che la situazione era abbastanza grave: c'era in giro un folle pronto a sparare ogni volta che la canzone venisse suonata e forse pure passata in radio. Dal canto suo Arnaldi cercò di sdrammatizzare, ma stavolta prese in considerazione l'ipotesi della donna, promettendo che un collega della compagnia di Modena, un certo Tenente Terenzi, di sicuro l'avrebbe aiutata. Amanda uscì dalla Caserma col cuore più leggero e l'intenzione di incontrare questo Terenzi.

Mi sentii come un'adolescente che ha ricevuto la sua prima attestazione del suo fascino di donna.

L'incontro con l'affascinante Tenente Terenzi andò meglio di quanto sperato, fin troppo. Anche per lui, alla luce dei fatti, c'era un nesso fra le tre sparatorie e avrebbe fatto il possibile per venirne a capo. Rincuorata e lusingata, Amanda fece ritorno a casa. E l'ansia un po' si placò. Le giornate scorrevano lente nella canicola estiva, quando un pomeriggio afoso e improduttivo venne stravolto dal suono del telefono di Amanda. Nel riconoscere il mittente il suo cuore ebbe un sussulto ed arrossì un po': era Terenzi. Aveva bisogno del loro aiuto, del suo e di quello della band. Dopo accurate indagini, selezionando video delle registrazioni dei concerti a Gemona e Modena Park, avevano individuato una persona. A Gemona in borghese, a Modena con la divisa della Protezione Civile, usata con lo scopo di confondersi e far entrare facilmente un'arma da fuoco nel parco. Lo stesso uomo è riapparso poco dopo nella veste di barelliere che ha prestato soccorso alla ragazza ferita. Altro travestimento utile per potersi defilare senza destare sospetti. Niente di sicuro, senza altre prove incriminanti, ma un buon punto per dal quale partire per nuove indagini.  Ovviamente l'aiuto di Amanda e della band era quello di riconoscere e possibilmente dare un nome allo sconosciuto. Tra i "colleghi" della Protezione Civile e dell'Assistenza sanitaria nessuno lo conosceva. Aveva agito astutamente, nessun segno identificativo. Il più assoluto anonimato. Amanda ricevette la foto dello sconosciuto, ma il volto non accese in lei nessuna lampadina. Girando la foto al compagno e ai vari componenti della band il risultato fu il medesimo. Solo Giorgio ancora non aveva dato notizie. Quella sera proprio Giorgio la chiamò, chiedendole come mai lei gli avesse inviato le foto di Luca.
Giorgio conosceva Luca, una speranza c'era. Cercando di essere il più cauta possibile, senza rivelare il vero motivo del suo interesse, Amanda cercò di carpire quante più informazioni poteva sul ragazzo. Giorgio non lo conosceva bene, sapeva che si chiamava Luca, li seguiva nei concerti e nel bar dove faceva karaoke. Un tipo taciturno, timido e sfigato, sempre solo. Una volta gli chiese un pezzo: Anima fragile. Non era molto, ma intanto avevano un nome. Presto, grazie all'aiuto di Dedo e Neri, altri componenti della band, venne fuori anche il cognome: Luca Cortese.
Bingo, il primo mattone era stato piazzato, restava solo trovare gli altri per completare l'opera.
A tentoni, puntando solo sulle sue forze fisiche e senza un piano dettagliato, Amanda decide di mettersi alla ricerca di Luca, ma lei non è una detective, in fondo glielo aveva ribadito anche Terenzi di giocare a fare la detective, e la ricerca fallì con tutti i suoi buoni propositi. Arrivò agosto e con lui le serate di concerti a Jesolo Lido. Una piazza dove nelle calde serate estive vari gruppi si esibivano per animare le notti dei turisti. Era una serata calda, birra e musica a far da padroni, la piazza piena di gente di ogni nazionalità. Tutto ad un tratto si scatenò un tafferuglio, durante il quale una ragazza dell'est, ceca o forse slovacca, presentò una ferita al collo. Fortunatamente la ferita, che dai rilievi dei sanitari risultò di arma da fuoco, era superficiale. La ragazza non era in pericolo di vita. Nessuno però aveva visto nulla di sospetto che potesse ricondurre all'aggressore. L'unico indizio che i Carabinieri, intervenuti per le indagini, avevano a disposizione, era quello che il colpo era esploso quando la band stava intonando Gli spari sopra.
Amanda, ignara dell'accaduto , venne svegliata dalla chiamata del Tenente che voleva aggiornarla su quanto accaduto a Jesolo. La donna si trovò costretta a confessare di aver giocato a fare la detective, ma almeno adesso avevano un nome, anche se nonostante il suo impegno, non era riuscito a trovarlo. Il Tenente, con la promessa di tenerla informata sulle indagini, ancora una volta le fece promettere di stare alla larga da iniziative inopportune e pericolose. Ci avrebbero pensato i Carabinieri, e le indagini, effettivamente, avevano preso un ritmo serrato.

Luca è sempre stato un ragazzo schivo, timido, timoroso fin da piccolo. Per questo non ha mai legato coi suoi coetanei, non ha mai avuto dei veri amici, neanche tra i compagni di scuola.

Con la scoperta del nome del presunto aggressore, il Maresciallo Arnaldì convocò in udienza Luca. Ma il ragazzo non si presentò, mandandolo su tutte le furie. Sarà la mamma di Luca a confidarsi con Amanda, a spiegarle che il figlio era cambiato, forse a causa delle ragazze, una in particolare, quella che lui definiva la fidanzata e che lo portò al tracollo. Le raccontò che dopo aver ricevuto la visita dei Carabinieri che cercavano il figlio, ha rinvenuto nella sua camera un ritaglio di giornale di pochi mesi prima. L'articolo raccontava del ferimento di una ragazza durante il concerto di una cover band di Vasco. Lei aveva fatto due più due e aveva capito che il figlio era immischiato in questi fatti. Il tempo passa, gli indizi scovati da Amanda diventano prove. Nonostante l'ordine da parte del Tenente Terenzi di stare lontana dalle indagini,Amanda trova Luca, si mette in gioco, ma questa volta la carica de Gli spari sopra non va a bersaglio. Luca è disorientato, fugge dileguandosi nel buio inseguito da uno sconosciuto. L'uomo sembra conoscerla, ma per lei è solo un volto tra i tanti incrociati quella sera. Chi è, perché sta inseguendo Luca? 
E Luca, dopo il tentativo andato a vuoto tornerà a sparare ancora in preda all'ipnotico delirio indotto da Gli spari sopra?

Se siete quelli comodi e state bene voi ...

Amanda è decisa a scoprirlo, ad arrivare in fondo a "quell'equilibrio sopra la follia". Questa volta  sotto l'ala protettiva dell'affascinante Tenente.
E voi, cari lettori, siete pronti a scoprire il finale di questo emozionante romanzo rock-noir? Un'ora di relax, magari davanti al camino col sottofondo di una Vita spericolata e risolverete il caso della tenace Amanda.

Arrivata ai ringraziamenti finali, mi è quasi dispiaciuto lasciare Amanda, una donna  intraprendente pur nella sua semplicità, curiosa, dalla parte della verità e con un certa indole ad infrangere le regole. Un personaggio nel quale è facile immedesimarsi e vivere le sue avventure con una leggerezza disarmante. Questo breve noir dal forte sapore rock, originale e accattivante  saprà catturarvi dalle prime note senza annoiarvi rimandarvi al solito finale col maggiordomo nel salone col candelabro. 
Con la speranza che Amanda continui a regalarci nuove emozioni, vi auguro buona lettura.

Come avrete notato, nel romanzo le donne sono le vittime sulle quali si riversa il delirio di Luca, l'aggressore. Non a caso ho scelto di pubblicare oggi questa recensione, nella giornata  contro la violenza sulle donne. Fortunatamente, proprio grazie ad una donna, la follia di un uomo viene ostacolata e fermata. Anche se questo è solo un romanzo, il mio invito, credo unito a quello dell'autore e dell'editore, è di denunciare, di non avere paura. Ci sarà sempre qualcuno pronto ad ascoltare e aiutare. Abbiate il coraggio di dire basta ed essere finalmente libere di alzare la testa e vivere la vostra vita all'insegna dell'amore.
Tania C.



martedì 23 luglio 2019

INTERVISTA A CLAUDIA RIVA - Presentazione biografia MASSIMO RIVA VIVE Ed. Baldini+Castoldi -


Claudia Riva e Massimo Poggini insieme allo staff della serata -foto personale
Sarzana, 18 luglio 2019 Massimo Riva Vive






Giovedì 18 luglio, si è tenuta a Sarzana, in Piazza De André, la presentazione della biografia Massimo Riva Vive, fortemente voluta e scritta dalla sorella Claudia Riva e dal giornalista musicale Massimo Poggini. 
Claudia con la sua dolcezza e simpatia, ha animato la serata raccontando divertenti aneddoti dell'infanzia a Zocca, cittadina tra i boschi dell'Appennino Modenese che ha dato i natali a Massimo e a Vasco Rossi.
Ho avuto il piacere di partecipare alla presentazione e, grazie alla Casa Editrice Baldini+Castoldi, anche l'onore di conoscere Claudia e Massimo Poggini e di poterli intervistare.
Claudia si è resa subito disponibile, felice di poter raccontare qualcosa in più riguardo al suo amato fratello Massimino che rivive nella profonda dolcezza dei suoi occhi e del suo sorriso contagioso.
Vi lascio questa piccola intervista, fatta dopo la presentazione, accompagnata dalla musica e voce di Massimo, spero vi piaccia e che possa essere di stimolo alla lettura della biografia: la storia di una leggenda del rock italiano che merita di essere conosciuta da tutti.


Con Massimo Poggini, Claudia Riva e la Star della serata: Gina
foto personale



Claudia Riva


Claudia Riva - foto personale -




Buonasera Claudia, grazie per avermi dedicato un po' del tuo tempo e benvenuta su La Valigia del tempo.

D.Scrivere una biografia non è semplice. Scriverla per il proprio fratello scomparso lo è ancor meno. Cosa ha significato, per te e la tua famiglia, mettere a nudo le proprie emozioni oltre che la vita stessa?

R: E' come se fosse stato un viaggio che da un lato parte un po' come se io fossi andata in analisi. Quello che volevo fare veramente era rendere omaggio a Massimo. 
Non ho mai accettato la morte di mio fratello, l'ho trovato io a venticinque anni e mi sono ritrovata in una situazione che era più grande di me. Non  non riuscivo ad accettarla perché ero troppo piccola e troppo innamorata di Massimo per provare e capire un dolore così grande. 
Ci ho messo vent'anni, non due mesi, ad elaborare ed accettarlo, era più forte di me, sapevo che volevo fare qualcosa che potesse tra virgolette "liberarmi". 
A volte pensi di fare le cose per gli altri, ma le fai soprattutto per te stessa. Grazie all'aiuto di chi mi ha aiutata in questi anni con le testimonianze e i ricordi, mi sono  e ci siamo ripresi, da sola non ce l'avrei mai fatta. Sapevo che facendo qualcosa per rendere omaggio a mio fratello sarebbe stato un aiuto anche per me e la mia famiglia.

D. Una tua frase mi ha particolarmente colpita. Vostra madre scopre che Massimo fa uso di eroina e ti chiama chiedendoti di andare subito a casa. Arrivata in casa di Massimo quasi lo aggredisci: 
"Vuoi morire? Perché se vuoi morire io lo rispetto. Ma se vuoi vivere smettila subito".
Si può, per amore del proprio sangue , rispettare ed accettare la scelta di lasciarsi morire?

R. Totalmente, non nella maturità dei miei venticinque anni, almeno io a venticinque anni non ero così matura, non so se lo eri tu però... assolutamente si, gli ho fatto quella domanda perché quando ami veramente una persona vuoi che quella persona faccia quello che vuole, quindi gli ho chiesto quello perché io ero e sono ... (la voce e lo sguardo di Claudia sono  rotti dalla commozione) io sono totalmente amante di mio fratello nel senso proprio mentale. Lo farei anche per un uomo: se ha deciso di fare una determinata scelta, io lo accompagno. 
E' un po' pesante da accettare, lo so ...

D. Zocca, piccola cittadina tra i calanchi modenesi, croce e delizia della combriccola del Blasco, oggi meta di pellegrinaggio di innumerevoli fans, come vive il quotidiano senza Massimo, l'uomo Massimo?

R. Zocca lo ricorda. E' un paese ostile, come ho detto io, in salita e con le rughe in faccia però è un paese schietto dove i cittadini amano  i propri boschi, amano e le proprie castagne, le proprie strade e i propri borghi ed amano i propri cittadini. Amano quindi Vasco da Morire e Massimo da morire. 
Da ragazzina io non mi sentivo amata, mi stava stretta Zocca, mi giudicavano in ogni cosa che facevo o facevamo con Massimo. Oggi, invece, mi sento amata. Prima no.

D. Ultima domanda, per sdrammatizzare un po'... Il Sacerdote che vi ha definito "Demonio", è poi diventato Esorcista oppure si è unito all'onda dei migliaia di fans che hanno seguito e continuano a seguire le vostre vicende?

R. - Claudia sorride- Io penso che fosse limitato dai suoi stessi limiti. Poi alla fine ci voleva bene, sai com'è alla fine era una di quelle persone che non riusciva a vedere più in la dei propri limiti. Ci ha fatto veramente uno scherzo brutto perché comunque  ha fatto una cosa un po' pesante per una bambina. Non è piacevole, infatti mia madre, l'ho detto stasera e lo dico sempre, mia madre che è una cattolica osservante, gli ha fatto un @@@ così. Gli ha detto :" Non t'azzardare mai più a dire una roba del genere a dei ragazzini, dovresti vergognarti!" 
Forse era preoccupato per me, vogliamo trovare un lato positivo? Ecco, voleva proteggermi. Il lato vero è che aveva dei limiti, di una pesantezza inaudita. Andai proprio in crisi, pensavo di essere sbagliata io... 
(Per chi se lo stesse chiedendo, il Sacerdote non è più in vita)

Massimo Poggini


Massimo Poggini - foto personale -


Buonasera Massimo, grazie per aver accettato questa veloce intervista e benvenuto su La Valigia del tempo.


D. In ambito musicale quanto pensi abbia pesato, nella vita di Massimo, essere per tutti non solo una stella che brillava di luce propria, ma anche una persona che viveva nel cono di luce proiettata dalla Star Vasco?

R. Sicuramente ha contato molto, anche se a mio avviso non è stato solo e semplicemente quello. Massimo era un grande musicista, ma la cosa pazzesca è che lui all'inizio,  in realtà quando ha fatto i primi concerti non sapeva suonare. Lui salta sul palco da una parte all'altra facendo delle grandi scene. C'era un piccolo particolare: non aveva la chitarra attaccata agli amplificatori, quindi poteva fare quello che voleva. Dopo un po' di tempo, hanno cominciato ad attaccargli la chitarra agli amplificatori, ma col volume molto basso consentendogli comunque libertà di azione. Con gli anni, a detta non mia ma dei molti musicisti che ho incontrato e intervistato, Massimo è diventato uno dei migliori chitarristi ritmici italiani, e sottolineo ritmico, tanto è vero che ancora oggi, nei concerti che fa Vasco, vengono usati per la chitarra ritmica, gli arrangiamenti di Massimo 20, 25 anni fa. Il che vuol dire che all'epoca era già molto ma molto avanti. Quindi Vasco ha contato tantissimo per lui, ma Massimo ha contato tanto per Vasco.

D. Massimo e Vasco. Dopo aver tentato la traversata in solitaria, Massimo, tornato a suonare con Vasco, trova la chiave vincente con Vivere, Stupendo, Vivere una favola. Cosa aveva Vasco che mancava a Massimo per continuare da solo? Sarebbe riuscito lo stesso, il Blasco, a diventare ciò che è oggi senza Massimo?

R. Si, Vasco sarebbe diventato Vasco comunque. - risponde sorridendo - 
Forse sarebbe diventato un Vasco leggermente diverso, forse un pochettino meno rock. 
Ecco quello che ha portato Massimo a Vasco è stata l'anima rock. 
Massimo era un musicista assolutamente rock fin da subito, da quando ha cominciato a 16 anni. Lui già aveva una concezione della musica rock che Vasco non aveva. 
Quello che aveva Vasco era "cantautorialità", se pensiamo alle sue prime canzoni: Jenny, Silvia, molto belle ed apprezzate ancora oggi a quarant'anni di distanza. Però canzoni da cantautore. Mentre l'anima rock, col tempo,  gliel'hanno data Massimo riva e i ragazzi della Steve Rogers Band.

Ringrazio Claudia e Massimo che mi hanno concesso un po' del loro tempo prezioso e fatto conoscere uno spaccato privato ed intimo di due leggende della musica italiana. Claudia e Massimo hanno in mente di comporre un'altra biografia su Massimo, per lo più fotografica. Spero portino a termine questa nuova idea, sicuramente apprezzata e imperdibile per noi fans.
Vi aspettiamo presto, magari nuovamente su La Valigia del Tempo ...
Se per caso ve la foste persa, vi lascio il link della mia recensione di Massimo Riva Vive

https://valigiadeltempo.blogspot.com/2019/07/recensione-di-massimo-riva-vive-di.html

Buona lettura, 
Tania C.

venerdì 19 luglio 2019

Recensione di MASSIMO RIVA VIVE di Claudia Riva e Massimo Poggini Ed. BALDINI+CASTOLDI





MASSIMO RIVA VIVE

Claudia Riva e Massimo Poggini
Ed. Baldini+Castoldi 
Data uscita 02 maggio 2019
Collana Le Boe
Pag. 270
Brossura illustrato
€ 17,50
Ebook disponibile

CONOSCIAMO GLI AUTORI

Claudia Riva - foto dal web -


Claudia Riva, 1974, è la sorella minore dei  fratelli fratelli Riva: Giuliano e Massimo. Lavora come produttore esecutivo per la televisione, ma è anche una scrittrice. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo un libro per bambini, La mongolfiera di nuvola (con Annalisa Serino) e due romanzi Il condominio e Lenti al contatto.


MASSIMO POGGINI

Massimo Poggini - foto dal web -

Affermato e noto giornalista del mondo musicale, Massimo Poggini, classe 1955, dalla seconda metà degli anni Settanta, ha intervistato i maggiori esponenti del panorama musicale italiano e numerose star internazionali. Tra le sue pubblicazioni annovera i best seller 
Vasco Rossi, una vita spericolata;
Liga. La biografia; 
I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei  Pooh);
Questa sera rock'n'roll (con Maurizio Solieri);
Notti piene di stelle (con Fausto Leali);
Testa di basso (con Saturnino);
Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi.
Ha fondato ed è direttore del sito https://www.spettakolo.it/

TRAMA

"Vasco aveva già sentito parlare di Massimo, non perché fosse figlio di Giovanni e della Laura, amici di sua madre, amici di suo padre, amici di sua zia, di sua cugina e di chi sa altro, ma perché in paese si vociferava che fosse un bambino strano, solitario, che non andava all'asilo, che quando era a casa amava fare soprattutto una cosa, voleva fare sempre quella: ascoltare la musica."

A vent'anni dalla sua morte, Massimo Riva continua a far par battere i cuori di chi non ha mai smesso di amarlo: da quel maledetto 31 maggio 199, Vasco Rossi non ha mai fatto un concerto senza ricordare l'amico. Durante lo Show dei record, a Modena Park il 1 luglio 2017, la sua chitarra mitica, la Gibson SG, acquistata da Massimo a rate dall'amico Maurizio  Solieri e usata in tutti i concerti, è stata suonata proprio su quel palco, come tributo fisico allo scricciolo energico e trascinatore che si era spento a soli 36 anni. Ma vissuti <<al massimo>>.
Sguardo spiritato, look sdrucito, capelli lunghi, magrissimo ma con un sorriso beffardo, sigaretta e birra sempre in mano: lui è Massimo Riva, il ragazzo che ogni tanto ne combinava una un po' più grossa del solito e Vasco lo "licenziava" per poi perdonarlo poco dopo, con fare paterno. 
Prima con la Steve Rogers Band, poi da solo, cominciò l'avventura come solista, collaborando con mostri sacri della musica italiana del calibro di Enrico Ruggeri, Elio e le Storie Tese, Sabrina Salerno, che hanno rilasciato testimonianze tra le pagine di questa biografia. 
Questa biografia è una storia senza veli, perché se fosse stato Massimo a scriverla, l'avrebbe voluta esattamente così, schietta e genuina, plasmata dalla musica rock che tanto amava.

IMPRESSIONI


Massimo Riva vive - Sarzana, 18 luglio 2019 - foto personale



Ci sono persone che empatizzano subito, senza che ci sia una spiegazione. Con Massimo è capitato così: fai una battuta e capisci che il tuo umorismo viaggia in sintonia con chi hai di fronte. Poi ti perdi di vista e ti ritrovi, la vita è fatta così.
(Enrico Ruggeri)

Con una struggente prefazione di Enrico Ruggeri si apre la biografia di Massimo Riva. Un nome che non può non suscitare emozioni forti negli animi di chi continua ad amarlo dopo venti anni dalla sua morte. Un nome, quello di "Massimino" che è leggenda nel mondo del rock italiano, un "cinno" di campagna che, insieme ad un gruppetto di compaesani molto più grandi di lui, si è costruito da solo, riversando tutte le sue energie in quella che era la sua passione più grande: la musica, il rock. 
Questa biografia, scritta a due mani da Claudia Riva, sorella di Massimo e dal giornalista Massimo Poggini, mi è arrivata a sorpresa, offerta da Baldini+Castoldi che ringrazio per la possibilità che mi ha dato. 
Una sorpresa la è stata veramente! Di solito leggo biografie che trattano la violenza sulle donne,  a parte quella di Enrico Ruggeri, che amo e stimo dai tempi dei mitici "Lozza bianchi", non mi ero mai avvicinata al mondo della musica. 
Ho sempre seguito Vasco, quasi dagli albori, passando le mie estati e miei inverni nei monti e tra i calanchi dell'Appennino Bolognese-Modenese, sfinendo i miei, ogni martedì, per portarmi da Lizzano in Belvedere, al mercato settimanale, in Via del Mercato a Zocca che non si sa mai, avrei potuto incontrare la combriccola... 
E' stata quindi una piacevole sorpresa scoprire la storia di Massimino, ritrovandomi nell'intimità dei luoghi nei quali sono cresciuta, dove sparavo la radio a palla stonando le parole a pieni polmoni insieme alla mia amica,  quando passavano "Alzati la gonna" o "Vado al massimo". 
Ho divorato la biografia con la curiosità che hanno i bambini, quella dei "perché", domandati all'infinito a chiunque gli presti attenzione. 
Le risposte ai miei perché le ho trovate tra i ricordi di Claudia e Poggini, nelle testimonianze di Vasco, di Ruggeri e di Curreri, negli aneddoti della Steve Rogers Band e tra le belle foto che Claudia ha inserito nel testo. Foto vere, direttamente dall'album di famiglia. Foto mai apparse sulla carta patinata, che suscitano un'emozione dolce, quasi una confidenza da proteggere e far tesoro.

L'equazione fu semplice: Massimo lavora per Vasco, quindi Vasco e Massimo sono il demonio. Di conseguenza, io e Giuliano eravamo i fratelli del demonio.

Giuliano, Massimo e Claudia sono i tre fratelli Riva, di Zocca, piccola e accogliente città ai piedi del Frignano, centro di snodo tra Modena, Bologna e Pistoia, incastonata tra i tornanti che si inerpicano dalla campagna alle pendici dell'Appennino Modenese. Una cittadina che vive principalmente di agricoltura e allevamento, dove sin da piccoli, i bambini sono abituati a lavorare, a cavarsela da se, in modo da diventare adulti indipendenti. 
Giuliano è il fratello maggiore, quello forse più saggio, di poche parole, ma sempre al momento giusto. 
Massimo, il fratello di mezzo, è il bambino prodigio, quello che impara a leggere a nemmeno quattro anni, definito "strano" dai compaesani, magrolino, capelli lunghi e magliette strappate. Quello che, pur essendo poco più che un bambino, frequenta un altro "strano" ragazzo dai sottili capelli biondi e splendidi occhi azzurri, amico di famiglia  e molto più grande di lui, che inizia a muovere i primi passi nel mondo della musica: Vasco Rossi.
Claudia, terzogenita, è la piccolina di casa, innamorata e ricambiata, dei fratelli, soprattutto di Massimo, il fratellone tutto nervi e energia, che frequenta i ragazzi giusti del paese e che segue come un'ombra sin da quando impara a camminare.
L'amore che li unisce è immenso, ci sono sempre l'uno per l'altra, si proteggono, litigano, ma alla fine tutto si scioglie in un abbraccio tenero e amorevole che solo i fratelli sanno darsi. 
Come in tutte le piccole cittadine di montagna, tutti conoscono tutti e tutti sanno tutto di tutti, dividendosi tra ammiratori di Vasco, il quale aveva appena fondato una piccola radio libera, la prima in Italia, "Punto Radio", dove, per "sfinimento" lavorava anche Massimo (in qualità di tuttofare e dj), e in "haters", quelli che vedevano il male nella musica rock suonata dai ragazzi. Tra gli haters, il parroco del paese, che additava Vasco e Massimo come il "demonio", di riflesso anche Claudia e Giuliano solo perché erano i fratelli. Se a Claudia questo poteva all'inizio dar fastidio, tanto da farla sentire quasi "sporca",  l'amore della famiglia e la grinta della madre, cattolica praticante che rimbrottò il sacerdote, la spinse a ragionare con la propria testa,  andando avanti per la sua strada, incurante dei giudizi altrui. Per Massimino e Vasco invece, spiriti ribelli e da sempre incuranti dei giudizi di un prete di campagna, tutto questo rumore servì solo da carburante per fare sempre di più e meglio, coinvolgendo non solo la città, ma sconfinando addirittura fuori regione. 
Massimo diventava ogni giorno più bravo col mix e con la chitarra, convincendo Vasco a dargli nuove possibilità ed iniziando ad ispirare anche alcune delle sue più belle canzoni, già forte del giro di accordi di Albachiara.

Racconta Vasco: Ricordo che una volta era da più di mezz'ora che temporeggiavo aspettando che Guido mi facesse segno di poter salire sul palco, ma quel segno non arrivava. La gente si stava innervosendo. Allora mandai fuori Massimo e gli dissi: ''Vai e fai un assolo di batteria''. Lui non aveva mai fatto un assolo di batteria, però uscì e ne fece uno della madonna. Vedi, Massimo per me era quello.

Erano quelli gli anni di Sanremo e "Vita spericolata", anni che, nonostante il flop delle performance al Festival, introdussero Vasco nel panorama musicale del rock italiano. Erano gli anni in cui Vasco, inseguendo il sogno di essere la voce solista di un gruppo, aveva fondato una band: la Steve Rogers Band, nella quale Massimo suonava e cantava. Erano gli anni in cui, come accade anche ai più grandi gruppi musicali, qualcuno tenta di camminare con le proprie gambe, staccandosi dal gruppo. Gli anni visti quasi come  un tradimento, quando la Steve Rogers Band tentò il volo in solitaria lasciando Vasco, per poi tornare, come una meteora durata il tempo di uno scintillio, a testa bassa, sotto l'ala protettrice di mamma chioccia Vasco.
Dal canto suo, il buon Vasco, li accolse di nuovo. Tutti. Accolse anche Massimo, che aveva cercato di intraprendere la carriera da solista, se pur breve,  collaborando con Curreri, Ruggeri, Elio e le Storie Tese e Sabrina Salerno,  confermando la sua crescita musicale e di talent scout. Massimo aveva visto l'anima rock di Sabrina Salerno all'epoca ragazza Yeah-yeah, e sperava di farne la nuova icona rock italiana. Ma i tempi non erano ancora maturi per Sabrina e Massimo dovette, suo malgrado, rinunciare al suo sogno. 
La prova era stata dura per Massimo, ma tornato con Vasco diede il meglio di se, aiutandolo a comporre nuovi brani, divenuti mostri sacri, nel firmamento musicale del Blasco: Vivere e Stupendo.
Vasco ha sempre creduto in Massimo, aveva visto le potenzialità di quello scricciolo allampanato e caparbio e, nonostante i dieci anni di differenza che li divideva, non ha mai smesso di volerlo accanto a se, lasciandogli tutto lo spazio di cui aveva bisogno per scaricare la sua energia e tramutarla in accordi e parole vincenti. Nonostante la giovane età, grazie al suo carisma Massimo era l'unico che poteva permettersi di criticare, promuovere o "bocciare" le scelte di Vasco, trasformandole nella carta vincente.
Tornando con Vasco la strada fu tutta in discesa, come un Re Mida musicale, ogni tappa dei concerti diventava "oro", ogni nota, ogni accordo, consacrava Vasco e Massimo tra i mostri sacri del firmamento rock. 
Con il successo arrivò per Massimo anche la conoscenza delle droghe pesanti. Già in passato aveva fatto uso di qualche sostanza, ma la volontà di andare avanti era più forte, riuscendo sempre a fugare la dipendenza. Aiutandosi anche grazie alla cura della propria salute. Si è ipotizzato che la morte di Massimo fosse avvenuta proprio perché avesse il sangue troppo pulito. 
Il 31 maggio 1999, data che nessuno dimenticherà, Massimo fu ritrovato disteso a terra, ormai cadavere, nella sua casa a Bologna, proprio da Claudia, all'epoca venticinquenne ancora acerba e spaventata. La causa era forte: morto per overdose. 
Probabilmente per overdose di una droga chiamata rock...
Si dice che "Morto il Mito comincia la Leggenda"
queste parole ben descrivono  il Mito che Massimo è riuscito a creare giorno dopo giorno quando, con la sua chitarra presa in prestito per il primo concerto a Bologna, è salito sul palco dando vita ad un rock suonato con il tempo dell'anima e gli accordi del cuore.
Il suo nome verrà ricordato da Vasco in ogni concerto, ma quello di Modena Park, datato 2017, vedrà la consacrazione della Leggenda Massimo: la sua storica chitarra GIBSON SG verrà suonata durante il concerto.  Un piccolo gesto, una grande sorpresa  ed un bellissimo regalo per i fans;
il modo più naturale ed emozionante per onorare la memoria di Massimo Riva, il ragazzo che ha consacrato l'anima al rock... 
Di Massimo ci sarebbero tante, troppe cose da raccontare. Lascio a voi, in modo particolare a chi non lo conoscesse, il piacere di scoprirlo leggendo la biografia che Claudia, con l'aiuto di Massimo Poggini, ha scritto come una delle più belle dichiarazioni d'amore che si possano fare alla persona amata...


Claudia Riva e Massimo Poggini - video personale -

Grazie a Baldini+Castoldi ho avuto l'onore di conoscere Claudia, una donna non solo bella, ma anche dolce, disponibile e di un'umiltà disarmante. 
Durante la presentazione della biografia, tenutasi ieri sera 18 luglio, ho avuto l'onore di conoscerla e parlare con lei guardandola negli occhi. 
Ne è nata una piccola intervista che posterò in questi giorni, intanto vi invito alla lettura di Massimo Riva Vive, per conoscere la storia di questo "ragazzo di campagna" con l'anima rock e la dolce Claudia che di Massimo ha gli occhi, il sorriso e la bontà d'animo.

Vi lascio qui sotto il link, pubblicato da https://www.youtube.com/channel/UCL3Wu97qEy8UVXnhrXTl78Q , di una emozionante interpretazione di Vivere , un live eseguito una sola volta in tutta la carriera musicale. Una chicca da non perdere.

https://youtu.be/2CfDAwj6BAk

W Massimo Riva!

Buona lettura, 
Tania C.

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