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giovedì 19 gennaio 2023

Recensione UN GRAMMO DI FELICITÀ AL GIORNO di Sidi Østili - Ed. Garzanti Libri -

 





UN GRAMMO DI FELICITÀ AL GIORNO  


Sidi Østili 

Ed. Garzanti Libri

Genere Narrativa straniera

Pag. 360

Formato Cartonato

€ 18,60

Formato ebook presente in tutti gli store digitali


            CONOSCIAMO L'AUTRICE

SIRI ØSTLI

Siri Østli è laureata in letteratura francese e russa, e in psicologia. Autrice e giornalista pluripremiata in patria, esordisce in Italia con Un grammo di felicità al giorno. Vive a Oslo con il marito e cinque figlie.

 

TRAMA

 

È mattina, e Fie sta per ricevere il suo messaggio quotidiano, non vede l’ora che arrivi. Sono solo poche righe con le quali le viene assegnato un compito da svolgere per tornare a vivere davvero e spezzare la routine monotona delle sue giornate sempre uguali. Da alcune settimane, infatti, segue un calendario dell’Avvento personalizzato, in cui a ogni casella corrispondono un consiglio, un obiettivo o una motivazione. Ife non sa se riuscirà a farcela ma, non avendo nulla da perdere, decide di accettare la sfida: solo in questo modo potrà mettersi in gioco davvero. Ad architettare questo ‘’gioco’’ è stata la sorella Sara, consapevole che Fie ha bisogno di qualcuno che la esorti a uscire dal guscio in cui si è rinchiusa dopo essere stata lasciata dal marito e il figlio che sembra averle voltato le spalle per sempre. Seguendo le indicazioni contenute nei messaggi, piano piano, la vita di Fie comincia a cambiare. Il primo passo consiste nel trovare un nuovo arredamento per la casa, seguito dalla preparazione di squisiti dolci al tepore del forno per poi arrivare alla socializzazione adottando un cane e facendo amicizia con i vicini. Piccoli gesti quotidiani dal valore inestimabile grazie ai quali si rende conto che non è vero che intorno a lei c’è solo un presente grigio. Nuovi colori vengono alla luce rivelando come suo figlio sia solo a un passo di distanza e come, forse, separarsi dal marito non sia stata una cattiva idea. Perché c’è sempre una ragione in tutto ciò che accade. Anche se a prima vista sembra negativo. Bisogna solo trovare la forza di riscoprire valori importanti come amicizia, condivisione, realizzazione di sé.

Un grammo di felicità al giorno è un inno al potere della vita di sorprendere e alla possibilità di ricominciare. A volte ci vuole qualcuno che ci venga in soccorso, a volte bastano un messaggio, un abbraccio, la parola giusta al momento giusto. La forza è dentro ognuno di noi, dobbiamo solo trovarla.

 

 

IMPRESSIONI

 

Cari lettori della Valigia ben ritrovati.

Natale è passato da un po’ ma avendo dei conti in sospeso proprio con me stessa e le festività, ho deciso di portare a termine un impegno che mi ero presa e, per cause di forza maggiore, non ho potuto portare a termine durante il periodo natalizio.

“Un grammo di felicità al giorno” era il testo scelto per un gruppo di lettura condivisa del quale facevo parte. Facevo, perché  un problema tecnico mi ha costretta ad uscirne. Ho voluto comunque leggere il testo per chiudere il cerchio.

Attirata dal titolo e dalla trama, acquistai fiduciosa il romanzo ma, una volta a casa, lo impilai sul comodino, senza un perché apparente e senza rimorso.

Non riuscivo ad aprirlo, ma non ne ero dispiaciuta come per le altre letture che stavo tralasciando. Continuando a chiedermi il motivo del perché di tanta svogliatezza, sono arrivata alla sera del 17 gennaio, quando decisi che era arrivato il momento di tuffarmi tra quelle pagine, alla ricerca della dolce atmosfera natalizia, passata troppo in fretta.

Dopo aver letto le prime pagine cominciai a capire il perché del mio allontanamento dopo l’acquisto. I libri hanno un’anima e sanno quando è il momento giusto per essere letti. Così è stato per “Un grammo di valium al giorno” (sarebbe il titolo più indicato).

Man mano che le pagine scorrevano più lente di un carro trascinato da un bradipo nella sua giornata no, la tentazione di chiudere e mettere la parola fine a quel calvario di mestizia, ansia e squallore, fu quasi soddisfatta. 

Dopo aver chiesto consiglio a chi già lo aveva letto, decisi di arrivare alla fine, si sarebbe trattato di superare i primi capitoli e poi la storia avrebbe preso un ritmo più frizzante. (...)

Il personaggio principale, oltre al fantomatico calendario dell’avvento, è Fie, una donna norvegese di mezza età, assistente alla poltrona e succube di un marito dentista narcisista e malato di pulito, con un figlio altrettanto succube del padre e apatico.

Una famiglia solo all’apparenza felice, benestanti, metodici. Tristi.

Fie, debole di carattere, si lascia annullare dal marito quasi subdolo, tanto da finire nel tunnel della dipendenza da psicofarmaci e alcool, con conseguente esaurimento nervoso. Diventata l’ombra sciatta della bella ragazza che era prima del matrimonio, la donna viene lentamente allontanata dal marito e buttata letteralmente fuori dalla sua casa e dalla vita del figlio, per lasciare spazio all’amante quasi coetanea ma brutta fotocopia anche se molto più curata e brillante di lei.

Lo stato di Fie è pietoso, fatta di alcol e benzodiazepine, si lascia ancora una volta manovrare dall’ormai ex marito, pronto a decidere per lei della sua vita.

A poche settimane da Natale si ritrova così a vivere in un quartiere ‘’popolare’’, squallido e umile, in un loft impostole senza reagire dall'ex marito, al quarto piano di una palazzina, senza mobili né vestiti.

Qui entra in gioco Sara, la sorella incoerente e manipolatrice, che in preda agli ormoni della menopausa, oltre ad assillare ogni cinque minuti Fie sul fatto che avrebbe dovuto passare il Natale con lei e la sua famiglia, senza far nulla di concreto per aiutarla, si inventa un immaginario calendario dell’avvento al bisogno, per crearle nuovi stimoli e farla tornare quella di un tempo.

A seconda dell’ormone del giorno, e senza una logica, Sara, quando si ricorda, apre un’immaginaria casella del calendario tirando fuori la frase magica, quasi un mantra ripetuto all’infinito, che di sicuro avrebbe aiutato Fie a rimettersi in carreggiata.

Le prime caselline contengono il consiglio di arredare il loft, trovarsi un lavoro, prendere un cucciolo. In realtà Sara avrebbe voluto rifilarle il criceto scomodo di famiglia, ma per fortuna Fie ha saputo ragionare lucidamente.

Per un po’ il calendario sembra messo da parte, ma l’autrice, in preda ad un climaterio infinito, decide che Sara deve in qualche modo dare il consiglio definitivo e risolutivo per rimettere Fie in pista. Nulla di male, per una sorella in difficoltà si fa di tutto, se il consiglio del calendario, tornato in auge col risveglio dell’ormone giusto, non fosse ‘’lavati, truccati, vestiti, vai al bar e buttati nel letto del primo che riesci a rimorchiare.’’

Un mantra, un martello pneumatico giornaliero, con tanto di passo indietro di Sara: ‘’Non ho mai detto che devi farci sesso, ho solo detto che devi rimorchiare il primo che ti passa davanti al bancone del bar e finirci a letto’’. 

Passo indietro, ovviamente, dopo che Fie decide di seguire letteralmente il consiglio in preda al risveglio ormonale annegato in vino rosso, pane e salame. 

Ah, le gioie della meravigliosa arte di lanciare il sasso e nascondere la mano!

Il suo primo rimorchio è Trym, ambiguo proprietario de ‘’I cinque tavoli’’, una sorta di pub davanti al negozio dove lavora Fie. Il ‘’playboy’’ di turno, senza una storia definita e senza carattere, che sa solo affettare formaggio e salame e versare vino, ma sembrerebbe essere sexy col dolcevita nero, i jeans sdruciti e il piercing all'orecchio.

Con Trym tesserà una trama di equivoci, incomprensioni e collaborazione sul filo del nonsense.

Le giornate di Fie sono scandite tra il lavoro nel negozio di antiquariato, appartenente alla nonna un po' squilibrata della sua nuova amica Lykke, giovane ragazza madre figlia dei fiori del duemila, e il tentativo di addestrare il suo cane, fresco di adozione su consiglio del calendario, tanto gigante quanto pigro,  chiamato Cane.  

Eppure l’ironia nordica è dissacrante e stimolante, cosa non ha capito l’autrice?

Lo spirito natalizio dovrebbe essere lo scenario di fondo del testo, ma con le descrizioni lente e scialbe  passa in un piano di contorno. Qualche alberello sparuto buttato a caso qua e là, qualche decorazione scovata al mercato dell’usato per essere rivenduta nel negozio dell’usato, con qualche modifica a prezzi triplicati (business is business) e biscotti pieni di zucchero e ingredienti che col Natale poco hanno a che fare, ma  pare piacciano ai norvegesi.

Tra una decorazione da inventare per far colpo sui clienti, le avventure di Lykke che deve trovare su Tinder un padre per il figlio Adam, lo strano rapporto col Trymm e la sorella che quando si ricorda apre una casella del calendario, la vita di Fie scorre in preda alle sue paturnie. Psicofarmaci sempre a portata di mano, vedere ma non toccare se non all’occorrenza, vino rosso e tè che le vengono regalati come non ci fosse un domani, Fie si trova pure ad avere un vis a vis con l’amante frustrata dell’ex marito.

Questo incontro, voluto da quella faccia tosta che osa pure indossare i suoi abiti griffati dimenticati ‘’a casa’’, dà a Fie la forza per riavvicinarsi Jens, il figlio rammollito che sta perdendo giorno dopo giorno.

Costellato di neve, ghiaccio e dialoghi dello spessore di ‘’The book in on the table’’, la ripresa del rapporto con Jens rimane sospesa in una bolla di nulla cosmico. 

Forse all’autrice non stava simpatico il personaggio, o forse aveva saltato la puntata quotidiana di Beautiful, vai a saperlo.

La vita di Fie, con una lentezza talmente densa da tagliare con la motosega, a poco a poco comincia ad ingranare. Adesso ha nuovi amici, un lavoro che le  piace, una pseudo relazione col sexy formaggiaio, un cane pigro e pauroso e dei nipoti acquisiti. 

Cosa manca in quella routine improbabile? 

Ma certo, il consiglio geniale e arguto della sorella, ripetuto come un disco rotto in ogni logorroica e snervante telefonata: “Ho avuto un’idea geniale e innovativa. Perché non vieni a passare il Natale da noi?”.

Mancano pochi giorni a Natale, quella routine calda e accogliente, conquistata con le sue forze piace a Fie, la fa sentire quasi al sicuro, quasi rinata.

Deve ancora lavorarci su, ma sa che ce la può fare, adesso non è più sola e insicura, soggiogata da un marito despota che ha cercato di affogarla nelle sue insicurezze. Tra poco sarà Natale, chissà non si compia il miracolo…

Cari lettori non prendetelo come uno spoiler, non lo è, ma il miracolo non si è compiuto, o meglio ho solo capito che se avevo aspettato due mesi per leggere ‘’Un grammo di felicità al giorno’’, i motivi c’erano tutti.

Noioso, lento, a tratti soporifero, vuoto.

Personaggi non ben definiti. Luoghi, dialoghi e situazioni surreali, ridicole, lasciate cadere dall’altro per rovinare a terra e rimanerci. Punti di interruzione dove avrebbero dovuto esserci virgole, approfondimenti.

La letteratura nordica non è facile, è vero, altra cultura, altro senso dello humor, altri “p.o.v.”, lo so, ma arrivata a pag.360 il pensiero che Paasilinna si rivoltasse nella tomba mi è passato più volte nella mente. Se questo è il romanzo d’esordio dell’autrice, non oso pensare al futuro, ma volendo essere ottimisti (…) spero in meglio.

Ovviamente queste sono solo le mie impressioni da lettrice, da prendere col beneficio del dubbio e, l’unico modo per fugare quel dubbio, è quello di leggere, ricredervi e tentare di convincermi che ‘’Un grammo di felicità al giorno’’ al giorno sia l’Opera Omnia del secolo.

È il primo romanzo che stronco di netto, di solito trovo sempre qualcosa da salvare ma in questo caso l’unica cosa da salvare sono la mia voglia di leggere e le mie letture future.

Buona lettura, io intanto faccio un salto in libreria...

Tania C.











sabato 18 settembre 2021

Recensione LA BOTTEGA DELLE ESSENZE di Erica Bauermeister - Ed. Garzanti -

 



LA BOTTEGA DELLE ESSENZE

Erica Bauermeister

Ed. Garzanti

Collana Narratori Moderni

Genere Narrativa Straniera

Formato Cartonato con sovraccoperta

Anno di pubblicazione: 2019

Pag. 352

€ 18,60

Versione digitale disponibile in tutti gli store online


CONOSCIAMO L'AUTRICE

Erica Bauermeister
Foto da Garzanti

Erica Bauermeister è stata insegnante di letteratura alla University of Washington.

Insieme ai figli e al marito vive a Seattle, dove si è trasferita dopo aver vissuto due anni nell'Italia settentrionale.


TRAMA

<< Ogni profumo racchiude una storia. Se impariamo a proteggerlo, diventa parte di noi. >>


L'unica stanza della casa che ad Emmeline ha sempre ispirato una forte curiosità è il laboratorio del padre dove, su alti scaffali fanno bella mostra di sé numerose file di bottigliette.

Non sono comuni ampolle di profumo e nessuno deve toccarle: al loro interno custodiscono una piccola pergamena su cui sono impresse rarissime essenze: l’odore della pioggia in una mattina di temporale, il sentore del fumo nell’istante in cui fuoriesce dalla pipa, la dolcezza del miele di cui profumano le promesse di una madre. 

Emmeline ne è ipnotizzata: la curiosità la spinge a saperne sempre di più: quanto vorrebbe che il padre le raccontasse la storia di ciascuna ampolla e le insegnasse a catturare quei profumi! 

Ogni volta, però, il carattere chiuso e brusco del padre,  le impedisce di apprendere i segreti di quel mestiere e, soprattutto, di avere notizie di sua madre, la donna che l'ha messa al mondo e che  non ha mai incontrato. 

Ma l'improvvisa scomparsa del padre cambia tutto. 

Rimasta sola, Emmeline inizia a interrogarsi sulle proprie origini, sa che è giunto il momento di scoprire le sue origini e se ha altre radici oltre a quelle che ha imparato a conoscere. 

Per scoprirlo, però deve prima escogitare un modo di arrivare alle boccette dalle quali è tanto attratta e sciogliere il velo di  mistero che riguarda la creazione di quelle essenze. 

È consapevole che solo una di quelle ampolle potrà indicarle la strada giusta da percorrere per capire chi è davvero e trovare e abbracciare quella madre che è sicura esistere da qualche parte là fuori.

Dall’autrice di La scuola degli ingredienti segreti, bestseller mondiale grazie al passaparola dei lettori e alle recensioni entusiastiche della stampa internazionale, un nuovo romanzo lirico ed evocativo. 

La storia di una ragazza pronta ad attraversare i confini del cuore e dell’immaginazione per trovare la propria identità. 

Un inno al seducente fascino dei profumi che sanno risvegliare emozioni sopite e ricordi capaci di deviare il corso della nostra esistenza.


IMPRESSIONI

Ringrazio di cuore Linda di Garzanti che mi ha concesso l'opportunità di leggere La Bottega delle essenze, anche a due anni dall'uscita. I libri e le recensioni non passano mai di moda, soprattutto quando contengono magia e in questo romanzo la magia ci accompagna lungo il viaggio tra le essenze della protagonista.

Erica Bauermeister, dopo il successo de La scuola degli ingredienti segreti nel 2009, La casa dei destini intrecciati nel 2011 e L'arte di cucinare desideri, nel 2019 torna a scalare le classifiche editoriali con questo romanzo ricco di alchimia, drammaticità e sentimenti, riscontrando grande favore tra i suoi fans. 

Una nota speciale va alla copertina. 

Gioia per gli occhi e per l'olfatto, raffigura il bancone di un erborista, con ampolle, spezie, fiori e un pizzico di magia che lascia presagire il voluttuoso contenuto. 

Insomma, se avevate dei dubbi, questo libro vale già dalla copertina.

<< Noi esseri umani siamo fatti quasi interamente di acqua, a parte i massi dei nostri segreti. >>

Once upon a time Emmeline...

Chi di noi, sentendo improvvisamente un odore, non si è lasciato trasportare da ricordi tornati a galla magicamente.

Un luogo, una persona, un oggetto, un momento, un sentimento. 

Ogni cosa che ci circonda e che ha a che fare col mondo ha un proprio odore che stimola i nostri sensi, anche a distanza di decenni.

Quante volte abbiamo pensato a quanto sarebbe bello poter racchiudere l'aroma di un particolare momento della nostra vita per poterlo annusare in seguito, quando ne abbiamo più bisogno?

Questo era proprio il lavoro del padre di Emmeline: catturare gli odori su dei foglietti e rinchiuderli in ampolle sigillate con la ceralacca in modo da poterli ritrovare nel tempo, eternamente impressi in quei foglietti. 

<< Le bottiglie proteggono i foglietti, se le apriamo troppo spesso, gli odori scompariranno. >>

Ma gli aromi, così come i ricordi, sono eterei e labili. Non si possono imprigionare per sempre. Saranno loro a trovarci al momento giusto.

Lo aveva capito subito il burbero padre di Emmeline.

L'uomo, lasciata la moglie, quando la figlia era ancora molto piccola, si rifugiò con la bambina su un'isola deserta dell'arcipelago di Broughton, nella British Columbia, per portare a termine un importante esperimento sui profumi. 

L'isola, raggiungibile solo una volta al mese, durante le notti di luna piena, avrebbe protetto Emmeline dalla società cosmopolita, aiutandolo nella sua formazione di ''naso'' cattura essenze, facendola crescere in maniera semplice, a stretto contatto con i profumi della natura e lontana da ogni inquinamento.

Aveva inventato, quando ancora stava insieme alla madre di Emmeline, un macchinario che, partendo dal principio di scattar foto istantanee della Polaroide, avrebbe catturato su dei foglietti l'essenza di qualsiasi cosa presente sulla terra, materiale o spirituale e, una volta ''stampato'', avrebbe custodito il foglietto in centinaia di ampolle raccolte ordinatamente negli scaffali del capanno sull'isola. 

Quelle ampolline racchiudevano un tesoro prezioso agli occhi di Emmeline: l'essenza di ogni cosa, della vita stessa.

Non solo essenze materiali come quelle sprigionate dalla natura o dal fumo della pipa, ma anche odore di casa, di coccole, di felicità o odori acri come la paura, il disagio. Ogni singolo aroma era classificato in quelle allettanti boccette alle quali ad Emmeline non era concesso accedere, accrescendo in lei la curiosità verso quel mistero.

Un giorno, quando finalmente sarebbe stata in grado di creare le sue essenze, tutto avrebbe avuto un senso.

<< Non sai mai cosa può fare una sirena. >>

La vita sull'isola trascorse tranquilla, fuori dal tempo, quasi sospesa in un mondo fatato dove Emmeline e il padre raccoglievano molluschi, funghi, frutta selvatica e coltivavano un piccolo orto. 

Una volta al mese le sirene  lasciavano  sulla baia pacchi con generi di prima necessità e qualche sorpresa per la piccola, rendendo la vita sull'isola ancora più magica.

Ma la bambina, così come non aveva accesso alle ampolle, non aveva nemmeno il permesso di accedere alla scogliera e alla baia, il padre era stato tassativo!

Crescendo Emmeline cominciò a porsi le domande più naturali per una ragazzina: dove era la sua mamma e perché il padre non ne parlava mai evitando l'argomento in modo duro? 

Cosa c'era nel mondo fuori dall'isola e perché il padre non voleva che si avvicinasse a quella strana macchina cattura odori e alle boccette? 

La convinzione che quelle boccette potessero contenere le risposte ad ogni suo perché, crebbe con  lei finché un giorno,  dopo un litigio col padre, decise di distruggerle lanciandole dalla scogliera proibita.

<< Stava arrivando un cambiamento, ne percepivo l'odore. Somigliava al fruscio dei sogni prima del risveglio, la mattina. Quel delicato strattone ai fili della gravità mentre la marea lenta cambia direzione e inizia a trascinarti verso il mare aperto.

Fu quello il giorno in cui il padre scomparve tra le onde della scogliera per cercare di recuperare le preziose boccette e fu quello il giorno che segnò la  vita della nuova Emmeline.

Adesso non era più la bambina che correva felice sull'isola alla ricerca di nuove essenze. 

Non era più la bambina che festeggiava il compleanno il giorno dello spuntar delle viole.

Non c'era più il padre che ogni sera leggeva per lei le favole da quel libro consunto al quale alcune pagine erano state strappate senza saperne il motivo. 

Adesso avrebbe veramente dovuto contare solo su stessa e sul suo ''naso'', fare affidamento alle sensazioni che quella nuova nuova vita le avrebbe procurato.

Sola!

Era rimasta sola coi suoi sensi di colpa e da ora in poi avrebbe dovuto pensare a sé stessa, ai suoi boschi pieni di odori, ai molluschi da raccogliere ed essicare, alla legna da accatastare e alla sua mamma.

Ma il destino aveva progetti diversi per lei. 

Dopo aver distrutto le boccette e la macchina cattura odori e con la scomparsa del padre, i giorni si fecero bui e tristi, presa dallo sconforto la piccola si lasciò andare finché non arrivò qualcuno a salvarla da quell'oblio in cui era precipitata.

Emmeline, che ormai aveva circa tredici anni, per la prima  volta da che aveva ricordi, mise piede sulla terraferma, in una cittadina di una landa battuta dai venti del nord ma di una bellezza selvaggia, coi suoi cottage colorati e le piccole barche dei pescatori e dei rifornitori degli innumerevoli isolotti presenti nell'arcipelago.

La terraferma rappresentò la crescita di Emmeline, il suo debutto nella società moderna ed evoluta, dove il cibo era sempre presente in tavola ogni giorno, senza bisogno di procurarselo a mani nude nel bosco facendo scorta per il rigido inverno.

L'arrivo nella piccola cittadina la vide  affrontare il mondo della scuola e il contatto coi coetanei per la prima volta. 

Un mondo duro e difficile, non tanto per lo studio, il padre le aveva insegnato a leggere, scrivere e la scienza, sua materia preferita, quanto per l'approccio coi compagni. 

Invece di ricevere aiuto per integrarsi, la ragazza fu da subito vittima di bullismo da parte dei gradassi della classe. Presa di mira perché ''diversa'', veniva vessata e tormentata continuamente a causa del suo dono di catturare nuovi profumi.

<< Sentii l'odore del nervosismo su di lui, ma sotto c'era l'aroma di fumo di legno di ontano, pulito e sincero. >>

Se non fosse stato per Fisher, un ragazzo dai capelli rossi che le dimostrò da subito amicizia e protezione, Emmeline avrebbe smesso di frequentare le lezioni.

Si trovava così bene con Fisher, forse perché, come lei, anche lui era diverso, sensibile e sapeva leggere l'anima delle persone come lei sapeva leggerne gli odori. 

Grazie a Fisher diventò adulta e scoprì sé stessa, la sua essenza più intrinseca. 

<< ''Segui il tuo naso, Emmeline.''

Erano le parole di mio padre, ma la voce che sentivo nella testa era la mia. >> 

Insieme alla consapevolezza di sé arrivò anche il momento di mettersi alla ricerca delle proprie origini, di quella madre della quale non sapeva nulla ma che in cuor suo sapeva essere viva in qualche posto e che presto avrebbe trovato e finalmente avrebbe potuto non solo abbracciarla, ma scoprirne quell'aroma di miele caldo così tipico delle mamme.

Aveva già tutto in mente. 

Tutto programmato e studiato punto per punto coi pochi indizi che aveva. 

Solo una volta trovata la madre avrebbe potuto lasciarsi andare, risolvere i suoi dubbi, dare tutte le risposte alle domande alle quali il padre non aveva mai voluto rispondere. Quel padre che le mancava così tanto e che lei aveva spinto tra quelle onde per recuperare le ampolle perdute per sempre, quel padre che le aveva sempre mentito e tenuto nascosto importanti segreti.

Ma lo scontro con la realtà non fu poi  così dorato e profumato di torta di mele e cannella come aveva immaginato.

A volte la realtà gioca scherzi poco simpatici, mettendo a dura prova il cuore e la logica.

E allora non rimane che lasciarsi guidare dai profumi per trovare la via giusta...

Questa è la storia di Emmeline, ovviamente molto più ricca di emozioni e sensazioni che potrete ritrovare leggendo.

La bottega delle essenze è un romanzo che ho letto d'un fiato, togliendo ore al sonno.

Ne ho assaporato ogni pagina che mi ha ispirato, metaforicamente, le quattro stagioni.

L'estate, ricca di colori, come la vita in libertà sull'isola, coi suoi profumi rossi e gialli di sole, di sale, di gaultheria e mirtilli rossi; 

l'autunno, dolce e malinconico come il ricordo del padre scomparso, dai profumi aranciati, avvolgenti e speziati, di legna che arde sul fuoco, funghi e mele alla cannella;

l'inverno, che segna il difficile percorso di Emmeline dopo l'arrivo in città, col profumo argenteo e metallico  della pioggia fredda che pizzica il naso e fa lacrimare gli occhi;

la primavera, simbolo di rinascita e di nuova consapevolezza, nuove prospettive, desideri finalmente realizzati, con un profumo verde brillante di rugiada e di fiori di melo, di erba tagliata e menta, di viole.

Per chi conoscesse già l'autrice sarà facile ritrovare lo stile calmo e pacato, soave, che prende il lettore per mano conducendolo fino alla fine, quasi ipnotizzato dalle emozioni.

Per chi invece non conoscesse ancora Erica Bauermeister, è questo il momento giusto per farlo, magari proprio con La bottega delle essenze.

Se amate i profumi e i ricordi ad essi legati, se amate i paesaggi nordici aspri e selvaggi, non potrete fare a meno di conoscere Emmeline e il suo dono speciale, sono sicura che gli animi più romantici e spirituali ne saranno estasiati.

Unica raccomandazione, durante la lettura è d'obbligo accoccolarsi in poltrona, accendere un incenso alla cannella e lasciar vagare la mente nella scia aromatica.

Buona lettura,

Tania C.








mercoledì 27 gennaio 2021

Recensione LA SOLA COLPA DI ESSERE NATI di Gherardo Colombo e Liliana Segre - Ed. Garzanti

 


LA SOLA COLPA DI ESSERE NATI
Gherardo Colombo
Liliana Segre
Ed. Garzanti 
Anno di pubblicazione Gennaio 2021
Pag. 128
Formato Cartonato
Aree tematiche Novità in libreria, saggi
€ 16,00
Ebook disponibile nei principali store digitali

CONOSCIAMO GLI AUTORI

GHERARDO COLOMBO
Nato a Briosco, (MB) classe 1946.
Dopo più di trent'anni come magistrato, dal 2007 dedica tutto il suo impegno alla riflessione pubblica sulla giustizia attraverso l'associazione << Sulle regole >>.

LILIANA SEGRE 
Nasce a Milano 10 settembre 1930. Imprigionata ad Auschwitz, è riuscita a sopravvivere diventando testimone della Shoah e, il 19 gennaio 2018, è stata insignita della carica di Senatrice a vita.

TRAMA

«Per me è molto importante sentirmi sulla tua stessa strada. Perché hai vissuto ciò che io ho solo letto, e perché avendolo vissuto non hai assecondato l’istinto di rispondere all’odio con l’odio.»

 «Non abbiamo bisogno di eroi, serve però tenere sempre viva la capacità di vergognarsi per il male altrui, di non voltarsi dall’altra parte, di non accettare le ingiustizie.»

Nel 1938, durante l’emanazione sulle leggi razziali, Liliana Segre ha appena compiuto otto anni e le viene impedito di riprendere le lezioni con la sua classe.

Tutti gli alunni e gli insegnanti di << razza ebraica >> vengono espulsi dalle scuole statali.

Dopo poco tempo gli ebrei vengono licenziati dalle pubbliche amministrazioni e dalle banche.

Viene loro impedito di sposare << ariani >>, possedere aziende, scrivere sui giornali.

Seguiranno altre numerose imposizioni e odiose limitazioni.

È questo l’inizio della più grande e terribile tragedia umana che culminerà con lo sfruttamento a morte nei  campi di sterminio e nelle camere a gas.

Il dialogo tra Liliana Segre e Gherardo Colombo ripercorre i momenti più drammatici e bui personali e della collettività, interrogandosi sulla profonda differenza che si frappone tra giustizia e legalità, sottolineando la necessità di non chiudere mai gli occhi davanti alle ingiustizie.

È l’unico modo per assicurarci che le pagine più truci della nostra storia non si ripetano mai più.


IMPRESSIONI

Buongiorno cari lettori, la recensione di oggi è un po' insolita e ci è stata offerta dalla mia cara amica Nelly Lorenzini che ha appena finito di leggere ''La sola colpa di essere nati'', un dialogo aperto tra Gherardo Colombo e Liliana Segre.

La Shoah è un argomento che mi sta molto a cuore, ogni anno scelgo un libro a tema da leggere, non necessariamente a gennaio ma  per  recensirlo poi nella Giornata della Memoria.

Dallo scorso marzo ad oggi non me la sono sentita di affrontare l'argomento: troppo dolore si sarebbe aggiunto a quello del nuovo olocausto che stiamo vivendo, distogliendo la concentrazione durante la lettura senza avere la possibilità di riflettere e comprendere. 

Ho deciso quindi di ospitare Nelly, reduce anche da un viaggio ad Auscwita-Birkenau, che ci espone il suo parere sul racconto del periodo nel campo di Auschwitz che la Segre ha fatto a Colombo, ripromettendomi di leggerlo non appena la mia emotività me lo consentirà.

*** LE IMPRESSIONI DI NELLY ***

<< L.S.: Certo che nel campo c'erano regole. E la principale era che l'individuo andava distrutto, andava distrutta la sua identità, doveva essere ridotto al nulla. Ogni campo aveva le sue, molte non erano scritte, ma il punto di partenza era sempre quello... >>

Uno dei numerosi vagoni per un viaggio quasi sempre senza ritorno - Auschwitz - Birkenau - Foto di proprietà di Nellita Lorenzini

Non è facile recensire un libro scritto a due mani da due grandi come Liliana Segre e Gherardo Colombo.

Facile dare per scontata l'ennesima testimonianza  del campo di Auschwitz, ma non è così.

In dialogo con Gherardo, Liliana ci racconta la sua vita: del prima, del durante e del dopo, con un linguaggio semplice e schietto.


Auschwitz - foto di proprietà di Nellita Lorenzini -

<< G.C.: Mi viene da pensare che un tratto comune di queste regole  riguardasse la fiducia: toglievano  la possibilità di fare affidamento su qualcuno o qualcosa e senza fiducia  non si possono costituire comunità. Ciascuno di voi era solo con sé stesso, e soprattutto non poteva aspettarsi un comportamento prevedibile, qualunque esso fosse, da parte di chi deteneva il potere. >>

Binario di arrivo al campo di Birkenau - foto di proprietà di Nellita Lorenzini

Gherardo interviene, chiede ed illustra la storia: dalle leggi razziali alla scelta da parte della Chiesa Cattolica di non prendere una posizione.

Un coro a due voci, che ci porta in un tempo dove tutti sono stati colpevoli, in cui vince il pregiudizio, dove non c'è spazio per la comprensione e l'umanità.


Birkenau, occhiali - foto di proprietà di Nellita Lorenzini

Birkenau, stoviglie - foto di proprietà di Nellita Lorenzini -


Bikenau, La casa delle donne - foto di proprietà di Nellita Lorenzini -

Dopo il suo viaggio ad Auschwitz-Birkenau Nelly racconta:
''Mi sono sentita malissimo a Birkenau, nella ''casa delle donne'': un edificio gelido con tre strati di tavolacci dove le donne malate andavano a morire di inedia, ricoperte dagli escrementi di chi stava sopra, mentre il Kapo' o i soldati vegliavano al caldo in uno stanzino accanto. 

Birkenau, la vita finiva così, ti toglievano tutto... Poi cominciava l'inferno.
- foto di proprietà di Nellita Lorenzini -

Nellita - Nelly Lorenzini.

- o - o - o - 

Che cosa altro aggiungere alle   parole forti e dure della Segre e di Colombo? 

Il consiglio che ci da Nelly e che seguirò, spero prima possibile,  è quello di leggere questo dialogo e fare tesoro della memoria di chi ha vissuto e convissuto col delirio della follia umana. 

Grazie Nelly, ogni volta che vorrai renderci partecipi di un nuovo viaggio, nella Valigia troverai sempre uno spazio  dedicato a te. 

Per quanto mi riguarda posso dirvi che solo su una cosa mi trovo discordante dal racconto del viaggio di Nelly: l'inferno non cominciava all'arrivo nei campi, ma dal momento in cui ad ogni ebreo è stato tolto il diritto e la dignità di essere un uomo libero. 

La storia avrebbe dovuto immunizzarci dal ripetere gli stessi errori, ma per la follia della ''bestia umana'', purtroppo, non esistono vaccini.

Sperando di aver sensibilizzato il vostro interesse, vi auguro buona lettura lasciandovi con un significativo pensiero di Martin Luther King :

'' La mia libertà finisce dove incomincia la vostra. ''

Cerchiamo di ricordarcelo sempre, non solo il 27 gennaio.

Tania C.


 





mercoledì 14 ottobre 2020

Recensione IL PROFUMO SA CHI SEI di Cristina Caboni - Ed. Garzanti -

 







IL PROFUMO SA CHI SEI



Cristina Caboni

Ed. Garzanti 

Uscita 15 ottobre 2020

Cartonato 

Pag. 272

Narrativa Italiana Novità in libreria

Cartaceo € 18,60

Ebook disponibile


CONOSCIAMO L'AUTRICE


Crisrina Caboni - foto personale Premio Bancarella  2017 -

Cristina Caboni vive, insieme al marito e i tre figli, nella splendida cornice della natura selvaggia e incontaminata, in provincia di Cagliari. Tra le sue occupazioni, la più importante è l’azienda apistica di famiglia che cura con amore e passione grazie all’aiuto dei figli; non meno importante è la passione per le rose. Il suo giardino è un arcobaleno di profumi e colori di rose e orchidee di ogni sorta di specie, dalle più rare alle più selvagge. Non è quindi un caso che i suoi romanzi, altra grande passione, siano ispirati al magico mondo della natura che la circonda e che ama. Il Sentiero dei profumi, edito da Garzanti è il suo primo bestseller, venduto in tutto il mondo. La custode del miele e delle api è il suo secondo romanzo che la consacra nel mondo degli scrittori, seguito da Il giardino dei fiori segreti finalista al Premio Bancarella 2017, piazzatosi al quarto posto, La rilegatrice di storie perdute datato 2017, La stanza della tessitrice e La casa degli specchi, uscito sempre per Garzanti nel 2019. Il 15 ottobre 2020, esce Il profumo sa chi sei, il secondo, tanto atteso, capitolo de Il sentiero dei profumi. 
Cristina è una scrittrice infaticabile, capace di regalarci sogni e speranze in ogni pagina dei suoi romanzi. 
Per chi volesse conoscere meglio il mondo floreale e fiabesco di Cristina, lo può fare seguendo la sua pagina facebook:  



TRAMA



L’ATTESISSIMO SEGUITO DEL BESTSELLER IL SENTIERO DEI PROFUMI

Sento di aver smarrito la strada.
Ho bisogno della calendula per ritrovare coraggio.
E del giglio per credere in me stessa.
Perché solo i profumi hanno tutte le risposte.

Elena ha fatto dei profumi il suo mondo. Tramite loro riesce a leggere l’anima del mondo che la circonda e sino ad ora non l’hanno mai tradita. Per Elena i profumi sono tutto. Proprio per questo motivo i suoi profumi personalizzati, creati nella sua profumeria di Parigi sono richiestissimi. Lei sa come guardare in fondo alle persone e trovare l’essenza adatta a loro e lei è felice di seguire la sua vocazione. Ma un giorno, all’improvviso, perde il suo dono: non è più in grado di creare, finendo nel tunnel cupo di un incubo. La magia sembra essere svanita e la sua vita sta andando alla deriva. Proprio in quel momento, l’ultima persona dalla quale si sarebbe aspettata un aiuto, le tende una mano: Susanna, sua madre, la stessa donna che le ha creato un vuoto affettivo incolmabile, da sempre incapace di amarla. Susanna le chiede di fare un viaggio assieme, partendo da Firenze, da Palazzo Rossini, dimora delle antenate da cui Elena ha ereditato tutto il suo sapere. Vuole portarla con sé in Giappone perché nel paese dei fiori di ciliegio la semplicità e la purezza guidano l’arte profumiera. Dopo il Giappone sarà la potenza delle rose a trasportarle attraverso l’India fino a Ta’if, in Arabia Saudita, luogo in cui il fiore del Re è tradizione e sacralità. Un viaggio alla ricerca di ciò che Elena teme di avere smarrito, una strada profumata di incenso e fiori. Ma per Elena il viaggio ha un significato molto più profondo, perché l’avvicina alla risposta che cerca da anni. Perché il profumo è il sentiero da seguire , ma solo dopo aver capito chi siamo realmente possiamo arrivare alla meta e toccare la nostra essenza pura. Cristina Caboni fa un regalo ai suoi lettori, riportandoli alla protagonista e al fascino del suo esordio, Il sentiero dei profumi, che l’ha consacrata nel panorama letterario italiano. Un esordio che, se pur dopo molti anni, è sempre vivo nei cuori di chi l’ha amato. Elena Rossini è tornata da noi tra i vicoli di Parigi, gli scorci di Firenze e nuove mete del suo viaggio. Al suo fianco, nuovi e vecchi amici, ma soprattutto i profumi, che tanto hanno da dire e insegnare a noi.


IMPRESSIONI 


Ho conosciuto Cristina Caboni grazie a Il sentiero dei profumi, il suo primo romanzo, consigliatomi dalla sensibilità un amico in un periodo particolare della mia vita, che ben aveva capito di cosa avessi bisogno in quel momento. È stato amore a prima pagina, sono stata subito rapita dalla scrittura magica di Cristina e dal mondo inebriante del Sentiero. Ma come tutte le cose belle, presto finiscono, lasciandomi orfana di Elena Rossini e del suo mondo sospeso tra nuvole e cuore.
Ho dovuto aspettare sei lunghi anni, sperando che Cristina ci regalasse un seguito. Me lo aveva promesso in una vecchia intervista che le feci e Cristina l'ha mantenuta.
Qualche settimana fa, non appena ho saputo che stava per uscire Il profumo sa chi sei, il seguito che tanto avevo bramato, quasi impazzii di gioia. La mia mente cominciò a vagare nei vicoletti parigini, nelle botteghe speziali di Grasse e Marsiglia e tra le ampolle del laboratorio di Palazzo Rossini  a Firenze.
Scrissi subito a Garzanti per chiedere di poterlo recensire e, con mia grande gioia, Linda, mi ha dato l'opportunità di incontrare Elena in anteprima, così da potervi raccontare le sue nuove avventure proprio oggi, 15 ottobre 2020, giorno di uscita de Il profumo sa chi sei. Ringrazio quindi Garzanti e Linda per la copia e per la fiducia che mi rinnovano in un momento così duro e difficile per l'editoria e per tutti noi. 
Come nel Sentiero dei profumi, anche Il Profumo sa chi sei è arricchito da una piacevole descrizione di fiori e piante che Elena incontra lungo la sua strada. Un modo simpatico per imparare nomi e caratteristiche di molti fiori, antichi e moderni e, soprattutto, un anteprima sull'anima del capitolo. Più volte la curiosità mi ha spinta a conoscere le piante citate dalla Caboni.
Il romanzo si apre con la storia di Elena bambina. 
La troviamo per mano a Susanna, davanti all'imponenza di Palazzo Rossini a Firenze. 
Susanna è partita da Marsiglia ed ha portato la sua bambina da Lucia, sua madre, per lasciargliela ed essere così libera di tornare in Francia e vivere il suo amore con Maurice, un uomo che non sopporta la piccola Elena. 
Nonostante il dolore della mancanza di una madre che l'aveva abbandonata perché incapace di amarla, Elena cresce felice con la nonna, indottrinata all'arte della profumeria e alla magia delle essenze.

Lei era una Rossini, il profumo era stato il suo migliore amico, il suo confidente, era stato i suoi occhi, la sua voce.
Adesso l'aveva abbandonata.

Dopo l'apertura con un tuffo nel passato, ritroviamo Elena nella sua profumeria, Absolue, di Parigi. Un luogo unico che insieme all'amica Monique hanno creato dal nulla, dove producono profumi personalizzati per i clienti.
Ma da un po' di tempo qualcosa sembra non funzionare più in Elena. Ha perso il suo tocco magico. Non è più in grado di creare profumi perfetti. Certo le fragranze sono sempre eccellenti, dal punto di vista olfattivo assolutamente impeccabili, ma completamente prive di empatia. Quella che Elena non riesce più a provare.

Avvertiva un senso di distacco, quando invece il profumo avrebbe dovuto riempirle l'anima, farla vibrare di meraviglia, di piacere.

Dopo l'ennesimo fallimento per la realizzazione di un'essenza particolare per un cliente Elena, spinta dall'amica Monique e anche dal suo innamoratissimo  compagno Cail, cede alla richiesta di Susanna che la vuole a Firenze.
Così Elena, la piccola figlia Beatrice e Cail partono per passare qualche giorno di tranquillità e chissà che non potesse ritrovare il suo dono speciale nel laboratorio di nonna Lucia... 
Susanna intanto non si da pace. 
L'inaspettato incontro con Victor, mostro sacro dell'industria profumiera in campo di essenze, l'ha devastata. 
Trovarselo di fronte, con la rivista Scent con la storia di Elena in prima  pagina tra le mani è stato  un trauma che ha risvegliato in lei dolorosi ricordi. Cosa voleva dopo più di trent'anni? E cosa voleva da lei e da Elena?
Lui aveva fatto la sua scelta e lei era andata avanti inseguendo nuove strade e nuovi sogni.

Leggendo mi sono innervosita pure io: è così fastidioso e devastante quando il passato che credevamo chiuso per sempre, si ripresenta alla porta con domande alle quali dare risposta. La sensibilità di Cristina ancora una volta ha fatto centro, portandomi a provare sensazioni e sentimenti talmente forti, quasi fossi io al posto di Susanna.

Messo alla porta Victor e il passato, per la donna si apre il futuro insieme alla figlia. 
Dopo tanta insistenza, finalmente Elena aveva accettato di tornare a quella che sino a pochi anni fa era stata la sua casa. 
Per Susanna, dopo una lunga e sofferta riflessione, è arrivato il momento di chiarirsi, di aprirsi finalmente con la figlia e ricucire lo strappo che gli anni e i suoi errori avevano provocato. 
Ci sarebbe riuscita? Avrebbe potuto perdonarla Elena, per tutta la sofferenza passata?

Devi sentire il profumo nella testa, è come un racconto, e queste - indicò i contenitori - sono le parole.

L'arrivo di Elena a Firenze, sembrò portare una ventata di allegria, come fosse un nuovo inizio. Elena stessa sperava di ritrovare il profumo che l'aveva abbandonata. Di sicuro, a trovarlo, è la piccola Beatrice che, nascostasi nella cantina di Palazzo Rossini, da vita ad un nuovo profumo. Per la piccola è stato facile, avendo sempre osservato la madre all'opera. Piccoli gesti ponderati e meditati coi quali dare vita ad un'essenza un'unica e improbabile, ma avvolgente:

Era l'esplosione di una mattina di sole, un canto di bambini, corse sui prati, un'allegria che riempie il cuore; poi la scena cambiava in un abbraccio caldo: forza e serenità che nascono dalla certezza.

Sebbene felice per l'abilità appena nata di Beatrice, Elena è costretta a fare i conti con l'amara realtà: il suo luogo felice, fatto di essenze e profumi l'aveva appena cacciata di "casa". Non era più in grado di creare, di leggere l'anima della gente e i profumi l'avevano abbandonata cacciandola dal suo piccolo regno dorato. Costretta a prenderne definitivamente atto quando un'amica della nonna le chiede di crearle un nuovo profumo, di quelli che solo lei è in grado di creare, che la faccia sentire bene e ammirata, Elena si trascina giorno dopo giorno avvolta da un mantello di ansia e sconforto che le tolgono il sonno e la voglia di esserci. E lei, orgogliosa e timorosa, non è pronta per raccontare a tutti che non è più in grado di creare, nemmeno a Cail, gettando un'ombra scura sul loro rapporto.
La delusione per il suo fallimento sembra avere vita propria ed uscire dalle pagine per far riflettere sul nostro operato.

Quante volte ci è capitato di "perdere il tocco magico", di non riuscire più a fare ciò che sino a poco fa sembrava così facile? Quante volte ci siamo sentite come Elena nella vita. Non so voi, ma a me capita spesso, soprattutto con le mie passioni più grandi, i libri e la pittura. Spesso sento un blocco che mi impedisce di leggere o dipingere. Non sono la voglia o la capacità a mancare , semplicemente manca un ingrediente, l'elaborazione di me stessa riguardo ad un determinato momento della vita. Fare pace col proprio vissuto è quello che ci rimette in marcia, meglio di prima.

Elena, nonostante la sua momentanea fragilità, sa che non deve mollare, sa che riuscirà a ritrovare il suo dono speciale, soprattutto ora che sa cosa vuole dalla vita. È sicura, nel lavandeto delle sue antenate, e già fantastica sulla nuova vita e sulla nuova casa sui colli che circondano Firenze. 
Cail potrà coltivare antiche rose e lei creerà nuove essenze insieme a Bea e a tanti fratellini.
Ma i sogni di Elena sembrano non piacere alla realtà.
Mentre Beatrice sta giocando col coetaneo vicino di casa Luca, Elena si ritrova faccia a faccia con padre di Luca, Matteo Ferrari, padre naturale di Beatrice. L'uomo che un tempo amava e che senza tanti complimenti l'aveva tradita e ripudiata additandola come bugiarda,  costringendola a rifugiarsi a Parigi appena saputo che aspettava un figlio da lui.
Per Elena, come per Matteo, è uno shock ritrovarsi. Mentre Elena gli riversa addosso tutto l'astio e il dolore provato durante quei sei anni, Matteo chiede di far parte della vita della piccola Bea. 
Nulla sembra calmare l'animo in rivolta di Elena. Scoprire che Luca, l'amico del cuore di Bea è anche il suo fratellastro la spinge nel cuore del dolore, del rancore verso Matteo, accompagnata dalla paura di perdere Beatrice per sempre. Ci era passata da piccola, sapeva cosa significava crescere senza l'amore di una madre, di quella madre che l'aveva abbandonata tra le braccia della nonna.
A nulla serve l'amore comprensivo di Cail, che fino a quel momento non aveva mai visto Matteo pur conoscendo la storia tra loro. A nulla valgono le rassicurazioni che lui sarà sempre il padre di Beatrice, anche se Matteo dovesse cominciare a far parte della vita della bambina. 
Elena è cambiata, è di nuovo chiusa in se stessa, come al suo arrivo a Parigi, sola, bagnata e incinta di un uomo che non l'aveva mai amata e si era sbarazzato di lei come fosse un oggetto rotto e di ostacolo alla sua nuova vita. 
Ad aggiungere peso alla situazione anche l'abbandono del profumo. 
Tutto sembrava andare per il verso sbagliato, anche la pazienza di Cail era giunta al termine e il bivio che le si prospettava davanti non era ancora pronta a sceglierlo: confidare il suo malessere per la  scomparsa capacità di creare profumi, fare pace col passato permettendo a Matteo di far parte della vita di Bea e proseguire verso la felicità con Cail o vivere sola  in un limbo doloroso e buio che non lascia trasparire vie d'uscita?

Chi di noi non si è mai trovato davanti ad un bivio nella vita? Scegliere la verità dolorosa che ci porterà verso la luce della felicità o restare a crogiolarsi nel buio fatto di silenzi e chiusure? Nei momenti di difficoltà tutto sembra remarci contro, avvolgendoci nel buio del nostro dolore ma, citando la saggezza del buon vecchio Albus Silente: 

<<La felicità la si può trovare anche negli attimi più tenebrosi, se solo uno si ricorda di accendere la luce.>> (Harry Potter e il Prigioniero di Hazkaban n.d.r.)

Ad accendere una nuova luce nel buio di Elena è Susanna.

 Un viaggio è come un percorso, un cammino. Tu stai facendo il tuo.

Costretta dagli ultimi fatti accaduti alla figlia ad elaborare il suo passato, Susanna regala ad Elena un viaggio e il diario di Selvaggia, un'antenata abile profumiera e disegnatrice che racconta proprio di quel viaggio lungo la via del profumo. La donna spera, viaggiando insieme alla figlia, di farle ritrovare se stessa e soprattutto di farsi perdonare il passato di madre assente e poco amorevole.
Ma la speranza di Susanna è anche quella di perdonare se stessa per tutto quello che non aveva avuto il coraggio di fare.
Il viaggio sarà lungo e intenso, passando per la sacra ritualità del Giappone arriveranno nella misticità dell'India per approdare, infine in Arabia Saudita a Ta'if, capitale di splendidi e rari roseti di rose damascene, nella tenuta di Victor Al-Fayed...
Ancora Victor. 
Chi è veramente il carismatico "il Signore delle rose", da tutti ambito in campo profumiero? 
Perché Elena è dovuta arrivare, proseguendo il viaggio da sola, in Arabia Saudita per incontrarlo? 

<<Kintsugi>>
Quando era in Giappone, Kirin le aveva spiegato che tutto poteva essere riparato. Una colla dorata rimetteva insieme anche i pezzi più piccoli, saldandoli insieme. L'oggetto riparato non sarebbe stato più lo stesso, ma la rinascita rappresentava un cambiamento che sbocciava dalla volontà. Nessuna vergogna per le cicatrici, perché divenivano motivo di ammirazione e bellezza.

Attraverso questo viaggio introspettivo, alla ricerca del profumo perfetto, Susanna spera di fare pace col proprio passato e di far guarire Elena dalle sue paure. Paure che lei stessa aveva provato in passato e per le quali ancora non riesce a perdonarsi. Recuperare il rapporto con la figlia, ormai, non è più possibile, ma per Elena c'è ancora la speranza di ritrovare il suo dono col quale potrà ancora creare il profumo perfetto...

Siamo noi a decidere. Il nostro cuore, ciò che siamo dentro poi decide per noi. Credo che "destino" sia un modo diverso di chiamare la volontà."

Citando le parole di Cristina 

"Il profumo sa chi sei  è una storia d'amore tra genitori e figlio, tra uomini e donne, una storia d'amore per se stessi, la vita e la natura. È anche una storia di perdono e di rinascita. Alla fine, ogni cosa dipende sempre da noi e da ciò che decidiamo sia meglio e più  importante"

posso dire di essere arrivata ai commoventi ringraziamenti finali con le lacrime agli occhi e il "groppo" in gola per un nuovo distacco. 
Credo che con questo romanzo Cristina Caboni abbia raggiunto la vera essenza del profumo, il cuore, il senso de Il sentiero dei profumi. 
Aspettare sei anni ne è veramente valsa la pena. 
In sei anni si cresce, si matura, così come, giorno dopo giorno, maturano le essenze trasformandosi in profumo, anche i personaggi sono cresciuti e maturati, dando vita alla fragranza perfetta, quella della serenità interiore.
Ho amato Elena dal primo giorno che l'ho conosciuta. Ho sofferto, pianto e riso con lei. Mi sono accoccolata con lei nella melodia di Nuvole bianche di Einaudi, con lei ho inalato le fragranze delle erboristerie di Grasse alla ricerca di rare essenze, ho percorso  Ponte Vecchio con lei e con lei ho viaggiato attraverso l'Asia e l'Arabia Saudita, dove un po' mi sono sentita a casa, tra le dune infuocate del deserto.
Un racconto che è diventato parte di me, ancorandosi sempre di più negli anni. Non so se Elena avrà ancora altre emozioni da regalarci, io ci spero e continuerò a sperarci.
Concentrare la bellezza di Il profumo sa chi sei in poche righe è impossibile, bisogna leggerlo e assaporarne ogni parola, che è poesia, una panacea per l'anima.
Vi chiedo solo, se non conosceste la storia di Elena Rossini, di approfondire leggendo anche Il sentiero dei profumi, per comprendere al meglio lo sviluppo della vita dei personaggi.
Sono certa che non ve ne pentirete.
Il magico mondo delle essenze e delle favolose fragranze di Elena vi coinvolgerà nella storia, facendovi diventare personaggio e lettore allo stesso tempo.
Vi sembrerà di sentire nell'aria la scia delicata e intensa della rosa damascena trigintipetala, rara, preziosa e perfetta coi suoi trenta petali frastagliati. Ne potrete percepire l'intensità e la vividezza del colore che sfuma i petali arruffati dal rosa al bianco. 
Personalmente ho avuto la possibilità di ammirare i roseti damasceni durante uno dei miei innumerevoli viaggi in Marocco, a Kelaat M'Gouna, di ritorno da Ouarzazate. 
Era la fine di un caldissimo aprile e stavano sbocciando, uno spettacolo sensoriale che, per chi lo ha vissuto, lo potrà rivivere attraverso l'esperienza di Elena a Ta'if, in Arabia Saudita, regno dei roseti più pregiati.   
Vi emozionerete davanti alla magnificenza dei ciliegi in fiore in Giappone, e l'aroma intrigante delle spezie  quasi vi toglierà il respiro durante un'escursione tra i templi indiani. Quando arriverete alla meta vi sentirete finalmente completi, come quando inserite l'ultima tessera di un puzzle all'apparenza semplice, ma scrigno di mille impercettibili sfumature. 

Ringrazio infinitamente Cristina Caboni per la magia che, ancora una volta, mi ha fatto ritrovare in questo nuovo romanzo.

Sperando di avervi trasmesso un po' di curiosità sul mondo dei profumi e sulla storia di Elena, vi invito a correre in libreria o sugli appositi store digitali e tuffarvi in questo viaggio sensoriale.

Buona lettura,

Tania C.





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