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sabato 9 marzo 2024

Recensione LA PORTALETTERE DI PARIGI di MEG WAITE CLAYTON - Ed. HARPERCOLLINS ITALIA -

 




LA PORTA LETTERE DI PARIGI

Autore: Meg Waite Clayton

Traduttore: Claudia Marseguerra

Editore: HarperCollins Italia

Pubblicato: 16 gennaio 2024

Formato: Rilegato

Pag. 464

€ 18,90

Formato ebook presente in tutti gli store digitali


CONOSCIAMO L'AUTRICE

Meg Waite Clayton conseguì la laure in giurisprudenza nel Michigan, divenendo autrice di romanzi di successo che vinsero diversi premi letterari. 

Negli anni inizia a collaborare con prestigiose testate come ?New York Times", "Forbes", "Washington Post", dedicandosi spesso al mondo femminile nella società e a tutto ciò che le donne devono affrontare ogni giorno.  


TRAMA

Naneé è una bella ragazza, ricca e con uno spiccato spirito d'avventura. 

Per lei libertà significa imparare a pilotare un aereo.

Quando i carri armati tedeschi invadono la Francia ed entrano a Parigi, il cuore di Naneé è pronto a unirsi alla Resistenza.

Col soprannome "la portalettere", Naneé comincia a consegnare informazioni ai clandestini, usando la sua scaltrezza e il suo fascino per salvare i fuggiaschi e metterli in salvo in ripari sicuri. Edouard Moss, fotografo, fugge dalla Germania con la figlia ancora piccola e viene internato in un campo di lavoro francese. Ben presto incontra Nanée, intrecciando la sua vita con quella della donna, dando vita a un amore romantico ma pericoloso, vissuto nel bel mezzo del fuoco della guerra... 

La storia di Nanée e Edouard è ispirata alla vita reale della ricca ereditiera di Chicago Mary Jane Gold, la quale lavorò assiduamente fianco a fianco col giornalista americano Varian Fry, per riuscire a far espatriare clandestinamente dal territorio francese artisti e intellettuali. La portalettere di Parigi è la storia di una donna coraggiosa, la cui forza è simbolo di speranza in quell'epoca dominata dal terrore. Dopo il successo di L'ultimo treno per la libertà, Meg Waite Clayton rielabora i giorni cupi dell'occupazione tedesca in Francia, dando vita a un romanzo d'amore, pericolo ed eroismo ineguagliabile. 


IMPRESSIONI


Amici della Valigia ben ritrovati. 

Il romanzo che vi presento oggi mi è stato gentilmente offerto da Jennifer Carretta di HarperCollins Italia, alla quale vanno i miei ringraziamenti, per l'opportunità concessami. 

È passata da poco la Giornata della Memoria, certi orrori non vanno mai dimenticati e nemmeno soffocati.

Parlarne, farli conoscere, è oggi l'unica maniera per cercare di non ripeterli, anche se i fatti di cronaca sembrano riscrivere ogni giorno l'identica storia di quegli anni bui.

La portalettere di Parigi è molto di più di un romanzo storico, è la testimonianza della memoria di chi ha combattuto, mettendosi in gioco fino fine alla fine, per poter vivere in un mondo libero, per difendere il valore e il diritto alla vita.

Si tratta di una storia "diversa" da quella raccontata sui libri di scuola. Non riporta la "Memoria" di chi, fortunatamente è riuscito a sopravvivere ai campi di sterminio. 

Questa è una storia forte, che osa, sfidando i canoni e le ideologie di un'epoca nera e dittatoriale. 

Una storia al femminile, di emancipazione, di forza e speranza. 

Prendendo spunto dalla vita reale di Mary Jane Gold, un'ereditiera americana che, durante il periodo buio della Seconda Guerra Mondiale, invece di pensare alla propria salvezza, scelse di collaborare col giornalista Varian Fry e l'amica Miriam Davenport, impegnandosi nel nobile fine di aiutare quanti più ebrei possibili a salvarsi, l'autrice crea il personaggio di Nanée, dando vita a una donna dagli occhi profondi e una mente brillante, coraggiosa e con uno spiccato spirito di avventura. 

<< Era arrivato il momento. La Germania aveva invaso la Polonia, spingendo Francia e Gran Bretagna a dichiarare guerra. Il miracolo che Nanée e tutti in Francia pensavano li avrebbe salvati non era avvenuto. Invece erano ricomparsi i manifesti di appel immédiate che incitavano i francesi ad arruolarsi, manifesti che erano stati tolti dopo la crisi di Monaco, un anno prima. Questa volta la chiamata alle armi era reale. >>

Nanée sfida ogni giorno la paura: come la sua alter ego umana, pilota il super leggero monoplano a motore Vega Gull, un velivolo usato  per turismo negli anni '30 dalla flotta aerea britannica. 

Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, i monoplani, familiarmente chiamati "i gabbiani", vennero requisiti dal governo, diventando parte integrante della flottiglia aerea militare britannica, impegnata a combattere il fuoco nemico. Alcuni vennero abbattuti, altri vennero costretti a cambiare bandiera.

La narrazione del romanzo si divide in due parti.

La prima parte, più lenta e descrittiva, mette in luce i personaggi che si incontreranno durante la storia, l'evolversi dell'avanzata delle truppe tedesche, il terrore e la paura di sentirsi il fiato sul collo da parte dei nazisti, mentre nella seconda, più frizzante e romantica, conosceremo più a fondo il lato più umano e sociale dei personaggi, la nascita di un profondo legame tra Nanée e uno dei protagonisti, la lotta per la libertà, il coraggio e la forza di rialzarsi sempre, nonostante le avversità. 

Protagonista principale è l'affascinante Nanée che rappresenta la "sfacciataggine" e la classe senza freni di una donna che, nonostante il periodo storico, non ha paura di essere sé stessa, mostrando la spropria femminilità, celata dietro a dei pantaloni cargo, un paio di occhialetti da aviatore e col  sensuale drappo di seta bianca fluttuante intorno al collo.

<< ... ora la Francia era in guerra con la Germania, ma lui era ebreo, un profugo dalla brutalità di Hitler, santo cielo. Come si poteva pensare che fosse una spia del Reich? >>

Lei non ha paura di lottare, è pronta a usare tutte le sue armi per la difesa dei diritti umani, per la libertà, così come non ha paura di lasciare che il suo cuore culli dolci ma pericolosi sentimenti per il fotografo tedesco Edouard Moss e la tenera figlioletta Luki, sempre abbracciata al suo unico e piccolo amico, un  canguro di peluche. 

Moss, dopo la perdita della moglie, per fuggire alla cattura da parte della Gestapo che stava alle calcagna di ogni artista ispirato alle correnti artistiche considerate oltraggiose verso la razza ariana e la Germania, fugge in Francia, precisamente in Provenza, cercando un rifugio sicuro soprattutto per la figlioletta, ancora troppo piccola e ingenua per comprendere il male che si sta abbattendo sulla terra ai danni dell'umanità.

La tranquillità è effimera e, dopo una brevissima tregua, anche la Francia viene invasa di nazisti, pronti a fare tabula rasa pur di catturare ogni sorta di "indesiderati". 

Fin troppo presto, per Moss, si aprono i cancelli dei campi lavoro francesi, spazzando via come un tornado quel fievole barlume di normalità e speranza di una vita libera per lui e la figlia.

In quel periodo Nanée, invece di usufruire del suo passaporto americano e mettersi al sicuro in Patria natia, decide di allearsi con la resistenza francese, diventando "la portalettere", una sorta di postina che consegna importanti messaggi agli alleati e si adopera per trovare alloggi sicuri per quanti più fuggiaschi possibili. Tutto, per evitare che finissero sotto le torture dei nazisti aguzzini.

<< Nanée non si era mai considerata una senzatetto, ma sentendo queste poche parole si rese conto di essere stata una specie di rifugiata per almeno dieci anni. Era sporca. Moriva di fame, eppure non era disposta a mangiare ciò che avrebbe potuto dare a Peterkin. A quanto pare suo padre si sbagliava: i soldi non possono comprare tutto. >>

Grazie alla propria forza e alla collaborazione di chi ha saputo fidarsi della sua umanità e darle aiuto, Nanée riuscirà a salvare centinaia di vite innocenti.

Dosando sapientemente finzione e realtà, la Clayton ha saputo dare vita a una storia che scorre sciolta e libera sotto l'attenzione del lettore più scrupoloso.

Certo, la prima parte è un po' lenta, ma superate le prime cento pagine si verrà catapultati insieme a Nanée nel vorticoso rombo dei cieli francesi, al comando di un Vega Gull, pronti a sfidare il fuoco nemico, incuranti della sottile linea di confine tra la vita e la morte.

Gli avvenimenti storici ai quali l'autrice fa riferimento sono accurati, frutto di un'eccellente preparazione e un'accurata ricerca.

I personaggi sono ben strutturati, descritti con dovizia di particolari nell'aspetto fisico. 

Capelli, profondità degli occhi, abiti, pelle... tutto risalta alla perfezione, come se l'autrice avesse avuto i personaggi in posa di fronte a lei, per farne un dipinto in 3D.

<< Va tutto bene, Pemmy. Papà ha detto che veniva qui oggi, ma oggi non è ancora finito. >>

L'aspetto psicologico è il punto di forza della narrazione, i personaggi entrano subito in empatia col lettore, tanto da percepirne le emozioni, il terrore, la gioia per ogni piccola cosa, insignificante ai giorni nostri, ma preziosissima per l'epoca, come i momenti di tenerezza, di tranquillità, di pura innocenza sgorgante dagli occhi e dai pensieri di Luki.

<< La triste verità è che molto del male viene compiuto da persone che non si decidono mai a essere buone o cattive. >>

Hannah Arendt, La vita della mente

Non potrete non amare questo racconto e, soprattutto, non potrete fare a meno di approfondire cercando altri particolari e aneddoti sulla vita di May Jane Gold, la donna che grazie al suo animo nobile e spregiudicato riuscì a mettere al sicuro circa 2.000 persone, salvando anche Marc Chagall e l'autrice Hannah Arendt.

Invito alla lettura tutti quei lettori  come Nanée, che nonostante le mille difficoltà presenti sul proprio percorso di vita, non perdono mai la fiducia e la speranza di un domani migliore, di una vita libera e in pace, senza rinunciare ai sentimenti, facendo proprio leva sull'amore che ci unisce a chi percorre il cammino con noi.

Quasi 500 pagine, sono tante, richiedono un po' di impegno, ma sono sicura che non vi pentirete di aver speso qualche ora in compagnia di una donna che ha speso la sua gioventù agiata per inseguire l'ideale di libertà e di emancipazione.

Ieri il calendario ricordava la "festa della donna". Data fittizia per ricordare non una festa, ma per  commemorare un gruppo di operaie che, l'8 marzo 1908, a New York, persero la vita nel rogo della fabbrica Cottons, diventando il simbolo della parità e uguaglianza dei diritti tra uomini e donne.

Ideali per i quali Nanée-Mary Jane Gold ha lottato con tutte le sue forze.

Credo che le premesse per una piacevole lettura ci siano tutte, quindi fate un saltino in libreria e godetevi il volo radente sulla rotta di Nanée.

Buona lettura, 

Tania C.











sabato 18 marzo 2023

Recensione: HANNO FERMATO IL CAPITANO ULTIMO di Pino Corrias - Ed. Chiarelettere -

 




HANNO FERMATO CAPITANO ULTIMO


Autore Pino Corrias

Ed. Chiarelettere

Collana Reverse

Genere Grandi inchieste; misteri italiani e internazionali

Formato Brossura fresata con alette

Pag. 272

€ 18

Ebook presente in tutti gli store digitali



CONOSCIAMO L'AUTORE

Pino Corrias è un giornalista, scrittore e sceneggiatore che vive e lavora a Roma. 
Sono famosi i suoi reportage: 
Vicini da morire, edito da Mondadori nel 2007;
Nostra incantevole Italia, edito nel 2018 da Chiarelettere.
Dal suo romanzo Dormiremo da vecchi edito nel 2015 da Chiarelettere nel 2015, ne è appena stato tratto un film dal titolo Dolceroma di Fabio Resinaro.
Nel 2011, per Feltrinelli, Corrias è autore di Vita  agra di un anarchico e nel 2016, per Mondadori, Disordini sentimentali, una raccolta di racconti.
Per Baldini&Castoldi, insieme a Gramellini e Curzio Maltese, pubblica 1994. Colpo grosso, dedicato all'ascesa di Berlusconi.
Nel 2012, con Pezzini e Travaglio, pubblica per Chiarelettere L'illusionista, dedicato al declino di Bossi.
Firma molti programmi televisivi, tra i quali: Catturate Riina! per Raiuno 2018;
Mani pulite per Raidue 1997.
Dal 2000 lavora in Rai come editorialista. Per Raifiction ha prodotto La meglio gioventù, di Marco Tullio Giordana e L'Ispettore Coliandro dei Maneti Bros.
Inviato speciale per "La Stampa", ha collaborato con le principali testate e settimanali italiani.


TRAMA

Il racconto dell'uomo che ha arrestato Totò Riina e ha fatto tremare i palazzi del potere fino a quando il potere si è vendicato

“Mi chiamo Ultimo perché sono cresciuto in un mondo dove tutti volevano essere primi."

Ho un solo talento: organizzare la lotta e scegliere gli uomini.

I miei sono stati il miglior gruppo investigativo.”

LA VERA STORIA DELL’UOMO CHE HA CATTURATO TOTÒ RIINA, COMBATTUTO LA ’NDRANGHETA, LA CAMORRA E LA CORRUZIONE PER RITROVARSI ALLA FINE MESSO ALL’ANGOLO, ISOLATO E ATTACCATO DALLE ALTE GERARCHIE E DALLA POLITICA. MA LUI NON HA MAI MOLLATO.

Sergio De Caprio arricchisce di nuovi aneddoti il racconto in prima persona della sua vita da Capitano Ultimo. Dopo delle recenti sentenze sui principali casi di cui si è occupato, rilegge le vicende umane e giudiziarie che hanno rivoluzionato la sua vita da quando, il 15 gennaio 1993, catturò Totò Riina, segnando la sua  condannato a morte da parte di Provenzano e Bagarella, divenendo bersagliato di mille sospetti confluiti nel processo Trattativa Stato-mafia.

Trent’anni dopo, ci fa rivivere il cuore  delle operazioni che lo hanno visto protagonista, sotto copertura, insieme ai suoi uomini. Vichingo, Arciere, Omar, Petalo, Pirata, Alchimista, i suoi cento investigatori invisibili che lo hanno sempre al suo fianco durante le lunghe giornate di appostamenti,  intercettazioni fiume, durante le notti insonni a indagare instancabilmente su mafia, ’ndrangheta, camorra, la corruzione a Milano, a Palermo, a Napoli, ma anche nei palazzi del potere, da Finmeccanica allo Ior, la banca vaticana, passando per la Lega. 

Fino a quando non ha varcato la "linea di confine" ed è stato fermato. Denunciato per insubordinazione e diffamazione. con l'accusa di essere un cane sciolto, accerchiato, demansionato, poi isolato e per due volte ripagato con la revoca della scorta.

Ultimo è talmente bravo e veloce che risulta impossibile controllarlo. È un soldato idealista che non guarda in faccia il potere. Una uomo illegittimo, scomodo, che per le gerarchie militari e della politica va domato. L’eroe senza nome che va piegato e  ricondotto all’obbedienza.


IMPRESSIONI


Amici della Valigia buon sabato.

Oggi vi lascio in compagnia della mia amata Arma dei Carabinieri e degli uomini valorosi che ne hanno segnato la sua storia.

Sicuramente, per chi segue le vicende di cronaca nera, mafia e del Capitano, questo suo racconto biografico e questa recensione potranno sembrare noti. Il testo, infatti si riallaccia al precedente "Fermate il Capitano Ultimo". 

Dal 3 settembre 2018 - per dispetto, ritorsione o non-curanza - gli hanno tolto la scorta. Lui ha risposto: <<Sono un soldato, obbedisco.>>

Si può dire che "Hanno fermato il Capitano Ultimo" è un arricchimento, una versione rivisitata e arricchita con nuovi e importanti dettagli, ma soprattutto di smentite e chiarimenti che hanno segnato il travagliato percorso dell'Uomo che si è sempre battuto per la giustizia, a costo della propria libertà.

<<Il colonnello lo trova là in fondo.>> Mi dice il giovane piantone, alla fine delle scale...
... <<In fondo dove?>>
<<Dopo l'ultima porta dell'ultimo ufficio.>> ...
... Allora lo dico io: <<Ultimo nell'ultima stanza. E dove se no?>>.

Ultimo ufficio, quello in fondo al corridoio, è quello che gli spetta dopo aver combattuto una vita per aver seguito e servito il suo spiccato il valore di giustizia, contro la mafia e il potere corrotto che hanno segnato la storia italiana negli ultimi anni.

Come ringraziamento un piccolo e anonimo ufficio, il più isolato tra le stanze del corpo dei Carabinieri Forestali, quasi una sorta di "prigione" volta a bloccare sue possibili iniziative, potenzialmente scomode e pericolose secondo le logiche dei vertici del potere.

Ultimo ha sempre  creduto fermamente in tutto ciò che faceva per combattere la criminalità, e lo ha sempre fatto mettendosi in gioco in prima linea, con i suoi fedeli ''ultimi'', la squadra di rinnegati. Si sa, però, che la giustizia è una cosa buona e, come tutte le cose buone, va fermata.

Ultimo e i suoi "renegade" andavano fermati perché quel gioco era diventato più grande di loro,  avendo stuzzicato e rotto parti dell'immensa e sottile ragnatela mafiosa che stava avvolgendo molte città italiane.

Il Capitano, nonostante tutto, è sempre riuscito a  portare a termine con successo le sue operazioni, divenendo così oggetto di pesanti accuse, spesso infondate, sull'operato svolto negli anni, dall'arresto poco limpido di Totò Riina, allo scandalo della famiglia Renzi, passando da Berlusconi e Lega dei 49 milioni misteriosamente spariti sotto la guida di Bossi e Belsito.

Nonostante tutto il veleno sputatogli addosso da Renzi, forte del fatto di aver finalmente trovato un capro espiatorio sul quale far ricadere la propria frustrazione sostenendo di essere vittima del complotto Consip, secondo lui, strumentalizzato da Ultimo.

Come un mantra, Renzi, continuò a ripetere ai giornalisti, alla Leopolda e in un suo libro, che molte prove contro di lui fossero state manipolate da Capitano Ultimo e da altri membri appartenenti all'Arma dei Carabinieri, ma la risposta di Ultimo arrivò precisa, tramite una secca dichiarazione scritta, seguita da una causa civile :

<< "Di Renzi non me ne sono occupato prima, non me ne occupo ora. Non ho mai dato ad altri le colpe dei miei fallimenti personali e professionali. Mi attribuisce cose che non ho mai detto e azioni che non ho mai compiuto." >>

Questa è solo una delle vicende che lo hanno coinvolto, leggendo potrete conoscere e rispolverarne altre, ancora più insidiose e "rognose" e sempre molto attuali.

Di sicuro non sta a me o all'autore giudicare la bontà dell'operato operato o la veridicità di certe accuse, l'unica cosa certa è che tra le pagine di questo racconto, un po' di chiarezza è stata fatta.

Chiarezza, non giustizia, perché la scomodità non è mai giusta e dal marcio di certi sistemi è difficile pulirsi, anche dopo il regolare processo che ha dichiarato la sua innocenza. 

Hanno fermato il Capitano Ultimo è un viaggio narrato dalla voce di Sergio De Caprio, alias Capitano Ultimo,  che ripercorre la storia dell'Italia della corruzione, della mafia di Riina, di Falcone e delle lobby. L'Italia pronta a vendersi la madre per una notte di gloria. 

L'Italia che mostra la parte più oscura e subdola, l'Italia che Ultimo ha cercato di ripulire, pagando a caro prezzo ogni suo respiro.

Ma il Colonnello non si ferma, ad oggi è diventato Presidente del primo sindacato interno all'Arma dei Carabinieri e, sicuramente, sentiremo ancora parlare di lui...

Per questa copia di "Hanno fermato il Capitano Ultimo" ringrazio Tommaso e Alice di Chiarelettere, sempre pronti ad esaudire ogni mia richiesta. 

A voi lettori non mi resta che consigliare questa interessante lettura per fare un po' di luce sul fango gettato addosso ad uno degli uomini più controversi dei nostri anni, ma che non ha mai smesso di lottare per liberare il popolo dalle ingiustizie.

Lo stile Corrias è semplice e chiaro, mai pesante, adatto ad ogni lettore che non faticherà ad arrivare in fondo alla storia e a farsi una propria idea su quanto accaduto, non vi resta quindi che iniziare questo viaggio avventuroso e ricco di tante novità.
Per chi volesse saperne di più, prima della lettura del testo, lascio il link della mia precedente recensione a "Fermate il Capitano Ultimo"

https://valigiadeltempo.blogspot.com/2019/09/recensione-di-fermate-il-capitano.html

Vi auguro buona lettura e vi aspetto alla prossima recensione.

Tania C.







 




venerdì 12 febbraio 2021

Recensione LAIKA Una favola moderna di OLIVIA DE MIRANDA - Ed. AltroMondo Editore -

 



LAIKA

Una favola moderna

Olivia De Miranda

Ed. AltroMondo Editore

Anno di pubblicazione giugno 2020

Formato Brossura

Genere Favola

Collana Mondo di fuori

Pag. 64

€ 10,00

Link per l'acquisto https://www.cinquantuno.it/shop/altromondo-editore/laika/


CONOSCIAMO L'AUTORE

Olivia De Miranda, all'anagrafe Rossana Vincenzoni, è nata nel 1947 a Terni, dove continua a vivere.

Dopo aver conseguito il diploma di ragioneria, conseguì il diploma di infermiera professionale presso l'ospedale di Terni dove ha prestato servizio fino al 2007: una carriera durata trentatré anni.

Durante il tempo libero da pensionata, ama scrivere.

TRAMA

Laika. Una favola moderna è un breve racconto sulla vita che avrebbe potuto vivere la cagnolina randagia prima di essere inviata nello spazio all'interno di un razzo sovietico.

Nel racconto, lasciando vagare la fantasia, la cagnolina è stata salvata da morte certa.

Buon proposito del testo è quello di sensibilizzare le coscienze di chiunque maltratti e usi gli animali per scopi scientifici disumani.


IMPRESSIONI

Laika. Una favola moderna, mi è arrivato due giorni  a sorpresa, offerto dalla cara Alice di AltroMondo Editore e devo dire che è stata veramente una piacevole sorpresa. La ringrazio di cuore per tutte le emozioni che mi concede di provare ogni volta.

Non si tratta di un romanzo ma di una breve fiaba, a lieto fine, che mette in evidenza un tema scottante, a me molto caro: l'uso degli animali come cavie sperimentali delle industrie e potenze umane.

In questo caso si tratta della piccola Laika. 




Chi di voi non ne ha sentito parlare quando, il 3 novembre 1957 lo Sputnik, decollò con a bordo la cagnolina Laika, per un viaggio spaziale di sola andata? La prima terrestre che, all'epoca, poté andare nello Spazio, senza fare più ritorno, viva, sulla terra.

La competizione a primeggiare sulla conquista dello Spazio tra Usa e Urss, portò poi all'ammissione che quello subito da Laika fu un sacrificio inutile.

La scelta di usare un animale fu dettata dal fatto che all'epoca nessun essere umano avrebbe potuto orbitare e rientrare sulla terra sano e salvo. 

Non potendo sacrificare una vita umana, tra pianti e rimorsi, decisero di immolare la cagnolina simil Husky, Laika: prima del rientro, un'iniezione fatale l'avrebbe condotta al sonno eterno, senza ulteriori sofferenze. Le  cose, però,  non andarono per il verso giusto e la povera Laika morì bruciata dalla disidratazione del surriscaldamento del razzo.

I sovietici continuarono a mentire per anni, sostenendo che l'operazione fosse riuscita perfettamente e la cagnolina avesse ricevuto l'iniezione del sonno eterno senza soffrire. 

Per conoscere la verità si dovette aspettare alcuni anni.

Questi è la vera e sofferta storia di Laika.

Olivia Da Miranda, con la sua commovente fiaba ci racconta invece come avrebbe dovuto andare realmente, senza far soffrire nessuno inutilmente.

Questa è la sua storia, secondo l'autrice.

Tanti  anni fa, in una sperduta landa della steppa siberiana, viveva una famiglia di cinque persone: il nonno, Ivan e Dimitri, i due nipotini di cinque e sette anni e i loro genitori.

Mentre i bambini stavano giocando nei giardini trovarono una cagnolina dal pelo focato bianco e nero, esanime a causa dei maltrattamenti subiti in passato.

Il suo simpatico musetto nero intenerì talmente i bambini che la portarono a casa con l'intenzione di tenerla come loro compagna di giochi.

Dopo il primo parere contrario dei genitori, il nonno decise di tenerla: Laika, così venne chiamata, gli avrebbe fatto compagnia durante l'inverno, quando i bambini erano a scuola e i genitori al lavoro nei campi.

La felicità dei piccoli e della cagnolina era immensa, giocarono tutta l'estate divertendosi tra mille avventure. Arrivò fin troppo presto l'autunno e i fratellini partirono per il collegio a Mosca, lasciando Laika in preda alla disperazione. Non sapendo che l'estate dopo avrebbero fatto ritorno, la povera bestiolina scappò di casa per inseguire l'auto che si era portata via i bambini senza di lei.

<< Vieni, cara bestiolina, riposati   all'ombra della  mia chioma. >>

Camminò per giorni vagando nella steppa. Cominciò a nevicare e, sfinita, si fermò in un bosco a riposare sotto alle fronde di un grosso albero. Al suo risvegliò un lupo  la stava fissando, incuriosito. La paura si sciolse quando il lupo le chiese il perché una cagnolina come lei si trovasse in quel luogo, la povera Laika gli raccontò la sua triste storia, di quanto le mancassero i suoi piccoli amici  e della sua idea di andare a cercarli. Il lupo, mosso a compassione, la invitò ad unirsi al branco che riposava in una grotta. Avrebbe potuto riposare al caldo e avrebbe avuto del cibo per rimettersi in forze.

La poverina, veramente sfinita, anche per lenire il dolore della solitudine, accettò di fermarsi per un po', poi si sarebbe messa in cammino. 

Il capobranco passò una lunga giornata a caccia, ma la sera rientrò alla tana senza cibo. L' scoprirono che la neve e il gelo avevano chiuso ermeticamente l'entrata della grotta. 

Per la povera Laika fu dura accettare l'idea di morire di fame chiusa dentro quella caverna, senza la possibilità di rivedere i suoi amici, ma il capobranco le chiese di fidarsi di lui che conosceva il segreto per uscire e trovare cibo in abbondanza. Il giorno dopo lo avrebbe svelato a tutti.

Il lupo mantenne la promessa e il giorno dopo gli gnomi accompagnarono il branco e Laika nella loro industriosa e allegra città.

Sole, caldo, piccoli bambini gnomi con cui giocare e tanto cibo con per ritemprarsi: per Laika fu una festa, anche se continuava a pensare ai fratellini.

Passò l'inverno nella città degli gnomi e, ai primi accenni della primavera, gli gnomi accompagnarono il branco fuori dalla città alla condizione che, una volta fuori, avrebbero dimenticato tutto il periodo passato con loro. Solo il capobranco avrebbe custodito il segreto.

Una volta fuori la piccola Laika si rimise in cammino, doveva trovare i suoi bambini e tornare dal nonno. 

Le sue stanche zampette la portarono a Mosca, una strana città piena di macchine, case e di uomini che la rinchiusero in un furgone e la portarono in un brutto  edificio con dei grossi aerei metallici.

Quel posto altro non era che il Centro Spaziale. 

Al Centro Laika conobbe altri cagnolini che la rassicurarono: 

<< Ciao, se vuoi diventeremo amici. Qui non si sta male, il cibo non manca e gli uomini che vivono qui ci vogliono molto bene. >>

Memore di tutto il male subito da certi umani, la piccola non credette ai suoi compagni di sventura. E con ragione.

Per lei iniziò un calvario di strani esperimenti che la videro girare vorticosamente, legata ad una strana sedia. Erano le sperimentazioni per la sua prossima partenza per lo Spazio. Fortunatamente sopravvisse alle ennesime atroci torture subite, quindi sarebbe decollata presto.

Era una cagnolina molto fortunata, il primo abitante della Terra ad andare nello Spazio  e a finire su manifesti e giornali!

Proprio grazie a quella pubblicità, Ivan e Dimitri riconobbero la loro Laika nella cagnolina in foto e non poterono che provare tanto dolore per la sua triste sorte.

Per Laika, legata alla poltrona dello Sputnik, cominciò il conto alla rovescia della sua triste storia, umiliata, violentata e strappata con la forza dalla famiglia che amava, adesso avrebbe finito i suoi giorni in solitudine e con tanto dolore.

Ma ancora una volta il suo muto e disperato grido di aiuto arrivò agli gnomi della grotta che andarono in suo soccorso...

Ovviamente lascio a voi scoprire il lieto finale che, vi confesso, mi ha stretto il cuore in una morsa facendomi versare tante lacrime. Non mi vergogno della mia commozione, il diritto alla vita è sacro e universale!

Se poi si ha un animale domestico, il dolore che si prova leggendo di inutili maltrattamenti agli animali, è amplificato dall'amore che si prova verso di loro.

Ho sofferto leggendo le angherie subite dalla piccolina, ho tirato un sospiro di sollievo quando la famiglia di Ivan e Dimitri l'ha accolta in casa, mi sono commossa quando i lupi la adottarono come una sorella più piccola e mi sono ''arrabbiata'' quando è stata rinchiusa sullo Sputnik. 

Una rabbia che mi è salita dall'anima, perché Laika quelle angherie le ha subite veramente, solo per un capriccio di onnipotenza umana. Uno stupido gioco al potere a scapito di una vita innocente.

L'intento dell'autrice è quello di far arrivare, forte e chiaro, il messaggio di non usare gli animali come cavie da laboratorio e credo che con questa tenera fiaba ci sia riuscita. 

La speranza è che riesca a far breccia anche nei cuori dei potenti, spingendoli a trovare nuove tecniche di sperimentazione che non prevedano l'uso di animali indifesi.

Un messaggio, del tutto personale, che ho tratto dal racconto, è quello che, ancora una volta, è l'uomo a dipingere il lupo come il cattivo da abbattere.

La generosità del capobranco e di tutto il branco hanno salvato una possibile preda, quasi spacciata, riportandola alla vita. 

Non bisogna aver timore del ''diverso'', il linguaggio dell'amore parla una sola lingua, comprensibile a tutti e mette tutti sullo stesso piano. Ogni tanto dovremmo fermarci ad ascoltare anche la versione del ''lupo'' per capire quanto sia giusta o simile a come quella della ''presunta preda''.

Sono contenta di aver saputo che, proprio in questi giorni, il Governo spagnolo ha proibito la caccia al lupo. Una delle poche  nazioni europee che ne ha sempre riconosciuto la pratica, ha saputo ammettere il proprio sbaglio e rimediare, dichiarando l'animale specie protetta. 

Un piccolo passo per l'uomo, ma un grande passo per il nostro patrimonio faunistico. Un giorno ce ne renderemo conto ancora più di adesso.

Spero che queste mie parole abbiano sensibilizzato le vostre anime tanto da spingervi a leggere questa bella fiaba, che rimanda un po' alle fiabe di Esopo che ci facevano leggere alle elementari.

Credo che sarebbe un'ottima ed educativa lettura di classe. Chissà, che  tra voi lettori non ci sia qualcuno che decida di metterla in programma o nella biblioteca di classe.

Consiglio quindi a tutti questo libretto, che potete acquistare al link che vi ho lasciato nella scheda, oltre ad una copertina bellissima, il volumetto, è arricchito da preziose illustrazioni a matita,  perché, mai come ora abbiamo bisogno di bellezza e fiabe a lieto fine, senza però dimenticare e fare tesoro dei gravi errori commessi nella realtà...

<< Ma sono un soldato che ha obbedito ed ha capito che non è servito, non è servito. >>

( L'aviatore - Nomadi, Vecchi, Carletti, Cattini - )

Vi auguro una piacevole lettura con il sottofondo musicale L'aviatore, commovente canzone dei Nomadi, proprio per comprendere al meglio il messaggio nascosto della storia.

Tania C.





lunedì 8 febbraio 2021

Recensione L'ICKABOG di J.K. Rowling - ADRIANO SALANI EDITORE -

 



L'ICKABOG

J.K. Rowling

Ed. Adriano Salani Editore 

Traduzione Valentina Daniele

Illustrazioni a cura dei vincitori del Torneo per le illustrazioni dell'Ickabog

Anno di pubblicazione 2020

Pag. 320

Formato Cartonato con sovraccoperta

Collana Fuori collana

Genere Narrativa straniera bambini, ragazzi

€ 19,80

Ebook presente nei maggiori store online


CONOSCIAMO L'AUTRICE

J.K. Rowling - foto dal sito https://www.salani.it/autori/j-k-rowling 


J.K. Rowling è l'autrice della storica saga Harry Potter. I libri pubblicati tra il 1998 e il 2008 sono sette e sono stati tradotti in più di 70 lingue, vendendo più di 500 milioni di copie in tutto il mondo e trasposte in otto film di successo.

Grazie al suo prezioso contributo alla letteratura per ragazzi le è stata conferita l'onorificenza all'ordine dell'Impero Britannico (OBE) tra le quali il Premio Principe delle Asturie, la Legion d'onore francese, il Premio Hans Christian Andersen.

La Rowling è sostenitrice di molte cause benefiche tramite la sua fondazione Volant. Fondatrice e presidente dell'ente di beneficenza internazionale per l'infanzia Lumos, si batte per un mondo privo di orfanotrofi e per fare i modo che tutti i bambini crescano al sicuro.


TRAMA

<< Alto come due cavalli, occhi infuocati, artigli affilati come rasoi. L'Ickabog sta arrivando... >>

C’era una volta il minuscolo regno ricco e prosperoso di Cornucopia, famoso per gli ottimi vini, i golosi dolci, le salsicce succulente e i suoi formaggi.

A regnare sul trono vi è un cordiale sovrano, Re Teo il Temerario, le cui giornate trascorrono oziose dilettandosi tra banchetti sontuosi e battute di caccia, sempre in  compagnia dei suoi fidati  lord Scaracchino e Flappone.

Tutto è perfetto… O quasi.

Una leggenda narra, infatti, che  un terribile mostro è nascosto nelle Paludi del Nord. Chiunque abbia un po’ buonsenso sa che l’Ickabog è solo una leggenda inventata per spaventare i bambini. Ma è risaputo che  le leggende sono strane e a volte si animano di vita propria…

Quando la leggenda diventa realtà, saranno i due piccoli amici, Robi e Margherita ad imbarcarsi in un’incredibile avventura e svelare una volta per tutte dove si nasconde il vero Ickabog. 

È l’unico modo per riportare  felicità  e speranza a Cornucopia.

Una fiaba fantastica,  scaturita dalla magica mente di  una delle più grandi narratrici di sempre, sul potere della speranza, dell’amicizia e della verità e il loro trionfo a dispetto di ogni sventura. Una storia che piccoli e grandi lettori vorranno leggere e rileggere in una preziosa edizione regalo, arricchita dalle bellissime illustrazioni a colori dei giovani vincitori del Torneo per le illustrazioni dell’Ickabog.


IMPRESSIONI

Quando uno dei tuoi autori preferiti sta per uscire con una nuova pubblicazione inizia lo stillicidio del conto alla rovescia fino al giorno della messa in vendita. Se poi sei uno dei migliaia di ''nipoti'' di zia J. Ro' l'attesa prende tutto un altro sapore, soprattutto se prossima al Natale.

Quest'anno la Rowling ci ha fatto un bel regalo pubblicando L'Ickabog, edito da Adriano Salani Editore, una favola magica, solo all'apparenza per bambini. 

Inutile dire che in prossimità dell'uscita ho chiesto subito a Riccardo di Salani di poterlo recensire e, grazie anche alla gentilezza di Chiara, ho ricevuto una bellissima copia omaggio che ho letteralmente divorato durante il Natale. Dedico loro un grazie immenso e tutta la mia riconoscenza per questa opportunità.

Il romanzo si presenta in una veste elegantissima, in formato cartonato con una sovraccoperta che sembra ''gommata''. 

Immersi in un vellutato color del mare e del cielo, titolo e autore, nel loro font  fiabesco color oro, spiccano tra  piccoli Occhi di Fatima e oggetti che identificano i personaggi della storia.

Già da sola la copertina vale un dieci, ma è aprendo le pagine di carta candida che è celata una delle meraviglie: le fantastiche illustrazioni a colori dei bambini vincitori del Torneo per le illustrazioni dell'Ickabog. Tra tutti i bambini, artisti provetti, che hanno partecipato coi loro capolavori al concorso, tra le prime pagine c'è anche quella del piccolo Alessandro Sanguinetti di La Spezia, la mia città, e questo mi rende veramente orgogliosa. 

Sono rimasta piacevolmente stupita e ammiro l'abilità artistica di questi bambini. Hanno fatto dei disegni che sono vere opere d'arte, mai avrei immaginato che fossero così bravi a cogliere l'anima di ogni personaggio e di ogni ambientazione descritti nel libro. 

Come ho già detto, l'Ickabog è una lunga fiaba, di quelle da leggere insieme ai bambini, davanti al camino nelle serate ventose e fredde, o nelle calde notti estive sotto le stelle, ma con un significato che serve a far riflettere gli adulti. 

Nato tra un romanzo e l'altro di Harry Potter, la Rowling ne leggeva qualche pagina ogni sera ai figli, per poi archiviarlo, incompleto, in soffitta in attesa di tempi migliori. 

Il tempo di riprendere la penna in mano e dare un finale alla storia arrivò durante lockdown,.  

Pubblicato dapprima online ad uso delle scuole, pochi giorno dopo l'uscita in libreria in contemporanea mondiale, finì  ai primi posti nella classifica dei libri più venduti a Natale.

La storia mi ha talmente coinvolta che io stessa, come i personaggi che vi presenterò tra poco, mi sono messa sulle tracce dell'Ickabog, documentando ogni mio passo.

C'era una volta, nel Regno di Utopia...

No, quella è un'altra storia, ma nemmeno tanto diversa!

C'era una volta, nel perfetto Regno di Cornucopia, Re Teo il Temerario. Vanitoso e credulone, amante degli agi e del bel vivere, Re Teo era un povero burattino bonaccione manovrato dai fili dei suoi perfidi consiglieri: i Lord Scaracchino e Flappone.

Come in tutte le sue opere, la Rowling ha plasmato nei nomi dei personaggi il tratto dominante del loro essere, enfatizzandoli o ridicolizzandoli a seconda dell'aspetto fisico.

Re Teo il Temerario in realtà, altro non era che uno sciocco  piagnucolone narciso, impaurito dalla sua stessa ombra. Dall'aspetto impeccabile, sembrava un figurino inguainato negli splendidi abiti cuciti appositamente per lui dalla sarta personale, la signora Di Maggio. Amava deliziarsi delle paste più soffici e leggere di tutta Cornucopia, sfornate dalla pasticcera di corte, la signora Raggianti, moglie di una delle sue guardie reali.

Lord Scaracchino, alto magro, con una lunga appendice nasale, egocentrico, bugiardo e furfante, era ben rappresentato dal suo nome,  che rimanda ad uno scarabocchio. Fedele solo a se stesso e al vil denaro, cercava di approfittare della benevolenza del Re e dei cittadini per arricchirsi, impoverendo la città. 

Flappone: 

<<  Rubicondo e molto grasso; meno intelligente di Scaracchio ma comunque più del Re >>

Una delle qualità di Flappone era quella di essere un abile manipolatore, capace di manovrare il Re per ottenere per i suoi scopi personali.

Nelle paludi, seguendo le tracce dell'Ickabog - foto personale -

Nel regno felice di Cornucopia però da un po' di tempo stavano succedendo cose atroci. Un contadino portò all'attenzione di Re Teo e dei due fedeli Lord che lassù a nord, nelle Paludi, l'Ickabog si era appena divorato le pecore e il suo cane.

Se il Re non avesse preso provvedimenti, l'Ickabog, un orribile drago gigantesco dagli occhi gialli, assetato di sangue, sarebbe presto arrivato a Chouxville, la loro città, per divorare animali e abitanti!

<< Alto come due cavalli, occhi infuocati, artigli affilati come rasoi. L’Ickabog sta arrivando… >>

Tutti conoscevano la leggenda e la canzone dell'Ickabog, ma nessuno lo aveva mai visto anche se sapevano di quanto aggressivo e pericoloso fosse.

Ovviamente Lord Scaracchino e Flappone non credettero ad una parola del contadino ma, approfittando dell'occasione di poter manipolare a loro interesse il Re, decisero che sarebbero partiti alla ricerca dell'Ickabog e lo avrebbero ucciso. Ovviamente i piani erano ben diversi, ma questo non potevano certo raccontarlo al Re!

Lungo la strada che porta alle Paludi si scorgono le prime tracce dell'Ickabog - foto personale -

Diviso tra la codardia e il miraggio di fama e gloria, Re Teo, istigato dai suoi consiglieri, decise di partire per le Paludi insieme ai suoi fidati e ad un gruppo di guardie reali.

Naturalmente tutta la città si prese burla di quel Re credulone. Solo i bambini vivevano nel terrore che un giorno l'Ickabog potesse rapirli per mangiarseli, se non si fossero comportati bene.

Tra questi bambini spiccano Margherita Di Maggio, figlia della sarta privata del Re e del falegname e Robi Raggianti, figlio della pasticcera di corte e della coraggiosa guardia reale. 

Dovete sapere che Robi e Margherita erano grandi amici. Il falegname Di Maggio intagliò pure un piccolo Ickabog di legno per Robi, proprio per esorcizzare la paura infondata di un mostro inesistente. La signora Raggianti, invece, deliziava la piccola Margherita, nel frattempo rimasta orfana di madre  a causa dell'avidità di Re Teo, con le sue divine Celie celesti, dolce prelibatezza riservata al Re e ai suoi perfidi scagnozzi o ai più abbienti.

Quando Lord Scaracchino convinse il Re a partire per le Paludi alla ricerca dell'Ickabog, fu allestita una squadra di guardie forti e coraggiose, pronte a difendere Cornucopia. Tra loro c'era anche Raggianti,  il padre di Robi.

Chi si nasconde dietro al fosco della macchia paludosa? Sarà forse l'Icabog? - foto personale -

Arrivati nelle Paludi, avvolte in una densa nebbia salmastra, la spedizione si trovò davanti a spaventosi grugniti provenienti da una folta macchia scura. Mentre tutti cercavano di nascondersi in preda alla paura, pensando all'Ickabog, lo scaltro Scaracchino e il goffo Flappone capirono all'istante che quei lamenti provenivano dal cane del pastore rimasto impigliato per giorni nel fosco della palude. Ma dopo che l'ebbero liberato successe che ''l'indomito'' Re Teo si incagliò nelle sabbie mobili, a tu per tu con l'Ickabog!


 
Sono sulla pista giusta, ecco l'impronta fresca dell'Icabog - foto personale -

Tanta fu la paura di Re Teo, che perse gli stivali e la spada dalla preziosa elsa costellata di rare gemme, rovinandosi irrimediabilmente il nuovo vestito da caccia, cucito per l'occasione. 

Lord Flappone, nel trambusto, fece partire un colpo dal suo fucile, uccidendo la guardia Raggianti.

<< La palude era il posto più inquietante che avessero mai visto, selvaggio, deserto e desolato. >>
J.K. Rowling - foto personale -

Tra le urla di Re Teo e il fuggi fuggi generale, Scaracchino non si lasciò sfuggire l'occasione per trarre vantaggio dalla disgrazia dell'omicidio, se pur ''involontario'', della guardia.

Tornato a Chouxville, avrebbe annunciato al popolo che l'Ickabog, dopo un duro scontro con Re Teo, aveva dilaniato e ucciso il povero Raggianti, il quale perì da eroe in difesa del Re e del suo popolo.

La salma, prontamente coperta per non far scoprire l'ignobile inganno, sarebbe stata esposta nella sala azzurra del Castello e il figlio di Raggianti sarebbe stato insignito di una medaglia al valore in memoria del padre. 

Un piano perfetto! E avrebbe pure avuto un bel risvolto economico per le sue tasche.

Lord Scaracchino, con la complicità di Lord Flappone tesse tutte le trame di questo piano macchiavellico per arrivare a spillare soldi al popolo imponendo tasse per la difesa dall'Ickabog, ingrassando invece le proprie casse e raggirando pure l'allocco Re Teo, compiaciuto e ancora impaurito per aver combattuto una battaglia ''immaginaria'' con l'Ickabog.

<< Bugie su bugie su bugie. Quando cominci a mentire non puoi più smettere, e poi è come essere il capitano di una nave che fa acqua da tutte le parti, sempre a tappare buchi per non affondare. >>

Da quel giorno la reazione a catena di un circolo vizioso di piccole e grandi bugie innescato dal consigliere del Re, iniziò a ripercuotersi con nefaste conseguenze su tutta Cornucopia, dalle Paludi fino a Chouxville, ridotte in povertà a causa delle ingenti tasse anti Ickabog pretese. L'unica isola ancora felice e apparentemente prospera era il castello, dove un ignaro Re Teo, sempre più manipolato, continuava a  compiacersi della bontà d'animo dei suoi Lord e di se stesso.

Se non fosse stato per la morte ingiusta di persone innocenti, avrei trovato la situazione alquanto comica. 

Un compiaciuto Re Teo, un babbeo inguainato in calzamaglia di seta e vesti di broccato, davanti allo specchio ad impomatarsi i baffi, decantando le sue doti di abile guerriero, mentre Scaracchino e Flappone ingrassano alle sue ignare spalle! Uno spasso come nei migliori film di Totò.

È incisiva l'abilità della Rowling  di raccontare, invogliando alla   riflessione bambini e adulti sul male, pur mantenendo toni lievi e spesso esilaranti.

Il piano di Scaracchino era quello di soggiogare il popolo facendo leva sulla paura dell'Ickabog, che fino ad allora nessuno aveva mai visto.

Sulle tracce fresche dell'Ickabog, verso la sua tana, riuscirò a scovarlo? - foto personale -



Ogni giorno inventava nuovi avvistamenti del mostro e nuove tasse da spillare con l'inganno al popolo ridotto allo stremo. Il fiorente regno di Cornucopia era diventato l'ombra di sé stesso, ma dell'Ickabog nessuna traccia. 

Rimasti soli a causa della tirannia dei perfidi Consiglieri, saranno Robi e Margherita, aiutati di Marta e Bernardo, a partire per le Paludi con l'intento di smascherare definitivamente gli intrighi di corte sull'esistenza dell'Ickabog e vendicare la morte ingiusta del padre di Robi e di Bernardo Blatta.

Legati da una profonda amicizia e dall'amore per la propria terra, il quartetto, si troverà presto ad affrontare mille difficoltà che metteranno in pericolo la loro vita. 

La strada da percorrere è dura e impervia, non lascia scampo, se poi ci si mette anche l'Ickabog che li vuole mangiare, ai ragazzini resta poca scelta: arrendersi e morire dopo aver tentato di salvare il regno o provare a diventare amici dell'Icker...

Alla fine, dopo un lungo viaggio nelle Paludi, ho trovato il mio Ickabog, che se se stava comodamente rilassato a leggere... - foto personale -

<< La parola ‘Ickabog’  deriva da ‘Ichablod’ che significa ‘senza gloria’ o ‘la gloria se n’è andata’. Credo capirete perché ho scelto questo titolo quando avrete letto la storia, in cui sono trattati temi che mi hanno sempre interessata… >>

Con queste parole, prefazione della stessa Rowling, finisco il mio personale racconto e viaggio alla ricerca dell'Ickabog.

Questa lunga fiaba è un concentrato di spunti di riflessione che ruotano attorno ai sentimenti: amicizia, lealtà, generosità ma soprattutto la paura, in ogni sua forma.

Quali sono gli effetti che la paura dell'ignoto e del ''diverso'' hanno sulla collettività? 

Leggendo, capitolo dopo capitolo, il concetto verrà messo in luce sotto diversi punti di vista;

quello dei quattro ragazzini, che nonostante le batoste e i maltrattamenti non si arrendono e decidono di vincere la paura per salvare il loro regno;

quello del popolo soggiogato e manovrato da un furfante senza scrupoli;

quello di Re Teo, un povero ignorante senza spina dorsale, venduto per un attimo di gloria.

E poi c'è lui, l'Ickabog, plasmato sulla paura e sull'odio, ma capace anche  di donare amore in cambio di comprensione e gentilezza.

L'Ickabog vive dentro ognuno di noi e siamo noi a deciderne la natura.

Per noi ''nipoti'' di zia Ro' e figli di Harry Potter è facile cercare analogie e similitudini con la saga del maghetto, io ho trovato le mie.

Ebbene, se pur diversa, la storia ne presenta molte, dal quartetto di amici che ricorda il Golden trio e Luna, al manipolatore Lord Scaracchino che rimanda alla cattiveria della Umbridge. 

L'allocco Re Teo, come non ritrovarlo nelle curate vesti del narciso Gilderoy Allock?

E l'Ickabog, direte voi? 

Ho già spoilerato troppo, non vi resta che partire per Cornucopia e scoprirlo, deliziandovi della dolce friabilità dei ''sogni di fanciulla'' e della leggerezza delle ''celie celesti'' appena sfornate dalla scaltra signora Raggianti...

Un viaggio che percorrerete piacevolmente cullati dalla scorrevolezza del testo. La storia, narrata dalla voce di zia Ro' è suddivisa in 64 capitoli,  formati da poche pagine ciascuno, permettendo una lettura più fluida e veloce, agevolata anche da interventi in prima persona dell'autrice, riguardanti opinioni personali e intime sui personaggi. 

Ad intervallare i capitoli, le splendide illustrazioni dei bambini vincitori del concorso. 

Un libro che racchiude tutti i generi in uno: 

giallo/thriller/mistery, che scatenerà le indagini sul terribile mostro assassino Ickabog; 

psicologico, che ci farà riflettere su molti temi sociali;

evolutivo, che ci mostrerà, evidenziandola, la crescita interiore di Margherita,  Robi e dei loro amici;

storico, vista l'ambientazione verosimilmente medievale;

rosa, perché come in tutti i castelli che si rispettano, c'è una ''principessa rinchiusa nella torre'' che aspetta il suo principe salvatore;

attualità, celata nelle truffaldine spoglie dei Lord consiglieri, i quali, manipolando la paura collettiva ''dell'ignoto'', creeranno odio ed emarginazione in un popolo che un tempo era stato unito dall'amore e dal rispetto.

Un genere che saprà catturare l'attenzione di molti lettori, non solo dei Potteriani.

Augurandovi una buona lettura, vi invito alla lettura del libro per regalarvi o regalare un sogno, ma anche per aiutare tutte le vittime del tremendo ''Ickaboggolo sanitario'' che sta attanagliando il mondo.

J.K. Rowling devolverà i diritti d'autore dell'Ickabog per aiutare tutte le persone colpite dal Covid19 in Inghilterra e nel mondo.

Buona lettura,

Tania C.
















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