venerdì 27 gennaio 2023

I Binari senza ritorno, l'anticamera del lager: visita all'ex Campo di Concentramento e Smistamento di Fossoli

 

Fossoli - foto personale -



CAMPO CONCENTRAMENTO E SMISTAMENTO DI FOSSOLI

Domenica 20 febbraio dello scorso anno, la Valigia aveva messo in spalla il suo zainetto per visitare l'ex Campo di concentramento e smistamento di Fossoli.

Non avevo scelto una data a caso, proprio in quei giorni, il 22, ricorre l'anniversario della partenza del primo vagone blindato verso Auschwitz.

Su quel vagone, senza un barlume di speranza, viaggiarono stipati come carne da macello, Primo Levi, che aveva immortalato la sua permanenza al Campo  nel libro ''Se questo è un uomo'' e nella poesia ''Tramonto a Fossoli'',  insieme ad una famiglia di La Spezia con la loro figlia di nove anni, Adriana Revere.

Di Adriana e del suo triste destino vi avevo già parlato in un altro post, Primo Levi non ha bisogno di presentazioni, quello che voglio raccontarvi è il Campo.

Carpi dista poco meno di due ore da casa mia, la giornata era calda e soleggiata, l'ideale per una gita fuoriporta.

Con l'emozione che invade l'anima di chi si appresta a fare qualcosa di importante per la prima volta eravamo partiti alla volta di Carpi, destinazione Campo di Fossoli.

L'arrivo fu  molto più traumatico di quel che pensassi. Consapevole che nel campo non è mai stato ucciso nessuno, vedere i ruderi delle casette dalle quali transitarono migliaia di ebrei destinati a morte sicura, una morsa feroce mi strinse il cuore.

Campo di Fossoli - foto personale -

I piccoli edifici di mattoncini rossi, alcuni crollati, altri restaurati, le torri del telegrafo, il vialetto che porta alla sala grande e ai bagni comuni, tutto mi rimandava la mente alle immagini del campo di Auschwitz viste in tv o nei libri di storia. Il Campo di Fossoli non ha forni né docce, ma l'aria è pesante, straziante, probabilmente quanto quella di un Campo di sterminio europeo. 

L'ex Campo di concentramento e smistamento di Fossoli fu costruito nel 1942 per opera del Regio Esercito. Usato, all'inizio, come prigione per i soldati nemici, sul finire del 1943, per volere della Repubblica Sociale Italiana, venne convertito in Campo di Concentramento  per "non desiderati", gli ebrei, anche se, a quanto narra la storia, nessuno venne mai ucciso nel campo. Il Durante quel periodo il Campo fu gestito dalla direzione di Titho Karl e alcuni membri delle SS, mentre il lavoro di sorveglianza venne svolto dalla Questura di Modena. 

Diviso in tre settori, una parte del nuovo campo fu destinata alla vigilanza, una parte agli avversatori politici e una terza agli ebrei, divisi a loro volta in ebrei puri e ebrei dal sangue misto.

Viale di accesso al Campo - foto personale -

All'inizio della primavera del '44, le famiglie potevano vivere insieme i giorni che li separavano dal viaggio senza ritorno, con la parvenza di un minimo di intimità data da dei pannelli che li separavano dalle altre famiglie, costruiti nelle baracche condivise, dopodiché  vennero separate per genere.

Durante la permanenza non venne usata violenza fisica sulle persone, né vennero loro imposti i lavori forzati, ma l'umiliazione di essere schedati come persone indesiderate, l'incertezza, o meglio la certezza del loro futuro, la fame patita, la condivisione forzata degli alloggi, furono più devastanti della violenza fisica stessa.

A partire dal febbraio 1944, il "villaggio" subì un'ulteriore conversione in Campo di smistamento e transito, presidiato dalle  SS che lo utilizzarono come anticamera dei Lager Nazisti e Campo Nazionale di deportazione politico-razziale, dall'Italia ai Campi di sterminio europei.

All'incirca 5.000 indesiderati razziali e  politici  transitarono dal Campo di Fossoli, diretti ai Campi di Auschwitz-Birkenau, Dachau, Flossemborg, Buchenwald, Ravensbürg e Mauthausen, quest'ultimo, in genere, destinato a prigionieri politici.

La deportazione non durò che pochi mesi; dalla stazione di Fossoli, poco distante dal Campo, partirono circa una decina di vagoni blindati e sul primo, diretto ad Auschwitz, il 22 febbraio del '44, partì il primo convoglio blindato nel quale viaggiò Primo Levi insieme alla piccola Adriana Revere e alla sua famiglia. Quando il numero degli ebrei purosangue si aggirava intorno alle 600 persone, il vagone partiva per Auschwitz. 

Se questo è un uomo - foto personale -


Il viaggio, della durata di poco meno di una settimana, fu un calvario. Una volta saliti a bordo, uomini, donne e bambini si ritrovarono stipati in un freddo carro bestiame, senza cibo né acqua, senza dignità, senza identità. Solo un numero assegnato all'arrivo ai campi di sterminio.

Per gli ebrei discendenti da famiglie miste, essendo trattenuti, spesso si aprì uno spiraglio di speranza di liberazione destinato a spegnersi del tutto nell'agosto del '44, data in cui il Campo troverà nuova sede a Bolzano, da dove verranno poi  deportati nei lager europei.

La deportazione avvenne tramite una Transportlisten, la famosa lista trascritta in varie copie, coi nomi di tutti quegli ebrei da esiliare. Due copie della lista furono destinate al Campo di Fossoli, le altre due a Verona, nell'Ufficio B4 della Gestapo.

Fino ai primi di agosto del '44, ogni convoglio in partenza da Fossoli, venne segnalato tramite telegramma al Campo di Auschwitz, al RSHA di Berlino e all'Ispettorato Ss di Oranienburg, dando vita ad una ragnatela costruita su quattro basi: Italia-Fossoli, Polonia tedesca-Auschwitz, Germania-Berlino e Germania-Oranienburg.

Dal '45 al '47, il Campo di Fossoli venne impiegato come Centro raccolta profughi stranieri civili. 

Per volere di Don Zeno, da quelle casette nacque il villaggio di Nomadelfia, con lo scopo di riunire famiglie, persone sole e sacerdoti per poter vivere il Vangelo in società, dedicandosi al prossimo in nome del principio di fratellanza e uguaglianza professato dal suo fondatore.

Sul finire degli anni '50 fino ai primi anni '60 il Campo venne nuovamente convertito in Villaggio San Marco, strutturato per accogliere i profughi dalmati istriani e giuliani, assumendo l'aspetto di un villaggio vero e proprio. Pur mantenendo la muratura originale, alcune baracche vennero radicalmente modificate in abitazioni moderne, in modo da ''cancellare'' il dolore del quale era intriso il Campo.

Dal '63, diventato ormai proprietà dello Stato, per circa un decennio, il Campo venne abbandonato a sé stesso, alle intemperie e all'incuria della gente che lo devastò. Nel 1973 il Comune di Carpi decise di riqualificare l'area allestendo il Museo Monumento al Deportato, chiedendo la possibilità di poter acquistare il sito per preservarlo e salvarlo dal destino di abbandono. Nel 1984, grazie ad una particolare legge, lo stato concesse Comune la vendita a titolo gratuito e il Campo, dopo essere stato ripulito e in parte ristrutturato, diventò un Museo della Memoria a cielo aperto. 

Tutte le informazioni riportate nel racconto della mia esperienza sono frutto di appunti presi durante la visita guidata gratuita al Campo e dal sito https://www.fondazionefossoli.org/ 

La visita, come già sapete, è guidata e gratuita, ma un'offerta per il mantenimento del sito è sempre gradita. La maggior parte del lavoro viene svolta da ragazzi volontari che, come la guida che trovai quella domenica, regalano il loro tempo anche in condizioni di salute precarie. 

La ragazza, reduce da un brutto infortunio sportivo, volle comunque portare a termine l'impegno preso per quel giorno, saltellando sulle stampelle. Da ammirare la passione, la volontà e la preparazione storica.

L'unica nota stonata è stata il racconto della conversione del campo a Villaggio San Marco, che vide la ristrutturazione molto invasiva e irreversibile di alcune baracche. Cosa fortemente voluta proprio per cercare di cancellare, quasi insabbiare, tutto il male e l'ombra nera della morte che transitava dal Campo.

Questa parte della storia mi ha dato molto da pensare. Ho trovato ingiusta la ristrutturazione invasiva, anche se a scopo ''benefico''. 

Per quanto si cerchi di dimenticare, mettere la testa sotto la sabbia non fa altro che assecondare il male vissuto. I ricordi, per quanto brutti, devono restare indelebili e, proprio i ricordi di quel particolare periodo storico, hanno  diritto e soprattutto il dovere di rimanere indelebili per ricordare (permettetemi la ridondanza) all'uomo gli orrori e  le atrocità che ha inferto gratuitamente su altri uomini. Errori da non ripetere mai.

Sembra, invece, che l'essere umano si dimentichi troppo spesso e ricordi solo per convenienza o per la pubblicità dei media durante la ricorrenza della Giornata della Memoria.

Luoghi come il Campo di Fossoli, fanno parte non solo della Storia d'Europa, ma in particolar modo di quella italiana e l'Italia ha bisogno di mantenere viva la sua memoria, soprattutto per le nuove generazioni, cresciute solo a calcio e playstation.

Una gita a Fossoli, coi figli o amici, è un'esperienza da fare nella vita, in particolar modo se non si ha la possibilità di recarsi ad negli altri luoghi della Memoria. 

Tornata a casa, quella sera mi ero ripromessa di recarmi al più presto ad Auschwitz. Avevo già programmato tutto e, pochi giorni dopo, quasi come una maledizione, la storia ci ha messo lo zampino, cancellando sogni e speranze di tanti esseri umani.

Più passa il tempo, più mi riesce difficile capire come può l'essere umano, essere così crudele, cattivo e, respirare, vivere sulla propria pelle questi luoghi ne è l'esempio.

Per chi desiderasse saperne di più, vi lascio il link dell'articoletto di Adriana Revere, la piccola ebrea spezzina

https://valigiadeltempo.blogspot.com/2022/01/adriana-revere-la-piccola-ebrea-spezzina.html  

Per approfondire vi lascio anche il link con le info per partecipare ad una interessante mostra fotografica del Campo di Auschwitz-Birkenau. Un reportage del viaggio nella Memoria di un bravissimo fotografo, oltre che un carissimo amico: Adriano Cascio.

La mostra, gratuita, si terrà domani, 28 gennaio a Rapallo. Per chi fosse in zona, per chi volesse fare una gita o per chi ci abita è l'occasione da non perdere perché merita veramente.

https://www.facebook.com/photo/?fbid=2912224875579139&set=a.220155474786106&__cft__[0]=AZXmcdhE5YgHJl-Fvr_ZVuE3bztCH0r-lioj4VcQQFj5a9wHRv46Z-ofV6tRnNV7f_2GMgXqtAtzfczd-uO2pboduuzdivofVoUpSTEJ---C7VaBGeza9gWsO1_B7FXrPV3zFN3sISDiQFU0X6rrHOqLtS76nAJEGY5zkvWC4JX4_K85ES5dG_6lel_5lCONqt8&__tn__=EH-R

Orari del Campo di Fossoli:

Domenica e festivi dalle  10.00-13.00 e 14.00-18.00 

Sabato visita guidata gratuita dalle 15.00, previa prenotazione entro le 13.00 del venerdì.

Per ulteriori informazioni potete visitare il sito della Fondazione Fossoli cliccando sul link che vi ho lasciato sopra oppure inviare una mail a info@fondazionefossoli.it 

Buona lettura e buona visita,

Tania C.




Tutte le foto sono state scattate in presenza dalla sottoscritta. 


































 






























































giovedì 26 gennaio 2023

Recensione UNA NUOVA VITA e UN MONDO LIBERO La saga dei FONTAMARA di Valentina Cebeni - Ed. Sperlidisseng & Kupfer -

 




UNA NUOVA VITA - UN MONDO LIBERO

La saga dei Fontamara





UNA NUOVA VITA

La saga dei Fontamara

Valentina Cebeni

Ed. Sperling & Kupfer

Collana PickWick

Genere Narrativa Italiana, Saga familiare

Pag. 730

€ 13,90

Formato Brossura

Formato Ebook presente in tutti gli store digitali


TRAMA

Anni trenta, Cuba. 

Fernando Fontamara, amato marito di Eva Morris viene a mancare e la donna, insieme ai quattro figli, è costretta a fuggire a Roma, trovando accoglienza dalla famiglia del cognato.

Convivere coi parenti italiani non è facile: Giacomo Fontamara è un uomo arrogante e fascista. Sposò Ottavia solo per sete di potere, riuscendo a mettere le mani sul biscottificio di proprietà della moglie, portandolo al collasso a causa della sua cattiva gestione. Le conseguenze  disastrose si ripercossero anche sul matrimonio e nel rapporto coi figli.

L'arrivo dei cugini da Cuba porterà scompiglio nella loro quotidianità, ricreando, giorno dopo giorno, legami perduti nel tempo e facendo nascere nuove complicità, soprattutto tra le donne della famiglia.

Saranno proprio i cugini ''cubani'' a tagliare le onde per attraversare la tempesta e salvare la grande famiglia dei Fontamara.





UN MONDO LIBERO 

La saga dei Fontamara


Valentina Cebeni

Ed. Sperling & Kupfer

Anno di uscita 2022



Genere Narrativa Italiana, Saga familiare

Pag. 528

€ 18,90

Formato Cartonato con sovraccoperta

Formato Ebook presente in tutti gli store digitali


TRAMA

Roma, autunno 1942. In Italia, come nel resto del mondo, imperversa ormai da tempo una spietata guerra che vede impegnata anche la famiglia Fontamara al completo. 

Ogni uomo in grado di combattere, viene impiegato al fronte, mentre chi è costretto a rimanere in città, già provato dalla guerra e dagli stenti del periodo, deve vedersela con l'ombra cupa del governo e delle sue nuove disposizioni. 

Sono quelli gli anni più neri per la Pregiata Forneria Principi, ma grazie alla capofamiglia Eva, che sa come mettere a frutto il suo spiccato senso degli affari, il biscottificio avrà la possibilità di accaparrarsi molte richieste da parte del regime per poi utilizzarne i proventi proprio per aiutare tutte quelle persone che vogliono annientare le leggi razziali introdotte proprio da quel regime dittatoriale. Intanto il conflitto bellico sta avanzando senza freni e senza pietà né speranze, lasciando alle spalle vittime innocenti.

Myriam, terzogenita figlia  di Eva, prende una decisione difficile: si arruola come infermiera volontaria.  Diana, la figlia secondogenita, è sempre più combattiva, tradita dalle proprie pericolose e incoerenti scelte di vita. Lia, sorella di Fernando, vede impietosamente svanire il suo sogno di rivedere il marito Ettore, così come per  la cognata Eva sta crollando quello di poter riabbracciare ancora una volta il primogenito Gabriel, piegato dalla scelta tra la vita o la morte dopo l'armistizio.

Intanto la guerra si impadronisce di  Roma, esasperando animi e routine quotidiana. È arrivato, purtroppo,  il temuto  momento di scendere in campo giocando tutto per tutto, durante le corse verso i bunker durante i bombardamenti, nello slalom tra  macerie e vittime di una città ribelle che eleva il suo grido silenzioso innanzi ai rastrellamenti.

Nonostante i tragici fatti, la famiglia Fontamara, facendo leva proprio su quel forte legame, non solo di sangue, che la unisce, troverà ancora una volta con determinazione la forza per combattere, anche se divisa fisicamente, per l'ideale comune di libertà. Una libertà che ha sempre il sapore di un ritorno a casa.

Un mondo libero è il secondo avvincente capitolo della saga famigliare che ha già appassionato migliaia di lettori, una storia commovente di coraggio e resilienza.



CONOSCIAMO L'AUTRICE

Valentina Cebeni, nasce e vive a Roma dal 1985, ma nelle sue vene scorre sangue sardo. La Sardegna, madre delle sue radici, col suo mare cristallino, è la terra della sua infanzia. Tra il viola delle bacche di mirto e la tranquillità delle calette in cui immergersi, passa le sue estati a casa dei nonni che ama e ricorda con tanto affetto.                            Giovane scrittrice, tradotta in tutta Europa, con enorme successo in Germania, il suo motto è ‘’ My head is a jungle… piena di pensieri, parole, emozioni e sentimenti’’, ha al suo attivo già tre romanzi:

L’ultimo battito del cuore, col quale esordisce nel 2013, edito da Giunti;

La ricetta segreta per un sogno e La collezionista di meraviglie, editi da Garzanti;

La saga dei Fontamara: Una nuova vita e Un mondo libero, editi da Sperling & Kupfer.

Natale in casa Fontamara, spin-off della saga, edito da Sperling & Kupfer solo in formato ebook.


IMPRESSIONI

Amici della Valigia buongiorno.

In occasione della Giornata della Memoria, quest'anno, ho deciso di lasciarvi in compagnia di una saga un po' diversa, alla quale tengo molto.

È una saga familiare storica alla quale mi sono subito affezionata, non solo perché l'autrice è una mia carissima amica ma soprattutto per la sua capacità di incollarmi, ogni volta, alle pagine, facendomi entrare nel cuore della storia.

Una nuova vita e Un mondo libero La saga dei Fontamara, portano la firma di Valentina Cebeni, raccontando gli anni bui della Seconda Guerra Mondiale a Roma, dove vive la grande famiglia allargata Fontamara, immigrata a Cuba negli anni '20  per poi rientrare in Italia alla morte del padre, quando anche Cuba sta diventando pericolosa per la loro sopravvivenza.

Non mi voglio dilungare sulla trama, la potete leggere nella quarta di copertina o qui sopra, voglio invece raccontarvi del personaggio principale di questa saga.

No, non è la guerra in sé, né la famiglia Fontamara, per quanto titoli e trama possano lasciar trapelare.

Protagonista principale è l'amore. 

In questo caso, principalmente l'amore e la capacità di amare delle donne, fulcro della saga.

Quello forte, indiscusso, che va oltre i confini, razza, credo politico e religioso, quello che ti avvolge nelle sue spire e ti incanta, quello malato, che ti porta a conseguenze disastrose.

Ogni personaggio che si incontra durante la lettura è alle prese con l'amore.

<< Eva sgranò gli occhi, e affondò le unghie nel bracciolo della sedia. "Questo è fuori discussione. I miei figli e io apparteniamo a questa terra, a questa casa. Come potete chiederci di andarcene?">>

Eva, vedova combattiva di Fernando, si ritrova, a causa di un passionale ma insano amore di gioventù, a dover fuggire dalla vita libera e solare di Cuba, lasciando la gestione dello zuccherificio di famiglia, la Central Santa Sophia, ai suoceri. 

Arrivata in Italia insieme ai figli, viene accolta in casa Principi, zii e cognati proprietari del Pregiato biscottificio romano.

La famiglia alloggerà, ospite degli zii, prima a Roma poi, coi primi venti di guerra, si sposterà nella splendida campagna romana, nella Tenuta La Gioiosa, villa della moglie di Giacomo, il cognato di Eva, uomo burbero e fedifrago, capace di abbandonare a sé stesso il frutto del proprio sangue. 

<<Gabriel chiuse l'occhio sinistro e accarezzò con l'indice il grilletto, poi mise a fuoco la bottiglia che Ernesto aveva sistemato sulla pietra e fece fuoco.>>

Gabriel, figlio primogenito di Eva e Fernando, è un ragazzone dal cuore buono, sempre pronto a difendere e a combattere per la causa. Sarà proprio il suo amore per la famiglia e per le origini italiane a fargli prendere la decisione di arruolarsi. Lontano da casa conoscerà il grande amore, per il quale spezzerà il cuore di una giovane domestica della famiglia Fontamara-Principi.

Diana, secondogenita e giovane donna di una bellezza selvaggia e procace, si sente tradita dalla sua famiglia per essere stata costretta a emigrare  in Italia, in casa degli zii paterni dove crede di essere ospite poco accettata. 

Costretta a forza a lasciare il suo grande amore a Cuba, perché legato all'amore malsano e pericoloso vissuto in gioventù dalla madre, non riesce a far pace con le proprie emozioni, finendo nelle spire di una guerra al massacro contro sé stessa e chi la circonda, ma soprattutto contro quella che lei vede come colpevole di tutta la situazione, la madre Eva. 

<< Forse ora penserai che le mie siano solo parole stupide, vuote, ma, credimi, ne va della tua felicità.>>

Diana è il personaggio che saprà catturare l'attenzione del lettore e portarla oltre le pagine. Si soffre, ci si inquieta, si combinano guai con lei, ma si ride anche, si passano momenti di gioia e passione che lasciano quasi sperare in una sorta di redenzione del protagonista "bello e dannato".

<<Tutto corre fuorché il tempo, in questi anni maledetti, pensò, mentre si asciugava la fronte col dorso della mano e si tastava le gambe doloranti.>>

Myriam è la figlia terzogenita, forse quella più remissiva, una  sognatrice pacata. Bella e intelligente, dai toni soavi, quando si innamora diventa un fiume in piena di emozioni, spesso messe in secondo piano dai disastri combinati da Diana, alla quale è molto legata. Myriam per amore del suo Giovanni, prigioniero per non essersi piegato al volere del regime, sceglierà di combattere in prima linea arruolandosi come infermiera, mettendosi a rischio per salvare chi sta combattendo per la patria e per le vittime dell'odio omofobo e razziale che sta ormai imperversando anche a Roma.

Clio e Viola sono le piccole di casa, una ventata di aria fresca tra la cappa pesante della guerra.

Clio quarta e ultima figlia di Eva, è solare, vivace, brillante e con un grande cuore. Ama come una sorella Viola, la cuginetta illegittima riconosciuta, senza amore, dal padre  e dalla moglie. La piccola è figlia dell'avventura di una delle molteplici notti brave, tra alcol e donne di dubbia integrità morale, di zio Giacomo Fontamara, despota traditore, perennemente immischiato in affari poco legali che gli faranno quasi perdere il Pregiato biscottificio Principi di proprietà di Ottavia, la dolce moglie tradita e incinta, segnata da un crudele destino.

Lia, sorella di Giacomo e Fernando, è la zia dalle spalle grandi, protettiva, piena d'amore per la famiglia, tanto da rinunciare alla sua gioventù per loro, finché, non conoscerà il futuro marito, proprio con l'arrivo dei Fontamara di Cuba.

<<''Che cosa cerchi, qui, che altrove non trovi?" gli chiese spezzando il biscotto in piccoli bocconi. "Insomma , che cos'ha questo posto di così speciale?" Tommaso si guardò intorno, e spolverò i pantaloni dalle briciole. "Le persone, te l'ho detto.">>

Tommaso è il quarto fratello Fontamara. Anima pura ma combattiva, ribelle e fragile allo stesso tempo. È lo zio che non giudica ma allarga le braccia e accoglie, consola, ama i nipoti. In particolar modo Diana, la nipote più bisognosa di affetto e di una guida che non sappia solo riprenderla per i suoi errori commessi. 

Per lui è un momento duro quello che sta vivendo e sa cosa significa, per la nipote, essere sempre giudicata solo per il diritto di essere sé stessi. 

È innamorato, ricambiato, ma costretto a vivere il suo amore clandestinamente per evitare ulteriori ripercussioni o la vita stessa di entrambi da parte del regime.

Tommaso è il personaggio che più mi è piaciuto della saga. L'angelo custode che ogni nipote vorrebbe avere, sempre pronto ad offrire un abbraccio e una fetta di torta. Sempre pronto ad ascoltare e a spronare, a credere nelle proprie possibilità, invece di cedere alla dittatura del fratello Giacomo.

A completare la famiglia ci sono i cugini Fontamara, i figli di zio Giacomo e Ottavia: Ernesto e Angela.

Giacomo Fontamara, fratello di Fernando, Lia e Tommaso, non ha bisogno di presentazione, tale è la sua fama di losco libertino.

Ottavia Principi, ereditiera della Forneria Principi, della Villa romana e della Tenuta La Gioiosa, la moglie, è una donna annientata dalle angherie del marito. Accetta le sue umiliazioni per anni, incapace di provare pietà e amore per la piccola Viola. L'aiuto di Eva sarà la svolta per lei. Se solo il destino non ci avesse mezzo le grinfie!

Ernesto figlio primogenito ribelle, sbruffone e rissoso, votato alle camice nere tanto da sposarne la causa, ama follemente la madre, vista da lui come figura fragile, da proteggere dalle angherie di un padre alcolizzato, violento e donnaiolo. Per lei è disposto a tutto, pur di vendicare le umiliazioni subite.

Angela è viziata, non particolarmente bella, un po' in sovrappeso. Cerca attenzioni mettendosi in mostra con abiti lussuosi e facendo brutti scherzi a Diana, ma finirà con l'innamorarsi di un bravo ragazzo che la sposerà e le farà mettere la testa a posto. È un personaggio all'inizio ambiguo, ma troverà il suo riscatto, anche se a caro prezzo.

Angela e il marito avranno un figlio, Mosè, colpevole di essere nato in uno dei più brutti periodi storici del mondo. Il marito di Angela è ebreo, un non gradito, da sterminare il prima possibile.

La famiglia Fontamara farà di tutto per proteggerli, ma a volte l'odio sembra vincere alcune battaglie nello scontro con l'amore...

Ogni personaggio, ben strutturato in ogni suo aspetto, al punto da sembrare reale, vive una vita piena, densa di sentimento e cuore.

Combattono ognuno le proprie battaglie, senza abbassare mai lo sguardo, rialzandosi dopo ogni colpo inferto che lo ha messo al tappeto.

Lo sa bene Tommaso, che pur ammaccato e con ferite nel cuore che non si rimargineranno mai, non perde la speranza e la voglia di amare, di vivere in un mondo libero.

Valentina ha saputo toccare temi forti e scottanti legati al periodo storico, senza mai cadere nella volgarità o nella crudezza dei fatti. 

"Rispettoso" credo possa essere la parola giusta per definire lo stile di questa saga avvincente.

Con mano lieve, la sua penna sfiora le pagine del cuore, riportando fedelmente fatti storici di una Roma che non è mai scomparsa. Lo stesso Pregiato biscottificio Principi ha resistito al tempo e alla storia.

Ogni fatto narrato è frutto delle sue scrupolose ricerche sul campo, di interviste, incursioni nella storia, e lunghe giornate tra i vicoli del quartiere ebraico di Roma, sperimentando odori, sapori e anime di un tempo poi non così lontano.

Dalle pagine soffia il vento gelido dei campi di concentramento, si può udire la live cadenza dei corpi scheletrici costretti a marciare quasi nudi sotto la neve, diretti al campo o ai forni, i colpi dei fucili che lacerano le carni di chi vuole solo difendere il diritto di essere uomo, cittadino del mondo. 

Tutto in un sottotono assordante che solo Valentina, con la sua sensibilità, ha saputo descrivere.

Qualche lacrima scende, inarrestabile, perché spesso, ciò che si legge tra le righe, fa più male dell'inchiostro nero su carta candida.

Ma scendono anche lacrime di speranza, dettate dall'amore, collante della grande famiglia Fontamara.

<<La guerra è finita>>, disse piano, mentre la distanza fra loro si accorciava e lei lo fissava incredula, con gli occhi che sorridevano e le mani che tremavano intrecciate a nascondere l'emozione. E arrivò, con una violenza che non si aspettava.>>

Nella vita, anche se indipendentemente dalla nostra volontà, è facile perdersi, finire in un vortice che trascina a fondo, ma l'amore, soprattutto quello della propria famiglia, è l'ancora che ci permetterà di tornare a galla e salvarci.

Chissà che questo amore non riesca a salvare anche Diana, perché ha ancora tanto da raccontarci.

Per finire, cari lettori, vorrei richiamare la vostra attenzione sulle copertine dei due romanzi, semplicemente strepitose. 

Due dipinti dai colori brillanti coi tratti tipici anni '40, raffiguranti delle donne. 

Libere e resilienti come le donne Fontamara. 

A questo punto credo sia doveroso leggere questa saga che scorrerà a ritmo serrato sotto ai vostri occhi. 

Una piccola chicca contenuta in "Una nuova vita" è l'accenno ad un dolce tipico della cucina giudaica romana, un dolcetto che viene offerto sotto forma di biscotto a Eva da parte dello zio Tommaso. 

Incuriosita ho chiesto delucidazioni in proposito a Valentina che mi ha spiegato essere la Pizza di Beridde, dolce povero, quasi uno svuota dispensa, ma ricco di sapore e profumi antichi e corposi. 

Ho provato a farlo e non mi sono più fermata, crea dipendenza! La ricetta la trovate tranquillamente in rete, provatela perché merita.

Ma non finisce qui! Per chi fosse in preda alla sindrome dell'abbandono, Valentina, a Natale, ci ha regalato un arricchimento, un "terzo capitolo" che si svolge nell'arco temporale tra Una nuova vita e Un mondo libero. Lo definiscono spin-off, ma è molto di più. 

Si intitola "Natale in casa Fontamara" e vi lascio qui sotto la mia recensione, perché anche se Natale è appena trascorso, il nostro cuore ne ha bisogno sempre.

https://valigiadeltempo.blogspot.com/2022/12/recensione-natale-in-casa-fontamara-di.html

Cosa aspettate ancora? Correte in libreria e lasciatevi coccolare dalle braccia accoglienti della famiglia Fontamara.

Buona lettura

Tania C.







giovedì 19 gennaio 2023

Recensione UN GRAMMO DI FELICITÀ AL GIORNO di Sidi Østili - Ed. Garzanti Libri -

 





UN GRAMMO DI FELICITÀ AL GIORNO  


Sidi Østili 

Ed. Garzanti Libri

Genere Narrativa straniera

Pag. 360

Formato Cartonato

€ 18,60

Formato ebook presente in tutti gli store digitali


            CONOSCIAMO L'AUTRICE

SIRI ØSTLI

Siri Østli è laureata in letteratura francese e russa, e in psicologia. Autrice e giornalista pluripremiata in patria, esordisce in Italia con Un grammo di felicità al giorno. Vive a Oslo con il marito e cinque figlie.

 

TRAMA

 

È mattina, e Fie sta per ricevere il suo messaggio quotidiano, non vede l’ora che arrivi. Sono solo poche righe con le quali le viene assegnato un compito da svolgere per tornare a vivere davvero e spezzare la routine monotona delle sue giornate sempre uguali. Da alcune settimane, infatti, segue un calendario dell’Avvento personalizzato, in cui a ogni casella corrispondono un consiglio, un obiettivo o una motivazione. Ife non sa se riuscirà a farcela ma, non avendo nulla da perdere, decide di accettare la sfida: solo in questo modo potrà mettersi in gioco davvero. Ad architettare questo ‘’gioco’’ è stata la sorella Sara, consapevole che Fie ha bisogno di qualcuno che la esorti a uscire dal guscio in cui si è rinchiusa dopo essere stata lasciata dal marito e il figlio che sembra averle voltato le spalle per sempre. Seguendo le indicazioni contenute nei messaggi, piano piano, la vita di Fie comincia a cambiare. Il primo passo consiste nel trovare un nuovo arredamento per la casa, seguito dalla preparazione di squisiti dolci al tepore del forno per poi arrivare alla socializzazione adottando un cane e facendo amicizia con i vicini. Piccoli gesti quotidiani dal valore inestimabile grazie ai quali si rende conto che non è vero che intorno a lei c’è solo un presente grigio. Nuovi colori vengono alla luce rivelando come suo figlio sia solo a un passo di distanza e come, forse, separarsi dal marito non sia stata una cattiva idea. Perché c’è sempre una ragione in tutto ciò che accade. Anche se a prima vista sembra negativo. Bisogna solo trovare la forza di riscoprire valori importanti come amicizia, condivisione, realizzazione di sé.

Un grammo di felicità al giorno è un inno al potere della vita di sorprendere e alla possibilità di ricominciare. A volte ci vuole qualcuno che ci venga in soccorso, a volte bastano un messaggio, un abbraccio, la parola giusta al momento giusto. La forza è dentro ognuno di noi, dobbiamo solo trovarla.

 

 

IMPRESSIONI

 

Cari lettori della Valigia ben ritrovati.

Natale è passato da un po’ ma avendo dei conti in sospeso proprio con me stessa e le festività, ho deciso di portare a termine un impegno che mi ero presa e, per cause di forza maggiore, non ho potuto portare a termine durante il periodo natalizio.

“Un grammo di felicità al giorno” era il testo scelto per un gruppo di lettura condivisa del quale facevo parte. Facevo, perché  un problema tecnico mi ha costretta ad uscirne. Ho voluto comunque leggere il testo per chiudere il cerchio.

Attirata dal titolo e dalla trama, acquistai fiduciosa il romanzo ma, una volta a casa, lo impilai sul comodino, senza un perché apparente e senza rimorso.

Non riuscivo ad aprirlo, ma non ne ero dispiaciuta come per le altre letture che stavo tralasciando. Continuando a chiedermi il motivo del perché di tanta svogliatezza, sono arrivata alla sera del 17 gennaio, quando decisi che era arrivato il momento di tuffarmi tra quelle pagine, alla ricerca della dolce atmosfera natalizia, passata troppo in fretta.

Dopo aver letto le prime pagine cominciai a capire il perché del mio allontanamento dopo l’acquisto. I libri hanno un’anima e sanno quando è il momento giusto per essere letti. Così è stato per “Un grammo di valium al giorno” (sarebbe il titolo più indicato).

Man mano che le pagine scorrevano più lente di un carro trascinato da un bradipo nella sua giornata no, la tentazione di chiudere e mettere la parola fine a quel calvario di mestizia, ansia e squallore, fu quasi soddisfatta. 

Dopo aver chiesto consiglio a chi già lo aveva letto, decisi di arrivare alla fine, si sarebbe trattato di superare i primi capitoli e poi la storia avrebbe preso un ritmo più frizzante. (...)

Il personaggio principale, oltre al fantomatico calendario dell’avvento, è Fie, una donna norvegese di mezza età, assistente alla poltrona e succube di un marito dentista narcisista e malato di pulito, con un figlio altrettanto succube del padre e apatico.

Una famiglia solo all’apparenza felice, benestanti, metodici. Tristi.

Fie, debole di carattere, si lascia annullare dal marito quasi subdolo, tanto da finire nel tunnel della dipendenza da psicofarmaci e alcool, con conseguente esaurimento nervoso. Diventata l’ombra sciatta della bella ragazza che era prima del matrimonio, la donna viene lentamente allontanata dal marito e buttata letteralmente fuori dalla sua casa e dalla vita del figlio, per lasciare spazio all’amante quasi coetanea ma brutta fotocopia anche se molto più curata e brillante di lei.

Lo stato di Fie è pietoso, fatta di alcol e benzodiazepine, si lascia ancora una volta manovrare dall’ormai ex marito, pronto a decidere per lei della sua vita.

A poche settimane da Natale si ritrova così a vivere in un quartiere ‘’popolare’’, squallido e umile, in un loft impostole senza reagire dall'ex marito, al quarto piano di una palazzina, senza mobili né vestiti.

Qui entra in gioco Sara, la sorella incoerente e manipolatrice, che in preda agli ormoni della menopausa, oltre ad assillare ogni cinque minuti Fie sul fatto che avrebbe dovuto passare il Natale con lei e la sua famiglia, senza far nulla di concreto per aiutarla, si inventa un immaginario calendario dell’avvento al bisogno, per crearle nuovi stimoli e farla tornare quella di un tempo.

A seconda dell’ormone del giorno, e senza una logica, Sara, quando si ricorda, apre un’immaginaria casella del calendario tirando fuori la frase magica, quasi un mantra ripetuto all’infinito, che di sicuro avrebbe aiutato Fie a rimettersi in carreggiata.

Le prime caselline contengono il consiglio di arredare il loft, trovarsi un lavoro, prendere un cucciolo. In realtà Sara avrebbe voluto rifilarle il criceto scomodo di famiglia, ma per fortuna Fie ha saputo ragionare lucidamente.

Per un po’ il calendario sembra messo da parte, ma l’autrice, in preda ad un climaterio infinito, decide che Sara deve in qualche modo dare il consiglio definitivo e risolutivo per rimettere Fie in pista. Nulla di male, per una sorella in difficoltà si fa di tutto, se il consiglio del calendario, tornato in auge col risveglio dell’ormone giusto, non fosse ‘’lavati, truccati, vestiti, vai al bar e buttati nel letto del primo che riesci a rimorchiare.’’

Un mantra, un martello pneumatico giornaliero, con tanto di passo indietro di Sara: ‘’Non ho mai detto che devi farci sesso, ho solo detto che devi rimorchiare il primo che ti passa davanti al bancone del bar e finirci a letto’’. 

Passo indietro, ovviamente, dopo che Fie decide di seguire letteralmente il consiglio in preda al risveglio ormonale annegato in vino rosso, pane e salame. 

Ah, le gioie della meravigliosa arte di lanciare il sasso e nascondere la mano!

Il suo primo rimorchio è Trym, ambiguo proprietario de ‘’I cinque tavoli’’, una sorta di pub davanti al negozio dove lavora Fie. Il ‘’playboy’’ di turno, senza una storia definita e senza carattere, che sa solo affettare formaggio e salame e versare vino, ma sembrerebbe essere sexy col dolcevita nero, i jeans sdruciti e il piercing all'orecchio.

Con Trym tesserà una trama di equivoci, incomprensioni e collaborazione sul filo del nonsense.

Le giornate di Fie sono scandite tra il lavoro nel negozio di antiquariato, appartenente alla nonna un po' squilibrata della sua nuova amica Lykke, giovane ragazza madre figlia dei fiori del duemila, e il tentativo di addestrare il suo cane, fresco di adozione su consiglio del calendario, tanto gigante quanto pigro,  chiamato Cane.  

Eppure l’ironia nordica è dissacrante e stimolante, cosa non ha capito l’autrice?

Lo spirito natalizio dovrebbe essere lo scenario di fondo del testo, ma con le descrizioni lente e scialbe  passa in un piano di contorno. Qualche alberello sparuto buttato a caso qua e là, qualche decorazione scovata al mercato dell’usato per essere rivenduta nel negozio dell’usato, con qualche modifica a prezzi triplicati (business is business) e biscotti pieni di zucchero e ingredienti che col Natale poco hanno a che fare, ma  pare piacciano ai norvegesi.

Tra una decorazione da inventare per far colpo sui clienti, le avventure di Lykke che deve trovare su Tinder un padre per il figlio Adam, lo strano rapporto col Trymm e la sorella che quando si ricorda apre una casella del calendario, la vita di Fie scorre in preda alle sue paturnie. Psicofarmaci sempre a portata di mano, vedere ma non toccare se non all’occorrenza, vino rosso e tè che le vengono regalati come non ci fosse un domani, Fie si trova pure ad avere un vis a vis con l’amante frustrata dell’ex marito.

Questo incontro, voluto da quella faccia tosta che osa pure indossare i suoi abiti griffati dimenticati ‘’a casa’’, dà a Fie la forza per riavvicinarsi Jens, il figlio rammollito che sta perdendo giorno dopo giorno.

Costellato di neve, ghiaccio e dialoghi dello spessore di ‘’The book in on the table’’, la ripresa del rapporto con Jens rimane sospesa in una bolla di nulla cosmico. 

Forse all’autrice non stava simpatico il personaggio, o forse aveva saltato la puntata quotidiana di Beautiful, vai a saperlo.

La vita di Fie, con una lentezza talmente densa da tagliare con la motosega, a poco a poco comincia ad ingranare. Adesso ha nuovi amici, un lavoro che le  piace, una pseudo relazione col sexy formaggiaio, un cane pigro e pauroso e dei nipoti acquisiti. 

Cosa manca in quella routine improbabile? 

Ma certo, il consiglio geniale e arguto della sorella, ripetuto come un disco rotto in ogni logorroica e snervante telefonata: “Ho avuto un’idea geniale e innovativa. Perché non vieni a passare il Natale da noi?”.

Mancano pochi giorni a Natale, quella routine calda e accogliente, conquistata con le sue forze piace a Fie, la fa sentire quasi al sicuro, quasi rinata.

Deve ancora lavorarci su, ma sa che ce la può fare, adesso non è più sola e insicura, soggiogata da un marito despota che ha cercato di affogarla nelle sue insicurezze. Tra poco sarà Natale, chissà non si compia il miracolo…

Cari lettori non prendetelo come uno spoiler, non lo è, ma il miracolo non si è compiuto, o meglio ho solo capito che se avevo aspettato due mesi per leggere ‘’Un grammo di felicità al giorno’’, i motivi c’erano tutti.

Noioso, lento, a tratti soporifero, vuoto.

Personaggi non ben definiti. Luoghi, dialoghi e situazioni surreali, ridicole, lasciate cadere dall’altro per rovinare a terra e rimanerci. Punti di interruzione dove avrebbero dovuto esserci virgole, approfondimenti.

La letteratura nordica non è facile, è vero, altra cultura, altro senso dello humor, altri “p.o.v.”, lo so, ma arrivata a pag.360 il pensiero che Paasilinna si rivoltasse nella tomba mi è passato più volte nella mente. Se questo è il romanzo d’esordio dell’autrice, non oso pensare al futuro, ma volendo essere ottimisti (…) spero in meglio.

Ovviamente queste sono solo le mie impressioni da lettrice, da prendere col beneficio del dubbio e, l’unico modo per fugare quel dubbio, è quello di leggere, ricredervi e tentare di convincermi che ‘’Un grammo di felicità al giorno’’ al giorno sia l’Opera Omnia del secolo.

È il primo romanzo che stronco di netto, di solito trovo sempre qualcosa da salvare ma in questo caso l’unica cosa da salvare sono la mia voglia di leggere e le mie letture future.

Buona lettura, io intanto faccio un salto in libreria...

Tania C.











sabato 24 dicembre 2022

Recensione "NATALE IN CASA FONTAMARA" di Valentina Cebeni - Ed. Sperling & Kupfer -

 





NATALE IN CASA FONTAMARA


Autore Valentina Cebeni

Ed. Sperling & Kupfer

Anno di uscita Dicembre 2022

Genere Saga Familiare, storico, natalizio

Formato Solo formato ebook 

Pag. 51 

Presente in tutti gli store digitali 

€ 0,99



CONOSCIAMO L'AUTRICE

Valentina Cebeni, nasce e vive a Roma dal 1985, ma nelle sue vene scorre sangue sardo. La Sardegna, madre delle sue radici, col suo mare cristallino, è la terra della sua infanzia. Tra il viola delle bacche di mirto e la tranquillità delle calette in cui immergersi, passa le sue estati a casa dei nonni che ama e ricorda con tanto affetto.                            Giovane scrittrice, tradotta in tutta Europa, con enorme successo in Germania, il suo motto è ‘’ My head is a jungle… piena di pensieri, parole, emozioni e sentimenti’’, ha al suo attivo già tre romanzi:

L’ultimo battito del cuore, col quale esordisce nel 2013, edito da Giunti;

La ricetta segreta per un sogno e La collezionista di meraviglie, editi da Garzanti;

La saga dei Fontamara: Una nuova vita e Un mondo libero, editi da Sperling & Kupfer.

Natale in casa Fontamara, spin-off della saga, edito da Sperling & Kupfer solo in formato ebook.


IMPRESSIONI 


Cari lettori della Valigia, buon Natale. 

Non ci sentiamo da un po' di tempo, per mille vicissitudini accadute in negli ultimi mesi che mi hanno fatto il bisogno di prendermi una lunga pausa per rimettermi in sesto.

Colgo quindi l'occasione di questa Vigilia di Natale per ''tornare in scena'' con degli auguri speciali,

Auguri formato raccontino natalizio, che porta la firma di una delle migliori autrici italiane dei nostri giorni: Valentina Cebeni.

Quando ci siamo viste ad agosto, credo di averla sfinita e non poco per affinché ci regalasse ancora nuove emozioni con un nuovo capitolo della '' Saga storica Fontamara''. 

Le suppliche mie, unite a quelle di molti lettori, sono state esaudite con un bellissimo regalo: "Natale in casa Fontamara", il racconto del  Natale della famiglia che ci ha tenuto compagnia durante l'imperversare della Seconda Guerra Mondiale in Italia.

Non mi piace definirlo come  lo spin-off della saga, lo vedo anzi come un'integrazione, un arricchimento.

In questo breve racconto natalizio ritroviamo tutti i personaggi della saga, la famiglia di origini italiane, immigrata a Cuba per gestire uno dei più importanti zuccherifici e poi rientrata in Italia dopo la morte del padre, proprio durante il periodo più difficile e violento della Storia italiana. Il racconto si svolge durante la Vigilia e la notte di Natale, arricchendo le vicissitudini dei personaggi. 

<< Già, la situazione non sembra essere la più rosea, e proprio per questo voglio fortemente che trascorriamo tutti insieme queste feste natalizie. Abbiamo bisogno di nutrirci di questi momenti, di attingere alla forza della nostra famiglia... >>

Natale è sempre più vicino, il 1940 è alle porte. Dopo l'invasione della Polonia da parte della Germania, un vento freddo e pieno di dubbi sta soffiando sempre più forte sul futuro di tutto il mondo le sue folate belliche.

La famiglia allargata Fontamara si è riunita nella tenuta ''La Gioisa'', cascina storica della  famiglia Principi-Fontamara, immersa nella placida campagna romana. 

Eva,  madre dell'irrequieta Diana, Myriam, Gabriel, Clio e Viola, riunisce la famiglia nella tenuta, così da poter passare quel Natale troppo triste, tutti insieme, uniti nell'amore familiare.

Non sono tempi facili per nessuno. Diana, da sempre in lotta con le sue avventate scelte di vita, Myriam lontana e preoccupata per il suo amore, Gabriel ancora in collegio a studiare, senza possibilità di rientrare a casa, il neonato Mosè, con l'ombra della spada di Damocle sulla testa, da accudire e crescere in quel periodo così duro e ostile.

<< Quel tempo era soltanto loro, uno spazio magico, in cui non c'era posto per la guerra urlata dai giornali in città né per la tristezza che avvelenava lo sguardo di Diana ... >>

Passare le feste immersi nella tenuta, Eva ne è fermamente convinta, è proprio quello che ci vuole per ritrovare il senso di famiglia  e un pizzico di serenità, troppe volte negata negli ultimi tempi.

Così, avvolti dal profumo di mele e cannella, di zenzero e zucchero bruno, mentre Diana, Andrea e le bambine si aiutano con intima complicità ad addobbare l'albero, si compie la  magia del Natale.

Gli animi cominciano a placarsi, a lasciarsi trasportare dal calore dei fiocchi di neve che si posano delicatamente sui loro volti la notte Santa, mentre i cuori si schiudono a sentimenti nuovi e intensi, colmi di fiducia...

Essendo un racconto, non posso dirvi di più ma vi invito a sedervi davanti al vostro albero, immergendovi nella lettura.

I personaggi che avete amato nella saga vi coinvolgeranno nei preparativi del loro Natale e, magicamente, vi ritroverete con un'improvvisa voglia di mele alla cannella e cioccolata calda al rhum.

Natale in casa Fontamara è il regalo, la coccola della notte più magica dell'anno da fare a voi stessi. Avrete la possibilità di ritrovare i vostri personaggi preferiti e, per chi ancora non avesse letto la saga, potrebbe essere una buona occasione per conoscere la famiglia Fontamara, innamorarsene e cominciare una nuova, avvincente avventura in loro compagnia.

Amo il Natale, soprattutto quello ''vintage'', con l'atmosfera di calore e magia che si respira per strada, nei negozi e nelle case. 

Dopo gli ultimi due anni di buio, questo racconto è proprio quello che ci voleva per ritrovare la calda atmosfera speziata nella quale lasciarsi cullare e guardare al futuro con speranza. 

La lettura scorrerà piacevolmente liscia e avvolgente che, alla fine, vi dispiacerà dover lasciare la pace de ''La Giosa'' per tornare alla realtà, ma domani è Natale, tutto è possibile: chissà non ci sia un bel regalo libroso a tema per voi sotto l'albero.

Il mio augurio per voi, oltre alla serenità, è quello di trovare tante nuove e belle letture sotto l'albero, soprattutto firmate Valentina Cebeni.

Un ringraziamento speciale lo voglio fare a Vale per questa deliziosa Strenna natalizia, sperando se ne aggiungano molte altre (sono ben accette anche quelle pasquali...). 

Buon Natale e belle letture.

Tania C.



Recensione TUTTO NASCE PER FIORIRE di DEMETRA COSTA

  TUTTO NASCE PER FIORIRE Autore: Demetra Costa Editore: IoScrittore Formato: Brossura Pag.: 503 Uscita: Giugno 2025 € 18 formato cartaceo F...