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giovedì 19 gennaio 2023

Recensione UN GRAMMO DI FELICITÀ AL GIORNO di Sidi Østili - Ed. Garzanti Libri -

 





UN GRAMMO DI FELICITÀ AL GIORNO  


Sidi Østili 

Ed. Garzanti Libri

Genere Narrativa straniera

Pag. 360

Formato Cartonato

€ 18,60

Formato ebook presente in tutti gli store digitali


            CONOSCIAMO L'AUTRICE

SIRI ØSTLI

Siri Østli è laureata in letteratura francese e russa, e in psicologia. Autrice e giornalista pluripremiata in patria, esordisce in Italia con Un grammo di felicità al giorno. Vive a Oslo con il marito e cinque figlie.

 

TRAMA

 

È mattina, e Fie sta per ricevere il suo messaggio quotidiano, non vede l’ora che arrivi. Sono solo poche righe con le quali le viene assegnato un compito da svolgere per tornare a vivere davvero e spezzare la routine monotona delle sue giornate sempre uguali. Da alcune settimane, infatti, segue un calendario dell’Avvento personalizzato, in cui a ogni casella corrispondono un consiglio, un obiettivo o una motivazione. Ife non sa se riuscirà a farcela ma, non avendo nulla da perdere, decide di accettare la sfida: solo in questo modo potrà mettersi in gioco davvero. Ad architettare questo ‘’gioco’’ è stata la sorella Sara, consapevole che Fie ha bisogno di qualcuno che la esorti a uscire dal guscio in cui si è rinchiusa dopo essere stata lasciata dal marito e il figlio che sembra averle voltato le spalle per sempre. Seguendo le indicazioni contenute nei messaggi, piano piano, la vita di Fie comincia a cambiare. Il primo passo consiste nel trovare un nuovo arredamento per la casa, seguito dalla preparazione di squisiti dolci al tepore del forno per poi arrivare alla socializzazione adottando un cane e facendo amicizia con i vicini. Piccoli gesti quotidiani dal valore inestimabile grazie ai quali si rende conto che non è vero che intorno a lei c’è solo un presente grigio. Nuovi colori vengono alla luce rivelando come suo figlio sia solo a un passo di distanza e come, forse, separarsi dal marito non sia stata una cattiva idea. Perché c’è sempre una ragione in tutto ciò che accade. Anche se a prima vista sembra negativo. Bisogna solo trovare la forza di riscoprire valori importanti come amicizia, condivisione, realizzazione di sé.

Un grammo di felicità al giorno è un inno al potere della vita di sorprendere e alla possibilità di ricominciare. A volte ci vuole qualcuno che ci venga in soccorso, a volte bastano un messaggio, un abbraccio, la parola giusta al momento giusto. La forza è dentro ognuno di noi, dobbiamo solo trovarla.

 

 

IMPRESSIONI

 

Cari lettori della Valigia ben ritrovati.

Natale è passato da un po’ ma avendo dei conti in sospeso proprio con me stessa e le festività, ho deciso di portare a termine un impegno che mi ero presa e, per cause di forza maggiore, non ho potuto portare a termine durante il periodo natalizio.

“Un grammo di felicità al giorno” era il testo scelto per un gruppo di lettura condivisa del quale facevo parte. Facevo, perché  un problema tecnico mi ha costretta ad uscirne. Ho voluto comunque leggere il testo per chiudere il cerchio.

Attirata dal titolo e dalla trama, acquistai fiduciosa il romanzo ma, una volta a casa, lo impilai sul comodino, senza un perché apparente e senza rimorso.

Non riuscivo ad aprirlo, ma non ne ero dispiaciuta come per le altre letture che stavo tralasciando. Continuando a chiedermi il motivo del perché di tanta svogliatezza, sono arrivata alla sera del 17 gennaio, quando decisi che era arrivato il momento di tuffarmi tra quelle pagine, alla ricerca della dolce atmosfera natalizia, passata troppo in fretta.

Dopo aver letto le prime pagine cominciai a capire il perché del mio allontanamento dopo l’acquisto. I libri hanno un’anima e sanno quando è il momento giusto per essere letti. Così è stato per “Un grammo di valium al giorno” (sarebbe il titolo più indicato).

Man mano che le pagine scorrevano più lente di un carro trascinato da un bradipo nella sua giornata no, la tentazione di chiudere e mettere la parola fine a quel calvario di mestizia, ansia e squallore, fu quasi soddisfatta. 

Dopo aver chiesto consiglio a chi già lo aveva letto, decisi di arrivare alla fine, si sarebbe trattato di superare i primi capitoli e poi la storia avrebbe preso un ritmo più frizzante. (...)

Il personaggio principale, oltre al fantomatico calendario dell’avvento, è Fie, una donna norvegese di mezza età, assistente alla poltrona e succube di un marito dentista narcisista e malato di pulito, con un figlio altrettanto succube del padre e apatico.

Una famiglia solo all’apparenza felice, benestanti, metodici. Tristi.

Fie, debole di carattere, si lascia annullare dal marito quasi subdolo, tanto da finire nel tunnel della dipendenza da psicofarmaci e alcool, con conseguente esaurimento nervoso. Diventata l’ombra sciatta della bella ragazza che era prima del matrimonio, la donna viene lentamente allontanata dal marito e buttata letteralmente fuori dalla sua casa e dalla vita del figlio, per lasciare spazio all’amante quasi coetanea ma brutta fotocopia anche se molto più curata e brillante di lei.

Lo stato di Fie è pietoso, fatta di alcol e benzodiazepine, si lascia ancora una volta manovrare dall’ormai ex marito, pronto a decidere per lei della sua vita.

A poche settimane da Natale si ritrova così a vivere in un quartiere ‘’popolare’’, squallido e umile, in un loft impostole senza reagire dall'ex marito, al quarto piano di una palazzina, senza mobili né vestiti.

Qui entra in gioco Sara, la sorella incoerente e manipolatrice, che in preda agli ormoni della menopausa, oltre ad assillare ogni cinque minuti Fie sul fatto che avrebbe dovuto passare il Natale con lei e la sua famiglia, senza far nulla di concreto per aiutarla, si inventa un immaginario calendario dell’avvento al bisogno, per crearle nuovi stimoli e farla tornare quella di un tempo.

A seconda dell’ormone del giorno, e senza una logica, Sara, quando si ricorda, apre un’immaginaria casella del calendario tirando fuori la frase magica, quasi un mantra ripetuto all’infinito, che di sicuro avrebbe aiutato Fie a rimettersi in carreggiata.

Le prime caselline contengono il consiglio di arredare il loft, trovarsi un lavoro, prendere un cucciolo. In realtà Sara avrebbe voluto rifilarle il criceto scomodo di famiglia, ma per fortuna Fie ha saputo ragionare lucidamente.

Per un po’ il calendario sembra messo da parte, ma l’autrice, in preda ad un climaterio infinito, decide che Sara deve in qualche modo dare il consiglio definitivo e risolutivo per rimettere Fie in pista. Nulla di male, per una sorella in difficoltà si fa di tutto, se il consiglio del calendario, tornato in auge col risveglio dell’ormone giusto, non fosse ‘’lavati, truccati, vestiti, vai al bar e buttati nel letto del primo che riesci a rimorchiare.’’

Un mantra, un martello pneumatico giornaliero, con tanto di passo indietro di Sara: ‘’Non ho mai detto che devi farci sesso, ho solo detto che devi rimorchiare il primo che ti passa davanti al bancone del bar e finirci a letto’’. 

Passo indietro, ovviamente, dopo che Fie decide di seguire letteralmente il consiglio in preda al risveglio ormonale annegato in vino rosso, pane e salame. 

Ah, le gioie della meravigliosa arte di lanciare il sasso e nascondere la mano!

Il suo primo rimorchio è Trym, ambiguo proprietario de ‘’I cinque tavoli’’, una sorta di pub davanti al negozio dove lavora Fie. Il ‘’playboy’’ di turno, senza una storia definita e senza carattere, che sa solo affettare formaggio e salame e versare vino, ma sembrerebbe essere sexy col dolcevita nero, i jeans sdruciti e il piercing all'orecchio.

Con Trym tesserà una trama di equivoci, incomprensioni e collaborazione sul filo del nonsense.

Le giornate di Fie sono scandite tra il lavoro nel negozio di antiquariato, appartenente alla nonna un po' squilibrata della sua nuova amica Lykke, giovane ragazza madre figlia dei fiori del duemila, e il tentativo di addestrare il suo cane, fresco di adozione su consiglio del calendario, tanto gigante quanto pigro,  chiamato Cane.  

Eppure l’ironia nordica è dissacrante e stimolante, cosa non ha capito l’autrice?

Lo spirito natalizio dovrebbe essere lo scenario di fondo del testo, ma con le descrizioni lente e scialbe  passa in un piano di contorno. Qualche alberello sparuto buttato a caso qua e là, qualche decorazione scovata al mercato dell’usato per essere rivenduta nel negozio dell’usato, con qualche modifica a prezzi triplicati (business is business) e biscotti pieni di zucchero e ingredienti che col Natale poco hanno a che fare, ma  pare piacciano ai norvegesi.

Tra una decorazione da inventare per far colpo sui clienti, le avventure di Lykke che deve trovare su Tinder un padre per il figlio Adam, lo strano rapporto col Trymm e la sorella che quando si ricorda apre una casella del calendario, la vita di Fie scorre in preda alle sue paturnie. Psicofarmaci sempre a portata di mano, vedere ma non toccare se non all’occorrenza, vino rosso e tè che le vengono regalati come non ci fosse un domani, Fie si trova pure ad avere un vis a vis con l’amante frustrata dell’ex marito.

Questo incontro, voluto da quella faccia tosta che osa pure indossare i suoi abiti griffati dimenticati ‘’a casa’’, dà a Fie la forza per riavvicinarsi Jens, il figlio rammollito che sta perdendo giorno dopo giorno.

Costellato di neve, ghiaccio e dialoghi dello spessore di ‘’The book in on the table’’, la ripresa del rapporto con Jens rimane sospesa in una bolla di nulla cosmico. 

Forse all’autrice non stava simpatico il personaggio, o forse aveva saltato la puntata quotidiana di Beautiful, vai a saperlo.

La vita di Fie, con una lentezza talmente densa da tagliare con la motosega, a poco a poco comincia ad ingranare. Adesso ha nuovi amici, un lavoro che le  piace, una pseudo relazione col sexy formaggiaio, un cane pigro e pauroso e dei nipoti acquisiti. 

Cosa manca in quella routine improbabile? 

Ma certo, il consiglio geniale e arguto della sorella, ripetuto come un disco rotto in ogni logorroica e snervante telefonata: “Ho avuto un’idea geniale e innovativa. Perché non vieni a passare il Natale da noi?”.

Mancano pochi giorni a Natale, quella routine calda e accogliente, conquistata con le sue forze piace a Fie, la fa sentire quasi al sicuro, quasi rinata.

Deve ancora lavorarci su, ma sa che ce la può fare, adesso non è più sola e insicura, soggiogata da un marito despota che ha cercato di affogarla nelle sue insicurezze. Tra poco sarà Natale, chissà non si compia il miracolo…

Cari lettori non prendetelo come uno spoiler, non lo è, ma il miracolo non si è compiuto, o meglio ho solo capito che se avevo aspettato due mesi per leggere ‘’Un grammo di felicità al giorno’’, i motivi c’erano tutti.

Noioso, lento, a tratti soporifero, vuoto.

Personaggi non ben definiti. Luoghi, dialoghi e situazioni surreali, ridicole, lasciate cadere dall’altro per rovinare a terra e rimanerci. Punti di interruzione dove avrebbero dovuto esserci virgole, approfondimenti.

La letteratura nordica non è facile, è vero, altra cultura, altro senso dello humor, altri “p.o.v.”, lo so, ma arrivata a pag.360 il pensiero che Paasilinna si rivoltasse nella tomba mi è passato più volte nella mente. Se questo è il romanzo d’esordio dell’autrice, non oso pensare al futuro, ma volendo essere ottimisti (…) spero in meglio.

Ovviamente queste sono solo le mie impressioni da lettrice, da prendere col beneficio del dubbio e, l’unico modo per fugare quel dubbio, è quello di leggere, ricredervi e tentare di convincermi che ‘’Un grammo di felicità al giorno’’ al giorno sia l’Opera Omnia del secolo.

È il primo romanzo che stronco di netto, di solito trovo sempre qualcosa da salvare ma in questo caso l’unica cosa da salvare sono la mia voglia di leggere e le mie letture future.

Buona lettura, io intanto faccio un salto in libreria...

Tania C.











venerdì 28 gennaio 2022

Recensione UN UOMO FELICE di Arto Paasilinna - Ed. IPERBOREA -

 





UN UOMO FELICE

Arto Paasilinna

Traduttore: Nicola Rainò

Editore: Iperborea

Anno edizione:2021

In commercio dal:27 ottobre 2021

Pagine:208 

Formato: Brossura

€ 17


CONOSCIAMO L'AUTORE

Aarto Paasilinna (20 aprile 1942 - 15 ottobre 2018) è stato un ex guardaboschi, ex giornalista ed ex poeta. In Finlandia è diventato uno scrittore di fama grazie alla capacità di raccontare ogni storia tragica ridendo. Dopo L'anno della lepre, che in Italia ha superato le 120.000, Iperborea ha pubblicato altri suoi diciassette romanzi tra i quali Piccoli suicidi tra amici, Il bosco delle Volpi Impiccate e Il miglior amico dell'orso.

 
TRAMA


Incaricato di costruire un nuovo ponte a Kuusmäki, piccolo paese sperduto tra i boschi e i laghi della Finlandia, teatro di un efferato eccidio di Rossi durante la Guerra civile, Akseli Jaatinen è destinato a suscitare una sospettosa diffidenza fin dalla sua comparsa, una nebbiosa mattina di marzo: possibile che sia davvero un ingegnere quell’energumeno che si presenta in camicia a scacchi e stivali di gomma, arriva in pullman come qualsiasi squattrinato e familiarizza subito con gli operai? Che non sia tipo da badare alle convenzioni è più che evidente, e basta poco perché i suoi modi liberi, la sua refrattarietà ai codici e alle gerarchie sociali e la sua insofferenza per ogni ipocrisia e sopruso trasformino la diffidenza dei notabili locali in guerra aperta: le autorità, la polizia e perfino il prete fanno di tutto per ostacolarlo e umiliarlo, finché non riusciranno a espellere dalla piccola comunità quell’estraneo che disturba la legge e l’ordine. Ma come in un western in salsa finnica, Jaatinen tornerà in veste di rampante imprenditore a compiere la sua beffarda vendetta di giustiziere. La rivincita dei Rossi contro i Bianchi, di un costruttore di ponti contro i difensori dei muri di una società chiusa e classista, che perpetua nell’immobilismo le sue disuguaglianze: scritto subito dopo L’anno della lepre, il romanzo rivela l’aperto intento politico, senza però mai perdere la vena ironica e paradossale di Paasilinna. E quel fondo di sottile malinconia, che è la sigla della sua genialità. Nelle umoristiche peripezie, i suoi protagonisti si ritrovano sempre a combattere contro i conformismi inseguendo obiettivi libertari, ma forse raggiungerli non basta, forse anche un uomo felice alla fin fine sogna di fuggire.


IMPRESSIONI


Per chi non dovesse conoscere Arto Paasilinna, questo è il momento giusto per recuperare.

Un uomo felice,  mi è stato gentilmente offerto, in edizione cartacea da Lucia di Casa Editrice Iperborea che ringrazio di cuore.

Un cenno speciale voglio dedicarlo al formato del testo, maneggevole  e leggero, che amo da impazzire per la comodità  e alla copertina, che esprime felicità già solo a guardarla. Nei toni di un tenue arancio e verde, quasi setificata al tatto, raffigura una scena esilarante delle avventure del protagonista del romanzo, il rozzo e prestante Ingegner Jaatinen Akseli.

Un uomo felice, questo il titolo del romanzo, racconta le imprese tragicomiche di un rozzo ma sempre felice ingegnere costruttore di ponti, nella cittadina finlandese di Kuusmäki.

Detto in confidenza e col beneficio del dubbio, pare che l'autore. durante un viaggio, avesse conosciuto realmente lo strampalato ingegnere del quale sto per raccontarvi la storia.

Kuusmäki è una fantomatica cittadina finlandese che  sorge nella foresta bagnata dall'ipotetico fiume Eccidio e omonimo lago. 

Il ponte che  attraversa il fiume è molto usurato e rappresenta un pericolo per chiunque voglia transitarvi, perciò, nonostante le ritrosie dei cittadini, è stata indetta una gara d'appalto per iniziare i lavori di messa in opera di un nuovo ponte, moderno e più funzionale.

L'appalto è stato vinto dal plus ultra degli ingegneri costruttori di ponti, il rozzo ma prestante Jaatinen Akseli.

Uomo dall'importante fisicità e di sopraffina scaltrezza negli affari come nella vita, l'ingegnere, a causa della sua intraprendenza irruente, non è ben visto dai cittadini e dal circolo di allegre comari rappresentato dal Sindaco, dal Direttore della Scuola, dal Reverendo e dal corpo delle Forze dell'Ordine, che stanno facendo l'impossibile per levarselo dai piedi, senza riuscirsi e finendo per vedere ritorcersi contro i loro malefatti ai danni del povero ingegnere.

<< Le male lingue ricordavano che l'ingegnere era un ubriacone, un rovinafamiglie, un simpatizzante comunista, un trasformista ... >>

Di diversa opinione sono gli operai del cantiere. Da quando Jaatinen ha iniziato la messa in opera del ponte, la città non conosce disoccupazione, gli operai, contagiati dalla felicità del loro capocantiere lavorano più volentieri e, per velocizzare la fine dei lavori, le paghe sono molto laute. 

Certo si lavora di più, ma il capo non ha paura di mettere le mani in pasta per aiutare i suoi operai e, da quando c'è lui, il suo buonumore e ottimismo fungono da corroborante per lavorare più alacremente.

Tanto è che in quattro e quattr'otto il ponte è pronto per l'inaugurazione, con tanta soddisfazione da parte del cantiere e di Jaatinen.

<< La festa del cantiere era al culmine. Gli operai ballavano sulla soletta dell'impalcato, qualcuno suonava la fisarmonica, l'ingegnere faceva bisboccia... >>

Anche il circolo delle allegre comari non sta in sé dalla gioia, ma per altri motivi, molto più gratificanti.

Finalmente ora che il ponte è finito quel maledetto arrogante se ne andrà.

Ma l'ambizioso Jaatinen sembra non aver nessuna voglia di andarsene anzi, nonostante tutto sembri remargli contro sarà proprio la sua voglia di riscatto, di provare le sue capacità tecniche e umane che lo porterà a stabilirsi definitivamente in città, proprio ora che c'è un imminente bisogno di una ferrovia...

L'ironica irriverenza, mai volgare, di Paasilinna, lo ha reso capace di descrivere la realtà, spesso amara e difficile, col sorriso e il buonumore.

L'autore ha avuto la capacità di raccontare una storia si improbabile, un po' come alla Don Camillo contro Peppone, ma che racchiude una grande morale.

Quella che ho imparato dalle avventure di Jaatinen è che se siamo felici dentro e se si ha buon cuore, non importa preoccuparsi dei problemi che la quotidianità ci presenta perché, dopotutto, domani è un altro giorno.

La  rocambolesca freschezza dello stile di Paasilinna fa si che il lettore venga trascinato dentro alle avventure narrate, curioso di sapere come l'irruento ''escapologo'' ingegnere riuscirà a districarsi con abile maestria dalle imbarazzanti situazioni in cui riesce a cacciarsi con una naturalezza quasi ingenua.

Pagina dopo pagina, in poche ore, si arriva ad un finale non solo divertente, ma soddisfacente per tutti, allegre comari permettendo...

Sperando che questo romanzo possa regalarvi un po' di buonumore, vi auguro una buona lettura e vi invito a conoscere meglio il grandioso Arto Paasilinna. Sono sicura che non ve ne pentirete.

Buona lettura,

Tania C.

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venerdì 13 marzo 2020

Recensione LA CAMPANA IN FONDO AL LAGO di Lars Mytting - Ed. DeA Planeta -



LA CAMPANA IN FONDO AL LAGO
Lars Mytting
Ed. DeA Planeta
Traduzione Luca Vaccari
Pag. 480
Genere giallo-mistero
Formato brossura
Pag. 480
Cartaceo € 18,00
Ebook € 9,90

CONOSCIAMO L'AUTORE

Lars Mytting - foto dal web -

Lars Mytting, giornalista e scrittore, ha pubblicato tre romanzi di grande successo in Norvegia, ma è con Norwegian Wood, edito in Italia da UTET e tradotto in 10 paesi, che è diventato una vera celebrità: ha venduto più di 500.000 copie, ha vinto il Bookseller Industry Award 2016 nella categoria Non-Fiction, ha ispirato libri da colorare, programmi televisivi e contest fotografici a tema, mentre sui social network è esplosa la #NorwegianWood mania. Con DeA Planeta ha pubblicato Sedici alberi, altro grande successo internazionale da oltre centocinquantamila copie nella sola Norvegia.

TRAMA






È il 1879. Nel piccolo villaggio norvegese di Butangen sorge una meravigliosa ed austera chiesa, l'antica stavkirke, costruita interamente in legno, scrigno di un'antica memoria, di leggende e magia.
Dai suoi banchi imbiancati dalla neve e spazzati dal freddo che congela il midollo, un tempo si poteva ammirare l'ultimo arazzo che le dita delle instancabili gemelle  siamesi unite dalla vita in giù, Gunhild e Halfrid Hekne, avevano intessuto.
E proprio in quella chiesa, le campane costruite dal padre in loro memoria, continuano a rintoccare negli anni, animate da vita propria, misteriosamente, tutte le volte che una minaccia incombe sulla vallata...
Ma un giorno il nuovo pastore decide, seguendo le proprie ambizioni, che il villaggio ha bisogno di progresso e deve disfarsi delle campane.
Il pastore, però, non ha fatto i conti con Astrid Hekne, coraggiosa pronipote delle gemelle, disposta a tutto, anche all'inganno, pur di difendere le "sue" amate campane e non soccombere ad un futuro che sembra essere già scritto. 
Mirabolante intreccio di storie, destini ed epoche, La campana in fondo al lago è l'ultimo, celebrato romanzo di uno degli scrittori scandinavi più amati e talentuosi.
Un accorato omaggio allo "stupore dei tempi andati" e al fascino di una terra rude e bellissima.

IMPRESSIONI

In questo ultimo mese sono stata travolta dagli spiacevoli eventi tutt'ora attuali che mi hanno scombussolato una delicata situazione famigliare rallentandomi un po' le recensioni. Ora che il peggio è passato, il tempo libero forzato mi è di grande aiuto, sperando che il mio lavoro possa essere uno spunto per invogliarvi alla lettura.
La recensione che vi propongo oggi, per la Valigia è l'inizio di una nuova collaborazione con la Casa Editrice De Agostini Planeta, DeA, che ringrazio per l'invio della copia ebook del romanzo che ora vi racconterò.

<<Le ragazze furono seppellite sotto il pavimento della chiesa e, a ringraziamento del fatto che era stato concesso loro di morire insieme, Erik Hekne fece fondere due campane, Furono chiamate le Campane sorelle e producevano un suono d'intensità e profondità ineguagliabili, che si propagava in tutta la valle e risaliva le montagne echeggiando contro le pareti rocciose.>>

Il romanzo si intitola La campana in fondo al lago, di Lars Mytting, noto ai lettori per il cult Norwegian Wood, è un avvincente giallo storico ambientato nella Norvegia del 1800, a Butangen, un piccolo villaggio incastonato tra le sponde di un lago dal fascino magnetico e misterioso.
Il mistero è legato alle gemelle siamesi Halfrid e Gunhild, orfane di madre durante il parto. Le gemelle, cresciute in una fattoria col padre, nel tempo diventano abili tessitrici di meravigliosi arazzi, ma vengono prematuramente a mancare a poche l'una dall'altra. 


Stavkirke, tipica chiesa scandinava -foto dal web -

In ricordo delle figlie, il padre fa costruire due campane gemelle da donare alla stavkirke, l'antica chiesa di legno del villaggio. Sulle campane aleggia un mistero: il loro suono argentino è talmente potente da spingersi alla distanza di tre villaggi e squillare come se fossero le campane del luogo. Ma la cosa più curiosa era che le campane sembravano animate da vita propria, quando si mettevano a squillare improvvisamente da sole, poco prima che qualche sciagura incombesse nel villaggio.

<<Ovviamente Astrid era troppo rude. Era fatta così adesso, ma doveva essere possibile raddrizzarla.>>

Con un balzo temporale di qualche anno, precisamente nel 1879, l'autore ci fa conoscere Astrid, il personaggio chiave della storia, una giovane donna controcorrente, autonoma e ribelle, pronta a difendere i suoi valori e i suoi cari senza badare a mezzi e maniere.
La donna, dal carattere fiero e indipendente è discendente delle gemelle Hekne e combatterà con tutte le sue forze affinché la chiesa con tutta la sua storia e la memoria delle gemelle, fiere e grintose come lei, non venga distrutta. La vita la metterà a dura prova, gli ostacoli da superare sembreranno enormi, ma Astrid saprà affrontarli a testa alta, con la sua semplicità e la sua grinta.
A scompigliare la perpetua pace lenta e tranquilla del villaggio arriverà, Kai, il nuovo pastore della chiesa, con idee innovative e il progetto di demolire la vecchia e pericolante chiesa. Il pastore non arriverà solo, sarà  accompagnato da un architetto che dovrà occuparsi di fare il disegno  della vecchia stavkirke, l'antica Chiesa di legno, che verrà presto distrutta per poi essere ricostruita in un altro luogo, a Dresda, identica nell'aspetto ma più moderna e soprattutto più sicura, viste le condizioni fatiscenti di quella attuale. 
Il rischio di vedersi crollare addosso il soffitto per il peso della neve era concreto, dalle travi logore soffiava un vento di ghiaccio e neve che rendeva la funzione impossibile al pastore e ai fedeli. Il villaggio doveva assolutamente adeguarsi ai tempi, soccombere alla modernità che in Europa stava avanzando inesorabile. Un sacrificio, per migliorare il futuro della comunità.
Astrid, come tutto il villaggio poco incline ai cambiamenti, cercando di difendere la storia della sua famiglia e le amate campane, si ritroverà a frequentare il pastore Kai, lasciando che un sentimento all'inizio ostico, si trasformi in qualcosa di più intenso dell'amicizia, invadendole il cuore.
Astrid sa che non può lasciarsi andare ai sentimentalismi, deve difendere la sua causa, per se stessa e per il villaggio molto legato alle Campane sorelle. Si narra addirittura che le campane, al loro interno, contenessero una ''medicina'' speciale, la "rogna", in grado di curare tutti i mali.
I rischi che si corrono durante una battaglia sono tanti e diversi, e la battaglia contro l'architetto Schonauer se all'inizio era una guerra aperta, col tempo si trasformerà in  un sentimento troppo, molto simile, a quello per il pastore, mescolando le carte in tavola e scompigliando i principi di Astrid. 
In ballo ci sono troppe cose:
la storia  della Chiesa e delle Campane da preservare;
la storia della famiglia di Astrid, le gemelle coi loro arazzi tessuti con amore e passione;
i suoi sentimenti per il pastore che a sua volta combatte una lotta interiore molto più feroce, quella con se stesso e col voto che ha fatto;
i sentimenti di Gerhard Schonauer per Astrid e il suo compito da portare avanti per il bene del villaggio, troppo ancorato a superstizioni e leggende ataviche.
La battaglia di Astrid sarà difficile, metterà a dura prova la sua essenza di donna indomita e salda ad antichi principi.
Sarà il cuore a prevalere sulla razionalità o Astrid lascerà che il passato affondi sempre di più le sue radici nella storia di un villaggio ancora addormentato dall'incantesimo delle antiche leggende scandinave?
Se volete scoprire come Astrid uscirà da questa situazione difficile, non vi resta che lasciarvi cullare dalla vostra poltrona preferita e immergervi tra le pagine, cartacee o virtuali è indifferente, di questo romanzo fiabesco, lasciandovi trasportare in quelle incantate lande battute dal vento e dal gelo , minuziosamente descritte dall'autore, al punto che sembra di sentire la neve gelata che ci sferza il viso. 
Le  pagine sono tante, la lettura scorre lenta, come la vita a Butangen, ma con la sua pacata lentezza vi coinvolgerà al punto di trasportarvi a Butangen, a combattere la battaglia del cuore insieme ad Astrid. 
Questo romanzo è il primo di una trilogia, che sono sicura vi appassionerà così come ha appassionato me. 
In questi giorni così strani e così lenti, potrebbe essere la lettura giusta per capire chi siamo e cosa veramente conta nella vita e un modo per viaggiare restando seduti al caldo.
Buona lettura,
Tania C.





mercoledì 22 gennaio 2020

Recensione di AADAM ED EEVA di Arto Paasilinna - Ed. IPERBOREA -




AADAM ED EVA
Aarto Paasilinna
Ed. IPERBOREA 29 novembre 2019
Prima pubblicazione 1993 ad Helsinki
Pag. 243
Coperitina semirigida goffrata
Traduzione dal finlandese di Marcello Ganassini
€ 17,00


CONOSCIAMO L'AUTORE

Aarto Pasilinna - foto dal web-

Aarto Paasilinna (20 aprile 1942 - 15 ottobre 2018) è stato un ex guardaboschi, ex giornalista ed ex poeta. In Finlandia è diventato uno scrittore di fama grazie alla capacità di raccontare ogni storia tragica ridendo. Dopo L'anno della lepre, che in Italia ha superato le 120.000, Iperborea ha pubblicato altri suoi diciassette romanzi tra i quali Piccoli suicidi tra amici, Il bosco delle Volpi Impiccate e Il miglior amico dell'orso.

TRAMA

Aadam Rymättylä è un piccolo imprenditore svedese che si giostra tra una fila interminabile di crediti, debiti e pignoramenti e una squadra di figli da mantenere: sette figli con tre diverse madri, a dimostrazione della sua passione inarrestabile per l'amore, che ovviamente, come tutte le cose, ha il suo prezzo.
Costretto a vivere nel magazzino della ditta di Tattarisuo a Helsinki, non si lascia abbattere dagli eventi e, continuando i suoi esperimenti esplosivi, spera di riuscire un giorno, a mettere a punto una nuova batteria ultra leggera in grado di rivoluzionare il sistema energetico mondiale. Ma la malasorte sembra accanirsi contro di lui facendolo finire dietro le sbarre.
Spesso, nei romanzi di Paasilinna, la resilienza dei suoi personaggi viene aiutata dall'arrivo di una donna che salva la situazione. Così accade allo sfortunato Aadam: un'intraprendente avvocatessa, Eeva Kontupohja, crede nella sua innocenza e nella potenzialità del suo genio inventivo. Lassù, finalmente, qualcuno li ama: il prototipo della batteria miracolosa inventata da Rymättylä funziona veramente, dando il via alla rivoluzione energetica, proiettando l'improbabile coppia Aadam-Eeva nella scalata ai vertici della ricchezza mondiale. 
Ma quali sono le conseguenze di un'invenzione che minaccia  gli affari dei potenti della terra e mette a rischio gli equilibri politici ed economici del mondo?
Precursore dei temi scottanti e dei protagonisti  del presente, Paasilinna accompagna insieme al fidato tassista Sorjonen, il suo Adamo novello tra riunioni segrete dei petrolieri, reginette del latte innamorate e sicari professionisti, fino ai confini del mondo con una domanda: può una ricchezza senza limiti convivere con le migliori intenzioni?

IMPRESSIONI

Per questa allegra e colorata copia cartacea di Aadam ed Eeva di Paasilinna ringrazio infinitamente Irina per avermela gentilmente offerta. Non conoscevo Paasilinna, nemmeno di fama, l'ho scoperto grazie all'uscita di questo romanzo e me ne sono innamorata, dispiacendomi di averlo conosciuto solo ad un anno dalla sua morte. Ma voglio leggere tutti i suoi romanzi, è una promessa che faccio a me stessa. Di Aadam ed Eeva mi ha catturatto fin da subito la copertina dai colori accesi, divertenti e dal disegno naif che mi ricorda un baobab con un grosso serpente attorcigliato al tronco, sulla riva di un assolato fiume. Psichedeliche zampette di passerotto fanno da sfondo, fluttuando in una cornice dai toni arancio e azzurro. Insomma, una bellissima copertina che cattura lo sguardo incuriosendo il lettore. La trama poi, esilarante e originale, mi ha richiamato alla memoria le tragicomiche avventure del Marcovaldo di Calvino, pur nella loro diversa unicità.

Aadam Rymättylä capì che aveva fatto la scoperta del secolo. Quando un uomo si mette in gioco anima e corpo, la vittoria finale non è mai impossibile.

Adam Rymättylä (Rumattula) è una persona resiliente, un uomo che nonostante le insidie del destino non si è mai lasciato abbattere. Un po' per  indole, un po' per gran botta di fondo schiena, è sempre caduto in piedi, trovando, ogni volta, il lato buono in ogni cosa, anche la più spiacevole.
Aadam, con una grande passione per l'amore, caduto in disgrazia dopo vari divorzi e sette figli con tre mogli diverse, vive e lavora nel capannone di una ditta di Tattarisuo, in Finlandia,  producendo batterie.
Da qualche tempo sta cercando di mettere a punto una batteria ultrapiatta e leggera, ma con un buon potenziale di durata e resistenza a scarso impatto ambientale. Un prototipo in grado di rivoluzionare il mondo delle batterie e il sistema energetico mondiale, apportando grandi benefici anche al pianeta.
Dopo vari tentativi saltati letteralmente in aria, sembra che il suo prototipo sia finalmente riuscito, potente e leggero, pronto per essere lanciato sul mercato.
Messo alle strette dal marito dell'ex moglie, un professore di educazione fisica, che pretendeva il saldo degli alimenti per i figli affidati alla madre, e dai debiti con il gestore della telefonia che gli aveva tagliato i fili del telefono per bollette insolute, l'inventore decide di provare a mettere sul mercato la sua invenzione in modo da racimolare qualche soldo. Preparò due prototipi, li caricò al massimo della loro potenza e andò a sperimentarli di persona su dei veicoli in una fabbrica della vicina Järvenpää. 
L'invenzione suscitò meraviglia e stupore e l'uomo, soddisfatto, ripresi i suoi prototipi e le sue formule, tornò a Tattarisuo. Ad attenderlo una spiacevole sorpresa. Il capannone della ditta, la sua casa, stava ardendo tra alte fiamme e nessuno ancora aveva chiamato i soccorsi. La spiegazione fu che al centralino dei pompieri era arrivata una chiamata con l'ordine di non spegnere l'incendio, su richiesta di Rymättylä stesso. 
Allibito il povero Aadam restò inerme a guardare il propagarsi delle fiamme. Era quella una ventosa estate e il fuoco si spinse alla foresta, così il Vigili del fuoco dovettero intervenire per forza.

Quando tutto va male ci si consola al pensiero che peggio di così non può andare.

L'incendio fu domato, ma Aadam aveva perso tutto: la ditta, la casa, i pochi risparmi e il lavoro. Ma il peggio era in agguato. Una denuncia anonima alla polizia lo aveva incastrato come responsabile dell'incendio. Il fatto che fosse in grave crisi economica e che la ditta fosse sull'orlo del fallimento era un buon movente per appiccare l'incendio e raggirare le assicurazioni. Qualcuno lo aveva incastrato, chissà forse proprio Lottoperä, il marito dell'ex moglie, approfittando del fatto che lui fosse fuori sede per provare le batterie. Poteva anche provarlo, i meccanici avrebbero testimoniato, ma la polizia sembrava non voler sentir ragione: prima le indagini e intanto in prigione!
Lo sventurato ometto, in realtà omone vista la stazza, si ritrovò dietro le sbarre nella prigione, a Tattarisuo nell'attesa delle indagini. Avrebbe dovuto trovarsi un buon avvocato per venire fuori dalle accuse di incendio doloso premeditato. Ma i soldi dove li avrebbe presi? Il suo portafoglio era bruciato nel rogo del capannone insieme alla sua auto. Poco importa, gli avrebbero dato un avvocato d'ufficio, ma al momento l'importante era che il carcere gli avrebbe offerto un tetto, un letto e del cibo. Arrivato nella sua cella, il buon carattere di Aadam riuscì a trovare il buono della situazione: una piccola cella con letto e coperte, del cibo, un bagno privato e tanto tempo a disposizione per rifinire e migliorare la sua batteria, tutto gratis. Aveva con se i prototipi e le formule, chiese carta e penna e si mise all'opera. Passò alcuni giorni nell'attesa che le indagini facessero il loro corso e lo scagionassero, gli venne anche affidato un avvocato: una strampalata rossa, molto appariscente e dalla parlantina spigliata: Eeva Kontupohja. 
La donna, all'inizio un po' reticente per questa "causa persa" , fece un passo indietro quando Aadam le raccontò della batteria miracolosa: quell'uomo non era uno sprovveduto! Avrebbe fatto i suoi controlli e perorato la sua causa e poi chissà, magari avrebbe potuto mettersi in società con lui per il lancio della batteria miracolosa.
Intanto ne avrebbero potuto parlare davanti ad un bicchiere di vino, di birra, di cognac...
Eeva era un avvocato scaltro, con una spiccata furbizia ma, come Aadam amava l'amore per le donne, lei amava l'alcool. Non era un'etilista, no. O forse si? Non era importante, se la batteria avesse funzionato e fosse riuscita a mettersi in società con Aadam, l'alcool sarebbe stato l'ultimo dei suoi problemi.
Per Aadam la ruota cominciò a girare dalla parte giusta: lasciato l'alloggio provvisorio sul divano dell'ufficiale giudiziario che gli aveva pignorato tutto, si ritrovò a vivere, mantenuto, nello spazioso appartamento di Eeva. Avrebbe voluto tanto farsi aiutare dal suo amico tassista con la passione per la medicina, Sorjonen, ma al momento era in viaggio, quindi la soluzione ideale era accettare l'invito dell'avvocato. Avrebbe avuto una bella camera tutta per lui, un grande bagno con tutto il necessario per la toelette, qualche soldino nel portafoglio e del cibo fresco, oltre a tanto alcool. Ma non solo, la casa, quasi sempre vuota, era il luogo ideale per proseguire nella messa a punto della batteria. Ancora una volta la resilienza del personaggio viene a galla. Delicatamente, in maniera bonaria, tipica del carattere bonaccione di Aadam. 

Era chiaro che se quella batteria fosse entrata in produzione avrebbe inferto un colpo mortale al mercato del petrolio.

Ubriaca di manie di grandezze e di shortini, Eeva, all'insaputa di Aadam, decise di testare sul campo il potere della batteria. Il bosco intorno al capannone bruciato sarebbe stato l'ideale in quella serata piovosa. Eeva fece arrivare una grossa betoniera, attaccò la batteria e, sotto la pioggia torrenziale e il vento si gongolò allo sprigionarsi della potenza. Lasciata la betoniera in funzione per tutta la notte, fece ritorno a casa. Quella notte, Eeva e la piccola batteria scatenarono l'inferno. Con la complicità della tempesta, lo sferragliare della betoniera, richiamò alcuni curiosi. Nessuno osò avvicinarsi a quella strega coi capelli rossi che sembrava stesse giocando coi feroci demoni atmosferici.
Da quel momento in poi si costituì la società di Aadam ed Eeva per la produzione di batterie ultraleggere e super potenti.
Dopo un tragicomico viaggio  con tappa a Nuova Delhi, dove Eeva in preda ai fumi di diversi drink voleva mettersi in società con un ingegnere  che voleva costruire dighe sul fiume sacro, la coppia fece finalmente scalo in Nuova Zelanda. Sceso dall'aereo dopo una notte insonne a causa della sbornia di Eeva, il povero Aadam salì sull'autobus che li avrebbe portati all'hotel dove si sarebbe tenuto il congresso sull'energia, e si addormentò. Disastro!
Arrivato in hotel si accorse di aver perso l'avvocatessa. Dove era finita? L'autobus aveva fatto una sosta e lei era scesa per una sigaretta e poi? Svanita nel nulla e l'autobus ripartì con un assonnato Aadam.
Il giorno dopo la polizia consegnò una recalcitrante avvocatessa in piena sbornia e in uno stato pietoso al perplesso inventore. L'avevano ritrovata che stava cantando a squarciagola  canzoni sulla tosatura delle pecore, bevendo insieme a degli operai che l'avevano aiutata a rialzarsi quando era caduta in una buca fangosa, ad Auckland.
Mentre la donna smaltiva la sbornia al fresco di un pascolo tra placide mucche, Aadam partecipò come conferente al congresso, annunciando la sua invenzione e tutti i benefici che avrebbe apportato all'umanità.
In molti erano interessati alla batteria, Russi, Giapponesi, Europei. Gli arabi no. Per i magnate del petrolio, la messa in commercio della batteria avrebbe rappresentato un'ingente perdita nell'estrazione e vendita petrolifera. 
Questa cosa non s'aveva da fare. Qualcuno avrebbe dovuto fermare Rumattula prima che la batteria finisse sul mercato.
Da quel giorno la vita di Aadam ed Eeva subirà una svolta positiva: la coppia strampalata si fidanzerà, e per festeggiare inizierà per loro un tour alcoolico in giro per il mondo. 
Intanto i Giapponesi, dopo un ennesimo  trgicomico viaggio d'affari con Aadam ed Eeva, firmeranno un miliardario contratto per la produzione delle batterie che sbancheranno il mercato mondiale dell'energia.

Il sicario professionista Luigi Rapaleore aveva i piedi congelati. Non che ci fosse da stupirsi: dovevano esserci quaranta gradi sotto zero.

Ma c'era qualcuno che stava tramando alle spalle di Aadam. Gli arabi, con lo spettro di un'imminente crisi petrolifera, vogliono far fuori Rumattula ed assoldano un infallibile killer italiano, il siciliano Luigi Rapaleore. 
Killer spietato e infaticabile, si mise presto sulle tracce dell'inventore, sapendo che non avrebbe dovuto fallire se avesse voluto guadagnare una cospicua ricompensa.
Eeva però aveva messo in preventivo la loro tutela, ora che erano diventati miliardari, perciò assoldò due anonime guardie del corpo giapponesi. Avrebbero svolto il loro compito sino a che le batterie non avessero sfondato nel mercato.
Durante il viaggio in Lapponia coi Giapponesi Rapaleore si nascose nella foresta innevata aspettando che Rumattula gli capitasse a tiro per sparargli. La morsa del freddo polare si impossessò del suo corpo e quando vide Aadam che sfrecciava su una motoslitta rincorrendo una renna impazzita che trainava i giapponesi, non riuscì nel suo intento. Il freddo lo aveva paralizzato, non sentiva più una gamba e i piedi e si risvegliò in ospedale senza una gamba e tre dita dell'altro piede.
Ma non si sarebbe dato per vinto, avrebbe portato a buon fine il suo incarico, anche se il contratto era stato firmato. Dotato di una protesi, presto si rimise in piedi pronto a far fuoco sul suo bersaglio, adesso era una questione personale...
Rumattula, oltre ad essere un resiliente amante dell'amore, aveva anche l'ingenuità dei buoni di cuore. Suo desiderio, ora che le possibilità finanziarie non gli mancavano era quello di aiutare chi si fosse trovato in difficoltà come lui. In fondo anche lui aveva ricevuto aiuto: l'amico tassista, l'ufficiale giudiziario, Eeva... Decise quindi, dopo aver finanziato gli studi in medicina dell'amico tassista, di aiutare un'anziana bisognosa che si era impossessata di un cimelio appartenente allo Stato. Scovata la donna, partì per portarle il suo aiuto, seguito dalle guardie del corpo e da Rapaleore, pronto a farlo fuori alla prima occasione. Ma l'impresa del killer finì in tragedia: dopo un conflitto a fuoco dove ebbe la peggio finendo le munizioni, fu costretto alla fuga dalle guardie del corpo di Aadam e, nel darsi alla macchia nella foresta perse la protesi che si spezzò, facendolo nuovamente finire in ospedale... Ora più che mai la questione era diventata veramente personale...
Nel frattempo le batterie stavano facendo impazzire il mondo, tutti le volevano, tutti volevano Rimättylä, che diventava ogni giorno più ricco. Mentre la coppia si arricchiva, Eeva, dopo una lite col fidanzato,  passò le sue giornate  alcoliche  da un locale etilico all'altro  comprando appartamenti in ogni parte del mondo. Aadam, molto più oculato e pratico, dopo aver aiutato chi si trovava in difficoltà, aveva solo un desiderio, quello di essere lanciato in orbita e vedere alba e tramonto della sua amata Finlandia dallo spazio. I soldi, si sa, aprono tante porte, e organizzare un lancio spaziale non fu poi così difficile e proibitivo per Aadam. 
Ma prima del lancio bisognava portare a termine una spedizione di lavoro in Russia. La coppia, fatta pace in Portogallo, nel nuovo vigneto di Eeva, insieme  alle fidate guardie del corpo, l'amico tassista diventato medico e un gruppetto di mogli di diplomatici con servitù al seguito ed altre persone, partì su un treno che sfrecciando lungo i binari della Transiberiana li avrebbe portati in Siberia. Durante il viaggio, però, ci fu un incidente. Il vagone sul quale viaggiavano si staccò improvvisamente dal trattore fermandosi in mezzo al nulla, con pochi viveri ed un povero cameriere  fortemente claudicante che prestava servizio per la moglie di un diplomatico.
E adesso come avrebbero fatto ad arrivare in Siberia o a tornare indietro? Erano dispersi, fermi su un binario ed  esposti al pericolo di un incidente ferroviario col prossimo treno che avesse compiuto quella tratta. Ma pensandoci bene una possibilità di salvarsi esisteva, Aadam doveva portare a termine la sua missione e partire per lo spazio...

Il romanzo, diviso in due parti, scorre veloce come il treno sulla Transiberiana trasportandoci al colpo di scena finale, inaspettato e "resiliente". 
Tra una risata in sordina e una a squarciagola, in una notte, sono arrivata alla fine con le lacrime agli occhi. 
Lo stile semplice, coinvolgente e comico trascina il lettore dentro alle pagine senza permettergli di uscirne. I personaggi catturano, diventano membri della famiglia e la loro storia viene presa a cuore dal lettore. Non si può non amare Aadam, un omone buono, fiducioso ed ingenuo, generoso e riconoscente, che ricorda tantissimo il Marcovaldo nell'ingenuo entusiasmo di fare, ma a differenza sua, è proprio l'ingenuità bonaria che lo farà arrivare molto lontano. Eeva è più schiva, avida di potere e denaro, ma non venale, generosa a modo suo e sotto una corazza rigida forgiata dall'alcool si nasconde un cuore grande e sentimentale, capace di vedere al di la delle apparenze.
Il libro, pubblicato per la prima volta ad Helsinki nel 1993, precursore dei tempi per l'argomento trattato, ad oggi è un ottimo spunto di riflessione sui passi fatti dalla tecnologia e sull'impatto ambientale.
Il mio consiglio è quello di passare qualche ora all'insegna del buon umore in compagnia di Aadam ed Eeva, perché come ci ricorda il nostro protagonista, la vita va vissuta con un pizzico di leggerezza e tutto si sistemerà. 
O quasi ...

Buona lettura,

Tania C.




venerdì 10 gennaio 2020

Recensione GHIACCIO E ARGENTO di Stina Jackson - Ed. Longanesi -




GHIACCIO E ARGENTO

Stina Jackson
Ed. Longanesi 2019
Pag. 351
Rilegato
Collana la Gaja Scienza
€ 19,50
Ebook disponibile

CONOSCIAMO L'AUTRICE

Stina Jackson - foto dal web -

Stina Jackson, nel 2019 si è consacrata tra le stelle della letteratura trhiller nordica grazie al suo attesissimo primo romanzo: Ghiaccio e Argento. Ad un anno dall'uscita, solamente con le copie vendute al nord, ha raggiunto una tiratura di 290.000 copie. Nata e cresciuta a Skellefteå, al nord della Svezia, si è trasferita in Colorado, a Denver, dando vita al suo romanzo, pubblicato in Italia ad ottobre 2019 da Longanesi.


TRAMA

Ormai da tre estati Lennart Gustafsson, Lelle, padre di una bella ragazza adolescente, non vive più. Passa ogni notte guidando la sua auto lungo i cinquecento km della Via d'Argento alla ricerca della figlia Lina, scomparsa nel nulla un giorno come tanti proprio lungo la strada che si snoda tra gli alberi secolari dell'antica foresta nel nord della Svezia. Di quella strada, che il sole di mezzanotte non riesce ad illuminare, ma che in estate sembra un nastro d'asfalto sulla luna, Lelle conosce ogni segreto, ogni specchio d'acqua e ogni paese che incontra lungo il percorso. Da tre lunghi anni sua figlia si nasconde lungo quella strada, nelle sue foreste, ma il padre può svolgere le sue ricerche solo in estate: in autunno ricomincia l'anno scolastico e si vede costretto ad interrompere le ricerche. Consapevole di non avere speranze, Lelle fa della speranza l'unica ragione di vita che gli resta.  
Meja un'adolescente che, costretta dalla madre, si ritrova a vivere in una sorta di fattoria sperduta lungo la Via dell'Argento. Lontana dai suoi affetti più cari, con la solitudine nell'anima, Meja incontrerà qualcuno con cui potrà finalmente parlare più di quanto abbia fatto sino ad allora, una nuova famiglia. Con l'arrivo dell'autunno un'altra ragazza scompare nel nulla e il destino di Meja e Lelle si intreccerà in maniera sconcertante e inscindibile.
Scavando nelle ombre più buie dell'animo umano, Stina Jackson ha saputo plasmare il carattere di ogni personaggio incontrato nel romanzo, esordendo in modo geniale come nuova stella della suspense nordica.

IMPRESSIONI

Grazie alla cortesia di Elena di Longanesi che mi ha gentilmente offerto una copia digitale di questo intrigante romanzo, ho avuto la possibilità di conoscere una nuova autrice emergente. Mi sto avvicinando alla letteratura nordica, misteriosa ed affascinante e non potevo non leggere anche questo nuovo gioiello della suspense.
Le aspettative che avevo riposto nel romanzo sono andate ben oltre ogni previsione, facendomi piacevolmente scoprire l'accattivante genialità della Jackson. 
Un romanzo corposo, 350 pagine, scivolate placidamente nella prima parte, velocemente una dopo l'altra come i km percorsi da Lelle, nella seconda parte. 
Insieme a lui mi sono spinta lungo il nastro d'Argento, alla ricerca di Lina, tra mille domande senza risposta e col tormento dell'anima per quella scomparsa inspiegabile. 

<<Accidenti>>, disse Lelle. <<Ma che cosa mi resta per cui valga la pena vivere?>>
Quando lei lo guardò, aveva gli occhi velati dall'ombra di un rimprovero.
<<Devi trovarmi. Sei l'unico che può riuscirci.>>

Lennart Gustafsson ha quarant'anni, è un insegnante di matematica e padre di Lina, una studentessa adolescente che, in una giornata qualsiasi, cosparsa di unguento anti zanzare, sta accompagnando alla fermata dell'autobus. Su quell'autobus Lina non salirà mai e non farà mai più ritorno a casa. Nessuno ha visto e sa nulla di quella ragazzina, sembra che la foresta secolare abbia inghiottito in un buco nero Lina e non permetta a nessuno di trovarla.
Lelle si ritrova a lasciarsi sopravvivere alla perdita della figlia. 

Se gli alberi potessero parlare, avrebbero avuto migliaia di testimoni. 

In balia di giornate vuote e infinite, stanco e trascurato, sa che dopo tre anni non ci sono più speranze di ritrovare Lina, ma sente che non deve mollare laddove le autorità competenti hanno gettato la spugna. Si ritrova così ogni notte, sorretto dalla compagnia del "fantasma" di Lina, a percorrere la lunga Via dell'Argento, la statale del nord della Svezia che percorre l'immensa e cupa foresta. Non può mollare proprio adesso, la sua piccola deve essere ritrovata e l'unico momento buono è adesso, con la luce e il calore estivo, prima che l'inverno stenda la sua coltre gelida a paralizzare anche la sua anima tormentata. 
L'autrice, descrivendo la foresta e le stagioni che si alternano, ha saputo creare una geniale poesia per descrivere l'animo in perenne tormento di Lelle. La lunga strada come l'infinita ricerca, il calore della luce e del sole estivo a rappresentare Lina e la sua adolescenza, il gelo invernale come il tormento che lo attanaglia ogni volta che la speranza sembra venir meno. Delicata e geniale, la Jackson ha dato vita a sentimenti puri e genuini, quelli che nessun genitore dovrebbe mai provare, quelli che si innescano quando si sopravvive ai propri figli. 

Meja annuì. Lo beveva da quando aveva memoria. Caffé o alcol, ma questo non avrebbe potuto confessarlo, non a un estraneo. Il pane era bianco e morbido, si scioglieva sulla lingua; ne mangiò una fetta dopo l'altra, aveva così fame.

Delicatamente, la Jackson interseca la strada di Lelle con quella di Meja, una ragazzina tanto bella quanto sola e bisognosa del calore di una famiglia vera. 
Per seguire la madre dedita all'alcol e antidepressivi, e alla ricerca della tranquillità finanziaria, Meja si ritrova controvoglia, in un punto sperduto, probabilmente inesistente in qualsiasi carta geografica, della Via dell'Argento. 

Non voleva seguire Silje, ma d'altro canto non aveva il coraggio di restare indietro.

La madre Silje, dopo aver conosciuto on line l'ennesimo uomo, molla tutto per andare a vivere nella casa Torbjo, forte bevitore molto più anziano di lei ma che sembra passarsela bene nonostante lo squallore della casa in cui viveva, dispersa nel nulla della foresta. Ma almeno avrebbe avuto una stanza tutta per se e del cibo da mettere sotto i denti. Anche la sua era una fame atavica di sentimenti, di calore e affetto che nessun cibo ma solo una vera famiglia poteva donare. Meja è una ragazzina cresciuta troppo in fretta, che ha imparato a badare a se stessa e alla madre sempre fatta di alcol e medicinali, ma come tutti gli adolescenti ha voglia e bisogno di sentirsi tale, viva e di essere amata.
Meja ancora ignara della svolta che la sua vita sta per intraprendere, si ritroverà a percorrere la stessa strada di Lelle, trovando l'incastro giusto per far venire alla luce la verità insabbiata dagli strati polverosi del tempo. Consapevole che la bella ragazzina non è  Lina, Lelle farà di tutto per starle vicino e  darle l'aiuto di cui ha bisogno. Non l'abbandonerà nuovamente a se stessa, soprattutto ora che anche Hanna Larsson, una diciassettenne così somigliante, non solo nell'aspetto, a Lina, è scomparsa in circostanze misteriose dalla tenda che condivideva con l'amica in un campeggio della Via dell'Argento.

Erano rimaste dieci sigarette dall'estate. Il tabacco era secco e aveva perso l'aroma. Sfrigolò recalcitrando quando gli accostò l'accendino e fece un tiro. Non riusciva a sentire le proteste di Lina, non riusciva nemmeno a vederla. La pelle sempre più flaccida, là dove la barba non era ancora ricresciuta. A volte si chiedeva se lei lo avrebbe riconosciuto, quando fosse tornata a casa. O se entrambi fossero ormai irrimediabilmente cambiati.

La scomparsa di Hanna, diciassette anni, proprio come Lina bionda e con un sorriso dolce, si abbatte come un tornado nella vita di Lelle, spingendo ancora più a fondo la lama nel suo dolore infinito. 
L'aiuto di Meja sarà fondamentale per far luce sul mistero, ma riuscirà a salvare e riportare a casa Lina e Hanna?
Lennart riuscirà a placare le fiamme che ardono la sua anima quasi ridotta alla sterilità?
Dopo una prima parte dall'avvio placido come il lungo nastro  d'argento sulla luna, l'adrenalina inizierà a scorrere dall'inizio della seconda parte del romanzo in un crescendo sempre più emozionante e carico di curiosità.
Non lasciatevi quindi scoraggiare dal numero delle pagine e dallo scandire lento e voluttuoso delle prime pagine, superata la prima serie di curve della Via d'Argento , una giostra di emozioni e sentimenti vi travolgerà sino alla fine, non così scontata come potreste supporre.
Non vi racconto di più, lascio a voi scoprire se l'anima travagliata di Lelle ritroverà il luminoso sorriso sorriso di Lina e se la fragile Meja riceverà, finalmente, l'amore di cui ha da sempre avuto bisogno.
Stina Jackson è un'autrice ricca di sorprese, da non perdere di vista perché ci regalerà ancora tante nuove avventure, che scopriremo solo leggendo.
Buona lettura

Tania C.




Recensione TUTTO NASCE PER FIORIRE di DEMETRA COSTA

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