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sabato 5 febbraio 2022

GITA FUORIPORTA A CASOLI DI CAMAIORE, IL PAESE DEGLI ''SGRAFFITI''

 CASOLI 

Il paese degli ''sgraffiti''


Casoli - foto personale -

Oggi la Valigia si è trasformata in zaino ed ha deciso di fare una piccola gita fuoriporta nella vicinissima Toscana.

Vista la giornata di sole e i venti gradi, stanca di stare in casa con la gamba in scarico (reduce da due distorsioni nel giro di dieci giorni), sono partita alla volta di Camaiore, per poi inerpicarmi, per circa 5 km, sulle montagne che hanno vissuto gli orrori della resistenza versiliese, fino ad arrivare a Casoli, a pochi km da Pietrasanta e vicinissimo a Sant'Anna di Stazzema.


Casoli  Monte Prana - foto personale -


Casoli, Il Paese dei Graffiti o ‘’sgraffiti’’, è un piccolo gioiello abbarbicato alle pendici meridionali delle Apuane, poco distante dalle splendide cascate di Candalla, immerso in una natura lussureggiante di lecci, macchia mediterranea e lampi gialli di mimose rigogliosamente fiorite.


Le mimose di Casoli - foto personale -

Inerpicandosi su per i tornanti che si snodano dal paese di Camaiore, sembra di attraversare uno stargate per entrare in un mondo fatato, popolato da elfi e fate: caverne raggiungibili solo da folletti, ruscelli dove le fate fanno il bagno, rocce passaporta per mondi incantati mi hanno accompagnato sino al paese.


Cascatella sulla via per Casoli - foto personale -

Nonostante il tempo incerto trovato all'arrivo, l'accoglienza è stata calorosa, una piccola fatina dai pometti rossi come Heidi e un gentile signore col cagnolino, con la simpatia e l’ospitalità tipica toscana, mi hanno indicato da quale percorso iniziare per ammirare i preziosi capolavori di artistici che risalgono ai tempi del pittore e scultore Rosario Morabito e della moglie moglie Grayce Bradt, famosa attrice americana meglio conosciuta con lo pseudonimo di Grace Albert.

La coppia, innamoratasi del paesino e delle montagne, acquistò un palazzo nel centro del borgo e vi si trasferì definitivamente dall’inizio degli anni ’50, facendosi amare fin da subito dai paesani che familiarizzarono chiamandoli con l’appellativo Saro e Graziella e la coppia.

Per  ringraziarli dell’affetto ricevuto decisero di donare alla piccola comunità una delle opere più preziose che ancor oggi decora la graziosa piazzetta all'ingresso della parte alta del borgo: bellissimi murales compiuti tramite l’antica arte dello sgraffito.


Il mio sgraffito preferito: Argo che riconosce Ulisse dopo vent'anni - foto personale -


Lo sgraffitto è
  una tecnica decorativa parietale molto antica e deriva dall’affresco. Bisogna spvrapporre più strati di intonaco di diversi colori e con appositi strumenti di metallo, si scavano i vari strati di intonaco scoprendo quelli sottostanti.

Vagamente ricorda un po’ come quando da bambini usavamo i pastelli a cera per creare un disegno colorato che poi veniva coperto dal pastello nero e quindi grattato via per scoprire il disegno sottostante.

Dal 2006 in onore alla coppia Murabito, la tradizione sgraffitara viene rinnovata grazie alle opere dei migliori studenti  dell’Istituto d’arte Stagio Stagi di Pietrasanta, che ogni anno, usando questa tecnica e coordinati dal Direttore Artistico Franco Pagliarulo, con il patrocinio del Comitato Paesano di Casoli, abbelliscono le facciate e i muri del borgo.


Portatrici di brocche del Murabito - foto personale -


Nel borgo fatato sono presenti più di cinquanta sgraffiti che ritraggono personaggi e vicende della tradizione paesana, come le portatrici di brocche, dipinte da Murabito su un muro all'entrata del paese.


Arrivo nel borgo di Casoli alta - foto personale -

Casoli, borgo unico nel suo genere, diviso alto e basso, è da considerarsi un vero e proprio museo dell’arte a cielo aperto, visitabile in qualsiasi momento dell’anno e sempre pronto all’accoglienza. 


Un simpatico cicerone - foto personale -


Una simpatica colonia di gatti mi ha accompagnato  lungo la via principale del borgo fino alla splendida Chiesa di San Rocco e risalente alla seconda metà dell'800, che purtroppo abbiamo trovato chiusa.

Chiesa di San Rocco - foto personale -


Una gita breve, ma ricca di emozioni, fattibile in poche ore per chi arriva da La Spezia o da Pisa e assolutamente non faticosa.

Ideale per chi volesse passare qualche ora immerso nel silenzio e nella pace delle Apuane, circondato da capolavori di artisti senza tempo.

Non mi resta che augurarvi buon viaggio e buona visione.

Tania C.


SGRAFFITI E SCORCI DI CASOLI

Foto personali




























N.B. Per le notizie sulla storia di Casoli mi sono rifatta al sito del Comune di Camaiore


lunedì 25 ottobre 2021

Recensione TUTTO IN UNA NOTTE ... FORTUNA COMPRESA di Piero Pangrani - Ed. AltroMondo Editore -

 



TUTTO IN UNA NOTTE 

... 

FORTUNA COMPRESA

Piero Pangrani

Ed. AltroMondo Editore

Genere Narrativa

Collana Mondo di Oggi

Copertina Brossura

Pag. 184

€ 15



CONOSCIAMO L'AUTORE


Piero Pangrani nasce l'11 febbraio 1966 a Riglione, un paesino nella periferia pisana.

Aveva pochi anni quando, con la famiglia si trasferisce a Marina di Pietrasanta dove risiede tutt'oggi. A Pietrasanta frequenta la sezione Architettura dell'Istituto Statale d'Arte Stagio Stagi e la sezione Scenografia dell'Accademia di Belle Arti di Carrara dove, nel 1993, conseguirà la laurea con una tesi su Pietrasanta e le sue antiche mura.

Una delle sue passioni è la sistemistica e, grazie ad un suo sistema, nel 2009 fa vincere 736.000 €  ad alcuni clienti.

Questa cifra alimenta il suo stimolo a sviluppare un'altra grande passione, quella per il Cinema e per la Scrittura.

Nell'attesa di veder avverato il sogno di realizzare un film su una sua sceneggiatura, Piero Pangrani regala ai suoi lettori il suo primo avvincente romanzo Tutto in una notte... fortuna compresa.



TRAMA


Poche ore, quelle tra la sera di San Silvestro e la mattina di Capodanno. 

Sono quelle in cui si svolge l'azione di Tutto in una notte... fortuna compresa.

Tre tempi distinti che sfumano uno nell'altro. 

Il brioso quarantenne Piero passerà dall'essere messo da parte dagli amici più cari proprio durante i festeggiamenti della notte di Capodanno, al ritrovarsi baciato da un fortunatissimo destino.

Da quell'esperienza di solitudine, nascerà la rivincita morale di Piero lungo un percorso dove riprenderà in mano la propria vita dimostrando forza, carattere e maturazione interiore. 

La sorpresa finale sarà per lui il nuovo inizio.


IMPRESSIONI


Ringrazio di cuore Alice di AltroMondo per questa spumeggiante copia cartacea di Tutto in una notte... fortuna compresa.

La copertina e il titolo promettevano bene, la trama morbida e accattivante, non mi restava che lasciarmi trasportare nel mondo di Piero, in un'atmosfera natalizia quasi familiare.

Il romanzo è ambientato tra Alba e la Versilia, a pochi minuti da casa, in luoghi a me cari, dove la bellezza lussureggiante del litorale toscano si fonde nei vicoli antichi di piccoli Presepi che hanno segnato grandi epoche della storia d'Italia.

<< Nella vita non basta mai la fortuna... >>

Piero è un versiliano quarantenne soddisfatto, brillante, con tanti amici che lo cercano e lo ''venerano''. 

È l'Amico sul quale si può sempre contare, il fidato capoclasse, l'organizzatore di vacanze nello splendido mare ai piedi delle Apuane, sempre pronto a fare festa e a dare una mano. 

Ma è anche un ragazzo riservato, timido nell'approccio con le donne, soprattutto con la bella Laura dai riccioli d'oro.

Laura è la ragazza più bella del gruppo, coi suoi ricci biondi ed enormi occhi chiari. Lavora per la Ferrero, curando il lancio pubblicitario delle dolcezze prodotte dal noto Impero piemontese del cioccolato. Anche Laura, così prorompente nel suo lavoro, è timida nei love's affairs...

Il romanzo si apre con la presentazione di Laura, una bella ragazza che, finiti gli studi, è pronta a tuffarsi nel mondo del lavoro. 

E che lavoro! 

La grande fabbrica della Ferrero di Alba!

Inutile dire che l'accurata descrizione sulla produzione di cioccolatini e crema spalmabile fatta dall'autore, oltre ad avermi fatto ingrassare di tre chili solo leggendo, ha risvegliato in me una golosità che credevo di riuscire a tenere a bada, non essendo molto amante del cioccolato. 

Pangrani ha ''saputo vendere bene'' il suo prodotto: tale era il profumo che fuoriusciva dalle pagine, che non ho potuto far a meno di leggere senza aver prima fatto una puntatina golosa agli espositori delle casse del super. 

Il periodo poi si presta bene alla lettura grazie all'ambientazione del romanzo, visto lo scenario natalizio che fa da sfondo alla notte di Capodanno. Notte durante la quale tutto finisce e tutto inizia.

Qualche giorno prima di Natale la madre di Piero gli invia un biglietto di auguri con una piccola ranocchia azzurra. È solo l'anticipo del regalo natalizio che gli ha preparato per quando scenderà in Versilia a passare il Natale insieme a lei e alla sorella.

Quella piccola rana, la madre ne è sicura, porterà tanta fortuna a quel figlio grande, grosso ma tanto timido e sfortunato in amore. 

Il ragazzo dovrà solo accarezzarla la notte dell'Ultimo dell'anno, poco prima di andare a dormire e la rana penserà a  compiere la sua magia.

<< Io da solo a una cena che prometteva bene come sempre con tutti i miei amici. Cosa mi sta succedendo? Tutti mi cercavano, io che mi prodigavo a fare gruppo a ogni occasione, stasera, non c'è nessuno, tutti spariti. >>

La routine di Piero è sempre uguale: Natale in famiglia al mare in Toscana e notte di Capodanno con gli amici a casa sua dove, ogni anno su richiesta degli amici, allestisce una bellissima cena con tanto di champagne, lenticchie e caviale.

Proprio dopo aver acquistato caviale e lenticchie, Piero inizia ad ascoltare tutti i messaggi lasciati in segreteria e ignorati durante la giornata.

Qualcosa di strano sta succedendo quella sera. 

Sembra che ogni singolo atomo dell'Universo si stia adoperando in una congiura verso di lui.

Uno dopo l'altro, quella quindicina di amici inseparabili della sua compagnia, stanno disdicendo l'impegno preso per quella sera, la cena organizzata con tanto anticipo e fervore.

Tra l'allibito e lo sconsolato, non gli resta che togliere, uno ad uno, quasi tutti i coperti dalla tavolata per lasciarne solo due: uno per lui e uno per Laura.

Poco importa se gli amici gli hanno dato buca a poche ore dalla cena, avrebbe avuto Laura tutta per sé e forse, durante quella cena così intima, sarebbe riuscito una volta per tutte a dichiararsi.

Perso nelle sue elucubrazioni, come per magia, Laura suona alla porta, fasciata in un magnifico abito, con un bel vassoio delle sue tartine preferite. 

Per un attimo, un futuro di rose e cuori gli passa davanti per infrangersi come cristallo contro il duro scoglio della realtà: Laura non sarebbe rimasta, visto un impegno imprevisto al quale proprio non può sottrarsi.

Non sembra dispiaciuta e nemmeno lui deve esserlo, tanto  ci sarebbero stati tutti gli altri amici coi quali festeggiare e, l'indomani, lei gli avrebbe portato la colazione a casa in modo da passare insieme la mattinata.

Il buon cuore di Piero non se la sente di avvisare Laura che tutti quegli amici, così smaniosi di passare l'Ultimo dell'anno insieme, avevano appena dato buca, preferendolo ad altri amici.

Così la donna esce di scena con la sua promessa ad aleggiare  nell'aria.

Il romanzo parla di amicizia, di un gruppo variegato e molto unito, quello di Piero. 

Amici fin da ragazzi, sempre insieme durante i momenti di festa, tutti ritratti sorridenti nelle fotografie appese  nella sua camera, in mezzo a degli intensi primi piani di Laura.

Uno spunto di riflessione sul senso e sul valore dell'amicizia è di dovere, a questo punto. Amicizia è una bella parola che riempie la bocca di chi si professa amico.

Ma dovrebbe riempire pure il cuore.

Si dice che le amicizie finiscono quando si scopre che l'amico eri solo tu e su questo ho riflettuto parecchio durante la lettura. 

Piero, il ragazzo buono e sempre ben disposto, quello che tutti cercano, che tutti vogliono durante i momenti più belli, di comodo, ma anche il primo ad essere messo da parte quando qualcosa ''di meglio'' si prospetta all'orizzonte.

Quante volte nella vita è successo a qualcuno di noi, me compresa! 

Ho palpato con mano la delusione di Piero, la stessa che ho provato in passato e che spesso mi capita di provare ancora quando ''gli amici'' lanciano il sasso e ritirano la mano all'improvviso, senza riflettere sulle conseguenze che quel gesto potrebbe avere con chi si è prodigato tanto anche per loro.

Quante volte ho ''resettato'' e, in seguito, modificato il valore e il significato dell'amicizia, ricucendo le ferite e riemergendo dalle mie ceneri!

Così fa Piero, dopo essere stato abbandonato alla sua solitudine in quell'ultima notte dell'anno, decide di festeggiare a modo suo. 

Ha lo spumante, lenticchie e dolci e, ora che gli salta all'occhio, deve mantenere la promessa fatta alla madre, quella di fare una carezza alla rana azzurra prima di coricarsi.

Nel bel mezzo dei fuochi d'artificio Piero saluta il nuovo anno con una piccola carezza alla rana, qualche ricordo di estati passate che riemerge prorompente, un bicchiere di spumante dietro l'altro e il pc sul quale navigare senza una rotta precisa, dall'arte alla musica, dalle mail importanti alla pagina del Palazzo del Presidente della Repubblica. 

E proprio su quella pagina, col tricolore per sfondo, nel vortice dei fumi dell'alcol, i botti di mezzanotte e voluttuose visioni di Laura che lo tiene per mano in mezzo alla Piazza del Quirinale, si convince ad andare a letto.

Da quel momento la vita di Piero subisce un drastico e favoloso cambiamento. 

Improvvisamente la fortuna sembra girare dalla sua parte e i suoi sogni di gloria cominciano a realizzarsi.

Cambiando completamente vita, il ragazzo si riscopre uomo di successo e potere, acclamato e benvoluto, sempre al centro dell'attenzione della gente e degli amici, stupiti dal repentino  e positivo cambio dell'amico. 

Tutto sembra andare per il meglio, successo, fama, famiglia e soprattutto l'amore.

In fondo basta veramente un pizzico di fortuna per essere felice e poi a Capodanno tutto è possibile...

Natale non è poi così lontano e questo romanzo è l'ideale per immergersi in atmosfere magiche, quasi anni '50 e sognare, come quando eravamo bambini ed aspettavamo Babbo Natale con trepidazione. 

Il mix perfetto tra presente e ricordi di atmosfere natalizie passate, quando la famiglia era al completo e tutto aveva un altro sapore, vi trasporterà nel mondo di Piero, quel ragazzone buono  che non si può non amare da subito. 

La lettura scorre limpida e veloce nella sua semplicità, profusa da un delizioso sentore di cioccolato e spumante. 

Una chicca celata nel romanzo è l'affettuoso omaggio che Pangrani e il suo Piero hanno dedicato a Stefano D'Orazio e ai Pooh.

Domenica prossima cambierà l'orario, il clima si farà più rigido e uggioso, dicembre espanderà il suo dolce bacio nell'aria e a voi lettori non resta che regalarvi due piacevolissime ore nel magico mondo di Piero con una bella tazza di cioccolato fumante a riscaldarvi l'anima.

Buona lettura, ''fortuna compresa...''

Tania C.



I














venerdì 4 dicembre 2020

Intervista a FRANCO SERPI autore di NEI GIORNI DELLA VENDEMMIA

 



Franco Serpi - foto da facebook -


Cari amici della Valigia buon pomeriggio, oggi è venuto a farci compagnia Franco Serpi, autore del bellissimo romanzo 

Nei giorni della Vendemmia 

che ho appena recensito al seguente link:

https://valigiadeltempo.blogspot.com/2020/11/recensione-nei-giorni-della-vendemmia.html

Lo intervista per noi una nuova collaboratrice del blog con la quale ho già lavorato in passato, ma soprattutto condiviso un intenso anno di studi. Si chiama Rosanna, Pam per gli amici.


INTERVISTA

Buongiorno Franco, benvenuto sulla Valigia del Tempo, come stai?

Molto bene. Sono come tutti un po' preoccupato per per la questione Covid e per le dinamiche di una politica che fa molta fatica a comunicare con il popolo. Spero che passi in fretta questo tempo e che l'anno nuovo porti cose migliori per tutti.

Come hai cominciato a scrivere? C’è un’immagine, un evento, uno stato nella tua memoria che ricollega al momento in cui hai iniziato a scrivere?

Ho cominciato a scrivere durante la scuola primaria. Scrivevo poesie che dedicavo alla mia maestra Angela Giampaoli, che oggi purtroppo non c'è più. Una signora molto buona.

Nella prima adolescenza le mie poesie si sono evolute in testi di canzoni e subito dopo in novelle e poi piccoli romanzi. Ho iniziato d'istinto, dando soddisfazione alla mia urgenza di creare e comunicare.

L'immagine  è chiara: ricordo di me, un giovanissimo ragazzo, seduto al tavolo della cucina dei miei nonni, con alle spalle il camino acceso, che scriveva il suo primo romanzo (mai pubblicato) in un quadernone a righe. È l'immagine dell'inizio, l'avvio di questo meraviglioso viaggio.

Quali sono le fonti di ispirazioni che usi quando scrivi? I tuoi racconti partono da esperienze reali, autobiografiche o solo dalla tua immaginazione? In altre parole come la tua vita influenza i tuoi scritti?

Il libro prima vive nella mia testa, vi è un lungo periodo di gestazione e di silenzio. In quei periodi mettermi a scrivere è un vero dramma, non mi viene nulla. Poi da quel silenzio apparentemente improduttivo, improvvisamente, qualcosa si risveglia e prende armonia e allora comincio a scrivere senza sosta!

I miei libri nascono da momenti di riflessione, ricordi, scene di vita che poi indossano gambe proprie a cavallo della mia fantasia. La mia vita certamente influenza i miei libri ma anche la vita degli altri. I miei libri nascono dal silenzio che come un lievito dà vita al pensiero e alle parole. In più la natura è per me grande fonte di ispirazione.

Nel 2018 sono stato una settimana in Sardegna e subito dopo avevo preso in affitto una casa nella campagna reatina. Una bellissima casa immersa nella natura, che mi ha riaperto un collegamento con la terra che avevo perduto. Il libro trova immagine nelle passeggiate che facevo al tramonto in mezzo ai vitigni. Il libro parte da lì e quei momenti si erano impressi così forte dentro di me che potevo solo elaborarli e poi scriverli. Non avrei avuto alternativa!

Come ti senti quando scrivi un libro? Qual è il tuo stato d’animo quando viene pubblicato? E soprattutto ti è mai capitato di non vedere accettato un tuo scritto?

Quando scrivo un libro mi sento molto pieno di adrenalina. Sono felice e più rilassato. Il libro nel momento in cui si snoda lo sento mio come una seconda pelle. Quando viene poi pubblicato continuo a mantenermi in uno stato di benessere interiore ma il libro quasi sento che mi sia sfuggito, che non mi appartiene più.

Sono già oltre, ho bisogno di cose nuove da raccontare.

I libri sono dell'autore nel momento in cui li sta scrivendo poi assumono gambe proprie e diventano di chi li legge, anche se resto sempre molto affezionato ai miei scritti.

Non mi è mai successo di vedere rifiutato un mio libro. Prima facevo parte di una casa editrice romana (con cui ho pubblicato due romanzi che hanno superato le 20.000 copie ciascuno) mentre ora sono seguito da un'agente letterario che mi cura la stampa e la promozione. Fare parte della sua squadra mi fa onore, mi fa crescere, mi chiedere di buttarmi sempre in nuove imprese. Il mio agente segue molti scrittori famosi e mi piace lavorare con lui perchè non mi ingabbia nel marketing, piuttosto mi chiede di sperimentare, di provare a scrivere cose nuove. Mi piace questo, perché vi è una grossa differenza tra creare prodotti e mettere in piedi progetti. Io creo progetti che spesso arrivano nelle case altrui e ricevo molti messaggi  e complimenti su facebook.

Dalla recensione letta sulla “Valigia del Tempo” leggo che il tuo romanzo è il romanzo delle seconde possibilità, cosa intendi dire con questa tua affermazione?

Ognuno di noi merita una seconda possibilità. Le nostre scelte, a volte giuste ed altre no, portano con loro sempre un prezzo da pagare. Sono state spesso figlie della ragione, sono state certamente la strada più indicata e più facile ma non sempre quella che ci ha resi più felici.

Il cosiddetto “Piano B” è quello più scomodo, più difficile da attuare ma che ci rende più genuini e tutti meritiamo un'altra possibilità per provare ad essere felici.

Colui che vive con serenità è colui che rispetta se stesso, che malgrado le difficoltà, segue la propria natura.

Ed ognuno di noi ha il diritto di cambiarsi sempre, di rinascere ogni giorno, di inseguire la propria vera essenza anche a rischio di buttare all'aria tutto.

Ultima curiosità: una volta terminato un tuo libro i personaggi continuano a vivere in altri scritti oppure hanno una vita propria solo nel romanzo?

Il mio agente mi sta proponendo la continuazione della storia in un altro libro. Vedremo... 

Prima di congedarci ti andrebbe di raccontarci i tuoi nuovi progetti per il futruro?

Sicuramente in questo periodo sto lavorando per il teatro, sto preparando un monologo per un'attrice teatrale di ricco talento, Stefania Buffa. Il monologo non riguarda il libro in sé...ma chissà che non arrivi presto anche una versione teatrale de “Nei giorni della vendemmia”?!

In più nel 2021 usciranno un nuovo romanzo (per maggio), la ristampa dei due libri precedenti (“La sopravvivenza inutile” e “La primavera delle consapevolezze”) e per Natale 2021 un libro ''magicomico'' per i bambini di tutte le età.

Insomma un bel periodo denso di impegni... e chissà...


Grazie per il tuo prezioso tempo Franco e complimenti per il traguardo delle 2000 copie vendute, ci auguriamo di ospitarti di nuovo molto presto col prossimo romanzo.


Ti abbracciamo Pam e Tania

 

 

lunedì 30 novembre 2020

Recensione NEI GIORNI DELLA VENDEMMIA di Franco Serpi

 







NEI GIORNI DELLA VENDEMMIA

Franco Serpi

Indipently Published

28 settembre 2020

Pagine 264

Copertina flessibile

€ 12,48

Disponibile in formato cartaceo su Amazon al seguente link

https://www.amazon.it/giorni-della-vendemmia-Franco-Serpi/dp/B08K9XD2SC/ref=asc_df_B08K9XD2SC/?tag=googshopit-21&linkCode=df0&hvadid=459265330952&hvpos=&hvnetw=g&hvrand=6041162337951950080&hvpone=&hvptwo=&hvqmt=&hvdev=c&hvdvcmdl=&hvlocint=&hvlocphy=20602&hvtargid=pla-980601805341&psc=1


CONOSCIAMO L'AUTORE

Franco Serpi - foto dal web -

Franco Serpi ha vissuto per trentotto anni a Massa (Massa Carrara), nella sua amata Toscana. Dal 2019, seguendo il cuore e l'amore si trasferisce nella splendida campagna laziale, in mezzo alla natura preziosa dalla quale nasce l'ispirazione dei suoi libri.
Ama cinema e teatro ed è appassionato di libri e arte.
Portano la sua firma due romanzi di successo, ''La sopravvivenza inutile'' e ''La primavera delle consapevolezze''. 
Ha scritto in oltre un testo tecnico-pedagogico intitolato ''Maria Montessori - La vita e il Metodo".
''Nei giorni della vendemmia'' è il suo ultimo romanzo, uscito a settembre 2020.
Entrato di diritto nel panorama letterario italiano, è considerato dalla critica nazionale come una delle più interessanti penne del nuovo millennio, riscuotendo anche buoni risultati di vendita.

TRAMA

I rami della vita si intrecciano, così come la storia di una famiglia.
A volte si sceglie di omettere la verità per convincersi che la realtà non esiste, che esista una vita parallela dove tutto assume un altro significato, un altro stato.
Angela è giunta al termine della sua storia d'amore e per non annegare nel dolore vorrebbe evitare gli addii; Abramo si barrica dietro allo scudo di una libertà soffocata; Ambra, per paura del giudizio della gente nasconde la notizia più bella; Sara non ha mai amato la sua azienda vinicola e reprime i suoi desideri; Nadia nasconde il senso delle cose per paura di dover ribaltare la sua vita; Mauro insabbia le sue paure e l'anziana zia Irina, forte dell'esperienza dei suoi anni cercherà, come un fare, di illuminare il buio di tutti quei cuori in tempesta.
Un inno all'imperfezione che ci sprona ad amarci per quello che siamo.
Un romanzo che affronta il tema della famiglia, non come nido perfetto ma come processo dinamico, dove i protagonisti si ri-incontrano tra i profumi e la magia dei vigneti dell'entroterra senese.

IMPRESSIONI

Ho avuto la possibilità di conoscere Franco Serpi, per il momento solo virtualmente,  grazie ad una cara amica in comune. Rosanna mi chiamò per chiedermi se fossi stata disponibile a recensire il nuovo romanzo di un suo collega, scrittore per passione.
Inutile dire che la mia curiosità e la fame di nuove avventure mi spinse ad accettare, così mi mise in contatto con Serpi e, grazie alla sua gentilezza, ricevetti una copia cartacea del suo nuovissimo romanzo: Nei giorni della vendemmia.

<< C'è sempre un luogo che ci accoglie quando tutto sembra rifiutarci, un posto dove possiamo riconoscerci, dove i suoni lontani si possono ancora percepire familiari e nulla appare vuoto. >>

Accattivante già dalla copertina che rappresenta un boschetto dai colori caldi, rimasi subito colpita anche dalla trama. Il libro perfetto per un'anima sognatrice, alla ricerca di luoghi magici e buoni sentimenti.
Il romanzo è ambientato nella campagna senese, nel mezzo dei rinomati vigneti di un'azienda vinicola a conduzione familiare da diverse generazioni. I personaggi principali sono i tre figli: Angela, Abramo e Ambra, Sara la madre e zia Irina, sorella del defunto padre.
Ogni volta che Angela perdeva la retta via, l'unico modo per ritrovare la strada giusta era mettersi in auto e tornare alle origini, nella casa dove era nata e cresciuta per poter parlare con la madre. I genitori avevano ereditato dal nonno paterno l'azienda vinicola fruttuosamente attiva già da tre secoli di generazioni. Per Angela la casa immersa tra quei vigneti era l'angolo di Paradiso nel quale rifugiarsi quando voleva scappare dalla realtà che puntualmente le presentava il conto, come un creditore alle calcagna del moroso. 
Il padre era appena morto, ma l'Azienda continuava a produrre, seguita dalla madre rimasta sola a tirare le redini di un impero divenuto troppo grande da gestire.
Per Angela e i suoi fratelli la vendemmia era un giorno di festa, un Natale anticipato che regalava ai bambini la gioia di una giornata all'aria aperta a mangiare uva e poi a pestarla coi pieni nei tini traboccanti di grappoli d'oro e viola.

foto personale scattata nella splendida location di un vigneto dell'Azienda Agricola Giacomelli di Castelnuovo Magra (Sp)


Mentre leggevo mi sembrava di sentire l'odore dolciastro degli acini pestati e il ronzare delle api sui tini, talmente  è intensa e sentita la descrizione. Non ho mai amato la vendemmia, per me è sempre stata una forzatura, alzarsi all'alba, le mani appiccicose, le vespe e le api che circumnavigavano il viso non erano cosa per me che ho sempre preferito scattare foto ai vendemmiatori anziché staccare grappoli, ma le scene così realistiche e poetiche mi hanno fatto venire voglia di tornare ragazzina e spiluccare i dolci chicchi tra i filari del vigneto del nonno. Una descrizione poetica che incanta e rapisce aprendo un vortice temporale che ci riporta all'infanzia spensierata tra i campi.

Vendemmia -  foto personale -

Finché erano bambini era bello ritrovarsi tutti riuniti per partecipare a quel rito che era diventato sacro. Ma adesso tutto era cambiato.

Inseguendo il sogno di un amore che esisteva solo nei suoi adorati romanzi, Angela si era sposata con Mauro. Un matrimonio nel quale aveva creduto, investendo se stessa sino ad annullarsi, che era però durato il tempo di una candela accesa.
Fare i conti con la realtà era così difficile e lei non voleva ammettere a se stessa il proprio fallimento, quindi meglio scappare  in silenzio, senza sentirsi in dovere di dare troppe spiegazioni a nessuno, soprattutto a Mauro.

<< Angela si perdeva nei colori della natura, ogni albero le raccontava di sé, in ogni foglia poteva leggere qualche traccia del suo mondo interiore. >>

L'anima fragile di Angela si palesa da subito, rivelando una donna vissuta all'ombra di una facciata fatta di eleganza e lusso che non le appartengono, ma una volta dentro alle pareti del suo lussuoso appartamento la facciata crolla come un castello di sabbia bagnato dalle onde. Con Mauro c'erano problemi, silenzi insormontabili dei quali nessuno dei due voleva prendere coscienza. Una mattina Angela, arrivata al culmine del malessere generato da quella vita ormai diventata prigione, decide di lasciare Mauro e tornare per un po' a casa. Il tempo della vendemmia era vicino e avrebbe potuto approfittarne per non pensare troppo e svagarsi. O per riflettere su quello che da tempo aveva cercato di nascondere a se stessa.

Il bello dei romanzi è che ti permettono di viaggiare in luoghi speciali pur restando accoccolati in poltrona. Pur vivendo in campagna, ad un km dal mare che adoro, ho provato una sana invidia per Angela, immersa nei colori e profumi delle dolci colline senesi. Mai come in questo periodo ho sentito il bisogno di vivere l'autunno tra i campi purpurei e gialli e grazie alle splendide descrizioni dell'autore, anch'io ho potuto vivere di nuovo il rosso, l'ocra e il giallo dei vigneti.

<< Sarebbe riuscita a trovare la strada da sola o nel percorso sarebbe stata importunata dalla violenza del lupo? >>

Chi invece non ha mai amato la vita in campagna e la vendemmia è Ambra, la sorella più piccola, viziata dal padre, residente a Parma dove era diventata una studentessa fuoricorso. Amante della vita mondana, delle  auto di lusso e sempre insoddisfatta da cambiare un uomo dopo l'altro. Fin quando non conosce Glauco,  un uomo sposato che avrebbe potuto essere suo padre ma del quale si innamora al punto di restare incinta. Consapevole ma non d'accordo col fatto che Glauco non avrebbe mai lasciato la moglie per lei e soprattutto non avrebbe voluto figli da lei dal momento che era nonno e la loro era solo una storia di sesso, Ambra, dopo aver accettato la gravidanza scelse di tenere il bambino e di non dire nulla a Glauco. Lo avrebbe, pur amandolo, tagliato fuori dalla sua vita e avrebbe cresciuto il bambino da sola. Promettendo di raccontare tutto alla famiglia che l'avrebbe sicuramente aiutata, decise di partire per Siena. L'occasione della vendemmia avrebbe attutito lo shock iniziale ed eventuali rimproveri.

Mi è piaciuto il personaggio di Ambra, una ragazza all'apparenza frivola, modaiola e mantenuta da papà che nulla le poteva negare, ma dall'anima fragile e in cerca di continua approvazione. Una persona disposta a sacrificare la sua vita e una storia che forse voleva più per capriccio che per amore, per una piccola vita che cresceva dentro di lei. Ho apprezzato molto anche la sensibilità con la quale l'autore ha affrontato il delicato tema di una gravidanza inaspettata ed extraconiugale. Ha saputo descrivere la realtà di molte donne con naturalezza e tanto amore pur usando un linguaggio veritiero e diretto.

<< Abramo era un bellissimo uomo, alto, magro al punto giusto, rotondo nella muscolatura come suo padre. I suoi lineamenti paterni, ricordavano i tratti di un dio persiano incastrato in un film di Hollywood di vecchia data. >>

Abramo è il fratello di mezzo, quello ''arrivato'', un buon lavoro, una moglie che lo amav e due figli che stravedevano per lui e per la famiglia paterna. Ma Abramo era anche una persona confusa, fragile, costretto a nascondersi dietro alla facciata della famigliola felice. E a lungo andare quella vita cominciava a pesargli. Gli mancava solo il coraggio di spiccare il volo verso la felicità per essere finalmente libero da quella gabbia dorata in cui si trovava suo malgrado imprigionato ormai da troppi anni. Raccontare tutto alla famiglia avrebbe creato uno scandalo? Ma la famiglia lo amava ed aspettava solo che Abramo si liberasse dei suoi fantasmi. Erano tutti pronti, già da molto tempo prima di lui.
Il personaggio di Abramo è stato modellato su una realtà ancora scabrosa per molte famiglie che non vogliono ammettere l'evidenza di un malessere celato dietro a finti sorrisi e convivenze forzate, vuoi per i tabù sociali ancora troppo discriminanti, vuoi per la paura di accettarsi per chi si è veramente. Come per Ambra, il delicato tema affrontato dall'autore è stato raccontato con la schiettezza che contraddistingue tutto il romanzo. 

<< Quella donna vuole farci morire tutti di paura!! Se la ritroviamo viva gliene dirò così tante che la farò morire io! >>

Il personaggio che ho preferito in assoluto è la novantenne zia Irina, sorella del padre, ancora autosufficiente e grintosa nonostante la salute molto precaria.
Zia Irina, un po' come Ambra, era la ribelle di famiglia, quella che si era distaccata per prima dalle tradizioni agresti, preferendo lottare per un futuro libero e indipendente, perorando la causa del Partito Comunista ancora adolescente, ben protetta dalle disponibilità finanziarie del padre, fiorente produttore di vini.  Il suo carattere forte e caparbio, sanguigno, tipico dei toscani, sarà quello che contribuirà a riunire la famiglia e a far prendere una posizione ai nipoti. La sera della grande cena di vendemmia, con la famiglia riunita, zia Irina scomparve, gettando scompiglio tra i nipoti e la cognata. L'unica a conoscere le reali condizioni di salute della donna era la sua ''collaboratrice'' filippina Sami, ingegnere donna dal carattere forte ma profondamente rispettosa, costretta a migrare in Italia dopo l'alluvione nelle Filippine. Sami si vide costretta a rivelare il ''segreto'' della zia e la famiglia corse tra i vigneti ormai bui a cercarla e rimproverarla della sua incoscienza. Non trovandola rientrarono in casa: Irina era comodamente seduta ad aspettarli, pronta ad alimentare un focoso battibecco con la cognata Sara.

<< Aveva sempre odiato quel lavoro che l'aveva obbligata a non esercitare più la professione per cui aveva studiato.
Un medico regalato al vino, si definiva. >

Sara è sempre stata una donna dal carattere duro e aspro, ma pronta a sciogliersi per figli e nipoti.
Costretta a rinunciare alla sua professione di medico per aiutare il marito a mandare avanti l'azienda si ritrovò, dopo la sua morte, sola a gestire quell'impero del quale non le era mai importato nulla. Era stanca, unico suo desiderio era quello di giocare a burraco tutta la notte, senza pensieri. D'altronde nemmeno ai figli era mai importato nulla dell'azienda. Avevano raggiunto una buona stabilità economica, non aveva più senso dedicare i suoi anni restanti ad un lavoro che in cambio le succhiava sempre più energia. 
Il rimpianto di una professione che aveva sempre amato, quella di medico, ma che per amore aveva prontamente sacrificato era da sempre causa di accese discussioni con la cognata Irina e difficilmente riusciva ad avere l'ultima parola. Ma Sara era stanca e la decisione di cedere l'azienda dopo aver saldato contratto di vendita con gli orientali golosi del loro dolce vino,   si fece sempre più forte.
La vendemmia presentava quindi l'occasione giusta per comunicare ai figli la decisione presa per il suo bene e per il bene di tutti, a scapito di quello che avrebbe pensato la scorbutica Irina.
Tutti riponevano nella vendemmia l'occasione per riscattarsi, per aprirsi e mettere in tavola tutte le carte, il destino avrebbe poi pensato al resto.
Ma la vendemmia non aveva fatto i conti con la zia che anche questa volta avrebbe avuto l'ultima parola per dimostrare le sue ragioni e mescolare un po' tutte le carte spronando Sara e i nipoti a liberarsi delle loro limitazioni e spiccare finalmente il volo verso la serenità ...
Nel romanzo si incontrano anche altri personaggi, come Mauro, ex marito di Angela, Laura, compagna di Mauro, Fernanda, amica di Angela che nasconde un segreto che la porterà a fare delle scelte di vita drastiche e Rafel, socio e amico di Abramo, costretto a vivere nell'ombra e nell'incertezza. 
Ognuno di loro ha un vissuto forte, che li ha resi fragili e insicuri, ma grazie alla magica atmosfera della convivialità della vendemmia, si evolveranno, trovando la sicurezza per andare incontro alla tranquillità ritrovata nell'inizio di una nuova vita. 

Durante la lettura mi sono ritrovata nei panni di un nuovo membro della famiglia, intenta ad ascoltare ed elaborare i problemi e il vissuto di ogni familiare, sentendomi ancora e  di nuovo  bambina, quando durante il pranzo della vendemmia, con amici e parenti, si discuteva sulla rendita che avrebbe dato l'uva e sui rinnovamenti da fare al vigneto il prossimo anno. Ognuno diceva la sua, ognuno proponeva, spiegava e ascoltava, ma l'ultima parola era sempre quella nonno e io sempre più convinta che mangiare uva e scattare foto era la scelta migliore, quella meno faticosa e per niente appiccicosa. 
Quanta nostalgia di quella vita, in cui tutto sembrava fuori dal tempo, più genuino e quanto è stato bello ritrovare l'atmosfera allegra e la leggera di quel periodo. 
Con dispiacere ho terminato la lettura. Mi sono congedata dalla famiglia con lentezza, quella che pervade ogni lettore quando non vuole arrivare ai ringraziamenti finali, ma nel cuore ho la speranza di ritrovare tutti i personaggi, un giorno, magari in una bella fiction o in un sequel.
I motivi per i quali vi consiglio la lettura di questa accogliente storia sono diversi e ve li elenco con piacere:

1. Franco Serpi è uno scrittore con un animo spiccatamente sensibile che merita la possibilità della vostra attenzione. Il suo stile scorrevole, diretto e mai volgare, vi coinvolgerà   fino alla fine senza mai annoiarvi, facendovi vivere emozioni uniche e spesso sopite dal passare del tempo.

2. La storia, come ci racconta Serpi è un romanzo delle seconde possibilità, un modo per rinascere dalle ceneri dei propri errori come una fenice. Proprio grazie alla riunione della famiglia per la vendemmia, vengono alla luce segreti e bugie, le cose non dette e drammi profondi che probabilmente si sarebbero confessati solo ad uno sconosciuto, scatenando una serie di azioni e conseguenze che portano ad accettare cambiamenti anche drastici , spazzando via la patina stereotipata di ''famiglia del Mulino Bianco''. La perfezione non esiste, dietro alla facciata dorata di famiglia perfetta si sbaglia, si creano conflitti, ci si allontana per poi ritrovarsi, elaborando i propri errori e ricominciando da capo, seguendo la pancia e il cuore anche se la strada sarà tutta in salita. 

3. Lo scenario descritto con cura e amore ci farà viaggiare nella meravigliosa campagna Toscana tanto cara all'autore, dall'atmosfera a cavallo tra le tradizioni contadine del secolo scorso e i giorni d'oggi.

4. È un romanzo che si legge d'un fiato, che tiene incollati fino alla fine e ci da la speranza di ricominciare per trovare il nostro riscatto.

5. È un romanzo adatto a tutti, trattando vari argomenti delicati e di attualità.

Ultimo motivo per convincerci è che potrebbe essere uno splendido regalo di Natale per i vostri amici sognatori e romantici.

Spero di avervi incuriosito al punto di farvi intraprendere subito questo viaggio nella natura e nell'anima perché, alla fine, vi sentirete pronti a cercare il vostro riscatto dell'anima. 
Augurandovi buona lettura vi do appuntamento alla prossima uscita, qui sul blog, di un'interessante intervista a Franco Serpi.
A presto,

Ringrazio di cuore Franco per avermi regalato questa meravigliosa emozione, e gli faccio tanti auguri per il traguardo delle 2000 copie vendute.
Ringrazio anche la disponibilità di Roberto Petacchi per avermi ''prestato'' la suggestiva location per fotografare ''Nei giorni della vendemmia'' tra gli splendidi vigneti della sua Azienda Agricola Giacomelli.
Ringrazio infine Rosanna Acquaro, per gli amici Pam, per avermi fatto conoscere Franco Serpi e per averlo intervistato. Da oggi Rosanna, impegni lavorativi e familiari permettendo, collaborerà con La Valigia.

Tania C.

foto personale scattata nella splendida location di un vigneto dell'Azienda Agricola Giacomelli di Castelnuovo Magra (Sp)

Recensione TUTTO NASCE PER FIORIRE di DEMETRA COSTA

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