mercoledì 27 gennaio 2021

Recensione LA SOLA COLPA DI ESSERE NATI di Gherardo Colombo e Liliana Segre - Ed. Garzanti

 


LA SOLA COLPA DI ESSERE NATI
Gherardo Colombo
Liliana Segre
Ed. Garzanti 
Anno di pubblicazione Gennaio 2021
Pag. 128
Formato Cartonato
Aree tematiche Novità in libreria, saggi
€ 16,00
Ebook disponibile nei principali store digitali

CONOSCIAMO GLI AUTORI

GHERARDO COLOMBO
Nato a Briosco, (MB) classe 1946.
Dopo più di trent'anni come magistrato, dal 2007 dedica tutto il suo impegno alla riflessione pubblica sulla giustizia attraverso l'associazione << Sulle regole >>.

LILIANA SEGRE 
Nasce a Milano 10 settembre 1930. Imprigionata ad Auschwitz, è riuscita a sopravvivere diventando testimone della Shoah e, il 19 gennaio 2018, è stata insignita della carica di Senatrice a vita.

TRAMA

«Per me è molto importante sentirmi sulla tua stessa strada. Perché hai vissuto ciò che io ho solo letto, e perché avendolo vissuto non hai assecondato l’istinto di rispondere all’odio con l’odio.»

 «Non abbiamo bisogno di eroi, serve però tenere sempre viva la capacità di vergognarsi per il male altrui, di non voltarsi dall’altra parte, di non accettare le ingiustizie.»

Nel 1938, durante l’emanazione sulle leggi razziali, Liliana Segre ha appena compiuto otto anni e le viene impedito di riprendere le lezioni con la sua classe.

Tutti gli alunni e gli insegnanti di << razza ebraica >> vengono espulsi dalle scuole statali.

Dopo poco tempo gli ebrei vengono licenziati dalle pubbliche amministrazioni e dalle banche.

Viene loro impedito di sposare << ariani >>, possedere aziende, scrivere sui giornali.

Seguiranno altre numerose imposizioni e odiose limitazioni.

È questo l’inizio della più grande e terribile tragedia umana che culminerà con lo sfruttamento a morte nei  campi di sterminio e nelle camere a gas.

Il dialogo tra Liliana Segre e Gherardo Colombo ripercorre i momenti più drammatici e bui personali e della collettività, interrogandosi sulla profonda differenza che si frappone tra giustizia e legalità, sottolineando la necessità di non chiudere mai gli occhi davanti alle ingiustizie.

È l’unico modo per assicurarci che le pagine più truci della nostra storia non si ripetano mai più.


IMPRESSIONI

Buongiorno cari lettori, la recensione di oggi è un po' insolita e ci è stata offerta dalla mia cara amica Nelly Lorenzini che ha appena finito di leggere ''La sola colpa di essere nati'', un dialogo aperto tra Gherardo Colombo e Liliana Segre.

La Shoah è un argomento che mi sta molto a cuore, ogni anno scelgo un libro a tema da leggere, non necessariamente a gennaio ma  per  recensirlo poi nella Giornata della Memoria.

Dallo scorso marzo ad oggi non me la sono sentita di affrontare l'argomento: troppo dolore si sarebbe aggiunto a quello del nuovo olocausto che stiamo vivendo, distogliendo la concentrazione durante la lettura senza avere la possibilità di riflettere e comprendere. 

Ho deciso quindi di ospitare Nelly, reduce anche da un viaggio ad Auscwita-Birkenau, che ci espone il suo parere sul racconto del periodo nel campo di Auschwitz che la Segre ha fatto a Colombo, ripromettendomi di leggerlo non appena la mia emotività me lo consentirà.

*** LE IMPRESSIONI DI NELLY ***

<< L.S.: Certo che nel campo c'erano regole. E la principale era che l'individuo andava distrutto, andava distrutta la sua identità, doveva essere ridotto al nulla. Ogni campo aveva le sue, molte non erano scritte, ma il punto di partenza era sempre quello... >>

Uno dei numerosi vagoni per un viaggio quasi sempre senza ritorno - Auschwitz - Birkenau - Foto di proprietà di Nellita Lorenzini

Non è facile recensire un libro scritto a due mani da due grandi come Liliana Segre e Gherardo Colombo.

Facile dare per scontata l'ennesima testimonianza  del campo di Auschwitz, ma non è così.

In dialogo con Gherardo, Liliana ci racconta la sua vita: del prima, del durante e del dopo, con un linguaggio semplice e schietto.


Auschwitz - foto di proprietà di Nellita Lorenzini -

<< G.C.: Mi viene da pensare che un tratto comune di queste regole  riguardasse la fiducia: toglievano  la possibilità di fare affidamento su qualcuno o qualcosa e senza fiducia  non si possono costituire comunità. Ciascuno di voi era solo con sé stesso, e soprattutto non poteva aspettarsi un comportamento prevedibile, qualunque esso fosse, da parte di chi deteneva il potere. >>

Binario di arrivo al campo di Birkenau - foto di proprietà di Nellita Lorenzini

Gherardo interviene, chiede ed illustra la storia: dalle leggi razziali alla scelta da parte della Chiesa Cattolica di non prendere una posizione.

Un coro a due voci, che ci porta in un tempo dove tutti sono stati colpevoli, in cui vince il pregiudizio, dove non c'è spazio per la comprensione e l'umanità.


Birkenau, occhiali - foto di proprietà di Nellita Lorenzini

Birkenau, stoviglie - foto di proprietà di Nellita Lorenzini -


Bikenau, La casa delle donne - foto di proprietà di Nellita Lorenzini -

Dopo il suo viaggio ad Auschwitz-Birkenau Nelly racconta:
''Mi sono sentita malissimo a Birkenau, nella ''casa delle donne'': un edificio gelido con tre strati di tavolacci dove le donne malate andavano a morire di inedia, ricoperte dagli escrementi di chi stava sopra, mentre il Kapo' o i soldati vegliavano al caldo in uno stanzino accanto. 

Birkenau, la vita finiva così, ti toglievano tutto... Poi cominciava l'inferno.
- foto di proprietà di Nellita Lorenzini -

Nellita - Nelly Lorenzini.

- o - o - o - 

Che cosa altro aggiungere alle   parole forti e dure della Segre e di Colombo? 

Il consiglio che ci da Nelly e che seguirò, spero prima possibile,  è quello di leggere questo dialogo e fare tesoro della memoria di chi ha vissuto e convissuto col delirio della follia umana. 

Grazie Nelly, ogni volta che vorrai renderci partecipi di un nuovo viaggio, nella Valigia troverai sempre uno spazio  dedicato a te. 

Per quanto mi riguarda posso dirvi che solo su una cosa mi trovo discordante dal racconto del viaggio di Nelly: l'inferno non cominciava all'arrivo nei campi, ma dal momento in cui ad ogni ebreo è stato tolto il diritto e la dignità di essere un uomo libero. 

La storia avrebbe dovuto immunizzarci dal ripetere gli stessi errori, ma per la follia della ''bestia umana'', purtroppo, non esistono vaccini.

Sperando di aver sensibilizzato il vostro interesse, vi auguro buona lettura lasciandovi con un significativo pensiero di Martin Luther King :

'' La mia libertà finisce dove incomincia la vostra. ''

Cerchiamo di ricordarcelo sempre, non solo il 27 gennaio.

Tania C.


 





sabato 23 gennaio 2021

Recensione IL TEMPO E L'ACQUA di Andri Snær MAGNASON - Ed. IPERBOREA -











IL TEMPO E L'ACQUA

 

Andri Snær

Ed. Iperborea

Anno di uscita 30 settembre 2020

Traduzione di Silvia Cosimin

Pag. 333

Copertina flessibile

€ 19,50

Versione digitale disponibile nei maggiori stori online

 

 

 

CONOSCIAMO L'AUTORE

  


Andri Snær Magnason - foto dal sito https://iperborea.com/autore/11059/

 

Poeta, narratore, drammaturgo, già da tempo mette tutto il suo impegno nella divulgazione scientifica, nell'attivismo ambientale e in politica come candidato alle presidenziali islandesi del 2006.

Alla scomparsa del primo ghiacciaio islandese, nel 2019, depose in sua memoria una lapide con incisa una << lettera al futuro >>:

'' L'Okjökull è stato il primo ghiacciaio islandese a perdere il titolo di ghiacciaio. Nei prossimi 200 anni tutti i nostri ghiacciai potrebbero seguire la stessa sorte. Questo monumento è la testimonianza che sappiamo cosa sta avvenendo e cosa bisogna fare. Solo voi sapete se lo abbiamo fatto.'' Tra le sue pubblicazioni, per Nottetempo 2016, la raccolta di poesie Bonus, Lo scrigno del Tempo, libro per bambini edito da Giunti nel 2019 e vincitore del Premio Letterario Islandese 2013, Draumalandið, Premio Letterario Islandese 2016, il saggio-denuncia sullo sfruttamento delle risorse naturali islandesi, diventato anche lungometraggio diretto dallo stesso Magnason e dal regista islandese Porfinnur Guonason.

***Chiedo scusa per avere italianizzato il nome del regista. L'uso dei caratteri speciali islandesi collima con l'impostazione del blog e non mi permette più di giustificare i margini rendendo sgraziata la stesura del testo, pertanto se dovessi aver bisogno di inserire nomi di luoghi o di persona, sarò costretta ad italianizzarli.


TRAMA


Fin da tempi immemorabili l'Okjökull, il ghiacciaio islandese, ne occupava quasi venti chilometri quadrati del territorio. Oggi è ridotto ad un misero lembo di ghiaccio letargico e, nei prossimi 200 anni tutti i ghiacciai Islandesi potrebbero fare la stessa fine.

Come non è mai successo sino a quel momento, i nostri eredi vivranno in un ambiente molto diverso da quello che circondava le generazioni passate.

Il cambiamento climatico che sta provocando l'innalzamento delle temperature marine e lo stravolgimento chimico delle acque provocato dalle smodate attività umane saranno la causa della distruzione di ecosistemi millenari.

Si potenzieranno gli uragani e le inondazioni, le specie viventi saranno costrette a migrare a causa dell'erosione delle terre abitabili, compresa la nostra. 

Perché, consapevoli dell'immane disastro che sta compiendosi giorno per giorno, restiamo immobili o quasi? Forse perché i duecento anni sono ancora lontani e gli appelli degli scienziati al riguardo dell'acidificazione degli oceani e sul riscaldamento globale non hanno la capacità di sensibilizzarci, rimanendo in sottofondo come rumore bianco fino a che il passato collettivo non ci consegnerà l'anima di quel che è successo, aprendoci gli occhi su una fotografia desolata. 

Magnason, dedicando la sua vita alla scienza e alla tutela dell'ambiente, continua a svolgere il suo compito  di narratore del suo operato. 

Incrociando storie famigliari, conversazioni future coi figli e pronipoti, interviste al Dalai-Lama, poesia scaldica e romantica, scoperti di nessi inimmaginabili come quello di mucche appartenenti a mitologie ancestrali così distanti tra loro, Il tempo e l'acqua << racconta >> dati scientifici rivelandone il senso che ci aiuterà a fare un passo avanti.


IMPRESSIONI

Chi conosce Iperborea sa quanto preziosi siano i suoi testi. Ringrazio di cuore Martina per avermi spedito una bellissima copia cartacea di Il tempo e l'acqua di Magnason. 

Come tutte le loro copertine, anche questa è favolosa e, nella sua semplicità, molto intrigante. Colori rilassanti che rimandano agi splendidi ghiacciai nordici, un patrimonio da salvaguardare per la nostra sopravvivenza.

Il tempo e l'acqua non è un romanzo, e non è un saggio ma  si legge come un romanzo biografico con riferimenti storici e tecnici. Un lungo racconto dell'operato dell'autore, impegnato da anni nella lotta per la tutela dell'ambiente.

<< Gli elementi fondamentali della Terra non seguono più i tempi geologici, ma si stanno modificando ai ritmi dell'uomo, ormai si verificano in un secolo evoluzioni che avvenivano in centinaia di migliaia di anni. >>

Quando si prova a registrare i rumori prodotti dall'eruzione di un vulcano gli strumenti, oltre un certo livello, non riescono più a distinguere la diversa intensità e tipologia di rumore cominciando a registrare solo un ronzio, comunemente chiamato ''rumore bianco''.

Questo rumore bianco è paragonabile alla percezione che la maggior parte dell'umanità ha riguardo ai ''cambiamenti climatici'': non se ne comprendono le dimensioni, distratti dal ronzio di sottofondo.

Vivendo in un mondo altamente globalizzato e ipertecnologico l'unico pensiero di chi tesse trame e orditi dell'economia mondiale è quello di sfruttare il più possibile il territorio ambientale per ricavarne un alto profitto, a scapito dell'incolumità terrestre che inesorabilmente, giorno dopo giorno si deteriora velocemente sotto i nostri occhi ciechi al disastro. 

L'ipotesi di Magneson è che in alcuni casi ormai sia già troppo tardi per invertire l'avanzata del disgregamento ambientale. Quel futuro, così lontano dal nostro orizzonte, si è ormai avvicinato inesorabilmente senza possibilità di poterne arrestare l'avanzata deleteria, ma qualcosa ancora  si può e si deve fare.

Per spiegare questo ''rumore bianco'', Magneson ci conduce nella sua terra, l'Islanda, per raccontarci la tragica fine del millenario ed immenso ghiacciaio Okjökull, dichiarato morto nell'estate del 2019, tra l'indifferenza dei potenti della terra, riunitisi per discutere lo sfruttamento turistico di un territorio.

I ghiacciai sono un ponte carico di informazioni che, nel presente, collegano il passato al futuro. Col loro scioglimento e la conseguente ''morte'' si perde tutto il bagaglio storico universale, scatenando una reazione a catena di danni devastanti e irreparabili per l'uomo e il pianeta causata dai gas prodotti durante liquefazione e l'evaporazione.

I miseri resti dell'imenso e antichissimo ghiacciaio islandese Okjökull

Secondo l'autore il compito di divulgare le notizie della catastrofe annunciata, inascoltata e purtroppo così ben avviata dall'essere quasi sul punto del non ritorno, non sarebbe suo compito, ma proprio a causa della cattiva informazione fatta da chi non ha saputo farsi ascoltare, si è sentito in dovere, in quanto scrittore e comunicatore, di porre all'attenzione dell'umanità il grave problema che sta attanagliando il pianeta. 

Chi meglio di lui, che la situazione la tocca con mano, osservandola coi propri occhi nella quotidianità della sua amata Islanda, terra di ghiacci, che ha appena svolto i funerali di uno dei suoi più grandi e antichi ghiacciai?

<< Secondo gli scienziati, l'impatto dell'uomo sul pianeta è ormai di proporzioni tanto grandi da segnare l'inizio di una nuova epoca geologica: '' l'epoca dell'uomo ''.

L'estinzione dei dinosauri, le grandi glaciazioni seguite dal disgelo sono tutte ere che si sono evolute naturalmente e in maniera graduale. Con l'avvento dell'uomo e dell'industrializzazione repentina poi, il degrado sta progredendo a velocità troppo sostenute per riuscire ad arginarne l'avanzamento.

Oggi purtroppo si vive il presente senza volgere lo sguardo al futuro. Per molti il futuro non esiste, dal momento che un giorno non ci saremo più, non riuscendo a ragionare sul fatto che di questo passo, un domani, potrebbe non esserci più nemmeno la terra oltre che la nostra progenie e, per i fortunati che sopravvivranno, il nostro pianeta sarà molto diverso e inospitale da come è oggi.

<< Vedremo soltanto una sfera di fuoco, più grande del sole, più vasta del mondo; nemmeno un grido risuonerà, solo il silenzio come un sudario si stenderà fra il cielo e la terra, per mille secoli almeno, ma noi non ci saremo... >>

(Francesco Guccini - 1967 - Noi non ci saremo - )

Leggendo, non ho potuto fare a meno di paragonare la denuncia di Magnason a quella contenuta in  una bellissima canzone del '67 di Guccini: Noi non ci saremo, dove il cantautore emiliano denuncia  lo scempio che l'uomo apporterà alla terra con guerre e bombe atomiche invasive. Le guerre distruggeranno il pianeta, sopravvivranno solo le foreste e gli abeti, ma non esisterà più l'uomo e non esisteranno più gli animali.  

Guccini aveva visto lungo, sbagliando, comunque di poco, sul fatto che il mondo verrà distrutto da un'altra bomba nucleare.

La sfera di fuoco che ''vedremo'' prima di estinguerci, in realtà, come possiamo leggere in Il tempo e l'acqua, sarà causata dal riscaldamento terrestre e dai gas che si libereranno dallo scioglimento del permafrost. I gas liberati, unendosi all'anidride carbonica e a quelli prodotti dall'inquinamento dell'industrializzazione, potenzieranno l'effetto serra sino a far diventare la terra un'immensa sfera di fuoco.

<< La riuscita non è certa: ogni cosa finisce e questo vale per il genere umano come per tutto il resto. Se ce la faremo però, il mondo forse non sarà perfetto, ma di sicuro sarà più bello di quanto le parole possano mai descriverlo. >>

Perché, nonostante le cronache di un disastro annunciato c'è ancora così tanta indifferenza riguardo al problema?

Cosa troveranno i nostri pronipoti e cosa dovranno fare per cercare sopravvivere in un ambiente ostile?

Cosa possiamo fare oggi per assicurare loro un domani?

La pandemia ci ha dimostrato che durante il periodo di ''fermo'' mondiale, da marzo a maggio, qualcosa è cambiato. Noi abbiamo capito che possiamo vivere senza il superfluo e la terra, per un breve periodo ha tirato un sospiro di sollievo.

Sapremo fare tesoro di quest'esperienza e tramandarla alle generazioni future?

<< Questa è una gara in cui tutti vincono o tutti perdono. >>

Prima o poi il ciclo vitale terrestre è destinato a finire, ma per ora esistiamo e quello che possiamo fare oggi, sarà un grande aiuto per il domani.

Il congedo di Magnason, prima delle note finali è un dono. L'autore ci regala una parola con la speranza che sapremo metterla in pratica: ''rallentare'', solo così potremo cercare di evitare la catastrofe.

333 pagine sono lunghe un anno. Un anno duro e difficile come il 2020 che ci ha visti piegati da un virus subdolo e assassino. Ma dietro al dolore, alla rabbia e alla disperazione, questo anno ci ha dato una lezione importante: ritornare alla semplicità di un tempo per apprezzare la nostra vita e quella che ci circonda. Per un trimestre il mondo si è fermato, l'aria, improvvisamente è divenuta più salubre, alcune città hanno potuto scoprire la bellezza del cielo in primavera e seguire il volo delle rondini tornate a nidificare dopo anni di assenza.

Il messaggio che mi è arrivato da queste 333 pagine è proprio questo: tornare alla semplicità per poter rivedere il cielo. 

Il tempo e l'acqua, nonostante la lettura scorra via limpida e sciolta, non è un libro facile da metabolizzare, ma è il libro che tutti dovremmo leggere per renderci conto del male che nell'arco di una manciata di anni, siamo riusciti ad infliggere alla nostra casa, quella che dovrebbe proteggerci e ripararci, quella che dovrebbe assicurarci una vita sana e naturale.

Spero che parte di questo messaggio arrivi anche a voi lettori e vi invogli a leggere questa lunga '' lettera aperta al mondo '' di Magnason. 

Scritto con uno stile  semplice, anche se ricco di dati e statistiche, si legge in fretta proprio per l'interessante documentazione riportata, ma in particolar modo grazie agli aneddoti e ai ricordi dell'autore, messi in risalto da splendide fotografie del suo vissuto, dall'infanzia ai viaggi, dai ritratti di famiglia, all'incontro suggestivo col Dalai-Lama.

<< Dovrei annunciare al mondo che un miliardo di vite umane sono a rischio? E a che titolo parli, mi chiederebbero? >>

<< Mi è apparsa in sogno Auðhumla, la mucca universale. Parlo a suo nome. >>

Se Magnason non dovesse essere stato abbastanza convincente, provate ad ascoltare il parere di Auðhumla, la mucca universale, simbolo di vita grazie alla sua abbondanza  e generosità infinita,  incarnazione di nostra Madre Terra, origine del bene materiale e spirituale.

Anticamente la Terra, trovandosi in difficoltà, si presentò sotto le spoglie di una mucca al cospetto degli dei per chiedere aiuto. La terra chiese a Brahma di mettere fine alla devastazione che i demoni stavano provocando, ma Brahma non potendo fare nulla si recò da Shiva per chiedere il suo sacro intervento. Shiva si trasformò in essere umano uccidendo i demoni e salvò la Terra. 

Da quel momento la terre venne rappresentata sotto da una mucca...

Gli spunti di riflessione sono tanti e tutti diversi pur se accomunati dalla stessa causa.

Un regalo prezioso da fare e da farsi, soprattutto in questo periodo, per capire e ricordarci che il nostro domani dipende dal nostro oggi. 

Il futuro è l'unica ricchezza che abbiamo, non aspettiamolo crogiolandoci nell'indifferenza, andiamogli incontro con fiducia e rispetto. 

Augurandovi buona lettura, vi lascio con la speranza che la situazione sanitaria e terrestre possa migliorare presto grazie alle nostre azioni.

Tania C.



giovedì 21 gennaio 2021

Recensione: TI PRESENTO UN'AMICA di Gianluca Colomo - Ed. AltroMondo Editore -

 





TI PRESENTO UN'AMICA

Gianluca Colomo

Ed. AltroMondo Editore

Collana Mondo di dentro

Genere Narrativa, ricerca di sé

Pag. 272

Formato Brossura

€ 18,00

Link per l'acquisto https://www.cinquantuno.it/shop/altromondo-editore/ti-presento-unamica/


CONOSCIAMO L'AUTORE


Gianluca Colomo, professione sognatore, apprendista scrittore ed ex, la parola che meglio rappresenta la sua personalità e quella del libro.

Ex pilota, ex marito, ex pugile e kickboxer.

Ex racchiude il significato di passato, di vita vissuta, dolori e segreti scoperti durante la stesura del romanzo.

Gianluca ama a 360 gradi la vita, i cani e le donne, a voi la scelta dell'ordine. 

Ama tutto ciò che di bello o tremendo tutto questo amore possa riservare. 

Leggendo questo romanzo lo scoprirete.


TRAMA

La delusione verso il genere femminile porta Gianluca a creare una donna ideale, Valentina che diventerà la protagonista del suo romanzo.

Durante la stesura però Valentina prende vita assumendo una propria personalità, sfuggendo al controllo della voce narrante. 

Cercando delle risposte, l'autore fa esaminare il suo romanzo ad una psicoterapeuta che lo leggerà insieme a noi.

Un viaggio alla scoperta delle debolezze, delle virtù e dei sentimenti umani, a tratti divertente e autoironico, a tratti struggente e passionale.

Una storia nuova e diversa dal solito che intreccia le trame del vissuto del protagonista e del personaggio inventato.


IMPRESSIONI

Ti presento un'amica di Gianluca Colomo,  mi è stato gentilmente offerto dalla premurosa Alice di AltroMondo Editore che ormai conosce i miei gusti ed è sempre attenta a farmi avere novità originali e interessanti. La ringrazio infinitamente per questo e spero che queste letture possano incuriosire anche voi lettori della Valigia.

Il romanzo si presenta in una veste fresca e simpatica già dalla copertina che lascia intuire le passioni più grandi dell'autore: l'amore per le donne e per i cani. E sono proprio un paio di grandi orecchie pelose a fare capolino tra le gambe di una coppia sorridente e abbracciata. 

In questo periodo, dove l'affetto e il contatto fisico ci è negato, fa piacere vedere una coppia allegra e spensierata fondersi in un abbraccio passionale. E fa piacere pure il piccolo cagnolino testimone. 

Ho sorriso non appena ho osservato la copertina. Mi trasmette un senso di positività, di quella spensieratezza che si ha quando si è in vacanza e pure la grafica del titolo è invitante. Potrei osare a dire che '' buca lo schermo " e la storia contenuta al suo interno è un caleidoscopio di luci, colori e suoni sulle note di un amore originale e accattivante.

<< Gli risposi, anzi lo chiamai, solo per sentire che voce aveva quell'uomo così diverso, così strano, così sincero. >>

Il romanzo si apre con  la voce narrante di Maria Boi Valdes, la psicoterapeuta che ha avuto modo di conoscere il protagonista: Gianluca.

Nonostante fosse in un periodo che la vedeva su molti fronti, dal lavoro alla famiglia, Eva rimase incuriosita dalla lunga  mail-lettera e dai numerosi e insistenti sms inviati da Gianluca, tanto da ritagliare un po' del suo prezioso tempo per dedicarsi alla lettura e all'ascolto della richiesta d'aiuto da parte di un uomo che non conosceva il significato di arrendersi, nemmeno quando non rispondeva ai suoi messaggi.

L'uomo non chiedeva aiuto per sé, ma per la sua ex moglie. Ad Eva veniva spesso chiesto aiuto per storie finite ma mai metabolizzate, che trascinavano lo sventurato innamorato in un turbinio di desolazione e accanimento verso la persona che aveva preso tutt'altra direzione. Questo però non era il caso di Gianluca. Lui la storia l'aveva chiusa, elaborata ed era passato oltre. Quello che lo legava ancora alla sua ex era un profondo e sincero affetto ed era seriamente preoccupato che la donna potesse stare male e annientarsi. Lui voleva fare qualcosa affinché lei fosse sempre protetta dal male che oscurava il suo percorso di vita e potesse continuare a splendere.

Il racconto schietto e diretto di Gianluca colpì profondamente Eva, tanto che decise di dargli una possibilità, avrebbe accettato di incontrare la sua ex quando  fosse stata pronta per il colloquio.

Passarono due anni senza che nessuno si fece vivo, poi un giorno Gianluca chiamò Eva, raccontandole che aveva scritto un romanzo e desiderava una consulenza sulla sua storia, incentrata sull'introspezione psicologica. Aveva scelto proprio lei perché amava i bambini e gli animali e per questo era un'anima buona.

Quello che desiderava da Eva era sapere, a lettura ultimata,  se potesse correggere le inesattezze del suo '' romanzo d'aiuto '' per poter aiutare chi fosse ancora indeciso se seguire la ragione o il cuore. 

Perplessa, Eva, decise di dare un appuntamento a quell'uomo così particolare e sincero. Sentiva, a differenza di tutti gli altri clienti avuti in precedenza, che Gianluca non stava vivendo intrappolato in una storia finita, ma che, avendo elaborato il passato, ora provava sincero affetto amichevole per la sua ex, tanto da volerla proteggere senza secondi fini, quindi poteva fidarsi a riceverlo. 

Sì, quel ragazzo meritava un'opportunità e la sera dopo l'incontro, Eva cominciò a leggere le pagine del romanzo di Gianluca.

.<< Non ho quasi più amici e sono single ormai da tanti anni che non mi ricordo nemmeno più cosa significa preparare il caffè per qualcuno. >>

Gianluca stava passeggiando col suo cane Enzo lungo il Poetto, alla ricerca di un altro quadrupede che potesse smuovere quella giornata lenta e monotona passata a rimuginare sul suo destino.

Arrivato ad uno dei tanti baretti di legno tutti uguali spalmati sul litorale, riconobbe un compagno di studi e scambiò qualche frase di circostanza, cercando di darsi pure un tono da uomo impegnato e stanco della gente tanto da dover cercare un po' di solitudine lungo la spiaggia.

L'amico Roberto lo invitò a casa sua per una festa, proprio quella sera e Gianluca, dopo mille elucubrazioni tra sé e sé, cercando una scusa per rifiutare gentilmente l'invito, finì per desistere ed accettare, se pur controvoglia. 

Le elucubrazioni continuarono anche una volta giunto a casa, mentre cominciava a prepararsi per la serata, prefissandosi di rientrare al massimo per mezzanotte.

A metà tra un Clark Kent e un moderno Cenerentolo, cercava disperatamente di trasformarsi in un Superman, senza usare la cabina telefonica. 

Tirato a lucido, si apprestò ad uscire insieme al suo inseparabile compagno di vita Enzo. Mai avrebbe pensato di lasciare a casa il suo cagnolino, dopo aver condiviso anni di gioie e dolori. Enzo non lo meritava, e lui si sarebbe sentito più sicuro e socievole col fidato amico accanto.

Così con la casa, l'auto e l'anima in disordine finirono di prepararsi per uscire. 

Il disordine ere uno stile di vita per Gianluca, da single anomalo, casa e auto in disordine lo rendevano più umano a chiunque approcciasse con lui rapporto di amicizia.

Il percorso da casa alla villa di Roberto servì a Gianluca per ripensare ai tempi della scuola, alle avventure insieme all'amico e alle fantasie sulle donne conosciute, come stesse leggendo un romanzo rosa, di quelli tipo gli Harmony.

Questa descrizione mi ha fatto tanta tenerezza. Di solito sono le donne a farsi mille problemi e film mentali, vivendo in una nuvola rosa. Gianluca invece, si è descritto come un uomo plasmato da un caos di romanticismo e ilarità. Un connubio inusuale per un uomo, ma che lo rende vero e teneramente umano oltre che simpatico 

<< C'è qualcosa di magico che guida la camminata di una donna. Assomiglia ai movimenti sinuosi di un gatto quando sta per afferrare la preda. >>

La serata si trascorse tra ricordi di scuola e vecchi amici, immerso in uno tsunami di anime che bevevano e si godevano la musica. 

Ad un certo punto però accadde qualcosa che stravolse il mondo ovattato di Gianluca. 

Per un breve attimo gli apparve la visione di una donna bellissima, aggraziata ed elegante come una pantera, con una dolcezza d'altri tempi, specie quando reclinava la testa. 

Durò solo pochi attimi, ma bastevoli a sconvolgerlo, finché Roberto non lo presentò a Valentina come ''l'uomo di cui stavano parlando  prima''.

Era proprio lei, la sinuosa pantera incrociata in giardino. 

Chissà perché Roberto lo aveva presentato in quel modo?

Valentina era una donna oltre che bellissima anche molto socievole e affabile. Prese subito confidenza col musetto di Enzo.

<< Perché mi sta succedendo tutto questo? Qual è il motivo del conflitto fra ciò che mi aspettavo e quindi desideravo e invece ciò che si profilava all'orizzonte? >>

Socializzare con Valentina era stato un piacere, era un'anima pura, una donna d'altri tempi e le aveva pure lasciato il numero di telefono per potersi risentire ed eventualmente rivedere. 

L'atmosfera che si stava creando cominciava ad intrigare Eva che non vedeva l'ora di saperne di più su Valentina e sul ruolo che avrebbe avuto la ragazza nella vita di Gianluca.

Ero curiosa pure io di conoscere i nuovi sviluppi che la serata avrebbe apportato alla vita del protagonista e non riuscivo a staccarmi dalle pagine che scorrevano sotto i miei occhi come acqua di un ruscello fresco e dissetante.

Il mattino dopo, appena sveglio, il primo pensiero di Gianluca andò a Valentina, chissà se gli aveva mandato un messaggio? Controllò il telefono, ma si ricordò non averle dato il numero, anzi, vantandosi di avere una buona memoria coi numeri si era fatto lasciare il suo, ma ora non riusciva proprio a ricordarlo. Pazienza, l'avrebbe cercata su Facebook, anche se ripensandoci non era quello il modo di approcciarsi con una ragazza.

Più tardi avrebbe chiamato Roberto e lui gli avrebbe dato il numero. Lo squillo del telefono lo distolse per un attimo da quei pensieri. Era Roberto e voleva proprio parlargli di Valentina. Forse lui non se ne era accorto, anche se era evidente, ma Valentina era...

Le continue sospensioni del discorso dell'amico cominciarono ad innervosire Gianluca, tanto che lo rimbrottò di parlare chiaro. Roberto voleva solo avvisarlo che Valentina in realtà era una trans e se non se fosse accorto e fosse incredulo poteva tranquillamente controllare. Prima di riattaccare gli lasciò pure il numero di cellulare dimenticato.

Gianluca fu risucchiato in un vortice di pensieri. Non si era accorto di nulla; certo era molto alta per essere una donna, ma la voce non era più profonda di quella di tante altre donne. Come avrebbe dovuto comportarsi? 

Lui si era sempre battuto per la parità dei diritti e per l'uguaglianza, aveva sempre sostenuto la diversità, considerata un valore aggiunto, un arricchimento. Ma ora? Si sentiva così sfiduciato. 

Provò a chiamarla, per sincerarsi che quella donna fosse stata messa sulla  sua strada per un motivo ben preciso del destino.

Valentina rispose ad un emozionato Gianluca con aria scocciata, l'aveva svegliata quando avrebbe desiderato dormire ancora.

Il povero ragazzo le disse che avrebbe fatto meglio a spegnere il telefono se voleva dormire, ma la donna ormai continuò quella conversazione iniziata così male. Parlarono della festa, ma sembrava più incontro di boxe tra equivoci e fraintendimenti, tanto da far credere a Gianluca che al telefono ci fosse una donna diversa da quella conosciuta la sera prima. 

Valentina lo salutò incolpando la sua scarsa loquacità al fatto di non aver ancora bevuto il suo caffè, con la promessa di risentirsi più tardi.

Desolato Gianluca, dopo aver rotto, in uno scatto di rabbia, il suo telefono, si domandò il perché di quello strano comportamento poi decise che forse avrebbe dovuto dimenticarla e proseguire la sua strada in compagnia del fidato Enzo.

<< Non devi mai rinunciare a un sogno se per te è davvero importante. >>

Quando una persona ti entra dentro è difficile metterla nel dimenticatoio e fare come se niente fosse. Così fu per Gianluca, gli era talmente entrata dentro tanto da farlo  entrare nella fase del blocco dello scrittore per un po' di tempo, pensando quasi di rinunciare se non fosse che il desiderio di far conoscere quella storia per aiutare altre persone come lui, fosse esso stesso più forte della rinuncia.

Siccome Gianluca non era una persona da lasciare le cose a metà, decise di chiamarla di nuovo e fu sorpreso, recuperando un vecchio telefono di fortuna, di trovare un lungo messaggio di Valentina.

La donna si scusava per il suo comportamento, causato da un qualcosa che la riguardava ma del quale, per il momento Gianluca ancora non era a conoscenza. Anche se lui era veramente un uomo piacevole sotto ogni aspetto, avrebbe fatto meglio a perdonarla e dimenticarla.

Per Gianluca cominciò un periodo di apatia e trascinamento. Tutto gli sembrava inutile, anche se aveva voglia di conoscere nuove persone con la speranza che gli facessero dimenticare Valentina. Una sera, dopo alcune vicende che movimentarono la sua nottata e gli ammaccarono l'auto, si avviò per le strade cagliaritane imbattendosi in una rissa.

Un gruppo di ragazzi ''Skin'' stava picchiando una prostituta,  e la stavano deridendo. 

Sceso dall'auto scoprì che insieme a quella donna c'era anche  lei, l'essenza che gli aveva rubato l'anima.

Valentina. 

Accorso in sua difesa finì per avere la peggio, anche se riuscì a stendere uno degli aggressori, grazie anche all'aiuto di Valentina. L'ultima cosa che vide e sentì furono i lampeggianti e la sirena dell'ambulanza.

Eva fu talmente rapita dall'evoluzione della storia di Gianluca che nemmeno sentì il cellulare suonare. Quella storia le ricordava così tanto il caso di Rosy, una sua paziente che aveva completato il suo percorso trans con l'operazione di vaginoplastica ma, una volta raggiunta la completa fisiologia  femminile, il fidanzato la lasciò facendole crollare addosso il mondo che si era costruita sino a quel giorno e quello che aveva sempre desiderato. Ma ora non aveva più tempo per leggere e a malincuore ripose il faldone. Quella notte avrebbe proseguito la lettura, ritrovando Gianluca confuso e dolorante al pronto soccorso e accanto a lui Valentina.

Quanto mi ha fatto piacere leggere che nonostante tutto Valentina non aveva abbandonato Gianluca. Anche se a causa della mancanza di coraggio aveva di tutto per allontanarlo,  per rimandare il momento di raccontargli la sua storia.

Le era entrato nell'anima, l'aveva incatenata a sé. Lui era così diverso da tutti gli uomini che aveva conosciuto. Così premuroso, gentile e protettivo: le sembrava di conoscerlo da sempre. E quando una donna lo dice ad uomo non può significare altro che ha, in quell'uomo, trovato la sua strada...

Dopo un capitolo dedicato alla voce narrante di Valentina, la staffetta viene passata ad Eva per le conclusioni finali. 

Eva, da brava psicoterapeuta, non si sbilancia, non serve la soluzione del caso sul piatto d'argento, ma invita il suo paziente, in questo caso il lettore a trarre le proprie conclusioni non senza aver riflettuto sulla storia e sui personaggi.

In fondo poco importa se Valentina sia reale o viva solo nella mente di Gianluca, poco importa se sia una vera donna o no e poco importa che quella storia d'amore fosse reale o immaginaria.

La vita sarebbe andata comunque andata avanti e Gianluca desiderava che la sua storia potesse essere di aiuto a tutte quelle persone sfiduciate e deluse dall'amore e dalla vita.

Chissà, magari avrebbe potuto aiutare anche Rosy, la sua paziente...

Questo romanzo corale che non sembra un romanzo ma il diario di tre persone molto differenti tra loro e accomunate da un grande bisogno di attenzione, è stato per me una ventata di aria fresca.

Finalmente una storia nuova, frizzante, fuori dagli stereotipi della classica storia d'amore zuccherosa e spesso scontata,  ma talmente surreale da sembrare vera.

La simpatia fantozziana di Gianluca è travolgente, suscita nel lettore un senso di protezione, di amicizia che spinge a continuare la lettura come stesse ascoltando quelle parole dalla bocca dell'amico di sempre.

Lo stile di Colomo è semplice e scorrevole, mai volgare pur trattando argomenti sensibili, senza lacune dovute a sbalzi temporali o cambi di scena, che si fondono perfettamente tra un personaggio e l'altro. L'ho apprezzato proprio per aver trattato in maniera realistica e delicata un argomento che purtroppo, nel 2021, è angora tabù e oggetto di discriminazione e scandalo tra la gente che si professa aperta e di larghe vedute.

I personaggi sono ben strutturati sotto il profilo psicologico,  si evince chiaramente l'apatia di Gianluca e si percepisce il disagio, di non essere all'altezza di Valentina, forse un po' affrettata la svolta della sua entrata in scena, ma l'autore ha saputo renderla viva e interessante agli occhi di chi ascolta.

Ho scritto ascolta perché, pur leggendo, mi sono ritrovata ad ascoltare le parole di Gianluca, i monologhi col piccolo Enzino, i dialoghi con gli amici e  Valentina,  i pensieri di Eva. 

Un  po' come essere in un lungo volo e il passeggero al tuo fianco si mettesse a raccontare la sua vita. Alla fine del viaggio, dopo aver ascoltato ricordi, pensieri e sventure di quello sconosciuto, ti sembra quasi di aver preso parte alla sua vita, di conoscerlo da sempre, come direbbe Valentina.

Cosa dirvi di più se non di cliccare sul link, acquistare il libro e sprofondarvi nella lettura? Sono sicura che questa storia saprà rapirvi e rivelare la propria essenza a seconda dei vostri bisogni. 

Un po' come quei libri dal finale multiplo a seconda del bivio scelto, il modo in cui leggerete e ascolterete questo romanzo saprà sorprendervi col finale. 

Il finale che sceglierete voi!

Un particolare che ho amato di questa storia è stata la presenza di Enzo. Il pelosetto era il cane dell'autore, volato su Ponte dell'Arcobaleno, e per rendere onore alla sua memoria gli ha teneramente dedicato il romanzo oltre che una parte importante da protagonista muto ma con una capacita di ascolto e comprensione immensa. 

Sempre più spesso mi accorgo che gli animali sanno capirci più degli esseri umani troppo presi da una vita diventata quasi virtuale per accorgersi che fuori c'è un mondo brulicante, colorato e pieno di vita reale che ci aspetta, bastano solo un guinzaglio e tante coccole per uscire alla scoperta col nostro compagno fedele di vita.

Buon Ponte Enzino...

Augurandovi buona lettura, vi aspetto presto con nuove recensioni.

Tania C.







martedì 19 gennaio 2021

Recensione AFRA Cento batoste e un amore di Fatiha Mor a cura di Iginio Carvelli - Ed. AltroMondo -

 




AFRA

Cento batoste e un amore

Fatiha Mor

Curatore Iginio Carvelli

Ed. AltroMondo Editore

Collana Mondo di Sopra

Genere Biografia

Copertina flessibile

Pag. 234

€ 17,00

Link per l'acquisto https://www.cinquantuno.it/shop/altromondo-editore/afra/


CONOSCIAMO GLI AUTORI


Fatiha Mor è una giovane ragazza di origine marocchina. Vivein Italia ed è alla sua prima esperienza letteraria. Scrive sotto pseudonimo.


Iginio Carvelli è un pubblicista e giornalista. 

In Calabria è impegnato nel campo socio-culturale ed è autore di numerose opere.

Tra le sue pubblicazioni: Danuta (Edizioni Lavoro), Donna d’onore (Stango), Diario di un cane randagio (Falco edizioni), La spina di rovo, donne nel buio della mala (Europa edizioni), ha pubblicato con Rubbettino editore: Rughe di pietra, Scende la sera, Uguali ma diversi, Una straordinaria esperienza, Gino Scalise (biografia).


TRAMA


Fatiha è una bambina marocchina e già da piccola, viene usata dal padre, dalle zie e da chi la circonda come merce di scambio. 

Solamente al raggiungimento della maggiore età e grazie all'arrivo di un lavoro come badante, riuscirà a prendere in mano la sua vita e a raccontarla. 

Questa è la sua storia.


IMPRESSIONI


Apro questa recensione con un ringraziamento di vero cuore ad Alice di AltroMondo Editore che mi ha inviato questo diario biografico intitolato 

Afra Cento batoste e un solo amore 

di Fatiha Mor e curato da Iginio Carvelli, facendomi un grandissimo regalo.

Come molti di voi ormai sapranno, ho un amore sconfinato per il Marocco, talmente grande da averlo visitato tutto per ben dieci volte, riscoprendolo ogni volta con gli occhi pieni di meraviglia. Sempre uguale e così diverso ogni volta, con le sue tradizioni ataviche fuse nella modernità che sta prendendo sempre più campo. Amo i suoi paesaggi, i profumi accattivanti provenienti dai negozi degli speziali  e quelli acri delle concerie, amo il cibo ricco di sapori e sfumature e amo la calorosa ospitalità del suo popolo. 

Seguo con interesse anche la letteratura marocchina e sono sempre contenta di conoscere nuovi autori e nuove persone, come nel caso di Fatiha Mor.

<< Sì sono marocchina e sono orgogliosa di esserlo. >>

Fathia Mor, pseudonimo di una delle tante Aicha, Fatima, Meryem e di tutte le donne marocchine e non, dall'infanzia rubata dagli adulti ma che, grazie alla volontà e all'innato orgoglio della propria forza d'animo, sono riuscite a trovare la loro strada nel mondo.

È questo un lungo racconto di uno spaccato di vita che va dai sei anni circa ai venti di Fatiha, un racconto denuncia sulla difficoltà di integrazione di una bambina marocchina, strappata alla sua terra e ai suoi affetti con l'inganno. È un racconto che parla di vita, d'amore, di volontà ma anche di miseria, razzismo e violenza psicologica, accompagnando il lettore a riflettere sul significato di razzismo, emarginazione  e indifferenza. 

Alla fine, vi assicuro, vedrete il mondo con occhi diversi, scavando oltre l'apparenza di un ''vu cumprà" o del mendicante davanti al supermercato.

<< I troppi soldi induriscono il cuore e i cuori induriti non sentono il lamento del povero. >>

Fatiha era ancora una bambina quando arrivò, insieme alla zia, alla stazione Termini a Roma, nella capitale d'Italia.

Trovandosi in una nuova realtà, così diversa dalla sua, rimase perplessa nel vedere tanti senza tetto lungo i bordi delle strade, abbandonati alla loro miseria, constatando che  in Italia, considerata una terra di ricchi, ci fosse forse più povertà che in Marocco e tanta indifferenza verso i disagiati.

Quello che più le fece stupore fu il fatto che i ''ricchi'' non si fermassero a donare qualcosa a quella povera gente, come accadeva ogni giorno nella sua terra, dove chi possiede anche poco più di niente, lo condivide col mendicante.

In questa cartolina così ben descritta da Fatiha ho rivissuto un pomeriggio di tre anni fa, durante una passeggiata a Jamaa El Fna, la famosa piazza di Marrakech: un pover'uomo di età indefinita, vestito di stracci e seduto su una carrozzella di fortuna, se ne stava in disparte aspettando che una buon'anima gli donasse qualche dirham. Ogni persona che si trovava a passare davanti a quel pover'uomo lasciava sempre uno spicciolo, ringraziato dalla riconoscenza di un paio di occhi scuri e stanchi. Anche noi donammo qualcosa, veramente pochi spiccioli, per noi europei. Un amico locale di vecchia data mi spiegò che le persone in difficoltà non passavano mai inosservate agli occhi di un marocchino, c'era sempre qualche monetina da donare, perché ''il povero di oggi potrei essere io domani e, aiutandolo oggi, verrò aiutato io domani''.

Una lezione di vita che arrivò al cuore come una pugnalata, costringendomi a riflettere sulla troppa indifferenza che regna ancora in certe zone del mondo.

<< Si nasce poveri e si potrà diventare ricchi. >>

Fatiha venne al mondo da una madre bambina, appena quindicenne, ma consapevole della sua scelta e dei sentimenti verso il padre della piccola. I suoi genitori ebbero altri figli, a pochi mesi di differenza tra loro, tutti nati sul letto della nonna paterna e tutti donati al mondo con la speranza che il destino riservasse loro una vita di agi. Quelli che mancavano in quel mondo fatto di amore e povertà. 

Il  destino della piccola  nel 2002, finì nelle mani della zia Rania, quella zia ''ricca'' di Marrakech, della quale aveva, sino ad allora, ignorato l'esistenza. 

Zia Rania doveva recarsi in Italia e desiderava portare con sé la piccola  per compagnia. Avrebbe imparato l'italiano e visto tante cose belle. Poi avrebbero fatto ritorno in Marocco. Il padre cedette ben volentieri alla ''richiesta'' di zia Rania e la bambina fu contenta di affrontare quel viaggio in aereo, ma la mamma le mancava così tanto.

Soprattutto ora che da Roma, la zia l'aveva lasciata a Torino, a casa di una famiglia sconosciuta con la promessa di tornare presto a prenderla per riportarla in Marocco, nella sua terra.

Certo, in quella famiglia composta dal signor Massimiliano e dalla signora Rosaria erano gentili con lei, le avevano regalato una Barbie e delle costruzioni e le avevano preparato i calamaretti fritti. Il signore poi le aveva pure insegnato i nomi delle stoviglie e lei li aveva imparati subito, ma quella notte, nella sua nuova cameretta, con la luce accesa per paura che il buio la inghiottisse, la sua mamma le mancava ancora di più. 

E quanto ci rimase male, il giorno dopo, scoprendo da Akida, la sua insegnante di italiano, che la zia ''per il momento'' era partita e non sarebbe tornata!

Triste realtà di molti bambini poveri, così fu anche quella di Fatiha, ancora troppo piccola per decidere del suo futuro. Ma i bambini si abituano presto e la piccola, tra una lezione di italiano e la curiosità di conoscere Torino, passò le sue giornate giocando e facendo lunghe passeggiate per il centro, trasformando i giorni in settimane e poi in mesi, vivendo la nuova vita in Italia e paragonando spesso le eleganti vie di Torino alle viuzze polverose del suo paese. 

Sempre più spesso ripensava al suo primo amichetto Simone, conosciuto nel lungo viaggio in treno da Roma a Torino, col quale aveva giocato ad un gioco simile alle costruzioni. Chissà dov'era e se ci giocava ancora col fratello Mario. Ogni tanto parlava con lui, proprio come se fosse presente al suo fianco. Ma le piaceva anche parlare con Adika, soprattutto in arabo. Quando parlava con lei, in arabo, le sembrava che un pezzo del suo Marocco fosse li, nella sua cameretta. 

Certo ''mami'' Rosaria avrebbe preferito che parlasse con lei, ma lei non era la sua mamma e soprattutto era molto più grande della sua mamma. 

Chissà perché mami non aveva fatto una bambina, tutte le mamme ne fanno una e chissà chi era Angela, la bella bambina bionda che abitava molto lontano, raffigurata nel ritratto fatto dal signor Massimiliano, che lei aveva voluto appendere nella sua cameretta per sentirla vicina e poterle parlare.

I giorni passarono ed arrivò il Natale, una festa del tutto nuova per la piccola, che a malapena era a conoscenza dell'esistenza di Allah e del Profeta Maometto.

Il Natale rappresentava la nascita del Profeta Gesù, era una festa luminosa, la gente accendeva tante lucine colorate e rivestiva enormi alberi con tante palline colorate. Lei, per abbellire il suo primo albero, d'istinto scelse una stella da mettere sulla cima. Una stella, come quella raffigurata sulla bandiera del suo Marocco.

<< Qui sono trattata bene, ricevo tutte le attenzioni possibili, sono considerata come una figlia, posso vivere da principessa, perché non dovrei essere contenta. Manca la mamma. Come farò a rassegnarmi? >>

Un giorno, parlando con Akida che le fece promettere di mantenere il segreto, la piccola  venne a sapere che Angela era venuta a mancare tempo prima, e lei aveva preso il suo posto per il signor Massimiliano e la signora Rosaria. Doveva ritenersi fortunata ad essere capitata in una ricca  famiglia come quella. 

Ma Fatiha, con gli occhi pieni di pianto, continuava a ripetere che desiderava tornare dalla sua mamma.

Vi confesso che non ho potuto fare a meno di provare pietà per la piccola, ingannata dal suo stesso sangue e  commiserando  quei poveri genitori disposti a tutto pur di ''rimpiazzare'' l'amore per la figlia deceduta. 

È vero che bisogna provare sulla propria pelle una tale disgrazia, ma l'amore non si compra, non si vende e non si sceglie  al mercato contrattando facendo l'offerta più alta. Molto probabilmente, anche se ancora piccola,  aveva già capito tutto. Una bambina sveglia e orgogliosa, che ha fatto subito breccia nel mio cuore.

Un giorno la signora Rosaria portò la piccola a conoscere la nuova ''zia'' e i ''cuginetti'' che le regalarono un piccolo bassotto da coccolare.

La nuova vita cominciava a piacere alla piccola, aveva nuovi amici, un cane, due quasi genitori che l'amavano come una figlia e adesso aveva anche cominciato ad andare a scuola. Ma quando tutto sembrava andare per il meglio, arrivò la nuvola nera a minacciare tempesta.

Nella quiete di una giornata in famiglia, ecco piombare un'accigliata zia Rania con le assistenti sociali. Impose alla bambina di raccogliere le sue cose: presto sarebbero ripartite. 

Ma Fatiha non voleva partire, stava bene nella sua nuova casa e il signor Massimiliano le promise che nessuno le avrebbe fatto nulla.

Purtroppo però la legge sull'immigrazione non poteva fare finta di nulla, nemmeno sulle buone intenzioni di Rosaria e Massimiliano.

La coppia, a tre anni dalla scomparsa della figlia Angela, si recò a Marrakech per una vacanza. Presso l'Hotel Ibis conobbe la ''strega'', zia Rania, la quale, venuta a conoscenza della tragica storia di Angela, chiese ai coniugi se avessero potuto ospitare per qualche giorno sua nipote, con la possibilità di adozione una volta espletata la burocrazia sull'immigrazione. Felici di questa buona notizia, rientrarono in Italia, pronti a prendersi cura di una nuova figlia, riversando su di lei tutto l'amore che non avevano potuto dare ad Angela.

Rientrati in Italia, aspettarono che tutto fosse a posto, ma Rania piombò all'improvviso con la piccola Fatiha, promettendo di tornare a prenderla quanto prima per sistemare i documenti, loro avrebbero dovuto, al momento prendersi cura della piccola solo per alcuni giorni, poi avrebbero iniziato le pratiche per l'adozione. 

Così non fu, i giorni diventarono settimane e poi mesi e i signori ritennero giusto prendersi cura della piccola, fino a quel momento parcheggiata come un pacco ingombrante. Adesso, però la ''strega'' era tornata per riprendersela, intenzionata a fargli passare guai se avessero fatto storie a lasciarla partire.

Nonostante anche gli assistenti sociali avessero capito il gioco sporco di zia Rania, non si poteva fare nulla, e il giorno dopo si presentò al cospetto di Fatiha il padre Farid, dicendole che anche la madre e i fratelli erano in Italia. Erano tornati a prenderla per riportarla in Marocco: desiderava ancora tornare nella sua terra natia dalla sua mamma?

Così, col suo zainetto colmo di regali da parte di mami Rosaria, la bambina partì insieme al padre verso la Calabria, dove ad attenderla c'era mamma Amina coi fratelli. 

Arrivata clandestinamente a bordo di un gommone in Spagna, la famiglia di Fatiha si era spinta in Italia sperando di trovare il paradiso, ma così non fu e Farid si ritrovò a vivere in uno scantinato buio, umido e piccolo per 150 euro al mese, vivendo di miseri proventi ricavati dalla vendita di ombrelli e cianfrusaglie che spesso non erano abbastanza  nemmeno per mettere insieme pranzo e cena.

Per Fatiha, ormai abituata agli agi della sua ''famiglia'' torinese, fu uno shock ritrovarsi in quel buco troppo freddo e troppo stretto. Mamma Amina era così cambiata, sembrava più interessata al denaro che a lei. 

Avrebbe tanto voluto salire su un treno e tornare a Torino, ma come? Non aveva soldi con se e anche se viaggiare era un suo diritto, non avrebbe potuto farlo gratis. 

Ogni volta che le sembrava di adattarsi, di avere la speranza di trovare nuove amicizie, il destino faceva tabula rasa riportandola alla realtà dura della fame e del disagio.

Un giorno mentre girava per le vie della città, la padrona di un negozio le chiese se le avesse fatto piacere pulire le vetrine in cambio di qualche euro. La piccola accettò volentieri e guadagnò i suoi primi 10 euro. 

Li portò subito a casa e li consegnò alla madre, sicura che li avrebbe protetti e non li avrebbe consegnati al padre che sicuramente li avrebbe persi giocando alle slot machine.

La felicità di quel momento durò poco, il padre decise che dal giorno dopo la piccola sarebbe andata a lavorare con lui. 

Dopo aver discusso con Amina che desiderava far studiare la piccola, venne deciso, senza possibilità di replica, che la bambina dopo la scuola sarebbe andata con lui ai semafori a vendere quella misera paccottiglia agli automobilisti.

Così, indottrinata da Farid, la piccola cominciò una vita fatta di freddo, pioggia, screzi con la zingara che l'accusava di aver rubato la postazione di lavoro migliore e fame. 

I pochi spiccioli guadagnati lei avrebbe tanto voluto usarli per comprare un paio di jeans, ma dovevano mangiare, pagare l'affitto in arretrato di tre mensilità e Farid spendeva il resto in sigarette e al gioco.

I giorni passati a mendicare ai semafori volarono via uno dopo l'altro senza riuscire a portare un po' di serenità in famiglia, lo spettro dell'affitto e dello sfratto sempre dietro l'angolo  e la minestra arrangiata alla meno peggio ormai non sfamava più. 

Fatiha aveva già dodici anni, era diventata donna e cominciava ad attirare le attenzioni di uomini senza scrupoli che cercavano di approfittare della sua innocenza. 

Più volte Fatiha pregò la madre di chiedere al padre di farla mendicare in luoghi più sicuri, e alla fine, sfiniti dall'insistenza della ragazzina, cedettero.

I giorni passarono mendicando tra supermercati e chiese, dove certi ricchi la domenica andavano a Messa 

<< per farsi perdonare gli abusi e l'avarizia verso la gente povera. >> 

Ormai stanca di vivere di accattonaggio, una mattina, sui gradini di un supermercato, per la piccola si presentò l'occasione per cambiare vita. La Polizia Municipale, avvisando i servizi sociali la fece portare in una casa famiglia gestita da suore.

Nonostante avesse pasti caldi, un letto e un tetto sicuro sopra la testa, la nostalgia della madre la spinse a scappare più volte per tornare a casa. Per quanto Amina cercasse di farle capire che era meglio per lei restare in quella casa famiglia, Fatiha continuava a scappare.

Ma ogni volta finiva per essere riportata dalle suore, finché il tribunale minorile decise di trasferirla in un'altra casa famiglia più distante, dove fu bullizzata da una ''capetta'' intrigante ed emarginata dalle altre ragazze. 

In quella casa passò quattro lunghi anni di  bullismo, cattiveria e pazienza, ma anche di una nuova amicizia con Davide e la sua famiglia, che l'accolse come una figlia. 

La pazienza e l'orgoglio l'aiutarono a superare quegli anni che le regalarono anche qualche piccola soddisfazione, come quella di vedere la sua aguzzina confinata in una casa famiglia lontana e l'affetto di un assistente della casa famiglia, il signor Serti . 

<< Gira e rigira, la povertà è sempre barriera invalicabile per soddisfare legittimi desideri. >>

Il signor Serti l'aveva presa a benvolere, e lei, forte degli anni di  accattonaggio, aveva imparato come far leva sulla pietà pur di ottenere ciò che le stava a cuore, anche se alla fine restava comunque nella sua povertà e molto grata a quel buon uomo.

Un giorno, Serti l'accompagnò a trovare la madre dalla quale apprese che il padre era in libertà provvisoria. Decise di scappare di nuovo dalla casa famiglia. per tornare dai suoi affetti più cari, ma venne bloccata e fatta tornare nella sua stanza. 

Anche davanti al giudice del Tribunale dei minori la giovane continuò a sostenere che il suo posto era quello vicino alla madre, nella sua casa, ma anche stavolta fu spedita in uno sperduto paese della Sila, freddo e umido, a casa degli zii paterni.

Nel suo zainetto, a sorpresa trovò un I-Phone con un biglietto, ennesimo dono dell'unico uomo che le avesse mai voluto bene senza secondi fini, il signor Serti. L'orgoglio però, le impedì, i primi tempi, di usare quel telefono. 

Zia Amina aveva cinquantasei anni e due figlie che studiavano fuori ed erano l'orgoglio di famiglia, lei avrebbe potuto dormire nella loro camera e, in cambio di vitto e alloggio, avrebbe dovuto aiutarla visto che temporaneamente immobilizzata sulla sedia a rotelle a causa della frattura del femore.

La serenità sembrava sempre sfuggirle di mano. Ancora una volta la povera ragazza venne venduta al miglior offerente dal suo stesso sangue. Obbligata ad indossare il velo e a piegare la testa nel nome del Corano,  venne continuamente vessata dalla zia che continuava a farle domande tendenziose sulla sua verginità. 

<< Il farmacista è bruttino. Però è straricco. I soldi a volte sono come i cerotti che coprono le ferite. Se si accoppia con una bella, lui si gode un corpo e lei la ricchezza. Tu che ne pensi? >>

Ma negli anni aveva imparato a difendersi e rispondere a tono anche alle domande insinuanti della perfida zia Amina. 

La corda si strappò il giorno in cui zia Amina cercò di obbligare la  nipote a cedere alla "corte" del Dottor De Mico, il ricco farmacista sgorbio, per un beffardo scherzo della natura.

Per Fatiha era troppo, al gioco del pollo da spennare poteva anche abbassarsi per un po', giusto per sfidare la zia e per guadagnare qualcosa che mai aveva avuto in tutta la sua vita, ma la sua giovinezza non avrebbe mai permesso a nessuno di venderla e comprarla. Così un giorno,  alle soglie del diciottesimo compleanno, smesso il velo e indossati i suoi amati jeans simbolo di ribellione,  scappò di nuovo dalla casa di un'altra ''strega'' vestita da zia.

A porgerle una mano, come sempre, Pierpaolo Serti...

Quanto amo e stimo Fatiha, una bambina cresciuta troppo in fretta, ma con un cuore grande e puro, che nonostante le difficoltà che la vita le ha messo sulla strada, è stata in grado di andare sempre avanti, modellandosi alla cruda realtà della strada, senza farne mai parte. Conservando dei valori e dei principi nati insieme a lei.

Quanta tenerezza ho provato mentre, dopo essersi ricongiunta con l'amata madre dopo i mesi passati a Torino,  le chiedeva con l'innocenza e la purezza di un bambino che vede il buono ovunque, il perché erano venuti in Italia a vivere di stenti nell'indifferenza dei cuori di pietra di tante persone. Avrebbero potuto rimanere in Marocco, sarebbero stati poveri anche laggiù, ma un pasto e qualche monetina per loro ci sarebbero sempre stati. La gente, anche se povera, li avrebbe sempre aiutati. Lo dice anche il Corano, ma soprattutto lo dice il cuore dei suoi conterranei.

Tipica fattoria della Valle dell'Ourika, ai piedi dell'Alto Atlante ( Marrakech ). 
Sacro rito della condivisione del tè alla menta - foto personale -

Una qualità che ho sempre ammirato, ogni volta che tornavo in Marocco, è quella della porta di casa sempre aperta all'accoglienza. Offrono quello che hanno, condividendo un tè alla menta con pane appena sfornato, miele olio e burro fatto in casa o un tajine di verdura coltivata con fatica nei campi aridi, arroccati sulle irte viuzze di montagna. 

Offrono un sorriso, un racconto o un giaciglio su cui riposare, offrono vita.

Non importa essere ricchi o poveri, si condivide e si dona col cuore quello che si ha a disposizione in quel momento e, se non si ha, amici e vicini sono sempre pronti e felici di aiutare. 

Dio, un giorno li ripagherà se dovessero trovarsi nel bisogno. 

Fatiha ci pensa spesso, faticando a capire l'indifferenza degli italiani verso ''gli invisibili''. Pensieri che una bambina, di qualsiasi nazionalità sia, non dovrebbe mai fare o avere. 

La storia di Fatiha, Afra dalla faccia di cioccolata, come ho già detto, potrebbe essere la storia di migliaia di bambine figlie del mondo, usate come merce di scambio. Non tutte, purtroppo, hanno la forza e la caparbietà di Fathia che non si è mai arresa, nemmeno quando tutto sembrava perduto, anche il suo più grande amore.

Mentre mi avvicinavo alla fine del racconto di Fatiha narrato in prima persona dalla sua stessa voce, ho provato più volte il desiderio di abbracciarla forte e offrirle la mia amicizia, come simbolo di tutte le amicizie negate perché povera e straniera o additata come poco di buono solo perché povera e indipendente.

La lettura di questa biografia mi ha insegnato molto, molto di più di quanto non avessi imparato durante i miei viaggi o dai racconti di amici immigrati in Italia dal Marocco  e comunque ben integrati. 

Non tutti gli immigrati poveri sono disgraziati, anzi arrivano in Italia sognando un futuro migliore, ma la realtà è diversa dai sogni e spesso la fame li costringe a scendere a patti con la dura legge della vita al margine, ma chi ha il cuore puro e tanta forza di volontà non si spezza, riuscendo a mantenere saldi quei principi che riempiono il loro bagaglio di vita.

La piccola è cresciuta col valore dell'onestà, la vita è stata ingrata con lei, ma il suo coraggio l'ha aiutata a riscattarsi.

In che modo, vi chiederete?  Lo lascio scoprire a voi, seguendo il lungo viaggio di Fatiha da Marrakech alla Calabria, spingendosi fino in Sicilia dove incontrerà Giorgio Marino, ma non vi dico di più...

Il racconto è scorrevole, crudo nella sua semplicità, ma è vero. Coinvolge fino ai suoi vent'anni che segnano la fine di questo lungo e travagliato percorso di vita. Ma non sarà la fine, ci sono ancora tante strade da percorrere e da scoprire e spero con tutto il cuore che Fatiha riesca a trovare quella della felicità.

Personalmente mi farebbe piacere incontrarla e stringerla in un forte abbraccio, chissà...

Per il momento ho condiviso con lei una parte della sua vita e, mi auguro lo facciate pure voi, proprio per capire cosa significa essere un immigrato in Italia.

Auguri Fatiha, Tbarkelah 3lik .

Sperando che questa storia vi abbia incuriositi vi lascio nella scheda del libro il link per l'acquisto e vi auguro una buona lettura.


Tania C.

Recensione TUTTO NASCE PER FIORIRE di DEMETRA COSTA

  TUTTO NASCE PER FIORIRE Autore: Demetra Costa Editore: IoScrittore Formato: Brossura Pag.: 503 Uscita: Giugno 2025 € 18 formato cartaceo F...