giovedì 13 gennaio 2022

Recensione IL DIGIUNATORE di Enzo Fileno Carabba - Ed. Ponte Alle Grazie -

 



IL DIGUNATORE


Enzo Fileno Carabba
Ed. Ponte Alle Grazie 
Data di uscita 13 gennaio 2022
Copertina: Brossura
Pag. 254
€ 16,00

RECENSIONE

Cari lettori della Valigia buongiorno. 

Come promesso vi lascio la recensione  de 

IL DIGIUNATORE 

di Enzo Fileno Carabba, edito da Ponte Alle Grazie, che ringrazio per l'opportunità concessami di leggerlo in anteprima.

Esce oggi in libreria il romanzo basato sulla vita di un personaggio realmente esistito: Giovanni Succi, il digiunatore di Cesenatico che ispirò Kafka.

Nell'opulenza gastronomica della cittadina romagnola di  Cesenatico di Ponente, nel 1850 nacque Giovanni Succi, personaggio curioso, sempre in cerca di stimoli e sfide, che diventerà il più famoso digiunatore di tutti i tempi. Tanto famoso da ispirare a Kafka il racconto '' Un artista del  digiuno ''.

Sin dalla nascita, Giovanni, ha sempre vissuto in una famiglia benestante, dove il cibo non è mai mancato, anzi.

A mancargli, invece, era la tranquillità. 

Giovanni continuava a sentire lo stimolo di trovare sempre qualcosa di meglio con cui confrontarsi, mettersi in gioco. Una continua ricerca di qualcosa di grande che potesse vederlo trionfare sul podio dell'Olimpo delle grandi imprese.

Si sentiva attratto da tutto ciò che lo circondava, facendo vagare la mente a situazioni in cui si vedeva primeggiare in ogni percorso che avrebbe voluto intraprendere.

Il circo coi saltimbanco fu la sua prima grande fonte di  ispirazione: lui sapeva che avrebbe potuto benissimo riuscire ad imitarli, anzi a superarli, diventando impareggiabile.

Le manie di grandezza lo spinsero a tentare fortuna in Africa, dove avrebbe  aperto una non ben definita attività commerciale che avrebbe ricoperto di lustro e gloria la sua persona. 

Proprio in Africa, dopo vari fallimenti, la malaria lo costrinse ad arrestare la sua corsa al podio, facendogli rischiare gravemente la vita. 

In Africa, un potente stregone, lo farà guarire grazie al potere di un miracoloso elisir e di un lungo digiuno. 

Nel cuore profondo di un'Africa pagana e sciamanica,  il digiuno si rivelerà la giusta panacea per tutti i suoi problemi.

Rientrato dall'Africa, farà del digiuno la sua filosofia di vita, decidendo di  mettersi in mostra al pubblico che non lesinava denaro per vederlo digiunare.

Il digiuno divenne così la sua linfa vitale, digiunando per vivere, fu per lui come nutrirsi senza cibo, traendo nutrimento dalle sue stesse forze. 

Più si trovava al centro dell'attenzione, più il digiuno diventava cibo per corpo ed anima.

Ovviamente la cassa di risonanza della sua stravaganza risuonò talmente forte sia in Italia che nel mondo, tanto da attirare molti curiosi, soprattutto ristoratori, che lo reclamavano nel loro locale per esibirlo come fenomeno sensazionale, dove la gente pagava per mangiare, ma soprattutto per vedere digiunare Giovanni, rinchiuso in una gabbia al centro della sala.

La novità ''del digiunatore'' fu come un fuoco d'artificio, spumeggiante e brillante, ma molto effimera e per Giovanni si aprirono bel presto le porte del manicomio. Dopo lo sprint della novità, il pubblico cominciò a stancarsi ben presto di quella ingombrante presenza e cominciò ad additarlo come truffatore.

<< Il digiunatore aveva un sincero entusiasmo per il mondo, perfino per l'organizzazione del manicomio in cui era rinchiuso. >>

Entrò e uscì più volte da strutture psichiatriche, senza farsene troppo cruccio anzi, riuscendo ogni volta ad integrarsi perfettamente proprio grazie alla sua affabilità e versatilità e, molto probabilmente anche a  causa di una leggera personalità borderline narcisista.

La sua indole comunicativa, fece si che riuscisse a stabilire rapporti di auto aiuto coi pazienti, affinando il suo nuovo potere. quello di '' calmare col respiro '' le ansie di chi gli stava vicino.

Per ogni volta che venne internato per le sue follie, additato come ciarlatano, seguirono le dimissioni con l'esito di una persona sana e guarita. Ma poco dopo, come per un beffardo gioco del destino, gli si aprivano di nuovo le porte dei manicomi.

Tra un ricovero e l'altro, la sua voglia di mettersi in gioco e la sua curiosità, così difficili da arginare, lo spinsero a errare per il mondo, dove  poté confrontarsi con  personaggi come Buffalo Bill, Salgari, Verdi e Franz Kafka

<< Non erano solo le cose che diceva a cambiare le persone. Era soprattutto come respirava >>.

Personaggio manipolatore e affabulatore, Giovanni riuscì a catturare l'attenzione di Kafka che gli dedicò uno dei suoi racconti più belli.

Eterno fanciullo nel paese dei balocchi, Giovanni Succi mi ha ricordato, di primo acchito, Pinocchio di Collodi. 

Per essere più precisi, il precursore del famoso burattino di legno.

Curioso e giocoso, capace di adattarsi ad ogni circostanza per cercare di essere al centro dell'attenzione, spesso finì per bruciarsi i piedi al fuoco della smania di successo. Imprigionato, come Pinocchio da Mangiafuoco, finirà per avere la libertà a patto di rigare dritto e con qualche spicciolo in tasca. 

Ma per uno spirito libero e ribelle come Giovanni, rigare dritto significava vivere sempre sul filo del rasoio, col rischio di essere ingoiato dalla balena, il ventre avido della vita, che lo costringerà a fare chiarezza con il suo io più intimo: quello di ''burattino'' in balia di un pubblico sempre più esigente e svogliato o quello di ''bambino'', premiato dalla fatina/volontà e bisogno di attenzioni,  reso ''immortale'' grazie alle sue rocambolesche avventure.

Come finisce Pinocchio è un fiaba conosciuta, scritta e riscritta. Come finisce il percorso, concedetemi il termine, evolutivo di Giovanni Succi, è storia vera e vissuta.

Come Pinocchio, anche il  ''burattino'' Succi, grazie alla sua voglia di vincere ed alle sue forti doti persuasive, riuscì nel suo intento: quello di diventare un ''highlander'' del digiuno, famoso nel mondo e pure nella sua città dove esiste ancora una via a lui dedicata.

Se pur molte delle avventure di Succi sono state inventate dall'autore per ''esigenze di copione'', ho letto questo romanzo con la stessa curiosità che immagino avrebbe avuto Succi, al cospetto di un altro ''sé stesso'', assetata di attingere alle sue  nuove peripezie strampalate.

La lettura è filata via liscia, grazie al linguaggio fine e leggiadro dei capitoli brevi ma pieni di verve, che donano al romanzo la marcia in più per arrivare alla fine.

<< Ma Dio ti parla? Non me ne ero accorto >> chiese Filsero.

<< Dio è muto ma io sono telepatico >>.

Delicate le scene di humor irriverente.

L'umanità di Enzo Fileno Carabba traspare dalle descrizioni esilaranti, nella loro tragicità, dei ricoveri in manicomio. Mai traspare l'aria pesante e cupa, spesso di terrore, che si respirava in quelle strutture. 

Sicuramente Il digiunatore è un romanzo che fa riflettere molto su noi stessi, sull'etica e su ciò di cui abbiamo realmente bisogno non solo come persona singola, ma come società.

A cosa possiamo realmente rinunciare nella vita per arrivare ad essere veramente ''immortali'', non attaccati al materiale?

L'autore fa leva su questa domanda per aprire il contest #fareameno, invitando voi lettori a farci sapere di cosa potreste fare a meno oggi. Come già scrissi nella presentazione del romanzo, io posso  #fareamenodiquellochemistastretto

Per chi volesse approfondire la lettura, lascio il link della presentazione del romanzo 

https://valigiadeltempo.blogspot.com/2022/01/segnalazione-di-novita-il-digunatore-di.html

Sperando che la vita di Succi abbia incuriosito anche voi, vi invito  alla lettura e a partecipare al contest.


Buona lettura


Tania c.






giovedì 6 gennaio 2022

Segnalazione di novità: IL DIGUNATORE di Enzo Fileno Carabba - Ed. Ponte Alle Grazie -

 



IL DIGIUNATORE
Enzo Fileno Carabba
Ed. Ponte Alle Grazie 
Data di uscita 13 gennaio 2022
Copertina: Brossura
Pag. 254
€ 16,00


CONOSCIAMO L'AUTORE

Enzo Fileno Carabba nato a Firenze nel 1966. 

Autore di romanzi pubblicati in Italia e all’estero, di racconti, sceneggiature radiofoniche, libri per bambini, libretti d’opera e poesie, nel 1990 vinse il Premio Calvino con il romanzo Jakob Pesciolini.

Il suo ultimo libro è Vite sognate del Vasari (Bompiani, 2021). 

Vive a Impruneta.

www.enzofilenocarabba.it



 
ANTEPRIMA

Cari lettori della Valigia buon anno e buona Epifania.
Sono veramente contenta di anticiparvi l'opportunità concessami da Matteo di Ponte Alle Grazie, al quale vanno i miei ringraziamenti per la copia cartacea ricevuta circa un mesetto fa, di un un romanzo dai toni pacati ma molto intenso, basato di su una storia vera. Questa non è una recensione vera e propria, dal momento che il testo ancora non è uscito in vendita ma, ai blogger che hanno  aderito al contest #fareameno, spiegato più avanti, dopo la lettura in anteprima, è stato concesso di parlare del romanzo solo dopo i primi di gennaio. Mi sembra più corretto pubblicare la recensione il giorno dell'uscita in libreria.

Queste le parole di Ponte Alle Grazie.

<< Ecco in anteprima, esce il 13 gennaio 2022, il romanzo di Enzo Fileno Carabba '' Il digiunatore '', un'uscita alla quale teniamo moltissimo e che crediamo si distingua dalla maggior parte della narrativa attuale. >>

IL DIGIUNATORE, questo il titolo del romanzo, racconta la storia di Giovanni Succi, il digiunatore (per vocazione e per spettacolo) che ispirò un racconto di Kafka.
Con forza immaginifica e documentazione sorprendente, Carabba racconta e inventa le incredibili vicende di questo personaggio storicamente esistito, che incrociò Freud e Salgari, i viaggi di esplorazione e il circo, intercettò la nascita del cinema, del socialismo e della psicanalisi.
Carabba ci porta con maestria nel mondo delle carovane e dei prodigi, in un percorso tra spiritismo e ascetismo, abitato da saltimbanchi, freaks e profeti. 
Lo fa attraverso un personaggio che pare anticipare e illuminare molte correnti che inneveranno il Novecento. Ma il romanzo di Carabba ha moltissimo da dire anche sul nostro presente, e con il percorso unico e divertito di Succi, sorta di felice connubio fra Candide e Forrest Gump, l'autore (de)scrive, con una penna calviniana, molte delle domande che ci visitano ancora.


Dal libro

'''Ora che devo fare? '' Chiese Giovanni a fine giornata, pervaso da un sentimento di onnipotenza. Avvertiva dentro di sé lo spirito del leone. Era pronto a un esercizio difficile.    ''Io consiglio la felicità'' disse il maestro. Aveva una voce bellissima. ''

''Per questo gli piaceva digiunare: fronteggiava Oppa Oba, cercava di raggiungere l'essenziale. Per questo gli piaceva stare in gabbia, replicando condizioni di vita sempre identiche. Per sconfiggere l'ubiquità.''


Opinioni di autori, critica e stampa


''Un grande mito moderno: la vita di Giovanni Succi, il più grande digiunatore di tutti i tempi''
( Emanuele Trevi )

''Enzo Fileno Cabarra narra una storia dal fascino assoluto con la voce dell'aedo e la penna del compositore di una sinfonia fantastica. Il digiunatore è un romanzo picaresco e avventuroso, sostenuto da una scrittura raffinata e ipnotica.''
( Matteo Strukul )

'' La prosa sorprendente di Enzo Fileno Carabba intreccia sogno e realtà come fili indissolubili dell'incanto meraviglioso e pauroso dell'esistenza ''
( Elisabetta Rasy )


TRAMA

Nato a metà Ottocento a Cesenatico Ponente, terra di mangiatori, Giovanni Succi si impone sulla scena del mondo come il più grande digiunatore di tutti i tempi.

C’è qualcosa in lui di invulnerabile, che non si arrende neanche all’evidenza. Qualcosa che ha imparato ancora bambino dalle carovane dei circhi, quando scendevano dal Paradiso Terrestre verso la pianura romagnola. Alla saggezza errante dei saltimbanchi, Giovanni deve la sua gioia e la sua salvezza, l’urgenza di diventare quello che è: uno spirito sensibile, un leone indomabile, un profeta immortale-

Guidato dall’utopia del socialismo e dal battito del suo cuore, veleggia libero come un elisir attraverso deserti e savane, cespugli e radure, nuvole e gabbie, e mette il suo digiuno al servizio dell’umanità. Coltivando in sé la sorgente di una speranza illimitata – riflessa in donne dai nomi armoniosi quali Ginevra, Gigliola, Guerranda –, segue il suo respiro per il mondo, dal Canale di Suez al manicomio della Lungara, dalle strade del Cairo e di Milano alle corsie della Salpêtrière.

Incontra donne-belve e grandi esploratori, Sigmund Freud e Buffalo Bill, mentre l’Occidente sfocia nella modernità e perde per sempre l’innocenza.

In questa biografia sentimentale, Carabba parte da una storia vera per trasfigurarla in un grande romanzo, che ci svela il valore del dubbio, le acrobazie dell’entusiasmo, la fierezza della semplicità. Perché è proprio lì, sul confine tra il pieno e il vuoto, dove la nebbia personale si dissolve nell’incontro con gli altri, che si nasconde la promessa dell’eternità.


LA PROPOSTA SOCIAL

Scopo dell'autore e della Casa Editrice è quello di spronare il lettore alla riflessione su cosa o chi si possa fare a meno oggi. 
La privazione da qualcuno o qualcosa può veramente investirci di un superpotere?
Da una perdita, una sottrazione, un'astinenza, si può trarre un inaspettato vantaggio?
Usando l'hastag #fareameno, viene quasi naturale domandarsi se, in un mondo di opulenza di materialismo, sovrabbondanza di informazione, overdose di oggetti e stimoli, si possa rinunciare e a cosa, per riconquistare noi stessi e quale ''digiuno'' potrebbe essere quello giusto da iniziare a praticare oggi.

Che sia materiale o spirituale, quale sarà la vostra rinuncia per migliorare la vostra vita?
Lettori e followers, a voi le proposte.

Per quanto mi riguarda, ho iniziato a #fareameno di tutto quello che ormai mi va ''stretto'', che siano abiti, cibi o persone. Voglio stare bene con me stessa, senza essere condizionata da fattori esterni o subire imposizioni solo perché ''bisogna''.
#fareamenodiquellochemistastretto.

Ho scelto il giorno dell'Epifania per parlarvi di questa nuova uscita perché volevo farvi un piccolo dono: quello di aprire l'anno con un pizzico di magia e col proposito di una vita più leggera e serena.

Vi ricordo l'uscita in libreria, 13 gennaio 2022, in contemporanea con l'uscita della mia recensione completa.

Per il momento auguro buona lettura.

Tania C.



martedì 21 dicembre 2021

Recensione LA PRINCIPESSA AFGHANA E IL GIARDINO DELLE GIOVANI RIBELLI di Tiziana Ferrrario - Ed. CHIARELETTERE -






LA PRINCIPESSA AFGHANA 

E IL GIARDINO DELLE GIOVANI RIBELLI  


Tiziana Ferrario 

Ed. Chiarelettere 2021

Collana Chiarelettere Narrazioni

Formato Brossura

Pag. 216

€ 18,00

Disponibile in formato digitale in tutti gli store online


CONOSCIAMO L'AUTRICE


Tiziana Ferrario, giornalista, il suo volto è entrato nelle nostre case durante la lettura delle notizie del Tg1, documentando guerre e crisi umanitarie. Reportage sull'Afghanistan presidiata dal dominio talebano, sulla loro caduta e sulle infinite difficoltà che il paese ha cercato di superare per abbattere le leggi tribali che lo governano.

Questo è il suo primo romanzo, dove racconta la storia di Homarira, principessa afghana esiliata a Roma, conosciuta personalmente durante il suo lavoro come giornalista, diventandone una cara amica.

Come in tutti i suoi libri, anche in questo suo romanzo emerge la forza di un problema del quale ha sposato la causa: la difesa dei diritti delle donne.

Tra le sue opere: Il vento di Kabul ( Baldini Castoldi Dalai 2006 ), Orgoglio e pregiudizi ( Chiarelettere 2017 ) e Uomini, è ora di giocare senza falli! ( Chiarelettere 2020 ).


TRAMA

Dopo averci documentato la situazione dell'Afghanistan come inviata di guerra, Tiziana Ferrario torna ai piedi dell'Hindukush per dare voce alla protagonista del suo romanzo, una donna afghana, caparbia divulgatrice di pace, la cui famiglia è stata crudelmente cacciata per essere condannata all'esilio.

Homarira, principessa che dà il nome al romanzo, è stata l'amata nipote dell'ultimo sovrano afghano, Re Zahir Shah, colui che ha governato dal 1933 al 1973 il paese, prima di essere spodestato dal trono con un golpe.

In una sorta di ''isola che non c'è'', sospesa tra vita e morte, Homarira è testimone del nuovo sangue che sta scorrendo nella sua terra, si rende cura delle donne che bussano alla sua porta mentre gli integralismi prendono terreno seminando odio e terrore. 

Il ricordo di un Afghanistan terra di viaggiatori e di hippie, culla di cultura e tradizioni millenarie, dove le donne non subivano la pubblica lapidazione, è una fiamma ancora accesa che arde nel cuore di Homarira.

Nelle pagine appassionate e struggenti, la Ferrario dà voce ad un continuo scambio di storie sulla quotidianità di un paese a rischio dell'abbandono a sé stesso.

Voci e storie appartenenti a donne che hanno deciso di seguire il loro estinto e la loro vocazione: giornaliste, insegnanti, medici e sminatrici, giudici, sportive e poliziotte.

L'anima di una generazione che non intende fermarsi, nemmeno di fronte all'impossibile.

Per raccontare quasi un secolo di storia è servita tutta la forza motrice delle guerriere della grande battaglia per la libertà, ancora in corso in Afghanistan.

Donne orgogliose di essere audaci nel mezzo di un mondo fatto di uomini che le vuole sottomesse.


IMPRESSIONI





L'Afghanistan è un paese che mi ha sempre affascinato per i suoi meravigliosi paesaggi e la sua storia travagliata che, come sotto al sortilegio di un potente maleficio, continua a ripetersi nel tempo, nonostante gli sforzi per cercare di far trionfare la pace e la democrazia.

Un paese di polvere, ma ricco di piccole oasi tranquille dove rifugiarsi dal caldo che attanaglia durante i mesi estivi e dal gelo che d'inverno scende dall'Hindu Kush.

Paese che, dopo qualche decennio di fioritura e parità dei diritti, è nuovamente tenuto in pugno dal nuovo regime dei talebani, figli del vecchio governo, molto più agguerriti e integralisti. 

Nonostante gli sforzi di Re Zahir Shah, che dal 1933 al 1973 cercò di risollevare l'economia del paese e dare tutti i diritti alle donne, la primavera vissuta è stata spodestata da un ''Generale'' ed eterno inverno di crimini, ricatti, e imposizioni che portano solo ad un ulteriore impoverimento economico e  socio sanitario del popolo e del territorio, compresa una nuova ondata di violenza feroce verso le donne.

Tiziana Ferrario ha vissuto per molto tempo come cronista la difficile situazione del paese, diventando amica della principessa Homarira, nipote di Re  Zahir Shah. 

In nome della forte amicizia e per dare voce a tutte le amiche della principessa, ha raccolto, nel tempo, testimonianze e confidenze di donne coraggiose che, nell'invisibilità, cercano ed hanno cercato di opporre resistenza alla dittatura non solo talebana, ma anche dell'Isis, raccontandole sotto forma di romanzo nel libro La principessa Afghana e il giardino delle giovani ribelli.

<< Dovevo raccontare le loro storie e la tua storia, perché chi ancora non si è arresa non sia abbandonata. >>

Ho fortemente voluto questo libro e, grazie a Tommaso e Ali di Chiarelettere, che ringrazio per avermi accontentata ancora una volta, ho avuto la mia bella copia cartacea da leggere e ''rileggere'', per cercare di dare un senso, una spiegazione, all'odio atavico verso le donne. 

Donne, madri, studentesse, bambine, ognuna col suo bagaglio di dolore e speranza, di voglia di vincere, di bloccare la mano d'acciaio che ogni giorno da millenni cerca di metterle a tacere, fino ad ucciderle, si ritrovano nel paradisiaco giardino della principessa Homarira.

Come una sorta di Shahrazade, la principessa accoglie  a braccia aperte,  nel suo protettivo eden personale, qualsiasi donna abbia subito violenza o stia cercando di frenare il delirio omicida integralista.

Sono tutte donne che non hanno voluto piegarsi alla dittatura talebana e alla tirannia dell'uomo padrone. 

Madri, studentesse, sportive, medici e  donne di legge, ognuna di loro col pesante bagaglio di una vita in prima linea, guadagnata con tutta la loro forza pur restando nell'ombra per paura di ritorsioni. 

Molte di loro ce l'hanno fatta, altre si sono arrese, altre ancora, sfinite, hanno dovuto piegarsi con la forza al volere talebano, senza mai perdere la speranza di un Afghanistan libero  e la voglia di giustizia.

<< La cruda verità è che quando sono solo gli uomini a comandare le donne possono soltanto soccombere,    ovunque. >>

Nascere donna in Afghanistan, ha da sempre rappresentato una pesante disgrazia. 

In Afghanistan non solo le donne non sono mai state considerate al pari dell'uomo che, tirando in ballo Dio, continua a sostenere che due donne non valgono un uomo, ma sono da sempre condannate a morire prima e più facilmente di un uomo, in particolare per problemi sanitari che nell'occidente sono stati debellati da quasi due secoli. 

Il giardino segreto di Homarira è come il ventre di una madre senza età e senza tempo, caldo e accogliente, pronto a custodire e coccolare tante vite bisognose di rinfrancare il corpo, ma soprattutto l'anima.

Nel giardino non esiste il tempo terreno, il giorno si alterna alla notte nei racconti di ogni ospite giunta in quell'oasi di pace eterna seguendo sentieri e varcando porte sempre diverse.

<< Ci sono tanti cambiamenti in meglio, nessuna di noi vuole fare passi indietro, ma ogni giorno è una sfida tra la paura e il coraggio >> aveva risposto timidamente Nabila. 

<< Talvolta prevale la paura, quasi sempre, però, il coraggio ci spinge ad andare avanti. Ne abbiamo tantissimo. >>

C'è la giovane Nabila, col volto celato dietro una visiera. 

Madre coraggiosa e guerriera, Nabila fa la sminatrice, convinta da un terribile incidente accaduto a sette fratellini. 

I piccoli pastorelli, un giorno si spinsero verso la cima della montagna per trovare pascoli più lussureggianti per i loro animali. Presero un sentiero sconosciuto, di nascosto dalla madre, che sicuramente glielo avrebbe impedito a causa degli ordigni anti uomo disseminati un po' ovunque. Molti sentieri erano stati bonificati o segnalati come pericolosi, perciò i fratellini li evitarono, ma c'era quella bella valle rigogliosa ad attenderli, e sicuramente lassù, così vicino al cielo, pericoli non ce ne sarebbero stati.

Arrivati sulla spianata, ci fu una forte detonazione, le capre scapparono impaurite rifugiandosi su uno sperone di roccia. I fratellini, nel tentativo di salvare i loro preziosi animali, saltarono per aria uno dopo l'altro a causa delle mine nascoste lungo il sentiero.

Nabila rimase talmente colpita da quella storia che decise di attivarsi a diventare sminatrice per impedire ulteriori stragi di innocenti. 

Ogni giorno combatte la sua battaglia con le mine, consapevole di rischiare la vita e di poter lasciare orfani i figli, ma sa anche che grazie al suo lavoro riesce a dare un po' di serenità in più alla sua famiglia.

Grazie al suo gesto, altre donne si sono unite a lei nel tentativo di bonificare il paese, contente e orgogliose di aver dimostrato che uomini e donne sono uguali e che sono in grado di lavorare duro quanto gli uomini.

La consapevolezza di Nabila la spinse a non arrendersi, a cercare di migliorarsi nel suo lavoro, finché un giorno, il livore misogino dell'uomo non la condusse al giardino di Homarira. 

<< Solo se si è in pace con sé stessi si può portare la pace nel mondo in cui si vive >> aveva aggiunto la principessa. << E chi è in pace fa paura. >>

Col dilagante terrorismo provocato dallo Stato Islamico, meglio conosciuto come Isis, i  Talebani che firmarono il negoziato di Doha, capirono che per raggiungere i loro scopi la maniera più facile era quella di far fare il lavoro sporco  all'Isis, fomentando altro odio e orrore in un popolo già troppo martoriato da guerre ataviche e dal covid, che ha finito per annientarli del tutto.

Lo sa bene Tahmina, una giovane insegnante di yoga giunta nel giardino incantato senza paura, ma con la voglia di proseguire e far proseguire la pratica yoga a più donne possibile. Anche a costo di essere uccisa.

Insegnare yoga a Kabul scatenò l'ira dei fondamentalisti che videro la disciplina yogica come un rinnegamento delle tradizioni afghane, tanto da considerarla antislamica, dal momento che le radici della pratica nascono dall'induismo. 

Quale offesa oltraggiosa scaturita dalle donne! Dovevano smettere e subito quella ribellione verso l'islam! 

Tahmina aprì una palestra grande e luminosa dove donne di ogni età avrebbero potuto ritrovare il proprio equilibrio fisico e mentale oltre che ad un po' di pace dopo mezzo secolo di guerre feroci.

Molte donne cominciarono a frequentare la palestra, ma di nascosto dagli uomini che vedevano la pratica come una forma di indipendenza. 

L'equilibrio e la nuova consapevolezza di sé, derivate dalla pratica yoga, incutevano paura a chi voleva la donna come un burattino da manovrare fisicamente e mentalmente, così cominciarono le minacce verso Tahmina, sfociate nella  jihad ( guerra santa ) spingendola, per proteggere le allieve e sé stessa, a chiudere la palestra. 

Ma non per questo si fermò e, grazie alla sua intelligenza, riuscì a sviluppare un'app che consentì ad ancora più donne di seguire le lezioni in sicurezza da casa.

Ogni donna che visita il giardino incantato della principessa Homarira  è una guerriera instancabile. 

Anche se messa in ginocchio dalla violenza dell'uomo, ogni sua piccola battaglia combattuta è stata e sarà comunque una vittoria che ha posto le basi per nuove battaglie condotte da altre donne coraggiose. 

Una donna da sola può fare poco, ma l'unione serve a quel poco a non far abbassare la testa e a combattere le angherie e le cattiverie inflitte da chi le vorrebbe soggiogate.

La disamina della Ferrario mette in luce come dopo il primo regime talebano l'Aghanistan abbia cercato di ricostruirsi, giorno dopo giorno, grazie anche  all'aiuto delle donne alle quali erano stati riconosciuti i loro diritti più importanti.

In un paese ridotto a macerie, la forza e il coraggio delle tante Nabila, Tahmina, Halima, una delle rare donne sindaco afghane, Sara, impegnata nella lotta contro l'oppio,  ha portato a molti progressi che sono stati nuovamente soffocati dal  regime dittatoriale dei nuovi talebani. 

Nuove reclute, ancora più agguerriti e motivati a soffocare il progresso nazionale e femminile. 

<< Facciamo dei passi avanti, ma troppe persone vorrebbero riportarci indietro. E non sono solo i talebani ricomparsi di nuovo a Kabul. I giorni bui stanno tornando e noi dovremo andare di nuovo in esilio. >>

Ma i racconti delle donne non riportano solo dolore. Delicatamente, le ragazze di Homarira, ci rendono partecipi della loro immensa ospitalità, solleticando i nostri sensi con golose ricette di profumatissimi tea (chai) speziati e naan (pani più o meno conditi) appena sfornati tra le note di soavi musiche suonate, ora in libertà, da altrettante donne guerriere e amanti di quell'arte musicale che gli integralisti stanno cercando di sopprimere nuovamente.

La principessa Homarira insieme a tutte le sue amiche, attraverso uno struggente racconto, che parte dall'Afghanistan più costituzionale e democratico del nonno, paese corridoio al centro della Via della Seta, e arriva  all'Afghanistan dittatoriale e martoriato dei nostri giorni, ci conduce lungo un percorso fatto di dolore, sangue e nuova speranza.  

Testimone ormai inerte del nuovo martirio, il popolo chiede solo un aiuto a tutto il mondo affinché si possa trovare una via di comunicazione coi talebani per non vedere vanificato il progresso costruito negli ultimi vent'anni. 

Perché con loro si può anche ragionare, con l'Isis no.

Consiglio vivamente questa lettura, non tanto agli uomini quanto alle donne, soprattutto a tutte le donne che per stanchezza o paura vogliono mollare: unite e a testa alta, affidandovi agli aiuti esterni, si possono sfondare muri che sembrano indistruttibili. 

Studiate, leggete, divulgate la musica, la bellezza e i racconti delle principesse del giardino di Homarira affinché nessuno dimentichi quelle donne e il loro paese così travagliato.

Il mondo ne ha tanto bisogno.

Auguro a tutti un buon Natale con la speranza che possiate trovare tante belle letture sotto l'albero. 

Buona lettura

Tania C.


 



lunedì 25 ottobre 2021

Recensione TUTTO IN UNA NOTTE ... FORTUNA COMPRESA di Piero Pangrani - Ed. AltroMondo Editore -

 



TUTTO IN UNA NOTTE 

... 

FORTUNA COMPRESA

Piero Pangrani

Ed. AltroMondo Editore

Genere Narrativa

Collana Mondo di Oggi

Copertina Brossura

Pag. 184

€ 15



CONOSCIAMO L'AUTORE


Piero Pangrani nasce l'11 febbraio 1966 a Riglione, un paesino nella periferia pisana.

Aveva pochi anni quando, con la famiglia si trasferisce a Marina di Pietrasanta dove risiede tutt'oggi. A Pietrasanta frequenta la sezione Architettura dell'Istituto Statale d'Arte Stagio Stagi e la sezione Scenografia dell'Accademia di Belle Arti di Carrara dove, nel 1993, conseguirà la laurea con una tesi su Pietrasanta e le sue antiche mura.

Una delle sue passioni è la sistemistica e, grazie ad un suo sistema, nel 2009 fa vincere 736.000 €  ad alcuni clienti.

Questa cifra alimenta il suo stimolo a sviluppare un'altra grande passione, quella per il Cinema e per la Scrittura.

Nell'attesa di veder avverato il sogno di realizzare un film su una sua sceneggiatura, Piero Pangrani regala ai suoi lettori il suo primo avvincente romanzo Tutto in una notte... fortuna compresa.



TRAMA


Poche ore, quelle tra la sera di San Silvestro e la mattina di Capodanno. 

Sono quelle in cui si svolge l'azione di Tutto in una notte... fortuna compresa.

Tre tempi distinti che sfumano uno nell'altro. 

Il brioso quarantenne Piero passerà dall'essere messo da parte dagli amici più cari proprio durante i festeggiamenti della notte di Capodanno, al ritrovarsi baciato da un fortunatissimo destino.

Da quell'esperienza di solitudine, nascerà la rivincita morale di Piero lungo un percorso dove riprenderà in mano la propria vita dimostrando forza, carattere e maturazione interiore. 

La sorpresa finale sarà per lui il nuovo inizio.


IMPRESSIONI


Ringrazio di cuore Alice di AltroMondo per questa spumeggiante copia cartacea di Tutto in una notte... fortuna compresa.

La copertina e il titolo promettevano bene, la trama morbida e accattivante, non mi restava che lasciarmi trasportare nel mondo di Piero, in un'atmosfera natalizia quasi familiare.

Il romanzo è ambientato tra Alba e la Versilia, a pochi minuti da casa, in luoghi a me cari, dove la bellezza lussureggiante del litorale toscano si fonde nei vicoli antichi di piccoli Presepi che hanno segnato grandi epoche della storia d'Italia.

<< Nella vita non basta mai la fortuna... >>

Piero è un versiliano quarantenne soddisfatto, brillante, con tanti amici che lo cercano e lo ''venerano''. 

È l'Amico sul quale si può sempre contare, il fidato capoclasse, l'organizzatore di vacanze nello splendido mare ai piedi delle Apuane, sempre pronto a fare festa e a dare una mano. 

Ma è anche un ragazzo riservato, timido nell'approccio con le donne, soprattutto con la bella Laura dai riccioli d'oro.

Laura è la ragazza più bella del gruppo, coi suoi ricci biondi ed enormi occhi chiari. Lavora per la Ferrero, curando il lancio pubblicitario delle dolcezze prodotte dal noto Impero piemontese del cioccolato. Anche Laura, così prorompente nel suo lavoro, è timida nei love's affairs...

Il romanzo si apre con la presentazione di Laura, una bella ragazza che, finiti gli studi, è pronta a tuffarsi nel mondo del lavoro. 

E che lavoro! 

La grande fabbrica della Ferrero di Alba!

Inutile dire che l'accurata descrizione sulla produzione di cioccolatini e crema spalmabile fatta dall'autore, oltre ad avermi fatto ingrassare di tre chili solo leggendo, ha risvegliato in me una golosità che credevo di riuscire a tenere a bada, non essendo molto amante del cioccolato. 

Pangrani ha ''saputo vendere bene'' il suo prodotto: tale era il profumo che fuoriusciva dalle pagine, che non ho potuto far a meno di leggere senza aver prima fatto una puntatina golosa agli espositori delle casse del super. 

Il periodo poi si presta bene alla lettura grazie all'ambientazione del romanzo, visto lo scenario natalizio che fa da sfondo alla notte di Capodanno. Notte durante la quale tutto finisce e tutto inizia.

Qualche giorno prima di Natale la madre di Piero gli invia un biglietto di auguri con una piccola ranocchia azzurra. È solo l'anticipo del regalo natalizio che gli ha preparato per quando scenderà in Versilia a passare il Natale insieme a lei e alla sorella.

Quella piccola rana, la madre ne è sicura, porterà tanta fortuna a quel figlio grande, grosso ma tanto timido e sfortunato in amore. 

Il ragazzo dovrà solo accarezzarla la notte dell'Ultimo dell'anno, poco prima di andare a dormire e la rana penserà a  compiere la sua magia.

<< Io da solo a una cena che prometteva bene come sempre con tutti i miei amici. Cosa mi sta succedendo? Tutti mi cercavano, io che mi prodigavo a fare gruppo a ogni occasione, stasera, non c'è nessuno, tutti spariti. >>

La routine di Piero è sempre uguale: Natale in famiglia al mare in Toscana e notte di Capodanno con gli amici a casa sua dove, ogni anno su richiesta degli amici, allestisce una bellissima cena con tanto di champagne, lenticchie e caviale.

Proprio dopo aver acquistato caviale e lenticchie, Piero inizia ad ascoltare tutti i messaggi lasciati in segreteria e ignorati durante la giornata.

Qualcosa di strano sta succedendo quella sera. 

Sembra che ogni singolo atomo dell'Universo si stia adoperando in una congiura verso di lui.

Uno dopo l'altro, quella quindicina di amici inseparabili della sua compagnia, stanno disdicendo l'impegno preso per quella sera, la cena organizzata con tanto anticipo e fervore.

Tra l'allibito e lo sconsolato, non gli resta che togliere, uno ad uno, quasi tutti i coperti dalla tavolata per lasciarne solo due: uno per lui e uno per Laura.

Poco importa se gli amici gli hanno dato buca a poche ore dalla cena, avrebbe avuto Laura tutta per sé e forse, durante quella cena così intima, sarebbe riuscito una volta per tutte a dichiararsi.

Perso nelle sue elucubrazioni, come per magia, Laura suona alla porta, fasciata in un magnifico abito, con un bel vassoio delle sue tartine preferite. 

Per un attimo, un futuro di rose e cuori gli passa davanti per infrangersi come cristallo contro il duro scoglio della realtà: Laura non sarebbe rimasta, visto un impegno imprevisto al quale proprio non può sottrarsi.

Non sembra dispiaciuta e nemmeno lui deve esserlo, tanto  ci sarebbero stati tutti gli altri amici coi quali festeggiare e, l'indomani, lei gli avrebbe portato la colazione a casa in modo da passare insieme la mattinata.

Il buon cuore di Piero non se la sente di avvisare Laura che tutti quegli amici, così smaniosi di passare l'Ultimo dell'anno insieme, avevano appena dato buca, preferendolo ad altri amici.

Così la donna esce di scena con la sua promessa ad aleggiare  nell'aria.

Il romanzo parla di amicizia, di un gruppo variegato e molto unito, quello di Piero. 

Amici fin da ragazzi, sempre insieme durante i momenti di festa, tutti ritratti sorridenti nelle fotografie appese  nella sua camera, in mezzo a degli intensi primi piani di Laura.

Uno spunto di riflessione sul senso e sul valore dell'amicizia è di dovere, a questo punto. Amicizia è una bella parola che riempie la bocca di chi si professa amico.

Ma dovrebbe riempire pure il cuore.

Si dice che le amicizie finiscono quando si scopre che l'amico eri solo tu e su questo ho riflettuto parecchio durante la lettura. 

Piero, il ragazzo buono e sempre ben disposto, quello che tutti cercano, che tutti vogliono durante i momenti più belli, di comodo, ma anche il primo ad essere messo da parte quando qualcosa ''di meglio'' si prospetta all'orizzonte.

Quante volte nella vita è successo a qualcuno di noi, me compresa! 

Ho palpato con mano la delusione di Piero, la stessa che ho provato in passato e che spesso mi capita di provare ancora quando ''gli amici'' lanciano il sasso e ritirano la mano all'improvviso, senza riflettere sulle conseguenze che quel gesto potrebbe avere con chi si è prodigato tanto anche per loro.

Quante volte ho ''resettato'' e, in seguito, modificato il valore e il significato dell'amicizia, ricucendo le ferite e riemergendo dalle mie ceneri!

Così fa Piero, dopo essere stato abbandonato alla sua solitudine in quell'ultima notte dell'anno, decide di festeggiare a modo suo. 

Ha lo spumante, lenticchie e dolci e, ora che gli salta all'occhio, deve mantenere la promessa fatta alla madre, quella di fare una carezza alla rana azzurra prima di coricarsi.

Nel bel mezzo dei fuochi d'artificio Piero saluta il nuovo anno con una piccola carezza alla rana, qualche ricordo di estati passate che riemerge prorompente, un bicchiere di spumante dietro l'altro e il pc sul quale navigare senza una rotta precisa, dall'arte alla musica, dalle mail importanti alla pagina del Palazzo del Presidente della Repubblica. 

E proprio su quella pagina, col tricolore per sfondo, nel vortice dei fumi dell'alcol, i botti di mezzanotte e voluttuose visioni di Laura che lo tiene per mano in mezzo alla Piazza del Quirinale, si convince ad andare a letto.

Da quel momento la vita di Piero subisce un drastico e favoloso cambiamento. 

Improvvisamente la fortuna sembra girare dalla sua parte e i suoi sogni di gloria cominciano a realizzarsi.

Cambiando completamente vita, il ragazzo si riscopre uomo di successo e potere, acclamato e benvoluto, sempre al centro dell'attenzione della gente e degli amici, stupiti dal repentino  e positivo cambio dell'amico. 

Tutto sembra andare per il meglio, successo, fama, famiglia e soprattutto l'amore.

In fondo basta veramente un pizzico di fortuna per essere felice e poi a Capodanno tutto è possibile...

Natale non è poi così lontano e questo romanzo è l'ideale per immergersi in atmosfere magiche, quasi anni '50 e sognare, come quando eravamo bambini ed aspettavamo Babbo Natale con trepidazione. 

Il mix perfetto tra presente e ricordi di atmosfere natalizie passate, quando la famiglia era al completo e tutto aveva un altro sapore, vi trasporterà nel mondo di Piero, quel ragazzone buono  che non si può non amare da subito. 

La lettura scorre limpida e veloce nella sua semplicità, profusa da un delizioso sentore di cioccolato e spumante. 

Una chicca celata nel romanzo è l'affettuoso omaggio che Pangrani e il suo Piero hanno dedicato a Stefano D'Orazio e ai Pooh.

Domenica prossima cambierà l'orario, il clima si farà più rigido e uggioso, dicembre espanderà il suo dolce bacio nell'aria e a voi lettori non resta che regalarvi due piacevolissime ore nel magico mondo di Piero con una bella tazza di cioccolato fumante a riscaldarvi l'anima.

Buona lettura, ''fortuna compresa...''

Tania C.



I














lunedì 20 settembre 2021

Recensione IL GUARDIANO di Peter TERRIN - Ed. IPERBOREA -

 







IL GUARDIANO

Peter TERRIN

Ed. Iperborea

Anno di uscita 2014

Prima edizione italiana 2021

Traduzione: C. Cozzi

Formato Brossura

Collana Narrativa

Genere Surreale, fantascienza, distopia, thriller psicologico, nonsense

Pag. 288

€ 17


CONOSCIAMO L'AUTORE

Autore di romanzi, racconti e opere teatrali, Peter Terrin (1968) è uno dei più importanti scrittori di lingua olandese e una voce unica nel panorama della letteratura belga contemporanea. Tradotto in numerosi paesi e vincitore di riconoscimenti internazionali, come il Premio dell’Unione Europea per la Letteratura 2010 e il Premio AKO 2013, è considerato dalla critica un autore dallo stile magistrale, che coniuga eleganza classica, atmosfere kafkiane e un raffinato ingegno sperimentale, indagando con lucido disincanto l’individuo contemporaneo per toccare tematiche universali.


TRAMA

In un’atmosfera sospesa e irreale, Il guardiano riesce a fondere con sottile ironia l’inquietudine e lo straniamento esistenziale e la tensione di un thriller all’ultimo respiro.

Harry e Michel, in servizio nel garage sotterraneo di un lussuoso condominio, scandiscono giornate sempre uguali tra turni di guardia e giri d’ispezione finché qualcosa di insolito spezza la loro routine: improvvisamente tutti i residenti – tranne uno – lasciano il palazzo in gran fretta. Sicuramente in città è successo qualcosa di terribile, forse un’esplosione nucleare, forse un virus, forse addirittura una guerra; ma Harry e Michel non possono saperlo, perché dall’esterno, al di là del blindatissimo cancello d’ingresso che non possono varcare, non arriva nessun rumore. Fuori, un mondo indecifrabile, un «deserto dei Tartari» muto e inquietante; dentro, una fortezza inespugnabile dove Harry e Michel, ligi al dovere, non possono che aspettare gli ordini dell’onnipotente Organizzazione da cui dipendono, ma che sembra essersi dimenticata di loro. Con divertita ironia, Peter Terrin tratteggia i tic dei due protagonisti nella semioscurità claustrofobica del seminterrato deserto: il veterano Harry, così compreso nel suo ruolo da vedere il pericolo anche nell’arrivo del furgone delle provviste, e lo spaesato Michel, maniaco dell’ordine e della pulizia, che fa il bucato, cuoce il pane ed è più attento allo sgocciolio dello sciacquone che al pericolo di un attacco esterno. Come Vladimiro ed Estragone, Harry e Michel aspettano il loro Godot, ma quando finalmente qualcosa succede, con l’arrivo di un terzo guardiano, la paranoia di Harry prende il sopravvento e la situazione precipita. In un crescendo di suspense, Michel si ritrova coinvolto, e i lettori con lui, in una spirale di eventi che mettono a nudo la fragilità di un uomo lasciato solo a decidere il proprio destino quando tutto intorno è incomprensibile.


IMPRESSIONI

Ringrazio le gentili ragazze di Iperborea per questa bellissima copia cartacea de Il Guardiano.

Come sempre, il formato rettangolare tascabile lo rende comodo e maneggevole nella lettura; 

la copertina è favolosa, nei toni caldi dell'ocra che ricordano un paesaggio surreale, desertico, per riprendere  l'ambientazione del romanzo.

No, non è un romanzo ambientato nel deserto, o meglio non nella visione collettiva e romantica di deserto formato da enormi dune sabbiose.

In un imprecisato luogo nel mondo, che potrebbe spaziare dall'Europa all'America, dall'Asia alla Russia, Peter Terrin narra la vita di due ''Guardie Giurate'' a tempo pieno di un grattacielo  con servizio di un hotel extra lusso.

Come in una sorta più cupa di Grande Fratello, Harry e Michel trascorrono le loro giornate rinchiusi nell'enorme garage seminterrato di un grattacielo, sorvegliando l'incolumità dei residenti e dell'edificio, senza poterne mai uscire. Sono stati minuziosamente addestrati alla difesa e sanno che devono attendere un qualcosa che avverrà  presto. O sta già avvenendo?

Del mondo fuori captano suoni, odori, scorci, dalle feritoie del seminterrato, dall'uomo dei rifornimenti e da qualche residente, spesso senza volto e nome, che ogni tanto si ferma a scambiare convenevoli di rito. Chiacchiere sterili, asettiche su eterei e confusi accenni alla vita fuori. Nessuna confidenza, nessuna empatia. Il palazzo stesso è stato progettato di modo che i residenti non possano incontrarsi, evitando così il fastidioso obbligo di interagire.

<< C'è stato un tempo in cui contavo sempre i miei passi, regolarmente, a ogni giro d'ispezione. >>

Le giornate trascorrono tutte uguali, raccontate con ricostruzione quasi maniacale, in prima persona dalla voce metodica di Michael e cadenzate da una routine di gesti quasi paranoici e claustrofobici, alle dipendenze ''dell'Organizzazione''.

Al lettore non è concesso sapere chi sia a capo di questa Organizzazione e da quanto tempo i due guardiani si trovino nel garage. I mesi trascorrono senza ''tempo'', proiettando i personaggi in uno spazio temporale in cui le settimane si sovrappongono formando uno strano puzzle  dove le tessere sono formate dai giorni di un calendario immaginario.  L'unica certezza è che, appena formato a dovere, dovrebbe arrivare un terzo guardiano a portare una ventata di novità, ma anche di timore, in quell'ambiente così piatto e perpetuo. Harry, dall'alto della sua longeva esperienza di Guardiano veterano lo sa.

D'altro canto, a che servirebbe un nuovo Guardiano se già loro due riescono a gestire egregiamente il proprio lavoro? 

<< L'Organizzazione dimostra che si fida di noi. Il nostro impegno non è passato inosservato. >>

Quindi, vista la buona preparazione ricevuta, se ancora non hanno mandato il terzo guardiano significa che il loro operato è talmente buono da non ritenere necessario il rinforzo di un terzo elemento. No, ora Harry sa con sicurezza che non sarebbe servito un terzo Guardiano.

Perciò tutto sarebbe rimasto così com'è e nulla avrebbe dovuto essere fuori posto. 

Nemmeno il lento stillicidio della cassetta del bagno!

La routine quotidiana prevede cinque ore di sonno a turno ciascuno, la ronda per controllare ogni angolo del seminterrato, il controllo delle munizioni delle loro pistole più quelle in dotazione,  ordinatamente raccolte in scatoloni e stipate in un'intercapedine ricavata tra i pilastri della struttura, il controllo delle videocamere di sorveglianza che da un po' di tempo sembrano non funzionare. 

Chissà perché il segnale non arriva più?

Nella routine quotidiana, Michel è riuscito a trovare, tra i rifiuti dei residenti una macchina del pane, imparando a produrlo (di nascosto dall'Organizzazione'') per integrare gli scarni pasti quotidiani rappresentati da una scatoletta di carne, spesso da dividere in due. 

Raramente qualche pietanza veniva gentilmente offerta dalla comparsata fugace e inespressiva del personale di servizio dei condomini. 

<< Tra me e lui, sul pavimento, c'è una macchia scura. Ancora scosso dagli avvenimenti, mi manca la forza per chiedermi cosa potrebbe essere. >>

La vita nel seminterrato è talmente destabilizzante che pure il volo di una mosca o un barattolo di marmellata di fragole destinato ai residenti e accidentalmente finito in terra, può  rappresentare un pericolo e al contempo la novità, quella di cui raccontare un domani ai nipoti.

Qualcosa però sta succedendo, proprio fuori dal garage, in una città ormai quasi deserta. 

I condomini da un po' di giorni sembrano presi da una strana frenesia, uno dopo l'altro stanno abbandonando il lussuoso palazzo. 

Fuggono, chissà dove, con le loro macchinone lucide e cariche di bagagli. Tutti, meno uno, l'inquilino sempre in nero, quello che, a questo punto, bisogna proteggere ad ogni costo, fino alla fine.

Ma la fine di cosa?

C'è una guerra in corso? 

Un disastro nucleare o sanitario? 

Perché là fuori respirano con le mascherine? 

Perché non stanno più arrivando i rifornimenti e il ragazzo del furgone ha delle semplici scarpe di gomma al posto di quelle fornite dall'Organizzazione? 

Forse i suoi vestiti borghesi sono a prova di proiettile? 

Meglio controllare, soprattutto le scarpe! Le scarpe possono nascondere immani pericoli!

 << Le autorità hanno dichiarato il coprifuoco; spareranno senza preavviso a chiunque si avventuri per strada di notte. I cecchini usano i silenziatori per non seminare il panico. >>

Il confronto tra Michel ed Harry diventa sempre più delirante, un crescendo di ansia e folli elucubrazioni, nelle quali viene messo a nudo l'essere umano e la sua fragilità psichica dopo un lungo periodo di prigionia.

Perché, anche se travestita da lavoro, di prigionia si tratta. Non nel palazzo in sé, ma nella propria mente che diventa un circuito in loop di gesti, pensieri e sentimenti, dove la realtà è allucinazione e il delirio è realtà.

Proprio come è capitato ad Harry, l'irreprensibile veterano e al flemmatico Michel ...

Topi!

A questo pensavo a fine lettura: Harry e Michel, due enormi toponi nascosti in un lugubre scantinato, pronti ad attaccare non appena ''odorano'' il pericolo. 

Due cavie sperimentali di un qualche progetto socio-scientifico non meglio identificato, chiuse in una prigione di metallo e cemento che altro non possono fare se non rosicchiare i muri, accontentandosi di qualche rifiuto della classe abbiente ed elucubrare su imminenti catastrofi apocalittiche.

Una sensazione polverosa e soffocante mi ha guidato nei primi capitoli, tanto da ritrovarmi, una notte, a rotolare tra le lenzuola in preda ad un sogno Kafkiano-Orowelliano, sentendomi un po' come Michel nel suo bozzolo angusto durante le ore di riposo.

Nonostante un primo impatto un po' opprimente, la lettura  scorre veloce, ''simil colpo di scena compreso'', incuriosendo il lettore grazie allo scenario esasperato, come in un'opera teatrale del nonsense. 

Un gesto, un pensiero, una descrizione sono spesso il riflettore dell'ironia celata dietro ai bizzarri rituali delle pedine di un gioco quasi sardonico.

Le battute tra i personaggi sono veloci, botta e risposta, pur rivestendo l'apparente lentezza delle scene tra personaggi dall'identità impersonale: il Guardiano, il ragazzo delle consegne, il residente.

Se ancora non lo avete letto, vi consiglio di lasciarvi guidare da Harry e Michel nei mille metri quadri di seminterrato, sotto le luci traballanti dei faretti, alla scoperta del loro microcosmo. 

Se riuscirete ad oltrepassare il tunnel d'entrata delle prime pagine, che bloccano un po' il respiro, scoprirete uno stile unico e irriverente, portentoso e coinvolgente che appagherà anche il lettore più esigente, alla continua ricerca di esperienze innovative, pur restando nella classicità dei grandi romanzi distopici.

Lascio però a voi scoprire cosa si cela nel mondo apparentemente piatto oltre le grate di aerazione del seminterrato, così come lascio a voi   capire se veramente l'Organizzazione sta pensando di mandare un nuovo Guardiano a difesa dell'ultimo residente.

Sono certa che il finale saprà stupirvi, come un bicchiere di whisky bevuto d'un fiato.

Buona lettura,

Tania C.














Recensione TUTTO NASCE PER FIORIRE di DEMETRA COSTA

  TUTTO NASCE PER FIORIRE Autore: Demetra Costa Editore: IoScrittore Formato: Brossura Pag.: 503 Uscita: Giugno 2025 € 18 formato cartaceo F...