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mercoledì 15 settembre 2021

Recensione IL TRAGHETTATORE Cuori in transito - di Annalisa Menin - Ed. Giunti

 



IL TRAGHETTATORE

Cuori in transito

Annalisa Menin

Ed. Giunti 

Anno pubblicazione 24/03/2021

Formato Brossura con bandelle

Pag. 432

Collana A

€ 14,00

Formato ebook presente in tutti gli store digitali


CONOSCIAMO L'AUTRICE

Annalisa Menin è nata a  Venezia ma naturalizzata americana. Imprenditrice esperta di Branding e Comunicazione, scrittrice, dal 2006 vive a New York.

Il giorno dopo il suo trentesimo compleanno perde il marito e da quel giorno prende il via il lancio del blog Il Mio Ultimo Anno a New York, nel quale racconta la sua storia  nell'omonimo libro, e fonda la sua agenzia creativa Octonano.

La sua iniziativa benefica Remembering Marco, aiuta molti giovani studenti italiani pronti a vivere il Sogno Americano.


TRAMA

Anna Venier è una giovane veneziana di trentatré anni che vive a New York da dieci anni. 

È coraggiosa e determinata, intraprendente, nonostante la vita le abbia riservato fin troppi alti e bassi. Il più devastante di tutti è stata la morte dell'amato marito Marco, il marito. 

Dopo tre anni di lutto, Anna ha deciso che è arrivato il momento di rimettersi in gioco, anche sentimentalmente...

Ma la famosa dating scene newyokese è tutt'altro che semplice, tempestata com'è di uomini che appaiono e scompaiono in un baleno. 

Poi, cosa cercare in una relazione quando si è già vissuto il grande amore?

Dopo appuntamenti non andati a buon fine, uscite con le amiche e lunghe telefonate notturne con l'amica più stretta e confidente, ecco che Ale trova l'idea del Traghettatore, un uomo che darà un passaggio ad Anna verso un nuovo capitolo della sua vita. Come trovare la persona giusta?

Sullo sfondo di una New York vera e maestosa Anna, tra mille domande, incertezze ed entusiasmi, si ritroverà a destreggiarsi tra possibili traghettatori ed un nuovo e importante progetto di lavoro, quello che potrebbe darle la svolta nella carriera. Non prima di aver zittito quella vocina interna che la vorrebbe triste e sola.

Prima o poi, nella vita, tutti hanno bisogno di un traghettatore, che sia per amore, amicizia o lavoro, e non bisogna aver paura  di dimostrarci per ciò che siamo veramente poiché, alla fine, sono solo le emozioni.


IMPRESSIONI


Ringrazio  Giunti Editore che mi ha gentilmente offerto la bellissima copia cartacea di IL TRAGHETTATORE Cuori in transito.

Un romanzo che nasce dalla penna e dal vissuto di Annalisa Menin, un'autrice che non conoscevo ma che mi è arrivata dritta all'anima.

Oltre alla storia intensa e forte, di questo libro mi ha colpito molto la copertina. Rilassante, nei toni del verde Tiffany, con bellissimo skyline di New York e un'adorabile barchetta che trasporta un cuoricino rosso. Rosso come la passione, pronto per essere traghettato verso nuovi orizzonti.

Una particolarità del romanzo, molto simpatica, è che al suo interno si trova un foglio di carta per origami rosso fuoco, per costruire la propria barchetta ''traghettatrice''.

Personaggi principali della storia sono Anna, nata in provincia di Venezia, ma ormai da tempo cittadina americana, Marco il giovane marito deceduto il giorno dopo il trentesimo compleanno di Anna, a causa di un male che lo ha divorato in poco tempo, Ale la migliore amica e confidente di Anna, nonché valido braccio destro e Alvise Pisani, un eccentrico artista, che incrocerà la strada lavorativa di Anna e Ale.

I personaggi in sottofondo sono le amiche di Anna e Ale, un traghettatore narcisista, parrucchiere di Anna, Rafa un possibile traghettatore, amico di Anna e Marco e Lucia, la fidata segretaria di Alvise.

<< Devo dire che mi sono arresa abbastanza facilmente...

Finché un giorno, dal nulla, compare lui ... >>

L'anima di Anna è divisa in due: Anna paura e Anna Rock.

Dopo la morte di Marco, Anna paura ha lottato con tutta sé stessa per andare avanti. Si è buttata a capofitto nel lavoro, si è stretta alle amiche e alla città che lei e Marco avevano scelto per formare la loro famiglia, New York.. Sono passati tre anni duri, dove le giornate no forse avevano superato quelle più spensierate. 

La paura di Anna paura era quella di dover continuare a difendere il proprio intimo, il proprio vissuto. 

Anna non voleva permettere a nessuno di trovare la chiave d'accesso al suo dolore profondo. Ma adesso tutto stava cambiando.

Adesso era arrivato il momento di reagire, non poteva vivere di solo  lavoro e grattacieli. 

Anna rock aveva bisogno di sentirsi di nuovo viva e ''libera''. Marco stesso non avrebbe voluto vederla in un angolo a rimuginare su quanto la vita era stata ingiusta.

Così, dopo aver conosciuto a New York un affascinante romano, il Commercialista, Anna decide di volare a Roma per passare un po' di tempo con lui e buttare le basi per la nuova sé stessa.

Dopo un estenuante volo, Anna odia volare, Roma si svela ai suoi occhi così come il Commercialista. 

Appena arrivata scopre che l'uomo ha un figlio del quale aveva accuratamente evitato di parlarle. 

Come se non bastasse il ''marpione'', così definito da Ale, le svela che proprio quella sera non sarebbe stato con lei perché la Roma giocava e la Roma veniva prima di tutto! Caro lui, aveva anche provato a cercare un biglietto per Anna, ma era tutto sold out.

Non doveva essere delusa, lui l'avrebbe accompagnata all'hotel che le aveva prenotato e, dopo la partita, sarebbe passato a prenderla per una cenetta!

Perplessa, rimuginando sul motto del suo blog ''Should i stay or should i go, I go  fu la decisione.

Archiviato il marpione e tornata a New York, Anna non mollò, decidendo di continuare a cercare di condurre una vita piena e appagante, anche nel campo sentimentale. 

Non senza l'appoggio dell'amica Ale, pronta a sostenere la tesi che per Anna servisse urgentemente un ''traghettatore'', un uomo che avrebbe dovuto ''accompagnarla'' verso l'amore, verso l'uomo giusto senza mettere troppo in gioco i sentimenti. 

Nonostante dubbi e reticenze, Anna si lasciò convincere che l'amore verso Marco non sarebbe mai venuto meno, che sarebbe stata in grado di amare un altro uomo in  modo diverso se pur ugualmente intenso.

Comincia così una tragicomica ricerca del traghettatore, nelle vesti di parrucchiere narcisista che si diverte a giocare con la sua anima o di qualche bello e dannato ma intenzionato solo all'avventura di una notte.

<< Time waits for no one>>  

La donna, sempre più sconfortata dal genere di uomini che si incontrano oggi per il mondo, sta quasi per lasciar perdere il discorso traghettatore, quando Rafa, un carissimo amico di Marco, le dona tutto il suo appoggio proponendosi come traghettatore per cercare di rimettersi in carreggiata, di andare avanti e ricominciare una nuova vita, in quello che sarà probabilmente il suo ultimo anno a New York.

Mentre l'amicizia tra Anna e Rafa stava diventando ogni giorno più stretta e intima, Ale invitò l'amica ad una mostra di pittura con la scusa di crearle nuove opportunità di lavoro per la sua carriera da organizzatrice di eventi.

Dopo le prime reticenze, Anna si recò di buon grado alla mostra che si rivelò  interessante, soprattutto dopo aver notato un particolare quadro dipinto da un quotato artista: Alvise Pisani.

Artista stravagante, tutto d'un pezzo, fermo sui propri punti, chiuso ed enigmatico ma innovativo, Alvise entrò nella vita di Anna in punta di piedi, stravolgendola.

La frequentazione con Alvise  divenne una girandola di esperienze sempre diverse ed emozionanti, facendo crollare le sue certezze come castelli di sabbia lambiti dalle onde ma, proprio grazie ai dubbi e alle paure da superare, ogni giorno si presentava l'occasione per rimettersi in gioco sfidando sé stessa e le proprie possibilità.

Alvise si rivelò un caleidoscopio di sorprese e placido mistero, di brio misto a tranquillità, tanto che fu naturale per Anna, lasciarsi trasportare dal quell'insolito traghettatore così flemmatico e molto più grande di lei. 

Anche se spesso quell'uomo sembrava essere così indifferente e distaccato, perso nel suo  passato ingombrante ed enigmatico.

<< E mi lascio andare a lui. Totalmente. >>

Era Alvise il Traghettatore della felicità? 

Era davvero pronta Anna a spiccare il salto nel buio di un futuro all'insegna delle sorprese, dell'imprevisto, dello stupore e dell'ignoto che l'artista le stava offrendo?

O forse sarebbe stata meglio la routine del rifugio sicuro e tranquillo del caldo abbraccio di Rafa, l'amico di sempre, pronto a tendere una mano nei momenti di sconforto?

<< Sono tutti felici gli altri? Oppure siamo tutti cuori in transito, in perenne movimento?. >>

Ovviamente lascio a voi scoprirlo, pagina dopo pagina, fino alla fine, che per Anna sarà solo l'inizio...

Annalisa Menin ha scritto questo romanzo prendendo spunto dalla propria vita, in seguito all'auto pubblicazione di una sorta di prequel ''Il mio ultimo anno a New York'' in cui racconta del suo arrivo nella Grande Mela, l'incontro con Marco, che all'inizio la respingeva e la sua scalata nella carriera.

Il Traghettatore Cuori in transito, è un romanzo fresco, innovativo e frizzante, dove la drammaticità del lutto da superare diventa punto di forza della storia, rendendola vera. 

Lo potete tranquillamente leggere come autoconclusivo, a meno che Anna non abbia veramente trovato il suo traghettatore e si sia decisa a restare a New York...

Nell'attesa di prossime notizie da parte di Anna, non mi resta che augurarvi buona lettura lasciandovi cullare dal dolce rollio di un traghettatore misterioso.

Buona lettura

Tania C.





giovedì 1 aprile 2021

Recensione TI RIVEDRÒ ANCORA di Francesca Di Domenico - Ed. AltroMondo Editore -

 




TI RIVEDRÒ ANCORA

Francesca Di Domenico

Ed. AltroMondo Editore

Anno di pubblicazione 2020

Formato Brossura

Genere Narrativa rosa

Pag. 48

€ 10

Link per l'acquisto https://www.cinquantuno.it/shop/altromondo-editore/ti-rivedro-ancora/


CONOSCIAMO L'AUTRICE

Francesca Di Domenico è nata a Palermo nel 1978 ma vive a Cefalù. Dopo aver conseguito la maturità classica, si dedica ormai da molti anni con passione e pazienza a quelli che ama definire i ''suoi ragazzi'', impartendo lezioni doposcuola, seguendo il loro percorso evolutivo dalle elementari alle superiori. Il suo guadagno più prezioso è il loro affetto e la grande soddisfazione nel riscontrare il suo impegno negli ottimi risultati scolastici dei ragazzi. 

Impegnata in una felice relazione, ama prendersi cura della famiglia e della casa, continuando a coltivare le sue passioni, tra le quali la scrittura che l'ha spinta a pubblicare questo suo primo romanzo.

TRAMA

Il mondo di Emma si sta sgretolando sotto ai suoi occhi. Nonostante abbia impegnato tutta sé stessa, ogni sua relazione è penosamente naufragata.

Una sera, ritrovandosi a ''navigare'' nel misterioso mondo delle chat, all'improvviso scopre un mondo che mai avrebbe immaginato, sperimentando nuove sensazioni, nuove emozioni scaturite dai messaggi di una persona sconosciuta ma talmente speciale da non poterne fare a meno.

Riscoprendo così l'amore da un'altra prospettiva...


IMPRESSIONI

Qualche settimana fa mi è arrivato un pacco a sorpresa inviato dalla cara Alice di AltroMondo Editore, alla quale vanno i miei ringraziamenti per l'attenzione e la cura che mi riserva sempre. 

Due brevi romanzi, che si leggono veramente in una manciata di minuti ma che aprono un portale verso un caleidoscopio di emozioni, pensieri e immagini che spesso ci sfiorano e alle quali prestiamo poca attenzione.

Il primo che ho letto è stato  Ti rivedrò ancora, il romanzo d'esordio nato dalla penna di Francesca Di Domenico.

La copertina, molto enigmatica, lascia presagire un contenuto forte e misterioso e, di primo acchito, molto diverso dal contenuto. Il testo poi si rivela piacevolmente, molto più intenso e intrigante.

È stanca di essere legata ad un uomo, lo è stata per molto tempo: ha deciso di vivere una vita in libertà, senza dovere rendere conto ad alcuno, se non a sé stessa. È in questo momento che si apre questa meravigliosa storia...

Emma è una giovane donna che ha difficoltà a portare avanti le sue relazioni, ma quando si innamora impegna ogni sua risorsa per dare ed ottenere il meglio. Capita però, che nonostante l'impegno finiscano tutte col crollare irreparabilmente sotto ai suoi occhi inerti.

Dopo essere rientrata da una serata passata a ballare con le amiche, Emma non ha sonno e, sperando di rilassarsi, inizia a giocare ad un gioco di ruolo al pc. Il gioco prevedeva anche una chat per chiedere aiuti e poco dopo le capitò di essere contattata da ''Goku'', un ragazzo  di nome Marco.

Marco voleva essere aiutato nel gioco, ma ben presto la chat divenne più confidenziale. Marco era di Cremona e aveva ventisette anni, tre più di Emma, che viveva in provincia di Palermo. Due anime distanti fisicamente ma che si ritrovarono ben presto molto unite mentalmente.

Per Emma, ogni giorno che passava, l'appuntamento in chat stava diventando sempre più stretto, così si scambiarono il numero di telefono con la promessa di sentirsi presto.

Ma c'era qualcosa di sfuggente in Marco, di enigmatico. Sembrava capirla più di quanto Emma riuscisse a capire se stessa, ma spesso lo sentiva distante, e non perché viveva a mille km. 

Quando avevo diciotto anni mi è successa una cosa che mi ha cambiato la vita, prima non ero così!

Una sera Marco confidò ad Emma che a diciotto anni visse un'esperienza che lo segnò per sempre. Il suo migliore amico, entrato in brutto giro, lo allontanò e si suicidò e lui, da quel momento si sentì responsabile di quel gesto estremo. Chissà quante volte l'amico aveva cercato aiuto da lui che non era stato in grado di capire quell'immenso disagio! Non se lo sarebbe mai perdonato.

Emma molto scossa da quella storia, che le rivelò l'anima sensibile di quello strano ragazzo, con pazienza e dolcezza cercò di fargli capire che in realtà l'amico, allontanandolo, aveva solo voluto proteggerlo. Di sicuro lui non avrebbe potuto fare nulla per impedirgli di fare il gesto estremo. Lo aveva deciso e nulla e nessuno gli avrebbe fatto cambiare idea.

Le parole di Emma fecero breccia su Marco e i due ragazzi cominciarono una dolce relazione a distanza. Si consideravano una coppia, ma il loro rapporto era solamente epistolare e telefonico. Certo c'erano i regali, le coccole, ma non era un rapporto ''sano'' e, quando Emma insistette, dopo un anno, di poterlo finalmente vedere di persona per dare una svolta alla loro relazione, Marco sparì con la scusa di essersi innamorato di una ragazza della sua città e di aver da poco iniziato la convivenza con lei.

Fino ad allora Emma non aveva dato peso alla cosa, ma tutte le lettere che gli inviava, per volontà di Marco, venivano spedite ad un'amica fidata che gli avrebbe fatto pervenire la corrispondenza.

Adesso era tutto chiaro, tutto quel mistero sull'indirizzo, quel suo modo strano di parlare, quasi volesse nascondersi da qualcuno... lui aveva un'altra e la loro bellissima storia era naufragata, sempre che fosse esistita, sotto il suo naso senza che lei potesse fare qualcosa per salvarla. Un'altra volta. L'ultima.

Si chiamerà Diamante nostra figlia!

Ma come era possibile dopo tutte le belle promesse che si erano scambiati?  Una vita da costruire insieme, una casa, dei figli... 

Lui che era stato in grado di capirla così bene, di entrare in sintonia col suo animo come solo pochi uomini riescono a fare!

E adesso? Che ne sarebbe stato di lei e dei suoi sentimenti calpestati? 

La disperazione di Emma sfociò in un matrimonio ''consolatore'', nel quale cercò di impegnarsi a fondo per dimenticare l'uomo che amava come non aveva mai amato nessuno in vita sua. 

Lo fece scrivendo il suo primo romanzo, nel quale si raccontò, cercando di esorcizzare la sua storia con Marco.

Il romanzo ebbe un forte successo e, la promozione del libro, la fece volare a Milano per il tour delle presentazioni nelle varie librerie del centro.

Milano... Cremona... Marco... 

Il suo amore per quello strano ragazzo non si era mai sopito, tanto che decise di cercarlo di nuovo per sapere se almeno stava bene e fosse felice della sua vita. L'unico indizio dal quale cominciare le ricerche di Marco, che era stato sempre molto riservato e vago al riguardo del suo domicilio, fu il nome dell'amica alla quale spediva i pacchi. 

Della donna però non trovò notizie, ma riuscì, dopo vari tentativi, a contattare il marito tramite un account Facebook.

Emma raccontò e si raccontò a quello sconosciuto, gli parlò anche del suo matrimonio ''riparatore'' che stava miseramente fallendo, del suo bisogno di avere notizie di Marco. 

L'uomo non si mostrò sorpreso, in realtà, sembrava conoscerla fin troppo bene. Sembrava sapere tutto di Emma, delle sue storie naufragate, della relazione epistolare con Marco, delle lettere, dei regali e del loro amore così forte ma così misterioso. 

Chi era quell'uomo, e Sonia, la moglie, a quale pro gli aveva raccontato tutto di lei? 

Lei voleva solo incontrare Marco per chiudere definitivamente col passato e Paolo, quello era il suo nome, l'accontentò...

Finalmente, dopo tanto tempo, Emma scoprì la verità, fredda, cruda e travolgente. 

Ma, in fondo al suo cuore l'aveva sempre saputa e ne ebbe la conferma dopo una brusca telefonata con Marco, la sera della presentazione del suo libro.

La sera che segnò l'inizio di una nuova, irresistibile vita...

Se cercate una storia breve ma intensa e attuale, Ti rivedrò ancora è il romanzo che fa per voi. Una mezz'ora passata in relax, magari in giardino godendovi i primi caldi raggi di sole, lasciandovi trasportare dall'uragano di emozioni che travolgono Emma.

Una girandola di colori che vi trascinerà in un modo fatto d'amore che va oltre le apparenze e i luoghi comuni. L'amore libero come lo spirito delle anime di Emma e Marco. 

L'amore capace di travolgere e rimettere in piedi due vite alla deriva, perse nel diktat che la società impone.

Per quanto si possa pensare, non è un romanzo stucchevole, tutto cuoricini e nuvolette, ma affronta la tematica rosa con la schiettezza di una scrittura semplice, giovane e fresca, capace di incuriosire e di far riflettere anche il lettore più reticente.

Se devo trovare una pecca in questo romanzo è la brevità. Avrei voluto sapere di più di Emma e Marco, l'evolversi delle loro vite, del loro sentimento così puro e mai spento, ma forse è proprio la sua brevità a renderlo così speciale. 

E poi chissà, lo scopriremo solo leggendo e seguendo Francesca Di Domenico.

Buona lettura,

Tania C.


mercoledì 29 gennaio 2020

Recensione di IL RISCATTO DELL'ANIMA di Debora Silvestro - Ed. AltroMondo Editore





IL RISCATTO DELL'ANIMA

Debora Silvestro
Ed. AltroMondo Editore
Collana Il Mondo di dentro
Pubblicazione 1 agosto 2019
Pag. 160
Brossura
€ 14,00

CONOSCIAMO L'AUTRICE

Debora Silvestro, nata a Caserta nel 1971, ha conseguito studi in ambito sociale e sanitario. Motivi filantropi l'hanno portata a vivere in varie parti d'Italia sino a trovare stabilità a Roma. 
Scrittrice emergente, i suoi autori preferiti sono Dacia Maraini e Glenn Cooper.

TRAMA

Un arco di vent'anni attraversa di due donne così diverse ma profondamente simili: Lara e Viola.
Due donne spezzate dalla vita che condividono il non aver mai elaborato la morte della madre e la presa di coscienza della loro omosessualità.
Latente in Lara, non accettata in Viola.
Due donne che nonostante tutto sono riuscite a reagire alle difficoltà che il destino aveva riservato per loro costruendo una prigione dorata nella quale vivere. Un vero falso d'autore.

IMPRESSIONI

Per questo delicato romanzo, Il riscatto dell'anima, ringrazio infinitamente la carissima Alice di AltroMondo Editore che  qualche giorno fa me lo inviò a sorpresa in versione ebook. Un pensiero che mi ha fatto veramente molto piacere, da parete di una Casa Editrice sempre molto attenta alle mie richieste e ai miei gusti. 
Una lettura forte e profonda, scandita dalle dolci descrizioni dell'autrice che affronta un temi delicati e intimi offrendo al lettore uno spunto di riflessione sull'Amore, quello con la A maiuscola, quello sincero e unico, che non presenta distinzioni di sesso, età e bandiera. 
Lara e Viola sono le protagoniste di questa storia. Due donne alla costante ricerca dell'amore e di se stesse, diverse ma accomunate dal dolore mai elaborato della perdita della madre e dal rifiuto di accettare la loro omosessualità.

Lara.

Persa ormai. Persa nel vortice che erano stati quegli anni fatti di angoscia e recitati con una maestria tale da fare invidia a un’attrice di teatro.
Recitati così bene che adesso si chiedeva chi fosse in realtà Lara. Chi era stata.
Cosa sarebbe potuta diventare se sul suo cammino avesse incontrato altre persone e non quelle che avevano contornato la sua vita.

Un matrimonio sbagliato, polverizzatosi in una scintilla, nonostante i suoi sforzi per farlo funzionare.
Lara, sempre sotto pressione per dare il suo meglio: una brava figlia, una buona moglie, continuamente bersaglio di critiche da parte di chi voleva annientare i suoi sforzi per non deludere nessuno. Suo desiderio era quello che gli altri fossero orgogliosi di lei. Ma lei non era orgogliosa di Lara. Rinchiusa nelle spire di una gabbia troppo stretta e troppo esigente, non riusciva a dar voce alla sua essenza di donna, coi suoi punti di forza e le sue fragilità
Adesso che la madre era morta, ridotta ad un pugno di cenere, cosa ne sarebbe stato di lei?
La perdita della madre era arrivata troppo presto, e lei si era resa conto troppo tardi di quanto fosse importante, dell'enorme vuoto che avrebbe che avrebbe sentito intorno, rimasta in balia di un futuro che ormai era sempre più lontano e senza prospettive e di se stessa con una vita che non riconosceva più.
Quanti sogni, quanto futuro le aveva rubato Davide? Un uomo che avrebbe dovuto amarla, accarezzarla, supportarla e proteggerla, si era invece rivelato vuoto, puerile. Ma forse era quello il suo modo di amarla? Di sicuro, quello, era invece il modo in cui Lara  proteggeva quell'amore sbagliato. 
Ma quando era finito tutto, quando la sua vita aveva iniziato ad andare a rotoli?

“Ma dove sta la verità in tutta questa apparenza? Dove
finisce quello di cui mi sono convinta e la realtà?” 

Per dare pace ai suoi tormenti Lara si ritrovò a cercare le risposte contenute in una scatola di ricordi nascosta nell'armadio. Da quella scatola, insieme ad un turbinio di sentimenti e domande, verrà fuori una foto che ritrae due amiche sorridenti che si tengono a braccetto: Lara ed Elena. 
Elena un'amica sempre sorridente, anche se piena di rimorsi e sensi di colpa di una vita che si era accanita contro di lei, troppo giovane per tutto quel peso. Aveva chiuso le porte all'amore, lasciando aperta quella dei sentimenti che solo l'amicizia sa dare.
Lara, affamata di un amore e affetto che Davide che non sapeva o non voleva darle, si aggrappò al braccio teso di Elena, scoprendo un nuovo modo di amare, puro e leale.

Se fosse stato una femmina sarebbe stato una degna mantide religiosa…

La carriera di Davide avanzava velocemente e più acquistava potere, più Lara scompariva ai suoi occhi. Recitando il ruolo della compagna ideale, Lara passava le sue giornate struggendosi per sentimenti non ricambiati, logorandosi l'anima, facendosi succhiare linfa vitale da Davide, concentrato solo su se stesso e sul ruolo di marito modello che tutte invidiavano.
A darle conforto Elena, diventata stagista nell'azienda di Davide. Una boccata di aria fresca, l'amica con la quale condividere tutto, quella che li seguiva ovunque, dalle vacanze ai traslochi, alle cene. E fu proprio durante una cena a casa loro che Elena la baciò, scatenandole un'euforia insolita, un senso di allegria e benessere. Turbato però da un complimento che Davide fece ad Elena. Lui, così schivo, che non notava mai nulla, aveva notato i capelli di Elena. Non era gelosa, no, Elena non aveva colpa, era Davide, quello era il suo modo di amare. Quella notte l'intimità con Davide fu diversa, più delicata ed intensa. E il suo sonno fu pervaso da una forte agitazione, quasi un presentimento. 

«Dovevo farlo. Dovevo dirti tutto. Non potevo continuare a guardarti negli occhi e far finta di niente. Non potevo più continuare a fingere sostenendo il tuo sguardo» le stava dicendo Elena. «Era tutto vero quello che avevi immaginato. Quello che sospettavi e che mi raccontavi sfogandoti e cercando una logica in atteggiamenti e comportamenti a te sconosciuti.»

Lara lo aveva intuito, c'era qualcosa che non andava. Davide ed Elena erano amanti. Tradita da suo marito e da Elena, la sua amica!
Cosa aveva sbagliato? Era una stupida Lara, se lo meritava!

Il dolore che pervade l'anima di Lara è così intenso che il lettore non può fare a meno di immedesimarsi in lei, di soffrire, di porsi le sue stesse domande.
La sensibilità dell'autrice è stata determinante per plasmare i sentimenti burrascosi di Lara, sofferenza, apatia, euforia. Solo chi sa capire, provare l'amore  al di la degli stereotipi e dei luoghi comuni è in grado di dare vita ad anime delicate e tormentate. E l'autrice è stata magistrale.

Ubriaca e sola in un locale, a rimuginare sugli sbagli della sua vita, sarà fatale, per Lara Borrelli quasi ex Veroli, l'incontro con Valeria, la giovane professoressa del ginnasio, spesso scambiata per un'alunna.
Fu così facile aprirsi con lei, raccontarle del matrimonio naufragato nell'indifferenza di Davide, del tradimento di Elena, dei suoi dubbi e paure. E fu facile abbandonarsi in quelle braccia accoglienti, calde e protettrici. Come fu facile scoprire l'amore. Diverso, unico, emozionante. Lei che era etero e mai aveva avuto pensieri omosessuali. Stava finalmente bene, aveva finalmente capito quali erano le sensazioni e le emozioni alle quali d'ora in avanti avrebbe dovuto abbandonarsi per stare a galla.  Avrebbe parlato con Elena e con Davide, e sarebbe andato sicuramente tutto meglio di come era andato sino ad allora...

Finalmente era riuscita a togliersi di dosso l’immagine
di “buona e devota”.
Non era più la mogliettina perfetta che aspettava a casa il maritino.
Quella che faceva la vita agiata e comoda grazie all’uomo che le stava accanto.
Si era tolta di dosso tante etichette. Anche quella di donna fragile e dipendente.

Col passare del tempo arrivarono anche le soddisfazioni di lavoro per Lara, l'avanzamento di carriera, la prospettiva di un nuovo lavoro. Dubbi... Ce l'avrebbe fatta? Sapeva fare il suo lavoro, ma per lei, vissuta sempre nell'ombra di qualcuno "più" di lei, come sarebbe stato lanciarsi in una nuova grande e sconosciuta avventura? Si, lo voleva e ce l'avrebbe fatta.
Sfondato il muro di apatia e sofferenza, per Lara fu facile indossare la nuova maschera di donna forte e indipendente. Davanti a lei si aprirono le porte della sua nuova vita e della sua nuova segretaria: Vittoria, una giovane donna, sgraziata e dalla scarsa femminilità ma con un luminoso sorriso.
Quel sorriso diventerà presto il primo che Lara vedrà appena sveglia.  Aveva bisogno di aria fresca e pura e Vittoria sapeva come spazzare via ogni dubbio che ogni tanto affiorava nella sua mente. La gente pensasse quello che volesse, Lara aveva bisogno di Vittoria, con la consapevolezza che non sarebbe durata e avrebbe rinchiuso il cuore in un cassetto.
Qualche avventura e poi Marco, un uomo, che provò a risvegliare il suo cuore, ma Lara era ancora troppo provata dalla storia con Vittoria. La relazione le aveva prosciugato ogni energia.  Poi la decisione di liberarsi, di raccontare la verità alla sua famiglia e potersi finalmente dedicare ad un nuovo amore. L'esatto opposto di lei, quello di cui aveva bisogno. Il pensiero corse a Davide, alla sua nuova vita di marito e padre. 
Nonostante la sua vita avesse preso una svolta importante, i dubbi continuarono ad assalirla. Chi era veramente, chi era stata in passato? Ma di cosa aveva realmente bisogno? Lei voleva solo qualcuno che fosse in grado di farle provare emozioni vere, intense. E se fosse colpa sua il fatto di non riuscire a portare avanti quelle emozioni? Se fosse la paura a bloccarla? No, non era ancora pronta.
Poi la doccia gelata. Quando squillò il telefono, Lara rispose al fratello: brutte notizie. Alla madre era stato diagnosticato un avanzato stadio di cancro asintomatico, per quello lo avevano saputo solo ora, in seguito al risultato di esami di controllo. Avrebbero dovuto incontrarsi a casa della madre per decidere il da farsi. E mai come quel giorno Lara si sentì sola e distante dal fratello. L'alcool, in quella piovosa giornata, sembrava la salvezza.
Nonostante le visite e i tentativi di cura, per la madre di Lara non ci fu nulla da fare. Il funerale fu commovente. La madre, il suo punto fermo, il suo rifugio, era solo un mucchietto di cenere raccolta in un'urna. A casa, vuota e fredda, una lettera di Marco nella quale le chiedeva di perdonarsi, di non essere troppo dura con se stessa. La madre l'aveva sempre amata, adesso doveva essere lei ad accettarsi e amarsi. Marco aveva ragione, ma lei non era pronta, non aveva voglia di far pace con tutto ciò che aveva cercato di reprimere per anni. Lara voleva solo un detonatore per porre fine a tutto. E ancora una volta l'alcool sembrava la salvezza... 



Viola.

Viola raccoglieva le sue lacrime come un rito ormai e si chiedeva dove fosse finita la donna libera, leggera e spensierata che era stata.
Quella che aveva lottato contro i mostri che vivevano in lei. Che aveva trovato la forza di andare controcorrente e rivolgersi a un esperto per lenire il dolore dell’anima e che dopo anni aveva fatto pace con sé e con la vita.
Dov’era quella donna? Dov’era finita?

Viola, in lacrime sul divano, si sente sfinita e finita. Sposata da anni con Simone, è allo stremo delle sue forze. Il suo matrimonio è ormai giunto alla fine, probabilmente non è mai esistito. Simone non l'aveva mai capita, nemmeno adesso era riuscito a capire il dolore che l'attanagliava da quando, una mattina di primavera, la madre aveva chiuso gli occhi per sempre facendo calare le tenebre nella sua vita. L'unica persona che l'amava, la proteggeva e la coccolava se ne era andata e lei era rimasta sola rischiando di impazzire se non avesse trovato una via d'uscita, se non avesse ritrovato il sole ad illuminare la sua vita.

È strano come la vita si diverta a invertire il senso delle cose.
Come proprio quando credi di avere la tua vita in mano
e ti incammini per un percorso che credi ti porterà da
qualche parte, ti ritrovi coinvolta in qualcosa che nemmeno pensavi esistesse.
In un turbine di emozioni che stravolge la vita e i sensi.

1985, Viola ha un fidanzato, è felice con lui, è prossima alla partenza per un viaggio che avrebbe dato una svolta alla sua vita, ma all'improvviso, come quando il vento cambia annunciando tempesta, succede qualcosa sconvolgerà tutto. 
Un pomeriggio, durante un incontro con la sua amica Ilaria, quest'ultima le sfiorerà le labbra con un bacio per salutarla.  Un bacio inaspettato che le inghiottì in una tempesta emozionale. Come era possibile provare certe sensazioni? 
Lei era etero, sapeva cosa significava baciare il ragazzo che si ama, come poteva essere successo che una donna provasse attrazione per lei e lei ricambiasse?
Avrebbe dovuto accettare l'invito di rivederla per salutarla che le aveva fatto Ilaria?
Un saluto, alla fine non avrebbe fatto male a nessuno e lei voleva così tanto rivedere l'amica che si ritrovò nel suo salotto quasi senza riflettere sulle conseguenze.

L'autrice, con una delicatezza poetica, intrisa dell'ingenuo candore di Viola, ha saputo descrivere empaticamente la scoperta dell'amore di due donne: Viola, candida e delicata, Ilaria consapevole, audace e avida.

Un pomeriggio che mescolerà le carte in tavola nel gioco del destino di Viola, lasciandole un retrogusto di rabbia e delusione verso se stessa, dettato dall'indifferenza di Ilaria, dopo averle fatto scoprire la dolcezza di un mondo a lei nuovo.
Col passare degli anni il malessere di Viola diventava sempre più evidente sul suo corpo e agli occhi di tutti. Tutti tranne Simone. Faceva finta di non vedere? E perché nessuno di quelli che lei riteneva amici le tendeva una mano?
Persa nelle sue elucubrazioni, uno dei trofei vinti alle gare  di pattinaggio veloce su ghiaccio la riportò al 1990, quando conobbe Wanda. Una campionessa, per la quale contava solo vincere ma che sembrava così interessata a lei. E lei non voleva tutto questo interesse. Stava ancora elaborando il turbinio di emozioni scatenate tempo prima da Ilaria. Poi quel piccolo incidente nello spogliatoio, le cure amorevoli di Wanda, il locale gay nel quale la portò a bere. Quel bacio e poi tutto si era fermato li, con l'esternazione di Wanda:

«Ok ti riporto a casa. Ma io non sono su di giri se non per te. Che mi hai rapita dal primo momento che ti ho vista.»

La storia di Wanda e Viola proseguì tra gioie e tormenti. Wanda era gelosa di Viola, si sentiva in competizione con lei e glielo rinfacciava spesso. Viola invece era in competizione con se stessa, le piaceva correre da sola per superare i suoi limiti, e questo era spesso oggetto di lite con Wanda. I dubbi del tradimento di Wanda con Nadia, diventarono certezza, ma qualcosa si era già rotto prima.

Viola fece una piroetta su se stessa e cadde.
Un tonfo a pochi metri dal coach. E un urlo lancinante

che nel silenzio della pista fece eco.

E con le liti e i dubbi arrivarono  il distacco e il'incidente su ghiaccio che videro una Viola confusa, costretta in ospedale. L'impatto sul ghiaccio fu devastante per la caviglia di Viola. 
L'intervento fu necessario per non "perdere" il piede. Era viva, dolorante e stordita, non riusciva a comprendere tutte le parole del medico, ma una cosa le fu chiara: la carriera sportiva era compromessa per sempre. Niente più gare. Niente più salti e piroette. Niente olimpiadi. 
Quel giorno le lacrime rigarono il suo sonno.
Otto lunghi anni fatti di fisioterapia e interventi, fecero recuperare a Viola l'uso della caviglia all'80%, ma non la sua carriera. Il dolore per la fine dei suoi sogni si unì alla sofferenza della sua vita travagliata. Le compagne di squadra cercarono  di tenerle il morale alto. 
Wanda provò di recuperare il rapporto, ma Viola fu irremovibile, anche questa volta avrebbe vinto lei, non avrebbe aperto nuovamente il suo cuore a quell'amore impossibile.
Passarono altri anni, spesi anche nella psicanalisi che l'aiutò a fare chiarezza su se stessa e le sue priorità. Sulle sue paure e angosce. 
Non poteva più gareggiare, ma le venne offerto il posto di allenatore in seconda nella squadra. Avrebbe trovato la sua dimensione. Si sarebbe anche sposata con Simone, ce l'avrebbe fatta. Ma a scapito di cosa? Ancora una volta costretta a nascondere la sua realtà, in un corpo che non sentiva più il suo, accanto ad un uomo che non la capiva e non la vedeva. Viola, ormai, era morta e dopo averne parlato con Simone uscì di casa, liberandosi dalle sbarre di quella prigione troppo stretta. 
Camminò senza una meta, cercando di portare un po' di luce nel buio della sua anima.
Per Lara i giorni trascorsero nella quotidiana routine tra casa e lavoro, pomeriggi alla Feltrinelli con una cioccolata calda e il libro preferito. E proprio tra le fantastiche storie dei suoi libri, un pomeriggio, Viola conobbe per caso Lara...

LARA E VIOLA

«Guarda che io quella gabbia la vedo chiaramente nei tuoi occhi. 
E adesso sono lì. Seduta vicino a quell’anima spaventata che non sa cosa fare. Ma è una gabbia aperta. 
Riesci a vederlo anche tu vero che è aperta? Devi solo trovare il coraggio di fare un piccolo salto ed entrare nei miei di occhi. E tutto ti sembrerà più chiaro. Un solo piccolo salto.»

Quel pomeriggio passò piacevolmente. Viola e Lara si raccontarono, si studiarono. Per Viola fu l'emozione che cercava da tempo. Lara era "l'altra metà del cielo". I suoi occhi raccontavano i suoi stessi dubbi, le sue stesse paure. Gli incontri divennero sempre più frequenti, finalmente avevano trovato la loro dimensione. Si aiutarono, si capirono a vicenda e capirono, finalmente, se stesse. Così diverse, ma con lo stesso destino: la madre le aveva lasciate troppo presto. 
Ma l'amore immortale che provavano per le loro madri  le legò.
Finalmente erano guarite, erano libere da quelle gabbie anguste, pronte ad affrontare un'altra dura prova del destino...


PER CONCLUDERE

Viola e Lara , due donne molto diverse tra loro, come fossero unite dal "filo rosso" si sono finalmente ritrovate l'una nell'altra. Coroneranno, finalmente il sogno di un amore libero e avvolgente, capace di esaltare il loro modo di essere donna?
Due donne all'opposto, accomunate dall'amore per la madre e dalle stesse insicurezze.
Viola, un nome all'apparenza fragile come il fiore, ma forte, capace di resistere ai capricci della primavera. Così era Viola: dietro ad una corazza di fragilità, si nascondeva il suo carattere combattivo, rivaleggiante e indomito.
Lara, un nome delicato e fragile, che ben rispecchia le debolezze e le sue insicurezze, la paura di cedere ai suoi sentimenti e al suo modo di essere donna.
Non so se l'autrice abbia scelto i nomi casualmente o se abbiano un significato per lei, ma questo è ciò che mi ha  trasmesso.
La narrazione delicata, pacata, per lasciar spazio alle rapide di nuove emozioni, è divisa in capitoli alternati tra Lara e Viola, che si riuniranno in capitoli condivisi verso la fine della storia.
Di sicuro è un romanzo fuori dagli schemi, che partendo in sordina, arriva a scalfire il lettore più esigente.
Lo stile è scorrevole, intriso di una forte umanità ed empatia che ci accompagna a riflettere sul senso dell'amore fine a se stesso, senza distinzione di sesso.
Un romanzo che va letto con calma e attenzione, entrando nella mente dei personaggi, vivendo i loro drammi e le loro vittorie, per arrivare ad un finale che vi emozionerà. Ringrazio ancora AltroMondo Editore per questa opportunità e vi auguro una buona lettura.

Tania C.


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