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mercoledì 23 febbraio 2022

Recensione IL CERCATORE DI TENEBRE di Femi Kayode - Ed. Longanesi -

 




IL CERCATORE DI TENEBRE

Autore Femi Kayode

Traduzione Andrea Carlo Cappi

Ed. Longanesi

Anno di uscita 2022

Genere Azione-Thriller psicologico

Collana La Gaja Scienza

Formato Cartonato con sovraccoperta

€ 18,60

Pag. 400


CONOSCIAMO L'AUTORE


Femi Kayode, nigeriano, ha studiato psicologia e si è sempre dedicato alla scrittura. Ha lavorato a lungo nella pubblicità e nella tv come autore di programmi e di sceneggiature. Il cercatore di tenebre, il suo romanzo d’esordio, ha vinto il Little, Brown Crime Fiction Award ed è stato tradotto in tutto il mondo. Vive in Namibia, con la moglie e i due figli.


TRAMA

Tre ragazzi, un atroce destino. Il mondo intero ha visto chi li ha uccisi. Quello che nessuno sa è il perché.

Lo psicologo forense Philip Taiwo in Nigeria è considerato  uno dei più autorevoli esperti del comportamento e della violenza delle folle.  È per questo che a lui si rivolge un importante manager nigeriano per indagare su un atroce fatto di cronaca che ha visto fra le vittime suo figlio: la tortura pubblica e l’omicidio di tre studenti universitari di Okriki da parte della folla. Fin dal momento in cui Philip scende dall’aereo che da Lagos lo porta nella remota cittadina, ed è investito dalla frenesia di­sordinata del piccolo aeroporto, si rende conto che l’indagine sarà tutt’altro che semplice. Soprattutto perché gli anni trascorsi negli Stati Uniti gli hanno fatto dimenticare gli usi e le abitudini dei suoi conterranei, il tribalismo ancora forte che regola le relazioni. Con l’aiuto del suo fedele autista personale, Chika, Philip deve lottare contro i tanti che cercano di intralciare le indagini, e più approfondisce più si rende conto che avvicinarsi alla verità è un percorso sempre più pericoloso.

Ispirato a un tragico episodio realmente accaduto, Il cercatore di tenebre è un romanzo che scava alle radici più profonde del male e che spalanca le porte alla magia senza confini del­l’Africa contemporanea, raccontando tutti i contrasti col mondo occidentale e la stupefacente ricchezza di una cultura ancestrale piena di luci e di tenebre.


IMPRESSIONI

Per questa bella copia cartacea de ''Il cercatore di tenebre'' di Femi Kayode, arrivatami a sorpresa, ringrazio i ragazzi di Casa Editrice Longanesi. 

Mi ha fatto veramente piacere riceverla perché ero rimasta affascinata dalla trama e dallo scenario di una splendida e travagliata terra della mia amata Africa.

Il romanzo è ambientato in Nigeria, una sconfinata regione piuttosto selvaggia e inospitale, con un'importante sbocco sul mare.

L'autore, percorrendo i fatti di una macabra esecuzione di massa  realmente accaduta nel 2012, ci porta a Lagos, più precisamente ad Okriki, una immaginaria città universitaria dell'entroterra dal torrido clima equatoriale, poco distante da Port Harcourt, P.H. per i nigeriani. 

La Nigeria è uno degli Stati più ancestrali e radicati dell'Africa centro-occidentale, nonché il più popoloso. I nigeriani, molto legati alle  tradizioni tribali tramandate da generazioni e che richiamano alla violenza di una vendetta collettiva, hanno compiuto un macabro massacro ai danni di tre universitari. 

Tre giovani, bruciati vivi dopo essere stati selvaggiamente torturati da una folla inferocita per motivi all'apparenza diversi e assurdi. 

Uno dei giovani barbaramente linciati è il figlio un influente e ricco banchiere del luogo, Emeka Nwamadi

Da qui comincia l'emozionante racconto narrato dalla voce di Philip Taiwo, nigeriano, psicologo forense, formatosi negli Stati Uniti e divenuto famoso in Nigeria grazie alla sua professionalità nello studio sul comportamento violento delle masse durante i crimini.

Trasferitosi nuovamente in Nigeria, le certezze di Philip crollano quando l'unione della sua  bella famiglia viene messa in pericolo: la moglie Folake, brillante avvocato,  lo sta palesemente tradendo con un ragazzo molto più giovane di lei e sembra decisa a portare avanti la relazione, tenendolo all'oscuro e giocando alla moglie innamorata e non ricambiata da un marito ''assente''. 

Lui ha visto tutto, ma non ha il coraggio di parlarne se prima la moglie non si decide a confessare. 

La sua integrità psicologica sta vacillando, tra la paura di perdere tutto ciò che ama e il pensiero di trovare una spiegazione razionale al tradimento di Folake.

A causa di questa insicurezza anche il rapporto coi figli, due gemelli e una bambina, sembra raffreddarsi.

Per cercare di distrarsi dai drammi personali e andando contro alla volontà di Folake che lo vorrebbe a casa al sicuro con lei, Philp decide di accettare le pressioni del padre affinché si occupi di un barbaro pluriomicidio successo un anno prima: il linciaggio da parte della folla di tre studenti nigeriani di Okriki. 

La sua missione è quella di indagare in particolare sulla morte del figlio di un carissimo amico di suo padre, Emeka Nwamadi, cercando di scagionare la memoria del ragazzo dall'accusa di furto.

Il caso ha destato molto scompiglio in tutta la Nigeria, il video dei tre ragazzi messi al rogo ancora vivi dopo un violento pestaggio da parte del branco, ha fatto il giro del mondo, sia nella finzione del romanzo che nella  realtà, anche se il macabro video non è più presente in rete e se i ragazzi deceduti erano quattro.

Compito di Philip è sì quello di scoprire il perché il figlio del banchiere, giovanotto di buona famiglia e studente modello, si trovasse implicato nel linciaggio con l'accusa di furto, ma soprattutto  far luce su cosa abbia spinto quel nugolo di gente ad usare una violenza talmente barbara, al limite del disumano verso i tre ragazzi.

Anche se la Polizia che un anno prima si è occupata del caso lo ha archiviato come legittima difesa per i furti subiti, molte persone, oltre ai genitori dei ragazzi, non sono convinte dei fatti accaduti, consapevoli di come sono state svolte le indagini e di come funziona il sistema legale da quelle parti.

Nel 2013 si cercò di mettere in atto, senza successo, un codice di condotta per limitare gli abusi, quasi sempre causati da problemi di ordine tecnico all'interno dei corpi di polizia, sottopagati e sfruttati, quindi facilmente corruttibili. 

La Costituzione vigente in Nigeria proibisce e punisce  la tortura ma, nonostante nel 2017 ci fu un atto implementativo anti tortura, non ufficiale, ancora oggi si registrano casi di grave abuso da parte delle Forze dell’Ordine. I Corpi di Polizia nigeriana sono stati spesso accusati di corruzione, estorsione, violenza sessuale e violazione dei diritti umani. 

<< Mentre Cika e io torniamo alla macchina, non riesco a scrollarmi di dosso la sensazione che gli occhi gelidi dell'ispettore Omereji ci stiano seguendo. >>

Così, aiutato dal fidato autista Chika e dalla misteriosa Salome, una bellissima donna conosciuta durante il viaggio in aereo tra Lagos e P.H., Philip inizia le sue personali indagini sul caso recandosi nella torrida e  ostile Okriki.

Arrivato nella cittadina universitaria si rende subito conto di quanto la permanenza negli Stati Uniti lo abbia cambiato, non solo fisicamente, ma socialmente e psicologicamente.

Gli sembra quasi che durante gli anni negli States, la sua memoria sia stata offuscata da una coltre grigia che gli ha impedito di ricordare quanto la sua terra sia ancora legata alle  ataviche tradizioni tribali e di quanto corruzione e abusivismo da parte delle Forze dell'Ordine regnino sovrani. 

La legislatura nigeriana è un labirinto molto intricato per via della concomitanza di leggi statali, locali e federali e per la grande varietà di fonti legislative, in vigore a seconda della regione  di appartenenza.

In pratica è una sistema common law che non viene applicato uniformemente in tutto lo Stato, differenziandosi in due principali sistemi giuridici, quello del nord di stampo religioso e quello del sud  con suo  proprio Codice Penale, differente da quello del nord ma entrambi arricchiti da norme non scritte e non ufficiali tuttavia correntemente applicate dalle varie tribù etniche e culturali. 

Per Philip e Chika si prospetta una sfida ardua e pericolosa, e Chika, suo malgrado, deve spesso ricordare a Philip che la Nigeria non è l'America dove le indagini possono essere condotte alla luce del sole, senza sporchi sotterfugi e nella legalità.

In Nigeria,  a mettere le mani in una ferita aperta e mai curata si corre il rischio di ''infettarsi'', esponendosi a gravi pericoli manovrati dall'occhio vigile di una sorta di ''Grande Fratello'' che controlla, spesso anticipando, ogni loro mossa. Philip lo imparerà fin da subito, seguendo false piste, cercando ciò che non deve essere trovato e finendo nei guai per poi dover ricominciare tutto dall'inizio.

Scoprirà che le sue indagini lo porteranno ad aprire un nuovo ''Vaso di Pandora'' pronto a rilasciare tutto il male e la ferocia di un popolo allo stremo e in fondo al vaso non sempre c'è la speranza.

<< Ciao Americano. Ho sentito che hai fatto scalpore oggi, in città. >>

Intorno al necklacing subito dai ''Tre di Okriki'' aleggiano troppi misteri irrisolti, troppi insabbiamenti e, in particolar modo, l'ostilità dei cittadini tende a confondere le indagini portando spesso i due uomini in fondo a vicoli ciechi e mettendo in grave pericolo la loro vita.

Chika stesso sembra nascondere un grosso segreto sul suo passato, divenendo fonte di pericolo per entrambi.

Anche Salome, nonostante si dimostri disponibile ad aiutarli a fare finalmente luci sul linciaggio, sembra nascondere importanti segreti sui fatti realmente accaduti quel giorno.

<< Mi hai fatto sorvegliare? >>

<< Non è come pensi tu, Americano. Volevo essere sicura che stessi bene. >>

Chi sono, in realtà Chika e Salome? Perché lui sembra già conoscere il perché dei fatti sui quali indagando e perché Salome sembra conoscere le loro mosse? 

Chi era in realtà il figlio di Emeka Nwamandi e faceva veramente parte di una Confraternita-Setta Universitaria?

Le confraternite universitarie nigeriane hanno da sempre commesso atti violenti di origine politica, etnica, religiosa e sessuale, contro diverse persone, provocando gravi danni fisici e mentali fino ad arrivare alla morte, spesso per linciaggio da parte di una folla inferocita.

Perché la Polizia, dopo aver arrestato alcuni dei ragazzi che hanno preso parte al linciaggio li ha rilasciati dopo poco per insufficienza di prove senza fare ulteriori indagini?

<< Non riesco a risolvere il  dilemma, perché  comincio a precipitare in uno spazio vuoto senza fine. >>

Tra scariche di adrenalina e sparatorie al cardiopalma, tra ambigui giri di droga e attentati in nome della religione, Philip, riuscirà a comprendere cosa ha spinto la folla a compiere un atto così squilibrato e chi è il vero colpevole?

Scavando nel torbido di una società ostile, il rischio di perdere le speranze e la fiducia, oltre la vita,  è altissimo e lo psicologo capirà a sue spese che se vorrà  trovare delle risposte plausibili, dovrà fidarsi solo di sé stesso, perché nulla è come sembra e nessuno è chi dice di essere, nemmeno suo padre, perché certe domande una risposta non ce l'hanno...

Anche se è al suo primo romanzo, l'autore mette tutto sé stesso per dare voce alla disperazione di una madre che ha perso il figlio nel modo più disumano che possa esistere: nudo, linciato e bruciato vivo per mano di un gruppo formato  dai suoi stessi concittadini. 

Così sono andati i fatti:

''È il 2012 e in Nigeria quattro studenti universitari, a causa di un equivoco alquanto sospetto, sono stati pestati e bruciati vivi dalla folla che li ha scambiati per ladri.

I ragazzi si erano recati in un villaggio per cercare di aiutare un amico a recuperare dei soldi che aveva prestato ad un altro ragazzo, restio a saldare il debito.

Nel giro di poco tempo i quattro amici vengono scambiati per ladri e, mentre qualcuno gridava ''al ladro'', la folla radunatasi intorno ai ragazzi, inspiegabilmente in presa da una furia distruttiva, li stava massacrando di botte per poi bruciarli ancora vivi.

Nessuno si è degnato di avvisare le Forze dell'Ordine. In Nigeria è impensabile, in quanto la Polizia, collusa e corrotta, è considerata molto più pericolosa dei criminali stessi. 

Così i quattro ragazzi vengono lasciati in balia della violenza di una delle numerose gang di giustizieri del villaggio, che agiscono privatamente, in nome della violenza gratuita.

Alla fine di questa barbarie, dopo che i video dei quattro ragazzi nudi, massacrati e bruciati hanno fatto il giro dei media di tutto il mondo, sono state arrestate tredici persone e sono stati denunciati altri episodi simili in giro per la Nazione seguite da calorose proteste volte a chiedere aiuto per far cessare questi episodi violenti.

Ed è proprio la madre di uno dei ragazzi che si fa portavoce dei tanti omicidi compiuti, continuando a lottare affinché si prendano provvedimenti per mettere fine a queste atrocità prive di ogni senso umano.

Un grido disperato che, senza uno stato di diritto e un sistema di Forze dell'Ordine integerrimo è destinato a perdersi nell'immensità della savana nigeriana.'' 

( fonte dalle pagine di cronaca locale dell'epoca trovate in rete )

Ho letto d'un fiato questa storia, insieme a Philip ho sentito il sudore colarmi lungo la schiena e il respiro mozzato dall'afa equatoriale. Ho sentito il cuore schizzare in gola mentre veniva descritta la scena dell'omicidio e ho sentito il fuoco della rabbia divampare mentre la Polizia e i cittadini cercavano di insabbiare i fatti mettendo tutto a tacere.

Come Philip mi sono chiesta pure io cosa spinge una o più persone a scagliarsi contro un proprio simile solo per torturarlo fino a fargli esalare l'ultimo respiro.

L'unica risposta plausibile,  inconcepibile, che ho cercato  di  darmi è la follia, ma non è una risposta che posso accettare.

Femi Kayode, col suo primo romanzo, riesce a far centro, dando vita ad una storia mai scontata, ricca di suspense e azione, capace di coinvolgere il lettore con tutti i sensi, dalla vista al gusto, senza tralasciare emozioni per il propriocettivo.

Ottima la traduzione di Andrea Carlo Coppi che rende fluida e piacevole la lettura.

Consiglio questo romanzo a chi ama l'azione, i misteri e l'Africa, sicura che sarà una lettura interessante e ricca di spunti su cui riflettere.

Con la speranza che Kayode continui a scrivere altre storie avvincenti, vi auguro buona lettura.

Tania C.




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sabato 7 novembre 2020

Recensione: ALCUNE COSE E POI QUASI UN ANNO di Ugo Balbo - Ed AltroMondo Editore -

 




ALCUNE COSE E POI QUASI UN ANNO


Ugo Balbo

Edizioni AltroMondo editore

Luglio 2020

Pag. 128

Copertina flessibile 

€ 12,00


CONOSCIAMO L'AUTORE

UGO BALBO - foto dal web -

Ugo Balbo, classe 1935, è nato a Fiume ma vissuto a Padova sino al conseguimento della laurea in Ingegneria, assentandosi due anni durante la guerra. Il lavoro lo vede spostarsi per il mondo, tra Pallanza e Milano, da Roma a Bangkok e da Tripoli in Nigeria, a Lagos.

Finalmente in pensione, mette tutto il suo impegno nella pittura creativa, utilizzando particolari tecniche con prodotti naturali come sabbia, graniglia colorata e resine.


TRAMA

Sul finire del 2019 sino all'inizio del 2020, ogni giorno, ho cominciato a raccogliere tutte le vicende più importanti, strampalate e stupite pubblicate sui siti di Repubblica, Corriere della sera, New York Times.

Durante la raccolta la raccolta mi è tornata alla mente una frase di mia madre: l'ho trascritta e da quel momento ho continuato a registrare tutto quello che mi tornasse in mente.

Un interessante esperimento di flusso di coscienza.


IMPRESSIONI


Questo libricino mi è stato gentilmente offerto in una bellissima ed accurata edizione cartacea dalla cara Alice di AltroMondo Editore. 

Testo maneggevole e leggero, sulla cui copertina flessibile è raffigurato un bellissimo dipinto dell'autore, che ho personalmente percepito come un racconto dentro ad un racconto.

I caratteri usati sono grandi e permettono una lettura scorrevole e veloce grazie anche al bianco riposante della carta usata. 

Il titolo, molto esplicativo, si adatta perfettamente a questo concentrato di storia antica e attuale.

<< Tu spalmi il burro su una fetta di pane e questa cade appiccicando il burro al pavimento: è colpa tua perché hai messo il burro dalla parte sbagliata.>>


Il testo si apre inizialmente come una raccolta di ricordi personali dell'autore, una sorta di diario della sua vita raccontata attraverso ricordi di avvenimenti familiari e storici per poi continuare con la cronaca giornaliera dei fatti accaduti in Italia e nel mondo dal 25 aprile 2019 sino al 12  febbraio 2020. 

L'autore ha pazientemente raccolto, giorno per giorno, titoli, trafiletti e sunti di articoli pubblicati nell'arco di un anno sulle principali testate on line di quotidiani nazionali ed internazionali come Repubblica, Corriere della sera e New York Times.

<< 5 luglio 2019 - Di Maio contro la Coca Cola: "Nei distributori a scuola ci sia succo d'arancia.>>

A raccolta completata ne è uscito fuori un testo che potrei definire poliedrico vista la versatilità di lettura cui si presta. Quasi come fosse ''un'antologia delle cose perdute''.

Si può leggere, seguendo la cronologia dei giorni, come un diario, scandito da avvenimenti di cronaca, gossip e politica a livello mondiale o come un romanzo grazie alla completezza dei suoi contenuti che spaziano dal noir al giallo, dall'horror al rosa e dal saggio al tragicomico legato anche ad un sottilissimo filo ironico.

<< 2 Dicembre 2019. Clima già superati i nove punti di non ritorno. L'Oxfam: provoca uno sfollato ogni due secondi.>>

Di questo libro ho apprezzato la scorrevolezza e l'omogeneità degli avvenimenti raccolti. L'autore ha saputo mettere insieme, senza creare attriti, il ''sarco&profano", il  "serio&faceto", il "bianco&nero", catturando l'attenzione senza annoiare il lettore e senza  cadute di stile che renderebbero la sua opera una semplice cronologia giornalistica. Insomma un libro geniale.

<< 24 gennaio 2020. La Cina sta costruendo un ospedale ad hoc per il coronavirus: sarà pronto in 10 giorni. >>

Un libro che si legge veramente in un'ora e che consiglio a tutti ma in particolar modo a chi cerca una ''chicca'' sul modello nostalgico  "dell'amarcord". Adatto a chi ama la storia, a chi ama scambiare e discutere le proprie letture con altri lettori, anche i più esigenti. 
Un perfetto regalo di Natale per chi ama lo stile ''noi dei mitici anni...". 
Tra le pagine di questo volumetto i lettori si ritroveranno a rivivere episodi di vita mondiale dimenticati o mai conosciuti.
Questo libro può essere anche un manuale sul quale imparare a riflettere su errori e glorie dei tempi ormai passati, perché per andare avanti non bisogna dimenticare ma lavorare sugli errori commessi per correggerli e sulle vittorie per migliorare le prossime.
Ringrazio ancora Alice e AltroMondo Editore per avermi dato l'opportunità di conoscere questo libro e le opere artistiche di Ugo Balbo, che potrete ammirare sull'omonima pagina Facebook al seguente link https://www.facebook.com/Ugo-Balbo-Blog-567494996960133 

Sperando di aver toccato i giusti tasti della curiosità, vi auguro una buona domenica e buona lettura. 

Tania C.




lunedì 2 dicembre 2019

Recensione di LA MALEDIZIONE DI PIAZZA FONTANA Guido Salvini e Andrea Sceresini - Ed. Chiarelettere -



LA MALEDIZIONE DI PIAZZA FONTANA

Guido Salvini, Andrea Sceresini
Ed. Chiarelettere
Pag. 640
Brossura
Collana PRINCIPIO ATTIVO
€ 22,00


CONOSCIAMO GLI AUTORI

Andrea Sceresini . foto dal web su autorizzazione dell'autore-

Andrea Sceresini nato a Sondrio nel 1983, è un giornalista freelance. Attualmente lavora per La7. Autore di numerose inchieste e reportage di Guerra per "La Stampa", "Il foglio", "Il fato quotidiano", e "L'Espresso", ha vinto importanti premi, quali "Igor Man" e "Ivan Bonfanti" grazie alle sue corrispondenze dall'Ucraina. Per Chiarelettere, nel ha curato il libro di Vittorio Dotti "L'avvocato del diavolo"nel 2016 "Mai avere paura", storia del legionario Danilo Pagliaro. Sempre per Chiarelettere ha scritto insieme a Giuseppe Borrello e Lorenzo Giroffi "La seconda vita di Majorana", uscito nel 2016.

Guido Salvini - foto dal web -

Guido Salvini, giudice presso il Tribunale di Milano, è uno dei pochi magistrati che, per ragioni di indipendenza personale, ha deciso di non aderire a nessuna corrente organizzata dalla magistratura. Durante gli anni Novanta, in qualità di giudice istruttore, ha condotto le indagini sui disordini di destra e sulla strage di Piazza Fontana, i cui dati sono incanalati nell'ultimo processo, il terzo, riguardante la vicenda. Durante l'espletamento delle indagini è stato sottoposto a un procedimento aperto dal Csm, con la conseguenza del suo trasferimento a Milano. Curò personalmente sino allo stremo la propria difesa dalle accuse, uscendone indenne e riuscendo a dimostrarne l'infondatezza. Nel 2005, data dell'ultima archiviazione, Slavini ha continuato a procedere le sue indagini sul caso. In questo libro, La maledizione di Piazza Fontana, sono spiegati i risultati di un lavoro decennale, arricchito di rivelazioni inedite. Nel 2013 pubblica la raccolta di scritti sulla giustizia Office at night e nel 2019 il libro di riflessioni personali Domenica mattina presto, edito da Pendragon.


TRAMA

2005, giugno: gli ultimi neofascisti imputati per la strage del 12 dicembre ricevono la conferma della loro assoluzione dalla Corte di cassazione. Nel settembre 2008 il giudice Guido Salvini, autore dell'istruttoria che sfociò nell'ultimo processo sulla strage, riceve la lettera di un ex ordinovista padovano. "La prego contattarmi personalmente per novità su Piazza Fontana". Queste le parole, scritte nella lettera, furono il primo passo di una lunga e scrupolosa inchiesta privata, pubblicata per la prima volta in questo libro scritto con la collaborazione  del giornalista Andrea Sceresini. Un dettagliato atto d'accusa, senza riserve sui nomi dei terroristi neri sfuggiti alla giustizia che farà discutere, contro una parte della magistratura e delle sue responsabilità e inadempienze. In dieci anni di indagini Salvini ha ripercorso i suoi passi ascoltando nuovamente le sue vecchie fonti e trovandone di nuove. Ha smontato bugie e alibi che avevano tentato di ostacolare le accuse, raccogliendo elementi e riscontri a carico di soggetti mai presi in considerazione durante le indagini. Chi era quel giovane neofascista che in quel pomeriggio invernale sarebbe entrato in azione alla Banca nazionale dell'agricoltura? Cosa doveva raccontare la "fonte Turco"  del Sid, che i servizi segreti insabbriarono in gran fretta? Qual è la liaison tra un ex legionario morto suicida nel Sud della Francia e la morte di un ricco imprenditore padovano in Angola?
Ma soprattutto: perché i magistrati non sono stati in grado di compiere sino in fondo il loro dovere?
A più di cinquantanni  dalla strage, la vicenda più drammatica della nostro Repubblica ce la raccontano Salvini e Sceresini,  arricchendola di elementi inediti , come un grande giallo italiano. 


IMPRESSIONI

Nel 2016 ho avuto l'onore e il piacere di conoscere Andrea Sceresini, grazie ad una intervista che Chiarelettere mi aveva concesso per la recensione di un suo testo. Molto disponibile e alla mano mi ha dedicato un po' del suo tempo ascoltandomi e leggendo quello che avevo scritto. Negli anni a venire ho continuato a seguire le sue interessanti pubblicazioni, curate con uno stile semplice ed esaustivo.
Qualche giorno fa ho chiesto a Chiarelettere una copia di La maledizione di Piazza Fontana e, gentilmente, mi hanno omaggiato una copia ebook. Ringrazio quindi la Casa Editrice e Tommaso Gobbi per l'invio.
Non avevo mai avuto occasione di leggere nulla di Guido Salvini, pensando di non avere la pazienza e la capacità di comprendere spaccati di storia italiana da lui raccontati. 
Leggendo sono rimasta piacevolmente sorpresa dall'accuratezza dei particolari, dallo stile non proprio facile da seguire per chi fosse digiuno della storia trattata, ma  con un po' di pazienza, qualche domanda a chi più competente di me  e grazie alla minuziosa descrizione dei fatti accaduti dalla strage ai dieci anni di indagini, sono riuscita ad arrivarne in fondo. 
Leggendo cresceva in me la convinzione che la Storia d'Italia non è solo Impero Romano, Garibaldi, Motti Carbonari e le Grandi Guerre. Oggi dovrebbe essere materia scolastica la storia moderna, quella dagli anni di piombo ai giorni nostri. Abbiamo il diritto di conoscere ciò che è stato così come ciò sta succedendo. Un buon punto di partenza ce lo forniscono Salvini e Sceresini mettendo a nudo i fatti e i retroscena della Strage di Piazza Fontana, uno dei più grandi e gravi atti terroristici messi a segno a Milano il 12 dicembre 1969, nei pressi della Banca Nazionale dell'Agricoltura. Durante l'attentato persero la vita 17 persone e 88 rimasero ferite.

Questo non è un saggio ma una narrazione. Racconto, e solo io potevo farlo, senza rancore ma anche senza censura quello che è accaduto in quegli anni. 

Milano. 12 dicembre 1969, Ore 16.37. La mezzanotte della storia repubblicana. L’ora zero di quella che venne definita “La notte della repubblica”
Ombre nere che si allungano nel passato di una nazione uscita da una guerra civile dilaniata da contrasti mai sopiti.
Quella  di Piazza Fontana viene ancora oggi definita come la “Madre di tutte le stragi”, il primo capitolo di una storia insanguinata, scritta con il sangue delle vittime di Brescia, Bologna, Ustica, San Benedetto Val di Sambro.

È una serata livida e gelida, con la nebbia fitta che ingoia i palazzi. L'Italia scivola, dentro questa nebbia, nel periodo più buio dal dopoguerra. Tutti a Milano si addormentano chiedendosi: <<Chi è stato?>>.

Cinquant' anni di indagini, inchieste, misteri, bugie, depistaggi, intrisi di connivenze tra servizi segreti, massoneria e criminalità comune ed organizzata.
Sentenze della Corte di Cassazione ci restituiscono quella che dovrebbe essere la verità definitiva ma senza cancellare quella sensazione di dubbio che si insinua di fronte alle mille sfaccettature di una vicenda ancora oggi al centro dei dibattiti storici, politici e giudiziari.
Un libro, quelle scritto da Guido Salvini e Andrea Sceresini, che affronta una attenta disamina di mille fonti, alcune delle quali inedite anche al pubblico più attento, alcune sensazionali come i memoriali frutto delle audizioni di appartenenti all’entourage dei Servizi Segreti, da sempre al centro dell’orbite delle trame oscure.
Oscure come i personaggi che animano il mondo dell’avanguardismo di destra veneto, un cosmo che ruota attorno alle figure emblematiche dei cattivi maestri di Ordine Nuovo una delle sigle più tristemente note dell’estrema destra.

Di quello che si poteva dire è stato detto, per ora, detto tutto. Rimane la piazza.


Uno spaccato della storia recente ma al tempo stesso così lontana nelle nostre memorie, una delle pagine più dolorose, sullo sfondo della quale si dipanano, buio canovaccio intriso di sangue, tragedie quale la morte dell’anarchico Pinelli, indiziato della strage, che ebbe come teatro la Questura di Milano, evento che portò a quel processo al culmine del quale il Commissario Luigi Calabresi venne assassinato, figura tratteggiata come quella di un capro espiatorio sacrificato su un altare di convenienze e convenzioni.
La sensazione finale che se ne ricava è di un vuoto, di una grande opera incompiuta, di una verità di comodo, di facciata, che non è andata oltre l’ovvio, le evidenze.
L’ennesimo mistero che proietta le sue ombre sul passato e sul futuro di un popolo, di una nazione, avvezzi ai pochi chiari e ai mille oscuri. 

Certamente una storia oscura e forte, probabilmente non di facile comprensione per chi si approcciasse per la prima volta ai fatti, ma di sicuro è un buon punto di partenza per chi volesse conoscere o sapere di più sui fatti del 12 dicembre 1969. Io non ero ancora nata, ne ho sempre sentito parlare in sordina, tra il detto e non detto, come se una cosa accaduta nel passato fosse destinata a restare intrappolata in quel maledetto giorno. Ringrazio il mio fidanzato per avermi aiutata e sostenuta durante la lettura e la stesura della recensione. Quasi digiuna di informazioni che mi aiutassero a comprendere meglio la situazione, il suo aiuto mi è veramente prezioso.
Ringrazio Andrea Sceresini per la disponibilità che mi ha concesso anche stamattina, e ringrazio, anche se non lo conosco, Guido Salvini per aver dato all'Italia la possibilità di conoscere i retroscena della "madre delle stragi" italiane. Spero di aver colto il cuore di questa scrupolosa testimonianza, con la speranza di invogliare alla lettura tutte quelle persone che hanno voglia di sapere. 
Buona lettura, 
Tania C.





       




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