sabato 27 luglio 2024

Recensione: GENOVA 2224 di MASSIMO ANSALDO

 


GENOVA 2224

Racconto di Massimo Ansaldo

Primo classificato come miglior racconto inedito al Concorso Letterario "Un libro per l'estate"




 
Massimo Ansaldo - foto personale -

CONOSCIAMO L'AUTORE


Massimo Ansaldo nato a Varazze ( Sv ) il 21 marzo 1959 è residente a La Spezia. Esercita la professione di avvocato libero professionista.

Iscritto all’Ordine degli Avvocati di Genova, è abilitato al patrocinio presso le Magistrature Superiori. Lavora negli studi di Genova e La Spezia

Attività letteraria:

Nel 2014 ha pubblicato il noir Macerie edito dalla Casa Editrice

Leucotea di Sanremo https://m.facebook.com/macerienoir/

Nel 2016 ha pubblicato il noir Il segno del Sale edito dalla Casa

Editrice Leucotea di Sanremo https://www.facebook.com/AnsaldoMassimo/

Nel 2019 il racconto Il coltello del cuoco è pubblicato

nella raccolta Tutti i sapori del noir, Frilli Editore Macerie :

INCONTRI DI PRESENTAZIONE,

PARTECIPAZIONI A RASSEGNE LETTERARIE E

PREMI CONSEGUITI

Bordighera 4 settembre 2014 Bordighera Book Festival;

Pisa 8 novembre 2014 Pisa Book Festival;

Genova 5 dicembre 2014 Ordine degli Avvocati Genova, seminario di Formazione Professionale;

Massa 9 gennaio 2015 Teatro Guglielmi, rassegna letteraria;

Il Caffè Letterario, La Spezia, Lunigiana dantesca 7 febbraio 2015, rassegna 50 Sfumature di Giallo;

Chiavari, 5 giugno 2015 ore 21 libreria Zafra;

Levanto, 16 maggio 2015 Biblioteca comunale ore 17,30, rassegna letteraria;

Genova villa Bombrini sabato 30 maggio 2015 ore 10;

Manifestazione Genova calibro 9, rassegna letteraria e

cinematografica;

La Spezia, Festa della Marineria 30 agosto 2015 ore 10,30 Nave

Scirocco, manifestazione culturale Ferrera;

Erbognone, Lomellina in Giallo, 3 ottobre 2015, rassegna letteraria Savona;

Libreria Feltrinelli, 27 novembre 2015, ore 18,30;

Loano, Libreria Mondadori, 28 novembre 2015, ore 18,30;

Serra Riccò, Biblioteca comunale, 14 maggio 2015 ore 17,30;

Le Grazie, Portovenere, Premio Internazionale Poesia e Narrativa;

4^ Edizione 2/10/2016 Premio Speciale Romanzo Giallo;

Premio Internazionale di Poesia e Narrativa - Percorsi

Letterari "Dal Golfo dei Poeti Shelley e Byron, alla Val di Vara"

3^ edizione 2015-2016, terzo classificato categoria romanzo;

XXIII Festival del Libro di Budapest 21-24 aprile 2016;

Il segno del sale : INCONTRI DI PRESENTAZIONE;

PARTECIPAZIONI A RASSEGNE LETTERARIE E PREMI CONSEGUITI

Pisa, 22 luglio 2016, Libreria Pellegrini ore 18,30;

Manarola, 25 AGOSTO 2016, rassegna letteraria;

Castè, Riccò del Golfo (La Spezia) 26 Agosto 2016 ore 21,30;

3 settembre 2016, BORDIGHERA BOOK FESTIVAL, ore 16,30

9 ottobre 2016 LOMELLINA BOOK FESTIVAL, Lomello, Oratorio

18,30, finalista del Premio letterario;

15 ottobre 2016 LA SPEZIA, Libreria Liberitutti, ore 18,30;

19 novembre2016 LOANO, libreria Mondadori ore 17,30;

25 novembre 2016 SAVONA Libreria Feltrinelli, ore 18;

2 dicembre 2016 LEVANTO Biblioteca comunale ore 17,30 rassegna letteraria Reading Winter;

7 dicembre 2016 LA SPEZIA Istituto Fossati ore 11,40, seminario di formazione;

16 dicembre 2016 GENOVA Ordine degli Avvocati ore 16,30 Seminario di Formazione Professionale;

18 febbraio 2017 SERRA RICCÒ Biblioteca comunale ore 17,30;

8 aprile 2017, ASTI Casa degli amici, 17,30, rassegna letteraria;

17 Maggio 2017, GENOVA Premio Poesia e Narrativa Ordine

Avvocati di Genova, Primo classificato ex aequo;

18/22 maggio 2017 Salone Internazionale del Libro di TORINO;

27/29 giugno 2017 Pratolungo di Gavi (Al), Centro La Locomotiva;

Genova, Seminario di Formazione;

8 luglio 2017 Andora, Festival AG Noir, rassegna letteraria;

15/16 Luglio 2017, Sarzana: Premio Letterario Città di Sarzana, Primo classificato categoria Gialli;

Premio Letterario internazionale Santa Margherita Ligure Franco

Delpino, 41esima Edizione 2018: Primo classificato, categoria Gialli;

3/11/2017 La Spezia, Officine Superbi, Booklet La Spezia,

ore 21, rassegna letteraria Libri nel Golfo 2018;

26/5/2018 Chiavari, Società Economica, ore 17, Chiavari

in Giallo, rassegna letteraria;

29/6/2018, Palazzo del Comune di Savona, Ordine degli Avvocati

di Savova, Associazione Donne Giuriste, seminario di Letteratura e Diritto, corso di Formazione Professionale;

13/6/2019 Concorso Letterario di Poesia e Narrativa ‘Gianni Di

Benedetto e Piero Franzosa" Primo classificato, sezione Racconti con La salvezza viene dalle acciughe;

19/7/2019 La Spezia, Biblioteca Civica di Pitelli e Proloco di Pitelli, presentazione de Il segno del sale;

15/9/2019 Portovenere, Le Grazie, Valedettaro Fest, presentazione de Il segno del sale;

Genova, 31 ottobre 2019, Libreria Feltrinelli via Ceccardi,

Presentazione del volume di racconti Tutti i sapori del noir

( all’interno il racconto Il coltello del cuoco di Massimo Ansaldo)

Partecipazione alla raccolta I luoghi del noir, 2020 Fratelli Frilli Editore, con il racconto I cattivi sono buoni;

2020, pubblica per la Fratelli Frilli Editore QUALCOSA DA TACERE, romanzo noir ambientato a Genova;

2022 pubblica per la Fratelli Frilli Editore I DELITTI DI GENOVA.


( Fonte Amazon Libri )

 


IMPRESSIONI


Buon pomeriggio amici della Valigia, ben ritrovati.

Per questo rovente fine settimana voglio parlarvi del racconto inedito di un un autore, Massimo Ansaldo, che già avevo conosciuto a giugno alla presentazione della raccolta di racconti "Giallo come il golfo" e ritrovato, con mio gran piacere, vincitore del Primo Premio, categoria racconti inediti, al Premio Letterario "Un libro per l'estate", tenutosi il 25 luglio al Circolo Sottufficiali di La Spezia.

GENOVA 2224 è un racconto che tratta il tema scottante dell'eutanasia, ma non solo.

In poche pagine, la cui lettura scorre piacevolmente, l'autore ha aperto un "vaso di Pandora" di argomenti importanti e sempre attuali, sui quali riflettere.

La paura, l'amore, il coraggio, la rassegnazione, la manipolazione, la speranza.

Tutti quei sentimenti e stati d'animo che caratterizzano l'essere umano e lo rendono "umano e vivo".


“I legami più stretti sono quelli creati dalla sofferenza, la comunione più profonda è quella basata sul dolore”

Cormac McCarthy


Ci troviamo a Genova, anno 2224.

Ambientazione distopica, soffocante e cupa, bagnata da una pioggia cupa e infetta che, invece di "lavare via", imprigiona la vita in una bolla ermetica di tossicità.

Già da cinquant'anni la popolazione occidentale, in particolare quella europea, sta subendo un'importante decimazione a causa della partica diffusa di una "morte dolce", spesso senza un reale bisogno, praticata liberamente in qualsiasi fascia d'età.

Il Governo Europeo, non riuscendo ad arginare queste morti indotte, incontrollabili e sempre più in crescita, decide di proibire l'eutanasia, con la promessa di liberare il popolo da qualsiasi forma di dolore.

Che male c'è, vi chiederete?

La chiave di lettura del racconto sta proprio in questa domanda: "Che male c'è a desiderare un mondo privo di ogni forma di dolore?".

Se dovessi rispondere, a bruciapelo e senza soffermarmi troppo a pensare, direi sicuramente che non c'è nessun male, anzi!

Ma il piacere della lettura è proprio il poter prendersi tutto il tempo per riflettere e ragionare, per cercare una risposta senza giri di parole o scomode verità celate dietro a un velo di false promesse.

False, come quelle del Governo Europeo che, per arginare l'emorragia incontrollata di esseri umani, promette al popolo la libertà da ogni tipo di sofferenza, privandolo di ogni tribolazione.

L'intento è quello di convincere i cittadini a farsi impiantare volontariamente, sottopelle, un chip capace di inibire ogni forma di emozione, sensazioni e sentimenti, così da poter vivere in uno stato di "felicità inebetita" e più manipolabile.

Il prezzo da pagare è alto: dopo l'impianto del chip la popolazione sarà più sottomessa e facile da controllare.

Per i ribelli all'impianto, è prevista una pena atrocemente invalidante: tutto in nome della "vita libera da ogni sofferenza".

Quello che il Governo Europeo non sa è che, se in molti, attirati dalla promessa di una vita "indolore", si erano lasciati convincere all'impianto, a Genova c'è una piccola scintilla che aveva appena ravvivato un antico fuoco ancora dormiente sotto la cenere, pronto a esplodere in rogo purificatore...

Genova, diventata Zona Portuale Protetta, è perennemente avvolta da una bolla grigia di acidità e incertezza, non vive più da anni l'alternarsi delle stagioni, il piacere di camminare sotto un cielo azzurro, la sensazione fresca di poter respirare aria pulita.

La popolazione "chippata", per libera volontà, sta pagando fisicamente e moralmente le conseguenze delle proprie scelte, venendo così a conoscenza del dolore, nella sua forma più atavica e pura, il dolore provato dall'anima.

Chi ha deciso di non conformarsi alla massa ed essere libero di poter vivere le proprie emozioni, si ritrova, invece, a fare in conti con i carcerieri, lo schieramento armato del Governo che impone, dietro al falso nome della libera scelta, il volere invalidante dei potenti.


"… finché ci sarà un uomo capace di soffrire ci sarà un uomo capace di amare…"


Trovarsi faccia a faccia con la paura di perdere tutto, anche il dolore stesso, è la miccia che ravviva quel fuoco dormiente da troppo tempo, risvegliando le coscienze sopite e manipolate. Provare di nuovo quelle sensazioni inibite dal chip, è l'arma più potente al mondo per sconfiggere l'oppressione, l'intorpidimento al quale il popolo era stato sottoposto, potenti compresi.

Quindi, tornando alla domanda "Che male c'è a voler vivere in un mondo senza dolore?", posso rispondere con certezza che il male c'è, ed è quello che ci precluderebbe la libertà di amare e di essere noi stessi, oltre alla vita stessa.

L'essere umano è fatto di emozioni, positive e negative, e ha bisogno di poterle vivere, elaborarle e liberarle per poter  crescere, per evolversi e sentirvi vivo.

Un uomo privato di ogni tipo di emozione, dolore compreso, non sarà mai in grado di amare e poter vivere libero dalla sofferenza, imploderebbe in sé stesso, risucchiato nella sterilità di un vuoto infinito.

Amore e libertà sono due stati d'animo che mi hanno accompagnato durante la lettura del racconto di Massimo Ansaldo.

Si sono scontrati spesso con la paura di finire nella folle morsa manipolatoria un mondo che sta uscendo dai binari della propria autonomia, ma la speranza li ha fatti prevalere, in nome di un respiro finalmente fresco e pulito, sotto a un cielo terso.

Ho riflettuto tanto su quanto sia importante poter decidere il proprio destino, il modo in cui porre fine alle proprie sofferenze e a quelle di chi ci sta intorno, logorandosi giorno dopo giorno insieme a noi.

La risposta che mi sono data e nella quale credo fermamente la terrò per me, ma ci tengo a puntualizzare che questo racconto non ha fatto altro che rafforzare il valore di ciò in cui credo: l'amore puro che rende liberi.

La lettura, nonostante i temi delicati trattati, scorre limpida, regalando al lettore attimi piacevoli grazie all'accuratezza del linguaggio e alla descrizione dei dettagli che lo rendono profondo e semplice al contempo, pur essendo un racconto breve, ma con tutte le carte in regola per diventare un romanzo distopico interessante.


Il racconto al momento non è ancora stato pubblicato, ma spero possa avvenire presto, magari in una bella raccolta firmata proprio da Ansaldo. Il mio invito è quello di seguire l'autore e cominciare a leggere anche i suoi romanzi e racconti editi.

Sono sicura che non ve ne pentirete.


Buon fine settimana e buone letture,

Tania C.







 

domenica 23 giugno 2024

Recensione IN VIAGGIO CON IL MORTO da Milano alla Puglia di Gino Marchitelli - Ed. RedDuk

 


IN VIAGGIO CON IL MORTO

da Milano alla Puglia


Autore Gino Marchitelli

Ed. Red Duck

Formato Brossura con alette

Pag. 210

Anno di uscita 2022

€ 15,68

Formato Ebook presente negli store digitali


CONOSCIAMO L'AUTORE


Gino  Marchitelli ha passato molti dei suoi anni lavorando come tecnico elettronico sulle piattaforme petrolifere.  

Attivista della CGIL e Democrazia Proletaria, è membro del direttivo A.N.P.I. di San Giuliano Milanese e presidente dell'associazione culturale '' Il Picchio ''.

Autore di romanzi noir e progetti sociali molto apprezzati, nel 2020 ha pubblicato Panico a Milano, la terza indagine del professor Palermo.

Con Jaca Book ha pubblicato:

Campi fascisti;

Una vergogna italiana,  saggio vincitore del Premio Mario Luzi.


TRAMA


Estate 2022, un caldo infernale sta attanagliando Saint Julien, uno dei quartieri dormitorio più degradati dell'hinterland Milanese.

Improvvisamente,  in una famiglia sottoproletaria viene a mancare il nonno, da anni costretto su sedia a rotelle. 

La decisione che prenderanno Terzus, Mantide e Lucia De Cillis, conosciuta come Lucy la rossa, è quella di "nascondere" il corpo ormai rigido di nonno Tancredi. Così facendo la pensione, una fonte di reddito certa, non verrà persa.

Il folle viaggio che da Saint Julien li condurrà nel Salento Brindisino, la famiglia viaggerà insieme al piccolo Tommy, figlio di Lucy e l'adolescente Jenny, figlia di Mantide. 

Lungo la costa adriatica attraverseranno il ritratto di un'Italia bigotta, perfezionista, plasmata di luoghi comuni, corruzione, sfruttamento umano, ipocrisia e ingiustizia,  modello della realtà attuale,

Lungo il viaggio avranno modo anche di rendersi conto di ciò che c'è al di là della società in giacca e cravatta: un ecosistema di anime fragili, impoverite dal SISTEMA, private di dignità, ma anche gente che crede e lotta per la sopravvivenza e il diritto ad una vita regolare. Persone solidali e pronte a tendere una mano laddove ci sia necessità, per rendere il mondo un posto migliore


IMPRESSIONI


Cari lettori della Valigia buon fine settimana e ben ritrovati. Ora che la canicola infernale ha affondato i canini sull'Italia, è tempo di rilassarsi in spiaggia, piscina o al fresco di un bosco montano con una lettura divertente e dissacrante che sono sicura vi terrà compagnia per qualche ora.

IN VIAGGIO CON IL MORTO da Milano alla Puglia, di Gino Marchitelli, mi era stato regalato a Natale da una coppia di carissimi amici e volutamente messo in attesa delle giornate in riva al mare.

Complice un infortunio al piede, spiaggiata sul lettino sotto l'ombrellone, è finalmente arrivato il momento di leggere!

Ormai in spiaggia mi conoscono, quando mi sentono ridere da sola come un'invasata, sanno che sono immersa in letture che hanno completamente catturato la mia anima.

Questo romanzo è perfetto se volete una fresca ventata di allegria, anche se...

Si cari lettori, se, ed è proprio quel "se" a fare la differenza.

Terzus, rinominato Tarzan da Mantide, amante di Terzus che non vuole proprio farsi entrare in testa il suo nome, Jenny, figlia di Mantide e di un padre datosi alla macchia,  Lucia De Cillis, sorella di Mantide, detta Lucy la rossa, il piccolo Tommy, figlio problematico di Lucy e del marito carcerato Timoteo, Tancredi, padre di Lucy e Mantide, rappresentano la realtà di molte famiglie, fin troppo presente in Italia e nel mondo.

Un nucleo famigliare allargato e strampalato, che da sempre fa di espedienti torbidi il personale mantra di sopravvivenza.

Dove lo Stato non aiuta, sono costretti a provvedere con maniere poco ortodosse e poco legali. Ma almeno, coadiuvati dalla pensioncina di nonno Tancredi, riescono a sopravvivere a giornate sempre più dure e mordaci.

Terzus, giovane e aitante africano, approdato in Italia dopo un estenuante viaggio sul barcone, lavora come spacciatore alle dipendenze di Timoteo, marito di Lucy, da tempo in carcere. Tutto sommato è una persona buona, con un forte senso di appartenenza alla famiglia e un cuore generoso, a modo suo. È consapevole che essersi infilato in casa e nel letto di Mantide non è etico, così come non lo è spacciare, ma è l'unico lavoro che gli permette di sopravvivere in quel mondo che gli ha voltato le spalle nel momento più duro del bisogno, e quella famiglia che lo ha accolto a braccia aperte è come fosse la sua di famiglia!

Mantide, quasi analfabeta, sgrammaticata e fin troppo sfacciata, ha i capelli blu, un bel fisico che sa perfettamente come usare per ricavarne profitti personali e non. Si sente sola dopo che il padre della figlia è fuggito e Tarzan è diventato la sua oasi di felicità e pace dei sensi.

Jenny, adolescente figlia di Mantide, sta vivendo la corrente Emo. Cresciuta nel cortile tra i palazzi fatiscenti del quartiere popolare della periferia di Milano, non ha voglia di andare a scuola. Ormai si sente adulta e vivere in casa con quella famiglia di matti, così soffocante, sta diventando sempre più dura. Sa che deve trovare la sua strada, lontana da quel folklore invadente, altrimenti impazzirà. 

Personaggio indubbiamente fragile, intelligente ma lasciata a sé stessa, Jenny rappresenta l'adolescente di oggi, quello che avrebbe solo bisogno di un sostegno famigliare concreto, di essere seguita, compresa e amata, per poter brillare nella vita.

Lucy la rossa, meno bella ma molto più procace e appariscente della sorella, con la quale litiga da quando ha l'uso della parola,  è sboccata, sa a malapena leggere e scrivere e si sente sola. 

Sa che il marito, in carcere per spaccio, le vuole bene e gliene ha sempre voluto, ma sa anche di essere una donna piacente nel fiore degli anni, e non perde occasione di affondare gli artigli in mezzo alle cosce di Tarzan per placare i suoi bollori, cercando di non farsi notare dalla gelosissima sorella. D'altronde anche lei ha diritto a sentirsi donna e anche lui sembra non disdegnare le sue mercanzie. 

Basta solo non farsi scoprire, ma se anche fosse che problema ci sarebbe? Tanto resterebbe tutto in famiglia.

Tommy, figlio di Lucy e Timoteo, ha 8 anni, va a scuola ma con scarsi risultati, probabilmente dovuti ad un ritardo cognitivo mai diagnosticato e seguito, che lo portano ad assumere atteggiamenti di un bambino di due anni. 

È il personaggio che più mi ha fatto soffrire e riflettere. 

Un bambino ha bisogno d'amore, di essere seguito e curato. Il piccolo Tommy si è trovato a crescere in un una famiglia ai limiti di un "bordello incestuoso e  casalingo", senza avere nessun sostegno materiale e medico da parte di nessuno. La scuola sembra essere solo uno sfondo sfumato e mal sopportato dal quel poppante mai cresciuto. 

Il bambino si ciba solo di patatine col benestare della madre che pur di non sentirlo urlare lo asseconda; una volta rientrato da scuola si sveste, indossa il pannolino per bambini e passa il tempo succhiando il ciuccio, togliendolo solamente per mangiare patatine o attaccarsi al seno ormai sterile della madre che lo asseconda, un po' per farlo stare buono e un po' perché in fondo le fa  anche piacere che il bambino sia così legato a lei. Quando si parla di amore materno!

Il mio pensiero è andato immediatamente  ai numerosi casi simili a quello del piccolo Tommy, tutt'oggi in espansione. Quante piccole vite bistrattate, quanti sogni infranti e distrutti dalla povertà e dalla sfortuna di non avere una famiglia forte alle spalle che avrebbe potuto fare qualcosa di concreto per alleviare quella condizione di sofferenza psico-fisica!

Nonno Tancredi è il capofamiglia-padre padrone, nel tempo caduto in disgrazia durante un infortunio "sul lavoro". 

Piccolo despota delinquente, approdato al nord dal Salento, in cerca di vita facile e migliore, ha sempre vissuto di piccoli furti e rivendita del maltolto, finché non finisce in sedia a rotelle cadendo da un balcone durante un furto finito male. Nonostante tutto non perde il carattere dittatoriale e prepotente. Viene, per lo più, seguito dai nipoti.

È malato, ha grossi problemi respiratori e quell'anno la feroce morsa dell'afa estiva, arrivata fin troppo in anticipo, non gli lascia scampo.

Nel trambusto delle pittoresche liti tra Mantide e Lucy, un infarto lo addormenta per sempre. A nulla sono valse le richieste di aiuto, per nonno Tancredi è arrivata la fine.

<< Un grido agghiacciante si sparge per la casa, si propaga nel cortile e per i muri; entra nelle finestre aperte dei vicini e li fa sobbalzare nei letti. >>

Ad accorgersi della sfortunata dipartita del nonno è una terrorizzata Jenny, al risveglio, dopo una nottata in giro con gli amici.

In quella mattinata torrida il corpo del nonno è gelido e stecchito, se ne accorge pure Tommy, che in qualche modo cerca di riscaldarlo con un lembo di lenzuolo. In fondo lui al nonno vuole bene perché gli compra sempre le patatine.

Il panico si scatena tra le quattro mura desuete di quell'appartamento. 

Lucy e Mantide litigano a voce troppo alta, infastidendo il vicinato, Jenny e Tommy, ognuno perso nelle proprie elucubrazioni, vivono quasi con distacco corporeo la situazione imbarazzante.

Non si può chiamare il medico: soldi "non ce ne stanno" e il medico di sicuro, con quella canicola, starà in vacanza.

Di chiamare il  "prendimorti" nemmeno a pensarci. Chi lo pagherebbe? E poi, mica si può perdere l'unica fonte di reddito sicura per la famiglia!

Nonostante il ritratto esilarante della scena, non ho potuto esimersi dal soffermarmi a pensare a quanto il destino di molti anziani sia così comune al giorno d'oggi. Abbandonati a sé stessi e ai loro malesseri, sballottati come un inutile sacco ingombrante da un angolo all'altro, usati come bancomat per i capricci dei figli e nipoti.

Il concetto arriva dritto, come un pugno nello stomaco, facendo luce sulla solitudine e malessere di tanti nonni abbandonati al loro destino di sofferenza.

Nel bel mezzo del trambusto carnevalesco venutosi a creare, Terzus sembra aver appena pronunciato la parola magica: pensione!


<< Mah, io di questo cose non ne capisco, sei tu l'uomo di casa. Vado a cercare il polistirolo, magari nei bidoni di qualche fabbrica chiusa qui in giro lo trovo. >>


Così, grazie alla "brillante" idea di Jenny, nonno Tancredi, accomodato di sotterfugio e alla meno peggio in una cassapanca imbottita di polistirolo trovato nei bidoni della spazzatura sotto casa, sta per andare in vacanza nel trullo di famiglia in Puglia.

Terzus si occuperà della conservazione della salma e di trovare un mezzo adeguato per compiere la tratta Saint Julien-Carovigno, al trullo, senza destare sospetti o incappare in posti di blocco.

Trovato il mezzo, un vetusto e acciaccato wolkswagen anni '70, il  tempo a disposizione è poco, nella notte bisogna partire, così non li vedrà nessuno. Grazie alla sua calma "diplomatica", Terzus è riuscito anche a trovare vari punti "fidati" di rifornimento di ghiaccio secco per conservare al fresco il nonno.

Lucy e Mantide, dopo l'ennesima azzuffata per stabilire chi avesse più probabilità di racimolare qualche euro per il viaggio, riescono, grazie alle loro "arti melodrammatiche", a metter su un piccolo gruzzolo. Tarzan, per contribuire, ha dovuto piazzare roba di nicchia al suo miglior cliente. Ma se serve per il buon fine dell'impresa, ben venga!

Tra l'altro, per i sei squinternati, questo viaggio della speranza, sarà l'occasione per fare la loro prima, vera vacanza, pur facendo economia all'osso dal momento che il Salento è lontano e viaggiare costa.

Col caldo che soffoca in gola i respiri, il sudore caldo/freddo che scende lungo la schiena, nel cuore della notte, comincia il viaggio fantastico di nonno Tancredi, congelato sul tetto di un improbabile van rosso che, dall'hinterland milanese, si sta dirigendo a Bologna per poi percorrere la costa adriatica, confidando nell'aiuto di santi, madonne e provvidenza.

Qualsiasi viaggio, per quanto curato e programmato nei minimi dettagli, presenta intoppi. Figuriamoci la "vacanza" improvvisata di una salma, che a causa dell'afa sta iniziando a decomporsi.

Ora, cari lettori, ditemi come si fa a trattenere le risate quando, in tutta onestà, ci sarebbe da fermarsi a riflettere.

Gli ultimi decenni stanno affamando e impoverendo  in maniera vertiginosamente esponenziale la popolazione italiana. Ci hanno portato nella condizione che, o sei ricco o sei povero; la classe media va sempre più scomparendo, mentre aumentano le famiglie che per mettere  almeno un pasto in tavola sono costrette ad affidarsi alle associazioni benefiche o agli ultimi cassonetti rimasti.

E quando non basta nemmeno più la raccolta differenziata nell'umido, non resta che far ricorso alla legge della strada, agli espedienti, a ogni mezzo, lecito o illecito, per il diritto alla vita.

Certo, mettere il nonno in freezer sembrerebbe essere una buona idea! Nessuno saprebbe nulla e la fonte di reddito, per qualche tempo permetterebbe di vivere ai limiti della decenza.

C'è chi, come Lucy e Mantide si è trovato, in un attimo di disperazione nera, a farlo veramente; c'è chi lo ha fatto per ingordigia, nella convinzione di riuscire ad aggirare il sistema; c'è chi ci pensa ma non ha il coraggio; c'è addirittura chi ha dato degna sepoltura, ma non ha mai denunciato la dipartita all'Agenzia delle entrate, riuscendo per anni a riscuotere la pensione del caro estinto (fonte documentata)...

Qualunque siano i motivi che spingano alcune persone a compiere questi gesti estremi, credo che la disperazione sia tra i principali, e la disperazione non dovrebbe far ridere.

L'autore ha saputo ritrarre perfettamente, rendendola forse meno amara, la disperazione in cui versano molti italiani e non al giorno d'oggi.

Nel caso della strampalata sestina c'è, a monte, anche tanta ignoranza socio-culturale. I personaggi sono nati e cresciuti in un contesto ai margini della società, manovrato dalla malavita che schiaccia l'essere umano col ricatto della sopravvivenza. Le vicende tragicomiche in cui incappano i nostri portano però  naturalmente a sorriderne.

Nel "mucchio", Terzus, è un personaggio tutto sommato positivo. È forse il più "acculturato" e fondamentalmente educato: il sogno della madre è sempre stato quello che il ragazzo potesse studiare e diventare un insegnante. Ma la guerra ha spazzato via sogni e famiglia e la vita gli ha insegnato fin troppo bene quanto bisogna scendere a compromessi per cercare di restare a galla in un mare che non perdona errori. 

Nell'evolversi della storia ne conosceremo sfaccettature impensabili. Dietro alla prestanza di un fisico ingombrante tanto da incutere timore, c'è nascosto un grande cuore, capace di commuoversi, di provare sentimenti profondi e sinceri per un gesto di amichevole aiuto disinteressato.


<< Leva subito quella mano da l'!>> grida.

<< Ma quale mano? >> le risponde da finta tonta Lucy.

<< Dalla gamba dell'uomo mio! Levala o te la stacco a morsi. >>


Mantide e Lucy sono il ritratto della volgarità, dell'ignoranza ma  anche della  capacità straordinaria di non lasciarsi sconfiggere dalle batoste della vita. Tuttavia non viene da condannarle, anzi, si prova una gran tenerezza per quelle due variopinte pasticcione che riescono sempre a spuntarla, a scapito degli ignari avventori che capitano tra le loro rosse unghie sbrecciate.

I loro continui battibecchi, quasi maneschi,  faranno compagnia al lettore durante i lunghi km macinati da Terzus lungo la costa adriatica e porteranno anche all'evolversi inaspettato di situazioni ambigue e al limite dell'assurdo.

Durante il viaggio si incontreranno personaggi di ogni tipo: dai bigotti paladini difensori dei bisognosi, a invisibili emarginati di una vita parallela notturna, fino ad arrivare a poeti, sognatori e persone di un passato ingombrante che  insegue le loro tracce, km dopo km, lungo  quelle strade tortuose, nel cuore del disagio sociale. 

Gli intoppi, i cambi di rotta e i momenti di svago saranno all'ordine del giorno per la piccola carovana di quell'assurdo circo equestre, ma la speranza di portare a termine quell'impresa sembra sempre più sicura e vicina nonostante alcuni momenti di profonda paura e nauseabonde esalazioni provenienti dalla cassa di nonno Tancredi.

Chissà se il nonno riuscirà, finalmente, a trovare un po' di pace, al fresco degli ulivi che circondano il suo trullo?

È solo una questione di ore e tutto sarà finalmente "morto e sepolto".

Ma il passato è alle calcagna e la sua falcata è lunga...

Cari lettori, non vi racconto di più, lascio a voi il piacere di scoprire il finale di questa storia così assurda da essere quasi reale.


<< Che è sta puzza? >> riflette la rossa.

<< Indovina un po'?... >> risponde sarcastico Terzus.

Lucy spalanca gli occhi: << Non vorrai dire che mio padre? >>

L'altro fa cenno di sì con la testa.

<< Oh, madonna mia, madonnina santissima, stiamo inguaiati adesso. >>


Mentre le pagine scorrevano via velocemente sotto i miei occhi, ho sentito il morso ustionante dell'afa, della fame e della sete provata dalla famigliola.

Ho tremato nei momenti di panico, sono crollata dopo le peripezie andate a buon fine, mi sono commossa per Terzus e Jenny, uno dei personaggi più fragili e al contempo forti della storia.

La lettura, nonostante dialoghi palesemente popolari, coloriti e sgrammaticati, scivolerà sciolta sotto ai vostri occhi, offrendovi svariati argomenti di riflessione.

Marchitelli è una garanzia per chi cerca letture curate, impegnate ma di facile comprensione. 

Insomma, per questa rovente estate, che siate a casa, al mare, al lago o in trullo, non potete farvi mancare qualche ora di "evasione" in compagnia dell'allegra compagnia in viaggio col caro estinto.

Parola di Valigia.

Buona lettura,

Tania C.













domenica 5 maggio 2024

Intervista a FRANÇOIS MORLUPI, autore della saga de I CINQUE DI MONTEVERDE

 

Immagine di François Morlupi  su gentile concessione dell'autore


DUE CHIACCHIERE CON L'AUTORE


François Morlupi, classe 1983, italo-francese, lavora in ambito informatico in una scuola francese di Roma. 

Prima di questo ha scritto due romanzi, che per mesi sono stati sempre ai primi posti delle classifiche ebook, diventando un caso editoriale.

Dopo aver a lungo dominato la vetta delle classifiche ebook del 2021 con Come delfini tra i pescecani, esce col seguito Nel nero degli abissi (entrambi vincitori del Premio Scerbanenco assegnato dai lettori) e un anno dopo con Formule mortali (in corso di traduzione in Spagna), affermandosi come una delle voci più originali del panorama noir. Il gioco degli opposti, da poco uscito in libreria, è una rieditazione ampliata de "Il colbacco di Sofia", secondo in ordine di lettura.


Intervista a François Morlupi

 

Buona domenica amici della Valigia e ben ritrovati.

È con grandissimo onore e piacere per me presentarvi oggi uno dei miei autori preferiti: François Morlupi, autore della saga del commissariato più improbabile d'Italia, i Cinque di Monteverde.

La sua fama è ormai incontenibile e le presentazioni dei suoi romanzi fanno ovunque "sold out", richiamando i fan da tutta Italia. 

Lunghe code per entrare, librerie che si contendono le sue presentazioni, ma oggi François Morlupi, con la gentilezza e disponibilità che lo contraddistinguono,  ha subito accettato di rispondere esaurientemente a qualche mia domanda che ho il piacere di farvi leggere.

 

INTERVISTA

 

Buongiorno François, benvenuto nel salottino della Valigia del Tempo e grazie per averci concesso un po’ del tuo prezioso tempo. 


A cosa è dovuto l’enorme successo della saga de I Cinque di Monteverde, che ha portato l’Editore alla decisione di  farti aggiornare, con una nuova e potente sferzata, i tuoi primi due romanzi, "Formule mortali" e  "Il gioco degli opposti"?

Penso che il successo della saga sia dovuto al fatto che i Cinque di Monteverde sono degli esseri umani e dopo dei poliziotti. Hanno le loro sfumature, le loro qualità e i loro difetti che permettono ai lettori di immedesimarsi in loro. 

Non c'è un lettore incontrato che non mi abbia detto che soffre d'ansia e che si sente, a volte, come lui. 

Poi probabilmente il fatto di aver una scrittura influenzata da tanti autori francesi mi ha permesso di emergere dalla scrittura tipica italiana.

 

In una società sempre più sotto i riflettori e votata alla perfezione fisica, la scelta di un personaggio “ingombrante” come Ansaldi, avrebbe potuto trovare disapprovazione più da parte di alcuni lettori che da quella delle Forze di Pubblica Sicurezza. 

A cosa pensi sia invece dovuto tutto il clamoroso successo del problematico Biagio Maria?

 

Sì ma invece è stato il contrario. 

Ho incontrato tantissimi poliziotti che erano felici che qualcuno li descrivesse in questa maniera. 

Appunto esseri umani, professionisti del mestiere che però cercano la felicità attraverso la sfera privata e non soltanto con il lavoro. 

Il successo di Ansaldi è il messaggio che veicola, ovvero che tutti noi siamo fragili ma l'importante è rialzarsi dopo ogni caduta. 

Le nostre imperfezioni non sono delle zavorre, ma a volte sono delle caratteristiche che ci rendono unici, più umani e sensibili.

 

Quanto Morlupi c’è nel Cigno dorato (alias Roberto Di Chiara, agente scelto)?

Ho dato a di chiara tutto me stesso, sia nella passione per la Roma, che per la pizza, che soprattutto, per il cinema coreano sottotitolato. 

È un personaggio a me tanto affine che però possiede tante potenzialità ancora inespresse!

 

Avendo letto tutti i tuoi romanzi, ho notato che trapela la conoscenza scrupolosa e precisa dei luoghi di ambientazione. 

Le idee dello scenario nascono quando visiti un luogo o ti rechi sul posto non appena nascono?

 

Le idee mi vengono sempre da fatti di cronaca nera avvenuti realmente. 

Ahimè la realtà molto spesso supera la fantasia. 

Poi visto che decido spesso di ambientare i miei romanzi a Roma, ovviamente adatto la trama ad alcuni posti che desidero far conoscere ai romani e non. 

Per farlo mi reco sul luogo e soprattutto studio attraverso i libri la storia dei quartieri e le loro caratteristiche.

 

Ci sarà un seguito dopo Il gioco degli opposti o Nel nero degli abissi?

Ci sarà Ansaldi cinque che sarà il seguito di nel nero degli abissi. 

 

Piccolo spoiler, concedicelo, la coppia Di Chiara-Alerami (da me ribattezzata "Aleara") avrà un lieto futuro? 

Ritieniti libero di astenerti dal rispondere o di parlare solo in presenza di un avvocato e della Loy.

 

La coppia Di Chiara-Alerami non avrà alcun lieto fine.

Sai quante lettrici e quanti lettori mi chiedono che fine farà Alerami?

Assolutamente no. ;-)

 

E lo dice sorridendo...

Grazie François, a presto e facci sognare ancora. 


Per chi volesse leggere la recensione del suo ultimo romanzo "Il gioco degli opposti", che poi sarebbe il secondo, in ordine di lettura, lascio qui sotto il link



Buona lettura,
 
Tania C.


venerdì 3 maggio 2024

Recensione IL GIOCO DEGLI OPPOSTI di François Morlupi - Ed. Adriano SALANI Editore -

 





IL GIOCO DEGLI OPPOSTI

François Morlupi

Ed. Adriano Salani Editore

Collana Le Stanze

Genere Giallo, Mistery, Noir 

Formato Brossura fresata con alette

Pag. 544

€ 18

Formato Ebook disponibile in tutti gli store digitali 


CONOSCIAMO L'AUTORE

François Morlupi, classe 1983, italo-francese, lavora in ambito informatico in una scuola francese di Roma. 

Prima di questo ha scritto due romanzi, che per mesi sono stati sempre ai primi posti delle classifiche ebook, diventando un caso editoriale.

Dopo aver a lungo dominato la vetta delle classifiche ebook del 2021 con Come delfini tra i pescecani, esce col seguito Nel nero degli abissi (entrambi vincitori del Premio Scerbanenco assegnato dai lettori) e un anno dopo con Formule mortali (in corso di traduzione in Spagna), affermandosi come una delle voci più originali del panorama noir.


TRAMA


Sofia, Bulgaria. 

Durante una rigida domenica invernale, nel cuore di una bufera di neve che si sta abbattendo sulla città, un ragazzo si presenta al commissariato centrale chiedendo espressamente dell’ispettore Dimitrov. 

È consapevole che da quell'edificio non uscirà vivo, ma la missione da compiere è troppo importante: deve consegnare una chiavetta usb contenente il filmato di un efferato omicidio. L’ispettore, meno famoso dei suoi attacchi d’ira e della propensione a loschi traffici, non riesce a interrogare in tempo il ragazzo perché quest’ultimo, mordendo una capsula di cianuro nascosta in bocca, si toglie la vita. 

Prima di esalare l'ultimo respiro, riesce però a lasciare un secondo messaggio, un bigliettino con  un nome: 

Biagio Maria Ansaldi. 

Il commissario Ansaldi ha appena finito di accogliere il nuovo membro della sua squadra, Eliana Alerami, una giovane recluta smaniosa di dimostrare la propria abilità e il proprio valore. 

I Cinque sono reduci da un’indagine che ha radicato nei loro animi cicatrici profonde e stanno cercando di ritrovare una qualche forma di normalità quando arriva la brutale notizia dalla Bulgaria. 

Ciò che è appena accaduto a Sofia non è soltanto un delitto terrificante, ma è il primo di una catena che, se non spezzata in tempo, rischia di terrorizzare tutta Europa. 

Anche se in netto contrasto con le sue ansie e lo spettro di terribili malattie all'orizzonte, Ansaldi sa che il suo dovere è quello di  partire immediatamente e cercare in qualche modo di collaborare con Dimitrov, l’uomo più diverso da lui che il destino potesse mettergli lungo cammino. 

François Morlupi, non rinunciando alla sua famosa dose di frizzante ironia, costruisce la sua indagine più cruda e tortuosa, unendo e bilanciando sapientemente le atmosfere del noir italiano col pathos degli intrighi del poliziesco internazionale; una frenetica corsa contro il tempo e un viaggio nei territori più freddi dell’animo umano.


IMPRESSIONI


Buon pomeriggio amici della Valigia, ben ritrovati.

La recensione di oggi riguarda un noir che ho letto  già da un po', ma ogni cosa ha il suo tempo e può accadere che i pensieri e le idee abbiano bisogno di decantare un po' prima di scorrere con fluidità.

Ora che tutto sembra aver trovato il suo spazio tra le pieghe dei pensieri, vi voglio presentare con gran piacere il secondo capitolo della saga dei Cinque di Monteverde di François Morlupi: Il gioco degli opposti, già pubblicato in passato col titolo "Il colbacco di Sofia", ma rieditato e accuratamente ampliato dall'autore.

Ho atteso questo romanzo con ansia, in perfetta linea col protagonista Ansaldi. Il cuore a mille, sudore freddo, gola secca e  brividi in tutto il corpo, il conto alla rovescia fino al giorno X, quello dell'uscita in libreria. 

L'emozione suscitata dall'anteprima della suggestiva copertina, gioiellino artistico nato dalle mani dell'illustratore Davide Bonazzi; l'attesa palpitante mentre mi dirigevo, la mattina dell'uscita, in libreria per ritirare la mia copia, fresca di consegna ( ho dovuto attendere che il libraio aprisse il collo appena consegnato dal corriere ), sono stati  fattori all'altezza delle mie aspettative riguardo la lettura e tutto il contorno che fa di un libro "quel libro" che attendevo da tempo!

Come vi ho detto poco fa, questo sconvolgente noir è il secondo capitolo di una  saga iniziata con Formule mortali, la continuazione delle indagini di una storia, che si pensava ormai chiusa, talmente intrigante e ferina, che non si riesce a staccare gli occhi dalle pagine, quasi a voler verificare personalmente le indagini dei quattro Agenti e del Commissario del Commissariato di Monteverde, il famoso quartiere della Roma bene di un tempo che fu.

Con Formule Mortali  avevamo lasciato la Squadra dei Cinque di Monteverde fortemente traumatizzata dalla risoluzione di un caso che aveva portato l'ipocondriaco Ansaldi addirittura in Corsica per collaborare con la Polizia locale a un caso di barbari omicidi, che portavano la firma della setta Alpha e Omega.

Nonostante la difficoltà delle indagini, che apparentemente sembravano non portare a nulla, nonostante la difficile collaborazione coi colleghi francesi ma, soprattutto, nonostante l'ardua impresa di aver dovuto  compiere un lungo ed estenuante volo che richiese doppia dose di lorazepam, il Commissario, affiancato  dall'algida Loy e dagli agenti francesi, riuscirà a venire a capo dei loschi intrecci del caso, pagando un prezzo molto caro per tutta la Squadra dei Cinque.


<< I quattro occhi si focalizzarono sullo stesso punto, dove appariva una foto a colori. Riconobbero subito quell'orrore. Di Chiara non riuscì a trattenere la rabbia.

"Bastardi! Bastardi!" urlò. >>


Quando la vita sembra riprendere la quotidianità, col fragore di un fulmine che squarcia il cielo in due, ecco che il fievole barlume di serenità riconquistato dai Cinque, si sgretola come un castello di sabbia a causa del prepotente ritorno di Alpha e Omega.

Come in un macabro déjavù, anche questa volta la "chiamata alle armi" arriva da lontano. Molto più lontano della Corsica.

Per Ansaldi, rispettoso e obbediente agli ordini dall'alto, ma con disapprovazione, sia chiaro, è giunta l'ora di tirar fuori dall'armadio il vecchio colbacco.

Gli sarà molto utile, visito il rigido clima dicembrino bulgaro.

C'è  un volo prenotato per lui e per Eugénie Loy, alla volta di Sofia. Devono fare presto, là tra i palazzi e la campagna bulgara c'è un ostaggio da trovare e liberare prima che finisca in tragedia.


<< Al centro della stanza la vergine di Norimberga era aperta e il cadavere contenuto al suo interno si reggeva grazie agli spuntoni affilati che lo avevano trafitto in ogni zona del corpo. Ne contò almeno una trentina. >>


Il modus operandi è quello di Alpha e Omega. 

Una vittima scelta in base a criteri apparentemente insignificanti, ma con una logica ben definita, barbaramente torturata e ben occultata, difficile da trovare e liberare, il tutto macabramente ripreso da una telecamera in diretta.

Solo che adesso è la polizia bulgara ad aver bisogno dell'aiuto di Ansaldi in persona! 

Il commissario Dimitrov, alquanto perplesso, è stato chiaro: Ansaldi dovrà recarsi a Sofia per aiutare la sua squadra a risolvere l'enigma di un suicida-omicida che ha richiesto espressamente l'intervento dell'ignaro e perplesso Biagio Maria.

Se devo essere sincera anche io mi sono sentita frastornata al pensiero che il mio povero Biagio dovesse recarsi a Sofia, in pieno inverno, in mezzo alla neve e a temperature polari e con un volo che avrebbe anche potuto trasformarsi in tragedia a causa delle bufere di neve. Decisamente troppo!

Certo, la fedele Loy al suo fianco, pronta a coprirgli le spalle e a dargli un briciolo di tranquillità è quasi una sicurezza per il commissario, ma l'ansia riesce sempre a prevalere, nonostante la doppia dose di vitamine, aspirina e lorazepam e i 5 strati di abbigliamento polare, rifiniti dal vecchio colbacco polveroso che, insieme all'odore di stantio, recava ancora lo stemma dell'ex Unione Sovietica.

Immaginarmi la scena e viverne i sentimenti, l'ansia, le paure, è stato veramente facile, vuoi perché Morlupi sa riportare perfettamente su carta gli stati d'animo e le improbabili situazioni in cui il povero Ansaldi riesce sempre a cacciarsi, vuoi perché, in un certo qual modo, ne ero reduce pure io.

Le risate di pancia, in piena notte, vedendo sfilare nella sala d'attesa dell'aeroporto una sorta di scaldabagno sudato, rosso e sbuffante più dell'Hogwarts Express, dotato di braccia, gambe, scarpe gialle e un topo morto, con le orecchie pelose penzolanti sulla sommità!

Con tanto di singhiozzo causato dallo sforzo per cercare di placare le risate, mi rivedevo, perfettamente personificata in Ansaldi, durante il mio ultimo viaggio nelle Repubbliche Baltiche, a febbraio. 

Non avevo il colbacco, ma mi aggiravo disperatamente per l'aeroporto col mio cappello di lana bianca, dotato di paraorecchie a trecce, in preda all'ansia di perdere il volo per non aver trovato in tempo il gate giusto, perché ai gate piace cambiare, sepolta sotto 3 strati di abbigliamento termico, la sciarpa con le renne e le scarpe fucsia!

È proprio questo quello che cerco in un libro: entrare dentro alla storia, fondermi coi personaggi e scoprire che sono reali, che vivono le nostre stesse emozioni, che provano sentimenti veri e tangibili per mezzo dei brividi che viviamo leggendo.

In questo François Morlupi è un maestro!

Ansaldi, saturo di un cocktail farmacologico micidiale, che avrebbe steso un elefante di Moira Orfei, riesce comunque ad affrontare il complicato e infinito volo Roma-Sofia, atterrando in mezzo al nulla, nel candore di una spessa coltre di neve.

Col gelo che attanaglia il volto, i due vengono accolti dal  reticente  commissario Dimitrov e dal suo braccio destro, il più affabile Balakov, che diventerà presto uno dei miei personaggi preferiti, grazie al suo carattere fermo ma sinceramente gentile e disponibile.


<< Tarchiato, con muscoli da body builder e la testa rasata, lanciò un'occhiataccia al poliziotto che aveva preso la decisione di disturbarlo. >>


Dimitrov è un personaggio volitivo, duro, spietato, narciso. Amante del culto del corpo, si gongola nello scolpire, ammirare e sfoggiare un fisico mastodontico, statuario, inossidabile. 

Come impedire alla mente di associarlo a un perfetto e sinuoso mix tra il nerboruto e squadrato Ivan Drago e l'affascinante Stanislav Ianevski?

Dimitrov ha combattuto senza mezze misure e senza regole durante il periodo di dominio sovietico, crescendo anche professionalmente sotto un regime militare spietato e ferreo.

È rude, scaltro, introverso e ama imporsi incutendo timore su chi ha la sfortuna di trovarsi sotto le sue grinfie. Non disdegna trasgredire per scopi gratificanti e personali. Non ha nulla da perdere e sa che avrà sempre l'ultima parola.

Ma...

Non ha ancora fatto i conti con l'arrivo dello scalcinato duo italiano!

Lo scontro con l'imperturbabilità della Loy è inevitabile. 

Quasi come in un gioco alla pari, una partita a chi ha saputo lottare meglio contro i propri demoni, anche stavolta, per un soffio, sarà Eugénie ad avere la meglio, grazie alle sue maniere spicce e dirette, celate dietro al mantello dell'impassibilità.

Non si può fare a meno di gongolare di ciò. 

Una donna che, solo con le parole, riesce a stendere un titano lasciando una scia di ammirazione dietro di sé, forte del suo temperamento capace di abbattere muri d'acciaio.

Tutto sotto l'occhio vigile di un febbricitante Ansaldi e del mansueto Balakov, che cerca in tutti i modi di smussare gli spigoli vivi del suo superiore Dimitrov, per la buona riuscita dell'indagine.


<< La presentò, nella maniera più indolore possibile.

"Sofia, ecco l'agente Alerami, la nostra nuova recluta" . 

Sofia effettuò una rapida radiografia visiva, da donna, su di lei. Si accorse di quanto fosse bella, nel fiore dell'età, radiosa. Il contrasto tra le due donne era terribile... >>.


Dopo un primo impatto non troppo ospitale, in un crescendo di tensione e terrore, cominciano le indagini per quella nuova squadra, coadiuvate anche dai ragazzi del commissariato di Monteverde, rimasti a casa, Leoncini al comando e alla supervisione dell'agente Eliana Alerami, ambizioso nuovo acquisto del commissariato.

Il tempo a disposizione è poco, bisogna liberare una vittima, in fin di vita, nel più breve tempo possibile, e l'infamità di Alpha e Omega non ha loro permesso di conoscere l'ubicazione del luogo di prigionia.

Le informazioni si rimpallano dalla Bulgaria all'Italia come in un'infervorata partita a ping pong. 

Ogni mezzo è concesso, pur di arrivare al risultato, perché anche questa volta la posta in gioco è alta. Alpha e Omega conosce fin troppo bene il punto debole di Ansaldi.

Vitamine, antipiretici e ansiolitici si alternano in moto perpetuo nello stomaco del commissario, sempre più malato, preoccupato e impotente di fronte, ancora una volta, alla spietata brutalità di un pazzo omicida. 


<< Mercoledì 3 dicembre, pochi secondi prima della fatidica ora, i quattro poliziotti aggiornarono sul pc la pagina col conto alla rovescia. >>


I bulgari, con l'aiuto di Eugénie e Biagio Maria, hanno cominciato a comprendere e a far luce sul complicato quadro investigativo, si adoperano con tutte le loro forze e i loro mezzi per contrastare la lucida follia di quell'omicida, scendendo a patti coi bizzarri colleghi italiani.

Bisogna ammettere che in quanto a bizzarria, Morlupi non si è risparmiato, riuscendo a dar vita a personaggi così adorabilmente bizzarri che non si può non considerarli parte della propria famiglia. 

Ognuno col proprio disagio d'ufficio, come in ogni famiglia che si rispetti!

Dimitrov, dopo un duro scontro verbale con  Loy, che lo porta a rivelare i suoi lati più oscuri, un po' per ego e un po' per giustizia, è pronto a dare la caccia ai sicari di Alpha e Omega.

L'adrenalina, man mano che le pagine scorrono, cresce ed entra in circolo lungo un sistema circolatorio a sé stante. 

Brividi di freddo, seguiti da folate di aria calda e umida, irradiano il corpo di chi legge, creando quel giusto mix di terrore, ansia e speranza che porta a sudare anche l'acqua del Bojanska.

I fiocchi di neve si posano gelidi sulla punta del naso del lettore, proprio come sul colbacco di Ansaldi, felice della scelta di averlo portato con sé, anche se di tre misure più grande. 

Non si sa mai cosa ti può capitare in Bulgaria, e quel cappello ha fatto molto più del suo dovere, riparandogli orecchie e il turbinio cupo di pensieri. 

Seguendo un dedalo di false piste, inversamente proporzionali al tempo a disposizione, la squadra italo-bulgara capirà fin troppo esplicitamente quanto la posta in gioco sia alta per Ansaldi, Dimitrov e per la squadra di Monteverde, impegnata a risolvere criptici enigmi grazie all'aiuto di una "vecchia" e preziosa, quanto squinternata conoscenza.

È una lotta, apparentemente, impari contro il tempo e contro un qualcosa di subdolamente enorme, ma l'unione e la caparbietà di tutti sarà il combustibile che spingerà Ansaldi oltre ogni limite che il suo fragile corpo e l'instabile psiche gli permetteranno.

Non può e non deve permettere lo spargimento di ulteriore sangue innocente. 

La ferita, anche se è passato un po' di tempo, si è dolorosamente riaperta e brucia più che in passato. 

Deve essere all'altezza di lottare fino in fondo e chiudere una volta per tutte quel cerchio malefico. 

Sa che può farcela, soprattutto ora che ha l'aiuto della polizia bulgara e poco importa se la sua scorta di elisir "salvavita" sta per finire. 


<< Ansaldi aveva ricevuto i complimenti e una medaglia, che aveva rifiutato, finendo una seconda volta sui giornali. Non si era presentato alla cerimonia di consegna, destando un certo scalpore. >>


Avrebbe lottato con ogni mezzo fino alla fine e, comunque fossero andate le cose per la propria incolumità, sarebbe rientrato in Patria con onore. E non avrebbe accettato nemmeno i riconoscimenti dovuti. 

Su questo era fermo e intransigente!

D'altro lato, Alpha e Omega non è disposto a scendere a patti nemmeno col Diavolo, nulla può intromettersi tra lui e il suo sogno di gloria.

I macabri avvisi lanciati in diretta all'incredula squadra dei Cinque e ai bulgari è chiara e diretta: non ammette sconti a nessuno, vincerà la partita e sarà la sua consacrazione all'Onnipotenza.

Sale l'adrenalina, sale la tensione mista a paura, la delusione, ma le pagine continuano a scorrere una dopo l'altra, fluide e ben impostate, ricche di particolari ben descritti quasi a placare l'arsura della bocca dovuta ai continui sviluppi delle scene al cardiopalma.

Pare quasi di sentire i respiri mozzati dalla tensione e lo scricchiolio dei passi sulla neve ghiacciata, il rinculo delle pistole che  fischia lacerando le orecchie, mentre un rivolo di sudore freddo scende lungo la schiena scatenando una sorta di paralisi del sonno. Non riesci non solo a gridare, ma nemmeno a parlare, tale è la tensione. 

Ogni parola rimane bloccata sul palato, impotente.

La mente viaggia, va oltre le pagine, oltre la trama, per planare su un finale crudo e in perfetta linea con la storia narrata.


<< ... si può uscire da un buco nero. >>


Chi conosce Morlupi e i Cinque di Monteverde sa che nei romanzi nulla è lasciato al caso, ma viene raccontato dopo una scrupolosa documentazione, spesso vissuta in prima persona, per ogni argomento, dal carattere di ogni personaggio, ai luoghi di ambientazione. 

Questo è uno dei fattori che, a mio parere di lettrice, aiuta a decretare il successo del romanzo,

Ritrovarsi in un luogo che conosciamo bene, descritto come ci trovassimo realmente li, percependone suoni, colori, profumi e sapori, è indice di estrema cura dei particolari da parte dell'autore, della sua voglia di renderci partecipi delle emozioni vissute in quel luogo e con le persone che hanno incrociato il suo cammino.

Con questo romanzo, magistralmente rieditato, Morlupi ha fatto un altro centro, il più importante, consacrandosi di diritto tra i migliori giallisti mondiali moderni e al primo posto della classifica italiana.

Ora non dobbiamo far altro che attendere pazientemente il nuovo ed entusiasmante capitolo dello strampalato commissariato di Monteverde. 

Nel caso di ansia da dipendenza dei Cinque, Ansaldi saprà consigliarvi esaurientemente un efficace rimedio.

Inutile dire che noi lettori continuiamo anche a sperare in una trasposizione cinematografica o televisiva. Ho già ben chiari gli attori protagonisti. 

Chissà...

Non mi resta che consigliarvi, se ancora non lo aveste fatto, di correre in libreria o "spolliciare" su un qualsiasi store digitale, per acquistare la vostra copia e imbarcarvi in questa nuova avventura. 

Che sia Roma o Sofia, l'emozione, insieme alla dipendenza dai Cinque di Monteverde, è assicurata!

L'unica raccomandazione che mi sento di farvi è che, se state per leggere per la prima volta la saga dei Cinque di Monteverde, sarebbe meglio cominciare da Formule Mortali per evitare di avere troppi spoiler significativi nel caso doveste ancora leggerlo.

Sicura che i Cinque di Monteverde e la straordinaria simpatia di François Morlupi sapranno tenervi un'ottima compagnia, non mi resta che augurarvi buona lettura.

Ça va sans dire!

Tania C.




 








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