Sono Tania, lettrice infaticabile, curiosa, con una grande passione per i viaggi e la fotografia. La Valigia del tempo nasce dalla mia omonima pagina facebook, nella quale parlo di libri. Vi racconterò tante meravigliose storie, sperando di invogliarvi sempre di più alla lettura. Ci faremo compagnia. Tania
domenica 26 gennaio 2025
EUGENIO E LUISELLA di Isa Sivori Carabelli - Ed. MEF L'Autore Libri Firenze -
mercoledì 22 gennaio 2025
Recensione IL BARBIERE ZOPPO 1969 - Una ragazza e la scoperta della resistenza di Gino Marchitelli- Ed. RedDuck - Nuova edizione
Attivista della CGIL e Democrazia Proletaria, è membro del direttivo A.N.P.I. di San Giuliano Milanese e presidente dell'associazione culturale '' Il Picchio ''.
Autore di romanzi noir e progetti sociali molto apprezzati, nel 2020 ha pubblicato Panico a Milano, la terza indagine del professor Palermo.
Con Jaca Book ha pubblicato:
Campi fascisti;
Una vergogna italiana, saggio vincitore del Premio Mario Luzi.
TRAMA
Marche 1969.
Lidia ha appena intrapreso un viaggio misterioso dalla Puglia fino al cuore delle Marche, alla ricerca delle proprie origini.
Arrivata a Braccano, piccola frazione in provincia di Macerata, viene in possesso di un diario del 1937, scritto da un'adolescente dell'epoca. Nel diario viene raccontata la grande storia d'amore tra la ragazzina e un giovane, ferito e rimasto invalido in Abissinia, appena rientrato dalla guerra in Africa.
Il ragazzo apre una barberia, mettendosi contro i fascisti locali che cominceranno a infastidirlo pesantemente perché in paese non vuole comportarsi da reduce eroe.
A Braccano Lidia incontra il vecchio Aurelio e un gruppetto di giovani bit che hanno occupato la scuola.
Il gruppo di ragazzi ama trascorrere il proprio tempo ascoltando musica, discutendo dei valori della libertà e ribellione, di Woodstock e i movimenti pacifisti e dei movimenti politici e sociali del 1968-69.
Leggendo il diario, Lidia scopre la Resistenza e la lotta contro in nazifascismo portata avanti da un gruppo multietnico di partigiani impegnati sulle montagne tra Braccano e Matelica.
Aurelio fa scoprire a Lidia l'orrore dei campi di sterminio nazisti e dei focolai di un fascismo con l'Italia non ha mai voluto fare i conti.
L'anziano Aurelio traghetterà Lidia verso la consapevolezza di una nuova maturità che la spingerà a prendere decisioni importanti che cambieranno per sempre e profondamente la sua vita.
Questo romanzo è nato dall'incrocio di più memorie. Storie vere che raccontano due generazioni impegnate a lottare per i propri diritti: i partigiani del 1943-45 e i giovani dei movimenti operai del 1968.
IMPRESSIONI
La scorsa estate nella cassetta della posta trovai un piego libri, gentilmente inviato da un autore conosciuto da poco, tramite amici in comune.
La busta conteneva la nuova edizione de Il barbiere zoppo 1969 - una ragazza e la scoperta della Resistenza, un romanzo storico ambientato tra le montagne marchigiane, a Braccano, frazione di Matelica, dove la Resistenza si è scontrata con la dittatura infida e infame dei nazifascisti.
Marchitelli ha ripercorso la storia dell'eccidio di Braccano, macabramente avvenuto durante il massacro delle Fosse Ardeatine, il 24 marzo 1944.
Durante l'eccidio persero la vita il parroco partigiano di cui si parla nel romanzo e altri partigiani che fecero la storia della Resistenza italiana.
Desiderio dell'autore è quello di far conoscere e divulgare la nostra storia, ciò che oggi siamo grazie al sacrificio dei nostri cari.
Pur essendo un romanzo, le vicende narrate sono il frutto di accurate ricerche storiche condotte da Gino: racconti e memorie di chi ha vissuto quell'epoca buia e difficile, riuscendo a sopravvivere agli orrori che imperversavano, all'epoca, in tutto il mondo.
Si sta avvicinando la Giornata della Memoria e quest'anno, con questo romanzo, ho deciso di contribuire parlandovi di questo ferino spaccato di storia nazionale che riconduce agli orrori della Shoah.
Protagonista è Lidia, una giovane donna di fine anni '60, orfana di padre, che dalla Puglia, spinta dalla madre e dalle zie, si ritroverà a compiere un viaggio nelle Marche, con lo scopo di conoscere e comprendere le proprie origini.
<< Lidia non riusciva a staccare gli occhi dal finestrino. La littorina procedeva molto lentamente e per percorrere quei sessanta chilometri avrebbe impiegato almeno due ore. >>
Lidia, bella, giovane e di buona cultura, fin troppo emancipata per il periodo, se pur con qualche dubbio a riguardo del misterioso viaggio, decide di partire.
Treno, autobus, gambe e la curiosità negli occhi, la conducono a Braccano, nel piccolo borgo incastonato tra le smeraldine montagne marchigiane.
Ad attenderla trova il vecchio Aurelio, sopravvissuto a un passato doloroso dei campi di concentramento e diventato un enigmatico contadino dall'aspetto burbero ma che la metterà subito a proprio agio, aprendole le porte di casa.
Al limitare di un borgo che sembra si stia risvegliando dopo un lungo inverno, la casa di Aurelio è una cascina che conserva, tra le proprie mura, i profumi e il calore di tempi ormai lontani.
Un po' come le case dei nostri nonni, dove il tempo sembra essersi fermato, nella staticità degli anni, ma la ragazza si ambienta subito, come fosse se quelle mura facessero parte di lei.
Aurelio, costretto ad assentarsi per alcuni giorni, lascia a Lidia una scatola molto vecchia. Il suo compito sarà quello di aprirla e fare luce sul proprio passato.
Cosa nasconde quella misteriosa scatola?
Alcune fotografie, risalenti alla fine degli anni '30, che ritraggono una giovane coppia sorridente e un quadernetto logoro, dalle pagine consunte: un diario, appartenenti alla donna della foto, Lidia.
Lidia. Lidia.
Strana coincidenza che quella donna si chiami proprio come lei.
<< Titubante, sciolse lentamente il piccolo involucro dallo spago e aprì il quaderno; un forte odore di antico le penetrò nelle narici giù fin nella parte più nascosta dei polmoni, un qualcosa di vecchio e allo stesso tempo familiare invase la piccola cucina scaldata dal focherello del camino. >>
Per Lidia la curiosità di saperne di più sulla giovane omonima la spinge a immergersi subito in quelle pagine dalla calligrafia fitta e le si apre una sorta di portale che la conduce indietro di trent'anni, tra le mura di quella casa, a fare la conoscenza di una coppia, Lidia e Primo.
Lidia, moglie innamorata e combattiva, Primo giovane soldato che, servendo la patria in Africa, era rimasto offeso a una gamba e costretto a claudicare pesantemente. Non per questo disposto a piegarsi alla dittatura fascista.
Spinta dalla curiosità e dai racconti della sua omonima, la ragazza sente il bisogno di uscire, di integrarsi con gli abitanti del borgo, in modo da riuscire a saperne di più su quella donna che porta il suo nome e del legame con Aurelio.
Coi bambini e i giovani del paese è stato facile fare amicizia e ottenere fiducia fin da subito, coi paesani ci vuole più tempo. Don Franco sembra esserle amico, ma molto evasivo sull'improvvisa partenza e assenza di Aurelio.
È bello camminare per i vicoli di Braccano, catturare volti e sorrisi degli abitanti con la sua macchina fotografica, giocare coi bambini, ma soprattutto è bello conoscere ragazzi della sua età.
Giovani dai capelli lunghi che, dopo aver occupato la scuola, si stanno aprendo agli usi e costumi della beat generation. Tra quei ragazzi c'è Angelo, che sembra far breccia nel cuore di Lidia sin dal primo sguardo.
<< Si sedettero sugli scalini della vecchia casa. Lidia entrò e ritornò fuori poco dopo stringendo il diario. Lo passò ai suoi amici, che lo esaminarono con curiosità. >>
La ragazza integratasi col gruppo fin da subito, mette gli amici a conoscenza del diario trovato nella scatola in casa di Aurelio e verrà aiutata a scavare a fondo nella storia, riuscendo a confrontarsi coi paesani.
Una chicca che si cela tra le pagine di questa storia, sono le fotografie raccolte dall'autore. Scatti che ritraggono volti, luoghi e oggetti che hanno dato vita ai vari personaggi presenti lungo il racconto, quasi fossero gli scatti fatti dalla protagonista.
Foto che esprimono il tepore delle case, strumenti da lavoro degli artigiani, momenti di svago collettivo, il piacere di un ballo durante le feste, la voglia di emancipazione e di ricominciare dopo gli anni più bui e duri della storia, durante i quali la vita era stata brutalmente predata di futuro e dignità.
Nel suo "peregrinare" per il villaggio e tra le anime che lo abitano, Lidia, viene a conoscenza della resistenza vissuta da Primo e Lidia, della paura dei bombardamenti, del razionamento del cibo e, soprattutto dei rastrellamenti compiuti dai nazifascisti che avevano occupato il paese.
Primo, dopo essere rientrato dalla guerra, a causa delle ferite riportate, diventa barbiere del paese, costretto a "offrire" i suoi servizi anche ai nazisti e venendo presto a conoscenza di atti atroci compiuti verso gli abitanti del paese.
Primo e la sua Lidia non ci stanno, si ribellano, lottano con tutte le loro forze per dare un futuro migliore alla figlia piccolissima, ma per loro si apriranno i cancelli dei campi di sterminio.
Lidia è sempre più sconvolta dagli accadimenti avvenuti in paese e alla coppia durante quel quarto di secolo da poco trascorso, raccontati in quelle pagine.
Prende nuova consapevolezza di un periodo storico che ha segnato profondamente l'umanità e decide di lottare lei stessa per evitare che certi errori possano ripetersi in futuro a scapito della democrazia e libertà umana.
Si apre così, alla luce di importanti scoperte, il nuovo cammino di Lidia che la porterà a Milano, in Piazza Fontana, il 12 dicembre 1969.
I fatti di cronaca nera dell'epoca sono fonte ispiratrice del sequel de Il barbiere zoppo. 1969 - Una ragazza e la scoperta della Resistenza, intitolato Milano tra utopia & rivoluzione edito da RedDuck.
Di questo romanzo ho amato ogni pagina, la scrittura semplice e fluida, la ricchezza accurata di nozioni storiche e geografiche, l'evoluzione del personaggio di Lidia.
È un romanzo che mi sento di consigliare a chi ama la nostra storia e desidera conoscerne i fatti in altri luoghi italiani.
Mai come in questo periodo storico che stiamo vivendo, è importante conoscere e riflettere sulla nostra storia.
Sicura che non ve ne pentirete, vi invito alla lettura. Potete trovare la copia cartacea on line.
Ringraziando ancora Gino Marchitelli per questo dono, vi auguro buona lettura,
Tania C.
lunedì 11 settembre 2023
Recensione LA BAMBINA DI ODESSA La battaglia di una madre la promessa fatta a un figlio di Tiziana Ferrario - Ed. Chiarelettere -
LA BAMBINA DI ODESSA
La battaglia di una madre la promessa fatta a un figlio
Tiziana Ferrario
Ed. Chiarelettere
Collanana Narrazioni Chiarelettere
Genere Testimonianze, narrazioni
Formato Brossura con alette
Pag. 250
€ 18
Formato Ebook presente in tutti gli store digitali
CONOSCIAMO L'AUTRICE
Tiziana Ferrario, giornalista, il suo volto è entrato nelle nostre case durante la lettura delle notizie del Tg1, documentando guerre e crisi umanitarie. Reportage sull'Afghanistan presidiata dal dominio talebano, sulla loro caduta e sulle infinite difficoltà che il paese ha cercato di superare per abbattere le leggi tribali che lo governano.
Questo è il suo primo romanzo, dove racconta la storia di Homarira, principessa afghana esiliata a Roma, conosciuta personalmente durante il suo lavoro come giornalista, diventandone una cara amica.
Come in tutti i suoi libri, anche in questo suo romanzo emerge la forza di un problema del quale ha sposato la causa: la difesa dei diritti delle donne.
Tra le sue opere: Il vento di Kabul ( Baldini Castoldi Dalai 2006 ), Orgoglio e pregiudizi ( Chiarelettere 2017 ) e Uomini, è ora di giocare senza falli! ( Chiarelettere 2020 ), La Principessa Afghana e il giardino delle giovani ribelli
( Chiarelettere 2022 ).
TRAMA
TIZIANA FERRARIO
LA BAMBINA DI ODESSA
La battaglia di una madre, la promessa fatta a un
figlio.
<< LYDIA FRANCESCHI, UNA VITA CHE SEMBRA UN ROMANZO. LA
NASCITA A ODESSA, LA LOTTA PARTIGIANA, GLI SCONTRI STUDENTESCHI, LA PERDITA DI
UN FIGLIO: UNA GRANDE STORIA ITALIANA, LA VICENDA STRAORDINARIA MA VERA DI UNA
DONNA CHE HA LASCIATO UN SEGNO INDELEBILE. >>
«Lungo la strada della vita si incontrano tante persone, alcune non lasciano alcun segno, altre ci prendono per mano e ci guidano per farci capire da che parte sta il male e per che cosa vale davvero la pena lottare. Sono stata fortunata a incontrare Lydia Franceschi quando ero all’inizio del mio cammino nella vita. È stata un esempio. Non finirò mai di ringraziarla.»
Tiziana Ferrario
La nascita negli anni Venti (da genitori italiani) in quella che oggi è ancora l’Ucraina, il ritorno in patria, la lotta partigiana, l’insegnamento a scuola, gli anni Settanta e poi il dolore più indicibile: la morte di un figlio, negli scontri studenteschi. E ancora, una battaglia di vent’anni per far emergere la verità: Lydia Buticchi Franceschi, donna, madre, insegnante e testimone di un Novecento attraversato a testa alta, è qui raccontata dalla penna di Tiziana Ferrario.
Nata a Odessa nel 1923 da Amedeo, comunista fuggito dall’Italia per non finire nelle carceri fasciste, e Lidia, italorussa che abbandona le proprie origini borghesi per sposare la causa della Rivoluzione, Lydia prende il nome dalla madre, morta misteriosamente pochi giorni dopo la sua nascita. Tornata in Italia col padre e rimasta orfana a dodici anni, dopo che questi è ucciso dal cognato in camicia nera, cresce in solitudine e partecipa alla Resistenza come staffetta partigiana, diventa insegnante e poi madre di due figli, fino al giorno che segnerà la seconda metà della sua esistenza. Il 23 gennaio del 1973, durante una manifestazione all’esterno della Bocconi, suo figlio Roberto, ventenne e tra i leader del movimento studentesco milanese, è colpito a morte alla nuca da un proiettile sparato dalle file della polizia. Per ricostruire l’accaduto e chiarire le responsabilità delle forze dell’ordine, Lydia inizia una battaglia che durerà oltre vent’anni. Lo Stato – incapace di identificare i colpevoli – si assumerà l’intera responsabilità risarcendo la famiglia che devolverà tutto alla Fondazione Roberto Franceschi, costituita nel 1996 in memoria del giovane ucciso.
Lydia si è spenta a Milano il 29 luglio 2021.
I proventi della vendita di questo libro saranno destinati alla Fondazione Roberto Franceschi Onlus (www.fondfranceschi.it).
IMPRESSIONI
"La bambina di Odessa" mi è stata gentilmente offerta in formato digitale da Alice e Tommaso di Chiarelettere, che ringrazio.
Avendo problemi col mio e-reader ho dovuto leggere da pc, impiegando più tempo del previsto ma, come direbbe una mia amica, le recensioni non scadono e non passano di moda, perciò eccomi qua con le mie impressioni su questo appassionante racconto di uno spaccato della storia moderna italiana.
Milano, Università Bocconi, 1973.
Per molti questa data potrebbe non significare nulla, fino a poco tempo fa io stessa sapevo ben poco del suo significato. Quell'anno Roberto Franceschi, un brillante studente della Bocconi e attivista di un movimento studentesco antifascista, figlio di Lydia Franceschi, la protagonista di questa storia, venne ucciso da un proiettile sparato dall'arma di un cordone di polizia, durante gli anni più cupi della lotta al neofascismo.
L'episodio del brutale omicidio segnò ancor di più la vita di Lydia, già provata fin dalla nascita da mille colpi bassi.
Tiziana Ferrario ha avuto la fortuna di conoscere Lydia e diventarne alunna.
Venuta a conoscenza della travagliata vita della sua insegnante, con questa testimonianza e grazie all'aiuto della figlia di Cristina, figlia di Lydia, la Ferrario ha voluto dare voce alla donna e madre che non si è mai arresa, nonostante i continui affronti della vita, ma ha sempre lottato con ogni sua forza, per amore della famiglia e della giustizia.
"Sarebbe stato un 1° maggio indimenticabile per Amedeo e Lidia, perché la loro bambina aveva deciso di nascere proprio in occasione della festa più importante della nuova Russia..."
Lydia Buticchi nacque a Odessa nel 1923. Ancora in fasce rimase orfana di madre, Lidia, della quale porta il nome, deceduta in durante una serie di circostanze poco chiare. Il padre, Amedeo Buticchi, un antagonista perseguitato e in fuga dalle carceri fasciste, si risposò e rientrò in Italia con la piccola Lydia e la moglie.
"Preferisco affrontare i fascisti che restare a guardarmi le spalle tra i comunisti."
Il rientro in Patria non fu idilliaco per Lydia. La moglie del padre non fu mai un'amorevole figura materna, e durante i primi anni di scuola le fu anche fatta terra bruciata intorno, per via degli ideali di opposizione del padre.
" Non esiste nessun fascio che non si possa rompere."
Lydia, costretta a crescere senza il calore dell'amore materno, si ritrovò anche senza amiche, col timore che qualcosa di sconveniente, ascoltato tra le mura domestiche, potesse uscire dalla sua bocca, "offendendo" le compagne, figlie di gerarchi fascisti.
Per un macabro gioco del destino, anche il padre venne a mancare fin troppo presto, ucciso per mano del cognato, una camicia nera, quando era ancora ragazzina, durante il periodo di studi in uno dei migliori collegi.
La piccola fu costretta a dover fare i conti col muro di una realtà infame, ritrovandosi a dover lottare per il diritto a un pasto caldo, piegata da ore di duro lavoro e di studio.
Per dare un po' di tranquillità alla sua anima provata, si immerse anima e corpo negli studi, appassionandosi alla resistenza e diventando "staffetta partigiana" ancora ragazzina.
Accolta da una zia a Napoli, Lydia riuscì ad avere una vita abbastanza spensierata, fatta di balli e divertimenti, ma col pensiero fisso di seguire il suo sogno, quello di potersi laureare anche in chimica.
Tornata a Milano, riuscì a mantenersi agli studi e a conseguire anche il diploma scientifico, che le avrebbe finalmente aperto le porte alla facoltà di chimica
Nonostante le avversità della vita e tutti i suoi impegni sociali, non si lasciò mai scoraggiare, continuò a studiare, laureandosi e diventando prima docente e poi preside di una scuola.
"Come non sei Roberto? E allora chi sei?"
"Mi chiamo Mario. Mario Franceschi."
Grazie allo "scherzo" di un'amica in comune, conobbe Mario Franceschi, che sposò e dal quale ebbe due figli, Roberto e Cristina, i suoi gioielli più preziosi, che crescerà amorevolmente insegnando loro ideali di giustizia e libertà.
Nonostante gli anni felici passati col marito e i figli, la vita di Lydia fu da sempre funestata da pesanti lutti violenti che la segneranno per sempre.
Il più becero e brutale, quello del figlio, colpito a tradimento alle spalle, davanti all'Università Bocconi di Milano, come finale di un macabro gioco studiato a tavolino nel periodo cupo dell'Italia, durante una manifestazione contro il neofascismo che stava imperversando in quegli anni.
" Chicco, non penserai di andare in piazza lunedì! " era tornata alla carica Lydia.
" Certo che andrò in piazza! Non si può non esserci, mamma, dopo quello che è successo."
Quel giorno, martedì 23 gennaio 1973, darà il via alla battaglia più importante e ostica di Lydia e della storia italiana, quella della strage di Piazza Fontana a Milano, quella contro gli anni di piombo, fatti di insabbiamenti, di omertà, di "armadi girati contro il muro".
" Il lunedì successivo a Milano, una giornata plumbea e fredda, con un cielo gonfio di pioggia, Saragat non aveva partecipato ai funerali delle vittime di Piazza Fontana. Chissà cosa avrà avuto di più importante da fare in una giornata come quella..."
Una estenuante lotta per portare alla luce la verità, per fare finalmente giustizia e dare un nome e un volto ai carnefici dei crimini più efferati di quegli anni bui, segnati da altre stragi terroristiche che avrebbero insanguinato altre città italiane.
" L'assassinio di Roberto Franceschi sarebbe rimasto senza nome, come affermava l'ultima sentenza civile, la verità su quella notte non si sarebbe mai saputa. Un altro dei tanti vergognosi misteri italiani. "
Lydia Franceschi è deceduta nel 2021, all'età di 98 anni, senza essere riuscita a dare un'identità a quei criminali, beffata da una crudele sentenza.
Ma la sua lotta non è mai stata infruttuosa perché insegna da sempre a lottare fino alla fine e a credere fermamente negli ideali di giustizia e lotta per i propri diritti.
La storia di Lydia si legge come un romanzo, scorre fluidamente sotto gli occhi del lettore incuriosendo e appassionando fino alla fine.
Scritto con spiccata empatia, usando uno stile semplice e magistrale, preciso e scorrevole, il racconto è frutto dell'impegno e delle accurate ricerche di Tiziana Ferrario, sempre precisa e attenta ai dettagli.
" In quarant'anni la società si è trasformata e la scuola non risponde più alle esigenze dei giovani. "
Un libro storico, che mi sento di consigliare, in particolar modo, ai giovani, alle scuole, per comprendere il significato di giustizia e di lotta all'omertà e per aiutare a capire cosa sia stato in passato e cosa si oggi il fascismo, di cui molti ragazzini si riempiono la bocca.
Invitandovi a passare dalla libreria più vicina, vi auguro buona lettura.
Tania C.
Recensione TUTTO NASCE PER FIORIRE di DEMETRA COSTA
TUTTO NASCE PER FIORIRE Autore: Demetra Costa Editore: IoScrittore Formato: Brossura Pag.: 503 Uscita: Giugno 2025 € 18 formato cartaceo F...
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UN MOSTRO CHIAMATO ANORESSIA Michela Boero Ed. AltroMondo Editore Copertina flessibile Pag.80 € 10,00 CONOSCIAMO L'AUT...
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STRANGER Keren David Ed. Giunti Anno di pubblicazione 2021 Formato Brossura Traduzione Valentina Zaffagnini Pag. 302 € 14 Ebook disponibil...
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APRI GLI OCCHI E PORTA LE MANI ALLA FRONTE Sergio Costa Ed. Altromondo 15 aprile 2019 Pag. 154 Brossura Collana Mondo di oggi...










