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mercoledì 26 febbraio 2025

IL LIBRO A FUMETTI DELLA STORIA DI LUNI La città romana di Luna dalle origini alla decadenza Palandrani - Guerra - ED. CIRCOLO LEONARDO EDITORE

 



IL LIBRO A FUMETTI DELLA STORIA DI LUNI

La città romana di Luna dalle origini alla decadenza


Autori: Palandrani 

Illustrazioni: Guerra

Ed. CIRCOLO LEONARDO EDITORE

Anno di pubblicazione: Massa 2002

Genere: Storico


CONOSCIAMO GLI AUTORI

CLAUDIO PALANDRANI

Palandrani nasce a Pontremoli (MS) il 30 settembre 1954. 

Dopo il percorso di studi superiori all'Istituto Statale d'Arte "Felice Palma", si diploma nel 1973.

Segue una laurea in Architettura presso l'Università degli Studi di Firenze.

Opera per anni in ambito di marketing creativo e design industriale, alle dipendenze di un'azienda di Parma.

Attualmente impegnato nella libera professione di architetto, è anche titolare della cattedra di Progettazione e Geometria Descrittiva presso l'Istituto Statale d'Arte di Massa, dove vive e lavora.


NICOLA GUERRA

Nato a Massa il 25 novembre 1969, frequenta l'Istituto Statale d'Arte "Felice Palma" di Massa. Dopo aver conseguito il diploma di maturità artistica, presso il Liceo Artistico di Carrara, frequenta, sempre a Carrara, il corso di Pittura presso l'Accademia di Belle Arti.

Vive e lavora a Massa svolgendo l'attività di illustratore pubblicitario e disegnatore  di fumetti.


UN PO' DI STORIA E IMPRESSIONI



Anfiteatro romano Città di Luni, foto personale


Cari lettori della Valigia buon pomeriggio. 

Oggi vi lascio una recensione un po' insolita. 

Il genere storico non è il mio cavallo di battaglia, anzi, non mi vergogno a confessarvi che spesso e volentieri, evito come la peste romanzi, saggi, e testi puramente storici, a meno che non sia interessata a un periodo storico in particolare o ad accadimenti specifici.

L'eccezione che conferma la regola è il testo a fumetti che vi presento oggi, intitolato: IL LIBRO A FUMETTI DELLA STORIA DI LUNI. La città romana di Luna dalle origini alla decadenza.

Questo testo illustrato magistralmente, racconta la storia, la gloria e la caduta del mio paese, Luni, il primo comune ligure per chi proviene da Roma, insignito del titolo di Città di Luni da Sergio Mattarella, proprio per il valore e prestigio storico della cittadina romana di Luna.

Io sono di La Spezia, ma vivo a Luni da sempre e ho sempre ritenuto importante conoscere le proprie origini e quelle del luogo in cui si vive, perciò, quando ho notato questo testo nella biblioteca comunale, non ho potuto fare a meno dal noleggiarlo.

A grandi linee la storia la conoscevo già, grazie alla mia maestra delle elementari che ci portava spesso al sito archeologico e ci raccontava le gesta dell'antica e grandiosa Luni, splendida Civitas.

La città di Luni nacque in una landa pianeggiante chiamata piana del Magra, il fiume che ne bagna le sponde, nella riviera di Levante, ai piedi delle Alpi Apuane della vicina Toscana.

Le antiche tribù  vivevano lungo il territorio che va dal mare e si inerpica sulle aspre montagne dell'entroterra.

Leggenda narra che nel '700 a.C. gli Etruschi fossero abitudinari a spingere le loro incursioni tra Arno e valle del Magra, scontrandosi con la popolazione indigena. Ma di poca rilevanza e riscontro è la documentazione archeologica.

Per i romani, invece, dal 280 al 177 a.C. fu impresa non facile resistere ai Liguri-Apuani che cercarono di difendere il loro territorio dal dominio degli "invasori".

A causa di ferine azioni da parte dei romani, i Liguri - Apuani si videro sconfitti e la popolazione ribelle costretta alla deportazione di massa nel Sannio.

Nel 177 a.C., il vuoto demografico venutosi a creare, fu colmato pochi anni dopo con l'invio di 2000 coloni romani per ripopolare quelle terre. Era l'anno 177 a.C. anno della fondazione di Portus Lunae, ma alcuni gruppi di Liguri-Apuani, sfuggiti alla deportazione, continuarono a contrastare i romani, cercando di difendere la propria terra.

Proprio in quell'anno venne fondato Portus Lunae.

Nel 155 a.C. il Console Claudio Marcello , riuscì a sconfiggere definitivamente i ribelli resistenti sulle alture di Monte Marcello, un colle a picco sulla rocciosa costa marina, vicino alla cittadina.

Dopo aver preso dominio di tutto il territorio, i Romani proseguirono le loro opere di colonizzazione, bonificando tutto il territorio paludoso e collinare circostante, ripristinandolo a terreno agricolo.

Portus Lunae si stava avviando verso lo sfavillio opulento dell'età imperiale, sostenuta dalla produttiva esportazione del pregiato marmo di Carrara che, dopo essere stato sapientemente e ingegnosamente portato a valle con tecniche di ingegneria umana, veniva imbarcato alla volta di Roma.

I preziosi rinvenimenti del sito archeologico di Luni hanno messo in luce la bellezza e lo splendore di Portos Lunae, tanto da pensare che venisse essere messa in competizione con la bellezza immensa di Roma.

Mentre l'Impero romano iniziava il suo declino, nel '410 d.C. i Goti, comandati da Alarico, invasero Roma devastandola ma Luni, grazie alla sua posizione geografica strategica, riuscì a resistere ancora per qualche tempo alle invasioni, finché i Goti non ci misero le grinfie sopra in tutto il territorio circostante.

Dal 489 al 553, il dominio gotico allargò la sua estensione anche nella piana di Luni e, nel 553, i Bizantini di Narsete, sconfissero i Goti occupando la cittadina, ben conscio dell'importanza economica e strategica del territorio. 

I Bizantini, per difendersi dall'avanzata Longobarda, realizzarono una cospicua rete di castelli e fortini che si estesero fino a Ravenna.

Nel 643 d.C. i Longobardi ebbero la meglio e governarono circa 130 anni sulla Lunigiana e Luni fino a Garfagnana e Lucchesia.

Gli anni a seguire furono duri per tutta l'Italia e anche per Luni, furono anni di dominio barbaro.

Con la vittoria di Carlo Magno sui Longobardi, il dominio Franco portò a un regime feudale che sconvolse profondamente Luni

Il VII e l’VIII secolo furono anni di imbarbarimento per la Lunigiana e per l'Italia intera. Dopo la vittoria di Carlo Magno sul re longobardo Desiderio a Pavia (774 d.C.), la dominazione
Franca introdusse ovunque il regime feudale. In quegli anni Luni subì un vero sconvolgimento.

Leggenda narra che Luni subì invasioni e distruzioni per ben otto volte.

La prima, in data 856 d.C., avvenne per mano dei normanni, i quali, credendo di essere giunti a Roma, vennero ''ingannati'' dallo splendore del porto e della bianca città di marmo che decisero di depredarla delle sue opere d'arte e ricchezze per poi distruggerla, uccidendo il Vescovo e tantissimi cittadini.

A causa delle continue incursioni degli invasori, la popolazione rimasta fu vittima di pestilenze e venne costretta ad abbandonare il lavoro agricolo, retrocedendo alla più facile pastorizia, a nuova avanzata delle paludi e al diffondersi della malaria.

La retrocessione portò Luni all'indebolimento e vulnerabilità, diventando facile preda dei pirati Saraceni e di Mughaid che invasero la città profanandola e islamizzandola, trasformando in Moschee le Chiese del territorio.

La disfatta di Luni è incerta, a causa della mancanza di documentazioni storiche. 

Sarà a partire dal X secolo che grazie al Codice Pelavicino, il "LIBERIRIUM"  della Curia Lunense, che si potranno avere documenti, atti vescovili e notizie certe sulla storia di Luni e Lunigiana Medioevale.

A grandi linee questa è la storia gloriosa di Luni, splendida Civitas. 

Ho raccolto e riportato queste notizie dalle pubblicazioni del professor Elio Gentili, custode storico di Città di Luni. 

Ovviamente nel racconto a fumetti è tutto molto più articolato e impreziosito di dialoghi e aneddoti, oltre che ad accenni storici approfonditi. 

Lo stile dell'autore è molto semplice, rendendo la lettura adatta sia a bambini che adulti, anche ai più ostici e diffidenti verso le letture storiche.

I fumetti sono sapientemente illustrati, le figure caratterizzano appieno emozioni, sentimenti, fisicità delle persone dell'epoca e la ricostruzione storica è fedele a ciò che si può ammirare nel sito archeologico.

Questo prezioso testo storico è un gioiellino da non lasciarsi scappare se siete amanti del genere.

Come vi ho accennato, in questo periodo ho avuto il piacere di riscoprire l'importanza delle biblioteche. Non solo il risparmio economico, etico e ecologico a livello globale è inestimabile, ma ancora più preziosa è la memoria storica che custodiscono, insieme a qualche rarità come questo testo.

Ho fatto ricerca in rete ma non ho trovato siti dove poter acquistare il cartaceo, a parte qualche venditore privato, ma con prezzi esorbitanti per un usato. 

Il mio consiglio, per chi fosse interessato, è di farne ricerca in biblioteca.

Mi scuso con gli storici per eventuali errori e "castronerie" scritte, non sono storica e sicuramente mi sono sfuggite molti aneddoti e fatti. 

Sperando di avervi incuriosito, vi auguro buona lettura, lasciandovi alcune immagini scattate personalmente, nel sito archeologico di Città di Luni.

Tania C.


LUNI SPLENDIDA CIVITAS

SITO ARCHEOLOGICO














giovedì 11 febbraio 2021

Recensione ROSA E NOIR SUL GRANDE FIUME di William Bertoia - Ed. KAPPA VU -

 





ROSA E NOIR 

SUL GRANDE FIUME

William Bertoia

Ed. Kappa Vu

Prima edizione Aprile 2018

Collana Narrativa

Formato Brossura

Pagine 160

€ 15,00

Link per l'acquisto https://shop.kappavu.it/prodotto/rosa-e-noir-sul-grande-fiume/


CONOSCIAMO L'AUTORE


Nato nel 1943 a Casarsa ( Pordenone ), William Bertoia si diploma alla Scuola Mosaicisti dei Friuli di Spilimbergo.
Dopo un proficuo passato da ciclista dilettante che lo vide sul podio una trentina di volte e con la gratificante qualifica da Sommelier professionista che lo vede impegnato nell'enogastronomia, nel 1987, da autonomo, fonda la Friul Mosaic, un'affermata azienda leader nel settore pubblico e privato del mosaico artistico decorativo. 
Le opere dei centri benessere, musei, negozi grandi firme della moda , Chiese e Santuari italiani, hotel russi, brasiliani e kenioti portano la sua firma.
Finalmente in pensione, pur sempre impegnato nella sua azienda, dopo viaggi ed esperienze lavorative che lo vedono impegnato in oltre cinquanta Paesi del mondo, si dedica ad uno dei suoi hobby preferiti, la scrittura creativa e l'iconografia.
Tra le sue pubblicazioni spiccano alcuni testi teatrali e, nel 2015, i libri Meraviglie del mosaico, un viaggio nella storia dell'arte musiva e Il Tesoro di Cromazio, un noir ambientato nel sito archeologico di Aquileia.

TRAMA
Friuli, ubicato lungo le rive  del ''Grande Fiume'' Tagliamento, si trova il borgo storico in cui diverse vite si incrociano e diversi uomini si succedono percorrendo il letto formato da ghiaie millenarie.
Matteo, un pensionato ex migrante, in compagnia del suo fedele cagnolino Ringhio  sono i protagonisti, insieme a Teresa, il suo primo amore mai dimenticato e appena ritrovato.
Il loro rinnovato amore, appagante, dolce, trascinante e vivo si intersecò col dramma che si stava compiendo tra le barene del fiume, in mezzo ai pioppi, trascinato dal fluire della corrente.
Una zona ricca di storia e rigogliosa natura, meta delle lunghe passeggiate di Matteo e fonte di ispirazione per i suoi dipinti, si trasforma nella scena di una misteriosa tragedia.
Il rosa prende sfumature noir e i drammi del mondo irrompono di prepotenza nella tranquillità della vita del borgo e dei protagonisti.
La tenera storia d'amore dei due pensionati viene stravolta dal ritrovamento di particolari tumuli lungo la boscaglia del fiume. 
Le indagini per dare un volto e una spiegazione a quelle misteriose morti diventano la metafora tra l'essere umano e la società, tra l'indifferenza e la solidarietà, tra egoismo e umanità.
Un emozionante romanzo che appassiona il lettore coinvolgendolo a riflettere sulla sua trama.

IMPRESSIONI

Rosa e noir sul grande fiume mi è stato gentilmente offerto da  Giuliano  di Kappa Vu Edizioni in un bel pacco sorpresa. 
Ringrazio di cuore per la disponibilità e  per avermi fatto conoscere nuovi autori, dei quali sono rimasta piacevolmente sorpresa.
Se dovessi descrivere questo romanzo con una parola: poesia!
Bertoia, come il protagonista Matteo, ha dipinto la cartolina poetica di  un borgo medievale friulano sulle rive del Tagliamento,  accompagnando la mente e lo sguardo del lettore dentro al dipinto sfumato di mille emozioni diverse e forti.

Ambientato nella provincia di Pordenone, a Valvasone, il romanzo comincia dalla fine, qualche km più a sud, a  Malafesta, in provincia di Venezia dove, sulle rive del Tagliamento, l'ottuagenario Rico sta ristrutturando la sua proprietà. La piena del fiume in quei giorni è tumultuosa e trascina con sé tutto ciò che intralcia il suo decorso verso il mare.
Tra la spuma della corrente e i detriti, Rico vede emergere una mano, quasi lo stesse salutando. Dopo un primo momento di dubbi e perplessità, l'uomo non si cura più di tanto di quella mano: non avrebbe potuto fare nulla per aiutare quella povera anima ormai priva di vita. 
Di li a poco il mare avrebbe restituito il corpo e , nei giorni a seguire, avrebbe certamente saputo della scomparsa di qualcuno. 
Con un salto temporale di circa due anni, ben omogeneizzato nel filo conduttore della storia, il lettore si ritrova a Valvasone, seguendo Matteo lungo le barene del Grande Fiume insieme al cagnolino Ringhio che ha appena rinvenuto uno strano pezzetto di stoffa etnica.
Matteo ha lavorato per anni all'estero, tornato in Italia  sposa la sua Ester mettendo su una bella famiglia. 
Ha da poco passato la settantina, in pensione da qualche anno e rimasto fin troppo presto vedovo, le sue giornate sono scandite da lunghe passeggiate lungo il fiume e ore passate a dipingere sempre insieme a Ringhio, l'unica fedele compagnia di cui ama circondarsi, regalo di un nipote affinché non si sentisse troppo solo in quella grande casa.
Da quando la moglie è venuta a mancare e i figli hanno seguito la loro strada, Matteo si è ritirato a vita solitaria, tra le quattro mura della sua casa e della sua mansarda convertita in atelier artistico. 
Non è asociale, ha solo scelto con cura le persone da frequentare. 
A lui piace camminare sulle barene del fiume, osservare le rigogliosa varietà di flora e fauna che incorniciano l'antico corso del Tagliamento per poi immortalare quelle cartoline nelle  sue tele.
Prima di emigrare all'estero, Matteo visse un'intensa storia d'amore con la bella Teresa, una ragazza con grandi occhi verdi, di una decina di anni più giovane di lui, ma molto matura per i suoi sedici anni.
Il loro amore sanguigno e sincero era contrastato dalle famiglie a causa della differenza d'età, ma i ragazzi si amavano e la loro storia andò avanti finché Matteo non fu costretto ad accettare una buona proposta di lavoro che lo portò all'estero.
Con la promessa di lasciar decidere al destino il futuro della loro storia, si lasciarono, perdendosi nei percorsi di vita.
Nonostante i diversi percorsi intrapresi la loro  vita è piena e appagante, anche se sono rimasti entrambi vedovi presto.
Teresa non ha avuto figli, è sola, in età da pensione e, stanca di viaggiare per il mondo come agente di viaggio, decide di tornare a vivere con l'anziana madre nella loro villetta sul fiume a Valvasone. Ma anche la madre viene presto a mancare, lasciando la donna ancora più sola.
È una persona solare, morbida e verace, con tanta grinta e, anche se il cuore ultimamente, è un po' ballerino, fa della solitudine il suo punto di forza. 
Prendendo in mano la sua libertà, decide di andare incontro a quel destino che tanti anni fa le aveva fatto cambiare strada.
Lo stupore di Matteo è scioccante, quando si trova davanti Teresa, sempre bella e longilinea come ai tempi della loro storia, anzi ancora più bella grazie alla  maturità degli anni.
Sembra che il tempo non sia passato e, la passione di allora si risveglia come un fuoco sopito sotto le braci che aspettava solo una scintilla per infiammarsi nuovamente.

<< C'era ancora della vita da vivere, dei momenti felici da gustare, forse delle nuove pene da patire, ma il suo carattere ottimistico, la sua esuberanza e la voglia di buttarsi  nella inaspettata novità, le lasciavano intravvedere anni ancora pieni, ancora felici. >>

Da quel primo incontro in paese ne seguono altri, fatti di tenerezza e passione, come due adolescenti ma con l'esperienza e la saggezza dell'età.

L'autore ha  affrontato con delicatezza e discrezione il tema dell'amore over sessanta. Un amore e una passione che nulla hanno da invidiare alle storie adolescenziali. 
Con naturalezza e semplicità ha saputo dar vita ad un sentimento puro, mai sopito,  nonostante le diverse strade intraprese. Ha messo in luce la purezza di un sentimento nato e vissuto nella libertà di continuare ad essere sé stessi, nonostante le batoste della vita.

Nessuna ripicca, nessun litigio o tradimento. Matteo e Teresa hanno vissuto a pieno e con dignità i loro matrimoni, pur senza mai dimenticare quella piccola fiamma che  continuavano a custodire da anni nei loro cuori.
Adesso che il destino li aveva riuniti non si sarebbero più lasciati. 
La nuova vita  scorre tranquilla e spensierata, tra un viaggio ai Caraibi e una mostra dei quadri di Matteo, tutto diventa un sogno idilliaco.
A turbare le giornate da sogno il destino irrompe nella vita di Teresa: la donna viene colpita da un leggero infarto, ma l'amore di Matteo e la voglia di formare finalmente una famiglia la fanno riprendere in fretta.
Ora  nessuna ombra potrà oscurare il sole che vive dentro di loro. 

<< Fiume, che dopo le antiche  battaglie combattute sulle sue sponde e il sangue versato durante le ultime due guerre, tornava a colorarsi di morte. >>

Ma ancora una volta il destino ci mette il carico da undici.
Durante una passeggiata lungo una barena, Ringhio è inquieto, abbaia, mugola, annusa e poi la scoperta scioccante: un tumulo ancora fresco con una piccola croce di rami intrecciati ad un lembo di stoffa simile a quello che il cagnolino aveva scovato qualche tempo prima.
La curiosità di Matteo è tanta, ma il timore di scoprire qualcosa di atroce lo spinge a non scavare il tumolo. Avrebbe avvisato le forze dell'ordine in seguito. Prima doveva ritrovare il piccolo lembo di stoffa e confrontarlo con quello della croce. 
Il giorno seguente torna nel pioppeto con Ringhio, accertandosi che il tumolo fosse ancora intonso. Perlustrando la zona circostante rinviene un focolare con delle stoviglie e  un pezzo di cotenna in avanzato stato di decomposizione,  sotterrato sotto il terreno sabbioso. Ringhio, grazie al fiuto sopraffino, ritrova anche il lembo di stoffa dei giorni precedenti. 
Non ci sono più dubbi, è la stessa stoffa etnica della croce. 
Tra mille elucubrazioni e teorie i due, col piccolo lembo di stoffa ben custodito, tornano da Teresa raccontando l'accaduto. Non hanno trovato un cadavere, o meglio Matteo non ha voluto scavare, ma crede che il bivacco appartenga a dei profughi mussulmani, anche se la croce lascia presagire il contrario.
Teresa scopre che il tessuto è di cotone prodotto in Iraq e i dubbi cominciano a diventare certezze. 
Persi nelle loro indagini, senza preavviso, la coppia riceve la visita di Don Bortolo, versione più coraggiosa di Don Abbondio, venuto per chiarire la loro intenzione sulla convivenza.
In realtà, la visita di Don Bortolo,  è per Matteo, l'occasione di indagare un po' sul caso senza rivelare, per il momento,  del tumulo.
Alla domanda diretta se il sacerdote avesse ricevuto segnalazioni del passaggio di profughi lungo il fiume,
perplesso e turbato da quella strana richiesta, Don Bortolo tentenna nel rispondere, ma il caffè alla grappa di Teresa rende la lingua più sciolta. 
Il sacerdote racconta che dei suoi colleghi che abitano ''più a nord'' hanno ricevuto la confessione di un bracconiere al riguardo di strani focolari notturni da bivacco lungo gli argini del Tagliamento. 
A questo punto anche Matteo non può fare a meno di confessare il rinvenimento del tumulo, facendo promettere a Don Bortolo di carpire ai suoi colleghi qualche dettaglio in più ed eventualmente di convincere il bracconiere a confessare quello che sta nascondendo. 
Ha tempo fino all'indomani a mezzogiorno, poi avviserà la Polizia.

La scena che mi è passata davanti agli occhi è stata quella di un povero curato di campagna, sudato e allibito che, combattuto tra il segreto confessionale e un profonda voglia umanitaria di aiutare le indagini, rimuginava su se stesso facendo roteare gli occhi, tamponandosi il sudore freddo con un fazzoletto. 
Una scena che potrebbe avere un che di esilarante, come un bambino colto con le mani nella marmellata, se non fosse per la terribile tragedia in corso.
Senza entrare troppo nel complesso ambito  legale, l'autore ha ben esposto i pro e contro e le ragioni del comportamento del sacerdoti coinvolti nelle confessioni del bracconiere, riuscendo ad aiutare le indagini senza violare il segreto confessionale.

<< Hamed e Miriam hanno un sogno, far nascere il loro primogenito in una terra libera, in una terra dove regni la pace che, da anni ormai, non conoscono più. >>

Matteo avvisa il commissario Stefanutto  diventandone, insieme al fidato Ringhio, il braccio destro durante le indagini. La sua profonda conoscenza del territorio e del fiume e il fiuto portentoso del cagnolino apportano un grande aiuto alle indagini. 
Durante gli scavi nel tumulo con la croce, emerge il corpo dilaniato di una giovane donna incinta, probabilmente irachena. 
Il giorno dopo un altro tumulo viene riportato in luce nel giro di pochi metri. 
Questa volta senza croci, ma con una scatola piena di fotografie di un bambino proveniente da un paese in guerra, forse la Siria. 
Scavando nel tumulo rinvengono i resti di un bambino, crivellato da pallettoni da cinghiale.
L'ipotesi del traffico umano dei Balcani prende sempre più campo, sulla pista del bracconiere. 
Matteo e Ringhio sono felici di aiutare il commissario ma, nell'ombra, qualcuno li sta minacciando per fargli smettere le indagini. 
Ne subirà ben presto le conseguenze il povero Ringhio...

Rosa e Noir sul grande fiume non è solo un rosa dalle sfumature noir, è molto di più.
È la memoria atavica di un fiume che lungo le sue sponde ha visto scorrere la storia d'Italia;
è il sangue versato sul fronte;
è l'amore dei friulani verso la propria terra;
è la vita che fiorisce tra le sue barene i suoi boschetti del Tagliamento;
è il colore delle stagioni che si rincorrono nelle campagne;
è la speranza di anime in fuga dall'orrore, 
ma soprattutto è la denuncia del traffico umano dall'est avvenuta qualche anno fa sul confine friulano.
Un popolo in cammino da paesi devastati dalla guerra, usato come merce di scambio dai trafficanti di esseri umani. 
Gente fiera e orgogliosa, che chiedeva solo un passaggio verso la libertà e invece è andata incontro alla morte.
È un romanzo che ti entra dentro, che ti infonde tenerezza per il dolce sentimento di Matteo e Teresa, ma al contempo ti lascia tanta rabbia e dolore per i fatti accaduti, anche se c'è sempre una piccola luce di speranza che dissolve tutto quel nero.
Ho amato questo romanzo, mi sono commossa seguendo le vicende dei personaggi che avevano improvvisamente preso vita diventando quasi membri di famiglia, coi loro tratti e caratteri ben approfonditi. 
La lettura è scorrevole, mai banale e molto poetica nei ritratti paesaggistici.
Arrivare alla fine è un attimo, grazie al coinvolgimento psicologico in cui l'evolversi della storia cattura il lettore.
Consiglio caldamente questo romanzo ai lettori dall'animo romantico e sensibile, amanti della natura e del nostro meraviglioso Paese.
Sicura che ne rimarrete appagati anche voi, vi auguro una buona lettura.

Tania C.




















lunedì 15 luglio 2019

Recensione di NEL MIRINO I MIEI GIORNI IN DIFESA DI KOBANE di Azad Cudi Edizioni Longanesi



NEL MIRINO
Azad Cudi
Ed. Longanesi 2019
Brossura
Pag. 304
Collana Nuovo Cammeo - Saggistica -
€ 19,00
Ebook disponibile


TRAMA

Azad Cudi è un ragazzo è un ragazzo curdo-iraniano che nel 2002 ha solo diciannove anni che si ritrova costretto a servire l'Esercito Iraniano impegnato a combattere una guerra spietata contro i curdi. Non volendo combattere contro i propri fratelli curdi Azad diserta fuggendo nel Regno Unito dove, dopo aver chiesto asilo politico, imparerà l'inglese ed otterrà la cittadinanza. Tornerà in Medio Oriente come volontario, in aiuto delle Missioni Umanitarie durante l'esplosione della guerra in Siria. 
Durante l'autunno del 2014, dopo appena ventun giorni di addestramento, l'esercito curdo lo ingaggerà come tiratore scelto, nella difesa della sua città, Kobane, sita nella regione autonoma del Rojava, finita sotto il dominio dell'Isis. Ma i volontari che oppongono resistenza all'assedio dell'Isis lottano una battaglia crudele e impari. I volontari, tra i quali sono arruolate in prima linea anche molte donne, sono solo duemila, contro più di dodicimila Jahdisti. Bisogna abbatterli, uno a uno.
Con questa testimonianza toccante, Azad Cudi, racconta dalle viscere di sanguinose battaglie dietro le linee del fronte, senza censure, la storica disfatta dell'Isis su Kobane. In un alternarsi di riflessioni personali e politiche, Cudi si interroga su temi sempiterni come il prezzo per la vittoria da pagare in vite umane, gli effetti psico-fisici di chi ha combattuto una  guerra, il dolore per la perdita di soldati e volontari il cui sacrificio è oggi una speranza per il mondo, quella di scongiurare una terribile minaccia.

IMPRESSIONI

Il mondo militare mi ha sempre affascinata, vuoi perché ci sono cresciuta e lo vivo, vuoi perché, anche se ipoteticamente in tempi di pace, stiamo vivendo un periodo in cui il ''militare'' fa parte del quotidiano. Non è difficile, nelle nostre città, trovare postazioni militari con giovani armati, a tutela della sicurezza cittadina e dei beni culturali, ma in particolar modo è attuale scoprire quanti ragazzi giovanissimi, ancora oggi perdono la vita per difendere la democrazia e la pace mondiale. La mia curiosità quindi, con la pubblicazione di questo saggio, era talmente forte che chiesi a Longanesi di poterne avere una copia da poter recensire e, gentilmente, Benedetta mi inviò l'ebook. Per questo la ringrazio tantissimo. 
L'ho letto d'un fiato, immedesimata in un mondo fatto di polvere, sangue e armi, ma anche di amore verso i propri fratelli e la libertà per la propria terra. Da difendere anche con la morte. 

Gli stranieri trovano sorprendente che all'interno del movimento di resistenza curdo donne e uomini siano pari in tutto, guerra compresa.

Nel 2011, con lo scoppio della guerra civile in Siria, i Curdi, ribellandosi al dominio dell'Isis, fondarono a Kobane,  la regione autonoma del Rojava, lembo di terra del Kurdistan siriano e piccola oasi democratica di pace ed eguaglianza, dove uomini e donne vivevano in parità dei sessi. Il folle delirio dell'Isis innescò una spietata battaglia contro la democraticità e soprattutto contro l'eguaglianza dei diritti che avevano le donne, da sempre considerate oggetti senza voce e senza diritti.
Sul fronte l'Isis schierò un esercito di oltre dodicimila uomini, armati con le armi più moderne e potenti, mentre il popolo curdo attuò una linea di difesa formata da uomini e donne ardite, con la volontà di difendere i loro diritti e la loro libertà. Un esercito insignificante, agli occhi dei jiahdisti, solo duemilacinquecento, tra volontari e tiratori scelti, a contrastare un oceano di morte e distruzione, oltretutto dotati di un arsenale di mezzo secolo prima.  La sconfitta sembrava quasi un gioco veloce e senza gara. Ma non avevano fatto i conti con la forza dell'amore di un popolo pronto a difendere la propria terra.
Nelle unità di protezione curde, per arruolarsi volontariamente bisognava avere almeno diciotto anni, essere capaci, svegli e utili ai compagni: poco importava il sesso di un soldato, gli ideali democratici erano gli stessi. Uomini e donne avrebbero poi combattuto insieme ma in unità separate, combattendo, morendo e uccidendo senza distinzioni. Questa parità meravigliò l'Isis, fomentando ancor di più la voglia di potere e distruzione verso i curdi, infedeli e soprattutto col potere femminile. Di contro, apprendere quanto potessero essere meravigliati e sconvolti i nemici, diede la certezza ai curdi di essere il giusto esercito per sconfiggerli. 
Tra i cecchini scelti dell'esercito curdo, poco più che diciannovenne, si arruolò Azad Cudi, rientrato volontariamente a Kobane dopo un periodo passato nel Regno Unito per fuggire all'arruolamento obbligatorio imposto dall'Esercito Iraniano.

Nel nostro movimento , diamo per scontato che ognuno sappia qual è la cosa giusta da fare. Io sapevo che il mio compito era continuare a combattere, perché c'era bisogno della mia esperienza.

Durante i due anni di assedio, dal 2014 al 2016, Azad, diventato un cecchino esperto e preciso, continuerà a porsi,come un'ossessione, due domande: "Come li attaccheremo? Come ci attaccheranno?"
Privato del sonno, del cibo, tanto da portarlo a pesare quanto un bambino di tredici anni, Azad, dietro al suo compagno fedele e preciso, il fucile, continuerà a tenere nel mirino il nemico sino a consumarsi gli occhi. Mentre amici e compagni continuavano a perire in battaglia, il suo compito principale e indesiderato diventò quello di sopravvivere per continuare a far vivere la Memoria di chi si sacrificò per la libertà.
All'inizio del 2017 il piccolo esercito curdo, senza denaro e attrezzature di prima necessità quali radio e binocoli e con armi datate, sei mesi dopo l'avanzata a Kobane, riuscì a fermare il plotone dei dodicimila dell'Isis. Tutti i jihadisti furono cacciati dal Rojava, facendo collassare il glorioso sogno di un nuovo Califfato dell'Isis, ridotto oramai a sparute bandierine sulle cartine, con un tragico bollettino di morte di tutti i volontari stranieri arruolatisi al grido di "Allah Akbar".
Quei duemilacinquecento ragazzi riuscirono in tale impresa grazie anche alla cocciutaggine dei contadini di Kobane. Quello che li univa era l'amore per le proprie radici, per quella terra arsa dal sole ma che proprio grazie al duro lavoro dei contadini, li aveva ripagati con i suoi preziosi frutti, facendoli convivere in pace armonia coi loro fratelli nonostante il credo differente.

Nessuno voleva morire, ma ci avevano costretto alla guerra e a volte il suicidio in battaglia sembrava essere la nostra unica opzione. Tutti sapevamo che avremmo dovuto affrontare ferite, orrore e morte, ed eravamo pronti a condividere tutto questo con i nostri compagni. Citando un detto curdo, affermavamo di prepararci a quel momento con <<fiori selvatici e menta>>.

Quando si entra in guerra per la difesa dei propri diritti, bisogna essere pronti a tutto e con qualsiasi mezzo e Azad Cudi ci racconta  la guerra del suo popolo fatta anche di piccoli espedienti per salvarsi la vita o per uccidere quanti più nemici possibile. Di uomini ne sono stati uccisi, la conta era straziante e impensabile, per un cecchino sarebbe stato come descrivere l'odio provato da un uomo debole. Ma sapeva  che spesso le azioni estreme erano l'unica via di salvezza. Qualsiasi soldato capace sarebbe stato in grado di imparare, nel giro di un'ora, i primi rudimenti per diventare un tiratore scelto. Ogni fucile in dotazione possiede una sorta di carattere e potenza propri e un bravo tiratore, deve imparare a conoscere il ''temperamento'' di ogni arma tra le sue mani. Ma forse, più importante che saper sparare, era il saper osservare il comportamento del nemico, valutandolo con uno sguardo.  Il modo di camminare, il maneggio di un'arma, la troppa sicurezza o la paura, avrebbero potuto essere indici di un eventuale errore e avrebbero permesso alla squadra di Azad di attaccare la postazione del nemico uscendone vincitori e col minor danno possibile.
Attraverso i suoi racconti, con un linguaggio spesso crudo e denso di emozioni, Cudi ci fa vivere non solo i suoi cento giorni in prima linea dietro ad un fucile, ma spiega anche cosa significa combattere contro il regime distruttivo  e dittatoriale del fanatismo islamico che, in nome dello sterminio degli "infedeli" opprime, violenta e schiavizza intere popolazioni mirando al monopolizzare la terra intera.
Una cronaca di guerra e un messaggio profondo di pace, da chi quella guerra l'ha vissuta e combattuta. Le trecento pagine di questo saggio scorrono veloci, nonostante la crudezza delle immagini e la passionalità di un popolo, quello curdo, che come il piccolo Davide  ha saputo lottare democraticamente e con ogni mezzo contro Golia, il gigante despota  il quale, in preda al delirio di onnipotenza, voleva schiacciarlo e distruggerlo.
Mi permetto di consigliare questo saggio non solo agli appassionati di storia militare, ma anche e soprattutto ai più giovani, il futuro della nostra Nazione e della Terra, per capire cosa c'è al di la delle immagini di morte e odio che ci propongono i media. Perché dietro ad ogni guerra, per quanto ingiusta possa essere, ci sono uomini veri, con un forte amore per la vita e per le proprie radici, pronti a tutto pur di lasciare un mondo nuovo e pulito alle generazioni future.
Buona lettura,
Tania C.

sabato 16 marzo 2019

Recensione di COME È PROFONDO IL MARE di Nicolò Carnimeo



COME E' PROFONDO IL MARE
di Nicolò CARNIMEO

Ed. Chiarelettere collana REVERSE
Pag. 172
Copertina flessibile
€ 13,60
Ebook disponibile

CONOSCIAMO L'AUTORE

foto dal web

Docente di Diritto alla navigazione e dei trasporti all'Università di Bari, Nicolò Carnimeo, dopo un viaggio tra Nigeria e Malesia, per Longanesi, pubblica NEI MARI DEI PIRATI. Per Mondadori pubblica MONTENEGRO, VIAGGIO SENZA TEMPO. Collabora con testate giornalistiche come Limes, La Stampa, Il Fatto Quotidiano  e La Gazzetta del Mezzogiorno, oltre alla trasmissione Linea Blu su Rai 1.

TRAMA

Il nostro organismo quanta "plastica" è in grado di tollerare? Quanto mercurio introduciamo nel nostro corpo nutrendoci di pesce? Nell'Adriatico c'è una discarica di tritolo? Alghe aliene e meduse esotiche stanno invadendo i nostri mari, perchè? 
Sono domande, spesso prive di risposta, che si pone l'autore. In pochi sono in grado di fare luce sul perchè, davanti ai nostri occhi ignari, il nostro Mediterraneo e gli Oceani stanno vertiginosamente mutando.
Seguendo tre rotte non convenzionali del mare di plastica, nel mare di mercurio e nel mare di tritolo, Carnimeo ci descrive tre reportage che si possono riassumere in una immensa discarica marina. Causa, effetto e conseguenza fotografica della scelta di vita che ha deciso di intraprendere l'uomo. Non tutti, fortunatamente, sono propensi a lasciare un'eredità di plastica alle generazioni future. Una denuncia che si legge come un libro di racconti.


IMPRESSIONI

"Non è segnata sulle carte nautiche, né si può avvistare dall'alto su Google Earth. Eppure è grande quanto un continente, così vicina che basta allungare la mano per toccarla. Dell'isola di plastica fluttuante negli Oceani abbiamo avuto notizia dai media, ma non sappiamo cos'è. C'è chi immagina persino che ci si possa camminare o piantare l'asta di una bandiera come sulla Luna."



foto personale


Ho notato COME E' PROFONDO IL MARE nel catalogo di Chiarelettere e, grazie alla disponibilità e gentilezza di Giulia  ne ho avuto tempestivamente una copia omaggio da poter recensire. 
Conoscevo il tema,  avevo gia sentito parlare di Carnimeo ed ero curiosa di leggere questa inchiesta in particolare per approfondire l'argomento. 
Ho iniziato la lettura in spiaggia col vento, tra onde, sabbia e rifiuti spiaggiati dopo una mareggiata. Quale contesto migliore per immergersi profondamente in questo tipo di lettura e comprendere appieno il messaggio che l'autore desidera mandare all'essere umano! 
Il trattato si divide in tre parti, come tre racconti a se legati da un'unica trama l'inquinamento marino e ambientale. 
La prima parte inizia col racconto delle  indagini fatte da Carnimeo a bordo di una particolare imbarcazione, l'Halifax.  
Sulla scia di  imbarcazioni tecnoligiche simili, adibite al   monitoraggio delle varie isole di plastica fluttuante sparse negli Oceani ed a rilevamenti oceanografici, salpa le nostre acque avvelenate dalle sostanze tossiche rilasciate da tutta la spazzatura degradata per fare rilievi sull'ecosistema. 
È un racconto accurato, dettagliato, quasi fosse un romanzo, sulle conseguenze dell'inquinamento marino da parte della plastica (e non solo). 
Non pensate solo alla plastica galleggiante o a quella che si riversa sulle spiagge dopo le mareggiate. 
No, la plastica in mare non si decompone ma degrada in pericolosi composti fungendo da spugna che assorbe tutte le sostanze chimiche tossiche disperse nell'Oceano. 
Si  suddivide quindi in micro frammenti  che vanno a mescolarsi con ogni particella di acqua formando una brodaglia velenosa riversata in pieno Oceano, nei nostri mari e in ogni forma di vita che li abita, modificandone per sempre la genetica. 
Mentre negli Oceani particolari condizioni ambientali e atmosferiche formano zone di convergenza che fanno confluire i rifiuti plastici in una sorta di vortice galleggiante formando le isole di plastica fluttuante, nel Mediterraneo a causa delle correnti e della conformazione geografica, tali isole non si formano ma rimangono immerse nei fondali con conseguenze catastrofiche per l'ecosistema e per i pescatori. 
Solo nel bacino protetto del Mar Ligure, nel Santuario dei cetacei tra Genova e Portofino, si stimano 200.000 micro frammenti plastici tossici per chilometro quadrato. E qui qualche domanda dovremmo porcela, insieme ad un mea culpa ...
A bordo dell'Halifax, nel Mediterraneo, Carnimeo prende parte ai prelievi e agli studi in quello che è considerato un labirinto da 290.000.000.000 di frammenti tossici. I numeri sono inquietanti e parlano chiaro: 

"Amici cari, è ufficiale: il Mediterraneo sta diventando un mare artificiale, mettiamoci al lavoro".



foto personale


A causa dell'inquinamento atmosferico, della pesca non controllata, del riscaldamento globale, dell'inquinamento da parte dell'uomo, il Mediterraneo è stato svuotato della sua flora e fauna e si sta trasformando nell'habitat ideale per meduse esotiche, predatrici concorrenti della fauna autoctona e alghe aliene, come la Calupera Taxifolia, misteriosamente evasa dall'acquario di Montecarlo per colonizzare il Mediterraneo soffocando intere praterie di Posedonia, bellissime praterie di alghe riconosciute come  il polmone Mediterraneo grazie alla produzione di ossigeno utile alla respirazione marina. Un primato della Calupera  è stato però stato spodestato dall'alga Ostreopis Ovata,  la più famosa e conosciuta alga tossica che fiorisce soprattutto in agosto nelle nostre acque costiere, responsabile di problemi gastro intestinali e respiratori per chi vi si immerge. 

"A vederli tutti insieme mentre cercavano di arrampicarsi su quelle grandi carcasse, sembrava di rivivere la fiaba di Gulliver legato dai lillipuziani".



foto personale


La seconda parte delle indagini di Carnimeo lo portano a scoprire di proprio pugno che tutti i nostri mari non sono inquinati solo da isole di plastica ma da killer altrettanto pericolosi. 
Da studi effettuati in Giappone ne è emersa una devastante contaminazione da mercurio. 
Nella baia di Minamata, arcipelago dove, dal 1932 al 1968, complice una politica corrotta, le acque vennero avvelenate dai continui e copiosi scarichi di mercurio con conseguenze disastrose per la popolazione che della pesca basava l'alimentazione e l'economia, si sviluppò la malattia del gatto ballante, una modificazione genetica altamente invalidante che privò i contaminati della parola, dell'uso degli arti e scatenò forti convulsioni. Se il Giappone è altamente contaminato da mercurio, il Mediterraneo non è da meno. 
L'autore vivrà in prima persona gli effetti devastanti dell'inquinamento da metalli pesanti quando si ritroverà ad assistere, impotente, alla morte di sette capodogli spiaggiati sulle spiagge del Gargano. 
E' il dicembre 2009 quando sette esemplari di capodogli approdano agonizzanti su una spiaggia in preda a gravi problemi metabolici. 
Dagli studi eseguiti sulle carcasse, alcune barbaramente mutilati da predatori fraudolenti alla ricerca di macabri trofei,  ne è emerso che i poveri cetacei erano stati contaminati da mercurio in maniera talmente invasiva da disorientarli e spiaggiarli, andando incontro alla morte.

"Un mare senza bellezza, una vita senza bellezza è una vita perduta e senza speranza, ovunque l'abbiamo irrimediabilmente compromessa, l'idea stessa di rinascita si è affievolita sino a morire".


foto personale

Con la terza ed ultima parte delle indagini, eseguita meticolosamente e attivamente, porta alla luce uno dei più pericolosi fattori inquinanti del Mediterraneo, dalle acque dell'Adriatico a quelle Tirreniche  di Ischia, passando per la Sicilia: gli innumerevoli ordigni bellici sommersi, illegalmente o per cause belliche, risalenti al primo e secondo Grande Conflitto Mondiale. 
Dopo la Seconda Guerra, e il bombardamento di Bari, le opere di bonifica  terrestre furono superficiali e negligenti, vuoi perchè doveva essere messo tutto a tacere, vuoi perchè bisognava fare in fretta visto che bisognava sbarazzarsi del fantasma della John Harvey e del sospetto del carico di morte che la rivestiva. 
Come risulta dagli atti, nel 1947, una nave cisterna lascerà Lecce in direzione mare aperto per scaricare tonnellate di ordigni bellici di ogni sorta. 
Gli effetti devastanti si ebbero durante l'estate, quando dei pescatori pugliesi, tirando in barca le reti, riportarono ustioni e pustole, in alcuni casi anche la morte. 
Causa dell'avvelenamento fu l'iprite, un gas venefico proibito dalla Convenzione di Ginevra, gia usato in via sperimentale nell'artiglieria del primo Conflitto Mondiale e nelle munizioni della Seconda Guerra, durante il bombardamento di Bari. 
Gli effetti del "gas mostarda", così chiamato a causa dell'odore pungente che ricorda appunto la senape, furono devastanti per il Mediterraneo e, ad oggi si sono aggiunti i residui dei più recenti conflitti, come quello dei Balcani, che ha riversato nei fondali adriatici migliaia di ordigni, spesso inesplosi e veicoli di sostanze chimiche altamente nocive per l'ecosistema e l'umanità ...


foto personale


Il tema difficile e scottante,  affrontato con uno stile delicato, quasi come fosse una poesia, non lascia indifferente nemmeno il lettore più critico. 
Durante il racconto delle  indagini svolte, sembra di vedersi fluttuare davanti l'isola galleggiante di plastica, frutto  della generazione che ne ha visto la nascita e i primi utilizzi, anche se di poche ore. Il solo pensiero (senza andare a scomodare le isole plasticate degli Oceani) di tonnellate di rifiuti che il mare, giustamente stanco di trascinarseli appresso, riversi sui nostri litorali rifiuti provenienti dal passato, mi fa accapponare la pelle. 
Come una specie di macchina del tempo, restituisce tutto ciò che lo ha violato e ferito, modificandone per sempre il suo essere. 
E tutto questo fa riflettere su quanto gli errori commessi ''dai padri'' si riversino sui ''figli''  e poco abbiano insegnato a non ripeterli.
Stiamo distruggendo il mondo con le nostre mani, con la consapevolezza cieca, sorda e muta che stiamo distruggendo noi stessi. 

"Più di questo sono i paraocchi di chi continua a correre sulla via del finto <<benessere>> senza pensare o mitigare le conseguenze, di chi crede che non sia possibile alcun compromesso e natura che ci sta rovinando".

foto personale

Arrivare all'ultima pagina di questa trascinante avventura è stato un attimo. Come gia ho spiegato, questo trattato si lascia leggere come un libro di racconti. Carnimeo è riuscito a non cadere nella statistica, nell'agglomerato, spesso confuso e incomprensibile di dati e numeri, ma ne ha fatto un racconto emozionante, commovente ed avvincente. La sensibilizzazione a limitare l'uso della plastica e di tutti i materiali altamente tossici è il filo conduttore dell'inchiesta dell'autore, sperando che tutti noi, per la nostra sopravvivenza, possiamo prendere spunto per cominciare a salvaguardare il nostro mondo. 



foto personale, chissà che non sia una tra le tante ...



Non mi è stato facile recensire questa inchiesta senza sentirmi un po' "ipocrita". 
Non perchè sia di difficile lettura e comprensione, tutt'altro, grazie ad un linguaggio scorrevole, semplice e trascinatore si legge d'un fiato. 
La difficoltà più grossa che ho avuto è stata quella di prendere atto che, anche se l'amarezza e la rabbia verso quello che sta succedendo è tanta,  la mia vita è circondata e basata sull'uso e consumo quotidiano di ciò che ci sta distruggendo. 
Cosa si può fare concretamente per tentare di arginare almeno in parte il consumo della plastica quando ne siamo circondati? Ne abbiamo realmente bisogno per vivere di tutta questa plastica? 
Sono domande che durante la lettura, inforcati i miei occhiali  di plastica, con la mia penna di plastica per segnare i passi più importanti, usando anche un pc con componenti in plastica, mi sono posta e, molto amaramente, non ho saputo darmi una risposta precisa. Ci vuole più sensibilizzazione a ridurne il consumo e per il corretto smaltimento quindi, un buon punto di partenza, è quello di iniziare da questa interessante e dettagliata lettura, che riserva anche una piccola parte quasi esilarante. Ma lo scoprirete solo leggendo, seguendo la rotta delle paperelle gialle e delle Nike ...

Spero di avervi incuriositi e invogliati, il mare è vita, è confidente, è sogno e speranza, riprendiamocelo!




Buona lettura.
Tania C.


Recensione TUTTO NASCE PER FIORIRE di DEMETRA COSTA

  TUTTO NASCE PER FIORIRE Autore: Demetra Costa Editore: IoScrittore Formato: Brossura Pag.: 503 Uscita: Giugno 2025 € 18 formato cartaceo F...