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venerdì 29 gennaio 2021

Recensione di IO NON TI LASCIO SOLO di Gianluca Antoni - Ed. Salani -

 







IO NON TI LASCIO SOLO

Gianluca Antoni

Ed. Adriano Salani Editore

Anno di pubblicazione  2021

In commercio dal 28 gennaio

Pag. 288 

Formato Brossura

Progetto Le stanze

€ 15,90


CONOSCIAMO L'AUTORE

Gianluca Antoni - foto dal sito di Salani Editore -


Gianluca Colantoni classe 1968, vive a Senigallia, svolgendo la professione di psicoterapeuta e psicologo.
Col romanzo Io non ti lascio solo, di cui sono già stati venduti i diritti cinematografici, ha vinto il premio Romics e il torneo letterario IoScrittore.

TRAMA

« Un’avventura emozionante in quel territorio di fantasia e di paura  che è l’infanzia, in cerca della soluzione di un mistero insolubile. Perché ogni infanzia è sempre una indagine, alla scoperta di se stessi.  Questo romanzo lo spiega con candore e poesia. »  

VIOLA ARDONE

 

«Avventuroso e imperdibile, vi sorprenderà.  Una storia piena di colpi di scena,  con una scrittura ritmata e scorrevole.  I personaggi sono molto appassionanti e il finale sorprendente.»  

SIMONA SPARACO

Per affrontare la paura non c’è cosa migliore che farlo insieme ad un amico. Ne sono ben consapevoli Filo e Rullo, due ragazzini, uno l’opposto dell’altro ma inseparabili. Decidono di scappare insieme, alla ricerca del cane di Filo, perso durante un temporale in montagna.

Il viaggio per ritrovarlo li spinge sino alla cascina di Guelfo Tabacci, un solitario montanaro , accusato dalla comunità di aver ucciso il figlio qualche anno prima.

La bravata della loro fuga lascia così spazio a inconfessabili segreti degli adulti.

Molti anni dopo, nella cantina di Tabacci, vengono ritrovati due diari, scritti proprio dai due amici, nelle cui pagine ingiallite viene rivelata la soluzione del mistero e un racconto, schietto e poetico, di un’estate durante la quale il destino dei ragazzi cambiò per sempre le loro vite.

Nello scenario dominato dai toni contrastanti dell’eterna innocenza e del buio del dolore, Gianluca Antoni miscela il pathos del giallo a quella di un romanzo di formazione.


LA PAROLA DELL'AUTORE

«Nel mio intento, Io non ti lascio solo vuole essere un inno alle fragilità e alle debolezze di ognuno di noi, e di quanto queste, se ben elaborate e gestite, rappresentino i nostri più grandi punti di forza. Ogni personaggio del romanzo rappresenta una parte di noi: quella razionale (Filo), quella emotiva (Rullo), quella pazza (Scacco), quella bambina (Ameliè), quella mostruosa (Guelfo), quella adulta (Il padre) e così via. Solo affrontando con coraggio le sfide e la faticosa avventura di crescere possiamo scoprire che la loro accettazione e integrazione è l’unica strada che ci permette di trovare l’armonia interiore e il benessere… e allora sì che si può piangere, da uomini veri.»


RECENSIONE

Pochi giorni fa mi hanno contattato Riccardo e Chiara di Casa Editrice Salani per presentarmi il nuovo progetto editoriale Le Stanze, in uscita con la prima pubblicazione il 28 gennaio 2021.

Questo progetto presenta una nuova linea di narrativa italiana e straniera atta a soddisfare ogni tipo di lettore per la vasta scelta di argomenti trattati.

La prima uscita, in commercio dal 28 gennaio, è il romanzo accattivante di Gianluca Antoni ''Io non ti lascio solo'' e coinvolgerà noi blogger a recensire le pubblicazioni che più attireranno la nostra curiosità. 

Ho scelto di recensire proprio questa prima pubblicazione della serie perché mi ha incuriosito la trama ammaliatrice che spazia dal giallo psicologico alle sfumature noir e rosa delle avventure incastonate in una splendida natura montanara che tanto mi ha ricordato luoghi a me cari che abbracciano zona in cui vivo.

Il personaggio chiave del romanzo è Birillo, il cane compagno di vita di Filo. La svolta della storia avviene proprio grazie a lui. Se non si fosse perso nel bosco, le avventure di Filo e Rullo non sarebbero mai esistite, probabilmente nemmeno la loro amicizia e il mistero che riguarda il burbero orco Guelfo,  sarebbe rimasto per sempre celato tra le macerie della sua cascina.

Io non ti lascio solo, principalmente narrato dalle voci infantili di Filo e Rullo affidate ai loro diari ,  inizia dalla fine, dove l'autore presenta i vari personaggi, introducendo l'inizio della fantastica avventura dei due amici e dei loro complici, avvenuta vent'anni prima.


<<  Ma su quella carriola, mentre li  portava di sopra, ha notato quanto fitta fosse quella scrittura. Di quella casa, e di Guelfo, il paese racconta le peggio cose. Racconta che Guelfo ha ucciso il figlio, e che nelle notti prive di vento si può ancora sentire il pianto di un bambino imprigionato. >>

La storia si apre intorno al 2020, nella meravigliosa cornice verdeggiante di un'imprecisato paesino di montagna, dal quale, nelle giornate limpide, si scorge il mare.  Dei muratori stanno lavorando al cantiere nei terreni dove, vent'anni prima, sorgeva la casa dell'orco: Guelfo Tabacci. I lavori riportarono alla luce due quaderni con la copertina usurata dall'umidità e dal tempo, ma ancora leggibili.

I quaderni, in realtà, sono due diari, uno nero che sul dorso  riporta il nome Filo e uno rosso che riporta il nome Rullo.

Il ragazzo che ritrova i diari, dopo essersi accertato che fossero ancora leggibili, a conoscenza dei fatti riguardanti Guelfo Tabacci, ebbe premura di consegnarli al brigadiere dei Carabinieri del paese. L'uomo, incredulo li lesse d'un fiato, poi li consegnò al maresciallo De Benedittis, ormai in congedo, che in quegli anni seguì la vicenda di Tabacci e dei due ragazzini scomparsi in paese pochi anni dopo il presunto assassinio di Tommaso.

<<  Il maresciallo prende il quaderno rosso. Legge le ultime righe e venti giri di una morsa gli schiacciano lo stomaco. Venti come gli anni passati da allora, che ripiombano attuali come se il tempo non fosse passato. >>

In un arco di tempo che, presumibilmente spazia dalla fine degli anni '90 sino ai giorni nostri, Antoni da vita ad un giallo nel giallo, talmente surreale ma così ben delineato e dettagliato da sembrare vero. Il coinvolgimento del lettore è totale e intenso che la lettura prosegue come fosse una puntata di ''Chi l'ha visto?'': una pagina tira l'altra per scoprire nuovi indizi e seguire con apprensione le vicende di Filo e Rullo.

Tutto ebbe inizio sul finire del '90. Guelfo Tabacci è un boscaiolo gigantesco, di poche parole e dai modi bruschi. Ama la moglie di un amore morboso, geloso alla follia, di una gelosia scaturita dal fatto che la moglie, dopo anni di matrimonio e un figlio, non sia mai riuscita ad innamorarsi di lui che l'aveva salvata da una famiglia che la opprimeva, per innamorarsi, invece, perdutamente del meccanico di un paese vicino.

La gelosia  accecò Guelfo talmente tanto da farlo diventare violento. Sempre più spesso le sue enormi mani procuravano lividi nel corpo e nell'anima di Adele. Rimasta incinta, la povera donna cercò di recuperare quel matrimonio prigione, non riuscendoci. Quando il bambino non aveva che pochi mesi, la situazione era diventata pesante per lei che, per salvarsi, decise di andarsene dalla casa di quell'orco. L'uomo si vide costretto a lasciarla andare, ma ad una condizione: avrebbe dovuto rinunciare legalmente al loro figlio Tommaso in cambio della propria libertà.

A malincuore, ma con la consapevolezza che Guelfo non avrebbe torto un capello al piccolo e che, non appena si fosse sistemata avrebbe fatto di tutto per ottenere l'affidamento del suo bambino, Adele se ne andò per cominciare una nuova vita col meccanico, l'uomo che amava ricambiata.

La donna provò in ogni modo a chiedere a Guelfo di farle vedere il piccolo, in fin dei conti lei era pur sempre la madre. Ma l'uomo fu irremovibile, fino al giorno che la donna lo minacciò di portarglielo via con la forza, dal momento che l'affidamento le spettava per legge. 

In quei giorni però, Guelfo si presentò dal maresciallo Giuseppe De Benedittis a sporgere denuncia della scomparsa di Tommaso.

Il bambino venne cercato ovunque, la casa fu messa sottosopra, i campi e i capanni della proprietà furono battuti a tappeto. Del bambino nessuna traccia e Tabacci sembrava non voler collaborare continuando a sostenere che il bambino era scomparso nel nulla, forse rapito da Adele. La donna estranea  ai fatti e l'atteggiamento ambiguo e violento di Guelfo, convinsero De Benedittis che l'uomo doveva aver ucciso il bambino e occultato il cadavere, ma non avendo ritrovato il corpo si vide costretto a far decadere le accuse e a chiudere il  caso. Passò il tempo e anche Adele smise di cercare il figlio, ritirandosi ad una vita fantasma: nessuno seppe più nulla di quella povera madre, ma in paese tutti continuarono ad additare  un Guelfo sempre più dispotico, solitario e scostante, come l'assassino del figlioletto.

Da quel giorno passarono circa dieci anni, Tabacci, ancora più chiuso in sé protetto dal suo aggressivo cane da guardia Diablo, continuò a comportarsi in maniera ambigua e la storia del piccolo Tommaso diventò leggenda in paese: nelle notti senza vento, dalla proprietà di Guelfo, saliva il pianto di un bambino tenuto prigioniero.

Teofilo, chiamato da tutti Filo, è un ragazzino di circa dieci anni, vive col suo amato cane Birillo e col padre alcolizzato. Era ancora piccolo quando rimase orfano di madre, ma lui continua a ricordare il dolce sorriso di quella donna smunta, dagli occhi vuoti e tristi. La mamma era malata, era stata tanto in ospedale e, nonostante il sorriso e l'amore che provava per Filo, c'era qualcosa che la turbava e non a causa della malattia.

Dopo la morte della madre cominciò ad avere grosse difficoltà a socializzare ma trovò in Birillo  e in Rullo due grandi amici, più importanti della sua stessa vita, che lo aiutarono ad andare avanti forte e coraggioso, ritrovando la vivacità che sembrava perduta.

<< Se ti importasse di me non avresti lasciato scappare Birillo. >>

Durante un temporale di montagna Birillo, che stava cercando i tartufi insieme al padre di Filo, si perse a causa del boato di un forte temporale, del quale ha sempre avuto paura.

Il padre cercò di calmare Filo invano, a poco valse il fatto che il temporale scoppiò all'improvviso prendendoli alla sprovvista. 

Per il ragazzino la colpa della scomparsa di Birillo era da attribuire solamente al  padre, che di nuovo in preda ai fumi dell'alcol, non aveva protetto il cane impaurito. 

Tutto era successo perché secondo lui il padre non lo amava. Se veramente gli fosse importato di lui, non avrebbe bevuto e avrebbe protetto Birillo. Invece non lo aveva fatto e Filo non poteva accettare la nuova e straziante perdita del suo fidato amico Birillo. Nemmeno il sostegno di Rullo avrebbe potuto aiutarlo.

Rullo è il migliore amico di Filo, un ragazzino timido e pauroso, vittima delle parole cattive e degli scherzi prepotenti dei compagni di scuola. Filo lo aveva salvato e da quel giorno erano diventati grandi amici, anche se spesso Filo non lo ascoltava. 

Rullo aveva paura del padre di Filo, lo aveva visto ubriaco una volta e si era nascosto sotto il letto per paura che gli mettesse le mani addosso. Ogni tanto Filo qualche sberla la prendeva e  Rullo per quanto poteva, cercava di consolarlo e aiutarlo insieme al cagnolino.

I due amici, poco dopo la scomparsa di Birillo, avrebbero dovuto partire con gli Scout per il campo estivo sulle montagne. Filo invece aveva già organizzato tutto, non sarebbero partiti, sarebbero invece saliti sulla montagna dove si era perso Birillo. Lo zaino era pronto: tenda, cibo, vestiario, qualche spicciolo e due quaderni sui quali avrebbero tenuto un accurato diario sugli sviluppi della ricerca.

<< La paura non passa come un raffreddore. >>

La reticenza di Rullo faceva sempre innervosire Filo che gli intimò, visto che era così pauroso, di restare a casa. Lui sarebbe partito ugualmente, da solo, sapendo che comunque l'amico avrebbe finito per seguirlo. Faceva sempre così Rullo, litigavano, ma poi erano più uniti di prima. Uno l'opposto dell'altro, tanto impavido e impulsivo Filo quanto remissivo e flemmatico Rullo, così legato all'amico nonostante i continui screzi e le opposte vedute. Due facce della stessa medaglia, diverse e complementari, legate dalla complicità dell'amicizia e dal rispetto   che provavano l'uno dell'altro.

Iniziò così il lungo cammino dei due amici, inerpicandosi sulla montagna, accampandosi in riva al fiume e arrivando al paese dove incontrarono il burbero Tabacci, sospettato di aver rapito Birillo.

Ad organizzare l'operazione per salvare Birillo dalle grinfie di Diablo e Tabacci, si aggiungeranno ai due ragazzini anche la bella Amelie, nipotina dell'ex medico condotto del paese che porta con sé il peso di un inconfessabile segreto e il generoso Scacco, il ''matto del villaggio'', un giovane uomo con problemi psichiatrici ma con un cuore immenso.

Dopo un primo tentativo di salvataggio di Birillo che vedrà Filo e Rullo a tu per tu con lo smagliante ghigno aguzzo  di Diablo e una strage di galline, il nuovo piano di Filo sembrava perfetto. 

Aiutati dal nobile animo del poetico Scacco, che sembra avere una particolare affinità con Diablo e  dalla piccola Amelie che farà da palo, attaccheranno il forte di Guelfo di notte, perlustreranno tutta la proprietà e quando avranno ritrovato Birillo si daranno alla fuga rientrando a casa. 

E l'avranno pure fatta franca con gli scout e i genitori, ne è sicuro Filo,  dall'alto della sua esperienza di  scout esperto e  dalle idee chiare.

Peccato che, come in tutte le operazioni ben pianificate, ci sia sempre un punto che fa acqua.  Filo e Rullo si cacceranno in un grosso guaio con Tabacci e coi Carabinieri, riportando alla luce sconvolgenti ed inspiegabili verità che sconvolgeranno la loro vita già abbastanza travagliata. 

Ogni azione,  ogni pensiero, ogni  dubbio ed ogni particolare verranno annotati nei loro diari, ben nascosti nella cantina di Guelfo fino al giorno del ritrovamento...

La storia di Filo e Rullo è la storia di un amore unico, raro e irripetibile, che va oltre la semplice amicizia. Un legame che li unirà per sempre, fondendo i loro cuori in un unico grande cuore pulsante,  impossibilitato a battere senza la linfa vitale scaturita dal legame dei due ragazzi.

L'autore, attraverso una scrittura fluida e semplice, accompagna il lettore lungo il percorso evolutivo delle avventure di Filo e Rullo coinvolgendolo in  salti temporali ben omogeneizzati col presente.

Trattando con una delicatezza genuina e sincera argomenti come la depressione, l'alcolismo e il difficile rapporto tra un padre vedovo alle prese con un figlio borderline e ribelle, sembra quasi che  ogni personaggio incontrato  prenda vita fuori dalla penna dell'autore, diventando un membro di famiglia o il nostro amico più caro. 

Si soffre, seguendo i ragazzi nel bosco, si suda freddo durante le peripezie a casa di Guelfo, si tiene il fiato sospeso durante le azioni di salvataggio guidate da Scacco e Amelie. Si sta in apprensione e scappano pure fiumi di lacrime, per la sorte di Birillo ma non mancano i momenti esilaranti quando i piani ben congegnati di Filo finiscono in situazioni tragicomiche con conseguenze piene di pathos e suspense.

Il colpo di scena finale libera il lettore da ogni congettura e tensione, mettendo in luce quanto la mente di un bambino possa vedere oltre la realtà, svelando verità invisibili agli occhi, ma da sempre nascoste nell'inconscio primordiale.

Filo conduttore di tutta la storia, come ha ben evidenziato  l'autore, è che il peso dell'influenza adulta ( decisionale, morale e normativa ) possa gravare/condizionare irreparabilmente sulla personalità presente e futura dei figli, scatenando nelle loro menti meccanismi di difesa e compensazione dopo importanti perdite/lutti.

Sospesi tra il cielo e la terra odierni ma circondati dall'atmosfera di un regno d'altri tempi, l'avventura surreale di Filo e Rullo vi terrà incollati alla poltrona fino alla fine, dal sapore dolce amaro, come la verità.

Consiglio questo romanzo non solo ai più giovani, ma anche agli adulti, in particolar modo ai genitori, per comprendere meglio quanto, dietro ad una apparente fragilità, siano forti e coraggiosi i bambini grazie alla loro tenera ingenuità che gli permette di vedere il mondo con gli occhi puri e schietti dell'innocenza. 

Quella purezza che verrà meno quando si entrerà nella consapevolezza del mondo adulto.

Ringrazio Riccardo e Chiara per avermi inviato la copia di Io non ti lascio solo ed avermi dato la possibilità di vivere questa nuova avventura introspettiva. 

Auguro a tutti voi una buona lettura dopo l'acquisto del romanzo, ricordandovi che è presente in tutte le librerie e nei principali store online. 

Ne vale veramente la pena, parola di scout...

Tania C.








 





domenica 26 gennaio 2020

Recensione di CHERNOBYL 01:23:40 di Andrew Leatherbarrow - Ed. SALANI




CHERNOBYL 01:23:40
LA STORIA VERA DEL DISASTRO NUCLEARE CHE HA SCONVOLTO IL MONDO

Andrew Leatherbarrow
Ed. SALANI 2019
Pag. 263
Copertina flessibile
Traduzione Annoni, Salerno, Turrini
€ 15,90


CONOSCIAMO L'AUTORE

Andrew Leatherbarrow - foto dal web -

Per molti di noi Chernobyl è una città vera e proprio, un non luogo che improvvisamente, un giorno è rimasto deserto. Per Andrew Leatherbarrow è proprio questo che da un fascino esagerato al luogo. Per molto tempo si è domandato come sarebbe stato camminare in quei luoghi fantasma immaginando quale fosse la quotidianità prima che il disastro la colpisse. Un giorno si ritrova tra le mani l'annuncio di un tour a Pripyat, nella zona di esclusione. Partecipando avrebbe avuto accesso libero all'area. Da quel viaggio è nata l'indagine sul mistero che aleggia intorno al giorno della tragedia. Questo libro racchiude il risultato di cinque anni di ricerca, descrivendo un dettagliato ed accessibile resoconto di quello che realmente è accaduto quel 26 aprile 1986 nella centrale nucleare di Cernobyl.
Ad oggi Andrew vive con la compagna e i loro due figli in Inghilterra. Nel tempo libero dal lavoro scrive libri. Andrew e questo dettagliato docu-libro sono stato il punto di riferimento per le riprese della serie tv Chernobyl.

TRAMA

All'alba del 26 aprile 1986, all'01:23:40, Alexandr Akimov preme l'interruttore per l'arresto di emergenza del quarto reattore nucleare di Chernobyl.

Un gesto che costrinse permanentemente l'evacuazione di una città e decretò l'inizio di un disastro nucleare che ha segnato la storia mondiale e il destino dell'Unione Sovietica. Decenni di storie contraddittorie, inesatte  ed esagerate seguiranno faranno parlare del disastro. 
Con questo libro, frutto di cinque anni di ricerca, l'autore mette in luce un dettagliato e completo resoconto su ciò che accadde realmente quella notte. Grazie alle sue ricerche ci racconta con minuziosa descrizione la disperata lotta per evitare che la tragedia colpisse l'Europa, l'eroico sacrificio degli uomini che raggiunsero il luogo del disastro colpito da un livello di radiazioni talmente elevato che non riuscirono nemmeno a registrarlo, la verità sui leggendari 'liquidatori di Chernobyl', passando dal processo portato a termine dall'URSS con le relative menzogne.
La storia si alterna al racconto di viaggio dell'autore nella città ucraina di Pripyat, oggi ancora abbandonata, e nella vasta Zona di esclusione di Chernobyl. 
Una minuziosa corrispondenza che raccoglie fotografie dell'odierno paesaggio di Pripyat. Da leggere come un romanzo.

IMPRESSIONI

Me lo ricordo io, quel 26 aprile 1986, o meglio mi ricordo dal 27 aprile in poi, quando tutti i tg dell'epoca e le testate giornalistiche non facevano altro che raccontare di un importante disastro nucleare  che aveva colpito l'URSS, precisamente Chernobyl con gravi ripercussioni a livello europeo. La paura che le radiazioni contaminassero l'Italia, che non si potesse più uscire fuori a giocare nei prati, in quegli anni i social di noi ragazzini erano i campi e i prati attorno casa, era forte. 
All'epoca di Chernobyl avevo 12 anni e a malapena potevo comprendere quello che stava succedendo, o meglio la  grandezza e la potenza del danno socio-ambientale.
I miei ricordi mi rimandano a catene di solidarietà per ospitare i "Bambini di Chernobyl", figli di chi aveva perso tutto, spesso senza famiglia, mandati in Italia per "purificarsi" e passare un po'di tempo lontani da un ambiente insano e lugubre.
I danni, purtroppo, non sono stati solo morali, ma anche fisici e gravi. La notte di Chernobyl provocò 65 decessi, ma quelli venuti a  mancare a causa degli effetti a lungo termine furono molti di più. Cancro, trombosi, leucemie e deformazioni devastanti. Non potevo comprendere appieno, ma rimasi sconvolta, immaginando strani esseri deformi e fluorescenti aggirarsi  per la steppa. La mente dei ragazzini è talmente malleabile che basta poco a creare storie fantastiche, frutto anche della scarsa informazione in merito.
Ma di fantastico, nella tragedia di Chernobyl non c'era, non c'è e non ci sarà, per centinaia di anni ancora, nulla.
Il forte potere cancerogeno, sviluppato dalle radiazioni sprigionatesi dal disastro, oltre a morte e malattie, ha distrutto un raggio abitativo di circa 30 km, destinandolo a rimanere abbandonato ancora per centinaia di anni. Ad oggi la natura si sta riprendendo il suo territorio, piante, fiori e animali abitano il "cimitero a cielo aperto" , tra gli scheletri di edifici e strutture abbandonati a se stessi e ingoiati dall'eternità radioattiva. 

All'inizio del Ventesimo secolo la sua scoperta (Marie Curie) che la luminescenza del radio è in grado di distruggere le cellule umane malate più rapidamente di quelle sane generò una nuova industria che pubblicizzava le proprietà magiche (perlopiù immaginarie) di questo nuovo elemento a un pubblico ignaro e facile da sviare.

Solo negli anni trenta/quaranta si riuscì a capire quanto le radiazioni prodotte dal Radio fossero pericolose, circa 2,7 milioni di volte più dell'Uranio. Sino alla fine degli Anni Venti tutti sembravano impazzire per quella miracolosa scoperta che prometteva gran benefici all'umanità, dall'uso nella quotidianità sino a quello farmaceutico. Ma il caso delle "ragazze radio" diede inizio ai primi dubbi: le ragazze radio erano giovani donne impiegate della United States Radio Corporation che dipingevano manualmente i quadranti di orologi, approfittando spesso per laccarsi le unghie con la vernice fluorescente. Per tenere umida la punta dei pennelli usati, le ragazze la umettavano con la punta della lingua, ingerendo giornalmente quantitativi ingenti di particelle radioattive. Dopo qualche tempo si cominciarono ad intravvedere i risultati devastanti del radio: i denti e il cranio cominciarono a sgretolarsi.

La radioattività previene la pazzia, risveglia emozioni nobili, ritarda l'invecchiamento  e garantisce una vita meravigliosa, giovanile e gioiosa.

Un film dell'orrore a pensare agli studi, forse presi troppo alla leggera, di Marie Curie sulle radiazioni prodotte dal radio e alla propaganda un po' troppo propositiva che fecero riviste mediche dell'epoca.
Tutto questo orrore, a partire dagli anni '40, sembrò perdere popolarità a causa della richiesta di innovazione a scopo bellico per la Seconda Guerra Mondiale: tesi dell'epoca sostenevano che 

"la fissione funzionava meglio se nell'ambiente veniva introdotto un 'moderatore' per ridurre la velocità dei neutroni in moto all'interno di un atomo così da moltiplicare le probabilità di collisione e scissione."

Prese così il via la costruzione dei primi reattori nucleari. Il primo mattone del Chicago-Pile 1 fu messo a dimora nell'Università di Chicago, in campo al progetto Manhattan, supervisionato dal fisico Nobel Enrico Fermi. Quello che non era stato preventivato e, all'epoca studiato, furono le ripercussioni dei  molti incidenti nucleari accaduti durante la contaminazione. Si tendeva ad insabbiare tutto. 
La stessa Marie Curie ed altri studiosi, probabilmente, persero la vita a causa di tumori e malattie sviluppatesi  dalla continua e potente contaminazione da radiazioni. Nonostante si continuasse a negare il potere distruttivo delle radiazioni, figlia e genero della Curie, che vinsero il Nobel, morirono a causa della contaminazione per aver portato avanti gli studi della madre.
Nessuna stima nemmeno sulla sindrome da radiazione, in quanto la Russia aveva, negli anni, insabbiato tutta la documentazione sui molti incidenti nucleari capitati sino ad arrivare a quello della notte di Chernobyl. Sicuramente altri Paesi come Corea del Nord, Pakistan ed Iran,  rinomati per la facile corruttibilità governativa, continuano tutt'oggi sulla linea dell'omertà.
Ad oggi, come apprende e riporta Leatherbarrow dalle sue ricerche,  si stima che  gli incidenti nucleari gravi che hanno provocato molte vittime siano circa settanta, con almeno dieci decessi ufficiali e molti altri nascosti.
La maggior parte causati da errori umani in conseguenza anche a furti di apparecchiature mediche di radioterapia.
L'autore non ricorda di preciso quando iniziò la sua passione per Chernobyl. Era piccolo, sentiva parlare della catastrofe e soprattutto del villaggio abbandonato a se stesso frettolosamente, rimasto in balia degli anni e della natura per decenni, costretto a restarci per altre centinaia di anni. Agli occhi di un bambino tutto questo aveva un che di surreale. Chissà come sarebbe stato visitare quel villaggio spoglio, vuoto, che un tempo era abitato da bambini come lui...

Dopo anni di attesa ed innumerevoli ore passate ad analizzare la dinamica dell'incidente, oggi finalmente vedrò Chernobyl coi miei occhi.

Nel 2005, Andrew si iscrisse all'Università e venne a conoscenza di una serie di fotografie scattate da un motociclista che aveva attraversato in solitaria la zona di esclusione ricavandone un affascinante book fotografico. Col tempo venne fuori che la storia della traversata era una montatura, ma ciò non scalfì il fascino che le fotografie ebbero su Andrew.
Lo tsunami del 2011 in Giappone fu la causa del  secondo disastro nucleare per potenza e per l'autore fu oggetto di interesse talmente forte che lo spinse a documentarsi ancor di più  su ciò che in quegli anni si era diventato un'ossessione: Chernobyl. 
Non conoscendo però il funzionamento di un reattore nucleare, cominciò a documentarsi guardando documentari, leggendo articoli e con tutto quello che riuscì a trovare al riguardo. Man mano che si informava facendo scrupolose ricerche,  vennero alla luce documenti contraffatti, al riguardo di quel che successe la notte di Chernobyl al reattore quattro e le ripercussioni che ne scaturirono. 
Interesse della Russia era quello di nascondere i fatti realmente accaduti modificando ogni tipo di documento e di ricordo.  Mille domande affollavano la mente di Leatherbarrow.
Quanto, di quello che accadde quella notte fu raccontato realmente e quanto insabbiato? 
Chi furono i veri responsabili? 
Quali insegnamenti aveva dato quell'errore? 


Pripyat oggi - foto dal web -

L'interesse di Andrew cresceva sempre di più, per ogni documentazione contraffatta, la voglia di verità si faceva sempre più scalpitante, tanto da spingerlo, nell'ottobre 2011, a partire per un tour nella Zona di esclusione, con accesso illimitato a Pripyat. 
La sua sete di sapere lo portò addirittura a vendere alcuni dei suoi beni più cari pur di racimolare il denaro sufficiente a mantenersi durante il soggiorno.

Brutali strutture di cemento bianche e grigie, quasi prive di qualsiasi abbellimento, spuntano da quella che è diventata una foresta, mentre la sagoma lontana di Chernobyl si staglia minacciosa all'orizzonte, appena visibile attraverso la nebbia.

L'arrivo a Pripyat fu, per Andrew e probabilmente per il gruppetto di persone che viaggiava con lui, come il bacio di un Dissennatore. 
Durante il giro della zona residenziale "Fujiyama", sembrava che tutta la popolazione terrestre si fosse estinta e lui fosse rimasto l'unico sopravvissuto in un mondo grigio e desolato, dove regnano incontrastate solitudine e tristezza. Era solo un suo  pensiero o anche gli altri provavano la stessa sensazione di vuoto e gelo desolante?
Lungo il percorso fu rinvenuta la carcassa mummificata di un cane, ricoperta di piccoli fori. Era morto a causa delle radiazioni, oppure vittima dello squadrone di sterminio che all'epoca si aggirava battendo a tappeto la città? Erano passati venticinque anni, e quei fori avrebbero potuto significare tutto e nulla, anche la straziante sindrome da radiazioni, ma l'augurio, se così lo si può macabramente definire, per la sorte di quella povera bestiolina, è che fosse deceduta per stenti. Il che avrebbe significato, per paradosso, meno sofferenza.
Nonostante i depistaggi dell'austero regime russo, tutti i documenti studiati sino a quel momento da Leatherbarrow vennero smentiti dal suo viaggio nella storia di Chernobyl. 
Quel 26 aprile 1986, alle 01:23:40 un errore umano causò l'esplosione del reattore nucleare di Chernobyl. Così ci hanno voluto far credere, riscontrerà Andrew durante il suo viaggio fatto non solo di visite e foto, ma di cinque anni di approfondite ricerche. In realtà, all'errore umano si aggiunse il materiale di scarsa qualità col quale fu costruito che comportò un mal funzionamento del reattore dettato anche da un'errata costruzione e, non da meno, le importanti regole sulla sicurezza che mai furono rispettate. 
L'errore umano, quella notte, venne in parte ripagato dalla "eroicità" degli operai rimasti in sede per cercare di placare l'incendio ed evitare un disastro ancora più immane, che avrebbe spinto l'enorme onda radioattiva su tutta la terra. Uomini e donne che, contando sulla forza  delle loro braccia e donando, chi consapevolmente, chi ignaro, la propria vita, hanno cercato di contenere il disastro e liquidare la zona.
Esseri umani reali persero la vita da eroi, volutamente oscurati dal Governo Russo, perché tutto doveva restare segreto, riportati "in vita" da Leatherbarrow, come un doveroso omaggio a loro, che di vite ne avevano salvate tante. 


Chernobyl, il sarcofago che ricoprirà il reattore numero quattro - foto dal web -


PER CONCLUDERE

Dal 1986 il toponimo di Chernobyl è inevitabilmente associato all’incubo dell’incidente nucleare. 
Ma, alla fine, cosa sappiamo esattamente su quello che veramente accade la notte del 26 aprile 1986? 
Poco o nulla. 
La fredda disamina delle dinamiche che portarono il reattore numero quattro ad esplodere, quanto hanno contribuito ad approfondire la reale conoscenza di una materia tanto affascinante quanto distruttiva?

Se la potenza dell’atomo non viene guidata e incanalata può portare a danni inimmaginabili. 

Un intero Continente, quella notte, si trovò in bilico sull’orlo dell’Olocausto. Tristi i richiami all’impiego dell’arma atomica sperimentato nelle fasi finali del secondo conflitto mondiale. 

Ancora oggi, la complicità del velo di silenzio imposto dalle autorità sovietiche, contribuisce a rendere ancor più oscuro il dipanarsi della trama di una strage silenziosa di cui nessuno conosce il bilancio: il sacrifico di chi lotto’ contro il tempo per evitare l’annientamento della vita. 
Noi italiani di quei giorni, di quei mesi, abbiamo impresse le immagini del latte versato, dei proclami delle autorità che ci rassicuravano sull'assenza di rischi. Ma non abbiamo mai voluto scavare a fondo. 
Il docu-libro di Leatherbarrow ha il merito di squarciare questo velo, agevolato dal grande successo riscosso dalla fiction che ne è stata tratta, la quale, seppure nell’ottica di una trasposizione televisiva, segue fedelmente l'histoire di  un thriller che tiene tutti con il fiato sospeso, costringendoci ad immergerci in un narrato fatto soprattutto di nozioni, indispensabili per conoscere.
Perché non si deve cancellare la memoria, perché sia monito a chi deve garantire la nostra sicurezza nel formare personale preparato scientificamente, indipendente dai diktat dell’apparato e delle logiche di mercato. 
Perché Chernobyl non fu’ solo un errore umano, ma anche il frutto di un' ottusa visione ancorata ai principi dell’ideologia. 
Dobbiamo ringraziare la passione/ossessione dell’autore, perché il dovere di documentare, informare e tutelare la memoria può diventare una martellante ossessione, così come la nostra è quella di non dimenticare.
Questo libro, quasi un documentario di guerra che si legge come un romanzo, scritto con un linguaggio semplice e viscerale, al contrario di quanto si possa pensare, non è propriamente una lettura leggera. Prendetevi tutto il tempo necessario, elaborate i pensieri, fate ricerche e integratelo con la serie tv. Non ve ne pentirete e potrete finalmente comprendere quello che veramente accadde quella notte. 
Ringrazio il mio fidanzato per avermi aiutata a chiarire dubbi, lacune e per avermi mostrato la via d'uscita dell'intricato labirinto dei reattori nucleari.
Buona lettura,

Tania C.





Recensione TUTTO NASCE PER FIORIRE di DEMETRA COSTA

  TUTTO NASCE PER FIORIRE Autore: Demetra Costa Editore: IoScrittore Formato: Brossura Pag.: 503 Uscita: Giugno 2025 € 18 formato cartaceo F...