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lunedì 18 settembre 2023

Recensione: "UN TRENO PER MARRAKESH" di Dinah Jefferies - Ed. Newton Compton -

 






UN TRENO PER MARRAKESH


Dinah Jefferies

Ed. Newton Compton

Anno di pubblicazione 2023

Traduzione Tessa Bernardi

Genere Romanzo rosa

Formato Cartonato con sovraccopertina

Pag. 384

€ 9,90

Ebook presente in tutti gli store digitali


CONOSCIAMO L'AUTRICE

Dinah Jefferies nasce a Malacca, in Malesia e, all'età di otto anni, si trasferisce in Inghilterra.

Insegna teatro e inglese e inizia a scrivere durante i cinque anni che trascorre in un piccolo villaggio tra le montagne dell'Andalusia.

Pe Newton Compton ha pubblicato il suo romanzo: "I segreti della famiglia Cartwright", "Il profumo delle foglie di tè", "La figlia del mercante di seta", "Il silenzio della pioggia d'estate", "Il segreto del mercante di zaffiri", "La sorella perduta", "La ragazza nel giardino degli ulivi", "Il profumo segreto della lavanda", "Il palazzo segreto".


TRAMA

Vicky Baudin, lo sguardo assorto fuori dal finestrino, sta viaggiando su un treno che la porta verso Marrakech. Col cuore in frantumi ha lasciato la Francia, con la speranza  questo viaggio la possa portare sulle tracce del grande stilista Yves Saint Laurent e, finalmente, ritrovare sé stessa.

Ammetterlo è difficile, ma la ragione che l'ha portata in Marocco è molto diversa da quella ufficiale.

Suo desiderio è quello di incontrare sua nonna, la donna che non ha mai conosciuto e che circa vent'anni prima abbandonò suo padre.

Clemence Petier vive sulle montagne dell'Atlante, in un'antica kasbah, custodendo gelosamente i suoi scottanti segreti del passato.

L'arrivo inaspettato della nipote, che mai si sarebbe immaginata di avere, la mette di fronte ad una scelta ostica: è disposta a confessare la sua vera identità e affrontarne le conseguenze?

Percorrendo le strade di un Marocco seducente e voluttuoso, meta di artisti e rockstar provenienti da tutto il mondo, Vicky cercherà di usare tutta la sua determinazione per trovare le risposte che da anni sta cercando.

E Clemence sembrerebbe essere l'unica persona in grado di darle un aiuto quando tutto sembra perduto.


IMPRESSIONI


La Stazione di Marrakech - foto personale -


Buongiorno lettori della Valigia, il romanzo che voglio presentarvi oggi è una storia che mi ha fatto compagnia sotto l'ombrellone, durante una pausa del blog. Cercavo una lettura tranquilla, ma che potesse placare la mia voglia ''di casa''.

Chi mi segue da un po' ormai conosce bene le mie passioni, che mi portano spesso a dedicar loro molte letture. Il Marocco è la mia passione più grande, la più importante, quella che mi riscalda il cuore, il rifugio sicuro quando ho bisogno di ritrovare me stessa e la strada "della casa dell'anima".

Complice una nostalgia mordace e una "crisi di astinenza" da Djemaa El Fnaa, "Un treno per Marrakesh", non poteva quindi restare in bella mostra sullo scaffale della libreria e, anche se romanzo di fantasia, dovevo assolutamente leggerlo.

Il prezzo era pure scontato, così lo acquistai senza ripensamenti: i lettori sanno e comprenderanno cosa significa vedere sparire parte dei propri risparmi in fantastiche pile di libri che bisogna assolutamente avere, anche se non c'è più spazio in libreria.  Cominciai la lettura in spiaggia, tutta d'un fiato, avida di ritrovare luoghi, colori e profumi che amo tanto

Il periodo di ambientazione è intorno agli anni '60, quando il Marocco stava per finire il dominio del protettorato francese e diventare indipendente.


<< Rintracciare sua nonna avrebbe potuto aiutarla a riempire quel vuoto, arrivando in un certo qual modo a supplire all'assenza di suo padre alla freddezza di sua madre ...>>


Vicky Baudin, giovane donna morbida e un po' goffa, ai propri occhi insignificante, da sempre in competizione con la madre e col mondo, durante una brutta crisi esistenziale, parte alla ricerca di sé stessa, lasciando la sua terra natia, la Francia, per inseguire il suo sogno e alla ricerca delle proprie origini, in una terra che richiamava sempre di più artisti e sognatori  in cerca di una possibilità.


Un treno per Marrakech - foto personale -


Col cuore distrutto da una relazione finita male e con un bagaglio di timore, speranza e fiducia, sale sul treno che la porterà a Marrakech, attraversando i sottili confini dei paesaggi e dei suoi pensieri.

Una volta giunta nella "città rossa", comincia la ricerca dell'uomo che potrebbe aiutarla nella sua carriera di stilista: Yves Saint Laurent. 

Alla base di questa ricerca, un'altra più profonda, il richiamo del sangue, quello della madre paterna che non ha mai conosciuto, avendo la donna abbandonato il figlio al proprio destino circa vent'anni prima della sua nascita.

Arrivata a Marrakech riesce da subito a conoscere nonna Clemence, donna con un cuore grande, dal carattere schivo e forte ma dagli occhi velati da una triste luce, a protezione di un misterioso e turbolento passato, che l'ha portata a vivere in una grande Kasbah arroccata tra le montagne dell'Ourika, una lussureggiante valle sull'Atlante, a poco meno di un'ora da Marrakech.

Protetta da quelle alte mura erose dal tempo, Clemence, insieme alla madre malata, aveva cercato  fuggire dal passato troppo ingombrante che la perseguitava fin da quando era adolescente. La tranquillità della kasbah, il conforto dell'isolamento, rotto solo dal sibilo dei venti freddi che scendono dagli erti pendii, avevano solamente assopito il suo travagliato passato, sempre pronto a riaccendersi, come un tizzone mai spento, per fare, finalmente i conti col presente e chiudere quel vortice oscuro e soffocante nel quale aveva vissuto per anni.

Clemence, se pur inizialmente perplessa,  accetta di buon grado la nipote, promettendole di aiutarla a conoscere lo stilista e lasciandole la scelta di vivere nella frescura della kasbah o nella confortevole tranquillità della medina di Marrakech, nel riad di una cara amica. 

La giovane, sempre più ansiosa di cominciare le sue ricerche, sceglie la brulicante Marrakech.

La città si rivela un caleidoscopio di sensazioni forti e sconosciute, spesso soffocanti per chi non è abituato al forte aroma di spezie e menta e al gran caldo.  

Nonostante tutte le difficoltà, la ragazza cerca di integrarsi, di scoprire e vivere la medina, facendo conoscenza con due ragazzi inglesi un po' particolari che, presto, le faranno vivere un'avventura spiacevole.

Per non affrontare tutte quelle emozioni e la ricerca dello stilista  da sola, la giovane cerca il sostegno della cugina Bea.

La cugina è tutto l'opposto di lei, è bella, bionda, con un fisico mozzafiato che non passa inosservato, ma non troppo sveglia per essere quasi una giovane donna.

Bea accetta di raggiungere Vicky a Marrakech, dove fa subito amicizia coi due strani ragazzi inglesi che metteranno  le due ragazze sulle tracce di Yves Saint Laurent e altri personaggi dello sfavillante mondo della moda, oltre che in grave pericolo.

Per Vicky, inebriata dai colori e dalla voluttuosa morbidezza degli splendidi tessuti in vendita nel souk della medina, si stanno aprendo, finalmente, le porte della carriera.

Flatori e tintori della medina - foto personale -

<<... Lei e Hamed si rimisero in cammino, superando vere e proprie tende dai colori vivaci, che in realtà erano formate da matasse di fili viola, arancioni e verdi che ciondolavano dall'alto. Passarono accanto ai filatori di seta e alla fine scoprirono il mondo dei tintori. >>

Durante una festa a casa dello stilista, le due ragazze cercano di integrarsi tra modelle, attori e personaggi dello spettacolo presenti alla festa nella villa di Saint Laurent. Vicky riesce anche a vedere lo stilista ma, nel frattempo, perde le tracce della cugina, che ha appena lasciato la villa nel Palmeraie insieme a uno dei due ragazzi conosciuti giorni prima.

Tornata in medina, Vicky si mette a dormire, ma viene svegliata poco dopo da un'euforica Bea, in preda ad una colossale sbronza. 

La ragazza, per farsi perdonare di aver lasciato la cugina sola alla festa, le dona un souvenir della serata che sicuramente le sarà di grande aiuto per la sua carriera: i bozzetti della nuova collezione di Yves Saint Laurent.

Ancora incredula, Vicky, non riesce a capacitarsi della stupidità della cugina. Anche se in buona fede, ha appena commesso un furto importante e la galera, in Marocco, non è certo una seduta dal parrucchiere. Dovevano assolutamente riconsegnare i bozzetti. Magari avrebbero potuto di nuovo intrufolarsi nella villa e rimettere l'album dove la sprovveduta Bea lo aveva trafugato.

Quell'album, che avrebbe dovuto aiutare Vicky a sfondare nel mondo della moda, darà il via a una rocambolesca e pericolosa avventura che vedrà le ragazze coinvolte in un'omicidio, misteriosi incidenti mortali lungo le strade di montagna e il rapimento di Bea...

Dove sarà finita Bea e cosa si nasconde nel terribile e ingombrante passato di Clemence?

Riuscirà Vicky a consegnare i bozzetti e conoscere il suo stilista preferito? 

Tutto questo lo potrete scoprire solo leggendo e viaggiando lungo le strade di terra rossa che da Marrakech si inerpicano sulle impervie vette dell'Atlante.



Nel cuore della medina - foto personale -

<< Devi provare a perderti. Così sarà più divertente...>>

Durante la lettura, mentre passeggiavo tra i labirintici vicoli del souk di Marrakech insieme a Vicky, mi sembrava di sentire il ritmo dei tamburi degli artisti della Piazza Djemaa El Fnaa, mentre il profumo di cumino e curcuma mi pizzicava il naso, avvolgendomi nelle spire ammalianti della città.

La storia in sé, per quanto improbabile e assurda anche per l'epoca storica, non sarebbe neanche male, considerando  che, pur nella sua lentezza, riesce a catturare il lettore e a trasportarlo nel dedalo intricato di vicoli della medina fin su per i pendii della Valle dell'Ourika. Ma... c'è un qualcosa che frena, che non riesce a dare al racconto lo sprint necessario per decollare come si deve, rimanendo spesso invischiato nella staticità degli eventi.


La fresca Valle De l'Ourika - foto personale -



Villaggi dell'Atlante, verso Imlil - foto personale -


Di questo romanzo ho invece apprezzato le descrizioni ricche di particolari, così realistiche da sembrare di essere in quei luoghi a me tanto cari, segno di chi veramente ha vissuto e amato quella terra immensa e così varia, camaleontica.

I personaggi sono abbastanza delineati, forse l'autrice avrebbe potuto approfondirne un po' di più carattere e pensieri, scavando più a fondo nell'intimità di Bea e altri personaggi coprotagonisti, tralasciando qualche particolare forse troppo ricorrente.

Quello che mi ha lasciato un leggero retrogusto amaro, come il miglior tè alla menta che si rispetti, è stato il finale un po' affrettato, quasi come se la Jefferies avesse voluto chiudere in fretta e furia la storia senza approfondire e definire alcune situazioni rimaste un po' sospese, aggrappate a se stesse, giusto per dare un finale. 

Insomma un po' buttato là senza dare un senso più "realistico" e definito a tutta storia.

Tutto sommato, però, è stata una lettura piacevole e scorrevole, giusta per passare qualche ora in assoluto relax, conformandosi ai ritmi lenti e inebrianti del Marocco.


Cafè de France, vista sulla Piazza Djemaa El Fnaa, Marrakech - foto personale -


Mai come in questi giorni la nostalgia e la tristezza mi stringono il cuore in una morsa feroce, facendo volare ogni mio pensiero tra i vicoli della Medina di Marrakech, tristemente implosa su se stessa, schiacciata dal volere, a volte troppo infame, di Madre Natura.


Marrakech, la Kotubia - foto personale -



<< Cinque volte al giorno sentirai il richiamo alla preghiera dalla mosche della Kotubia >>, le spiegò Hamed. << Quella torre veglia sulla città vecchia dal dodicesimo secolo.>>


Pensare che quei luoghi, nei quali mi sono riempita cuore e anima di meraviglia e vita, oggi non ci sono più, mi fa riflettere su quanto siamo impotenti e piccoli in questa terra. 

Ogni volta che parto per rientrare in Italia, un pezzo del mio

cuore  rimane ancorato, ben saldo, a quella terra rossa così 

viva, calda e accogliente.


Marrakech, panorama in partenza dall'aeroporto La Menara - foto personale -



Mentre il carrello si stacca da terra e l'aereo  prende quota,  

vedere la immensità  dal cielo mi rassicura l'anima: so che 

quando ho bisogno di ritrovarmi e rinascere è lì, sempre 

pronta ad accogliermi tra le sue braccia immense, proprio come

Vicky, alla ricerca del mio posto nel mondo.

La luce del tramonto proietta raggi infuocati, come un mantello ramato, sulle case, sulle piazze e sui minareti che  diffondono il richiamo del muezzin, scandendo placidamente il passare tempo.

Dalla pancia comincia a salire una bolla di emozioni che mi  riempie gli occhi e il cuore  di lacrime e nostalgia ed è sempre più dura tornare alla quotidianità frenetica dell'Italia, così presa da sé stessa per fermarsi a scambiare un saluto, anche con un turista.

Profumo di tè alla menta, Valle de l'Ourika - foto personale -


Il profumo di menta e cumino che aveva riempito i miei giorni e le mie narici, lentamente va dissolvendosi nelle note di sporadiche  cene a tema, per riassaporare ancora quei momenti di pace e serenità, passati perdendomi nei colori e aromi della Medina.

La nostalgia, lentamente, si placa tra un morso a un msemmem e un sorso di tè alla menta, nell'attesa di tornare,  ancora una volta.

Oggi Marrakech è una leonessa ferita, piegata sotto una mano molto più grande di lei, contro la quale non si ha scampo.

Ma è anche una fenice che risorgerà dalle proprie ceneri ancora più bella e luminosa di prima e io sarò lì, con la mia valigia, pronta a percorrere di nuovo i suoi vicoli e i sentieri 

delle sue montagne. 

C'è chi lo chiama mal d'Africa, io lo chiamo richiamo del 

sangue, perché tutto ha avuto inizio lì, tra quei fiumi di terra 

rossa!

Se anche voi siete curiosi di vivere le avventure di Vicky e Bea,

se volete scoprire i segreti di nonna Clemence e i loschi intrighi

che ruotano attorno al suo passato, non mi resta che 

consigliarvi questa lettura e farvi immergere nel turbine goloso di aromi e colori del Marocco, sicura che ne rimarrete piacevolmente intrigati.



Souk di Marrakech - foto personale -


Souk di Marrakech - foto personale -


Ora non avete più scuse, dopo aver percorso coi vostri occhi tutti i luoghi di Vicky e Clemence, potrete immergervi nelle ammiccanti atmosfere marocchine, e perdervi tra le pagine della storia.

Buona lettura,

Tania C.





 



giovedì 21 gennaio 2021

Recensione: TI PRESENTO UN'AMICA di Gianluca Colomo - Ed. AltroMondo Editore -

 





TI PRESENTO UN'AMICA

Gianluca Colomo

Ed. AltroMondo Editore

Collana Mondo di dentro

Genere Narrativa, ricerca di sé

Pag. 272

Formato Brossura

€ 18,00

Link per l'acquisto https://www.cinquantuno.it/shop/altromondo-editore/ti-presento-unamica/


CONOSCIAMO L'AUTORE


Gianluca Colomo, professione sognatore, apprendista scrittore ed ex, la parola che meglio rappresenta la sua personalità e quella del libro.

Ex pilota, ex marito, ex pugile e kickboxer.

Ex racchiude il significato di passato, di vita vissuta, dolori e segreti scoperti durante la stesura del romanzo.

Gianluca ama a 360 gradi la vita, i cani e le donne, a voi la scelta dell'ordine. 

Ama tutto ciò che di bello o tremendo tutto questo amore possa riservare. 

Leggendo questo romanzo lo scoprirete.


TRAMA

La delusione verso il genere femminile porta Gianluca a creare una donna ideale, Valentina che diventerà la protagonista del suo romanzo.

Durante la stesura però Valentina prende vita assumendo una propria personalità, sfuggendo al controllo della voce narrante. 

Cercando delle risposte, l'autore fa esaminare il suo romanzo ad una psicoterapeuta che lo leggerà insieme a noi.

Un viaggio alla scoperta delle debolezze, delle virtù e dei sentimenti umani, a tratti divertente e autoironico, a tratti struggente e passionale.

Una storia nuova e diversa dal solito che intreccia le trame del vissuto del protagonista e del personaggio inventato.


IMPRESSIONI

Ti presento un'amica di Gianluca Colomo,  mi è stato gentilmente offerto dalla premurosa Alice di AltroMondo Editore che ormai conosce i miei gusti ed è sempre attenta a farmi avere novità originali e interessanti. La ringrazio infinitamente per questo e spero che queste letture possano incuriosire anche voi lettori della Valigia.

Il romanzo si presenta in una veste fresca e simpatica già dalla copertina che lascia intuire le passioni più grandi dell'autore: l'amore per le donne e per i cani. E sono proprio un paio di grandi orecchie pelose a fare capolino tra le gambe di una coppia sorridente e abbracciata. 

In questo periodo, dove l'affetto e il contatto fisico ci è negato, fa piacere vedere una coppia allegra e spensierata fondersi in un abbraccio passionale. E fa piacere pure il piccolo cagnolino testimone. 

Ho sorriso non appena ho osservato la copertina. Mi trasmette un senso di positività, di quella spensieratezza che si ha quando si è in vacanza e pure la grafica del titolo è invitante. Potrei osare a dire che '' buca lo schermo " e la storia contenuta al suo interno è un caleidoscopio di luci, colori e suoni sulle note di un amore originale e accattivante.

<< Gli risposi, anzi lo chiamai, solo per sentire che voce aveva quell'uomo così diverso, così strano, così sincero. >>

Il romanzo si apre con  la voce narrante di Maria Boi Valdes, la psicoterapeuta che ha avuto modo di conoscere il protagonista: Gianluca.

Nonostante fosse in un periodo che la vedeva su molti fronti, dal lavoro alla famiglia, Eva rimase incuriosita dalla lunga  mail-lettera e dai numerosi e insistenti sms inviati da Gianluca, tanto da ritagliare un po' del suo prezioso tempo per dedicarsi alla lettura e all'ascolto della richiesta d'aiuto da parte di un uomo che non conosceva il significato di arrendersi, nemmeno quando non rispondeva ai suoi messaggi.

L'uomo non chiedeva aiuto per sé, ma per la sua ex moglie. Ad Eva veniva spesso chiesto aiuto per storie finite ma mai metabolizzate, che trascinavano lo sventurato innamorato in un turbinio di desolazione e accanimento verso la persona che aveva preso tutt'altra direzione. Questo però non era il caso di Gianluca. Lui la storia l'aveva chiusa, elaborata ed era passato oltre. Quello che lo legava ancora alla sua ex era un profondo e sincero affetto ed era seriamente preoccupato che la donna potesse stare male e annientarsi. Lui voleva fare qualcosa affinché lei fosse sempre protetta dal male che oscurava il suo percorso di vita e potesse continuare a splendere.

Il racconto schietto e diretto di Gianluca colpì profondamente Eva, tanto che decise di dargli una possibilità, avrebbe accettato di incontrare la sua ex quando  fosse stata pronta per il colloquio.

Passarono due anni senza che nessuno si fece vivo, poi un giorno Gianluca chiamò Eva, raccontandole che aveva scritto un romanzo e desiderava una consulenza sulla sua storia, incentrata sull'introspezione psicologica. Aveva scelto proprio lei perché amava i bambini e gli animali e per questo era un'anima buona.

Quello che desiderava da Eva era sapere, a lettura ultimata,  se potesse correggere le inesattezze del suo '' romanzo d'aiuto '' per poter aiutare chi fosse ancora indeciso se seguire la ragione o il cuore. 

Perplessa, Eva, decise di dare un appuntamento a quell'uomo così particolare e sincero. Sentiva, a differenza di tutti gli altri clienti avuti in precedenza, che Gianluca non stava vivendo intrappolato in una storia finita, ma che, avendo elaborato il passato, ora provava sincero affetto amichevole per la sua ex, tanto da volerla proteggere senza secondi fini, quindi poteva fidarsi a riceverlo. 

Sì, quel ragazzo meritava un'opportunità e la sera dopo l'incontro, Eva cominciò a leggere le pagine del romanzo di Gianluca.

.<< Non ho quasi più amici e sono single ormai da tanti anni che non mi ricordo nemmeno più cosa significa preparare il caffè per qualcuno. >>

Gianluca stava passeggiando col suo cane Enzo lungo il Poetto, alla ricerca di un altro quadrupede che potesse smuovere quella giornata lenta e monotona passata a rimuginare sul suo destino.

Arrivato ad uno dei tanti baretti di legno tutti uguali spalmati sul litorale, riconobbe un compagno di studi e scambiò qualche frase di circostanza, cercando di darsi pure un tono da uomo impegnato e stanco della gente tanto da dover cercare un po' di solitudine lungo la spiaggia.

L'amico Roberto lo invitò a casa sua per una festa, proprio quella sera e Gianluca, dopo mille elucubrazioni tra sé e sé, cercando una scusa per rifiutare gentilmente l'invito, finì per desistere ed accettare, se pur controvoglia. 

Le elucubrazioni continuarono anche una volta giunto a casa, mentre cominciava a prepararsi per la serata, prefissandosi di rientrare al massimo per mezzanotte.

A metà tra un Clark Kent e un moderno Cenerentolo, cercava disperatamente di trasformarsi in un Superman, senza usare la cabina telefonica. 

Tirato a lucido, si apprestò ad uscire insieme al suo inseparabile compagno di vita Enzo. Mai avrebbe pensato di lasciare a casa il suo cagnolino, dopo aver condiviso anni di gioie e dolori. Enzo non lo meritava, e lui si sarebbe sentito più sicuro e socievole col fidato amico accanto.

Così con la casa, l'auto e l'anima in disordine finirono di prepararsi per uscire. 

Il disordine ere uno stile di vita per Gianluca, da single anomalo, casa e auto in disordine lo rendevano più umano a chiunque approcciasse con lui rapporto di amicizia.

Il percorso da casa alla villa di Roberto servì a Gianluca per ripensare ai tempi della scuola, alle avventure insieme all'amico e alle fantasie sulle donne conosciute, come stesse leggendo un romanzo rosa, di quelli tipo gli Harmony.

Questa descrizione mi ha fatto tanta tenerezza. Di solito sono le donne a farsi mille problemi e film mentali, vivendo in una nuvola rosa. Gianluca invece, si è descritto come un uomo plasmato da un caos di romanticismo e ilarità. Un connubio inusuale per un uomo, ma che lo rende vero e teneramente umano oltre che simpatico 

<< C'è qualcosa di magico che guida la camminata di una donna. Assomiglia ai movimenti sinuosi di un gatto quando sta per afferrare la preda. >>

La serata si trascorse tra ricordi di scuola e vecchi amici, immerso in uno tsunami di anime che bevevano e si godevano la musica. 

Ad un certo punto però accadde qualcosa che stravolse il mondo ovattato di Gianluca. 

Per un breve attimo gli apparve la visione di una donna bellissima, aggraziata ed elegante come una pantera, con una dolcezza d'altri tempi, specie quando reclinava la testa. 

Durò solo pochi attimi, ma bastevoli a sconvolgerlo, finché Roberto non lo presentò a Valentina come ''l'uomo di cui stavano parlando  prima''.

Era proprio lei, la sinuosa pantera incrociata in giardino. 

Chissà perché Roberto lo aveva presentato in quel modo?

Valentina era una donna oltre che bellissima anche molto socievole e affabile. Prese subito confidenza col musetto di Enzo.

<< Perché mi sta succedendo tutto questo? Qual è il motivo del conflitto fra ciò che mi aspettavo e quindi desideravo e invece ciò che si profilava all'orizzonte? >>

Socializzare con Valentina era stato un piacere, era un'anima pura, una donna d'altri tempi e le aveva pure lasciato il numero di telefono per potersi risentire ed eventualmente rivedere. 

L'atmosfera che si stava creando cominciava ad intrigare Eva che non vedeva l'ora di saperne di più su Valentina e sul ruolo che avrebbe avuto la ragazza nella vita di Gianluca.

Ero curiosa pure io di conoscere i nuovi sviluppi che la serata avrebbe apportato alla vita del protagonista e non riuscivo a staccarmi dalle pagine che scorrevano sotto i miei occhi come acqua di un ruscello fresco e dissetante.

Il mattino dopo, appena sveglio, il primo pensiero di Gianluca andò a Valentina, chissà se gli aveva mandato un messaggio? Controllò il telefono, ma si ricordò non averle dato il numero, anzi, vantandosi di avere una buona memoria coi numeri si era fatto lasciare il suo, ma ora non riusciva proprio a ricordarlo. Pazienza, l'avrebbe cercata su Facebook, anche se ripensandoci non era quello il modo di approcciarsi con una ragazza.

Più tardi avrebbe chiamato Roberto e lui gli avrebbe dato il numero. Lo squillo del telefono lo distolse per un attimo da quei pensieri. Era Roberto e voleva proprio parlargli di Valentina. Forse lui non se ne era accorto, anche se era evidente, ma Valentina era...

Le continue sospensioni del discorso dell'amico cominciarono ad innervosire Gianluca, tanto che lo rimbrottò di parlare chiaro. Roberto voleva solo avvisarlo che Valentina in realtà era una trans e se non se fosse accorto e fosse incredulo poteva tranquillamente controllare. Prima di riattaccare gli lasciò pure il numero di cellulare dimenticato.

Gianluca fu risucchiato in un vortice di pensieri. Non si era accorto di nulla; certo era molto alta per essere una donna, ma la voce non era più profonda di quella di tante altre donne. Come avrebbe dovuto comportarsi? 

Lui si era sempre battuto per la parità dei diritti e per l'uguaglianza, aveva sempre sostenuto la diversità, considerata un valore aggiunto, un arricchimento. Ma ora? Si sentiva così sfiduciato. 

Provò a chiamarla, per sincerarsi che quella donna fosse stata messa sulla  sua strada per un motivo ben preciso del destino.

Valentina rispose ad un emozionato Gianluca con aria scocciata, l'aveva svegliata quando avrebbe desiderato dormire ancora.

Il povero ragazzo le disse che avrebbe fatto meglio a spegnere il telefono se voleva dormire, ma la donna ormai continuò quella conversazione iniziata così male. Parlarono della festa, ma sembrava più incontro di boxe tra equivoci e fraintendimenti, tanto da far credere a Gianluca che al telefono ci fosse una donna diversa da quella conosciuta la sera prima. 

Valentina lo salutò incolpando la sua scarsa loquacità al fatto di non aver ancora bevuto il suo caffè, con la promessa di risentirsi più tardi.

Desolato Gianluca, dopo aver rotto, in uno scatto di rabbia, il suo telefono, si domandò il perché di quello strano comportamento poi decise che forse avrebbe dovuto dimenticarla e proseguire la sua strada in compagnia del fidato Enzo.

<< Non devi mai rinunciare a un sogno se per te è davvero importante. >>

Quando una persona ti entra dentro è difficile metterla nel dimenticatoio e fare come se niente fosse. Così fu per Gianluca, gli era talmente entrata dentro tanto da farlo  entrare nella fase del blocco dello scrittore per un po' di tempo, pensando quasi di rinunciare se non fosse che il desiderio di far conoscere quella storia per aiutare altre persone come lui, fosse esso stesso più forte della rinuncia.

Siccome Gianluca non era una persona da lasciare le cose a metà, decise di chiamarla di nuovo e fu sorpreso, recuperando un vecchio telefono di fortuna, di trovare un lungo messaggio di Valentina.

La donna si scusava per il suo comportamento, causato da un qualcosa che la riguardava ma del quale, per il momento Gianluca ancora non era a conoscenza. Anche se lui era veramente un uomo piacevole sotto ogni aspetto, avrebbe fatto meglio a perdonarla e dimenticarla.

Per Gianluca cominciò un periodo di apatia e trascinamento. Tutto gli sembrava inutile, anche se aveva voglia di conoscere nuove persone con la speranza che gli facessero dimenticare Valentina. Una sera, dopo alcune vicende che movimentarono la sua nottata e gli ammaccarono l'auto, si avviò per le strade cagliaritane imbattendosi in una rissa.

Un gruppo di ragazzi ''Skin'' stava picchiando una prostituta,  e la stavano deridendo. 

Sceso dall'auto scoprì che insieme a quella donna c'era anche  lei, l'essenza che gli aveva rubato l'anima.

Valentina. 

Accorso in sua difesa finì per avere la peggio, anche se riuscì a stendere uno degli aggressori, grazie anche all'aiuto di Valentina. L'ultima cosa che vide e sentì furono i lampeggianti e la sirena dell'ambulanza.

Eva fu talmente rapita dall'evoluzione della storia di Gianluca che nemmeno sentì il cellulare suonare. Quella storia le ricordava così tanto il caso di Rosy, una sua paziente che aveva completato il suo percorso trans con l'operazione di vaginoplastica ma, una volta raggiunta la completa fisiologia  femminile, il fidanzato la lasciò facendole crollare addosso il mondo che si era costruita sino a quel giorno e quello che aveva sempre desiderato. Ma ora non aveva più tempo per leggere e a malincuore ripose il faldone. Quella notte avrebbe proseguito la lettura, ritrovando Gianluca confuso e dolorante al pronto soccorso e accanto a lui Valentina.

Quanto mi ha fatto piacere leggere che nonostante tutto Valentina non aveva abbandonato Gianluca. Anche se a causa della mancanza di coraggio aveva di tutto per allontanarlo,  per rimandare il momento di raccontargli la sua storia.

Le era entrato nell'anima, l'aveva incatenata a sé. Lui era così diverso da tutti gli uomini che aveva conosciuto. Così premuroso, gentile e protettivo: le sembrava di conoscerlo da sempre. E quando una donna lo dice ad uomo non può significare altro che ha, in quell'uomo, trovato la sua strada...

Dopo un capitolo dedicato alla voce narrante di Valentina, la staffetta viene passata ad Eva per le conclusioni finali. 

Eva, da brava psicoterapeuta, non si sbilancia, non serve la soluzione del caso sul piatto d'argento, ma invita il suo paziente, in questo caso il lettore a trarre le proprie conclusioni non senza aver riflettuto sulla storia e sui personaggi.

In fondo poco importa se Valentina sia reale o viva solo nella mente di Gianluca, poco importa se sia una vera donna o no e poco importa che quella storia d'amore fosse reale o immaginaria.

La vita sarebbe andata comunque andata avanti e Gianluca desiderava che la sua storia potesse essere di aiuto a tutte quelle persone sfiduciate e deluse dall'amore e dalla vita.

Chissà, magari avrebbe potuto aiutare anche Rosy, la sua paziente...

Questo romanzo corale che non sembra un romanzo ma il diario di tre persone molto differenti tra loro e accomunate da un grande bisogno di attenzione, è stato per me una ventata di aria fresca.

Finalmente una storia nuova, frizzante, fuori dagli stereotipi della classica storia d'amore zuccherosa e spesso scontata,  ma talmente surreale da sembrare vera.

La simpatia fantozziana di Gianluca è travolgente, suscita nel lettore un senso di protezione, di amicizia che spinge a continuare la lettura come stesse ascoltando quelle parole dalla bocca dell'amico di sempre.

Lo stile di Colomo è semplice e scorrevole, mai volgare pur trattando argomenti sensibili, senza lacune dovute a sbalzi temporali o cambi di scena, che si fondono perfettamente tra un personaggio e l'altro. L'ho apprezzato proprio per aver trattato in maniera realistica e delicata un argomento che purtroppo, nel 2021, è angora tabù e oggetto di discriminazione e scandalo tra la gente che si professa aperta e di larghe vedute.

I personaggi sono ben strutturati sotto il profilo psicologico,  si evince chiaramente l'apatia di Gianluca e si percepisce il disagio, di non essere all'altezza di Valentina, forse un po' affrettata la svolta della sua entrata in scena, ma l'autore ha saputo renderla viva e interessante agli occhi di chi ascolta.

Ho scritto ascolta perché, pur leggendo, mi sono ritrovata ad ascoltare le parole di Gianluca, i monologhi col piccolo Enzino, i dialoghi con gli amici e  Valentina,  i pensieri di Eva. 

Un  po' come essere in un lungo volo e il passeggero al tuo fianco si mettesse a raccontare la sua vita. Alla fine del viaggio, dopo aver ascoltato ricordi, pensieri e sventure di quello sconosciuto, ti sembra quasi di aver preso parte alla sua vita, di conoscerlo da sempre, come direbbe Valentina.

Cosa dirvi di più se non di cliccare sul link, acquistare il libro e sprofondarvi nella lettura? Sono sicura che questa storia saprà rapirvi e rivelare la propria essenza a seconda dei vostri bisogni. 

Un po' come quei libri dal finale multiplo a seconda del bivio scelto, il modo in cui leggerete e ascolterete questo romanzo saprà sorprendervi col finale. 

Il finale che sceglierete voi!

Un particolare che ho amato di questa storia è stata la presenza di Enzo. Il pelosetto era il cane dell'autore, volato su Ponte dell'Arcobaleno, e per rendere onore alla sua memoria gli ha teneramente dedicato il romanzo oltre che una parte importante da protagonista muto ma con una capacita di ascolto e comprensione immensa. 

Sempre più spesso mi accorgo che gli animali sanno capirci più degli esseri umani troppo presi da una vita diventata quasi virtuale per accorgersi che fuori c'è un mondo brulicante, colorato e pieno di vita reale che ci aspetta, bastano solo un guinzaglio e tante coccole per uscire alla scoperta col nostro compagno fedele di vita.

Buon Ponte Enzino...

Augurandovi buona lettura, vi aspetto presto con nuove recensioni.

Tania C.







giovedì 19 novembre 2020

Recensione COME LE STAGIONI CHE PASSANO di Livio Cossu - AltroMondo Editore -

 



COME LE STAGIONI CHE PASSANO

Livio Cossu

Ed. AltroMondo Editore

Genere Narrativa

Collana Mondo di oggi

Pag. 222

Brossura

€ 17,00


CONOSCIAMO L'AUTORE

Livio Cossu - foto da https://www.google.com/url?sa=i&url=https%3A%2F%2Fwww.cityandcity.it%2Flivio-cossu-io-dio-e-lo-sciamano%2F&psig=AOvVaw1ZBzBDII81lmtOJIaT3BlJ&ust=1605705058150000&source=images&cd=vfe&ved=0CAMQjB1qFwoTCMjTvfnWie0CFQAAAAAdAAAAABAD7


Se conoscete Livio Cossu certamente saprete che non ama essere ricordato per le cose che ha fatto e non gli calza, oggi, la definizione di ''Scrittore''. Sostiene che il termine non lo definisca.

Per lui la scrittura è l'insieme di poche cose che all'apparenza potrebbero sembrare semplici. 

Sognare i sogni, vivere il vissuto e non vissuto, immaginare l'inimmaginabile, ricordare i ricordi, pensare l'impensabile, vivere una realtà parallela mai realizzatasi, essere ciò che non si è, rendere emozioni verità solo immaginate.  Tutto quello che, fondamentalmente, non è la sua vita passata, presente e, lo spera, futura. Scrive e ride, si emoziona, alcune volte piange. Tutto ciò, ne è certo, non fa di questo un mestiere.


TRAMA

Anni Settanta, Sassari. 

Luca oltre ad essere un giovane supplente di Matematica e Scienze è anche un musicista. Un giorno riceve un ingaggio dalla scuola per fare una supplenza di un anno in una classe speciale, dove sono riuniti gli elementi peggiori della scuola. 

In questa classe Luca conosce Gavino, un ragazzo malato di leucemia che cambierà radicalmente la sua vita.


IMPRESSIONI


Cara Alice di AltroMondo Editore che mi pensa sempre e mi omaggia sempre di nuove emozioni da leggere, non finirò mai di ringraziarla.

Dentro al pacco sorpresa che mi è arrivato pochi giorni fa ho trovato Come le stagioni che passano, un romanzo di Livio Cossu che racconta l'evoluzione psicologica e umana  di un musicista nella Sardegna che si prestava, pur rimanendo ancorata ad atavici costumi, a vivere uno dei momenti storici più significativi dell'Italia del dopoguerra: il '68 e i movimenti di massa atti a far sentire la propria voce.

<< Ma tu non piangi mai? Sei una persona senza cuore! >>

Protagonista del romanzo è Luca, uno studente fuori corso con la passione della musica. Insieme ad un gruppetto di amici ha costituito un complesso di musica pop, rock e hard rock, incoraggiati da Regina, loro preziosa consigliera musicale e unica rivenditrice ufficiale di vinile del paese in cui vivevano, in provincia di Sassari.

Luca ha una ragazza, Paola, sorella di un amico e, proprio lei, lo accusa di non avere cuore per non essersi commosso dopo aver partecipato ad una rappresentazione di Romeo e Giulietta. No, lui era adulto e piangeva per altre cose più importanti, non per un film, ma non significava che non avesse cuore. 

Questo rispose a Paola.

Per le famiglie  i ragazzi, per il momento, si frequentano, il fidanzamento avverrà solo quando Luca farà formale domanda a Paola, ma soprattutto alla famiglia, magari in ginocchio e supplicando il padre di Paola a cedergli la mano.

A Luca la piega che sta prendendo la sua vita va stretta, l'Italia sta cambiando, i giovani hanno iniziato a manifestare contro i metodi e contenuti scolastici, contro capitalismo e socialismo e soprattutto contro lo sfruttamento ambientale e il consumismo, che il nuovo stato di benessere stava provocando un po' ovunque e lui sentiva di dover percorrere quella strada, la sua strada.

In continua lotta con una madre oppressiva e assillante che lo avrebbe voluto medico o avvocato e sposato come i fratelli, per la salvaguardia del buon nome della famiglia, Luca comincia a dare i primi segni di insofferenza verso quel regime per lui dittatoriale dando inizio alla ribellione  dai capelli che portava lunghi come molti musicisti moderni provocando i continui rimbrotti e lo sdegno materno.

Abbandonati gli studi di medicina imposti dalla madre, comincia a frequentare la facoltà di scienze, prendendosela comoda, era fuoricorso di parecchio, e mantenendosi gli studi con lavori di supplenza saltuari. 

Le serate col complesso e i lavoretti gli permisero anche di acquistare un'automobile, la 127, a rate, ma l'approvazione materna non sarebbe mai arrivata. Per averla, la pecora nera della famiglia avrebbe dovuto studiare legge, sposarsi e avere dei figli, la questione era chiusa.

L'idea che mi sono fatta del padre di Luca, figura molto marginale rispetto agli altri personaggi, è quella di un uomo chiuso, dedito al lavoro e remissivo, quasi sottomesso ad una moglie imperante, pur di lasciare le discussioni e i problemi da risolvere fuori dalla facciata idilliaca della loro casa. Un uomo senza spina dorsale incapace di contraddire la moglie. e il figlio.

Il personaggio che nel cinema sarebbe chiamato ''attore non protagonista'', è Gavino, un bambino orfano di padre, venuto a mancare per una malattia del sangue. Il ragazzino tredicenne vive in campagna con la madre, a servizio presso una famiglia di Sassari, riunendosi la domenica con le famiglie degli zii alcolizzati.

A Gavino non piace la scuola, ha quasi tredici anni e sta per essere nuovamente bocciato in prima media. La sua scuola, quella che ama, è la campagna, sdraiato sotto ad un ulivo a meditare. 

Se lo studio non gli piace, ancor più disprezza Don Mura, il prete della Chiesa e insegnante di religione che detta il bello e cattivo tempo nella scuola, una dispotica Monaca di Monza in abiti talari.

<< Non bestemmiare, quello è il figlio del Male, del Demonio!>>

<< È lei il Demonio! >>

Don Romani è un falso moralista, un uomo prepotente, ingiusto e cattivo coi ragazzi, ma sin troppo affabile con le ragazze con le quali si permette quegli atteggiamenti,  troppo espliciti anche per un prete. Tutto il contrario di quello che andava tuonando dal pulpito la domenica.

E lui lo aveva visto e sentito Don Romani, dalla finestra della canonica, mentre accarezzava Vittoria, sua compagna di scuola, con la scusa delle ripetizioni. Carezze profonde, ma benedette da Dio, come l'amore che diceva essere nato tra lui e la ragazzina. Vittoria è incinta, ma Don Romani ha già deciso tutto: la ragazzina è di facili costumi, sicuramente avrà commesso atti impuri con altri ragazzi della città. Vittoria ha solo quattordici anni, si è fatta circuire dalla storia dell'amore benedetto da Dio, ma sa che il bambino che aspetta è di Don Romani, al quale ha donato la propria giovinezza. E lei, se abortire significa scatenare l'ira di Dio,  vuole tenerlo quel bambino. Cercando ancora una volta di manipolarla, il prete le prospetta un futuro a Roma, dove le avrebbe pagato gli studi e avrebbe trovato una buona famiglia per il piccolo. Nessuno avrebbe saputo nulla di quella storia e lei, ma in realtà lui, ne sarebbe uscita pulita. Ne avrebbe parlato alla madre vedova, la paternità sarebbe stata attribuita ad uno sconosciuto giovanotto emigrato in Belgio e scomparso nel nulla dopo aver abusato di Vittoria. Troppo comodo per Ponzio Pilato lavarsene le mani ancora una volta. Se lei non avesse potuto crescere suo figlio, non lo avrebbe cresciuto nessun altro. Perché quel figlio era solo suo, di Vittoria.

Gavino aveva ascoltato bene quella conversazione e non l'avrebbe certo dimenticata.

Quanta rabbia mi è salita dentro mentre leggevo la storia della piccola Vittoria, circuita da chi invece avrebbe dovuto seguire la sua formazione spirituale guidandola verso il difficile mondo dell'adolescenza. L'autore ha evidenziato anche la mancata presenza della famiglia. Vittoria orfana di padre, viene affidata dalla madre con devozione e gratitudine alle mani di un demonio travestito da sacerdote. 

Manipolata, segnata per sempre nel sempre profondo dall'orco cattivo e incompresa da una madre che ignara di tutte le violenze subite pensava fosse solo un momento transitorio dovuto all'adolescenza. 

Col suo racconto l'autore mi ha spinta a  riflettere su quanto ancora oggi si senta ancora troppo poco parlare di orribili atti di pedofilia avvenuti dentro alle mura apparentemente sicure di una Chiesa o della famiglia e spesso finiti in tragedia. 

Un argomento scottante che nel 2020 ancora viene alla luce solo dopo l'irreparabile. 

<< Luca riprese a studiare in modo più regolare, riuscì a superare due degli ultimi esami che gli mancavano per laurearsi. >>

Mentre Luca sta rivoluzionando la propria vita, lasciando il complesso che non gli dava più stimoli e conseguendo la laurea contro la volontà e aspettative materne, Gavino sta entrando di prepotenza nella fase della pubertà, con le prime scoperte e prese di coscienza del proprio corpo e della voce che stava cambiano. Con un linguaggio sanguigno e trasparente, l'autore sottolinea il periodo degli anni della libertà sessuale tramite le prime esperienze di Gavino e degli amici più grandi.

Quell'estate ha segnato una svolta nelle loro vite ma, mentre Luca sembra aver trovato la sua strada con Paola e  accettando una supplenza annuale nella scuola di Gavino, il giovane invece comincia ad accusare dei fastidiosi disturbi gastrici. Ricoverato d'urgenza a Sassari, gli viene diagnosticata una brutta forma di leucemia. 

A conoscenza della malattia solo la madre e la bidella della scuola: su consiglio del medico Gavino avrebbe dovuto continuare a condurre la sua vita come prima ignorando la gravità del male che lo stava divorando. Avrebbe fatto la chemio e può darsi che sarebbe stato meglio per un po', forse anche per sempre.

La scuola sta per cominciare, Luca ha accettato di sostituire l'odiosa e ostentatrice professoressa di scienze. Era stata allestita una classe speciale, formata solo da ripetenti maschi ed ubicata in uno stanzone poco distante dal complesso didattico. I ragazzi della classe erano tutti vittime dei modi poco ortodossi e dell'odio maligno di Don Mura, ragazzi con problematiche familiari che invece di essere aiutati erano stati emarginati scivolando ancor più nel fondo del baratro nel quali erano stati gettati. Avendoli poi confinati dal complesso scolastico era un altro colpo basso da digerire, ma per Luca sarebbe stata una sfida riportare sulla giusta strada a testa alta i suoi dodici ragazzi ''fuori''. Dodici, come gli Apostoli.

Gavino rientra a scuola, più alto e con la voce più profonda dell'anno prima. Ed iniziano i primi contrasti con Luca: Gavino vuole comandare, Luca vuole insegnare alla classe il rispetto prima di tutto. È guerra.

Quando il preside lo avvisa delle reali condizioni di salute di Gavino, tutta la situazione viene vista con occhi nuovi da Luca. 

Convinto che per riportare i suoi ragazzi sulla retta via non servano bastone e imposizione, comincerà ad ascoltarli, a dar loro la voce che negli anni era stata soffocata.

Giorno dopo giorno, con la sua calma e  dolcezza innata, Luca entrerà nei cuoi e nelle vite di quei dodici ragazzi ''interrotti'' insegnando loro a rispettarsi e rispettare ma soprattutto che lo studio non era fatto solo di nozioni imparate a memoria sui libri. La vita, la natura erano libri infiniti dai quali apprendere nozioni e lezioni.

Con tanta dedizione otterrà anche una sorta di riforma scolastica, andando contro alcuni diktat imposti dal perfido Don Romani. E otterrà il rispetto di Gavino che adesso la scuola la ama. Gli piace imparare le scienze perché gli permette di stare in mezzo alla sua amata campagna e gli piace anche essere capoclasse, il vice del professore. Ma la malattia era ricomparsa come un fuoco interno che lo  stava consumando giorno dopo giorno.

E Luca scoprirà che si, anche gli uomini piangono, come bambini, come le ragazze o come un genitore, perché il pianto non è una questione di età ma linfa che ci permette di esserci ancora dopo aver dato sfogo al dolore e alla rabbia che ci portiamo dentro.

Arrivata alla fine di questo romanzo, come Luca, mi sono commossa. Ho sentito le lacrime spuntare sul bordo delle palpebre e piano scivolare sotto il mento. 

La forza con la quale sono state descritte le anime dei sentimenti ha fatto centro nel cuore tenendomi incollata al libro fino alla fine.

Definirei questo un romanzo evolutivo non solo per i personaggi ma anche per il lettore. La continua introspezione alla quale ci esorta, alla fine ci avrà reso una persona diversa dall'inizio della lettura.

Un romanzo con un forte potenziale, che merita di essere letto soprattutto nelle scuole. 

Consiglio questo libro soprattutto ai giovani. Certo il linguaggio e la descrizione delle scene a volte sarebbero da bollino rosso ma di sicuro la volgarità non è nella semplicità dello stile di Cossu, un autore che merita di essere conosciuto per la sua marcia in più: l'umanità.

Ricordandovi il romanzo è in vendita sui principali store on line o sul sito di AltroMondo Editore del quale vi lascio il link qui sotto

https://www.cinquantuno.it/shop/altromondo-editore/come-le-stagioni-che-passano/


Sperando di avervi coinvolti nelle avventure di Luca e Gavino, vi auguro buona lettura.


Tania C.







venerdì 13 novembre 2020

Recensione SCUSATE LA POLVERE cimiteri, sospiri e piccoli miracoli di Paolo Patui - Ed. Bottega Errante -

 




SCUSATE LA POLVERE

cimiteri, sospiri e piccoli miracoli

Paolo Patui

Ed. Bottega Errante

Copertina flessibile

Prima edizione 2019

Formato tascabile

Collana Camera con vista

Pag. 175

€ 15


CONOSCIAMO L'AUTORE

Paolo Patui - foto da

 https://www.google.com/url?sa=i&url=https%3A%2F%2Fwww.sandanielemagazine.com%2Fen%2Fpaolo-patui-2%2F&psig=AOvVaw3idYXevuxnY5plqgIuy2uY&ust=1605348668456000&source=images&cd=vfe&ved=0CAMQjB1qFwoTCJjmofuj_-wCFQAAAAAdAAAAABAN

Paolo Patui è un insegnante in pensione. Dalle sue idee nasce la rassegna "Leggermente", da quindici anni tenuta a San Daniele del Friuli e rinomata a livello nazionale.

Insieme a Elio Bartolini ha composto Bigatis per il teatro e per Rai Tv regionale ha tradotto in friulano alcune puntate della Pimpa e Lupo Alberto.

Dopo aver plasmato la Maratona di New York al Friuli, ha abbandonato la corsa a piedi in favore della bicicletta, testimoniandolo anche sul suo Decalogo semiserio di un ciclista anomalo, edito da Ediciclo nel 2018.

Porta la sua firma Volevano essere i Tupamaros, edito nel 2005 da Kappa Vu, definito da Gianni Mura come << i cinque racconti di calcio che sarebbero piaciuti a Pasolini>>.

Nonostante si diletti a vagare per cimiteri perduti, scrive col sorriso per i suoi lettori e per sé.


TRAMA


Sotto la guida di un inverosimile custode, sfinito dall'amico runner che si allena lungo la perimetrale dei cimiteri, affascinato da una misteriosa studentessa dark gothic, un narratore spaventato da nuova vita a storie sepolte nei cimiteri che si ritrova a visitare. Lungo il suo peregrinare nei giardini del silenzio scoprirà necropoli insolite, si addentrerà nell'intimità nascosta del cimitero dei ''senza nome'', incastonato nella foresta berlinese. 

Si trasferirà nel Fairview Cemetery dove sono sepolti le vittime del Titanic, attraverserà la desolazione del cimitero abbandonato di San Finocchi a Volterra, camposanto privato degli ospiti del manicomio.

Le sue escursioni lo vedono partire spesso dal cimitero di San Vito a Udine, dove fa interessanti scoperte su sconosciuti di riti di sepoltura orientali, come quello indonesiano che vede restituire le salme alla natura deponendole dentro alle cavità degli alberi. 

Attraverso un viaggio all'apparenza lugubre e buio, si ritroverà nell'accogliente abbraccio fraterno e universale delle vite perdute, dei sorrisi dimenticati e delle speranze realizzate e polverizzate dal quel grande mistero che è l'esistenza.


IMPRESSIONI

"Per quanto tu ti prepari non è mai tutto a posto, alla perfezione. In ordine come avrebbe detto mio papà. Un po' di polvere la lasci sempre in un angolo della tua vita."

Poco tempo fa ho scoperto le pubblicazioni di Bottega Errante Editore e ne sono rimasta colpita. 

Mi ha attirato subito la copertina di un romanzo, raffigurante un cancello simil gotico con due cipressi sotto una falce di luna immersa in un cielo blu, che quasi ricorda il cancelletto degli Addams.

Né lugubre né macabra ma affascinate e ipnotica su uno sfondo grigio polvere.

Anche il titolo è altrettanto curioso: Scusate la polvere cimiteri, sospiri e piccoli miracoli

Ho letto la trama e subito decisi che quel libro dovevo assolutamente leggerlo e recensirlo.

Così grazie alla gentilezza di Alessandro ne ricevetti  una bella copia cartacea. Trama singolare, copertina accattivante, formato maneggevole e un buon profumo di libri, cosa desiderare di più? 

Il mio sesto senso anche questa volta ha fatto centro regalandomi nuove emozioni e nuove avventure. 

Mi piacciono i cimiteri, sono pure iscritta ad un gruppo a tema su Facebook, trovo che abbiano un fascino magico. 

<< A tutti capita prima o poi di correre verso un cimitero. >>

Come il protagonista del romanzo, quando mi trovo in un luogo nuovo sono spinta dalla curiosità di vedere il cimitero, ammirarne lo stile, gironzolare tra le tombe, cercare quelle più singolari o antiche e immaginare la storia dietro a volti sconosciuti e spesso sorridenti. 

Certo io entro volutamente e soprattutto non per caso e in tenuta da runner inseguendo i miei compagni di corsa, ma alla fine il risultato della visita è il medesimo. Scoprire volti dimenticati dal tempo e rispolverare le loro storie, ridare vita  a chi si è addormentato nel sonno del riposo eterno perché

<< La vita non muore mai. Viene affidata a chi resta. >>

Il nostro runner sta correndo lungo le mura di cinta del cimitero di Udine insieme ad un amico. Piove, è una giornata grigia, l'ideale per una bella corsa, anche per lui che non è abituato. Tenere il tempo dell'amico al momento sembra abbastanza facile, senza scatti veloci e andatura costante ma, ad un certo punto il compagno di corsa si infila dentro al cimitero scomparendo tra i vari settori e, per il povero runner improvvisato non resta che aggirarsi sconsolato tra i colombai e le tombe. Ogni tanto soffermandosi su una foto o un nome che attirava l'attenzione.

Durante il vagabondaggio tra le lapidi fa uno strano incontro: un uomo intabarrato sotto ad un cappello grondante e in un pastrano inzuppato. Il signore, alto e serio, sembrerebbe essere il custode del cimitero e della sapienza.

Dietro ogni foto che si soffermeranno a guardare c'è una storia di vita vissuta, spezzata troppo presto o mai venuta al mondo, finita tragicamente o spentasi in serenità e per ogni anima dietro quelle foto, il custode filosofo, sembra avere sempre a disposizione l'aforisma giusto. Che sia De André o Proust, dalle tasche del pastrano spuntava sempre il libro giusto al momento giusto per approfondire la storia di quelle anime e di quella del professore-runner.  Passando di lapide in lapide  l'insegnante friulano, runner per caso, scoprirà tombe di persone che hanno fatto parte del suo passato, ognuno con la propria storia da raccontare o da rispolverare attraverso una fotografia o un epitaffio sbiadito dall'usura del tempo.

Passare il suo tempo  tra le tombe dei cimiteri diventerà per lui un'abitudine quasi quotidiana. E lo farà durante le gite scolastiche al Cimitero Monumentale di Torino, in mezzo al quale racconterà ai suoi studenti la storia del grande Torino finita in tragedia a Superga, la storia dei soldati deceduti durante la Prima Grande Guerra o quella di Isa Bluette la famosa e avvenente attrice teatrale scomparsa alla fine degli anni '30.

Giunto a Milano si addentrerà tra i lotti che sembrano giardini scultorei tale è le bellezza delle tombe monumentali, visitando quelle di grandi artisti che hanno fatto la storia dello spettacolo italiano da Wanda Osiris a Dario Fo, da Jannacci a Gaber e molti altri personaggi di spicco mescolati al riposo eterno di gente comune ma dal vissuto non meno intenso o drammatico.



Cimitero Ebreo di Praga - foto personale -

Le gite scolastiche lo vedranno nel Cimitero Monumentale Ebreo di Praga, con le sue tombe stratificate e all'apparenza buttate li a caso, a dimora sotto l'ombra protettiva di ippocastani e platani. In quel luogo mistico e pieno di fascino gotico, intriso di dolore ma di una dolcezza tranquillizzante, il professore avrà modo di conoscere un'alunna molto particolare che ha catturato la sua attenzione. 


Cimitero Ebreo di Praga - foto personale-

La ragazzina dall'aria appariscente, nascosta dentro ai suoi vestiti punk, truccata come un'insegna al neon e i capelli altrettanto variopinti, nasconde la storia di una tragedia famigliare che l'ha colpita nel profondo: quella del padre morto suicida. 

Proprio grazie (o a causa) a quella tragedia, la ragazza cominciò ad interessarsi ai cimiteri, curiosa di conoscere  costumi e usanze funebri di tutto il mondo e, dell'archivio del suo sapere ne farà un interessante racconto al professore.

Il continuo viaggio necrologico lo porterà a Parigi nel famoso Cimitero di Père-Lachaise, un parco museale, meta del continuo pellegrinaggio di fans e curiosi, alla ricerca dell'ultima dimora di miti del rock, del calibro di Jim Morrison, della letteratura, per citarne uno tra tanti Molière  e personaggi storici come gli amanti leggendari Abelardo ed Eloisa.

In Europa raggiungerà la Romania dove rimarrà rapito dal fascino di un piccolo cimitero caleidoscopio, un giardino pieno di colore e di positività.

<< Nei cimiteri non valgono le leggi dei vivi. Bello e giusto, ma non sempre vero. >>

A Berlino scoprirà anche il Cimitero dei Senza Nome, un'area di foresta dove vengono seppelliti tutte quelle persone che si sono suicidate in quella foresta. Il cimitero è conosciuto anche come Cimitero dei suicidi.

Il nostro runner si spingerà anche oltreoceano, visitando il Cimitero delle Stelle di Hollywood, quello sottomarino di Halifax, a Miami, dedicato alle vittime della tragedia del Titanic. In Africa scoprirà che i defunti verranno ricordati raffigurando il loro mestiere sulla lapide-scultura.

In oriente potrà rendersi conto di quanto l'uomo sia legato con la natura vedendo salme tumulate dentro agli alberi.

Ma saranno i cimiteri friulani e quello di Udine in particolare dove il professore passerà la maggior parte del suo tempo alla ricerca del significato della vita ripercorrendo una sorta di albero genealogico formato da amici, parenti e sconosciuti. Tutti con qualcosa da raccontargli.

<< Lasciamo tutti qualcosa. >>

Questo viaggio geo-cimiteriale (concedetemi il termine) attraverso le usanze funebri di tutto il mondo sarà, oltre che un arricchimento storico e sociale anche un viaggio introspettivo per imparare ad elaborare la morte per comprendere meglio la vita di ognuno di noi.

Mi è piaciuto questo romanzo così profondo e così dolcemente ironico.

L'autore ha toccato delicatamente le corde di un argomento che fa paura a tutti, cercando di esorcizzarlo con un linguaggio leggero e poetico, spingendoci a confrontarci con la nostra paura di ciò che non conosciamo e che abbiamo sempre associato alla negatività.

Cimitero marino di Madhia ( Tunisia ) - foto personale -

Come vi ho già raccontato i cimiteri mi sono sempre piaciuti, soprattutto quelli dei paesini, piccole bomboniere, incastonati tra boschi e vallate coperte di neve o  quelli che si affacciano sul mare come a Madhia (Tunisia), con in mezzo un grosso faro marino ad illuminarlo e i panni del custode stesi ad asciugare al vento riparati dal candore delle mura imbiancate a calce della sua abitazione.

Leggendo ho avuto modo di rispolverare ricordi d'infanzia che mi vedevano bambina, a 4 anni, davanti alla lapide di un'anziana vecchina, classe 1878, perfetta sconosciuta ma con la faccia buona e gioiosa, a portarle e fiori e un saluto. La vecchina, che avevo nominato Claudia (non sapevo ancora leggere) c'è ancora. Si chiama Maria ed ha mantenuto il suo sorriso buono e accogliente, da nonnina delle fiabe, nonostante non abbia mai conosciuto la sua storia. Abbandonata a se stessa all'epoca, lo è ancora oggi e ogni volta che passo davanti a quella lapide un sorriso e un pensiero per lei non mancano mai . 


Consiglio fortemente questo romanzo-saggio a chiunque voglia scoprire aneddoti particolari sui cimiteri del mondo, ma in particolar modo a chi ha bisogno di elaborare il concetto della morte e il significato di vita, ad di la del credo professato.

Lo stile scorrevole e il linguaggio semplice rendono il testo alla portata di ogni lettore, da quello più scettico e curioso a quello più esigente.

Le pagine scorrono in fretta, incuriosendo il lettore e stimolando alla ricerca di nuovi aneddoti e notizie sui luoghi citati. Per molti sarà come ripercorrere un viaggio già fatto e ricordarne i momenti più significativi, per altri sarà il paese delle meraviglie, una matrioska di persone, culture e storie che non avranno mai fine.

Sperando di avervi incuriositi vi invito a dare uno sguardo al sito di Bottega Errante, dove eventualmente potrete anche acquistare il libro. Lascio il link qui sotto:

https://www.bottegaerranteedizioni.it/?post_type=product&paged=2

Ringrazio ancora Bottega Errante per l'opportunità e vi auguro una buona lettura.

Tania C.













Recensione TUTTO NASCE PER FIORIRE di DEMETRA COSTA

  TUTTO NASCE PER FIORIRE Autore: Demetra Costa Editore: IoScrittore Formato: Brossura Pag.: 503 Uscita: Giugno 2025 € 18 formato cartaceo F...