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lunedì 28 febbraio 2022

Recensione FIORE DI ROCCIA di Ilaria Tuti - Ed. Longanesi -

 




FIORE DI ROCCIA

Autore Ilaria Tuti

Ed. Longanesi

Collana La Gaja Scienza

Genere Narrativa Italiana

Formato Cartonato con sovraccoperta

Anno di pubblicazione 2020

Pag. 320

€ 18,80

Ebook presente in tutti gli store digitali


OSPITI DELLA VALIGIA

Buongiorno cari lettori della Valigia e buon inizio settimana. Come sapete, ogni tanto qualche  amica che mi racconta le sue ultime letture.

Oggi sono veramente contenta perché è venuta a farci visita una mia cara amica, la Dottoressa Silvia Colli che, nonostante i suoi impegni di formazione continua, ci ha voluto regalare una bella recensione.

Il romanzo da lei scelto, Fiore di roccia di Ilaria Tuti, edito da Longanesi, storico ed ispirato a fatti realmente accaduti, racconta il coraggio e la lotta delle donne  durante la Grande Guerra. 

Queste sono le impressioni di Silvia.


LA RECENSIONE DI SILVIA COLLI


Ilaria Tuti è nata nel 1976 a Gemona nel Friuli dove tuttora risiede.

Ha lavorato come illustratrice e successivamente ha pubblicato racconti gialli e fantasy in riviste e antologie ottenendo nel 2014 il Premio Gran Giallo Città.

Si è cimentata nella stesura del romanzo storico ''Fiore di roccia'' vincitore del Premio Internazionale di Letteratura città di Como VIII edizione - Sezione Narrativa Edita.

Con questo romanzo l'autrice celebra il suo attaccamento alla terra d'origine, dando vita ad una storia autentica ambientata nel periodo della Prima Guerra Mondiale. 

Per chi volesse approfondire, l'autrice ha segnalato i testi di riferimento da lei stessa consultati.

Il romanzo racconta una vicenda realmente accaduta che troppo a lungo è stata ignorata dalla storia ufficiale: la vicenda delle portatrici carniche che sono diventate anche loro soldati al fianco degli Alpini, fonte della loro resistenza.


<< Ci siamo riunite col buio, quando gli animali, i campi e gli anziani costretti a letto non avevano più necessità da soddisfare. >>


Sul confine della Carnia, nel mezzo della Prima Guerra Mondiale, le donne di Timau sono chiamate dal Comando in difficoltà 

Agata, la protagonista, e trenta compagne, alcune poco più che bambine, altre anziane, accolgono la richiesta di aiuto nonostante siano rimaste solo loro a prendersi cura dei vecchi e dei bambini al villaggio.


<< Conosciamo queste montagne più di chiunque altro, mi sta dicendo nel suo silenzio, le abbiamo salite e scese tante volte. Sapremo proteggerci, se necessario. >>


La loro conoscenza delle vette, la loro abnegazione in quanto donne è preziosa per gli uomini che si trovano sui monti nelle prime linee e ormai allo stremo.

Non possono più affidarsi alla speranza.

Caricano nelle loro gerle tutto ciò che serve al fronte e si arrampicano fino al fronte aggrappandosi con forza agli speroni con la stessa tenacia delle stelle alpine chiamate, nella loro lingua, fiore di roccia

I soldati hanno dato loro un nome, le portatrici, ma quello che trasportano non è solo vita: insieme ai viveri, ai medicinali, e ai corpi dei soldati da curare, trasportano anche munizioni e i morti che loro stesse dovranno seppellire.

La narrazione è scorrevole, anche nelle scene più cruente quali le piaghe sulle spalle martoriate delle donne, gli occhi blu dei soldati, i corpi martoriati: la descrizione è puntuale e nessuna parola è superflua.


<< In questa notte di inquietudine, affioriamo dall'oscurità come se vi fossimo avvezze, ma in realtà non lo siamo affatto. >>


Il filo conduttore del romanzo è la celebrazione del coraggio e della resilienza delle donne che si sono sentite chiamate alla guerra per difendere la vita attraverso gesti d'amore verso  sconosciuti che potrebbero essere i loro figli, i loro fratelli, i loro mariti.

È del futuro che si sono prese cura, sempre a disposizione di chi ha bisogno, anche facendo lavori che erano riconosciuti solo appannaggio degli uomini. La loro capacità l'hanno costruita sulla fatica e il sacrificio, ma in silenzio e la straordinaria resistenza dei loro corpi, a disposizione di chiunque ne abbia bisogno, si è tramandata di madre in figlia e si nutre di coraggio e iniziativa audace.


<< Se non rispondiamo noi donne a questo grido d'aiuto, non lo farà nessun altro. Non c'è nessun altro. >>


Questo romanzo rende giustizia alla forza che vive nelle donne e che ha avuto  un ruolo determinante nella Grande Guerra.

La storia vera delle portatrici è inserita all'interno di una storia d'amore tra Agata, la protagonista e il nemico. Il romanzo infatti inizia con il ritorno di Agata che, nel 1976 ormai anziana, torna nella sua terra da cui è dovuta scappare perché traditrice. La Carnia ha tremato e il Friuli si è trovato sommerso dalle macerie. 

La donna torna indietro con la memoria e rivive il momento in cui si è trovata a dover decidere se lasciar morire il cecchino ferito o provare a salvarlo incorrendo però nell'accusa di alto tradimento. Ma il sangue del Diavolo Bianco non era così diverso dal suo e ha riconosciuto in lui l stesso sguardo spaventato. Per la prima volta ha visto la guerra attraverso gli occhi del nemico. 

Da quel momento non è stato più possibile distinguere il buono dal cattivo. 

Dalla lettera cucita all'interno della giacca del ferito, Agata scopre che il Diavolo Bianco ha un nome, si chiama Ismar ed è un ingegnere che ama costruire, ma la guerra lo ha costretto a distruggere. Ha riconosciuto qualche parola e le altre le ha intuite perché simili al timavese. 

È così che i colori più chiari della pelle e dei capelli, che sembravano uno spartiacque tra loro come le creste delle montagne che separano le rispettive terre, sono quelli che ora ritrova nei loro figli e che nei loro nipoti si sono nuovamente mescolati. Sono gli stessi colori che rivede oggi nei giovani dell'Esercito austriaco che hanno violato diversi trattati per venire ad aiutare il Friuli a raccogliere le macerie.

Questa volta è stata un'invasione pacifica che ha valicato i confini per costruire invece di distruggere.

Tutto questo in nome di un sentimento di comprensione e indulgenza verso gli altri, di una propensione ad essere aperti pur mantenendo la propria diversità ed unicità che è racchiusa nella parola umanità.


RINGRAZIAMENTI

Ringrazio di cuore Silvia per questa bella e accurata recensione, con la speranza che voglia regalarcene presto altre.

Non ho letto Fiore di roccia, ho solo un piccolo inserto con un estratto dei primi capitoli, trovato in omaggio sulla rivista Il libraio, ma mi riprometto di leggere il romanzo al più presto, affidandomi alla relatività per il concetto di ''presto''... 

Mai come oggi questo romanzo della Tuti è di grande attualità e credo possa essere di aiuto per capire quanto sia fondamentale, in tempi in cui la pace mondiale è seriamente a rischio, restare tutti uniti e lottare per difendere il diritto alla vita. 

La guerra non fa distinzioni di sesso, colore e nazionalità, quando si è sotto assedio non esiste più il fuoco amico o nemico: è fuoco mirato a distruggere il creato e come tale va fermato.

Sperando che Fiore di Roccia abbia incuriosito anche voi, vi auguro una buona lettura e ringrazio ancora Silvia per il tempo prezioso che ci ha dedicato: la Valigia è sempre aperta per te, passa a trovarci quando vuoi.

Buona lettura,

Tania C.


 

venerdì 13 marzo 2020

Recensione LA CAMPANA IN FONDO AL LAGO di Lars Mytting - Ed. DeA Planeta -



LA CAMPANA IN FONDO AL LAGO
Lars Mytting
Ed. DeA Planeta
Traduzione Luca Vaccari
Pag. 480
Genere giallo-mistero
Formato brossura
Pag. 480
Cartaceo € 18,00
Ebook € 9,90

CONOSCIAMO L'AUTORE

Lars Mytting - foto dal web -

Lars Mytting, giornalista e scrittore, ha pubblicato tre romanzi di grande successo in Norvegia, ma è con Norwegian Wood, edito in Italia da UTET e tradotto in 10 paesi, che è diventato una vera celebrità: ha venduto più di 500.000 copie, ha vinto il Bookseller Industry Award 2016 nella categoria Non-Fiction, ha ispirato libri da colorare, programmi televisivi e contest fotografici a tema, mentre sui social network è esplosa la #NorwegianWood mania. Con DeA Planeta ha pubblicato Sedici alberi, altro grande successo internazionale da oltre centocinquantamila copie nella sola Norvegia.

TRAMA






È il 1879. Nel piccolo villaggio norvegese di Butangen sorge una meravigliosa ed austera chiesa, l'antica stavkirke, costruita interamente in legno, scrigno di un'antica memoria, di leggende e magia.
Dai suoi banchi imbiancati dalla neve e spazzati dal freddo che congela il midollo, un tempo si poteva ammirare l'ultimo arazzo che le dita delle instancabili gemelle  siamesi unite dalla vita in giù, Gunhild e Halfrid Hekne, avevano intessuto.
E proprio in quella chiesa, le campane costruite dal padre in loro memoria, continuano a rintoccare negli anni, animate da vita propria, misteriosamente, tutte le volte che una minaccia incombe sulla vallata...
Ma un giorno il nuovo pastore decide, seguendo le proprie ambizioni, che il villaggio ha bisogno di progresso e deve disfarsi delle campane.
Il pastore, però, non ha fatto i conti con Astrid Hekne, coraggiosa pronipote delle gemelle, disposta a tutto, anche all'inganno, pur di difendere le "sue" amate campane e non soccombere ad un futuro che sembra essere già scritto. 
Mirabolante intreccio di storie, destini ed epoche, La campana in fondo al lago è l'ultimo, celebrato romanzo di uno degli scrittori scandinavi più amati e talentuosi.
Un accorato omaggio allo "stupore dei tempi andati" e al fascino di una terra rude e bellissima.

IMPRESSIONI

In questo ultimo mese sono stata travolta dagli spiacevoli eventi tutt'ora attuali che mi hanno scombussolato una delicata situazione famigliare rallentandomi un po' le recensioni. Ora che il peggio è passato, il tempo libero forzato mi è di grande aiuto, sperando che il mio lavoro possa essere uno spunto per invogliarvi alla lettura.
La recensione che vi propongo oggi, per la Valigia è l'inizio di una nuova collaborazione con la Casa Editrice De Agostini Planeta, DeA, che ringrazio per l'invio della copia ebook del romanzo che ora vi racconterò.

<<Le ragazze furono seppellite sotto il pavimento della chiesa e, a ringraziamento del fatto che era stato concesso loro di morire insieme, Erik Hekne fece fondere due campane, Furono chiamate le Campane sorelle e producevano un suono d'intensità e profondità ineguagliabili, che si propagava in tutta la valle e risaliva le montagne echeggiando contro le pareti rocciose.>>

Il romanzo si intitola La campana in fondo al lago, di Lars Mytting, noto ai lettori per il cult Norwegian Wood, è un avvincente giallo storico ambientato nella Norvegia del 1800, a Butangen, un piccolo villaggio incastonato tra le sponde di un lago dal fascino magnetico e misterioso.
Il mistero è legato alle gemelle siamesi Halfrid e Gunhild, orfane di madre durante il parto. Le gemelle, cresciute in una fattoria col padre, nel tempo diventano abili tessitrici di meravigliosi arazzi, ma vengono prematuramente a mancare a poche l'una dall'altra. 


Stavkirke, tipica chiesa scandinava -foto dal web -

In ricordo delle figlie, il padre fa costruire due campane gemelle da donare alla stavkirke, l'antica chiesa di legno del villaggio. Sulle campane aleggia un mistero: il loro suono argentino è talmente potente da spingersi alla distanza di tre villaggi e squillare come se fossero le campane del luogo. Ma la cosa più curiosa era che le campane sembravano animate da vita propria, quando si mettevano a squillare improvvisamente da sole, poco prima che qualche sciagura incombesse nel villaggio.

<<Ovviamente Astrid era troppo rude. Era fatta così adesso, ma doveva essere possibile raddrizzarla.>>

Con un balzo temporale di qualche anno, precisamente nel 1879, l'autore ci fa conoscere Astrid, il personaggio chiave della storia, una giovane donna controcorrente, autonoma e ribelle, pronta a difendere i suoi valori e i suoi cari senza badare a mezzi e maniere.
La donna, dal carattere fiero e indipendente è discendente delle gemelle Hekne e combatterà con tutte le sue forze affinché la chiesa con tutta la sua storia e la memoria delle gemelle, fiere e grintose come lei, non venga distrutta. La vita la metterà a dura prova, gli ostacoli da superare sembreranno enormi, ma Astrid saprà affrontarli a testa alta, con la sua semplicità e la sua grinta.
A scompigliare la perpetua pace lenta e tranquilla del villaggio arriverà, Kai, il nuovo pastore della chiesa, con idee innovative e il progetto di demolire la vecchia e pericolante chiesa. Il pastore non arriverà solo, sarà  accompagnato da un architetto che dovrà occuparsi di fare il disegno  della vecchia stavkirke, l'antica Chiesa di legno, che verrà presto distrutta per poi essere ricostruita in un altro luogo, a Dresda, identica nell'aspetto ma più moderna e soprattutto più sicura, viste le condizioni fatiscenti di quella attuale. 
Il rischio di vedersi crollare addosso il soffitto per il peso della neve era concreto, dalle travi logore soffiava un vento di ghiaccio e neve che rendeva la funzione impossibile al pastore e ai fedeli. Il villaggio doveva assolutamente adeguarsi ai tempi, soccombere alla modernità che in Europa stava avanzando inesorabile. Un sacrificio, per migliorare il futuro della comunità.
Astrid, come tutto il villaggio poco incline ai cambiamenti, cercando di difendere la storia della sua famiglia e le amate campane, si ritroverà a frequentare il pastore Kai, lasciando che un sentimento all'inizio ostico, si trasformi in qualcosa di più intenso dell'amicizia, invadendole il cuore.
Astrid sa che non può lasciarsi andare ai sentimentalismi, deve difendere la sua causa, per se stessa e per il villaggio molto legato alle Campane sorelle. Si narra addirittura che le campane, al loro interno, contenessero una ''medicina'' speciale, la "rogna", in grado di curare tutti i mali.
I rischi che si corrono durante una battaglia sono tanti e diversi, e la battaglia contro l'architetto Schonauer se all'inizio era una guerra aperta, col tempo si trasformerà in  un sentimento troppo, molto simile, a quello per il pastore, mescolando le carte in tavola e scompigliando i principi di Astrid. 
In ballo ci sono troppe cose:
la storia  della Chiesa e delle Campane da preservare;
la storia della famiglia di Astrid, le gemelle coi loro arazzi tessuti con amore e passione;
i suoi sentimenti per il pastore che a sua volta combatte una lotta interiore molto più feroce, quella con se stesso e col voto che ha fatto;
i sentimenti di Gerhard Schonauer per Astrid e il suo compito da portare avanti per il bene del villaggio, troppo ancorato a superstizioni e leggende ataviche.
La battaglia di Astrid sarà difficile, metterà a dura prova la sua essenza di donna indomita e salda ad antichi principi.
Sarà il cuore a prevalere sulla razionalità o Astrid lascerà che il passato affondi sempre di più le sue radici nella storia di un villaggio ancora addormentato dall'incantesimo delle antiche leggende scandinave?
Se volete scoprire come Astrid uscirà da questa situazione difficile, non vi resta che lasciarvi cullare dalla vostra poltrona preferita e immergervi tra le pagine, cartacee o virtuali è indifferente, di questo romanzo fiabesco, lasciandovi trasportare in quelle incantate lande battute dal vento e dal gelo , minuziosamente descritte dall'autore, al punto che sembra di sentire la neve gelata che ci sferza il viso. 
Le  pagine sono tante, la lettura scorre lenta, come la vita a Butangen, ma con la sua pacata lentezza vi coinvolgerà al punto di trasportarvi a Butangen, a combattere la battaglia del cuore insieme ad Astrid. 
Questo romanzo è il primo di una trilogia, che sono sicura vi appassionerà così come ha appassionato me. 
In questi giorni così strani e così lenti, potrebbe essere la lettura giusta per capire chi siamo e cosa veramente conta nella vita e un modo per viaggiare restando seduti al caldo.
Buona lettura,
Tania C.





domenica 28 luglio 2019

Recensione di LA CAMPANA D'ISLANDA di Halldòr Laxness - Ed. IPERBOREA







LA CAMPANA D'ISLANDA

Halldòr Laxness
Ed. IPERBOREA 2019
Pag. 608
Categoria Narrativa Straniera
€ 19,50


CONOSCIAMO L'AUTORE

Halldor Laxness - foto dal web -



Insignito nel 1995 del Premio Nobel <<per la sua opera epica che ha rinnovato l'arte e  la letteratura islandese>>, autore culto di scrittori del calibro di Jonathan Franzen, Susan Sontag e Alice Munro, Laxeness è considerato il grande maestro delle lettere islandesi. Amante dei viaggi, trapiantatosi per molti anni negli Stati Uniti, è venuto a contato con le principali correnti culturali del nostro tempo. Tra le sue opere Iperborea :
Gente indipendente, il romanzo più famoso insieme a La campana d'Islanda;
Il concerto dei pesci;
La base atomica;
Sotto il ghiacciaio;
L'onore della casa;
Sette maghi, raccolta di racconti.





TRAMA
Il dominio soggiogante del regno danese, complice di brutali carestie, ha fatto sprofondare l'Islanda in un periodo buio. Un giorno di fine seicento, in piena estate, il boia de re, eseguendo ordini da Copenaghen, porta via la campana di Pingvellir, che da sempre veglia sulle assemblee dell'Alpingi e sulla vita della nazione, per poi essere trovato ormai cadavere. Ha così inizio la rocambolesca avventura del contadino Jon Hreggviosson, un povero diavolo, canaglia recidiva, zotico e poeta ma sempre pronto ad affrontare mille avversità declamando forbite citazioni e rievocando eroiche gesta dei suoi avi vichinghi, finendo per essere accusato di omicidio. Col ruolo di pedina di una torbida partita di intrighi politici e ideali più grandi lui, intreccia il suo destino con quello dell'amore impossibile per l'incantevole Snaefriour <<Sole d'Islanda>> e l'erudito Arnas Anaeus. Figlia di un potente lei, ribelle  e indomabile, dall'indole femminista  ma pronta a cadere in disgrazia pur di seguire i suoi ideali. Lui votato alla missione di raccogliere tutti i manoscritti dell'età antica, proteggendo la poesia con la quale il suo popolo riscatterà l'onor perduto.
Dal genio narrativo di Laxness, il racconto dell'anima di un Paese e della sua lunga lotta per l'indipendenza, animato dalle gesta di tre coraggiosi personaggi ostinati, al contempo epici e grotteschi sino a rasentare un eroismo tragicomico. La combinazione vincente di humor e romanticismo unita ad un'accurata ricostruzione storica, a tratti popolata da leggendarie orchesse e rune magiche, La campana d'Islanda è il romanzo-monumento di una nazione, considerato tra i capolavori della letteratura nordica del novecento.

IMPRESSIONI

Grazie ad Iperborea, che ringrazio per la copia omaggio, ho potuto conoscere ed avvicinarmi alla letteratura nordica, scoprendo un caleidoscopio di emozioni che mai avrei pensato di trovare in un genere letterario che non è solo draghi, foreste incantate e folletti. E' un piacere tenere tra le mani un volume Iperborea, un piccolo gioiello dal formato discreto, vellutato. Le copertine, quasi tele ad acquerello, il profumo della carta e la rilegatura rendono accattivante la lettura invogliando il lettore ad arricchire la propria biblioteca di questi preziosi volumi.
Ancora più piacevole è stato entrare in una nuova avventura dal sapore epico come il Don Chichotte, romantica come Cyrano de Bergerac e travagliata come I Promessi Sposi. Giallo, rosa, politica e avventura, tutto racchiuso in 591 pagine, che scorrono lente ma senza mai stancare,  accompagnando il lettore attraverso indomite avventure e splendidi paesaggi sino al punto che segna la fine della storia. Dispiace quasi, quel punto finale...

A onor del vero, contro Jon Hreggviosson non c'era uno traccio di prova, e nondimeno era stato incriminato, naturalmente. Per inciso, chiunque ne aveva l'opportunità rubava dai capanni dei pescatori  dello Skagi nel corso delle dure primavere: alcuni pesce, altri filo da pesca. 

Jon Hreggviosson è un contadino con l'anima di una romantica canaglia che si arrabatta come può cercando di restare a galla in un paese che attanagliato da carestie e dalla sottomissione danese.  
La Storica Campana di Pingvellir, per ordine di Copenaghen, viene rubata dal boia del re. Ma il boia viene assassinato e la colpa dell'omicidio, per un equivoco viene imputata a Jon Hreggviosson. Una "innocente e divertente" barzelletta sul Re di Danimarca aprirà la lunga strada verso la libertà per Jon. 
Cos'altro può fare il giovane, che tanto santo in verità non lo è, per dimostrare la sua innocenza? La soluzione giusta lui ce l'ha: la fuga!

<<Sei venuto a portarmi sotto la scure, demonio?>> disse. <<Cosa vuole questa femmina?>>
<<Ssst>>, fece la fanciulla, premendosi un dito sulla bocca, e pregò il guardiano di liberare il bifolco.

Il magistrato che accuserà il povero contadino ha una figlia: Snaefriour , "Sole d'Islanda", la quale incrocerà la sua strada con quella di Jon, aiutandolo a provare la sua innocenza. La sua indole di donna tanto bella quanto ribelle, spingerà la ragazza ad architettare la fuga del bifolco, indirizzandolo a chiedere aiuto ad un uomo, un collezionista di antichi testi: Arnas Anaeus, del quale è perdutamente innamorata .
La donna spinge Jon a partire per Copenaghen, alla ricerca di Arnas, pregandolo di ''perorare la tua causa'' su sua esplicita richiesta. Non si sarebbe tirato certo indietro alla richiesta della "bionda donzella dal corpo d'elfo".
E così, ricco della ricchezza che un tallero d'argento può donare, Jon si imbarca su una nave Olandese diretta a Copenaghen...
Con alle calcagna la sentenza di morte emessa dal padre di Snaefriour, Jon arriva in Olanda per poi fuggire in Germania, sempre grazie all'aiuto della donna in preda alle angosce di un amore non ricambiato.

<<Sei ubriaco?>>
<<No>>, rispose il gentiluomo.
<<Per caso cerchi me?>> 
<<No>>
<<Chi allora?>>
<<Mia moglie>>

Nonostante l'amore di Snaefriour per Arnaus, questo matrimonio ''non s'ha da fare'' . Arnaus scopre di essere innamorato solo dei suoi libri e l'unica ambizione alla quale aspira è quella di collezionare tutta la storia letteraria d'Islanda, rifiutando il matrimonio con la bella Snaefriour e concentrandosi solo sulla smaniosa ricerca di antichi e rari volumi. Dal canto sua la povera ragazza, con l'orgoglio e il cuore feriti, deciderà di convolare a nozze con un uomo ricco ma alcolista convinto: Magnus. Un uomo senza arte ne valori, capace di giocarsi tutto quello che possiede, Snaefriour compresa, per un po' di alcol, la quale continuerà, attraverso un lungo peregrinare, la sua missione di compassionevole moglie cercando di tenere in piedi ciò che resta del suo mondo ormai sgretolato...

Vittima di una burocrazia giudiziaria lenta e disinteressata, riuscirà Jon a scagionarsi dalle accuse di omicidio e far salva la testa?
Riuscirà Arnaud a soddisfare la sua ambiziosa ricerca di possedere la più grande Biblioteca della storia d'Islanda?
L'amore del Sole d'Islanda sarà finalmente ricambiato? 

Per saperlo non vi resta che acquistare il libro e catapultarvi nelle epiche avventure di questi improbabili personaggi, spesso eterei e grotteschi, ma capaci di strappare anche dei sorrisi.

La campana d'Islanda non sarà forse il romanzo più facile e breve che avrete letto, io ci ho messo un po' lo confesso, ma sicuramente soddisferà la sete di conoscenza dei lettori più esigenti, approfondendo la storia, troppo poco conosciuta, di un Paese che si è lasciato piegare da un gigante cattivo, aiutato  soprattutto dall'indifferenza sociale dell'epoca, scrupolosamente raccontata dalla penna di Laxness.
Buona lettura,
Tania C.



Recensione TUTTO NASCE PER FIORIRE di DEMETRA COSTA

  TUTTO NASCE PER FIORIRE Autore: Demetra Costa Editore: IoScrittore Formato: Brossura Pag.: 503 Uscita: Giugno 2025 € 18 formato cartaceo F...