mercoledì 20 maggio 2020

Recensione di CERCANDO VIRGINIA di Elisabetta Bricca - Ed. GARZANTI -




CERCANDO VIRGINIA

Elisabetta Bricca
Ed. Garzanti
Collana Narratori Moderni
Pag. 240
Copertina Cartonato
€ 17,00 formato cartaceo
Ebook disponibile

CONOSCIAMO L'AUTRICE

Elisabetta Bricca - foto dal web -

Elisabetta Bricca è nata e cresciuta nel cuore di Roma. Laureata in Comunicazione, Mass Media e Sociologia, è Copywriter, traduttrice e autrice. 

Vive col marito e le figlie in Umbria, al Rifugio del daino, un antico casolare circondato da boschi e uliveti, dal quale si domina il Lago Trasimeno.

Cucina, arte, vino, natura e scrittura sono le sue passioni più grandi.



TRAMA

Credeva che nulla sarebbe mai cambiato. Poi ha ascoltato la voce della letteratura. E ha scoperto che l’indipendenza è possibile.

«Dedicheremo il tempo che trascorriamo insieme alla lettura di testi scritti da donne. Il primo passo sarà quello verso l’autocoscienza: dobbiamo imparare ad avere fiducia in noi stesse e nelle nostre capacità. Una donna non è un oggetto. È, prima di tutto, una persona e, in quanto tale, ha il diritto di essere ciò che vuole.»


Cortona, 1976. 

Una debole lucina, ad Emma, accoccolata nel fienile, basta per immergersi nelle pagine dei suoi libri, costretta a leggere di nascosto da un padre despota che la vorrebbe impegnata solo nelle faccende domestiche.

Fino ad allora è riuscita a proteggere il suo segreto. Ma presto si rende conto di non poter più continuare a vivere in quel modo e preferisce andarsene e accettando un lavoro come cameriera offertole da una ricca aristocratica di origini inglesi che si fa chiamare “signora Dalloway”.

Per Emma quel lavoro rappresenta l’unica opportunità di conquistare l’indipendenza.

Ciò che invece non si aspetta è di trovare nella signora Dalloway, oltre che una buona amica, anche  un mentore.

Già dai primi giorni al suo servizio, la donna si accorge della curiosità che pervade l’animo di Emma. Nasce quindi la proposta di passare delle ore di lettura condivisa alla scoperta di una delle prime scrittrici femministe della storia: Virginia Woolf. Così, sfogliando Una stanza tutta per sé, Le tre ghinee, Diario di una scrittrice, Emma si nutre avidamente delle parole illuminate di Virginia e comincia a coltivare il sogno di una nuova vita dove è lei a scegliere il proprio destino. Per realizzarlo deve prima combattere contro chi tenta con ogni mezzo di ostacolarla e tenerla lontano dai libri. Solo così potrà davvero trovare la sua personale Virginia e, dare voce a ciò che sente dentro.

Elisabetta Bricca ci regala uno straordinario romanzo di formazione, un inno al potere benefico e rigenerante della letteratura. Oltre che un elogio al coraggio di tutte le donne che sono disposte a sacrificare anche gli affetti e la stabilità di un’esistenza convenzionale per combattere l’ingiustizia e vedere riconosciuti e rispettati i propri diritti.


IMPRESSIONI


Cercando Virgina mi è stato gentilmente offerto in versione ebook da Linda Del Sarto di Garzanti Libri che ringrazio infinitamente per l'opportunità concessami in anteprima dal momento che  esce oggi, 21 maggio 2020, in libreria. 

Non conoscevo Elisabetta Bricca, autrice di molti romanzi di successo tra i quali Il rifugio delle ginestre che ho in lista tra le prossime letture. È stata una piacevole scoperta che mi ha regalato tante nuove magiche emozioni che mi prometto di approfondire la sua conoscenza con altre letture.

Elisabetta Bricca mi ha aperto un mondo fatto non solo di amore, ma di sogni, forza di volontà e coraggio. Mi ha fatto viaggiare attraverso le dolci colline toscane e tra le verdi brughiere inglesi profumate di pioggia durante un'epoca che ha segnato l'emancipazione femminile.

Un romanzo delicato e forte, come il carattere di Emma, la protagonista.  Giovane donna toscana, di Cortona, costretta a vivere in una famiglia patriarcale che non la ama come dovrebbe essere amata e protetta ogni figlia. 

<<Un uomo deve lavorare per portare a casa i soldi e mantenere la famiglia, non perdere tempo dietro a queste cose inutili.>>

Il padre è un despota, alle soglie della misoginia, ancorato all'arcaica credenza che la donna è solo una schiava, un oggetto da usare come macchina per sfornare figli, soprattutto maschi e per svolgere i pesanti lavori di casa e nei campi.

La madre è una donna debole, che non riesce a contrastare la violenza verbale e fisica del marito. Succube delle sue angherie, riversa l'astio sulla giovane figlia che vorrebbe solo studiare per avere un futuro migliore.

Settimio, il fratello, è l'idolo di Emma. Lui, essendo uomo, ce l'ha fatta. Ha studiato, è diventato ragioniere e passa tutto il suo tempo libero a leggere soporiferi autori russi. Pur senza l'approvazione del padre che etichetta le letture come cose inutili, Settimio sarà la salvezza di Emma. 

Bella, giovane e con un forte amore per i libri che le presta di nascosto il fratello, Emma cerca di ritagliarsi un po' di tempo per sognare ancora. Privata dal padre del diritto all'istruzione, si rifugia spesso nella stalla per leggere e sognare un futuro di indipendenza e libertà. 

<<Una donna senza un uomo è una donna senza cognome: a metà>>

La vita però cerca di metterci lo zampino. 

Un giorno Emma viene violentata, non solo fisicamente, ma soprattutto nell'anima, da Franco. Un uomo, un contadino piccolo e misero, che tenta di tarparle le ali col matrimonio riparatore sotto il benestare di un padre che avrebbe dovuto amarla e proteggerla. 

<<Sono felice anche solo di pensare di essere io a darti questa occasione per rimediare all'errore di non averti portata via prima.>>

Sarà Settimio a liberare Emma dalle angherie del padre e di Franco e a gettare le basi per un futuro migliore. Il fratello, desideroso di poter dare ad Emma la vita che desidera, la conduce a Cortona, alle dipendenze di una giovane signora inglese che si fa chiamare "Miss Dalloway". Clarissa Dalloway, proprio come il romanzo di Virginia Woolf.

La delicatezza con la quale la Bricca descrive la straziante violenza di Emma è disarmante. Parole lievi e dure, che come una goccia di pioggia marzolina sono capaci di scalfire l'animo più granitico sciogliendolo in emozioni liberatorie di speranza. Ho amato il personaggio di Emma, così vero e determinato, plasmato dalla sensibilità di una donna che conosce profondamente l'anima femminile, ma soprattutto ho amato Settimio. Un ragazzo che la vita ha costretto a diventare  uomo troppo in fretta, con un destino di piccolo proprietario terriero ma colto, amante degli scrittori russi e della giustizia, sfortunato in amore. Ma Settimio è anche un'anima fragile, incapace di mettere definitivamente fine alle angherie del padre, sacrificando se stesso per amore  di Emma, per garantirle quella libertà che lui non avrà mai.

Il romanzo è ambientato nel 1976, un anno in cui alle donne già erano stati riconosciuti molti diritti e l'emancipazione stava sbocciando rapidamente, ma lo spregio e la denigrazione da parte dell'uomo era ancora una corazza troppo dura e pesante da vestire e da togliere. Soprattutto se la donna apparteneva ad un basso ceto sociale, era considerata una nullità senza diritti e solo doveri verso l'uomo, padre despota prima e marito padrone dopo. Se poi, disgraziatamente la vita di una qualsiasi donna si fosse macchiata del peccato originale, l'etichetta di donna di malaffare sarebbe stata impossibile da debellare, anche se il ceto sociale fosse stato più elevato.

Emma, di origini modeste, suo malgrado fregiata del marchio di "sgualdrina" a causa di una brutale violenza subita da parte di Franco,  grazie all'aiuto del fratello si ritrova  nelle condizioni di poter riscattare la sua tanto sognata vita da donna libera in un mondo dove i diritti e i doveri sono uguali tra uomo e donna.

<<Non sarai mai libera, finché non avrai giustizia.>>

Con timore, dettato dal terribile ricordo della violenza subita, Emma si affida alla Signora Dalloway, dai bellissimi occhi azzurri velati di tristezza, che l'accoglie sotto la sua ala benevola di donna che dalla vita ha subito troppo per curarsi degli stereotipi dettati dalla società e dai commenti malevoli che le aleggiano intorno, usciti soprattutto dalla bocca di altre donne, le prime nemiche delle donne. 

Clarissa rivede in Emma la ragazza che era stata un tempo: bella, coraggiosa, ribelle e curiosa di scoprire il mondo non solo attraverso i viaggi, ma anche grazie alla cultura.

Ed è grazie all'aiuto di Clarissa che Emma inizia a conoscere la donna più famosa considerata una delle più grandi scrittrici del XX secolo e impegnata nella lotta per ottenere la parità dei diritti tra i sessi: Virginia Woolf. Attraverso i suoi libri, letti e riletti come fossero un Vangelo, Emma scopre che oltre la paura e la remissione c'è la libertà, un mondo nel quale per una donna nulla è impossibile se crede e trova il coraggio per raggiungere i suoi sogni.

A Cortona, nel palazzo di Miss Dalloway, Emma si sente protetta e in grado di osare. Può leggere tutti i libri che desidera senza che nessuno le punti il dito contro. Insieme a Clarissa fonda il Circolo del giovedì di Virginia: un ''club'' di letture di Virginia Woolf, aperto a tutte quelle donne che desiderano istruirsi e sentirsi vive. Un appuntamento fisso che per Emma significa libertà e salvezza, che le permette di aiutare tante altre donne come lei, soggiogate dalla tirannia dell'uomo. 

Grazie alle letture della Woolf, Clarissa sprona Emma a fare pace col passato, affrontandolo e chiedendo giustizia per il male subito. All'inizio impaurita e reticente, grazie all'affetto di Clarissa, dell'amica Matilde, di Settimio, di Lorenzo e di tutti i nuovi amici di Palazzo Dalloway, Emma trova il coraggio di affrontare il suo aguzzino e denunciarlo, vincendo la causa.

La gioia di Clarissa è immensa, quasi un riscatto della sua stessa anima. Ora che Emma può finalmente inseguire i suoi sogni,  sotto la protezione di Virginia, non le manca nulla per spiccare il volo, per farsi una vita da donna libera.

Tanto Clarissa la sprona ad accettare la proposta di matrimonio di Lorenzo, quanto Emma ha paura che Lorenzo possa rivelarsi diverso da ciò che vuol far sembrare: un ragazzo dolce, premuroso e a favore della parità dei diritti. La paura della violenza subita, anche ora che giustizia è stata fatta, torna prepotentemente a turbare i pensieri di Emma. Nonostante Franco, il suo aguzzino, sia in prigione, Emma continua a venire additata come una donna di facili costumi, provocatrice e scostumata. Una sorta di marchio nero, indelebile, a ricordarle il passato soffocandola.

<<Non voglio essere una moglie perfetta, non ho mai cercato di esserlo, voglio essere una persona libera.>>

Per amore verso Clarissa che l'ha salvata da un destino di prigionia, Emma sposa Lorenzo nonostante i suoi dubbi. 

Non può fare un torto a colei che la ama come una figlia. A quella giovane donna dall'aria triste e sfiorita dietro alla facciata di una bellezza incontenibile. 

Clarissa, che in realtà si chiama Elizabeth, nasconde uno straziante segreto legato al suo passato e a Virginia Woolf.

La facciata di signorina di buona società non regge più dietro a quegli occhi azzurri un tempo vividi e irrefrenabili, adesso velati di tristezza. La sua vita all'apparenza perfetta di benestante signorina, non è poi così diversa da quella di Emma.

Quale mistero  nasconde Elizabeth? Perché tiene così tanto a farle conoscere Virginia Woolf, in particolar modo la prima edizione di ''Mrs. Dalloway'' che proprio Clarissa/Elizabeth le aveva regalato?

<<Nessuna difficoltà, nessuna violenza, nessun dolore erano riusciti a piegarla e metterla in ginocchio. Finalmente si era trovata, finalmente era una donna libera.>>

Se Emma desidera veramente diventare forte e indipendente, è tempo di lasciare quel matrimonio che la rende infelice e le va così stretto e cercare di  scoprire il segreto di Elizabeth. 

Solo quando avrà liberato Elizabeth dal tormento dei fantasmi del passato  potrà, finalmente, liberare anche se stessa e intraprendere la strada verso i propri sogni fatti di libri, studio e carriera.

Sulle tracce di Virginia Woolf, guidata da un'insolita compagna di viaggio che le vede sbarcare nel Regno Unito, Emma scava a fondo nella vita passata di Elizabeth e per riflesso nella sua stessa vita. 

I pezzi del puzzle, ritrovati percorrendo la campagna inglese, cominciano a combaciare lasciando trasparire la fotografia di una nuova vita chiamata "libertà"...

Elisabetta Bricca ha saputo, con semplicità e trasparenza tenermi incollata sino ai ringraziamenti finali. Nessun colpo di scena eclatante, tutto accade in maniera scivolata, come una piuma che dopo aver roteato in aria, trova la sua dimora su un morbido cuscino, come fosse sempre stata li. 

Un romanzo gentile, dal sapore retrò, uno stile che mi ricorda molto lo shabby country, che accompagna piacevolmente lo scorrere del tempo proiettando il lettore nei meravigliosi vicoli di Cortona e di Arezzo, tra i profumi dei fiori negli splendidi giardini delle signorili Ville Fiorentine e delle torte appena sfornate di Emma e Matilde. 

Personalmente ho letto questo romanzo  in qualche ora di una notte piovosa sul finire di questa interminabile quarantena. Virginia, Emma ed Elizabeth mi hanno tenuto compagnia coi loro racconti di libertà, quella che tutti noi in questo periodo abbiamo bramato e finalmente sembra essere arrivata.

Un romanzo alla portata di tutti, che consiglio soprattutto a chi ama i classici ma non vuole rinunciare ad una scrittura moderna e avvolgente. 

Buona lettura,


Tania C.








lunedì 16 marzo 2020

Recensione di UN MOSTRO CHIAMATO ANORESSIA di Michela Boero - AltroMondo Editore -


UN MOSTRO CHIAMATO ANORESSIA
Michela Boero
Ed. AltroMondo Editore
Copertina flessibile
Pag.80
€ 10,00

CONOSCIAMO L'AUTRICE

Michela Boero, nata a Ciriè (TO) nel 1994, consegue il diploma in studi classici al Liceo Baldessano-Roccati di Carmagnola, laureandosi successivamente in Scienze internazionali, dello sviluppo e della cooperazione dell'Università di Torino. Attualmente si è iscritta al corso magistrale European Legal Studies, sempre all'Università di Torino, città dove vive. Oltre a Storia di un mostro chiamato anoressia, nel 2016 ha scritto Briciole di me, la sua prima opera con la quale vinse il concorso letterario Angelo Zanibelli.

TRAMA

Storia di un mostro chiamato Anoressia ha un'anima biografica che analizza molti aspetti tipici della malattia. Nel libro viene raccontata la svolta avvenuta nella vita dell'autrice, le cause che spingono ad ammalarsi, il rapporto tra malato e anoressia, con il proprio corpo, la propria famiglia, l'amore e la sua opinione riguardo al metodo usato per curare l'anoressia. Un problema diffuso e attuale ma poco conosciuto, raccontato da una viva e forte testimonianza. La speranza dell'autrice è quella che la sua testimonianza possa essere d'aiuto a chi soffre, spingendolo a parlarne senza timore e vergogna ma con la consapevolezza che si può guarire. L'obiettivo da raggiungere è quello di spingere gli ospedali apportino i giusti cambiamenti atti a trattare la malattia nel giusto modo, facendola conoscere senza aver paura di parlarne.


IMPRESSIONI

Questo piccolo ma intenso libricino mi è stato offerto un po' di tempo fa dalla cara Alice di AltroMondo Editore. La ringrazio per il pensiero che ha sempre nei miei riguardi inviandomi tante interessanti pubblicazioni. Mai come in questi momenti fa piacere avere a disposizione nuove letture, è un modo per sentirsi meno soli e impiegare il tanto tempo libero imparando anche cose utili.

<<Il Mostro in questione è ovviamente l'anoressia, con la M maiuscola poiché dotato di vita propria ma imprescindibile da quella del malato.>>

Storia di un mostro chiamato anoressia è il seguito di un altro libro che racconta la testimonianza dell'autrice Michela Boero, alle prese con il Mostro che io chiamo oscuro. Un male subdolo che manipola la mente delle persone approfittando di un momento di debolezza o di confusione. Affonda i suoi tentacoli nell'anima, cercando di soffocare ogni istinto di sopravvivenza, ogni piccola luce che tenta di riaccendersi nel buio in cui si è sprofondati. 
In questa testimonianza, Michela non ci racconta di bilance, peso o misure, ma analizza profondamente il risvolto emotivo dopo essere uscita dal buio del tunnel. 

<<Generalmente le persone che si ammalano di anoressia, prima della malattia si sentono sostanzialmente invisibili rispetto alle altre persone, non considerate e non capite.>>

Con una sincerità disarmante mette in prima pagina l'esperienza del suo percorso clinico e psichico, senza tabù, mettendo a nudo le sue fragilità esasperate dalla malattia, esorcizzandole col potere della diffusione, della conoscenza. Chi cade tra le grinfie affilate dell'anoressia ammaliatrice si sente solo, incompreso, rischia di implodere nelle proprie paure e nell'indifferenza di chi non riesce a capire cosa si sta affrontando. La colpa non è di nessuno, al di fuori del male stesso che da abile carnefice soggioga la sua vittima facendo leva sulle paure e sulle insicurezze. Quello che si evince dai suoi racconti è la profonda solitudine provocata dall'incomprensione in cui si viene risucchiati all'origine del male. I segnali che vengono lanciati, anche involontariamente, sono quasi sempre male interpretati, non per cattiveria, ma perché il Mostro è infido e camuffa le richieste di aiuto in capricci, in voglia di essere al centro dell'attenzione, distogliendo il famigliare o l'amico, dal reale bisogno di attenzione causato da un profondo disagio che si sta vivendo. 

<<La persona affetta da anoressia crede di valere qualcosa solo in virtù della propria malattia, dal momento in cui molti gli rivolgono  attenzioni.>>

Il Mostro mi ha toccato molto da vicino, una mia cara amica ha attraversato questo torrente in piena. È stata travolta proprio dall'incomprensione che si era creata intorno a lei. Un rapporto difficile con un genitore che, se pur in buona fede, ha contribuito ad affondarla sempre di più, creandole sensi di colpa inesistenti o accentuando gli errori reali. Dall'occhio del ciclone, come l'autrice, ne sta uscendo. E se ne esce, una volta accettato il fatto che non si è nemici di se stessi e che gli altri vogliono aiutarci, accettandoci per quello che realmente siamo. Ma il prezzo da pagare è un finanziamento a lungo termine, messo a dura prova dalle ricadute insidiose. 
Sarà quindi importante seguire  un lungo percorso di interazione tra medicina, psicoterapia, psichiatria e amore. 
La luce si trova, se si segue la strada giusta.
Poche pagine ma molto intense ed educative. Michela Boero, con la sua semplicità e la sua schiettezza ci da la possibilità di imparare a conoscere un "male di vivere" che in molti attribuiscono solo al mondo delle modelle e delle donne. Invece è tra noi molto più di quanto immaginiamo, con una prevalenza femminile, ma senza distinzione di sesso o razza.
Un piccolo "saggio" che consiglio a tutti, anche a chi non avesse letto Briciole di me, l'altro suo testo.
Non è mai troppo tardi per imparare ad ascoltare un grido invisibile.
Ringraziando anche Michela per averci raccontato la sua storia, le mando un grosso abbraccio e un in bocca al lupo soprattutto in questo periodo di estrema difficoltà mondiale.
Buona lettura,
Tania C.





venerdì 13 marzo 2020

Recensione LA CAMPANA IN FONDO AL LAGO di Lars Mytting - Ed. DeA Planeta -



LA CAMPANA IN FONDO AL LAGO
Lars Mytting
Ed. DeA Planeta
Traduzione Luca Vaccari
Pag. 480
Genere giallo-mistero
Formato brossura
Pag. 480
Cartaceo € 18,00
Ebook € 9,90

CONOSCIAMO L'AUTORE

Lars Mytting - foto dal web -

Lars Mytting, giornalista e scrittore, ha pubblicato tre romanzi di grande successo in Norvegia, ma è con Norwegian Wood, edito in Italia da UTET e tradotto in 10 paesi, che è diventato una vera celebrità: ha venduto più di 500.000 copie, ha vinto il Bookseller Industry Award 2016 nella categoria Non-Fiction, ha ispirato libri da colorare, programmi televisivi e contest fotografici a tema, mentre sui social network è esplosa la #NorwegianWood mania. Con DeA Planeta ha pubblicato Sedici alberi, altro grande successo internazionale da oltre centocinquantamila copie nella sola Norvegia.

TRAMA






È il 1879. Nel piccolo villaggio norvegese di Butangen sorge una meravigliosa ed austera chiesa, l'antica stavkirke, costruita interamente in legno, scrigno di un'antica memoria, di leggende e magia.
Dai suoi banchi imbiancati dalla neve e spazzati dal freddo che congela il midollo, un tempo si poteva ammirare l'ultimo arazzo che le dita delle instancabili gemelle  siamesi unite dalla vita in giù, Gunhild e Halfrid Hekne, avevano intessuto.
E proprio in quella chiesa, le campane costruite dal padre in loro memoria, continuano a rintoccare negli anni, animate da vita propria, misteriosamente, tutte le volte che una minaccia incombe sulla vallata...
Ma un giorno il nuovo pastore decide, seguendo le proprie ambizioni, che il villaggio ha bisogno di progresso e deve disfarsi delle campane.
Il pastore, però, non ha fatto i conti con Astrid Hekne, coraggiosa pronipote delle gemelle, disposta a tutto, anche all'inganno, pur di difendere le "sue" amate campane e non soccombere ad un futuro che sembra essere già scritto. 
Mirabolante intreccio di storie, destini ed epoche, La campana in fondo al lago è l'ultimo, celebrato romanzo di uno degli scrittori scandinavi più amati e talentuosi.
Un accorato omaggio allo "stupore dei tempi andati" e al fascino di una terra rude e bellissima.

IMPRESSIONI

In questo ultimo mese sono stata travolta dagli spiacevoli eventi tutt'ora attuali che mi hanno scombussolato una delicata situazione famigliare rallentandomi un po' le recensioni. Ora che il peggio è passato, il tempo libero forzato mi è di grande aiuto, sperando che il mio lavoro possa essere uno spunto per invogliarvi alla lettura.
La recensione che vi propongo oggi, per la Valigia è l'inizio di una nuova collaborazione con la Casa Editrice De Agostini Planeta, DeA, che ringrazio per l'invio della copia ebook del romanzo che ora vi racconterò.

<<Le ragazze furono seppellite sotto il pavimento della chiesa e, a ringraziamento del fatto che era stato concesso loro di morire insieme, Erik Hekne fece fondere due campane, Furono chiamate le Campane sorelle e producevano un suono d'intensità e profondità ineguagliabili, che si propagava in tutta la valle e risaliva le montagne echeggiando contro le pareti rocciose.>>

Il romanzo si intitola La campana in fondo al lago, di Lars Mytting, noto ai lettori per il cult Norwegian Wood, è un avvincente giallo storico ambientato nella Norvegia del 1800, a Butangen, un piccolo villaggio incastonato tra le sponde di un lago dal fascino magnetico e misterioso.
Il mistero è legato alle gemelle siamesi Halfrid e Gunhild, orfane di madre durante il parto. Le gemelle, cresciute in una fattoria col padre, nel tempo diventano abili tessitrici di meravigliosi arazzi, ma vengono prematuramente a mancare a poche l'una dall'altra. 


Stavkirke, tipica chiesa scandinava -foto dal web -

In ricordo delle figlie, il padre fa costruire due campane gemelle da donare alla stavkirke, l'antica chiesa di legno del villaggio. Sulle campane aleggia un mistero: il loro suono argentino è talmente potente da spingersi alla distanza di tre villaggi e squillare come se fossero le campane del luogo. Ma la cosa più curiosa era che le campane sembravano animate da vita propria, quando si mettevano a squillare improvvisamente da sole, poco prima che qualche sciagura incombesse nel villaggio.

<<Ovviamente Astrid era troppo rude. Era fatta così adesso, ma doveva essere possibile raddrizzarla.>>

Con un balzo temporale di qualche anno, precisamente nel 1879, l'autore ci fa conoscere Astrid, il personaggio chiave della storia, una giovane donna controcorrente, autonoma e ribelle, pronta a difendere i suoi valori e i suoi cari senza badare a mezzi e maniere.
La donna, dal carattere fiero e indipendente è discendente delle gemelle Hekne e combatterà con tutte le sue forze affinché la chiesa con tutta la sua storia e la memoria delle gemelle, fiere e grintose come lei, non venga distrutta. La vita la metterà a dura prova, gli ostacoli da superare sembreranno enormi, ma Astrid saprà affrontarli a testa alta, con la sua semplicità e la sua grinta.
A scompigliare la perpetua pace lenta e tranquilla del villaggio arriverà, Kai, il nuovo pastore della chiesa, con idee innovative e il progetto di demolire la vecchia e pericolante chiesa. Il pastore non arriverà solo, sarà  accompagnato da un architetto che dovrà occuparsi di fare il disegno  della vecchia stavkirke, l'antica Chiesa di legno, che verrà presto distrutta per poi essere ricostruita in un altro luogo, a Dresda, identica nell'aspetto ma più moderna e soprattutto più sicura, viste le condizioni fatiscenti di quella attuale. 
Il rischio di vedersi crollare addosso il soffitto per il peso della neve era concreto, dalle travi logore soffiava un vento di ghiaccio e neve che rendeva la funzione impossibile al pastore e ai fedeli. Il villaggio doveva assolutamente adeguarsi ai tempi, soccombere alla modernità che in Europa stava avanzando inesorabile. Un sacrificio, per migliorare il futuro della comunità.
Astrid, come tutto il villaggio poco incline ai cambiamenti, cercando di difendere la storia della sua famiglia e le amate campane, si ritroverà a frequentare il pastore Kai, lasciando che un sentimento all'inizio ostico, si trasformi in qualcosa di più intenso dell'amicizia, invadendole il cuore.
Astrid sa che non può lasciarsi andare ai sentimentalismi, deve difendere la sua causa, per se stessa e per il villaggio molto legato alle Campane sorelle. Si narra addirittura che le campane, al loro interno, contenessero una ''medicina'' speciale, la "rogna", in grado di curare tutti i mali.
I rischi che si corrono durante una battaglia sono tanti e diversi, e la battaglia contro l'architetto Schonauer se all'inizio era una guerra aperta, col tempo si trasformerà in  un sentimento troppo, molto simile, a quello per il pastore, mescolando le carte in tavola e scompigliando i principi di Astrid. 
In ballo ci sono troppe cose:
la storia  della Chiesa e delle Campane da preservare;
la storia della famiglia di Astrid, le gemelle coi loro arazzi tessuti con amore e passione;
i suoi sentimenti per il pastore che a sua volta combatte una lotta interiore molto più feroce, quella con se stesso e col voto che ha fatto;
i sentimenti di Gerhard Schonauer per Astrid e il suo compito da portare avanti per il bene del villaggio, troppo ancorato a superstizioni e leggende ataviche.
La battaglia di Astrid sarà difficile, metterà a dura prova la sua essenza di donna indomita e salda ad antichi principi.
Sarà il cuore a prevalere sulla razionalità o Astrid lascerà che il passato affondi sempre di più le sue radici nella storia di un villaggio ancora addormentato dall'incantesimo delle antiche leggende scandinave?
Se volete scoprire come Astrid uscirà da questa situazione difficile, non vi resta che lasciarvi cullare dalla vostra poltrona preferita e immergervi tra le pagine, cartacee o virtuali è indifferente, di questo romanzo fiabesco, lasciandovi trasportare in quelle incantate lande battute dal vento e dal gelo , minuziosamente descritte dall'autore, al punto che sembra di sentire la neve gelata che ci sferza il viso. 
Le  pagine sono tante, la lettura scorre lenta, come la vita a Butangen, ma con la sua pacata lentezza vi coinvolgerà al punto di trasportarvi a Butangen, a combattere la battaglia del cuore insieme ad Astrid. 
Questo romanzo è il primo di una trilogia, che sono sicura vi appassionerà così come ha appassionato me. 
In questi giorni così strani e così lenti, potrebbe essere la lettura giusta per capire chi siamo e cosa veramente conta nella vita e un modo per viaggiare restando seduti al caldo.
Buona lettura,
Tania C.





mercoledì 11 marzo 2020

Recensione FINCHÉ IL CAFFÈ È CALDO di Toshikazu Kawaguci - Ed. Garzanti Libri -





FINCHÉ IL CAFFÈ È CALDO

Toshikazu Kawaguci
Ed. Garzanti Libri
Uscita: 12 marzo 2020
Collana: Narratori moderni
Traduzione: Marseguerra C.
Pag. 192
Formato: rilegato
€ 16,00
Ebook disponibile

CONOSCIAMO L'AUTORE

Kawaguchi Toshikazu - foto dal web -

Nato nel 1971 in Giappone, ad Osaka, Toshikazu Kavaguchi lavora come sceneggiatore e regista. 
Finché il caffè è caldo è il suo romanzo d'esordio, vincitore del Suginami Drama Festival.

TRAMA


Da più di un secolo in Giappone esiste una caffetteria molto speciale attorno alla quale gravitano mille leggende. Dicono che una volta entrati nel caffè non si sia più se stessi. Si racconta che dopo aver assaporato il caffè si abbia la possibilità di rivivere un particolare momento di scelte sbagliate della propria vita. Raccontano che un semplice gesto sia in grado di cambiare tutto. Ma c'è una regola da rispettare. Solo una e importante: il caffè deve essere consumato prima che raffreddi. Non tutti sono disposti a entrare in quella caffetteria, ma qualcuno disposto a sedersi al tavolino sorseggiando un caffè fumante e a sfidare il destino per scoprire cosa gli riserva il futuro c'è.
Fumiko, che non ha potuto trattenere accanto a se l'uomo che ama. Kotake, che dopo aver perso il marito e i suoi ricordi crede di aver perso anche se stessa. Hirai, che non è mai stata completamente sincera. Kei, che cercando di essere una buona madre, raccoglie tutta la forza nascosta dentro di lei.
Quattro donne, accomunate da un rimpianto ciascuna. Ognuna di loro sente riaffiorare il dolore di un ricordo. Ma tutti scoprono che ormai il passato non ha più importanza proprio perché è passato e non si può modificare. Quello che conta veramente è il presente tra le mani. Quando si può ancora fare la scelta giusta. Sorso dopo sorso si gusta il caffè caldo e così va vissuta la vita, a piccoli sorsi, assaporandone ogni attimo. 
Finché il caffè è caldo è diventato un caso editoriale in Giappone, vendendo oltre un milione di copie e scalando successivamente le classifiche di tutto  il mondo.
Un romanzo dal misterioso fascino orientale, sulle occasioni perdute e su quelle ancora tutte da vivere.

IMPRESSIONI

Esce oggi, 12 marzo 2020, in tutte le librerie, edito da Garzanti libri, Finché il caffè è caldo di Toshikazu Kawaguchi che ho avuto l'onore di leggere in anteprima grazie alla disponilibità della gentile Linda di Garzanti. 
Affascinata dalla trama, ho chiesto una copia e mi ha subito accontentata inviandomi la versione ebook, per questo la ringrazio. Sono anche convinta che non sia il lettore a scegliere il libro, ma il libro ad arrivare al lettore in un momento di difficoltà, quando cerca risposte o vuole fare luce dentro di se. Per me è stata una lettura arrivata al momento giusto.
Immergermi nella cultura di un popolo così lontano, nella  sua saggezza antica ed eterea, nell'inebriante aroma del caffè bollente, è stato come attingere ad una fonte di nettare corroborante.
Con toni pacati, di una delicatezza quasi femminile, Kawaguchi mi ha trasportata in una dimensione dolce,  mistica, fatta di luce e di candore, di speranza e dissolvenza del dolore attraversando ed elaborando il dolore stesso. 
Descrivendo le storie dei suoi personaggi, la cui vita, con  errori e  successi,  gioie e dolori, potrebbe essere la nostra, mi ha invitato a riflettere sul senso, non tanto della vita in sé, ma in quello che noi le diamo con ogni nostra azione dettata da una causa, alla quale corrisponde una conseguenza. 

<< Qualunque cosa si faccia quando si è nel passato, non si può cambiare il presente. >>

Spesso ci lasciamo trasportare dalle emozioni, dai sensi, dall'istinto e soprattutto dal cuore. Senza riflettere sulle conseguenze che le nostre azioni, all'apparenza innocue e in buona fede, possono avere su noi stessi e sugli altri, scoprendole poi come macchie indelebili quando, nel futuro, ci guarderemo indietro, probabilmente con rimorsi e rimpianti. 

<<Se non bevi tutto il caffè finché è caldo...>>
<<...Se non bevo il caffè?>>
<<Toccherà a te diventare il fantasma seduto su questa sedia.>>

Non è facile prendere la decisione di entrare in quel caffè, perché il passato e il futuro fanno paura. Il passato può far soffrire, non si può cambiare e, anche se si potesse, le conseguenze potrebbero essere devastanti. Il futuro non lo si conosce, è un'incognita troppo grande da affrontare. Solo chi veramente è motivato accetta la sfida con se stesso. Chi entra nel caffè alla ricerca di un riscatto personale e morale deve attenersi a delle regole ben precise. Semplici e rigorose, pena diventare fantasmi:

Sedersi in una determinata sedia di un preciso tavolo;
Il tempo comincerà dal momento in cui il caffè viene versato nella tazza;
Una volta nel passato bisogna bere il caffè prima che si raffreddi ;
<<Altrimenti succederà qualcosa di orribile...>>

Un'allegoria velata e malinconica, utile però a scatenare una reazione, a spingere la persona a fare chiarezza dentro di se: se si continua a vivere nel passato la nostra vita non avrebbe più un senso. Alzeremmo un muro che ci impedirà di continuare ad andare avanti, a maturare, ad evolverci. Un muro invisibile che ci avvolgerà costringendoci a vegetare nell'apatia. 

<<Da adesso in poi, che ne è del futuro?>>
Kazu la guardò dritto negli occhi. 
<<Be', visto che il futuro non è ancora successo, credo proprio che dipenda da te...>>

Il passato fa parte di noi, per quanto possiamo dire o fare, tornare indietro fisicamente non si può. 
Così come non si può modificarlo, ma si può invece, nel presente gettare le basi per modificare la nostra vita futura. Sono sempre stata convinta che il presente altro non è che un ponte di bonificazione che collega il passato col futuro, e in questo romanzo, l'autore me ne ha dato la certezza.

Finché il caffè è caldo è un romanzo, ma lo collocherei senza dubbio tra i manuali di auto-aiuto o tra i saggi di psico-filosofia. Finché il caffè è caldo è un viaggio dell'anima, che arriva dritto al cuore del lettore invogliandolo a vedere la vita e il mondo con occhi nuovi, portandolo a riflettere sui valori che veramente contano nei giorni che ci scappano dalle mani come granelli di sabbia, perché siamo tutti un po' Fumiko, Hirai, Kei e Kotake. 
Abbiamo tutti, nel nostro passato, qualcosa che vorremmo cambiare, migliorare e portare nel presente per avere il futuro sul quale abbiamo sempre fantasticato o desiderato, ma solo perdonandoci gli errori del passato e accettandoci per quello che siamo riusciremo, nel presente, a migliorare il nostro futuro. 
Lascio ora a voi scoprire cosa ci insegnano i personaggi di Kawaguci, consigliando questo libro soprattutto a chi ha qualche rimpianto e rimorso, che sia un abbraccio non dato o un'occasione persa, che sia un errore del cuore o dell'impulso, leggendo la favola raccontata da Kawaguci, riuscirete a fare pace con voi stessi e le ombre che cercano di oscurare il vostro cammino.  

In fin dei conti, che uno torni nel passato o viaggi nel futuro, il presente non cambia comunque. E allora sorge spontanea la domanda: Che senso ha quella sedia?
Se vuole, la gente troverà sempre la forza di superare tutte le difficoltà che si presentano. Serve solo cuore. E se quella sedia ha il potere di cambiare il cuore delle persone, sicuro un senso deve averlo.

Il senso che la vita è come una tazza di caffè, da assaporare bollente e con poco zucchero. All'inizio svelerà i suoi toni forti e amari, ma lentamente si sprigioneranno le mille sfumature di un aroma deciso, intenso e dolce. Appagante. 
Un romanzo adatto ad ogni cuore, che batte, si ribella, piange e finalmente trova pace. 
Quella dell'accettazione,  soprattutto in questo momento delicato che sta mettendo in ginocchio l'Italia e il mondo. Rispettandoci e rispettando gli altri, potremo gettare le basi per un futuro migliore e ricco di serenità. E mai come adesso ce n'è veramente bisogno. 
Forse, nella realtà di questi giorni una tazza di caffè bollente non servirà a molto, ma tentare non nuoce.
Buona lettura, 
Tania C.

mercoledì 4 marzo 2020

Recensione di RISORGERE di Paolo Pecere - Ed. Chiarelettere -




RISORGERE
Paolo Pecere
Ed. Chiarelettere
Collana Narrazioni Novembre 2019
Pag. 313
€ 18,00
Copertina flessibile
Ebook disponibile

CONOSCIAMO L'AUTORE

Paolo Pecere - foto dal web -


Classe 1975, romano, Paolo Pecere  insegna Storia della filosofia. Tra le sue pubblicazioni spiccano diversi saggi e un manuale scolastico per licei, scritto con Riccardo Chiaradonna: Filosofia. La ricerca della conoscenza, edito nel 2018 da Mondadori.
Per il Tascabile scrive di letteratura, scienza e viaggi.
La vita lontana è il suo primo romanzo, pubblicato nel 2018 da LiberAria.

TRAMA

Monti Himalayani, Marco e Gloria si perdono, oltre il confine della Cina, in una valle senza via d'uscita. Circondati dai ghiacci che si stanno sciogliendo, non trovano nessun segno di vita. Gloria scivola in un crepaccio, scomparendo.
La coppia si trovava in quel luogo per cercare Chen, padre cinese di Gloria, prima studente di Piazza Tienammen, ricco imprenditore in Africa, giocatore d'azzardo a Macao, poi pellegrino nei monasteri buddhisti tibetani. Tutto ciò che Gloria conosce su di lui sono i racconti della madre. All'arrivo della ragazza, smaniosa di conoscere il suo passato, Chen scompare, sembra sia stato visto incamminarsi tra le montagne.
Un nuovo personaggio, mentre Marco cerca Gloria, diventa protagonista di quella doppia ricerca: Liang, un vecchio amico e amante di Chen, che attraverso un viaggio nella memoria, ripercorre la sua vita da poeta in piena violenza del '900 cinese, ricordando gli anni trascorsi insieme tra Roma e Berlino. Due storie sovrapposte, protagoniste degli eventi trascorsi in quei  pochi giorni, seguendo le tracce di Gloria e del padre.
Un romanzo sul tempo, quello di un'Europa statica nel Novecento e quello cinese, accelerato verso un futuro che vuole rimuovere, sui mondi e lingue che si attraggono e respingono, tra Roma, Berlino, Hong Kong e il Tibet, sul tragico passato di una famiglia e di un secolo che come un perfido incantesimo impedisce l'amore e torna a chiedere il conto.  


IMPRESSIONI

Risorgere è la prima opera di Pecere che leggo. Uscito a novembre 2019, mi è saltato all'occhio dopo Natale, tanto da spingermi a chiedere di poterlo recensire a Chiarelettere. Grazie alla gentilezza e disponibilità di Tommaso e di tutto lo staff la copia mi è arrivata a gennaio. Mi scuso per il ritardo della recensione, mi sto rimettendo in pari,
Tra l'altro proprio oggi ho saputo che Paolo Pecere è appena stato proposto tra i candidati al Premio Strega 2020, quindi mi sembra giusto fargli un grosso in bocca al lupo e dare visibilità a questo suo emozionante romanzo.
Di questo romanzo mi ha colpito soprattutto la copertina dall'aria vintage e futuristica allo stesso tempo, avvolgente coi suoi colori caldi e positiva con quel sole splendente che irradia l'intera pagina. Sicura che anche il romanzo sarebbe stato interessante ed emozionante mi sono calata nel cuore di un viaggio dell'anima, alla ricerca di due personaggi: Gloria una giovane donna donna alla ricerca delle proprie origini e Chen, un uomo dalle mille sfaccettature, padre di Gloria. 
Il viaggio comincia sulla catena dell'Himalaya, oltre i confini della Cina, dove pare che Chen sia stato visto arrampicarsi fuggendo non appena ha saputo che due ragazzi arrivati dall'Italia lo stanno cercando.

Lo so che già ti stai rialzando, nel fondo della crepa in cui nessuno dovrebbe finire. Ti spolveri i vestiti e le braccia, poi lanci la tua gioiosa imprecazione sul sesso di Dio.

Il racconto si apre con Marco e Gloria, due giovani che partendo dalla Germania arrivano in Italia per poi  ritrovarsi tra le pareti ghiacciate della catena Himalayana alla ricerca di un uomo: Chen. Il padre che Gloria, musicista dai grandi occhi a mandorla, non ha mai conosciuto veramente se non attraverso i racconti di Raffaella, la madre che ormai non può più aiutarla.
Chen è un ex rivoluzionario cinese, uomo poliedrico, dalle mille sorprese, in prima linea in un periodo storico importante per la Cina, ha lottato per dar voce ai propri diritti in  Piazza Tienammen, tutti ricordiamo quel 1989 quando uno studente a torso nudo si è parato davanti ad un carrarmato. Da quel giorno Chen è cresciuto ed è diventato un prolifico uomo d'affari in Africa, ha fatto dell'azzardo un gioco a Macao, per poi ritirarsi, raggiunta l'età della saggezza, alla meditazione in Tibet. Lasciando Gloria orfana dell'affetto di un padre, presente solo nei regali raffiguranti animaletti intagliati, inviati da ogni luogo da lui visitato. All'arrivo di ogni animaletto, in Gloria si spegne sempre di più la speranza di rivedere il padre e crescere con lui, cercando conforto e verità nei racconti della madre. Ma il vuoto nella sua anima è talmente profondo che, insieme alla musica e all'improbabile fidanzato Marco, così diverso da lei ma così unito, si ritrovano a seguire la pista Himalayana che avrebbe dovuto  condurli da Chen,  per colmare quel vuoto. Forse avrebbe potuto finalmente capire chi realmente fosse , lei giovane donna figlia del mondo e di nessun luogo, dai delicati lineamenti asiatici ma così lontana dalla cultura cinese. E forse avrebbe potuto ritrovare se stessa e vincere la sua apatia verso la vita e i rapporti umani. Ma tra le pareti ghiacciate dei monti Himalayani, Gloria fa un passo falso e sotto gli occhi atterriti di Marco scivola nel buco nero di un crepaccio apertosi sotto i suoi piedi:

Il monte tace e non trema.

Nel crepaccio Gloria si porta con se anche una rivelazione che avrebbe dovuto fare a Marco in quel momento. Inizia così un viaggio nel viaggio, alla ricerca di Gloria e Chen, inghiottiti dalla montagna e dalla vita.  
Ad accompagnare Marco nella ricerca c'è Liang, un amico  giornalista di Chen, divenuto poi il suo amante, un personaggio scaltro ed individualista, che, per volere di Chen, depisterà i ragazzi nella ricerca ma col tempo aiuterà  Marco a conoscere meglio il padre di Gloria e, a sua volta, ne diverrà il confidente,  imparando a conoscere dai suoi racconti la ragazza. 
Marco e Liang sono le voci narranti di surreali intrecci che la vita ha tessuto per Chen e Gloria, anello di congiunzione dei loro racconti.

<<Mi sento meglio. Ho voglia>>
<<Voglia di che? Sei pazza.>> 
<<Ho voglia.>>

Attraverso viaggi nella travagliata storia del Sol Levante , facendo tappa tra Roma e Berlino,  verranno in luce segreti di un passato ferino, fatto di violenza e sete di potere, e un nuovo personaggio Mou Song, chiave di quel passato. 
Ma Pecere ci racconta anche della fragilità di Chen ragazzo, che lotta per i diritti del suo popolo, di Chen amante succube(?) di Liang e di un Chen ormai anziano che rema contro la paura di quella nuova vita che da troppo tempo pretende chiarimenti,  quella vita alla quale forse non è ancora pronto e scappa.
Risorgere parla di storia, antica e moderna, di lotta per i diritti e potere, ma anche d'amore, di passione e di vita che sembra una favola e di una favola che sembra realtà. 
In un alternarsi di viaggi quasi surreali, percorrendo l'Europa e l'Asia, senza confine tra fantasia e realtà, con un'accurata ricerca storica e ricchezza di particolari, descritti scrupolosamente e in maniera affusolata, Pecere ci trasporta in un mondo misterioso, sconosciuto al lettore, che sconfina oltre la sua stessa storia. 
Con un linguaggio pre-macchiavellico, l'autore ha intessuto per il suo romanzo  una trama delicata, poetica che disseta il lettore avido di conoscenza, arricchendola di foto d'interesse storico sulla Cina, regalando così quella marcia in più per incuriosire e tenere incollati alle pagine sino alla fine, dove tutte le carte in tavola vengono mescolate, dove  tutto è realtà e tutto è sogno.
A recensire approfonditamente questo romanzo si corre un rischio, quello di spoilerare, un po' come rivelare in anticipo chi è l'assassino del più intricato giallo di Poirot. 
Il mio consiglio è quello di prendervi qualche ora tutta per voi ed immergervi in questo viaggio intercontinentale nel tempo. Lasciatevi cullare dalla voce di Marco alla ricerca della sua chimera e dell'enigmatico Liang che tenterà di ipnotizzarvi durante le incursioni nella storia. 
Non sarà una passeggiata arrivare alla fine, ma il coinvolgimento sarà tale che, dopo il punto di pagina 313 avrete una tale nostalgia di questo mondo che apprezzerete ancora di più il certosino lavoro di Pecere. 
È una promessa. 

Buona lettura, 
Tania C.



mercoledì 19 febbraio 2020

Recensione di LA FIGLIA DEL PECCATO di Emily Gunnis - Ed. GARZANTI -




LA FIGLIA DEL PECCATO

Emily Gunnis
Ed. Garzanti 
Uscita 20 febbraio 2020
Collana Narratori Moderni
Traduzione Valdré E.
Pag. 348
€ 18.60
Cartonato
Ebook disponibile

CONOSCIAMO L'AUTRICE


Emily Gunnis - foto dal web -


Emily Gunnis è una nuova autrice che vive nell'East Sussex, a Bringhton con le figlie e il marito. Conseguita la laurea, ha lavorato come sceneggiatrice per la tv.
La figlia del peccato è il suo romanzo d'esordio edito da Garzanti il 20 febbraio 2020.



TRAMA

1956. La notte è calata sul convento di Saint Margaret  avvolto dal buio e dal silenzio. Col buio a favore, Ivy si aggira furtiva per i corridoi. Desidera fortemente  trovare una via di fuga dalla prigione che le ha tolto il suo unico figlio senza darle nemmeno il tempo di abbracciarlo. Non ha più possibilità di salvarsi, ma forse può ancora aiutare Elvira, l’unica bambina cresciuta tra le mura del convento. La piccola, da poco venuta a conoscenza di avere una sorella gemella  vuole raggiungerla a tutti i costi. Ma tentare una fuga dal Saint Margaret sembra impossibile. Il convento ha il vanto  di essere una casa di accoglienza per ragazze madri che qui trovano un rifugio sicuro per dare alla luce bambini destinati all’adozione. La realtà invece nasconde l'oscura natura del convento: è infatti una fortezza, scrigno di loschi segreti. Una prigione in cui centinaia di giovani donne sono private degli affetti e della libertà, vittime di atrocità destinate da essere tenute nascoste al mondo esterno.  Sessanta lunghi anni sono passati e tutta la verità sul Saint Margaret è racchiusa in una lettera di Ivy. Solo un foglio con qualche riga scritta con una grafia tremante, che Samantha, madre single e giornalista in cerca di uno scoop, rinviene per caso nel vecchio armadio della nonna. Leggendo, si rende conto di aver scoperto quello che desiderava da tempo: una storia che ha bisogno di essere raccontata e deve essere lei a farlo. È come se fosse stata la lettera a trovarla e le chiedesse di andare fino in fondo perché l'indagine potrebbe rivelarle particolari sconosciuti del proprio passato.  Samantha ha le ore contate. Il convento sta per essere abbattuto e la verità rischia di restare sepolta sotto le macerie.

Emily Gunnis confeziona un esordio perfetto, ricco di colpi di scena e suspense, che ha conquistato pubblico e critica, balzando in cima alle classifiche e dando il via a un passaparola straordinario. Basato su fatti realmente accaduti in Irlanda tra il diciottesimo e il ventesimo secolo, La figlia del peccato è un romanzo intenso e coinvolgente che ci parla dei sacrifici che una madre è disposta a fare pur di proteggere il proprio figlio e garantirgli una vita migliore.


IMPRESSIONI

Oggi, 20 febbraio 2020, esce in tutte le librerie italiane, La figlia del peccato, romanzo d'esordio di Emily Gunnis. Ho avuto il piacere di leggerlo in anteprima grazie al gentile omaggio in  versione ebook di Garzanti che ringrazio per la possibilità accordatami. 
Il romanzo è ispirato a fatti realmente accaduti in Irlanda  e nel Regno Unito sul finire del 1800, che ben si prestano ad una trama ricca di suspense e mistero,  sapientemente raccontata dalla fervida fantasia dell'autrice.

<<Una madre non può dimenticare la sua bambina più di quanto una bambina non possa dimenticare sua madre.>>

Ivy è una ragazza madre che, come molte altri giovani donne, ha trovato tra le mura del convento Saint Margaret, un rifugio sicuro per poter dare alla luce il figlio che porta in grembo. Ma il convento, dietro all'austera facciata di protezione cela terribili segreti. Subito dopo il parto, i bambini vengono strappati alle madri per essere dati in adozione. Così è successo anche ad Ivy,  le strappato dall'anima la sua unica creatura, rischiando di farle perdere la forza per andare avanti, per rimanere a galla. 
In mezzo al dolore e alla prigionia forzata, Ivy ritrova la forza per lottare e sperare in un futuro di libertà grazie ad Elvira, una bambina del collegio non ancora adottata. La donna, venuta a conoscenza che la piccola ha una gemella,  scrive una lettera alla bambina raccontandole che ha una gemella di nome Kitty e spronandola a scappare dal convento per cercarla dalla famiglia che l'ha adottata. Per agevolare la fuga, le dona la chiave che servirà per condurla al cimitero del convento. Una volta arrivata li, la piccola potrà finalmente essere libera  e la domenica avrebbe potuto finalmente vedere la sorella che avrebbe partecipato alla Santa Messa proprio nella cappella adiacente al cimitero del convento. Ma adesso deve correre e nascondersi, senza mai voltarsi indietro.
Quanto ad Ivy, persa ogni speranza di ritrovare la libertà fuori da quella prigione, avrebbe usato le sue ali per un volo che l'avrebbe condotta verso una libertà che alternativa e dopo essersi assicurata che Elvira avesse ricevuto la lettera con la chiave, saltò...

Già da queste poche pagine il romanzo si fa coinvolgente. Il velo del mistero avvolge il lettore irradiandolo con la polvere magica della curiosità. Addentrarsi nelle pagine e nei segreti del Saint Margaret viene naturale, quasi come fosse una missione andare a fondo alla storia. Riportare la luce nelle tenebre del convento, esorcizzarlo dalle atrocità commesse segretamente, al riparo della falsa facciata protettiva di quelle mura.

<<Che cosa può esserci di tanto brutto nella vita," avrebbero detto, "perché qualcuno faccia una cosa simile a se stesso? Terribile, tragica."

Dal giorno della fuga di Elvira e del folle volo di Ivy sono passati tantissimi anni. Lunghi, intensi. Alti e bassi, gioie e dolori. Kitty è una donna affermata nel mondo dello spettacolo, ormai vicina al declino, pronta per essere rimpiazzata da una nuova "Kitty" più giovane e fresca. E   a nulla servono i riflettori puntati sulla sua celebrità, la compiacenza della giovane e impeccabile assistente: il suo tempo sembra essere arrivato al traguardo. 
Basterebbe un salto di trenta metri: dai Roof Gardens sarebbe planata su Kensington High Street lasciando gli involontari spettatori a domandarsi il perché senza risposta di quel gesto tragico. 

<<Amore mio,
sono spaventata per non aver ricevuto tue notizie. Tutti i miei timori hanno trovato conferma. Sono incinta di tre mesi. È troppo tardi per fare qualsiasi cosa; è volontà di Dio che avremo un bambino.>>

Mentre Kitty cerca di fare il punto della situazione sulla sua vita, nell'appartamento di "nana", Sam rinviene una lettera ingiallita dal tempo, scritta su carta sottile dalla mano tremante di una donna al suo amante, rivelandogli di essere incinta e spaventata. 
Per quale motivo il nonno ormai defunto di Sam possedeva quella lettera?
L'unica spiegazione plausibile fornita dalla nonna è che il marito, essendo stato commerciante di mobili antichi, abbia trovato al loro interno quella lettera  che riporta la firma di Ivy. Chissà se ne esistevano altre? 
Ivy era davvero disperata, i genitori volevano rinchiuderla in un luogo chiamato St. Margaret, un convento per ragazze madri. Li avrebbe partorito e il bambino sarebbe andato in adozione, la richiesta di aiuto della donna al padre del bambino era una supplica, quella di sposarla. 
Mentre Samantha continua a lambiccarsi il cervello e ad interrogare la nonna sulla possibile relazione tra il nonno e la lettera, mille pensieri, nuovi scenari e labirintiche trame prendono vita nella mia mente di lettrice, ormai rapita dal mistero di Ivy e Sam. 
La nonna, facendo leva sull'attività di antiquario del marito, sembra non dar peso alla lettera, facendo quasi sentire in colpa Sam per la sua curiosità.
Testarda e guidata da un richiamo viscerale, la ragazza non si da per vinta, vuole saperne di più e comincia a fare le sue prime indagini su Google: 

<<Istituto per l'infanzia Saint Margaret, Sussex>>

Le ricerche le mostrano l'immagine di un convento per madri nubili, in stile gotico-vittoriano, con due suore sullo sfondo bucolico.
La storia del St. Margaret rivela una scoperta che la  traumatizza non poco: prima che entrasse in vigore la fecondazione in vitro e prima che il convento chiudesse, molte coppie erano disposte a pagare lautamente un neonato, strappato con la forza alla madre naturale la quale, spesso, non aveva intenzione di cederlo. Per questo motivo molte donne, dopo aver visto strapparsi dalle braccia il loro bambino, venivano brutalmente torturate.  Per i bambini che non erano ancora stati venduti, si prospettava un futuro di violenza e torture atroci. Leggendo la lettera di Ivy e la testimonianza di altre sfortunate mamme, si rende conto che, se  prima del 1960 le fosse capitato di rimanere incinta senza essere sposata, la famiglia e la società del tempo le avrebbero imposto il confino forzato e la separazione dalla creatura che portava in grembo. E quella sarebbe stata la sua unica possibilità per salvarsi: finire imprigionata in un convento senza possibilità di avere una vita normale, esposta a torture e sevizie. Per fortuna i tempi sono cambiati e la piccola Emma vive con lei e la nonna senza che nessuno si scandalizzi di una giovane  madre nubile.
Mentre le ricerche vanno avanti, un articolo continua a riproporsi ai suoi occhi quasi in loop. Vinta dall'insistenza, decide di aprirlo. L'articolo datato una settimana prima, riporta la cronaca del ritrovamento dei resti di un prete scomparso. Il rinvenimento delle spoglie di Padre Benjamin è avvenuto nel cantiere del convento  Saint Margaret, dentro alla residenza. Il convento verrà presto demolito per lasciare spazio alla costruzione di strutture moderne e di lusso.
Qui il mistero si palesa in tutta la sua oscurità: Ivy, nella sua lettera racconta di Padre Benjamin. Il prete avrebbe dovuto decidere del suo futuro tra le mura di quel convento, per questo nella lettera implorava il suo amore di sposarla. Non voleva entrare e restare in quel luogo spaventoso per sempre senza il piccolo e senza di lui.

Come nei thriller dei grandi maestri, l'autrice ha saputo miscelare la dolcezza di Sam nell'entrare in empatia con Ivy e la suspense fredda del ritrovamento del prete, creando un effetto collante che mi ha spinta a proseguire la lettura senza interromperla, fino alla fine, proprio come Samantha con le sue indagini.

Sam è una giornalista, il suo sogno è quello di trovare uno scoop importante, quello che la incoroni tra i più importanti giornalisti delle migliori testate. Ma sente che in quella lettera e nel ritrovamento di Padre Benjamin non c'è solo un mistero da risolvere, ma qualcosa di più profondo che la spinge ad andare avanti, servendosi di tutti i mezzi a disposizione per portare alla luce la verità. Non si spiega il perché, ma dentro di lei sa che deve farlo, non solo per il suo scoop.
Il prete scompare misteriosamente nel 2000 ed i resti sono sono altrettanto misteriosamente tornati alla luce nel 2016, all'interno di quel convento, anche se l'autopsia è fin troppo chiara: morte accidentale.
Scavando a fondo nel rinvenimento del cadavere e sulla conseguente istruttoria, Sam si imbatte in un nome importante: Kitty Cannon, conduttrice del Talk show che si occupa della storia e parte in causa nell'istruttoria sulla morte di padre Benjamin. Pare che la Cannon abbia abbandonato l'istruttoria prima del verdetto. Perché? 
Se fosse riuscita a contattarla e ad ottenere un'intervista le si sarebbe aperto l'Olimpo del giornalismo, non avrebbero più ostacolato il suo avanzamento di carriera e finalmente la stabilità economica di cui lei ed Emma hanno disperato bisogno. Non possono più continuare a vivere nella casa della nonna, per quanto le volessero bene.
Avrebbe iniziato a scavare nella vita di Kitty Cannon e nelle viscere del convento.

Durante le indagini, i capitoli si alternano tra passato e presente, il racconto di Ivy, la scoperta di essere incinta, la vergogna gettata sulla famiglia e il bisogno di allontanarla in fretta, senza che nessuno sapesse nulla, il terrore di Sam nell'apprendere le angherie subite dalle puerpere e dalle loro creature e Kitty, alle prese col ricordo di della gemella ritrovata e perduta. Quella sorella che alla nascita suor Carlin strappò da lei perché avendo sofferto durante il parto  aveva bisogno di cure. Una bambina uguale a lei ma sfortunata. Turbolenta l'avevano definita, pericolosa: aveva tentato di fare del male al fratellino, figlio naturale della coppia che l'aveva adottata e, per quel motivo, fu rispedita al mittente del St. Margaret come un pacco non richiesto. La sorella che aveva ritrovato in quel cimitero adiacente il convento. E adesso non sapeva se realmente fosse morta come le era stato riferito o ancora fosse viva. In un alternarsi di paure della Kitty del passato e del presente   le indagini di Sam vanno avanti. Con uno stratagemma riesce ad entrare nel convento con la guida del custode che ha corrotto con un paio di drink. Tra quelle mura lugubri e intrise del dolore delle povere madri e dei loro bambini, Sam scova una specie di strozzatoio  con una bara rimediata alla meglio, incastonato nel pavimento dell'ufficio di una suora. Sembrava un piccolo loculo per torturare i bambini o per custodire quella piccola bara. L'orrore provato dalla descrizione scaturisce dal pathos col quale la Gunnis ha plasmato la scena. Raccapricciante, ma struggente, quasi il punto di non ritorno per il lettore: se la storia non ha ancora coinvolto, forse è meglio lasciare ma nel caso in cui la curiosità è al culmine, non resta che andare avanti, dal momento che la macabra scoperta conduce ad un nuovo nome: suor Carlin. Chissà se ancora è viva questa suora? 
Non le resta che chiederlo  al custode,  incuriosito da quella strana ragazza che sta indagando sulle proprie origini. 
Per quanto ne sa il ragazzo, madre Carlin è morta ma, se fosse viva, potrebbe trovarsi in una casa di riposo poco distante. A Sam non resta che andare a cercarla per saperne di più, non prima di aver sondato il terreno con il servizio stampa di Kitty Cannon al riguardo dell'abbandono dell'istruttoria su Padre Benjamin.

A questo punto la mia fantasia ha iniziato a volare, catapultandomi in un vecchio cinema d'essai inizio anni '80, su una scomoda poltrona di legno, l'orangina stretta in mano e il fumo denso che invade la sala. 
Una piccola Shirley Temple nel doppio ruolo di Kitty-Elvira bambina, Judy Garland nel ruolo di Ivy, la dolce Sandra Dee nei panni dell'intraprendente Sam e Marlene Dietrich nei panni di madre Carlin. Un cast importante nato da un folle trailer sfuggito al controllo della fantasia ma dettato dal coinvolgente intreccio della trama, frutto della genialità dell'autrice.

<<Sta attenta, bambina Satana si traveste da angelo della luce.>>

La caparbietà di Sam che la porta a scoprire che madre Carlin è deceduta, la spinge ugualmente a far visita alla casa di riposo. Forse avrebbe scoperto qualcosa di interessante, servendosi dello stratagemma di importanti documenti da consegnare a madre Carlin. Una delle infermiere della casa, Gemma, dopo averla ascoltata le fa presente che anche se madre Carlin è deceduta, può scrivere a Suor Mary Francis, sua consorella e amica, ricoverata in quella struttura. La suora è molto anziana e cagionevole, ma a tempo debito  avrebbe letto tutta la storia e l'avrebbe contattata per aiutarla. In quel momento, però non era proprio possibile. 

Secondo voi Sam cede all'alt di Gemma?

Nemmeno la  Gunnis sembra avere indole remissiva, infatti permette a Sam, dopo aver raggirato la povera infermiera, di intrufolarsi nella stanza di suor Mary Francis. Sul principio recidiva e quasi apatica, suor Mary Francis sembra riprendersi quando Sam, incalzante, le racconta del rinvenimento della bara nell'ufficio di suor Carlin e del legame con Kitty Cannon. La suora cerca di sviare il discorso facendo ricadere la "colpa" sul padre di Kitty, donnaiolo incallito dalla dubbia moraltà, spiegando che è a perfetta conoscenza di tutti i pettegolezzi che girano sull'operato del convento e su madre Carlin. Instilla pure un dubbio nella mente di Sam raccontandole che la notte in cui la suora è venuta a mancare, lei l'ha sentita gridare ma nessuno l'ha aiutata. 
Poi non una parola in più dalla bocca di suor Mary.
A questo punto Sam sente che deve trovare ad ogni costo altre lettere di Ivy e la nonna è l'unica in grado di aiutarla. Le dispiace mentirle, ma la ricerca della verità per lei è troppo importante. E di lettere la nonna ne troverà altre, commoventi e tragiche. Ma perché nana si è presa così a cuore il fatto che lei stia indagando proprio su quelle lettere e sul St. Margaret, cosa nasconde?
La determinazione non ferma Sam, nemmeno quando Kitty viene a sapere che una giornalista di nome Samantha vuole intervistarla sull'istruttoria su padre Benjamin e scopre che la direzione giornalistica non è a conoscenza dei piani di Sam. 
Non può mollare, ci sono troppi misteri da svelare, la nonna che scopre essere stata adottata, la misteriosa donna che parlò al funerale di padre Benjamin e la morte della perfida suor Carlin, cardiopatica, deceduta per un attacco cardiaco causato dall'ingestione di un pezzo di tortino all'hashish e acido finito nella sua camera. 
Poi c'è Elvira. È morta veramente? Cosa nasconde Kitty riguardo alla sorella? Deve sbrigarsi, il convento sta per essere demolito, ma un incendio...

Più si va avanti, più la storia intricata, strutturata in salti temporali legati dal sottile fil rouge dei comuni ricordi dei protagonisti, mi rimanda ad una Matrioska. La tipica bambolina dell'est Europa che nasconde al suo interno tante altre bamboline, sino ad arrivare al cuore che di solito è una minuscola bambolina che non ne contiene altre, come la verità che si cela dietro a misteri inglobati in altri misteri ad incastro, tutti da scoprire per passare al prossimo ed arrivare alla soluzione.
Emily Gunnis, tessendo le trame labirintiche di questo enigma è stata capace di tenere viva la curiosità di chi legge, senza mai cadere nel retorico o annoiare con l'alternarsi delle vari personaggi.
La suspense accompagna fino alla fine, che lascerà stupito anche il lettore più esigente e il più acuto dei Poirot.
Un mistero tutto da scoprire senza mai dare nulla per scontato perché nulla è come sembra. E Sam lo scoprirà, con voi, alla fine.
Le pagine scorrono veloci, sono tante ma piacevolmente scorrevoli che vi ritroverete ai ringraziamenti finali in poco tempo.
Una lettura che consiglio non solo a chi ama il genere thriller ma anche a chi piace il mistery e gli intrighi ''famigliari''. Una storia che ben si presterebbe per una nuova serie tv...
Un romanzo che merita di essere letto e di far conoscere Emily Gunnis, nuova voce della narrativa straniera da seguire attentamente con la speranza che pubblichi presto altre storie avvincenti.
Sperando di avervi incuriosito, vi consiglio di correre in libreria per conoscere gli sviluppi del mistero del St. Margaret.
Buona lettura,

Tania C.



               



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