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mercoledì 15 settembre 2021

Recensione IL TRAGHETTATORE Cuori in transito - di Annalisa Menin - Ed. Giunti

 



IL TRAGHETTATORE

Cuori in transito

Annalisa Menin

Ed. Giunti 

Anno pubblicazione 24/03/2021

Formato Brossura con bandelle

Pag. 432

Collana A

€ 14,00

Formato ebook presente in tutti gli store digitali


CONOSCIAMO L'AUTRICE

Annalisa Menin è nata a  Venezia ma naturalizzata americana. Imprenditrice esperta di Branding e Comunicazione, scrittrice, dal 2006 vive a New York.

Il giorno dopo il suo trentesimo compleanno perde il marito e da quel giorno prende il via il lancio del blog Il Mio Ultimo Anno a New York, nel quale racconta la sua storia  nell'omonimo libro, e fonda la sua agenzia creativa Octonano.

La sua iniziativa benefica Remembering Marco, aiuta molti giovani studenti italiani pronti a vivere il Sogno Americano.


TRAMA

Anna Venier è una giovane veneziana di trentatré anni che vive a New York da dieci anni. 

È coraggiosa e determinata, intraprendente, nonostante la vita le abbia riservato fin troppi alti e bassi. Il più devastante di tutti è stata la morte dell'amato marito Marco, il marito. 

Dopo tre anni di lutto, Anna ha deciso che è arrivato il momento di rimettersi in gioco, anche sentimentalmente...

Ma la famosa dating scene newyokese è tutt'altro che semplice, tempestata com'è di uomini che appaiono e scompaiono in un baleno. 

Poi, cosa cercare in una relazione quando si è già vissuto il grande amore?

Dopo appuntamenti non andati a buon fine, uscite con le amiche e lunghe telefonate notturne con l'amica più stretta e confidente, ecco che Ale trova l'idea del Traghettatore, un uomo che darà un passaggio ad Anna verso un nuovo capitolo della sua vita. Come trovare la persona giusta?

Sullo sfondo di una New York vera e maestosa Anna, tra mille domande, incertezze ed entusiasmi, si ritroverà a destreggiarsi tra possibili traghettatori ed un nuovo e importante progetto di lavoro, quello che potrebbe darle la svolta nella carriera. Non prima di aver zittito quella vocina interna che la vorrebbe triste e sola.

Prima o poi, nella vita, tutti hanno bisogno di un traghettatore, che sia per amore, amicizia o lavoro, e non bisogna aver paura  di dimostrarci per ciò che siamo veramente poiché, alla fine, sono solo le emozioni.


IMPRESSIONI


Ringrazio  Giunti Editore che mi ha gentilmente offerto la bellissima copia cartacea di IL TRAGHETTATORE Cuori in transito.

Un romanzo che nasce dalla penna e dal vissuto di Annalisa Menin, un'autrice che non conoscevo ma che mi è arrivata dritta all'anima.

Oltre alla storia intensa e forte, di questo libro mi ha colpito molto la copertina. Rilassante, nei toni del verde Tiffany, con bellissimo skyline di New York e un'adorabile barchetta che trasporta un cuoricino rosso. Rosso come la passione, pronto per essere traghettato verso nuovi orizzonti.

Una particolarità del romanzo, molto simpatica, è che al suo interno si trova un foglio di carta per origami rosso fuoco, per costruire la propria barchetta ''traghettatrice''.

Personaggi principali della storia sono Anna, nata in provincia di Venezia, ma ormai da tempo cittadina americana, Marco il giovane marito deceduto il giorno dopo il trentesimo compleanno di Anna, a causa di un male che lo ha divorato in poco tempo, Ale la migliore amica e confidente di Anna, nonché valido braccio destro e Alvise Pisani, un eccentrico artista, che incrocerà la strada lavorativa di Anna e Ale.

I personaggi in sottofondo sono le amiche di Anna e Ale, un traghettatore narcisista, parrucchiere di Anna, Rafa un possibile traghettatore, amico di Anna e Marco e Lucia, la fidata segretaria di Alvise.

<< Devo dire che mi sono arresa abbastanza facilmente...

Finché un giorno, dal nulla, compare lui ... >>

L'anima di Anna è divisa in due: Anna paura e Anna Rock.

Dopo la morte di Marco, Anna paura ha lottato con tutta sé stessa per andare avanti. Si è buttata a capofitto nel lavoro, si è stretta alle amiche e alla città che lei e Marco avevano scelto per formare la loro famiglia, New York.. Sono passati tre anni duri, dove le giornate no forse avevano superato quelle più spensierate. 

La paura di Anna paura era quella di dover continuare a difendere il proprio intimo, il proprio vissuto. 

Anna non voleva permettere a nessuno di trovare la chiave d'accesso al suo dolore profondo. Ma adesso tutto stava cambiando.

Adesso era arrivato il momento di reagire, non poteva vivere di solo  lavoro e grattacieli. 

Anna rock aveva bisogno di sentirsi di nuovo viva e ''libera''. Marco stesso non avrebbe voluto vederla in un angolo a rimuginare su quanto la vita era stata ingiusta.

Così, dopo aver conosciuto a New York un affascinante romano, il Commercialista, Anna decide di volare a Roma per passare un po' di tempo con lui e buttare le basi per la nuova sé stessa.

Dopo un estenuante volo, Anna odia volare, Roma si svela ai suoi occhi così come il Commercialista. 

Appena arrivata scopre che l'uomo ha un figlio del quale aveva accuratamente evitato di parlarle. 

Come se non bastasse il ''marpione'', così definito da Ale, le svela che proprio quella sera non sarebbe stato con lei perché la Roma giocava e la Roma veniva prima di tutto! Caro lui, aveva anche provato a cercare un biglietto per Anna, ma era tutto sold out.

Non doveva essere delusa, lui l'avrebbe accompagnata all'hotel che le aveva prenotato e, dopo la partita, sarebbe passato a prenderla per una cenetta!

Perplessa, rimuginando sul motto del suo blog ''Should i stay or should i go, I go  fu la decisione.

Archiviato il marpione e tornata a New York, Anna non mollò, decidendo di continuare a cercare di condurre una vita piena e appagante, anche nel campo sentimentale. 

Non senza l'appoggio dell'amica Ale, pronta a sostenere la tesi che per Anna servisse urgentemente un ''traghettatore'', un uomo che avrebbe dovuto ''accompagnarla'' verso l'amore, verso l'uomo giusto senza mettere troppo in gioco i sentimenti. 

Nonostante dubbi e reticenze, Anna si lasciò convincere che l'amore verso Marco non sarebbe mai venuto meno, che sarebbe stata in grado di amare un altro uomo in  modo diverso se pur ugualmente intenso.

Comincia così una tragicomica ricerca del traghettatore, nelle vesti di parrucchiere narcisista che si diverte a giocare con la sua anima o di qualche bello e dannato ma intenzionato solo all'avventura di una notte.

<< Time waits for no one>>  

La donna, sempre più sconfortata dal genere di uomini che si incontrano oggi per il mondo, sta quasi per lasciar perdere il discorso traghettatore, quando Rafa, un carissimo amico di Marco, le dona tutto il suo appoggio proponendosi come traghettatore per cercare di rimettersi in carreggiata, di andare avanti e ricominciare una nuova vita, in quello che sarà probabilmente il suo ultimo anno a New York.

Mentre l'amicizia tra Anna e Rafa stava diventando ogni giorno più stretta e intima, Ale invitò l'amica ad una mostra di pittura con la scusa di crearle nuove opportunità di lavoro per la sua carriera da organizzatrice di eventi.

Dopo le prime reticenze, Anna si recò di buon grado alla mostra che si rivelò  interessante, soprattutto dopo aver notato un particolare quadro dipinto da un quotato artista: Alvise Pisani.

Artista stravagante, tutto d'un pezzo, fermo sui propri punti, chiuso ed enigmatico ma innovativo, Alvise entrò nella vita di Anna in punta di piedi, stravolgendola.

La frequentazione con Alvise  divenne una girandola di esperienze sempre diverse ed emozionanti, facendo crollare le sue certezze come castelli di sabbia lambiti dalle onde ma, proprio grazie ai dubbi e alle paure da superare, ogni giorno si presentava l'occasione per rimettersi in gioco sfidando sé stessa e le proprie possibilità.

Alvise si rivelò un caleidoscopio di sorprese e placido mistero, di brio misto a tranquillità, tanto che fu naturale per Anna, lasciarsi trasportare dal quell'insolito traghettatore così flemmatico e molto più grande di lei. 

Anche se spesso quell'uomo sembrava essere così indifferente e distaccato, perso nel suo  passato ingombrante ed enigmatico.

<< E mi lascio andare a lui. Totalmente. >>

Era Alvise il Traghettatore della felicità? 

Era davvero pronta Anna a spiccare il salto nel buio di un futuro all'insegna delle sorprese, dell'imprevisto, dello stupore e dell'ignoto che l'artista le stava offrendo?

O forse sarebbe stata meglio la routine del rifugio sicuro e tranquillo del caldo abbraccio di Rafa, l'amico di sempre, pronto a tendere una mano nei momenti di sconforto?

<< Sono tutti felici gli altri? Oppure siamo tutti cuori in transito, in perenne movimento?. >>

Ovviamente lascio a voi scoprirlo, pagina dopo pagina, fino alla fine, che per Anna sarà solo l'inizio...

Annalisa Menin ha scritto questo romanzo prendendo spunto dalla propria vita, in seguito all'auto pubblicazione di una sorta di prequel ''Il mio ultimo anno a New York'' in cui racconta del suo arrivo nella Grande Mela, l'incontro con Marco, che all'inizio la respingeva e la sua scalata nella carriera.

Il Traghettatore Cuori in transito, è un romanzo fresco, innovativo e frizzante, dove la drammaticità del lutto da superare diventa punto di forza della storia, rendendola vera. 

Lo potete tranquillamente leggere come autoconclusivo, a meno che Anna non abbia veramente trovato il suo traghettatore e si sia decisa a restare a New York...

Nell'attesa di prossime notizie da parte di Anna, non mi resta che augurarvi buona lettura lasciandovi cullare dal dolce rollio di un traghettatore misterioso.

Buona lettura

Tania C.





mercoledì 31 marzo 2021

Recensione QUASI ARZILLI di Simona Morani - Ed. GIUNTI EDITORE -

 



QUASI ARZILLI

Simona Morani

Ed. Giunti Editore

Anno di pubblicazione 2016

Formato Brossura

Pag. 176

€ 8,90

Ebook disponibile in tutti i principali store digitali


CONOSCIAMO L'AUTRICE

Simona Morani nasce nel 1982 a Firenze, ma cresce a Canossa, in provincia di Reggio Emilia.

Dopo aver conseguito la laurea in lingue, si trasferisce in Germania, lavorando come giornalista culturale, redattrice per cinema e tv e come interprete. 

È anche docente di italiano all'università di Volkshochsule di Monaco.

Quasi arzilli, il suo romanzo d'esordio per Giunti 2015, vinse nel 2016 il Premio Zocca Giovani  riscuotendo il favore di pubblico e critica.

Nel 2017, sempre per Giunti, ha pubblicato Cuore delicato, lavare a mano.


TRAMA

Nel cuore dell'Appennino Reggiano si trova lo storico bar La Rambla, dove ultimamente la briscola è più triste del solito.

Elvis, coi suoi caffè alla sambuca ce la mette tutta, ma non riesce a sollevare il morale. 

La dipartita di Ermenegildo non ha lasciato solo una sedia vacante al tavolo da gioco, ma un'immenso vuoto nei cuori degli amici e uno spettro al quale rendere conto: dopo la vecchiaia c'è la morte. E dopo la morte? 

Ognuno di loro reagisce a modo suo: ogni mattina Ettore si presenta nell'ambulatorio del dottor Minelli accusando un nuovo sintomo.

Gino, nominato ''Apecar'' a causa dell'improbabile mezzo col quale circola, nonostante il grave stato di ipovisione nel quale versa e nonostante sia un serio pericolo pubblico, non vuole abbandonare la guida.

Basilio, ex comandante della 26ª Brigata Garibaldi, combatte la sua battaglia contro il ''nemico'', un giovane bosniaco che gestisce il negozio di frutta e verdura appartenuto al compianto Ermenegildo.

Intanto, sulla brigata, incombe lo spettro di una nuova minaccia. Corrado,  giovane vigile urbano, sembra animato da un'unica missione: rinchiudere la combricola de La Rambla alla Villa dei Cipressi, la nuova casa di riposo che sta per essere inaugurata.

Commedia dal pathos inconfondibile dove si ride sino alle lacrime con un pizzico di malinconia.


IMPRESSIONI 

Qualche giorno fa, grazie alla gentilezza di Marilou di Edizioni Giunti, ho ricevuto Quasi Arizilli, il divertente romanzo di Simona Morani che ha attirato la mia curiosità non solo per la trama ma anche per l'ambientazione tra le vallate dell'Appennino reggiano, luoghi dove ho imparato a camminare e a parlare.

Ambientato in uno dei piccoli paesini bomboniera che si snodano tra i dolci pendii tra Reggio Emilia e Collagna, Quasi Arzilli è il racconto tragicomico di un gruppo di amici tra i settanta e i novant'anni che, arrivati all'età in cui ogni giorno che passa è un giorno regalato, si ritrovano nell'unico bar del paese ''La Rambla'', a giocare a briscola circondati da una coltre di fumo e bicchieri di sambuca.

Il bar è il fulcro del paese, il luogo di svago, dove si intrecciano le vite di Ettore, Gino, Basilio, Cesare e Elvis, figlio del proprietario, da tempo passato all'eterno riposo.

Negli ultimi giorni nemmeno la briscola e le sambuchine di Elvis sembrano riuscire a sollevare il morale al gruppetto di amici,  riuniti al gioco più per dovere che per piacere, ora che l'Ermenegildo aveva deciso di andarsene per sempre lasciando vuota non solo la sedia ma anche i loro animi.

Quando gli amici più cari vengono a mancare, raggiunta una certa età, è facile lasciarsi prendere dallo sconforto e cominciare ad elucubrare sul senso della vita, soprattutto quella rimasta e sul ''dopo''. Dopo il trapasso. 

<< Entrò in ambulatorio in punta di piedi per non disturbare anche se nella sala non era rimasto più nessuno. Arrivava sempre verso le nove e mezza; lo faceva apposta per trovare l'atrio pieno di gente. Era il suo modo per distrarsi e far passare la mattinata... >>

Pensieri lugubri, ogni notte, attraversavano la mente di Ettore, edentulo, ipocondriaco e insonne, che si ritrovava a rotolarsi nel letto in preda ad attacchi di panico che gli impedivano di riposare serenamente. 

Al mattino, con gli occhi cerchiati dal sonno, il pover'uomo, si ritrovava nell'ambulatorio del dottor Minelli, un giovane medico che si era dovuto adattare a diventare anche psicologo, consigliere e amico in quella piccola comunità di anziani.

Ettore, superati da tempo i settanta e in dirittura di arrivo agli ottanta, si era trovato a vivere solo nella sua casa, senza mai aver conosciuto le gioie di una compagnia femminile. L'unico conforto erano gli amici del bar, ma piano piano si stavano decimando e lui aveva paura di fare la loro fine, soprattutto aveva paura delle malattie, di soffrire per le malattie in solitudine. 

Il dottore sembrava quasi non capire il suo malessere, tal è che ormai aveva imparato a curare da solo i suoi attacchi di panico notturni, sperimentando ogni notte nuove tecniche di rilassamento inventate al momento e che sembravano dargli un po' di sollievo. 

La morte dell'Ermenegildo lo aveva scombussolato al punto che riuscire a riposare la notte era diventato impossibile, anche coi suoi trucchetti ben sperimentati. Sogni inquietanti ogni notte venivano a fargli visita, lasciandolo in uno stato di disagio e tutto sudato. 

Nemmeno don Zuseppe, con la sua ''zeppola'' incastrata tra i denti, era riuscito a dargli un po' di sollievo durante l'omelia funebre. Nulla riusciva ad allentare quel nodo stretto che sentiva comprimergli l'anima.

Solo gli amici de La Rambla riuscivano a capirlo, non proprio coetanei, ma tutti accomunati dal fatto che ultimamente sentivano gravare sulle loro vite il peso degli anni e dei giorni strappati alla vita,  in scivolata verso il riposo eterno ma, sia ben chiaro, nessuno di loro ancora pronto a mollare la presa.

Ne sapeva qualcosa Basilio, combattente in prima linea sul fronte al comando della gloriosa Brigata Garibaldi, benché un po' più giovane rispetto agli altri ma sempre combattivo e ardito, rimasto solo, viveva con la nipote Rebecca, una bellissima ragazza che, a causa della sua bellezza, si diceva in giro fosse rimasta poco istruita e scaltra. Basilio era sempre pronto a difendere i diritti di tutti, soprattutto il diritto alla vita libera.

Cesare il più giovane e il più sordo, l'unico ad essere ancora sposato, godeva dei suoi momenti di libertà al bar con gli amici, nonostante la Irma ultimamente si fosse fatta più assillante del solito. Sembrava una pentola di fagioli, sempre a brontolare: '' Cesare, prendi la pastiglia! Cesare attacca l'apparecchio acustico che poi non senti ve'! Cesare non bere, guida piano, cambiati la maglia che è stinta e ci prendono per straccioni!'' Però senza la sua Irma si sentiva perso. Come se gli mancasse l'aria o la libertà.

Che gentile questo vigile a prendersi a cuore mio padre, pensò.

<< Lo sai che tuo padre da qualche parte tiene nascosta un'Ape che guida senza patente? >> domandò dopo i convenevoli.

<< Ma se vede solo ombre! >> esclamò Nicola perplesso. Poi chinò il capo, amareggiato. 

<< No, non me lo aveva mai detto. >>

E poi c'era Gino.

Gino era il più anziano tra loro, il comandante della brigata. 

Gino, nome in codice ''Apecar''.

Gino il terrore di Corrado, il nuovo giovane e arrogante vigile urbano che si era incarognito contro di lui solo perché era un ultranovantenne quasi cieco, senza patente e continuava a guidare la sua ape arrugginita che andava in moto solo dopo che i bambini lo avevano spinto  per qualche metro nella discesa della piazza. La sua ape, che al massimo faceva i 25! Ma Corrado non lo avrebbe mai preso. Piuttosto sarebbe andato a far compagnia all'Ermenegildo!

La moglie lo aveva lasciato da tempo a causa del suo carattere brusco. Il figlio, dopo il matrimonio, si era trasferito in Piemonte e Gino si era ritrovato a vivere solo, ipovedente, con l'unica compagnia di tre galline che avevano preso dimora in casa, sul suo divano. Galline rispettose ve', lui le aveva ben educate le bestiole e loro, esserini intelligenti, avevano capito che potevano vivere in casa senza però oltrepassare la soglia della camera da letto. Quella soglia era lo stargate che proteggeva l'intimità di Gino, e la Cocca, la Linda e Genoveffa sapevano ben che non dovevano oltrepassarlo!

A movimentare la tranquillità della vallata c'era Corrado, un giovane vigile urbano, nipote del sindaco del paese ( che tanto mi ricorda Casina ), completamente impegnato nel cogliere lo sfuggente Gino con le mani nel sacco, o meglio sul manubrio della sua apetta. Per Corrado il povero Gino era diventato una missione. Doveva catturarlo e rinchiuderlo nella nuovissima Villa Cipressi, la casa di riposo dove non avrebbe più potuto nuocere a nessuno. Prima o poi le sue scorribande a tutto gas con quel ferrovecchio, sarebbero finite in tragedia.

Se Corrado fosse riuscito a rinchiudere il sovversivo Gino, sarebbe stato più facile convincere anche gli altri ''delinquenti'' che avevano occupato La Rambla facendolo diventare un fumoso luogo di perdizione col fine del gioco d'azzardo. Che poi l'azzardo consistesse in una sambuchina e in una spuma bionda, aveva poca rilevanza agli occhi attenti della legge.

Ma Gino sembrava un'anguilla, ogni volta che Corrado si avvicinava alla cattura del perfido ''Apecar'', questo come per magia gli sfuggiva di mano senza lasciare tracce. Talmente sfuggente che Corrado arrivò a dubitare dell'esistenza dell'ape.

<< Il nostro è sempre stato un paese tranquillo e pacifico ... Non vogliamo casini, ci siamo capiti? >>

Le giornate si susseguirono placide nel paese che sembrava vivere in una bolla rimasta indietro anni luce dalla globalizzazione. Le poche novità erano rappresentate dalla costruzione del ricovero Villa Cipressi e dal  giovane Goran, un bel ragazzone Jugoslavo, ancora devoto a Tito, che aveva rilevato il negozio di frutta e verdura dell'Ermenegildo e sembrava ammaliato dalla bellezza di Rebecca.

Per Basilio fu quasi un affronto vedere il negozio del loro compagno di briscola in mano allo straniero dei balcani. Cosa ne poteva sapere quel ragazzo delle loro tradizioni? Dovevano sabotarlo a tutti i costi e fargli chiudere il negozio. Lo dovevano all' Ermenegildo che di sicuro non avrebbe apprezzato quell'affronto. 

Ma c'è un vecchio adagio col quale la combricola de La Rambla, Basilio al comando, non aveva fatto i conti: '' se non puoi batterli, fatteli amici '' . 

Così, il gruppetto sotterrò l'ascia di guerra innalzata verso Goran e cercò di far integrare il nuovo fruttivendolo, che non era poi così male come ''compagno''.

Col passare dei giorni si placò il dolore per la perdita dell'Ermenegildo, grazie anche all'imminente inaugurazione di Villa Cipressi. Il sindaco aveva pensato in grande, sua intenzione era di accattivarsi la premiata ditta a delinquere e ricoverarla presso la struttura, col miraggio di una nuova vita agiata, come essere in vacanza. Una volta messi fuori combattimento, avrebbe potuto far abbattere il famigerato luogo di perdizione de La Rambla per rimodernare e lucrare sul nuovo locale.

Fu proprio durante l'inaugurazione della R.s.a., che successe il fattaccio. Una donna quasi ottantenne, l'elegante e verginale Teresa, tutta imbellettata e profumata, approfittando della confusione per la festa in corso, si era assentata da Villa Cipressi, intrufolandosi a La Rambla per un cicchetto e un giro di morra, ignara che in quel luogo così fumoso avrebbe finalmente incontrato l'amore.

Un amore sincero, puro, ingenuo, edentulo: Ettore che con la complicità di don ''Zuseppe'' e del dottor Minelli  combinò l'irreparabile provocando un'infinita reazione a catena di accadimenti che coinvolsero tutto il paese. 

Nel trambusto tragicomico, ovviamente, Gino ebbe il suo ruolo da protagonista, al grido di '' Vaffancül '' supportato dal condottiero Basilio, in nome dell'amicizia che legava la combricola, spiccò il volo verso la libertà, alla brutta faccia di Corrado...

Che dirvi ancora di questo romanzo, se non che ogni volta che ripenso a Gino, rido fino alle lacrime!  Una risata che sale dalla pancia, carica di tenerezza e comprensione. Di voglia di abbracciare uno ad uno i ''ragazzacci'' de La Rambla.

Come ho raccontato all'inizio, è stata una sorpresa ritrovarmi nell'ambiente in cui sono cresciuta,  tra quelle verdi vallate incastonate  nell'appennino reggiano, dove ho imparato a camminare, sulla Pietra di Bismantova, tanto cara a Cesare e alla Irma, dalla cui prateria si può ammirare a tutto tondo il panorama dei piccoli presepi sparsi nel verde. 

E, a guardar proprio bene, si può anche vedere l'Orvilla che va per boschi a cercar gatti selvatici, accompagnata da Ettore, e Gino che, spinto dai bambini del paese, sfreccia ai 20 all'ora con la sua apetta, facendo mangiar polvere a Corrado. 

Ho adorato la scrittura soave di Simona Morani, attenta ai particolari e ricca di sfumature, alle finezze che solo una persona che ha vissuto l'anima di quei luoghi può descrivere così bene.

Il tema affrontato, l'accettazione dell'invecchiamento, delle malattie e della morte, è stato trattato coi guanti. Con una delicatezza che è sfociata naturalmente nella comicità bonaria di gente sanguigna e verace pur nella loro semplicità. I nonnetti sbarazzini, che potrebbero essere i nostri nonni, arditi e risoluti nella loro dignitosa fragilità.

La Morani, col suo racconto solo all'apparenza leggero, mi ha regalato emozioni di gioia e di infinito amore verso gli anziani, quelli che saremo noi un giorno, coi nostri difetti accentuati ma che ci rendono unici. 

Per un giovane, raccontare gli anziani oggi non è facile, considerando la vita frenetica che ci travolge da mattina a sera. Incastrati tra lavoro, palestra, figli, scuola e spesa, arriviamo a sera senza magari aver pensato ai nostri nonni che trascorrono la loro vita nella pace di una vallata montanara dalla quale manchiamo da troppo tempo.

I loro ritmi sono ormai tutti in discesa, ogni giorno che passa viene apprezzato e vissuto in pieno, a volte anche sull'orlo della sfrontatezza, tanto non c'è più nulla da perdere e le occasioni vanno sfruttate. 

Simona Morani ha saputo rendere vivo, fuori dalle pagine, questo spaccato di vita che mi riporta all'infanzia vissuta a Cervarezza, dove c'erano il vecchio Cirillo, con la cicca in bocca e la fiaschetta in mano, la bisbetica Velia alla quale chiedevo sempre il ''momo'', il Zuseppe che non voleva farmi bere il contenuto della bottiglia dallo straccetto e il  buon Dario, con la sua ape gialla, carica di bombole dal gas, da consegnare a domicilio. 

Spaccati di vita di un tempo ormai andato, sempre più rari da rivivere, ma che ancora mi stampano un sorriso in faccia, a nascondere tanta malinconia...

Un libro consigliato a tutti, per passare qualche ora in piacevole compagnia, senza perdere interessanti spunti di riflessione.

Buona lettura,

Tania C.





mercoledì 24 febbraio 2021

Recensione STRANGER di Keren David - Ed. GIUNTI -

 



STRANGER

Keren David

Ed. Giunti

Anno di pubblicazione 2021

Formato Brossura

Traduzione Valentina Zaffagnini

Pag. 302

€ 14

Ebook disponibile nei maggiori store digitali


CONOSCIAMO L'AUTRICE

Keren David, prima di esordire come scrittrice col suo primo romanzo When I Was Joe, è stata giornalista e sceneggiatrice.

Oggi vive a Londra ed è caporedattore del The Jewish Chronicle e insegna alla City University .

Tra i prestigiosi premi vinti dai suoi romanzi ricordiamo la Carneige Medal e il premio Brandford Boase.


TRAMA

 ''Totalmente coinvolgente. Non riuscivo a smettere di leggerlo.'' 

Cat Clarke, autore di Girlhood

Due ragazze, due epoche, una sola sconvolgente verità.

ASTOR, ONTARIO, 1904.

La sedicenne Emmy  appena fuori della foresta quando si trova davanti un barcollante ragazzo nudo, sporco e coperto di sangue.

Il ragazzo è un selvaggio, in stato confusionale e non ricorda nulla del suo passato.

Nonostante i compaesani guardino con disprezzo il ragazzo, Emmy, che ne è fortemente attratta, lo ribattezza Tom, prendendosi cura di lui.

Fino al giorno in cui, in un cottage isolato della foresta viene ritrovato il cadavere di un uomo.

Chi è Tom? È veramente il mostro dipinto dalla gente?


ASTOR, ONTARIO, 1994.

È il 105° compleanno della bisnonna Emmy e Megan arriva ad Astor da Londra per festeggiarla.

Col cuore spezzato ed un inconfessabile segreto che la sta logorando, la prospettiva di una felice riunione di famiglia sembra lontana per Megan.

Il giorno in cui un cadavere mummificato viene alla luce ai piedi del bosco, la ragazza decide di aiutare un vecchio amico a far luce sull'identità del corpo, scoprendo la traccia di un ragazzo selvaggio, arrivato improvvisamente in città all'inizio del secolo e in qualche modo legato alla bisnonna.


IMPRESSIONI

Stranger di Keren David, mi è stato offerto in  edizione cartacea da Marilou di Giunti Editore. La ringrazio di cuore per questo bel romanzo e per aver accettato la mia richiesta di collaborazione.

Ne lessi la trama curiosando tra le novità del 2021 rimanendo colpita dalla storia curiosa e tragica e mi incantò anche la curiosa copertina che, scoprii leggendo, richiama il cuore della storia.

All'arrivo, ne incominciai subito la lettura, venendo rapita dalla narrazione, quasi come un incantesimo mi avesse trascinata nella foresta canadese senza darmi la possibilità di uscirne, se non arrivando alla fine.

Narrato  in prima persona dalle voci di Emmy e Megan, precisamente bisnonna e pronipote, il romanzo si snoda lungo un arco di tempo che va dal 1904 al 1994, raccontando le vicissitudini tragiche dell'adolescente Emmy e della diciannovenne Megan.

<< Pensavo fosse meglio nasconderti la verità, ma ora ne dubito. Stavo soltanto cercando di proteggerti. Cercavo di fare del mio meglio. Perdonami tesoro mio. Perdonami. >>

Ambientato nell'Ontario, nella fittizia città coloniale di Astor, sorta poco distante da Toronto, al limitare di una lussureggiante foresta di  querce, il romanzo si apre con Emmy, una intraprendente sedicenne che, insieme all'amica del cuore Sadie sta passeggiando lungo una foresta.

Sadie, tra gli alberi scorge un'ombra indistinta e cupa che si sta dirigendo verso di loro. Scambiato, sul principio, per un animale, le due amiche scoprono ben presto che si tratta di un ragazzo completamente nudo e ricoperto di sangue secco e con una ferita che invece continua a sanguinare copiosamente.

Emmy rimane subito affascinata da quel ''selvaggio'' fragile, alto, con gli occhi chiari e visibilmente impaurito. Ma il ragazzo, ha una pistola in mano e, prima di avvicinarlo, Emmy manda l'amica a chiedere aiuto con la speranza che non si sia accorta dell'arma.

Con dolcezza Emmy si avvicina al ragazzo tremante, convincendolo a gettare l'arma e provando a farlo parlare. 

Il selvaggio sembra muto. Capisce le sue parole, ma non parla.

Poco dopo arrivano in soccorso il padre e il fratello di Sadie, Adam, da sempre innamorato di Emmy che, gentilmente, rifiuta il corteggiamento.

Emmy è una ragazza libera e indipendente. 

Orfana di padre, vive con la madre e una domestica che per lei è come una nonna. 

La madre è medico, ancora malvista dalla maggior parte della popolazione in quanto donna sola e istruita ed emancipata oltre che con una figlia senza un padre.

Il selvaggio viene trasferito nell'ambulatorio della madre di Emmy, dove avrebbe potuto ricevere tutte le cure di cui aveva bisogno e dove avrebbero potuto capire qualcosa in più della sua provenienza.

Viene sedato e legato per calmarlo, visto lo stato di agitazione febbricitante in cui si trova, ma continua a non parlare. L'unica persona della quale sembra fidarsi è proprio Emmy, che lo ribattezza Tom e, con tanta pazienza e amore, cerca di riportarlo alla civiltà.

Su decisione della signora Harkness, la dottoressa madre di Emmy, Tom viene portato a casa loro per ricevere le cure necessarie a riabilitarlo e reinserirlo in società.

Il popolo, ovviamente impaurito dal misterioso ''sconosciuto'' si dichiara subito contrario alla decisione della donna: il ragazzo avrebbe rappresentato un pericolo per la comunità e per Emmy, troppo libera per essere un'adolescente.

Le cure e la pazienza della famiglia Harkness e del direttore dell'Astor Press, il signor Mitchell, fanno si che Tom impari presto a leggere, scrivere e far di conto. Il ragazzo è sveglio e intelligente, anche se qualcosa lo turba ancora, si rende utile nei lavori di casa ed è molto legato ad Emmy.

Il signor Mitchell decide di portare i due ragazzi a Toronto e quando scoppia un devastante incendio in città, Emmy e Tom si adoperano celermente per aiutare le operazioni di spegnimento, dimostrando la loquacità e lo spirito altruista di Tom. 

Ma un segreto terribile si nasconde dietro agli occhi chiari di Tom e Emmy è decisa a scoprirlo a qualunque costo.

Soprattutto ora che quella lettera ricevuta dal signor Mitchell sembra essere del padre di Tom.

Il ragazzo, che è stato assunto insieme ad Emmy all'Astor Press, si è ben adattato alla sua nuova vita al giornale: ha un lavoro, una famiglia e una ''sorella'' che lo ama e crede in lui. Ma non riesce a dimenticare quel passato che lo ha fatto soffrire così tanto da farlo diventare un selvaggio. Per contro la comunità è ancora diffidente verso di lui, nonostante la sua buona volontà  a nulla servono la protezione del signor Mitchell e della famiglia Harkness. Lui era e rimarrà sempre il pericoloso selvaggio sanguinario.

Emmy non ci sta, ama quel ragazzo e non le importa se nasconde un terribile segreto, lei sa che è buono e volenteroso e sicuramente, fuggendo insieme, potranno costruirsi una nuova vita.

Ma il cadavere di un uomo viene ritrovato in una casa nella foresta dal signor Mitchell ed Emmy. L'uomo è stato ucciso da un colpo di arma da fuoco e tutti gli indizi sembrano  condurre a Tom...

Con un balzo temporale di novanta anni,  ci troviamo nel 1994. 

La voce della giovane Megan ci racconta il suo arrivo ad Astor per festeggiare il 105° compleanno della bisnonna paterna Emmy, sopravvissuta al figlio più caro, il primogenito Jesse, col quale parla come fosse ancora vivo.

Megan arriva ad Astor da Londra, insieme al padre che oltre a festeggiare la nonna, deve finire i lavori di ristrutturazione alla casa dove si trasferirà per sempre.

Per Emmy l'ultimo anno del liceo è stato pesante, ha bisogno di svagarsi, di elaborare le difficoltà che l'hanno piegata e, tornare nella terra di origine del padre, dove ancora vivono  la bisnonna, i cugini, la prozia e la nonna, sembra una buona soluzione. 

Avrà modo di svagarsi, accettare la sua situazione e decidere del suo futuro universitario messo così in dubbio dagli ultimi eventi.

I suoi genitori hanno appena divorziato, lei ha scelto di rimanere col padre perché la madre, spirito libero e dedita alla carriera,   non è mai stata presente nella sua vita come lei avrebbe voluto, soprattutto ora che si è riaccompagnata con un musicista molto più giovane di lei.

Megan ama i suoi genitori, ma la madre non è mai riuscita a darle l'affetto e il sostegno del quale ha sempre avuto bisogno, soprattutto quando Ryo, il fidanzato giapponese, l'ha lasciata in balia dei tormenti e dei sensi di colpa dopo aver saputo quello che le  stava succedendo. 

<< Era così orgogliosa della sua pronipote, un futuro medico così determinato, sensibile, intelligente. 

L'ho delusa.

Non potrò mai dirle la verità. >>

Un segreto del quale solo Ryo e i genitori sono al corrente e che non può ancora confessare a nessuno. Avrebbe deluso troppe persone che credono in lei, l'intraprendente ragazza che sogna di diventare medico legale.

Così, dopo giornate apatiche e sofferenti, eccola percorrere insieme al padre, la strada che porta a casa di nonna Vera dove tutti li aspettano per la  festa della bisnonna.

Tutti i membri della grande famiglia Harkness sono giunti da tutto il mondo per l'evento. 

La bisnonna, se pur ancora autosufficiente, nell'ultimo anno sembra essere peggiorata. Sempre più spesso scambia Megan per Sadie, come se vivesse ancora nel passato.

Nessuno sembra dare troppo peso alla cosa, in fondo 105 anni sono una bella età e i vuoti di memoria sono naturali. 

L'occasione del compleanno fa ritrovare a Megan la cugina Bee, da sempre considerata come una sorella, sempre presente e pronta ad aiutarla. Ma nemmeno a lei può confessare le sue pene.

Insieme a Bee ritrova anche Ed, giovane giornalista e figlio del direttore del giornale locale, una volta di proprietà della bisnonna Emmy.

L'appariscente e brillante Ed è il personaggio chiave che porterà a Megan sulle tracce delle proprie origini, aiutata dal fotografo Sam, un ragazzo buono e sensibile che sembra soffrire e nascondere un segreto, proprio come lei. 

Nel frattempo Ed, insieme a Sam e Megan,  che può sperimentare sul campo le scienze forensi,  partecipa al misterioso rinvenimento di una misteriosa mummia di donna, risalente all'inizio del secolo, brutalmente uccisa.

La donna, probabilmente una straniera, avvolta in abiti di seta e pelliccia è riemersa durante degli scavi edilizi in un cottage nella foresta.

<< Hanno trovato un cadavere? >>

<< Di una donna >> le dico.

Lei scuote la testa. << Non volevo. >>

Mi chino su di lei. << Cosa, nonna? >>

<< Non volevo... non è stata colpa mia. >>

<< Certo che no >> le dico, cercando di rassicurarla, anche se non capisco cosa intenda.

Megan, rimane molto colpita da quella storia e crede che la bisnonna Emmy possa far luce sulla donna misteriosa, così accompagnata da Ed, va alla casa di riposo a farle visita.

La chiacchierata con la bisnonna dura poco, è molto stanca ed ha bisogno di riposare, ma ricorda bene il cottage dove è stato rinvenuto il cadavere della donna elegante e sa che non è stata colpa sua. 

Ma cosa vuole dire in realtà nonna Emmy con quelle parole tendenziose?

I ragazzi lasciano riposare la bisnonna e tornano a casa discutendo su quanto possa effettivamente ricordare  di quel cottage e, perché no, anche della straniera elegante. 

Un'amara sorpresa attende Megan, la bisnonna ha appena avuto un ictus ed è stata ricoverata, lasciandola nello sconforto totale, in più  ci è messa anche sua madre con le sue chiamate, giusto per far sapere che  si ricorda della figlia, nei rari tempi morti tra il lavoro e il nuovo compagno.

Dopo aver chiuso con Ryo, la madre le è stata vicina giusto il momento di calmare le acque, lasciandola proprio quando più aveva bisogno di conforto. Quel viaggio ad Astor sarebbe dovuto essere l'occasione  per accettare il passato e andare avanti, senza quella madre presente per ''dovere'' e non per amore. Invece la sua ''presenza'' la stava risucchiando sempre di più nel vortice dei ricordi dolorosi e nella solitudine.

I fatti di Astor, fortunatamente riescono a distrarla. Megan vuole sapere di più sulla mummia, l'istinto le dice che la bisnonna è coinvolta in quella storia, perciò decide di andare all'archivio dell'Astor Press per cercare di scoprire qualcosa, magari proprio dagli articoli della bisnonna ai tempi in cui ci lavorava.

All'archivio fa un'importante scoperta che la mette sulle stracce di uno strano giovane selvaggio vissuto ai tempi in cui la bisnonna era adolescente. 

Quel ragazzo  sembra somigliarle tantissimo, sente che in qualche modo  è legato alla sua famiglia e poi c'è una lettera, quasi integra, che riporta la firma di Elijah Brown, un uomo dell'epoca brutalmente assassinato, che sembra essere legato al selvaggio.

Di sicuro la bisnonna conosce quel ragazzo ma il destino beffardo ci mette lo zampino...

Con l'aiuto e la dolcezza del fotografo Sam, il quale coi suoi modi pacati inizia a farsi strada in punta di piedi nel suo cuore, Megan continua le sue indagini personali, cacciandosi in guaio che li porterà finalmente alla verità, dissolvendo tutti i segreti. 

Il mio racconto finisce qui, ma se leggerete il libro sono sicura che ritroverete lo stesso magico coinvolgimento che ho provato io viaggiando nel tempo a bordo della fantasia insieme ad Emmy e Megan.

Di questo romanzo mi sono piaciuti i temi che affronta, dalla ''paura'' del diverso, alle difficoltà di integrazione che da sempre hanno gli stranieri in terre a loro sconosciute. Argomenti trattati con toni pacati, ma talmente forti da bucare le pagine, come la discriminazione i pregiudizi atavici verso donne sole ed emancipate, libere di vivere la loro vita realizzata senza l'aiuto di un uomo. Questo argomento ha da sempre dettato scalpore, resistendo nel tempo ancora oggi, dove, in certi contesti,  donne sole e realizzate, continuano a venire additate come modelli anafettivi e venali.

L'autrice argomenta molto bene anche  il risvolto psicologico di un rapporto difficile tra madre e figlia. 

La madre in carriera, appena divorziata, che pensa solo alla propria libertà. 

La figlia in balìa degli eventi, considerata solo nei ritagli di tempo che, oltre allo shock del divorzio dei genitori, sta passando un periodo buio dopo essere stata lasciata dal fidanzato, sentendosi ancora più sola e piena di dubbi.

La lettura scorre tranquilla, facendo assaporare ogni pagina fino alla fine, appagante e autoconclusiva.

Si sente molto il tocco personale dell'autrice, che ha saputo scolpire Emmy e Megan in base alle proprie esperienze di vita.

Molto curata la ricostruzione storica, se pur ambientato in una città fittizia in periferia di Toronto.

Sicuramente un'autrice che terrò d'occhio e un romanzo che consiglio a tutti proprio per il suo potere di coinvolgere il lettore nelle vicende dei protagonisti.

Buona lettura,

Tania C.


















Recensione TUTTO NASCE PER FIORIRE di DEMETRA COSTA

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