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venerdì 21 giugno 2019

Recensione di CHIEDI ALLA NOTTE di Antonella Boralevi - Ed. Baldini+Castoldi




CHIEDI ALLA NOTTE

Antonella Boralevi
Ed. Baldini+Castoldi aprile 2019
Copertina flessibile
Pag. 552
Genere: Thriller/Noir
€ 21,00
Ebook disponibile


CONOSCIAMO L'AUTRICE

Antonella Boralevi - Foto dal web -


Antonella Boralevi, stella del firmamento letterario italiano, ha conseguito la laurea in Filosofia del linguaggio. Ha fatto della scrittura la sua ragione di vita, essendo nella sua natura raccontare storie. Al suo attivo ha la pubblicazione di 21 tra romanzi, racconti e saggi. 
Chiedi alla notte è una nuova avventura della coppia Alfio ed Emma, protagonisti del best seller La bambina nel buio. 
Per chi volesse approfondire la conoscenza dell'autrice, lascio il link dei suoi siti e il suo indirizzo mail, in caso voleste scriverle.


TRAMA

Ciascuno di noi può diventare un altro. Un altro che fa paura.

E' il 29 agosto 2018. Venezia è splendente, avvolta nell'eleganza della Serata di Gala della Mostra del Cinema. 
Red Carpet, Star, limousine e champagne, fotografi. E poi lei, la protagonista indiscussa e ammaliatrice del Film di Apertura: Vivi Wilson. 
Ma un'ombra nera e inquietante avvolge nelle sue spire la serata, vibrando con una melodia di ansia in crescendo, pagina dopo pagina.
Verità inaccessibili nascoste nell'ombra stanno per essere violate.
La stella Vivi, luminosa e brillante, sta per spegnere la sua luce proprio quella sera. Il giorno dopo, sull'elegante spiaggia del Lido, saranno ritrovati i poveri resti ridotti ad un mucchietto di stracci laceri.
La sua morte si fa mistero.
A seguire le indagini Alfio, l'affascinante commissario  siciliano sciupafemmine. Sarà un'indagine al cardiopalma per il bel commissario: il suo cuore ha appena perso un colpo. Il colpo perso ha un nome e un volto: Emma. L'inglesina che gli ha rubato il cuore impossessandosi della sua anima è tornata in veste di avvocato di Netflix, produttore del film. 
Emma è ospite nella meravigliosa Villa di una affascinante e misteriosa Contessa.
Emma e Alfio sono due anime che si cercano . Due vite sospese,
Le trame del destino giocano con loro e col marcio che impasta le vite dei ricchi.
Saltare nel buio è un'emozione che vivranno insieme.
Tre indiziati, tre confessioni che fanno spavento.
Ma per arrivare alla verità manca una riga.
Quella nascosta nella voce sopita di un Passato che sprigiona le sue urla.


IMPRESSIONI

Conosco Antonella Boralevi da anni, ed è sempre stata, per me, sinonimo di classe, grinta e umiltà. Una donna delicata che sa arrivare al punto senza mai cadere nel volgare o nel kitch. Quando contattai Baldini+Castoldi, candidandomi per collaborare con le mie recensioni, l'addetta all'Ufficio Stampa mi propose subito, vista l'imminente uscita, Chiedi alla notte della Boralevi. Accettai entusiasta, forte della pubblicità che avevo letto qua e la sul web e incuriosita dalla trama che ha per protagonisti una coppia nota a chi segue l'autrice: Alfio e Emma, i protagonisti de La bambina nel buio. Ho atteso un pochino prima di averlo, poi la grandissima Giulia , addetta di Baldini+Castoldi, come sempre disponibile e gentile, me lo inviò. Dopo una full immersion tra le Calle, i ponti e i misteri di Venezia, l'ho recensito per voi, sperando di invogliarvi alla lettura.

"La musica è cessata. Non ci sono più né la viola né il pianoforte. Sono svaniti. Come il paradiso dove ho abitato per un giorno e una notte soltanto, qui, a Venezia. Un anno fa. Un secolo fa."

E' passato un anno dal caso della piccola Moreschina, conosciuta in La bambina nel buio. E' il 29 agosto 2018 e Venezia rinnova il suo look vestendosi a festa per la Serata di Gala della Mostra del Cinema. Tutto splende, luccica e irradia luminosità. Numerose star sfilano lungo il Red Carpet per il loro attimo di celebrità. Tra tutte c'è lei, la rivelazione del momento. La Star con la S maiuscola che stampa, tv e cinema si contendono: Vivi Wilson.

"Sola, circonfusa dalla aureola sfolgorante del riflettore puntato su di lei, apparve una creatura fatata. Sembrava svanire dentro la luce. E scintillava. E successe qualcosa di imprevedibile."

Vivi Wilson, reginetta indiscussa della serata, sta per coronare il suo momento di gloria sul palco, dove le verrà consegnato il premio per il film vincitore del Gala della Mostra del Cinema. Brilla Vivi, di luce propria, capace di catturare e ammaliare, come Medusa, qualsiasi persona  che si trovi al suo cospetto. 
Ma lo sfavillante luccichio, come per molte stelle o moderne Cenerentola, è destinato a durare il tempo di una notte: la mattina dopo il cadavere di Vivi verrà ritrovato sulla spiaggia del Lido, emaciato, grigio, spento, avvolto dal livore post mortem. 
La stella si è spenta, ha smesso di brillare per mano di qualcuno spinto dal desiderio di far calare il sipario sullo splendore della serata appena trascorsa. 
Il caso, all'apparenza sembra semplice: suicidio. 
Ma una brillante Coroner, grazie alla sua scrupolosità, non metterà fine al caso archiviandolo come sucidio. Una seconda autopsia è pronta, ora può consegnare la verità e a far giustizia sulla povera Vivi, uccisa brutalmente e gettata in mare.
Chi odia così tanto Vivi da averla uccisa?
Quella sera Vivi, tra i tanti personaggi che le sono ronzati attorno, ha avuto modo di conoscere Emma, scambiando parole gentili e di ammirazione verso la donna, tornata a Venezia col fidanzato proprio per assistere alla serata.
Emma è cresciuta, sembra essersi lasciata alle spalle le emozioni di un anno fa. Lavora come avvocato per Netflix, produttore del film di Vivi, ha un fidanzato e sembra aver dimenticato il fuoco che ardeva la sua anima per Alfio.

"Stronzo di un inglese stronzo. E' uguale. E' un'altra. l'ho capito quando i nostri sguardi si sono trovati. Sento un rigurgito di rimorso. Perché lo so. Sono io. E' colpa mia tutta la sua tristezza.Una immagine mi lacera il cervello. Siamo due naufraghi dentro la stessa tempesta."

A questo punto Emma potrebbe anche ripartire, ma la misteriosa Contessa Morosini, che la ospita a Villa La Furibonda, la avvolge col suo  mantello protettore convincendola a fermarsi ancora per un po' di tempo.
La decisione di restare metterà Emma sulla strada di Alfio, chiamato ad indagare sul'omicidio di Vivi Wilson. Nonostante sia passato un anno e nonostante Emma sia accompagnata dal fidanzato, non sembra felice. E Alfio lo sa, lo sente bruciare dentro come un fuoco. E' lui la causa della sua infelicità, ma è pronto a farle ritrovare il sorriso, unendosi a lei nelle indagini sull'omicidio.
Nella coralità dei  capitoli che si susseguono narrati dalla voce ora di Emma, ora di Alfio e dell'autrice, i torbidi intrighi del mondo patinato del cinema sembrano svelarsi portando in luce scioccanti, spesso imbarazzanti scoperte. Sospetti e accuse si avvicendano rimbalzando tra il regista del film, un uomo che ha visto tempi migliori, ormai sulla via del declino artistico e umano, una produttrice pronta a scendere a patti col Diavolo pur di fermare l'inesorabile passare del tempo e soddisfare i suoi isterismi, e l'attore giovane ma un po' bonaccione. 
Vivi Wilson è veramente la Casta Dea che tutti ammirano o è solo un personaggio splendidamente recitato ma che rivela un profondo disagio smessi i panni?
Cosa nasconde Villa La Furibonda nelle segrete della sua anima?
Avvolti dal buio della notte, Alfio ed Emma si ritroveranno ad indagare in una sorta di gioco degli specchi, nel quale tutti recitano un ruolo, in fondo Venezia è il Paese delle Maschere, indossate per far credere ciò che non è.

"Ci baceremo. E poi faremo l'amore. Come si fa l'amore, dopo i funerali, per sentirsi vivi. Non so cosa sarà di noi. Ma ora siamo qui, abbracciati nell'oro della sera."

Un passato di menzogne incombe sul presente di apparenze, mescolando le carte, ma dal buio la luce della verità, seppur crudele, sta per rischiarare le indagini di Emma e Alfio, facendo ritrovare ed avvicinare le loro anime inquiete, facendole brillare di una vivida luce che illuminerà il loro amore dopo tanto buio.
Un noir, questo della Boralevi, che non stanca, invoglia a scavare nel marcio sapientemente nascosto nel mondo patinato del Cinema. L'autrice, con una delicatezza quasi poetica, ed uno stile semplice e trascinatore, è riuscita a  non far cadere nello stucchevole un thriller dalle note "rosa".
Un altro trofeo, un piccolo nuovo gioiello per la Boralevi ed un must have della nostra estate, da gustare piacevolmente sotto l'ombrellone o nelle calde notti estive che profumano di gelsomino.
Buona lettura, 
Tania C.

Ringrazio Baldini+Castoldi per la copia omaggio




mercoledì 3 aprile 2019

Recensione di AMEN di Antonio Ferrari







AMEN

Antonio Ferrari
Ed. Chiarelettere 
Pubblicazione Marzo 2019
Pag. 186
Collana Narrazioni
Copertina semirigida
€ 16,90



CONOSCIAMO L'AUTORE

Antonio Ferrari - foto dal web -



Antonio Ferrari, dai natali modenesi, è al Corriere della Sera dal 1973. All'inizio come inviato speciale, ad oggi in qualità di commentatore ed editorialista.
Testimone diretto degli anni di piombo, strettamente legato all'amico Walter Tobagi, ucciso nel 1980, anche Ferrari venne,  più volte minacciato dai terroristi. 
Le minacce lo costrinsero a vivere per oltre due anni sotto scorta per poi diventare corrispondente dall'estero, soggiornando soprattutto in Medio Oriente, Nord Africa e nei Balcani. 
Presta il volto a tutte le corrispondenze da più fronti di guerra, intervistando quasi tutti i leader dell'area. 
E' autore di diversi testi: Morte di un generale (tra gli altri autori che hanno collaborato Giorgio Bocca, Camilla Caderna, Corrado Stajano, Marcello Sorgi) pubblicato per Mondadori nel 1982; Sami, una storia libanese per Liberal libri 2001; Islam si, Islam no. Le colpe dei musulmani e le nostre, per Le Lettere 2006; 7 aprile per Cleup 2009; Sgretolamento. Voci senza filtro per Jaca Book 20013; sempre per Jaca Book, nel 2014 pubblica Altalena. Nel 2017, con Chiarelettere, pubblica il romanzo Il segreto.


TRAMA

Aria di novità progressista a scuotere  il Vaticano. Un gruppo di religiosi sta operando in sordina per rinnovare la Chiesa, per spazzare via lo strato di polvere conservatorista ereditaria che da anni la paralizza, allontanandola sempre di più da quelli che sono i bisogni  della gente e di conseguenza limitando l'operato atto a gestire tali bisogni. Il gruppetto è formato da due giovani preti e una sorella laica che, in nome della "Chiesa rinata", agevolano l'elezione di Papa Roncalli remando contro tutti e, soprattutto, contro la spinta riformatrice del Concilio Vaticano II.
Nonostante il loro operato sia attivo da anni, di pari passo è ostacolato da oscure forze in seno alla Chiesa. Passano decenni e Marco, Michel, Catherine e, negli anni a venire, anche Patrick, un sacerdote americano vittima di orribili abusi pedofili, vedranno la finanza deviata, la massoneria, la malavita organizzata e la corruzione politica, avvolgere sempre di più il Vaticano nelle loro spire violente e criminali. Assisteranno, tra i tanti crimini delittuosi,  al tentato omicidio di Papa Wojtyla. 
Ad indagare sui malaffari vaticani c'è un giornalista, il quale incrocerà la strada del gruppo tra Roma, Istanbul e Sofia, mettendosi alla mercè di ricatti, depistaggi, spie e cospirazioni internazionali. Un'avventura rocambolesca per scoprire che, alla fine dell'inchiesta, la verità, come accade spesso, quando è vicina, rischia di sfuggire.


IMPRESSIONI

Poco tempo fa, la cara Giulia Civiletti di Chiarelettere mi inviò la scheda di Amen. La scorsa estate, dopo aver assistito alla presentazione, avevo letto, sempre di Chiarelettere, Peccato Originale a firma di Gianluigi Nuzzi ed ero rimasta incuriosita e inorridita dagli sconvolgenti fatti poco puliti di cui si era macchiato nel tempo il Vaticano, tra i tanti, la famosa sala da bagno di Bertone e il giro di trans per le gioie di alcuni porporati... Inutile dire che desideravo leggere anche il romanzo, sapendo che sarebbe stato un arricchimento dell'inchiesta letta. Chiesi  a Giulia di poterlo recensire e, prontamente, me ne inviò una copia omaggio. Sempre disponibile ad accogliere le mie richieste, non finirò mai di ringraziarla.
Arrivato il testo, dopo l'annusatina di rito (chi ama il cartaceo può capire la sensazione quasi spirituale che da annusare la carta), iniziai la lettura, consapevole che si, stavo leggendo un romanzo, ma un romanzo verità, storia in versione romanzata.  

Nei primi anni Ottanta, subito dopo gli sconvolgenti fatti degli anni di piombo e una tumultuosa contestazione giovanile atta a mettere in crisi regole millenarie e dogmi della Chiesa, la gente ha bisogno di certezze, di innovazione e, una ventata di aria fresca, sembra arrivare dall'elezione di un nuovo Papa. Un giovane Vescovo polacco dal nome impronunciabile: Wojtyla. Un uomo forte, energico e sportivo, capace di far breccia anche nel cuore dei più  duro degli scettici con quel suo:

"Se sbaglio mi corrigerete"

pronunciato dal balcone di Piazza San Pietro, durante la presentazione ai fedeli, subito dopo la fumata bianca. 
Questo nuovo Papa  conosce bene la vita avendola vissuta appieno prima della vocazione, non ha paura, ama i bambini ed è fiero della sua fede salda. E' un uomo  talmente  aperto e innovatore  che decide di concedersi qualche giorno di vacanza sulle Alpi innevate, divertendosi a percorrerne le piste da sci in compagnia di una delle figure più laiche di tutti i tempi nelle vesti di spettatore delle sue performance sportive: il Presidente della Repubblica Sandro Pertini. 
Ma si sa, per chi cospira alla chiusura, alla manipolazione e soggiogazione in nome del potere e del denaro facile, l'innovazione da fastidio.
Wojtyla è scomodo e deve sparire. 
La malavita che sta cospirando contro il Papa inizia ad assoldare i killer di tutto il mondo, mandando Wojtyla in missione per tutta l'Europa in modo da depistare le tracce sull'omicidio, una volta iniziate le indagini al riguardo. Tra i possibili killer assoldati, spicca un cecchino preciso e affidabile, tiratore scelto proprio per la sua audacia e infallibilità, il ventitreenne turco, estremista dell'organizzazione neonazista dei Lupi Grigi Mehmet Ali Ağca.
E' il 13 maggio 1981, mercoledì, anniversario dell'apparizione della Madonna ai pastorelli di Fatima. Piazza San Pietro è gremita di fedeli venuti in udienza dal Santo Padre e ad assistere al suo bagno di folla. Sono le 17:17, la jeep con a bordo Wojtyla sta compiendo il primo giro nella piazza. Mescolato tra i fedeli, con la sua parabellum Browing HP 9mm, battente numero seriale belga, si trova, pronto ad uccidere il Pontefice, Ağca. A controllare  che tutto si svolga secondo i piani e che l'omicidio vada a buon fine, sono presenti anche altri sicari al soldo dei nemici del Papa, profondamente radicati alle viscere più interne del Vaticano. Una volta portata a termine la missione, queste persone saranno pronte a cancellare ogni più piccola traccia compromettente e ad eliminare il sicario.
E' tutto calcolato nei minimi dettagli. Ma come tutte le operazioni scrupolose e dettagliate, c'è sempre una falla imprevedibile. 
Non hanno tenuto conto del fatto che, alle spalle di Ağca , il quale appena messi a bersaglio i colpi e gettata a terra l'arma tenta la fuga, si trovi l'energetica giovane Suor Letizia che, senza mezze misure, si lancia sul turco atterrandolo, immobilizzandolo e consegnandolo alla Polizia.
Alla sera, mentre la folla ancora presente in Piazza San Pietro si stringe in una commossa preghiera affinchè il Santo Padre superi la gravità della prognosi poco rosea, il gruppo di cospiratori sta lasciando il Vaticano per ritrovarsi in una casa romana a discutere del fallimento dell'operazione.

"Siamo un branco di coglioni! Ora cerchiamo di scongiurare il peggio. Dovevamo dare una lezione mortale a questa Chiesa stramaledetta e al suo presuntuoso e onnipotente condottiero. Abbiamo fallito."

Intanto a Milano, in Via Solferino nella sede del "Corriere della Sera", tra tutti i giornalisti riunitisi per discutere il caso e azzardare ipotesi, spicca il celebre scrittore drammaturgo Giovanni Testori che dichiarerà, ignaro di quanto poi sia andato vicino alla realtà:

"Che cosa pensate? A me vien da pensare a un'operazione congiunta della massoneria e della criminalità".

Per arrivare a questo, però, l'autore ci riporta, con un salto temporale, a venticinque anni prima, invitandoci a seguire la pista battuta dal gruppetto che sta cercando di portare una ventata di aria nuova in Vaticano.
E' l'epoca di Roncalli, fortemente sostenuto tra i possibili papabili, proprio dal gruppetto di quattro  giovani, tre sacerdoti e una sorella laica, che faranno il possibile affinché a capo della Chiesa subentri un Pontefice innovatore.
Nel 1958, subito dopo la scomparsa del Papa Pio IX, in lista per l'elezione al pontificato ci sono il Cardinale di Genova, Giuseppe Siri, a rappresentanza di una Chiesa conservatrice e Angelo Roncalli, Patriarca di Venezia dopo un periodo come Nunzio a Parigi, in rappresentanza di una Chiesa innovativa e avanguardista. 

"Il fumo è bianco... non c'è alcun dubbio. Un Papa è stato eletto".

Roncalli non ce la fa. Siri, conservatore tradizionalista,  ottiene i voti dei porporati riunitisi nella Cappella Sistina e, dopo il terzo ballottaggio, alle 18:00 la fumata è bianca,  chiara e lampante anche col bianco e nero trasmesso in tv. L'annuncio tanto atteso "Habemus Papam"  rimbalza da Radio Vaticana ai media di tutto il mondo. 
Piazza San Pietro è gremita in attesa che il nuovo Pontefice Siri, che prenderà il nome di Gregorio VII si presenti al balcone, ma la finestra rimane ermeticamente chiusa.
Sulla Piazza, col passare del tempo cala una sorta di gelo mista a paura che non si dissolverà nemmeno con la comunicazione incerta di Radio Vaticana su un errore di interpretazione del segnale di fumo...  Il giorno la testata texana "The Houston Post" riporterà un articolo in cui è riportato il fallimento dell'elezione del Papa:

"La confusione dei segnali di fumo ha causato il responso sbagliato".

Rispettando i segreti vaticani, come fecero altri Cardinali, lo stesso Siri non darà mai conferma ne smentita su quanto accaduto durante lo spoglio. 
Solo a nuovo Conclave chiuso e finalmente eletto Papa Roncalli col nome di Papa Giovanni XXIII, i servizi segreti Usa, riporteranno, dopo aver consultato parte dei Porporati disponibili, che Siri aveva ottenuto i voti necessari per l'elezione, aveva accettato l'incarico e scelto il nome ma, su insistenza di alcuni Cardinali, avrebbe dovuto rinunciare all'incarico in quanto la sua elezione avrebbe causato tensione e disordini nel Comunismo dell'Est Europa, mettendo in grave pericolo la vita dei Vescovi cattolici.
Mentre iniziavano le indagini e lo sconcerto dei Servizi Segreti USA, la sera di quel 28 maggio 1958, il gruppetto formato da due giovani sacerdoti, il francese Michel e l'italiano Marco e da Sorella laica francese Catherine, brinderà all'elezione di chi hanno fortemente sostenuto e voluto:

"La Chiesa rinata aveva vinto la sua prima vera battaglia."

Durante l'operato di rinnovamento della Chiesa da parte del gruppetto, sta nascendo, prendendo sempre più forza, un'intensa storia d'amore, tanto spirituale quanto carnale tra il Sacerdote Michel e Sorella laica Catherine, che servirà a rafforzare la loro fede e ad incentivare la loro opera.
Intanto, a  poco meno di cinque anni dall'elezione, Papa Roncalli se ne andò, lasciando l'eredità di una Chiesa e un mondo rivoluzionati. 
In quasi cinque anni di pontificato aveva avviato il Concilio Vaticano II, risolto la scottante crisi dei missili a Cuba e soprattutto riuscì a sventare una possibile guerra nucleare riportando la pace tra il Presidente USA J.F. Kennedy e il leader sovietico Nikita Chruščëv. 
Non da meno, riuscì a mantenere un buon rapporto col leader cubano Fidel Castro.
Nonostante le cospirazioni atte a mantenere una Chiesa conservatrice eassertiva, a Roncalli successe Papa Montini, col nome di Paolo VI. 
Il nuovo Papa, profondo studioso dell'operato di Giovanni XXIII, pur seguendone la scia, non riuscirà però  a portare in piena luce tutte le porcherie che  stavano accadendo tra le mura vaticane. Si era comunque creata una sorta di saldatura o di partito tra il Vaticano e la Dc progressista, ben vista dagli USA.
Ma la Dc aveva tutta la convenienza a tenere ancora nascoste le performance e i gusti sessuali, molto poco spirituali, di alcuni Vescovi e Sacerdoti pedofili.
Dopo nuove battaglie si unirà al trio un nuovo sacerdote:  il giovane americano Patrick Dale, segnalato al gruppetto da Monsignor Capovilla. 
Patrick, che condivide valori e ideali del gruppo si inserirà presto tra loro, aprendo liberamente il cuore e raccontando senza censure il suo passato come vittima di un Direttore Vescovo pedofilo, durante il suo noviziato. 
Il suo ruolo, nel gruppo fu da subito chiaro, comincerà, insieme ai compagni, le indagini per scoprire e denunciare tutti gli abomini dei traffici sessuali che continuano ad avvenire tra le dorate mura Vaticane e altresì le violenze sessuali alle quali è stato costretto da ragazzo. 
Mentre la missione "investigativa" dei quattro sta prendendo forma,  la notizia dell'omicidio di Aldo Moro sconvolge l'Italia e la Chiesa, ma è anche tempo di eleggere il successore di Papa Montini. 
Il Conclave vedrà in lizza di nuovo , ma con poche speranze, il Cardinal Siri. 
A prevalere nettamente sul genovere Siri sarà il Papa del sorriso, il Cardinale Albino Luciani , patriarca di Venezia, che prenderà il nome di Giovanni Paolo I. 
Nessuno, in quel 26 agosto 1978, avrebbe mai potuto immaginare che il nuovo pontificato sarebbe durato solo trentatrè giorni. Il papato più breve ma intenso della storia, in quanto accadde di tutto.
Papa Luciani, ancora sconvolto dall'omicidio Moro, decide di limitare le visite e le uscite all'essenziale, operandosi però per dare una bella ripulita in tutti gli anfratti più scabrosi della Chiesa. 
A disturbare il suo sonno, la Massoneria con la Loggia criminale P2, che aveva ormai affondato le radici in Vaticano. Non di meno, a causargli incubi, anche le indagini sulla pedofilia e il comportamento spudoratamente libertino di alcuni prelati, soprattutto in USA e America del Sud, arrivatogli alle orecchie da documenti delle indagini del gruppo di Chiesa Rinata.

"Dobbiamo cambiare, e cambiare subito".

Queste  parole di Papa Luciani avvelenarono gli animi dei cospiratori.
Il Papa era pronto a ricevere in visita il gruppetto di Chiesa Rinata, proprio per far luce sugli scabrosi avvenimenti sui quali i giovani preti stavano indagando. 
Dell'udienza imminente arrivò voce anche a Cardinal Siri, il quale, da conservatore, voleva saperne di più e chiamò Marco per chiedere di poterli incontrare, in quanto stava dalla loro parte. 
Nonostante la diffidenza di Michael e Catherine, Patrick era più possibilista:

"E' un fottuto conservatore, ma è duramente schierato contro la Massoneria. A volte anche gli avversari possono trasformarsi in alleati".

L'incontro con Papa Luciani fu esaustivo, i ragazzi, senza censure, misero al corrente il povero Pontefice su tutta la corruzione e depravazione avente nome e cognome,  che aveva preso campo in Vaticano. Il Papa, sconvolto, li congedò.
Consumata una frugale cena e bevuta acqua minerale in purezza, il Papa in preda ad un colorito cadaverico, si ritirò per la notte, ma non vide mai la luce del sole del giorno seguente. 
I suoi nemici, cospiratori del malaffare, erano riusciti a piegarlo.
E il popolo rimase nel dubbio di una morte innaturale, dubbio alimentato anche dal categorico rifiuto del Vaticano all'esecuzione di un'autopsia. 
Si arrivò così all'elezione di un giovane Vescovo polacco, un ragazzone sportivo, saldo nel corpo e nella mente, che veniva dalla Guerra, in prima linea. Un uomo innovatore, capace di sciogliere i cuori più duri, un Papa in grado di farsi amare da tutti. 
I ragazzi di Chiesa Rinata erano in fervore, finalmente un Papa che avrebbe potuto ripulire la Chiesa dal marcio nel quale stava affondando.
Papa Wojtyla, venne a conoscenza dell'assassinio di Giorgio Ambrosoli, liquidatore della Banca Privata italiana e, in contemporanea, dei loschi affari del banchiere siciliano Michele Sindona, due nomi legati ai Vertici della Chiesa, sia in America che a Roma. 
Nonostante in quel periodo Wojtyla fosse più propenso a portare avanti la causa contro il Capitalismo sovietico, iniziò ad interessarsi anche al ruolo del capo della P2, Licio Gelli, di Umberto Ortolani e del banchiere Roberto Calvi.

"La commistione con il denaro e le operazioni dello Ior lo inquietavano non poco".

Il messaggio arrivò forte e chiaro: Wojtyla non sarebbe stato un docile condottiero.
Per questo motivo andava eliminato. E i cospiratori cominciarono a preparare il piano nei minimi particolari. Dai viaggi depistaggio del Pontefice, all'assoldamento del killer, un turco, tiratore scelto tanto bravo e preciso quanto ignorante, sino a chi avrebbe dovuto far sparire tutte le tracce e Amen, che  la benedizione scenda dall'alto... 
Da li ad arrivare al 13 maggio 1981 e al tentato omicidio del Sommo Pontefice, è un attimo.
Ad aiutare nelle indagini i ragazzi di Chiesa Rinata arriverà un giornalista, Ferrer, che cercherà di far luce sull'attentato al Papa e la pista bulgara che, sembrerebbe essere l'ipotesi più probabile, anche se sarà smentita dallo stesso Wojtyla 21 anni dopo, al ritorno da un viaggio a Sofia...
Il tempo passa, le indagini, tra clamorosi colpi di scena e nuovi scottanti casi di malaffare proseguono. 
Il gruppo di Chiesa rinata continua la propria missione di pulizia della Chiesa, seguendo piste diverse, sempre grazie all'aiuto del laico convito Ferrer... o Ferrari ... ? 
(Lo scoprirete solo leggendo) 
Purtroppo solo Patrick non riuscirà a completare la battaglia che sta combattendo. Il mondo non è ancora pronto per le sue raccapriccianti rivelazioni e mettere tutto a tacere è l'unica soluzione. 

"Non c'è stato niente da fare. Intossicazione o avvelenamento rapido in dose mortale. Sarà necessaria l'autopsia".

Durante un'udienza Papale, in mezzo alla folla di Piazza San Pietro e circondato dai colleghi, sentirà una fitta, come una puntura di un fastidioso insetto, che lo metterà a tacere per sempre. 
Lo shock fu devastante e la notizia cominciò a rimbalzare in tutta la Santa Sede.  Quando i colleghi rientrarono in Santa Marta, dove erano alloggiati, trovarono una lettera indirizzata a "Father Patrick Dale":

"Quattro lettere, ritagliate da un titolo di giornale. Una A maiuscola, una m una e  ed una n minuscole. Insieme componevano una parola che suonava quasi minacciosa, anzi decisamente sinistra: <<Amen>>".

Il romanzo, ovviamente, continua, ricco di dettagli e documentazione veramente scabrosa sugli intrighi Vaticani, ma non si può e non si deve rivelare tutto.
Leggere Amen è l'unica via per arrivare a fare il punto della situazione.
L'autore ne ha fatto un romanzo, ribadendo che non è verità assoluta, ma alla luce degli ultimi scandali riguardanti i porporati, posso dire con certezza che questo è si un romanzo verità, ma anche un romanzo storico. Perchè Ferrari ha sapientemente raccontato uno spaccato "pesante" dell'Italia dal dopoguerra ad oggi. Lo ha fatto con dovizia di particolari e uno stile fine, accurato e sensibile, soprattutto nel raccontare le scene più "sporche" sugli abusi subiti da parte di un alto Prelato dal giovane novizio Patrick. 
E' un romanzo che, a mio parere dovrebbe essere letto a scuola, non tanto durante l'ora di religione, ma proprio durante l'ora di storia. 

Buona lettura Tania C.

venerdì 29 marzo 2019

Recensione de IL CASO MOBY PRINCE - LA STRAGE IMPUNITA di Francesco Sanna e Gabriele Bardazza




MOBY PRINCE - LA STRAGE IMPUNITA

Francesco Sanna 
Gabriele Bardazza
Ed. Chiarelettere Marzo 2019
Pag. 192 Brossura
Collana Misteri Italiani
€16,00
Ebook disponibile


CONOSCIAMO GLI AUTORI


Francesco Sanna - foto dal web -

Francesco Sanna projet-manager e comunicatore, ha al suo attivo esperienze lavorative che spaziano dal campo aziendale , istituzionale e politico. Un passato come collaboratore di ilfattoquotidiano.it , lo ha portato a curare un'approfondita indagine sulla tragedia Moby Prince. Della triste vicenda ne ha scritto un libro: Verità privata del Moby Prince (edito da Gruppo Albatros Il Filo 2013) e il documentario Ventanni ( Mediaxon 2012).
Sanna è ideatore della campagna #iosonoqui141 .



Gabriele Bardazza, è un libero professionista all'attivo dello Studio di Ingegneria forsense  Bardazza-Adinolfi. Da venticinque anni indaga per ricostruire eventi catastrofici apportando consulenze tecniche in ambito penale e civile. Tra le sue indagini l'incidente della camera iperbarica Galeazzi del 1997, l'incidente aereo di Linate del 2001 e l'incendio a bordo della Norman Atlantic nel 2014. Il caso Moby Prince lo vede impegnato nelle indagini dal 2010, su mandato dell'Associazione "10 Aprile".



TRAMA

Sono passati ventisette anni dalle 22.25 del 10 aprile 1991. Anni che raccontano una strage impunita , archiviata come tragico incidente avvenuto nelle acque di Livorno.
Il traghetto passeggeri Moby Prince sperona la petroliera Agip Abruzzo, della compagnia Statale Snam, alla fonda, ancorata in rada. La collisione col traghetto apre uno squarcio sulla fiancata della petroliera, facendone uscire il combustibile contenuto il quale, prendendo fuoco, scatenò un rovinoso incendio. Ci furono delle vittime, centoquranta, che decretarono la tragedia come il più grande disastro della marineria civile del dopoguerra.
La ricostruzione ufficiale, a seguito di due sentenze assolutorie e altrettante richieste di archiviazione, stabilì che la causa dello scontro sarebbe stata "una nebbia fittissima". I soccorsi non servirono perchè le vittime perirono in pochi minuti. Così fu chiuso il caso.
Questo libro inchiesta, ricco di documenti, testimonianze indedite  e ricostruzioni, nasce come storia clamorosa di un riscatto.
E' l'emozionante storia di una battaglia durata quasi trent'anni e arrivata ad una svolta solo nel gennaio 2018, con la pubblicazione del documento finale della Commissione d'inchiesta sulle cause del disastro.
Finalmente è venuta a galla la verità storica, che fa tanta paura, è vero, ma può e deve essere raccontata.


IMPRESSIONI

Non avevo ancora diciassette anni all'epoca della tragedia Moby Prince e, da adolescente, il tutto passò quasi in sordina per me. La scuola, gli amici e le prime belle giornate da dedicare al mare, non diedi molta importanza alla tragedia. Col passare del tempo nessuno ci pensò più, sino alla strage della Concordia, che prese comunque il sopravvento rispetto ad un fatto (scomodo) accaduto e ormai archiviato dalla memoria gia anni prima. 
Giorni fa, la newsletter di Chiarelettere pubblicizzava l'imminente uscita di questo libro inchiesta e mi ritornarono alla mente, come una foto sbiadita, i tristi fatti del 1991. 
Acquistato il libro, interessata a conoscere meglio la triste vicenda, cominciai la lettura. 
Non è stato facile, per me, arrivare alla fine: le pagine sono poche, si legge in breve tempo, ma metabolizzare l'orrore contenuto negli atti e nelle testimonianze, non svaniva nemmeno col gaviscon. 

"Se vogliamo trovare la verità forse dobbiamo allontanarci dai tribunali"

Questa è una delle tante testimonianze di uno dei familiari delle vittime.

E' il 10 aprile 1991, sono le 22.25, quando il traghetto Moby Prince, diretto in Sardegna, sperona la petroliera Agip Abruzzo. 
Lo speronamento causò la fuoriuscita di carburante che incendiandosi causò la morte al rogo di 140 persone, brutto dirlo ma è realtà dei fatti,  avvenuta  in circostanze misteriose, ancor oggi da chiarire.
Nella memoria collettiva, la tragedia si riconduce alla partita di Coppa delle Coppe Barcellona-Juventus, durante la quale, in filo diffusione fu trasmessa la notizia della collisione a causa della presunta distrazione del personale di bordo intento a guardare la partita. Se, a prima vista, poteva sembrare una causa veritiera, questa è da considerarsi una delle tante fake sulla tragedia, in quanto non fu mai messa agli atti. Nelle ricostruzioni della magistratura infatti, viene riportata come causa o concausa della collisione una fitta nebbia calata sulla rada di Livorno. Ribadito perentoriamente anche nel 2010, durante l'ultimo atto  di richiesta d'archiviazione dell'inchiesta bis: 

"Il Moby Prince entrò improvvisamente in un banco di nebbia, il comando nave rimase sorpreso e impreparato, accese i fari <<cercanaufraghi>> e si autoaccecò, centrando la petroliera".

La ricostruzione, ritenuta "banale" anche dalla magistratura, era pur sempre fondata su una logica: l'errore umano per mano di chi stava governando il traghetto è da rifarsi a ''fattori casuali concomitanti'', scatenatisi in quel preciso e sfortunato  momento e, fra tutti, il responsabile principale è la nebbia "densissima".
A sostenere la causa nebbia fu il Comandante della Capitaneria Sergio Albanese, la notte stessa dello sfortunato impatto. A bordo di una motovedetta, che lo riportò in banchina dopo aver preso visione da vicino della tragedia, riferì alle telecamere una scena apocalittica: il buio assoluto, immerso in una densissima nebbia e circondato da una cortina di fiamme. La nebbia c'era, l'aveva vista: questo doveva sapere l'Italia, e doveva esserne messa al corrente subito!
Durante le manovre di entrata in porto, qualsiasi nave era all'epoca, come ancora oggi, coadiuvata da una pilotina, una piccola imbarcazione manovrata da un pilota che conosce bene il porto ed è in grado di far attraccare la nave in sicurezza. All'epoca il Pilota della pilotina che avrebbe dovuto aiutare l'entrata in porto del traghetto, Federico Sgherri,  testimone oculare dell'impatto, dopo aver parlato col Comandante della Moby Prince, Ugo Chessa, dichiarò che se ci fosse stata nebbia prima della collisione, di certo lo avrebbe rilevato. 
Durante l'interrogatorio, ai microfoni dei giudici le sue testuali parole :

"Durante la manovra di uscita e prima di abbandonare il ponte di comando, la visibilità era normale e potevo scorgere tutte le navi che si trovavano in quel momento alla fonda compresa la Agip Abruzzo."

Sembra quindi evidente, per Sgherri niente nebbia! 
Purtroppo indagini e processi non porteranno mai luce in questa ''inverosimile'' situazione meteorologica: nebbia si, nebbia no, a banchi, causata da agenti atmosferici verificatisi al momento, insorta gia da tempo o solo pochi minuti prima dell'impatto...
Ci furono molte altre testimonianze, mai messe agli atti o ascoltate dai giudici che dichiararono la totale assenza della nebbia, ma ancora nel 2017, si continua a parlare di nebbia. Perché? Molto probabilmente perché chi l'aveva vista godeva di un credito maggiore rispetto a chi fu testimone di una notte  buia ma limpida.
Col passare del tempo, delle indagini, del vedo/non vedo,  la dinamica che ha scatenato la collisione tra Moby Prince e Agip Abruzzo non è mai stata chiarita. 
Tutto avvolto in un turbine di supposizione e pressapochismo, dovuto anche al fatto che nessun giudice abbia mai rilevato testimonianze concrete sulla sequenza dell' incidente. Solo frammenti, spesso infondati, messi insieme come tessere non combacianti di un macabro puzzle.
Lo stesso Ufficiale di guardia sulla petroliera, Valentino Rolla, resterà sul vago dichiarando:

"Due fari che illuminano la fiancata dell'Agip Abruzzo e poi l'impatto."

Nessuna dinamica concreta quindi e nessun rilevamento radar, in quanto, al momento della collisione, lui ancora era in stand-by. Tutto ciò che evince è che a poche ore dalla tragedia il Comandante della Capitaneria dichiarerà alle telecamere che ''il buio potrebbe essere la concausa dell'impatto''. 
Poco dopo il Ministro della Marina Mercantile Vizzini  dichiarerà un errore umano dovuto alla negligenza del personale distratto dalla partita Barcellona-Juventus , smentito poi dal fatto che non erano presenti televisori in  nessuna plancia di comando. Siccome la gente doveva avere un capro espiatorio verosimile, si arrivò alla tesi che si, ci fu l'errore umano, causato però da un banco di nebbia densissima calata sulla rada di Livorno. 
Ma il responsabile più diretto, forse l'unico in grado di far luce sul disastro, non poteva più raccontare ne difendersi in quando perito nel rogo. Si tratta del Comandante del Moby Prince, Ugo Chessa.
E' il 13 aprile del 1991 quando, durante la messa in onda del TG1, passerà per una sola volta , parte di un video amatoriale sullo scontro tra il traghetto e la petroliera.
Il video, girato da una casa sita sul lungomare livornese, mostrava la sagoma di una massa scusa, molto simile ad una nave a fari spenti, rischiarata dai bagliori delle fiamme. Paolo Fraiese, all'epoca conduttore del TG1, dichiarò:

"Una cosa è chiara, non c'era nebbia al momento dell'incidente."

Alla luce delle prove importanti del video, chiaro e lampante e delle parole di Fraiese, avrebbe dovuto scattare d'ufficio il sequestro della copia a disposizione della Rai e dell'originale. Ma nessuno si preoccupò di farlo. Fu solamente il 3 dicembre 1992 che Nello D'Alesio, il proprietario del video, nonchè armatore di bettoline, lo consegnò spontaneamente alla Polizia Scientifica, dichiarando che a filmare la tragedia fu il figlio, mentre lui era impegnato a seguire e capire bene via radio vhf, sintonizzato sul canale 16, la dinamica dei fatti.
Tutto sembra rimettersi in gioco, il video completo, nonostante un  "taglio di montaggio" di 92 secondi per la Rai, riporta delle conversazioni, confermate anche dalle registrazioni dove è chiara la voce del marconista dell'Agip Abruzzo che , rispondendo alla domanda diretta della Capitaneria dichiara:

"Se mi può dire cosa vede ..."
"Sembra una bettolina quella che c'è venuta addosso."

La Commissione d'Inchiesta, concentratasi sul video, lo fece rielaborare dal Raggruppamento Carabinieri investigazioni scientifiche, il Racis. 
Dalla rielaborazione ne emerse che era ben chiaro l'incastro tra Agip Abruzzo e Moby Prince e la petroliera, al contrario di quanto sempre asserito, si trovava nella posizione sud - ovest.
Con la perizia del Racis vengono vanificate le false interpretazioni del video che, durante la sentenza di primo grado fu fatto passare come prova schiacciante della presenza di un banco di nebbia. Nessuno, però, riuscì a far luce sul taglio e montaggio fatto per la tv. 
La Relazione finale dell'inchiesta, 492 ricche pagine, non riporta mai il termine reato di strage per definire la morte delle 140 persone coinvolte nel rogo che avvolse Moby Prince. Una stranezza, da rimandarsi a dettagli giuridici, che omisero la definizione di strage. 
Il Codice Penale Italiano definisce "strage il delitto compiuto da chi al fine di uccidere, compie atti tali da porre in pericolo la pubblica incolumità".
Perciò se questi atti causano la morte di una o più persone scatta l'ergastolo e la strage non andrà mai in prescrizione.
Fatto sta che 140 persone sono morte, senza ricevere soccorso alcuno, arse tra le fiamme scaturite dallo scontro tra un traghetto e una petroliera in cause a tutt'oggi non ancora chiare. E ancora oggi, nessuno si è mai preoccupato di definire strage quello che dal 10 aprile 1991 è sempre stato definito come tragedia, disastro o drammatico incidente.
A tutt'oggi, dopo ventotto anni, la tragedia Moby Prince si può definire:

"Se non una strage di diritto, quanto di più simile a una strage di fatto. Impunita, finora, per il principale buco delle inchieste sul Moby Prince: quello relativo ai tempi di sopravvivenza dei centoquaranta."

Come ho gia scritto all'inizio, è stata dura metabolizzare i fatti raccontati nel corso di questa inchiesta, che comunque non verrà ''archiviata'' ma continuerà sino a che non si sarà fatta chiarezza. 
Non servirà a riportare in vita le vittime, ma sicuramente a dare un senso e dignità alla loro morte, avvenuta in circostanze e per mano di un enorme buco nero di soccorsi mancati,  fatti taciuti o insabbiati.

Leggendo, tentando di capire il perchè di tutto il mistero su quello che realmente è successo la notte di quel 10 aprile '91,  mi ritrovavo, col senno del poi, nel refrain di una famosissima canzone di Elio e le Storie Tese:

''Italia si, Italia no, Italia bum, la strage impunita'' 

(La Terra dei Cachi - Elio e le storie Tese, 1996 )

Consigliandovi la lettura di questa approfondita e curata inchiesta, lascio a voi le conclusioni, che, per quanto mi riguarda, si racchiudono tutte in quel ritornello...

Buona lettura Tania C.


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