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sabato 9 marzo 2024

Recensione LA PORTALETTERE DI PARIGI di MEG WAITE CLAYTON - Ed. HARPERCOLLINS ITALIA -

 




LA PORTA LETTERE DI PARIGI

Autore: Meg Waite Clayton

Traduttore: Claudia Marseguerra

Editore: HarperCollins Italia

Pubblicato: 16 gennaio 2024

Formato: Rilegato

Pag. 464

€ 18,90

Formato ebook presente in tutti gli store digitali


CONOSCIAMO L'AUTRICE

Meg Waite Clayton conseguì la laure in giurisprudenza nel Michigan, divenendo autrice di romanzi di successo che vinsero diversi premi letterari. 

Negli anni inizia a collaborare con prestigiose testate come ?New York Times", "Forbes", "Washington Post", dedicandosi spesso al mondo femminile nella società e a tutto ciò che le donne devono affrontare ogni giorno.  


TRAMA

Naneé è una bella ragazza, ricca e con uno spiccato spirito d'avventura. 

Per lei libertà significa imparare a pilotare un aereo.

Quando i carri armati tedeschi invadono la Francia ed entrano a Parigi, il cuore di Naneé è pronto a unirsi alla Resistenza.

Col soprannome "la portalettere", Naneé comincia a consegnare informazioni ai clandestini, usando la sua scaltrezza e il suo fascino per salvare i fuggiaschi e metterli in salvo in ripari sicuri. Edouard Moss, fotografo, fugge dalla Germania con la figlia ancora piccola e viene internato in un campo di lavoro francese. Ben presto incontra Nanée, intrecciando la sua vita con quella della donna, dando vita a un amore romantico ma pericoloso, vissuto nel bel mezzo del fuoco della guerra... 

La storia di Nanée e Edouard è ispirata alla vita reale della ricca ereditiera di Chicago Mary Jane Gold, la quale lavorò assiduamente fianco a fianco col giornalista americano Varian Fry, per riuscire a far espatriare clandestinamente dal territorio francese artisti e intellettuali. La portalettere di Parigi è la storia di una donna coraggiosa, la cui forza è simbolo di speranza in quell'epoca dominata dal terrore. Dopo il successo di L'ultimo treno per la libertà, Meg Waite Clayton rielabora i giorni cupi dell'occupazione tedesca in Francia, dando vita a un romanzo d'amore, pericolo ed eroismo ineguagliabile. 


IMPRESSIONI


Amici della Valigia ben ritrovati. 

Il romanzo che vi presento oggi mi è stato gentilmente offerto da Jennifer Carretta di HarperCollins Italia, alla quale vanno i miei ringraziamenti, per l'opportunità concessami. 

È passata da poco la Giornata della Memoria, certi orrori non vanno mai dimenticati e nemmeno soffocati.

Parlarne, farli conoscere, è oggi l'unica maniera per cercare di non ripeterli, anche se i fatti di cronaca sembrano riscrivere ogni giorno l'identica storia di quegli anni bui.

La portalettere di Parigi è molto di più di un romanzo storico, è la testimonianza della memoria di chi ha combattuto, mettendosi in gioco fino fine alla fine, per poter vivere in un mondo libero, per difendere il valore e il diritto alla vita.

Si tratta di una storia "diversa" da quella raccontata sui libri di scuola. Non riporta la "Memoria" di chi, fortunatamente è riuscito a sopravvivere ai campi di sterminio. 

Questa è una storia forte, che osa, sfidando i canoni e le ideologie di un'epoca nera e dittatoriale. 

Una storia al femminile, di emancipazione, di forza e speranza. 

Prendendo spunto dalla vita reale di Mary Jane Gold, un'ereditiera americana che, durante il periodo buio della Seconda Guerra Mondiale, invece di pensare alla propria salvezza, scelse di collaborare col giornalista Varian Fry e l'amica Miriam Davenport, impegnandosi nel nobile fine di aiutare quanti più ebrei possibili a salvarsi, l'autrice crea il personaggio di Nanée, dando vita a una donna dagli occhi profondi e una mente brillante, coraggiosa e con uno spiccato spirito di avventura. 

<< Era arrivato il momento. La Germania aveva invaso la Polonia, spingendo Francia e Gran Bretagna a dichiarare guerra. Il miracolo che Nanée e tutti in Francia pensavano li avrebbe salvati non era avvenuto. Invece erano ricomparsi i manifesti di appel immédiate che incitavano i francesi ad arruolarsi, manifesti che erano stati tolti dopo la crisi di Monaco, un anno prima. Questa volta la chiamata alle armi era reale. >>

Nanée sfida ogni giorno la paura: come la sua alter ego umana, pilota il super leggero monoplano a motore Vega Gull, un velivolo usato  per turismo negli anni '30 dalla flotta aerea britannica. 

Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, i monoplani, familiarmente chiamati "i gabbiani", vennero requisiti dal governo, diventando parte integrante della flottiglia aerea militare britannica, impegnata a combattere il fuoco nemico. Alcuni vennero abbattuti, altri vennero costretti a cambiare bandiera.

La narrazione del romanzo si divide in due parti.

La prima parte, più lenta e descrittiva, mette in luce i personaggi che si incontreranno durante la storia, l'evolversi dell'avanzata delle truppe tedesche, il terrore e la paura di sentirsi il fiato sul collo da parte dei nazisti, mentre nella seconda, più frizzante e romantica, conosceremo più a fondo il lato più umano e sociale dei personaggi, la nascita di un profondo legame tra Nanée e uno dei protagonisti, la lotta per la libertà, il coraggio e la forza di rialzarsi sempre, nonostante le avversità. 

Protagonista principale è l'affascinante Nanée che rappresenta la "sfacciataggine" e la classe senza freni di una donna che, nonostante il periodo storico, non ha paura di essere sé stessa, mostrando la spropria femminilità, celata dietro a dei pantaloni cargo, un paio di occhialetti da aviatore e col  sensuale drappo di seta bianca fluttuante intorno al collo.

<< ... ora la Francia era in guerra con la Germania, ma lui era ebreo, un profugo dalla brutalità di Hitler, santo cielo. Come si poteva pensare che fosse una spia del Reich? >>

Lei non ha paura di lottare, è pronta a usare tutte le sue armi per la difesa dei diritti umani, per la libertà, così come non ha paura di lasciare che il suo cuore culli dolci ma pericolosi sentimenti per il fotografo tedesco Edouard Moss e la tenera figlioletta Luki, sempre abbracciata al suo unico e piccolo amico, un  canguro di peluche. 

Moss, dopo la perdita della moglie, per fuggire alla cattura da parte della Gestapo che stava alle calcagna di ogni artista ispirato alle correnti artistiche considerate oltraggiose verso la razza ariana e la Germania, fugge in Francia, precisamente in Provenza, cercando un rifugio sicuro soprattutto per la figlioletta, ancora troppo piccola e ingenua per comprendere il male che si sta abbattendo sulla terra ai danni dell'umanità.

La tranquillità è effimera e, dopo una brevissima tregua, anche la Francia viene invasa di nazisti, pronti a fare tabula rasa pur di catturare ogni sorta di "indesiderati". 

Fin troppo presto, per Moss, si aprono i cancelli dei campi lavoro francesi, spazzando via come un tornado quel fievole barlume di normalità e speranza di una vita libera per lui e la figlia.

In quel periodo Nanée, invece di usufruire del suo passaporto americano e mettersi al sicuro in Patria natia, decide di allearsi con la resistenza francese, diventando "la portalettere", una sorta di postina che consegna importanti messaggi agli alleati e si adopera per trovare alloggi sicuri per quanti più fuggiaschi possibili. Tutto, per evitare che finissero sotto le torture dei nazisti aguzzini.

<< Nanée non si era mai considerata una senzatetto, ma sentendo queste poche parole si rese conto di essere stata una specie di rifugiata per almeno dieci anni. Era sporca. Moriva di fame, eppure non era disposta a mangiare ciò che avrebbe potuto dare a Peterkin. A quanto pare suo padre si sbagliava: i soldi non possono comprare tutto. >>

Grazie alla propria forza e alla collaborazione di chi ha saputo fidarsi della sua umanità e darle aiuto, Nanée riuscirà a salvare centinaia di vite innocenti.

Dosando sapientemente finzione e realtà, la Clayton ha saputo dare vita a una storia che scorre sciolta e libera sotto l'attenzione del lettore più scrupoloso.

Certo, la prima parte è un po' lenta, ma superate le prime cento pagine si verrà catapultati insieme a Nanée nel vorticoso rombo dei cieli francesi, al comando di un Vega Gull, pronti a sfidare il fuoco nemico, incuranti della sottile linea di confine tra la vita e la morte.

Gli avvenimenti storici ai quali l'autrice fa riferimento sono accurati, frutto di un'eccellente preparazione e un'accurata ricerca.

I personaggi sono ben strutturati, descritti con dovizia di particolari nell'aspetto fisico. 

Capelli, profondità degli occhi, abiti, pelle... tutto risalta alla perfezione, come se l'autrice avesse avuto i personaggi in posa di fronte a lei, per farne un dipinto in 3D.

<< Va tutto bene, Pemmy. Papà ha detto che veniva qui oggi, ma oggi non è ancora finito. >>

L'aspetto psicologico è il punto di forza della narrazione, i personaggi entrano subito in empatia col lettore, tanto da percepirne le emozioni, il terrore, la gioia per ogni piccola cosa, insignificante ai giorni nostri, ma preziosissima per l'epoca, come i momenti di tenerezza, di tranquillità, di pura innocenza sgorgante dagli occhi e dai pensieri di Luki.

<< La triste verità è che molto del male viene compiuto da persone che non si decidono mai a essere buone o cattive. >>

Hannah Arendt, La vita della mente

Non potrete non amare questo racconto e, soprattutto, non potrete fare a meno di approfondire cercando altri particolari e aneddoti sulla vita di May Jane Gold, la donna che grazie al suo animo nobile e spregiudicato riuscì a mettere al sicuro circa 2.000 persone, salvando anche Marc Chagall e l'autrice Hannah Arendt.

Invito alla lettura tutti quei lettori  come Nanée, che nonostante le mille difficoltà presenti sul proprio percorso di vita, non perdono mai la fiducia e la speranza di un domani migliore, di una vita libera e in pace, senza rinunciare ai sentimenti, facendo proprio leva sull'amore che ci unisce a chi percorre il cammino con noi.

Quasi 500 pagine, sono tante, richiedono un po' di impegno, ma sono sicura che non vi pentirete di aver speso qualche ora in compagnia di una donna che ha speso la sua gioventù agiata per inseguire l'ideale di libertà e di emancipazione.

Ieri il calendario ricordava la "festa della donna". Data fittizia per ricordare non una festa, ma per  commemorare un gruppo di operaie che, l'8 marzo 1908, a New York, persero la vita nel rogo della fabbrica Cottons, diventando il simbolo della parità e uguaglianza dei diritti tra uomini e donne.

Ideali per i quali Nanée-Mary Jane Gold ha lottato con tutte le sue forze.

Credo che le premesse per una piacevole lettura ci siano tutte, quindi fate un saltino in libreria e godetevi il volo radente sulla rotta di Nanée.

Buona lettura, 

Tania C.











lunedì 11 marzo 2019

Recensione di SEMPRE PIÙ MAGRE di Victoire Dauxerre





SEMPRE PIÙ MAGRE
LA DENUNCIA DI UNA GIOVANE TOP MODEL


Victoire Dauxerre con Valérie Péronnet
Ed. Chiarelettere settembre 2017
Pag. 242
€ 16,00
Copertina flessibile 
Ebook disponibile


CONOSCIAMO L'AUTRICE

Victoire Dauxerre foto dal web

Victoire Maçon Dauxerre è, ad oggi, una bella ventenne in salute che studia recitazione a Londra intraprendendo i primi passi in teatro, la sua vera passione.
Dopo la fine del liceo viene notata da un talent scout di modelle che le prospetta una vita di lusso sotto i riflettori delle Capitali della moda, decantandola come la nuova Schiffer.
Per Victoire, attirata dal mondo del cinema e del teatro, la prospettiva è talmente allettante che decide di accettare la proposta di diventare la nuova top model mondiale. 
Inizia così il suo calvario che, passerella dopo passerella, la trascinerà nel buco nero dell'anoressia pur di riuscire ad entrare in una taglia 36.
Con Sempre più magre,  diario denuncia, divenuto best seller in Francia vendendo oltre cinquantamila copie, ispira la legge francese contro l'anoressia, che, oltralpe, costringe le agenzie di modelle a sottoporre le mannequin ad accurati controlli medici che attestino il loro stato di salute, con particolare riferimento all'indice di massa corporea.


Valérie Péronnet foto dal web



Valèrie Pèronnet nasce nel 1964 a Dakar. Diventata giornalista indipendente collabora con la rivista Psychologies Magazine. Scrive oltre trenta racconti, saggi e testimonianze come ghost writer. Nel 2013 pubblica il suo primo romanzo.

TRAMA


"Ma tu sei la nuova Claudia Schiffer!". 

Victoire ha diciassette anni, ha appena finito il liceo a Parigi, la città dove vive, quando per strada viene fermata da un talent scout di modelle che non fa che decantare le lodi della sua bellezza e prospettarle un futuro da top model. Come molte sue coetanee, a maturità finita, non ha ancora chiaro cosa fare nella vita. Non ha superato i test d'ingresso  per l'Università ed entra in crisi. L'offerta di fama e guadagni facili, bella vita tra viaggi e hotel di lusso, abiti di alta moda e feste vip che le fa il talent scout sembra  allettante.
Un metro e settantotto per 56 chili , Victoire, prepara il suo book fotografico con la paura di non riuscire ad entrare nei vestiti da passerella. Con la spada di Damocle della famigerata taglia 36, comincia a nutrirsi di 3 mele al giorno per perdere peso velocemente. La sua prima fashion week la vede sfilare a New York, ma in sei mesi ottiene ventidue défilé tra Parigi e Milano dove sfila per Céline, Alexandre Mc Queen, Miu Miu  e altri marchi famosi. Adorata dagli stilisti, alla fine dell'anno, si piazza nella top 20 di modelle più richieste, grazie alla sua taglia 36, la più richiesta.
Mentre la sua carriera vola verso il culmine della gloria, la sua vita scivola sempre di più verso l'inferno.
Manipolata dalla vocina che la spinge verso la magrezza, ridotta al peso di 47 chili e all'anoressia, Victoire inizia a vedere il mondo delle top model e della moda per quello che è realmente, una catena di montaggio dove le modelle sono considerate come oggetti, costrette ad estenuanti attese per un casting ed a farsi la guerra tra di loro per la prima pagina. Ridotta pelle e ossa quasi come fosse una gruccia, vuota ed isterica, Victoria arriva a toccare il fondo del baratro prima di potersi rialzare e ritrovare la strada della salvezza che la porterà verso il futuro che ha sempre sognato.


IMPRESSIONI

Ho notato questo diario biografico tra le pubblicazioni di Chiarelettere e , sempre gentili e disponibili me ne hanno mandato una copia omaggio per poterla recensire: per questo la ringrazio ancora tantissimo. 
Sapevo a cosa sarei andata incontro leggendo quelle pagine di vita vissuta e sofferta. Sapevo che non sarebbe stata una lettura spensierata e leggera, ma volevo saperne di più su quello che si cela dietro al dorato mondo delle griffes prestigiose. Un mondo torbido, fatto di guerre intestine tra ragazze disperate e scheletriche, manipolate dal clichè del magro è bello, dal mito che "taglia 36 è perfezione assoluta". 
Leggendo la storia di Victoire ho provato una girandola di sentimenti, devo dire non tutti positivi, che alla fine mi hanno lasciato una morsa nello stomaco. No, non la morsa della fame, ma del dolore, quello che si prova quando ci rendiamo conto che spesso l'essere umano è considerato solo un oggetto per il piacere e l'arricchimento altrui: carne da macello! 
Tra rabbia, impotenza e dolore fisico ogni volta che stava male Victoire, mille pensieri hanno affollato la mia mente.  Ammetto che per un attimo mi sono vista scorrere davanti uno di quei filmati sui campi di concentramento: le modelle costrette alla fame ed ai ritmi serrati dei casting, oggetti da sfruttare come gli Ebrei nei campi. 
Il primo pensiero, comunque, è stato quello della famiglia, che sembra quasi spingere la ragazza verso il baratro per un momento di gloria. Magari per dei sogni infranti in gioventù. E'giusto costringere un figlio che soffre, che sta male a proseguire su una strada sbagliata, farlo arrivare quasi alla distruzione solo per denaro o fama?
Il secondo pensiero che continua tutt'ora a rigirarmi nella mente è che, consapevoli di tutta la sofferenza e lo squallore che gira attorno al mondo della moda, si continua ad osannare e idolatrare gli stilisti (i quali nonostante tutto, non smettono di trattare i loro modelli anoressici come grucce), a sostenerli acquistando le loro creazioni a prezzi esorbitanti, incentivando e propagandando i canoni errati  di corpi vuoti, grigi e fragili come cristallo, pari a bellezza e salute. E' giusto tutto ciò? Non bisognerebbe fare qualcosa per mettere fine al clichè del sottopeso è bello e salutare perchè lo impone la moda?

"La bruttezza immonda, scheletrica, schifosa, in mezzo a tutte quelle bellezze. La morte ornata di luci, trucco, pellicce, seta, merletti, raso, pelli preziose e tacchi diciotto. La morte che per poco non mi cattura."

Victoire è una bella ragazza francese, solare, educata, socievole e gentile.  Ha diciassette anni e vive a Parigi coi genitori, due fratelli che ama più di se stessa e la sua gatta confidente Plume. Finita la maturità, con una storia sentimentale fallita a causa del fidanzato che la molla per la ex e coi test di ammissione all'Università falliti, il suo futuro sembra nero e privo di opportunità. Ma Parigi è una delle  capitali della moda, e sarà un talent scout di top model , Seb, a convincerla, mentre la incontra a fare shopping, che è la nuova Claudia Schiffer. Dopo il primo momento di perplessità, per la ragazza, quelle parole diventano un richiamo. Lei che ha sempre sognato una  vita sotto i riflettori, di fare l'attrice. Seb ha saputo essere convincente, Elite, un'importante agenzia di modelle vuole farne la top model rivelazione, che tutti gli stilisti si contenderanno. Con l'aiuto del padre che la segue nel contesto burocratico e col sostegno dei fratelli e della madre, finalmente contenta che abbia trovato una strada da seguire, Victoire fa il suo primo book fotografico, pronta per volare a New York senza perdere tempo, sotto l'ala protettrice di Seb. 
Deve però mettersi in testa che la sua taglia 40 è troppo per le passerelle: dovrà scendere alla 36 se vorrà sfilare ed essere la top.

"Subito va bene, ma non prima di aver scelto con lui la mia <<divisa da mannequin>>: jeans neri ultraslim per mettere in evidenza il lato B, maglietta nera Petit Bateau per esaltare il lato A, e poi <<un accessorio vintage e uno di lusso: è questo che crea l'equilibrio magico della moda, baby>>.

Inizia per Victoria una nuova avventura nella capitale USA, lontana dalla famiglia che il sedicente Seb è riuscito ad estromettere, con la compagnia di un peluche di nome Yuki intriso del profumo della madre e di due colleghe con le quali dividerà un appartamento. 
Arrivata a New York il suo peso è drasticamente calato in pochi giorni da 56 a 47 kg, i suoi pasti si suddividono in 3 mele al giorno innaffiate da pepsicola zero, perchè le bolle gonfiano e danno sazietà.

<<Per le campagne prendono anche una ragazza taglia 40 ma per la passerella devi indossare assolutamente una 36>>

Con la fashion week newyorkese inizia per Victoria un periodo difficile. I casting da fare, sotto pressione, trattata come un oggetto e lasciata per ore in attesa seduta sul pavimento di capannoni o uffici improbabili, circondata sempre più spesso  dalla rivalità e  cattiveria pressante tra colleghe. La solitudine e la mancanza della famiglia a stringerle lo stomaco in una morsa, d'altronde Seb le aveva detto che la madre non poteva seguirla durante i suoi spostamenti. E la fame che inizia ad attanagliarla insieme al freddo . Ma in agenzia sono stati chiari: se vuole essere una top model, la Top Model rivelazione, non deve aumentare di peso e deve riuscire a mantenere la taglia 36. 

"<<Ho ricevuto il tuo secondo messaggio, amore. Quarantasette chili sono davvero pochi per la tua statura. Promettimi che non scenderai oltre questa soglia>> <<Te lo prometto, mamma, non scenderò oltre>> a meno che non me lo chiedano, naturalmente."

A causa della sua tenace costanza e alla voce che le rimbomba nel cervello come un mantra "se mangi ingrasserai e non entrerai nei vestiti", Victoire viene risucchiata nel buco nero nell'anoressia senza rendersene conto. L'ossessione per la bilancia, lo specchio che le rimanda continuamente la visione di una ragazza sempre troppo grassa per poter sfilare, la spingono all'uso e abuso di lassativi, clisteri e sonniferi. I suoi pasti sempre più scarni e privi di calorie consistono in verdure al vapore scondite o frutta consumati sotto l'occhio indagatore di Seb e dei vari agenti, seguiti, ogni tanto da proteine magre come pesce e carne bianca e , una volta a casa, da lassativi e clisteri. E' sempre più dura per Victoire tenere il ritmo frenetico e competitivo di N.Y., la stanchezza e la nostalgia di casa cominciano a farsi sentire e il suo corpo a cedere. 
La pelle che brucia, sembra sgretolarsi come cristallo sotto i piedi ad ogni movimento, il ciclo è scomparso, i capelli stanno cadendo a ciocche. Il suo colorito diventa grigio, il sorriso viene strappato via da un broncio affilato e uno sguardo vuoto, perso nel nulla della demotivazione.
Ma per Victoire tutto ciò è normale, dipende solo dalla tensione delle campagne e dei casting a ritmo serrante. 
Tornata a Parigi per poi partire per la fashion week a Milano iniziano i primi dubbi. Dopo un casting andato male, sentitasi come un oggetto inutile tra le mani della guro degli stilisti italiani, Victoria decide di mollare. E' stanca, sente che quel lavoro non fa per lei. Capisce che Seb l'ha usata e manipolata per i suoi scopi lucrosi. 
Pronta a mettere fine a tutto e  tornare a casa, sarà l'arrivo della madre a farle cambiare idea, a darle un motivo per continuare almeno sino alla fine della fashion week che si terrà a Parigi. C'è un contratto in ballo e un budget consistente oltre al successo e alla fama ... L'esperienza italiana non è del tutto positiva, ma la fashion week di Parigi, a casa sua, tra i suoi affetti, sembra andare meglio. 
Gli stilisti fanno a gara per averla nelle loro catwalks. Le riviste di moda si contendono il suo corpo, ma Victoire è sempre più stanca e inorridita da quel mondo che la sta trasformando in uno scheletro musone, privo di sentimenti e educazione. 

"Non ne posso più di questa sofferenza. Della voce malefica che mi ripete in continuazione <<Sei grassa, sei brutta, sei una buona a nulla. Hai fallito su tutti i fronti. Mangiare, mangiare, non sai fare altro.>> Voglio riposare. Uscire da questo corpo immondo che odio. Voglio che finisca.>>

Lei, gentile e solare, che aveva sempre avuto una buona parola per colleghe e truccatori, per gli stilisti e gli agenti, sta diventando isterica e capricciosa, manipolata dai fili di un perfido burattinaio, quale è il mondo delle top model. 
E soprattutto è affamata. I morsi della fame sono troppo pesanti per lei, tanto da farla cedere al richiamo nevrotico e inconsulto del cibo troppo a lungo ignorato e così ingrassare. 
Nemmeno la vocina può nulla contro la sua fame d'amore e di comprensione, contro la sua voglia di essere amata e voluta per ciò che è realmente. 
Victoire, oramai nella morsa della distruzione cede, lascia il mondo delle passerelle, le guerre tra modelle e gli abiti taglia 36. 
Una manciata di pillole e tutto finirà: fame, solitudine, stanchezza ... 
Fortunatamente l'aiuto tempestivo del fratello e il sostegno della famiglia sono serviti a salvare Victoire dalla morte e, col tempo, a farle finalmente trovare la sua strada e l'amore, salvandola da un mondo che invece di portarla al successo voleva portarla alla distruzione per opera delle sue stesse mani.
Oggi Victoire sembra aver trovato la sua strada nel teatro, come desiderava da sempre. Ha trovato una forma fisica accettabile e un fidanzato. Ma soprattutto ha trovato il coraggio di denunciare i soprusi ai quali è stata sottoposta e, grazie ad un deputato, è riuscita a far passare la legge contro l'anoressia, che dovrebbe valutare le modelle non più in base alla taglia ma all'indice di massa corporea. Purtroppo c'è ancora molto da fare per migliorare questa legge e per far entrare in testa agli stilisti che una taglia 36, un corpo scheletrico e un viso imbronciato non sono indice di salute e bellezza, nemmeno con la griffe più prestigiosa ...

Che altro aggiungere? Ci sarebbe tanto da dire, da analizzare. Il diario di Victoire è forte, duro, a tratti spietato come gli otto mesi di passerella lo sono stati con lei. Chi avrà voglia di leggerlo potrà scoprire tutti i particolari di cui non ho volutamente parlato. E' una storia che si legge d'un fiato, scritta con uno stile semplice, scorrevole e con un pizzico di verve che sprona il lettore ad andare avanti, alla curiosità di conoscere qualcosa in più sulla vita di Victoire. 
Può piacere o non piacere, ma è una storia vera, vissuta realmente sulla ''pelle'' o sarebbe meglio dire sulla "pelle e ossa" della protagonista e non lascia indifferenti. 
Non aggiungo altro, solo, nel caso decideste di immergervi nella lettura di questo libro, di armarvi di tanta calma, di immedesimarvi in Victoria e di comprendere a cosa può portare la fame d'amore e di gloria.

Buona lettura Tania C.








sabato 23 febbraio 2019

Recensione di VIVIAN di Christina Hesselholdt


VIVIAN

Ed. Chiarelettere 
Ottobre 2018
Pag. 185
Copertina flessibile
ebook disponibile


CONOSCIAMO L'AUTRICE

foto dal web

Christina Hesselholdt, nata a Copenaghen nel 1962, è una scrittrice di grande fama, molto acclamata tra le autrici della letteratura nordica. Vincitrice di importanti premi, tra i quali Beatrice, Jytte Borberg e del Premio della Critica danese, entra a far parte dell'Antologia internazionale Best European Fiction 2013 di Dalkey Archive Press. Con Vivian  vince il Romanprisen 2017, come miglior romanzo danese dell'anno. Con Vivian, la Hesselholdt si classifica tra i finalisti al Premio del Consiglio nordico.



TRAMA

Vivian Maier è un'anonima bambinaia presso varie famiglie borghesi americane. Durante un'asta di Chicago, avvenuta dopo la sua morte, il ritrovamento casuale di alcune sue fotografie, elegge Vivian  una delle fotografe più amate di tutti i tempi. I suoi innumerevoli scatti, spesso ritratti ''rubati'' alla quotidianità, descrivono la realtà dell'America nella seconda metà del '900.
Christina Hesselholdt, in un'alternarsi di voci e  prospettive, disegna una enigmatica biografia, quasi come un racconto, della donna e dell'artista.
A dar voce al racconto sono i genitori di "Viv",  i membri di una delle famiglie per le quali ha lavorato e Vivian stessa, moderati da un Narratore che plasma i personaggi.
Con la freschezza che ricorda lo spirito degli scatti di Vivian, l'autrice mette in luce un ritratto intimo e sfaccettato della fotografa, invogliandoci a conoscere il suo difficile passato a New York durante l'infanzia, la vita benestante nei lussuosi quartieri di Chicago durante i movimenti socio politici del centro città, risalendo il percorso, attraverso i suoi primi scatti sulle Alpi francesi ,  della sua appassionante carriera di fotografa. Con originale vivacità, la Hesselhdolt , ci racconta il mondo di Vivian attraverso il suo sguardo, lasciandole la scena che, in vita, si è sempre negata nascondendosi.



IMPRESSIONI


Non finirò mai di ringraziare Giulia  di Chiarelettere che, a sorpresa mi ha omaggiato, in edizione cartacea, di  questo romanzo. 
Non conoscevo Christina Hesselhdolt, ma conoscevo Vivian Maier avendo assistito ad una sua mostra l'estate scorsa, proprio nella Torre del Castello dei Vescovi di Luni a Castelnuovo Magra, solo cinque minuti da casa mia! 
Sono rimasta piacevolmente sorpresa nell'apprendere che una delle sue opere  descrivesse la biografia romanzata di una delle più singolari ed originali fotografe rimaste nell'ombra per anni. 
Vivian Maier è considerata, ad oggi, una delle maggiori esponenti di un gruppo di fotografi appartenenti al genere Street Photography, i fotografi di strada. 

" (VIV) Ad alcuni piace essere fotografati, ad altri no. Molti non se ne accorgono neppure. In ogni caso li fotografo, che gli piaccia o meno" ... 

Vivian Maier è una eccentrica tata, alta un metro e ottanta, dinoccolata e secca, con la Rolleiflex sempre al collo, sempre pronta allo scatto, ma molto riservata e schiva, tanto da usare differenti nomi per farsi chiamare. Nomi che ritroveremo come voci narranti tra le pagine del romanzo, quasi come fossero persone a se.
Nata a New York nel 1926 in una famiglia problematica, il padre alcolizzato e il fratello con disturbi mentali. 
Visse alcuni anni in Francia, per poi tornare a New York, dove imparò l'arte fotografica da autodidatta,  con l'aiuto delle nuove apparecchiature fotografiche , molto più comode e semplici da trasportare a tracolla.
Nonostante il suo carattere schivo e burbero è molto mata dai bambini che accudisce, se pur usando spesso metodi poco ortodossi, per crescerli forti e indipendenti.  Viv non riesce invece a creare legami con gli uomini che la circondano, a causa di dolori e dispiaceri personali provocati dalle persone che le stanno intorno e, molto probabilmente, anche a causa di violenze subite durante l'infanzia.  
Col tempo e grazie alla fotografia, Vivian è diventata una donna indipendente ed emancipata: non più una donna ''Kodak'', apparecchiatura  simbolo, seducente e di facile utilizzo  che "persino le donne potevano riuscirci", bensì una donna Rolleiflex, più complicata, non alla portata di tutti e che sa bene ciò che vuole.
Quello che vuole Vivian lo esprime nel suo elemento naturale, la strada, ritraendo per lo più le persone che incontrava, dagli emarginati alle ricche dame, mettendo sul banco degli imputati l'enorme abisso tra i ceti sociali. Lo faceva senza chiedere il permesso, irrompendo nell'intimità delle persone, pur rimanendo in ombra, senza farsi notare, in modo da poter proseguire coi suoi scatti.

"(VIV) Lascio che la mia ombra cada sulle persone e la fotografo coi gomiti sollevati. Divento parte del loro mondo senza che lo sappiano. Mi sono immersa nelle loro vite"

Vivian ritrae la società americana con la sua Rolleiflex custodita in grembo , mirando verso l'alto, in modo da portare in primo piano la vera essenza della persona che stava immortalando.

" (VIV) Il panettiere ha domandato <<Perchè scatta così tante foto?>> <<Le ha contate?>> ho ribattuto io. Non ha saputo cos'altro dire."

Di Vivian Maier non si sa molto altro, i suoi scatti, più di 1500, sono stati rinvenuti come negativi durante un'asta a Chicago. A Vivian non piaceva sviluppare le sue foto anche se a chiunque le chiedesse di poterle vedere non diceva mai no, ma trovava modo e maniera per non farle vedere o trovare, adducendo spesso alla scusa dello smarrimento tra i mille scatti e ritagli collezionati compulsivamente.
I suoi primi approcci col mondo della fotografia ebbero come scenario  le Alpi francesi, dove un fotografo, fece delle cartoline con gli scatti migliori della donna. 

Questa biografia romanzata, narrata a più voci, è un piccolo diamante grezzo con cui l'autrice ha voluto omaggiare Vivian, una donna dall'aspetto ''grezzo'' ma che, smussata della scorza più dura, rivela un arcobaleno di luci e ''colori'' racchiusi anche nell'animo di ogni suo scatto. 
Lo stile delicato, quasi etereo, usato dalla Hesselholdt è un alternarsi di memorie che prendono voce dalle varie persone che hanno incrociato la vita di Vivian. Per buona parte del romanzo, sarà Viv stessa ad intrattenere uno scambio di dialoghi col narratore. 
C'è, forse, il rischio di andare un po' in confusione cercando di seguire i numerosi personaggi e i salti temporali, ma  la voglia di conoscere, di sapere di più sulla misteriosa e brusca tata fotografa, tiene legati alle pagine sino al finale. 
Che non è un finale, perchè la schiva, bisbetica e misteriosa Vivian vive e continua a raccontarsi nei suoi scatti. Lei, che è sempre voluta restare in ombra ...

"La terra si è sollevata, incombendo su di me, io ho cercato un appiglio , ma ho mancato la presa. Poi, dopo che hanno chiamato l'ambulanza, ho tentato di aggrapparmi alla panchina, tuttavia le mie mani non riuscivano ad afferrarla, e ho pensato al lembo del vestito di mia madre, a come lo tenevo stretto, e a come alla fine lei riuscisse sempre a divincolarsi."

Vivian Maier - Foto dal web

La Maier morirà a Chicago, divenuta ormai sua residenza definitiva, il 21 aprile 2009 a causa dell'aggravarsi di danni conseguenti ad una caduta sul ghiaccio alla fine del 2008.


Per chi volesse saperne di più sulla mostra di Vivian  Maier tenutasi la scorsa estate a Castelnuovo Magra (La Spezia), lascio il link della pagina dove potrete ammirare alcuni dei suoi primi approcci sulle Alpi Francesi e alcuni scatti inediti



Sempre per chi volesse approfondire, lascio il link di un video youtube molto suggestivo con gli scatti di Vivian



Voler abbinare questa biografia corale romanzata ad una pietanza non è facile. Vivian è un personaggio dal carattere brusco, schivo e spesso scostante, ma al contempo fragile e sensibile quando si tratta della sua vita privata. Tanto da conservare compulsivamente tutte le sue cose nella sua camera chiusa a chiave ed impedirne l'accesso a chiunque. Era una donna compulsiva, accumulava ritagli di foto di giornale e i suoi stessi scatti. 

"Narratore <<Le cose ritornano; una conduce all'altra come i pensieri: ecco perchè non riesce a buttare un oggetto oppure un altro. Interromperebbe la catena.>>"

Un personaggio difficile, dai retrogusti sfaccettati soavemente agrodolci al primo approccio e con un cuore corposo e amaro. A questo punto la potrei abbinare ad un vino, il Negroamaro, dal retrogusto amarognolo dal sapore asciutto e secco, vellutato, dolce e nel contempo  armoniosamente fruttato.

Buona lettura Tania C.












domenica 3 febbraio 2019

Recensione di QUATTRO TAZZE DI TEMPESTA di Federica Brunini - Febbraio, love is in the air -




QUATTRO TAZZE DI TEMPESTA

Federica Brunini
Ed. Feltrinelli, pag.207
Copertina semirigida
Ebook disponibile
euro 15,00

CONOSCIAMO L’AUTRICE





Federica Brunini oltre ad essere una scrittrice è anche fotografa, viaggiatrice mai stanca di conoscere nuovi luoghi e giornalista. Dopo la laurea in Lettere moderne e Teoria e storia della pedagogia teatrale in Italia, diplomandosi alla Civica scuola d’arte Paolo Grassi di Milano, collabora con registi come Giuseppe Bertolucci e Silvio soldini. Ha scritto per famose testate giornalistiche italiane e internazionali come L’Espresso, Il Corriere della sera, People … Tra le sue pubblicazioni: Il Manuale della viaggiatrice (Morellini 2008), Travel therapy: il viaggio al momento giusto (Morellini 2011), La vita di Kate Middleton come l’ha raccontata lei (Sonzogno 2011), il romanzo La matematica delle bionde (Giunti 2013), Quattro tazze di tempesta (Feltrinelli 2016) e Due sirene in un bicchiere (Feltrinelli 2018). Vive facendo la spola tra Milano, Tallin e Malta, sull’isola di Gozo dove organizza vacanze e yoga retreat con il progetto https://www.goingozo.com/en . Per chi volesse conoscere meglio l'autrice e le sue opere lo può fare cliccando il suo sito http://www.federicabrunini.com/



TRAMA


<< In fondo, la vita non è che un'infusione incontrollabile: ci si butta nell'acqua, sperando che non sia né gelata né bollente.>>

Viola è una donna che vive a in un paesino della Provenza, nel sud della Francia, in compagnia della fedele cagnolina Chai. Non senza fatica, ma con tanto amore e passione, ha aperto un negozio di te provenienti da ogni parte del mondo. Ed è con passione che inventa ricette gourmandes a base di tè, cercando la miscela giusta per lo stato d’animo di ogni cliente. Viola sa che esistono infusi strappa-sorrisi, leva-paura, antimalinconia, porta-gioia, sveglia-passione e te abbraccio. In occasione del suo compleanno, Viola, invita a La Calmette le sue tre storiche amiche, in modo da passare insieme qualche giornata all’insegna del relax e delle chiacchiere al tepore del sole provenzale, immerse nell’inebriante profumo della lavanda. Questo compleanno però, per Viola, è il primo senza il marito, scomparso da poco. Ritrovarsi con le amiche è un buon motivo per andare avanti, per cercare di lenire il tormento che le provoca il dolore per la mancanza del marito. Anche le amiche approfittano del viaggio per dare sfogo ai loro tormenti. Mavi, unica ad essere mamma tra le quattro, vive da tempo un forte periodo di stress. Chantal, insegnante di yoga ancora in cerca di capire quale sia il suo posto nel mondo, ha dei dubbi sulla relazione col suo compagno, di parecchi anni più giovane. Alberta, architetto nel boom della carriera, è letteralmente rapita dal lavoro e da un nuovo, misterioso amore. Le quattro amiche sembrano riscoprirsi diverse, cambiate dalla persona che conoscevano in passato.

<< Le donne non hanno mai bisogno di una bocca che dia loro risposte, ma soltanto di un orecchio che ascolti.>>

Ognuna di loro è come un vulcano, cova inquietudine come fosse una tempesta che, ora dopo ora sale sino ad esplodere inaspettatamente durante il taglio della torta di compleanno di Viola, tra lo sgomento dell’assistente Azalée. Tra le illusioni e delusioni, lacrime e risate, rimpianti e rivincite, le quattro amiche, riusciranno, dopo essersi confrontate sui sogni esauditi e mancati di ragazzine e adulte. Tra le aromatiche tazze fumanti di infusi di Viola, giusti per lo stato d’animo del momento, riusciranno ad attraversare la tempesta emotiva per uscirne donne più forti.



IMPRESSIONI


La dolcezza della Provenza, con le sue profumate e sconfinate distese di lavanda, i suoi paesini incastonati come pietre preziose tra le colline di pregiati vitigni, mi ha sempre attirato, spingendomi a visitarla più volte. Ogni volta per scoprire nuovi segreti, nuovi sapori e profumi. Federica Brunini con Quattro tazze di tempesta, mi è stata consigliata da una carissima amica scrittrice.
Leggere questo romanzo è stato come scoprire un magico segreto su quel piccolo angolo di paradiso. In libreria mi saltò subito all’occhio, grazie alla rilassante copertina che ritrae una donna in un campo di lavanda.
Solo dalla copertina mi sembrava di essere in mezzo ai cespugli di lavanda, di percepirne il profumo.
Come ormai saprete, quando mi ‘’innamoro’’ di un libro, devo iniziare subito a leggerlo, così, la scorsa primavera, sprofondata sul mio dondolo a forma di banana, appena tornata dalla libreria, iniziai questa nuova avventura, curiosa di ritrovare la mia Provenza e di conoscere nuove ‘’amiche’’. Ho scritto amiche  perché, alla fine della storia, vi sembrerà di far parte del gruppo di Viola, nel meraviglioso scenario provenzale.
Protagonista principale è l'amore a 360 gradi: l'amore che lega quattro donne, amiche sin dai tempi del liceo; l'amore verso un animale che con la sua fedeltà ci ricambia di un amore puro e pulito quando più ne abbiamo bisogno; l'amore infinito di una donna che si è vista strappare all'affetto il marito; l'amore per il tè, forte tanto da farlo diventare un lavoro; l'amore verso se stessi, quello che ci tiene in piedi; l'amore diverso, quello impensabile, quasi come un marchio a fuoco sulla pelle, quello che ci fa conoscere altri modi di amare.
Il romanzo, ricco di descrizioni e di colore, scritto con un linguaggio chiaro e semplice, scorre piacevolmente agli occhi del lettore, non solo appagandone la vista con la descrizione di splendidi paesaggi della champagne francese, ma approfondendo argomenti mai scontati se pur attuali. Con dolcezza mai leziosa, l’autrice descrive il carattere delle quattro amiche vicine al traguardo dei quaranta anni, delineandone pregi e difetti, facendo risaltare il bisogno di essere capite, accettate e amate per quello che sono.
Viola, ex modella ritiratasi a vita di campagna nel suo piccolo negozio di tè, è una donna apparentemente forte. Dopo la tragica morte del marito, per alleviare la sua sofferenza, cerca di aiutare gli altri a lenire il loro dolore, ma totalmente incapace di lenire il proprio. Servendo i suoi  aromatici sorsi di conforto e centilitri di speranza, tenta di riprendere in mano la sua vita, ma da sola non può farcela.
Chantal, nome sofisticato, adatto alla sua personalità new age, nonostante sia insegnante di yoga non trova pace. In perenne contrasto coi propri pensieri e sentimenti, nutre forti dubbi sulla relazione col suo compagno, un ragazzo molto più giovane di lei e con le idee chiare sul futuro. Approfitterà del raduno per far luce dentro se stessa e trovare la propria dimensione.
Alberta, alquanto bizzarra, gioca sempre in difesa, protetta da uno scudo di forza apparente, ma si ritroverà scoperta e sensibile sotto il fuoco di un nuovo sconvolgente amore che le aprirà il cuore e la mente. 
Mavi, unica mamma del gruppo, è una donna che per amore del lavoro e della famiglia si fa da parte. Per troppo tempo si è destreggiata tra tribunali e pappe per il figlio, sino a rendersi indispensabile agli altri ma non  a se stessa, rischiando di cadere nella depressione. Approfitta del viaggio in Francia con le amiche per cercare di ritrovarsi, lontana dalla routine quotidiana.

Una tormentata tempesta di sentimenti e forze contrastanti le ha travolte, facendole dubitare di loro stesse e di ciò in cui hanno sempre creduto, compresi gli affetti più cari. Il viaggio sembra essere l’occasione adatta per riscattarsi, per risollevarsi, ma da sole è impossibile. Bisogna restare unite, confrontarsi e aprirsi, liberando la tempesta interiore per farla dissolvere. Solo l’amore che le lega, quello che va oltre i legami di sangue e l’amicizia, riuscirà a salvarle dalla tempesta che stanno vivendo. L’aiuto di Viola, nel suo chalet nel sud della Francia sarà determinante per ritrovare la serenità perduta <<perché non c’è problema che una tazza di tè non possa ridimensionare>>.
Il romanzo è autoconclusivo, ma il finale, a sorpresa, lascia aperta una porta per nuovi sviluppi. Alla fine troverete un piccolo Breviario del tè un elenco di alcuni tra i tè citati dall’autrice con le caratteristiche e i consigli per la preparazione. Una piccola chicca che farà piacere a chi, come me, ama questa bevanda ambrata.

Volendo abbinare il romanzo ad un cibo, questa volta, la scelta cade naturale: dolcissime frolle alla lavanda. Il gusto dolce e delicato della frolla, come l’amore che unisce le quattro amiche e quello più intenso e forte della lavanda, forte come la tempesta che le ha travolte …


Buona lettura Tania C.



Recensione TUTTO NASCE PER FIORIRE di DEMETRA COSTA

  TUTTO NASCE PER FIORIRE Autore: Demetra Costa Editore: IoScrittore Formato: Brossura Pag.: 503 Uscita: Giugno 2025 € 18 formato cartaceo F...